AccediIl mio viaggio

Parco dei Mostri di Bomarzo

In breve. Il Parco dei Mostri di Bomarzo si trova in Località Giardino, 01020 Bomarzo (VT), ai piedi del borgo, nella Tuscia viterbese a una quindicina di chilometri da Viterbo e a poco meno di novanta da Roma.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo si trova in Località Giardino, 01020 Bomarzo (VT), ai piedi del borgo, nella Tuscia viterbese a una quindicina di chilometri da Viterbo e a poco meno di novanta da Roma. Ci si arriva soprattutto in automobile: dall'Autostrada del Sole A1 si esce ad Attigliano-Bomarzo e in pochi minuti si è al parcheggio davanti all'ingresso. Chi viaggia in treno scende a Orte o alla stazione di Attigliano-Bomarzo sulla linea Roma-Firenze e prosegue con un collegamento locale o un taxi (conviene verificare corse e orari prima di partire, perche il servizio su gomma nella zona e discontinuo). Il biglietto intero costa 15 euro, il ridotto per i bambini dai 4 ai 13 anni 9 euro; l'ingresso e gratuito per le persone con disabilita al 100 per cento certificata e per il loro accompagnatore, mentre gruppi, scuole e universita hanno tariffe dedicate. Il Sacro Bosco e aperto tutti i giorni dell'anno a orario continuato, con l'unica chiusura il 25 dicembre: dalle 9 alle 19 da marzo a settembre, dalle 9 alle 17 da novembre a febbraio, con l'ottobre a fare da mese cerniera; l'ultimo ingresso e fissato un'ora prima della chiusura. Il biglietto si acquista alla cassa oppure online sul sito ufficiale sacrobosco.eu, dove il museo gestisce anche le prenotazioni per scuole e gruppi.

Se state costruendo un itinerario piu ampio nella provincia, trovate altre idee nella pagina dedicata a Viterbo e nei dintorni della Tuscia, che di sculture, giardini e borghi rupestri e piena.

Sacro Bosco Parco dei Mostri Bomarzo Viterbo
Sacro Bosco | Parco dei Mostri | Bomarzo (Viterbo)

Che cosa e il Parco dei Mostri di Bomarzo

Il Parco dei Mostri, che i documenti antichi chiamano Sacro Bosco e che qualcuno ribattezza Villa delle Meraviglie, e un giardino manierista del Cinquecento popolato di sculture colossali scavate direttamente nei macigni di peperino, la pietra vulcanica grigia che affiora dappertutto nella Tuscia. Non e un parco naturale con qualche statua in mezzo: e un percorso pensato come una macchina di stupore, dove ogni curva del sentiero mette davanti agli occhi un'apparizione diversa, un orco spalancato, un elefante da guerra, una casa che pende, un drago che azzanna. Il complesso sorge nel fondovalle sotto il paese di Bomarzo, dentro un'area che la Riserva naturale provinciale di Monte Casoli tutela ancora oggi.

Il luogo va inquadrato: siamo in una zona abitata dall'eta del bronzo e poi profondamente etrusca, come raccontano le case ipogee, le tombe a grotta e i pozzi scavati nel tufo tutt'intorno, in particolare verso Santa Cecilia. Dai boschi di Bomarzo fino a Chia e a Soriano nel Cimino si incontrano scritte sulle pietre, cippi funerari, tombe antropomorfe e altari: c'e la cosiddetta Finestraccia, una grande tomba forse etrusca poi trasformata in abitazione, e la Piramide Etrusca, un altare a gradoni scavato nel tufo con ventotto scalini e un pozzetto, la cui datazione oscilla tra il mondo etrusco e la piu antica civilta rinaldoniana dell'eta del bronzo. Il Sacro Bosco nasce dentro questo paesaggio carico di memoria, e non e un caso che ne assorba il gusto per la pietra scavata e per il mistero.

Il consiglio di partenza e semplice: trattatelo per quello che e, un capolavoro dell'arte europea travestito da luna park cinquecentesco. Chi ci va aspettandosi solo mostri fotogenici lo attraversa in mezz'ora e non ci capisce niente; chi ci va sapendo di camminare dentro un poema di pietra ne esce cambiato.

Come arrivare al Parco dei Mostri di Bomarzo

La via naturale e l'automobile. Da Roma si prende l'A1 in direzione Firenze e si esce ad Attigliano-Bomarzo: da li al parco sono pochi chilometri di strada provinciale, ben segnalata, e davanti all'ingresso c'e un ampio parcheggio. Da Viterbo si scende verso sud-est lungo le strade della Tuscia in una ventina di minuti. Il valore aggiunto di muoversi in macchina e che il Parco dei Mostri di Bomarzo diventa la tappa forte di un giro che puo comprendere in giornata altri gioielli della provincia.

Con i mezzi pubblici serve piu pazienza. Il treno arriva alla stazione di Attigliano-Bomarzo o a Orte, entrambe sulla dorsale Roma-Firenze; da li il collegamento fino al borgo si fa con autobus locali o taxi, con corse non frequenti. Conviene organizzare il rientro in anticipo, perche restare a piedi nel fondovalle a fine pomeriggio non e comodo. Chi non guida e viaggia da Roma trova spesso piu pratico un tour organizzato in giornata, che risolve il problema del trasporto e mette insieme Bomarzo con Civita di Bagnoregio o con i giardini di Villa Lante a Bagnaia.

Biglietti e orari del Parco dei Mostri di Bomarzo

Il biglietto intero e di 15 euro. I bambini dai 4 ai 13 anni pagano 9 euro, e sotto i 4 anni si entra senza pagare. Le persone con disabilita certificata al 100 per cento e chi le accompagna non pagano. Per i gruppi dai 30 partecipanti in su la tariffa scende a 13 euro a testa con un accompagnatore gratuito, le scuole e le universita hanno prezzi ridotti dedicati, e per queste categorie il museo chiede la prenotazione con qualche giorno di anticipo tramite i propri canali ufficiali.

Sugli orari il Sacro Bosco e generoso: apre tutti i giorni dell'anno, con orario continuato e senza il classico giorno di riposo settimanale, e chiude soltanto il 25 dicembre. La fascia oraria cambia con le stagioni. Da marzo a settembre si visita dalle 9 alle 19, da novembre a febbraio dalle 9 alle 17, e ottobre fa da mese di passaggio con la chiusura che segue il cambio dell'ora. In ogni periodo l'ultimo ingresso e un'ora prima della chiusura del cancello: tenetene conto, perche il percorso completo, fatto con calma, si porta via due ore abbondanti. Prezzi e fasce orarie vanno sempre ricontrollati sul sito ufficiale prima della visita, perche possono variare con le stagioni e con le aperture speciali.

La storia del Sacro Bosco: Vicino Orsini e il suo boschetto

Il Parco dei Mostri di Bomarzo e la creatura di un uomo solo, Pier Francesco Orsini, che tutti chiamavano Vicino. Principe di Bomarzo, condottiero, uomo di lettere legato ai circoli intellettuali del suo tempo, comincio a dare forma al suo giardino nella seconda meta del Cinquecento, dopo anni di guerra e di prigionia e dopo la morte della moglie amatissima. Le date proposte dagli studiosi oscillano tra il 1547 e i primi anni Cinquanta, e i lavori proseguirono per decenni, fino agli anni Ottanta del secolo. Orsini non lo chiamava mai Parco dei Mostri: per lui era il boschetto, un luogo privato dove sfogare, come recita una delle iscrizioni, il proprio cuore.

