Pescasseroli (AQ)
In breve. Pescasseroli (AQ) è il centro principale del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e si trova a 1167 metri sul livello del mare, in una conca all'imbocco dell'alta valle del Sangro, in provincia dell'Aquila.
Pescasseroli (AQ) è il centro principale del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e si trova a 1167 metri sul livello del mare, in una conca all'imbocco dell'alta valle del Sangro, in provincia dell'Aquila. Da Roma si arriva in circa due ore e mezza di automobile: A25 Roma-Pescara, uscita Pescina o Celano, poi la statale 83 Marsicana lungo il Sangro attraverso Gioia dei Marsi, Bisegna e Opi; in alternativa A1 fino a Cassino o Ceprano e poi valle di Comino e valico di Forca d'Acero, strada più lenta ma di gran lunga più bella. Senza automobile ci sono corse di autobus dalla stazione Tiburtina di Roma verso l'Alto Sangro, gestite dalla società di trasporto regionale abruzzese: la frequenza cambia molto fra inverno, estate e mezze stagioni, e gli orari vanno controllati sul sito del vettore prima di partire, perché nei giorni feriali di bassa stagione le corse sono poche. La stazione ferroviaria utile più vicina è quella di Avezzano, sulla linea Roma-Pescara, e da lì si prosegue in autobus o in taxi: non esiste un treno che arrivi in paese. In paese si parcheggia lungo la circonvallazione e negli spiazzi all'ingresso dell'abitato, in parte a pagamento nei mesi di punta; il centro storico si gira solo a piedi e non costa nulla. Il paese in sé è gratuito: si paga per entrare al Centro Visita del Parco con il museo naturalistico e l'area faunistica, per la casa museo di Palazzo Sipari e per gli impianti di risalita. Orari e tariffe del Centro Visita sono pubblicati dall'Ente Parco sul proprio sito ufficiale e variano fra alta e bassa stagione. Le visite guidate a Palazzo Sipari si concordano con la Fondazione Sipari ai numeri 0863 910748 e 334 3495164, durano circa un'ora e non seguono un orario continuato: una telefonata prima di mettersi in viaggio evita una porta chiusa. Per lo skipass e per lo stato di apertura delle piste il riferimento è la società che gestisce gli impianti di Monte delle Vitelle.
Chi sta costruendo un itinerario più ampio dentro l'area protetta trova il quadro generale nella pagina dedicata al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e può abbinare a Pescasseroli la vicina Riserva Naturale La Camosciara, che dista una quindicina di chilometri.

Come arrivare a Pescasseroli (AQ) senza sbagliare strada
In automobile da Roma verso Pescasseroli (AQ)
La via rapida è l'autostrada A25 in direzione Pescara, uscita a Pescina oppure a Celano, e poi la discesa verso il Sangro sulla statale 83. Sono circa 170 chilometri e due ore e mezza reali, non le due ore ottimistiche che raccontano i navigatori: l'ultimo tratto è tutto curve, si viaggia dentro il Parco e la velocità è bassa per legge e per buon senso, perché la fauna attraversa. La seconda via è quella meridionale, A1 fino a Cassino, valle di Comino, Alvito o Villetta Barrea a seconda del valico: si passa per Forca d'Acero, quota 1538, e in inverno il valico può chiudere per neve. Chi ha tempo faccia l'andata da nord e il ritorno da sud, o viceversa: sono due paesaggi diversi e il giro chiuso non costa un chilometro in più di quanto valga.
Un avvertimento serio, non una formula di rito. Dentro il Parco i limiti di velocità sono bassi e i controlli esistono, ma il vero motivo per rallentare è un altro: sulla statale fra Opi e Pescasseroli gli investimenti di fauna selvatica sono un problema documentato, e un orso adulto contro un'automobile è un disastro per entrambi. Al tramonto e all'alba si guida con i fari anabbaglianti e il piede leggero.
Autobus e treno per Pescasseroli (AQ)
Le autolinee regionali abruzzesi collegano Roma Tiburtina all'Alto Sangro con corse dirette, e Pescasseroli è uno dei capolinea di riferimento dell'area del Parco. Il servizio è stagionale nella frequenza: in estate e nei fine settimana invernali le corse aumentano, nelle mezze stagioni si riducono a poche partenze al giorno. Chi arriva in treno scende ad Avezzano e prosegue su gomma. Il consiglio pratico: verificate la corsa di ritorno prima ancora di comprare l'andata, perché rimanere a piedi in una valle appenninica alle otto di sera è un problema molto più concreto di quanto sembri quando si guarda un orario dal divano di casa.
Dove si lascia l'automobile e come ci si muove in paese
L'abitato è pianeggiante, cosa rara per un borgo appenninico, e questo cambia tutto: si cammina senza fatica, le distanze interne sono di poche centinaia di metri e anche chi ha problemi di deambulazione riesce a girare il centro. I parcheggi utili sono lungo la circonvallazione e nell'area verso il Centro Visita. In alta stagione, cioè agosto e le settimane di neve, il paese si riempie e trovare posto vicino a Piazza Sant'Antonio alle undici del mattino è una piccola impresa: arrivate presto o mettete in conto duecento metri di camminata in più.
Pescasseroli (AQ): il paese, la conca, la pietra
Il primo dato da fissare è geografico. Pescasseroli occupa il fondo di una conca larga, con pascoli e prati aperti, chiusa da montagne che superano i duemila metri: il Monte Marsicano a est, la catena della Meta a sud, il gruppo delle Serre a ovest. Il Sangro nasce poco più a monte, sotto le pendici del Monte Turchio, e qui è ancora un torrente sottile che attraversa i prati. Questa conformazione spiega la storia dell'insediamento meglio di qualunque cronaca: pascoli ampi significano pastorizia, pastorizia significa transumanza, transumanza significa tratturi, e i tratturi hanno costruito l'economia di questa valle per venti secoli.
Il nucleo urbano si è sviluppato in piano, attorno all'antica abbazia benedettina, e non in cima a un colle come accade quasi ovunque in Abruzzo. La ragione è che la difesa stava altrove: sul colle sopra il paese, dove restano i ruderi di Castel Mancino. Quando il castello venne abbandonato, nel Trecento, la popolazione era già scesa a valle e non ebbe motivo di risalire.
L'edilizia tradizionale è in muratura di pietrame e malta, con le finestre incorniciate da imbotti in pietra da taglio locale, la cosiddetta pietra gentile, chiamata così dal nome della montagna da cui si cavava. È un dettaglio che conviene imparare a riconoscere: nelle vie del centro le cornici in pietra gentile sono l'unico elemento decorativo di case altrimenti spoglie, e distinguono l'edilizia storica dalle ricostruzioni recenti. Guardate gli architravi: dove la pietra è grigia e leggermente saponosa al tatto, siete davanti al materiale originale.
Piazza Sant'Antonio, il salotto di Pescasseroli (AQ)
La piazza principale prende nome da una chiesa che oggi non esiste più, e questo è già un racconto: i toponimi conservano edifici scomparsi molto più a lungo delle pietre. È il fulcro della vita del paese, ombreggiata da faggi e tigli, con la sede del Comune su un lato e una fontana sormontata da una statuetta dell'Immacolata. In luglio i tigli fioriscono e la piazza cambia odore per due settimane; è una di quelle cose che nessuna guida scrive e che chiunque abbia passato un'estate qui ricorda.
Opinione netta: la piazza va vissuta la sera, dopo le sette, quando i gruppi in giornata sono ripartiti e restano i villeggianti e i paesani. A mezzogiorno di agosto è solo affollata.
