Lago Di Vico (VT)
Il lago di Vico è il grande specchio d'acqua vulcanico della Tuscia viterbese, chiuso dentro una caldera fra i Monti Cimini, in provincia di Viterbo. Ci si arriva dalla Via Cassia deviando sulla Cassia Cimina: il riferimento pratico è il Centro Visite della Riserva Naturale Regionale Lago di Vico, sulla S.P. 1 Cassia Cimina al chilometro 12, nel territorio di Caprarola (VT). L'ingresso alla riserva è libero e gratuito: non si paga un biglietto per entrare nell'area protetta, si paga semmai il parcheggio negli stabilimenti balneari in estate e le eventuali visite guidate. In auto da Roma si percorre la Cassia fino a Ronciglione o fino al bivio per Caprarola e da lì si scende alla conca; con i mezzi si arriva a Viterbo o a Ronciglione in treno o autobus e si prosegue via terra, perché il lago non ha una stazione propria. Il periodo di balneazione va grosso modo da giugno a settembre, negli stabilimenti attrezzati; per gli orari aggiornati del Centro Visite, delle visite guidate e delle escursioni conviene contattare l'Ente gestore prima di partire. Non ci sono orari di chiusura per il paesaggio: la riserva si gira di giorno, i sentieri si affrontano con calzature adatte e con l'acqua al seguito, perché i punti di ristoro sono concentrati sulla riva e non lungo i percorsi di bosco.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Se cercate l'inquadramento generale delle aree protette del Lazio da mettere in agenda per una gita fuori porta, trovate un punto di partenza nella pagina dedicata alla Riserva Naturale Lago di Vico e nelle attrazioni turistiche del territorio.
Dove si trova il Lago Di Vico (VT) e come arrivare
Il lago di Vico occupa il fondo di una conca vulcanica nel gruppo dei Monti Cimini, a nord di Roma e a pochi chilometri a sud-est di Viterbo. La quota della superficie dell'acqua è di 507 metri sul livello del mare, un dato che vale la pena tenere a mente perché fa di questo bacino uno dei laghi più alti d'Italia fra quelli di dimensioni rilevanti. Attorno all'acqua si alzano due rilievi che chiudono la scena: il Monte Venere, 851 metri, che si protende come una penisola boscosa dentro la conca, e il Monte Fogliano, 965 metri, la vetta più imponente del bordo occidentale. Poco più a nord si distende il Monte Cimino, il rilievo più alto dell'intera catena cimina, che dà il nome a tutta la regione dei Cimini.
In auto verso il Lago Di Vico (VT)
La strada regina è la Via Cassia. Da Roma si risale verso nord fino all'altezza di Ronciglione o del bivio per Caprarola, poi si imbocca la Cassia Cimina, la S.P. 1, che scavalca il bordo della caldera e scende sulla riva. Chi arriva da Viterbo percorre lo stesso asse in senso opposto. La panoramica più bella è la S.P. 39 del Lago di Vico, la strada che corre alta sul versante nord-occidentale e regala l'affaccio dall'alto sulla conca. Il consiglio pratico: nei fine settimana d'estate le aree di sosta vicino agli stabilimenti si riempiono presto, quindi conviene arrivare in mattinata e non a mezzogiorno.
Con i mezzi pubblici al Lago Di Vico (VT)
Il lago di Vico non è servito da una stazione ferroviaria sulla riva. I nodi di riferimento sono Viterbo, raggiungibile da Roma in treno regionale e con la ferrovia Roma Nord, e Ronciglione, servita da autolinee extraurbane. Da questi centri si prosegue con autobus locali o, molto più comodamente, in auto. Senza un mezzo proprio la parte alta dei sentieri resta difficile da raggiungere, perché i punti di partenza delle escursioni sono distribuiti lungo le provinciali che girano attorno alla conca.
Il Centro Visite della Riserva Naturale Lago di Vico
Il punto di riferimento per informazioni, mappe dei sentieri e visite guidate è il Centro Visite dell'Ente gestore, sulla S.P. 1 Cassia Cimina al chilometro 12, in territorio di Caprarola. È qui che conviene chiedere quali percorsi sono aperti, com'è la situazione della balneazione nella stagione in corso e se sono in calendario escursioni accompagnate. Orari e contatti aggiornati vanno verificati sul sito ufficiale dell'Ente prima della visita, perché cambiano con le stagioni.
Che cos'è il Lago Di Vico (VT): un lago dentro un vulcano
Il lago di Vico non è un lago qualsiasi: è ciò che resta di un apparato vulcanico spento. La conca che oggi ospita l'acqua è una caldera, cioè il grande avvallamento formatosi quando la camera magmatica si è svuotata e la sommità del vulcano è collassata su se stessa. Gli studiosi la definiscono una caldera policentrica, perché l'attività non si è concentrata in un solo cratere ma in più bocche eruttive che si sono alternate nel tempo. Le fasi vulcaniche più intense si collocano fra circa 400.000 e 93.000 anni fa; quando l'attività è cessata, intorno a 90.000 anni fa, la depressione ha cominciato a riempirsi con le acque di pioggia e di scioglimento accumulate nelle fasi fredde del Quaternario. Il risultato è lo specchio che vediamo oggi.
Il Monte Venere, ultimo respiro del vulcano
Il cono boscoso che entra nell'acqua dividendo la conca è il Monte Venere. Non è un rilievo qualsiasi: rappresenta una delle ultime manifestazioni dell'attività vulcanica, un cono cresciuto dentro la caldera già formata, insieme alla colata del Pantanello. Guardandolo dall'alto si capisce la struttura del vulcano meglio che da qualsiasi cartello: la caldera esterna, il cono più giovane al centro, l'acqua che riempie ciò che il fuoco ha lasciato.