Chi ha davvero progettato il Parco dei Mostri di Bomarzo

Il nome che ricorre piu spesso e quello dell'architetto e antiquario napoletano Pirro Ligorio, grande conoscitore dell'antico e mente dietro le fantasie di Villa d'Este a Tivoli: a lui la tradizione attribuisce il disegno del Sacro Bosco, ma si tratta di un'ipotesi, non di un dato documentato con un contratto alla mano. In passato qualcuno tiro in ballo perfino Michelangelo Buonarroti, e per il tempietto si e fatto il nome di Jacopo Barozzi detto il Vignola: attribuzioni oggi ridimensionate. La realizzazione materiale delle sculture e ricondotta, con prudenza, allo scultore Simone Moschino. La verita e che il regista vero fu Vicino Orsini in persona, che scelse i temi, dettò le iscrizioni e trasformo un capriccio principesco in un manifesto della cultura manierista.

Il peperino e le iscrizioni che confondono

Le figure non furono portate al parco gia fatte: vennero scolpite sul posto, ricavandole dai grandi massi di peperino affiorati nel bosco, la pietra vulcanica locale. Questo spiega la loro scala ciclopica e il fatto che sembrino nascere dal terreno. A moltiplicare il senso di enigma ci pensano le iscrizioni incise un po' dappertutto, in volgare cinquecentesco, che stupiscono e spiazzano il visitatore. Una, celebre, avverte chi arriva: «Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi». Un'altra, di tono morale, ammonisce che l'animo si fa piu saggio riposando. Su un pilastro compare quella che molti considerano la chiave di tutto: «Sol per sfogare il core».

Generazioni di storici e filologi hanno provato a decifrare questo labirinto di simboli, trovandovi echi del Canzoniere di Petrarca, dell'Orlando furioso di Ludovico Ariosto e dei poemi di Bernardo Tasso, dove compare per esempio un drago d'acciaio con una stanza dentro il corpo. Lo storico dell'arte John Shearman, nel suo studio sul Manierismo, parlava del bosco come di una serie di finzioni piacevoli e dichiaratamente artificiose, prodotti di un'evasione tanto artistica quanto letteraria. La sensazione condivisa e che una chiave unica e definitiva forse non esista: il giardino e stato costruito per non lasciarsi risolvere.

Abbandono e riscoperta del Parco dei Mostri di Bomarzo

Alla morte di Vicino Orsini il boschetto perse il suo unico interprete e sprofondo in un lungo oblio. Per quasi quattro secoli il bosco si richiuse sulle statue, i rovi le coprirono, la memoria del luogo si ridusse a leggenda paesana. La rinascita arriva nella seconda meta del Novecento grazie a Giancarlo Bettini e alla moglie Tina Severi, che acquistarono il terreno, liberarono le sculture dalla vegetazione e finanziarono il restauro: sono sepolti nel tempietto interno al parco. Nel frattempo il Sacro Bosco era diventato una calamita per artisti e intellettuali, che vi riconobbero un antenato inatteso del gusto surrealista.

Mappa Parco dei Mostri Sacro Bosco di Bomarzo
Mappa Parco dei Mostri - Sacro Bosco di Bomarzo

La visita al Parco dei Mostri di Bomarzo, statua per statua

Il percorso non ha un ordine di lettura obbligato, e questo faceva parte del gioco di Orsini. Lo racconto seguendo il filo con cui la maggior parte dei visitatori lo incontra, dalla soglia fino al tempietto. Prendetevi il tempo di girare intorno a ogni figura: molte cambiano completamente a seconda del punto da cui le guardate.

Le Sfingi all'ingresso del Parco dei Mostri di Bomarzo

Varcata la soglia monumentale del bosco si incontrano due Sfingi, poste come guardiane. Il loro aspetto tiene insieme il modello classico della donna con corpo di leone e quello egizio, perche entrambe sono prive di ali. Sul basamento ciascuna porta un'iscrizione in endecasillabi che accoglie e sfida il visitatore. Quella di sinistra avverte che chi attraversa il luogo distratto, con le ciglia inarcate e le labbra strette, non merita nemmeno le sette meraviglie del mondo; quella di destra invita a osservare parte per parte e a dire poi se tante meraviglie siano nate per incanto o per arte. E gia una dichiarazione di poetica: qui si entra per pensare, non per passeggiare.

Proteo o Glauco, il primo mostro

Poco oltre le Sfingi, in disparte rispetto al sentiero principale, appare il primo vero mostro: un immenso mascherone antropomorfo con la bocca aperta che sembra affiorare dalle viscere della terra. Lo si identifica con Proteo o con Glauco, divinita marine legate alla metamorfosi. Sulla testa porta un grande globo di pietra sormontato da una piccola torre, immagine del mondo intero dominato dall'emblema araldico degli Orsini. E un modo per firmare il giardino: la famiglia signoreggia perfino sul cosmo.

Parco dei Mostri Proteo o Glauco
Parco dei Mostri - Proteo (o Glauco)

Il Mausoleo etrusco

Un grande masso all'apparenza informe si rivela, guardandolo bene, il frontone di una tomba etrusca, modellato dallo scalpello a imitazione delle sepolture rupestri della zona: le sue decorazioni ricalcano quelle di una tomba rinvenuta a Sovana. E un omaggio consapevole al passato etrusco della Tuscia, quello stesso mondo che si tocca con mano nelle necropoli intorno a Bomarzo e che si racconta bene anche al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Ercole e Caco, il Colosso del Parco dei Mostri di Bomarzo

Chiamata anche il Colosso, e la scultura piu grande del parco: due giganti avvinghiati in una lotta furiosa, identificati con Ercole e Caco, il ladro che l'eroe punisce. Uno tiene l'altro capovolto per le gambe, in un gesto di violenza congelata nella pietra. Intorno, figure di guerrieri ormai consumate dal tempo completavano la scena. Davanti a questo gruppo si capisce la scala del progetto di Orsini: non miniature da giardino, ma corpi alti diversi metri che schiacciano chi guarda.

Parco dei Mostri Ercole e Caco Lotta tra giganti
Parco dei Mostri -Ercole e Caco (o Lotta tra giganti)

La Tartaruga e la Balena

Vicino ai giganti si apre uno dei gruppi piu poetici del bosco. Una grossa tartaruga porta sul guscio bombato la statua di una Nike, la vittoria alata, mentre poco distante una balena emerge dalla terra come da un mare invisibile: i due animali sembrano fissarsi. La tartaruga vale come simbolo di stabilita e di longevita, unione tra terra e cielo; la donna alata sulla sua corazza rappresenta l'apice di una trasformazione, il passaggio verso la purificazione. E una delle stazioni dove l'interpretazione alchemica del giardino trova piu appigli.

Parco dei Mostri Tartaruga Bomarzo Viterbo
Parco dei Mostri - Tartaruga | Bomarzo (Viterbo)

La Fontana di Pegaso e l'Albero-statua

Da una vasca si leva Pegaso, il cavallo alato che nella lettura simbolica del parco figura l'impeto istintivo domato dalla volonta spirituale, quelle ali che imbrigliano la forza bruta del corpo. A poca distanza il cosiddetto Albero-statua, un tronco di larice scolpito ricavato da un masso, ricorda che qui perfino la vegetazione poteva farsi pietra. Sono episodi minori rispetto ai colossi, ma raccontano la cura con cui ogni angolo del bosco fu pensato: nel giardino di Vicino Orsini niente e riempitivo, e anche una fontana defilata o un tronco pietrificato partecipano al discorso simbolico dell'insieme. Vale la pena rallentare anche davanti a queste figure secondarie, che la fretta dei visitatori tende a saltare per correre all'Orco.

