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Rivodutri (RI)

In breve. Rivodutri è un comune di poco più di mille abitanti in provincia di Rieti, adagiato a circa 560 metri di quota sulle falde occidentali del gruppo del Terminillo, con il municipio in Piazza Municipio 9, CAP 02010, telefono 0746 685612.

Rivodutri è un comune di poco più di mille abitanti in provincia di Rieti, adagiato a circa 560 metri di quota sulle falde occidentali del gruppo del Terminillo, con il municipio in Piazza Municipio 9, CAP 02010, telefono 0746 685612. Da Roma si arriva in un'ora e mezza scarsa: Salaria SS4 fino a Rieti, poi la statale per Terni fino al bivio di Piedicolle e la salita al borgo, oppure A1 fino a Orte e superstrada Orte-Terni-Rieti. Il centro storico si visita a piedi in un paio d'ore, l'ingresso alle chiese e alla porta alchemica è libero e gratuito, il parcheggio si trova subito fuori dalle mura e alle sorgenti di Santa Susanna. Le sorgenti, in via Santa Susanna nella frazione di Piedicolle, sono ad accesso libero con parcheggio comodo. Il faggio di San Francesco è al Cepparo, oltre i 1100 metri di quota, raggiungibile in auto per strada asfaltata e poi con pochi minuti di sentiero.

Rivodutri è un paese immerso nei boschi della Sabina reatina, a pochi chilometri da Morro Reatino, Poggio Bustone, Labro, Cantalice, Colli sul Velino, Greccio e Contigliano, quest'ultimo con il borgo abbandonato di Antuni sul lago del Turano poco più in là. Chi ama i paesi svuotati trova, a distanza di gita, anche Rocchettine e il borgo di Chia. Ma Rivodutri non è un borgo fantasma: è un paese vivo, con il bar, la scuola, il mercato del lunedì e una cucina di fiume che vale il viaggio da sola.

Tre cose fanno di Rivodutri una gita diversa dalle altre nel reatino: una sorgente che butta cinquemila litri al secondo, un faggio deforme che la Regione Lazio tutela come monumento naturale, e un arco di pietra coperto di simboli ermetici che nessuno ha finito di decifrare. Il resto, i boschi, i laghi, la Valle Santa francescana, è contorno di lusso.

Rivodutri immersa nel verde
Rivodutri immersa nel verde

Come arrivare a Rivodutri (RI) e come muoversi una volta arrivati

L'auto resta il mezzo sensato. Da Roma nord la via più diretta è la Salaria fino a Rieti e poi la statale 79 in direzione Terni: dopo Cantalice e il bivio per Colli sul Velino, sulla sinistra si apre la strada che sale a Rivodutri. Da Terni e dall'Umbria si scende invece per la Valnerina o per la statale che costeggia il lago di Piediluco, e in questo caso si entra nel territorio comunale dalla parte alta. Chi viene da Firenze o dal nord conviene esca ad Orte e prenda la superstrada per Rieti, evitando l'ingorgo cronico della Salaria nei fine settimana estivi.

Il trasporto pubblico esiste ma è tarato sui residenti: le corse dei bus di linea da Rieti verso Morro Reatino e la Valnerina servono il bivio di Piedicolle e il paese in alcune fasce orarie, concentrate su mattina presto e pomeriggio, e la domenica si diradano parecchio. Chi non ha l'auto deve verificare gli orari aggiornati presso il gestore regionale prima di partire, perché una coincidenza saltata a Rivodutri significa restare fermi diverse ore. Il consiglio è secco: qui si viene in macchina, o non si viene.

Dove si lascia l'auto a Rivodutri

Il borgo storico è un dedalo di vicoli in pendenza, molti a gradoni, e non ha senso tentare di infilarcisi. Si parcheggia nello spiazzo all'ingresso del paese, vicino alla piazza del municipio, e si prosegue a piedi. Alle sorgenti di Santa Susanna c'è un parcheggio dedicato a ridosso dell'area attrezzata, che nei fine settimana di luglio e agosto e nei giorni della sagra si riempie entro le dieci del mattino. Al Cepparo, per il faggio, lo spiazzo davanti alla chiesetta di San Francesco al faggio ospita una dozzina di auto: se lo trovate pieno, si lascia la macchina lungo la strada asfaltata in un tratto largo e si aggiungono dieci minuti a piedi.

Quanto tempo serve per visitare Rivodutri (RI)

Domande frequenti su Rivodutri (RI)

Dove si trova Rivodutri (RI) e a che altitudine?

Rivodutri si trova in provincia di Rieti, nel Lazio, a circa 560 metri di quota sulle falde occidentali del gruppo del Terminillo, sopra la piana reatina. Il municipio è in Piazza Municipio 9, CAP 02010. Il borgo conserva un impianto tardomedievale con edifici quattrocenteschi e cinquecenteschi, portali in pietra locale e vicoli che salgono verso la parrocchiale.

Quanto dista Rivodutri da Roma e come si arriva in auto?

Da Roma, Rivodutri dista poco più di un'ora e mezza di automobile. Il percorso più diretto da Roma nord segue la Salaria fino a Rieti e poi la statale 79 in direzione Terni, con la deviazione per il paese dopo Cantalice; in alternativa si può prendere la A1 fino a Orte e poi la superstrada per Rieti.

Che cosa sono le sorgenti di Santa Susanna a Rivodutri?

Le sorgenti di Santa Susanna, nella frazione di Piedicolle, sono fra le più grandi d'Europa per portata: circa 5000 litri d'acqua al secondo escono dalla roccia in modo continuo. Sono state dichiarate monumento naturale nel 1977 e il rumore dell'acqua si sente prima ancora di vederla.

Perché il faggio di San Francesco a Rivodutri è così particolare?

Il faggio di San Francesco, sulle pendici del monte Fausola vicino alla frazione Cepparo oltre i 1100 metri di quota, non assomiglia a nessun altro faggio della zona perché i suoi fusti si aprono in orizzontale invece che in verticale. La circonferenza complessiva è di 21 metri, la chioma ha circa 7 metri di diametro e l'altezza è contenuta in 6 metri: una forma dovuta a una mutazione genetica rarissima, non a un evento storico.

È vero che Rivodutri faceva parte dell'Umbria?

Sì, Rivodutri è stata amministrativamente umbra fino a circa un secolo fa. Il comune apparteneva alla provincia di Perugia e quindi all'Umbria, fu trasferito alla provincia di Roma nel 1923 e infine, nel 1927, confluì nella nuova provincia di Rieti insieme al resto del circondario reatino.

Qual è il periodo migliore per visitare Rivodutri?

La stagione migliore per visitare Rivodutri è l'autunno, fra la seconda metà di ottobre e i primi di novembre, quando la faggeta del Cepparo cambia colore, la luce è bassa e calda e la sorgente ha ancora portata piena. La primavera, da aprile a inizio giugno, è la seconda scelta consigliata, con i prati della piana in fiore.

Rivodutri è adatta a una gita con bambini?

Rivodutri funziona bene con bambini piccoli puntando sul parco delle sorgenti di Santa Susanna, che ha area picnic e giochi, cigni e germani da osservare da vicino e un mulino ad acqua che li tiene incollati. Va però prestata attenzione alla profondità e alla corrente dell'acqua, che in alcuni punti non è adatta al bagno libero dei più piccoli.

Che cosa si mangia a Rivodutri?

A Rivodutri la cucina è cucina d'acqua dolce, diversa da quella del resto della provincia di Rieti, perché le acque del fiume e del canale di Santa Susanna sono ricche di pesce. La trota è la specialità gastronomica principale, seguita dal gambero di fiume; si trovano trota sott'olio alle erbe aromatiche, filetto di trota e paste condite con il gambero di fiume.

Quali sono le feste principali di Rivodutri?

Le feste più importanti di Rivodutri sono la Sagra della Trota e la Sagra del Gambero di Fiume, che si tengono in piena estate, storicamente nell'ultimo fine settimana di luglio o nel primo di agosto, nel parco della sorgente di Santa Susanna con apertura mattutina e chiusura nel tardo pomeriggio. Sono gli eventi che portano più visitatori nel paese durante l'anno.

Mezza giornata basta per il borgo, la porta alchemica e le sorgenti. Una giornata piena serve se ci si aggiunge il faggio di San Francesco e un tratto della riserva dei laghi. Due giorni, con una notte in zona, permettono di legare Rivodutri a Poggio Bustone e a Greccio e di chiudere il cerchio della Valle Santa senza correre. Un gruppo organizzato che voglia mettere insieme borgo, sorgenti e pranzo di trota deve prevedere almeno cinque ore sul posto: chi lavora con i gruppi lo sa, in un paese piccolo i tempi morti sono lunghi e i servizi pochi, e la logistica va costruita prima. Su questo tipo di itinerari nel reatino la squadra di TourLeaderPro per i viaggi di gruppo lavora regolarmente.

