Oasi WWF Gole del Sagittario
In breve. L'Oasi WWF Gole del Sagittario è una Riserva Naturale Regionale guidata di circa 450 ettari nel comune di Anversa degli Abruzzi, in provincia dell'Aquila: l'ingresso e il centro visite sono in Strada Comunale Fiume Sagittario, località…
L'Oasi WWF Gole del Sagittario è una Riserva Naturale Regionale guidata di circa 450 ettari nel comune di Anversa degli Abruzzi, in provincia dell'Aquila: l'ingresso e il centro visite sono in Strada Comunale Fiume Sagittario, località Sorgenti del Cavuto, ad Anversa degli Abruzzi (AQ). L'ingresso alla riserva è libero e gratuito e l'area è aperta tutto l'anno; le visite guidate, i laboratori didattici e le escursioni con le guide sono invece a pagamento e vanno prenotati in anticipo al numero 327 9411980 oppure scrivendo a riservagolesagittario@gmail.com. In auto si esce al casello di Cocullo sulla A25 Roma-Pescara e si percorrono meno di cinque chilometri; da Sulmona sono diciassette chilometri, da Scanno quindici, da Pescasseroli trenta. In treno si arriva alla stazione di Sulmona, sulle linee Roma-Pescara e Napoli-Pescara, e si prosegue con l'autobus per Anversa degli Abruzzi; dalla stazione Tiburtina di Roma partono corse su gomma per Sulmona e Pratola Peligna. Tariffe delle visite guidate, calendario delle aperture del museo e orari del centro visite cambiano con la stagione e vanno confermati al telefono o sul sito ufficiale della riserva prima di mettersi in macchina.
Chi cerca altre pagine su questo tipo di natura protetta a portata di giornata da Roma trova materiale nella guida al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, che comincia a poche decine di chilometri da qui.
Le gole si raccontano male a parole e benissimo con le gambe. Da Roma si parte alle sette, alle nove si è al Cavuto, e alle dieci la luce entra nella forra da sopra le pareti e la trasforma. Questa è una riserva piccola per ettari e enorme per densità: un canyon calcareo, quasi ottocento specie vegetali censite, l'orso bruno marsicano che ci passa davvero, un borgo abbandonato su uno sperone che un incisore olandese ha reso celebre nel mondo e un eremo appeso a un lago artificiale a dieci minuti di macchina. Chi la liquida come sosta panoramica sulla strada per Scanno sbaglia viaggio.
Dove si trova l'Oasi WWF Gole del Sagittario
Le Gole del Sagittario incidono il basso Abruzzo montano in provincia dell'Aquila, nel tratto di valle compreso fra i territori di Cocullo, Anversa degli Abruzzi e Villalago. È la parte bassa della Valle del Tasso-Sagittario, a sud-ovest del gruppo del Monte Genzana, con le cime dei Monti Marsicani a ovest e la zona di protezione esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise che arriva a lambire il confine dell'area protetta. La riserva copre circa 450 ettari e sale dal fondo della forra fino ai 1.500 metri di Pizzo Marcello, la vetta che chiude a nord il quadro.
La geografia qui è leggibile a occhio nudo, cosa rara. Chi arriva da ovest vede le ultime case di Anversa degli Abruzzi e subito dopo la montagna si apre in due: la strada entra nel taglio, le pareti si alzano, il fiume scompare sotto il livello dell'asfalto. Le prime propaggini delle gole cominciano proprio dal margine dell'abitato, a non più di cinque chilometri dal casello autostradale della A25 di Cocullo. Ci si passa dentro in quattro minuti di macchina senza accorgersi di niente: il senso dell'Oasi WWF Gole del Sagittario è fermarsi e scendere.
La Statale 479 Sannite dentro l'Oasi WWF Gole del Sagittario
L'asse che attraversa le gole è la Strada Statale 479 Sannite, che da Cocullo risale la valle fino a Scanno e a Passo Godi. È una strada bella e stretta, a tratti in galleria e a tratti a sbalzo sul vuoto, con pochissimi slarghi utili per accostare. Le fotografie migliori non si fanno dal finestrino e nemmeno fermandosi dove capita, perché la carreggiata non lo consente in sicurezza: si fanno dai sentieri e dai punti attrezzati della riserva. Il consiglio pratico vale doppio nei fine settimana di agosto, quando la 479 diventa la coda per il lago.
Il fiume che ha scavato l'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il Sagittario nasce sotto l'abitato di Villalago, da sorgenti alimentate dal lago di Scanno; a monte del lago lo stesso corso d'acqua porta il nome di fiume Tasso. Scende verso nord incidendo il calcare, riceve il Gizio in destra e il Pezzana in sinistra e confluisce nell'Aterno all'altezza di Popoli. Il suo salto è stato sfruttato presto: la centrale Enel del Sagittario, entrata in esercizio nel 1927, ha una potenza di venti megawatt ed è alimentata dal lago artificiale di San Domenico, mentre la centrale complementare di Anversa, del 1929, con il suo sbarramento ai piedi del paese, vale mezzo megawatt. Sono due date che spiegano molto del paesaggio attuale, a cominciare dal fatto che il lago sotto l'eremo non è un lago naturale.

Come arrivare all'Oasi WWF Gole del Sagittario da Roma
La riserva è una delle poche aree protette di questo calibro raggiungibili da Roma in una mattinata, e questo ne fa una gita in giornata realistica anche per chi non vuole dormire fuori.
In auto verso l'Oasi WWF Gole del Sagittario
Da Roma si prende la A24 in direzione L'Aquila e Teramo, si resta sulla diramazione A25 verso Pescara al bivio di Torano e si esce a Cocullo. Dal casello alla riserva ci sono meno di cinque chilometri: si segue la 479 verso Anversa degli Abruzzi e Scanno e in pochi minuti si è all'imbocco delle gole. Il viaggio, traffico ordinario e nessuna sosta, si risolve in circa un'ora e mezza. Il parcheggio comodo è quello dell'area delle Sorgenti del Cavuto, all'ingresso del percorso; nei fine settimana di luglio e agosto si riempie presto, e la differenza fra arrivare alle nove e arrivare alle undici è tutta lì.
In treno e in autobus verso l'Oasi WWF Gole del Sagittario
Senza macchina si punta su Sulmona, stazione servita dalle linee Roma-Pescara e Napoli-Pescara, da cui partono autobus per Anversa degli Abruzzi: sono diciassette chilometri. Dalla stazione Tiburtina di Roma esistono inoltre collegamenti su gomma per Sulmona e per Pratola Peligna. Gli orari degli autobus locali sono pochi e concentrati sulle esigenze scolastiche, quindi vanno controllati il giorno prima: nel dubbio, chi viaggia in treno faccia base a Sulmona e consideri la giornata su due mezze tappe, gole al mattino e borgo al pomeriggio.
Quanto tempo serve per visitare l'Oasi WWF Gole del Sagittario
Tre ore sono il minimo sindacale per l'anello classico che dal Cavuto sale verso Castrovalva e rientra: è la misura che consiglio a chi parte da Roma la mattina e vuole rientrare per cena. Con il centro visite, il giardino botanico e una sosta ad Anversa degli Abruzzi la giornata si riempie senza forzature. Chi aggiunge il lago di Scanno e l'eremo di San Domenico deve mettere in conto una seconda mezza giornata, e a quel punto conviene dormire a Scanno o a Sulmona. Comprimere tutto in sei ore è la ricetta per guidare tanto e guardare poco.
Orari, biglietti e visite guidate all'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il punto che genera più confusione è il rapporto fra gratuità e servizi. La riserva, come area protetta, è aperta tutto l'anno e l'accesso ai sentieri è libero: non esiste un tornello, non esiste un biglietto per camminare lungo il fiume. Le attività organizzate, invece, sono a pagamento e su prenotazione, e comprendono le visite guidate al giardino botanico e al centro visite, i laboratori sul fiume, le uscite con le guide di montagna e i percorsi didattici per le scuole. Il modo corretto di organizzarsi è telefonare al 327 9411980 o scrivere a riservagolesagittario@gmail.com qualche giorno prima, dire quante persone siete e che cosa vi interessa, e farsi confermare orari e tariffe aggiornate.
