Capalbio (GR)

Capalbio (GR) è un comune di poco più di tremila abitanti sull'ultimo poggio della Maremma grossetana prima del confine con il Lazio: il centro storico murato è pedonale e vi si accede solo a piedi, dalla porta a doppio arco che guarda a valle. Da Roma sono circa 140 chilometri di via Aurelia (SS1), da Grosseto una cinquantina; l'uscita utile per il paese è Capalbio Scalo, quella per il Giardino dei Tarocchi è Chiarone. Il treno regionale della linea tirrenica ferma a Capalbio Scalo, sotto il borgo, e da lì si sale in taxi o con le autolinee Tiemme. Il borgo in sé non ha biglietto: si paga solo la Rocca Aldobrandesca, in via Collacchioni 2, con ticket a costo simbolico all'ufficio informazioni del piano terra. Il Giardino dei Tarocchi, in località Garavicchio a Pescia Fiorentina, apre tutti i giorni dal 1 aprile al 15 ottobre dalle 14.30 alle 19.30 con ultimo ingresso alle 18.15: intero 15 euro, ridotto 10 euro, gratuito sotto i sei anni, e il biglietto si compra obbligatoriamente online, con data e ora, perché alla cassa non si vende; telefono 0564 895122. L'Oasi WWF del Lago di Burano, sulla strada Litoranea del Chiarone 35, si visita solo con visita guidata su prenotazione, da fissare entro le 13 del giorno prima al numero 388 4231098 o all'indirizzo lagodiburano@wwf.it. Le spiagge sono libere per la maggior parte della loro estensione e si raggiungono in auto dalle strade che scendono dall'Aurelia. Prezzi e orari cambiano di stagione: prima di partire vale un controllo sui siti ufficiali dei singoli luoghi.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Chi arriva dalla capitale trova qui la fine naturale di un itinerario che risale la costa tirrenica e i borghi della Tuscia: le pagine su Tarquinia e su Montalto di Castro raccontano le tappe intermedie, quella sull'Argentario il seguito verso nord.

Come arrivare a Capalbio (GR) e dove lasciare l'auto

L'Aurelia, qui, è una superstrada a doppia carreggiata che corre parallela al mare. Arrivando da sud si esce a Chiarone Scalo o a Capalbio Scalo, da nord conviene l'uscita di Capalbio Scalo: il paese è già in vista dalla strada, un cono di case chiare con una torre in cima, e le indicazioni portano su per una salita di tornanti larghi. In auto il tratto Roma-Capalbio si copre in circa un'ora e tre quarti se non ci si mette in mezzo il traffico del venerdì sera di agosto, che qui esiste eccome. Da Siena si scende con la statale 223 verso Grosseto e poi si prende l'Aurelia verso sud.

In treno la stazione di riferimento è Capalbio Scalo, sulla tirrenica Roma-Grosseto-Livorno, servita dai regionali. Non ci sono coincidenze frequenti verso il borgo: chi non ha l'auto trova taxi (fra i recapiti indicati dal Giardino dei Tarocchi ci sono il 339 7031080 e il 348 3630623) e le corse delle autolinee Tiemme. Gli aeroporti sono Roma Fiumicino, a circa 120 chilometri, e più lontani Firenze e Pisa.

Il parcheggio è tutto fuori dalle mura, lungo la strada che gira attorno al colle e nei piazzali sotto la porta. In estate, e soprattutto nelle sere delle rassegne culturali, si riempie presto: chi arriva a mezzogiorno posteggia sotto le mura, chi arriva alle sette di sera fa cinquecento metri di salita a piedi. Il centro storico di Capalbio è chiuso al traffico e questa è una delle ragioni per cui vi si cammina così bene con i bambini piccoli.

Il borgo murato di Capalbio (GR): la visita passo per passo

Capalbio si visita in senso ascensionale, e non c'è modo di sbagliare percorso: dalla porta si sale, e ogni vicolo che sale prima o poi arriva alla Rocca. Un giro completo con soste dura un'ora e mezza, due se si entra nella Rocca e ci si ferma sul camminamento. Se ne può fare uno rapido in quaranta minuti, ma sarebbe un peccato: qui il valore non è nel singolo monumento, è nel sistema difensivo intatto che avvolge il paese come una conchiglia.

Capalbio
Capalbio

La porta e la lapide del 1418

Si entra da una porta a doppio arco, sormontata da una lapide del 1418 che ricorda il restauro delle mura eseguito dai conquistatori senesi, e da uno stemma mediceo con iscrizione del 1602: due date, due padroni, un solo muro. È il riassunto in pietra di tutta la storia locale. Sotto l'arco è ancora al suo posto il portone in legno e ferro che nei secoli veniva serrato al tramonto per tenere fuori le incursioni: non un pezzo scenografico, un dispositivo che ha funzionato per davvero fino a quando la Maremma è stata terra di confine e di scorrerie.

La lapide più celebre di Capalbio è però quella della Porta Senese, il testo latino che si vanta della doppia cinta e del leone di Siena. Gabriele D'Annunzio ne diede una traduzione poetica che i capalbiesi citano ancora: Sono Capalbio felice, difeso dal leone senese dal quale sono protetto, e da queste prime mura restaurate a proprie spese e dalle altre mura che circondano le prime, correndo gli anni millequattrocentoquattro oltre i quali il mondo aveva girato dieci anni e più volte due. Tradotto dal linguaggio delle date: il muro esterno è del primo Quattrocento e quello interno è più antico ancora.

Via Vittorio Emanuele II e il camminamento di ronda

Presa la salita, si costeggia il tratto merlato che conserva il camminamento originale della ronda. È percorribile, ed è la cosa più bella del paese: si cammina sopra la cortina, con il vuoto da una parte e i tetti dall'altra, e in venti minuti si fa quasi il giro completo del borgo. Capalbio ha una cinta doppia, su due livelli diversi, e questa è la sua vera anomalia rispetto agli altri paesi murati della Maremma. Il giro sul livello alto dà il panorama, quello sul livello basso dà l'idea di come funzionava la difesa: chi saliva doveva bucare due volte.

Un'avvertenza pratica che nessun cartello dà: il camminamento è in pietra viva, spesso senza parapetto continuo, e in alcuni tratti è stretto. Con bambini molto piccoli si tiene la mano, con le infradito non si va. Al tramonto d'estate diventa affollato di gente con il telefono in mano, e ha ragione: la luce delle otto di sera su queste mura è una delle cose che valgono il viaggio.

L'Arco Santo e il ritratto dell'imperatore Adriano

Salendo sulla destra si incontra l'Arco Santo, e sopra l'arco, incastonato nel muro, un ritratto in marmo dell'imperatore Adriano databile al II secolo dopo Cristo. Con ogni probabilità arriva dalla città romana di Cosa, sul promontorio di Ansedonia, poco più a nord: nel Medioevo le rovine antiche erano cave di materiale, e un ritratto imperiale finiva volentieri murato in una struttura difensiva come portafortuna, come trofeo o semplicemente come blocco di buon marmo. La provenienza da Cosa è ipotesi ragionevole e ampiamente accolta, non un fatto documentato da carte: vale la pena saperlo, perché il modo in cui una guida dice le cose distingue chi sa da chi ripete.

Il dettaglio da cercare a occhio nudo: il volto è consumato dalla pioggia di otto secoli di esposizione, ma la calotta di riccioli e la barba corta restano leggibili. Adriano lassù, sopra la testa di chi entra, è il pezzo di antichità più alto in quota di tutto il territorio comunale.

La chiesa di San Nicola nel borgo di Capalbio

Proseguendo, sulla sinistra, si apre la piazza della Chiesa con l'arcipretura di San Nicola. L'impianto è medievale, quasi certamente del XII secolo, quando la chiesa aveva anche funzione di pieve; nel Trecento vi si innestarono elementi gotici sul romanico originario, e nel Quattrocento arrivò la decorazione rinascimentale che oggi domina l'interno. La facciata è a coronamento semplice, con il portale sormontato da un arco gotico a sesto acuto e un rosone sopra; il campanile si alza sul retro, a destra, intonacato come il resto.

