Filettino (FR)

Filettino (FR) è il comune più alto del Lazio: il centro abitato è a 1.063 metri sul livello del mare, in provincia di Frosinone, all'estremità orientale della regione, sul confine con l'Abruzzo. Il territorio comunale supera i 77 chilometri quadrati e i residenti sono poco più di cinquecento. Il municipio è in piazza del Comune, nel centro storico; recapiti telefonici e orari degli uffici vanno letti sul sito istituzionale del Comune. Non si paga alcun biglietto per visitare il paese: Filettino è un borgo abitato, si entra a piedi e si gira gratis. Si arriva in auto per la strada provinciale 28 che sale da Trevi nel Lazio, ultima curva di una valle che da Subiaco in su si stringe fino a diventare una gola. Da Roma si prende l'autostrada A24 fino a Vicovaro-Mandela e poi la Sublacense, oppure si sale dalla Casilina passando per Fiuggi e Trevi. Chi arriva d'inverno metta in conto catene a bordo: l'ultimo tratto verso Campo Staffi è una salita di montagna vera, e la neve qui non è un'ipotesi. Il collegamento con mezzi pubblici esiste sulle direttrici della valle dell'Aniene ma è rado: gli orari delle corse su gomma regionali vanno verificati sul sito del vettore prima di mettersi in viaggio, perché la frequenza cambia fra feriali, festivi e stagione sciistica.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Tour a piedi✦ Il classico

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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

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Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

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Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

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Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Il paese fa parte del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, la più estesa area protetta del Lazio, e si trova nel punto in cui la catena dei Simbruini incontra quella dei Monti Cantari. Sopra la testa hai due delle vette più alte dell'Appennino laziale: il Monte Cotento, 2.015 metri, cima massima dei Simbruini, e il Monte Viglio, 2.156 metri, cima massima dei Cantari e di tutto il Lazio appenninico. Sotto i piedi, l'acqua: nel territorio comunale, verso il confine con Trevi, nasce l'Aniene.

Dove si trova Filettino (FR) e come ci si arriva davvero

La geografia spiega Filettino meglio di qualunque aggettivo. Il paese occupa un crinale allungato a circa mille metri di quota, con le case disposte in fila lungo la dorsale e i tetti che scendono a gradoni verso il vallone. Intorno, un anfiteatro di montagne che supera i duemila metri su tre lati. A est, oltre il valico di Serra Sant'Antonio (1.602 metri), comincia l'Abruzzo e si scende verso Capistrello e la piana del Fucino. A ovest e a nord si apre la valle alta dell'Aniene, quella dei monasteri benedettini. A sud, la barriera degli Ernici e la Ciociaria.

In auto da Roma a Filettino (FR)

Due strade, due caratteri diversi. La via nord passa per l'A24, uscita Vicovaro-Mandela, poi la statale Sublacense lungo l'Aniene: si attraversa Subiaco, si tocca il bivio per Santa Scolastica, si prosegue per Jenne e Trevi nel Lazio e si sale. La via sud passa per la Casilina o l'autostrada A1 fino ad Anagni, poi Fiuggi, Guarcino e Trevi. La prima è più scorrevole e più bella; la seconda conviene a chi arriva dal quadrante sud della città o vuole abbinare la giornata a un paese della Ciociaria. In entrambi i casi gli ultimi venti chilometri sono tornanti stretti: guidare al buio in dicembre, con il ghiaccio, è un esercizio che sconsiglio a chi non lo fa per abitudine.

Il parcheggio in paese è quello di strada, in un borgo che non ha spazi enormi. Chi sale a Campo Staffi trova gli spiazzi della stazione sciistica, che nei fine settimana di gennaio e febbraio si riempiono presto: alle nove del mattino, nelle domeniche di neve buona, i posti buoni sono già finiti. Un consiglio pratico che vale oro: parcheggia in basso e sali a piedi gli ultimi metri, invece di girare venti minuti in cerca di un buco a monte.

Con i mezzi pubblici verso Filettino (FR)

La verità è che Filettino non è un posto comodo da raggiungere senza automobile, e chi ti racconta il contrario non ci è mai venuto in gennaio. Le corse su gomma regionali risalgono la valle dell'Aniene con coincidenze che cambiano di stagione, e l'ultimo tratto fino al paese ha pochissime corse giornaliere. Se non hai l'auto, l'alternativa realistica è un trasferimento privato o una escursione organizzata con partenza da Roma: gli accompagnatori turistici che lavorano sui Simbruini si trovano attraverso il network di TourLeaderPro, che seleziona professionisti certificati per gruppi e piccoli gruppi.

Quando andare a Filettino (FR)

Filettino ha due stagioni forti e due di passaggio, e vale la pena sceglierle con criterio. Da dicembre a marzo il paese vive di neve: Campo Staffi apre gli impianti quando l'innevamento lo consente, il borgo si popola di romani in giornata, e il freddo è quello vero dell'Appennino centrale. Da giugno a settembre si cambia registro: la quota diventa un rifugio dal caldo della capitale, e le faggete dei Simbruini offrono uno dei pochi posti nel Lazio dove a Ferragosto si cammina in maglietta a mezzogiorno senza soffrire. Ottobre è la stagione che preferisco: il faggio va sul rosso ruggine, le mandrie scendono dai pascoli alti, e i sentieri sono vuoti. Aprile e maggio sono i mesi più incerti, con neve residua sulle creste e fango sui sentieri bassi.

I Monti Simbruini prendono il nome dal latino sub imbribus, cioè sotto le piogge, e non è un vezzo erudito: qui cadono oltre duemila millimetri di pioggia all'anno, il valore più alto dell'Appennino centrale. Tradotto in pratica: metti sempre in valigia una giacca impermeabile, anche in luglio.

Filettino (FR)
Filettino (FR)

Il comune più alto del Lazio: che cosa significa davvero

Il primato è di quelli che si citano volentieri e si capiscono poco. Filettino (FR) è il comune laziale con l'altitudine più elevata del capoluogo comunale: il municipio è a 1.063 metri, e nessun altro municipio della regione arriva a tanto. Non significa che sia il posto più alto del Lazio, perché il Monte Gorzano, nei Monti della Laga, supera i 2.400 metri e non è un paese. Significa un'altra cosa, molto più concreta: qui si vive stabilmente a una quota alpina, con tutto quello che comporta.

Comporta un calendario agricolo compresso, con la fienagione a luglio e la neve possibile da novembre a aprile. Comporta case costruite con muri di pietra locale spessi anche un metro, tetti a forte pendenza e finestre piccole, perché il freddo si combatte con la massa e non con il vetro. Comporta uno spopolamento che nel Novecento è stato brutale: da comunità agro-silvo-pastorale con oltre duemila anime a paese di poche centinaia di residenti, con la partenza verso Roma e verso l'estero come unica via d'uscita per due generazioni. E comporta il fenomeno inverso, quello di oggi: case riaperte nei fine settimana, seconde abitazioni, un turismo di prossimità che nei mesi buoni moltiplica la popolazione.

Il dato che spiega meglio l'economia contemporanea di Filettino è quello delle imprese attive: nel 2015 se ne contavano quarantacinque, per ottantasette addetti complessivi, poco meno di due addetti per impresa. È il tessuto tipico dei borghi montani laziali: microimprese familiari, ricettività, ristorazione, manutenzione del bosco e servizi legati alla stazione sciistica. Chi ci arriva da Roma aspettandosi le vetrine di una località alpina del Nord resta spiazzato. Chi ci arriva cercando un paese vero, dove il bar del corso è ancora il centro della vita sociale, trova esattamente quello.

Il nome di Filettino (FR): tre etimologie e nessuna certezza

Sul nome del paese circolano tre spiegazioni, e la cosa onesta è tenerle tutte e tre distinte per grado di solidità.

La prima, la più accreditata dai linguisti, fa derivare Filettino dal latino filictum, collettivo di filex, cioè felce. Sarebbe dunque il luogo delle felci, e chiunque abbia camminato in agosto lungo i valloni umidi sotto il paese capisce subito perché: le felci qui coprono interi versanti, alte fino alla cintura, in una fascia di bosco che va dal faggio al castagno.

La seconda tira in ballo il greco bizantino: il termine phylaktérion, con cui i Bizantini indicavano le postazioni fortificate poste a controllo di punti strategici, si sarebbe volgarizzato nel toponimo Filetto, ricorrente in tutta la penisola. La stessa radice spiegherebbe Filattiera in Lunigiana. Ipotesi affascinante, che avrebbe il pregio di collocare Filettino dentro il sistema difensivo bizantino dell'Italia centrale, ma priva di documentazione diretta per questo sito.

La terza è la più prosaica e la più locale: il toponimo verrebbe dalla disposizione in fila delle abitazioni lungo il crinale. Chi guarda il paese da lontano, dalla strada che sale da Trevi, vede esattamente questo: una fila di case che segue la dorsale come una spina dorsale di pietra. Anche questa resta un'ipotesi, ma è quella che il paesaggio suggerisce con più forza.

Un dettaglio linguistico che vale la pena tenere a mente: nei documenti d'archivio del Settecento il nome ricorre nella forma Felettino, e la comunità viene chiamata Magnifica Comunità di Felettino. La variante con la e non è un errore di scrittura, è la forma corrente dell'epoca.

Cosa vedere a Filettino (FR)

Il patrimonio di Filettino non si misura in capolavori: si misura in coerenza. È un borgo montano di impianto medievale che ha conservato la sua struttura, con tre chiese storiche, un gruppo di palazzi gentilizi che raccontano il ceto dirigente locale, un sistema di fontane legato alla sorgente dell'Aniene e un pugno di emergenze fuori dal paese che valgono la deviazione. Ecco l'elenco completo, poi lo smontiamo pezzo per pezzo.