Il Ninfeo e la Venere sulla conchiglia

Un grande ambiente a vasca riprende i ninfei di eta greca e romana, decorato con le tre Grazie e con tre ninfe. Sulla parete orientale campeggia una Venere colossale adagiata su una conchiglia, mentre intorno una fontana e ornata da delfini. E la zona piu classicheggiante e serena del parco, un respiro di armonia tra un mostro e l'altro, e mostra quanto Orsini padroneggiasse anche il registro alto della cultura antiquaria, non solo quello grottesco.

Parco dei Mostri Venere sulla conchiglia
Parco dei Mostri - Venere sulla conchiglia

Il Teatro

Non lontano dal Ninfeo si trova un piccolo ambiente di gusto classico che tutti chiamano il teatro: in realta e la riproduzione ridottissima di un'esedra, il fondale curvo di un palcoscenico antico. E l'ennesima citazione colta di un giardino che gioca di continuo a rimpicciolire e travestire l'architettura del mondo romano. In un'epoca in cui i grandi signori facevano ricostruire nei loro parchi teatri, ninfei e templi all'antica per mostrare la propria cultura, Orsini rovescia il gioco: qui l'architettura classica non celebra la potenza del committente ma diventa un frammento tra i tanti di un sogno frammentario, un pezzo di scenografia abbandonato nel bosco.

La casa pendente del Parco dei Mostri di Bomarzo

E forse l'attrazione che diverte di piu. Un piccolo edificio fu costruito su un masso inclinato e per questo pende in modo evidente: dentro, la pendenza e irregolare, il pavimento non forma angolo retto con le pareti, e chi ci entra perde subito l'equilibrio e il senso della verticale. Lo stomaco protesta, le fotografie mentono, i bambini impazziscono di gioia. Si ritiene che in origine l'ingresso del bosco fosse proprio di fronte alla casa pendente, cosi che lo spaesamento cominciasse dal primo passo. Chi soffre di vertigini o di nausea la affronti con prudenza.

Parco dei Mostri La casa pendente
Parco dei Mostri - La casa pendente

Il Piazzale dei vasi, Nettuno e la ninfa dormiente

Un ampio piazzale scandito da enormi vasi di pietra, un tempo coperti da iscrizioni oggi illeggibili, conduce alla statua maestosa di Nettuno. Il dio dei mari e adagiato su un letto d'acqua alla maniera delle divinita fluviali romane, con un delfino tra le braccia. Poco oltre, una ninfa gigantesca dorme distesa, appoggiata con abbandono su un braccio: e una delle immagini piu sensuali e quiete del parco, il contraltare femminile alla furia dei giganti.

Cerere, dea delle messi

Cerere, dea del grano e madre di Proserpina, e scolpita come una donna enorme che porta sul capo un cesto di spighe e regge una fiaccola e la cornucopia. Attorno a lei si intravedono creature dei boschi. La sua presenza lega il giardino al ritmo agricolo della terra viterbese e prepara, con la figlia Proserpina che incontreremo piu avanti, il tema del rapimento e del ritorno, cioe delle stagioni.

Parco dei Mostri Cerere
Parco dei Mostri - Cerere

L'elefante da guerra

Un elefante maestoso porta sul dorso una torre e con la probozide stringe un legionario romano, quasi a stritolarlo. Il riferimento e all'impresa di Annibale, che durante le guerre puniche valico le Alpi con i suoi elefanti per portare la guerra dentro l'Italia. E una delle poche figure del bosco con un aggancio storico cosi diretto, e riassume l'ossessione cinquecentesca per il mondo antico e per le sue battaglie leggendarie.

Il drago del Parco dei Mostri di Bomarzo

Piu che un drago in senso stretto e una viverna, il mostro rettiliforme a due zampe della tradizione araldica. La scultura lo coglie nell'atto di combattere contro tre animali, oggi difficili da riconoscere per l'erosione: probabilmente un leone, un lupo e un cane, secondo le letture piu diffuse. E una scena di lotta perpetua, coerente con il clima di conflitto che percorre tutto il giardino, dove eroi, belve e divinita non smettono mai di fronteggiarsi. Il drago di Bomarzo e uno dei soggetti piu fotografati del percorso, e la sua immagine, con le fauci aperte e le zampe artigliate, e diventata quasi un secondo emblema del parco dopo l'Orco.

Il vaso gigante, la panca etrusca e l'ariete

Tre figure vicinissime tra loro compongono un piccolo insieme: una gigantesca anfora decorata con una testa di Gorgone, un ariete accovacciato molto rovinato, e una panca che riproduce con precisione la forma di un triclinio etrusco o romano, sistemata dentro una nicchia. La panca non e solo decorazione: e un invito a sedersi, a fermarsi, a partecipare fisicamente al giardino. Orsini voleva un bosco da attraversare con il corpo, non da guardare da lontano.

Parco dei Mostri a Bomarzo la panca etrusca
Parco dei Mostri a Bomarzo - la panca etrusca

L'Orco, il simbolo del Parco dei Mostri di Bomarzo

E il volto che tutti conoscono, l'immagine che finisce sulle copertine e sulle magliette: un enorme faccione di pietra con la bocca spalancata, attorno alla quale corre l'iscrizione OGNI PENSIERO VOLA. La bocca e in realta l'ingresso di una camera scavata nel masso, alla quale si accede per pochi gradini; dentro, una panca e un tavolo trasformavano l'antro in una sala fresca dove sedersi. La forma dell'ambiente fa rimbalzare voci e suoni contro le pareti, cosi che chi parla dall'interno produce un'eco cavernosa: una parola sussurrata dalla bocca dell'Orco arriva stranamente amplificata all'esterno. Molti leggono l'iscrizione come uno scherzo raffinato: ogni pensiero, una volta pronunciato in quella gola, letteralmente vola fuori. E il cuore fotografico del parco e il punto dove si formano le piccole code d'attesa per lo scatto.

Proserpina, Cerbero e il piazzale delle pigne

La regina dell'Ade, figura molto erosa, e rappresentata come una donna a braccia aperte la cui veste si allarga in una comoda panca su cui il visitatore puo sedersi: rapisce lei, ma anche noi ci lasciamo accogliere. A pochi passi c'e Cerbero, il cane a tre teste guardiano dell'oltretomba. Dietro le due figure si apre il piazzale delle pigne, delimitato da sculture a forma di pigna e di ghianda, il Pignone che ritorna come motivo decorativo. E la zona del parco piu apertamente infernale, il regno dei morti trasformato in salotto di pietra.

Parco dei Mostri Proserpina Cerbero e il piazzale delle pigne
Parco dei Mostri - Proserpina, Cerbero e il piazzale delle pigne

Echidna, la Furia e i leoni

Di fronte al piazzale delle pigne si fronteggiano due sculture mostruose e femminili. Echidna e una donna colossale con due code di serpente al posto delle gambe, vicina all'iconografia medievale della sirena bicaudata; la Furia e invece una donna con coda e ali di drago. Tra le due si accucciano due leoni, che la tradizione vuole figli di Echidna e che compaiono nello stemma di Viterbo: un dettaglio che ancora una volta radica il giardino nel suo territorio, come si vede girando per il centro storico di Viterbo.