Dentro, una navata unica scandita in campate con volte a crociera, cappelle laterali semicircolari separate da pilastri con capitelli lavorati. Buona parte delle cappelle laterali conserva affreschi rinascimentali di scuola umbro-senese: il termine non è una formula vuota, indica proprio la posizione geografica e culturale di Capalbio, terra senese affacciata sull'orbita umbro-laziale. Non aspettatevi nomi di primo piano né cartellini: qui si guarda per gruppi stilistici, e la sorpresa è la qualità del colore in un paese di tremila anime. La parrocchia di San Nicola serve circa millequattrocentocinquanta abitanti.

Via Collacchioni e la piazza della Rocca

Da San Nicola si continua a salire lungo via Collacchioni fino alla piazza della Rocca, che è il punto più alto dell'abitato. Qui la strada finisce e comincia la fortificazione. La sequenza è quella tipica dei castelli di confine: chiesa a mezza costa, fortezza in cima, case addossate in mezzo. Chi guarda con attenzione noterà che i palazzi lungo via Collacchioni hanno portali in pietra di qualità superiore rispetto al resto del borgo: è la strada dei signori, non quella dei contadini.

Piazza Magenta e i tronconi di cinta

Tornando verso la porta si arriva in piazza Magenta, che d'estate diventa la platea naturale delle rassegne culturali del paese. Da qui partono i vari tronconi della cinta muraria percorribili: la doppia cortina di Capalbio si legge meglio da questo lato, dove i due livelli sono più vicini e si capisce a occhio la differenza di quota. Nelle sere di festival la piazza si riempie di sedie e il paese cambia faccia in mezz'ora.

L'Oratorio della Provvidenza fuori le mura

Appena fuori dalla cerchia si trova l'Oratorio della Provvidenza, e questo è il luogo che i visitatori frettolosi saltano sempre. Nacque come cappellina sorta attorno al culto di un'immagine perduta della Madonna; alla fine del Settecento vi fu costruito sopra un nuovo oratorio, mentre la cappella originaria rimase al livello inferiore. Gli affreschi sono del primo Cinquecento e la critica li assegna al Pinturicchio o a un suo stretto seguace: attribuzione tradizionale, non documento d'archivio, e conviene dirlo così.

Le scene: sulla parete di fondo la Madonna con il Bambino fra i santi Girolamo e Sigismondo; a sinistra i santi Cosma e Damiano entro un portico ornato; a destra la Trinità entro un portico gemello. Nel 1792 Pietro Calderoni realizzò una nuova immagine della Madonna della Provvidenza a sostituire l'effigie perduta, e quella resta il fulcro devozionale del luogo. Un Pinturicchio o quasi, in un oratorio di campagna, senza fila e senza biglietteria: se trovate aperto, entrate.

La Nana-Fontaine di Niki de Saint Phalle davanti alle mura

Subito fuori dalle porte c'è una scultura di Niki de Saint Phalle, la Nana-Fontaine. Non è un pezzo staccato dal Giardino dei Tarocchi: è il segno che l'artista franco-americana ha lasciato al paese che le fece da base per vent'anni. Le Nanas sono le sue figure femminili monumentali, tonde, colorate, deliberatamente esagerate, nate negli anni Sessanta come contraltare gioioso alle sue opere precedenti. Vederne una all'ingresso di un borgo medievale è un cortocircuito che a Capalbio nessuno trova strano, e questo dice molto sul paese.

Capalbio
Capalbio

La Rocca Aldobrandesca e il Palazzo Collacchioni di Capalbio

La Rocca è nel punto più alto del centro storico ed è la sagoma che si riconosce dall'Aurelia: una fortificazione a pianta a L, con torrione su base a scarpa, coronamento merlato e cortile chiuso. Nacque in epoca medievale come possedimento dell'Abbazia delle Tre Fontane, il monastero trappista di Roma; nel Duecento passò agli Aldobrandeschi, che la fecero ampliare, poi agli Orsini di Pitigliano, poi ai senesi, che nel Quattrocento la ristrutturarono dandole l'aspetto attuale. Dopo la caduta di Siena arrivarono i Medici. Ogni padrone ha lasciato un pezzo: il torrione è il nucleo antico, il palazzo addossato è rinascimentale.

Il pianoforte Conrad Graf suonato da Giacomo Puccini

Palazzo Collacchioni è l'edificio residenziale che si appoggia al torrione, su tre piani, con portale decorato e cortile interno dotato di pozzo storico. L'interno è in larga parte spoglio, ma alcune sale conservano decorazioni fini e arredi d'epoca. Il pezzo che tutti vengono a vedere è un pianoforte Conrad Graf, strumento viennese di scuola ottocentesca, sul quale suonò Giacomo Puccini durante i suoi soggiorni capalbiesi. Puccini frequentava la Maremma per la caccia, che era la sua vera seconda passione dopo il teatro, e Capalbio era una delle sue basi.

Un'opinione, da chi accompagna gruppi: il pianoforte da solo non giustifica la salita, ma la combinazione fra le due sale decorate, il cortile con il pozzo e la terrazza sì. Il ticket costa poco, l'ufficio informazioni al piano terra fornisce anche materiale illustrativo, e la Rocca è spesso sede di mostre e di eventi culturali, per cui la visita cambia contenuto a seconda del periodo.

La terrazza del torrione e il panorama a trecentosessanta gradi

Si sale fino alla terrazza merlata del torrione, e da lì il panorama gira di trecentosessanta gradi: le colline dell'entroterra da un lato, la pianura costiera con il Lago di Burano e la linea del mare dall'altro, il promontorio dell'Argentario che chiude l'orizzonte a nord e, nelle giornate limpide, il profilo del Giglio e dell'arcipelago. È il posto dal quale si capisce meglio perché il castello è stato costruito proprio qui: da questa terrazza si controllava tutto il tratto di costa fra Ansedonia e il Chiarone, cioè l'intero confine meridionale dello Stato dei Presidii e poi del Granducato.

Accessibilità: il palazzo non è accessibile ai visitatori con difficoltà motorie oltre il piano terra. La terrazza si raggiunge solo per scale strette e ripide, come in ogni torre medievale rimasta autentica.

Capalbio
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Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle

Il Giardino dei Tarocchi è in località Garavicchio, presso la frazione di Pescia Fiorentina, nel territorio comunale di Capalbio, ed è la ragione per cui buona parte dei visitatori arriva fin quaggiù. È un parco di sculture monumentali ispirate agli arcani maggiori dei tarocchi, alte fra i dodici e i quindici metri, rivestite di mosaici in ceramica, specchi e vetri colorati. La pagina dedicata al Giardino dei Tarocchi entra nel dettaglio delle singole figure.

Orari e biglietti del Giardino dei Tarocchi

Apertura tutti i giorni dal 1 aprile al 15 ottobre, dalle 14.30 alle 19.30, ultimo ingresso alle 18.15. Il biglietto intero costa 15 euro. Il ridotto, 10 euro, vale per i ragazzi dai sette ai ventidue anni, per gli over 65, per i residenti a Capalbio, per i gruppi da venticinque persone in su e per le guide turistiche abilitate. Le scolaresche pagano 8 euro a studente con un minimo di dieci partecipanti. L'ingresso è gratuito per i bambini sotto i sei anni, per i visitatori con invalidità superiore al 67 per cento, per l'accompagnatore della persona disabile e per un adulto ogni dieci scolari. Chi chiede il ridotto o la gratuità deve esibire il documento all'ingresso: senza, si paga intero.

L'acquisto online è obbligatorio, il biglietto è nominale per data e ora, non si cambia e non si rimborsa. Non si accettano prenotazioni per telefono o per email. Recapiti: 0564 895122, info@ilgiardinodeitarocchi.it. Il parcheggio è gratuito e non custodito. Il giardino resta aperto anche con la pioggia e nei giorni festivi. La durata media della visita è di circa novanta minuti, i cani sono ammessi al guinzaglio e non sono previste visite guidate né tour privati: si gira da soli, che è esattamente come l'artista voleva.

