Nepi (VT)

Nepi si trova in provincia di Viterbo, nell'alto Lazio, a una cinquantina di chilometri a nord di Roma, arroccata su uno sperone di tufo triangolare che le forre hanno isolato dal resto dell'altopiano falisco. Il punto di riferimento per il visitatore è il Museo Civico, in Via Falisca 31 (01036 Nepi VT, telefono 0761 570604, museo@comune.nepi.vt.it): da lì partono le visite guidate alla Rocca dei Borgia e alla catacomba di Santa Savinilla, i due monumenti che da soli valgono il viaggio. Il museo si visita con ingresso libero; le visite accompagnate alla Rocca e alla catacomba sono a pagamento e seguono un calendario fisso nei fine settimana. In auto si arriva dalla Cassia bis (SS2 bis) uscita Nepi, o dalla via Flaminia deviando a Civita Castellana; da Roma il tragitto richiede tre quarti d'ora scarsi quando il traffico è clemente. Chi non guida può usare le corse extraurbane Cotral che collegano la stazione della metro A di Saxa Rubra e il terminale di Roma con Civita Castellana e Nepi: la frequenza è quella di un servizio di provincia, quindi conviene controllare gli orari prima di partire e mettere in conto tempi più lunghi che in auto. Il borgo si gira interamente a piedi, ed è la sola maniera sensata di visitarlo: le vie del centro sono strette, in salita e in discesa, e il bello di Nepi è proprio affacciarsi di continuo sul vuoto delle forre.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

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In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

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Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

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Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

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Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

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Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

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Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

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Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se vi state orientando tra i borghi della Tuscia, trovate il quadro completo nella guida completa delle proposte a Roma e nel Lazio, dove Nepi siede accanto a Sutri, Calcata e Caprarola.

Nepi (VT)
Nepi (VT)

Dove si trova Nepi e come arrivarci

Nepi occupa la punta di un pianoro tufaceo nell'Agro Falisco, la fascia di campagna vulcanica compresa fra il Tevere, i monti Cimini e il lago di Bracciano. L'abitato sorge a circa 227 metri sul livello del mare e conta poco meno di diecimila residenti (9.569 al censimento più recente): un numero che dà la misura di un paese vivo, non di un borgo svuotato buono solo per la foto. La rete di collegamenti ruota attorno a due assi antichi che si incrociano ancora oggi: la via Amerina, che dall'epoca romana saliva verso l'Umbria, e la via Cassia, che corre poco più a ovest. Chi arriva in automobile lascia la macchina nei parcheggi ai margini del centro storico, perché dentro le mura si passa a fatica. In treno non ci sono soluzioni comode: la ferrovia Roma Nord (Roma-Viterbo) tocca Civita Castellana ma non Nepi, e da lì serve comunque il bus o un passaggio. Chi organizza una giornata sola può abbinare Nepi a Civita Castellana e a Castel Sant'Elia, che condividono con Nepi la stessa via Amerina e le stesse forre, così da mettere insieme un itinerario coerente senza correre.

Nepi in breve: lo sperone di tufo tra le forre

La geografia spiega Nepi meglio di qualsiasi cronaca. Il paese si regge su un banco di tufo isolato su tre lati da valli profonde e a pareti verticali, le forre, scavate nei millenni dall'erosione dei corsi d'acqua: il Rio Falisco e il Rio Puzzolo, affluenti del bacino del Treja. Da qualsiasi lato lo si guardi, il borgo appare come una prua di pietra sospesa sul verde, difesa da fossati naturali che nessun ingegnere avrebbe saputo progettare meglio. La forra più imponente è la Valle Suppentonia, che parte da sotto l'abitato e raggiunge quasi Civita Castellana e Castel Sant'Elia, con pareti che in certi punti superano i cento metri di altezza, rivestite di una vegetazione fittissima. Questa conformazione, che oggi regala scorci verticali e sentieri sospesi, per secoli è stata la vera fortificazione di Nepi: le mura e la Rocca aggiungevano protezione soltanto dove la natura lasciava un varco, cioè sul lato dell'istmo, quello attraversato dalla via Amerina. Capire questa struttura significa capire perché Nepi sia sempre stata considerata una piazzaforte, e perché Tito Livio la chiamasse serratura dell'Etruria.

La Rocca dei Borgia, il monumento simbolo di Nepi

La Rocca dei Borgia è il primo motivo per cui la maggior parte dei visitatori sale a Nepi, e non delude. Sorge sul lato dell'istmo, esattamente dove la via Amerina entrava nell'abitato, in quel punto in cui il tufo non basta a difendere e serve la pietra dell'uomo. La fortezza che si vede oggi ha l'impianto rinascimentale voluto dai Borgia sul finire del Quattrocento, quando Rodrigo Borgia, salito al soglio pontificio come Alessandro VI, elevò Nepi a ducato. Rocca e borgo furono attraversati dalle vicende di una delle famiglie più discusse del Rinascimento: qui soggiornarono lo stesso Alessandro VI, il figlio Cesare Borgia, il duca Valentino che ispirò Machiavelli, e soprattutto Lucrezia Borgia, che di Nepi fu duchessa.