Che cosa vedere a Pescasseroli (AQ), luogo per luogo
La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Pescasseroli (AQ)
È l'edificio più importante del paese e il più stratificato. Sorge su una cella monastica benedettina altomedievale, forse dipendente da Montecassino o da San Vincenzo al Volturno: le fonti locali collocano quel primo nucleo fra l'ottavo e il nono secolo, ma si tratta di tradizione erudita, non di dato archeologico. Il primo documento certo è del 1115, una bolla di papa Pasquale II che nomina la chiesa. Questa è la data da tenere a mente, e chiarisce anche perché le vecchie schede parlino genericamente di fondazione intorno al 1100.
Il terremoto del 1349, che devastò mezza Italia centro-meridionale, distrusse l'edificio. La ricostruzione avvenne in gotico abruzzese tardo, con volte a crociera. Un successivo sisma danneggiò facciata e abside, rifatte in forme tardorinascimentali: è in questa fase che al titolo di San Paolo si affianca quello di San Pietro. Fra Seicento e Settecento l'interno venne rivestito di stucchi, dorature e altari marmorei, con l'altare di San Giuseppe e quello della Madonna Incoronata, e con un coro intagliato in noce. Il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 fece danni gravissimi e la chiesa restò chiusa fino al restauro del 1937, che riportò alla luce elementi quattrocenteschi nascosti dalle sovrapposizioni barocche. Altri lavori seguirono dopo la seconda guerra mondiale.
Che cosa guardare davvero, davanti all'originale: la giustapposizione fra le volte gotiche e la decorazione settecentesca. È una convivenza che in Abruzzo si vede spesso ed è sempre istruttiva, perché racconta due mentalità religiose diverse sovrapposte nello stesso spazio.
La Madonna Nera Incoronata, il pezzo che vale il viaggio
Dentro la chiesa si venera una statua lignea della Madonna col Bambino, di colore scuro, riferita al Duecento. La tradizione locale racconta che l'originale sia stato trasferito qui da una cappella del castello intorno al Quattrocento. L'8 settembre 1752 la scultura fu solennemente incoronata con una corona d'oro inviata dal Capitolo Vaticano: da quel momento è la Madonna Incoronata di Pescasseroli, e la festa dell'8 e 9 settembre resta la più sentita dell'anno. Papa Eugenio IV, nel Quattrocento, aveva già concesso l'indulgenza plenaria a chi visitava la chiesa nelle feste della Natività, della Purificazione, dell'Assunzione e della Visitazione: un privilegio che dice quanto il culto fosse antico e importante.
Il restauro del 1998 ha recuperato la policromia originale della scultura, riportando alla luce una veste blu scuro con decorazioni bianche e un manto dorato a motivi geometrici. È un dato che cambia la lettura dell'opera: la Madonna non nasce nera, lo diventa per l'ossidazione delle vernici e per il fumo delle candele nei secoli, come è accaduto a molte altre madonne scure d'Europa. Chi arriva convinto di trovare una statua intenzionalmente scura fa bene a sapere come stanno le cose.
La Chiesa della Madonna del Carmine a Pescasseroli (AQ)
Chiamata anche chiesa del Carmelo, fu costruita nel corso del Settecento. È l'edificio devozionale della festa della Madonna del Carmelo, che cade il 15 e 16 luglio, e in quei due giorni il paese le gira attorno. Fuori da quelle date è una chiesa piccola e sobria, che si visita in cinque minuti e che serve soprattutto a capire il rapporto fra le confraternite settecentesche e il tessuto urbano di un paese di montagna.
La Cappella dell'Addolorata e il legame con i Sipari
Detta anche chiesa di Santa Maria degli Angeli, compare per la prima volta in un documento del 1638. Sorge accanto a Palazzo Sipari ed è compresa nel patrimonio della fondazione intitolata a Erminio e Zel Sipari. La vicinanza fisica fra la cappella e il palazzo non è casuale: è il modello classico della residenza signorile ottocentesca che si annette un edificio di culto preesistente e ne fa, di fatto, la propria cappella privata.
La Chiesa di Santa Lucia
Menzionata in un documento del 1693, è la più discreta delle chiese di Pescasseroli e la più facile da mancare. Vale la deviazione per chi cerca l'edilizia religiosa minore, quella senza opere d'arte celebri e con tutta la storia sociale del paese incisa nelle lapidi e negli arredi poveri.
Il Santuario di Santa Maria di Monte Tranquillo
Questo merita un capitolo a parte perché non è in paese: si trova a 1597 metri di quota sul Monte Tranquillo, a una decina di chilometri da Pescasseroli, e ci si arriva a piedi lungo il sentiero che sale dal valico. La costruzione risale probabilmente all'inizio del dodicesimo secolo e la tradizione l'attribuisce a san Berardo, vescovo dei Marsi, come rifugio per i pellegrini che attraversavano i valichi della Marsica. Terremoti fra Seicento e Settecento, poi il sisma del 1915, poi la seconda guerra mondiale: l'edificio fu ricostruito nel 1956.
La statua della Madonna Nera che si vede oggi è una copia realizzata nel 1982 per sostituire l'originale, rubato nel 1980. La tradizione vuole che la scultura fosse stata portata qui da Foggia per sottrarla agli iconoclasti, il che collega il santuario alla direttrice della transumanza verso il Tavoliere: un indizio in più della lunga relazione fra questa valle e la Puglia. La festa cade l'ultima domenica di luglio e la processione parte dalla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, in abito da montagna o a cavallo. Un'autorizzazione di Carlo I d'Angiò del 1283 concedeva una fiera in occasione della festa della Madonna Incoronata dell'8 settembre: il documento angioino dice, indirettamente, che questi culti erano già radicati nel Duecento.
Opinione da professionista: la salita a Monte Tranquillo è la migliore mezza giornata che Pescasseroli offra a chi cammina discretamente. Non è difficile, il dislivello si regge, e il santuario in cima ripaga il fiato speso.

Palazzo Sipari, dove nacque Benedetto Croce
Nel centro storico si alza il palazzo della famiglia Sipari, costruito nel 1839 al posto del palazzo dei baroni Massa, ultimi feudatari del luogo. L'edificio è in stile tardo rinascimentale con decorazioni neoclassiche, occupa circa mille metri quadrati e si articola su quattro piani. Emidio Agostinoni, negli Altipiani d'Abruzzo, lo descrisse così: «Reca l'impronta di una squisita semplicissima architettura combinata con gli ultimi elementi del periodo neoclassico che languiva e con qualche reminiscenza dell'impero trionfante. Il vasto palazzo, ricco di terrazzo giardino e di sale immense, è notevole specialmente per una strana antiveggenza dell'antenato Sipari che lo volle. Quando fu costruito, la valle non era corsa che da una via mulattiera, la carrozza per Pescasseroli era ancora un sogno. E pure le porte furono aperte così vaste, gli androni furono architettati così comodi da permettere dopo un secolo il libero moto alla più poderosa automobile».
Quel giudizio contiene il dettaglio più bello del palazzo: le porte e gli androni furono progettati con misure che allora non servivano a nessuno, perché in valle non arrivavano carrozze, e che un secolo dopo hanno permesso di far entrare le automobili. Chiamatela lungimiranza o chiamatela ostentazione: il risultato è un edificio che ha assorbito senza traumi il passaggio dall'età del mulo a quella del motore.