Il Tempio, ultimo saluto del Parco dei Mostri di Bomarzo

Un poco isolato rispetto al percorso, si incontra un piccolo tempio che fu costruito circa vent'anni dopo il resto del bosco, in onore della moglie di Vicino Orsini, Giulia Farnese (da non confondere con l'omonima e piu famosa favorita di papa Alessandro VI). L'edificio mescola forme di epoche diverse: il frontone, il colonnato e il vestibolo di gusto classico, la cupola di matrice rinascimentale, modellata sull'esempio di quella di Santa Maria del Fiore a Firenze. L'interno e una piccolissima aula circolare, dove la famiglia Bettini, che restauro il complesso, pose una lapide alla memoria di Tina Severi, morta anche a causa di una ferita riportata durante i lavori di recupero del parco. E la nota dolce e malinconica su cui la visita si chiude: dietro tutto il fragore dei mostri, il bosco resta un monumento all'amore e alla perdita.

Parco dei Mostri Il tempio
Parco dei Mostri - Il tempio

Il Palazzo Orsini e il borgo sopra il Parco dei Mostri di Bomarzo

Prima o dopo il bosco vale la pena salire nel paese. Bomarzo si arrampica su uno sperone di tufo ed e dominato dal Palazzo Orsini, la residenza della stessa famiglia che volle il Sacro Bosco: un edificio nato come rocca medievale e trasformato in dimora signorile nel corso del Rinascimento, con cortili, logge e sale un tempo affrescate. Da lassu si capisce la geografia del luogo, il rapporto tra il potere della famiglia, arroccato in alto, e il giardino segreto scavato nel fondovalle, quasi un doppio nascosto e privato della magnificenza pubblica del palazzo.

Il borgo conserva l'impianto medievale fatto di vicoli stretti, archi e scalinate, e la sua atmosfera raccolta e un buon contrappunto all'esuberanza delle statue. E qui, tra l'altro, che conviene fermarsi per mangiare: la cucina della Tuscia, fatta di legumi, funghi, castagne, olio buono e piatti poveri di grande sapore, si difende benissimo nelle trattorie del paese e dei dintorni. Chi trasforma la visita al Parco dei Mostri di Bomarzo in una mezza giornata, unendo il bosco, il borgo e un pranzo lento, porta a casa un'esperienza molto piu ricca della sola corsa alle sculture.

Bomarzo e i dintorni: cosa vedere vicino al Parco dei Mostri

Il borgo di Bomarzo, arroccato sopra il parco e dominato dal Palazzo Orsini, merita la salita: ha ottenuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano, il marchio di qualita turistico-ambientale riservato ai piccoli centri dell'entroterra che uniscono patrimonio e accoglienza. Nei boschi intorno si nascondono la gia citata Piramide Etrusca e i resti dell'antica Ferento, mentre a breve distanza la Tuscia offre alcuni dei suoi capolavori assoluti.

In un raggio comodo per una gita di uno o due giorni ci sono i giardini all'italiana di Villa Lante a Bagnaia, il grandioso Palazzo Farnese di Caprarola con la sua scala regia, il paese di Caprarola, il lago vulcanico e i boschi di faggio del Lago di Vico, e la citta dei papi, Viterbo, con il suo quartiere medievale di San Pellegrino. Chi ama i giardini d'artista puo abbinare al Sacro Bosco il coloratissimo Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle in Maremma e il romantico Giardino di Ninfa. Per rimanere sul tema Orsini, a Roma c'e la Cappella Orsini, e per i mostri di pietra in citta vale un pensiero anche la Casa dei Mostri di Palazzetto Zuccari, portale grottesco che dialoga a distanza con Bomarzo. Chi vuole approfondire il territorio trova altre idee nelle pagine su Monte Casoli di Bomarzo e sulla Macchina di Santa Rosa a Viterbo.

Il Sacro Bosco e la lettura alchemica del giardino

Accanto alla lettura letteraria, fatta di rimandi a Petrarca, Ariosto e Tasso, corre da tempo un'altra interpretazione, quella alchemica ed ermetica. Secondo questa chiave il percorso tra le sculture non sarebbe casuale ma un cammino iniziatico, la rappresentazione in pietra delle tappe della Grande Opera, la trasformazione interiore che l'adepto compie discendendo nella materia per risalire purificato. In quest'ottica ogni figura diventa una stazione simbolica: il drago e la Furia sono le prove e i mostri da vincere, la discesa verso Proserpina e Cerbero e l'ingresso nel regno dei morti, la tartaruga con la Nike alata sul dorso figura l'ascesa e il compimento, l'unione dei contrari. Le iscrizioni enigmatiche, a partire dal celebre invito a riflettere parte per parte, sembrerebbero le istruzioni cifrate di questo viaggio dell'anima.

Va detto con onesta che si tratta di una delle molte interpretazioni possibili, affascinante ma non dimostrata: nessun documento di Vicino Orsini spiega il programma del giardino, e proprio questa reticenza ha lasciato campo libero a letture di ogni tipo, dall'alchimia alla psicoanalisi. La cosa piu prudente, e forse piu vera, e prendere il Parco dei Mostri di Bomarzo per quello che ne scriveva chi lo studiava con rigore: un teatro di finzioni colte e dichiaratamente artificiose, costruito da un principe malinconico per stupire pochi amici e, come recita l'iscrizione chiave, per sfogare il proprio cuore. Il fascino del bosco vive esattamente in questa ambiguita irrisolta: quanto piu si cerca la soluzione, tanto piu il giardino la nega.

Bomarzo nella letteratura e nella musica

La riscoperta novecentesca non ha riguardato solo l'arte figurativa e il cinema: il Sacro Bosco ha generato anche un piccolo capolavoro letterario e un'opera lirica. Nel 1962 lo scrittore argentino Manuel Mujica Lainez pubblico il romanzo Bomarzo, una lunga e sontuosa autobiografia immaginaria di Vicino Orsini, in cui il principe, raccontato come un uomo deforme e tormentato, costruisce il giardino di mostri come specchio della propria anima ferita. Il libro ebbe grande fortuna e contribui a diffondere nel mondo il mito del luogo.

Da quel romanzo nacque, nel 1967, l'opera Bomarzo del compositore argentino Alberto Ginastera, su libretto dello stesso Mujica Lainez: una partitura moderna e ardita, che al debutto fece scandalo per i suoi temi crudi e fu perfino bloccata per un periodo in Argentina prima di imporsi sulle scene internazionali. Che un giardino di provincia laziale, per secoli dimenticato tra i rovi, abbia ispirato un romanzo celebre e un'opera d'avanguardia dall'altra parte dell'oceano dice molto della sua forza. Il Parco dei Mostri di Bomarzo non e soltanto un bel posto da visitare: e un'idea che continua a lavorare nell'immaginazione di chi lo incontra, e a trasformarsi in altre opere.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo con i bambini

Poche visite in tutto il Lazio funzionano con i bambini quanto il Sacro Bosco. Qui non serve chiedere silenzio davanti a una vetrina: il parco e fatto apposta per correre da un mostro all'altro, entrare nella bocca dell'Orco, perdere l'equilibrio nella casa storta, cercare il drago e l'elefante lungo i sentieri. Il suggerimento e trasformare la visita in un gioco: date ai piu piccoli la mappa all'ingresso e affidate loro il compito di trovare le figure una a una, cosi la camminata diventa una caccia al tesoro e nessuno si stanca. Attenzione pero ai gradini scavati nel tufo, ai bordi delle vasche e ai tratti sconnessi, soprattutto dopo la pioggia: qui i bambini vanno tenuti d'occhio, perche il terreno e naturale e non protetto come in un parco giochi.