Come si è formato il vulcano del Lago Di Vico (VT)
La storia geologica di questo luogo si legge ancora nel paesaggio, se si sa cosa guardare. Il vulcano di Vico non è nato in un colpo solo: si è costruito e disfatto in un tempo lunghissimo, con più fasi di attività distribuite fra circa 400.000 e 93.000 anni fa. Nelle fasi iniziali l'apparato ha eretto un grande edificio vulcanico; poi, con lo svuotarsi della camera magmatica, la sommità è collassata generando la vasta caldera che oggi contiene il lago. Gli studiosi la chiamano policentrica perché l'attività non si è mai concentrata in un unico camino, ma si è spostata tra più bocche eruttive nel corso del tempo, lasciando un bordo irregolare fatto di più rilievi. Le manifestazioni finali hanno costruito, dentro la caldera già formata, il cono del Monte Venere e hanno riversato la colata del Pantanello. Quando, intorno a 90.000 anni fa, il fuoco si è spento definitivamente, la depressione ha cominciato a riempirsi con le acque delle fasi fredde del Quaternario. Chi si affaccia dal bordo della caldera vede tutto questo in un colpo d'occhio: l'anello esterno del cratere, il cono giovane al centro, l'acqua che occupa il vuoto lasciato dal magma. Poche altre gite nel Lazio permettono di leggere la struttura di un vulcano con questa chiarezza.
Una curiosità su Lago Di Vico (VT)
La curiosità che quasi nessuno racconta riguarda il modo in cui questo lago respira. Un bacino chiuso dentro una caldera non ha, per natura, un grande fiume che lo scarichi: rischierebbe di alzarsi e allagare la conca. Per questo il lago di Vico ha un emissario particolare, il Rio Vicano, che esce dalla parte bassa del bacino attraverso una galleria. Il tratto artificiale che regola il deflusso è lungo circa quattrocento metri e la struttura in calcestruzzo che vediamo oggi risale agli anni Novanta del secolo scorso, ma il principio di far defluire l'acqua in modo controllato è antichissimo e legato alla bonifica agricola della piana sottostante. In altre parole, il livello del lago che ammirate in fotografia non è del tutto naturale: è il frutto di un equilibrio governato dall'uomo da secoli, un dettaglio che spiega perché la riva sia così stabile e coltivabile fin quasi al bordo dell'acqua.
C'è poi un secondo primato che colpisce chi conosce la geografia dei laghi italiani. Con i suoi 507 metri di quota, il lago di Vico è fra i laghi più elevati del Paese tra quelli di superficie importante. Non è un laghetto d'alta montagna: è un vero lago di pianura vulcanica, eppure sta più in alto della gran parte dei bacini che tutti conoscono. Questa altitudine, unita alla conca chiusa e ai boschi che la circondano, spiega perché l'aria qui in estate sia più fresca che sulle rive dei laghi vicini e perché la balneazione abbia una stagione più corta e più fresca di quanto ci si aspetti a poche decine di chilometri dal mare.
La leggenda di Ercole e la clava al Lago Di Vico (VT)
Ogni luogo forte ha il suo mito di fondazione, e quello del lago di Vico è tra i più belli del Lazio. La tradizione racconta che Ercole, passando di qui, volle mettere alla prova la forza degli abitanti. Conficcò nel terreno la sua clava, o secondo altre versioni una verga di ferro, e sfidò la gente del posto a estrarla. Nessuno ci riuscì. Quando Ercole stesso strappò via l'asta dalla terra, dal foro sgorgò una tale quantità d'acqua da riempire l'intera valle e dare origine al lago. È una leggenda, naturalmente, da leggere come tradizione e non come cronaca; ma ha il pregio di dire in forma di racconto una verità geologica autentica, cioè che il bacino nasce da uno squarcio nel terreno e da un'acqua che sale dal profondo. I miti, spesso, sono geologia raccontata dai poeti.
Una cosa che non ti dice nessuno su Lago Di Vico (VT)
La cosa che le guide patinate tendono a saltare è che l'acqua del lago di Vico ha una chimica figlia del vulcano, e questo ha conseguenze molto concrete. I suoli di origine vulcanica della Tuscia rilasciano naturalmente arsenico, e le acque della zona ne contengono in quantità che, in diverse rilevazioni recenti, si sono collocate al limite o poco sopra la soglia prevista per l'acqua potabile: per questo l'acqua destinata al consumo umano nei territori vicini viene trattata e depurata prima di arrivare ai rubinetti. Non è un allarme, è una caratteristica del territorio vulcanico, e spiega perché qui il tema della qualità dell'acqua sia sempre stato seguito con attenzione.
A questo si aggiunge un secondo fattore, più stagionale: le fioriture algali. Negli ultimi anni il lago ha conosciuto episodi di proliferazione di cianobatteri, favoriti anche dai fertilizzanti usati nelle coltivazioni intorno alla conca. In alcune primavere ed estati sono stati registrati valori elevati, e la balneazione è stata regolata di conseguenza. La lezione pratica per il visitatore è semplice: prima di tuffarsi conviene verificare la situazione aggiornata presso lo stabilimento, il Centro Visite o le rilevazioni dell'agenzia regionale per l'ambiente, perché lo stato dell'acqua qui cambia di stagione in stagione e va guardato di volta in volta, mai dato per scontato.
La Riserva Naturale Regionale Lago di Vico
Tutto il bacino è protetto. La Riserva Naturale Regionale Lago di Vico è stata istituita nel 1982 con la legge regionale n. 47 del 28 settembre di quell'anno, ed è una delle ragioni per cui il lago è arrivato fino a noi quasi intatto, risparmiato dalla speculazione edilizia che ha divorato le rive di tanti altri specchi d'acqua vicini a Roma. La superficie tutelata, dopo l'ampliamento del 2008 disposto dalla legge regionale n. 24 del 24 dicembre, arriva a circa 4.109 ettari e comprende l'intera conca lacustre. La gestione, che in origine era affidata al Comune di Caprarola, dal 2008 è passata all'Ente Monti Cimini, l'organismo regionale che oggi cura la riserva, i sentieri, la sorveglianza e la divulgazione.
Il simbolo dell'area protetta è lo svasso maggiore, l'elegante uccello acquatico dal collo lungo che nidifica tra i canneti e che, in primavera, mette in scena uno dei corteggiamenti più spettacolari del mondo animale. Sceglierlo come emblema non è casuale: dice in un'immagine sola che qui il protagonista è l'acqua abitata, la palude viva, il bosco che scende fino alla riva.

