Orto Botanico di Roma
L'Orto Botanico di Roma è in Largo Cristina di Svezia 23A, 00165 Roma, alle pendici del Gianicolo, dentro il giardino storico di Palazzo Riario-Corsini, a due passi da via della Lungara. Ci si arriva a piedi da Trastevere in dieci minuti da piazza Santa Maria in Trastevere, oppure con gli autobus della linea 23 e della linea 280 lungo il Lungotevere della Farnesina (fermata Lgt Farnesina/Trilussa) e con la linea 115 che sale al Gianicolo; il tram 8 ferma a piazza Trilussa da piazza Venezia. La metropolitana non arriva quaggiù: la stazione più vicina, Trastevere della ferrovia urbana, resta a venti minuti di cammino. Il biglietto intero costa 5,00 euro, il ridotto 4,00 euro per i ragazzi dai 6 ai 18 anni, gli over 65 e gli studenti universitari; l'ingresso è gratuito sotto i 6 anni e per le persone con disabilità con il loro accompagnatore. Le scuole pagano 4,00 euro a studente con un accompagnatore gratuito ogni dieci alunni; i gruppi da 10 a 19 persone 9,00 euro a testa, i gruppi oltre le venti persone 6,00 euro. Il sito ufficiale indica l'apertura tutti i giorni, domeniche e festivi compresi, dalle 9:00 alle 18:30 con l'ora legale e dalle 9:00 alle 17:30 con l'ora solare, ultimo ingresso un'ora prima della chiusura: gli orari cambiano con la stagione e conviene ricontrollarli sul sito della Sapienza prima di uscire di casa. Per entrare non serve prenotare. I telefoni sono 06 49917116 per le informazioni, dal lunedì al venerdì, e 06 49917107 per la biglietteria, tutti i giorni; l'indirizzo di posta è info-ortobotanico@uniroma1.it. Esiste un secondo accesso dalla Passeggiata del Gianicolo, riservato a chi ha il biglietto acquistato online.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Il giardino è il Museo Orto Botanico della Sapienza Università di Roma e dipende dal Dipartimento di Biologia Ambientale. Non è un parco comunale con qualche cartellino: è una struttura museale e scientifica che conserva oltre tremila specie vegetali su dodici ettari di collina, con circa duemila metri quadrati di serre. Se cercate il quadro d'insieme della zona, la pagina del Gianicolo raccoglie tutto quello che c'è sopra e intorno a questo pendio.

Come arrivare all'Orto Botanico di Roma e dove si trova esattamente
Largo Cristina di Svezia è una piazzetta cieca che si apre da via della Lungara, subito dopo Palazzo Corsini e di fronte a Villa Farnesina. Chi non la conosce le passa davanti senza vederla: il cancello è arretrato rispetto alla strada, e la strada, la Lungara, è una delle vie più antiche del quartiere, aperta da Giulio II per collegare il Vaticano a Trastevere. La conseguenza pratica è che l'ingresso si trova a poche decine di metri da due monumenti maggiori e viene ignorato da nove turisti su dieci.
A piedi, che è il modo giusto
Da piazza Trilussa, il punto di riferimento di Trastevere per chiunque arrivi da ponte Sisto, si risale via della Lungara costeggiando il carcere di Regina Coeli e si arriva al largo in poco più di cinque minuti. Da Santa Maria in Trastevere ci vogliono dieci minuti buoni. Da San Pietro la camminata è di venticinque minuti lungo la Lungara, ed è una passeggiata che consiglio: si attraversa la Roma di Raffaello e della Farnesina senza mai entrare nel traffico.
Con i mezzi pubblici
Gli autobus 23 e 280 corrono sul Lungotevere e fermano all'altezza di ponte Mazzini e ponte Sisto; da lì si taglia dentro per via della Lungara. Il tram 8, che parte da piazza Venezia, scarica a piazza Trilussa. Chi arriva dal Gianicolo alto, per esempio dopo aver visto il belvedere o il Bosco Parrasio, può usare la linea 115, che serve la Passeggiata del Gianicolo: in quel caso l'accesso dall'alto conviene solo a chi ha già il biglietto online, perché la biglietteria è al cancello di Largo Cristina di Svezia.
In auto e in bici
Non venite in macchina. Via della Lungara è stretta, i posti sono riservati ai residenti e la zona a traffico limitato di Trastevere copre gran parte del quartiere. La bicicletta invece funziona benissimo: la pista del Lungotevere passa a cinquanta metri dall'ingresso, e all'Orto Botanico di Roma si entra tenendo la bici a mano fino alla rastrelliera.
Biglietti, orari e regole dell'Orto Botanico di Roma
Il listino è semplice e, per quello che si vede, tra i più onesti di Roma. Cinque euro l'intero, quattro il ridotto. Con quella cifra si resta dentro quanto si vuole, dall'apertura alla chiusura, e la domenica si può aggiungere una visita guidata senza pagare nulla in più.
Chi paga meno e chi non paga
Il ridotto a 4,00 euro spetta ai ragazzi dai 6 ai 18 anni, agli over 65 e agli studenti universitari. Sotto i 6 anni si entra gratis. Gratuito anche l'ingresso per le persone con disabilità e per il loro accompagnatore, e per i docenti che accompagnano una classe, uno ogni dieci alunni. Le scolaresche pagano 4,00 euro a studente. I gruppi da 10 a 19 persone pagano 9,00 euro a testa, quelli oltre le venti persone 6,00 euro: il salto di prezzo premia i gruppi numerosi, ed è una scelta che ha senso per una struttura universitaria che vuole riempire le visite didattiche.
Le visite guidate gratuite della domenica
La domenica il museo organizza visite guidate comprese nel prezzo del biglietto. Non si prenotano da casa: ci si iscrive in loco fino a venti minuti prima della partenza, e i posti sono limitati, indicativamente una ventina di persone per turno. Chi ci tiene arrivi presto la mattina. I gruppi organizzati e le scuole seguono un canale diverso, con un minimo di dieci persone e una richiesta da inoltrare al museo tramite il modulo del sito ufficiale o l'indirizzo info-ortobotanico@uniroma1.it.
Quanto dura la visita
Un giro veloce e distratto si chiude in quaranta minuti. Una visita vera, con le serre, il bosco e il giardino giapponese, chiede due ore e mezza. Se portate una macchina fotografica seria o siete appassionati di botanica, mettete in conto mezza giornata: dodici ettari in salita non si liquidano in fretta, e la parte alta della collina merita da sola un'ora.
Dal giardino dei semplici dei papi all'Orto Botanico di Roma: una storia lunga sette secoli
La storia dell'Orto Botanico di Roma è una storia di traslochi. Il giardino che si visita oggi è arrivato in questo punto solo nel 1883, ma la sua istituzione ha antenati che risalgono al Medioevo e che hanno cambiato quattro o cinque volte indirizzo, sempre dalla stessa parte del Tevere.
Gli Horti Getae e le terme di Settimio Severo
Il terreno che oggi ospita l'Orto Botanico di Roma occupa parte dell'area archeologica nota come Horti Getae, costituita in antico dalle terme di Settimio Severo. Il nome rimanda a Publio Settimio Geta, il figlio minore di Settimio Severo, ucciso nel 211 per volontà del fratello Caracalla. Di quelle strutture in superficie non resta quasi nulla di leggibile per il visitatore, e nessuno vi accompagnerà a vedere un muro romano: la notizia serve a capire che questo pendio è stato edificato, terrazzato e irrigato duemila anni fa, e che la forma della collina, con i suoi ripiani, non è naturale.
Il Simpliciarius Pontificius Vaticanus
L'antenato riconosciuto dell'attuale Orto botanico di Roma è il Simpliciarius Pontificius Vaticanus, cioè il giardino dei semplici dove si coltivavano piante medicinali e utili. Era una presenza costante nei monasteri e nelle grandi corti ecclesiastiche, e a Roma viene menzionato sotto il pontificato di Bonifacio VIII, a cavallo tra Duecento e Trecento. Semplici, nel lessico medievale, sono i medicamenti ricavati da una sola sostanza vegetale: la farmacia dell'epoca nasceva da un'aiuola.