Come nacque il Giardino dei Tarocchi

L'origine è del 1955, quando Niki de Saint Phalle vide il Park Güell di Antoni Gaudí a Barcellona e ne uscì cambiata. Nel 1974, durante una convalescenza a Saint Moritz, raccontò all'amica Marella Caracciolo Agnelli il sogno di un giardino di sculture fondato sui simboli dei tarocchi; fu la famiglia Caracciolo a mettere a disposizione il terreno in Maremma. I lavori cominciarono nel 1978 sulla proprietà di Garavicchio. Le prime figure monumentali, la Papessa e il Mago, furono completate fra il 1980 e il 1982, con le strutture portanti in ferro saldato realizzate da Jean Tinguely, che di quelle armature fu l'ingegnere e il complice.

A metà anni Ottanta la squadra si allargò: la ceramista Venera Finocchiaro e lo specialista di mosaici Pierre Marie Lejeune lavorarono a fianco dell'artista. La Fondazione ottenne il riconoscimento ufficiale il 4 agosto 1997 e il giardino aprì al pubblico il 15 maggio 1998. Il padiglione d'ingresso è di Mario Botta, e la scelta è dichiaratamente antifrastica: un volume severo, geometrico, in muratura, come porta d'accesso a un mondo che dentro è tutto curve e colore. Niki de Saint Phalle si trasferì in California nel 1994 per ragioni di salute, continuò a seguire il cantiere da lontano e morì il 21 maggio 2002, a settantun anni.

Cosa si vede dentro il Giardino dei Tarocchi

Il percorso segue i ventidue arcani maggiori, tradotti in architetture abitabili più che in statue: dentro l'Imperatrice l'artista visse per anni, con cucina e camera da letto ricavate nel corpo della scultura. Gli specchi frantumati che rivestono le superfici cambiano il pezzo a ogni ora del giorno, e questa è la ragione tecnica per cui l'apertura pomeridiana non è un capriccio: la luce radente delle sei di sera fa cose che quella di mezzogiorno non fa.

Un'opinione netta: chi arriva alle 14.30 con quaranta gradi e nessuna ombra passa un'ora scomoda. Il momento giusto per entrare è verso le 17, in modo da avere la seconda metà della visita nella luce buona e nel fresco relativo. E chi ha bambini scoprirà che il giardino funziona da solo, senza bisogno di spiegazioni: è una delle poche opere d'arte contemporanea davanti alle quali un bambino di sei anni non chiede quando si va via.

Accessibilità e regole di visita

Il terreno è in parte in salita e in parte lastricato in modo irregolare; il sito ufficiale del Giardino dei Tarocchi mantiene una pagina dedicata all'accessibilità e conviene consultarla prima di partire se ci sono difficoltà motorie. Il resto sono buone maniere: non si sale sulle sculture, non si toccano i mosaici, si tiene il cane al guinzaglio.

Giardino dei Tarocchi
Giardino dei Tarocchi

L'Oasi WWF del Lago di Burano, la prima oasi d'Italia

Il Lago di Burano è una laguna costiera salmastra di circa centoquaranta ettari, profonda in media un metro, separata dal mare da un cordone di dune. L'area protetta gestita dal WWF supera i quattrocentodieci ettari, ai quali si aggiungono circa seicento ettari di zona di rispetto venatorio. Il dato che conta per la storia dell'ambientalismo italiano è un altro: questa fu la prima oasi del WWF Italia, il modello su cui è stato costruito tutto il resto della rete. La pagina dell'Oasi WWF Lago di Burano la racconta per esteso.

Che cosa si vede nell'Oasi WWF del Lago di Burano

Oltre trecento specie di uccelli sono state osservate qui, fra acquatici, limicoli e rapaci: il lago è un punto di svernamento di rilievo internazionale e in inverno la superficie si copre di anatre. Fra i mammiferi ci sono istrici, tassi, volpi, e il lupo compare sempre più spesso in transito durante gli spostamenti stagionali. La flora supera le cinquecento specie: ginepri, sughere, lecci sulle dune consolidate, e poi mirto, fillirea, lentisco, rosmarino nella macchia bassa. Il sentiero natura è attrezzato con capanni di osservazione e c'è un centro visite.

Visite guidate e prenotazione all'Oasi WWF del Lago di Burano

I singoli visitatori entrano solo con la visita guidata, e la prenotazione è obbligatoria entro le 13 del giorno precedente. Dal 22 settembre al 10 maggio le visite guidate su prenotazione sono il sabato, la domenica e i festivi, alle 10 e alle 14.30. Dall'11 maggio al 21 settembre sono il lunedì, il mercoledì, il sabato e la domenica alle 17.30, con anticipo alle 16.30 nel mese di settembre. Gruppi e scuole possono prenotare tutti i giorni. Le visite in inglese vanno concordate in anticipo per telefono o per email. Recapiti: 388 4231098, anche via messaggio, e lagodiburano@wwf.it. L'oasi resta chiusa in caso di allerta meteo gialla, arancione o rossa. Il centro visite è sulla strada provinciale Litoranea del Chiarone al numero 35; chi arriva in treno scende a Capalbio Scalo e prosegue a piedi per un tratto breve.

La Torre di Buranaccio sul Lago di Burano

Fra la sponda del lago e il mare si alza la Torre di Buranaccio, la torre costiera più meridionale della Toscana. È tozza, quadrata, con coronamento di mensoloni, e assomiglia molto alla fortezza di Porto Santo Stefano: appartiene allo stesso progetto di fortificazione dello Stato dei Presidii e fu realizzata dagli spagnoli intorno al 1600. Oggi è proprietà privata e si visita solo in occasioni rare, per esempio durante le giornate delle Oasi, quando i proprietari concedono il permesso alle escursioni del WWF. Fotografarla da fuori, però, non lo vieta nessuno, e la si vede benissimo dal sentiero.

Oasi WWF Lago di Burano
Oasi WWF Lago di Burano

Le spiagge di Capalbio (GR), tratto per tratto

Il litorale di Capalbio è un unico arco sabbioso ininterrotto di dodici chilometri, che a nord confina con il comune di Orbetello e a sud prosegue fino al confine con il Lazio. Detto così sembra tutto uguale: non lo è affatto. Fra un capo e l'altro cambiano il colore della sabbia, il tipo di frequentazione, la densità degli stabilimenti e perfino il modo in cui si arriva. Il fondale è basso e sabbioso, e con mare calmo l'acqua diventa davvero limpida. La maggior parte dell'arenile è spiaggia libera, gli accessi sono comodi e in diversi punti si arriva quasi con l'auto fin sopra la sabbia. Alle spalle corre una macchia mediterranea fitta che regala l'unica ombra disponibile.

Il territorio comunale è stato premiato con le cinque vele e con il primo posto nella Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano nel 2007 per la tutela e la gestione delle spiagge, del paesaggio e dell'ambiente, ed è tornato più volte fra le località riconosciute per la qualità della costa. Si praticano gli sport velici, kitesurf e windsurf in testa, e c'è una scuola di vela che accetta bambini a partire dai cinque anni.

Playa La Torba, la spiaggia di Capalbio verso Ansedonia

È il tratto più vicino al promontorio di Ansedonia e ha la sabbia più scura di tutto il litorale, quasi ferrosa. Zona tranquilla, con stabilimenti balneari alternati a lunghi tratti liberi. Da qui parte la passeggiata che porta fin sotto il promontorio: chi la fa può arrivare a vedere la Tagliata Etrusca e lo Spacco della Regina, il canale artificiale scavato nella roccia dai romani per impedire l'insabbiamento del porto di Cosa e la fenditura naturale che gli corre accanto. Il nome Tagliata Etrusca è tradizionale e fuorviante: l'opera è romana.