  • Chiesa di San Nicola, benedettina, con affreschi che la tradizione locale data al 1220
  • Chiesa di San Bernardino da Siena, con affreschi quattrocenteschi
  • Chiesa di Santa Maria Assunta
  • Centro storico di impianto medievale, sviluppato a spina lungo il crinale
  • Palazzo Parboni-Arquati
  • Palazzo Pesci
  • Palazzo Giovannoni
  • Palazzo Ottaviani
  • Palazzo Graziani
  • I sentieri del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
  • Cippi confinari fra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie, ancora in posto sui monti
  • Campo Staffi, stazione turistica invernale ed estiva con impianti di risalita e piste da sci
  • Fiumata e Fontana Caraffa, dove ha origine il fiume Aniene
  • Fontana delle tre cannelle, che riceve l'acqua della sorgente dell'Aniene
  • Fonte dell'Acqua Santa
  • Laghetto sportivo, con pesca sportiva alla trota
  • Grotta della neve e grotta dei saltari
  • Le Mura Saracene, a circa tre chilometri dal centro, lungo la provinciale che sale da Trevi nel Lazio

Il centro storico di Filettino (FR)

Il nucleo antico si è formato sul colle Cotardo, dove la difesa era più facile, e da lì si è allungato a spina seguendo l'orografia. Non aspettarti una piazza monumentale: qui l'urbanistica è quella della montagna povera, fatta di vicoli che salgono a gradini, archi di scarico fra una casa e l'altra, passaggi coperti, scale esterne in pietra, portali con architrave monolitico. I materiali sono due, il calcare locale e il legno di faggio. Le case si appoggiano l'una all'altra per motivi statici e termici insieme.

Camminare il borgo per intero richiede poco meno di un'ora, se ti fermi a guardare. Il percorso più sensato parte dalla piazza del Comune, sale verso la parte alta dell'abitato, raggiunge il punto panoramico da cui si vede l'intera corona montuosa, e ridiscende per il versante opposto verso le fontane. Il momento migliore è la prima mattina, quando la luce entra di taglio nei vicoli e le persone che incontri sono quelle del paese, non quelle in gita.

Un'osservazione da professionista: Filettino non è un borgo restaurato per il turismo. Ci sono case ristrutturate bene e case vuote con le finestre murate, intonaci nuovi e muri scrostati. A me questa condizione piace, perché è la fotografia onesta di un paese di montagna vivo; a chi cerca la cartolina perfetta consiglio di saperlo prima di salire.

La chiesa di San Nicola a Filettino (FR)

È la chiesa più antica del paese e quella storicamente più interessante. La fondazione è benedettina, e questo non è un dettaglio: siamo nel raggio d'influenza dell'abbazia sublacense, il complesso monastico che dall'alto Medioevo ha organizzato religiosamente ed economicamente tutta la valle dell'Aniene, dal monastero di Santa Scolastica in giù. Le chiese di questi paesi nascono quasi sempre come dipendenze o come fondazioni promosse dai monaci, e San Nicola appartiene a quella famiglia.

Il pezzo forte sono gli affreschi, che la tradizione locale riferisce al 1220. La datazione va presa con la prudenza che merita ogni tradizione non confermata da un'iscrizione o da un documento d'archivio: siamo comunque nell'orizzonte della pittura duecentesca dell'Italia centrale, quella che precede la rivoluzione giottesca e lavora ancora su schemi bizantineggianti, con figure frontali, panneggi a pieghe rigide, fondi campiti a tinta piatta. Se la datazione regge, si tratta di uno dei cicli più antichi dell'alta valle dell'Aniene, e la cosa merita attenzione ben oltre i confini comunali.

La dedicazione a san Nicola di Bari è un indizio in più. Il culto nicolaiano si diffonde in Italia centrale soprattutto dopo il 1087, anno della traslazione delle reliquie da Myra a Bari, e le chiese dedicate al santo in area appenninica sono spesso legate alle vie di transumanza e ai percorsi mercantili. Filettino, con i suoi pascoli alti e la sua economia armentizia, ci rientra perfettamente.

La chiesa di San Bernardino da Siena a Filettino (FR)

È la chiesa del patrono, e ha una storia che vale il viaggio. Bernardino degli Albizzeschi, il grande predicatore francescano senese, soggiornò a Filettino nel 1438, durante una delle sue campagne di predicazione itinerante nell'Italia centrale. La tradizione locale racconta che durante la sua permanenza il paese fosse assediato da briganti e che il santo lo abbia protetto facendo cadere dal cielo una pioggia miracolosa di ghiande di ferro. Da quell'episodio nasce il patronato: san Bernardino è ancora oggi il patrono di Filettino, e la festa cade in maggio, mese della sua morte, avvenuta nel 1444 all'Aquila.

Che cosa c'è di storico e che cosa di leggendario. Il soggiorno bernardiniano nell'Appennino laziale e abruzzese è documentato in termini generali: Bernardino percorse queste montagne, predicò nei borghi, lasciò dietro di sé una scia di dedicazioni e di confraternite. La pioggia di ghiande di ferro appartiene invece al repertorio agiografico, ed è una di quelle immagini che il popolo costruisce per dire una cosa vera in modo simbolico. Le ghiande di ferro, in un paese che viveva di querce e di maiali allevati allo stato brado, sono la metafora perfetta della difesa che arriva dalla terra.

Dentro la chiesa si conservano affreschi quattrocenteschi, dunque coevi o di poco successivi al passaggio del santo. La pittura devozionale di quel secolo, in queste valli, è opera di botteghe locali che lavorano su modelli umbro-laziali, con santi a figura intera dipinti su commissione di singole famiglie: sono immagini votive più che programmi teologici, e vanno guardate come tali. Se il custode è disponibile, chiedi di farti indicare le porzioni originali rispetto ai rifacimenti: la differenza si vede nella granulosità dell'intonaco.

La chiesa di Santa Maria Assunta a Filettino (FR)

Terza delle chiese storiche del paese, dedicata all'Assunta, titolo mariano che in tutto l'Appennino centrale segna le chiese principali dei centri abitati. La struttura, come le altre di Filettino, è posteriore al XII secolo. Su questo edificio la documentazione accessibile è più scarsa che sulle altre due, e preferisco non riempire il vuoto con supposizioni: gli orari di apertura e la possibilità di visitare l'interno si chiedono in parrocchia o al Comune, perché come in quasi tutti i borghi montani le chiese minori restano chiuse fuori dagli orari liturgici.

Il calendario mariano locale conserva comunque due appuntamenti forti: la festa della Madonna Addolorata, l'ultima domenica di luglio, e la festa del Nome di Maria in settembre. Sono le date in cui il paese si riempie di emigrati e di figli di emigrati che tornano, e sono anche le occasioni migliori per capire che cosa sia davvero una comunità montana laziale.

I palazzi gentilizi di Filettino (FR)

Cinque palazzi, cinque cognomi: Parboni-Arquati, Pesci, Giovannoni, Ottaviani, Graziani. Non sono residenze nobiliari nel senso romano del termine, con cortili d'onore e scaloni monumentali. Sono le case delle famiglie che componevano il Ceto dei Consiglieri, cioè l'oligarchia che governò la Magnifica Comunità di Felettino per tre secoli sotto lo Stato pontificio. Il loro linguaggio architettonico è quello del benestante di montagna: facciata regolare in pietra squadrata, portale con stemma o con data, finestre incorniciate, qualche loggia. Il lusso si misura in centimetri di conci lavorati, non in metri di stucco.

Palazzo Parboni-Arquati porta il nome della famiglia a cui apparteneva Eleuterio Arquati, lo storico settecentesco che scrisse la prima ricostruzione erudita delle vicende di Filettino, quella che attribuisce al paese la fedeltà a Roma ai tempi delle Forche Caudine e della seconda guerra punica. La cronaca di Arquati è una fonte preziosa per il Settecento e va maneggiata con cautela per l'antichità: come tutti gli eruditi del suo secolo, tendeva a nobilitare il passato del proprio paese.

Palazzo Graziani è il più discusso, per ragioni che non hanno a che fare con l'architettura: porta il cognome della famiglia in cui nacque, l'11 agosto 1882, Rodolfo Graziani, maresciallo d'Italia, figura centrale e sanguinosa delle guerre coloniali italiane in Libia ed Etiopia. Ci torniamo più avanti, perché la vicenda ha lasciato un segno perfino nel nome ufficiale del comune.

Nota pratica: i palazzi sono in larga parte proprietà private e non si visitano all'interno. Si guardano dalla strada, e in un borgo di queste dimensioni bastano venti minuti per vederli tutti. Il mio consiglio è di guardare i portali: le date scolpite sugli architravi, quando ci sono, sono il documento d'archivio più accessibile che esista.

I Monti Simbruini dal belvedere di Filettino (FR)
I Monti Simbruini dal belvedere di Filettino (FR)

Le mura saracene di Filettino (FR)

Sono l'emergenza archeologica più curiosa del territorio, e il loro nome è quasi certamente sbagliato. Si trovano a circa tre chilometri dal centro abitato, lungo la strada provinciale che collega Trevi nel Lazio a Filettino, ben segnalate da cartelli. Il consiglio pratico viene subito: la vegetazione cresce in fretta e in estate copre l'accesso, per cui vanno cercate con calma e con scarpe chiuse, non con le infradito.

Che cosa si vede. Una cortina di blocchi calcarei addossata a una parete di roccia, lunga trentasette metri, con altezza variabile che in alcuni punti arriva a sette metri. La tecnica costruttiva è di tipo romano: blocchi squadrati e messi in opera a secco, con una regolarità che non appartiene alle fortificazioni altomedievali.

Perché si chiamano saracene. Il nome popolare rimanda alle incursioni saracene che colpirono la valle dell'Aniene nel IX secolo, quando il monastero di Santa Scolastica subì due devastazioni, l'una nell'828-829 e l'altra probabilmente nell'876-877. I gruppi saraceni che risalivano dalla base sul Garigliano attraversarono con ogni probabilità queste montagne, e la memoria collettiva ha attaccato il loro nome a ogni rudere di cui non si conosceva l'origine. Succede ovunque nell'Italia centrale: le rovine senza padrone diventano saracene, o dei briganti, o del diavolo.