Il Pomerius di Nicola III
Alla fine del XIII secolo un'iscrizione, oggi conservata in Campidoglio, menziona un Pomerius voluto da papa Nicola III sul colle Vaticano. Non era ancora un orto botanico: era un terreno agricolo, con vigna, frutteto ed erba medica, sul sito oggi occupato dai Giardini Vaticani e da altri palazzi vaticani, destinato alle coltivazioni di servizio della corte papale. La differenza tra un pomario e un orto botanico è tutta nell'intenzione: nel primo si coltiva per mangiare, nel secondo per studiare.
Il Cinquecento: Alessandro VI, Pio IV, Pio V e Michele Mercati
Il primo vero orto botanico romano fu voluto nel XVI secolo da Alessandro VI e ricostruito poi da Pio IV, che lo dotò anche di un guardiano incaricato di fare da guida ai visitatori. La figura è più moderna di quanto sembri: il custode che spiega le piante ai forestieri è il progenitore diretto delle visite guidate che il museo organizza oggi la domenica. Pio V ingrandì il giardino e lo affidò al botanico e medico Michele Mercati, che a Roma fu anche il curatore della celebre raccolta di minerali e fossili della Metallotheca vaticana. Sotto Mercati il giardino papale diventò un luogo di ricerca, non un ornamento.
Alessandro VII, l'acqua di Bracciano e la donazione del 1660
Dopo un periodo di abbandono, Alessandro VII Chigi ne fece uno dei principali giardini botanici d'Europa, e lo fece con l'arma che a Roma decide tutto: l'acqua. Utilizzò quella dell'acquedotto che Paolo V aveva condotto da Bracciano al Gianicolo, ripristinando l'antico acquedotto di Traiano. Senza quella condotta, il pendio gianicolense sarebbe stato inutilizzabile per una collezione vegetale esigente. Nel 1660 lo stesso Alessandro VII donò all'Università il primo terreno destinato a questo uso, chiamato ancora all'epoca giardino dei semplici, situato sotto il Fontanone e sottratto al pomario del convento di San Pietro in Montorio. È l'atto di nascita dell'orto botanico universitario romano.
Giovanni Faber e la parola botanica
La cattedra romana per l'insegnamento dei semplici fu istituita nei primi decenni del Cinquecento, sotto Leone X, e studenti e insegnanti potevano usare per le loro osservazioni il giardino botanico del Vaticano. Quel giardino restava però privatissimo, accessibile per concessione e non per diritto. Il suo direttore dal 1601 al 1629, il medico tedesco Giovanni Faber, membro dell'Accademia dei Lincei e amico di Galileo, fu il primo a chiamare botanica la propria materia. Una parola che oggi diamo per scontata è nata a poche centinaia di metri da qui.
1883: il trasloco nel giardino Corsini
Con l'unità d'Italia le carte si rimescolarono. Nel 1883 lo Stato italiano acquistò Palazzo Corsini alla Lungara per due milioni e quattrocentomila lire, destinandolo all'Accademia Nazionale dei Lincei, e l'Orto Botanico di Roma approdò alla sua dimensione attuale nel giardino storico del palazzo, noto per essere stato nel Seicento la residenza della regina Cristina di Svezia. Nello stesso anno il principe Tommaso Corsini donò all'Accademia la biblioteca di famiglia, insieme a una raccolta di stampe e di dipinti: quella quadreria, avviata nel Settecento dal cardinale Neri Maria Corsini, è il nucleo della Galleria Nazionale d'Arte Antica, oggi divisa fra Palazzo Barberini e Palazzo Corsini. Il giardino e la quadreria, nati insieme, si visitano ancora oggi a cinquanta metri di distanza l'uno dall'altra.

Palazzo Corsini, Cristina di Svezia e la cornice architettonica dell'Orto Botanico di Roma
Chi entra all'Orto Botanico di Roma entra in un giardino disegnato prima che le piante ci fossero. La struttura del pendio, i terrazzamenti, la scalinata, il nicchione in cima e le fontane appartengono a un progetto settecentesco di giardino nobiliare: la botanica è arrivata dopo e si è adattata a una scenografia già scritta.
La villa Riario e la regina Cristina
Il palazzo nacque come Palazzo Riario, costruito per il cardinale Domenico Riario, nipote di Sisto IV, alla fine del Quattrocento. Nella tradizione vi soggiornò da giovane Michelangelo. Nel Seicento divenne la residenza romana di Cristina di Svezia, la regina che aveva abdicato al trono, si era convertita al cattolicesimo ed era arrivata a Roma nel 1655 accolta come un trionfo. Visse alla Lungara dal 1659 fino alla morte, nel 1689, e trasformò il palazzo in una delle corti intellettuali più vivaci d'Europa, con un'accademia, una biblioteca imponente, un teatro e un giardino che scendeva verso il Tevere e saliva verso il Gianicolo. Da lei prende il nome il largo dove si compra il biglietto: Largo Cristina di Svezia.
Neri Maria Corsini e Ferdinando Fuga
Nel 1736 il cardinale Neri Maria Corsini, nipote di papa Clemente XII, acquistò il palazzo e ne affidò la trasformazione all'architetto fiorentino Ferdinando Fuga. Fuga ne fece uno dei palazzi romani più splendidi del Settecento, e lavorò anche sul giardino alle spalle dell'edificio, cioè esattamente sul terreno che oggi è l'Orto Botanico di Roma. A lui si devono la fontana degli undici zampilli e la fontana dei Tritoni, oltre all'impianto della grande scalinata che risale il pendio.
La scalinata delle undici fontane e il nicchione
La scalinata del Fuga è il pezzo di architettura più fotografato del giardino. Sale il fianco della collina in una successione di rampe affiancate da zampilli, con l'acqua che accompagna il visitatore gradino dopo gradino; in cima, addossato alla sommità del pendio, il nicchione chiude la prospettiva. È l'arredamento settecentesco del giardino, sopravvissuto al passaggio dalla villa nobiliare all'istituzione scientifica. Ai lati della fontana degli undici zampilli si trovano due platani orientali plurisecolari, che sono anche i due alberi più imponenti dell'intero Orto Botanico di Roma: sono contemporanei o quasi al disegno di Fuga, e vederli come parte dell'architettura, e non come verde accessorio, cambia il modo di guardare tutta la salita.
Che cosa si vede all'Orto Botanico di Roma: la visita zona per zona
L'Orto Botanico di Roma ha un'estensione di dodici ettari, in posizione riparata sul pendio del Gianicolo volto a nordest e assolata nella parte pianeggiante, fra via della Lungara e il colle. L'irrigazione e alcuni ruscelli con colture acquatiche sono alimentati dal soprastante acquedotto dell'Acqua Paola. Con dodici ettari di parco e circa duemila metri quadrati di serre è uno dei maggiori orti botanici d'Italia, e ospita oltre tremila specie vegetali.
La logica della visita è semplice: nella parte bassa e pianeggiante si trovano l'orto dei semplici, il giardino degli aromi, le palme, le piante acquatiche, le serre, le collezioni di succulente, i boschetti di bambù e la valletta delle felci; salendo si incontrano le conifere, il roseto e il giardino giapponese; in cima la collina conserva la sua struttura arborea originale, lasciata a bosco mediterraneo di sempreverdi. L'Orto Botanico di Roma non è un museo con un percorso obbligato: si può girare in qualunque ordine, ma salire subito e scendere alla fine, con le serre per ultime, funziona meglio, perché il caldo delle serre alla fine di una salita è insopportabile.
Il viale delle palme e il palmeto dell'Orto Botanico di Roma
Il viale delle palme è la prima cosa che si vede entrando, e ha una funzione precisa: è l'asse prospettico del giardino, quello che porta l'occhio dal cancello verso la collina. Il palmeto è una collezione di grande rilievo per il numero di entità coltivate all'aperto, cosa che a queste latitudini non è scontata. Fra i generi più rappresentati vi sono Phoenix, Trachycarpus e Sabal. Fra le specie rare Brahea edulis H. Wendl. ex S. Watson e Nannorrhops ritchieana (Griff.) Aitch. Sono presenti inoltre Chamaerops humilis L., unica palma spontanea della flora italiana, Washingtonia robusta H. Wendl., Phoenix canariensis Hort. ex Chabaud e Phoenix dactylifera L., la palma da dattero.