Il 25 febbraio 1866 nacque al secondo piano il filosofo Benedetto Croce, figlio di Luisa Sipari. Nel corso dell'Ottocento e del Novecento il palazzo ha ospitato Vittorio Emanuele III, il duca Amedeo d'Aosta e altri membri della Casa Reale e del governo. Oggi vi ha sede la casa museo gestita dalla fondazione intitolata a Erminio Sipari, deputato, naturalista e primo presidente del Parco, e alla moglie Zel. La visita guidata percorre gli ambienti abitati dalla famiglia dal 1839 al 2006, con letture di brani del Discorso di Pescasseroli e un approfondimento sulla nascita dell'area protetta. Dura circa un'ora e si prenota telefonicamente.
Opinione netta, e impopolare: chi entra a Palazzo Sipari pensando solo a Croce si perde metà del racconto. La parte più interessante è quella su Erminio, non su Benedetto. Il cugino naturalista è l'uomo che ha inventato la conservazione della natura in Italia, e la sua casa è il posto giusto per capire come ci sia riuscito.
Castel Mancino, il castello che ha dato il nome al paese
Sul colle a monte dell'abitato, fra i 1275 e i 1332 metri di quota, in località Colle del Castello, restano i ruderi di un castello-recinto: mura perimetrali, basamenti di edifici, torri di avvistamento. Fu edificato dai signori Borrello a partire dall'undicesimo secolo per difendere il territorio dalle incursioni, e venne abbandonato progressivamente nel corso del Trecento, dopo forti terremoti e con il mutare delle condizioni economiche. Nel Medioevo identificava il nucleo detto Serule, poi Pesculum ad Serule: cioè, letteralmente, il nome da cui deriva Pescasseroli.
Il toponimo Castel Mancino è tardo e incerto: risulta usato per la prima volta nel Novecento dal pastore-poeta Cesidio Gentile. Vale la pena saperlo, perché nelle guide si legge spesso come se fosse un nome medievale, e non lo è.
Il sentiero natura che ci porta è lungo meno di due chilometri, adatto a chiunque abbia scarpe decenti, e regala la vista d'insieme sulla conca e sulle vette che la chiudono. È la passeggiata giusta per il primo pomeriggio del giorno di arrivo: serve a capire dove siete finiti.
I siti archeologici di Pescasseroli (AQ)
Oltre ai ruderi del castello, il territorio conserva tracce di frequentazione antica. Nel Centro Visita del Parco è esposta la sepoltura con i resti di una donna vissuta qui nel sesto secolo avanti Cristo: è il reperto che collega concretamente questa valle al mondo dei Marsi preromani, e che smentisce l'idea di una montagna spopolata prima del Medioevo. Fra Campomizzo, in territorio di Gioia dei Marsi, e Pescasseroli si segnalano inoltre ruderi di villaggi e di ville di età romana. Non sono aree attrezzate per la visita: si tratta di indicazioni per chi legge il paesaggio, non di siti musealizzati.
Il Centro Visita, il museo naturalistico e l'area faunistica
Il Centro Visita del Parco è la struttura che rende Pescasseroli qualcosa di più di un bel paese di montagna. Ospita il museo naturalistico, che spiega geologia, flora e fauna dell'area protetta, e l'area faunistica, dove vivono animali trovati feriti o comunque non più in grado di sopravvivere allo stato selvatico. Qui si vedono l'orso bruno marsicano, il lupo appenninico, il capriolo, la lince e i rapaci recuperati. Va detto con chiarezza, perché troppi arrivano con l'aspettativa sbagliata: questi animali non sono in mostra per intrattenimento, sono ricoverati perché non possono tornare liberi.
Orari e tariffe sono indicati dall'Ente Parco sul proprio sito ufficiale e cambiano con la stagione, quindi vanno controllati prima. Consiglio: dedicategli almeno un'ora e mezza e visitatelo all'inizio del soggiorno, non alla fine. Il museo insegna a guardare il bosco, e serve a poco quando il bosco lo avete già attraversato.
Il giardino appenninico e l'orto botanico
Accanto al Centro Visita si estende il giardino appenninico, dove sono raccolte le specie vegetali tipiche del Parco disposte per fasce altimetriche. È il posto in cui imparare a distinguere il faggio dall'acero di monte e il pino nero dal pino mugo prima di trovarseli davanti in quota. Nel giardino si osservano facilmente scoiattoli, picchi, cince, rampichini e fringuelli: un'ora con il binocolo qui rende più di tre ore di cammino a caso.

La Camosciara e le cascate delle Ninfe e delle Tre Cannelle
A pochi chilometri, in territorio di Civitella Alfedena, si apre la riserva naturale integrale della Camosciara, il primo nucleo storico di protezione del Parco. Il torrente Scerto precipita sulle rocce sottostanti formando la cascata delle Ninfe e quella delle Tre Cannelle: due salti raggiungibili con una camminata breve e pianeggiante dal parcheggio, adatta anche a chi ha bambini piccoli. È il modo più economico di vedere qualcosa di memorabile in questa valle, e in estate ci si va presto la mattina o si rinuncia al silenzio.
La storia di Pescasseroli (AQ), dai Marsi al Novecento
L'origine del nome Pescasseroli
L'etimologia si è prestata a più ipotesi, e Benedetto Croce le ha discusse nella monografia che dedicò al paese natale. Il generico pesclum, peschio o pesco, vale come luogo alto e ripido, e nel caso specifico indica la cresta su cui sorgono i ruderi del castello: su questo c'è accordo. Il problema è seroli. Alcuni lo facevano derivare da serra, cioè la chiusura del varco che congiunge alle montagne delle Serre; il geografo Roberto Almagià proponeva la serretta, la piccola serra che dal Monte Forcella si protende verso il Sangro. Croce non riteneva convincente nessuna delle due e suggeriva di considerare le forme attestate Pesclum ad Serolum, Pesculum ad Serule e Pesclum Ansericum nel senso di peschio presso il Sangro, dal latino Sarus, che nasce poco distante e scorre sotto quel monte ancora piccolo e povero d'acque: Sarolus, piccolo Sangro.
Distinguiamo i gradi di certezza, perché qui serve. Che il primo elemento sia pesclum è dato acquisito. Che il secondo rimandi al Sangro nascente è l'ipotesi di Croce, elegante e mai dimostrata. Che derivi da serra o serretta resta l'ipotesi concorrente. Chi vi racconta l'etimologia come un fatto certo vi sta semplificando.
Pescasseroli (AQ) in età antica: Marsi, Peligni e Sanniti
Il versante iniziale dell'alta valle del Sangro fu terra di passaggio dei Marsi, dei Peligni e delle tribù sannitiche. Va corretto un equivoco che circola da secoli: la città antica di Plestinia, che gli storici marsicani come Muzio Febonio collocavano fra le alture di Campomizzo e Pescasseroli, va con ogni probabilità identificata con i resti della Rocca Vecchia di Pescina, nella valle del Giovenco. È un caso classico di erudizione seicentesca che si tramanda per inerzia.
Dopo la colonizzazione romana l'area rientrò nell'ager della città volsca di Atina, mentre oltre Barrea si entrava in quello della città pentra di Aufidena. Al termine delle guerre sannitiche l'ager marsorum altosangrino non fu stravolto: i territori presso il confine segnato dal Monte Marsicano, in particolare l'oppidum della Val Fondillo di Opi e l'area di Pescasseroli, vennero inclusi nella gens Sergia.
Il tratturo Pescasseroli-Candela, la strada che ha fatto la storia
Questo è il capitolo che nessuno racconta abbastanza. Il tratturo Pescasseroli-Candela nacque in epoca imperiale come via militare percorsa dalle legioni, e alcuni studiosi propongono che ricalchi il tracciato della via Traiana. Dal Medioevo divenne il grande percorso pastorale della transumanza dai monti abruzzesi al Tavoliere delle Puglie. È lungo 211 chilometri, in certi tratti largo fino a sessanta metri, ed è il terzo tratturo più lungo dell'Italia meridionale. Lo chiamavano anche la via della lana.