Che cosa dicono gli studiosi. Le ipotesi formulate nel tempo sono almeno quattro. Costruzione o ripristino nel IX secolo, durante il periodo delle invasioni; opera romana successiva alla sottomissione degli Equi; resti di un acquedotto; resti della massicciata di un'antica strada, collocata a un livello più alto di quella attuale. L'ultima è la lettura oggi più convincente, perché una cortina addossata al versante, lunga e non chiusa, ha molto più senso come sostruzione stradale che come muro difensivo. Se hai presente le sostruzioni della via Amerina o delle strade appenniniche romane, il confronto viene da solo.

La mia opinione: è il posto più sottovalutato del territorio comunale. Ci vanno in pochi, i cartelli sono modesti, e chi passa in auto tira dritto. Eppure sono trentasette metri di muro romano in mezzo al bosco, e per chi ama l'archeologia di paesaggio valgono più di molte rovine ben tenute della Valle dell'Aniene a valle.

I cippi confinari fra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie

Fino al 1860 Filettino era terra di frontiera nel senso letterale del termine: il confine fra lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie passava sulle montagne del comune. Su quelle creste sono ancora in posto i cippi di pietra che segnavano la linea, con gli stemmi dei due Stati incisi sulle facce opposte: le chiavi decussate e il triregno da un lato, le armi borboniche dall'altro.

Cercarli è un'escursione in sé, e una delle più belle che si possano fare qui. Sono blocchi apparentemente anonimi, spesso mezzo interrati, che si incontrano lungo i crinali verso il valico di Serra Sant'Antonio e sulle dorsali verso l'Abruzzo. Alcuni portano numeri progressivi, altri date. Rappresentano la materializzazione di una frontiera che per secoli ha determinato dazi, contrabbando, brigantaggio e transumanza: il pastore che portava le pecore dal Fucino ai pascoli laziali attraversava uno Stato estero, e pagava.

Chi vuole capirci qualcosa in più faccia il percorso con qualcuno che conosca il territorio. Non è materia da segnaletica: i cippi non sono attrezzati come sito visitabile, e trovarli senza indicazioni precise è un esercizio di pazienza. Le guide e gli accompagnatori del circuito professionale di TourLeaderPro lavorano anche fuori Roma, sulle direttrici dell'Appennino laziale.

Le fontane e le sorgenti di Filettino (FR)

L'acqua è il vero patrimonio di questo comune, e le fontane del paese sono il modo in cui la comunità l'ha messa in scena. All'ingresso del centro abitato una fontana del 1866 raccoglie le acque della sorgente dell'Aniene: è il monumento idraulico più significativo del borgo, di quel gusto ottocentesco sobrio che nei paesi pontifici accompagnava le opere pubbliche.

La Fontana delle tre cannelle riceve anch'essa l'acqua della sorgente aniense, e resta il punto in cui, ancora oggi, si riempiono le bottiglie. La Fonte dell'Acqua Santa porta un nome che ricorre spesso nell'Appennino e che quasi sempre segnala una sorgente ritenuta curativa dalla devozione popolare, spesso legata a una cappella o a un'edicola.

Il gruppo di Fiumata e Fontana Caraffa è il luogo dove il fiume Aniene prende forma. Non aspettarti una sorgente monumentale con getto spettacolare: le sorgenti carsiche appenniniche emergono spesso in modo discreto, con l'acqua che filtra dalla base di una parete e diventa torrente nel giro di poche decine di metri. La spettacolarità qui è concettuale, e ci torniamo nel capitolo dedicato.

Il laghetto e le grotte di Filettino (FR)

Il laghetto sportivo del Pertuso è uno specchio d'acqua alimentato dalle acque fredde di monte, popolato di trote e attrezzato per la pesca sportiva. È un posto di famiglie e di domeniche, non di natura selvaggia, ed è onesto dirlo: chi cerca il lago alpino intatto cerchi altrove; chi ha bambini che vogliono provare la canna trova un pomeriggio facile e riuscito. Le acque sono limpide e molto fredde anche in agosto, perché arrivano dal carsismo dei Simbruini con pochi gradi sopra lo zero.

Le grotte del territorio, la Grotta della neve e la Grotta dei saltari, appartengono al capitolo carsico. Il calcare dei Simbruini è bucato ovunque da inghiottitoi, doline e cavità: l'acqua piovana, che qui cade in abbondanza, scende in profondità invece di scorrere in superficie, e scava. Le cavità di Filettino conservano concrezioni calcaree ascendenti e discendenti, cioè stalagmiti e stalattiti, e alcune di esse hanno avuto per secoli una funzione economica precisa. La Grotta della neve, in particolare, rimanda alla pratica delle neviere: si accumulava neve pressata durante l'inverno, la si isolava con paglia e frasche, e la si vendeva d'estate come ghiaccio ai centri di pianura, Roma compresa. Era un commercio serio, che ha dato reddito ai paesi di montagna fino all'arrivo della refrigerazione industriale.

Attenzione: le cavità carsiche non sono attrezzate come grotte turistiche e non si entra in autonomia. La visita, quando è possibile, va concordata con chi ha titolo e attrezzatura. Un ingresso improvvisato in una cavità appenninica è il modo più rapido per rovinarsi una vacanza.

Filettino (FR)
Filettino (FR)

Le sorgenti dell'Aniene a Filettino (FR)

Se dovessi indicare un solo motivo per salire a Filettino, sceglierei questo. Nel territorio comunale, verso il confine con Trevi nel Lazio, nasce l'Aniene: il fiume che ha dato a Roma l'acqua e la forma di quattro dei suoi undici acquedotti antichi, che ha scavato la gola di Tivoli, che ha mosso le mole e le ferriere della campagna romana e che oggi entra nel Tevere a Ponte Salario dopo novantotto chilometri e mezzo di corso.

La geografia delle sorgenti aniensi è più complessa di quanto racconti la cartolina. Il fiume ha due rami principali. Quello che porta il nome di Aniene propriamente detto nasce intorno ai 1.200 metri di quota nell'area del Monte Tarino, dentro il comprensorio Filettino-Trevi; il Simbrivio, l'altro ramo, scende invece da Vallepietra a quota molto più alta, oltre i 1.850 metri. Le due acque si uniscono a valle, in quella zona di confluenze che nella toponomastica locale porta nomi parlanti come Comunacque, e da lì l'Aniene comincia il suo lavoro di incisione.

La portata media che l'Aniene consegna al Tevere all'altezza di Roma è di circa trentuno metri cubi al secondo: è il secondo affluente di sinistra del Tevere dopo il Nera, e per volume d'acqua vale quanto un fiume di pianura. Tutto questo comincia in una fascia di roccia calcarea dentro il comune più alto del Lazio.

Filettino (FR) e gli acquedotti di Roma

Questa è la parte che a Roma dovrebbero raccontare più spesso. La captazione delle acque aniensi comincia a metà del II secolo avanti Cristo, con l'acquedotto voluto dal pretore Quinto Marcio Re: nasce così l'Aqua Marcia, l'acquedotto che i Romani considerarono per secoli il migliore per qualità dell'acqua. Prima di lui l'Anio Vetus, poi in età claudia l'Aqua Claudia e l'Anio Novus: quattro acquedotti alimentati dallo stesso bacino, quello dell'alta valle dell'Aniene.

Significa che l'acqua che sgorga qui sopra ha costruito Roma tanto quanto il travertino di Tivoli. Le terme, le fontane, le naumachie, i quartieri alti serviti dall'Aqua Claudia, tutto viene da questa piega di montagna. E la faccenda non è finita nell'antichità: i Simbruini alimentano ancora oggi l'approvvigionamento idrico della capitale e di gran parte del suo hinterland, per un bacino d'utenza che si conta in centinaia di migliaia di persone.

C'è un corollario politico che spiega molto della storia recente di Filettino, e che affronteremo nel capitolo sul 2011: quando un comune di poche centinaia di abitanti fornisce acqua a una metropoli, il rapporto fra i due non è mai neutro.

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini

Filettino (FR) è interamente compreso nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, istituito con legge regionale nel 1983 e articolato su circa trentamila ettari e sette comuni: oltre a Filettino, Trevi nel Lazio, Vallepietra, Jenne, Subiaco, Cervara di Roma e Camerata Nuova. È la più grande area protetta regionale del Lazio, e il suo carattere dominante è il bosco.

Le faggete dei Simbruini

Le faggete di questa catena costituiscono uno dei complessi forestali di faggio più estesi d'Europa, e camminarci dentro è un'esperienza che non somiglia a nulla di quello che il Lazio offre a quota bassa. Il faggio qui forma boschi maturi, con fusti dritti e chiome che chiudono la volta: sotto, la luce è verde e il sottobosco è quasi assente, perché l'ombra non lascia scampo. In autunno il colore vira su tutta la scala del rame, e i sentieri si coprono di foglie che attutiscono i passi.

Il valore ecologico è alto: si tratta di ambienti che ospitano fauna appenninica completa, dal lupo appenninico al gatto selvatico, dal capriolo all'aquila reale sulle pareti alte, con presenze di orso bruno marsicano segnalate nelle aree di confine con l'Abruzzo. Nessuno ti garantisce l'incontro, e chi ti promette avvistamenti sicuri ti sta vendendo qualcosa. Quello che vedi con certezza sono le tracce: impronte nel fango, fatte, cortecce scortecciate, grattatoi.

Camminare a Filettino (FR): sentieri e percorsi

La rete escursionistica del Parco tocca il territorio di Filettino su più direttrici. La classica è la salita al Monte Viglio, che si può affrontare da nord partendo dall'area del valico Serra Sant'Antonio e passando per Fonte Moscosa e la Madonnina di Monte Piano, a 1.838 metri, per poi guadagnare la cresta dei Cantari fino al Gendarme del Viglio, a 2.113 metri, e infine alla vetta a 2.156. Il versante di Filettino e le linee della Valle Granara sono itinerari più diretti ma più esposti, e d'inverno diventano terreno da valanga: non sono percorsi da improvvisare.