La parte che interessa davvero uno studioso è l'elenco delle specie a rischio inserite nelle Red List dell'International Union for Conservation of Nature and Natural Resources: qui crescono Jubaea chilensis (Molina) Baill., classificata vulnerabile, Phoenix theophrasti Greuter, quasi a rischio, e Washingtonia filifera (Linden ex André) H. Wendl., anch'essa quasi a rischio. Coltivare all'aperto una palma che nel suo areale naturale è in ritirata è una forma di conservazione, non un vezzo ornamentale. La Jubaea cilena, in particolare, è una palma dal tronco enorme che in natura è stata decimata per estrarne la linfa zuccherina: vale la pena fermarsi a guardarla.
L'Orto dei Semplici, il cuore antico dell'Orto Botanico di Roma
Con il termine semplici si indicano le piante medicinali, dette anche officinali da officina, ossia laboratorio farmaceutico. Nell'Orto dei Semplici le specie medicinali sono organizzate in aiuole rialzate realizzate in muratura, una soluzione che serve a due cose: separare i substrati e permettere di leggere le etichette senza piegarsi fino a terra. Altre specie officinali sono coltivate nell'area circostante, mentre altre ancora si trovano all'interno dell'adiacente serra tropicale, perché la farmacopea storica europea si è nutrita moltissimo di piante tropicali importate.
Questa è la sezione con il legame più diretto con l'origine dell'istituzione: è il discendente in linea retta del giardino dei semplici pontificio del Duecento e della donazione di Alessandro VII del 1660. Chi visita l'Orto Botanico di Roma senza fermarsi qui perde il filo di tutta la storia.
Il Giardino degli Aromi dell'Orto Botanico di Roma, pensato per chi non vede
È organizzato in una serie di aiuole rialzate in muratura che accolgono specie riconoscibili attraverso caratteristiche tattili, per esempio la pubescenza delle foglie, oppure olfattive, cioè l'aroma, e corredate da cartellini in Braille. L'altezza delle aiuole non è estetica: porta la pianta all'altezza delle mani di una persona seduta o in piedi, senza obbligare a chinarsi. È una delle sezioni più intelligenti dell'intero giardino e una delle poche esperienze museali romane costruite davvero per un visitatore non vedente, non adattate dopo.
Un consiglio che do sempre ai gruppi: attraversate il giardino degli aromi con gli occhi chiusi, guidati da qualcuno, e provate a riconoscere le specie strofinando una foglia fra le dita. Salvia, lavanda, rosmarino, elicriso, menta. Chi ci vede si accorge in trenta secondi di quanto poco usi il naso.
Il Giardino Mediterraneo
È organizzato in aiuole in cui si osservano le specie tipiche della macchia mediterranea: Quercus ilex L., il leccio, Arbutus unedo L., il corbezzolo, Phillyrea latifolia L., Pistacia lentiscus L., il lentisco, e Myrtus communis L., il mirto. Accanto a queste crescono specie australiane come Callistemon citrinus (Curtis) Skeels, specie originarie del Sudafrica come Polygala myrtifolia L. e specie dei generi Cistus, Salvia, Teucrium e Lavandula. Sono presenti anche Euphorbia characias L., Matthiola sinuata (L.) R. Br., Pancratium illyricum L., Helichrysum litoreum Guss., Limonium narbonense Mill. e Gomortega keule (Molina) Baill., un albero cileno rarissimo.
Il senso scientifico della sezione è il confronto fra i cinque climi mediterranei del pianeta: bacino del Mediterraneo, California, Cile centrale, Capo di Buona Speranza e Australia sudoccidentale. Piante che non si sono mai incontrate in natura sviluppano foglie coriacee e piccole per le stesse ragioni. Guardate le foglie del corbezzolo e quelle della polygala sudafricana una accanto all'altra e capirete la convergenza evolutiva meglio che in qualunque manuale.
La Valletta delle Felci
Accoglie una collezione di felci erbacee, in un avvallamento umido e ombroso alimentato dai ruscelli. Fra le specie: Asplenium adiantum-nigrum L., Athyrium filix-femina (L.) Roth, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Polystichum setiferum (Forssk.) T. Moore ex Woyn., Phyllitis scolopendrium (L.) Newman e Woodwardia radicans (L.) Sm. Quest'ultima merita una sosta: è una felce di grandi dimensioni, relitto della flora terziaria, che in Italia sopravvive in pochissime forre umide del Sud e della Sicilia ed è severamente protetta. Vederla qui, a duecento metri da via della Lungara, è una piccola stranezza geografica.
La valletta è anche il punto più fresco dell'Orto Botanico di Roma nelle giornate di luglio. Se ci portate dei bambini in estate, è qui che si riprendono.
Il bambuseto dell'Orto Botanico di Roma
La collezione di bambù è una fra le più ricche presenti in Europa, e per molti visitatori è la sorpresa della giornata: si cammina dentro un tunnel di culmi alti dieci metri che filtrano la luce e producono un rumore continuo di scricchiolii. I generi più rappresentati sono Phyllostachys, Sasa, Bambusa e Pleioblastus. Da cercare Phyllostachys nigra (Loddiges ex Lindley) Munro, il bambù nero, con i culmi che virano dal verde al nero lucido nel secondo anno; Phyllostachys edulis (Carrière) J. Houzeau, il bambù gigante moso, quello dei boschi cinesi da cui si ricavano i germogli commestibili; Phyllostachys viridiglaucescens (Carrière) Rivière et C. Rivière; e Fargesia nitida (Mitford) P. C. Keng ex T. P. Yi, il bambù cespitoso di montagna che in natura è uno degli alimenti del panda gigante.
Opinione personale: il bambuseto è il posto più bello dell'Orto Botanico di Roma nel tardo pomeriggio, quando il sole entra basso fra i culmi. È anche il posto dove si accalca il maggior numero di persone con il telefono in mano, quindi arrivateci presto o rassegnatevi a fare la fila per una fotografia.

Le piante acquatiche, il ruscello e il laghetto
L'ambiente acquatico dentro il museo è rappresentato dal ruscello, dal laghetto e da alcune vasche. Fra le specie: Nelumbo nucifera Gaertn., il fior di loto sacro, Typha latifolia L., la tifa delle nostre paludi, e Cyperus alternifolius L. La fioritura del loto, in piena estate, è uno dei momenti in cui vale la pena venire apposta. Chi cerca uno specchio d'acqua di dimensioni maggiori in città può confrontarlo con il laghetto dell'EUR, che è però un bacino artificiale novecentesco senza collezione botanica.
Il fatto interessante è idraulico: questi ruscelli non sono decorativi, sono l'ultimo tratto visibile di un sistema d'acqua che arriva da Bracciano attraverso l'Acqua Paola. L'Orto Botanico di Roma esiste perché sopra c'è un acquedotto.
La Serra Corsini, la prima serra calda del giardino
Realizzata nel XIX secolo, è la prima serra calda edificata nel giardino. Ospita una collezione di succulente le cui famiglie maggiormente rappresentate sono Cactaceae, Agavaceae, Euphorbiaceae e Crassulaceae. Di pregio, nella collezione, la presenza di caudiciformi, cioè di piante con un fusto ingrossato che funziona da serbatoio d'acqua, con i generi Fockea e Pachypodium in particolare: sono le piante che sembrano bottiglie o zampe di elefante, e sono fra le più difficili da coltivare in un clima piovoso come quello romano invernale.
Dentro la serra si trovano anche due vasche appartenute alla regina Cristina di Svezia, del periodo in cui alloggiava, dal 1659 al 1689, presso la villa Riario, oggi Palazzo Corsini. Due manufatti seicenteschi riusati come contenitori per cactus: è il tipo di stratificazione che a Roma si trova ovunque e che qui nessuno segnala con un pannello.