Macchiatonda, il tratto selvatico della costa di Capalbio

Scendendo verso il confine laziale si arriva a Macchiatonda, e qui si viene per il paesaggio più che per i servizi. Ci sono due stabilimenti balneari e un club esclusivo, ma il grosso resta libero. Si arriva percorrendo tutta la Strada di Macchiatonda, che attraversa campi dove pascolano mucche e cavalli allo stato brado: la strada è parte dell'esperienza, e in giugno con la luce del mattino è uno dei tratti più belli della Maremma.

Una volta in spiaggia, camminando verso sinistra si entra nella parte più selvaggia e meno frequentata di tutta la costa di Capalbio. Il consiglio è di proseguire fino alla Torre di Buranaccio: anche a Ferragosto, dopo il primo chilometro, si resta praticamente soli. Portate acqua e un cappello, perché ombra non ce n'è.

Chiarone e l'ultimo tratto verso il Lazio

Nella parte meridionale, in località Chiarone, la sabbia si schiarisce nettamente. Qui si trova uno degli stabilimenti balneari più noti d'Italia, quello che ha fatto la fama mondana di Capalbio e che d'estate raccoglie giornalisti, politici e imprenditori: il fascino discreto della borghesia intellettuale italiana, con l'ombrellone. Attorno, però, resta moltissima spiaggia libera, e a duecento metri dai lettini più fotografati del Tirreno c'è ancora chi si porta il telo da casa. Il confine con il Lazio è subito dopo, segnato dal fosso Chiarone.

Consigli pratici per le spiagge di Capalbio

Il vento da libeccio, qui, alza onda in fretta: chi ha bambini piccoli controlli le previsioni, perché con mare mosso il fondale basso diventa un frullatore di sabbia e l'acqua limpida sparisce. Il parcheggio negli accessi al mare è quasi tutto sterrato e in agosto si riempie entro le dieci del mattino. Ultimo avviso da chi ci va: le zanzare della zona umida, verso sera, sono una realtà seria e non un dettaglio folkloristico.

Fuori dal borgo: ville romane, castelli e dogane nel territorio di Capalbio

La Villa delle Colonne

Dall'Aurelia, andando in direzione Roma, si prende sulla sinistra la strada Pedemontana verso Giardino. Dopo un centinaio di metri, sulla destra, compare il recinto turrito dell'antica villa romana delle Colonne. Si vede una porzione del recinto murario e alcune torrette: la costruzione imitava deliberatamente le mura fortificate delle città coeve, che era un modo di dichiarare rango. Sopra una parte dell'antica villa oggi c'è una casa privata, non visitabile, ma il sito è proprio lungo la strada e vale la sosta di cinque minuti.

La villa fu abitata fra il I secolo avanti Cristo e il II dopo Cristo ed era una villa rustica dedicata alla produzione del vino. La sua cinta muraria è identica a quella di un'altra villa romana importante poco distante, la Villa di Settefinestre: con ogni probabilità entrambe appartenevano alla famiglia dei Sestii, i grandi proprietari terrieri della zona di Cosa, i cui bolli sulle anfore vinarie sono stati ritrovati fino in Gallia. Qui, duemila anni fa, si faceva vino per l'esportazione.

Il Castello di Capalbiaccio

Si segue l'Aurelia in direzione Roma e, pochi chilometri dopo la località La Torba, si trovano sulla sinistra le indicazioni per il castello di Capalbiaccio. Oggi lo chiamano così, ma il nome antico era castello di Tricosto. È citato nel XII secolo fra i possedimenti dell'Abbazia delle Tre Fontane di Roma, poi dominato dagli Aldobrandeschi e dagli Orsini, e infine conquistato dai senesi nel 1416.

Era un insediamento notevole: un borgo fortificato cinto da mura alte sei metri, non una torretta isolata. Oggi restano ruderi imponenti ma poco leggibili, perché la vegetazione nei secoli ha inglobato la fortificazione. Un avvertimento onesto: chi si aspetta un castello visitabile resterà deluso, chi ama i ruderi invasi dal bosco e il silenzio troverà uno dei posti più belli del comune. Il poggio su cui si trova domina il lago di San Floriano.

Le Dogane Pontificie e il Palazzo del Chiarone

All'estremità meridionale del territorio comunale, dove passava il confine fra il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa, sopravvive una serie di edifici doganali. In località Chiarone, lungo la via Aurelia, si alza il Palazzo del Chiarone, edificio imponente preceduto da un porticato, sede doganale per il transito fra i due stati. La denominazione attuale, Palazzo Boncompagni, viene dalla famiglia che vi abitò dopo lo smantellamento delle dogane. L'edificio conta quasi cento stanze e comprendeva l'appartamento papale, le stalle e una prigione: si passava di qui per andare da Roma verso nord, e il papa in viaggio doveva pur dormire da qualche parte.

Nella campagna presso l'abitato di Pescia Fiorentina c'era la sede di un'altra dogana, ospitata nel complesso della Villa del Fontino. Esaurite le funzioni doganali, anche questa passò ai Boncompagni, che agli inizi del Novecento rivendettero tutte le proprietà alla famiglia Magrini. Il fabbricato che ospitò la dogana è stato restaurato. Chi arriva a Capalbio dal Lazio attraversa senza accorgersene una frontiera che per tre secoli è stata reale, con passaporti, gabelle e contrabbandieri.

La Fattoria della Nunziatella e le cappelle rurali

Lungo la via Aurelia, presso l'omonima località, si trova la Fattoria della Nunziatella, complesso rurale sviluppatosi soprattutto in epoca post settecentesca, con palazzo padronale, cappella gentilizia e strutture agricole. La Cappella della Nunziatella è nei pressi della Torba, dentro il complesso della fattoria. Un'altra piccola cappella, quella di Torre Palazzi, è nella località rurale omonima. Sono edifici minori, ma raccontano l'assetto della Maremma dopo le bonifiche: grandi tenute, poche case, una chiesa privata per ogni proprietà.

Le architetture militari del litorale: Forte di Macchiatonda e Torre di Selva Nera

Il Forte di Macchiatonda, sull'omonima spiaggia, è un complesso seicentesco con funzioni di avvistamento lungo la costa meridionale dello Stato dei Presidii. La Torre di Selva Nera è la fortificazione costiera più vicina al confine con il Lazio, l'ultimo presidio granducale prima dei territori della Chiesa. Insieme alla Torre di Buranaccio compongono una catena di avvistamento pensata contro le incursioni barbaresche, che in questo tratto di costa non erano una minaccia teorica. Le mura di Capalbio, con la loro doppia cinta e i camminamenti di ronda a livelli differenti, sono l'ultimo anello a monte dello stesso sistema.

Le chiese delle frazioni di Capalbio

Il comune di Capalbio è fatto di frazioni sparse nella pianura bonificata, e ognuna ha la sua parrocchiale novecentesca. La Chiesa del Cuore Immacolato, parrocchiale di Borgo Carige, fu costruita nel 1956 e inaugurata nel 1958 su progetto di Riccardo Medici, in stile neoromanico; la parrocchia conta circa millecinquecento abitanti. La Chiesa di Santa Maria Goretti, parrocchiale di Capalbio Scalo, fu consacrata il 6 settembre 1986 dal vescovo Eugenio Binini e serve circa settecento abitanti. La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, parrocchiale della frazione Giardino, fu consacrata nel 1959 ma era sede di parrocchia già dal 1945, e ha linee stilistiche semplici; la parrocchia conta circa cinquecento abitanti. Un'altra chiesa del Sacro Cuore di Gesù serve la frazione La Torba.

Sono edifici che nessuna guida turistica segnala, e per una ragione: architettonicamente valgono poco. Storicamente valgono molto. Sono la prova materiale della riforma agraria del 1952 e dell'Ente Maremma: dove prima c'era palude e malaria, in dieci anni sono nati borghi con la chiesa, la scuola e la piazza. Chi passa da Borgo Carige guardi la pianta del paese, non la facciata della chiesa.