Quanto costa la visita all'Oasi WWF Gole del Sagittario
Camminare non costa nulla. Le tariffe delle attività guidate variano per tipologia, durata e numero di partecipanti e cambiano di stagione in stagione: chiedetele direttamente alla riserva, perché qualunque cifra riportata di seconda mano invecchia in fretta e vi fa arrivare con il portafoglio sbagliato. Vale la pena dirlo chiaramente: la guida qui non è un lusso. Su un chilometro di sentiero una guida della riserva vi fa vedere cinque endemismi che da soli avreste calpestato.
Quando è il momento giusto per l'Oasi WWF Gole del Sagittario
Maggio e giugno sono i mesi della fioritura e dell'acqua ancora piena: è il periodo in cui la riserva dà il massimo, con le pareti calde e il fondo valle fresco. Settembre e i primi di ottobre sono il momento degli aceri, e sono la stagione migliore, perché la luce bassa entra nella forra con un'angolazione che d'estate non esiste. Luglio e agosto funzionano solo se si parte presto: dopo le undici il sole picchia sulle rupi e il traffico verso Scanno rallenta tutto. L'inverno chiede prudenza vera, ghiaccio sui tratti in ombra e giornate corte, ma regala un silenzio che nelle altre stagioni non si sente.
Come si sono formate le Gole del Sagittario
La forma delle gole è una V, il profilo tipico dell'incisione fluviale: l'acqua taglia verso il basso più in fretta di quanto i versanti riescano ad arretrare, e il risultato è una fenditura stretta con pareti quasi verticali. Il Sagittario ci ha messo milioni di anni e continua a lavorare. È per questo che le Gole del Sagittario vengono citate fra gli esempi più importanti di erosione fluviale dell'Appennino centro-meridionale: non per la loro lunghezza, che è modesta, ma per la nitidezza del fenomeno.
Le rocce dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Le pareti sono calcari di origine marina: sedimenti carbonatici formati da coralli, alghe e foraminiferi in un mare caldo e poco profondo. I depositi si sarebbero formati in un arco compreso fra i 200 e i 20 milioni di anni prima che il sollevamento della catena appenninica li portasse dove sono ora. Tradotto in termini di visita: quello che avete sopra la testa, sospeso a centinaia di metri, era fondale.
I fossili di Pizzo Marcello
La prova sta nelle conchiglie fossili raccolte su Pizzo Marcello, la cima più alta dell'area. La parete ripidissima del picco, oggi dominio di rapaci e camosci, in passato era una scogliera: il ritrovamento dei gusci lo documenta senza bisogno di ricostruzioni. È il dettaglio perfetto per le scolaresche, perché mette in fila in trenta secondi geologia, tempo profondo e paesaggio, e nessun ragazzino lo dimentica.
Il carsismo e le sorgenti dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il calcare non si limita a farsi tagliare: si scioglie. L'acqua piovana leggermente acida allarga fratture, scava condotti e riemerge dove il sistema incontra uno strato impermeabile. Le Sorgenti del Cavuto, da cui parte il percorso principale dell'Oasi WWF Gole del Sagittario, sono l'esito visibile di questa idraulica sotterranea: acqua limpidissima, temperatura quasi costante tutto l'anno, una vegetazione di ambiente umido che nel giro di dieci metri cambia completamente rispetto alla rupe assolata sopra. Chi vuole capire che cosa significhi microclima in un'area protetta, qui lo vede senza doverselo far spiegare.
I numeri dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
La riserva è stata istituita nel 1997 e comprende la parte bassa della valle percorsa dal Sagittario, da Villalago verso Cocullo: l'area delle gole comincia dalla diga di San Domenico, nei cui pressi sorge l'omonimo eremo. Sono circa 450 ettari, gestiti dal Comune di Anversa degli Abruzzi con il supporto tecnico-scientifico dell'Istituto Abruzzese per le Aree Protette, sotto il marchio delle Oasi WWF. L'area è anche Zona Speciale di Conservazione della rete Natura 2000 con il codice IT7110099: significa che la tutela non dipende soltanto dalla legge regionale, ma da un vincolo europeo legato a habitat e specie di interesse comunitario.
Riserva regionale e Oasi WWF: come funziona la doppia veste
Capita spesso che chi arriva chieda se l'Oasi WWF Gole del Sagittario sia una riserva pubblica o un'area privata dell'associazione. Le due cose convivono: il territorio è una Riserva Naturale Regionale guidata, quindi un'area protetta istituita dalla Regione Abruzzo, e allo stesso tempo fa parte della rete delle Oasi WWF, che ne cura la gestione naturalistica, l'educazione ambientale e l'accoglienza dei visitatori. La formula abruzzese della riserva guidata, del resto, è nata proprio per questo: piccole aree protette affidate ai comuni e gestite con competenze tecniche esterne.
Il rapporto con il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise
L'Oasi WWF Gole del Sagittario lambisce la zona di protezione esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, istituito ufficialmente l'undici gennaio 1923 con regio decreto-legge e amministrato da Pescasseroli. Il parco interessa venticinque comuni fra le province dell'Aquila, Frosinone e Isernia ed è organizzato dal 1987 in quattro zone, dalla riserva integrale a accesso interdetto o regolamentato fino alle aree di sviluppo dei centri abitati. Per la fauna questo confine non esiste: gli orsi e i lupi che frequentano le gole appartengono alla stessa popolazione che vive nel parco, e la continuità fra le due aree è il vero capitale naturalistico della valle.
La flora dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il censimento floristico della riserva arriva a 789 specie vegetali su 450 ettari. È una densità che in Appennino centrale ha pochi confronti, e la ragione è la stratificazione degli ambienti: in un dislivello di poche centinaia di metri si passa dalla ghiaia umida del fiume alla rupe verticale esposta a sud, dal bosco fresco di forra alla prateria d'altura. Ogni fascia si porta dietro il proprio corredo di specie, e la forra funziona da rifugio per piante che altrove il clima ha spinto via da millenni.
Gli endemismi dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Cinquantaquattro specie sono endemiche e rappresentano il 6,83 per cento della flora della riserva. Fra queste due nomi contano più degli altri: la Centaurea scannensis, il fiordaliso del Sagittario, e l'Ephedra major, l'efedra dei Nebrodi. Il fiordaliso è una pianta che cresce aggrappata alle rupi calcaree della valle e non si trova altrove: un endemismo puntiforme, il tipo di specie che una frana, una strada allargata o un incendio possono cancellare dal pianeta in un pomeriggio. L'efedra è un arbusto dall'aspetto quasi preistorico, senza foglie vere, verde-glauco, parente lontanissimo delle conifere: rappresenta un relitto di climi aridi passati, sopravvissuto sulle pareti più calde e secche. Viste da vicino sembrano due cespugli qualunque. Lo sono, finché non sapete che cosa sono.
Le specie protette dalle convenzioni internazionali
Tredici specie della riserva rientrano nella Convenzione di Washington, l'accordo internazionale che regola il commercio delle specie minacciate: fra queste il pungitopo, Ruscus aculeatus, la genziana maggiore, Gentiana lutea subsp. lutea, e ancora la Centaurea scannensis. Trentuno entità sono incluse nelle liste rosse regionali, trenta classificate a minor rischio e una vulnerabile. Sette specie godono di protezione diretta dalla normativa regionale abruzzese, in forza della legge regionale 45 dell'11 settembre 1979 e della legge regionale 66 del 20 giugno 1980. La genziana maggiore, in particolare, è una pianta che ha pagato carissimo l'uso liquoristico delle sue radici: raccoglierla è vietato, e il divieto qui si applica sul serio.