Un accorgimento pratico: scarpe chiuse anche per loro, una borraccia d'acqua e, d'estate, un cappellino, perche alcune parti del percorso sono al sole. La durata giusta con i piu piccoli e di un'ora e mezza circa, senza forzare: quando la stanchezza arriva, l'antro dell'Orco e la panca di Proserpina sono ottimi posti per una sosta all'ombra. Il Parco dei Mostri di Bomarzo lascia ai bambini un ricordo che difficilmente un museo tradizionale riesce a dare.

Quando andare al Parco dei Mostri di Bomarzo: le stagioni

Ogni stagione racconta un bosco diverso. La primavera e forse il momento piu bello, con il verde nuovo, i sentieri asciutti e una luce ancora dolce, ma e anche il periodo di maggiore affluenza: nei fine settimana e nei ponti i gruppi si moltiplicano e il silenzio, che qui e mezza esperienza, si perde. L'estate offre giornate lunghe e orario esteso fino alle 19, ma nelle ore centrali il caldo del fondovalle si fa sentire; meglio la prima mattina o il tardo pomeriggio, quando l'ombra degli alberi rinfresca e le statue riprendono profondita.

L'autunno e la stagione segreta del Sacro Bosco: il bosco cambia colore, la foschia sale spesso dal fondovalle, e le facce di pietra riemergono dall'umido con esattamente l'aria inquietante che dovevano avere nel Cinquecento. L'inverno, con la chiusura anticipata alle 17, regala i giorni piu vuoti e silenziosi, ideali per chi cerca il parco tutto per se, a patto di coprirsi bene e di scegliere una giornata senza pioggia, perche il fango sui sentieri non e un dettaglio. In ogni stagione la regola d'oro resta la stessa: andarci presto o tardi, mai a mezzogiorno di un giorno di festa.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo e gli altri giardini manieristi

Il Sacro Bosco non nacque nel vuoto: appartiene alla grande stagione dei giardini manieristi che tra Cinque e Seicento fiori nel Lazio e in Toscana, nelle ville dei signori e dei cardinali. A pochi chilometri, i giardini di Villa Lante a Bagnaia rappresentano il rovescio esatto di Bomarzo: geometria perfetta, fontane simmetriche, siepi disegnate al millimetro, l'ordine che celebra il dominio dell'uomo sulla natura. A Tivoli, Villa d'Este, legata proprio a quel Pirro Ligorio che la tradizione chiama in causa anche per Bomarzo, spinge lo spettacolo delle acque a un virtuosismo senza pari.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo fa il contrario di tutti loro: rinuncia alla simmetria, abbraccia il disordine, sceglie il grottesco e l'enigma al posto della magnificenza rassicurante. E questa la sua rivoluzione, il motivo per cui gli storici lo considerano un caso quasi unico nel panorama dei giardini europei. Chi ha tempo per un itinerario di piu giorni nella Tuscia puo mettere in fila i tre modelli, Villa Lante l'ordine, Villa d'Este l'acqua, Bomarzo il sogno, e leggervi in filigrana tre modi opposti di intendere il rapporto tra l'uomo e la natura nel Rinascimento. Aggiungete il Palazzo Farnese di Caprarola, e il quadro della grande committenza cinquecentesca del viterbese e completo.

Una curiosita su Parco dei Mostri di Bomarzo

La curiosita che quasi nessuno conosce riguarda il nome. Per tutto il Cinquecento, e nella mente del suo creatore, questo luogo non fu mai un parco di mostri. Vicino Orsini lo chiamava con affetto il boschetto, e i contemporanei parlavano di Sacro Bosco: un giardino letterario, colto, pensato per pochi amici in grado di cogliere le citazioni da Petrarca, Ariosto e Tasso incise nella pietra. L'etichetta di Parco dei Mostri e molto piu tarda, popolare, novecentesca, e nasce dallo stupore dei paesani e poi dei turisti davanti alle facce spalancate riemerse dai rovi. C'e di piu: molte figure che oggi chiamiamo mostri erano, nel linguaggio dell'epoca, divinita, allegorie e personaggi mitologici perfettamente riconoscibili da un uomo di cultura del Rinascimento. Nettuno, Cerere, Proserpina, Pegaso e le tre Grazie non erano affatto mostruosi: erano il repertorio classico che ogni signore colto padroneggiava. Chiamare il giardino Parco dei Mostri, insomma, e un fraintendimento affascinante, il segno di quanto la chiave di lettura originale sia andata perduta. Sapere questo cambia il modo di camminarci dentro: non un catalogo di spaventi, ma una biblioteca di pietra il cui indice si e smarrito.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Parco dei Mostri di Bomarzo

Il dettaglio pratico che le brochure tacciono e la fatica del terreno. Il Sacro Bosco non e un museo pianeggiante con corridoi lisci: e un fondovalle boscoso, con un dislivello vero, sentieri sterrati, gradini scavati nel tufo, radici, e dopo la pioggia tratti scivolosi e fangosi. Le scarpe da ginnastica non sono un vezzo, sono una necessita: chi arriva con sandali eleganti o tacchi se ne pente al primo saliscendi. Questo ha una conseguenza importante sull'accessibilita: per chi si muove in sedia a rotelle o con difficolta motorie il percorso e in buona parte problematico, e conviene informarsi prima sul sito ufficiale riguardo ai tratti praticabili. C'e poi una seconda cosa che pochi anticipano: molte statue vanno viste da piu lati per capirle davvero, perche furono pensate per apparire e trasformarsi mentre ci si gira intorno. Fermarsi davanti a una figura, guardarla di fronte e poi spostarsi di lato fa parte del progetto originale: e li che l'orco diventa antro, la casa comincia a pendere sul serio, il gigante mostra la sua presa. Chi lo attraversa di corsa, macchina fotografica al collo e passo deciso, si perde esattamente cio per cui il giardino fu costruito.

Il consiglio che ti do per visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo

Il consiglio e uno solo e vale oro: andateci presto, appena aperto, o nel tardo pomeriggio fuori stagione. Il Parco dei Mostri di Bomarzo dal fascino cambia radicalmente con la luce e con la folla. Alle nove del mattino, con la nebbia che a volte si alza dal fondovalle e le prime lame di sole tra i lecci, l'orco e i giganti hanno un potere che a mezzogiorno, con i pullman scaricati e i gruppi rumorosi, svanisce del tutto. Evitate i sabati e le domeniche di primavera piena e i ponti: sono i giorni in cui il silenzio, che di questo luogo e l'ingrediente segreto, non esiste. Mettete in conto almeno due ore, meglio due e mezza, e non pianificate una tabella di marcia rigida: il bello e lasciarsi sorprendere a ogni curva. Portate acqua, un cappello d'estate e una giacca leggera anche in stagione calda, perche sotto gli alberi e nell'antro dell'orco la temperatura scende. Se viaggiate con bambini, trasformate la visita in una caccia ai mostri: date loro la mappa e lasciate che siano loro a trovare il drago, l'elefante, la casa storta. E infine, banale ma decisivo: staccatevi dallo schermo del telefono almeno per un tratto e ascoltate il bosco. Vicino Orsini lo aveva costruito per questo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Si ripete spesso che il Sacro Bosco ispiro i surrealisti, e la cosa e vera, ma la si liquida in una riga senza dire quanto sia profonda. Salvador Dali ci venne nel 1948 e ne rimase folgorato: si fece fotografare in pose plateali tra le sculture e ne parlo come di un'invenzione storica senza pari, un precedente cinquecentesco della sua stessa immaginazione. L'elefante con la torre e i mascheroni spalancati risuonano nelle tele daliniane in modo troppo preciso per essere un caso. Ma il capitolo meno citato e un altro: il cinema. Nel 1950 Michelangelo Antonioni, non ancora il maestro dei film celebri che verranno, giro proprio qui un cortometraggio documentario dedicato al giardino, uno dei primi sguardi moderni capaci di leggere Bomarzo non come una bizzarria paesana ma come un'opera d'arte totale. Da allora il Sacro Bosco e diventato un set e un rifugio ricorrente per registi, fotografi di moda e scrittori in cerca di un altrove. Questo passaggio dal disprezzo alla venerazione racconta una storia piu grande: il gusto del Novecento, formato dal surrealismo e dalla psicoanalisi, ha finalmente potuto capire un giardino che il razionalismo dei secoli precedenti aveva rimosso come una stravaganza incomprensibile. Bomarzo non e cambiato: sono cambiati gli occhi con cui lo guardiamo.

La foto giusta da fare al Parco dei Mostri di Bomarzo

La fotografia che tutti fanno e la bocca dell'Orco con qualcuno in piedi dentro le fauci, e va benissimo farla: e iconica, e il simbolo del parco, e la coda per lo scatto si smaltisce in fretta se ci si va presto. Ma la foto giusta, quella che pochi si prendono la briga di cercare, e un'altra. Mettetevi a terra, abbassatevi all'altezza dello sguardo delle statue e riprendetele dal basso verso l'alto, con il cielo o le fronde degli alberi alle loro spalle: cosi i giganti recuperano la scala schiacciante che Orsini voleva, e smettono di sembrare soprammobili da giardino. Per l'Orco, provate lo scatto dall'interno dell'antro verso l'esterno, incorniciando il bosco luminoso attraverso la bocca aperta: e un'immagine sorprendente che ribalta il punto di vista abituale. La casa pendente inganna la macchina fotografica: per rendere la pendenza cercate un riferimento verticale vero, un albero dritto sullo sfondo, altrimenti l'occhio raddrizza tutto e l'effetto si perde. E se volete la fotografia piu vera del luogo, aspettate una giornata di foschia o la luce radente del primo mattino, quando le facce di pietra emergono dall'ombra umida: e li che il Parco dei Mostri di Bomarzo torna a essere il bosco inquietante e sacro che era nel Cinquecento, non la cartolina colorata di mezzogiorno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La vicenda del Sacro Bosco si misura in secoli e in svolte nette. La prima e la fondazione stessa, nella meta del Cinquecento, quando Vicino Orsini, tornato dalle guerre e segnato dai lutti, decise di dedicare gli ultimi decenni della sua vita a questo giardino di pietra, un gesto privato e quasi terapeutico che non ha molti paragoni nella storia dell'arte europea. La seconda data cruciale e la fine: alla morte di Orsini, negli anni Ottanta del secolo, il bosco perse il suo unico interprete e comincio un abbandono lunghissimo, durante il quale la vegetazione riconquisto le sculture e il luogo scivolo nella leggenda contadina.

Il terzo grande avvenimento e la riscoperta novecentesca. Dopo essere rimasto per quasi quattrocento anni un rudere dimenticato, il giardino torno alla luce grazie all'acquisto e al restauro condotti da Giancarlo Bettini e Tina Severi, che liberarono le statue dai rovi e restituirono il bosco al mondo. In parallelo arrivarono le consacrazioni culturali: la visita di Salvador Dali nel 1948, il cortometraggio di Michelangelo Antonioni nel 1950, e poi il flusso ininterrotto di artisti, scrittori e cineasti che elessero Bomarzo a luogo del cuore. Ogni epoca ha lasciato la sua traccia: gli etruschi con le tombe scavate tutt'intorno, il Rinascimento con l'invenzione di Orsini, il Novecento con la sua riscoperta e la sua mitizzazione. Camminare oggi nel Parco dei Mostri di Bomarzo significa attraversare tutti questi tempi in una volta sola.

Chi e passato da Parco dei Mostri di Bomarzo

Il primo nome e ovviamente quello del padrone di casa, Pier Francesco Vicino Orsini, principe, condottiero e uomo di lettere, che qui passo gli ultimi anni e qui trasformo il dolore in pietra. Intorno a lui gravita la questione degli artisti: la tradizione chiama in causa l'architetto Pirro Ligorio, l'uomo di Villa d'Este, come possibile ideatore del disegno, e lo scultore Simone Moschino come probabile esecutore delle statue, mentre nomi come Michelangelo e il Vignola compaiono in vecchie attribuzioni oggi ridimensionate.

Ma i passaggi piu celebri sono quelli della riscoperta. Salvador Dali arrivo nel 1948 e trasformo la sua visita in un piccolo evento, facendosi ritrarre tra i mostri e proclamando al mondo l'originalita assoluta del luogo. Michelangelo Antonioni vi giro un documentario nel 1950. Giancarlo Bettini e Tina Severi, i restauratori, sono legati al bosco per sempre, sepolti nel tempietto che avevano riportato in vita. E dietro di loro una processione di scrittori, poeti, fotografi e viaggiatori: il Sacro Bosco e diventato, nel Novecento, un pellegrinaggio laico per chiunque cerchi il punto in cui l'arte colta e il sogno si toccano. Perfino la letteratura se ne e nutrita, con opere che hanno fatto di Bomarzo e del suo principe il centro di romanzi e racconti. Passare da qui, per un artista, e stato per decenni quasi un rito di iniziazione.

Il significato del Sacro Bosco resta una questione aperta

Il Parco dei Mostri di Bomarzo è uno dei pochissimi luoghi d’arte italiani di cui si può dire, senza esagerare, che nessuno sa spiegare che cosa voglia dire. Non è una formula a effetto: è la situazione reale degli studi. Sappiamo chi lo ha voluto, sappiamo in che anni fu scavato e scolpito, leggiamo le iscrizioni che il committente fece incidere nella pietra. Quello che non abbiamo è una chiave che tenga insieme l’orco con la bocca spalancata, l’elefante che stritola un soldato, la casa costruita storta, le sfingi, il drago, il teatro, il tempietto in cima. Gli studiosi hanno proposto letture diverse e fra loro incompatibili, e nessuna ha finora prevalso. Qui provo a mettere in fila che cosa è documentato e che cosa resta ipotesi, perché sul Sacro Bosco le due cose vengono confuse spesso.

Che cosa sappiamo per certo di Vicino Orsini

La committenza è documentata e non è in discussione. Il bosco fu voluto da Pier Francesco Orsini, detto Vicino, signore di Bomarzo: famiglia baronale antica, carriera militare, prigionia dopo una campagna in Germania, rapporti con l’ambiente colto della corte farnesiana. I lavori nella valle sotto il paese cominciarono intorno alla metà del secolo e andarono avanti per decenni, fino alla morte del committente nel 1585. Documentata è anche la sua devozione alla moglie, Giulia Farnese di Latera (da non confondere con l’omonima legata ad Alessandro VI), e il fatto che il tempietto a pianta ottagonale in cima al percorso sia ricordato dalle fonti come memoriale dedicato a lei.