I laghi e le aree naturali del territorio di Capalbio

Oltre al Lago di Burano il comune conserva altri specchi d'acqua di valore naturalistico. Il Lago di San Floriano è ai piedi della collina di Poggio Capalbiaccio, sulla cui sommità restano i ruderi del castello: occupa una superficie di trenta ettari ed è zona umida protetta. Ci sono poi il Lago Acquato, il Lago di Marruchetone e il Biotopo dei Lagaccioli, ambienti minori ma importanti per anfibi e avifauna. Le colline di Capalbio, con i loro boschi di sughere e i pascoli, completano il quadro.

Un consiglio da professionista: chi viene per il birdwatching non si fermi al solo Burano. Il sistema delle zone umide fra Capalbio, Orbetello e Macchiatonda funziona come un unico corridoio, e in una giornata di fine ottobre si possono mettere insieme numeri di specie che in altre parti d'Italia richiederebbero una settimana.

Capalbio
Capalbio

La storia di Capalbio (GR), dal lascito di Carlo Magno all'autonomia del 1960

Il nome e lo stemma di Capalbio

Il toponimo è discusso. Si è ipotizzato Caput Album o Campus Albus, per via degli alabastri bianchi della zona, ma la spiegazione oggi ritenuta più solida è Capo d'Alveo, dal nome che prese il castello eretto nel Medioevo sopra il fiume detto Pissia. Le due letture convivono da secoli nella letteratura locale, e conviene presentarle come ipotesi in concorrenza, non come certezza.

Lo stemma comunale porta fin dal Medioevo una testa albina, in relazione con la prima lettura del toponimo; il leone senese che la sorregge fu aggiunto nel Quattrocento, quando Siena prese il controllo del castello. Un blasone raramente racconta una vicenda politica in modo così esplicito.

Dall'Abbazia delle Tre Fontane agli Aldobrandeschi

Il Castello di Capalbio faceva parte della donazione all'Abbazia dei Santi Anastasio e Vincenzo alle Tre Fontane, fatta nell'anno 805 da Carlo Magno. Nel 1161 un privilegio di papa Alessandro III confermò quel possesso alla stessa abbazia. Pochi anni più tardi furono gli Aldobrandeschi a ottenere in enfiteusi le terre di Capalbio dall'abbazia, e alla fine del XIII secolo furono a loro volta sconfitti da Orvieto, che in quegli anni estendeva il proprio dominio fino al mare. La pagina su Orvieto racconta l'altra faccia di quella espansione.

Il periodo senese e gli Orsini

Capalbio passò poi alla Repubblica di Siena, cadendo sotto il dominio degli Orsini. Fu un periodo economicamente florido: si realizzarono opere importanti, il possedimento fu arricchito con mura, case e chiese, e venne completata la Rocca la cui costruzione era stata avviata dagli Aldobrandeschi. La doppia cinta muraria che oggi rende il borgo così riconoscibile appartiene in buona parte a questa fase, e la lapide del 1418 sulla porta ne è la ricevuta.

La conquista spagnola del 1555 e i Medici

Nell'aprile del 1555 le truppe spagnole del principe di Morignano, alleate con i Medici, conquistarono Siena; a giugno, dopo Porto Ercole e Orbetello, cadde anche Capalbio. La Spagna assegnò poi Capalbio a Cosimo I de' Medici, e da quel momento cominciò per il paese una lunga crisi economica e demografica.

Le cause del declino sono note e si sommarono tutte insieme: l'insalubrità delle zone paludose, la lontananza dal potere centrale, la posizione di confine, l'assenza di una rete viaria decente e le incursioni dal mare. L'aria malsana fu il problema più grave dell'intera Maremma nel Seicento, e lo spopolamento da malaria svuotò interi villaggi. Chi oggi vede queste colline verdi e questi campi ordinati deve fare uno sforzo di immaginazione: per tre secoli qui si moriva di febbri.

Lorena, Presidii e la perdita dell'autonomia

La dinastia medicea mantenne la sovranità sul Granducato di Toscana fino al 1737, quando, estinto il ramo principale, la successione passò ai duchi di Lorena. Nel frattempo lo Stato dei Presidii cessava di essere possedimento spagnolo per passare agli austriaci nel 1707 e ai Borboni nel 1736. Capalbio perse la propria autonomia amministrativa: Leopoldo I lo aggregò a Manciano e nel 1842 Leopoldo II lo aggregò a Orbetello, condizione che durò un secolo. In quello stesso periodo alla situazione sociale disastrosa si aggiunse la piaga del brigantaggio, che terrorizzò la Maremma per decenni.

Dal Regno d'Italia alla riforma agraria

Dopo la seconda guerra d'indipendenza Capalbio entrò nel Regno d'Italia, e l'agricoltura restò caratterizzata da estese proprietà fondiarie. La svolta arrivò nel 1952 con l'applicazione della riforma agraria, preceduta dalla creazione dell'Ente Maremma nel 1951: fu allora che nacquero le frazioni di pianura, le case coloniche sparse e la rete di strade poderali che ancora oggi si percorrono per andare al mare. Nel 1960 Capalbio riottenne finalmente la propria autonomia amministrativa. Sessant'anni dopo, il paese che era sinonimo di malaria è diventato sinonimo di villeggiatura intellettuale: pochi luoghi in Italia hanno cambiato reputazione con questa violenza.

Una curiosità su Capalbio (GR)

La curiosità più bella di Capalbio non è nel borgo: è nel cimitero, appena fuori dall'abitato, e riguarda una tomba costruita a cavallo del muro di cinta. Vi è sepolto Domenico Tiburzi, detto Domenichino, nato a Cellere il 28 maggio 1836 e ucciso a Capalbio nella notte fra il 23 e il 24 ottobre 1896: il più famoso brigante della Maremma, che i giornali dell'epoca chiamavano il re della Maremma e che passò ventiquattro anni in latitanza.

Alla sua morte il parroco rifiutò le esequie religiose e la sepoltura in terra consacrata, come prevedeva la disciplina ecclesiastica per un uomo colpito da scomunica. La popolazione, che a Tiburzi doveva protezione e favori, non accettò. Si arrivò a un compromesso che è insieme grottesco e geniale: la fossa fu scavata in corrispondenza dell'ingresso, in modo che gli arti inferiori restassero dentro il recinto consacrato e la testa e il torace fuori. Metà dentro e metà fuori, esattamente come era stata la sua vita.

Vale la pena capire perché un assassino godesse di tanto affetto. Nella Maremma di fine Ottocento il brigante non era soltanto un criminale: era l'unico contropotere concreto in un territorio dove i grandi proprietari fondiari facevano legge e lo Stato arrivava solo con i carabinieri. Tiburzi imponeva una sua fiscalità ai possidenti e in cambio garantiva ai braccianti che nessun altro li derubasse. Il suo racconto di morte, ricostruito dagli atti, ha perfino un dettaglio umiliante: nello scontro a fuoco con tre carabinieri, sorpreso in casa di un contadino, la sua mira leggendaria, appannata dal vino e dagli anni, colpì un orcio di terracotta invece dei bersagli. La tomba è ancora lì, la si trova senza fatica, e il custode del cimitero è abituato a indicarla.

Una cosa che non ti dice nessuno su Capalbio (GR)

Che il Giardino dei Tarocchi non si può visitare all'improvviso. Sembra un dettaglio burocratico e invece è la causa numero uno delle giornate rovinate da queste parti: il biglietto va comprato online, è nominale per data e ora, alla cassa non se ne vendono, e non si accettano prenotazioni per telefono o per email. Chi arriva in auto dal mare alle sedici di un sabato di agosto convinto di trovare una biglietteria fisica trova un cancello e un cartello. Il rimborso non esiste e il cambio di data nemmeno.

La seconda cosa che nessuno dice riguarda gli orari: il giardino apre solo il pomeriggio, dalle 14.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.15, e solo dal 1 aprile al 15 ottobre. Fuori stagione è chiuso e basta. Chi programma un fine settimana a novembre pensando di combinare borgo e Tarocchi deve rinunciare al secondo.