Il borgo di Rivodutri (RI): che cosa vedere, vicolo per vicolo

Rivodutri conserva in buona parte l'impianto tardomedievale, con edifici quattrocenteschi e cinquecenteschi rimaneggiati, portali in pietra locale, archi di scarico e cordonate che salgono verso la parrocchiale. Il toponimo, secondo la lettura più diffusa, deriverebbe da una forma tipo Rigodutri, con riferimento ai due corsi d'acqua che fiancheggiano il colle su cui il paese è cresciuto attorno all'anno Mille. Non è un borgo museificato: le case sono abitate, i panni stesi ci sono, e la pietra convive con l'intonaco e con qualche infisso in alluminio. Chi cerca la cartolina perfetta resterà deluso; chi cerca un paese vero no.

Negli ultimi anni un progetto di arte pubblica ha portato opere permanenti nelle frazioni e nel centro, con interventi murali e installazioni che dialogano con il paesaggio. È una scelta coraggiosa per un comune di mille abitanti, e produce un effetto curioso: si gira l'angolo di un vicolo del Quattrocento e si trova un lavoro contemporaneo. A me piace. Chi viene qui cercando solo il pittoresco storcerà il naso, ma il pittoresco puro, nei borghi che si spopolano, è la strada più corta verso il museo a cielo aperto senza nessuno dentro.

La chiesa di San Michele Arcangelo, parrocchiale di Rivodutri

San Michele Arcangelo è il patrono del paese e la sua chiesa è il fulcro del borgo. Un edificio di culto sul sito è documentato nel 1252, quindi la fondazione risale con ogni probabilità al pieno Medioevo, ma quello che si vede oggi è il risultato della ricostruzione seguita al terremoto del 1703, con lavori portati a termine nel 1769. Il campanile ricevette l'orologio nel 1775; sulla torre è murato un piccolo bassorilievo con San Michele che trafigge il drago, e la sua fattura arcaica fa pensare che provenga dall'edificio precedente. È il dettaglio che consiglio di cercare per primo, perché è il pezzo più antico visibile del complesso e quasi nessuno alza gli occhi a guardarlo.

L'interno è a navata unica con abside quadrata e due cappelle per lato. Nella prima cappella di destra si conserva una Madonna del Buon Consiglio del 1756 attribuita a Pietro Bada. Nella cappella dedicata alla Pietà e al Rosario è collocata la tela più importante della chiesa, una Pietà con i santi Matteo e Francesco di Vincenzo Manenti, pittore sabino attivo nella prima metà del Seicento, autore di gran parte della decorazione delle chiese fra Rieti e la Sabina. Nella seconda cappella di sinistra sono stati ricoverati affreschi provenienti dalla chiesa dell'Annunziata, danneggiata dal terremoto del 1948. L'altare maggiore reca una Crocifissione con i santi Abdon e Sennen. La chiesa custodisce inoltre una tela settecentesca con Gesù crocifisso, San Giovanni, Maria Addolorata e la Maddalena, di buona qualità e mai adeguatamente studiata.

Un'avvertenza pratica: la parrocchiale non ha orari di apertura turistici. Si entra quando è aperta, tipicamente prima e dopo le funzioni, e nei giorni feriali può restare chiusa. Chi tiene molto alle tele farà bene a chiedere in paese o a contattare la parrocchia in anticipo.

Porta alchemica di Rivodutri
Porta alchemica di Rivodutri

La porta alchemica di Rivodutri (RI), in via Umberto I

È il monumento che porta qui la maggior parte dei visitatori curiosi, e merita la fama. In via Umberto I, isolato davanti a un piccolo giardino, si erge un arco monumentale in pietra calcarea coperto di bassorilievi e di iscrizioni latine. Serviva da ingresso principale al palazzo barocco della famiglia Camiciotti, amministratori di beni pubblici ed ecclesiastici, e restò lì fino a quando il palazzo crollò per il terremoto del 31 dicembre 1948; l'arco fu poi ricollocato nel centro storico, dove oggi dà accesso al giardinetto. La proprietà del palazzo era passata nel 1757 dalla famiglia Camiciotti, per eredità di don Bernardino Camiciotti, alla famiglia Nicolò di origine siciliana, che lo tenne fino al 1874, anno della cessione al comune per uso scolastico e abitativo.

Sulla datazione le fonti non concordano. La lettura tradizionale, ripresa anche dalla guida del Touring Club, colloca l'arco fra la fine del Cinquecento e il Seicento; uno studio recente di Franco Lelli lo sposta invece alla seconda metà del Settecento e lo interpreta come portale nuziale, destinato a ornare l'ingresso della casa di una coppia di giovani sposi. In pagina conviene tenere entrambe le ipotesi: fra Cinquecento e Settecento, con la forbice ancora aperta. L'autore materiale resta ignoto.

Il confronto obbligato è con la Porta Magica di Piazza Vittorio a Roma, che è il monumento ermetico più celebre d'Italia. Sono due oggetti diversi: quella romana è un portale con formule alchemiche vere e proprie, incise in caratteri e sigilli planetari, legata al marchese Massimiliano Palombara; questa reatina è un repertorio figurativo, fatto di immagini e di motti, in cui l'ermetismo convive apertamente con il linguaggio cristiano. Chi arriva a Rivodutri aspettandosi la gemella della Porta Magica resterà spiazzato. Chi arriva senza pregiudizio troverà qualcosa di più raro: un testo per immagini che nessuno ha ancora chiuso.

Come si legge l'arco alchemico di Rivodutri

La lettura convenzionale parte in basso a destra e sale. Alla base del battente destro compare l'iscrizione QUID HOC FORTIUS, che cosa è più forte di questo, accanto a quattro rette che si dipartono da un punto centrale: la lettura corrente vi riconosce i quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco, cioè lo stato indifferenziato da cui muove ogni trasformazione. Salendo si incontrano l'emblema di Ermes, la navicella che attraversa il mare, l'albero carico di frutti, il pentacolo, la palma.

Le iscrizioni sono la parte più affascinante. EX TUA MEA LUX, EX MEA TUA, dalla tua la mia luce, dalla mia la tua, è una formula di reciprocità perfetta. TOT MIHI SUNT VIRES allude alla forza che deriva dall'unione. REX e REGINA compaiono in posizione apicale, due figure coronate dalla stessa corona, spesso lette come l'Ermafrodito alchemico, cioè la coniunctio degli opposti. Sotto di loro, in chiave di volta, il cuore fiammeggiante di Cristo. C'è poi SUB UMBRA ILLIUS QUEM DESIDERAVERAM, all'ombra di colui che avevo desiderato, citazione diretta dal Cantico dei Cantici: e questo, per una porta che secondo Lelli celebrava un matrimonio, è un indizio pesante.

Le interpretazioni si dividono in tre famiglie. Partini e Lanzi, nel volume del 2007 dedicato al simbolismo della palma, considerano l'arco un autentico testo di ermetismo, non ancora del tutto svelato, celebrativo dell'Ars Regia. Leoni, Sampalmieri e Vannozzi propongono una lettura psicologica: la trasmutazione dei metalli come allegoria dei rapporti fra corpo, anima e spirito nell'uomo. Lelli, nel 2018, riconosce nei due volti che sovrastano l'arco Dioniso e Arianna, li rilegge come figura del legame fra Cristo e la Chiesa, e appoggia l'ipotesi sull'indicazione UNA, con probabile integrazione CARO, una sola carne, secondo la Lettera di San Paolo agli Efesini sui doveri di moglie e marito. In questa chiave l'alchimia dell'arco è quella dell'amore, che trasforma chi ama.

A nostro giudizio la lettura nuziale è la più economica e la più elegante, perché spiega insieme il Cantico dei Cantici, la coppia coronata e il cuore di Cristo senza dover postulare una loggia segreta in un paese di mille anime. Ma non chiude il discorso, e questo è il bello. L'accesso all'arco è libero, gratuito e possibile a qualunque ora: è in strada.

Il santuario della Madonna della Valle a Rivodutri

Fuori dall'abitato, su un pendio sopra il paese, si trova il santuario mariano più amato del comune. La tradizione locale lega l'origine del culto a un'apparizione della Vergine, nel 1652, a un certo Alessio Damiani, e racconta che l'immagine della Madonna, trasferita nella chiesa del paese, tornasse ripetutamente e miracolosamente al luogo originario. Nacque allora l'idea di trasportare altrove, insieme all'immagine, l'intero masso su cui la Madonna era comparsa, e di costruirvi sopra il santuario, datato dalla tradizione al 1728.