La Serra Monumentale del 1877
È stata costruita dalla ditta Mathian di Lione nel 1877, ed è un pezzo di archeologia industriale ottocentesca: struttura metallica e vetro, la stessa tecnologia delle grandi stazioni ferroviarie e delle esposizioni universali. Ospita una collezione di euforbie, con individui di Euphorbia abyssinica J. F. Gmel., Euphorbia grandicornis Goebel ex N. E. Br., Euphorbia tirucalli L. ed Euphorbia mauritanica L., e due rampicanti, Quisqualis indica L. e Petrea volubilis L. Addossate lateralmente alla serra monumentale si trovano due serre a spiovente unico, cioè addossate al muro, il tipo classico di serra ottocentesca da giardino.
Le euforbie africane ingannano quasi tutti: sembrano cactus, con le coste e le spine, ma non lo sono. I cactus sono americani, le euforbie di questa forma sono africane, e la somiglianza è un altro caso da manuale di convergenza evolutiva. Se rompete una foglia esce un lattice bianco tossico, cosa che nessun cactus fa. Non rompete niente, ovviamente.
La Serra Tropicale dell'Orto Botanico di Roma
Di realizzazione recente, ospita specie di ambienti tropicali e subtropicali. All'interno l'umidità resta costantemente intorno all'80 per cento di umidità relativa e la temperatura varia fra i 18 e i 20 gradi centigradi in inverno e intorno ai 30 gradi in estate. La serra è organizzata in aree, ciascuna dedicata a una particolare tematica: specie del sottobosco tropicale, Pandanus, piante palustri, piante utili per l'uomo, foresta tropicale e palme.
La collezione è un piccolo esempio della straordinaria biodiversità vegetale delle foreste tropicali. Fra le altre vi si trovano Phytelephas macrocarpa Ruiz et Pav., la palma da avorio vegetale, dai cui semi durissimi si ricavavano i bottoni prima della plastica; Aristolochia gigantea Mart. et Zucc., con i suoi fiori enormi a trappola; e Hibiscus schizopetalus (Dyer) Hook. f., dai petali frangiati e ricurvi. È presente anche una collezione di epifite che comprende alcune Nepenthes, le piante carnivore ad ascidio, quelle con la brocca. Ai bambini raccontate quella storia e li avrete conquistati per il resto della visita.
Le Gimnosperme e la collezione di conifere
La collezione occupa principalmente la parte collinare e comprende specie dei generi Podocarpus, Pinus, Cupressus e Torreya. Da segnalare Taxodium distichum (L.) Rich., il cipresso calvo delle paludi americane, che qui cresce vicino all'acqua e in autunno diventa color ruggine; Abies nebrodensis (Lojac.) Mattei, l'abete delle Madonie, endemismo siciliano indicato come gravemente minacciato nelle Red List dell'International Union for Conservation of Nature and Natural Resources, di cui in natura sopravvivono poche decine di individui; Agathis robusta (C. Moore ex F. Muell.) F. M. Bailey, conifera australiana a foglia espansa che smentisce l'idea che tutte le conifere abbiano aghi; Pinus canariensis C. Sm. ex DC. e Pinus excelsa Wall. ex Lamb.; Sequoia sempervirens (Lamb.) Endl., vulnerabile; Sequoiadendron giganteum (Lindl.) J. Buchholz, anch'esso vulnerabile; Ginkgo biloba L., classificato minacciato; Cycas revoluta Thunb., quasi a rischio, e Cycas circinalis L.
C'è poi il pezzo forte: un individuo di Wollemia nobilis W. G. Jones, K. D. Hill et J. M. Allen, specie ritenuta estinta fino al 1994, quando fu rinvenuta in una gola del Wollemi National Park, in Australia, da un guardaparco. Meno di cento piante adulte in natura, in un luogo la cui posizione esatta è tenuta segreta. Nell'area sottostante, in direzione del palazzo, la collezione di conifere si infittisce: qui si trovano un'Araucaria australiana con le sue parenti Wollemia e Agathis, una sequoia gigante americana, almeno quattro sequoie sempreverdi, una metasequoia cinese, detta anche abete d'acqua e a sua volta riscoperta viva nel 1941 dopo essere stata descritta solo come fossile, e alcuni Taxodium distichum, mucronatum e messicani.
Gli alberi monumentali dell'Orto Botanico di Roma
Sono presenti individui centenari di Agathis robusta (C. Moore ex F. Muell.) F. M. Bailey, Acer palmatum Thunb., Ehretia acuminata R. Br., Erythrina crista-galli L., l'albero corallo argentino dai fiori rosso acceso, Nolina longifolia (Karw. ex Schult. et Schult. f.) Hemsl., Sequoia sempervirens (Lamb. ex D. Don) Endl., Torreya grandis Fortune ex Lindl., Trachycarpus takil Becc., palma himalayana rarissima in coltivazione, Nannorrhops ritchieana (Griff.) Aitch., Cladrastis kentukea (Dum. Cours.) Rudd, Parrotia persica C. A. Mey., che in autunno vira a tutte le gradazioni del rosso, Apollonias barbusana A. Brown, relitto della laurisilva macaronesica, Fagus sylvatica L., due individui plurisecolari di Platanus orientalis L. posti ai lati della fontana degli undici zampilli e un individuo di Quercus suber L., la quercia da sughero.
I due platani orientali sono l'immagine simbolo del giardino. Vengono accreditati di tre secoli e mezzo o quattro di età insieme ai lecci del bosco alto, e le loro circonferenze si misurano in metri, non in centimetri. Se avete poco tempo e volete vedere una cosa sola all'Orto Botanico di Roma, salite fino alla fontana e guardate quei due tronchi.
Il Bosco Mediterraneo e il Bosco Romano
Nella parte superiore della collina è stata conservata la struttura arborea originale, lasciata a bosco mediterraneo di sempreverdi. La zona è detta Bosco romano, e dalle radure fra gli esemplari secolari di lecci e platani, accreditati di trecentocinquanta o quattrocento anni di età, si aprono scorci panoramici sulla città. Il bosco rappresenta una testimonianza della vegetazione che ricopriva in passato il colle del Gianicolo ed è costituito in prevalenza da querce, fra le quali Quercus ilex L., Quercus pubescens Willd., Quercus robur L. e Quercus petraea (Matt.) Liebl. Sono presenti inoltre Acer campestre L., Viburnum tinus L., Laurus nobilis L., Carpinus betulus L. e Rhamnus alaternus L.
Qui l'Orto Botanico di Roma smette di essere un museo e diventa un bosco vero, con il suolo coperto di foglie e i merli che rovistano. È anche la parte che i visitatori frettolosi saltano, e sbagliano: è l'unico lembo di lecceta gianicolense rimasto dentro le mura, e sopra la testa passano i pappagalli verdi che ormai nidificano in tutta Roma.
Il Roseto dell'Orto Botanico di Roma
Il disegno del roseto è stato tracciato seguendo, attraverso una numerazione e una collocazione progressiva, lo schema di derivazione delle attuali rose coltivate a partire dalle prime rose spontanee, che presentano tutte fiori semplici a cinque petali. Non è quindi un roseto ornamentale: è un albero genealogico piantato per terra, e si legge camminando in ordine di numero. Le più importanti fra le rose antiche da giardino hanno avuto origine da Rosa gallica L., Rosa phoenicia Boiss., Rosa canina L. e da altre entità comunemente riunite sotto il nome di Rosa moschata in senso lato. Nel roseto è inoltre presente una considerevole collezione di rose spontanee italiane.
Il momento giusto è la seconda metà di maggio, con una coda nella prima settimana di giugno. Fuori da quella finestra il roseto è una serie di cespugli con i cartellini, e non vale il biglietto da solo.
Il Giardino Giapponese dell'Orto Botanico di Roma
È stato realizzato secondo il modello del giardino orientale, con giochi d'acqua, piccole cascate e due laghetti, e fu progettato dall'architetto Ken Nakajima, autore anche del giardino dell'Istituto Giapponese di Cultura in Roma, a valle di via Antonio Gramsci. Vi si osservano Acer buergerianum Miq., Acer palmatum Thunb., Amelanchier canadensis (L.) Medik., Berberis thunbergii DC., Camellia sinensis (L.) Kuntze, cioè la pianta del tè, Magnolia stellata Maxim., Myrtus communis L., Pinus thunbergii Parl., Pittosporum tobira (Thunb.) W. T. Aiton e Prunus subhirtella Miq.