Sessanta metri di larghezza sono la misura che colpisce chi la sente per la prima volta. Non era una strada: era un corridoio erboso demaniale, protetto per legge, lungo il quale scendevano decine di migliaia di pecore ogni autunno e risalivano ogni primavera. Il nome di Pescasseroli figura al capo settentrionale di quel corridoio: significa che questo paese era un punto di partenza riconosciuto nel sistema economico del Regno di Napoli, non un villaggio periferico. Chi vuole seguire il tema può poi cercare altrove nel Lazio i percorsi storici di crinale, come il Sentiero dei Briganti, che racconta un altro modo di attraversare l'Appennino.
Pescasseroli (AQ) fra Medioevo ed età moderna
La località assunse il toponimo di Serule e successivamente di Pesculum ad Serule. Caduto in rovina, il centro fortificato fu abbandonato definitivamente nel Trecento a favore dell'abitato sviluppatosi a valle. Pescasseroli rientrò fra i domini della famiglia Borrello nell'undicesimo secolo e come suffeudo dei Di Sangro; da questi, dopo la caduta degli Svevi, passò ai d'Aquino. Nel 1349, quando Adenolfo II d'Aquino perì con tutta la famiglia sotto le rovine del castello di Alvito, il feudo andò al ramo dei conti di Loreto. Nel 1461 la baronia fu ereditata da Antonella d'Aquino, marchesa di Pescara.
Alla fine del Cinquecento il feudo fu venduto a Giovan Giacomo di Sangro, morto nel 1607. Messo all'asta, conobbe fino all'inizio del Settecento una lunga successione di possessori, finché nel 1705, per 15.770 ducati, fu acquistato dalla famiglia Massa di Sorrento, ultimi baroni di Pescasseroli prima dell'affermarsi della borghesia ottocentesca, qui rappresentata dai Sipari.
Notate la coincidenza di date: il 1349 è l'anno in cui il terremoto abbatte la chiesa e in cui muore sotto le macerie di un altro castello il signore del feudo. Nella memoria di questa valle il Trecento è il secolo in cui tutto crolla, e non è una metafora.
L'età contemporanea e il Novecento a Pescasseroli (AQ)
Dall'età napoleonica, dal 1811, fino all'Unità d'Italia nel 1860 il paese fece parte del distretto di Avezzano, poi del circondario marsicano fino al 1927. Il 13 gennaio 1915 il terremoto della Marsica danneggiò in parte il centro storico e chiuse la chiesa parrocchiale per oltre vent'anni. Dopo i danneggiamenti della seconda guerra mondiale il centro tornò a ripopolarsi grazie al turismo. Superata anche la crisi seguita al terremoto dell'Italia centro-meridionale del 1984, la cittadina è diventata una delle mete turistiche di riferimento della regione, soprattutto per le infrastrutture sportive e ricettive nate a seguito dell'istituzione dell'ente parco. Nel 1971, anno di istituzione delle comunità montane, il territorio entrò nella Comunità montana Alto Sangro e altopiano delle Cinquemiglia, soppressa nel 2013. Oggi gli abitanti sono poco più di duemila.

Il Parco Nazionale d'Abruzzo e la nascita della conservazione italiana
Il Parco Nazionale d'Abruzzo fu inaugurato con una cerimonia solenne proprio a Pescasseroli. Il 9 settembre 1922, presso la fontana di San Rocco, all'ingresso del paese venendo da Bisegna e Gioia dei Marsi, fu svelata l'iscrizione lapidea: «Il Parco nazionale d'Abruzzo sorto per la protezione delle silvane bellezze e dei tesori della natura qui inaugurato il IX Settembre MCMXXII». Il riconoscimento formale dello Stato arrivò l'11 gennaio 1923. La sede amministrativa dell'ente è tuttora qui.
Dietro quella cerimonia c'è Erminio Sipari, deputato e naturalista, cugino di Croce, che condusse la battaglia politica per l'istituzione dell'area protetta e ne fu il primo presidente. E c'è Croce stesso, che da ministro della Pubblica Istruzione presentò il disegno di legge Per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico, approvato come legge 778 del 1922: il primo fondamento legislativo dei parchi nazionali italiani. Due uomini nati nella stessa famiglia, nello stesso palazzo di un paese di duemila abitanti, hanno scritto le fondamenta della tutela ambientale in Italia. È un fatto che a Pescasseroli si dà per scontato e che altrove non si conosce affatto.
Le faggete vetuste patrimonio mondiale UNESCO
Nel 2017 cinque nuclei di faggete vetuste, su una superficie di oltre mille ettari compresa fra i comuni di Lecce nei Marsi con la Selva Moricento, Opi con Cacciagrande e Val Fondillo, Pescasseroli con Coppo del Principe e Coppo del Morto, e Villavallelonga con la Val Cervara, sono stati iscritti nel patrimonio mondiale dell'umanità all'interno del sito seriale delle foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa. Alcuni di questi alberi hanno circa 560 anni. È il primo riconoscimento UNESCO dell'intera regione abruzzese.
Cosa significa vetusta, in concreto: una faggeta mai tagliata, in cui il legno morto resta a terra e alimenta il ciclo, con alberi di tutte le età contemporaneamente presenti. In Europa occidentale ne restano pochissime, ed è per questo che l'UNESCO le ha protette. Coppo del Principe e Coppo del Morto sono in territorio di Pescasseroli e si raggiungono solo a piedi, con percorsi regolamentati: l'accesso a un nucleo vetusto non è una passeggiata libera, e l'Ente Parco stabilisce modalità e periodi.
Sciare a Pescasseroli (AQ): la stazione di Monte delle Vitelle
L'area sciistica si sviluppa sul versante di Monte delle Vitelle, con partenza dal fondovalle a 1167 metri. Gli impianti sono sei fra seggiovie e sciovie; una seggiovia quadriposto ad ammorsamento automatico porta intorno ai 1820 metri, e la quota massima dell'area è indicata a 1945 metri. Le piste di discesa sono quattordici, per circa otto chilometri complessivi, distribuite fra facili, intermedie e due nere. La più impegnativa è la Direttissima, che scende dalla cima con pendenze serie e varianti fuoripista.
Il fondo è la carta migliore di questa stazione, e quasi nessuno lo dice: nella piana di Macchiarvana, fra Pescasseroli e Opi, si tracciano circa venticinque chilometri di anelli da cinque, dieci, venti e trenta chilometri. Per chi scia di fondo è uno degli ambienti più belli dell'Appennino centrale, con il vantaggio di essere pianeggiante e di attraversare boschi veri.
Ci sono scuole di sci, un campo scuola per principianti e un impianto di snowtubing aperto tutto l'anno. Sono presenti inoltre itinerari per lo scialpinismo e percorsi per le ciaspole, e diversi rifugi in quota e a valle funzionano da punti di ristoro.
Opinione senza giri di parole: chi cerca un grande comprensorio di discesa deve guardare a Roccaraso, non a Pescasseroli. Chi cerca una montagna a misura di famiglia, con code corte, prezzi umani e un paese vivo attorno alle piste, qui trova esattamente quello che serve. Le due cose non si sovrappongono, e confonderle produce recensioni ingiuste.