La ricostruzione documentaria disponibile racconta una storia in parte diversa: l'affresco della Vergine si trovava in origine in una cappellina più in basso nella valle, distrutta verso la metà del Settecento dalla caduta di un masso, e proprio quel crollo spinse a edificare una chiesa nuova in posizione più sicura, più in alto sul monte. Il primo nucleo corrisponde all'attuale abside. Nel 1827 la chiesa fu ampliata con la navata e quattro altari laterali; nel 1927 si eseguirono restauri e fu montata l'elaborata cancellata in ferro. All'interno le decorazioni sono poche: qualche dipinto, fra cui un'immagine di San Giuseppe da Leonessa, il cappuccino nato a Leonessa e canonizzato nel 1746.

Tradizione e documenti, insomma, raccontano lo stesso santuario con date e dinamiche differenti. In visita conviene riferire il racconto popolare come racconto popolare e la cronologia costruttiva come cronologia costruttiva, senza mescolarli. La chiesa resta meta di pellegrinaggi e apre soprattutto in occasione delle feste.

La chiesa di San Francesco al faggio, al Cepparo

Al Cepparo, sul pianoro che precede il bosco del faggio, si trova una piccola chiesa in pietra costruita nel 1999. È un edificio recente e dichiaratamente moderno, che non prova a fingersi antico. Nel 2002 vi sono state collocate quattordici formelle in ceramica con il Cantico delle Creature e un grande pannello, sempre in ceramica, con la figura di San Francesco, opere del pittore Franco Bellardi. La chiesetta funziona da punto di raccolta per i pellegrini del Cammino e da riparo quando il tempo gira, cosa che quassù succede in fretta.

Le altre chiese del comune di Rivodutri (RI)

La chiesa di Santa Susanna, seicentesca nell'assetto attuale, dà il nome alla frazione e alla sorgente. Vale la pena sapere che una chiesa di Santa Susanna in questo territorio è menzionata in bolle papali del 1153 e del 1182: il culto, dunque, è di parecchi secoli anteriore all'edificio che vediamo. Nella frazione di Piedicolle la chiesa dell'Immacolata, costruita negli anni Settanta del Novecento, conserva otto grandi tele di 250 per 200 centimetri eseguite da Franco Bellardi nel 2004: un ciclo pittorico recente e di dimensioni ragguardevoli, che in un paese di questa taglia è una piccola anomalia. Completa il quadro la chiesa del cimitero. La chiesa della Santissima Annunziata, invece, non è più agibile dopo il sisma del 1948, e i suoi affreschi sono stati ricoverati nella parrocchiale.

Una curiosità su Rivodutri (RI)

Rivodutri è stata umbra fino a un secolo fa. Il comune apparteneva alla provincia di Perugia, quindi all'Umbria, e solo nel 1923 fu trasferito alla provincia di Roma; nel 1927, con il riordino amministrativo che istituì la provincia di Rieti, vi confluì insieme al resto del circondario reatino. In tre anni un paese di montagna cambiò due volte provincia e una volta regione senza spostarsi di un metro. Chi ha più di novant'anni, qui, è nato umbro.

La curiosità non è un aneddoto da bar: spiega parecchie cose. Spiega perché la cucina di Rivodutri assomigli tanto a quella ternana e valnerinese, con la trota, il gambero di fiume e le erbe di sorgente, invece che alla cucina laziale della Sabina bassa. Spiega perché le relazioni economiche del paese guardino ancora oggi a Terni almeno quanto a Rieti, e perché molti pendolari scendano a nord anziché a sud. Spiega perché l'archeologia locale sia stata a lungo studiata da soprintendenze diverse, con risultati pubblicati in sedi diverse, e perché il quadro dei rinvenimenti alle sorgenti sia rimasto frammentario più a lungo del dovuto.

C'è di più. La provincia di Rieti, nata nel 1927, è una delle più giovani d'Italia, e fu costruita mettendo insieme territori che fino ad allora appartenevano a tre entità diverse: l'Umbria perugina, l'Abruzzo aquilano e il Lazio romano. Rivodutri finì dentro questo mosaico dalla parte umbra. Vale la pena tenerlo a mente attraversando la Valle Santa: quando si passa da Cittaducale, che era abruzzese, a Rivodutri, che era umbra, si attraversa un confine che sulla carta di oggi non esiste più ma che nella parlata, nella cucina e nell'architettura si sente ancora. Le guide che lavorano su questo territorio da vent'anni lo usano come chiave di lettura, ed è una chiave che funziona: il reatino non è una regione storica, è una cucitura.

Sorgenti di Santa Susanna e Mulino di Rivodutri
Sorgenti di Santa Susanna e Mulino di Rivodutri

Le sorgenti di Santa Susanna, l'acqua che fa Rivodutri (RI)

Nella frazione di Piedicolle, in via Santa Susanna, si apre una delle sorgenti più grandi d'Europa per portata: circa 5000 litri al secondo, cioè cinque metri cubi d'acqua che escono dalla roccia ogni secondo di ogni giorno dell'anno. È un numero che sulla carta dice poco e sul posto dice tutto: si sente il rumore prima di vedere l'acqua. La sorgente è stata dichiarata monumento naturale nel 1977 ed è oggi compresa nell'area protetta dei Laghi Lungo e Ripasottile e nella Zona Speciale di Conservazione IT6020011. L'accesso al parco è libero, con parcheggio comodo.

Dalla sorgente hanno origine due corsi d'acqua distinti: il fiume Santa Susanna, che dopo aver alimentato l'antico mulino si getta nel lago di Ripasottile, e il canale di Santa Susanna, costruito negli anni Trenta del Novecento per la bonifica della piana reatina, che sfocia direttamente nel Velino. La differenza fra i due non è accademica: uno è il corso naturale, l'altro è opera idraulica novecentesca, e questa doppia identità è la cifra di tutta la piana, dove da duemila e trecento anni si sposta acqua per guadagnare terra.

L'acqua è di una trasparenza che al primo colpo sembra un effetto ottico. Il fondo si vede a diversi metri, il verde delle alghe di sorgente ondeggia nella corrente, e i pesci si contano uno per uno. Le trote di questi corsi d'acqua sono la principale specialità gastronomica locale, insieme al gambero di fiume.

Il mulino ad acqua di Santa Susanna

Sull'orlo del parco sorge il mulino ad acqua, ancora funzionante per la produzione di farina. Non è una ricostruzione: un mulino in questo sito è documentato dal 1203, passò ai Crispolti nel Quattrocento e restò alla famiglia fino al 1847. Ottocento anni di macinatura sullo stesso salto d'acqua sono una continuità che in Italia si trova di rado, e il fatto che le macine girino ancora è la ragione per cui consiglio di venire qui piuttosto che in una qualunque area picnic con laghetto. Chi visita con dei bambini troverà nel meccanismo del mulino la migliore lezione di fisica applicata che possa capitargli in gita.

Il parco, i cigni e il giardino botanico

Attorno alla sorgente si estende un parco di circa 4500 metri quadrati, in prevalenza a prato, con alberature di pioppi, salici, gelsi e abeti. Fra le erbe spontanee si riconoscono tarassaco, crescione di sorgente, borragine, topinambur e ortica: un piccolo repertorio botanico spontaneo che chi ha occhio si diverte a spuntare. C'è un'area attrezzata per il picnic e per il gioco dei più piccoli. Nulla di paragonabile, per estensione e per collezioni, all'Orto Botanico di Roma, ma qui la botanica è quella che cresce da sé e il contesto la spiega meglio di qualunque cartellino.

La fauna è la vera attrazione. Nelle acque nuotano stabilmente una coppia di cigni reali, alcuni germani reali e la gallinella d'acqua; presso l'impianto ittico adiacente si osservano aironi cenerini, cormorani, nitticore, gabbiani reali e nibbi bruni. Nel bosco del parco si sentono e si vedono picchio rosso maggiore, picchio muratore, rampichino, cinciarella e cinciallegra, mentre l'allocco canta di notte. Nel territorio protetto sono presenti anche caprioli, tassi, istrici e faine, e il falco di palude frequenta i canneti dei laghi vicini. Chi arriva col binocolo fa un affare; chi arriva senza si accontenta dei cigni, che comunque non si fanno pregare. Il laghetto dell'EUR a Roma ha i suoi cigni urbani, ma il confronto finisce lì.

Il presepe subacqueo delle sorgenti di Rivodutri

Nel periodo natalizio, nelle acque della sorgente, viene allestito un presepe subacqueo illuminato, visibile fino ai primi giorni di gennaio. Le statue sono calate sul fondo e si guardano dall'alto attraverso l'acqua, che a quella profondità e con quella limpidezza funziona da lente. È l'appuntamento che riempie il paese d'inverno e riesce a essere sorprendente senza scomodare effetti speciali. Chi ci va la sera, con l'illuminazione accesa e la temperatura vicina allo zero, porta a casa la cosa più bella che Rivodutri sa fare in dicembre. Le date esatte cambiano di anno in anno e vanno controllate sui canali del comune e della pro loco prima di mettersi in strada.