La Rocca dei Borgia e Lucrezia

Nel 1499 Alessandro VI donò il ducato di Nepi alla figlia Lucrezia. La cronaca locale la ricorda come amministratrice munifica, amata e rispettata dalla popolazione, e non è un ritratto agiografico gratuito: Lucrezia risiedette davvero nella Rocca, se ne occupò, e il suo passaggio è rimasto nella memoria del paese molto più della sua leggenda nera romana. Visitare la Rocca dei Borgia con questa cornice in testa cambia l'esperienza: non si guarda soltanto una fortezza, si cammina in una residenza di potere dove una donna di ventun anni governò un feudo pontificio in prima persona. La struttura fu poi completata e rafforzata sotto i Farnese nel Cinquecento, quando i bastioni presero la forma bassa e obliqua adatta a reggere il tiro dell'artiglieria.

Come si visita la Rocca dei Borgia

La Rocca si visita con accompagnamento, organizzato dal Museo Civico. Nei fine settimana le visite guidate alla Rocca partono in genere alla tarda mattina e nel pomeriggio, mentre la catacomba di Santa Savinilla ha turni distinti in orari diversi, così da poter fare le due cose nella stessa giornata; nei giorni feriali si va su prenotazione, per piccoli gruppi, concordando l'orario con il museo. Il lunedì è giorno di chiusura. Poiché gli orari e i prezzi possono cambiare con la stagione, la cosa saggia è telefonare al museo (0761 570604) il giorno prima e prenotare: la Rocca ha spazi che vengono contingentati e presentarsi senza avviso può voler dire trovare il turno pieno. La visita accompagnata è a pagamento; il museo in sé si entra gratis.

Rocca dei Borgia - Nepi (VT)
Rocca dei Borgia - Nepi (VT)

Il Duomo di Nepi: la Concattedrale di Santa Maria Assunta

Il Duomo di Nepi, la Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, è il cuore religioso del borgo e uno degli edifici in cui si legge meglio la stratificazione millenaria del paese. La tradizione vuole che l'edificio cristiano si sia insediato sopra un tempio pagano, riutilizzandone le fondazioni: un passaggio di consegne fra due religioni che a Nepi non è un'ipotesi da manuale, ma una realtà scritta nella pietra dei livelli inferiori. La chiesa che si vede oggi è il risultato di rimaneggiamenti succedutisi nei secoli, con l'aspetto attuale segnato in buona parte dagli interventi otto e novecenteschi che seguirono i danni delle guerre; l'impianto, però, conserva la memoria delle fasi precedenti.

La cripta del Duomo di Nepi

La parte che vale davvero la discesa è la cripta, sotto il presbiterio: uno spazio a più navatelle scandite da colonne, tra le testimonianze più antiche della cristianità nepesina. Le cripte di questo tipo, nell'alto Lazio, custodivano le reliquie e permettevano ai fedeli di girare attorno al sepolcro del santo senza disturbare la liturgia sopra: entrare nella cripta del Duomo di Nepi significa scendere nel livello più antico della devozione cittadina. Nel Duomo, secondo la memoria locale, si conserva anche il ricordo del patto con cui Nepi si costituì libero comune nel 1131, uno di quei documenti che a queste latitudini valevano quanto un atto di nascita civile. Se trovate la cattedrale aperta al di fuori degli orari di culto, chiedete con garbo di poter scendere sotto: è il genere di ambiente che i gruppi frettolosi saltano e che invece racconta Nepi meglio di dieci pannelli.

Cattedrale di Santa Maria Assunta - Nepi (VT)
Cattedrale di Santa Maria Assunta - Nepi (VT)

L'acquedotto di Nepi

L'acquedotto di Nepi è la cartolina più fotografata del paese, e a ragione. Le sue arcate di tufo, disposte su ordini sovrapposti, scavalcano una delle forre all'ingresso dell'abitato, portando l'acqua da una sorgente esterna fino al centro storico. L'opera fu portata a termine nel 1727, dopo un cantiere aperto nei primi anni del secolo, ed è un manufatto barocco che imita nella forma i grandi acquedotti romani della campagna, adattandone la scala alle proporzioni di un borgo. La cosa che colpisce chi ci arriva la prima volta è il rapporto fra le arcate e il verde della gola: l'acquedotto non attraversa una pianura, ma un burrone, e questo gli dà una verticalità che gli acquedotti di pianura non hanno. È il punto in cui conviene fermarsi al tramonto, quando il tufo dorato assorbe la luce bassa e le arcate si stagliano contro la parete boscosa dall'altra parte della forra. L'acquedotto non si visita internamente, ma lo si ammira benissimo dai belvedere del centro e dai sentieri che scendono verso la valle.