La faggeta di Monte Venere e la faggeta vetusta UNESCO
Sul Monte Venere cresce una faggeta che i botanici chiamano depressa, perché si sviluppa a quote molto più basse di quelle in cui il faggio abitualmente prospera. Il faggio è un albero di montagna: trovarlo così in basso, a poche centinaia di metri sul livello del mare e a due passi dall'acqua, è un fenomeno raro, reso possibile dal microclima fresco e umido della conca vulcanica, che riproduce a bassa quota le condizioni che altrove esistono solo in alta collina. Camminare in questa faggeta, soprattutto in autunno quando le foglie virano al rame, è una delle esperienze più belle della Tuscia.
A pochi chilometri, sul vicino Monte Cimino, sopra Soriano nel Cimino, sopravvive un'altra faggeta ancora più antica, la Faggeta Vetusta del Monte Cimino. Questa nel 2017 è entrata a far parte del patrimonio mondiale dell'umanità, iscritta nel sito seriale UNESCO delle antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, insieme ad altre faggete italiane come quella di Oriolo Romano. Vetusta significa che al suo interno il bosco segue il proprio ciclo naturale, con alberi molto vecchi, tronchi caduti lasciati a terra e una struttura che l'uomo non ha rimodellato: un frammento di foresta come dovevano essere le selve d'Europa prima dell'agricoltura. Se venite al lago di Vico, la faggeta del Cimino è la deviazione che vale il viaggio; un assaggio lo trovate anche nella faggeta di Oriolo Romano, altra tessera dello stesso mosaico UNESCO.
I noccioleti intorno al Lago Di Vico (VT)
Chi gira in auto attorno alla conca nota subito una coltura che domina il paesaggio: il nocciolo. La Tuscia viterbese, e in particolare l'area dei Monti Cimini, è una delle capitali italiane della nocciola, con noccioleti ordinati che salgono dalle rive verso i pendii collinari. È un'agricoltura di grande valore economico e antica tradizione, ma è anche il punto in cui la tutela ambientale e la produzione si incontrano e talvolta si contendono il terreno: i fertilizzanti e i trattamenti dei noccioleti sono tra i fattori che influiscono sullo stato delle acque del lago, come ricordano gli episodi di fioritura algale degli ultimi anni. Osservare i noccioleti aiuta a capire che questo paesaggio non è natura pura e intatta, ma un equilibrio delicato fra bosco protetto, acqua e campagna produttiva, gestito giorno per giorno.
La flora e la fauna del Lago Di Vico (VT)
La ricchezza biologica del lago di Vico è il vero motivo per cui merita una visita lenta. La riserva alterna faggete e cerrete, cioè boschi di cerro, ai canneti che orlano la riva, alle spiagge, ai coltivi. Questa varietà di ambienti, stretta in pochi chilometri, ospita una fauna sorprendente per un lago così vicino a Roma, e ne fa una delle zone umide più importanti del Lazio per la sosta, lo svernamento e la nidificazione degli uccelli acquatici.
Gli uccelli acquatici del Lago Di Vico (VT)
Il protagonista è lo svasso maggiore, affiancato dallo svasso piccolo. In inverno le radure d'acqua bassa tra i canneti e i prati umidi si popolano di anatre: il moriglione e la moretta, anatre tuffatrici che si immergono per cercare le alghe sul fondo, e poi il germano reale, il fischione, la canapiglia, l'alzavola, la marzaiola, il mestolone. Non mancano le folaghe in gran numero e le gallinelle d'acqua. Tra gli aironi si osservano l'airone cinereo, l'airone bianco, la garzetta, il tarabusino e la sgarza ciuffetto. Nei canneti si nasconde il porciglione, difficile da vedere e facile da sentire.
Il grande svernamento invernale
Per circa cinque mesi, nella stagione fredda, il lago diventa un dormitorio d'acqua per gli uccelli: la popolazione svernante supera complessivamente i cinquemila individui, tra folaghe e anatre di varie specie. È lo spettacolo naturale più impressionante del lago di Vico, invisibile a chi ci viene solo d'estate per il bagno. Chi ama il birdwatching qui trova il suo paradiso proprio nei mesi in cui le spiagge sono vuote.
I rapaci diurni e notturni
I cieli sopra la conca sono frequentati da rapaci di rilievo: il lanario, falco raro e prezioso, la poiana, lo sparviero, il gheppio, il falco di palude, il falco pellegrino e il nibbio bruno. Al calare della sera cambia il turno e cominciano i rapaci notturni: il barbagianni, l'allocco, il gufo comune, la civetta e l'assiolo, la cui voce monotona accompagna le notti d'estate.
Gli uccelli di bosco e di canneto
Nel bosco si incontrano i picchi, le ghiandaie, i fringuelli, le cince, l'upupa dal ciuffo inconfondibile, il piccolo scricciolo. Il canneto ha i suoi specialisti: il cannareccione, che marca il territorio con un canto forte e stridente nella stagione degli amori, insieme al tarabusino e alla sgarza ciuffetto. In inverno, al tramonto, migliaia di storni si radunano tra i salici e i canneti per passare la notte, disegnando in cielo le loro nuvole mobili.
Mammiferi, anfibi, rettili e pesci
Tra i mammiferi la riserva ospita la volpe, il tasso, il cinghiale, la martora, la puzzola e il gatto selvatico, sempre più raro; la lontra, un tempo presente, è scomparsa in tempi recenti. Gli anfibi comprendono la rana verde, la raganella, il rospo comune e il rospo smeraldino. Tra i rettili si osservano la natrice dal collare, la testuggine comune e il colubro d'Esculapio. Nelle acque nuotano specie autoctone come il luccio e la tinca, accanto a specie introdotte come il coregone, il persico reale e l'agone. In primavera, chi ha pazienza e un buon binocolo può assistere alla celebre danza di corteggiamento dello svasso maggiore, che si conclude con l'offerta di un ciuffo di alghe come dono nuziale tra i due partner.