Il giardino giapponese è la sezione più affollata dell'Orto Botanico di Roma nelle due settimane della fioritura dei ciliegi, di solito fra fine marzo e i primi di aprile a seconda dell'inverno. Il mio parere è impopolare: è più bello a novembre, quando gli aceri palmati virano al rosso e non c'è nessuno, e il rumore dell'acqua si sente davvero.
La Banca del Germoplasma
L'Orto Botanico di Roma è uno dei nodi della Rete Italiana Banche del Germoplasma per la conservazione ex situ, la RIBES, della flora spontanea italiana. La banca conta oltre milletrecento accessioni suddivise in 133 famiglie, 580 generi e 936 specie. I semi vengono conservati sottovuoto: una parte delle accessioni è mantenuta a 4 gradi centigradi, per l'utilizzo a breve termine, e una parte a meno 20 gradi, per la conservazione a lungo termine. La banca svolge attività di scambio di semi con gli orti botanici in Italia e nel mondo.
Questa sezione non si visita, ed è la ragione più seria per cui l'Orto Botanico di Roma esiste. Un giardino botanico moderno non è un'esposizione di piante belle: è un'assicurazione contro l'estinzione, con i semi delle specie italiane più fragili chiusi in un congelatore in attesa di un futuro in cui serviranno.
Le altre sezioni dell'Orto Botanico di Roma
Il museo elenca fra le proprie collezioni anche il giardino dei sensi e il Vigneto Italia, oltre alle sezioni descritte qui sopra: le trovate segnalate lungo il percorso e conviene chiedere alla biglietteria quali siano visitabili nel giorno in cui andate, perché alcune aree possono essere temporaneamente chiuse per lavori o per la stagione. Anche le serre e il bookshop possono avere aperture ridotte rispetto al giardino: il sito ufficiale della Sapienza riporta gli avvisi in corso.

L'acqua dell'Orto Botanico di Roma: l'Acqua Paola e l'acquedotto di Traiano
Nessuna collezione vegetale di dodici ettari sopravvive a un'estate romana senza una portata d'acqua costante. L'Orto Botanico di Roma la riceve dall'acquedotto dell'Acqua Paola, che scorre sopra la collina e che Paolo V fece costruire all'inizio del Seicento riprendendo il tracciato dell'antico acquedotto di Traiano, l'Aqua Traiana, che portava a Roma l'acqua delle sorgenti del lago di Bracciano. La mostra terminale di quell'acquedotto è il Fontanone del Gianicolo, cioè la Fontana dell'Acqua Paola, che si vede salendo la passeggiata gianicolense poche centinaia di metri sopra il giardino.
Il legame è diretto e vecchio di quattro secoli: Alessandro VII poté fare del giardino papale uno dei principali orti botanici d'Europa proprio perché quell'acqua era arrivata, e i ruscelli, le vasche, il laghetto e le cascatelle del giardino giapponese sono tutti tributari di quello stesso sistema. Chi visita l'Orto Botanico di Roma e poi sale al Fontanone in dieci minuti a piedi ha visto le due estremità della stessa opera idraulica.
Una curiosità su Orto Botanico di Roma
La curiosità riguarda un albero che per cinquant'anni è esistito solo come fossile. Nel 1994 un guardaparco australiano, David Noble, calandosi in una gola profonda del Wollemi National Park, a nord ovest di Sydney, trovò un gruppo di conifere che non riusciva a identificare. Ne portò un rametto ai botanici e la risposta cambiò i manuali: era una specie della famiglia delle Araucariaceae, conosciuta fino a quel momento soltanto attraverso impronte fossili di oltre novanta milioni di anni fa, e ritenuta estinta insieme ai dinosauri. La chiamarono Wollemia nobilis. In natura ne sopravvivono meno di cento esemplari adulti, in un canyon la cui posizione esatta è tenuta segreta per proteggerli dai patogeni e dai collezionisti.
Un individuo di Wollemia nobilis cresce all'Orto Botanico di Roma, nella zona delle gimnosperme, accanto alle sue parenti prossime Agathis e Araucaria. La strategia di conservazione decisa dagli australiani è stata controintuitiva: invece di blindare la specie, ne hanno propagato migliaia di cloni e li hanno distribuiti agli orti botanici di tutto il mondo, in modo che nessun incendio potesse più cancellarla del tutto. L'esemplare romano fa parte di quella rete di sicurezza. È un albero dall'aspetto strano, con la corteccia bollosa che sembra cioccolato soffiato e i rami disposti su piani orizzontali, e nessun cartellino vi spiegherà che avete davanti un sopravvissuto del Cretaceo. Accanto, come rincalzo, c'è la metasequoia cinese, Metasequoia glyptostroboides, un altro fossile vivente: descritta su reperti fossili negli anni Quaranta del Novecento e poi ritrovata viva in una valle dello Hubei. Due specie date per morte da milioni di anni crescono a quaranta metri l'una dall'altra, in un giardino di Trastevere, e la maggior parte dei visitatori passa davanti a entrambe parlando d'altro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Orto Botanico di Roma
Che il giardino non è nato qui. Questa è l'informazione che manca in quasi tutte le descrizioni dell'Orto Botanico di Roma, ed è quella che spiega la sua forma. L'istituzione ha traslocato più volte: dal giardino dei semplici pontificio in Vaticano, al terreno donato da Alessandro VII nel 1660 sotto il Fontanone, sottratto al pomario dei frati di San Pietro in Montorio, fino all'arrivo nel giardino Corsini nel 1883. Il risultato è che l'Orto Botanico di Roma occupa un giardino che non è stato progettato per lui: la scalinata di Ferdinando Fuga, il nicchione, le fontane, l'asse prospettico verso il palazzo appartengono a una villa nobiliare settecentesca, e la botanica si è dovuta accomodare dentro una scenografia preesistente.
Da qui discendono tutte le stranezze che il visitatore nota senza saperle spiegare. Perché le collezioni non seguono un ordine sistematico rigoroso come in altri orti botanici europei, ma si dispongono a macchie sui terrazzamenti. Perché il palmeto occupa un viale d'onore. Perché in cima alla collina c'è un bosco vero e non un settore didattico: quel bosco era il bosco della villa, e conservarlo è costato meno che sostituirlo. Perché due vasche seicentesche appartenute a Cristina di Svezia fanno da contenitori per le succulente dentro la Serra Corsini.
La seconda cosa che non vi dirà nessuno è pratica. Il dislivello è reale: dal cancello alla sommità si salgono decine di metri, quasi tutti su scalini o su rampe in pietra. Chi arriva con un passeggino, con un ginocchio malandato o con le infradito farà mezzo giardino e tornerà indietro. La parte bassa è pianeggiante e accessibile, la parte alta molto meno. Sapere in anticipo che l'Orto Botanico di Roma è una collina e non un parco piano evita metà delle delusioni che sento raccontare all'uscita.
Il consiglio che ti do per visitare Orto Botanico di Roma
Il consiglio è uno solo e va contro l'istinto di tutti: salite subito, appena entrati, e scendete alla fine. Novantanove visitatori su cento entrano, si fermano al viale delle palme, girano nella parte bassa fra le serre e l'orto dei semplici, e affrontano la salita quando sono già stanchi e accaldati. A quel punto la collina diventa una fatica e il bosco romano si liquida in dieci minuti. Fate il contrario: attraversate la parte bassa senza fermarvi, prendete la scalinata del Fuga, arrivate al nicchione, godetevi il bosco, il roseto e il giardino giapponese con le gambe fresche, e riscendete verso le serre e il bambuseto nella seconda metà della visita. Il bambuseto e la valletta delle felci, che sono i punti più freschi, capitano così alla fine, quando servono davvero.