Il Monte Cotento, 2.015 metri, è la cima più alta dei Simbruini propriamente detti, e si raggiunge dall'altopiano di Campo Staffi con una salita più docile, adatta anche a escursionisti allenati ma non alpinisti. Dalla vetta, in giornata limpida, il colpo d'occhio abbraccia la piana del Fucino, il gruppo del Sirente-Velino, la Maiella, la valle del Sacco, gli Ernici, e sullo sfondo il Gran Sasso.

Regole di buon senso che ripeto sempre ai gruppi che accompagno: quota reale e non percepita, quindi acqua e scorte anche per un giro breve; abbigliamento a strati perché sopra i millecinquecento metri il vento cambia tutto; rientro programmato con due ore di margine sul tramonto. E niente escursioni in cresta con temporali in avvicinamento: sui Cantari i fulmini arrivano in fretta e non c'è riparo. Chi vuole approfondire il tema delle montagne italiane in inglese trova un quadro generale nella guida Mountains and nature in Italy di ItalyPlanner.

Campo Staffi: sciare a Filettino (FR)

Campo Staffi è la ragione per cui la maggior parte dei romani conosce il nome di Filettino. È una località turistica montana, estiva e invernale, del comune di Filettino, posta intorno ai 1.750 metri di quota, sul confine con l'Abruzzo. Ci si arriva dal versante laziale salendo da Filettino lungo la provinciale che porta al valico di Serra Sant'Antonio, oppure dal versante abruzzese di Capistrello, oltre l'altopiano della Renga.

Impianti e piste di Campo Staffi

La stazione dispone di impianti di risalita e di un comprensorio di piste da discesa, affiancato da percorsi per lo sci di fondo. Il dominio sciabile si sviluppa sull'altopiano e sui versanti che salgono verso il Monte Cotento, con esposizioni che tengono bene la neve nei mesi centrali dell'inverno. Il numero degli impianti effettivamente in funzione e i chilometri realmente battuti variano di stagione in stagione, e questa è la cosa più importante da sapere prima di caricare gli sci in macchina: la situazione di apertura, i prezzi degli skipass e lo stato dell'innevamento vanno controllati sul sito ufficiale della stazione o sui canali del gestore nei giorni immediatamente precedenti alla salita.

La mia opinione, da chi porta gruppi su queste montagne da anni: Campo Staffi non è una stazione da confrontare con le grandi aree sciistiche alpine, e chi lo fa parte con il piede sbagliato. È una stazione di prossimità, che serve un bacino romano e ciociaro, con code corte, prezzi contenuti e un rapporto diretto con il paesaggio. Nelle giornate buone, con neve fresca e cielo pulito, il panorama dai punti alti verso il Fucino ripaga da solo il biglietto. Nelle stagioni scarse, la delusione è dietro l'angolo: informarsi prima non è pignoleria, è l'unico modo per non sprecare una domenica.

Campo Staffi d'estate

Tolta la neve, l'altopiano cambia mestiere e diventa una base escursionistica di prim'ordine. Da qui partono le salite al Monte Cotento e le traversate verso i Cantari; qui pascolano le mandrie e i cavalli allo stato brado, e qui si respira una delle poche arie davvero fresche che il Lazio offra a luglio. È anche un posto ideale per chi cammina con i bambini: l'altopiano è ampio, i dislivelli iniziali sono dolci, e si può misurare la giornata sulle gambe più corte del gruppo.

Un dettaglio che fa la differenza: alle prime luci, in agosto, l'altopiano è spesso coperto da un velo di nebbia bassa che si alza nel giro di mezz'ora. Chi arriva alle sette del mattino vede uno spettacolo che chi arriva alle undici non immagina nemmeno.

Il valico di Serra Sant'Antonio e la strada per l'Abruzzo

Il passo di Serra Sant'Antonio, a 1.602 metri, collega il territorio di Filettino con quello di Capistrello, in provincia dell'Aquila. È una delle strade di montagna più belle del Lazio orientale e una delle meno frequentate: sale a tornanti fra faggete e pascoli, scollina, e si affaccia sul versante abruzzese con la vista che si apre verso il bacino del Fucino. La percorrenza è stagionale, perché d'inverno la neve può chiuderla: prima di programmarla come itinerario, verifica lo stato del transito.

Questa strada è anche la ragione per cui Filettino è storicamente collegata a Capistrello: era una via di transumanza e di scambio, non un tracciato turistico, e i cippi di confine che si incontrano lungo le creste lo ricordano. Su questa direttrice passavano le greggi, le merci, i contrabbandieri e, in età moderna, anche i briganti.

La storia di Filettino (FR)

La storia di questo paese è un piccolo manuale di storia italiana vista dal basso: popoli italici, conquista romana, monachesimo benedettino, feudalità papale, autogoverno comunitario sotto lo Stato pontificio, unificazione, fascismo, spopolamento, contemporaneità. Vale la pena raccontarla per intero, perché ogni fase ha lasciato una traccia visibile sul terreno.

Gli Equi e la conquista romana

Prima della conquista romana l'area in cui sorge Filettino apparteneva agli Equi, il popolo italico che occupava l'alta valle dell'Aniene e il bacino del Fucino e che a Roma diede filo da torcere per tutto il V e il IV secolo avanti Cristo. Gli Equi erano montanari e pastori, organizzati in insediamenti d'altura fortificati, e la loro sottomissione, completata all'inizio del III secolo, aprì ai Romani la strada verso l'Abruzzo interno.

Lo storico settecentesco Eleuterio Arquati sostenne che Filettino fosse rimasta fedele a Roma in occasione della battaglia delle Forche Caudine e durante la seconda guerra punica. È un'affermazione erudita di età moderna, non un dato documentato: la registriamo come tradizione storiografica locale, che dice più sull'orgoglio settecentesco del paese che sul III secolo avanti Cristo.

Il Medioevo: dai monaci ai Caetani

Non ci sono notizie certe di un insediamento chiamato Filettino fino a un atto dell'XI secolo, con il quale la diocesi di Trevi nel Lazio venne soppressa e il suo territorio accorpato alla diocesi di Anagni. Da quel momento Filettino entra nella documentazione scritta come parte della cosiddetta Terra Trebana, il distretto che comprendeva Trevi, Filettino e Vallepietra.

I primi edifici sorsero sul Cotardo, dove la difesa era più facile, e il nucleo si sviluppò a spina adattandosi all'orografia: è la forma che il paese conserva ancora oggi. Dal 1257 il controllo del castello e del territorio passa alla famiglia papale dei Conti, la casata di Innocenzo III; nel 1299 subentrano i Caetani, la famiglia di Bonifacio VIII, che in quegli stessi anni stava costruendo un dominio territoriale compatto fra la Campagna e la Marittima, da Anagni a Sermoneta.

Nel 1438 il paese ospita Bernardino da Siena, e da quel soggiorno nasce il patronato di cui abbiamo già detto. Nel 1602, con la condanna a morte di Prospero Caetani decretata da Clemente VIII, Filettino cambia condizione giuridica: diventa Comunità immediate subiecta, cioè direttamente dipendente dalla Camera Apostolica, l'organo che amministrava il patrimonio dello Stato pontificio. Uscire dalla soggezione feudale e passare sotto l'amministrazione diretta di Roma fu, per una comunità montana, un salto di qualità: significava statuti propri, magistrature elettive e rapporto diretto con il potere centrale.

Lo Statuto del 1604 e il governo della Magnifica Comunità

Il 16 maggio 1604 Filettino si dota di uno Statuto Comunale. È il documento che regola la vita del paese per oltre due secoli, e il meccanismo che descrive merita di essere raccontato per esteso, perché è un pezzo di storia istituzionale che quasi nessuno conosce e che spiega anche i palazzi di cui abbiamo parlato.

La Sacra Consulta, il tribunale pontificio competente, inviava nel paese un governatore, chiamato anche podestà o pretore, che restava in carica uno o più anni. Il suo compito era vigilare sull'attività della Magistratura Civica per conto del Governo Centrale, senza interferirvi: controllo, non amministrazione. L'amministrazione vera restava alla comunità.

La riforma di monsignor Albergotti, del 1702, dispose che ad amministrare la Magnifica Comunità di Felettino fosse un Consiglio Pubblico Generale di sessanta membri, composto dal Magistrato pro tempore e dai Consiglieri. Una nota del 1807 conferma che i membri del Consiglio appartenevano al cosiddetto Ceto dei Consiglieri, e la carica era ereditaria. Una nota del 2 agosto 1800, relativa alla richiesta del depositario eletto Domenico Cerrocchi di cedere l'incarico al fratello maggiore, lo dice con chiarezza notarile: Se dunque il maggior fratello è persona benestante e senza figli ed ha il requisito di esser Consigliere in luogo del defunto padre, sembra assai più giusto che a questo diasi l'officio di Depositario. E poco oltre: È altresì vero che il di lui fratello maggiore esercita la carica di Consigliere come persona comoda e senza figli che subentrò in luogo del di loro padre morto.

I membri del Consiglio avevano pari dignità e facevano parte del cosiddetto Bussolo di Magistrato, a sua volta suddiviso in Bussolo dei Sindaci e Bussolo degli Ufficiali. Una nota del 1706 precisa chi vi finiva dentro: li più benestanti et atti all'esercitio et amministratione del pubblico. La Congregazione Bussolare, formata da un deputato ecclesiastico e da uno secolare scelti dal Consiglio, estraeva periodicamente dal Bussolo di Magistrato venti individui da inserire nel Bussolo dei Sindaci e quaranta in quello degli Ufficiali. Sindaci e Ufficiali venivano poi approvati per votazione del Consiglio ed estratti a sorte ogni semestre, andando a costituire il Magistrato pro tempore.

I bussoli duravano teoricamente dieci anni, ma nel frattempo capitava che qualche Consigliere morisse e fosse surrogato dai figli, sia nella carica sia nel bussolo di cui faceva temporaneamente parte. Esauriti i bussoli, la Congregazione si riuniva e li rifaceva da capo, rinnovandoli secondo le qualità dei membri del Ceto. Se una famiglia del Ceto si estingueva, si procedeva ad aggregare un'altra famiglia benestante e di condizione civile: il numero era fisso, il ricambio controllato.