Lo skipass di Pescasseroli (AQ) e il comprensorio Alto Sangro
La stazione emette skipass stagionali, giornalieri, plurigiornalieri e tessere a ore, formula quest'ultima molto utile a chi scia mezza giornata con i bambini. Pescasseroli fa parte del comprensorio Alto Sangro, che comprende anche Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo e l'area di Barrea: lo skipass unico apre a un insieme di piste da discesa e da fondo molto più ampio di quello locale. Le tariffe cambiano ogni stagione e si consultano presso la società che gestisce gli impianti; le tessere plurigiornaliere convengono a partire dal terzo giorno.

Cosa fare in estate a Pescasseroli (AQ)
D'estate il paese cambia funzione e diventa quello che è sempre stato prima dello sci: una stazione climatica. Con il fondovalle a 1167 metri, ad agosto la sera si mette la felpa, e questo basta a spiegare perché generazioni di romani e napoletani ci abbiano passato le vacanze. Si viene per camminare, per pedalare e per stare fuori.
Le possibilità di escursione sono ampie: a piedi, in mountain bike o a cavallo, con maneggi che propongono programmi dedicati ai bambini e ai ragazzi. Presso gli impianti sciistici funziona un bike park con percorsi attrezzati. In paese ci sono campi da tennis, da calcio e da pallavolo, un centro ippico, una pista di pattinaggio e un campo di tiro con l'arco. L'area faunistica del Parco resta la visita più richiesta, e in agosto conviene andarci alla prima apertura del mattino.
Un'ultima nota sul comportamento, che qui non è pedanteria. Pescasseroli è uno dei pochi paesi d'Europa in cui un orso può attraversare la strada di notte. I rifiuti si tengono chiusi, il cibo non si lascia in giardino, e i cani si tengono al guinzaglio. La convivenza fra un paese turistico e una popolazione di orsi bruni marsicani è un equilibrio fragile costruito in cent'anni: chi arriva da fuori ha il dovere di non romperlo.
Escursioni e sentieri da Pescasseroli (AQ)
La rete sentieristica del Parco è segnata con una lettera di settore e un numero. Questi sono gli itinerari che partono dall'area di Pescasseroli, con tempo di percorrenza e grado di difficoltà secondo la classificazione dell'ente gestore, dove F sta per facile, M per medio e D per difficile.
- (A1) La Canala - Rifugio Pratorosso: 1 ora, F
- (A2) Rifugio Pratorosso - Terraegna: 1 ora, F
- (A3) Terraegna - Valico Carapale: 1 ora e mezza, D
- (A4) Rifugio Pratorosso - Valico Campitello: 1 ora, M
- (A5) Rifugio Pratorosso - La Cava: 1 ora, M
- (A6) Pratorosso - Monte Marsicano: 4 ore, M
- (B1) Vallone Pesco di Iorio - Valico Aceretta: 1 ora e mezza, M
- (B2) Capo Vallebona - Sorgente Puzza: 2 ore e mezza, M
- (B4) Sorgenti - Rifugio di Iorio: 1 ora, M
- (B5) Valico Aceretta - Rifugio di Iorio: 1 ora, F
- (B6) Valico Aceretta - Monte delle Vitelle: mezz'ora, F
- (C1) Bocca del Petroso - Statale di Forca d'Acero: 3 ore, F
- (C2) Curva Casale - Macchia la Rocca: un quarto d'ora, F
- (C3) Fonte della Difesa - Monte Tranquillo: 2 ore e mezza, M
- (C4) Camporotondo - Campo Lungo: 40 minuti, F
- (C5) Valico di Monte Tranquillo - Rifugio di Iorio: 2 ore e mezza, M
- (D1) Campeggio dell'Orso - Colli Alti: 2 ore, M
- (D2) Campeggio dell'Orso - Le Prata di Opi: 1 ora, F
- (D3) Campeggio dell'Orso - Macchiarvana: 2 ore e mezza, M
- (D4) Campeggio dell'Orso - Valle Mancina: 1 ora e mezza, M
- (D5) Portella - Camporotondo: 2 ore, M
- (D6) Pescasseroli - Colli Alti: 1 ora e mezza, M
- (BN1) Sentiero Natura Castel Mancino
A questi si aggiunge il sentiero Sipari, parte del Sentiero Italia, che collega Alvito a Pescasseroli e che nel 2018 l'ente gestore ha intitolato a Erminio Sipari. È il percorso che unisce il versante laziale a quello abruzzese del Parco, e per chi vuole capire la geografia dell'area protetta vale più di dieci cartine.
Le aperture dei sentieri sono regolate stagionalmente per la tutela della fauna: alcuni itinerari restano chiusi in determinati periodi dell'anno. Prima di partire si controlla l'elenco aggiornato presso il Centro Visita, e non si improvvisa. La montagna qui è severa e l'innevamento dura a lungo.
Tradizioni, feste e folklore a Pescasseroli (AQ)
- Festa di San Antonio Abate, il 17 gennaio, con i fuochi invernali
- Festa della Candelora, in febbraio
- Infiorata del Corpus Domini, in giugno, con i tappeti di fiori lungo il percorso della processione
- Festa di San Paolo, patrono di Pescasseroli, il 29 e 30 giugno
- Festa della Madonna del Carmelo, il 15 e 16 luglio
- Madonna di Monte Tranquillo, l'ultima domenica di luglio, con la salita al santuario
- Festa della Madonna Incoronata, l'8 e 9 settembre, la più partecipata dell'anno
- Premio Croce, premio nazionale di cultura intitolato al filosofo, con sezioni di narrativa, giornalismo letterario e saggistica
- Mercatino settimanale del mercoledì
- Ciaspolate guidate nei boschi organizzate dall'Ente Parco nella stagione invernale
Il calendario dice una cosa precisa: sei ricorrenze su otto sono mariane o patronali, e tre riguardano la stessa immagine, la Madonna Incoronata, celebrata in paese a settembre e in quota a luglio. Non è devozione generica: è il segno di un culto centrale nell'identità della comunità.

Cosa si mangia a Pescasseroli (AQ)
La cucina è quella pastorale dell'Alto Sangro, povera di ingredienti e lunga di cotture. Il piatto simbolo è l'agnello al cotturo, cotto lentamente in un paiolo di rame con erbe di montagna: nasce come pasto dei pastori sui pascoli e oggi si trova nelle sagre e in alcune trattorie. Ci sono poi le patate maritate, i formaggi di pecora e di capra della valle, e la ricotta.
Sul fronte dolce due preparazioni meritano il nome: i torcinelli, dolce fritto natalizio, e la P'plla, dolce pasquale il cui nome dialettale non ha traduzione elegante in italiano. Sono cose che si trovano nel periodo giusto e non tutto l'anno: chiedere una P'plla ad agosto è come chiedere le castagne a maggio.
Non faccio nomi di locali, per una ragione precisa: nei paesi di duemila abitanti le gestioni cambiano e un consiglio scritto oggi invecchia in fretta. Il criterio che funziona sempre in Abruzzo è più semplice: entrate dove mangiano gli anziani del posto a mezzogiorno.
Pescasseroli (AQ) con i bambini
È una delle destinazioni appenniniche più adatte alle famiglie, e non per slogan. Il paese è pianeggiante e si gira con il passeggino; l'area faunistica offre l'incontro con orso e lupo in condizioni protette; il museo naturalistico ha allestimenti comprensibili anche ai piccoli; il sentiero natura di Castel Mancino è corto e con un premio panoramico alla fine; le cascate della Camosciara si raggiungono con una passeggiata pianeggiante. D'inverno il campo scuola e lo snowtubing coprono la fascia sotto i sei anni, quella per cui altrove non c'è niente da fare.