Il consiglio che ti do per visitare Lago Di Vico (VT)
Il consiglio che do, dopo anni di gite fuori porta con gruppi, è di rovesciare l'idea comune. La maggior parte della gente arriva al lago di Vico in una domenica di luglio, cerca posto in uno stabilimento, fa il bagno e riparte senza aver visto la parte migliore. La parte migliore è un'altra: è la conca vista dall'alto e camminata nel bosco. Venite di mattina presto, o meglio ancora fuori stagione, in maggio o in ottobre. In maggio il canneto è vivo di canti e la faggeta è di un verde nuovo; in ottobre le foglie del faggio virano al rame e la luce bassa incendia il Monte Venere. Prendete la strada alta, la S.P. 39, fermatevi ai punti panoramici e poi scendete a fare almeno un tratto di un sentiero della riserva.
La mia opinione netta: il bagno d'estate è la ragione più sopravvalutata per venire fin qui, e in più è quella soggetta ai capricci delle alghe. La ragione sottovalutata, quella che ripaga davvero il viaggio, è la natura in silenzio nei mesi di spalla, quando il lago torna agli uccelli e a chi cammina. Portate acqua, un binocolo e scarpe vere: qui non serve l'attrezzatura da alta montagna, ma le infradito da spiaggia sui sentieri di bosco sono una pessima idea.
I sentieri della Riserva Naturale Lago di Vico
La riserva è attraversata da una rete di sentieri segnati, otto percorsi principali tracciati secondo gli standard escursionistici, che permettono di girare la conca a piedi, in bicicletta o, su alcuni tratti, a cavallo. Si va da camminate facili lungo la riva a salite più impegnative verso il Monte Venere e i punti panoramici del bordo della caldera. La mappa aggiornata dei percorsi, con i tempi di percorrenza e le eventuali chiusure stagionali, si ritira al Centro Visite: è il primo posto in cui fermarsi, perché lo stato dei sentieri cambia con le piogge e con la manutenzione. Per l'affaccio dall'alto senza troppa fatica, il tratto della S.P. 39 con i suoi punti di sosta resta la soluzione più immediata.

La balneazione al Lago Di Vico (VT): dove e le regole
Il lago di Vico è balneabile nei tratti attrezzati, come confermano da anni i controlli dell'agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio. La balneazione è concentrata negli stabilimenti e nelle zone autorizzate lungo la riva, non ovunque: buona parte del perimetro è canneto protetto e habitat degli uccelli, e lì il bagno non si fa. In estate gli stabilimenti offrono spiaggia, ombrelloni, punti di ristoro e sorveglianza. La regola d'oro, già detta ma da ripetere, è verificare lo stato dell'acqua della stagione in corso: negli anni delle fioriture algali i divieti temporanei sono stati emessi proprio per tutelare la salute dei bagnanti. In condizioni normali l'acqua è fresca e pulita, e il fondale digrada dolcemente, il che rende il lago adatto anche alle famiglie nei punti sorvegliati.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il nome stesso del lago nasconde una storia che quasi nessuno si ferma a raccontare. L'origine del toponimo è incerta, e gli studiosi propongono più di una pista, tutte romane. La prima chiama in causa il Vicus Matrini, un insediamento romano di una certa importanza sorto lungo la Via Cassia a circa tre chilometri dal lago, tanto rilevante da comparire sulla Tabula Peutingeriana, l'antica carta stradale dell'impero. La seconda ipotesi guarda al Vicus Elbii, un piccolo abitato romano affacciato sul margine meridionale del bacino, poi scomparso entro l'alto medioevo. Da uno di questi vici, questi villaggi, deriverebbe il nome del lago.
C'è di più. La zona era attraversata da un'arteria antichissima, la Via Ciminia, la variante interna alla Via Cassia che valicava i Cimini e passava proprio da qui. Nel medioevo il controllo di questo passaggio strategico rese potente la famiglia dei Prefetti di Vico, signori che dominarono il territorio tra il XII e l'inizio del XV secolo dalla loro rocca costruita su un'altura. Dopo di loro furono i Farnese, nel Cinquecento, a mettere le mani sulla zona. Il lago che oggi sembra solo un paradiso naturale è stato per secoli uno snodo di potere: chi teneva la Ciminia teneva la strada per il nord.
La foto giusta da fare a Lago Di Vico (VT)
La fotografia che portate a casa e che nessun altro ha si scatta dall'alto, non dalla riva. Il punto è il belvedere di Poggio Trincera, sul bordo settentrionale della caldera, raggiungibile dalla strada panoramica S.P. 39 del Lago di Vico. Da lassù la conca si apre tutta sotto di voi: davanti, il cono boscoso del Monte Venere che entra nell'acqua; a sinistra e a destra il bordo del cratere; oltre, nelle giornate limpide, lo sguardo arriva addirittura al lago di Bracciano e alla linea del Tirreno. La luce migliore è quella del primo mattino, quando la foschia si alza dall'acqua e il sole radente disegna i rilievi, oppure quella dorata del tardo pomeriggio d'autunno, con la faggeta accesa.
Il consiglio tecnico: un obiettivo che tenga insieme il cono del Monte Venere e la curva della riva racconta la forma vulcanica meglio di un primo piano. Evitate il mezzogiorno estivo, quando la luce piatta appiattisce tutto e la foschia da calore cancella l'orizzonte. E non serve un cavalletto pesante: qui la foto giusta è questione di ora del giorno e di stagione, molto più che di attrezzatura.

Cosa vedere intorno al Lago Di Vico (VT)
Il lago di Vico è al centro di una delle aree più ricche del Lazio, e sarebbe un peccato ripartire senza allargare il giro. A pochissimi chilometri, aggrappato al bordo della conca, c'è il borgo di Caprarola, dominato dalla mole del Palazzo Farnese, la residenza pentagonale voluta dalla famiglia Farnese nel Cinquecento e uno dei capolavori assoluti del manierismo italiano. Poco distante, a Bagnaia, un altro gioiello del Rinascimento è Villa Lante con i suoi giardini all'italiana e i giochi d'acqua.
