Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)

Chia è una frazione del comune di Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo, a circa 300 metri sul livello del mare e a sette chilometri dal capoluogo comunale, affacciata sulla valle del Tevere. L'abitato vero e proprio conta poche centinaia di residenti; il nucleo antico, quello che tutti chiamano Chia Vecchia, è in gran parte abbandonato dagli anni Cinquanta e si visita liberamente dall'esterno, senza biglietto e senza orari, con la prudenza che impongono murature vecchie di secoli e in parte pericolanti. Il riferimento stradale utile è la Strada Provinciale Ortana: la Torre di Chia, il monumento più noto della frazione, ha indirizzo al chilometro 15 della SP Ortana, 01038 Soriano nel Cimino (VT). La torre non è visitabile a piacere: si entra soltanto nelle aperture programmate e nelle visite guidate su prenotazione, e le date si chiedono all'ufficio turistico comunale, telefono 0761 748871 oppure 378 3033319, posta elettronica ufficioturistico@comune.sorianonelcimino.vt.it. Da Roma si arriva in automobile in un'ora e mezza abbondante, autostrada A1 fino a Orte e poi strade provinciali verso Soriano, oppure via Cassia e Vetralla per chi preferisce il paesaggio alla velocità. Si parcheggia negli spiazzi lungo la strada dell'abitato nuovo e si scende a piedi: dentro il borgo vecchio l'automobile non entra e non deve entrare. Tariffe di ingresso ai singoli siti privati e orari stagionali del parco delle cascate vanno chiesti direttamente ai gestori prima di partire, perché cambiano di anno in anno.

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Chia dipende amministrativamente da Soriano nel Cimino, ed è da lì che conviene impostare la giornata: il capoluogo comunale ha il castello Orsini, i servizi, i bar e i parcheggi che alla frazione mancano.

Come si arriva a Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino) e dove si lascia l'auto

La frazione è un pugno di case su uno sperone di tufo, e questo determina tutto: la viabilità, i parcheggi, il modo in cui si visita. Chi arriva da Roma prende l'A1 in direzione Firenze e esce a Orte, poi punta su Soriano nel Cimino e da lì imbocca la provinciale Ortana verso Bomarzo. Chi vuole fare la strada bella lascia perdere l'autostrada e sale per la Cassia, tocca Vetralla e Viterbo e scende sulla Tuscia da ovest: si perde mezz'ora, si guadagna un paesaggio di noccioleti e faggi che vale la benzina.

Senza automobile il conto si complica. La stazione ferroviaria utile è quella di Orte, sulla linea che collega Roma a Firenze e Perugia; da Orte a Soriano nel Cimino il collegamento è su gomma, con orari che vanno letti sul sito del vettore regionale prima di mettersi in viaggio, e da Soriano restano ancora sette chilometri fino a Chia. Il mio consiglio, netto: se non avete la macchina, mettete Chia dentro una giornata organizzata con un accompagnatore, oppure rinunciate. Non è un posto che perdona gli incastri di orari sbagliati. Chi vuole affidarsi a un professionista può passare dalla rete di accompagnatori turistici certificati di TourLeaderPro, che lavora esattamente su questo tipo di richieste.

Il parcheggio si fa nell'abitato nuovo, negli slarghi lungo la strada, e si prosegue a piedi. Sono poche centinaia di metri di dislivello dolce, ma il fondo dei vicoli antichi è di basolato irregolare e di gradini scavati: scarpe chiuse, suola con presa, e niente passeggino.

Che cosa è davvero Chia: due paesi che si guardano

La confusione più comune riguarda proprio questo. Chia non è un paese morto: è un paese doppio. Da un lato c'è il nucleo medievale abbandonato, arroccato sul tufo, con le case vuote, i tetti crollati e i vicoli che si chiudono su se stessi. Dall'altro, a fianco e più a valle, c'è l'abitato moderno, sorto dopo l'esodo del dopoguerra, dove vivono le famiglie rimaste. Il fenomeno è quello classico dell'Appennino centrale e della Tuscia: il borgo alto viene lasciato perché è scomodo, insalubre, senza acqua corrente e senza strada per l'automobile, e la comunità si ricostruisce cento metri più in basso.

Il risultato è che a Chia si cammina in due tempi contemporaneamente. C'è la panchina con il pensionato che legge il giornale e, venti passi dopo, il vuoto di una casa senza solai in cui cresce un fico. Questa convivenza è la cosa più interessante del posto, e a mio parere è anche il motivo per cui Chia resiste meglio di altri borghi abbandonati: non essendo stato trasformato in parco a tema, non è stato nemmeno svuotato del tutto.

Borgo di Chia Vecchia
Borgo di Chia Vecchia

La visita di Chia Vecchia, vicolo per vicolo

Il giro dura poco più di un'ora se ci si limita al borgo, tre o quattro ore se si aggiungono la torre e la gola del fosso. Vale la pena farlo nell'ordine che segue, perché è l'ordine in cui il paese si è formato: prima la parte rinascimentale, poi il cuore medievale, infine la discesa verso la piazza moderna.

Piazza Garibaldi, dove comincia la visita di Chia

Si parte da Piazza Garibaldi, nella parte rinascimentale del paese. È uno spazio modesto, senza monumenti clamorosi, e proprio per questo istruttivo: qui si legge la Chia del Cinque e Seicento, quella che si era allargata fuori dal recinto fortificato quando il pericolo delle incursioni era passato e le famiglie potevano permettersi finestre più larghe e portali più curati. Guardate le cornici delle aperture sui palazzetti che affacciano sulla piazza: la modanatura rinascimentale in peperino è ancora leggibile sotto gli intonaci rifatti.