Acquedotto di Nepi (VT)
Acquedotto di Nepi (VT)

Il Palazzo Comunale del Sangallo

Sulla piazza principale si affaccia il Palazzo Comunale, e la firma che porta è di quelle che pesano: il progetto fu avviato nel 1542 da Antonio da Sangallo il Giovane, l'architetto che nella stessa stagione lavorava alla Fabbrica di San Pietro a Roma e ai palazzi Farnese. Il cantiere durò a lungo, come capitava alle opere pubbliche di provincia finanziate a rate: fu completato soltanto nel 1744, oltre due secoli dopo la posa, con l'intervento finale di Michele Locatelli. Il risultato è un edificio elegante e misurato, con la loggia al piano terra e la torre civica, che presidia lo spazio pubblico del borgo. Davanti al palazzo, la fontana monumentale chiude la scena con il gusto scenografico del Settecento romano: è il punto in cui i nepesini si danno appuntamento e in cui il visitatore capisce che questo è, ancora oggi, il salotto della città. Alzando lo sguardo si leggono gli stemmi e le iscrizioni che raccontano le magistrature e i signori che si sono succeduti: un piccolo archivio a cielo aperto per chi ha la pazienza di decifrarlo.

Comune di Nepi (VT)
Comune di Nepi (VT)

Le catacombe di Santa Savinilla, il sottosuolo cristiano di Nepi

La catacomba di Santa Savinilla è, per chi ama l'archeologia cristiana, la vera sorpresa di Nepi: uno dei maggiori complessi funerari sotterranei del Lazio e dell'Italia centrale, scavato nel tufo appena fuori dall'abitato, nei pressi del cimitero. Vi si accede attraverso la chiesa di San Tolomeo, seicentesca, che le fa da soglia. La datazione, ricavata dalla tipologia delle tombe, dalle iscrizioni e dai materiali, colloca l'uso della catacomba fra il IV e il V secolo, quando la comunità cristiana di Nepi, che aveva sede vescovile fin dal IV secolo, seppelliva qui i propri morti.

Come è fatta la catacomba di Santa Savinilla

Il complesso è organizzato su tre gallerie principali, ciascuna lunga circa 35 metri e larga circa 3,5 metri, che si sviluppano nel tufo con l'ordine tipico dei cimiteri sotterranei tardoantichi. Le tombe sono più di mille: in prevalenza loculi, cioè nicchie ricavate nelle pareti, chiuse con tegole e sigillate con malta bianca. Su alcune sepolture si conservano pitture di artisti locali databili al XIV secolo, segno che il luogo continuò a essere frequentato e venerato ben oltre l'età paleocristiana; su molte lastre di malta si leggono ancora iscrizioni funerarie, dipinte o graffite, che restituiscono i nomi e le formule di chi fu deposto qui. Camminare in queste gallerie, con la luce che rivela i loculi a perdita d'occhio, dà la misura di quanto fosse popolosa e strutturata la Nepi cristiana delle origini.

Santa Savinilla, Tolomeo e Romano

Il nome della catacomba rimanda a Santa Savinilla, figura legata alle origini cristiane del territorio. La tradizione locale collega il complesso ai santi patroni Tolomeo e Romano, che secondo la leggenda furono qui sepolti e che il calendario nepesino ricorda il 24 agosto. Come per molte figure dei primi secoli, la storia documentata e la tradizione devozionale si intrecciano: conviene tenere distinti i due piani, ma è proprio in questo intreccio che vive l'identità religiosa del borgo. Le visite alla catacomba sono guidate e a pagamento, con turni fissati dal Museo Civico nei fine settimana e possibilità di prenotare nei feriali; l'ambiente è ipogeo, fresco e umido, quindi conviene una felpa anche d'estate e scarpe con suola che tenga sul fondo scivoloso.

La chiesa di San Tolomeo a Nepi

La chiesa di San Tolomeo merita un capitolo suo, e non solo perché è la porta d'accesso alla catacomba. Fu iniziata nel 1543 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, lo stesso del Palazzo Comunale, per accogliere le reliquie dei santi martiri del territorio. Il cantiere ebbe la vita travagliata di tante fabbriche cinquecentesche: i lavori si interruppero intorno al 1550 e ripresero soltanto nel 1588, affidati a Giovanni Antonio Garzoni e a Flaminio Ponzio, l'architetto che a Roma avrebbe firmato la cappella Paolina in Santa Maria Maggiore. L'edificio fu finalmente aperto al culto nel 1606. Dentro, la chiesa conserva l'impianto controriformato pensato per la venerazione delle reliquie, con la cripta ottagona che fa da cerniera con il mondo sotterraneo della catacomba. È l'esempio perfetto di come a Nepi ogni monumento sia connesso agli altri: la chiesa di superficie e il cimitero ipogeo formano un unico organismo devozionale nato per custodire gli stessi corpi santi.

Le altre chiese di Nepi

Chi ha tempo scoprirà che Nepi, per un paese delle sue dimensioni, ha una densità di chiese sorprendente, frutto di secoli in cui il borgo fu sede vescovile e capitale di ducato. La chiesa di San Biagio è probabilmente la più antica ancora leggibile: esisteva già nel 950 e nell'abside conserva affreschi duecenteschi che sono tra le pitture medievali più preziose del territorio. La chiesa di San Pietro Apostolo mostra un volto tardo barocco, mentre San Giovanni Decollato, costruita nel 1564, appartiene alla stagione della Controriforma. Accanto a queste si contano Santa Croce, San Silvestro Abate, San Bernardo, San Rocco, i Santi Vito e Modesto, la chiesa della Madonna dell'Umiltà, Sant'Eleuterio, Santa Maria degli Angeli e diverse altre, molte delle quali oggi sconsacrate o aperte solo in occasioni particolari. Non serve visitarle tutte: basta sapere che passeggiando per il centro storico si incontra un campanile a ogni svolta, e che ognuno segna il ricordo di una confraternita, di un culto o di un quartiere.