La terza riguarda l'Oasi WWF del Lago di Burano, e vale lo stesso principio: i singoli non entrano liberamente, si entra solo nella visita guidata e la prenotazione va fatta entro le 13 del giorno precedente. Chi si presenta al centro visite senza prenotazione resta fuori, anche se il cancello è aperto e dentro si vedono persone camminare. Sono tre regole semplici che, messe insieme, decidono se la vostra giornata a Capalbio funziona o no. Il modo giusto di organizzarla è al contrario di come la organizzano quasi tutti: prima si bloccano Tarocchi e Burano, poi si incastrano borgo e spiaggia negli spazi rimasti.

Il consiglio che ti do per visitare Capalbio (GR)

Non fate Capalbio in giornata da Roma in luglio o in agosto. Lo dico dopo averlo visto fare decine di volte e finire quasi sempre allo stesso modo: si arriva alle undici con il caldo già insopportabile, si sale nel borgo quando la pietra restituisce quaranta gradi, si scende al mare nell'ora peggiore, si riparte alle sette senza aver visto né i Tarocchi né il Burano. Capalbio è un posto da due giorni, o da una giornata organizzata al contrario del solito.

La giornata che funziona è questa. Partenza presto, arrivo in paese verso le nove e mezzo: il borgo alle dieci del mattino è vuoto, si sale in Rocca senza nessuno davanti, si fa il camminamento di ronda con la luce buona, si entra in San Nicola quando è ancora fresco. Pranzo lungo e lento in paese, che d'estate è l'unico modo civile di attraversare le due del pomeriggio. Alle quattro si scende verso il Chiarone e si entra al Giardino dei Tarocchi verso le cinque, con il biglietto comprato online settimane prima: le sculture rivestite di specchi danno il meglio nella luce bassa. Uscita alle sette, e poi la spiaggia, non prima: a Macchiatonda alle sette e mezzo di sera d'estate c'è ancora un'ora e mezza di luce, l'acqua è calda e non c'è quasi nessuno.

Se avete due giorni, dedicate il secondo mattino alla visita guidata dell'Oasi WWF del Lago di Burano e il pomeriggio all'entroterra: Capalbiaccio, la Villa delle Colonne, il Palazzo del Chiarone. È la parte che tutti saltano ed è quella che vi resterà in mente più a lungo. Un'ultima cosa, contro corrente: se potete scegliere il mese, venite a Capalbio in settembre inoltrato o nella prima metà di ottobre. Il mare è ancora balneabile, il Giardino dei Tarocchi è aperto fino al 15 ottobre, le zanzare calano, i prezzi scendono e il paese torna a essere un paese.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Capalbio è stata terra di confine per tre secoli, e che quel confine era una frontiera vera. Lo sanno tutti in astratto, quasi nessuno lo tiene presente mentre guida sull'Aurelia. Eppure basta guardare la carta: il fosso Chiarone, che oggi separa la Toscana dal Lazio, separava il Granducato di Toscana dallo Stato della Chiesa, e prima ancora segnava il margine meridionale dello Stato dei Presidii spagnolo. Tre entità politiche diverse in un raggio di dieci chilometri.

Le conseguenze materiali sono ancora tutte visibili. Il Palazzo del Chiarone, con il suo porticato e le sue quasi cento stanze, non è un palazzo signorile: è una dogana, con tanto di prigione e di appartamento riservato al papa in transito. La Villa del Fontino, presso Pescia Fiorentina, era la seconda dogana. Le torri costiere, da Buranaccio a Selva Nera, non guardavano solo il mare: guardavano il confine. E il brigantaggio ottocentesco, che qui fu più violento che altrove, prosperò esattamente per questo, perché a duecento metri dal luogo del delitto c'era un'altra giurisdizione dove i carabinieri toscani non potevano entrare.

Anche la doppia cinta muraria del borgo si spiega meglio in questa chiave. Un paese di poche centinaia di anime nel Quattrocento non costruisce due cortine sovrapposte con camminamenti di ronda a quote diverse per vezzo estetico: le costruisce perché è l'ultimo caposaldo di uno stato prima del territorio di un altro, e perché chi lo perde perde il controllo di dodici chilometri di costa. Quando salite sul camminamento, state camminando su una linea di frontiera.

La foto giusta da fare a Capalbio (GR)

La fotografia che tutti provano è il borgo visto dalla strada, il cono di case chiare con il torrione in cima. Funziona, ma è la cartolina, e con il sole alto viene piatta. La foto giusta è un'altra, e si fa dal camminamento di ronda del livello superiore, verso ovest, nell'ora che precede il tramonto: in primo piano la merlatura, dietro i tetti di coppi, sul fondo la pianura bonificata con la macchia scura del Lago di Burano e la linea del mare. Se la giornata è pulita, sull'orizzonte compare la sagoma dell'Argentario e, più a sinistra, il profilo del Giglio. È l'unico punto da cui si vedono insieme tutti gli elementi che compongono il territorio di Capalbio: fortificazione, borgo, palude, spiaggia, mare, isole.

Impostazione pratica: mettetevi in modo che il sole resti fuori inquadratura, appena oltre il bordo destro, e sfruttate la merlatura come cornice. Con il telefono, toccate la merlatura per l'esposizione, non il cielo, altrimenti la pietra viene nera. Chi ha un obiettivo lungo può isolare la Torre di Buranaccio sullo sfondo del mare: da lassù è un puntino, ma con duecento millimetri diventa una fotografia.

La seconda foto da portarsi a casa la si fa al Giardino dei Tarocchi, e il consiglio è di rinunciare al colpo d'insieme. Le sculture di Niki de Saint Phalle, riprese per intero, in fotografia perdono: sono troppo grandi e troppo dense. Avvicinatevi invece ai rivestimenti, inquadrate un dettaglio di mosaico con lo specchio che riflette il cielo, e avrete un'immagine che regge. Ultima nota di galateo: dentro il Giardino dei Tarocchi non si sale sulle sculture, e la foto in piedi sulla mano dell'Imperatrice non solo è vietata, è la ragione per cui certe superfici sono ridotte peggio di come le lasciò l'artista.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo documento che conta è dell'805: Carlo Magno include il castello di Capalbio nella donazione all'Abbazia dei Santi Anastasio e Vincenzo alle Tre Fontane. Non è una formalità: significa che all'inizio del IX secolo il colle era già fortificato e valeva la pena regalarlo. Nel 1161 papa Alessandro III emana il privilegio che conferma quel possesso all'abbazia, e quel documento fissa per iscritto un assetto che durerà secoli.

Nel 1416 i senesi conquistano il castello di Tricosto, l'odierno Capalbiaccio, chiudendo la partita con gli Orsini nella parte sud occidentale del territorio. Due anni dopo, nel 1418, i nuovi padroni incidono sulla porta di Capalbio la lapide che ricorda il restauro delle mura: è la pietra che ancora oggi si passa sotto entrando nel borgo, e certifica il passaggio di consegne.

Aprile 1555: le truppe spagnole del principe di Morignano, alleate con i Medici, conquistano Siena. In giugno, dopo Porto Ercole e Orbetello, cade anche Capalbio. È lo spartiacque della storia locale: finisce il periodo florido e comincia una crisi economica e demografica lunga tre secoli, aggravata dalla malaria che nel Seicento svuota la Maremma intera.

Nel 1602 uno stemma mediceo con iscrizione viene murato sulla porta, accanto alla lapide senese: due poteri sovrapposti sullo stesso arco. Nel 1707 lo Stato dei Presidii passa dagli spagnoli agli austriaci, nel 1736 ai Borboni, nel 1737 il Granducato passa dai Medici ai Lorena. Poi la mortificazione amministrativa: Leopoldo I aggrega Capalbio a Manciano, e nel 1842 Leopoldo II lo aggrega a Orbetello. Cento anni senza comune.

Nella notte fra il 23 e il 24 ottobre 1896 tre carabinieri sorprendono Domenico Tiburzi e il suo luogotenente Luciano Fioravanti in casa di un contadino nei pressi di Capalbio. Nello scontro a fuoco il brigante viene colpito alle gambe e al torace e muore. La sepoltura a cavallo del muro del cimitero diventa immediatamente leggenda e chiude simbolicamente l'epoca del brigantaggio maremmano.