Il consiglio concreto: due giorni pieni bastano e avanzano per una famiglia con bambini piccoli. Il primo dedicato a Centro Visita, area faunistica e paese, il secondo alla Camosciara e a una passeggiata breve. Il terzo giorno, se c'è, va speso su Monte Tranquillo con i ragazzi più grandi.
Accessibilità e visita di Pescasseroli (AQ) a mobilità ridotta
L'abitato in piano è un vantaggio raro: le vie del centro, la piazza e i principali servizi si percorrono senza dislivelli significativi, cosa che nei borghi appenninici accade quasi mai. Il Centro Visita del Parco e l'area faunistica sono strutture recenti e progettate con percorsi in gran parte accessibili; le condizioni puntuali vanno chieste all'Ente Parco. Diverso il discorso per Castel Mancino, per il santuario di Monte Tranquillo e per i sentieri in quota, che restano fuori portata per chi si muove in carrozzina. Le chiese storiche hanno gradini all'ingresso, come quasi ovunque in Italia.
Quando andare a Pescasseroli (AQ) e quando evitarlo
La stagione migliore per camminare è la seconda metà di giugno, quando la neve residua è sciolta, i prati sono fioriti e non c'è ancora nessuno. Settembre è l'altro momento buono: aria tersa, boschi che virano, e la festa della Madonna Incoronata l'8 e 9. Ottobre regala il foliage delle faggete, che qui è di livello europeo e che pochissimi vengono a vedere.
Da evitare, se cercate tranquillità: la settimana di Ferragosto, quando il paese raddoppia gli abitanti, e i fine settimana di neve fresca, quando gli impianti attirano l'intero bacino romano e napoletano. Se ci andate comunque in quei giorni, muovetevi prima delle nove del mattino: alle undici la partita è già persa.
Un dato climatico che serve a preparare la valigia: qui piove e nevica parecchio, oltre 1500 millimetri l'anno, e le estati sono fresche. Un guscio impermeabile in zaino ad agosto non è prudenza eccessiva, è esperienza.
Cosa vedere intorno a Pescasseroli (AQ) in mezz'ora di strada
Opi, a cinque chilometri, è il paese in cresta che si vede dalla statale e vale la sosta più della fama che ha; Civitella Alfedena ospita l'area faunistica del lupo appenninico e il museo dedicato; Villetta Barrea e il lago di Barrea chiudono la valle a sud-est; Alvito e la valle di Comino aprono il versante laziale oltre Forca d'Acero. Più lontano, ma nella stessa logica di viaggio, ci sono Scanno con il suo lago, la città dell'Aquila e l'altopiano di Campo Imperatore nel Gran Sasso, oltre a Santo Stefano di Sessanio.
Chi rientra verso Roma senza fretta può spezzare il viaggio sui Monti Simbruini o alle Grotte di Pietrasecca, a Carsoli, entrambe a poca deviazione dall'autostrada. Chi scende invece dal versante meridionale trova Atina, Sora e il lago di Posta Fibreno. Per un quadro d'insieme delle escursioni fuori Roma resta utile la sezione attrazioni turistiche.
Chi organizza il viaggio per un gruppo o per un'azienda, e vuole un accompagnatore che conosca la valle, può rivolgersi a TourLeaderPro per l'accompagnamento turistico; per esperienze private su misura c'è la pagina delle esperienze personalizzate per piccoli gruppi. Chi viaggia con amici stranieri trova la guida in inglese della regione su ItalyPlanner, sezione Abruzzo, e un inquadramento delle montagne italiane nella pagina mountains and nature.
Una curiosità su Pescasseroli (AQ)
La curiosità non riguarda l'orso, né lo sci, né Croce. Riguarda un pastore analfabeta che imparò da solo a leggere e a scrivere camminando dietro le pecore lungo il tratturo, e che finì per essere studiato dal più grande filosofo italiano del Novecento.
Cesidio Gentile, detto Jurico, nacque a Pescasseroli il 27 giugno 1847 e morì il 14 ottobre 1914 a Civitanova del Sannio, per una caduta da cavallo. Faceva il massaro, cioè il responsabile di una greggia, e ogni anno percorreva la transumanza dall'Abruzzo al Tavoliere delle Puglie. Autodidatta assoluto, si affidava a una memoria fuori dal comune: componeva a mente lungo il cammino e fissava sulla carta solo dopo. Scrisse la Leggenda Marsicana, uscita nel 1904, poema epico incompiuto sulla storia dei Marsi, e poi Poesie Boscarecce, Poesie Sacre, Satira Patrio, una Storia dei Marsi.
Benedetto Croce si occupò di lui e ne diede una lettura precisa: l'opera di Gentile gli sembrava una forma di mediazione fra la letteratura colta e i sentimenti e i concetti popolari, malgrado il carattere marcatamente locale. Detto in altri termini: il filosofo dell'estetica riconosceva a un pastore della sua valle il ruolo di cerniera fra due mondi che di norma non si parlano.
C'è un secondo strato, ancora più godibile. Il nome Castel Mancino, che oggi tutti usano per i ruderi sul colle, risulta attestato per la prima volta nel Novecento proprio in Gentile. Un pastore-poeta ha battezzato il monumento più antico del paese, e il suo battesimo ha vinto sui documenti. Nel 2024 la sua figura è tornata sotto i riflettori grazie a un film con Antonio Albanese ispirato alla vicenda del poeta-pastore, e Pescasseroli si è ritrovata a spiegare al pubblico nazionale chi fosse Jurico.
Una cosa che non ti dice nessuno su Pescasseroli (AQ)
Che l'idea stessa di parco nazionale, in Italia, è nata qui per una ragione economica prima che ecologica, e che il merito va diviso fra due parenti che non andavano particolarmente d'accordo.
Erminio Sipari era un deputato con interessi imprenditoriali e una formazione da naturalista. Quando negli anni Dieci e Venti del Novecento portò avanti la battaglia per l'area protetta, non stava solo difendendo camosci e orsi: stava difendendo un modello di sviluppo per una valle che la pastorizia stava abbandonando e che l'emigrazione stava svuotando. Il turismo, in quella visione, era la sostituzione economica della transumanza. È esattamente quello che è successo, con cinquant'anni di ritardo.
Il cugino Benedetto, da ministro della Pubblica Istruzione nel quinto governo Giolitti, mise la firma sul disegno di legge per la tutela delle bellezze naturali, diventato legge 778 del 1922. Le due mosse si incastrano: la legge nazionale e il parco locale arrivano nello stesso anno, e l'inaugurazione del 9 settembre 1922 alla fontana di San Rocco è il punto in cui le due traiettorie si toccano. In pochi mesi, in Italia, nascono contemporaneamente lo strumento giuridico e il primo caso concreto in Appennino.
Quello che nessuno racconta è il seguito: il fascismo commissariò l'ente nel 1933 e la protezione si allentò per decenni, con conseguenze pesanti sulla fauna. Il Parco che vediamo oggi è il risultato di una seconda fondazione, negli anni Cinquanta e Sessanta, non di una linea continua. Chi visita Pescasseroli pensando a cento anni ininterrotti di tutela sta guardando una storia più semplice di quella vera.
Il consiglio che ti do per visitare Pescasseroli (AQ)
Il consiglio è controintuitivo: non venite d'agosto e non venite per un giorno solo. Pescasseroli in giornata è un errore di progettazione del viaggio. Due ore e mezza di curve all'andata, due ore e mezza al ritorno, e nel mezzo tre ore effettive in paese: il rapporto fra fatica e resa è pessimo, e chi torna a casa dicendo che non c'era granché ha semplicemente sbagliato formato.