I palazzi storici di Nepi

Il tessuto nobiliare di Nepi si legge nei palazzi che punteggiano il centro. Palazzo Celsi, opera di gusto sangallesco voluta da Ascanio Celsi, conserva sale affrescate e testimonia il livello delle famiglie che ruotavano attorno alla corte ducale. Palazzo Sansoni, elegante edificio cinquecentesco, si distingue per il loggiato a quattro arcate che apre la facciata verso la strada. Palazzo Pisani, del XVI secolo, ha un titolo di gloria preciso: vi fu ospitato Papa Pio VII nel 1805, di ritorno da Parigi. Palazzo Savi, medievale, conserva una loggia cinquecentesca; Palazzo Floridi, anch'esso medievale, alza una torre di tufo che segnala da lontano il rango di chi lo abitò; Palazzo Melata aggiunge una nota di barocchetto romano con i suoi stucchi decorativi. Nessuno di questi edifici è un museo con biglietteria: sono architetture da guardare dall'esterno, camminando con il naso all'insù, per capire come una piccola capitale di provincia esibiva il proprio prestigio.

I bastioni farnesiani e le torri di Nepi

La difesa di Nepi non si esaurisce nella Rocca. Sul lato dell'istmo corre la cinta dei bastioni farnesiani, progettati intorno al 1540 da Antonio da Sangallo il Giovane, che nel giro di pochi anni firmò a Nepi la fortezza, il municipio e la chiesa di San Tolomeo. Sono opere di fortificazione alla moderna, con i profili bassi e obliqui pensati per assorbire le cannonate anziché offrire un bersaglio alto: Giorgio Vasari, che di architettura militare se ne intendeva, definì questa difesa inespugnabile e bella, un giudizio che unisce l'efficacia alla forma. Alle spalle dei bastioni si allineano le torri medievali, a pianta quadrata e costruite in blocchi di tufo, alcune isolate, altre inglobate nel tessuto degli edifici: la Torre di Valle, la Torre di Corte e altre ancora scandiscono il profilo del borgo. Poco fuori, il territorio conserva le tracce del Castello di Filissano, avamposto del sistema fortificato che controllava le campagne. Tutto questo apparato racconta la stessa cosa: Nepi era una serratura, e chi teneva Nepi teneva la strada per l'Etruria.

Le forre, la Valle Suppentonia e le cascate di Nepi

Se i monumenti raccontano la storia degli uomini, le forre raccontano quella dell'acqua e del tempo. Attorno a Nepi le valli si aprono con pareti quasi verticali di tufo, dominate da una vegetazione lussureggiante che d'estate le trasforma in canyon verdi. La Valle Suppentonia è la maggiore e la più scenografica, con salti di parete che in certi tratti sfiorano i cento metri, ma tutto il perimetro del borgo è un susseguirsi di gole, sentieri sospesi e affacci. Percorrere i sentieri delle forre significa vedere Nepi come la vedevano i viandanti dell'antichità: una fortezza naturale che emerge dal verde. Attenzione, però: i sentieri sono di fondovalle, spesso umidi e sconnessi, e non tutti sono segnalati; conviene informarsi in paese e non avventurarsi da soli dopo le piogge.

La cascata dei Cavaterra a Nepi

La cascata dei Cavaterra è la più vicina all'abitato, alle porte stesse del borgo: un salto d'acqua che precipita nella forra a pochi passi dalle case, uno di quei luoghi in cui la campagna selvaggia arriva a toccare le mura. È il posto giusto per chi ha poco tempo e vuole comunque portarsi a casa l'immagine di Nepi tra la roccia e l'acqua, senza affrontare i sentieri lunghi del fondovalle.

Cascata dei Cavaterra - Nepi
Cascata dei Cavaterra - Nepi

La cascata del Picchio e i salti del Rio Falisco

Più immersa nella natura è la cascata del Picchio, uno dei salti d'acqua alimentati dal sistema del Rio Falisco che scendono nel dedalo delle forre. Qui l'acqua ha scavato vasche e balze nel tufo, e la vegetazione ripariale chiude la scena come una serra naturale. Il territorio di Nepi conta diverse altre cascate legate alle sorgenti minerali, dai salti dei Sette Frati a quelli della zona della Fornace: sono mete per escursionisti, da raggiungere con scarpe adatte e con la prudenza che i fondovalle scivolosi impongono. Il consiglio è di scegliere una o due di queste cascate e viverle con calma, non di rincorrerle tutte in una giornata.