Verso i Cimini si raggiungono Soriano nel Cimino, con la sua faggeta UNESCO, e il borgo silenzioso di San Martino al Cimino. La città di Viterbo, con il suo quartiere medievale e il Palazzo dei Papi, è a un tiro di schioppo. Più a nord si aprono il grande lago di Bolsena e la spettacolare Civita di Bagnoregio, la citta che muore. Per chi ama il bizzarro, a breve distanza c'è il Parco dei Mostri di Bomarzo. Verso Roma, invece, il vicino lago di Bracciano chiude il cerchio dei grandi laghi vulcanici del Lazio settentrionale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia recente del lago di Vico è soprattutto la storia della sua salvezza. Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, come su tante rive laziali, si affacciò la minaccia della speculazione edilizia: nel territorio di Ronciglione nacque il piccolo insediamento residenziale di Punta del Lago, testimone di un'urbanizzazione che, se non fermata, avrebbe potuto divorare le sponde. La svolta arrivò nel 1982, quando la Regione Lazio istituì la Riserva Naturale con la legge regionale n. 47 del 28 settembre: da quel momento le rive furono sottratte al cemento, e il lago poté restare uno dei bacini meno costruiti dell'Italia centrale.
Da allora i riconoscimenti si sono succeduti come tappe di una lunga tutela. Nel 1995 il lago fu individuato come Sito di Importanza Comunitaria; nel dicembre 2016 fu dichiarato Zona di Protezione Speciale, mentre il Monte Fogliano e il Monte Venere erano già entrati nella rete europea negli anni precedenti. Nel 2008 la gestione passò dal Comune di Caprarola all'Ente Monti Cimini e l'area protetta fu ampliata fino agli attuali 4.109 ettari. Sul fronte della qualità dell'acqua, i monitoraggi si sono intensificati: nel luglio 2018 il campionamento della Goletta Verde di Legambiente non riscontrò livelli di inquinamento preoccupanti, mentre negli anni successivi le fioriture di cianobatteri hanno riportato l'attenzione sull'equilibrio fra agricoltura e ambiente. Ogni data di questa cronologia racconta la stessa cosa: un lago salvato per legge e tenuto in vita dalla vigilanza.
Chi è passato da Lago Di Vico (VT)
Il personaggio mitico che apre la lista è, naturalmente, Ercole, l'eroe che secondo la leggenda fece scaturire il lago dalla terra. Uscendo dal mito ed entrando nella storia, i primi a lasciare il segno furono i Romani, che tracciarono qui la Via Ciminia e fondarono i vici da cui forse deriva il nome del lago. Nel medioevo la scena fu dominata dai Prefetti di Vico, la potente famiglia che dal XII secolo controllò il territorio e la strada, costruendo la rocca sull'altura del borgo omonimo e resistendo a lungo al potere di Roma.
Nel Cinquecento arrivarono i Farnese. La famiglia che diede alla Chiesa papa Paolo III fece della vicina Caprarola il cuore dei propri possedimenti, edificando il grandioso Palazzo Farnese, e utilizzò i boschi dei Cimini attorno al lago come riserva di caccia e territorio di svago. Il cardinale Alessandro Farnese, gran committente delle arti, legò il proprio nome a questo angolo di Tuscia più di chiunque altro. Da allora il lago di Vico è entrato nell'immaginario dei viaggiatori del Grand Tour e dei naturalisti che, salendo verso Viterbo lungo la Cassia, si fermavano ad ammirare la conca boscosa e ne annotavano la forma insolita, quel lago alto e chiuso tra i monti. Nell'Ottocento e nel Novecento il bacino ha continuato ad attirare geologi e ornitologi, attratti gli uni dalla struttura del vulcano spento, gli altri dalla straordinaria concentrazione di uccelli acquatici. Oggi chi passa di qui cammina, in fondo, sulle stesse rive di eroi mitici, di prefetti medievali, di cardinali rinascimentali e di studiosi che in questo angolo di Tuscia hanno letto la storia della Terra e quella degli uccelli.
Il Lago Di Vico (VT) come gita fuori porta da Roma
Da Roma il lago di Vico è la classica gita di una giornata, e sa reggere il confronto con mete più celebri. La distanza si copre in poco più di un'ora di auto risalendo la Cassia, e questo lascia il tempo per costruire un itinerario completo senza correre. La formula che consiglio ai gruppi è semplice: arrivo in mattinata, affaccio dall'alto sulla conca dalla strada panoramica, una camminata di un paio d'ore in un sentiero della riserva o lungo la riva, pranzo con i sapori della Tuscia, e nel pomeriggio la visita al Palazzo Farnese di Caprarola o ai giardini di Villa Lante a Bagnaia. Chi ha un giorno intero e ama la natura può invece dedicare tutto il tempo al lago, tra birdwatching e passeggiate, tornando a Roma al tramonto. La bellezza di questa gita è la varietà: acqua, bosco, vulcano, arte rinascimentale e cucina di terra, tutto raccolto in pochi chilometri. Per chi organizza il viaggio a tappe, il lago di Vico si incastra bene in un giro più largo della Tuscia che comprenda Viterbo e la sua zona termale, oppure in un anello dei laghi vulcanici del Lazio settentrionale.
Quando andare al Lago Di Vico (VT)
Ogni stagione ha il suo lago di Vico. La primavera, tra aprile e giugno, è la stagione dei canti e delle fioriture, con la faggeta di un verde tenero e gli uccelli in piena attività riproduttiva. L'estate è la stagione della balneazione, la più affollata, da vivere però alle prime ore per evitare la calca e il caldo; è anche il periodo in cui conviene tenere d'occhio lo stato dell'acqua. L'autunno, da ottobre, è secondo me il momento più bello in assoluto: il foliage della faggeta, la luce bassa, l'aria tersa e i sentieri quasi deserti. L'inverno, infine, è la stagione del grande svernamento degli uccelli acquatici, con migliaia di presenze sul lago: fredda ma straordinaria per chi ama la natura silenziosa.