Nel 1951 nasce l'Ente Maremma, nel 1952 si applica la riforma agraria: la palude diventa campagna produttiva, nascono i borghi di pianura, la malaria è debellata. Nel 1960 Capalbio riottiene l'autonomia amministrativa. Nel 1978 Niki de Saint Phalle apre il cantiere del Giardino dei Tarocchi a Garavicchio, sul terreno messo a disposizione dalla famiglia Caracciolo; la Fondazione ottiene il riconoscimento ufficiale il 4 agosto 1997 e il giardino viene inaugurato il 15 maggio 1998. Nel 1994 nasce il festival internazionale di cortometraggi Capalbio Cinema. Nel 2007 il territorio comunale ottiene le cinque vele e il primo posto nella Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano.

Chi è passato da Capalbio (GR)

Giacomo Puccini è il nome che il paese esibisce per primo, e con qualche ragione: veniva in Maremma per la caccia, che era la sua passione dichiarata insieme alla musica e ai motori, e soggiornò a Capalbio suonando il pianoforte Conrad Graf che si conserva ancora a Palazzo Collacchioni. Il legame è con il territorio della caccia più che con il borgo, ma lo strumento è lì e si vede.

Gabriele D'Annunzio non abitò a Capalbio, però lasciò il testo che i capalbiesi citano da un secolo: la traduzione poetica della lapide latina della Porta Senese, quella che comincia con Sono Capalbio felice. Una traduzione d'autore che ha fatto per il paese più di qualsiasi campagna promozionale.

La figura che ha cambiato davvero il destino contemporaneo di Capalbio è Niki de Saint Phalle, artista franco americana nata nel 1930 e morta il 21 maggio 2002. Dal 1978 alla metà degli anni Novanta il suo cantiere a Garavicchio fu anche la sua casa: visse dentro la scultura dell'Imperatrice. Con lei lavorarono Jean Tinguely, autore delle armature in ferro saldato senza le quali quelle figure non starebbero in piedi, la ceramista Venera Finocchiaro e il mosaicista Pierre Marie Lejeune. L'architetto Mario Botta firmò il padiglione d'ingresso. Fu Marella Caracciolo Agnelli, nel 1974 a Saint Moritz, ad ascoltare per prima il progetto e la sua famiglia a offrire il terreno.

C'è poi la Capalbio della politica e della cultura italiana del secondo Novecento, quella che ha dato al paese il soprannome giornalistico che tutti conoscono: da decenni la costa fra Macchiatonda e il Chiarone è luogo di villeggiatura di giornalisti, editori, parlamentari e intellettuali, e i festival estivi del borgo vivono di quella frequentazione. È un fatto sociale prima che mondano, e spiega perché un paese di tremila abitanti abbia una rassegna cinematografica internazionale e una rassegna letteraria.

Infine il cinema: nel 1989 la Rocca Aldobrandesca fu set di una produzione diretta da Duccio Tessari con Peter Ustinov e Salvatore Cascio. E, a distanza di secoli, l'ospite più illustre di tutti resta un uomo che a Capalbio non mise mai piede: l'imperatore Adriano, il cui ritratto in marmo del II secolo, portato quassù probabilmente dalle rovine di Cosa, guarda ancora chi passa sotto l'Arco Santo.

Quando andare a Capalbio (GR) e quando evitarlo

Il periodo migliore in assoluto va da metà maggio a metà giugno e da metà settembre a metà ottobre. In queste finestre il Giardino dei Tarocchi è aperto, l'Oasi WWF fa visite guidate, il mare è praticabile, il borgo non è invaso e le temperature permettono di camminare sulle mura senza soffrire. Ottobre, fino al 15, è il mio periodo preferito: la luce bassa sulle sculture di Garavicchio e sulla merlatura del borgo è la cosa più bella che Capalbio possa offrire.

Luglio e agosto sono il momento in cui il paese dà il peggio e il meglio insieme: peggio per il traffico, i parcheggi, le code al ristorante e il caldo sulla pietra; meglio per i festival, per le sere in piazza Magenta e per l'atmosfera. Se venite in alta stagione, prenotate tutto con largo anticipo e ribaltate gli orari come descritto sopra. Ferragosto, sinceramente, lo eviterei.

Da novembre a marzo il Giardino dei Tarocchi è chiuso e il paese torna a sé stesso. Non è un periodo morto: il borgo si visita benissimo, l'Oasi del Lago di Burano d'inverno è nel suo momento migliore perché il lago si riempie di uccelli svernanti, e le spiagge deserte con il libeccio sono uno spettacolo. È la Capalbio che conoscono i capalbiesi.

Capalbio (GR) con i bambini

Funziona, e meglio di quanto ci si aspetti da un borgo medievale. Il centro storico è chiuso al traffico, quindi i bambini camminano liberi; il camminamento di ronda è un'avventura a tutti gli effetti, con l'accortezza di tenerli per mano nei tratti stretti; la terrazza del torrione della Rocca è il premio finale. Il Giardino dei Tarocchi è forse l'attrazione più a misura di bambino di tutta la Maremma, perché non richiede spiegazioni: si entra e funziona.

Il mare aiuta parecchio: fondale basso e sabbioso per decine di metri, spiagge larghe, stabilimenti con giochi, aree verdi, piscine per i piccoli e animazione, e una scuola di vela che accetta iscritti dai cinque anni. Le spiagge di Capalbio si prendono anche fuori stagione, per una passeggiata o per un tramonto. All'Oasi WWF del Lago di Burano la visita guidata dura abbastanza da annoiare i piccolissimi ma è perfetta dai sette anni in su, soprattutto se ci si porta un binocolo.

Cosa c'è intorno a Capalbio (GR)

A quindici minuti di auto verso nord c'è il promontorio di Ansedonia con le rovine della città romana di Cosa, la Tagliata e lo Spacco della Regina. Poco oltre si apre la laguna di Orbetello e il sistema del Monte Argentario, con Porto Ercole e Porto Santo Stefano, da cui partono i traghetti per il Giglio. Verso l'interno si sale ai borghi del tufo dell'area di Pitigliano e Sorano.

Scendendo di pochi chilometri si passa in Lazio e comincia la Tuscia etrusca: Vulci con il suo parco archeologico e il ponte del diavolo, Tuscania con le basiliche romaniche, il Lago di Bolsena più all'interno. Chi ha un fine settimana e vuole costruire un itinerario serio può combinare Capalbio con le necropoli dipinte di Tarquinia: sono quaranta minuti di Aurelia e la coppia funziona bene, perché racconta due modi diversi di abitare lo stesso pezzo di costa a duemilacinquecento anni di distanza.

Chi organizza il viaggio per un gruppo, e non per sé stesso, sa che la parte difficile non è scegliere le tappe: è incastrare orari obbligati, prenotazioni nominali e tempi di trasferimento su strade che non perdonano. Su questo il lavoro dell'accompagnatore turistico professionista fa la differenza, come spiegano bene le pagine di TourLeaderPro sull'accompagnamento turistico e sull'organizzazione dei viaggi di gruppo in Italia. Per chi viaggia con ospiti stranieri, la guida alla Toscana in inglese di ItalyPlanner e la pagina sulle gite in giornata dalle grandi città italiane sono il modo più rapido di far capire dove si va e perché.

Domande veloci su Capalbio (GR)

Quanto dista Capalbio da Roma?

Circa 140 chilometri lungo la via Aurelia (SS1), che in auto significa un'ora e tre quarti con traffico normale. In treno si arriva alla stazione di Capalbio Scalo sulla linea tirrenica, e da lì servono taxi o autobus per salire al borgo.

Quanto costa visitare Capalbio?

Il borgo è gratuito: le mura, i vicoli, il camminamento di ronda e le piazze non hanno biglietto. Si paga solo l'ingresso alla Rocca Aldobrandesca, a costo simbolico, con ticket in vendita all'ufficio informazioni del piano terra. Le spese vere sono il Giardino dei Tarocchi, 15 euro l'intero, e l'eventuale stabilimento balneare.