Cascata del Picchio (Nepi)
Cascata del Picchio (Nepi)

Le vie cave e le necropoli falische di Nepi

Prima dei romani, prima dei cristiani, prima dei Borgia, queste terre furono dei Falisci, un popolo di lingua affine al latino ma di cultura vicina agli etruschi, che aveva il proprio centro maggiore a Falerii, l'odierna Civita Castellana. Nepi apparteneva a questo mondo, e il suo territorio ne conserva i segni. Le vie cave, o Tagliate, sono antichi percorsi scavati nel vivo delle pareti tufacee delle forre: strade incassate fra muraglie di roccia, di origine falisca, che nei secoli medievali furono in parte riutilizzate, con grotte trasformate in cappelle ed eremi. La più impressionante è quella detta il Cardinale, un corridoio di tufo che dà l'idea fisica di che cosa fosse muoversi in questo paesaggio duemilacinquecento anni fa.

Le necropoli lungo la via Amerina

Lungo la via Amerina, l'antica strada che collegava il territorio falisco all'Umbria, si allineano le necropoli. La più celebre è quella dei Tre Ponti, al confine fra Nepi, Fabrica di Roma, Castel Sant'Elia e Civita Castellana: prende il nome dai resti di tre ponti del III secolo a.C. e conserva sepolture di tipologie diverse, alcune con decorazioni parietali, distribuite lungo il tracciato viario. Poco distante, il Cavo degli Zucchi è considerato la più grande necropoli falisca esistente, scavata anch'essa lungo la via Amerina fra Civita Castellana e Nepi. Sono luoghi in cui la strada antica, le tombe e le forre si fondono in un unico paesaggio archeologico, dove la via romana taglia il tufo esattamente come lo tagliavano i Falisci: camminarci significa leggere in successione tutte le età di Nepi.

Necropoli dei Tre Ponti - Nepi (VT)
Necropoli dei Tre Ponti - Nepi (VT)

necropoli falisca - Cavo degli zucchi - via Amerina tra Civita Castellana e Nepi (VT)
necropoli falisca - Cavo degli zucchi - via Amerina tra Civita Castellana e Nepi (VT)

L'acqua minerale di Nepi e le sorgenti

Nessun racconto di Nepi è completo senza l'acqua, perché l'acqua è letteralmente nel nome del paese e nella sua economia. Il motto cittadino recita che la città di Nepi, nobile e potente, ha campi fertilissimi in cui sgorgano acque salutifere: non è retorica, è geologia. Il sottosuolo vulcanico filtra e mineralizza le piogge, e le fa riaffiorare in decine di sorgenti. L'Acqua di Nepi, imbottigliata dallo stabilimento locale, è nota da generazioni e viene distribuita ben oltre i confini regionali. Le acque del territorio si distinguono per residuo fisso e per la concentrazione dei diversi sali: bicarbonati, solfati, cloruri, calcio, magnesio, fluoro, ferro, sodio, in dosaggi che variano da sorgente a sorgente. Passeggiando in paese si incontrano di continuo fontane, fontanelle, lavatoi e fontanili pubblici costruiti nei secoli, alcuni monumentali, altri modesti: sono l'arredo urbano di una città che con l'acqua ha sempre convissuto e sull'acqua ha costruito la propria fortuna.

La solfatara di Monte Calderone e le terme dei Gracchi

A poca distanza dall'abitato si apre la solfatara di Nepi, nella zona di Monte Calderone: un'area di attività idrotermale in cui l'acqua sulfurea affiora calda e maleodorante di zolfo, con le tipiche pozze e i depositi bianchi e giallastri che segnalano il respiro vulcanico del sottosuolo. È un paesaggio che sorprende chi si aspetta soltanto borgo e forre, e che ricorda quanto giovane sia, in termini geologici, questa parte del Lazio. La vocazione termale di Nepi ha radici antiche: il territorio conserva memoria delle Terme dei Gracchi, impianto di età romana fatto risalire al II secolo a.C., segno che già gli antichi sfruttavano queste acque per la cura del corpo. Grotte sulfuree, sorgenti ferrose e sorgenti sulfuree completano il quadro di un sottosuolo che a Nepi non è mai stato soltanto un supporto passivo, ma una risorsa attiva, sfruttata dall'età falisca fino all'industria dell'imbottigliamento di oggi.

Solfatara di Nepi - Monte Calderone
Solfatara di Nepi - Monte Calderone

La storia di Nepi, dai Falisci al Regno d'Italia

La storia di Nepi è lunga quasi tremila anni e vale la pena percorrerla per fasi, perché ogni epoca ha lasciato una traccia che ancora si vede.

Nepi falisca ed etrusca

I reperti più antichi testimoniano insediamenti nella zona già in età protostorica: siti come il Pizzo e Torre Stroppa prosperarono fino all'età del bronzo finale, attorno all'XI secolo a.C. Dopo una fase di spopolamento, l'occupazione stabile dello sperone tufaceo cominciò nell'VIII secolo a.C. Nepi entrò nell'orbita falisca e, fino alla conquista romana, gravitò nel territorio veiente, con produzioni artigianali affini a quelle di Falerii. È in questa fase che si scavano le vie cave e si aprono le prime necropoli lungo i tracciati che sarebbero poi diventati la via Amerina.