Il secondo consiglio riguarda l'ora. L'Orto Botanico di Roma apre alle 9:00. Nella prima ora il giardino è quasi vuoto, la luce è radente e le serre non sono ancora diventate forni. Il sabato e la domenica pomeriggio, al contrario, il bambuseto e il giardino giapponese diventano un set fotografico affollato, con code informali per lo scatto. Se potete scegliere, andate un martedì mattina.
Terzo: portate acqua e scarpe chiuse. Ci sono fontanelle, ma il percorso alto è polveroso o fangoso a seconda della stagione, e il terriccio dei viali non perdona le scarpe eleganti. Quarto, e vale come opinione netta: non provate a incastrare l'Orto Botanico di Roma in un'ora fra due musei. È il classico luogo che restituisce moltissimo a chi si ferma e quasi nulla a chi lo attraversa. Se avete solo sessanta minuti, rimandate a un'altra volta e andate a Villa Farnesina, che è dall'altra parte della strada e in un'ora si visita bene. Chi organizza un itinerario romano più largo, e vuole capire dove incastrare una mattina di verde fra il Vaticano e il centro, trova un'impostazione ragionata nella guida Rome itinerary 3 days di ItalyPlanner.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che l'Orto Botanico di Roma non è un giardino comunale ma un museo universitario, e che questa differenza si vede in ogni angolo. Il giardino appartiene alla Sapienza Università di Roma, fa parte del suo sistema museale ed è gestito dal Dipartimento di Biologia Ambientale. Non è una distinzione burocratica: significa che ogni aiuola è anche materiale didattico, che le collezioni hanno un criterio scientifico e non estetico, e che dietro il cancello lavorano ricercatori, tecnici e dottorandi che studiano l'ecologia dell'ambiente urbano, la conservazione delle specie a rischio e la fenologia delle fioriture.
La conseguenza più visibile è la cartellinatura. Ogni pianta importante porta il nome scientifico completo con l'autore della descrizione, cioè quella sigla che segue il binomio latino e che indica chi ha pubblicato per primo la specie. Quercus ilex L. significa che a descriverla fu Linneo. Non è pedanteria: è il modo in cui la botanica cita le proprie fonti, ed è la stessa ragione per cui in questo giardino si trovano etichette con nomi come Sequoia sempervirens (Lamb. ex D. Don) Endl., dove le parentesi raccontano un cambio di attribuzione.
La seconda conseguenza è l'attività didattica. L'Orto Botanico di Roma ospita mostre, corsi, conferenze e simposi, riceve annualmente quasi centomila visitatori e svolge un'intensa attività con le scuole, nell'ordine delle duecentocinquanta visite guidate all'anno. Ospita inoltre ricerche altamente specializzate sull'ecologia dell'ambiente urbano, che è un campo in cui Roma, con la sua estensione di aree verdi dentro il perimetro urbano, è un laboratorio a cielo aperto. Terza conseguenza, la meno gradita ai visitatori: il giardino segue i calendari e i bilanci dell'università, e alcune sezioni possono chiudere per lavori o per manutenzione senza grande preavviso. Chi arriva convinto di trovare tutto aperto in ogni giorno dell'anno resta a volte deluso, e il modo di evitarlo è controllare gli avvisi sul sito ufficiale prima di partire.
La foto giusta da fare a Orto Botanico di Roma
La fotografia che tutti fanno è il tunnel del bambuseto, con i culmi verticali e la luce a strisce. Funziona, si porta a casa in tre minuti e la vedrete replicata a migliaia. Se volete quella, andateci nel tardo pomeriggio con il sole basso alle spalle, mettetevi in ginocchio e inquadrate verso l'alto: i culmi convergono e il cielo si chiude.
La fotografia giusta, però, è un'altra: la scalinata del Fuga vista dal basso, in asse, con gli undici zampilli in primo piano e i due platani orientali plurisecolari che incorniciano la salita ai lati. Quello scatto racconta l'intero Orto Botanico di Roma in un fotogramma, perché tiene insieme l'architettura settecentesca, l'acqua dell'Acqua Paola e la monumentalità arborea. Serve la luce del mattino, quando il sole arriva radente da nordest e stacca i tronchi dallo sfondo; nel primo pomeriggio la scalinata va in controluce e l'acqua diventa una macchia bianca bruciata.
La terza fotografia, quella che nessuno pensa di fare, si scatta dal bosco romano in cima alla collina: dalle radure fra i lecci si aprono squarci sui tetti di Trastevere e sulle cupole, e un teleobiettivo medio compone un'inquadratura in cui la città appare attraverso i rami. È il ritratto più onesto di questo luogo, che è un lembo di bosco dentro una capitale. Regola pratica per tutte e tre: il treppiede ingombra e nelle serre non serve a nulla, perché l'umidità appanna l'obiettivo appena entrate. Lasciate che la lente si acclimati due minuti prima di scattare dentro la serra tropicale, altrimenti porterete a casa solo fotografie lattiginose.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è una donazione. Nel 1660 papa Alessandro VII Chigi consegnò all'Università di Roma un terreno sotto il Fontanone, sottraendolo al pomario del convento di San Pietro in Montorio, perché vi si coltivasse il giardino dei semplici destinato agli studi universitari. È l'atto con cui la botanica romana smette di essere una concessione papale e diventa una istituzione accademica. Fino a quel momento gli studenti osservavano le piante del giardino vaticano, che restava privatissimo e accessibile per favore.
Il secondo avvenimento è l'arrivo dell'acqua. Con il ripristino seicentesco dell'acquedotto traianeo voluto da Paolo V, l'acqua di Bracciano tornò sul Gianicolo dopo secoli, e le fontane, i ruscelli e le vasche che oggi alimentano le collezioni acquatiche del giardino nascono da quella condotta. Alessandro VII sfruttò quella disponibilità per fare del giardino romano uno dei principali d'Europa. La storia dell'Orto Botanico di Roma è, a ben vedere, una storia idraulica.
Il terzo avvenimento è la ristrutturazione del 1736 e degli anni successivi. L'acquisto del palazzo da parte del cardinale Neri Maria Corsini, nipote di Clemente XII, e l'intervento di Ferdinando Fuga trasformarono la vecchia villa Riario in uno dei palazzi più splendidi della Roma settecentesca. Fuga ridisegnò anche il giardino sul pendio, con la scalinata, il nicchione, la fontana degli undici zampilli e quella dei Tritoni. Senza quel cantiere il luogo che si visita oggi avrebbe una forma completamente diversa.
Il quarto avvenimento è il 1883. Tredici anni dopo la presa di Roma, il governo italiano acquistò Palazzo Corsini per due milioni e quattrocentomila lire e vi insediò l'Accademia Nazionale dei Lincei; il principe Tommaso Corsini donò all'Accademia la biblioteca di famiglia insieme a stampe e dipinti. Nello stesso passaggio il giardino storico alle spalle del palazzo divenne la sede definitiva dell'Orto Botanico di Roma, che qui trovò finalmente uno spazio adeguato alle sue collezioni. Una singola operazione statale generò in un colpo solo la sede dei Lincei, il nucleo della Galleria Nazionale d'Arte Antica e l'orto botanico universitario.
Il quinto avvenimento è del 1877 e riguarda il ferro e il vetro: la costruzione della serra monumentale da parte della ditta Mathian di Lione. È l'ingresso della tecnologia industriale dentro un giardino aristocratico, e la ragione per cui a Roma si può vedere una serra ottocentesca di scuola francese senza andare a Kew o a Parigi.
Il sesto, infine, è recente e riguarda la conservazione: l'ingresso dell'Orto Botanico di Roma nella Rete Italiana Banche del Germoplasma per la conservazione ex situ della flora spontanea italiana, con oltre milletrecento accessioni conservate, e la coltivazione qui di specie come Abies nebrodensis, ridotta in natura a poche decine di individui sulle Madonie, e Wollemia nobilis, la conifera australiana riscoperta nel 1994. Un giardino nato per coltivare medicamenti oggi custodisce semi contro l'estinzione.