Anche l’attribuzione del progetto va presa con prudenza. Il nome che ricorre più spesso è quello di Pirro Ligorio, e per le sculture quello di Simone Moschino: sono attribuzioni tradizionali, ripetute da molta bibliografia, non contratti firmati. Su chi abbia materialmente disegnato il percorso gli studiosi non concordano.

Il lutto per Giulia Farnese: una spiegazione parziale

La lettura più diffusa, quella che si sente raccontare da quasi tutte le guide, è che Vicino Orsini abbia costruito il bosco per elaborare il dolore della morte della moglie. Ha un fondamento: il memoriale in cima al percorso esiste, la dedica alla moglie è ricordata dalle fonti, e alcune iscrizioni parlano il linguaggio del dolore e della consolazione. Ma come spiegazione complessiva regge poco, ed è giusto dirlo. I lavori nella valle risultano avviati prima che Giulia morisse, il tempietto appartiene a una fase successiva, e la maggior parte delle sculture non ha nulla di funebre: mostri, animali, scherzi, figure mitologiche scolpite nei massi di peperino già presenti sul posto. Il lutto spiega una parte del bosco. Non spiega l’orca, non spiega l’elefante, non spiega la casa pendente.

Le ipotesi in competizione, senza sceglierne una

Le principali letture proposte dagli studiosi sono almeno quattro, e conviene presentarle come quello che sono: ipotesi moderne, nessuna delle quali trova conferma in un documento cinquecentesco che dichiari il significato del percorso.

La prima è la chiave alchemica ed ermetica: il bosco come sequenza di stazioni che corrisponderebbero alle fasi della grande opera, con le figure mostruose nel ruolo di passaggi da attraversare. La seconda è quella iniziatica in senso lato: un cammino di prova, discesa e risalita, che finisce appunto nel tempietto come luogo di quiete. La terza è letteraria, e per alcuni è la più solida sul piano filologico: nelle statue si sono riconosciuti episodi dell’Orlando furioso di Ariosto, echi di Petrarca e soprattutto le apparizioni fantastiche della Hypnerotomachia Poliphili, il libro illustrato pubblicato a Venezia nel 1499 che nel Cinquecento era un serbatoio di immagini per chi progettava giardini. La quarta lettura è la meno romantica e per questo spesso trascurata: il bosco come gioco di corte manierista, una collezione di meraviglie e di scherzi costruita per stupire gli ospiti, senza un programma unitario, nello stesso gusto che in quegli anni produceva grotte, automi e prospettive ingannevoli nelle ville di mezza Italia.

Queste letture non sono tutte compatibili fra loro. Chi le tiene insieme di solito lo fa aggiungendo al testo qualcosa che nel testo non c’è. Il punto onesto, per quanto ne so, è che ogni interpretazione simbolica complessiva del Sacro Bosco appartiene alla critica del Novecento e dopo, non alla documentazione cinquecentesca: è un’ipotesi di lettura, non una notizia.

Le iscrizioni: un invito esplicito a non capire subito

La cosa più curiosa è che il bosco sembra difendersi da solo dall’interpretazione. Le iscrizioni scolpite lungo il percorso, che sono materiale documentario a tutti gli effetti perché stanno ancora lì, non spiegano nulla: mettono in guardia. Una, alle sfingi dell’ingresso, dice che chi non percorre questo luogo con le ciglia inarcate e le labbra strette non ammira nemmeno le sette meraviglie del mondo, e invita chi entra a considerare parte per parte. Un’altra, sulla casa pendente, afferma in latino che l’animo diventa più saggio riposando. Una terza, la più citata, dichiara che il bosco fu fatto solo per sfogare il cuore.

Sono frasi che spostano l’attenzione dal significato all’esperienza: guarda, sospendi il giudizio, procedi a pezzi. Non dicono al visitatore che cosa pensare, gli dicono come guardare. È possibile che l’assenza di una chiave non sia una perdita dovuta al tempo, ma una scelta del committente: un bosco che chiede stupore invece di comprensione. Anche questa, però, è un’interpretazione, e come tale va presa.

Tre secoli di abbandono e una riscoperta recente

La storia successiva spiega perché sappiamo così poco. Dopo la morte di Vicino Orsini il bosco fu sostanzialmente abbandonato: la vegetazione coprì le statue e per circa tre secoli il luogo restò una stranezza locale. Non è arrivato fino a noi nessun testo che descriva il programma dell’opera.

La riscoperta è una faccenda del Novecento, ed è documentata. Nel 1948 Salvador Dalí visitò il bosco e si fece fotografare tra le sculture, definendolo un’invenzione storica unica: quelle immagini contribuirono parecchio a rimettere Bomarzo nel circuito dell’attenzione internazionale. Nel 1950 Michelangelo Antonioni, allora ancora documentarista, vi girò un cortometraggio intitolato La villa dei mostri. Il recupero materiale arrivò dopo, per iniziativa privata: la famiglia Bettini acquistò l’area e avviò un restauro che proseguì per anni, restituendo il percorso che si visita oggi. Il paradosso è che le interpretazioni si sono moltiplicate proprio da allora, senza che nessuna riuscisse a chiudere la partita.

Per il contesto vale la pena vedere anche l’altra faccia del giardino cinquecentesco viterbese, quella regolare e geometrica di Villa Lante a Bagnaia: il confronto fra i due luoghi dice più di molte teorie. Intorno, la riserva di Monte Casoli e Viterbo completano la giornata.

Domande veloci sul Parco dei Mostri di Bomarzo

Quanto costa il biglietto del Parco dei Mostri di Bomarzo

Il biglietto intero costa 15 euro, il ridotto per i bambini dai 4 ai 13 anni 9 euro. Sotto i 4 anni si entra gratis. Le tariffe vanno sempre ricontrollate sul sito ufficiale prima della visita.

Quali sono gli orari del Parco dei Mostri di Bomarzo

Il parco apre tutti i giorni dell'anno a orario continuato dalle 9, con chiusura alle 19 da marzo a settembre e alle 17 da novembre a febbraio; ottobre segue il cambio dell'ora. L'unico giorno di chiusura e il 25 dicembre.

A che ora e l'ultimo ingresso

L'ultimo ingresso e sempre un'ora prima della chiusura del cancello. Considerando che la visita completa richiede due ore abbondanti, conviene entrare con largo anticipo.

Quanto dura la visita al Parco dei Mostri di Bomarzo

Per vedere tutte le sculture con calma servono almeno due ore, meglio due e mezza. Chi ha solo un'ora vede l'essenziale ma perde la parte piu bella, che e girare intorno alle figure senza fretta.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo e adatto ai bambini

Moltissimo. I mostri, la casa storta e la bocca dell'Orco fanno impazzire i piu piccoli. Il consiglio e dargli la mappa e trasformare la visita in una caccia ai mostri, tenendoli d'occhio sui gradini e nei tratti scivolosi.

Il percorso e accessibile in sedia a rotelle

Il Sacro Bosco e un fondovalle boscoso con dislivelli, sentieri sterrati e gradini scavati nel tufo, quindi buona parte del percorso e difficile per chi ha problemi di mobilita. Conviene informarsi in anticipo sul sito ufficiale sui tratti praticabili.