Nepi romana: la serratura dell'Etruria

Tito Livio riferisce che nel 383 a.C. Nepi era alleata di Roma. Insieme a Sutri, Nepi fu definita Claustra Etruriae e Antemuralis Etruriae, cioè serratura e antemurale dell'Etruria: le due piazzeforti controllavano le vie di penetrazione verso il nord, e la loro fedeltà valeva quanto un esercito. Durante la seconda guerra punica Nepi fu tra le dodici colonie latine che rifiutarono di sostenere Roma, e ne pagò le conseguenze con oneri raddoppiati. Divenuta municipium, la città romana ebbe ville patrizie, un anfiteatro, le terme dei Gracchi e i monumenti funerari allineati lungo la via Amerina, di cui restano cippi, statue e lapidi. La strada romana è la spina dorsale attorno a cui si dispone ancora oggi buona parte del patrimonio archeologico nepesino.

Nepi nell'alto Medioevo e la via Amerina bizantina

Sede vescovile dal IV secolo, Nepi attraversò le invasioni barbariche subendo saccheggi, ma conobbe una nuova centralità durante le guerre greco-gotiche, quando la via Amerina divenne l'unica arteria sicura che collegava Roma a Ravenna attraverso il corridoio bizantino, aggirando i territori longobardi. Papa Gregorio Magno inviò il duca Leonzio a difenderla. Nell'VIII secolo Nepi fu protagonista di una vicenda clamorosa: il nobile nepesino Totone, di stirpe longobarda, marciò su Roma e fece eleggere papa il proprio fratello, che assunse il nome di Costantino II; il colpo di mano durò poco, e l'anno successivo l'usurpazione fu spazzata via, ma resta uno dei momenti in cui un signore di questo piccolo borgo mise le mani sul soglio di Pietro. Nel 915 i nepesini sconfissero i saraceni; nel 1002, poco lontano, a Castel Paterno moriva l'imperatore Ottone III.

Il libero comune, i Borgia e i Farnese

Nepi si costituì libero comune nel 1131, e la memoria del patto è legata al Duomo. Nei secoli seguenti combatté contro Roma nel 1160 e fu assediata da Federico II nel 1244; passò poi ai prefetti di Vico, agli Orsini e ai Colonna, secondo le fortune alterne dei feudi laziali. La svolta arrivò con Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, che dapprima cedette Nepi al cardinale Ascanio Sforza, poi gliela tolse, la elevò a ducato e nel 1499 la donò alla figlia Lucrezia Borgia. Con Paolo III Farnese il feudo confluì nel Ducato di Castro e Nepi, affidato a Pier Luigi Farnese, che tra il 1537 e il 1545 conobbe una stagione di grande sviluppo urbanistico: è la Nepi di Sangallo, quella dei bastioni, del municipio e di San Tolomeo.

L'età moderna e l'Unità

Quando Pier Luigi Farnese fu nominato duca di Parma e Piacenza, Nepi tornò sotto il dominio diretto della Santa Sede. Sotto Sisto V la città fu dichiarata indipendente e innalzò le insegne senatoriali S.P.Q.N., a imitazione dell'orgoglio civico romano. Il 2 dicembre 1798 fu saccheggiata dalle truppe francesi in ritirata; pochi giorni dopo, nei pressi, si combatté lo scontro fra l'esercito francese guidato dal generale Kellermann e quello borbonico, con esito favorevole ai francesi. Nel 1805 Nepi ospitò Papa Pio VII di ritorno da Parigi. Il 13 settembre 1870, alla vigilia della presa di Roma, fu occupata dalle truppe italiane e annessa al Regno d'Italia, chiudendo con discrezione i suoi quasi tremila anni di storia autonoma.

L'etimologia: perche si chiama Nepi

Il nome Nepi, nella forma antica Nepet o Nepete, deriverebbe dall'etrusco Nepa, che significa acqua: la spiegazione più accreditata, e quella che meglio si accorda con la vocazione idrica del luogo. La leggenda di fondazione aggiunge il colore: si racconta che il fondatore, Termo Larte, mentre tracciava il pomerio, cioè il solco sacro che delimitava la città, vide emergere un serpente acquatico, adorato come divinità, e ne trasse un presagio favorevole. Un'altra interpretazione collega il nome a una divinità scorpione, in relazione alla forma che i torrenti disegnano attorno allo sperone. Sono spiegazioni da prendere per quello che sono, tradizioni e ipotesi etimologiche, non fatti documentati; ma tutte convergono sull'acqua, e l'acqua a Nepi è davvero il filo che lega geologia, nome, economia e devozione.

Le feste e le tradizioni di Nepi

Nepi è un paese che vive le proprie ricorrenze con partecipazione vera, e chi capita nelle date giuste ne esce con un'idea del borgo diversa da quella delle pietre. La festa maggiore è il Palio dei Borgia, che occupa in genere le prime tre settimane di giugno: prevede la giostra dei cavalli e il torneo degli arcieri, ma soprattutto il corteo storico che rievoca la consegna del ducato a Lucrezia Borgia nel 1499, con centinaia di figuranti in abiti rinascimentali. È l'occasione in cui la storia dei Borgia smette di essere una didascalia e diventa spettacolo di piazza. In maggio si tiene la Sagra del Pecorino Romano, in settembre la manifestazione Divinarte dedicata all'arte e alla degustazione dei vini. Sul versante religioso, il 17 gennaio Sant'Antonio Abate porta la processione serale con la benedizione del Focarone, il grande falò; la Settimana Santa scandisce le visite ai Sepolcri e la processione del Cristo morto; le domeniche di maggio sono dedicate ai culti mariani; il Corpus Domini si celebra con la processione solenne sul tappeto di fiori. Sono tradizioni che vale la pena cercare, perché mostrano un paese ancora legato al proprio calendario.