Chi è passato da Orto Botanico di Roma
Il nome inciso su questo luogo prima di ogni altro è quello di Cristina di Svezia. Regina abdicataria, convertita al cattolicesimo e trasferita a Roma nel 1655 fra onori clamorosi, visse nella villa Riario dal 1659 fino alla morte, avvenuta nel 1689, e vi tenne una corte che fu insieme accademia, biblioteca, teatro e laboratorio di conversazione erudita. Il largo davanti all'ingresso porta il suo nome, e due vasche che le appartennero si trovano ancora dentro la Serra Corsini, riusate per le succulente. Poche altre volte a Roma si tocca con mano un oggetto quotidiano appartenuto a un personaggio di quella statura.
Prima di lei, secondo la tradizione, il giovane Michelangelo Buonarroti soggiornò nel palazzo Riario nel suo primo periodo romano, ospite del cardinale Raffaele Riario. La notizia appartiene alla tradizione biografica dell'artista e va presa per quello che è, ma colloca comunque questo indirizzo dentro la geografia della Roma di fine Quattrocento.
Da qui passarono i papi che fecero e disfecero l'orto: Bonifacio VIII, sotto il cui pontificato è menzionato il giardino dei semplici pontificio; Nicola III, che alla fine del Duecento volle il Pomerius vaticano ricordato da un'iscrizione oggi in Campidoglio; Alessandro VI, che nel Cinquecento volle il primo vero orto botanico romano; Pio IV, che lo ricostruì e gli diede un guardiano incaricato anche di guidare i visitatori; Pio V, che lo ingrandì affidandolo a Michele Mercati; Paolo V, che riportò l'acqua sul Gianicolo; e Alessandro VII Chigi, che nel 1660 lo donò all'Università.
Fra gli scienziati, il nome maggiore è quello di Michele Mercati, medico e naturalista, custode del giardino papale sotto Pio V e autore della Metallotheca vaticana, una delle prime raccolte museali di minerali e fossili organizzate con criterio. E soprattutto Giovanni Faber, medico tedesco trapiantato a Roma, direttore del giardino vaticano dal 1601 al 1629, accademico dei Lincei e corrispondente di Galileo Galilei: a lui si attribuisce la prima denominazione della propria materia come botanica. Il nome della disciplina che si insegna in tutte le università del mondo nasce nell'ambiente accademico romano di cui questo giardino è l'erede diretto.
Nell'Ottocento passò di qui la famiglia Corsini nella persona del principe Tommaso, che con la donazione del 1883 consegnò biblioteca e quadreria allo Stato, e con lui l'Accademia Nazionale dei Lincei, che dal palazzo davanti al giardino non si è più mossa. Nel Novecento il nome da ricordare è quello dell'architetto giapponese Ken Nakajima, progettista del giardino giapponese dell'Orto Botanico di Roma e autore anche del giardino dell'Istituto Giapponese di Cultura nella capitale: due opere che hanno introdotto in città un modo diverso di comporre acqua, pietra e pianta. E ogni anno passano di qui quasi centomila visitatori, fra cui decine di migliaia di studenti romani, per i quali questo giardino è la prima lezione di botanica fatta davanti a una pianta viva e non su un libro.
L'Orto Botanico di Roma con i bambini
Funziona, e funziona meglio di quasi tutti i musei del centro. I bambini possono camminare senza essere zittiti, l'ambiente è chiuso e sorvegliato, e ci sono tre o quattro cose che li conquistano in pochi minuti: il bambuseto, dove si entra in un tunnel di canne altissime; le piante carnivore della serra tropicale, le Nepenthes con il loro ascidio a brocca; i cactus enormi della Serra Corsini; il ruscello e le carpe del giardino giapponese. Il giardino degli aromi, con le aiuole rialzate all'altezza delle mani e i cartellini in Braille, si presta a un gioco: riconoscere le piante a occhi chiusi.
Le avvertenze sono due. Il dislivello: con un passeggino leggero la parte bassa si affronta bene, la salita alla scalinata molto meno, e conviene un marsupio per i più piccoli. E il fatto che qui non si corre a piedi nudi nell'erba come in un parco: le collezioni sono materiale di studio, alcune aiuole sono delimitate, e va spiegato prima che le piante non si toccano. Se cercate un'alternativa più libera per far sfogare i bambini dopo la visita, il parco di Villa Doria Pamphilj è a un quarto d'ora e non ha divieti botanici.
Accessibilità all'Orto Botanico di Roma
La parte bassa e pianeggiante del giardino, dove si trovano le serre, l'orto dei semplici, il giardino degli aromi, il palmeto e le piante acquatiche, è percorribile in sedia a rotelle su viali battuti, e il museo dichiara la presenza di percorsi accessibili e di servizi igienici dedicati. Il giardino degli aromi è progettato esplicitamente per i visitatori non vedenti, con aiuole rialzate, specie riconoscibili al tatto e all'olfatto e cartellini in Braille. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per l'accompagnatore.
La parte collinare, con la scalinata del Fuga, il bosco romano, il roseto e il giardino giapponese, comporta un dislivello notevole e gradini in pietra: non è percorribile autonomamente in sedia a rotelle. Chi ha esigenze specifiche di mobilità farebbe bene a telefonare in anticipo alla biglietteria, allo 06 49917107, o a scrivere a info-ortobotanico@uniroma1.it per farsi indicare il percorso praticabile nel giorno della visita, perché la transitabilità dei viali alti cambia con il meteo e con i lavori in corso.
Quando andare all'Orto Botanico di Roma, stagione per stagione
Marzo e aprile sono i mesi delle fioriture: i ciliegi del giardino giapponese, le magnolie stellate, il risveglio della macchia mediterranea. Sono anche i mesi con più gente nei fine settimana. Maggio è il mese del roseto, con il picco nella seconda metà. Giugno e luglio spostano l'interesse sull'acqua: la fioritura del fior di loto nel laghetto, il fresco della valletta delle felci, l'ombra del bambuseto. In agosto il giardino è duro nelle ore centrali e va affrontato all'apertura; il museo osserva inoltre alcune chiusure di metà agosto che vengono annunciate sul sito ufficiale.
L'autunno è la stagione che consiglio a chi ci è già stato: gli aceri palmati del giardino giapponese, il Parrotia persica che vira a tutti i rossi possibili, il cipresso calvo che diventa color ruggine, il bosco romano coperto di foglie e nessuna fila. L'inverno è il momento delle serre, delle succulente e delle strutture: senza foglie si legge finalmente l'architettura del Fuga, la scalinata, il nicchione, i terrazzamenti. In inverno l'orario è più corto, con chiusura anticipata: arrivare alle 15:30 in gennaio significa avere meno di due ore.
Che cosa c'è intorno all'Orto Botanico di Roma
Nel raggio di dieci minuti a piedi c'è una delle concentrazioni artistiche più dense di Roma. Di fronte al largo, sull'altro lato di via della Lungara, Villa Farnesina conserva la Galatea di Raffaello e la Loggia di Amore e Psiche: mezz'ora di visita e un biglietto a parte. Nel palazzo che chiude il giardino, la Galleria Corsini espone la quadreria settecentesca del cardinale Neri Maria Corsini nell'allestimento storico, che è oggi una rarità museale. Cinque minuti più in là comincia Trastevere vero, con la Basilica di Santa Maria in Trastevere e i suoi mosaici, e il Museo di Roma in Trastevere per chi vuole capire com'era la città prima degli sventramenti.
Salendo invece verso l'alto si arriva in un quarto d'ora alla Fontana dell'Acqua Paola, cioè il Fontanone, al belvedere del Gianicolo, al Bosco Parrasio dell'Accademia dell'Arcadia e a San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante. Un itinerario che parte dall'Orto Botanico di Roma alle nove del mattino e finisce al Fontanone al tramonto è una delle giornate romane meglio spese, e non costa quasi nulla. Chi preferisce farsi accompagnare da un professionista trova i servizi su misura di TourLeaderPro a Roma, e chi cerca esperienze private per piccoli gruppi le trova fra le esperienze esclusive di TourLeaderPro.

Domande veloci su Orto Botanico di Roma
Quanto costa il biglietto per l'Orto Botanico di Roma?