Le specie alloctone e le novità per la flora abruzzese
Trentasette specie della riserva sono alloctone, cioè arrivate da fuori per opera diretta o indiretta dell'uomo, e due di queste risultano nuove per l'Abruzzo: Erophila verna subsp. spathulata e Melilotus infestus. Altre quattro entità sono state segnalate qui per la prima volta nella regione: Crepis foetida subsp. rhoeadifolia, Portulaca granulato-stellulata, Allium porrum subsp. polyanthum e Dactylis glomerata subsp. lobata. Sono notizie da specialisti, e capisco che a prima vista sembrino contabilità. Contano perché dicono due cose: che questo pezzo di valle è studiato da botanici seri e in modo continuo, e che una flora non è una fotografia ma un processo, con entrate e uscite che si misurano.
Le sei unità ecosistemiche dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
La riserva è descritta attraverso sei unità ecosistemiche, e conoscerle in anticipo cambia il modo in cui si cammina. Le praterie occupano i versanti alti e i pianori sopra la forra, con la fioritura che sale di quota via via che la stagione avanza. I coltivi e gli incolti sono la memoria di un'agricoltura di montagna quasi scomparsa, e oggi rappresentano un ambiente prezioso per insetti e uccelli di ambiente aperto. Le rupi sono il regno degli endemismi e dei rapaci nidificanti. L'ambiente fluviale e ripariale, lungo il Sagittario e attorno alle sorgenti, ospita la vegetazione igrofila e la fauna acquatica. Il bosco copre i versanti in ombra ed è il corridoio che gli animali grandi usano per muoversi. Il tessuto urbano, sesta unità, comprende il costruito: chi lo considera un corpo estraneo in un'area protetta sbaglia, perché i vecchi muri a secco, i sottotetti e i ruderi sono abitati da rondini, rondoni, pipistrelli e civette.
Gli aceri della valle
La valle del Sagittario ospita cinque specie di acero, e questo dettaglio spiega perché uno dei percorsi della riserva porti proprio il nome di sentiero degli Aceri. In ottobre la differenza fra le specie diventa visibile a occhio nudo nel colore delle chiome, e il fondovalle si accende per fasce. Andateci a metà ottobre con la luce del mattino e poi ditemi se c'era bisogno di prendere l'aereo.

La fauna dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
La lista dei mammiferi della riserva è quella di un pezzo di Appennino ancora funzionante: orso bruno marsicano, lupo, camoscio appenninico, cervo, capriolo, cinghiale, istrice, gatto selvatico, martora, tasso e la rara lepre italica. Fra gli uccelli nidificano o frequentano l'area l'aquila reale, il falco pellegrino, il gracchio corallino, il codirossone, il picchio muraiolo, la coturnice, l'astore e il falco pecchiaiolo. A questi si aggiungono i moscardini, piccoli roditori color nocciola parenti dei ghiri, e i gufi che cacciano lungo i margini del bosco.
L'orso bruno marsicano nell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Ursus arctos marsicanus è una sottospecie endemica italiana, descritta da Altobello nel 1921, e conta secondo le stime pubblicate fra i 55 e gli 85 esemplari complessivi: numeri da specie in pericolo critico. È più piccolo del parente settentrionale, con uno strato di pelo e di grasso molto inferiore, adattato a un clima appenninico temperato; i maschi possono arrivare a 230 chili in autunno, le femmine superano di rado i 140. La dieta è vegetale per circa il novanta per cento, fra radici, tuberi, castagne, nocciole e bacche selvatiche, con una quota di carne maggiore in primavera. La principale causa di morte non è la natura: fra il 1970 e il 2018 il bracconaggio e gli investimenti stradali e ferroviari hanno pesato per il cinquantatré per cento dei decessi documentati. La caccia all'orso è vietata in Italia dal 1940, e la tutela oggi passa dal Piano di Azione per la Tutela dell'Orso bruno Marsicano e da progetti di monitoraggio genetico.
Nell'Oasi WWF Gole del Sagittario l'orso non è un'icona da brochure: è un animale che attraversa la valle. Diciamo le cose come stanno, però. Nessuno vi garantisce un avvistamento, chi ve lo promette vi sta vendendo qualcosa, e la probabilità di vedere un orso in una mattinata di sentiero è bassissima. Quello che invece potete fare, con una guida, è imparare a leggere le tracce: impronte nel fango delle sorgenti, escrementi pieni di semi, grattature sui tronchi. Ed è molto più istruttivo di una fotografia.
Il lupo appenninico e gli altri carnivori
Il lupo usa le gole come corridoio naturale fra la Valle Peligna e i massicci marsicani. Si muove di notte, percorre distanze che nessun escursionista immagina e viene sentito molto più spesso di quanto venga visto. Accanto a lui la riserva ospita il gatto selvatico, la martora e il tasso, tre carnivori elusivi che il visitatore medio non incontrerà mai, e proprio per questo vale la pena sapere che ci sono. L'istrice, invece, lascia in giro i suoi aculei bianchi e neri con una generosità che lo rende il più facile da documentare.
Camoscio appenninico, cervo e capriolo
Il camoscio appenninico, con il suo collare di pelo scuro, è la specie simbolo dei versanti rocciosi di questo settore: la popolazione del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise viene stimata in circa 600-700 esemplari e la Camosciara, poco più a sud, è l'area che gli ha dato il nome. Cervo e capriolo frequentano il bosco e i margini dei coltivi abbandonati, e in settembre e ottobre il bramito dei cervi si sente risalire la valle nelle ore attorno al tramonto. Chi vuole sentirlo deve accettare di restare fuori quando la luce cala, con una torcia in tasca e il telefono carico.
Rapaci e uccelli delle rupi nell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Le pareti verticali delle gole sono un condominio verticale. L'aquila reale plana sulle termiche di mezza mattina, il falco pellegrino usa gli strapiombi come pista di caccia in picchiata, il gracchio corallino, riconoscibile dal becco rosso ricurvo, si muove in gruppi rumorosi. Il picchio muraiolo, l'uccello più difficile e più bello del repertorio, cammina sulla roccia verticale e apre ali cremisi a ogni salto: in inverno scende di quota, ed è allora che esiste una possibilità concreta di vederlo. Il codirossone e la coturnice completano il quadro, l'astore e il falco pecchiaiolo cacciano lungo il bosco. Un binocolo da otto o dieci ingrandimenti vale qui più di qualunque obiettivo.
Il fiume e i macroinvertebrati
Uno dei laboratori didattici della riserva riguarda il riconoscimento dei macroinvertebrati del fiume, e chi lo liquida come attività per bambini non ha capito di che si tratta. Larve di plecotteri, efemerotteri e tricotteri sono indicatori biologici della qualità dell'acqua: la loro presenza e la loro abbondanza raccontano lo stato di salute del Sagittario meglio di qualsiasi cartello. Rovesciare un sasso nell'acqua limpida delle sorgenti, con la guida accanto che nomina quello che si muove, è un'ora che cambia il modo di guardare un torrente per sempre.
Il centro visite, il museo e il giardino botanico dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
All'interno della riserva funzionano un centro visite, un museo, un giardino botanico e un'area attrezzata per il picnic, tutti concentrati attorno all'ingresso delle Sorgenti del Cavuto. È la parte che i visitatori frettolosi saltano per andare direttamente al sentiero, e sbagliano l'ordine delle operazioni: mezz'ora al centro visite prima di camminare vale il doppio della stessa mezz'ora dopo.
Il centro visite dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il centro visite è il punto in cui si prenotano e cominciano le attività guidate, si raccolgono le informazioni sullo stato dei sentieri e si capisce che cosa la stagione in corso permette di vedere. Chi arriva con un gruppo, una classe o dei bambini piccoli trova qui la persona giusta a cui chiedere che cosa è alla portata e che cosa no. La riserva organizza lungo tutto l'anno, su prenotazione, visite al giardino botanico e al centro visite, laboratori sul fiume e sul riconoscimento dei macroinvertebrati, letture per bambini, adolescenti e adulti, laboratori didattico-artistici, corsi di riconoscimento delle piante, nozioni di base di arrampicata sulle pareti rocciose ed escursioni sui sentieri con guide di montagna.