La cucina di Nepi

A tavola Nepi resta fedele alla campagna che la circonda. La lavorazione della carne di maiale è l'attività tipica per eccellenza, e dà due prodotti che qui si trovano al meglio: il salame cotto e la scapicollata, un insaccato di collo suino che merita di essere assaggiato sul posto. Il pecorino romano del territorio è di livello, tanto da avere una sagra dedicata. Tra i piatti poveri c'è l'acquacotta, la zuppa dei pastori, umile e sostanziosa, fatta con quello che l'orto e il bosco offrivano. La pasticceria segue le stagioni: i fagottelli natalizi e le fave dei morti d'autunno sono i dolci che segnano il calendario. Abbinate il tutto a un bicchiere di vino dei Cimini e, ovviamente, all'acqua di Nepi, e avrete il pranzo che il borgo ha sempre servito.

Una curiosità su Nepi (VT)

La curiosità che quasi nessuno conosce riguarda un papa nato da un colpo di mano nepesino. Nell'VIII secolo Totone, nobile di Nepi, marciò su Roma con i propri armati e impose l'elezione del fratello al soglio pontificio: quel fratello divenne Costantino II. Non fu una carriera ecclesiastica ordinaria, perché Costantino era un laico, e la sua ascesa fu una forzatura militare bella e buona; l'anno dopo l'usurpazione crollò e il suo nome finì tra gli antipapi. Che un signore di un piccolo borgo di tufo abbia fabbricato un papa, sia pure per pochi mesi, dice più di mille pagine sull'importanza strategica di Nepi nell'alto Medioevo: chi controllava questa serratura della via Amerina poteva permettersi di mettere le mani su Roma. È il genere di episodio che non trovate nel primo risultato di una ricerca sul borgo, e che invece spiega perché papi, duchi e imperatori abbiano continuato per secoli a contendersi un paese di poche migliaia di anime.

Una cosa che non ti dice nessuno su Nepi (VT)

Ecco un dettaglio pratico che cambia la visita e che nessuna brochure mette in evidenza: i due monumenti-simbolo di Nepi, la Rocca dei Borgia e la catacomba di Santa Savinilla, non si visitano quando capita, ma solo con accompagnamento e a orari precisi, gestiti dal Museo Civico di Via Falisca 31. Nei fine settimana i turni sono distinti, la catacomba a un'ora e la Rocca a un'altra, e nei giorni feriali si entra solo su prenotazione per piccoli gruppi; il lunedì è chiuso tutto. Chi arriva a Nepi di lunedì, o di sabato senza aver telefonato, rischia di trovarsi davanti alla fortezza sbarrata e di doversi accontentare del panorama. La contromossa è banale ma decisiva: chiamare il museo (0761 570604) il giorno prima, farsi dire gli orari aggiornati dei turni e prenotare. In più, poiché la catacomba è un ambiente ipogeo che resta fresco e umido tutto l'anno, portatevi una felpa anche in piena estate: si scende sotto terra, e la differenza di temperatura si sente subito.

Il consiglio che ti do per visitare Nepi (VT)

Il mio consiglio, da chi accompagna gruppi in Tuscia da anni, è di trattare Nepi come una mezza giornata piena e non come una toccata e fuga. Arrivate per l'apertura della mattina, iniziate dalla catacomba di Santa Savinilla quando l'aria è ancora fresca, risalite per la visita alla Rocca dei Borgia a metà mattina, poi lasciatevi il pomeriggio libero per il centro storico e le forre. Il momento migliore per l'acquedotto e i belvedere è la luce bassa del tardo pomeriggio, quando il tufo diventa dorato e la forra si riempie di ombre. Pranzate in paese, ordinate la scapicollata e il pecorino, e non abbiate fretta di ripartire. Se avete un giorno intero, abbinate Nepi a Civita Castellana e a Castel Sant'Elia, che condividono la stessa via Amerina e le stesse gole: è un itinerario coerente, tutto falisco e tutto d'acqua, che vi eviterà di rincorrere mete slegate. Un ultimo avviso concreto: scarpe comode con suola che tenga, perché fra vicoli in pendenza, cripte e sentieri di fondovalle qui si cammina davvero.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Nepi sia legata a Lucrezia Borgia lo sanno in molti; che ne sia stata duchessa a pieno titolo, con potere reale sul feudo, lo si dimentica quasi sempre. Nel 1499 Alessandro VI non le fece un regalo simbolico: le consegnò il governo di un ducato pontificio, e Lucrezia lo esercitò, risiedendo nella Rocca e amministrando il territorio. La memoria locale la ricorda come munifica, amata e rispettata, un ritratto lontano dalla leggenda nera che la vulgata romana le ha cucito addosso. Vale la pena tenerlo a mente davanti alla Rocca: quelle mura non custodiscono soltanto la storia di veleni e intrighi che il cinema ci ha raccontato, ma anche quella, molto più concreta, di una donna giovanissima che per qualche anno fu davvero signora di Nepi. Il Palio dei Borgia, ogni giugno, rimette in scena proprio la consegna del ducato del 1499: è la prova che il paese ha scelto di ricordare Lucrezia come amministratrice, non come personaggio da scandalo.