Il formato giusto sono due notti, meglio tre. Con due notti si fa: pomeriggio di arrivo al sentiero di Castel Mancino per prendere le misure alla conca; mattina piena al Centro Visita, museo naturalistico, area faunistica e giardino appenninico; pomeriggio in paese fra la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, Palazzo Sipari prenotato per telefono e Piazza Sant'Antonio; secondo giorno intero sulla salita a Monte Tranquillo oppure alla Camosciara con le cascate. Rientro il terzo giorno con sosta a Opi e a Civitella Alfedena.
Sulla stagione: la migliore è la seconda metà di giugno, con i prati in fiore e le strade libere. Se dovete scegliere fra un fine settimana di neve in gennaio e uno di sole in ottobre, prendete ottobre senza pensarci. Il foliage delle faggete dell'alta valle del Sangro è uno spettacolo che in Italia ha pochi confronti, e a ottobre trovate posto ovunque e prezzi diversi.
Ultima raccomandazione pratica: telefonate sempre prima. Palazzo Sipari apre per visite guidate concordate, il Centro Visita ha orari stagionali, le chiese minori aprono per le funzioni. In un paese di duemila abitanti nulla funziona come in una città, e chi lo capisce prima di partire torna contento.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che Benedetto Croce, il filosofo napoletano per antonomasia, nacque qui e da qui trasse una parte precisa della propria identità, e lo disse pubblicamente in un discorso che vale la pena leggere per intero.
La frase è questa: «Eppure io ho tenuto sempre viva la coscienza di qualcosa che nel mio temperamento non è napoletano. Quando l'acuta chiaroveggenza di quella popolazione si cangia in scetticismo e in gaia indifferenza, quando c'è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e resistenza, io mi son detto spesso a bassa voce, tra me e me, e qualche volta l'ho detto anche a voce alta: tu non sei napoletano, sei Abruzzese, e in questo ricordo ho trovato un po' d'orgoglio e molta forza». Il testo è raccolto come Il Discorso di Pescasseroli nella Rivista Abruzzese del 1966.
Le circostanze contano quanto le parole. Croce era stato nominato senatore del Regno da poco, aveva quarantaquattro anni e tornò per la prima volta dalla nascita nell'agosto del 1910. Il 21 agosto parlò dal balcone di Palazzo Sipari. Si scusò con i concittadini per non essere tornato prima, e la ragione che addusse è di una sincerità disarmante: temeva, usò la parola fantasma, di disperdere le immagini che del borgo si era costruito da bambino ascoltando i racconti della madre, Luisa Sipari. Aveva paura che la realtà fosse peggiore del sogno.
Non lo era. Pescasseroli gli parve, disse, più bella, più ampia, più gaia e persino più civile di come l'aveva immaginata. E chiuse con una profezia: che il nome del suo paese natale sarebbe diventato in pochi anni familiare a tutti, perché ci sarebbero arrivati da ogni parte villeggianti ed escursionisti. Aveva ragione, e in buona parte per merito suo. Dopo quella visita donò al Comune il manoscritto della Logica, pubblicata nel 1909 e dedicata ai genitori, e scrisse la monografia su Pescasseroli poi collocata in appendice alla Storia del Regno di Napoli.
La foto giusta da fare a Pescasseroli (AQ)
La cartolina che tutti scattano è il paese visto dalla statale in arrivo da Opi, con i tetti in basso e le montagne dietro. È una bella foto e la farete comunque. Ma la foto giusta è un'altra, e richiede quaranta minuti di cammino.
Salite al sentiero natura di Castel Mancino nel tardo pomeriggio, un'ora prima del tramonto. Da lassù, fra i 1275 e i 1332 metri, si domina l'intera conca: il paese in piano al centro, il Sangro che la taglia, i pascoli, e la corona di cime tutt'intorno. Con il sole basso la luce entra radente da ovest e separa i piani, i prati diventano oro, le faggete restano scure. Se c'è foschia sul fondovalle, meglio ancora: gli strati si staccano. Inquadrate con un rudere delle mure in primo piano a sinistra e il paese in basso a destra, e avrete un'immagine che spiega in un colpo solo perché questo insediamento è dove è.
La seconda foto, quella d'inverno, si fa da Macchiarvana sugli anelli del fondo, con le tracce parallele sulla neve e i faggi spogli a fare da quinta. Serve una giornata dopo la nevicata, con il cielo pulito.
Due regole che valgono più di qualunque impostazione tecnica. La prima: nel Parco non si esce dai sentieri per cercare l'inquadratura, mai, e non si insegue la fauna. La seconda: gli orsi non si fotografano avvicinandosi. Se un animale cambia comportamento a causa vostra, siete troppo vicini, e la foto non vale il disturbo. I teleobiettivi esistono per questo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il 9 settembre 1922, alla fontana di San Rocco, la cerimonia di inaugurazione del Parco Nazionale d'Abruzzo con lo scoprimento della lapide. È l'evento fondativo della conservazione della natura in Italia, e si è svolto all'ingresso di questo paese. Il riconoscimento statale seguì l'11 gennaio 1923.
Il 21 agosto 1910, il Discorso di Pescasseroli dal balcone di Palazzo Sipari: Benedetto Croce, senatore da poco, torna per la prima volta nel luogo di nascita e pronuncia il testo che lega per sempre il suo nome a questa valle.
Il 25 febbraio 1866, la nascita di Croce al secondo piano di Palazzo Sipari. Una data che, per una volta, non è tradizione ma documento.
Il 13 gennaio 1915, il terremoto della Marsica. Il sisma che rase al suolo Avezzano danneggiò gravemente il centro storico di Pescasseroli e costrinse alla chiusura la chiesa parrocchiale, riaperta soltanto dopo il restauro del 1937. Ventidue anni senza la chiesa madre, in un paese di montagna dell'inizio Novecento, sono una ferita sociale prima che architettonica.
Il 1349, il terremoto che distrusse la chiesa dei Santi Pietro e Paolo e, lo stesso anno, la morte di Adenolfo II d'Aquino con tutta la famiglia sotto le rovine del castello di Alvito, che fece passare il feudo ai conti di Loreto. Due crolli nello stesso anno, uno materiale e uno dinastico.
L'8 settembre 1752, l'incoronazione solenne della Madonna Nera con la corona d'oro inviata dal Capitolo Vaticano: l'atto che consacra il culto locale a livello romano.
Il 1705, l'acquisto della baronia da parte della famiglia Massa di Sorrento per 15.770 ducati, cifra che dà la misura del valore economico di questo feudo pastorale nel Settecento.
Il 1839, la costruzione di Palazzo Sipari al posto del palazzo dei baroni Massa: il passaggio del potere locale dall'aristocrazia feudale alla borghesia ottocentesca, reso visibile in un edificio.
Il 2017, l'iscrizione delle faggete vetuste nel patrimonio mondiale UNESCO, primo riconoscimento del genere per l'Abruzzo.
Chi è passato da Pescasseroli (AQ)
Benedetto Croce (1866-1952), nato qui e tornato nel 1910, autore della monografia Pescasseroli e promotore della legge 778 del 1922 sulla tutela delle bellezze naturali. Il legame è documentato e produttivo: la sua firma su quella legge nasce anche da questa valle.
Erminio Sipari (1879-1968), deputato, naturalista, cugino di Croce, artefice dell'istituzione del Parco Nazionale d'Abruzzo e suo primo presidente. La casa museo che porta il suo nome, con quello della moglie Zel, è dentro Palazzo Sipari.