Una cosa che non ti dice nessuno su Rivodutri (RI)

Il faggio di San Francesco non ha la forma che ha per via di un temporale del Duecento. La sua fisionomia, con i fusti che si aprono orizzontalmente dallo stesso ceppo invece di salire in verticale, è dovuta a una mutazione genetica rarissima, riscontrata finora in pochissimi altri esemplari al mondo. È un dato botanico, non agiografico, e cambia completamente il modo di guardare l'albero: quel faggio non si è piegato per proteggere qualcuno, è nato così, ed è per questo che è unico.

Da qui discende una conseguenza che quasi nessuno esplicita. L'albero, per quanto vetusto, non ha ottocento anni. Nessuna fonte scientifica gli attribuisce un'età compatibile con il passaggio di Francesco d'Assisi nella Valle Santa fra il 1208 e il 1223. Un faggio di questa taglia e in queste condizioni stazionali vive a lungo, ma non così a lungo. La spiegazione più ragionevole è che il culto si sia trasferito nel tempo da un esemplare all'altro nello stesso bosco: la memoria del luogo è antica, l'individuo vegetale che oggi la incarna no. Dirlo non toglie nulla alla leggenda, la rende semmai più interessante, perché mostra come funziona davvero la trasmissione di un culto locale.

La seconda cosa che nessuno racconta riguarda il regime di tutela. Il faggio è stato dichiarato monumento naturale con decreto del Presidente della Regione Lazio nel 2008 ed è iscritto fra gli alberi monumentali riconosciuti a livello nazionale. Questo significa che l'area attorno alle radici è soggetta a vincolo e che il calpestio ripetuto è un problema serio: la compattazione del suolo nel raggio della chioma è la prima causa di sofferenza degli alberi monumentali visitati. Camminare sui fusti orizzontali per farsi la fotografia, cosa che vedo fare regolarmente, non è una goliardata: è un danno. Si guarda da terra, si fotografa da terra, e ci si sposta.

Terza cosa, di ordine pratico: qui non c'è campo dappertutto. La copertura telefonica al Cepparo e lungo i sentieri del monte Fausola è discontinua, e chi conta di orientarsi solo con la mappa del cellulare rischia di trovarsi senza. Si scarica la mappa offline prima di salire, oppure si porta la carta escursionistica.

Faggio di San Francesco a Rivodutri (RI)
Faggio di San Francesco a Rivodutri (RI)

Il faggio di San Francesco, l'albero più fotografato di Rivodutri (RI)

Sulle pendici del monte Fausola, nei pressi della frazione Cepparo, oltre i 1100 metri di quota, cresce un esemplare di Fagus sylvatica che non assomiglia a nessun altro faggio della Valle Santa. Le misure rilevate parlano di una circonferenza complessiva di 21 metri, un diametro della chioma di circa 7 metri e un'altezza contenuta in 6 metri: numeri che descrivono un albero che si è sviluppato in orizzontale invece che in verticale, con quattro grossi fusti che si dipartono dallo stesso ceppo e rami che si intrecciano formando nodi e onde. Visto da lontano sembra un cespuglio gigantesco; visto da sotto sembra una stanza.

Attorno c'è la faggeta, che a fine ottobre vira su tutta la scala del rame e del rosso. Il pianoro davanti alla chiesetta di San Francesco al faggio funziona da soglia: si lascia l'auto, si imbocca il sentiero, e in pochi minuti di cammino comodo si arriva all'albero. Il dislivello è trascurabile e il fondo è battuto, quindi ci arrivano anche i bambini piccoli e le persone poco allenate, purché si abbiano scarpe chiuse. Dopo le piogge il tratto finale diventa fangoso.

Come si raggiunge il faggio di San Francesco da Rivodutri

Dal paese si sale per strada asfaltata, con la deviazione che parte dal centro nei pressi del bar e prosegue verso il Cepparo. La strada è stretta e in alcuni tratti a corsia unica con piazzole di scambio: in due punti bisogna fermarsi e dare la precedenza, e con un pullman granturismo non si sale. I gruppi si spostano con minibus, oppure salgono a piedi. Il modo migliore, se si hanno gambe e tempo, resta il sentiero pedonale del Cammino di Francesco, che arriva quassù dal versante di Poggio Bustone e permette di leggere il paesaggio invece di attraversarlo.

La leggenda del faggio e il sasso con l'impronta

La tradizione racconta che Francesco d'Assisi, sorpreso da un temporale mentre saliva verso il santuario di Poggio Bustone, trovò riparo sotto questo albero, e che il faggio piegò i propri rami per coprirlo meglio, conservando poi per sempre quella posizione. È il racconto eziologico classico: si osserva una forma anomala e si costruisce a ritroso la causa. Un secondo episodio, altrettanto radicato, riguarda un asino: mal apostrofato da un maniscalco che pretendeva il pagamento della ferratura, il santo sarebbe sceso dalla groppa e avrebbe ordinato alla bestia di restituire i ferri. Accanto all'albero si mostra un sasso con un'impronta, che la leggenda collega a quel momento.

Vale la pena dire come stanno le cose sul piano storico. Che Francesco abbia frequentato la Valle Santa reatina fra il 1208 e il 1223 è documentato dalle fonti francescane; che sia passato precisamente su queste pendici è tradizione locale, non documento. La distinzione è importante e non toglie nulla al luogo: i culti francescani della piana reatina si sono formati per accumulo di memoria orale nei decenni immediatamente successivi alla morte del santo, ed è esattamente questo processo che rende il bosco del Cepparo interessante per chi studia la religiosità popolare.

Il consiglio che ti do per visitare Rivodutri (RI)

Venite di mattina presto e fate il giro al contrario di come lo fanno tutti. La stragrande maggioranza dei visitatori arriva verso mezzogiorno, parcheggia alle sorgenti di Santa Susanna, pranza a base di trota e riparte nel pomeriggio senza salire in paese. Risultato: le sorgenti sono affollate nelle ore centrali e il borgo resta deserto tutto il giorno, con le chiese chiuse e nessuno da cui farsi raccontare qualcosa.

L'ordine consigliato è questo. Si arriva per le otto e mezza e si sale subito al Cepparo, perché la luce del mattino entra fra i fusti del faggio da est e il bosco a quell'ora è vuoto. Verso le dieci e mezza si scende in paese, che è l'orario in cui la parrocchiale ha più probabilità di essere aperta e in cui in piazza si trova qualcuno con cui parlare. La porta alchemica in via Umberto I la si guarda con calma verso mezzogiorno, quando il sole alto illumina i bassorilievi frontalmente e le incisioni si leggono davvero: nelle ore radenti del tardo pomeriggio le ombre sono più fotogeniche ma i motti latini diventano illeggibili. Si pranza all'una. Alle tre si scende alle sorgenti, quando i tavoli da picnic si sono liberati, e si chiude il pomeriggio sui sentieri della riserva dei laghi con la luce che cala sul canneto, che è l'ora buona per gli aironi.

Secondo consiglio, meno ovvio: non liquidate Rivodutri come tappa di mezz'ora dentro un giro della Valle Santa. Vedo continuamente itinerari che infilano Greccio, Fonte Colombo, La Foresta e Poggio Bustone in una giornata e schiacciano Rivodutri a sosta fotografica al faggio. È uno spreco. Se il tempo è poco, meglio togliere un santuario e dare a Rivodutri le sue tre ore piene, perché è l'unico posto della Valle Santa in cui alla dimensione francescana si sommano un monumento ermetico e una sorgente carsica di rilievo europeo. Gli itinerari che funzionano nascono così, togliendo tappe invece di aggiungerle, ed è lo stesso criterio alla base de il tour design di TourLeaderPro.

Terzo: portate contanti. In un paese di mille abitanti il bancomat non è dietro l'angolo, e alle sagre estive i punti di ristoro lavorano in prevalenza in contanti. Portate anche una felpa, sempre, anche a luglio: a 560 metri in paese e a 1100 al Cepparo, la sera si sente.

La riserva dei Laghi Lungo e Ripasottile attorno a Rivodutri (RI)

Parte del territorio comunale è compresa nella Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, istituita con legge regionale 17 giugno 1985 numero 94 e distesa su 3278 ettari. I comuni interessati sono sei: Cantalice, Colli sul Velino, Contigliano, Poggio Bustone, Rieti e Rivodutri, riuniti in un consorzio che ne è l'ente gestore, con sede in via Cintia 87 a Rieti, telefono 0746 200999. Dentro il perimetro rientrano anche le sorgenti di Santa Susanna.

