Minturno (LT)
Minturno (LT) è un comune del basso Lazio, all'estremità meridionale della provincia di Latina, adagiato sulle propaggini costiere dei Monti Aurunci fin dove il fiume Garigliano segna il confine storico con la Campania. Il territorio scende dal borgo medievale in collina fino al litorale tirrenico di Scauri e di Marina di Minturno, dentro quella fascia che le guide chiamano Riviera di Ulisse. Chi arriva da Roma ha la strada più comoda nel treno: Minturno si trova sulla linea ferroviaria Roma-Formia-Napoli e ha una stazione propria, la Stazione di Minturno-Scauri, sul mare; in automobile si esce dall'autostrada A1 e si prende la SS7 Appia, la stessa via consolare che duemila anni fa passava di qui. Il cuore della visita, il comprensorio archeologico di Minturnae, ha ingresso in via Ferdinando II di Borbone, snc, 04026 Minturno LT (telefono 0771.680093). L'area archeologica apre alle 8:30 e chiude alle 16:00 in orario invernale, alle 19:00 in estate; l'Antiquarium resta aperto fino alle 19:30; il martedì entrambi chiudono alle 13:30. Giorni di chiusura: lunedì, 1 gennaio e 25 dicembre. Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto (18-25 anni) 2 euro, con le gratuità previste dalla normativa del Ministero della Cultura. Prima di partire conviene ricontrollare orari e tariffe sul sito ufficiale della Direzione regionale Musei nazionali del Lazio, perché gli orari stagionali cambiano.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Per orientarti fra i borghi e i paesi del Lazio che vale la pena raggiungere in giornata puoi partire dalla pagina delle attrazioni turistiche di questo sito, dove Minturno è schedato accanto agli altri centri della costa pontina.
Dove si trova Minturno (LT) e come arrivare
Minturno occupa un territorio a tre altezze: il borgo storico sulla collina a circa 130 metri sul mare, la campagna degli Aurunci alle spalle e la marina affacciata sul golfo di Gaeta. Da Roma Termini i treni regionali e gli Intercity della direttrice tirrenica fermano a Minturno-Scauri in circa un'ora e mezza, e la stazione è a due passi dalle spiagge: è il modo più sensato per arrivare, perché evita la coda estiva sull'Appia e sulla Domiziana. In automobile, dall'A1 si esce al casello di Cassino e si scende verso il Garigliano, oppure si segue la SS7 lungo la costa; il borgo alto si raggiunge con la provinciale che sale da Scauri. Chi viaggia in autobus trova le corse Cotral che collegano Formia, Gaeta e Cassino, ma la frequenza cala molto fuori stagione, per cui conviene verificare gli orari il giorno prima. Una volta in paese le distanze sono brevi: dal comprensorio archeologico, sulla piana del fiume, al borgo medievale in collina ci sono pochi chilometri di strada panoramica.
Il comprensorio archeologico di Minturnae
Il vero motivo per cui vale la pena scendere fin quaggiù è l'antica Minturnae, la città romana che sorgeva sulla sponda destra del Garigliano, esattamente lungo il percorso della via Appia. Fondata come colonia romana nel 296 a.C. su un preesistente centro ausone della Pentapoli Aurunca, Minturnae crebbe come snodo commerciale fra Lazio e Campania e conserva oggi un parco archeologico che tiene insieme un teatro, un foro, un mercato, un impianto termale e un acquedotto. Si cammina su pietra vera, non su ricostruzioni: è uno dei siti dove l'archeologia del Lazio meridionale si legge con più chiarezza. Ti conviene mettere in conto almeno due ore, e portare acqua e cappello, perché la piana è aperta e in agosto batte il sole.

Il teatro romano di Minturnae
Il teatro è il monumento che salta subito all'occhio. Costruito verso il I secolo d.C., era diviso nei tre settori canonici del teatro antico, la scaena sul fondo, l'orchestra semicircolare e la cavea gradinata, e accoglieva oltre quattromila spettatori: un numero che dice quanto fosse popolosa la colonia. La cavea è appoggiata alla naturale pendenza del terreno secondo l'uso italico, e proprio negli ambienti sottostanti alle gradinate è stato ricavato l'Antiquarium. Dal 1960 il teatro è tornato a fare il suo mestiere: nelle sere d'estate ospita la rassegna delle Serate a Minturnae, con prosa, danza e musica sotto il cielo, e assistere a uno spettacolo seduti dove sedevano i coloni romani è un'esperienza che nessuna visita diurna restituisce. Se puoi far coincidere il viaggio con una di quelle sere, fallo.
L'Antiquarium di Minturnae
Il museo del sito è ricavato negli spazi sotto la cavea del teatro e raccoglie quanto è emerso dagli scavi condotti dal secolo scorso in poi: statue acefale, sculture, ex voto, epigrafi, monete e materiali vari. Una parte delle monete è stata letteralmente ripescata dal Garigliano, e non è un dettaglio pittoresco: il fiume era la via d'acqua della città e i suoi fondali hanno restituito ciò che i secoli vi avevano lasciato cadere. La collezione epigrafica e scultorea è ricca e serve a ricostruire le vicende del basso Lazio fra età repubblicana e imperiale. Guarda con calma le iscrizioni: raccontano magistrati, mestieri e culti di una città che non è un nome astratto ma una comunità di cui restano i nomi incisi.
La via Appia, il decumano di Minturnae
Dentro il parco si percorre un tratto originale della via Appia, che qui faceva da decumanus maximus, l'asse principale della città. È lastricato con i grandi blocchi poligonali di lava basaltica che si riconoscono in tutta la regina viarum, la pietra scura e compatta che due millenni di carri non hanno consumato. Camminarci sopra è la parte del sito che colpisce di più: non è una strada rifatta, è la stessa pietra su cui passavano le legioni dirette al Sud e i pellegrini medievali diretti a Roma.