Vittorio Emanuele III e il duca Amedeo d'Aosta, ospiti di Palazzo Sipari, insieme ad altri membri della Casa Reale e a esponenti del governo. La presenza di corte in un paese di montagna dell'Abruzzo interno dice molto sul prestigio che i Sipari avevano costruito.
Cesidio Gentile detto Jurico (1847-1914), il pastore-poeta, autore della Leggenda Marsicana, studiato da Croce e responsabile del nome Castel Mancino.
Emidio Agostinoni, autore di Altipiani d'Abruzzo, che descrisse Palazzo Sipari con la pagina citata più sopra: è la testimonianza letteraria che fissa l'aspetto dell'edificio prima delle trasformazioni novecentesche.
Muzio Febonio (1597-1663), storico marsicano, che collocava qui la città antica di Plestinia. Si sbagliava, ma la sua ipotesi ha condizionato per tre secoli la storiografia locale, e questo lo rende comunque un personaggio passato di qui, almeno con la penna.
Roberto Almagià (1884-1962), il maggiore geografo italiano del Novecento, che intervenne sull'etimologia del toponimo proponendo la derivazione da serretta: un dettaglio minimo che dice quanto il nome di questo paese abbia impegnato studiosi seri.
Aggiungo una categoria collettiva, che vale più di molti nomi singoli: i pastori transumanti. Per secoli, ogni autunno, decine di migliaia di pecore e centinaia di uomini partivano da qui lungo il tratturo per Candela e tornavano in primavera. Non hanno lasciato monumenti né firme, ma hanno costruito il paesaggio che oggi si fotografa.
Domande veloci su Pescasseroli (AQ)
Quanto dista Pescasseroli (AQ) da Roma?
Circa 170 chilometri e due ore e mezza di automobile per la via più rapida, A25 con uscita a Pescina o Celano e poi statale 83. La via meridionale per Forca d'Acero è più lunga in tempo e più bella in paesaggio.
Si arriva a Pescasseroli (AQ) in treno?
No. Non c'è stazione ferroviaria in paese. Si scende ad Avezzano, sulla linea Roma-Pescara, e si prosegue in autobus o in taxi.
Ci sono autobus diretti da Roma a Pescasseroli (AQ)?
Sì, le autolinee regionali abruzzesi collegano Roma Tiburtina all'Alto Sangro, con frequenza che varia molto secondo la stagione. Gli orari si controllano sul sito del vettore, e conviene fissare il ritorno prima dell'andata.
Quanto costa visitare Pescasseroli (AQ)?
Il paese, le chiese e le passeggiate non costano nulla. Si paga il biglietto del Centro Visita del Parco con museo naturalistico e area faunistica, la visita guidata a Palazzo Sipari e gli impianti di risalita in inverno. Le tariffe aggiornate sono sui siti dell'Ente Parco, della Fondazione Sipari e della società impianti.
Quanto tempo serve per visitare Pescasseroli (AQ)?
Due giorni pieni, tre se si vuole aggiungere una escursione lunga. In giornata dalla capitale è un formato sbagliato: si passa più tempo in automobile che in paese.
Si possono vedere gli orsi a Pescasseroli (AQ)?
Nell'area faunistica del Centro Visita si vedono esemplari di orso bruno marsicano non reintroducibili in natura. In libertà l'avvistamento è possibile ma raro e non programmabile, e non va cercato: avvicinarsi alla fauna selvatica è pericoloso e vietato.
Palazzo Sipari si visita?
Sì, come casa museo, con visite guidate di circa un'ora concordate con la Fondazione Sipari ai numeri 0863 910748 e 334 3495164. Non ha orario continuato: si telefona prima.
A che altitudine è Pescasseroli (AQ)?
Il centro abitato è a 1167 metri sul livello del mare. Le cime intorno superano i duemila metri.
Quanti abitanti ha Pescasseroli (AQ)?
Poco più di duemila residenti, che in agosto e nei fine settimana invernali si moltiplicano.
Dove si parcheggia a Pescasseroli (AQ)?
Lungo la circonvallazione e negli spiazzi all'ingresso dell'abitato, in parte a pagamento nei periodi di punta. Il centro si gira a piedi.
Pescasseroli (AQ) è adatta ai bambini?
Molto. Paese pianeggiante, area faunistica, museo naturalistico, sentieri corti, cascate della Camosciara raggiungibili in piano, campo scuola e snowtubing d'inverno.
Si visita Pescasseroli (AQ) in sedia a rotelle?
Il centro abitato è in piano e questo aiuta molto. Il Centro Visita è una struttura recente con percorsi in gran parte accessibili, da verificare puntualmente con l'Ente Parco. Sentieri in quota, Castel Mancino e Monte Tranquillo non sono accessibili.
Quanti chilometri di piste ci sono a Pescasseroli (AQ)?
Circa otto chilometri di discesa su quattordici piste, con sei impianti di risalita, più circa venticinque chilometri di anelli di fondo nella piana di Macchiarvana.
Lo skipass di Pescasseroli (AQ) vale anche a Roccaraso?
Con lo skipass del comprensorio Alto Sangro sì: comprende Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo e le altre stazioni del circuito. Lo skipass locale vale solo sugli impianti di Monte delle Vitelle.
Qual è la differenza fra Pescasseroli (AQ) e Opi?
Opi è un paese in cresta, piccolo e verticale, con una scenografia urbana più fotogenica; Pescasseroli è in piano, più grande, ed è il centro dei servizi del Parco. Si visitano insieme, distano cinque chilometri.
Quando è la festa della Madonna Incoronata a Pescasseroli (AQ)?
L'8 e 9 settembre. La festa della Madonna di Monte Tranquillo, con la salita al santuario, cade invece l'ultima domenica di luglio.
Cosa si mangia a Pescasseroli (AQ)?
Agnello al cotturo, patate maritate, formaggi e ricotta di montagna. Fra i dolci i torcinelli a Natale e la P'plla a Pasqua.
Le faggete UNESCO si possono visitare?
Coppo del Principe e Coppo del Morto sono in territorio di Pescasseroli e si raggiungono a piedi, ma l'accesso ai nuclei vetusti è regolamentato dall'Ente Parco: modalità e periodi vanno chiesti al Centro Visita.
Nevica molto a Pescasseroli (AQ)?
Sì. Le precipitazioni superano i 1500 millimetri annui e l'innevamento invernale è consistente. In inverno servono gomme adeguate e catene a bordo, e il valico di Forca d'Acero può chiudere.
Qual è il periodo migliore per andare a Pescasseroli (AQ)?
La seconda metà di giugno per i fiori e il silenzio, settembre per l'aria limpida e la festa patronale, ottobre per il foliage delle faggete. Ferragosto e i fine settimana di neve fresca sono i momenti più affollati.
Chiudiamo con la nostra opinione. Pescasseroli non è un borgo da cartolina e chi la giudica con quel metro resta deluso: le case sono sobrie, il centro storico è breve, non c'è un castello intero da fotografare. Il valore di questo posto è altrove, ed è di quelli che non si vedono in tre ore. Risiede nella conca, nei pascoli, nel bosco che comincia dove finiscono le case, e in una storia culturale sproporzionata rispetto ai duemila abitanti che ci vivono: qui è nata l'idea italiana di proteggere la natura, qui è nato il filosofo che le ha dato la prima legge, qui un pastore analfabeta ha scritto un poema. Venite con le scarpe giuste, prenotate una telefonata a Palazzo Sipari, restate almeno due notti e guardate la conca dall'alto al tramonto. Poi ditemi se avevo torto.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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