I due laghi sono specchi d'acqua bassi al centro della conca reatina, circondati da canneti e da boschi ripariali, con il massiccio del Terminillo come fondale. È l'ultimo lembo di zona umida sopravvissuto alla bonifica della piana: un frammento di quello che il bacino reatino era prima che l'uomo lo prosciugasse, e proprio per questo un rifugio di prim'ordine per gli uccelli migratori. Il paesaggio non è spettacolare nel senso alpino del termine, e chi arriva aspettandosi il lago di montagna resterà freddo. Il valore è ornitologico, e va cercato con il binocolo.

I sentieri della riserva e il birdwatching

La riserva ha attrezzato alcuni itinerari a piedi, fra cui il Sentiero dei Due Laghi, il Sentiero degli Aironi e il Sentiero dei Cormorani, tutti pianeggianti e adatti anche a chi cammina poco. È attiva una stazione ornitologica che svolge attività di monitoraggio e di educazione ambientale, e l'ente organizza visite guidate. Sul canale è consentita la pesca sportiva in regime no kill. Le stagioni migliori sono l'inverno e i periodi di migrazione, quando i canneti si riempiono; d'estate, con il caldo della piana e l'acqua bassa, il ritorno è modesto.

Consiglio pratico: le prime due ore dopo l'alba e l'ultima ora prima del tramonto valgono quanto tutto il resto della giornata messo insieme. Chi arriva a mezzogiorno e non vede niente non ha visto una riserva povera, ha scelto l'orario sbagliato. Portate scarpe che possano bagnarsi e repellente per gli insetti da maggio a settembre.

Il Cammino di Francesco e la Valle Santa reatina attorno a Rivodutri (RI)

Il faggio del Cepparo e gli altri luoghi francescani della piana sono collegati dal Cammino di Francesco, il circuito escursionistico e devozionale che unisce i quattro santuari della Valle Santa reatina: Greccio, Fonte Colombo, La Foresta e Poggio Bustone. È un percorso frequentato da escursionisti e da pellegrini, segnato, percorribile a piedi in più giorni oppure a tappe singole. Rivodutri si trova sul versante nord del circuito, fra Poggio Bustone e il valico verso la Valnerina, ed è per questo che i camminatori diretti verso Assisi passano di qui.

Vale la pena inquadrare i quattro santuari, perché senza di loro Rivodutri resta un episodio isolato. Il santuario di Greccio è il luogo del presepe del 1223, il primo della storia. Il santuario di Fonte Colombo è legato alla stesura della Regola e all'operazione agli occhi che Francesco vi subì. La Foresta è il luogo della vendemmia miracolosa. Poggio Bustone è quello del perdono, il santuario in cui secondo la tradizione Francesco ricevette la certezza della remissione dei propri peccati. Rivodutri, con il faggio e con l'episodio dell'asino, è il quinto punto: minore per rilievo devozionale, maggiore per suggestione paesaggistica.

Chi vuole camminare sul serio dovrebbe considerare la tappa che da Poggio Bustone risale al Cepparo e prosegue verso il crinale: si sale dalla quota della piana, circa 400 metri, agli oltre 1100 del faggio, in un ambiente che passa dagli oliveti alla faggeta nel giro di poche ore. È il modo migliore, e l'unico onesto, di capire perché in questa valle si sia sedimentata tanta memoria francescana: perché è un territorio in cui in mezza giornata si cambia mondo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la piana reatina sia stata prosciugata dai Romani lo sanno in molti; che l'opera sia ancora oggi la ragione per cui Rivodutri è dove è, lo dicono in pochi. La bonifica curiana, attribuita a Manio Curio Dentato, il console vissuto fra il 330 e il 270 avanti Cristo circa, aprì un taglio nella barriera calcarea di Marmore e fece defluire nel Nera le acque del Velino, che ristagnavano nella conca formando un lago vastissimo, il Lacus Velinus. Da quel taglio nasce la Cascata delle Marmore, che oggi si vende come meraviglia naturale ed è invece la più imponente opera idraulica romana ancora in funzione: mezz'ora d'auto da Rivodutri.

La conseguenza per questo territorio è diretta. Fino alla bonifica, il fondovalle sotto Rivodutri era acqua e palude, e gli insediamenti erano perilacustri, costruiti sulla riva o su palafitte. Dopo, comparvero terre fertili e con esse forti interessi economici, strade, ponti. La tipologia delle opere idrauliche e i resti di ponti di età romana nelle vicinanze fanno propendere per l'attribuzione del canale di Santa Susanna, nella sua prima configurazione, proprio a quella stagione. E il ciclo si ripete: negli anni Trenta del Novecento la bonifica integrale riprese il lavoro dove i Romani lo avevano lasciato, scavò il canale che oggi porta l'acqua della sorgente al Velino e prosciugò le ultime paludi, lasciando in piedi soltanto i laghi Lungo e Ripasottile.

Ecco il fatto poco citato: la riserva naturale che si visita oggi non è ciò che la natura ha lasciato, è ciò che due bonifiche a duemila e duecento anni di distanza hanno deciso di non toccare. Un residuo negoziato. Questo spiega anche la geometria innaturale dei canali che si attraversano scendendo da Rivodutri verso Rieti, le rive rettilinee, le chiuse. Chi guarda quella piana come un paesaggio agricolo qualsiasi si perde il fatto che è uno dei più antichi cantieri idraulici d'Europa ancora attivo, e che Rieti e i suoi paesi alti, Rivodutri compreso, esistono nella forma attuale grazie a un console del terzo secolo avanti Cristo.

La storia di Rivodutri (RI), dalla preistoria al Novecento

La storia di questo comune non comincia nel borgo medievale ma tre chilometri più in basso, sulla riva di un lago scomparso.

I villaggi perilacustri e l'antica Carsula

Presso le sorgenti di Santa Susanna è venuto alla luce un importante abitato perilacustre del Bronzo recente, databile al dodicesimo secolo avanti Cristo, posto a ridosso della strada. I reperti protostorici furono rinvenuti nel 1928, durante alcuni interventi di bonifica, e comprendono circa trecento frammenti fittili: vasellame domestico da stoccaggio, i dolia; da cucina, olle e fornelli; da mensa, tazze e ciotole. Un repertorio che descrive senza ambiguità un contesto abitativo stabile, non un accampamento stagionale.

Accanto ai frammenti sono emersi tronchi di legno fossilizzati disposti parallelamente al fiume, pertinenti a un villaggio palafitticolo perilacustre, e tracce di opere di bonifica antiche, fra cui canali artificiali. Gli indizi di combustione suggeriscono che il sito sia stato devastato da un incendio, forse già nella prima età del Ferro. Una proposta di identificazione recente riconosce in questo insediamento, rimasto anonimo, l'antica Carsula, città degli Aborigeni che secondo Dionigi di Alicarnasso sorgeva lungo la Via Curia, corrispondente all'incirca all'attuale Ternana, quattordici chilometri dopo Rieti. È un'ipotesi, non un dato acquisito, e va presentata come tale.

L'insediamento si estendeva verso sud fino a occupare le rive del vicino Lago Lungo, dove è stato rinvenuto un altro villaggio perilacustre, collegato in qualche modo al precedente e frequentato con continuità dal Bronzo antico al Bronzo finale. Mettendo insieme i due siti si ottiene il quadro di una conca abitata stabilmente per oltre un millennio prima che i Romani arrivassero a prosciugarla.

Rivodutri nel Medioevo: il castrum, i guelfi e il 1375

Il territorio, come tutta la piana reatina, fu frequentato nel corso del Duecento da Francesco d'Assisi, e da quella frequentazione derivano i due episodi legati al faggio e all'asino. Le prime notizie certe del castrum medievale risalgono invece al 1375, quando Rivodutri divenne una roccaforte dei guelfi reatini, espulsi dai ghibellini per le controversie sull'opportunità di allearsi con la lega capeggiata dal comune di Firenze contro il papa.

La dinamica merita di essere raccontata per intero, perché è un manuale di politica comunale in miniatura. I guelfi di Rieti, d'intesa con alcune famiglie di Rivodutri, cacciarono dal paese le persone ritenute meno fidate e trasformarono la rocca in base di guerra contro i reatini stessi, alleandosi con gli uomini di Cantalice e di Civita. Quando i ghibellini ammorbidirono le proprie posizioni all'interno della lega antipapale, il comune di Rieti riconquistò Rivodutri e lo annesse ai domini dello Stato Pontificio, condannando i ribelli a pene gravi. Gli abitanti del castrum spogliati dei loro beni furono costretti a chiedere l'esonero dal pagamento dei tributi. Da allora il paese serbò fede ai reatini, partecipando alle lotte che questi sostennero contro Cantalice, Lugnano e Civita.

Dentro i confini pontifici Rivodutri rimase fino al 1870, a differenza di Cantalice e di Cittaducale, che seguirono sorti amministrative diverse. Nel 1923 il comune passò dalla provincia di Perugia a quella di Roma, e nel 1927, con il riordino che istituì la provincia di Rieti, vi fu definitivamente incluso.

Borgo di Rivodutri (RI)
Borgo di Rivodutri (RI)

La foto giusta da fare a Rivodutri (RI)

La fotografia che quasi tutti fanno è il faggio ripreso frontalmente, con la persona in piedi davanti al ceppo. Non funziona quasi mai: l'albero si sviluppa in orizzontale, il soggetto umano lo taglia in due, e il risultato è un groviglio marrone senza scala. Se volete portare a casa quell'albero, l'inquadratura giusta è dal basso, appoggiando la macchina quasi a terra a tre o quattro metri dal ceppo e puntando verso l'alto lungo uno dei quattro fusti principali, in modo che i rami intrecciati riempiano il quadro e la faggeta faccia da fondale. Con un grandangolo moderato, verso i 24 millimetri, si tiene tutto. Il momento migliore è la prima mattina, quando la luce entra radente da est fra i tronchi e disegna il volume; a metà giornata il bosco diventa piatto.

La seconda fotografia, quella che vale più di tutte e che quasi nessuno prova, è alla sorgente di Santa Susanna. Occorre un polarizzatore. Ruotandolo si elimina il riflesso della superficie e improvvisamente il fondo appare per intero, con le alghe che ondeggiano e le trote in sospensione: l'acqua sparisce e resta il paesaggio subacqueo. È l'unico modo per restituire in immagine quello che l'occhio vede sul posto e che uno scatto normale trasforma in una banale pozza grigia. Provate a inquadrare da riva, includendo un pezzo del mulino in alto a sinistra per dare contesto.

La terza è in paese, alla porta alchemica di Rivodutri. Qui l'errore comune è fotografare l'arco intero da lontano: viene un portale generico. Meglio due scatti. Uno d'insieme, frontale, in luce piena verso mezzogiorno, che serve da mappa. Poi una serie di dettagli ravvicinati sui singoli bassorilievi e sulle iscrizioni, con la macchina parallela alla pietra per non deformare i caratteri: sono quelli i fotogrammi che si guardano a casa e che permettono di rileggere il programma iconografico con calma. Un teleobiettivo corto, sui 70 o 85 millimetri, aiuta a schiacciare la prospettiva e a mantenere leggibili i motti latini.

Per il panorama, infine, il punto è la strada che sale al Cepparo: fermatevi in una piazzola nel primo terzo della salita e voltatevi. Si vede Rivodutri aggrappata al suo colle con la piana reatina che si apre alle spalle e i laghi che luccicano. Al tramonto di una giornata limpida, con il Terminillo dietro, è la sintesi visiva di tutto il comune in un solo fotogramma.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Due date, a distanza di quattro anni, hanno segnato Rivodutri più di qualunque altra: il 31 marzo 1944 e il 31 dicembre 1948. La prima costò nove morti e sessantasette deportati; la seconda portò giù mezzo paese.

31 marzo 1944: il rastrellamento tedesco

All'alba di quel venerdì giunse nella frazione ai piedi del paese un distaccamento tedesco composto da due carri armati e da un centinaio di uomini. Nella falsa convinzione che Rivodutri fosse, se non il covo, almeno un rifugio abituale di partigiani, i soldati cominciarono a sparare con il cannoncino per snidarli. Nessuno rispose al fuoco. I tedeschi si limitarono allora a perquisire le singole case della frazione e iniziarono la salita verso il borgo.

Durante l'ascesa incontrarono un anziano contadino che, alla vista improvvisa di quello spiegamento di forze, cercò invano di cambiare strada: fu ucciso a colpi di moschetto e lasciato sul selciato. La salita proseguì con il fuoco alla cieca. Due tiri di cannone in via Umberto I colpirono e diroccarono una casa che fiancheggiava la strada, e una donna morì nel proprio letto. Nel frattempo, dal parapetto del Caffiero, due giovani spararono alcuni colpi di fucile senza colpire nessuno: bastò a convincere il reparto che in paese ci fosse un forte nucleo di ribelli. Cominciò allora il fuoco sistematico contro le case prospicienti la pianura. Molte furono colpite, danneggiate, incendiate. Alcuni colpi raggiunsero il campanile, forse volutamente, e la campana maggiore si spaccò.

In poco tempo i due carri e gli uomini entrarono in borgo, mentre sulle colline circostanti altri reparti prendevano posizione, ponendo il paese in stato d'assedio. Il parroco scese in chiesa per mettere in salvo il Santissimo Sacramento, ma i proiettili che battevano sul tetto e sulle mura lo costrinsero in breve a uscire sulla piazza. La cronaca parrocchiale registra la scena con parole che non hanno bisogno di commento: i soldati entrarono nelle case e ne cacciarono gli abitanti, che, radunati come bestie sulla via, vennero spinti sulla piazza del Comune; l'aspetto degli assalitori era così scuro e deciso che tutti furono convinti che li avrebbero fucilati in massa.

Arrivò invece un contrordine. Parroco e podestà furono lasciati liberi. I soldati procedettero al rastrellamento del resto del paese e, con quel pretesto, in assenza degli abitanti, fecero man bassa di quanto capitava loro sotto mano: molte case furono spogliate completamente, altre gravemente danneggiate, altre incendiate. Anche la chiesa della Santissima Annunziata, secondo le successive denunce del parroco, fu minutamente perquisita. Il comandante ordinò poi di radunare tutti gli abitanti nella chiesa parrocchiale, che venne circondata e presidiata da soldati armati di mitragliatrici.

Dalle sette del mattino fino alle sei di sera la popolazione rimase chiusa nella chiesa con lo spavento della morte. Verso le sedici fu permesso alle madri e alle donne di uscire e di portare a casa i bambini; gli uomini furono trattenuti, controllati uno per uno, e una sessantina fu accantonata per la deportazione. La cronaca ricorda che lo strazio divenne un urlo solo e disperato quando quei disgraziati, fatti salire su un camion, vennero allontanati dal paese, che restò immerso nella più nera desolazione. Bilancio della giornata: nove morti e sessantasette deportati per lavoro coatto.

Chi visita Rivodutri farebbe bene a fermarsi un momento davanti alla parrocchiale con questa storia in testa. È lo stesso edificio, sono le stesse pietre, e in quell'aula ci sono state chiuse per undici ore tutte le persone che allora vivevano qui.

31 dicembre 1948: il terremoto

L'ultimo giorno del 1948 una scossa colpì il paese e fece crollare il palazzo Camiciotti, l'edificio barocco al cui ingresso era incastonato l'arco alchemico. Il portale sopravvisse al crollo e fu ricollocato nel centro storico, dove oggi si vede isolato davanti a un giardino: la sua condizione attuale, di monumento senza edificio, è il risultato diretto di quel sisma. La stessa scossa rese inagibile la chiesa della Santissima Annunziata, i cui affreschi furono staccati e ricoverati nella seconda cappella di sinistra della parrocchiale. Due dei monumenti che si visitano oggi, insomma, sono nella forma in cui li vediamo per effetto di quel 31 dicembre.

1703 e 1928: il terremoto barocco e la scoperta archeologica

Vale la pena aggiungere due date meno drammatiche ma altrettanto decisive. Il terremoto del 1703, che devastò l'Appennino centrale fra Norcia e L'Aquila, impose la ricostruzione della parrocchiale di San Michele Arcangelo, completata nel 1769: senza quel sisma il paese avrebbe oggi una chiesa medievale e non un edificio settecentesco. E il 1928, anno in cui gli interventi di bonifica alle sorgenti riportarono alla luce i trecento frammenti fittili e i tronchi del villaggio palafitticolo, spostando indietro di tremila anni la storia conosciuta di questo territorio.

Chi è passato da Rivodutri (RI)

Il nome che domina tutti è quello di Francesco d'Assisi. La sua frequentazione della Valle Santa reatina, fra il 1208 e il 1223 circa, è documentata dalle fonti francescane, e la tradizione locale lo lega a queste pendici con i due episodi del faggio e dell'asino. Non esiste un documento che collochi il santo esattamente sul monte Fausola, e va detto; esiste però un culto continuo, radicato, che ha prodotto un pellegrinaggio ininterrotto fino a una chiesa costruita apposta nel 1999. Nella storia della religiosità popolare la seconda cosa conta quanto la prima.

Un secondo santo compare qui di riflesso: Giuseppe da Leonessa, il cappuccino nato a Leonessa nel 1556, missionario a Costantinopoli, morto nel 1612 e canonizzato nel 1746, la cui immagine è conservata fra i pochi dipinti del santuario della Madonna della Valle. La sua presenza segnala l'orbita devozionale del reatino alto nel Sei e Settecento.

Sul versante dell'arte, il passaggio più rilevante è quello di Vincenzo Manenti, pittore nato a Canemorto, l'attuale Orvinio, nel 1600 e morto nel 1674, il più prolifico artista sabino del Seicento, autore di cicli in decine di chiese fra Rieti, la Sabina e la valle del Turano. La sua Pietà con i santi Matteo e Francesco nella parrocchiale di Rivodutri è una tela di sua mano, riferita agli anni Venti del Seicento: una presenza di livello regionale in un paese di montagna, e la ragione principale per cui vale la pena insistere per entrare in chiesa. Accanto a lui, Pietro Bada con la Madonna del Buon Consiglio del 1756, e più vicino a noi Franco Bellardi, autore delle ceramiche di San Francesco al faggio nel 2002 e delle otto grandi tele dell'Immacolata di Piedicolle nel 2004.

Poi ci sono i passaggi meno nobili e più pesanti. La famiglia Camiciotti, amministratori di beni pubblici ed ecclesiastici, che costruì il palazzo e l'arco; la famiglia Nicolò, di origine siciliana, che ereditò l'edificio nel 1757 da don Bernardino Camiciotti e lo tenne fino al 1874. E il distaccamento della Wehrmacht del 31 marzo 1944, con i suoi cento uomini e due carri, che di questo paese ha lasciato la memoria più dolorosa.

Infine, gli studiosi. La porta alchemica ha attirato quattro generazioni di interpreti: Anna Maria Partini e Fernando Lanzi con il volume del 2007 sul simbolismo della palma; i professori Leoni, Sampalmieri e Vannozzi con la lettura psicologica della trasmutazione; Franco Lelli con il saggio del 2018 sull'amore alchemico. Per un arco alto pochi metri in un paese di mille abitanti, è una bibliografia che molti monumenti maggiori si sognano.

Che cosa si mangia a Rivodutri (RI)

La cucina di Rivodutri è cucina d'acqua dolce, e questo la separa nettamente dal resto della provincia. Le acque del fiume e del canale di Santa Susanna sono ricche di pesci d'acqua dolce, e la trota è la principale specialità gastronomica locale, seguita a ruota dal gambero di fiume. Nei menù del posto si trovano la trota sott'olio alle erbe aromatiche, il filetto di trota, le paste condite con il gambero di fiume, le bruschette con guazzetto di gamberi. Chi arriva qui cercando l'amatriciana ha sbagliato paese di una cinquantina di chilometri.

Da tenere presente, per capire il livello: nel comune opera anche una cucina insignita di riconoscimento nella guida rossa, cosa non comune in un centro di questa taglia. Accanto alla ristorazione d'autore resta la trattoria di sagra, che nei giorni delle feste serve gli stessi ingredienti in versione popolare e a prezzi da paese. Entrambe le formule funzionano, e chi ha tempo dovrebbe provarle tutte e due in due viaggi diversi.

Il resto della dispensa è quello dell'Appennino umbro-reatino: legumi, patate di montagna, funghi e tartufi nella stagione buona, formaggi di pecora, salumi. Il pane di Santa Susanna compare nei menù delle sagre. Un'opinione netta, dopo molte tavole in questa zona: la trota di sorgente qui è realmente diversa da quella d'allevamento intensivo che si mangia altrove, perché cresce in acqua a temperatura costante e con corrente forte, e la carne lo dimostra. È l'unico posto del Lazio in cui ordinerei una trota senza pensarci.

Le feste, le sagre e le tradizioni di Rivodutri (RI)

Il calendario del paese è fitto per le sue dimensioni. In piena estate, storicamente nell'ultimo fine settimana di luglio o nel primo di agosto a seconda dell'anno, si tengono la Sagra della Trota, giunta alla ventitreesima edizione, e la Sagra del Gambero di Fiume, alla quattordicesima: si svolgono nel parco della sorgente di Santa Susanna, con apertura mattutina e chiusura nel tardo pomeriggio. È l'evento che porta qui il maggior numero di visitatori dell'anno, e conviene arrivare presto per il parcheggio.

Gli altri appuntamenti scandiscono l'anno: la festa di San Michele Arcangelo, patrono del paese; la festa della Madonna del Buon Consiglio, tradizionalmente nella settimana centrale di agosto; la festa in onore della Madonna delle Grazie fra agosto e settembre; la festa di Santa Susanna nella frazione di Piedicolle, in agosto. Il mercato settimanale si tiene il lunedì. A dicembre, come si è detto, arriva il presepe subacqueo nelle acque della sorgente. La pro loco organizza durante l'anno escursioni e passeggiate nel territorio.

Le date precise di ogni edizione cambiano e vanno verificate sui canali ufficiali del comune e della pro loco prima di programmare il viaggio: in un paese di mille abitanti il calendario si definisce con poche settimane di anticipo, e una sagra spostata di sette giorni manda a monte una gita.

Rivodutri (RI) con i bambini e questioni di accessibilità

Per una famiglia con bambini piccoli, Rivodutri funziona bene a patto di puntare sull'acqua. Il parco delle sorgenti di Santa Susanna ha area picnic e giochi, i cigni e i germani si guardano da un metro, il mulino che macina è uno spettacolo che tiene incollato chiunque abbia meno di dieci anni, e il perimetro è raccolto abbastanza da tenere tutti sotto controllo. Attenzione però alla profondità e alla corrente: l'acqua è limpida e sembra bassa, ma non lo è, ed è freddissima tutto l'anno. Non è un posto da bagno.

Il sentiero al faggio di San Francesco è breve e con dislivello minimo, quindi lo percorrono anche i bambini piccoli; il passeggino, invece, sul fondo battuto e nel tratto finale fra le radici, fa fatica, e conviene lo zaino porta bimbo. Il borgo storico, al contrario, è tutto in salita e a gradoni: con un passeggino non è praticabile e in sedia a rotelle è problematico.

Sul fronte dell'accessibilità va detto con franchezza: il parco delle sorgenti, pianeggiante e con parcheggio adiacente, è la parte del comune più facilmente fruibile da chi ha difficoltà motorie, e anche i sentieri della riserva dei laghi sono pianeggianti. La porta alchemica in via Umberto I è raggiungibile in strada, ma via Umberto I è in pendenza. Il centro storico e il faggio non sono attrezzati. Chi viaggia con esigenze specifiche faccia bene i conti prima e, se serve, chieda direttamente al comune.

Che cosa vedere intorno a Rivodutri (RI) in mezz'ora d'auto

Rivodutri è un ottimo campo base, perché in trenta minuti si raggiungono cose molto diverse fra loro. A nord, oltre il valico, si scende in Valnerina e si arriva alla Cascata delle Marmore, che dista circa mezz'ora d'auto e che dopo aver letto la storia della bonifica curiana si guarda con altri occhi. A ovest, sul lago di Piediluco, si cambia ancora ambiente.

A sud c'è tutta la Valle Santa: Poggio Bustone con il suo santuario e il paese arrampicato, Cantalice con il profilo più fotografato della piana, Contigliano sul lato opposto della conca, e naturalmente Rieti con il suo centro storico e i sotterranei del viadotto romano. Salendo verso est si arriva al Terminillo, con gli impianti e le faggete d'alta quota. Più a sud si aprono il lago del Turano con il borgo abbandonato di Antuni e il lago del Salto, due bacini artificiali degli anni Trenta che hanno cambiato la geografia della provincia. Verso l'Abruzzo si incontra Cittaducale, città di fondazione angioina del 1309, con un impianto urbano ortogonale che in questa zona non ha eguali.

Chi organizza un fine settimana lungo può legare Rivodutri a Leonessa, sull'altopiano, e ai borghi abbandonati della Sabina come Rocchettine. Per chi viene dall'estero e prepara un viaggio in Italia, il quadro d'insieme della regione è raccontato in inglese nella guida al Lazio di ItalyPlanner, mentre le mete di montagna e natura sono raccolte nella pagina dedicata a montagne e natura in Italia.

Quando andare a Rivodutri (RI) e quando evitarlo

La stagione migliore in assoluto è l'autunno, fra la seconda metà di ottobre e i primi di novembre: la faggeta del Cepparo va in colore, la luce è bassa e calda, la sorgente ha ancora portata piena, i turisti sono spariti e le trattorie lavorano con i funghi. È il periodo migliore, senza dubbi.