La chiesa della Madonna delle Grazie

Sulla sinistra, lasciando la piazza, si incontra la chiesa della Madonna delle Grazie, iniziata nel 1617 e completata nel 1623. Sono sei anni di cantiere, un tempo normale per una chiesa di frazione in cui i fondi arrivavano a rate, tra lasciti privati e contributi del feudatario. Il portale è l'elemento da guardare: impaginazione rinascimentale attardata, come capita spesso nella Tuscia, dove il repertorio del Cinquecento continua a essere usato ben dentro il secolo successivo perché le maestranze locali lavorano su modelli che conoscono. La datazione 1617-1623 è quella tramandata dalla tradizione locale e ripresa dalla documentazione comunale; l'interno, quando è accessibile, si visita in occasione delle funzioni.

Opinione personale: è la chiesa che quasi tutti fotografano di sfuggita per correre alla torre di Pasolini. Sbagliano. È l'unico edificio del paese che permette di datare con precisione una fase costruttiva, e senza quella data il resto del borgo resta una massa indistinta di pietre vecchie.

Via Ripetta e i vicoli del borgo di Chia

Da lì si imbocca Via Ripetta, e la scala del paese cambia di colpo. I vicoli si stringono, la luce arriva a lame, le case si appoggiano l'una all'altra perché il banco di tufo non concede spazio. Questa è urbanistica medievale allo stato puro: nessuna piazza regolare, nessun asse rettilineo, il tracciato segue le curve di livello dello sperone. Chi conosce Vitorchiano o Bassano in Teverina ritrova qui la stessa grammatica, ma senza il restauro e senza i vasi di gerani.

Piazza Giordano Bruno, il cuore antico

Proseguendo si entra nella parte più antica dell'abitato, dove si apre una piazzetta irregolare intitolata a Giordano Bruno. Irregolare è la parola giusta: non è una piazza progettata, è lo spazio rimasto libero tra le case, allargato nei secoli da crolli e demolizioni. Nei borghi rupestri della Tuscia questi vuoti sono spesso il segno di un edificio sparito, e a Chia il candidato più probabile è proprio la vecchia parrocchiale.

Il portale arabescato e l'iscrizione del pastore

Su un portale della zona, sulla faccia inferiore dell'architrave, corre un'iscrizione incisa che si legge ancora: SEX....OP(US) HOC PASTOR FECIT. La lettura è parziale, l'inizio è illeggibile, e il senso ricostruibile è che un certo Sex... pastore fece fare quest'opera. La parola pastor, in un contesto medievale, può indicare il pastore di greggi come il pastore di anime, cioè il parroco: la seconda ipotesi è la più frequente nelle iscrizioni di committenza su architrave, ma sulla base del solo testo superstite resta un'ipotesi e non un dato acquisito. L'architrave è decorato con un arabesco inciso, un motivo che nella Tuscia si trova su pezzi di reimpiego e su lavori di scalpellini locali fra Duecento e Quattrocento. Datazione: non documentata.

I ruderi della chiesa di San Giovenale

Fra le case, incastonate nella cortina edilizia, si riconoscono le rovine della più antica chiesa parrocchiale del borgo, dedicata a San Giovenale e modificata in età rinascimentale, oggi completamente distrutta. Sull'architrave del portale corre una seconda iscrizione, con le ultime cinque lettere di lettura incerta: H. OPUS F. FIERI DIVI ACESA. Anche qui la formula è quella della committenza, hoc opus fecit fieri, cioè fece fare quest'opera; la parte finale non ha una lettura condivisa.

San Giovenale è il primo vescovo di Narni, morto secondo la tradizione nel 376, e il suo culto è diffusissimo in tutta l'area fra Umbria meridionale e Tuscia: la dedicazione della parrocchiale di Chia lo conferma patrono della comunità ancora oggi. Vedere una chiesa ridotta a muro di casa è meno raro di quanto sembri: quando una comunità si contrae, gli edifici sacri dismessi diventano cave di pietra e magazzini, e l'architrave sopravvive perché nessuno sa cosa farsene.

Il sottopassaggio della casa torre e la rampa a gradoni

Da un sottopassaggio arcuato, ricavato sotto una casa torre, parte una stradina che scende con una rampa a gradoni a un livello più basso. Il passaggio coperto sotto un corpo di fabbrica è la soluzione tipica dei borghi su sperone: quando lo spazio finisce si costruisce sopra la strada, e il vicolo diventa un tunnel. La rampa è fiancheggiata, almeno in parte verso l'esterno, da due schiere di case separate da vicoli strettissimi, e alcune di queste sono ancora abitate. Camminate piano: i gradoni sono consumati al centro e con la pioggia diventano scivolosi.

Il secondo sottopasso e la piazza del paese

Un secondo passaggio arcuato porta fuori dal nucleo abitativo più antico e sbocca sulla piazza attuale del paese. Su questo spazio si leggono costruzioni e rimaneggiamenti di edifici precedenti eseguiti nel tardo Rinascimento e nelle epoche successive: è il punto in cui il borgo medievale si salda al paese moderno, e si vede a occhio nudo, perché cambiano le murature, le quote e la larghezza delle finestre.

Le mattonelle con i versi dei poeti

Nel borgo rupestre, fuori dalle ultime case rimaste abitate, è usanza collocare mattonelle di argilla con incisi versi di grandi autori italiani. Fra questi c'è Ungaretti con Soldati, la poesia di quattro versi scritta al fronte nel 1918, quella dei soldati come foglie sugli alberi d'autunno. È un'iniziativa della comunità, non un'operazione turistica: le mattonelle sono piccole, non segnalate, e si scoprono camminando. Trovarle tutte è il gioco migliore che Chia offra ai visitatori pazienti.

La Torre di Chia, la casa di Pasolini

La torre è il monumento che ha reso celebre la frazione, ed è anche il pezzo più antico e più fraintenso del sito. Ha pianta pentagonale, cosa rarissima nel Lazio, e raggiunge i 42 metri di altezza: era il fulcro difensivo dello sperone tufaceo e faceva parte del castello di Colle Casale, di cui restano ruderi tutto intorno, verso il fosso. La pianta a cinque lati non è un capriccio: su uno sperone irregolare permette di far coincidere le facce della torre con le direzioni di attacco possibili, e di eliminare gli angoli morti che una pianta quadrata lascerebbe scoperti.

Pier Paolo Pasolini la vide nel 1964, durante le riprese del Vangelo secondo Matteo, e ne fu ossessionato: la comprò nell'autunno del 1970 e la fece restaurare per abitarci. Oggi la torre è di proprietà privata e si visita soltanto in occasione delle aperture straordinarie e delle visite guidate su prenotazione, che il Comune di Soriano nel Cimino organizza periodicamente. Ospita anche eventi culturali e concerti. Chiamate l'ufficio turistico prima di mettervi in viaggio: presentarsi al cancello sperando che sia aperto è il modo più sicuro di sprecare una domenica.

Anche a cancello chiuso il giro esterno merita: si cammina intorno al pianoro, si vedono i resti del castello, si scende verso i mulini in rovina lungo il fosso e si capisce perché un uomo che aveva Roma ai piedi abbia voluto scrivere qui.

Torre di Chia - Pier Paolo Pasolini - Soriano nel Cimino (VT)
Torre di Chia - Pier Paolo Pasolini - Soriano nel Cimino (VT)

Le cascate del Fosso Castello sotto Chia

Sotto la torre il torrente ha inciso una gola stretta e ombrosa, con salti d'acqua e vasche di roccia: sono le cascate del Fosso Castello, il posto dove a Chia si va d'estate. L'acqua scende su un letto di tufo e basalto e forma pozze verdi, alcune profonde, con una temperatura che a fine luglio resta scomoda per chi si aspetta il mare.

Due avvertenze pratiche che valgono più di qualsiasi descrizione. La prima: il fondo delle vasche è di roccia levigata e viscida, e i salti hanno correnti di richiamo; si entra dove si tocca e basta. La seconda: dopo i temporali il fosso monta in fretta e cambia carattere nel giro di un'ora, per cui se il cielo si chiude a monte si esce dalla gola e si aspetta sopra. L'accesso e le eventuali tariffe della parte attrezzata del parco fluviale sono gestiti localmente e vanno chiesti prima, perché variano con la stagione.

Opinione: le cascate del Fosso Castello sono la ragione per cui molti visitatori arrivano a Chia e ripartono senza aver visto il borgo. È un errore di programmazione. Fate il borgo la mattina presto, con la luce radente nei vicoli, e scendete al fosso dopo pranzo, quando l'ombra della gola diventa una benedizione.

Cascate del Fosso Martello vicino la Torre di Chia di Pasolini
Cascate del Fosso Martello - vicino la Torre di Chia (di Pasolini)

Prima del Medioevo: Santa Cecilia, la Finestraccia, la piramide di tufo

Il borgo che si vede risale all'incirca al 1100, ma la zona era frequentata molto prima, in età etrusca e forse ancora prima. Lo dicono i ritrovamenti nelle immediate vicinanze: case ipogee, tombe a grotta, vasche, pozzi, concentrati soprattutto nell'area di Santa Cecilia, nel fondovalle boscoso.

Nei boschi intorno si incontrano scritte antiche sulle pietre, sepolture, tombe antropomorfe scavate nella roccia, tombe a sarcofago, cippi funerari, altari, i resti di una chiesa. C'è la Finestraccia, una grande tomba, forse etrusca, riutilizzata come abitazione almeno fino al Medioevo: il riuso abitativo delle tombe rupestri è un fenomeno documentato in tutta la Tuscia e spiega perché tanti ipogei abbiano nicchie, focolari e mangiatoie che con il rito funerario non hanno nulla a che vedere.

E c'è la cosiddetta piramide etrusca, il sasso del predicatore, nei boschi verso Bomarzo: un monolite di peperino lavorato a gradoni, ventotto scalini scavati nella roccia che salgono a una superficie sommitale con canalette e pozzetti. L'interpretazione corrente parla di un altare rupestre di età pre-romana con funzione sacrificale; l'attribuzione agli Etruschi è probabile ma non certa, e qualcuno la fa risalire ancora più indietro, alla cultura eneolitica di Rinaldone. Da distinguere per grado di certezza: il manufatto è documentato e visitabile, la funzione è ipotesi archeologica ragionata, la datazione precisa non c'è. Chi vuole restare in tema di monumenti a gradoni, in città ha la Piramide Cestia, che con questa non ha niente in comune se non il nome popolare.

Piramide Etrusca - Chia - Bomarzo (VT)
Piramide Etrusca - Chia - Bomarzo (VT)

Le origini del borgo di Chia

Durante l'epoca romana, dal III secolo avanti Cristo in avanti, Chia non ebbe sviluppo apprezzabile, e la zona si spopolò già nel periodo delle invasioni barbariche. È nel Medioevo che si definisce l'impronta urbanistica che si vede oggi: il borgo si stringe sullo sperone, si dota di mura e fortificazioni e organizza le case attorno alla torre.

Sul nome nessuno ha una risposta definitiva. Alcune carte antiche registrano la località come Cheggia o Icea. Una leggenda locale vuole che Chia prenda nome da una nobile longobarda stabilitasi qui con il suo seguito, forse al tempo delle scorrerie longobarde nel Lazio; il vocabolo, però, sembra piuttosto di origine etrusca. Da tenere separati i piani: la leggenda longobarda è tradizione orale, l'origine etrusca è ipotesi linguistica, il documento che sciolga la questione non esiste.

La storia feudale di Chia, dal 1260 ai Borghese

Le cronache antiche chiamano Chia castello, ma la parola inganna. Fin dai secoli XIII e XIV doveva trattarsi non di un castello vero e proprio, bensì di un complesso di minuscoli palazzi e di case, alcune con basse torri e bastioni disposti secondo uno schema difensivo preciso. È il modello del castrum a cortina abitata, diffusissimo nella Tuscia: la difesa non è un maniero isolato, è il paese stesso.

I riferimenti documentari precisi cominciano dal 1260. Quell'anno, come riferisce l'erudito Edoardo Martinori, un feudatario di nome Cappello, signore anche del vicino castello di Colle Casale, fu processato per eresia dai viterbesi: papa Alessandro IV gli confiscò tutti i beni, che passarono alla Camera apostolica. Nel 1298 la Camera investì del feudo il vescovo di Orte.

Nel 1301 Chia tornò alla Camera apostolica, che nello stesso anno, per volontà di Bonifacio VIII, ne cedette l'investitura a Guastapane dei Porcari, come compenso per la perdita della rocca di Soriano nel Cimino. Nel 1321 Napoleone Orsini, figlio di Orso, acquistò Chia dai Guastapane con il permesso della Santa Sede. Nel 1369 il feudo andò a Simeotto Orsini per concessione pontificia, ma Martino V lo tolse a quella famiglia per passarlo alla propria. Poi Chia passò nel 1427 ad Antonio Colonna, nel 1431 di nuovo agli Orsini, e in epoche più recenti ai Lante della Rovere, che nel 1836 la vendettero ai Borghese.

Il finale della storia feudale è meno pittoresco e più duro: lo spopolamento provocato dalle due guerre mondiali svuota il borgo, e nei primi anni Cinquanta l'abbandono del nucleo antico è pressoché completo. Una precisazione amministrativa che spesso sfugge: fino al 1942 Chia era frazione del comune di Bomarzo, e solo in quell'anno passò a Soriano nel Cimino. Chi cerca documenti anteriori al 1942 li trova negli archivi di Bomarzo, non in quelli sorianesi.

Pier Paolo Pasolini a Chia

Il Vangelo secondo Matteo e il battesimo di Cristo

Pasolini arrivò qui nel 1964 mentre girava Il Vangelo secondo Matteo. Sul Fosso Castello, sotto la torre, ambientò la scena del battesimo di Gesù nel Giordano: da allora la gola è conosciuta localmente come il luogo del battesimo di Cristo. Il paesaggio che vedete nel film, con l'acqua bassa e le pareti di tufo, è ancora quello, e riconoscerlo dal vero fa un certo effetto.

La torre comprata nel 1970

Il regista scrisse nel 1966 di volere quella torre, in quello che chiamava il paesaggio più bello del mondo, dove l'Ariosto sarebbe impazzito di gioia nel vedersi ricreato con tanta innocenza di querce, colli, acque e botri. L'acquisto si concretizzò nell'autunno del 1970, e negli ultimi anni della sua vita Pasolini vi soggiornò spesso, facendone il proprio luogo di scrittura.

Petrolio, le Lettere luterane, Io so

A Chia lavorò a Petrolio, il romanzo rimasto incompiuto e pubblicato postumo nel 1992, e da qui spedì al Corriere della Sera gli interventi che sarebbero confluiti nelle Lettere luterane e negli Scritti corsari. Fra questi c'è l'articolo più citato della sua produzione giornalistica, quello che comincia con le parole Io so, uscito sul Corriere della Sera il 14 novembre 1974 con il titolo Che cos'è questo golpe? Il meccanismo dell'articolo è tutto in una contrapposizione: io so i nomi dei responsabili delle stragi, scrive Pasolini, ma non ho le prove, non ho nemmeno indizi, e so perché sono un intellettuale, uno scrittore che coordina fatti anche lontani e ristabilisce la logica dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

Quel testo, scritto in una torre pentagonale sopra un fosso della Tuscia, è diventato una delle pagine più discusse del Novecento italiano. Vale la pena leggerlo prima di venire: cambia il modo in cui si guarda il pianoro.

La poesia sulle querce rosa e il busto in piazza

Pasolini dedicò a Chia anche una poesia, pubblicata nella raccolta La nuova gioventù, uscita nel 1975, che rilavora e riscrive le poesie friulane degli anni Quaranta. Vi si parla delle querce rosa di Chia, immagine che con ogni probabilità allude alle sfumature del fogliame nei boschi circostanti quando la stagione gira. Nella piazza del paese, il 19 marzo 2011, è stato inaugurato un busto di bronzo dedicato al regista.

Pier Paolo Pasolini - Torre di Chia
Pier Paolo Pasolini - alle sue spalle la Torre di Chia, sua ultima dimora

Una curiosità su Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)

La curiosità vera di Chia non è Pasolini: è la pianta della torre. Cinque lati, 42 metri di altezza. Nel Lazio le torri di avvistamento e di difesa sono quadrate quando sono medievali di terraferma, cilindriche quando sono costiere o quando vengono adeguate all'artiglieria fra Quattro e Cinquecento. Il pentagono è una soluzione che si incontra nelle fortificazioni bastionate del pieno Cinquecento, non in una torre di castello rurale della Tuscia. A Chia la ragione è geometrica prima che militare: lo sperone di tufo su cui la torre si innesta non ha spigoli retti, e costruire a cinque facce permette di appoggiare la muratura direttamente sul banco roccioso senza sprecare volume e senza lasciare angoli ciechi verso il fosso.

C'è una seconda curiosità, meno visibile e più bella. Il paese vecchio non è stato abbandonato per un terremoto, per una frana o per un'epidemia, cioè per le cause che di solito producono un borgo fantasma. È stato abbandonato per esaurimento demografico, dopo due guerre mondiali che avevano portato via gli uomini e dopo che l'economia agricola dello sperone aveva smesso di reggere. Un borgo fantasma per stanchezza, non per catastrofe. Questo cambia anche quello che si vede: non ci sono macerie da crollo improvviso, ci sono case chiuse con ordine, porte murate, tetti caduti lentamente stagione dopo stagione. È un abbandono civile, e se lo si guarda con questa chiave il posto smette di essere pittoresco e diventa un documento sull'Italia interna del Novecento.

Aggiungo una terza cosa che diverte sempre i gruppi: il nome della frazione, Chia, ha generato una piccola confusione toponomastica internazionale, perché esiste una Chia in Sardegna, sulla costa del Sulcis, e una in Colombia. Quando cercate informazioni scrivete sempre Chia Soriano nel Cimino, altrimenti finite a guardare spiagge.

Una cosa che non ti dice nessuno su Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)

Che Chia, fino al 1942, non era di Soriano nel Cimino. Era una frazione di Bomarzo, il paese del Parco dei Mostri, e il passaggio amministrativo è recentissimo rispetto alla storia del borgo. Sembra un dettaglio burocratico e invece spiega parecchie cose. Spiega perché il territorio di Chia guardi verso la valle del Tevere e non verso i Cimini; spiega perché i confini delle proprietà boschive intorno a Santa Cecilia siano intricati; spiega perché la piramide di tufo, che tutti chiamano piramide di Bomarzo, sia a pochi minuti dal borgo. E spiega perché la ricerca d'archivio su Chia sia una piccola trappola: chi cerca atti notarili, catasti gregoriani e registri parrocchiali anteriori al 1942 deve cercare sotto Bomarzo.

La seconda cosa che quasi nessuno racconta riguarda i mulini. Lungo il Fosso Castello, sotto la torre, ci sono resti di mulini ad acqua. Non sono un dettaglio romantico: erano l'infrastruttura economica del castello. Un borgo su sperone senza sorgente in cima vive del corso d'acqua che ha sotto, e il salto della gola forniva l'energia per macinare. Quando si guarda la torre dall'alto si vede il potere; quando si scende ai mulini si vede da dove venivano i soldi.

Terza cosa, e qui divento antipatico: la somiglianza fra Chia e i Sassi di Matera, che si legge un po' ovunque, funziona come suggestione fotografica e non come analogia storica. I Sassi sono un sistema di abitazioni scavate nella calcarenite, abitate ininterrottamente per millenni e sfollate per legge nel 1952. Chia è un borgo costruito in elevato su tufo, con case murate, che si è svuotato da solo. La somiglianza riguarda la grana della pietra, non la storia. Chi vuole un vero confronto con Chia deve guardare gli altri abbandoni del Lazio, come Monterano, Celleno o Antuni.

Il consiglio che ti do per visitare Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)

Andateci di mattina presto e in un giorno feriale, e mettete in conto una giornata intera, non due ore di sosta fra una tappa e l'altra. Chia si merita il tempo che quasi nessuno le concede, e in compenso non chiede biglietti né code.

Il piano che propongo ai gruppi è questo. Arrivo entro le nove, parcheggio nell'abitato nuovo, giro del borgo vecchio con la luce radente che entra nei vicoli, un'ora abbondante. Poi il pianoro della torre e i ruderi del castello di Colle Casale, con la telefonata all'ufficio turistico fatta giorni prima per sapere se ci sono aperture o visite guidate in programma. Pranzo a Soriano nel Cimino, perché a Chia i servizi sono minimi. Pomeriggio nella gola del Fosso Castello, con il costume in borsa da giugno a settembre e le scarpe che possono bagnarsi. Chi ha ancora energia chiude la giornata a Bomarzo, dieci minuti di macchina, oppure a Vitorchiano.

Tre avvertenze che valgono la lettura. Primo: non entrate nelle case abbandonate, i solai sono marci e non c'è nessuno che vi tiri fuori. Secondo: portate acqua, perché nel borgo vecchio non c'è una fontanella funzionante garantita e d'estate lo sperone di tufo restituisce calore fino a sera. Terzo, e a mio giudizio il più importante: lasciate perdere l'idea di fare Chia insieme a Civita di Bagnoregio nello stesso giorno. Sono due mondi diversi, sono cinquanta minuti di strada, e finireste per correre in entrambi. Se dovete scegliere fra un abbandono autentico e uno perfettamente allestito, sappiate che Civita è più spettacolare e Chia è più vera.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il patrono di Chia sia San Giovenale lo sanno tutti in paese e quasi nessuno fuori, e soprattutto quasi nessuno collega la dedicazione a quello che significa. Giovenale è il primo vescovo di Narni, morto secondo la tradizione nel 376: il suo culto segna un'area precisa, quella che dall'Umbria meridionale scende lungo il Tevere verso la Tuscia, ed è uno dei marcatori più affidabili degli antichi rapporti fra le diocesi. La parrocchiale più antica di Chia, quella ridotta a rudere fra le case, era intitolata proprio a lui. Tradotto: la dedicazione dice da che parte guardava questa comunità molto prima che qualcuno la assegnasse a un comune o all'altro.

La festa cade il 3 maggio. Fino agli anni Sessanta si celebrava il 3 e il 4 maggio; oggi i festeggiamenti cominciano sempre il 3 maggio, ma la festa vera e propria si svolge nel primo fine settimana del mese. Il dolce tipico della ricorrenza è il biscotto di San Giovenale, un biscotto secco da festa patronale, di quelli fatti per durare e per essere inzuppati: la tradizione dolciaria delle feste della Tuscia è quasi tutta di questo tipo, impasti poveri, poco grasso, lunga conservazione.

Il fatto poco citato, dunque, è che a Chia esiste ancora una festa comunitaria viva in un paese che quasi tutti descrivono come morto. È la smentita più semplice della parola fantasma, e chi capita qui nel primo fine settimana di maggio si trova davanti un borgo che di spettrale non ha niente. Il mio consiglio, per una volta, è di andarci proprio in quei giorni, accettando che le fotografie del silenzio verranno male.

La foto giusta da fare a Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)

La fotografia che tutti tentano è la torre isolata contro il cielo, e quasi sempre viene piatta: 42 metri di pietra chiara a mezzogiorno diventano una macchia bianca senza volume. La foto giusta è un'altra, e chiede due cose, l'ora e la posizione.

L'ora è la prima mattina, oppure l'ultima luce del pomeriggio, quando il sole radente scava la muratura e rende leggibili gli spigoli della pianta pentagonale. La posizione è il versante opposto della gola: la torre va inquadrata dal basso o di traverso, con il fosso e la vegetazione a fare da primo piano e da scala di misura. Senza un elemento di scala, quella torre nelle fotografie sembra alta dieci metri.

Dentro il borgo la fotografia migliore è verticale e stretta: uno dei sottopassaggi arcuati, con il vicolo che continua oltre e un rettangolo di luce in fondo. Esponete per la luce lontana e lasciate che le pareti chiudano in ombra, altrimenti perdete l'unica cosa che quel passaggio ha da dire, cioè la compressione. Se invece cercate il ritratto del paese doppio, mettetevi nella parte nuova e inquadrate una casa abitata in primo piano con i ruderi alle spalle: è la foto che racconta Chia meglio di qualsiasi panoramica.

Un'ultima cosa, e non è pedanteria. Nella gola, con l'acqua, servono tempi lunghi e quindi un appoggio: un treppiede leggero o un sasso piatto e il timer. E per rispetto verso chi ancora vive qui, niente droni sopra le case abitate e niente obiettivi puntati dentro le finestre.

Chia citta fantasma - Soriano nel Cimino
Chia citta fantasma (Soriano nel Cimino)

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo fatto documentato di cui Chia sia protagonista è un processo per eresia. Nel 1260 il feudatario Cappello, signore anche del castello di Colle Casale, viene processato dai viterbesi per eresia e perde tutto: papa Alessandro IV gli confisca i beni, che finiscono alla Camera apostolica. Siamo negli anni in cui l'Inquisizione romana lavora a pieno regime nella Tuscia e in cui i patrimoni feudali si spostano anche per via giudiziaria. Che il primo evento noto di un paesino su uno sperone di tufo sia un processo per eresia dice molto su come funzionava il Duecento nel Patrimonio di San Pietro.

Il secondo avvenimento è del 1301, ed è politicamente più interessante di quanto sembri: Bonifacio VIII assegna il feudo a Guastapane dei Porcari come compenso per la perdita della rocca di Soriano nel Cimino. Una compensazione feudale, cioè un risarcimento in terre, deciso dal papa che di lì a due anni sarebbe finito nella vicenda di Anagni. Chia entra così nella scacchiera delle famiglie romane, e per due secoli passa di mano fra Orsini e Colonna, le due casate che si contendono il Lazio: 1321 Napoleone Orsini, 1369 Simeotto Orsini, poi Martino V che porta il feudo alla propria famiglia, 1427 Antonio Colonna, 1431 di nuovo Orsini. Un paese di poche centinaia di anime che cambia bandiera ogni volta che cambia il papa.

Il terzo fatto è del 1836, quando i Lante della Rovere vendono ai Borghese: è la fine della piccola feudalità e l'ingresso nella grande proprietà fondiaria dell'Ottocento pontificio. Il quarto è del 1942, il passaggio da Bomarzo a Soriano nel Cimino. Il quinto, il più importante di tutti, non ha una data precisa: è lo svuotamento del borgo antico nei primi anni Cinquanta, dopo che le due guerre mondiali avevano dissanguato la comunità. Il sesto è del 1964, quando una troupe cinematografica scende nella gola per girare il battesimo di Cristo e un poeta bolognese decide che quello è il paesaggio più bello del mondo. Il settimo è dell'autunno 1970, l'acquisto della torre. L'ottavo è il 19 marzo 2011, l'inaugurazione del busto di bronzo nella piazza.

Guardati in fila, questi otto fatti raccontano una parabola completa: un castello che nasce per difendersi, passa di mano fra i potenti, si svuota per fame e rinasce come luogo letterario. Poche località del Lazio hanno una traiettoria così netta.

Chi è passato da Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)

Il nome che tutti conoscono è Pier Paolo Pasolini, e la sua non fu una visita ma una scelta di vita: arrivato nel 1964 con la troupe del Vangelo secondo Matteo, comprò la torre nell'autunno del 1970 e ne fece il luogo in cui scrisse Petrolio e parte degli interventi giornalistici degli ultimi anni. Con lui, a Chia, passò la macchina produttiva di uno dei film italiani più importanti del Novecento: tecnici, comparse locali, il paese intero coinvolto come sempre accadeva nelle produzioni pasoliniane, che le comparse le prendevano sul posto.

Prima di lui, e su un altro registro, da Chia sono passati i potenti che se la sono contesa. Napoleone Orsini, figlio di Orso, che nel 1321 la compra dai Guastapane con il permesso della Santa Sede: gli Orsini sono in quegli anni la famiglia che controlla mezzo Lazio settentrionale. Simeotto Orsini, investito nel 1369. Antonio Colonna, che nel 1427 porta qui il nome della casata rivale. E, per interposta decisione, due papi che sul destino del borgo misero la firma: Alessandro IV, che nel 1260 confiscò i beni del feudatario eretico, e Bonifacio VIII, che nel 1301 assegnò il feudo ai Porcari. Nessuno dei due, per quanto le carte permettono di dire, mise mai piede sullo sperone: decisero da Viterbo, da Anagni o da Roma, come si decideva allora.

Poi ci sono i passaggi documentati indirettamente, quelli degli eruditi. Edoardo Martinori, numismatico e storico dei castelli del Lazio, raccolse fra Otto e Novecento le notizie sui feudatari di Chia che ancora oggi tutti citano: senza il suo lavoro di spoglio d'archivio la vicenda di Cappello e del processo per eresia sarebbe perduta.

Infine, i pellegrini della letteratura. Dagli anni Settanta in poi Chia è diventata meta di lettori, studiosi e registi che salgono per vedere dove Pasolini scriveva, e il flusso non si è mai fermato: nell'anniversario della morte e nelle giornate di apertura della torre il pianoro si riempie di gente venuta da lontano. Non è turismo di massa, è pellegrinaggio culturale, ed è la ragione per cui questo posto oggi ha ancora un nome.

Chia con i bambini, accessibilità e sicurezza

Con i bambini funziona, ma a condizioni precise. I vicoli, i sottopassaggi arcuati e la rampa a gradoni sono un'avventura perfetta per chi ha dai sei anni in su, e le mattonelle con i versi dei poeti diventano una caccia al tesoro che tiene impegnati per un'ora. Sotto i sei anni il fondo irregolare è faticoso e il rischio di inciampo è concreto. Il passeggino, semplicemente, non passa: mettete in conto lo zaino porta bimbo.

Sull'accessibilità sono onesto fino alla scortesia: il borgo antico non è accessibile a chi si muove in sedia a rotelle. Gradoni scavati, basolato sconnesso, pendenze forti, passaggi stretti. Chi ha difficoltà motorie può però godersi la parte nuova del paese, la piazza con il busto di Pasolini e i punti panoramici raggiungibili in automobile, che sulla valle offrono la stessa vista.

Sulla sicurezza, tre regole che ripeto a ogni gruppo. Non si entra nelle case abbandonate. Non ci si sporge dai muri di contenimento che affacciano sul fosso. Nella gola non ci si tuffa e non si risale il torrente dopo un temporale. Aggiungo che nella parte alta il segnale telefonico è discontinuo: se vi dividete, fissate prima un punto e un orario di ritrovo.

Quando andare a Chia e quando evitare

Il periodo migliore, senza discussione, è l'autunno. Ottobre e novembre portano nei boschi dei Cimini le sfumature che Pasolini chiamava le querce rosa, la luce si abbassa, i vicoli guadagnano contrasto e la gola del fosso ha ancora acqua senza il pienone di agosto. Primavera ottima: aprile e maggio hanno il verde nuovo, e il primo fine settimana di maggio c'è la festa patronale.

L'estate è la stagione delle cascate ed è l'unica in cui Chia si affolla davvero, nei fine settimana di luglio e agosto. Se venite per il borgo e non per l'acqua, evitate il sabato e la domenica di quei due mesi, oppure arrivate all'alba. L'inverno ha un fascino severo, ma le giornate sono corte e il tufo bagnato rende i gradoni infidi: se piove da giorni, rimandate.

Un dato di realtà che spesso manca nelle descrizioni: a Chia non c'è biglietteria, non c'è personale di sorveglianza e non c'è un percorso attrezzato con pannelli. Vuol dire che il posto è gratuito e sempre aperto, e anche che nessuno vi dirà dove non mettere i piedi. Regolatevi di conseguenza.

Cosa si mangia da queste parti

Chia non ha una cucina propria: ha quella di Soriano nel Cimino e dei Cimini, che è una delle più solide del Lazio interno. Il prodotto simbolo è la castagna, e in particolare il marrone dei Cimini, protagonista della sagra sorianese d'autunno. Poi il fagiolo, i legumi di montagna, le zuppe. La pasta fresca della Tuscia sono i lombrichelli, spaghettoni tirati a mano con acqua e farina, che qui si condiscono con sugo di carne o con funghi porcini dei boschi di faggio.

Sul dolce l'appuntamento è quello patronale, con il biscotto di San Giovenale legato alla festa del 3 maggio. Sul vino si sconfina verso i colli vicini, con le denominazioni della provincia di Viterbo. Non faccio nomi di locali: cambiano gestione, chiudono d'inverno, e un consiglio sbagliato costa più di un consiglio mancato. Chiedete in paese, che nella Tuscia funziona ancora.

Cosa vedere intorno a Chia in mezz'ora di macchina

La posizione di Chia è il suo vantaggio nascosto: nel raggio di venti o trenta minuti c'è una concentrazione di cose da vedere che poche zone del Lazio possono permettersi. A dieci minuti c'è Bomarzo con il Parco dei Mostri, il bosco cinquecentesco di Vicino Orsini con le sculture in peperino. A un quarto d'ora Vitorchiano, con il suo circuito murario e il moai donato dagli scultori dell'Isola di Pasqua. Poco oltre Bassano in Teverina, appollaiato sopra la valle del Tevere.

Verso i Cimini si sale a San Martino al Cimino, con l'abbazia cistercense e l'impianto urbano voluto da Olimpia Maidalchini, e si scende al lago di Vico, riserva naturale in un cratere. A ovest c'è Viterbo con il quartiere medievale di San Pellegrino e il palazzo dei Papi, a sud Vignanello con il castello Ruspoli e il suo giardino all'italiana fra i meglio conservati d'Europa, e Palazzo Farnese a Caprarola, che è il monumento più imponente di tutta la provincia.

Per gli appassionati di archeologia ci sono l'area dell'antica Ferento con il teatro romano, e più lontano Tuscania con le sue basiliche. Per chi vuole natura, il Monumento Naturale Pian Sant'Angelo a Corchiano e le cascate di Diosilla. Chi organizza un itinerario di più giorni nel Lazio interno trova una panoramica ragionata delle mete della regione nella guida in inglese al Lazio di ItalyPlanner, utile soprattutto per chi viaggia con amici stranieri.

Domande veloci su Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)

Quanto costa visitare Chia borgo fantasma (Soriano nel Cimino)?

Il borgo antico si gira gratuitamente: non c'è biglietteria e non c'è cancello. Hanno un costo solo le eventuali visite guidate alla Torre di Chia e l'accesso alla parte attrezzata del parco delle cascate, che vanno chiesti in anticipo all'ufficio turistico comunale e ai gestori.

Si può entrare nella Torre di Chia di Pasolini?

Solo in occasione delle aperture straordinarie e delle visite guidate su prenotazione organizzate dal Comune di Soriano nel Cimino. La torre è proprietà privata: non ha un orario ordinario di apertura. Informazioni all'ufficio turistico, 0761 748871 oppure 378 3033319.

Quanto tempo serve per visitare Chia?

Un'ora e mezza per il solo borgo vecchio con calma. Mezza giornata se aggiungete il pianoro della torre e i ruderi del castello di Colle Casale. Una giornata intera se scendete anche alla gola del Fosso Castello.

Quanto dista Chia da Roma?

Circa un'ora e mezza di automobile, con l'uscita autostradale di Orte come riferimento e poi le provinciali verso Soriano nel Cimino. Chia è a sette chilometri dal capoluogo comunale.

Chia borgo fantasma è davvero disabitata?

No, e questa è la sorpresa. Il nucleo medievale è abbandonato dagli anni Cinquanta, ma l'abitato nuovo sorto a fianco e a valle è vivo e conta alcune centinaia di residenti. Alcune case della parte bassa del borgo antico sono ancora abitate.

Perché Chia è stata abbandonata?

Per spopolamento, non per una catastrofe. Le due guerre mondiali e l'emigrazione svuotarono la comunità, e nei primi anni Cinquanta l'abbandono del borgo antico era ormai pressoché completo. Le famiglie rimaste si trasferirono nelle case nuove costruite più a valle.

Chia si visita con i bambini?

Sì dai sei anni in su, con scarpe chiuse e sorveglianza costante. Il passeggino non passa: servono lo zaino porta bimbo o le gambe dei bambini. Non si entra nelle case abbandonate per nessun motivo.

Chia è accessibile in sedia a rotelle?

Il borgo antico no: gradoni, basolato sconnesso e pendenze forti lo rendono impraticabile. La parte nuova del paese, la piazza con il busto di Pasolini e i punti panoramici raggiungibili in automobile sono invece percorribili.

Dove si parcheggia a Chia?

Negli slarghi lungo la strada dell'abitato nuovo. Nel nucleo antico l'automobile non entra. Nei fine settimana estivi, quando la gente arriva per le cascate, gli spazi si riempiono presto: conviene arrivare la mattina.

Serve prenotare per visitare Chia?

Per il borgo no. Per la Torre di Chia sì, la prenotazione è obbligatoria e va fatta con anticipo perché le aperture sono poche e i posti limitati.

Ci si può fare il bagno alle cascate del Fosso Castello?

Le pozze sono balneabili, ma non c'è sorveglianza e il fondo di roccia levigata è scivoloso. Si entra dove si tocca, mai da soli, e si esce dalla gola quando il tempo cambia, perché il torrente cresce in fretta dopo i temporali.

Che film è stato girato a Chia?

Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini, del 1964: la scena del battesimo di Gesù fu ambientata proprio nella gola sotto la torre, ed è per questo che il posto viene chiamato in paese il luogo del battesimo di Cristo.

Che cosa ha scritto Pasolini alla Torre di Chia?

Vi lavorò al romanzo incompiuto Petrolio e vi scrisse gli interventi giornalistici degli ultimi anni, confluiti nelle Lettere luterane e negli Scritti corsari, fra cui l'articolo che comincia con Io so, pubblicato sul Corriere della Sera il 14 novembre 1974.

Quando si festeggia il patrono a Chia?

San Giovenale si celebra il 3 maggio. Fino agli anni Sessanta la festa durava il 3 e il 4 maggio; oggi i festeggiamenti si aprono sempre il 3 e la festa vera si tiene nel primo fine settimana del mese. Il dolce della ricorrenza è il biscotto di San Giovenale.

Che differenza c'è fra Chia e Civita di Bagnoregio?

Civita è un borgo su una rupe in erosione, raggiungibile solo a piedi da un ponte, con biglietto di ingresso e forte affluenza turistica. Chia è gratuita, poco frequentata e non allestita. Civita è più spettacolare, Chia è più autentica.

Chia è più simile a Monterano o a Celleno?

A entrambi, per il meccanismo dell'abbandono, ma con una differenza: a Monterano e a Celleno il borgo antico è completamente vuoto, mentre a Chia il paese nuovo confina fisicamente con quello vecchio e alcune case restano abitate.

Che cos'è la piramide etrusca vicino a Chia?

Un monolite di peperino lavorato a gradoni, con ventotto scalini scavati nella roccia che salgono a una superficie con canalette e pozzetti, nei boschi verso Bomarzo. È interpretata come altare rupestre pre-romano; l'attribuzione etrusca è probabile ma non certa.

Quanto è alta la Torre di Chia?

Quarantadue metri, con una rara pianta pentagonale. Faceva parte del sistema difensivo del castello di Colle Casale, di cui restano ruderi tutto intorno allo sperone.

Fino a quando Chia è stata frazione di Bomarzo?

Fino al 1942, anno in cui passò al comune di Soriano nel Cimino. Chi cerca documenti d'archivio anteriori a quella data deve cercarli sotto Bomarzo.

Si può visitare Chia in un giorno partendo da Roma?

Sì, ed è anzi la formula migliore: partenza presto, borgo la mattina, pranzo a Soriano nel Cimino, cascate o Bomarzo nel pomeriggio, rientro in serata. Chi preferisce farsi accompagnare da un professionista può rivolgersi alle guide della rete di accompagnamento turistico di TourLeaderPro, e chi viaggia con ospiti stranieri trova le idee di giornata nella sezione day trips di ItalyPlanner.

Torno a Chia una volta l'anno, di solito a fine ottobre, e ogni volta mi accorgo che il pezzo di paese che ricordavo intatto ha perso un altro tetto. È il destino di questi luoghi, e non serve fingere il contrario: nessuna sovrintendenza ha i fondi per tenere in piedi un borgo intero che nessuno abita. Per questo dico ai miei gruppi di non rimandare. Andateci adesso, camminate piano, non toccate niente e fermatevi cinque minuti in silenzio sul pianoro della torre, guardando la valle. Capirete, senza bisogno che ve lo spieghi io, perché un uomo che poteva vivere ovunque abbia scelto di scrivere qui. E se cercate una guida in inglese per organizzare il resto del viaggio fra arte e storia italiana, la trovate nella sezione art and history di ItalyPlanner.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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