Il Lago Di Vico (VT) con i bambini
Il lago è una meta felice per le famiglie, a patto di scegliere il registro giusto. Nei punti sorvegliati degli stabilimenti il fondale digrada dolcemente e l'acqua dolce, senza onde e senza sale, è meno impegnativa del mare per i più piccoli. Fuori dalla spiaggia, la ricchezza di uccelli rende il lago un'aula di scienze a cielo aperto: un binocolo economico e un quaderno per disegnare gli aironi valgono, per un bambino, più di qualsiasi gioco. I sentieri più facili lungo la riva sono adatti anche ai passi corti, mentre le salite verso il Monte Venere restano cose da ragazzi più grandi. Come sempre, acqua al seguito, cappello in estate e la verifica dello stato di balneazione prima del bagno.
La danza dello svasso e la stagione degli amori al Lago Di Vico (VT)
Se c'è uno spettacolo per cui vale la pena mettere la sveglia presto in primavera, è il corteggiamento dello svasso maggiore. Questo uccello acquatico dal collo lungo e dal ciuffo colorato mette in scena, prima dell'accoppiamento, una vera coreografia: i due partner si affrontano sull'acqua, scuotono la testa in sincrono, si immergono e riemergono, e concludono il rito con l'offerta reciproca di un ciuffo di alghe strappate dal fondo, una specie di dono nuziale. Assistere a questa danza, con un binocolo e da lontano per non disturbare, è una delle esperienze più intense che il lago di Vico regali a chi lo frequenta. La stagione buona va grosso modo dalla fine dell'inverno alla primavera inoltrata, quando i canneti tornano a riempirsi di canti. Il cannareccione marca il proprio territorio con un canto forte e stridente, il tarabusino si nasconde tra le canne, gli aironi pattugliano le rive. Chi conosce il lago solo per il bagno estivo non immagina quanta vita esploda qui nei mesi di spalla, lontano dalla folla.
Il foliage d'autunno al Lago Di Vico (VT)
L'autunno è, a mio giudizio, la stagione in cui il lago di Vico dà il meglio di sé. Da ottobre la faggeta del Monte Venere e i boschi del bordo della caldera virano al giallo, all'arancio e al rame, e la conca si accende di colori caldi che si specchiano nell'acqua. La luce bassa di questa stagione, tersa e obliqua, disegna i rilievi con un rilievo che d'estate la foschia da calore cancella. I sentieri, affollati nei mesi del bagno, tornano quasi deserti, e camminare nella faggeta sotto la volta dorata delle foglie è un'esperienza che ripaga da sola il viaggio da Roma. È anche la stagione delle nocciole e dei funghi dei Cimini, il che aggiunge alla passeggiata il piacere della tavola. Se dovessi indicare una sola settimana per venire al lago di Vico, sceglierei una qualsiasi di metà ottobre, con una giornata limpida e la macchina fotografica carica: il foliage riflesso nell'acqua vulcanica è l'immagine che questo luogo sa dare come pochi altri nel Lazio.
Il clima della conca e perché l'acqua è fresca
Un dettaglio che sorprende chi arriva d'estate è la temperatura dell'acqua e dell'aria. Il lago di Vico è a 507 metri di quota, chiuso dentro una conca circondata da boschi: due condizioni che ne fanno un luogo più fresco di quanto ci si aspetti a poche decine di chilometri dal mare. L'acqua si scalda più lentamente di quella dei laghi più bassi, e la sera, quando l'aria scende dai versanti boscosi, la conca si rinfresca in fretta. Per il bagnante questo significa una stagione balneare più corta e un'acqua sempre vivace, mai tiepida come al mare; per l'escursionista significa che anche nelle giornate calde, all'ombra della faggeta, si cammina bene. È il microclima della caldera, lo stesso che permette al faggio di crescere qui a quote insolitamente basse, a fare del lago di Vico un posto dove l'estate è più gentile che altrove.
L'emissario e il governo delle acque del Lago Di Vico (VT)
Vale la pena tornare, con calma, sul modo in cui questo lago tiene il proprio livello, perché è un capitolo di ingegneria antica che pochi conoscono. Un bacino chiuso in una caldera raccoglie l'acqua delle piogge e delle sorgenti, ma senza uno scarico adeguato tenderebbe a salire e a impaludare la conca. La soluzione è l'emissario, il Rio Vicano, che raccoglie le acque in eccesso e le porta fuori dalla depressione attraverso una galleria. Il tratto artificiale che oggi regola il deflusso misura circa quattrocento metri, e la struttura in calcestruzzo attuale risale agli anni Novanta del secolo scorso; ma l'idea di far defluire l'acqua in modo controllato per bonificare i terreni a valle è molto più antica e ha accompagnato la storia agricola di questa piana per secoli. Il livello del lago, dunque, non è del tutto un fatto di natura: è un equilibrio costruito e mantenuto, e questo spiega perché i coltivi arrivino stabili quasi fino alla riva e perché la linea dell'acqua resti così regolare di anno in anno. Osservare l'emissario significa capire che nella Tuscia l'uomo e l'acqua trattano da millenni.
Ronciglione, Caprarola e il borgo affacciato sul Lago Di Vico (VT)
La conca del lago di Vico è divisa tra pochi comuni, e conoscerli aiuta a orientarsi. Sul versante meridionale c'è il territorio di Ronciglione, dove negli anni Sessanta e Settanta nacque il piccolo insediamento residenziale di Punta del Lago: un episodio isolato di costruzione sulle rive, oggi lettura utile per capire da che cosa la riserva ha salvato il resto del perimetro. Ronciglione, borgo di origine medievale e rinascimentale, merita una sosta per il suo centro storico e per la tradizione del Carnevale. Sul versante opposto domina Caprarola, il paese cui il lago è amministrativamente più legato e da cui dipese a lungo la gestione dell'area protetta: qui la mole del Palazzo Farnese, con la sua pianta pentagonale e la scala regia, racconta la potenza della famiglia che fece dei Cimini il proprio regno privato. Il piccolo borgo di Vico, che dà il nome al lago, conserva la memoria della rocca dei Prefetti di Vico. Chi gira la conca in auto attraversa in poche ore un condensato di storia laziale, dal medioevo dei signori feudali al fasto del Rinascimento farnesiano.