Le cariche di Magistrato potevano essere esercitate dai figli dell'eletto. La stessa nota del 1706 stabiliva che, se gli estratti avevano già compiuto settant'anni ma avevano figli atti a esercitare le loro veci, potevano rinunciare in favore del figlio. Tutti gli eletti venivano solennemente insediati dal podestà. Ad assistere ai Consigli sedeva il Deputato Ecclesiastico, un sacerdote locale scelto per essere presente senza diritto di intervento. Esisteva infine la carica di depositario, chiamato anche esattore, tesoriere o camerlengo, assegnata per sorteggio a un possidente iscritto in un'apposita lista.

Fermiamoci un attimo su che cosa significa tutto questo. Un paese di montagna a mille metri di quota, nel Seicento e nel Settecento, si autogovernava con un sistema misto di elezione, cooptazione e sorteggio, con cariche semestrali per evitare l'accumulo di potere e un notabilato ereditario che si riproduceva per via familiare. È una macchina istituzionale sofisticata, molto più simile a quella di una repubblica cittadina che all'immagine del villaggio arretrato. I palazzi Parboni-Arquati, Pesci, Giovannoni, Ottaviani e Graziani sono l'architettura di questo ceto. Chi si è occupato di istituzioni parlamentari e di rappresentanza, e magari conosce la storia della Camera dei Deputati a Montecitorio, in questi bussoli riconosce un antenato locale del sorteggio e della rotazione delle cariche.

Dal Settecento all'Unità

Fra il XVII e il XIX secolo Filettino conobbe una fase di prosperità, legata all'allevamento di ovini, bovini ed equini e a un commercio locale fiorente. La ricchezza veniva dai pascoli alti, dalla lana, dal formaggio, dal legname e dalla posizione di frontiera, che rendeva il paese uno snodo di transito fra due Stati. Fino al 1860 il confine con il Regno delle Due Sicilie correva sulle montagne comunali, con tutto quello che comporta in termini di dazi, contrabbando e controllo militare.

Dopo l'Unità e la fine dello Stato pontificio, Filettino perse la sua condizione di frontiera e con essa buona parte della sua ragione economica. Il Novecento portò il colpo definitivo con il declino della tradizione agro-silvo-pastorale e l'emigrazione. Nel 1927, con il riordino delle circoscrizioni provinciali voluto dal regime fascista, il comune passò dalla provincia di Roma a quella di Frosinone: un cambio amministrativo che ancora oggi spiega la sigla FR accanto al nome del paese, benché Filettino guardi geograficamente e storicamente verso la valle dell'Aniene, cioè verso Roma.

Filettino Graziani: il nome che il paese portò dal 1938 al 1945

Dal 1938 al 1945 il comune non si chiamò Filettino: si chiamò Filettino Graziani. Il nome fu imposto in omaggio a Rodolfo Graziani, maresciallo d'Italia, nato qui l'11 agosto 1882 e morto a Roma l'11 gennaio 1955. Graziani fece carriera nel Regio Esercito durante la Prima guerra mondiale, divenne colonnello nel 1918 a trentasei anni, e costruì la sua fama nelle campagne coloniali di Libia fra il 1921 e il 1931 e in Etiopia fra il 1935 e il 1937. Fu nominato maresciallo d'Italia dopo l'occupazione di Harar, nel 1936.

La sua è una figura pesante e discussa, associata alla repressione feroce della resistenza libica, che gli valse un soprannome sinistro, e alle rappresaglie in Etiopia. La caduta del fascismo cancellò la doppia denominazione, e dal 1945 il comune tornò a chiamarsi semplicemente Filettino. Il tema non è archiviato: la costruzione ad Affile, nel 2012, di un monumento dedicato a Graziani ha aperto una controversia giudiziaria e politica che è arrivata fino in Cassazione.

Perché lo racconto in una guida di viaggio. Perché fa parte della storia documentata del comune, perché il cognome compare sulla facciata di un palazzo del centro, e perché tacerlo significherebbe consegnare al lettore un paese di cartone. Un borgo si racconta intero, comprese le pagine che non si mettono nei depliant.

Il Principato di Filettino del 2011

Nell'agosto del 2011, in piena crisi dei conti pubblici, il governo italiano annunciò che i comuni con meno di mille abitanti avrebbero dovuto accorparsi ai comuni vicini per tagliare i costi amministrativi. Per Filettino, che di abitanti ne aveva poche centinaia, la fusione prevista era con Trevi nel Lazio. Il sindaco Luca Sellari rispose in un modo che nessuno si aspettava: lanciò la campagna per fare di Filettino uno Stato indipendente, un principato.

La vicenda occupò i telegiornali e la stampa internazionale per settimane, con corrispondenti stranieri che salivano a mille metri di quota per raccontare il paese che voleva uscire dall'Italia. Il 24 settembre 2011 il Comune arrivò all'autoproclamazione. L'autonomia, ovviamente, non è mai stata riconosciuta da nessuno: non lo era e non lo è.

Ma liquidare la storia come folclore sarebbe un errore di lettura. Il gesto era una protesta politica precisa contro una riforma che, applicata alla lettera, avrebbe cancellato l'autonomia di centinaia di comuni montani italiani, cioè proprio quelli che presidiano il territorio più fragile e meno redditizio del Paese. Filettino aveva argomenti concreti da spendere: un comune che fornisce acqua e presidio ambientale a un bacino enorme, e che con quell'acqua ha alimentato Roma per venti secoli, sosteneva di non poter essere trattato come una voce di spesa da tagliare. La provocazione ottenne quello che voleva: attenzione nazionale, e un dibattito sul destino dei piccoli comuni che dura ancora.

Oggi in paese la faccenda si ricorda con un misto di ironia e di orgoglio. Chiedilo al bar, e vedrai spuntare i sorrisi.

Tradizioni e folclore di Filettino (FR)

Il calendario festivo di Filettino è quello classico delle comunità appenniniche, scandito dai santi e dalle stagioni del lavoro. Ecco gli appuntamenti che scandiscono l'anno.

  • Festa di San Bernardino da Siena, patrono del paese, in maggio
  • Festa della Madonna Addolorata, l'ultima domenica di luglio
  • Festa del Nome di Maria, in settembre
  • Sagra della Polenta, in dicembre
  • Fiaccolata di fine anno a Campo Staffi, il 30 dicembre
  • Carnevale di Filettino, con le maschere e le usanze locali

La fiaccolata del 30 dicembre a Campo Staffi è l'appuntamento con più forza scenica: i maestri di sci e gli sciatori scendono dalla pista in fila con le torce accese, e il serpente di fuoco si vede da chilometri. È un rito che unisce la stazione sciistica e il paese, e per chi porta bambini è probabilmente la sera più memorabile dell'anno filettinese.

La Sagra della Polenta di dicembre racconta invece un'altra Filettino, quella contadina. La polenta in Appennino centrale non è il piatto padano che immagini: qui si serve rovesciata sulla spianatoia, condita con sugo di salsiccia o con le cotiche, e si mangia in compagnia, direttamente dal tavolo, senza piatto. È un rito comunitario oltre che una ricetta.

Un consiglio da chi le sagre le frequenta per mestiere: le date esatte cambiano di anno in anno, perché dipendono dalle domeniche e dalla disponibilità dei volontari. Prima di programmare la giornata su una festa, un controllo sui canali del Comune o della pro loco evita la delusione.

Cosa si mangia a Filettino (FR)

La cucina di Filettino è quella della montagna povera che ha imparato a farsi buona: maiale, patate, farina, formaggio di pecora, funghi e tartufi del bosco. Due piatti la rappresentano meglio degli altri, e sono entrambi da cercare.

Le patate sotto il coppo sono il piatto identitario. Il coppo è il coperchio metallico che si posa sulla teglia e si copre di brace: le patate, tagliate a spicchi e condite con la pancetta, cuociono lentamente sotto quella cupola di calore, assorbendo il grasso e prendendo una crosta che nessun forno riproduce. È cucina di camino, nata quando il camino era l'unico fuoco della casa.

La pizza con gli sfrizzoli è l'altro cavallo di battaglia. Gli sfrizzoli sono i pezzetti di carne di maiale che restano dopo la fusione del grasso, i ciccioli: impastati nel pane, danno una focaccia salata, croccante e grassa nel senso migliore del termine. Si mangia calda, e a chi la assaggia per la prima volta consiglio di non farlo prima di una salita al Cotento.

Intorno a questi due piatti ruota tutto il resto: minestre di legumi, fettuccine tirate a mano con i funghi porcini, agnello, formaggi di pecora stagionati nel fieno, salumi di produzione locale. La montagna laziale, in tavola, non ha niente da invidiare a nessuno, e a differenza del centro di Roma i prezzi restano quelli di un paese.

Filettino (FR) con i bambini e accessibilità

Filettino funziona bene con i bambini, a patto di scegliere le attività giuste. D'inverno la stazione di Campo Staffi offre i campi scuola e le discese facili; il laghetto sportivo è un pomeriggio garantito da aprile in poi; l'altopiano estivo consente passeggiate senza dislivelli impegnativi. La neve, per un bambino romano, resta un'attrazione in sé: arrivare a toccarla a un'ora e mezzo da casa vale la sveglia presta.

Sull'accessibilità va detta la verità, senza indorare la pillola. Un borgo medievale sviluppato su un crinale, con vicoli a gradini, selciato irregolare e pendenze forti, non è terreno facile per chi si muove in carrozzina o ha difficoltà motorie. La parte bassa del paese, la zona delle fontane e gli spiazzi di Campo Staffi sono raggiungibili e percorribili; il tessuto storico alto è molto meno agevole. Chi ha esigenze specifiche faccia bene a informarsi in anticipo presso il Comune sui percorsi praticabili e sui parcheggi riservati.