Quanto costa il Giardino dei Tarocchi di Capalbio?

Intero 15 euro, ridotto 10 euro per ragazzi dai sette ai ventidue anni, over 65, residenti a Capalbio, gruppi da venticinque persone e guide turistiche abilitate. Scuole 8 euro a studente con minimo dieci partecipanti. Gratuito sotto i sei anni, per invalidità superiore al 67 per cento, per l'accompagnatore e per un adulto ogni dieci scolari.

Serve prenotare per il Giardino dei Tarocchi di Capalbio?

Sì, ed è obbligatorio. Il biglietto si acquista solo online, è nominale per data e ora, non si cambia e non si rimborsa. Alla cassa non si vende e non si accettano prenotazioni per telefono o per email.

Quali sono gli orari del Giardino dei Tarocchi?

Tutti i giorni dal 1 aprile al 15 ottobre, dalle 14.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.15. Fuori da questo periodo il giardino è chiuso.

Quanto dura la visita al Giardino dei Tarocchi?

La durata media indicata dalla fondazione è di circa novanta minuti. Chi fotografa o si siede spesso può arrivare tranquillamente a due ore, e il tempo di permanenza non è contingentato dopo l'ingresso.

Ci sono visite guidate al Giardino dei Tarocchi?

No. Il giardino non organizza visite guidate né tour privati: si visita in autonomia. Sono previste condizioni dedicate per gruppi e scolaresche, ma la conduzione resta a carico di chi accompagna.

Si possono portare i cani al Giardino dei Tarocchi?

Sì, tenuti al guinzaglio. Il parcheggio è gratuito e non custodito, e il giardino resta aperto anche quando piove e nei giorni festivi.

Come si visita l'Oasi WWF del Lago di Burano?

Solo con visita guidata e solo su prenotazione, da effettuare entro le 13 del giorno precedente al numero 388 4231098, anche via messaggio, oppure scrivendo a lagodiburano@wwf.it. Il centro visite è sulla strada Litoranea del Chiarone 35.

Quando ci sono le visite guidate all'Oasi WWF del Lago di Burano?

Dal 22 settembre al 10 maggio il sabato, la domenica e i festivi alle 10 e alle 14.30. Dall'11 maggio al 21 settembre il lunedì, il mercoledì, il sabato e la domenica alle 17.30, che diventano le 16.30 nel mese di settembre. Gruppi e scuole possono prenotare tutti i giorni.

Si può visitare la Torre di Buranaccio?

Solo in occasioni rare. La torre è proprietà privata e i proprietari concedono il permesso alle escursioni del WWF in giornate particolari, come la festa delle Oasi. Dall'esterno la si vede benissimo dal sentiero e dalla spiaggia.

Le spiagge di Capalbio sono libere?

In larga parte sì. Lungo i dodici chilometri di litorale si alternano stabilimenti balneari e ampi tratti liberi, con la spiaggia libera nettamente prevalente. Gli accessi sono comodi e in vari punti si posteggia a ridosso dell'arenile.

Qual è la spiaggia più bella di Capalbio?

Dipende da cosa cercate. Per la tranquillità assoluta, il tratto di Macchiatonda verso la Torre di Buranaccio. Per la comodità e la vicinanza al promontorio, Playa La Torba. Per la mondanità, la zona del Chiarone. Il mio consiglio resta Macchiatonda, camminando verso sinistra finché la gente finisce.

Le spiagge di Capalbio sono adatte ai bambini?

Molto. Il fondale è basso e sabbioso per decine di metri, la spiaggia è larga, diversi stabilimenti hanno giochi, aree verdi, piscine per i piccoli e animazione, e c'è una scuola di vela che accetta bambini dai cinque anni. Con mare mosso da libeccio, però, meglio rinunciare al bagno.

Si può visitare la Rocca Aldobrandesca di Capalbio?

Sì. La Rocca, in via Collacchioni 2, è visitabile con biglietto a costo contenuto acquistabile all'ufficio informazioni del piano terra, che fornisce anche materiale illustrativo. Si vedono le sale con arredi d'epoca, il cortile con il pozzo storico, il pianoforte Conrad Graf e la terrazza merlata del torrione.

La Rocca di Capalbio è accessibile in sedia a rotelle?

No, se non al piano terra. Il palazzo non è accessibile ai visitatori con difficoltà motorie oltre quel livello, e la terrazza del torrione si raggiunge solo per scale strette e ripide.

Che cosa c'entra Puccini con Capalbio?

Giacomo Puccini frequentava la Maremma per la caccia e soggiornò a Capalbio. A Palazzo Collacchioni si conserva il pianoforte Conrad Graf sul quale suonava durante quei soggiorni: è il pezzo più celebre della Rocca.

Dove si trova la tomba del brigante Tiburzi a Capalbio?

Nel cimitero di Capalbio, in corrispondenza dell'antico ingresso. Domenico Tiburzi, ucciso nella notte fra il 23 e il 24 ottobre 1896, fu sepolto in modo che le gambe restassero in terra consacrata e il resto del corpo fuori, compromesso fra il rifiuto del parroco e la volontà della popolazione.

Quanto tempo serve per visitare il borgo di Capalbio?

Un'ora e mezza per un giro con soste, due ore comprendendo la Rocca e il camminamento di ronda. Quaranta minuti bastano per un passaggio veloce, ma si perde la parte migliore.

Si può entrare in auto nel centro storico di Capalbio?

No. Il borgo murato è pedonale e ci si accede solo a piedi dalla porta. Il parcheggio è tutto fuori dalle mura, lungo la strada che gira attorno al colle, e in estate si riempie nel primo pomeriggio.

Capalbio si visita anche d'inverno?

Sì, e per certi versi è meglio. Il borgo, la Rocca, le spiagge deserte e l'Oasi del Lago di Burano, che d'inverno accoglie gli uccelli svernanti, funzionano benissimo da novembre a marzo. Resta chiuso il Giardino dei Tarocchi.

Quali eventi ci sono a Capalbio d'estate?

Il paese ospita da decenni un festival internazionale di cortometraggi, Capalbio Cinema, nato nel 1994, e una rassegna letteraria estiva, Capalbio Libri. Piazza Magenta è la sede naturale degli appuntamenti serali, e la Rocca ospita mostre d'arte antica e contemporanea. Il calendario cambia ogni anno e conviene verificarlo prima di partire.

Che differenza c'è fra Capalbio e Ansedonia?

Capalbio è un borgo medievale murato in collina con un comune alle spalle, dodici chilometri di spiagge e un territorio vasto. Ansedonia è un promontorio residenziale con l'area archeologica della città romana di Cosa e la Tagliata. Sono a un quarto d'ora l'uno dall'altra e si visitano bene nella stessa giornata.

Capalbio è uno dei borghi più belli d'Italia?

Sì, il paese figura nel circuito dei borghi più belli d'Italia, e nel 2007 il territorio comunale ottenne le cinque vele e il primo posto nella Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano per la gestione delle spiagge e del paesaggio.

Dove si mangia a Capalbio?

I ristoranti sono quasi tutti dentro le mura o subito fuori dalla porta, e in alta stagione si prenota. La cucina è quella maremmana: acquacotta, tortelli, cinghiale, pesce nella parte costiera. Un pranzo lungo nelle ore centrali di una giornata d'agosto non è pigrizia, è strategia.

Se dovessi indicare una sola ragione per venire fin quaggiù, non sceglierei il Giardino dei Tarocchi, che pure è straordinario e che tutti citano per primo. Sceglierei il camminamento di ronda alle sette di sera di un giorno di ottobre, con la merlatura calda di sole, la pianura bonificata che si allunga verso il mare e il silenzio di un paese che per tre secoli è stato una frontiera malarica e oggi è uno dei posti più civili della costa tirrenica. Capalbio si racconta male in fotografia e benissimo con i piedi: salite, giratela tutta, e datele il tempo che merita.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoCapalbio (GR) - Capalbio 58011 GR
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