In bicicletta e a cavallo intorno al Lago Di Vico (VT)
Il lago non si vive solo a piedi. Diversi tratti dei percorsi della riserva sono aperti alla mountain bike e, in alcuni segmenti, all'escursione a cavallo, il che permette di girare buona parte della conca con un ritmo diverso da quello della camminata. La pista che segue la riva, dove il dislivello è minimo, è la più adatta a un giro in bici in famiglia; le salite verso il Monte Venere e i punti alti del bordo della caldera richiedono invece gambe allenate e una bici adeguata. A cavallo, l'area boscosa offre percorsi immersi nella faggeta e nel bosco di cerro, con scorci sull'acqua che a piedi si perderebbero. Come sempre, prima di partire conviene chiedere al Centro Visite quali sentieri sono percorribili con le due ruote o con il cavallo nella stagione in corso, perché non tutti i tratti hanno le stesse regole e alcuni, nei periodi di nidificazione, possono essere soggetti a limitazioni per tutelare la fauna.
I sapori della Tuscia intorno al Lago Di Vico (VT)
Una gita al lago di Vico è anche un'occasione gastronomica, perché la Tuscia viterbese ha una cucina di terra generosa e riconoscibile. La regina indiscussa è la nocciola dei Monti Cimini, base di dolci, creme e torroni che si trovano in tutti i paesi attorno alla conca: assaggiarne i prodotti nei forni e nelle botteghe locali è il souvenir più onesto di questa terra. Accanto alla nocciola, la cucina della zona porta in tavola i piatti dell'entroterra laziale, dalle paste fatte a mano ai legumi, dai funghi dei boschi cimini alle carni. Molti stabilimenti sulla riva e le trattorie dei borghi vicini propongono la cucina del territorio in versione semplice e sostanziosa. Il consiglio da professionista: se venite in autunno, fate coincidere la visita con la stagione delle nocciole e dei funghi, e lasciate spazio nel bagagliaio per qualche acquisto nei paesi dei Cimini.
Accessibilità, servizi e regole del Lago Di Vico (VT)
Trattandosi di un'area naturale protetta, i servizi si concentrano lungo la riva e nei pressi degli stabilimenti balneari, mentre i sentieri di bosco restano privi di punti di ristoro: chi si incammina deve portare con sé acqua e provviste. Gli stabilimenti estivi offrono spiaggia attrezzata, parcheggio, ristoro e, nei punti sorvegliati, condizioni adatte anche alle famiglie con bambini. Essendo una riserva, valgono le regole di rispetto dell'ambiente: non si accende il fuoco fuori dalle aree autorizzate, non si abbandonano rifiuti, non si disturba la fauna nei canneti, non si raccolgono piante protette. I cani vanno tenuti al guinzaglio, soprattutto nelle zone di nidificazione degli uccelli acquatici. Per informazioni puntuali su accessibilità dei percorsi, condizioni della balneazione, visite guidate ed eventuali chiusure stagionali, il riferimento resta il Centro Visite dell'Ente gestore, che aggiorna le indicazioni con il passare delle stagioni.
Il Lago Di Vico (VT) e gli altri laghi vulcanici del Lazio
Per capire davvero il lago di Vico conviene collocarlo nella famiglia cui appartiene. Il Lazio settentrionale è terra di grandi laghi vulcanici, nati tutti dallo stesso fuoco antico ma con caratteri diversi. Il vicino lago di Bracciano è più ampio e più basso, celebre per le sue rive e i suoi borghi; il lago di Bolsena, più a nord, è il più grande lago vulcanico d'Europa, con le sue due isole. Rispetto a questi fratelli maggiori, il lago di Vico gioca la carta della raccolta e della quota: più piccolo, più alto, più chiuso, meno costruito, protetto per intero da una riserva. È il più selvaggio dei tre, quello in cui la natura ha ancora la parola prima, e per questo il più amato da chi cerca il silenzio e gli uccelli invece della vita balneare. Un itinerario che li unisca tutti, da Bracciano a Vico a Bolsena, è uno dei più bei percorsi vulcanici che il Lazio possa offrire.
Domande veloci su Lago Di Vico (VT)
Quanto costa entrare al Lago Di Vico (VT)?
L'accesso alla Riserva Naturale e al paesaggio è libero e gratuito. Si può pagare il parcheggio o l'ingresso agli stabilimenti balneari in estate, e le eventuali visite guidate, ma non esiste un biglietto per entrare nell'area protetta.
Ci si può fare il bagno nel Lago Di Vico (VT)?
Sì, il lago è balneabile nei tratti attrezzati e autorizzati lungo la riva. Non si fa il bagno nelle zone di canneto protetto. Conviene sempre verificare lo stato dell'acqua della stagione in corso, perché nei periodi di fioritura algale possono scattare divieti temporanei.
Come si arriva al Lago Di Vico (VT) da Roma?
In auto si percorre la Via Cassia verso nord fino a Ronciglione o al bivio per Caprarola, poi la Cassia Cimina S.P. 1 che scende alla riva. Con i mezzi si raggiunge Viterbo o Ronciglione in treno o autobus e si prosegue via terra: il lago non ha una stazione propria.
Dove si trova il Centro Visite del Lago Di Vico (VT)?
Il Centro Visite dell'Ente gestore è sulla S.P. 1 Cassia Cimina al chilometro 12, nel territorio di Caprarola (VT). È il punto giusto per mappe dei sentieri, informazioni sulla balneazione e visite guidate.
Perché il Lago Di Vico (VT) è un lago vulcanico?
Perché occupa una caldera, la grande depressione lasciata dal collasso di un vulcano ormai spento. L'attività si è concentrata tra circa 400.000 e 93.000 anni fa; poi la conca si è riempita d'acqua intorno a 90.000 anni fa.
Quanto è alto sul mare il Lago Di Vico (VT)?