Per gli animali domestici la situazione è quella tipica dei parchi regionali: cani ammessi al guinzaglio sui sentieri, con le limitazioni previste dal regolamento del Parco nelle zone di maggiore tutela e attenzione massima alla presenza di greggi e di cani da guardiania. Un pastore abruzzese che difende il gregge non discute: si evita l'incontro allargando il giro.

stazione sciistica di Campo Staffi - Filettino (FR)
stazione sciistica di Campo Staffi – Filettino (FR)

Cosa c'è nei dintorni di Filettino (FR)

Filettino da solo riempie mezza giornata. Per farne una giornata piena, o un fine settimana, conviene costruire un itinerario di valle. Ecco le combinazioni che funzionano meglio.

Verso nord, la valle dell'Aniene. Trevi nel Lazio, con il castello Caetani nel rione Civita e la collegiata di Santa Maria Assunta, è a pochi chilometri e completa il quadro storico di quella che fu la Terra Trebana. Più giù, Subiaco e i suoi monasteri benedettini sono il capitolo grande: il monastero di Santa Scolastica e il Sacro Speco raccontano la nascita del monachesimo occidentale meglio di qualunque libro. Vallepietra, con il santuario della Santissima Trinità aggrappato alla parete rocciosa, è uno dei luoghi di pellegrinaggio più antichi e più impressionanti dell'Italia centrale. Verso il fondovalle si arriva a Monte Livata, l'altra stazione montana dei Simbruini sopra Subiaco.

Verso sud, la Ciociaria. Fiuggi, con le sue terme e la città alta medievale, è la meta classica; Guarcino e Collepardo aprono il versante ernico, con la grotta dei Bambocci e il pozzo d'antullo; Alatri conserva una delle acropoli in opera poligonale meglio conservate d'Europa. Anagni, la città dei papi, è il vertice storico dell'intera zona.

Verso ovest, Roma. Sulla via del rientro la valle dell'Aniene continua fino a Tivoli e poi dentro la città, dove il fiume attraversa i quartieri del quadrante nord-est. Chi vuole vedere dove va a finire quest'acqua trovi il tempo per un giro nella Riserva naturale Valle dell'Aniene, che protegge il tratto urbano del fiume. Per una giornata più leggera con i bambini, in città funzionano sempre il verde dell'Eur e il suo laghetto, oppure i Castelli Romani sul versante opposto della campagna romana.

Chi organizza il viaggio a Roma e vuole capire come incastrare una gita fuori porta nel programma dei giorni in città trova un quadro d'insieme nella guida Day trips in Italy e nell'elenco ragionato delle cose migliori da fare a Roma di ItalyPlanner, entrambe in inglese e pensate per chi arriva dall'estero.

Una curiosità su Filettino (FR)

La curiosità più forte non è il primato di altitudine e non è il principato del 2011: è il fatto che questo paese di poche centinaia di anime abbia governato se stesso, per due secoli, con un sistema di sorteggio. Il meccanismo dei bussoli, fissato dalla riforma del 1702, prevedeva che dal corpo dei sessanta consiglieri si estraessero periodicamente venti nomi per il Bussolo dei Sindaci e quaranta per quello degli Ufficiali, e che poi da quei bussoli si sorteggiassero ogni semestre le persone effettivamente chiamate a governare. Non elezione pura, non nomina dall'alto: estrazione a sorte dentro un corpo ristretto e verificato.

È esattamente il congegno che le repubbliche italiane usavano per impedire che qualcuno mettesse le mani sul potere in modo stabile, lo stesso principio che a Venezia produceva le complicatissime procedure per l'elezione del doge. Vederlo applicato in un borgo dei Simbruini, dentro lo Stato pontificio, dice due cose. La prima è che la cultura istituzionale del sorteggio era diffusa molto oltre le grandi città. La seconda è che la Camera Apostolica, quando prese in gestione diretta Filettino nel 1602, non impose un governatore assoluto: lasciò alla comunità un'autonomia amministrativa reale, limitandosi al controllo esterno tramite il podestà.

C'è un dettaglio che rende la faccenda ancora più gustosa. Il Consiglio Pubblico Generale di Filettino veniva chiamato, nei documenti, Serenissimo Senato: una definizione che a mille metri di quota, in un paese di pastori e boscaioli, suona quasi comica e invece era presa sul serio. Quando nel 2011 il sindaco proclamò il principato, non inventò niente di estraneo alla storia locale: rimise in scena, in chiave contemporanea, l'idea che Filettino sia una comunità con un proprio ordinamento e non un numero in una tabella ministeriale. Le due vicende, a quattro secoli di distanza, si parlano.

Una cosa che non ti dice nessuno su Filettino (FR)

Che l'acqua che esce dai rubinetti di mezza Roma comincia qui sopra, e che questa non è una metafora turistica ma una catena idraulica documentata da duemila anni. Le guide raccontano volentieri gli acquedotti romani nel tratto monumentale, quello degli archi nella campagna e del Parco degli Acquedotti; quasi nessuna spiega che la sorgente di tutta quella macchina è nell'alta valle dell'Aniene, fra Filettino, Trevi e Vallepietra.

I numeri chiariscono la scala. Quattro acquedotti antichi, l'Anio Vetus, l'Aqua Marcia, l'Aqua Claudia e l'Anio Novus, presero acqua da questo bacino. Il primo di quella famiglia risale alla metà del II secolo avanti Cristo, opera del pretore Quinto Marcio Re, e l'Aqua Marcia fu considerata dai Romani la migliore acqua della città per freschezza e purezza: la usavano per bere, non per le terme. In età claudia se ne aggiunsero altri due sulla stessa direttrice. Oggi il sistema di captazione dei Simbruini serve ancora Roma e la sua area metropolitana per un bacino d'utenza che si conta intorno al milione di persone.

La conseguenza pratica per chi visita è meno ovvia di quanto sembri. Significa che gran parte del territorio comunale è zona di tutela idrica, che le sorgenti sono in larga misura captate e recintate, e che non esiste una passeggiata da cartolina con l'acqua che sgorga scenograficamente da una roccia. Chi sale qui aspettandosi la sorgente monumentale resta deluso: quello che si vede è un sistema di opere di presa, di fontane a valle e di torrenti che nascono in modo discreto sotto il bosco. Il fascino è tutto nella consapevolezza. Sapere che quel filo d'acqua diventerà, cento chilometri più avanti, la portata che entra nel Tevere a Ponte Salario cambia il modo in cui lo guardi.

Aggiungo una nota che chiarisce anche la politica locale. Quando un comune di cinquecento residenti presidia un patrimonio idrico di questa portata, sostiene di svolgere un servizio per l'intera regione. È l'argomento che Filettino ha speso, nel 2011, contro l'ipotesi di cancellazione dei piccoli comuni. Ti piaccia o no la forma scelta per esprimerlo, la sostanza del ragionamento resta seria.

Il consiglio che ti do per visitare Filettino (FR)

Sali di mattina presto e non in giornata singola da Roma, se puoi evitarlo. Il primo consiglio riguarda l'orario: Filettino è un paese che si racconta con la luce radente, e i vicoli del centro storico alle otto del mattino hanno una qualità che a mezzogiorno sparisce del tutto. Il secondo riguarda la durata: la gita mordi e fuggi in giornata, con due ore di macchina all'andata e due al ritorno, ti lascia tre ore scarse sul posto e ti obbliga a scegliere fra il borgo e la montagna. Una notte in paese o in valle cambia tutto.

Il consiglio operativo che do sempre ai gruppi è di costruire la giornata su due poli e non su tre. Polo uno: il borgo, con le tre chiese, i palazzi, le fontane e il belvedere sulla corona montuosa, un'ora e mezzo di passeggiata lenta. Polo due: la montagna, cioè Campo Staffi d'estate o gli impianti d'inverno, oppure le mura saracene se preferisci l'archeologia alla quota. Provare a incastrarci anche Vallepietra o Subiaco nello stesso giorno significa vedere tutto male.

Sulla stagione, la mia preferenza è netta e va contro il senso comune. Tutti salgono a Filettino d'inverno per la neve, e in quei fine settimana il paese e la strada si intasano. Io ci vengo a fine settembre e in ottobre: i colori del faggio, l'aria tersa, i sentieri liberi, i prezzi bassi e nessuna coda. Chi cerca la neve la trovi pure, ma sappia che sceglie il momento di massimo affollamento e di massima incertezza, perché l'innevamento dell'Appennino centrale è ballerino e una stagione scarsa rovina il programma.

Tre note pratiche che valgono più di molte pagine. Primo: fai il pieno prima di salire, perché i distributori in quota sono pochi e non danno per scontato il tuo orario. Secondo: porta contanti, perché in montagna il pagamento elettronico funziona ma la copertura di rete non sempre. Terzo: controlla la previsione del vento oltre che quella della pioggia, perché a duemila metri sui Cantari il vento decide se la giornata è bella o impraticabile. E se cammini fuori dai sentieri segnati, dillo a qualcuno prima di partire.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il nome Monti Simbruini viene dal latino sub imbribus, cioè sotto le piogge, e che questa non è un'etichetta poetica ma una descrizione meteorologica esatta. Su queste montagne cadono oltre duemila millimetri di precipitazioni all'anno, il valore più alto di tutto l'Appennino centrale. Roma, cinquanta chilometri più a ovest, ne riceve meno della metà.

Il fatto è noto a chiunque abbia aperto una monografia sui Simbruini, eppure viene citato raramente, e quasi mai se ne traggono le conseguenze. Le conseguenze sono tre, e sono tutte visibili sul terreno. La prima è idrologica: tutta quell'acqua, cadendo su roccia calcarea, non scorre in superficie ma si infiltra, viaggia in profondità dentro un sistema carsico di condotti e fratture, e riemerge come sorgente più a valle. Ecco perché l'Aniene, il Liri e il Simbrivio nascono tutti da questo stesso massiccio: non sono fiumi alimentati da un lago o da un ghiacciaio, sono fiumi alimentati dalla pioggia immagazzinata nella roccia.

La seconda conseguenza è botanica. La combinazione di piovosità altissima, quote fra i mille e i duemila metri e suolo calcareo produce faggete di dimensioni e maturità eccezionali, fra le più estese d'Europa. Il faggio ama l'umidità atmosferica e le estati fresche: qui trova esattamente il suo ottimo, e cresce come in pochi altri posti a questa latitudine.

La terza conseguenza è storica, e riguarda direttamente Roma. Se l'ingegneria idraulica romana scelse questa valle e non un'altra per costruire quattro acquedotti, non fu per comodità logistica: da qui a Roma ci sono decine di chilometri di canalizzazioni difficili. Fu perché questo bacino garantiva portata costante e acqua di qualità superiore, dodici mesi l'anno, anche nelle estati secche. La pioggia che cade oggi su Filettino è lo stesso capitale naturale su cui la Repubblica romana investì nel II secolo avanti Cristo.

C'è anche un corollario di cui nessuno avvisa i visitatori: la nebbia. Con questa piovosità, le nubi che risalgono i valloni si fermano spesso sul crinale, e il paese può restare avvolto per ore mentre a duecento metri più in basso c'è il sole. Non è un difetto del posto, è la sua firma climatica. E fotograficamente, quando succede, è una fortuna.

La foto giusta da fare a Filettino (FR)

La fotografia che restituisce Filettino non è il primo piano di un vicolo: è il paese intero visto da fuori, appoggiato al suo crinale, con la corona montuosa alle spalle. Il punto di ripresa migliore è lungo la provinciale che sale da Trevi nel Lazio, negli ultimi tornanti prima dell'abitato, dove la strada si allarga abbastanza da poter accostare in sicurezza. Da lì il borgo si legge per quello che è: una fila di case che segue la dorsale, con i monti a fare da fondale.

Sulla luce: la mattina presto il paese è controluce da quel punto, quindi il momento giusto è il tardo pomeriggio, quando il sole si abbassa a ovest e illumina le facciate di taglio. In inverno, con la neve sulle cime e il cielo pulito, il contrasto fra la pietra chiara del borgo e il bianco delle creste è il colpo migliore che questo territorio offra. Usa una focale media, fra i cinquanta e i cento millimetri equivalenti: il grandangolo rimpicciolisce le montagne e uccide la scena.

La seconda foto obbligatoria è dal belvedere sopra l'abitato, quello che guarda i Simbruini. Qui il soggetto non è il paese ma lo spazio: una successione di dorsali che si allontanano in piani sovrapposti, perfetta nelle mattine di foschia leggera, quando l'atmosfera separa i piani in tonalità di azzurro sempre più chiare. È il classico paesaggio a strati, e con un teleobiettivo diventa un'immagine di forte impatto.

La terza è a Campo Staffi, e qui cambio consiglio a seconda della stagione. D'inverno, la fiaccolata del 30 dicembre: le torce in fila sulla pista, con tempo di posa lungo e treppiede, danno una linea di fuoco che scende nel buio. D'estate, il primo mattino sull'altopiano, con la nebbia bassa e i cavalli al pascolo che emergono dal velo.

Un'ultima raccomandazione, che riguarda il rispetto più che la tecnica. Il centro storico di Filettino è abitato: le finestre che inquadri sono case di persone, e gli anziani seduti sulla soglia non sono comparse. Chiedere prima di fotografare qualcuno non è solo educazione, è il modo per ottenere ritratti migliori. Nei paesi di montagna la diffidenza si scioglie in trenta secondi di conversazione, e quello che ricevi in cambio vale più di uno scatto rubato.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Le incursioni saracene del IX secolo nella valle dell'Aniene. Fra l'828-829 e, probabilmente, l'876-877 il monastero di Santa Scolastica a Subiaco subì due devastazioni per mano di gruppi saraceni risaliti dalla base sul Garigliano. Le montagne di Filettino furono con ogni probabilità attraversate da quelle bande nei loro spostamenti, e la memoria dell'episodio è rimasta attaccata alla cortina muraria che ancora oggi il paese chiama mura saracene. Che quelle pietre siano davvero saracene è dubbio; che i Saraceni siano passati per questa valle è storicamente accertato.

L'atto dell'XI secolo che cancella la diocesi di Trevi. È il documento con cui Filettino entra nella storia scritta. La soppressione della diocesi trebana e l'accorpamento del suo territorio a quella di Anagni ridisegnano la geografia ecclesiastica dell'alta valle e collocano definitivamente il paese nell'orbita anagnina, cioè nell'area che di lì a due secoli diventerà il cuore del potere dei Caetani.

Il passaggio ai Conti nel 1257 e ai Caetani nel 1299. Due date che segnano l'ingresso di Filettino nel grande gioco delle famiglie papali. I Conti sono la casata di Innocenzo III, i Caetani quella di Bonifacio VIII: nel giro di quarant'anni il paese passa dall'una all'altra, seguendo il ritmo delle fortune curiali. Per una comunità montana significa cambiare padrone, esazioni e alleanze.

Il soggiorno di Bernardino da Siena nel 1438. Il predicatore francescano più ascoltato del Quattrocento italiano si ferma a Filettino. La tradizione locale gli attribuisce la protezione del paese dall'assedio dei briganti mediante una pioggia miracolosa di ghiande di ferro. L'episodio, agiografico nella forma, produce un effetto storico concreto e permanente: san Bernardino diventa patrono del paese, gli si dedica una chiesa, e la festa di maggio scandisce da quasi sei secoli il calendario comunitario.

Il 1602 e la fine del dominio feudale. Con la condanna a morte di Prospero Caetani per volere di Clemente VIII, Filettino cessa di essere terra feudale e diventa Comunità immediate subiecta, sotto la Camera Apostolica. Due anni dopo, il 16 maggio 1604, il paese si dà uno Statuto Comunale. È il momento fondativo dell'autonomia amministrativa filettinese, quella che produrrà i bussoli, i sindaci sorteggiati e il Serenissimo Senato.

Il confine del 1860 e la fine della frontiera. Fino all'anno che precede l'unità d'Italia, sulle montagne di Filettino corre il limite fra lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie, materializzato dai cippi che si vedono ancora. Con il crollo del Regno borbonico quella frontiera scompare, e con essa un'economia intera fatta di dazi, transiti e traffici. È l'inizio del lungo declino ottocentesco e novecentesco.

Il 1927 e il passaggio a Frosinone. Il riordino delle circoscrizioni provinciali del regime fascista stacca Filettino dalla provincia di Roma e lo assegna a quella di Frosinone. È una decisione di scrivania che contraddice la geografia, perché il paese guarda alla valle dell'Aniene, ma resta in vigore fino a oggi e spiega la sigla FR.

Il 1938 e la denominazione Filettino Graziani. Il comune assume il nome del maresciallo nato qui nel 1882 e lo mantiene fino al 1945. Sette anni in cui un paese di montagna porta sulla carta d'identità il cognome di un uomo simbolo delle campagne coloniali italiane.

Il 24 settembre 2011, la proclamazione del principato. Contro l'ipotesi di accorpamento dei comuni sotto i mille abitanti, Filettino si autoproclama principato indipendente. L'autonomia non è mai stata riconosciuta, ma il caso porta il nome del paese sui giornali di mezzo mondo e apre un dibattito nazionale sul destino dei piccoli comuni montani che non si è ancora chiuso.

Chi è passato da Filettino (FR)

Bernardino da Siena è il nome più illustre che questo paese possa vantare. Bernardino degli Albizzeschi, nato a Massa Marittima nel 1380 e morto all'Aquila nel 1444, fu il predicatore che riempiva le piazze italiane del Quattrocento, l'uomo del trigramma raggiato con il nome di Gesù, canonizzato appena sei anni dopo la morte. Nel 1438 fu a Filettino, dentro quel lungo pellegrinaggio predicatorio che lo portò a percorrere l'Appennino centrale borgo per borgo. La tradizione locale lega il suo passaggio al miracolo delle ghiande di ferro contro i briganti; la storia documenta con certezza che il paese ne fece il proprio patrono e gli intitolò una chiesa.

I Conti e i Caetani, cioè due delle più potenti famiglie della storia papale, hanno tenuto questo territorio per oltre tre secoli. I Conti di Segni, casata di Innocenzo III, dal 1257; i Caetani, casata di Bonifacio VIII, dal 1299. Non si tratta di presenze simboliche: la loro amministrazione ha determinato la struttura fondiaria, i diritti di pascolo e la fisionomia del potere locale fino al 1602. L'ultimo signore, Prospero Caetani, finì condannato a morte da Clemente VIII, e con lui finì il feudo.

Eleuterio Arquati, erudito settecentesco della famiglia che ha lasciato il nome a uno dei palazzi del centro, fu il primo a scrivere la storia di Filettino. È a lui che si devono le affermazioni sulla fedeltà del paese a Roma all'epoca delle Forche Caudine e della seconda guerra punica: notizie che la storiografia moderna non conferma, ma che documentano il modo in cui, nel Settecento, una comunità costruiva la propria identità cercandosi radici antiche.

Rodolfo Graziani nacque a Filettino l'11 agosto 1882 e morì a Roma l'11 gennaio 1955. Colonnello a trentasei anni nel 1918, protagonista della riconquista della Libia fra il 1921 e il 1931 e della campagna d'Etiopia fra il 1935 e il 1937, maresciallo d'Italia dopo la presa di Harar nel 1936, poi ministro della guerra della Repubblica Sociale Italiana. La repressione condotta in Cirenaica gli valse un soprannome che ne dice il metodo. Il paese portò il suo cognome dal 1938 al 1945. È il personaggio più noto e più scomodo uscito da queste montagne, e la sua vicenda continua a produrre polemiche, come ha mostrato il caso del monumento eretto ad Affile nel 2012.

I pastori della transumanza non hanno un nome proprio, ma senza di loro Filettino non esisterebbe. Per secoli, lungo le direttrici che valicano a Serra Sant'Antonio verso il Fucino, sono passate greggi e mandrie che hanno costruito la ricchezza del paese fra Seicento e Ottocento. Le loro tracce sono i sentieri, i muretti a secco, gli stazzi in quota e i toponimi dei pascoli.

I giornalisti del mondo, infine, nel settembre 2011. Nelle settimane del principato le troupe salirono qui da mezza Europa, e per qualche giorno il paese più alto del Lazio fu la notizia più letta sull'Italia dei tagli. Un sindaco di provincia aveva capito, prima di molti professionisti della comunicazione, che una provocazione ben costruita vale mille documenti inviati al ministero.

Domande veloci su Filettino (FR)

Quanto costa visitare Filettino (FR)?

Niente. Filettino è un comune abitato, non un sito a pagamento: si entra liberamente, si gira a piedi e non esiste alcun biglietto. Le spese riguardano semmai i servizi: skipass a Campo Staffi d'inverno, ingresso al laghetto sportivo per la pesca, ristorazione e pernottamento. I prezzi degli impianti si controllano sui canali ufficiali della stazione prima di salire.

A che altezza è Filettino (FR)?

Il centro abitato è a 1.063 metri sul livello del mare, ed è il comune del Lazio con l'altitudine più elevata. Il territorio comunale sale però molto più in alto: Campo Staffi è intorno ai 1.750 metri, il valico di Serra Sant'Antonio a 1.602, il Monte Cotento a 2.015 e il Monte Viglio a 2.156.

Quanto dista Filettino (FR) da Roma?

In linea d'aria una settantina di chilometri verso est, ma la distanza reale in auto è sensibilmente maggiore perché si percorre la valle dell'Aniene e si sale di quota. Metti in conto una mattinata per l'andata comoda, con la sosta caffè, e non pianificare arrivi al tramonto in inverno.

Come si arriva a Filettino (FR) da Roma?

In auto, per due itinerari. Da nord: A24 fino a Vicovaro-Mandela, poi la Sublacense lungo l'Aniene, Subiaco, Jenne, Trevi nel Lazio e la provinciale 28 che sale al paese. Da sud: A1 o Casilina fino ad Anagni, poi Fiuggi, Guarcino e Trevi. I mezzi pubblici servono la valle con corse su gomma poco frequenti, da verificare sul sito del vettore regionale.

Filettino (FR) è davvero il paese più alto del Lazio?

Sì, se si parla di capoluogo comunale: nessun altro municipio laziale supera i 1.063 metri di Filettino. Se invece si parla di località abitate in senso lato o di cime, la classifica è diversa, perché nel Lazio ci sono montagne che sfiorano i 2.500 metri.

Quando conviene andare a Filettino (FR)?

Da dicembre a marzo per la neve e gli impianti di Campo Staffi; da giugno a settembre per la frescura e le escursioni; a ottobre per i colori delle faggete e i sentieri vuoti, che è il periodo che consiglio più volentieri. Aprile e maggio restano incerti, con neve residua in alto e fondo bagnato in basso.

Si scia a Filettino (FR)?

Sì, nella stazione di Campo Staffi, che dispone di impianti di risalita, piste da discesa e percorsi per lo sci di fondo. Apertura, tariffe e stato dell'innevamento variano molto di stagione in stagione e vanno verificati sui canali ufficiali della stazione prima di partire.

Ci sono piste per principianti a Campo Staffi?

La stazione ha tradizionalmente un'offerta adatta anche a chi comincia, con campi scuola e discese facili, oltre a servizi di noleggio e insegnamento nei periodi di apertura. La disponibilità effettiva dipende dalla stagione: si chiede al gestore.

Dove nasce il fiume Aniene?

Nel territorio comunale di Filettino, verso il confine con Trevi nel Lazio. Il ramo che porta il nome di Aniene sgorga intorno ai 1.200 metri di quota nell'area del Monte Tarino; l'altro ramo, il Simbrivio, scende da Vallepietra da oltre 1.850 metri. Il fiume percorre poi novantotto chilometri e mezzo fino al Tevere.

Si può fare il bagno nelle sorgenti dell'Aniene?

No, e non è una questione di divieti pittoreschi: buona parte delle sorgenti è captata per l'approvvigionamento idrico e ricade in zone di tutela. L'acqua, in più, esce a pochi gradi sopra lo zero. Il laghetto sportivo del Pertuso è attrezzato per la pesca, non per la balneazione.

Che cosa sono le mura saracene di Filettino (FR)?

Una cortina di blocchi calcarei addossata a una parete rocciosa, lunga trentasette metri e alta fino a sette, a circa tre chilometri dal centro lungo la provinciale che sale da Trevi. La tecnica costruttiva è romana. Il nome popolare rimanda alle incursioni saracene del IX secolo, ma l'ipotesi oggi più convincente le legge come resti della massicciata di un'antica strada.

Le chiese di Filettino (FR) sono sempre aperte?

No. Come in quasi tutti i borghi montani, le chiese restano chiuse fuori dagli orari liturgici e si aprono su richiesta. Chi vuole vedere gli affreschi di San Nicola e di San Bernardino faccia bene a chiedere in parrocchia o in Comune con qualche giorno di anticipo.

Quanto tempo serve per visitare Filettino (FR)?

Il borgo si cammina per intero in un'ora e mezzo con calma. Aggiungendo Campo Staffi o le mura saracene si arriva a mezza giornata piena. Per fare anche una escursione in quota, al Cotento o al Viglio, serve la giornata intera e conviene dormire in zona.

Filettino (FR) è adatto ai bambini?

Molto, se scegli le attività giuste: neve e campo scuola d'inverno, laghetto per la pesca in primavera, passeggiate facili sull'altopiano di Campo Staffi d'estate. Il centro storico, con i suoi vicoli a gradini, è più faticoso con il passeggino: meglio lo zaino porta bebè.

Filettino (FR) è accessibile in sedia a rotelle?

Solo in parte. La zona bassa del paese, l'area delle fontane e gli spiazzi di Campo Staffi sono praticabili; il tessuto storico alto, con selciato irregolare, gradini e pendenze forti, non lo è. Per esigenze specifiche conviene informarsi in anticipo presso il Comune.

Serve la catena da neve per salire a Filettino (FR)?

Nei mesi invernali sì, e non è una precauzione teorica: l'obbligo di pneumatici invernali o catene a bordo vige di norma sulle strade di montagna nella stagione fredda, e le provinciali che salgono al paese e a Campo Staffi possono essere innevate o ghiacciate. Verifica l'ordinanza in vigore prima di partire.

Che si mangia a Filettino (FR)?

Le patate sotto il coppo con la pancetta e la pizza con gli sfrizzoli sono i due piatti identitari. Accanto a loro, minestre di legumi, pasta fatta a mano con i funghi, agnello, formaggi di pecora e salumi locali. In dicembre la Sagra della Polenta è l'occasione migliore per mangiare da paese e non da ristorante.

Perché Filettino (FR) si è proclamato principato?

Per protesta contro la norma del 2011 che imponeva ai comuni sotto i mille abitanti di accorparsi ai vicini, nel caso di Filettino a Trevi nel Lazio. Il sindaco Luca Sellari lanciò la campagna per l'indipendenza e il 24 settembre 2011 il Comune si autoproclamò principato. L'autonomia non è mai stata riconosciuta.

Perché il comune si chiamava Filettino Graziani?

Perché dal 1938 al 1945 fu intitolato a Rodolfo Graziani, maresciallo d'Italia nato in paese l'11 agosto 1882. Con la fine della guerra la doppia denominazione fu abbandonata e il comune tornò a chiamarsi Filettino.

Che differenza c'è fra Filettino (FR) e Campo Staffi?

Filettino è il paese, a 1.063 metri; Campo Staffi è la località turistica di montagna del suo territorio, intorno ai 1.750 metri, sede della stazione sciistica. Fra i due c'è una salita stradale che d'inverno richiede attenzione. Sono due esperienze diverse e conviene programmarle entrambe.

Si possono portare i cani sui sentieri di Filettino (FR)?

Sì, al guinzaglio, nel rispetto del regolamento del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini e con la massima attenzione alla presenza di greggi e di cani da guardiania. Nelle zone di tutela maggiore possono valere limitazioni specifiche.

Che cosa vedere nei dintorni di Filettino (FR)?

Trevi nel Lazio con il castello Caetani, Subiaco con i monasteri benedettini, Vallepietra con il santuario della Santissima Trinità, Monte Livata per la montagna sopra Subiaco, e sul versante ciociaro Fiuggi, Guarcino, Collepardo, Alatri e Anagni.

Serve una guida per camminare sui monti di Filettino (FR)?

Per i percorsi segnati e facili no, purché tu sia attrezzato e informato sul meteo. Per le creste dei Cantari, la salita al Viglio in condizioni invernali e la ricerca dei cippi confinari, affidarsi a un professionista è la scelta giusta: sono terreni dove l'errore di valutazione si paga caro.

La mia ultima parola su Filettino (FR)

Accompagno gruppi da anni su queste montagne e ho visto Filettino trattato in due modi sbagliati, opposti fra loro. C'è chi lo riduce a parcheggio per Campo Staffi, sale in macchina, scia e riscende senza aver messo piede in paese; e c'è chi ci arriva cercando il borgo da manuale, con i gerani alle finestre e le botteghe artigiane, e resta deluso perché Filettino non è quello. Filettino è un paese di montagna vero, con case chiuse e case abitate, un bar dove si discute di neve e di consiglio comunale, tre chiese che aprono quando c'è qualcuno, un muro romano nel bosco che nessuno guarda e una sorgente che disseta Roma da duemila anni.

Se devi salire una volta sola, sali a ottobre, cammina il borgo la mattina, mangia le patate sotto il coppo a mezzogiorno e passa il pomeriggio sull'altopiano fra le faggete che virano al rame. È la giornata che consiglio a chiunque mi chieda dove andare quando Roma è ancora tiepida e la montagna comincia a cambiare colore. E se ti avanza mezz'ora, fermati sui tornanti sotto il paese a guardarlo da lontano: la fila di case sul crinale spiega il nome del posto meglio di qualunque etimologia.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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