Il museo dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il museo della riserva è il complemento naturale del centro visite: serve a dare nome e misura a quello che fuori si vede solo di sfuggita. È un museo di area protetta, quindi non aspettatevi le sale di un museo civico: il suo valore è la connessione diretta fra quello che si osserva nella teca e quello che vive a duecento metri da lì. Per l'apertura, che segue il calendario delle attività e non un orario continuato da grande istituzione, conviene sentire prima la riserva.
Il giardino botanico dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il giardino botanico è la scorciatoia intelligente per capire la flora della valle. In uno spazio contenuto sono riunite e identificate le specie che poi si incontrano lungo il sentiero, comprese quelle che nessuno riconoscerebbe da solo: gli endemismi, le piante di rupe, le specie di ambiente umido. È esattamente il principio di un orto botanico di città come l'Orto Botanico di Roma, applicata però a un territorio che comincia appena fuori dal cancello. Un'ora qui e la camminata successiva diventa un'altra cosa.
L'area picnic e le regole di comportamento
L'area picnic attrezzata è pensata per le famiglie e per chi fa della riserva la tappa centrale della giornata. Le regole sono quelle di qualunque area protetta seria, e vale la pena ricordarle senza girarci attorno: si resta sui sentieri segnati, non si raccolgono piante né fiori, non si accendono fuochi, i rifiuti tornano indietro nello zaino, i cani vanno tenuti al guinzaglio e in certi periodi e settori possono essere esclusi per la tranquillità della fauna. Sul punto cani, prima di partire, telefonate alla riserva: è una domanda che evita una giornata rovinata.
I sentieri dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Dentro la riserva si snodano alcuni sentieri tracciati dal Club Alpino Italiano, e il sistema, pur limitato in chilometraggio, offre combinazioni diverse per impegno e durata.
Dalle Sorgenti del Cavuto verso Castrovalva
È il percorso di riferimento. Dalle Sorgenti del Cavuto si cammina in direzione del borgo di Castrovalva, arroccato su uno sperone che si stacca dalla cresta del monte Sant'Angelo a 820 metri di quota. La salita non perdona la disattenzione: il fondo è pietroso, il dislivello si concentra in pochi tratti e con il caldo conviene partire presto. La ricompensa è la vista sul taglio delle gole dall'alto, che è poi la ragione per cui il borgo è entrato nella storia dell'arte del Novecento.
Il sentiero degli Aceri e il sentiero Floristico
Da Castrovalva si prosegue verso il sentiero degli Aceri e da lì si raggiunge il sentiero Floristico, i due tracciati che rendono l'Oasi WWF Gole del Sagittario interessante per chi guarda in basso invece che in alto. Il primo attraversa le formazioni di acero che danno alla valle il suo ottobre; il secondo è il percorso che mette in fila gli endemismi e le specie rare, e che senza un cartello o una guida rischia di sembrare un sentiero qualunque.
Colle San Michele e l'anello dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Seguendo invece la strada per Castrovalva si raggiunge il Colle San Michele, dove una chiesetta svetta dagli 800 metri di quota. Il rientro al punto di partenza avviene lungo un altro tracciato, in modo da chiudere un itinerario ad anello: l'intero percorso circolare richiede circa tre ore ed è la misura perfetta per una gita in giornata. Lo consiglio anche a chi ha poca esperienza di montagna, a due condizioni: scarpe con suola scolpita e acqua a sufficienza. Le scarpe da ginnastica su calcare bagnato sono il motivo numero uno delle storte in questa valle.
L'Oasi WWF Gole del Sagittario con i bambini
Il tratto attorno alle sorgenti e al giardino botanico è adatto anche ai più piccoli e si percorre in tempi brevissimi; l'anello di tre ore diventa realistico dai sette o otto anni in su, con soste. I laboratori sul fiume e le letture organizzate dalla riserva sono pensati proprio per questa fascia, e funzionano meglio di qualunque schermo. Il passeggino, invece, non è uno strumento adatto a questi fondi.
Accessibilità dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
I sentieri di montagna della riserva non sono percorribili in sedia a rotelle e i tratti attorno all'ingresso presentano fondi naturali e pendenze variabili. Chi ha esigenze specifiche di accessibilità ha un solo modo serio di organizzarsi: telefonare alla riserva e chiedere che cosa è praticabile nella stagione in corso. Una risposta dal vivo vale più di qualunque simbolo su una mappa.

Anversa degli Abruzzi, il paese dell'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il borgo che dà il nome all'ingresso della riserva conta poco più di trecento abitanti e nel 1901 ne aveva 1.934: la cifra del declino demografico appenninico, detta senza retorica. Il toponimo deriverebbe dalla posizione rispetto al corso d'acqua, secondo la lettura tradizionale che lo fa risalire alla formula latina orientata verso il fiume Sagittario. Nel medioevo il feudo appartenne ai Normanni, che vi edificarono il castello, e fece parte della diocesi di Sulmona. Due terremoti hanno segnato la sua storia edilizia: quello del 1706, il sisma della Maiella, e quello del 1915 della Marsica.
Il castello normanno sopra le gole
Del castello restano ruderi, e sono ruderi eloquenti: dominano l'imbocco della valle e spiegano in un'occhiata perché qui si costruisse una fortezza. Chi controllava questo punto controllava il passaggio verso l'alta valle del Sagittario e verso Scanno. Il trittico che il castello custodiva venne in seguito trasferito in chiesa. Dieci minuti fra quelle mura, prima o dopo il sentiero, completano la giornata meglio di un terzo caffè.
La chiesa di Santa Maria delle Grazie
La chiesa cinquecentesca di Santa Maria delle Grazie, a tre navate e di impianto romanico, conserva opere di arte sacra di rilievo ed è il monumento principale del borgo. Il paese mantiene inoltre porte medievali e testimonianze di frequentazione antica nel territorio, incluse necropoli. È un patrimonio minore in senso puramente dimensionale, e chi lo attraversa con attenzione ne esce con l'idea corretta di che cosa fosse un centro di montagna abruzzese prima dello spopolamento.
Castrovalva e la litografia di Escher
Castrovalva è l'unica frazione di Anversa degli Abruzzi ed è nota ben oltre i confini regionali per una ragione precisa: nel 1929 l'incisore olandese Maurits Cornelis Escher ne ricavò una litografia che è entrata nei repertori di mezzo mondo. Il comune ha dedicato all'artista un tornante della strada, dal quale si osserva il borgo esattamente dalla prospettiva dell'opera. La storia documentaria del luogo è antica: il primo documento che lo cita risale al 1079, con il nome di Castro di Valva. Nel Cinquecento fu feudo dei Di Sangro, passò poi ai D'Avalos e ai baroni Paschale, e nel 1817 Ferdinando I delle Due Sicilie lo unì definitivamente ad Anversa. Se dovessi indicare un solo punto di vista sull'Oasi WWF Gole del Sagittario, indicherei quello.
Il Parco Letterario intitolato a Gabriele d'Annunzio
La riserva delle Gole del Sagittario è riconosciuta anche come Parco Letterario dedicato a Gabriele d'Annunzio, istituito nel 1997 nel borgo di Anversa: è l'unico parco letterario dell'Abruzzo. Il legame fra il paese e il poeta passa per una tragedia precisa, La fiaccola sotto il moggio, che d'Annunzio definì la perfetta fra le sue tragedie.
La fiaccola sotto il moggio
L'opera fu scritta nel 1904 e andò in scena per la prima volta il 27 marzo 1905 al Teatro Manzoni di Milano. È ambientata proprio ad Anversa degli Abruzzi, fra le mura della casa antica dei Sangro, e la rovina del castello vi funziona da immagine della decadenza di una famiglia nobile. Nel 1905 il poeta visitò il borgo e rimase colpito dalle rovine. Non è letteratura di maniera calata dall'alto su un paesaggio: è un testo che usa questo posto, i suoi muri e il suo dissesto come materia drammatica.
Le attività estive del Parco Letterario
Le iniziative del Parco Letterario, organizzate insieme al Comune di Anversa degli Abruzzi, all'Oasi WWF Gole del Sagittario e alle associazioni attive sul territorio, si concentrano nella bella stagione e riempiono l'estate del paese: escursioni naturalistiche, lezioni di yoga, incontri sulle piante aromatiche, attività sugli animali del territorio, lavorazione dell'argilla, corsi sul miele e sulle api, laboratori artigianali, arrampicate sulle pareti rocciose, racconti della tradizione, danze popolari, cinema sotto le stelle, passeggiate poetiche, recitazioni negli angoli del borgo, recital di poesia, incontri culturali, presentazioni di libri e concerti di musica classica. Il calendario cambia ogni anno e si trova presso il Comune e la riserva.
Una frase attribuita a d'Annunzio circola su questo sentiero e riassume il senso della cosa meglio di qualunque commento: se vieni con me per un sentiero che hai passato cento volte, il sentiero ti sembrerà nuovo.
Che cosa vedere intorno all'Oasi WWF Gole del Sagittario
La riserva è il centro di un sistema di luoghi che nel raggio di venti chilometri fanno un itinerario di due giorni pieni.
L'eremo di San Domenico e il lago della diga
Risalendo la valle verso Villalago si arriva al punto dove le gole cominciano, alla diga di San Domenico, e all'eremo che le dà il nome, sulla riva del lago omonimo. Secondo la tradizione attorno all'anno Mille il monaco benedettino san Domenico di Sora dimorò qui in una grotta scavata nella roccia calcarea; l'eremo vero e proprio fu costruito intorno al XV secolo, quando il culto del santo si diffuse. La diga, realizzata nel 1929, ha cambiato l'aspetto del complesso: prima l'eremo aveva un portico a bifora e una facciata rientrante con finestrone, e con lo sbarramento furono costruiti un nuovo ponte in pietra e rifatta la facciata. All'interno, una navata unica e un portico seicentesco con quattro dipinti del 1938 del pittore Alfredo Gentile dedicati a episodi della vita del santo. Il turchese del bacino sotto le pareti è la fotografia più condivisa di tutta la valle, e conviene sapere che è acqua di invaso e non un lago naturale.
Scanno, il lago e il suo profilo a cuore
A quindici chilometri dalla riserva, Scanno è uno dei borghi più fotografati dell'Appennino, con il suo lago poco più in basso. Il lago di Scanno si è formato quando un'antica frana staccatasi dal sovrastante monte Rava sbarrò il fiume Tasso, in un intervallo compreso fra 12.820 e 3.000 anni fa; oggi occupa una quota di 922 metri sul livello del mare, raggiunge una profondità che varia dai 30 metri ai 32 nei periodi di piena ed è il più grande lago naturale della regione, con circa tre quarti dello specchio nel territorio di Villalago e il resto in quello di Scanno. Il profilo a cuore, che ha reso celebre il posto, si coglie solo da certe visuali, in particolare dal belvedere di Frattura Nuova: dal lungolago non si vede, e chi arriva convinto del contrario resta deluso.
Cocullo e la festa dei serpari
Cocullo, il paese del casello autostradale, è noto per la festa dei serpari, legata secondo la tradizione ad antichi riti celebrati dai Marsi e dedicata a san Domenico di Sora, lo stesso dell'eremo di Villalago: il santo, arrivato nel X secolo, lasciò reliquie invocate contro i morsi dei serpenti e il mal di denti, e nella processione i serpenti vengono posati sulla statua. La festa cade il primo maggio, data fissata dopo che il decreto legislativo 138 del 2011 modificò il vecchio calendario del primo giovedì del mese. Chi combina le Gole del Sagittario con Cocullo il primo maggio metta in conto folla, strade chiuse e parcheggi lontani: è una delle feste popolari più studiate d'Italia, e vale quel prezzo.
Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e le altre riserve vicine
A trenta chilometri c'è Pescasseroli, sede del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e sulla stessa direttrice si trovano la Camosciara e i sentieri più frequentati del parco. Nelle immediate vicinanze dell'Oasi WWF Gole del Sagittario opera inoltre la Riserva Naturale Guidata Monte Genzana e Alto Gizio, che protegge il versante opposto della valle. Più a nord, verso L'Aquila, si apre il mondo del Gran Sasso e di Campo Imperatore: un altro Abruzzo, altrettanto raggiungibile in giornata da Roma.

Una curiosità sull'Oasi WWF Gole del Sagittario
La curiosità meno prevedibile di questo posto non riguarda l'orso e nemmeno il canyon: riguarda un fiore. La Centaurea scannensis, il fiordaliso del Sagittario, cresce sulle rupi calcaree di questa valle e non altrove al mondo. Un endemismo puntiforme di questo tipo significa che l'intera esistenza di una specie vegetale dipende da poche pareti di roccia comprese fra Anversa degli Abruzzi e Villalago, dalla loro esposizione, dalla loro pendenza, dal fatto che nessuno vi apra una cava o vi allarghi una carreggiata. La pianta è inclusa fra le specie tutelate dalla Convenzione di Washington, l'accordo internazionale che regola il commercio delle specie minacciate, e compare nelle liste rosse regionali.
Il paradosso è questo: il novantanove per cento delle persone che attraversano le gole in automobile passa a pochi metri da una delle piante più rare d'Europa senza saperlo, mentre si volta a guardare l'acqua verde sotto il ponte. Non è colpa loro, perché il fiordaliso è discreto, non fa spettacolo e assomiglia a mille altre composite. Serve qualcuno che lo indichi, ed è esattamente per questo che nella riserva esistono un giardino botanico e un sentiero Floristico.
La seconda parte della curiosità è ancora più bella. Accanto al fiordaliso vive l'Ephedra major, l'efedra dei Nebrodi, un arbusto privo di foglie vere, dai fusti verdi e articolati, che appartiene a un gruppo di piante antichissimo, lontanamente imparentato con le conifere e privo di fiori nel senso in cui li intendiamo. Sopravvive sulle rupi più calde e secche dell'Oasi WWF Gole del Sagittario come relitto di fasi climatiche più aride. In una valle appenninica dove tutti cercano l'orso, i due esseri viventi più straordinari sono due cespugli aggrappati alla pietra.
Una cosa che non ti dice nessuno sull'Oasi WWF Gole del Sagittario
Nessuno vi dirà che il lago turchese sotto l'eremo di San Domenico, quello che riempie le cartoline e i profili social dell'Abruzzo, è un invaso artificiale creato dalla diga costruita nel 1929, e che il suo livello dipende dall'esercizio di una centrale idroelettrica. La centrale del Sagittario, in funzione dal 1927 e alimentata dal lago artificiale di San Domenico, ha una potenza di venti megawatt; la centrale complementare di Anversa, del 1929, con lo sbarramento ai piedi del paese, ne vale mezzo. Significa che l'acqua che vedete, e il suo colore, sono il risultato di una gestione: certi giorni il bacino è pieno fino ai piedi dell'eremo, altri giorni scopre sponde di ghiaia e fango.
La conseguenza pratica è netta: se avete in testa una fotografia precisa vista da qualche parte e volete rifarla, informatevi prima sullo stato dell'invaso. Nessuno ve lo dice, e molti tornano a casa delusi convinti che il posto fosse sopravvalutato, quando il problema era soltanto il livello dell'acqua in quella settimana.
C'è una seconda cosa che di solito resta fuori dai racconti, e riguarda l'eremo stesso. Prima della diga il complesso aveva un aspetto diverso, con un portico a bifora e una facciata rientrante con un grande finestrone; con l'invaso furono costruiti un nuovo ponte in pietra e rifatta la facciata. Quello che oggi si fotografa come un eremo medievale sospeso sull'acqua è, nella sua veste attuale, un edificio riplasmato dall'ingegneria idraulica del Novecento su un impianto costruito attorno al XV secolo, a sua volta legato per tradizione alla permanenza di san Domenico di Sora in una grotta calcarea attorno all'anno Mille. Saperlo non toglie niente alla bellezza del posto: gli aggiunge tre strati di storia.
Domande frequenti sull'Oasi WWF Gole del Sagittario
Quanto costa entrare nell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
L'ingresso alla riserva dell'Oasi WWF Gole del Sagittario è libero e gratuito. Sono a pagamento, e su prenotazione, le visite guidate al giardino botanico e al centro visite, i laboratori didattici sul fiume e le escursioni con le guide: le tariffe si chiedono al 327 9411980 o all'indirizzo riservagolesagittario@gmail.com.
Come si arriva all'Oasi WWF Gole del Sagittario da Roma?
Da Roma si prende la A24 in direzione L'Aquila e Teramo, si resta sulla diramazione A25 verso Pescara al bivio di Torano e si esce a Cocullo. Dal casello alla riserva dell'Oasi WWF Gole del Sagittario ci sono meno di cinque chilometri, il che rende la gita realizzabile in giornata anche senza pernottare fuori Roma.
Quando è aperta l'Oasi WWF Gole del Sagittario?
L'area protetta dell'Oasi WWF Gole del Sagittario è aperta tutto l'anno e l'accesso ai sentieri lungo il fiume è libero, senza tornello né biglietto per camminare. Il calendario delle attività organizzate, come le visite guidate e i laboratori, cambia invece a seconda della stagione.
Che animali si possono vedere all'Oasi WWF Gole del Sagittario?
La riserva ospita una fauna appenninica ricca: fra i mammiferi si contano l'orso bruno marsicano, il lupo, il camoscio appenninico, il cervo, il capriolo e la rara lepre italica, mentre fra gli uccelli nidificano o frequentano l'area l'aquila reale, il falco pellegrino e la coturnice. È uno dei tratti dell'Appennino centrale con la fauna più intatta.
Cosa vedere a Castrovalva vicino all'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Castrovalva è un borgo arroccato su uno sperone che si stacca dalla cresta del monte Sant'Angelo a 820 metri di quota, reso celebre dall'incisore olandese Maurits Cornelis Escher, che nel 1929 vi realizzò una litografia diventata una delle sue opere italiane più riconoscibili. Il Comune ha dedicato a Escher il tornante da cui trasse quella veduta.
Il lago di San Domenico vicino all'Oasi WWF Gole del Sagittario è naturale?
No, il lago turchese sotto l'eremo di San Domenico è un invaso artificiale creato dalla diga costruita nel 1929, e il suo livello dipende dall'esercizio della centrale idroelettrica del Sagittario, in funzione dal 1927 con una potenza di venti megawatt. È un dettaglio poco noto rispetto alla fama fotografica del luogo.
Quando è il periodo migliore per fotografare le Gole del Sagittario?
Conviene prenotare una guida e fare l'anello al mattino presto, non nel primo pomeriggio: fra le nove e le undici il sole entra da sopra le pareti della gola illuminando il fondo senza appiattirlo, mentre dopo mezzogiorno la luce schiaccia il paesaggio e alla sera si spegne del tutto.
Il consiglio che ti do per visitare l'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il consiglio è uno e non ammette sconti: prenotate una guida della riserva e fate l'anello di tre ore al mattino presto, non nel primo pomeriggio. Ci sono tre ragioni, tutte concrete. La prima è la luce: la forra è stretta e profonda, e fra le nove e le undici il sole entra da sopra le pareti illuminando il fondo senza appiattirlo, mentre dopo mezzogiorno lo schiaccia e alla sera lo spegne del tutto. La seconda è la fauna: gli animali si muovono all'alba e al tramonto, e le tracce fresche nel fango delle sorgenti si leggono meglio prima che ci passi sopra mezza giornata di escursionisti. La terza è il traffico sulla Statale 479, che nei fine settimana estivi diventa la coda verso Scanno.
Sul come vestirsi e cosa portare sono altrettanto categorico, perché su questo si giocano le giornate rovinate: scarpe da trekking con suola scolpita, mai scarpe da ginnastica lisce su calcare bagnato; almeno un litro e mezzo d'acqua a testa in estate; un binocolo, che qui vale più di un teleobiettivo; una felpa anche in luglio, perché il fondo della gola è di parecchi gradi più fresco della piana. E il telefono carico: in alcuni tratti della valle il segnale è debole o assente.
L'ultima parte del consiglio riguarda il ritmo. L'errore più comune che vedo commettere è trattare l'Oasi WWF Gole del Sagittario come una sosta di quaranta minuti sulla strada per il lago di Scanno. Chi fa così vede una stretta rocciosa, scatta due fotografie e riparte convinto di aver visto. La riserva è piccola e chiede di essere camminata lentamente: mezz'ora al centro visite, un'ora al giardino botanico, tre ore di anello, un'ora per Anversa degli Abruzzi. Sei ore, ed è una delle giornate migliori che si possano fare a un'ora e mezza da Roma. Chi ha un gruppo da organizzare e non vuole improvvisare può appoggiarsi a professionisti dell'accompagnamento turistico abilitati.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che le Gole del Sagittario siano fra gli esempi più importanti di erosione fluviale dell'Appennino centro-meridionale lo scrivono tutti. Quasi nessuno, però, tira la conseguenza: la roccia che forma queste pareti è un fondale marino. Sono calcari costruiti da coralli, alghe e foraminiferi in un mare caldo e poco profondo, con depositi la cui formazione si colloca in un intervallo compreso fra i 200 e i 20 milioni di anni prima che il sollevamento della catena appenninica li portasse in quota. La verifica sul campo esiste e non richiede un laboratorio: sulle pendici di Pizzo Marcello, il picco più alto dell'area, sono stati ritrovati gusci fossili di conchiglie, e quella parete oggi verticale e assolata era una scogliera.
Il fatto è risaputo nel senso che lo si legge ovunque in forma di sigla, e poco citato nel senso che quasi nessuno lo trasforma in esperienza di visita. Provate a farlo: fermatevi all'ingresso della forra, alzate la testa fino al bordo superiore delle pareti e dite ad alta voce che lì sopra, a duecento metri, c'era acqua salata e c'erano coralli. Poi guardate il Sagittario che scorre a due passi da voi. In mezzo ci sono milioni di anni di sollevamento tettonico e di incisione fluviale, e quella V perfetta che vi contiene è il modo in cui il tempo ha firmato il lavoro.
Aggiungo il corollario meno noto, che riguarda l'acqua invisibile. Il calcare è una roccia che si scioglie, e il sistema carsico della valle raccoglie le piogge dei versanti alti per restituirle in basso alle Sorgenti del Cavuto, con una temperatura quasi costante. È questa costanza a spiegare come mai a pochi metri da una rupe rovente si possa trovare una vegetazione di ambiente umido: due mondi vegetali che convivono a distanza di una decina di passi. Nell'Oasi WWF Gole del Sagittario il microclima non è un concetto astratto da manuale, è la ragione fisica per cui 789 specie vegetali coabitano in 450 ettari.
La foto giusta da fare all'Oasi WWF Gole del Sagittario
La fotografia che vale il viaggio non si scatta dentro la gola: si scatta da Castrovalva. Il borgo occupa uno sperone roccioso che si stacca dalla cresta del monte Sant'Angelo a 820 metri di quota, e il Comune ha dedicato a Maurits Cornelis Escher il tornante dal quale l'incisore olandese ricavò nel 1929 la sua litografia, riconoscibile in tutto il mondo. Dallo stesso punto potete inquadrare la stessa scena: il paese aggrappato al costone, la valle che precipita, le montagne che chiudono il fondo. Non è una fotografia facile, perché il campo è ampio e la luce cambia tutto: al mattino presto il versante è in ombra e il contrasto diventa ingestibile, mentre nel tardo pomeriggio la luce radente separa i piani e disegna il profilo dello sperone.
Dentro la riserva le inquadrature buone sono altre tre. La prima sono le Sorgenti del Cavuto, con l'acqua limpidissima e la vegetazione igrofila: qui serve un polarizzatore, altrimenti il riflesso cancella il fondo e tutto il senso dello scatto. La seconda è il canyon visto dal basso con le pareti che si stringono: si tiene il fiume in primo piano e si lascia che le rupi convergano verso l'alto, ed è uno dei rari casi in cui un grandangolo spinto aiuta davvero. La terza è la fotografia di ottobre sugli aceri, con la luce del mattino che accende le chiome nel fondovalle ancora in ombra.
Fuori dalla riserva la cartolina più nota resta l'eremo di San Domenico sul suo lago, e vale la raccomandazione già fatta: il colore e il livello dipendono dall'invaso, quindi informatevi prima. Un avvertimento di sicurezza, perché ogni anno qualcuno lo ignora: non si scatta fermandosi sulla Statale 479. È stretta, con curve cieche e pochissimi slarghi, e la fotografia che vi interessa non vale un lampeggiante alle spalle. Le soste si fanno nei punti attrezzati e ai parcheggi della riserva.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento che ha cambiato il volto di questa valle è la costruzione della diga di San Domenico, nel 1929, con l'invaso che ha sommerso il fondo della stretta ai piedi dell'eremo e imposto il rifacimento della facciata e la costruzione di un nuovo ponte in pietra. Due anni prima, nel 1927, era entrata in esercizio la centrale idroelettrica del Sagittario, venti megawatt; nel 1929 seguì la centrale complementare di Anversa, con il suo sbarramento ai piedi del paese. In poco più di un lustro un fiume appenninico venne trasformato in una catena di produzione di energia, e il paesaggio che oggi si fotografa come naturale porta dentro quella decisione industriale.
Il secondo avvenimento è letterario e ha una data precisa: il 27 marzo 1905, quando al Teatro Manzoni di Milano andò in scena per la prima volta La fiaccola sotto il moggio, la tragedia che Gabriele d'Annunzio aveva scritto nel 1904 ambientandola ad Anversa degli Abruzzi, fra le mura della casa antica dei Sangro, e che considerava la perfetta fra le sue tragedie. Nel 1905 il poeta visitò il borgo e rimase colpito dalle rovine del castello. Da quell'incontro discende, quasi un secolo dopo, l'istituzione nel 1997 del Parco Letterario dedicato a d'Annunzio, l'unico dell'Abruzzo.
Il terzo blocco di avvenimenti è sismico e ha segnato l'edilizia del paese: il terremoto del 1706, il sisma della Maiella, e quello della Marsica del 1915. In un borgo che nel 1901 contava 1.934 abitanti e oggi ne conta poco più di trecento, i terremoti hanno lavorato insieme all'emigrazione: le rovine che d'Annunzio guardava erano già il segno di una comunità in ritirata.
Il quarto avvenimento è recente e amministrativo, e per la natura è il più importante di tutti: nel 1997 l'area diventa Riserva Naturale Regionale guidata, affidata al Comune di Anversa degli Abruzzi con il supporto tecnico-scientifico dell'Istituto Abruzzese per le Aree Protette e inserita nella rete delle Oasi WWF; in seguito il territorio entra in Natura 2000 come Zona Speciale di Conservazione IT7110099. Senza quelle due decisioni, la valle sarebbe oggi un tratto di statale panoramico e basta.
Chi è passato dall'Oasi WWF Gole del Sagittario
Il primo nome, in ordine di celebrità, è Maurits Cornelis Escher. L'artista olandese arrivò a Castrovalva alla fine degli anni Venti e nel 1929 ne trasse una litografia che è diventata uno dei suoi lavori italiani più riconoscibili: da quel tornante, oggi intitolato a lui, il borgo appare sospeso sopra il vuoto della valle. Escher percorse a piedi il centro Italia in quegli anni e ne riportò decine di vedute, ma poche hanno la verticalità di questa.
Il secondo nome è Gabriele d'Annunzio, che ad Anversa degli Abruzzi legò la sua tragedia del 1904, rappresentata per la prima volta il 27 marzo 1905, e che nel 1905 visitò il borgo restando colpito dalle sue rovine. La casa antica dei Sangro, che nella tragedia è il teatro della decadenza di una famiglia nobile, richiama il feudo storicamente legato ai Di Sangro, che nel Cinquecento tennero anche Castrovalva prima che passasse ai D'Avalos e ai baroni Paschale.
Prima di loro passarono di qui i viaggiatori del Grand Tour britannico. Verso la metà del XIX secolo Keppel Richard Craven ed Edward Lear descrissero le Gole del Sagittario, e il giudizio che consegnarono alle loro pagine tiene insieme le due facce del posto: pauroso e bello. Lear, che oggi molti conoscono soprattutto come autore di limerick, fu anche un disegnatore di paesaggi instancabile e un camminatore nell'Italia meridionale preferroviaria: arrivare qui allora significava giornate di mulattiera.
Molto più indietro c'è la tradizione agiografica, con san Domenico di Sora, il monaco benedettino che attorno all'anno Mille avrebbe dimorato nella grotta calcarea dove sorge l'eremo, dopo essere passato per il monastero benedettino di San Pietro de Lacu e per Cocullo, dove la tradizione gli attribuisce la guarigione di una ragazza morsa da un serpente e l'ammansimento di un lupo. E prima ancora i Normanni, costruttori del castello che domina l'imbocco della valle, e i Marsi, ai cui riti la tradizione fa risalire la festa dei serpari di Cocullo. Chi cammina oggi nell'Oasi WWF Gole del Sagittario percorre un passaggio obbligato che gli uomini usano da millenni.
Domande veloci sull'Oasi WWF Gole del Sagittario
Quanto costa entrare nell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
L'ingresso alla riserva è libero e gratuito. Sono a pagamento, e su prenotazione, le visite guidate, i laboratori didattici e le escursioni con le guide: le tariffe vanno chieste direttamente alla riserva al 327 9411980 o all'indirizzo riservagolesagittario@gmail.com.
Quando è aperta l'Oasi WWF Gole del Sagittario?
L'area protetta è aperta tutto l'anno. Il calendario del centro visite, del museo e delle attività guidate segue invece la stagione e va confermato al telefono o sul sito ufficiale prima di partire.
Serve prenotare per visitare l'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Per camminare sui sentieri no. Per tutto il resto sì: visite guidate, laboratori sul fiume, percorsi per le scuole e uscite con le guide di montagna si prenotano in anticipo, e nei fine settimana di alta stagione conviene muoversi con qualche giorno di margine.
Quanto dura la visita all'Oasi WWF Gole del Sagittario?
L'anello classico dalle Sorgenti del Cavuto verso Castrovalva e Colle San Michele richiede circa tre ore. Aggiungendo centro visite, giardino botanico e una sosta ad Anversa degli Abruzzi si arriva comodamente a una giornata intera.
Come si arriva all'Oasi WWF Gole del Sagittario da Roma?
In auto: A24 verso L'Aquila, diramazione A25 verso Pescara, uscita Cocullo, poi meno di cinque chilometri sulla Statale 479 verso Anversa degli Abruzzi. Circa un'ora e mezza. In treno: fino a Sulmona, sulle linee Roma-Pescara e Napoli-Pescara, poi autobus per Anversa; da Roma Tiburtina esistono anche collegamenti su gomma per Sulmona e Pratola Peligna.
Qual è l'indirizzo dell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Strada Comunale Fiume Sagittario, località Sorgenti del Cavuto, Anversa degli Abruzzi (AQ).
Quanto è grande l'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Circa 450 ettari, dal fondo della forra fino ai 1.500 metri di Pizzo Marcello. La riserva è stata istituita nel 1997 ed è anche Zona Speciale di Conservazione della rete Natura 2000 con il codice IT7110099.
Si possono vedere gli orsi nell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
L'orso bruno marsicano frequenta davvero la valle, ma la popolazione complessiva è stimata fra i 55 e gli 85 esemplari e l'animale è schivo: la probabilità di un avvistamento in una mattinata è molto bassa. Con una guida si imparano invece a riconoscere impronte, escrementi e grattature, e quello è un risultato garantito.
Ci sono i lupi nell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Sì, il lupo usa le gole come corridoio fra la Valle Peligna e i massicci marsicani. Si muove soprattutto di notte e viene avvistato raramente.
L'Oasi WWF Gole del Sagittario è adatta ai bambini?
Il tratto attorno alle sorgenti e al giardino botanico è alla portata dei più piccoli, e la riserva organizza laboratori sul fiume, letture e attività didattico-artistiche pensate per loro. L'anello di tre ore diventa realistico dai sette o otto anni in su, con soste. Il passeggino non è adatto a questi fondi.
Si possono portare i cani nell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
In un'area protetta i cani vanno tenuti al guinzaglio e in alcuni periodi o settori l'accesso può essere limitato per la tranquillità della fauna. Telefonate alla riserva prima di partire: è la domanda che evita il viaggio a vuoto.
L'Oasi WWF Gole del Sagittario è accessibile in sedia a rotelle?
I sentieri di montagna della riserva non sono percorribili in sedia a rotelle e i fondi attorno all'ingresso sono naturali e irregolari. Per capire che cosa è praticabile nella stagione in corso conviene contattare direttamente il personale.
Che scarpe servono per l'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Scarpe da trekking con suola scolpita. Il calcare bagnato o levigato, con una suola liscia, è la causa principale delle scivolate in questa valle.
Qual è il periodo migliore per l'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Maggio e giugno per le fioriture e per l'acqua piena; settembre e inizio ottobre per gli aceri e per la luce bassa. In luglio e agosto bisogna partire all'alba. In inverno la riserva è splendida e silenziosa, ma bisogna fare i conti con ghiaccio e giornate corte.
Si può fare il bagno nel fiume Sagittario dentro la riserva?
Le acque della forra sono fredde, correnti e in un'area protetta: la balneazione non è l'uso previsto di questo ambiente, e le eventuali limitazioni vanno verificate sul posto. Chi cerca l'acqua per il bagno punti al lago di Scanno, che ha spiagge attrezzate di sassi.
C'è un'area picnic nell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Sì, la riserva dispone di un'area attrezzata per il picnic, insieme al centro visite, al museo e al giardino botanico.
Che differenza c'è fra Gole del Sagittario e Parco Nazionale d'Abruzzo?
Le Gole del Sagittario sono una Riserva Naturale Regionale guidata di 450 ettari gestita dal Comune di Anversa degli Abruzzi nella rete delle Oasi WWF. Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è un'area protetta nazionale istituita l'undici gennaio 1923, con sede a Pescasseroli, che interessa venticinque comuni in tre province. La riserva lambisce la zona di protezione esterna del parco e ne condivide la fauna.
Perché le Gole del Sagittario sono un Parco Letterario?
Perché Gabriele d'Annunzio ambientò ad Anversa degli Abruzzi La fiaccola sotto il moggio, scritta nel 1904 e rappresentata per la prima volta il 27 marzo 1905 al Teatro Manzoni di Milano. Il Parco Letterario a lui dedicato è stato istituito nel 1997 ed è l'unico dell'Abruzzo.
Che cos'è Castrovalva e perché è famosa?
È l'unica frazione di Anversa degli Abruzzi, su uno sperone roccioso a 820 metri di quota, citata già in un documento del 1079. La sua fama mondiale si deve alla litografia che Maurits Cornelis Escher vi dedicò nel 1929; il tornante da cui l'artista guardava il borgo è oggi intitolato a lui.
L'eremo di San Domenico fa parte dell'Oasi WWF Gole del Sagittario?
L'area delle gole comincia dalla diga di San Domenico, nei cui pressi sorge l'eremo, in territorio di Villalago. È il naturale complemento della visita e dista pochi minuti di macchina dall'ingresso della riserva.
Quanto dista il lago di Scanno dall'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Scanno è a quindici chilometri. Il lago, a 922 metri di quota, si è formato per lo sbarramento del fiume Tasso da parte di una frana staccatasi dal monte Rava; il profilo a cuore si coglie da alcune visuali, in particolare dal belvedere di Frattura Nuova.
Si può arrivare all'Oasi WWF Gole del Sagittario senza auto?
Sì, con il treno fino a Sulmona e l'autobus per Anversa degli Abruzzi, oppure con i collegamenti su gomma da Roma Tiburtina verso Sulmona e Pratola Peligna. Gli orari degli autobus locali sono pochi: vanno verificati il giorno prima.
Ci sono altre riserve vicino all'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Nelle immediate vicinanze opera la Riserva Naturale Guidata Monte Genzana e Alto Gizio; poco più a sud si entra nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise con la Camosciara. Chi colleziona forre e gole in giornata da Roma può guardare anche alle Gole del Farfa in Sabina e alla Cascata delle Marmore in Umbria.
Quali altre Oasi WWF si possono visitare partendo da Roma?
Fra le più comode ci sono l'Oasi WWF di Macchiagrande sul litorale romano, l'Oasi WWF del Lago di Alviano in Umbria e l'Oasi WWF del Lago di Burano in Maremma. Sono ambienti completamente diversi da una forra appenninica, e proprio per questo si integrano bene in un anno di uscite.
Che cosa si fa nell'Oasi WWF Gole del Sagittario quando piove?
Con la pioggia i tratti rocciosi diventano scivolosi e l'anello lungo è sconsigliato. Restano il centro visite, il museo e il giardino botanico, e resta Anversa degli Abruzzi con la chiesa di Santa Maria delle Grazie e i ruderi del castello normanno. Il piano B onesto, però, è spostare la gita di una settimana.
Serve una guida per visitare l'Oasi WWF Gole del Sagittario?
Non è obbligatoria, ma cambia la giornata. Su un chilometro di sentiero una guida della riserva mostra endemismi, tracce di fauna e segni geologici che da soli passerebbero inosservati. Per gruppi organizzati, scolaresche o viaggi aziendali esistono professionisti abilitati per l'organizzazione di viaggi di gruppo in Italia.
Perché tornarci
Vi lasciamo con la nostra opinione su questa valle. L'Oasi WWF Gole del Sagittario è il posto giusto per chi dice di aver già visto tutto entro due ore da Roma, perché smonta l'idea che la natura grande cominci lontano. Qui, in 450 ettari, c'è una forra scavata in un fondale marino sollevato, la pianta più rara della regione, l'orso più raro d'Europa, un borgo che un incisore olandese ha reso immortale e un eremo che una diga ha rimodellato. Non serve un aereo e non serve una settimana: serve partire presto, camminare piano e prenotare una guida. Se dovessi scegliere un unico giorno dell'anno, prenderei un mattino di metà ottobre, con gli aceri accesi e il bramito dei cervi che risale il fondovalle. E se dopo l'anello vi avanza un'ora, salite a Castrovalva e restate zitti dieci minuti sul tornante di Escher: da lì la valle si spiega da sola. Chi legge in inglese e prepara un viaggio in questa regione trova materiale nella guida all'Abruzzo di ItalyPlanner e nella sezione dedicata alle montagne e alla natura in Italia.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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Case vacanza e B&B a Anversa degli Abruzzi e dintorni, per fermarsi una notte dopo la gita.
Treni e orari
Frecce, Italo e regionali a confronto per le gite in giornata.
Noleggio auto
Per borghi, laghi e terme che con treno e bus si raggiungono male.