Il foro, il Capitolium e il Foro Imperiale
Della città civile restano i resti del Foro Repubblicano, databile al II secolo a.C., con il Capitolium, il tempio della triade capitolina dedicato a Giove, Giunone e Minerva, che dominava la piazza come in ogni colonia di diritto romano. Accanto si sviluppò più tardi il Foro Imperiale, segno dell'espansione urbana in età augustea e successiva. Anche in rovina la pianta si legge, e aiuta a capire come una colonia romana replicasse in scala il modello urbanistico dell'Urbe: il foro come centro politico e religioso, i templi rialzati, gli edifici pubblici allineati sugli assi.
Il macellum, le tabernae e le terme
La città commerciale è documentata dal macellum, il mercato coperto, e dalle tabernae, le botteghe allineate lungo le strade, dove si vendevano derrate e manufatti. Il complesso termale risale al II secolo d.C. e completa l'immagine di un centro dotato di tutti i servizi della vita romana. Sono resti che di solito i visitatori attraversano in fretta per correre al teatro, e fanno male: è qui, fra un banco di mercato e una vasca termale, che la città smette di essere monumentale e diventa quotidiana.
L'acquedotto romano di Minturnae
Il segno più scenografico del sito, dopo il teatro, sono le arcate dell'acquedotto. La conduttura era lunga circa undici chilometri e portava in città l'acqua necessaria alle terme, alle fontane e alle case; di quel percorso restano imponenti file di arcate che tagliano la campagna verso il fiume. Sono la prova, se ne servisse una, che una città romana non si regge senza l'acqua: l'acquedotto è l'infrastruttura che rendeva possibile tutto il resto, e la sua mole ancora oggi misura l'ambizione di chi la costruì.

Il santuario della ninfa Marica
Verso la foce del Garigliano, dove il fiume incontra il mare, sorgeva il bosco sacro e il santuario della ninfa Marica, la divinità delle acque venerata qui fin dall'età più antica. Le fonti la descrivono in modo doppio e inquietante: la dea dell'acqua che brilla sotto la luce del sole, ma anche la dea che distrugge, infuria, consuma e inaridisce, come si conviene a una potenza legata insieme alla fertilità e alla furia del fiume. Il tempio in tufo fu eretto verso la fine del VI secolo a.C. e in seguito riadattato in muratura dai Romani alla fine del I secolo. Marica non è una divinità qualsiasi: la tradizione letteraria latina, e Virgilio nell'Eneide, ne fanno la madre del re Latino, il sovrano che accoglie Enea nel Lazio. Questo lembo di costa, insomma, è agganciato al mito di fondazione di Roma.
La statua di Traiano ritrovata a Minturno
Fra i ritrovamenti più celebri del territorio c'è una statua dell'imperatore Traiano, emersa presso le rive del Liri-Garigliano. Dal modello antico sono state ricavate repliche che oggi si trovano a Roma, Ancona, Benevento e Londra: un caso in cui un reperto di provincia entra nel circuito delle grandi collezioni. È un buon esempio di come Minturnae non fosse un centro periferico e povero, ma una città capace di erigere ritratti imperiali di qualità.
Il centro storico di Minturno (Traetto) e le sue chiese
Dopo la fine dell'antica Minturnae gli abitanti si spostarono sul colle vicino e vi fondarono il centro medievale di Traetto, che porterà quel nome fino all'Ottocento. È il borgo che oggi si visita in collina: vicoli stretti, porticati, resti di murature romane reimpiegate e un fitto tessuto di chiese. Si gira a piedi, senza fretta, salendo e scendendo per le rampe fino al castello che corona l'abitato.

Il Castello Ducale Caracciolo Carafa, il castello baronale di Minturno
Il castello che domina il borgo è la costruzione militare più importante di Minturno, noto come Castello Ducale o baronale Caracciolo Carafa. Le ricerche più recenti ne attribuiscono l'origine al vescovo Leone, intorno al IX secolo, personaggio citato in un documento cassinese dell'839. La struttura mostra un torrione cilindrico, un camminamento di ronda e un porticato interno con archi ogivali; dall'ingresso di sud-est si passa in un androne che immette in un cortile con portico a sesto acuto e finestre bifore, e da qui una scala sale alla grande Sala dei Baroni. Il castello aveva anche una torre alta sessanta metri, semidistrutta da un fulmine nell'Ottocento. La proprietà passò per le mani delle grandi famiglie del Mezzogiorno: nel 1105 a Riccardo dell'Aquila, nel Duecento ai Caetani, nel Cinquecento a Giulia Gonzaga contessa di Traetto e di Fondi, poi a Isabella Colonna, infine dal 1693 al 1948 ai Caracciolo-Carafa, da cui il nome. Nella seconda domenica di luglio, per la sagra delle Regne, il castello viene illuminato dai fuochi d'artificio: è il momento in cui il borgo si mostra al meglio.
La chiesa di San Pietro Apostolo, patrono di Minturno
La chiesa di San Pietro, tra XI e XII secolo, è la principale del borgo ed è dedicata al patrono di Minturno, San Pietro Apostolo. Conserva un pergamo, cioè un ambone, considerato tra i più belli d'Italia: un pulpito medievale scolpito e in parte rivestito di mosaici cosmateschi, il tipo di arredo liturgico che nel Lazio meridionale raggiunge esiti altissimi. Vale la pena entrare anche solo per quello, e osservare come la pietra e il mosaico costruiscano un oggetto insieme funzionale e sontuoso. La devozione a San Pietro è il perno del calendario religioso cittadino.
La chiesa di San Francesco
La chiesa di San Francesco fu costruita fra il 1266 e il 1272 per volontà del conte Ruggero II dell'Aquila, e ampliata poi fra il 1488 e il 1491 da Onorato II Caetani. Sulla parete destra dell'aula si ammira l'affresco della Madonna delle Grazie, protettrice di Minturno, la stessa a cui è dedicata la grande festa di luglio. La doppia data di costruzione e ampliamento racconta due stagioni del borgo, quella angioina e quella caetana, e la stratificazione si legge nelle murature.
La chiesa dell'Annunziata
La chiesa dell'Annunziata risale al XIV secolo e custodisce affreschi dell'epoca, fra cui una Crocifissione datata 1333. La sua storia è un compendio delle disgrazie che hanno colpito il basso Lazio: fu danneggiata dai pirati turchi nel 1552, dalle truppe napoleoniche nel 1799 e da un incendio nel 1888, per essere infine riaperta nel 1931. Che un affresco del Trecento sia sopravvissuto a tutto questo è già una piccola meraviglia.
San Biagio, la Congrega del Rosario e la Madonna della Libera
Il borgo conserva anche l'ex chiesa di San Biagio, nel centro storico, e la Congrega del Santissimo Rosario in piazza Portella, oggi sala convegni ma con l'impianto a tre navate e un coro ligneo del Settecento. In località Fontana Perrelli si trova invece la chiesa della Madonna della Libera, del XIV secolo, con un portico a tre campate. Sono luoghi minori solo sulla carta: nel loro insieme dicono quanto fitta fosse la vita religiosa di una comunità che, per secoli, ha misurato l'anno sui santi e sulle processioni.
Il Museo Etnografico Aurunco
In Corso Vittorio Emanuele si visita il Museo Etnografico Aurunco, un piccolo museo dei costumi locali e della civiltà contadina che raccoglie oggetti, strumenti e abiti della cultura materiale aurunca (telefoni 0771 674311 e 339 4532902; conviene chiamare prima per gli orari, che sono ridotti). Non aspettarti un grande museo: è proprio la sua misura domestica a renderlo prezioso, perché conserva il mondo che le feste come la sagra delle Regne mettono in scena. Visto dopo il sito archeologico, aiuta a capire che il territorio non è solo pietra romana, ma anche grano, telline e processioni.
Le architetture civili e militari di Minturno
Fuori dal borgo e dal parco archeologico, il territorio conserva alcune opere che raccontano l'età moderna e il confine con il Regno di Napoli, di cui Minturno faceva parte fino all'Unità.
Il Ponte Real Ferdinando sul Garigliano
Sul Garigliano si attraversa, o si ammira, il Ponte Real Ferdinando, il primo ponte sospeso a catene di ferro costruito in Italia. Progettato dall'ingegnere Luigi Giura, fu realizzato fra il 1828 e il 1832 e inaugurato da Ferdinando II di Borbone: un'opera d'avanguardia dell'ingegneria del Regno delle Due Sicilie, con i piloni in muratura e l'impalcato tenuto da tiranti a catena. Segnava il passaggio della via Appia sul fiume ed è oggi un monumento tutelato dal Ministero della Cultura. Fermati a guardarlo: è un pezzo di storia della tecnica che di solito si associa all'Inghilterra vittoriana, e invece è nato qui, sul confine fra Lazio e Campania, con qualche anno di anticipo su molti colleghi europei.
La carteria di Scauri e Goethe
Lungo la via Appia, presso la chiesa dell'Immacolata a Scauri, restano i muri perimetrali dell'antica carteria, la fabbrica di carta che riforniva il Regno di Napoli. La citò lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe: un dettaglio che lega questo angolo di costa alla grande letteratura di viaggio europea, quando il Grand Tour scendeva verso Napoli percorrendo proprio l'Appia.
Le torri costiere
La difesa dai pirati che infestavano il Tirreno ha lasciato le sue torri di avvistamento. A Scauri si conserva la torre dei Molini, del XIV secolo; sul monte d'Oro la torre Quadrata detta dei Cavallari, del XVI secolo. Erano gli occhi della costa, il sistema d'allarme che avvisava i borghi quando all'orizzonte comparivano le vele dei corsari: le stesse incursioni che nel 1552 danneggiarono la chiesa dell'Annunziata.
Scauri e Marina di Minturno: il mare
Minturno non è solo archeologia e borgo: è anche una delle marine più frequentate del sud pontino. Il litorale si estende per circa sette chilometri di spiaggia, diviso da due promontori, il Monte d'Oro e il Monte d'Argento, e in luglio e agosto si riempie. La parte urbana dell'abitato scende con continuità dalla collina di Traetto fino alle località costiere di Scauri e di Marina di Minturno, dove il lungomare offre intrattenimento di giorno e di sera.

La spiaggia dei Sassolini a Scauri
Fra gli arenili più noti c'è la spiaggia dei Sassolini a Scauri, che deve il nome ai ciottoli e all'acqua limpida sotto il promontorio. È qui che in estate si concentrano alcune delle rassegne del territorio, dalla enogastronomia alla musica. Se cerchi un tratto meno affollato, muoviti verso i piedi del Monte d'Argento, dove la costa si fa più rocciosa e riservata.

Il Monte d'Oro e la costa di Scauri
Il promontorio del Monte d'Oro chiude il litorale verso nord e conserva, in cima, la torre Quadrata detta dei Cavallari, del XVI secolo, uno degli avvistamenti che sorvegliavano il mare dai corsari. Sotto, la costa di Scauri alterna tratti di sabbia e tratti rocciosi, con acqua che si mantiene limpida ai piedi del rilievo. È la parte del litorale che preferisco quando cerco un bagno con un po' di carattere, lontano dagli ombrelloni allineati della marina piatta: qui la spiaggia si stringe sotto il verde e il paesaggio somiglia già a quello del vicino golfo di Gaeta.
Il Monte d'Argento
Il Monte d'Argento, alla foce del Garigliano, è un monumento naturale che chiude il litorale verso sud. È un promontorio basso, coperto di macchia, con un passato di torre e di insediamento fortificato che sorvegliava la foce. Dalla sua sommità lo sguardo abbraccia il golfo di Gaeta da una parte e la piana del fiume dall'altra: uno dei punti di vista migliori dell'intera Riviera di Ulisse.

Le aree naturali intorno a Minturno
Alle spalle della marina si aprono spazi verdi tutelati. Il Parco regionale di Gianola e del Monte di Scauri, incluso nel sistema della Riviera di Ulisse, protegge un tratto di costa fra macchia mediterranea, pinete e resti archeologici romani affacciati sul mare; l'area di Gianola è stata a lungo un'Oasi blu del WWF. È il posto giusto per chi vuole alternare la spiaggia a una passeggiata all'ombra, fra sentieri, cale e scorci sul golfo. Per una gita più impegnativa, dietro il paese si alzano i Monti Aurunci, con i loro percorsi escursionistici e il parco naturale regionale che li custodisce.
La storia di Minturno (LT)
La vicenda di Minturno è in realtà la vicenda di due città: l'antica Minturnae in pianura, romana, e la medievale Traetto in collina, che dell'altra è la figlia. Vale la pena tenerle distinte per capire il territorio.
Minturnae, la colonia romana
Minturnae sorgeva lungo la via Appia, presso il Garigliano, su un preesistente centro ausone appartenente alla Pentapoli Aurunca. Sconfitto il popolo aurunco nel 314 a.C. durante la seconda guerra sannitica, i Romani distrussero le città della Pentapoli; Minturnae fu rifondata come colonia romana nel 295 a.C. Presso la foce del fiume sorgeva il bosco sacro della dea Marica, e proprio in quelle paludi, nell'88 a.C., trovò rifugio il console Caio Mario, braccato dagli uomini del rivale Silla. La città prosperò per secoli come nodo dell'Appia e fu infine distrutta, probabilmente dai Longobardi, fra il 580 e il 590.
Traetto, il borgo medievale
Dopo la fine di Minturnae i superstiti si rifugiarono sul colle vicino e fondarono Traetto, il cui nome deriva dalla scafa, il traghetto a fune che univa le due sponde del Garigliano. Nell'VIII secolo vi nacque il Patrimonium Traiectum, un latifondo gestito da un diacono dipendente direttamente dal Papa. Cinta di mura, la città fu distrutta nell'883 dai Saraceni venuti in gran parte dalla Sicilia musulmana, poi scacciati nel 915 dalla lega voluta da papa Giovanni X. Passata sotto Gaeta, fu di nuovo devastata dagli Ungari. Nel 1061 l'abate Desiderio di Montecassino concesse agli abitanti le chartae libertatis, le carte di franchigia. Conquistata poi dai Normanni di Sicilia, nel XII secolo appartenne alla famiglia normanna dell'Aquila. Nel 1497 fu donata da Federico d'Aragona, re di Napoli, a Prospero Colonna, dopo la confisca ai danni del filo-francese Onorato Gaetani dell'Aquila, primo duca di Traetto dal 1493. Seguirono i Gonzaga, i Carafa di Stigliano e i Conti Carafa di Traetto. Nel giorno di Pasqua del 1799, durante l'occupazione napoleonica, il borgo fu assalito ed espugnato dalle truppe franco-polacche nell'ambito delle ritorsioni contro i paesi che avevano fiancheggiato Fra' Diavolo: vi morirono 349 traettesi e molti abitanti dei paesi vicini. Il 13 luglio 1879 Traetto riprese l'antico nome di Minturno.
Minturno, il significato del nome
Il nome merita un capitolo a sé. Fino al XIX secolo il borgo si chiamava Traetto o Traietto, dal latino Traiectum, cioè dal traghetto sul fiume. Il nome antico Minturnae, ripreso nel 1879, ha invece assonanze con la dea ctonia Manturna, personificazione della forza vulcanica. Secondo altre letture la radice mant-, ment-, mint- e il suffisso -rno rivelano un'origine tirrenica o preariana. Non mancano ipotesi più fantasiose, che scompongono il nome in min e turn, o lo fanno risalire all'etrusco Mintur, sole bruciante. Sono ipotesi da maneggiare con prudenza, ma dicono una cosa vera: il nome è antichissimo e affonda in un sostrato preromano che nessuno legge più con sicurezza.
Il dialetto minturnese
Chi ha orecchio se ne accorge subito: a Minturno non si parla romanesco. Il dialetto minturnese è una parlata laziale meridionale fortemente influenzata dal napoletano, soprattutto nella prosodia, cioè nella linea melodica e nella cadenza; gli studiosi lo definiscono un napoletano modificato dalle parlate laziali e abruzzesi. Sul piano fonetico si riscontra la metafonesi sabina, tipica dei dialetti mediani delle province di Latina e Frosinone, con qualche traccia minoritaria di romanesco. È un confine linguistico prima ancora che geografico: qui il Lazio finisce e comincia, all'orecchio, il Sud.
Feste e tradizioni di Minturno
Il calendario di Minturno è fittissimo, fra sacro e profano, e riflette un territorio che va dalla collina contadina alla marina turistica.

La Sagra delle Regne, la festa del grano
La più identitaria è la Sagra delle Regne, la seconda domenica di luglio: insieme festa del grano e manifestazione religiosa dedicata alla Madonna delle Grazie, con origini che affondano in riti agrari di età romana. Il termine Regne viene dal latino gremia, i fasci di spighe: la festa mette in scena il ciclo del raccolto con carri, costumi tradizionali e la sfilata dei covoni, e chiude con i fuochi d'artificio che illuminano il castello. È l'occasione in cui il Museo Etnografico Aurunco esce dalle sue vetrine e torna in strada. Se devi scegliere un solo giorno per venire a Minturno, scegli questo.
Le altre feste dell'anno
Il resto del calendario è denso. A Scauri il Carnevale porta la sfilata dei carri e l'animazione sul lungomare nel martedì grasso; a inizio maggio il borgo rievoca il Medioevo con Un salto nel Medioevo. La Settimana Santa è intensa: la Via Crucis della domenica delle Palme si svolge fra i resti di Minturnae, e a Pulcherini dal 1967 il Venerdì Santo va in scena la Passio Christi, una delle rappresentazioni più apprezzate del basso Lazio. In estate la marina si accende: a Scauri, sulla spiaggia dei Sassolini, si tengono la rassegna enogastronomica Mare in cantina nella seconda metà di luglio e il festival Luppolo di mare, dedicato al mare e alla birra artigianale, il primo venerdì di agosto; il Festival del Sud Pontino porta il folklore internazionale nella prima metà di agosto, mentre Arrivederci a Scauri chiude la stagione nel penultimo fine settimana del mese, con il corteo di barche illuminate, gare, spettacoli e fuochi. A settembre il Visioni Corte International Short Film Festival premia il cortometraggio indipendente. Il calendario devozionale conta poi la festa della pacchiana a metà luglio alla Marina, san Nicandro Martire a Tremensuoli in agosto, Maria Bambina a Santa Maria Infante e la Natività di Maria a Scauri l'8 settembre, oltre alla fiera di santa Lucia il 13 dicembre e al presepe vivente nel borgo a Natale, con la mostra Natale al Castello nella prima decade di dicembre. Prima di programmare il viaggio su una di queste date conviene verificarla, perché alcune slittano di anno in anno.
Nei dintorni di Minturno
Il comune comprende diverse frazioni collinari che meritano una deviazione, e confina con paesi altrettanto interessanti.
Le frazioni: Tufo, Tremensuoli, Santa Maria Infante, Pulcherini
Sulle colline alle spalle del borgo si trovano Tufo e Tremensuoli, piccoli centri agricoli, e Santa Maria Infante, che fu completamente distrutta durante la guerra e ricostruita in epoca moderna. Pulcherini è nota per la rievocazione della Passione di Cristo che dal 1967 si tiene ogni Venerdì Santo. Sono paesi di poche case e molta storia, dove il paesaggio degli Aurunci resta quello dei vigneti, degli uliveti e del grano.
Castelforte e la linea Gustav
Poco distante, verso il fiume Ausente, sorge Castelforte, circondato da colline coltivate a vigneti, uliveti e agrumeti. È uno dei due soli comuni del Lazio, insieme al vicino Santi Cosma e Damiano, insigniti della Medaglia d'Oro al valor civile: un riconoscimento che rimanda alla stagione più drammatica di questo territorio, quando nell'inverno e nella primavera del 1944 il fronte della linea Gustav lo attraversò da parte a parte.
Una curiosità su Minturno (LT)
La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda la ninfa che ha dato il tono a tutto questo territorio: Marica. Non era una divinità locale di secondo piano, buona giusto per un tempietto di campagna. La tradizione letteraria latina, e in particolare Virgilio nell'Eneide, la indica come la madre del re Latino, il sovrano che accoglie Enea nel Lazio e la cui figlia Lavinia diventa la sposa dell'eroe troiano. In altre parole, il bosco sacro alla foce del Garigliano, dove oggi restano poche pietre, è agganciato per via mitica alla stessa saga che porta alla fondazione di Roma. Le fonti la descrivono con un volto doppio: dea dell'acqua che brilla sotto il sole, ma anche potenza che distrugge, infuria, consuma e inaridisce, cioè insieme la benedizione e la minaccia di un fiume che dà fertilità e porta piene. Sapere questo, mentre si guarda la piana verso la foce, cambia il modo di stare in quel paesaggio: non è una palude qualsiasi, è un luogo che gli antichi consideravano abitato da una divinità potente e ambigua. Ed è una curiosità che non compare nel primo risultato di una ricerca sul mare di Scauri.
Una cosa che non ti dice nessuno su Minturno (LT)
Ecco l'informazione pratica che sfugge a quasi tutti: il teatro romano di Minturnae non è un rudere da guardare da dietro una transenna, è un teatro che funziona. Dal 1960 ospita ogni estate una stagione di spettacoli, le Serate a Minturnae, con prosa, danza e musica, e ci si siede sulle gradinate della cavea antica per assistervi. Chi organizza la visita solo di giorno, con il sole a picco sulla piana, si perde la versione migliore del sito: quella serale, quando la pietra si raffredda, le arcate dell'acquedotto diventano una scenografia naturale e il luogo torna a fare esattamente ciò per cui fu costruito duemila anni fa. Un'altra cosa che si tace: buona parte delle monete esposte nell'Antiquarium è stata ripescata dal Garigliano, non scavata dalla terra. Il fiume era la via d'acqua della città e il suo fondale ha restituito ciò che i secoli vi avevano fatto cadere. Chi visita il museo pensando a un normale deposito di scavo si perde questo dettaglio, che invece racconta il rapporto profondo, quasi fisico, fra Minturnae e il suo fiume.
Il consiglio che ti do per visitare Minturno (LT)
Il mio consiglio, dopo aver accompagnato gruppi da queste parti, è di non trattare Minturno come una spiaggia con qualche rovina accanto, ma di rovesciare l'ordine. Arriva in treno la mattina presto, prendi la navetta o un taxi fino al comprensorio archeologico quando apre, alle 8:30, e goditi il sito con il fresco e senza nessuno: due ore per il teatro, il foro, l'Appia e l'acquedotto, con calma. A metà mattina sali al borgo di Traetto, visita la chiesa di San Pietro con il suo pergamo e il castello, e pranza in paese, in alto, dove si mangia meglio e si spende meno che sul lungomare. Il pomeriggio, se è stagione, scendi a Scauri per il bagno e resta fino a sera. E qui il consiglio vero: prova a far coincidere la giornata con una serata di spettacolo al teatro romano d'estate, oppure con la seconda domenica di luglio, quando c'è la Sagra delle Regne e il castello si illumina di fuochi. Evita invece il weekend di Ferragosto se cerchi tranquillità: la marina si riempie e la magia del sito archeologico si diluisce nella folla. Minturno dà il meglio a chi la prende con l'ordine giusto, prima la storia col fresco, poi il mare.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che il primo ponte sospeso a catene di ferro è un simbolo dell'ingegneria dell'Ottocento, e quasi tutti lo associano all'Inghilterra o agli Stati Uniti. Pochi ricordano che il primo costruito in Italia si trova proprio qui, sul Garigliano, alle porte di Minturno: è il Ponte Real Ferdinando, progettato da Luigi Giura, realizzato fra il 1828 e il 1832 e inaugurato da Ferdinando II di Borbone. Era un'opera d'avanguardia assoluta per il tempo, con l'impalcato tenuto da catene di ferro ancorate a piloni in muratura, e serviva a far passare la via Appia sopra il fiume che segnava il confine del Regno delle Due Sicilie. È un fatto risaputo tra chi studia la storia della tecnica, eppure raramente citato quando si parla di questo tratto di costa, dove l'attenzione va tutta al mare e all'archeologia romana. Vale la pena fermarsi a guardarlo pensando che, quando venne inaugurato, in gran parte d'Europa i ponti sospesi erano ancora una novità sperimentale. Il Mezzogiorno preunitario, che la vulgata dipinge come arretrato, qui aveva costruito qualcosa che precorreva i tempi.
La foto giusta da fare a Minturno (LT)
La fotografia che porti a casa da Minturno è quella del teatro romano con le arcate dell'acquedotto sullo sfondo. Mettiti in fondo alla cavea, o meglio in alto sulle gradinate, e inquadra la scaena avendo cura di lasciar entrare nel campo, dietro, le file di arcate che tagliano la piana: hai in un solo scatto due monumenti e la campagna del Garigliano che li tiene insieme. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente scava le pietre e accende di ocra il basalto e il laterizio; a mezzogiorno, con la luce piatta, il teatro perde profondità. Se capiti in una sera di spettacolo, la foto cambia del tutto: le gradinate popolate, le luci di scena e il cielo che si scurisce dietro l'acquedotto danno un'immagine che nessuna visita diurna consente. La seconda foto da non mancare è dall'alto del Monte d'Argento, alla foce del fiume: da lassù entra nell'inquadratura tutto il golfo di Gaeta da un lato e la piana con le rovine dall'altro, ed è il modo migliore per capire, con gli occhi, come mare, fiume e città antica siano sempre stati la stessa cosa.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Questo lembo di costa ha visto passare molta storia, e non sempre pacifica. L'episodio antico più celebre è la fuga di Caio Mario: nell'88 a.C. il console, sette volte al vertice della Repubblica, braccato dai sicari del rivale Silla, trovò rifugio nelle paludi di Minturnae presso la foce del Garigliano. Lo racconta Plutarco: catturato e destinato a morte, Mario fissò con tale forza il soldato inviato a ucciderlo che quello, atterrito, fuggì, e i minturnesi finirono per lasciarlo scappare via mare verso l'Africa. È uno di quei momenti in cui una palude di provincia entra nella grande storia di Roma. Molti secoli dopo, il territorio fu ripetutamente devastato: dai Longobardi che distrussero l'antica Minturnae fra il 580 e il 590, dai Saraceni che rasero al suolo Traetto nell'883, dagli Ungari in seguito. Nel giorno di Pasqua del 1799 le truppe franco-polacche assalirono ed espugnarono il borgo nell'ambito delle ritorsioni contro i paesi che avevano dato man forte a Fra' Diavolo, e vi morirono 349 traettesi. L'ultimo grande dramma è quello del 1944: durante la seconda guerra mondiale il fronte della linea Gustav attraversò il Garigliano, e la valle del fiume fu teatro di combattimenti durissimi che cancellarono interi paesi, come Santa Maria Infante, poi ricostruiti. Chi cammina oggi su queste spiagge tranquille raramente immagina che ottant'anni fa erano una linea del fronte.
Chi è passato da Minturno (LT)
Per un centro di provincia, l'elenco di chi è passato di qui è sorprendente. Il primo, in ordine di tempo, è il console Caio Mario, rifugiatosi nelle paludi nell'88 a.C., episodio che ha reso Minturnae un luogo della memoria repubblicana. In età moderna il borgo, allora Traetto, fu feudo di Giulia Gonzaga, contessa di Traetto e di Fondi, una delle donne più celebri e colte del Rinascimento italiano, al centro di una corte letteraria e di aspre vicende politiche e religiose. Sul versante letterario, lo scrittore tedesco Johann Wolfgang von Goethe, sceso lungo l'Appia verso Napoli, citò la carteria di Scauri nei suoi appunti di viaggio, agganciando questo angolo di costa alla stagione del Grand Tour. E fu Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, a inaugurare di persona nel 1832 il Ponte Real Ferdinando sul Garigliano, dando il proprio nome all'opera. La tradizione locale ricorda anche il passaggio di San Tommaso d'Aquino, la cui famiglia era legata al basso Lazio e che morì nel 1274 nella non lontana abbazia di Fossanova; è una memoria devozionale più che un fatto documentato, e come tale va presa. Fra santi, re, condottieri e letterati, insomma, Minturno ha visto passare più mondo di quanto il suo silenzio odierno lasci immaginare.

La tavola di Minturno: mare e terra
La cucina di Minturno racconta il doppio volto del territorio, il mare e la collina. Dal Tirreno arrivano le telline, i piccoli molluschi che si pescano lungo la battigia e a cui è dedicata una rassegna di arte e musica popolare nell'ultima decade di luglio, legata proprio alla tradizione della loro pesca. Dalla campagna degli Aurunci vengono invece il grano, festeggiato nella Sagra delle Regne, e i prodotti degli uliveti, dei vigneti e degli agrumeti che circondano le frazioni collinari e i comuni vicini come Castelforte. È il tipo di gastronomia che non trovi nei circuiti di lusso ma nelle sagre e nelle trattorie di paese, dove il pesce azzurro e le verdure di stagione contano più delle mode. Il mio suggerimento è di mangiare in alto, nel borgo, dove i prezzi restano onesti, e di lasciare il lungomare per l'aperitivo serale.
Come organizzare la visita a Minturno (LT)
Qualche indicazione pratica per far quadrare la giornata. Il comprensorio archeologico è tutto all'aperto e in piano, quindi si percorre agevolmente anche con un passeggino, ma d'estate manca l'ombra: cappello, acqua e scarpe chiuse sono la dotazione minima, perché si cammina su lastricato antico e su terreno sconnesso. Il borgo di Traetto, al contrario, è tutto salite, discese e scalinate: comodo per chi cammina bene, faticoso per chi ha problemi di mobilità. Per il parcheggio conviene lasciare l'auto negli spazi ai margini del borgo alto e salire a piedi, mentre alla marina in alta stagione il posto è merce rara e il treno resta la scelta più sensata. Se hai una sola giornata, l'ordine che funziona è archeologia la mattina presto, borgo e pranzo a metà giornata, mare nel pomeriggio; se hai un fine settimana, aggiungi una mattina sui sentieri di Gianola o degli Aurunci e una gita a Gaeta o Sperlonga.
Cosa vedere vicino a Minturno lungo la Riviera di Ulisse
Se dedichi più di una giornata al sud pontino, Minturno è un ottimo campo base. A pochi chilometri ci sono Formia, con il suo porto e le ville romane, e Gaeta, con la montagna spaccata e il quartiere medievale; proseguendo lungo la costa si incontra Sperlonga, il borgo bianco a picco sul mare con la grotta di Tiberio. Verso l'interno vale la deviazione Itri, patria di Fra' Diavolo, mentre gli amanti della montagna trovano i sentieri del Parco naturale dei Monti Aurunci e del comprensorio dei Monti Aurunci. Tutto il territorio rientra nella Riviera di Ulisse, e chi ha ancora tempo può spingersi fino alle spiagge di Sant'Agostino a Gaeta o imbarcarsi per le isole di Ponza e Ventotene.
Domande veloci su Minturno (LT)
Quanto costa il biglietto del comprensorio archeologico di Minturnae?
Il biglietto intero costa 5 euro, il ridotto 2 euro per i giovani fra 18 e 25 anni, con le gratuità previste dalla normativa del Ministero della Cultura. Conviene comunque ricontrollare la tariffa sul sito ufficiale prima della visita.
Quali sono gli orari dell'area archeologica di Minturno?
L'area archeologica apre alle 8:30 e chiude alle 16:00 in inverno, alle 19:00 in estate; l'Antiquarium arriva fino alle 19:30. Il martedì la chiusura è anticipata alle 13:30. Gli orari stagionali cambiano, quindi è bene verificarli prima di partire.
Quando è chiuso il sito archeologico di Minturnae?
La chiusura settimanale è il lunedì. Il sito è chiuso anche il 1 gennaio e il 25 dicembre.
Come si arriva a Minturno da Roma?
Il modo più comodo è il treno: Minturno è sulla linea Roma-Formia-Napoli e ha la propria fermata, la stazione di Minturno-Scauri, vicino al mare. In automobile si esce dall'A1 verso il Garigliano oppure si segue la SS7 Appia lungo la costa.
Quanto tempo serve per visitare Minturno?
Per il solo comprensorio archeologico calcola circa due ore. Per vedere anche il borgo di Traetto con il castello e la chiesa di San Pietro, e concederti il mare a Scauri, serve una giornata intera.
Si può fare il bagno a Minturno?
Sì. Il litorale conta circa sette chilometri di spiaggia fra Scauri e Marina di Minturno, divisi dai promontori del Monte d'Oro e del Monte d'Argento. La spiaggia dei Sassolini, a Scauri, è tra le più note.
Che cosa si vede nel comprensorio archeologico di Minturnae?
Si vedono il teatro romano, l'Antiquarium ricavato sotto la cavea, un tratto originale della via Appia, i resti del foro con il Capitolium, il macellum, le tabernae, le terme e le arcate dell'acquedotto. Nei pressi si trovano l'area del santuario della ninfa Marica e il Ponte Real Ferdinando.
Quanti spettatori conteneva il teatro romano di Minturno?
Il teatro, costruito verso il I secolo d.C. e diviso in scaena, orchestra e cavea, accoglieva oltre quattromila spettatori. Dal 1960 ospita di nuovo spettacoli nelle sere d'estate.
Perché Minturno prima si chiamava Traetto?
Dopo la distruzione dell'antica Minturnae gli abitanti si spostarono sul colle e fondarono Traetto, nome che deriva dalla scafa, il traghetto a fune sul Garigliano. Il borgo riprese l'antico nome di Minturno il 13 luglio 1879.
Che cos'è la Sagra delle Regne?
È la festa più identitaria di Minturno, la seconda domenica di luglio: insieme festa del grano e devozione alla Madonna delle Grazie, con carri, costumi e la sfilata dei covoni. Il nome viene dal latino gremia, i fasci di spighe.
Chi è il patrono di Minturno?
Il patrono è San Pietro Apostolo, a cui è dedicata la chiesa principale del borgo, notevole per il pergamo considerato tra i più belli d'Italia.
Vale la pena salire al borgo di Minturno o basta il mare?
Vale eccome. Il borgo medievale di Traetto conserva il castello Caracciolo Carafa, la chiesa di San Pietro con il suo ambone, San Francesco con l'affresco della Madonna delle Grazie e vicoli molto caratteristici. Fermarsi solo al mare significa vedere metà di Minturno.
Il Ponte Real Ferdinando si può visitare?
Il ponte sul Garigliano, primo ponte sospeso a catene realizzato in Italia (1828-1832), è un monumento tutelato e si ammira dall'esterno lungo il tracciato dell'antica via Appia, al confine fra Lazio e Campania.
Minturno è adatta a una gita con i bambini?
Sì. Il sito archeologico è all'aperto e si percorre facilmente, il mare di Scauri è comodo e in estate ci sono molte feste, dalla Sagra delle Regne al Carnevale sul lungomare. Il Museo Etnografico Aurunco è piccolo e adatto ai più piccoli.
C'è ancora l'acquedotto romano a Minturno?
Sì, se ne conservano imponenti arcate. La conduttura era lunga circa undici chilometri e portava l'acqua alla città romana; le sue file di archi attraversano ancora la piana verso il fiume.
Quando conviene andare a Minturno?
Per unire mare e archeologia, da giugno a settembre; per il sito archeologico senza caldo eccessivo, la primavera e l'inizio dell'autunno. La seconda domenica di luglio, con la Sagra delle Regne, è la data che dà più spettacolo, ma anche la più affollata.
Che dialetto si parla a Minturno?
Il minturnese è un dialetto laziale meridionale molto influenzato dal napoletano nella cadenza, con la metafonesi tipica dei dialetti mediani delle province di Latina e Frosinone. All'orecchio suona come un napoletano modificato dalle parlate laziali e abruzzesi.
Dove si trova il santuario della ninfa Marica?
Sorgeva verso la foce del Garigliano, dove il fiume incontra il mare, in un antico bosco sacro. Il tempio in tufo risale alla fine del VI secolo a.C. e fu poi riadattato in muratura dai Romani.
Ci sono aree naturali da visitare vicino a Minturno?
Sì, il Parco regionale di Gianola e del Monte di Scauri, incluso nella Riviera di Ulisse, con sentieri, cale e resti romani sul mare, e alle spalle del paese i Monti Aurunci con i loro percorsi.
È accessibile in sedia a rotelle il sito di Minturnae?
L'area archeologica è in piano e in gran parte percorribile, anche se il fondo è antico e sconnesso in alcuni tratti; il borgo di Traetto, fatto di salite e scalinate, è invece impegnativo. Per esigenze specifiche conviene contattare in anticipo la biglietteria al numero 0771.680093.
Dove si parcheggia a Minturno?
Nel borgo alto conviene lasciare l'auto negli spazi ai margini dell'abitato e salire a piedi. Alla marina, in luglio e agosto, il parcheggio è difficile: il treno fino alla stazione di Minturno-Scauri è spesso la soluzione migliore.
Che cosa si mangia a Minturno?
La cucina unisce il mare e la collina: dal litorale arrivano le telline e il pesce, dalla campagna aurunca il grano, l'olio, il vino e gli agrumi. Le sagre di paese sono l'occasione migliore per assaggiare i piatti della tradizione.
Qual è la differenza tra Minturno, Traetto e Minturnae?
Minturnae è la città romana in pianura, presso il Garigliano; Traetto è il borgo medievale sorto in collina dopo la distruzione della prima; Minturno è il nome che il borgo di Traetto riprese nel 1879, e che oggi indica l'intero comune. Sono tre nomi per due luoghi e una sola lunga storia.
Se posso lasciarti un'ultima impressione: Minturno è un posto che ripaga chi non ha fretta. Nella stessa giornata puoi toccare la pietra dell'Appia su cui camminarono le legioni, sederti dove sedevano gli spettatori romani, salire in un borgo medievale con un castello e un ambone da prima categoria, e finire con i piedi nell'acqua a Scauri. Pochi luoghi del Lazio meridionale tengono insieme tante cose in così poco spazio. Vieni presto la mattina, prendila con l'ordine giusto, e lasciati il mare per ultimo.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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