Il sito ufficiale indica 5,00 euro l'intero e 4,00 euro il ridotto. Il ridotto vale per i ragazzi dai 6 ai 18 anni, gli over 65 e gli studenti universitari. Le tariffe possono cambiare: conviene un controllo sul sito della Sapienza prima della visita.
Dove si trova esattamente l'Orto Botanico di Roma?
In Largo Cristina di Svezia 23A, 00165 Roma, alle pendici del Gianicolo, dietro Palazzo Corsini e di fronte a Villa Farnesina. L'accesso si apre da via della Lungara. Esiste un secondo ingresso dalla Passeggiata del Gianicolo per chi ha il biglietto acquistato online.
Quali sono gli orari dell'Orto Botanico di Roma?
Apertura tutti i giorni, domeniche e festivi compresi. Il sito ufficiale indica 9:00-18:30 con l'ora legale e 9:00-17:30 con l'ora solare, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Gli orari seguono la stagione e vanno verificati sul sito ufficiale.
Serve prenotare per entrare all'Orto Botanico di Roma?
No, per l'ingresso individuale non serve prenotare: si compra il biglietto alla biglietteria del cancello. La prenotazione è invece necessaria per i gruppi, da dieci persone in su, e per le scolaresche.
L'Orto Botanico di Roma è chiuso il lunedì?
No. Il giardino apre tutti i giorni, anche la domenica e nei festivi. Sono previste alcune chiusure puntuali, per esempio a metà agosto, annunciate sul sito ufficiale.
Quanto tempo serve per visitare l'Orto Botanico di Roma?
Due ore e mezza per una visita completa che comprenda le serre, il bosco romano e il giardino giapponese. Un'ora basta solo per la parte pianeggiante. Chi fotografa o si interessa di botanica può facilmente restare mezza giornata.
Quanto è grande l'Orto Botanico di Roma?
Dodici ettari, con circa duemila metri quadrati di serre. È uno dei maggiori orti botanici d'Italia e ospita oltre tremila specie vegetali.
Si possono fare fotografie all'Orto Botanico di Roma?
Le fotografie amatoriali non pongono problemi lungo il percorso di visita. Per i servizi fotografici professionali, i matrimoni e le riprese video occorre invece un'autorizzazione del museo: si chiede scrivendo a info-ortobotanico@uniroma1.it.
L'Orto Botanico di Roma è accessibile in sedia a rotelle?
La parte bassa e pianeggiante, con serre, orto dei semplici, giardino degli aromi e palmeto, è percorribile; il museo dichiara percorsi accessibili e servizi dedicati. La parte collinare, con la scalinata e il bosco, comporta gradini e forti pendenze. Meglio telefonare prima allo 06 49917107.
Ci sono visite guidate gratuite all'Orto Botanico di Roma?
La domenica il museo organizza visite guidate comprese nel prezzo del biglietto. Ci si prenota in loco, fino a venti minuti prima della partenza, e i posti per turno sono limitati.
L'Orto Botanico di Roma è adatto ai bambini?
Molto. Bambuseto, piante carnivore della serra tropicale, cactus della Serra Corsini, ruscelli e laghetti tengono l'attenzione dei più piccoli. Il limite è il dislivello, faticoso con un passeggino ingombrante.
Si può entrare con il cane all'Orto Botanico di Roma?
Il giardino è un museo universitario con collezioni scientifiche e applica limitazioni all'ingresso degli animali. Le condizioni aggiornate sono indicate dal museo: chi viaggia con un cane chieda alla biglietteria prima di presentarsi al cancello.
Si può fare un picnic all'Orto Botanico di Roma?
Non è un parco pubblico e non è previsto il picnic sui prati delle collezioni. Ci sono panchine lungo i viali e fontanelle per l'acqua. Chi vuole mangiare all'aperto trovi un giardino comunale nelle vicinanze.
Che differenza c'è fra l'Orto Botanico di Roma e il Roseto Comunale?
Il Roseto Comunale, sull'Aventino, è un giardino municipale dedicato alle rose, con apertura stagionale e ingresso gratuito. L'Orto Botanico di Roma è un museo universitario aperto tutto l'anno con biglietto, e il suo roseto è una delle molte collezioni, ordinata secondo lo schema evolutivo delle rose coltivate.
Qual è il periodo migliore per visitare l'Orto Botanico di Roma?
Aprile per le fioriture e i ciliegi, la seconda metà di maggio per il roseto, luglio per il fior di loto, novembre per gli aceri del giardino giapponese e i colori autunnali. L'inverno premia chi vuole le serre e l'architettura del giardino.
Dove si compra il biglietto dell'Orto Botanico di Roma?
Alla biglietteria di Largo Cristina di Svezia oppure online sul canale di prevendita indicato dal museo sul proprio sito ufficiale. Il biglietto online è l'unico modo per usare l'ingresso dalla Passeggiata del Gianicolo.
C'è il bookshop all'Orto Botanico di Roma?
Il museo ha un bookshop, con aperture che possono variare rispetto a quelle del giardino. Chi ci tiene chieda alla biglietteria all'ingresso.
L'Orto Botanico di Roma è lo stesso dei Giardini Vaticani?
No, sono due luoghi distinti. I Giardini Vaticani sono dentro lo Stato della Città del Vaticano e si visitano solo con visita guidata prenotata. L'Orto Botanico di Roma è un museo della Sapienza in Trastevere. Il legame è storico: l'antenato dell'orto universitario era proprio il giardino dei semplici pontificio, sul colle vaticano.
Quante specie ci sono all'Orto Botanico di Roma?
Oltre tremila specie vegetali fra collezioni all'aperto e serre, senza contare le oltre milletrecento accessioni conservate nella Banca del Germoplasma, che riguardano 133 famiglie, 580 generi e 936 specie della flora spontanea italiana.
Chi gestisce l'Orto Botanico di Roma?
La Sapienza Università di Roma, attraverso il Dipartimento di Biologia Ambientale. Il giardino è il Museo Orto Botanico del sistema museale dell'ateneo, e svolge attività di ricerca, didattica ed educazione ambientale.
Si può visitare anche Palazzo Corsini con lo stesso biglietto?
No. La Galleria Corsini, che occupa il palazzo davanti al giardino, ha una gestione statale diversa e un biglietto separato. Sono due visite complementari e si fanno bene nella stessa mattinata.
Perché si chiama Largo Cristina di Svezia?
Perché la regina Cristina di Svezia visse nella villa Riario, oggi Palazzo Corsini, dal 1659 al 1689, e vi tenne una corte intellettuale celebre in tutta Europa. Due vasche che le appartennero si trovano ancora nella Serra Corsini.
Che cosa vedere all'Orto Botanico di Roma se si ha poco tempo?
La scalinata del Fuga con la fontana degli undici zampilli e i due platani orientali, il bambuseto e la serra tropicale. Sono tre soste che si chiudono in cinquanta minuti e restituiscono l'idea del luogo.
La mia conclusione sull'Orto Botanico di Roma
Accompagno gruppi in questa città da molti anni e all'Orto Botanico di Roma ci torno per due ragioni. La prima è che a cinque euro non esiste in centro nulla che restituisca altrettanto: dodici ettari, tremila specie, una scalinata di Ferdinando Fuga, due platani di quattro secoli, un fossile vivente australiano e un bosco vero dentro le mura. La seconda è che questo giardino non recita. Non ha pannelli spettacolari, non ha percorsi obbligati, non ha un finale a effetto. Ha cartellini con i nomi degli autori delle specie, aiuole di studio, serre con l'umidità sbagliata per la vostra macchina fotografica e una collina che chiede fiato.
Il consiglio finale che do a tutti: salite in cima, sedetevi in una radura del bosco romano e restate fermi dieci minuti. Sentirete il traffico della Lungara sotto e i pappagalli sopra, e capirete perché questa collina è stata terrazzata, irrigata e coltivata per duemila anni di fila. Poi scendete e andate al Fontanone. Chi programma un viaggio più ampio e vuole capire dove incastrare Trastevere e il Gianicolo dentro una settimana romana trova un quadro completo nella guida best things to do in Rome.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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