La superficie dell'acqua è a 507 metri sul livello del mare, il che lo colloca fra i laghi italiani di dimensioni importanti posti a quota più elevata.
Che animali si vedono al Lago Di Vico (VT)?
Soprattutto uccelli acquatici: svassi, folaghe, aironi, molte specie di anatre in inverno, oltre a rapaci diurni e notturni. Nei boschi vivono volpe, tasso, cinghiale, martora e il raro gatto selvatico; nelle acque luccio e tinca tra le specie autoctone.
Qual è il simbolo della Riserva Naturale Lago di Vico?
Lo svasso maggiore, l'uccello acquatico dal collo lungo che nidifica nei canneti ed esegue in primavera un celebre corteggiamento a passo di danza.
C'è una faggeta UNESCO vicino al Lago Di Vico (VT)?
Sì. La Faggeta Vetusta del Monte Cimino, sopra Soriano nel Cimino, è entrata nel 2017 nel patrimonio mondiale UNESCO delle antiche faggete d'Europa. Sul Monte Venere, dentro la riserva, cresce inoltre una rara faggeta a bassa quota.
Qual è la leggenda del Lago Di Vico (VT)?
La tradizione narra che Ercole conficcò nel terreno la sua clava e sfidò gli abitanti a estrarla; quando lui stesso la strappò via, dal foro sgorgò l'acqua che riempì la valle e formò il lago. È un mito, non un fatto storico.
Quando è il periodo migliore per visitare il Lago Di Vico (VT)?
La primavera per i canti e le fioriture, l'estate per il bagno alle prime ore, l'autunno per il foliage della faggeta e i sentieri deserti, l'inverno per lo svernamento di migliaia di uccelli acquatici. Il mio momento preferito è ottobre.
Si può fare birdwatching al Lago Di Vico (VT)?
È uno dei posti migliori del Lazio. In inverno la popolazione svernante supera i cinquemila individui tra folaghe e anatre. Serve un binocolo, pazienza e discrezione lungo i canneti.
Ci sono sentieri al Lago Di Vico (VT)?
Sì, la riserva è percorsa da otto sentieri segnati, dalla riva alle salite del Monte Venere, da fare a piedi, in bici o a cavallo su alcuni tratti. La mappa aggiornata si ritira al Centro Visite.
L'acqua del Lago Di Vico (VT) è potabile?
L'acqua della zona contiene arsenico di origine vulcanica e va trattata prima di essere distribuita come acqua potabile. Non si beve direttamente dal lago; l'acqua dei rubinetti dei comuni vicini è depurata.
Il Lago Di Vico (VT) è adatto ai bambini?
Sì, nei punti sorvegliati il fondale digrada dolcemente e l'acqua dolce è più gestibile del mare. La ricchezza di uccelli lo rende anche un'ottima uscita didattica per i più piccoli.
Cosa vedere vicino al Lago Di Vico (VT)?
Caprarola con il Palazzo Farnese, Villa Lante a Bagnaia, Soriano nel Cimino e la sua faggeta, Viterbo, il lago di Bolsena, Civita di Bagnoregio, il Parco dei Mostri di Bomarzo e il vicino lago di Bracciano.
Chi gestisce la Riserva Naturale Lago di Vico?
La gestione è affidata all'Ente Monti Cimini, l'organismo regionale che dal 2008 ha sostituito il Comune di Caprarola nella cura dell'area protetta, istituita dalla Regione Lazio nel 1982.
Quanto tempo serve per visitare il Lago Di Vico (VT)?
Per un affaccio panoramico e una passeggiata bastano poche ore; per unire un sentiero, il bagno o il birdwatching e una tappa a Caprarola conviene mettere in conto l'intera giornata.
Si può andare in bicicletta al Lago Di Vico (VT)?
Sì, diversi tratti dei percorsi della riserva sono aperti alla mountain bike, e la pista lungo la riva, quasi pianeggiante, è adatta anche a un giro in famiglia. Alcuni segmenti sono percorribili a cavallo. Conviene verificare al Centro Visite quali tratti sono aperti nella stagione in corso.
Perché l'acqua del Lago Di Vico (VT) a volte diventa verde?
Per le fioriture di cianobatteri, cioè alghe favorite anche dai fertilizzanti dei coltivi vicini. Negli anni degli episodi più intensi sono scattati divieti temporanei di balneazione. È un fenomeno stagionale da verificare prima del bagno.
Da dove viene il nome del Lago Di Vico (VT)?
L'origine è incerta. Deriverebbe da uno dei vici romani della zona, forse il Vicus Matrini sulla Via Cassia o il Vicus Elbii sul margine meridionale del bacino. Vicus in latino indica un villaggio.
C'è un emissario al Lago Di Vico (VT)?
Sì, il Rio Vicano, che scarica le acque in eccesso attraverso una galleria di circa quattrocento metri, con una struttura in calcestruzzo rifatta negli anni Novanta. Serve a mantenere stabile il livello del lago e a bonificare i terreni a valle.
Il Lago Di Vico (VT) è più bello di Bracciano o Bolsena?
È diverso: più piccolo, più alto, più chiuso e più selvaggio, protetto per intero da una riserva. Chi cerca la vita balneare preferisce Bracciano o Bolsena; chi cerca silenzio, boschi e uccelli sceglie Vico. Un itinerario che li unisca tutti e tre è l'ideale.
Si possono portare i cani al Lago Di Vico (VT)?
Sì, tenuti al guinzaglio, soprattutto nelle zone di nidificazione degli uccelli acquatici. Trattandosi di una riserva, valgono le regole di rispetto della fauna e dell'ambiente.
Il lago di Vico è uno di quei luoghi che premiano chi rallenta. Se dovessi dare un solo suggerimento, direi di non trattarlo come una spiaggia di riserva per le domeniche calde, ma come un piccolo mondo chiuso dentro un vulcano, dove l'acqua, il bosco e gli uccelli raccontano una storia che dura da novantamila anni. Venite fuori stagione, salite sul bordo della caldera al mattino, camminate un tratto di faggeta e lasciate la macchina fotografica accesa: è così che questo lago si fa ricordare.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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