Serve prenotare per visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo

Per il singolo visitatore di solito basta acquistare il biglietto in cassa o online. La prenotazione anticipata e richiesta soprattutto a scuole, universita e gruppi organizzati.

Si possono fare fotografie al Parco dei Mostri di Bomarzo

Si, le foto per uso personale sono libere e il parco e uno dei luoghi piu fotogenici del Lazio. La foto simbolo e la bocca dell'Orco con l'iscrizione OGNI PENSIERO VOLA.

Perche si chiama Parco dei Mostri

E un nome popolare e novecentesco. In origine Vicino Orsini lo chiamava boschetto e i contemporanei parlavano di Sacro Bosco: molte figure sono in realta divinita e personaggi mitologici, non mostri.

Chi ha costruito il Parco dei Mostri di Bomarzo

Fu voluto dal principe Pier Francesco Vicino Orsini nella meta del Cinquecento. La tradizione attribuisce il disegno all'architetto Pirro Ligorio, come ipotesi, e le sculture allo scalpello di Simone Moschino.

In che materiale sono fatte le statue

Le sculture furono scavate direttamente nei grandi massi di peperino, la pietra vulcanica locale, affiorati nel bosco. Per questo hanno una scala cosi grande e sembrano nascere dal terreno.

Cosa vuol dire OGNI PENSIERO VOLA

E l'iscrizione incisa attorno alla bocca dell'Orco. Molti la leggono come uno scherzo colto: dentro l'antro l'eco amplifica le voci, cosi ogni pensiero pronunciato la, letteralmente, vola fuori.

Quanto e grande il Parco dei Mostri di Bomarzo

E un giardino di alcuni ettari nel fondovalle, percorribile interamente a piedi lungo un anello di sentieri. Le distanze non sono enormi, ma il dislivello e il terreno naturale rendono la camminata piu impegnativa di quanto sembri.

Come si arriva al Parco dei Mostri di Bomarzo da Roma

In auto si prende l'A1 verso Firenze e si esce ad Attigliano-Bomarzo, per un totale di circa un'ora e mezza. In treno si scende a Orte o ad Attigliano-Bomarzo e si prosegue con collegamenti locali o taxi, da verificare in anticipo.

C'e un parcheggio al Parco dei Mostri di Bomarzo

Si, davanti all'ingresso c'e un ampio parcheggio, comodo perche il modo piu pratico di arrivare e proprio l'automobile.

Quando conviene visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo

Presto al mattino, appena aperto, oppure nel tardo pomeriggio fuori stagione, per evitare i gruppi e godere del silenzio. I fine settimana di primavera piena e i ponti sono i giorni piu affollati.

Cosa vedere vicino al Parco dei Mostri di Bomarzo

Nei dintorni ci sono Villa Lante a Bagnaia, il Palazzo Farnese di Caprarola, il Lago di Vico, Viterbo con il quartiere medievale di San Pellegrino e, poco piu in la, Civita di Bagnoregio e il Giardino dei Tarocchi.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo si visita con la pioggia

Si puo, ma i sentieri sterrati diventano fangosi e scivolosi e i gradini nel tufo bagnati vanno affrontati con attenzione. Con la foschia, pero, l'atmosfera del bosco e ancora piu intensa: basta calzare scarpe adatte.

Ci sono un bar e un punto ristoro dentro il parco

All'area d'ingresso sono presenti servizi per i visitatori. Per un pasto vero conviene salire al borgo di Bomarzo o fermarsi in uno dei paesi vicini della Tuscia, dove la cucina viterbese si difende benissimo.

Si entra gratis la prima domenica del mese al Parco dei Mostri di Bomarzo

No. Il Sacro Bosco e un parco privato e non rientra nell'iniziativa delle domeniche gratuite dei musei statali. Il biglietto si paga in ogni giorno dell'anno secondo le tariffe ufficiali.

Dove si trova esattamente il Parco dei Mostri di Bomarzo

L'ingresso e in Località Giardino, nel fondovalle sotto il borgo di Bomarzo, in provincia di Viterbo, nella Tuscia laziale. Dista una quindicina di chilometri da Viterbo e poco meno di novanta da Roma.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo e all'aperto o al chiuso

E interamente all'aperto, un giardino boscoso da percorrere a piedi lungo un anello di sentieri. Va vestito di conseguenza, con scarpe adatte e una protezione dalla pioggia o dal sole a seconda della stagione.

Vale la pena visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo

Si, senza dubbio: e uno dei luoghi piu originali del Lazio e un capolavoro del giardino manierista europeo. Chi lo affronta con calma, fuori dagli orari di punta, ne esce sorpreso.

Il giudizio sul Parco dei Mostri di Bomarzo

Resto convinto che il Parco dei Mostri di Bomarzo sia uno dei luoghi piu sottovalutati e insieme piu grandi del Lazio. Non e una gita per bambini con qualche statua buffa, anche se i bambini lo adorano: e un capolavoro del Cinquecento, l'invenzione di un uomo colto e ferito che ha trasformato un bosco in un poema. Andateci con il rispetto che merita e con le scarpe giuste, sceglietevi l'ora vuota, girate intorno a ogni figura, sedetevi sulla panca di Proserpina e nell'antro dell'Orco, e uscite senza la pretesa di aver capito tutto. Bomarzo non si spiega, si attraversa. Ed e proprio per questo che, quattro secoli e mezzo dopo, continua a stupire chiunque abbia la pazienza di ascoltarlo. Tornateci in una stagione diversa e vi accorgerete che il bosco, ogni volta, ha ancora qualcosa da dirvi.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la citta sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

RiassuntoIl Parco dei Mostri di Bomarzo, chiamato anche Sacro Bosco di Bomarzo o Villa delle Meraviglie di Bomarzo, è uno spettacolare complesso monumentale immerso nel verde a pochi kilometri da Viterbo
Tagsall'apertoantichi saporibandiera arancione del Touring Club ItalianoBomarzoborghi medievali vicino Romaborghi più belli d'Italia vicino Romaborghi più belli da visitare vicino Romaborghi più belli vicino Romaborghi vicino romaborgo medievale vicino Romaborgo più bello vicino Romaborgo vicino RomaBosco SacroBosco Sacro di Bomarzocambiare aria da Romacambiare aria Romacon i bambinida vedere vicino Romadove andare vicino RomaDove dormire a Bomarzoentro due ore da Romagiardinigita capitalegita con amici vicino Romagita da Romagita fuori portagita in famiglia vicino Romagita poco fuori il GRAgita poco fuori Romagita romantica vicino Romagita vicino la capitalegita vicino RomaLaziolontani dallo stress di Romanaturaorganizza una gita vicino Romapaese vicino Romapaesino vicino RomaParcoParco dei MostriParco dei Mostri di BomarzoParco di BomarzoParco naturaleprovincia di viterborilassarsi vicino RomaRiserva naturaleRoma fuori portaSacro Bosco di Bomarzosagra vicino Romasagre vicino Romascampagnata vicino Romascopri i borghi vicino Romascopri il borgo vicino Romascopri vicino Romastaccare dallo stress di Romastaccare la spina vicino RomaTusciaun'ora da Romavicino al G.R.A.vicino RomaVilla delle Meraviglie di BomarzoViterboweekend al borgoweekend al borgo medievaleweekend con amiciweekend in famigliaweekend rilassante vicino Romaweekend romantico vicino Romaweekend vicino Roma

Contact Information

IndirizzoLocalità Giardino, 01020 Bomarzo VT, Italia 1020

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi