Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano – Museo Nazionale Romano
L'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano ha un ingresso tutto suo in via Giuseppe Romita 8, a pochi passi da piazza della Repubblica: la metropolitana linea A ferma a Repubblica, la stazione Termini è a cinque minuti a piedi e mette a disposizione linea A, linea B, treni regionali e il collegamento aeroportuale. Si apre da martedì a domenica dalle 9.00 alle 19.00, con biglietteria e ultimo ingresso alle 18.00; il lunedì è chiuso. Dal 4 luglio 2026 esiste un biglietto dedicato alla sola Aula Ottagona a 5,00 euro. In alternativa vale il biglietto unico del Museo Nazionale Romano, 15,00 euro intero e 2,00 euro ridotto alle condizioni previste per i luoghi della cultura statali: comprende tutte le sedi del museo, un ingresso ciascuna, nell'arco di una settimana. Esiste anche la tessera annuale MNRCard, 30,00 euro intera e 20,00 ridotta. La prima domenica del mese si entra gratis, come il 2 giugno, il 1 novembre e il 4 novembre. I biglietti si comprano in cassa oppure sul portale ufficiale dei musei statali indicato dal museo, e non sono rimborsabili in nessun caso. La prenotazione non è obbligatoria. Telefono 06 684851, posta elettronica mn-rm@cultura.gov.it. Due avvertenze che cambiano il programma della giornata: nella sede delle Terme di Diocleziano la natatio, l'Aula VIII e il Museo di Protostoria dei Popoli Latini non sono accessibili, e la sede di Crypta Balbi, compresa nello stesso biglietto, è temporaneamente chiusa al pubblico.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Questa guida fa parte della sezione dedicata ai musei statali di Roma, dove trovate le altre sedi dello Stato in città con orari, tariffe e giorni di chiusura.

Che cosa si visita davvero all'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Chi compra il biglietto immagina una sala. Trova invece un edificio romano del quarto secolo che ha attraversato millesettecento anni cambiando mestiere ogni due o tre generazioni: ambiente termale, magazzino pontificio, palestra, sala di proiezioni, planetario, galleria di sculture antiche e oggi sede del Museo dell'Arte Salvata, la sezione del Museo Nazionale Romano che espone le opere recuperate dal traffico illecito, dai furti e dalle catastrofi prima che tornino al loro luogo di origine.
La differenza rispetto a un museo qualunque è che qui il contenitore vale quanto il contenuto, e per qualche mese all'anno vale di più. La copertura è una cupola a ombrello di circa ventidue metri di diametro in opus caementicium, con otto costoloni che scendono verso gli angoli: calcestruzzo romano gettato intorno al 300 dopo Cristo e ancora in opera. Sotto, il pavimento in lastre di peperino disegna una raggiera che converge su un'apertura ottagonale in cristallo stratificato, proiezione a terra dell'oculo della cupola. In mezzo, sospeso su ventiquattro colonnine metalliche, resiste il graticcio geodetico a maglia triangolare dell'ex planetario, lasciato in opera come cicatrice volontaria.
La visita dura poco, quaranta minuti se si è curiosi, un'ora abbondante se si legge tutto. Ma è una delle poche occasioni romane in cui si guarda un monumento antico da dentro, senza transenne e senza folla, e si capisce come lavorava un cantiere imperiale. La mia opinione, dopo averci portato dentro centinaia di persone: vale i cinque euro anche se la mostra in corso non vi interessa per niente.
Un museo a rotazione, non una collezione fissa
Il Museo dell'Arte Salvata funziona per cicli. Le opere restano esposte per un periodo definito e poi partono verso i musei e i parchi archeologici di destinazione, sostituite da altri recuperi. È un meccanismo onesto e un po' crudele: quello che vedete oggi fra sei mesi non ci sarà. Prima di uscire di casa conviene controllare sul sito ufficiale del Museo Nazionale Romano che cosa è allestito in quel momento, perché la differenza fra una vetrina di ceramica etrusca e una fila di marmi imperiali cambia sensibilmente il tipo di visita.
Dove si trova l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano e come ci si arriva
L'errore più comune è presentarsi all'ingresso principale delle Terme di Diocleziano, in viale Enrico de Nicola 78 sul fianco di piazza dei Cinquecento, e chiedere dell'Aula Ottagona. Non si passa di lì. L'accesso è dall'altro lato dell'isolato, in via Giuseppe Romita 8, sul fronte che guarda verso piazza della Repubblica. Sono due porte dello stesso complesso archeologico separate da una manciata di minuti a piedi, ma sono due porte diverse, con due casse diverse.
Dalla metropolitana linea A, fermata Repubblica, si arriva in un paio di minuti risalendo lungo il perimetro delle terme. Da Termini si cammina: cinque minuti scarsi, tenendo Santa Maria degli Angeli come punto di riferimento. Chi arriva in treno regionale o dal collegamento con l'aeroporto di Fiumicino ha il vantaggio di poter lasciare i bagagli al deposito della stazione e fare la visita in un intervallo morto della giornata, perché quaranta minuti qui si trovano sempre.
In auto, per essere netti: non venite in auto. La zona è a traffico limitato in più punti, i parcheggi sono cari e le due direttrici che scendono verso piazza della Repubblica sono fra le più congestionate del centro. Il taxi ha senso solo per chi ha problemi di mobilità, e in quel caso conviene farsi lasciare direttamente in via Giuseppe Romita.
L'architettura dell'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano: quadrata fuori, ottagonale dentro
Dall'esterno l'edificio è un blocco quadrangolare in laterizio, uno dei corpi angolari del grande complesso termale. Dall'interno diventa un ottagono: quattro nicchie semicircolari ricavate negli angoli trasformano il quadrato in una figura a otto lati, e su quell'ottagono si imposta la cupola. È un espediente che gli architetti tardoantichi maneggiavano con sicurezza e che qui produce un effetto preciso: chi entra non percepisce spigoli, percepisce un giro continuo di superfici.
La cupola a ombrello, il pezzo forte dell'Aula Ottagona
La copertura misura circa ventidue metri di diametro ed è una cupola detta a ombrello, o a vela ombrelliforme: otto spicchi separati da costoloni che convergono verso il centro. Materiale, opus caementicium, cioè il conglomerato di malta e scaglie che ha permesso a Roma di coprire luci enormi senza travi. Le decorazioni originali in stucco e in marmo sono perdute da secoli, e questo, per una volta, è un vantaggio: la struttura si legge nuda, senza il velo che negli edifici antichi restaurati confonde sempre l'occhio.
Il consiglio tecnico è banale e nessuno lo segue: entrate, fate cinque passi, fermatevi e guardate in alto per venti secondi senza fotografare. La geometria dei costoloni si capisce solo a occhio nudo, perché l'obiettivo di un telefono la appiattisce.
La funzione antica: frigidarium, sala di passaggio o qualcosa di mezzo
Su che cosa fosse esattamente questa sala nel quarto secolo la letteratura non è compatta. L'ipotesi più diffusa, riportata anche dalle schede ministeriali, è che facesse da frigidarium secondario, cioè da ambiente per bagni freddi di servizio rispetto alla grande sala fredda che occupava il centro del complesso. A sostegno c'è la memoria di una vasca esagonale che sarebbe rimasta in opera fino al Cinquecento. Altre letture la considerano piuttosto un ambiente di passaggio e di distribuzione fra la palestra e il corpo centrale. Nessuna delle due va spacciata per certezza: dell'arredo antico non resta abbastanza per chiudere la questione.
Quello che invece è documentato è la scala del gesto. Un edificio di questa mole, in un complesso termale, non era un vano di servizio: era un ambiente rappresentativo, pensato per essere attraversato da centinaia di persone al giorno e per fare colpo su di loro.
Le Terme di Diocleziano, il cantiere che ha prodotto l'Aula Ottagona
Il complesso fu edificato fra il 298 e il 306 dopo Cristo e dedicato nel nome di Diocleziano, ma il cantiere fu materialmente promosso da Massimiano, il collega d'Occidente nel sistema tetrarchico. Tredici ettari fra il Viminale e il Quirinale, capienza stimata intorno alle tremila persone in contemporanea: le terme più grandi che Roma abbia mai avuto, e con ogni probabilità il più vasto edificio termale del mondo antico.
Lo schema è quello canonico delle grandi terme imperiali. Calidarium, tepidarium, frigidarium in sequenza sull'asse centrale, natatio scoperta di circa quattromila metri quadrati, palestre simmetriche ai fianchi, aule di servizio e di rappresentanza agli angoli. L'Aula Ottagona è una di queste aule angolari. Per farsi un'idea di che cosa significhi, conviene visitare anche la sede principale delle Terme di Diocleziano e, se avete tempo, confrontarla con le Terme di Caracalla, che sono più antiche di quasi un secolo e conservano il volume in modo diverso.
Perché l'Aula Ottagona è arrivata fino a noi
La risposta è poco romantica: perché è stata usata ininterrottamente. Gli edifici antichi che diventano ruderi vengono spogliati e cavati; quelli che restano utili vengono tenuti in piedi. Fra Cinquecento e Settecento lo Stato pontificio impiegò questi ambienti come magazzini, e un magazzino ha bisogno di un tetto che non crolli. La cupola è sopravvissuta perché c'era qualcosa da tenere all'asciutto sotto.

Millesettecento anni di riusi intorno all'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
La storia di questo angolo di Roma è una sequenza di riconversioni, e vale la pena percorrerla per intero perché spiega la forma dell'edificio meglio di qualunque descrizione architettonica.
La certosa, Michelangelo e Santa Maria degli Angeli
Nel 1561 papa Pio IV fece consacrare al culto mariano il cuore delle terme, su sollecitazione del sacerdote siciliano Antonio Lo Duca, che raccontava di una visione con sette martiri dentro un fascio di luce, uccisi secondo la tradizione durante la costruzione del complesso termale. Il progetto fu affidato a Michelangelo, ottantaseienne, che scelse la strada più intelligente: non costruire una chiesa dentro una rovina, ma riconoscere che la rovina era già una chiesa. La facciata concava non è altro che una delle absidi antiche del complesso. La basilica si chiama Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e occupa gli ambienti centrali; accanto sorse la certosa, con il chiostro monumentale che la tradizione lega ancora al nome di Michelangelo.
Nel 1702, sotto Clemente XI, Francesco Bianchini vi tracciò una meridiana astronomica lunga quarantacinque metri, ispirata agli studi dell'astronomo Gian Domenico Cassini, capace di segnare il mezzogiorno vero e il passaggio delle stagioni. Tenete a mente questo dettaglio: fra la meridiana del 1702 e il planetario del 1928 corre un filo che nessuna guida racconta mai, ma che è reale. Questo isolato osserva il cielo da oltre tre secoli.
I granai di Gregorio XIII e le olearie di Clemente XIII
Nel 1575 Gregorio XIII ricavò dentro il complesso i granai pontifici, ampliati da Paolo V nel 1609. Nel 1754 fu aggiunta la cappella dedicata a Sant'Isidoro. Nel 1764 Clemente XIII fece ricavare all'interno dei granai gregoriani le olearie e i depositi dell'olio dell'Annona pontificia. Sono passaggi che sembrano burocrazia e invece sono la ragione per cui oggi si entra qui: ogni papa che destinava un ambiente a una funzione produttiva ne garantiva la manutenzione per il secolo successivo.
Il taglio di via Cernaia, 1878
Con Roma capitale arrivò il piano regolatore, e con il piano regolatore arrivarono le strade. Nel 1878 l'apertura di via Cernaia attraversò la grande fabbrica termale e ne frammentò le parti: da quel momento le Terme di Diocleziano non sono più un organismo unico ma una costellazione di pezzi separati da strade e isolati. L'Aula Ottagona diventa allora quello che è oggi, un frammento con una porta propria.
1889: nasce il Museo Nazionale Romano
Il Museo Nazionale Romano fu istituito nel 1889, con un primo nucleo formato in larga parte dai materiali del Museo Kircheriano, la raccolta gesuitica del Collegio Romano. Da lì comincia un processo di recupero e adeguamento del monumento che non si è mai davvero interrotto. Il patrimonio, cresciuto a dismisura nel Novecento, oggi è distribuito su quattro sedi: le Terme di Diocleziano con l'Aula Ottagona, Palazzo Massimo alle Terme, Palazzo Altemps e la Crypta Balbi.
1911: la Sala della Minerva
Prima fu palestra e scuola di ginnastica. Poi, nel 1911, l'anno del cinquantenario dell'Unità e delle grandi esposizioni romane, l'aula divenne sala espositiva e spazio per proiezioni educative, con il nome di Sala della Minerva. È il momento in cui questo edificio smette di essere un contenitore e diventa uno strumento: si proietta, si insegna, si mostra. Diciassette anni dopo, quella vocazione produrrà il planetario.
Il Planetario dentro l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
Questa è la pagina più curiosa della storia dell'edificio, e quella che i romani sopra i cinquant'anni ricordano ancora per esperienza diretta.
Lo Zeiss II, arrivato a Roma come risarcimento di guerra
Il proiettore ottico era un modello II della ditta Zeiss di Jena: due sfere unite da un'intelaiatura cilindrica, alto due metri, largo circa un metro e venti, capace di proiettare la volta celeste attraverso quasi cinquemila fori stenoscopici e centocinquanta lenti singole per le stelle più luminose. Non fu comprato. Fu donato dalla Germania all'Italia dopo la Prima guerra mondiale, a parziale riparazione dei danni di guerra. Un pezzo di tecnologia tedesca d'avanguardia, arrivato a Roma come voce di un conto politico, e montato dentro una cupola romana del quarto secolo.
L'inaugurazione del 28 ottobre 1928
Il planetario fu inaugurato il 28 ottobre 1928 alla presenza di Mussolini. La data non è casuale: il 28 ottobre era l'anniversario della marcia su Roma, e il regime la usava sistematicamente per le inaugurazioni ad alto valore simbolico. L'adattamento della sala fu progettato da Rodolfo Stoelcker, che ricorse a una soluzione brevettata dalla ditta Zeiss-Dywidag, allora all'avanguardia nella sperimentazione delle volte sottili in cemento armato. In pratica: una cupola moderna, sottilissima, costruita dentro una cupola antica, per fare da schermo.
Il portale zodiacale e il verso di Dante
L'ingresso su via Giuseppe Romita porta ancora i segni di quella stagione. Sul fregio della trabeazione compare la scritta Planetario; la cornice del portale è decorata con una serie di simboli zodiacali e con la citazione dantesca dell'amor che move il sole e l'altre stelle, l'ultimo verso del Paradiso. È una decorazione degli anni Venti applicata a un monumento del quarto secolo, e chi passa di lì la scambia regolarmente per antica. Guardatela con attenzione prima di entrare: è il pezzo di Aula Ottagona che si vede gratis, dal marciapiede.
Dove è finito il proiettore
Nel 1980 la Soprintendenza decise di restaurare la sala e di restituirla a funzione espositiva. Il planetario fu smontato, imballato in casse, consegnato all'Università La Sapienza e depositato presso l'Osservatorio di Monte Porzio. Sembrava la fine. Nel 2000 l'ateneo lo consegnò al Comune di Roma, che lo fece rimontare: lo Zeiss II oggi è visibile all'ingresso del nuovo Planetario, all'EUR. Chi visita l'Aula Ottagona e poi va a vedere lo strumento all'EUR ha ricostruito, in una giornata, una storia lunga un secolo.
Il restauro di Gianni Bulian e il museo dentro il monumento
Fra i tanti allestimenti museali romani del tardo Novecento, questo è uno dei pochissimi che regge ancora oggi senza sembrare datato. Vale la pena capirne la logica.
La prima fase: tenere in piedi l'Aula Ottagona
Dismesso il planetario nel 1983, la Soprintendenza archeologica di Roma avviò per il Museo Nazionale Romano un progetto affidato all'architetto Gianni Bulian, con Giorgio Pala e Marzio Fulloni, Enzo Cartapati e Guido Lenzi per le strutture, Luciano Lucidi e Adalberto Biasotti per gli impianti. I lavori si protrassero fino al 1997. La prima fase fu puramente conservativa: consolidamento delle superfici e delle malte nella grande aula, degli otto pilastri, delle volte seicentesche del piano inferiore e dei paramenti murari delle facciate. Su quelle facciate si legge la storia per stratificazione, e chi ha occhio riconosce laterizio antico, rappezzi moderni e interventi otto-novecenteschi a pochi centimetri di distanza uno dall'altro.
L'allestimento: peperino, cristallo, passerelle
La seconda fase è il museo. La scelta di fondo, che Bulian ha dichiarato in più sedi, è la reversibilità: nulla di quanto è stato aggiunto intacca la costruzione romana, e tutto potrebbe essere rimosso. La seconda scelta è la riconoscibilità degli strati: il nuovo si vede che è nuovo, e non finge di essere antico.
Il pavimento è in lastre di peperino, disposte secondo un disegno a raggiera fatto di corone circolari di dimensione costante che convergono al centro, dove si apre un ottagono di cristallo stratificato. Quell'apertura è la proiezione a terra dell'oculo della cupola: guardandoci dentro si vedono le strutture archeologiche del piano inferiore, che entrano così in comunicazione visiva con la grande aula. È il tipo di idea che costa poco e vale moltissimo.
Il piano inferiore, raggiungibile con una scala metallica, custodisce una stratificazione di strutture di età dioclezianea e precedente, sormontate da volte seicentesche. I percorsi sono definiti da passerelle progettate come piani sospesi, svincolati dalle preesistenze romane e appesi alle volte con tiranti in acciaio: il visitatore cammina sopra l'archeologia senza toccarla. La pavimentazione delle passerelle è opaca in corrispondenza dei resti pre-dioclezianei e trasparente, in cristallo stratificato, dove i reperti meritano di essere visti da sopra. Quali ambienti del livello inferiore siano aperti dipende dall'allestimento del momento.
Il graticcio geodetico lasciato in opera
La decisione più discussa e più giusta è stata conservare la struttura geodetica a maglia triangolare dell'ex planetario: una trave circolare in ferro a U sostenuta da ventiquattro colonnine metalliche, spogliata di tutte le componenti accessorie che servivano alla proiezione. Privata dello schermo, la maglia smette di nascondere la cupola antica e comincia a incorniciarla. In più, quel cerchio di colonnine definisce uno spazio anulare di circolazione che rafforza il senso unitario dell'ambiente centrale. Chi lo trova invadente non ha capito il progetto: quella maglia è un documento, e toglierla avrebbe cancellato cinquant'anni di storia dell'edificio.
Le sculture che hanno abitato l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
Dal 1991, anno in cui l'aula riaprì come spazio museale, e per circa due decenni, qui erano esposte una ventina di statue in bronzo e in marmo provenienti dalle terme imperiali di Roma e da Cirene, in gran parte copie di età romana di capolavori del mondo greco. Era una delle sale più belle e meno frequentate di Roma. Vale la pena elencare che cosa ci fosse, perché quelle opere esistono ancora e si possono rintracciare altrove.
I marmi dalle terme imperiali
Dalle stesse Terme di Diocleziano provenivano una copia dell'Afrodite Cnidia di Prassitele, un torso virile di replica classica e una testa di giovane atleta di età adrianea. Dalle Terme di Caracalla arrivavano due copie da Policleto, un Doriforo e un Eracle, una statua di Afrodite Anadiomene rinvenuta nel mitreo sottostante, una testa di Asclepio e un giovane con diadema. Dalle Terme di Traiano una copia dell'Apollo Liceo, anch'esso ricondotto a Prassitele. La logica dell'insieme era chiara: mostrare che cosa un romano vedeva mentre andava a lavarsi. Le terme imperiali erano gallerie di scultura ad accesso libero, e questo è il concetto che il pubblico fatica di più ad assorbire.
Sulle attribuzioni conviene essere precisi. Copia romana di un originale greco significa che l'originale, quasi sempre in bronzo, è perduto: quello che si guarda è una traduzione in marmo eseguita secoli dopo, con licenze, integrazioni e a volte errori di lettura. Chiamarle copie non è sminuirle. È l'unico modo che abbiamo di conoscere la scultura greca del quinto e quarto secolo avanti Cristo.
La Venere di Cirene, la statua che se n'è andata
Il pezzo più celebre passato da qui è la Venere di Cirene, un marmo acefalo e privo di braccia riemerso intorno al Natale del 1913 fra le rovine delle Terme di Traiano a Cirene, in Cirenaica, portato parzialmente allo scoperto da una pioggia violenta e recuperato dai soldati italiani della quarta divisione speciale Derna. Trasferita a Bengasi e poi in Italia nel 1914, la statua entrò nel Museo Nazionale Romano. Dopo un lungo restauro fu esposta proprio nell'Aula Ottagona, dal 1991 al 2002.
La Libia ne chiedeva la restituzione dal 1989. Italia Nostra presentò ricorso al tribunale amministrativo regionale del Lazio, respinto, e il Consiglio di Stato confermò la correttezza del procedimento. Il 30 agosto 2008 la statua fu consegnata a Bengasi nel quadro del trattato di amicizia fra i due Paesi. Nel 2015, durante la guerra civile libica, ne è stata denunciata la scomparsa. Racconto questa vicenda a ogni gruppo che porto qui, perché è la storia perfetta per capire di che cosa parla il museo che occupa oggi la sala: di opere che si spostano, che vengono contese, che a volte si perdono.
Dove sono oggi quelle statue
Con l'arrivo del Museo dell'Arte Salvata, il nucleo scultoreo dell'Aula Ottagona è rientrato nelle disponibilità del Museo Nazionale Romano e la sua parte più nota è confluita nel percorso di Palazzo Massimo alle Terme, che resta il posto giusto per chi cerca la grande statuaria romana e gli affreschi della Villa di Livia. Chi arriva qui aspettandosi le statue e trova le vetrine dei recuperi non deve sentirsi ingannato: deve prendere il biglietto unico e camminare cinque minuti fino a Palazzo Massimo, dove il biglietto vale.
Il Museo dell'Arte Salvata nell'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
Il Museo dell'Arte Salvata fu presentato il 15 giugno 2022. L'idea, dichiarata allora dal ministro della Cultura Dario Franceschini, era rendere visibile un lavoro che di norma resta invisibile: il salvataggio delle opere d'arte dal traffico illecito, dall'incuria e dalle catastrofi. Il direttore del Museo Nazionale Romano Stéphane Verger lo descrisse come un porto sicuro e insieme un setaccio, un luogo di sosta per opere destinate a ripartire.
Come funziona un museo di transito
Le opere arrivano dopo un recupero, restano esposte per un ciclo e poi vengono assegnate ai musei e ai parchi archeologici competenti per territorio. Il primo ciclo, chiuso nell'ottobre 2022, portò qui reperti archeologici etruschi e laziali fra settimo e quarto secolo avanti Cristo restituiti dagli Stati Uniti fra il dicembre 2021 e il giugno 2022: un'olla etrusca da Cerveteri con scene mitologiche, un cratere dell'Etruria settentrionale con uccelli acquatici, anfore figurate, kylikes attiche, ceramiche da necropoli. Al termine della mostra quelle opere partirono verso il Museo Nazionale Romano, il Museo Archeologico Nazionale di Taranto e il Parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia.
Nuovi recuperi
Il museo ha riaperto il 26 giugno 2025 con la mostra Nuovi recuperi, oltre cento reperti archeologici di civiltà diverse recuperati e rimpatriati dagli Stati Uniti e da vari Paesi europei fra il 2022 e il 2025 grazie alle operazioni del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale contro il traffico illecito, con interventi di restauro dell'Istituto Centrale per il Restauro. Dall'11 novembre 2025 l'esposizione si è allargata a undici sculture rinvenute a Roma fra il 1937 e il 1945 a Villa Grandi, presso Porta Latina, conservate da sempre nei depositi del Museo Nazionale Romano e finalmente riunite in una sequenza leggibile. Il 29 gennaio 2026 si sono aggiunte quattro antefisse etrusche del tipo Menade e Sileno danzanti, del sesto e quinto secolo avanti Cristo, provenienti dall'area di Campetti a Veio, trafugate e immesse sul mercato antiquario internazionale, una delle quali individuata sul mercato statunitense nel 2025.
Che cosa guardare, concretamente
La tentazione, davanti a un museo di questo tipo, è guardare gli oggetti. Il consiglio che do sempre è guardare le didascalie, che qui raccontano una cosa che nessun altro museo racconta: dove l'oggetto è stato ritrovato, come è uscito dall'Italia, in che anno e da chi è stato recuperato, dove andrà. È una biografia, non una scheda. Le antefisse di Veio, per dire, valgono più per il tragitto che hanno fatto che per la loro qualità formale, che è quella di una produzione seriale di buon livello. Se volete approfondire il lavoro dell'Arma su questo fronte, il Museo Storico dei Carabinieri è a poca distanza e racconta l'altra metà della storia.

Una curiosità su Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Il planetario che ha dato il soprannome a questo edificio non fu una scelta culturale italiana: fu una voce di risarcimento. Il proiettore ottico Zeiss modello II, costruito a Jena, arrivò in Italia come parziale riparazione dei danni della Prima guerra mondiale, donato dalla Germania nel quadro delle obbligazioni postbelliche. Roma si ritrovò così fra le mani uno degli strumenti scientifici più sofisticati d'Europa e dovette decidere dove metterlo. La scelta cadde su una sala termale romana del quarto secolo, per una ragione tecnica elegantissima: serviva una cupola, e qui ce n'era una da ventidue metri già pronta da milleseicento anni.
Il montaggio non fu banale. Per ottenere lo schermo si ricorse a una soluzione brevettata dalla ditta Zeiss-Dywidag, allora pioniera delle volte sottili in cemento armato: in sostanza una calotta modernissima costruita dentro la calotta antica, che restava invisibile al pubblico. Il progetto dell'adattamento fu di Rodolfo Stoelcker e l'inaugurazione avvenne il 28 ottobre 1928, alla presenza di Mussolini, in una data scelta con cura perché coincideva con l'anniversario della marcia su Roma.
Lo strumento aveva quasi cinquemila fori stenoscopici per le stelle deboli e centocinquanta lenti singole per quelle luminose, era alto due metri e largo poco più di uno. Per due generazioni di scolaresche romane il cielo stellato ha avuto la forma di quella macchina. La curiosità vera, quella che chiude il cerchio, è che l'oggetto esiste ancora: smontato nel 1980, chiuso in casse, affidato all'Università La Sapienza, depositato all'Osservatorio di Monte Porzio, consegnato al Comune di Roma nel 2000 e rimontato all'ingresso del nuovo Planetario dell'EUR, dove chiunque può vederlo. Roma ha buttato via molte cose. Questa no.
Una cosa che non ti dice nessuno su Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Che si entra da una porta che quasi nessuno sa esista, e che dal 4 luglio 2026 si può entrare pagando cinque euro invece di quindici.
Partiamo dalla porta. Le Terme di Diocleziano hanno il loro ingresso museale in viale Enrico de Nicola 78, sul fianco di piazza dei Cinquecento, davanti a Termini. L'Aula Ottagona no: il suo accesso è in via Giuseppe Romita 8, sull'altro fronte dell'isolato, verso piazza della Repubblica. Sono due biglietterie distinte dello stesso museo. Ho visto decine di persone fare la fila davanti alla porta sbagliata, arrivare in cassa, sentirsi dire che devono girare l'isolato e rinunciare per stanchezza. Se arrivate con la metropolitana linea A e scendete a Repubblica siete già dalla parte giusta; se scendete a Termini, camminate lungo il perimetro delle terme tenendo Santa Maria degli Angeli sulla sinistra.
Poi il biglietto. Per anni l'unico modo di entrare qui è stato il biglietto unico del Museo Nazionale Romano, quindici euro, valido una settimana su tutte le sedi. Ottimo per chi visita Roma per giorni, sproporzionato per chi ha quaranta minuti liberi fra un treno e l'altro e vuole solo vedere una cupola romana. Dal 4 luglio 2026 il museo ha introdotto un titolo dedicato alla sola Aula Ottagona a cinque euro. È la tariffa più onesta del centro di Roma e nessuno la conosce.
Terza cosa, meno allegra: i contenuti ruotano. Il Museo dell'Arte Salvata è un museo di transito e le opere che espone partono, per definizione. Chi arriva convinto di trovare le statue delle terme imperiali che qui erano esposte dal 1991 resta spiazzato: quel nucleo è confluito in gran parte nel percorso di Palazzo Massimo. Sapendolo prima, la delusione non esiste.
Il consiglio che ti do per visitare Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Trattatela come una sosta, non come una meta. È il consiglio meno lusinghiero e il più utile che conosca su questo posto.
La sala è una. Il livello inferiore, quando è aperto, aggiunge un quarto d'ora. Con quaranta minuti si vede tutto e si vede bene; oltre l'ora si gira a vuoto. Questo la rende lo strumento ideale per riempire i buchi morti di una giornata romana: l'intervallo fra l'arrivo del treno e l'orario di check-in, l'ora fra la fine di una visita guidata e la cena, la mattina di pioggia in cui i siti all'aperto diventano poco piacevoli. Il deposito bagagli di Termini è a cinque minuti, e questo cambia tutto per chi è di passaggio.
Se invece avete una giornata piena, la strategia è un'altra: prendete il biglietto unico da quindici euro e usatelo bene. Vale una settimana e comprende Palazzo Massimo alle Terme, Palazzo Altemps e le Terme di Diocleziano. La combinazione che funziona meglio, per esperienza, è Aula Ottagona più Palazzo Massimo nello stesso pomeriggio: sono a cinque minuti di cammino, uno spiega l'architettura e l'altro spiega la scultura, e la sequenza ha una logica che nessuna delle due visite ha da sola.
Un'ultima raccomandazione pratica. Controllate sul sito ufficiale che cosa è esposto al momento, perché il museo cambia contenuto per cicli. E arrivate con almeno un'ora abbondante di margine sulla chiusura: la biglietteria chiude alle 18.00, un'ora prima del museo, e per una sala sola non ha senso entrare all'ultimo minuto e correre.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che le Terme di Diocleziano erano le più grandi di Roma. Quasi nessuno collega quel dato all'edificio in cui si trova mentre lo sente dire.
I numeri sono questi: tredici ettari fra il Viminale e il Quirinale, un cantiere aperto fra il 298 e il 306 dopo Cristo, una capienza stimata intorno alle tremila persone contemporaneamente, una natatio scoperta di circa quattromila metri quadrati. È il più esteso impianto termale che il mondo antico abbia costruito. Il fatto poco citato è che quel complesso non è scomparso: è ancora tutto lì, semplicemente non lo chiamiamo più con il suo nome. Il frigidarium centrale è oggi la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, disegnata da Michelangelo nel 1561. Un'aula angolare è la sala in cui state leggendo questa guida sul telefono. Altri ambienti sono diventati la chiesa di San Bernardo, magazzini, cortili, tratti di strada.
La conseguenza è controintuitiva. Roma non ha demolito le Terme di Diocleziano: le ha metabolizzate. Un complesso pubblico di età tetrarchica è stato smontato funzionalmente e rimontato come chiesa, certosa, granaio, oleario, planetario, museo, senza che nessuno pensasse mai di abbatterlo, perché era più conveniente usarlo. La differenza rispetto alla Domus Aurea, che fu sepolta, o rispetto ai Mercati di Traiano, che furono inglobati in un convento e poi liberati, è tutta qui: le Terme di Diocleziano non hanno mai smesso di lavorare. E l'Aula Ottagona è la parte che ha cambiato mestiere più volte di tutte.
La foto giusta da fare a Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
La foto giusta è una sola e si fa in piedi, fermi, al centro della sala, puntando l'obiettivo verso l'alto.
Da lì si inquadra la cupola a ombrello con gli otto costoloni che convergono verso l'oculo, e in primo piano, sfocata, la maglia triangolare del graticcio geodetico dell'ex planetario. È l'unica immagine che racconta l'edificio per intero: il quarto secolo dopo Cristo e il 1928 nello stesso fotogramma, uno dietro l'altro. Usate la modalità grandangolare del telefono, tenete le braccia ferme appoggiando i gomiti al busto e scattate due o tre volte, perché la luce interna è bassa e il mosso è il rischio principale. Niente flash: appiattisce i costoloni e cancella proprio quello che siete venuti a fotografare.
La seconda inquadratura, meno ovvia, è dal basso verso il pavimento. L'ottagono di cristallo stratificato al centro della raggiera in peperino restituisce, se vi mettete di taglio e usate la luce radente del mattino, il riflesso della cupola sovrapposto alle strutture archeologiche del piano inferiore. È una foto difficile e viene bene una volta su cinque, ma quando viene è la migliore che porterete a casa da questa visita.
La terza si fa fuori, sul marciapiede di via Giuseppe Romita, ed è gratis: il portale con i simboli zodiacali, la scritta Planetario sul fregio e il verso finale del Paradiso di Dante inciso nella cornice. Inquadratela di tre quarti nel pomeriggio, quando la luce taglia il rilievo. Un consiglio da chi ha fatto questo errore parecchie volte: dentro non usate il treppiede senza chiedere, e non fotografate le vetrine con il flash, perché il vetro rimanda la luce e le didascalie diventano illeggibili.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Questo edificio ha una cronologia densa, e quasi ogni data corrisponde a un cambio di destinazione d'uso.
298-306 dopo Cristo. Il cantiere delle Terme di Diocleziano, promosso materialmente da Massimiano e dedicato nel nome di Diocleziano, produce l'aula angolare che oggi chiamiamo Ottagona.
Cinquecento e Seicento. Lo Stato pontificio riutilizza gli ambienti come magazzini. Nel 1575 Gregorio XIII istituisce i granai, ampliati da Paolo V nel 1609. Nel 1764 Clemente XIII vi ricava le olearie dell'Annona pontificia.
1878. L'apertura di via Cernaia taglia il complesso termale e separa fisicamente l'Aula Ottagona dal resto della fabbrica.
1889. Nasce il Museo Nazionale Romano, con il nucleo iniziale in larga parte proveniente dal Museo Kircheriano.
1911. L'aula, fino ad allora scuola di ginnastica, diventa sala espositiva e di proiezioni educative con il nome di Sala della Minerva.
28 ottobre 1928. Inaugurazione del Planetario di Roma alla presenza di Mussolini, con il proiettore Zeiss II donato dalla Germania come parziale riparazione dei danni della Prima guerra mondiale.
1980. Il planetario viene smontato e imballato: le casse vanno all'Università La Sapienza e poi in deposito all'Osservatorio di Monte Porzio.
1983-1997. La Soprintendenza archeologica di Roma affida a Gianni Bulian il restauro conservativo e il nuovo allestimento museale.
1991. L'aula riapre come spazio espositivo con le sculture dalle terme imperiali e con la Venere di Cirene.
2002. La Venere di Cirene lascia la sala per il restauro che precede la restituzione alla Libia; il 30 agosto 2008 viene consegnata a Bengasi. Nel 2015, durante la guerra civile, ne è denunciata la scomparsa.
15 giugno 2022. Presentazione del Museo dell'Arte Salvata, con il primo ciclo dedicato ai reperti etruschi e laziali restituiti dagli Stati Uniti.
26 giugno 2025. Riapertura con la mostra Nuovi recuperi, oltre cento reperti rimpatriati fra il 2022 e il 2025; l'11 novembre 2025 si aggiungono undici sculture da Villa Grandi presso Porta Latina, il 29 gennaio 2026 quattro antefisse etrusche da Campetti di Veio.
4 luglio 2026. Entra in vigore il biglietto dedicato alla sola Aula Ottagona a cinque euro.
Chi è passato da Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
La lista è meno prevedibile di quanto sembri, e comincia da un imperatore che con ogni probabilità non ci mise mai piede.
Diocleziano e Massimiano. Il complesso porta il nome del primo, ma fu il secondo, augusto d'Occidente nel sistema tetrarchico, a seguire materialmente il cantiere fra il 298 e il 306. Diocleziano in quegli anni risiedeva stabilmente in Oriente: la dedica è politica, non biografica.
Antonio Lo Duca e Pio IV. Il sacerdote siciliano che raccontava della visione dei sette martiri dentro un fascio di luce convinse il papa a consacrare al culto mariano il cuore delle terme, nel 1561. Senza quella insistenza, il complesso avrebbe probabilmente fatto la fine di tante altre rovine cavate per il travertino.
Michelangelo. Ottantaseienne, disegnò Santa Maria degli Angeli e dei Martiri dentro gli ambienti centrali di queste terme, riconoscendo nell'abside antica la facciata della nuova chiesa. L'Aula Ottagona in quegli anni era un magazzino pontificio, e non risulta che l'artista ci abbia lavorato: ma il cantiere in cui si muoveva era questo.
Francesco Bianchini. Nel 1702, per volontà di Clemente XI, tracciò nella basilica la meridiana astronomica di quarantacinque metri, ispirata agli studi di Gian Domenico Cassini. È il primo astronomo di questo isolato, con due secoli e un quarto di anticipo sul planetario.
Mussolini. Presenziò all'inaugurazione del Planetario il 28 ottobre 1928, data scelta per coincidere con l'anniversario della marcia su Roma. Il regime aveva capito il potenziale simbolico di una tecnologia tedesca montata dentro una cupola imperiale.
Rodolfo Stoelcker. Progettò l'adattamento della sala a planetario, con la calotta sottile in cemento armato brevettata Zeiss-Dywidag.
Gianni Bulian. Dal 1983 al 1997 diresse il restauro e l'allestimento, con Giorgio Pala e Marzio Fulloni, Enzo Cartapati e Guido Lenzi alle strutture, Luciano Lucidi e Adalberto Biasotti agli impianti. La sala che si visita oggi è, nella sostanza, la sua.
Dario Franceschini, Stéphane Verger e Roberto Riccardi. Il ministro della Cultura, il direttore del Museo Nazionale Romano e il comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale presentarono qui, il 15 giugno 2022, il Museo dell'Arte Salvata.
Generazioni di scolaresche romane. Sono i veri protagonisti di questa sala. Dal 1928 al 1980 chiunque sia andato a scuola a Roma ha visto il cielo stellato per la prima volta sotto questa cupola. Se accompagnate un romano sopra i cinquant'anni, guardategli la faccia quando entra.
Quanto tempo serve per visitare l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
Quaranta minuti per una visita attenta della sala e delle vetrine. Un'ora se il livello inferiore è accessibile e se leggete tutte le didascalie, che qui meritano davvero. Un quarto d'ora se entrate solo per la cupola, ed è una scelta legittima: molti visitatori esperti fanno esattamente così.
Il tempo si dilata se la usate come dovrebbe essere usata, cioè in coppia con un'altra sede. Aula Ottagona più Terme di Diocleziano, con il chiostro e le epigrafi, chiede due ore e mezza. Aula Ottagona più Palazzo Massimo alle Terme chiede tre ore e restituisce molto di più, perché completa il discorso sulla scultura interrotto qui nel 2022.
L'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano con i bambini
Funziona meglio di quanto ci si aspetti, per tre ragioni. La prima è che è una sala sola: nessun bambino si perde e nessun genitore deve gestire un percorso di due chilometri. La seconda è il pavimento di cristallo al centro, che si guarda dall'alto e produce un effetto immediato, del tipo che i bambini capiscono senza spiegazioni. La terza è la storia del planetario, che se raccontata bene tiene banco: qui dentro, dove ora ci sono le vetrine, un macchinario tedesco alto due metri proiettava cinquemila stelle sulla cupola, e i vostri nonni ci sono venuti in gita.
Il limite è che le vetrine del Museo dell'Arte Salvata sono per adulti: reperti frammentari, didascalie giuridiche e archeologiche, poca spettacolarità. Con bambini sotto i sette anni conviene puntare tutto sulla cupola e sul pavimento e uscire in mezz'ora. Chi cerca un museo davvero a misura di bambino in città farà meglio a orientarsi sul Museo Etrusco di Villa Giulia o sulla Centrale Montemartini, dove le macchine industriali fanno metà del lavoro.
Accessibilità e servizi all'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
La grande sala è al livello della strada e l'ingresso da via Giuseppe Romita non presenta rampe di scale monumentali. Il livello archeologico inferiore, invece, si raggiunge con una scala metallica e con passerelle sospese: chi si muove in carrozzina o ha difficoltà motorie deve mettere in conto che quella parte del percorso, quando è aperta, può non essere praticabile. Per una risposta puntuale sul giorno della visita conviene telefonare al museo allo 06 684851 o scrivere a mn-rm@cultura.gov.it, indicando esigenze specifiche: il personale del Museo Nazionale Romano su questo fronte risponde e organizza.
Sui servizi: essendo una sede piccola, non aspettatevi caffetteria, guardaroba articolato o bookshop paragonabile a quello delle sedi maggiori. Zaini ingombranti e trolley è meglio lasciarli al deposito di Termini, a cinque minuti. Il bagno c'è. Le fotografie senza flash e senza treppiede sono di norma consentite nei musei statali, ma la regola definitiva è quella affissa all'ingresso.
Quanto costa e come si risparmia all'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano
Cinque euro con il biglietto dedicato alla sola Aula Ottagona, in vigore dal 4 luglio 2026. Quindici euro intero e due euro ridotto con il biglietto unico del Museo Nazionale Romano, che comprende tutte le sedi, un ingresso ciascuna, nell'arco di una settimana dalla prima vidimazione. Trenta euro la tessera annuale MNRCard, venti la ridotta: conviene già alla terza visita, e se vivete a Roma è uno degli abbonamenti più sottovalutati della città.
Gratuità: la prima domenica del mese, come in tutti i musei statali, e le giornate del 2 giugno, 1 novembre e 4 novembre. Le riduzioni seguono le condizioni previste per i luoghi della cultura statali, quindi verificate la vostra categoria prima di mettervi in fila. Un avvertimento che vale denaro: i biglietti del Museo Nazionale Romano acquistati su qualunque canale ufficiale non sono rimborsabili. Se avete un dubbio sull'orario di arrivo, comprate in cassa.
Chi punta al risparmio strutturale sui musei romani trova la mappa completa delle aperture gratuite nella pagina dedicata ai musei gratis a Roma. La prima domenica del mese, però, va detta tutta: qui la sala è una sola e con l'ingresso libero si riempie in fretta. Se potete scegliere, cinque euro in un martedì mattina valgono più di zero euro in una domenica affollata.
Che cosa c'è intorno all'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano in dieci minuti a piedi
Questo è uno dei punti meglio serviti di Roma per costruire una mezza giornata sensata, e la maggior parte dei visitatori lo attraversa di corsa con un trolley.
Uscendo su via Giuseppe Romita, a due passi c'è la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, cioè il frigidarium delle stesse terme trasformato in chiesa da Michelangelo, con la meridiana di Bianchini del 1702 incisa nel pavimento: ingresso libero, e a mezzogiorno vero, se il cielo è sereno, si vede il disco di luce passare sulla linea. Sul lato opposto della piazza, la fontana delle Naiadi. Poco oltre, la chiesa di San Bernardo alle Terme, ricavata in un'aula circolare del recinto termale.
A cinque minuti, l'ingresso principale delle Terme di Diocleziano con il chiostro e il Museo della Comunicazione Scritta dei Romani, e Palazzo Massimo alle Terme con gli affreschi della Villa di Livia. A dieci minuti scarsi, scendendo via Nazionale, si arriva a Palazzo Barberini. Poco più in là, verso il Quirinale, il quartiere che porta al centro monumentale. Chi ha mezza giornata e vuole allontanarsi trova a portata di metropolitana il Colosseo e la Domus Aurea, che raccontano un'altra Roma imperiale. La mappa generale delle mete della città è nella pagina delle attrazioni turistiche.
Quando andare all'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano e quando evitarla
Il momento migliore è il martedì o il mercoledì mattina, appena dopo l'apertura delle 9.00. La sala è vuota, la luce che entra dalle finestre alte è ancora radente e la cupola si legge meglio. Il secondo momento buono è il tardo pomeriggio invernale, verso le 17.00, quando l'illuminazione artificiale prende il sopravvento e i costoloni acquistano rilievo.
Da evitare: il sabato pomeriggio e la prima domenica del mese, per ovvie ragioni di affollamento in uno spazio che affollamento non ne regge. Da evitare anche il tentativo di entrare dopo le 17.30, perché la biglietteria chiude alle 18.00 e una sala sola visitata di corsa non vale il biglietto. In agosto, che a Roma è il mese in cui i musei al chiuso diventano rifugi, la visita è particolarmente piacevole, ma verificate sempre eventuali variazioni di orario nei giorni intorno a Ferragosto.
Domande veloci su Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano - Museo Nazionale Romano
Dove si trova esattamente l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano?
In via Giuseppe Romita 8, a pochi passi da piazza della Repubblica. È un ingresso distinto rispetto a quello principale delle Terme di Diocleziano, che è in viale Enrico de Nicola 78.
Quanto costa il biglietto per l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano?
Dal 4 luglio 2026 esiste un titolo dedicato alla sola Aula Ottagona a 5,00 euro. In alternativa vale il biglietto unico del Museo Nazionale Romano, 15,00 euro intero e 2,00 euro ridotto, valido una settimana su tutte le sedi.
Quali sono gli orari di apertura?
Da martedì a domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con biglietteria e ultimo ingresso alle 18.00. Chiuso il lunedì.
Serve prenotare per visitare l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano?
No, la prenotazione non è obbligatoria. I biglietti si comprano in cassa oppure sul portale ufficiale dei musei statali indicato dal museo.
Si entra gratis la prima domenica del mese?
Sì, come in tutti i musei statali. Sono gratuiti anche il 2 giugno, il 1 novembre e il 4 novembre.
Quanto dura la visita?
Quaranta minuti per una visita completa e attenta, un'ora se il livello inferiore è accessibile, un quarto d'ora per chi entra solo a vedere la cupola.
Che cosa si vede oggi all'Aula Ottagona?
L'aula romana con la cupola a ombrello e il Museo dell'Arte Salvata, la sezione del Museo Nazionale Romano dedicata alle opere recuperate dal traffico illecito e dalle catastrofi, con allestimenti che ruotano per cicli.
Ci sono ancora le statue delle terme imperiali?
No. Il nucleo scultoreo esposto qui dal 1991 è rientrato nelle disponibilità del Museo Nazionale Romano e la parte più nota si vede oggi a Palazzo Massimo alle Terme.
Quanto è grande la cupola dell'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano?
Circa ventidue metri di diametro. È una cupola a ombrello in opus caementicium con otto costoloni, realizzata intorno al 300 dopo Cristo.
Perché l'Aula Ottagona si chiama anche Planetario?
Perché dal 1928 al 1980 ha ospitato il Planetario di Roma, con il proiettore Zeiss II. Sul portale di via Giuseppe Romita si legge ancora la scritta Planetario.
Dove è finito il proiettore del vecchio planetario?
Smontato nel 1980 e depositato all'Osservatorio di Monte Porzio, nel 2000 è passato al Comune di Roma ed è oggi esposto all'ingresso del Planetario dell'EUR.
Il biglietto dell'Aula Ottagona vale anche per le altre sedi?
Il titolo da 5,00 euro vale solo per l'Aula Ottagona. Il biglietto unico da 15,00 euro comprende invece Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo alle Terme, Palazzo Altemps e Crypta Balbi, un ingresso per sede, nell'arco di una settimana.
La Crypta Balbi è visitabile con lo stesso biglietto?
Rientra nel biglietto unico, ma la sede è temporaneamente chiusa al pubblico: verificate sul sito ufficiale prima di programmarla.
L'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano è accessibile in sedia a rotelle?
La grande sala è al livello della strada. Il livello archeologico inferiore si raggiunge con una scala metallica e passerelle sospese, quindi può non essere praticabile: conviene concordare la visita telefonando allo 06 684851 o scrivendo a mn-rm@cultura.gov.it.
Si possono fare fotografie?
Nei musei statali le fotografie senza flash e senza treppiede sono di norma consentite. La regola valida è quella esposta all'ingresso il giorno della visita.
È adatta ai bambini?
Sì, con la giusta aspettativa: la cupola e il pavimento di cristallo funzionano benissimo, le vetrine di reperti frammentari molto meno. Con bambini piccoli, mezz'ora è la misura giusta.
Quanto si aspetta in coda?
Di norma nulla o pochi minuti. Fa eccezione la prima domenica del mese, quando l'ingresso gratuito concentra molte persone in una sala sola.
Che differenza c'è fra l'Aula Ottagona e le Terme di Diocleziano?
Sono due parti dello stesso complesso antico con due ingressi distinti. L'Aula Ottagona è un'aula angolare con la cupola e ospita il Museo dell'Arte Salvata; la sede principale delle Terme di Diocleziano comprende il chiostro, il Museo della Comunicazione Scritta dei Romani e le sezioni archeologiche.
C'è un guardaroba o un deposito bagagli?
È una sede piccola e non attrezzata come le sedi maggiori. Bagagli ingombranti e trolley è meglio lasciarli al deposito della stazione Termini, a cinque minuti a piedi.
Vale la pena visitare l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano se ho poco tempo a Roma?
Sì, proprio se avete poco tempo: quaranta minuti, cinque euro, un'architettura romana integra e nessuna coda. Difficile trovare un rapporto migliore fra tempo speso e cose viste nel raggio di un chilometro da Termini.
La Venere di Cirene si può ancora vedere qui?
No. Esposta in questa sala dal 1991 al 2002, è stata consegnata alla Libia il 30 agosto 2008 e nel 2015 ne è stata denunciata la scomparsa durante la guerra civile libica.
Quante sedi ha il Museo Nazionale Romano?
Quattro: Terme di Diocleziano con l'Aula Ottagona, Palazzo Massimo alle Terme, Palazzo Altemps e Crypta Balbi.
Un'ultima cosa, da chi accompagna gruppi in questa città da molti anni. L'Aula Ottagona è il posto che uso per rimettere in ordine le idee delle persone quando hanno visto troppo. Non chiede sforzo, non chiede code, non chiede una preparazione. Chiede solo di entrare, alzare gli occhi e stare fermi il tempo di capire che sopra la testa c'è una cupola di calcestruzzo tirata su intorno all'anno 300, che ha visto sotto di sé un magazzino di grano, una palestra, un cielo stellato di latta e vetro e oggi delle vetrine con dentro oggetti tornati a casa dopo essere stati rubati. Cinque euro e quaranta minuti. Non conosco un altro biglietto romano che renda altrettanto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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