La primavera, da aprile a inizio giugno, è la seconda scelta: i prati della piana fioriscono, la riserva dei laghi è nel pieno del passo migratorio e le temperature sono ideali per camminare. D'estate il paese è fresco rispetto a Roma, ma nei fine settimana di luglio e agosto e nei giorni delle sagre le sorgenti si affollano parecchio, e chi cerca silenzio deve alzarsi presto. L'inverno ha il presepe subacqueo e i boschi spogli, che permettono di leggere la struttura del faggio meglio di ogni altra stagione, ma richiede attenzione: la strada per il Cepparo, oltre i 1100 metri, può essere innevata o ghiacciata e in quel caso servono catene o gomme adeguate.

Da evitare: il pieno mezzogiorno di una domenica d'agosto alle sorgenti, e la salita al faggio subito dopo una pioggia intensa, quando il tratto finale diventa fangoso e scivoloso fra le radici affioranti.

Domande veloci su Rivodutri (RI)

Dove si trova Rivodutri (RI)?

In provincia di Rieti, nel Lazio, a circa 560 metri di quota sulle falde occidentali del gruppo del Terminillo, sopra la piana reatina. Il municipio è in Piazza Municipio 9, CAP 02010.

Quanto dista Rivodutri da Roma?

Poco più di un'ora e mezza di auto, seguendo la Salaria fino a Rieti e poi la statale verso Terni, oppure la A1 fino a Orte e la superstrada per Rieti.

Si può arrivare a Rivodutri con i mezzi pubblici?

Esistono corse di autobus di linea da Rieti verso Morro Reatino e la Valnerina che servono il bivio di Piedicolle e il paese, ma le frequenze sono ridotte e concentrate su alcune fasce orarie, con ulteriori riduzioni la domenica. Gli orari aggiornati vanno verificati presso il gestore regionale. Per una visita completa l'auto è di fatto necessaria.

Quanto costa visitare Rivodutri (RI)?

Niente. Il borgo, la porta alchemica in via Umberto I, il parco delle sorgenti di Santa Susanna e il sentiero al faggio di San Francesco sono ad accesso libero e gratuito. Si paga soltanto il pranzo.

Serve prenotare per vedere la porta alchemica di Rivodutri?

No. L'arco è in strada, davanti a un piccolo giardino, e si osserva liberamente a qualunque ora del giorno e della notte.

Quanto tempo serve per visitare Rivodutri?

Mezza giornata per il borgo e le sorgenti, una giornata piena aggiungendo il faggio di San Francesco e un tratto della riserva dei laghi, due giorni per legare Rivodutri agli altri luoghi della Valle Santa.

Che cosa vedere assolutamente a Rivodutri (RI)?

Tre cose: le sorgenti di Santa Susanna con il mulino, il faggio di San Francesco al Cepparo e la porta alchemica in via Umberto I. Se resta tempo, la parrocchiale di San Michele Arcangelo con la Pietà di Vincenzo Manenti.

Perché il faggio di San Francesco ha quella forma?

Per una mutazione genetica rarissima, riscontrata finora in pochissimi altri esemplari al mondo, che ha fatto sviluppare l'albero in orizzontale con quattro fusti dallo stesso ceppo. La leggenda del santo riparato dal temporale è nata dopo, per spiegare la forma.

Quanti anni ha il faggio di San Francesco?

È un albero vetusto ma nessuna fonte scientifica gli attribuisce gli otto secoli che servirebbero per averci visto sotto Francesco d'Assisi. È tutelato come monumento naturale con decreto della Regione Lazio del 2008.

Il sentiero al faggio è adatto ai bambini?

Sì. Dal piazzale della chiesetta di San Francesco al faggio si arriva in pochi minuti di cammino comodo, con dislivello minimo. Servono scarpe chiuse, e dopo la pioggia il fondo diventa fangoso.

Quanta acqua esce dalle sorgenti di Santa Susanna?

Circa 5000 litri al secondo, una delle portate più alte d'Europa. La sorgente è monumento naturale dal 1977 e ricade nella Zona Speciale di Conservazione IT6020011.

Ci si può fare il bagno alle sorgenti di Santa Susanna?

No. L'acqua è protetta, gelida tutto l'anno e più profonda di quanto sembri per via della trasparenza. È un'area di tutela naturalistica con zona picnic, non una zona di balneazione.

Quando si vede il presepe subacqueo di Rivodutri?

Nel periodo natalizio, con visibilità che si protrae fino ai primi giorni di gennaio. Le date esatte cambiano ogni anno e vanno controllate sui canali del comune e della pro loco.

Quando si tiene la Sagra della Trota a Rivodutri (RI)?

In piena estate, fra la fine di luglio e l'inizio di agosto secondo l'edizione, nel parco della sorgente di Santa Susanna, insieme alla Sagra del Gambero di Fiume. Il giorno preciso va verificato ogni anno.

Che differenza c'è fra la porta alchemica di Rivodutri e quella di Roma?

Quella di Piazza Vittorio a Roma è un portale con formule alchemiche e sigilli planetari legato al marchese Palombara; quella di Rivodutri è un repertorio di immagini e di motti latini in cui il linguaggio ermetico convive apertamente con quello cristiano. Sono due oggetti diversi per natura e per finalità.

Di che epoca è la porta alchemica di Rivodutri?

Le fonti non concordano: la lettura tradizionale la colloca fra la fine del Cinquecento e il Seicento, uno studio recente la sposta alla seconda metà del Settecento leggendola come portale nuziale. L'autore resta ignoto.

Rivodutri fa parte del Cammino di Francesco?

Sì. Il faggio del Cepparo e gli altri luoghi francescani della piana reatina sono collegati dal Cammino di Francesco, il circuito che unisce i santuari di Greccio, Fonte Colombo, La Foresta e Poggio Bustone.

Si può fare birdwatching vicino a Rivodutri?

Sì, nella Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile, istituita nel 1985 e distesa su 3278 ettari, con sentieri attrezzati e una stazione ornitologica. I periodi migliori sono l'inverno e le migrazioni; le ore migliori sono l'alba e il tramonto.

Rivodutri è accessibile in sedia a rotelle?

Solo in parte. Il parco delle sorgenti e i sentieri pianeggianti della riserva dei laghi sono i tratti più praticabili; il centro storico, tutto in salita e a gradoni, e il sentiero al faggio non sono attrezzati.

Che cosa si mangia a Rivodutri (RI)?

Trota e gambero di fiume, in tutte le declinazioni: trota sott'olio alle erbe, filetto di trota, paste con i gamberi di fiume, bruschette con guazzetto. Accanto, la dispensa appenninica di legumi, funghi, tartufi e formaggi di pecora.

Quanti abitanti ha Rivodutri?

Poco più di mille. Le rilevazioni recenti indicano un valore compreso fra millecento e milletrecento residenti a seconda della fonte e dell'anno.

Rivodutri è sempre stata nel Lazio?

No. Il comune apparteneva alla provincia di Perugia, in Umbria, fino al 1923, quando passò alla provincia di Roma; nel 1927 confluì nella neonata provincia di Rieti.

Rivodutri è un buon campo base per visitare il reatino?

Sì, e per chi cerca natura migliore di Rieti città: da qui, in mezz'ora d'auto, si raggiungono la Cascata delle Marmore, il Terminillo, la Valle Santa francescana e la riserva dei laghi.

Si può salire al Cepparo in pullman?

No. La strada è stretta, con tratti a corsia unica e piazzole di scambio: si sale con minibus, con auto o a piedi lungo il sentiero del Cammino di Francesco.

Qual è il periodo migliore per andare a Rivodutri (RI)?

L'autunno, fra la seconda metà di ottobre e i primi di novembre, quando la faggeta del Cepparo cambia colore e il paese è tranquillo. La primavera è la seconda scelta.

Se dovessi ridurre Rivodutri a una sola ragione per salirci, non sceglierei il faggio, che pure è la cartolina del paese. Sceglierei quel quarto d'ora davanti all'arco di via Umberto I, con il sole alto sui bassorilievi, a provare a leggere in ordine i simboli mentre in fondo alla strada qualcuno chiacchiera davanti al bar. Un monumento che tre generazioni di studiosi non hanno finito di spiegare, in piedi in una via di paese, senza biglietteria, senza transenne e senza nessuno che ve lo racconti. Andateci con i vostri occhi e prendetevi il tempo. Poi scendete alle sorgenti e ordinate la trota: ve la siete guadagnata. Per chi organizza gite di gruppo nel reatino e vuole costruire una giornata che tenga insieme borgo, sorgente e faggio senza correre, vale la pena farsi accompagnare da chi conosce la logistica di questi paesi, e la rete di professionisti di TourLeaderPro lavora esattamente su questo.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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