La foto giusta da fare a Nepi (VT)

La fotografia che porta a casa l'anima di Nepi non è il primo piano di un portale, ma l'acquedotto che scavalca la forra. Il punto si trova ai belvedere all'ingresso del centro storico, da cui le arcate di tufo si vedono staccarsi contro la parete boscosa dall'altro lato della gola. L'ora giusta è il tardo pomeriggio, quando il sole basso accende il tufo e disegna le ombre nette fra un'arcata e l'altra; a mezzogiorno la luce piatta appiattisce tutto e il verde della forra diventa una macchia indistinta. Chi vuole la variante più selvaggia scenda invece verso la cascata dei Cavaterra, alle porte del borgo, e cerchi l'inquadratura in cui l'acqua e la roccia si toccano proprio sotto le case: è l'immagine che riassume Nepi in un colpo solo, la città di pietra e l'acqua che le vive addosso. In entrambi i casi, il segreto è includere sia il manufatto sia la forra: fotografare l'acquedotto senza il vuoto che scavalca significa non aver capito perché quel ponte esiste.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nepi ha visto passare eserciti, papi e imperatori, e alcune date meritano di essere tenute a mente. Nel 383 a.C., secondo Tito Livio, la città sigla l'alleanza con Roma che la trasformerà nella serratura dell'Etruria. Nel 915 i nepesini respingono i saraceni, in una delle tante puntate delle scorrerie che insanguinarono il Lazio altomedievale. Nell'VIII secolo il già ricordato colpo di mano di Totone porta un nepesino a fabbricare un papa. Nel 1131 il borgo si costituisce libero comune, prendendo in mano il proprio destino civile. Nel 1244 Federico II lo cinge d'assedio, segno che nella partita fra impero e papato Nepi era una posta ambita. Nel 1499 la consegna del ducato a Lucrezia Borgia apre la stagione rinascimentale della Rocca. Nel dicembre 1798, durante le guerre rivoluzionarie, il paese è saccheggiato dalle truppe francesi in ritirata e nei pressi si combatte lo scontro fra francesi e borbonici che vede prevalere l'armata del generale Kellermann. Nel 1805 Pio VII vi sosta di ritorno da Parigi. Infine, il 13 settembre 1870, alla vigilia di Porta Pia, Nepi è occupata dalle truppe italiane e annessa al Regno d'Italia. Duemilatrecento anni compressi in un pugno di date, tutte leggibili ancora nelle pietre del borgo.

Chi è passato da Nepi (VT)

La lista di chi è passato da Nepi è sproporzionata rispetto alle dimensioni del paese, e questo è forse il suo migliore biglietto da visita. Ci passò e vi risiedette Lucrezia Borgia, duchessa dal 1499; ci passò suo padre Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, e suo fratello Cesare Borgia, il duca Valentino che fu modello del principe di Machiavelli. Ci mise mano, come architetto, Antonio da Sangallo il Giovane, che a Nepi lasciò la Rocca, il Palazzo Comunale e la chiesa di San Tolomeo, e sul cantiere di quest'ultima lavorò più tardi Flaminio Ponzio, l'architetto della cappella Paolina in Santa Maria Maggiore a Roma. Ci passò Paolo III Farnese, che fece di Nepi parte del ducato affidato al figlio Pier Luigi. Giorgio Vasari, giudicando le fortificazioni, le definì inespugnabili e belle. Tra i pontefici, nel 1805 vi sostò Pio VII di ritorno dalla Francia, ospite di Palazzo Pisani. E se si risale abbastanza indietro, si incontrano gli storici romani, a partire da Tito Livio, che di Nepi scrissero come di un caposaldo dello Stato. Camminare nel borgo con questi nomi in testa cambia il passo: ogni pietra ha visto sfilare qualcuno che i libri di storia conoscono bene.

Nepi con i bambini

Nepi si presta a una gita in famiglia meglio di quanto si creda. La visita alla Rocca dei Borgia, se raccontata bene, ha tutti gli ingredienti che catturano i più piccoli: una fortezza vera, una duchessa giovane, una famiglia leggendaria. La catacomba, invece, va valutata caso per caso: l'ambiente sotterraneo e stretto affascina i ragazzini avventurosi ma può impressionare i più timorosi, quindi meglio sondare prima. Le forre e le cascate offrono lo sfogo all'aperto dopo la parte culturale, purché ci si tenga ai sentieri sicuri e si eviti il fondovalle dopo le piogge. Il centro storico, piccolo e chiuso al traffico nella parte alta, si gira senza l'ansia delle auto. Un'accortezza: quasi tutto a Nepi si fa a piedi e in pendenza, quindi il passeggino è più un peso che un aiuto, meglio il marsupio per i più piccoli.

Quando andare a Nepi

Il periodo migliore per Nepi va dalla primavera all'inizio dell'autunno, con due finestre ideali: maggio e giugno, quando le forre esplodono di verde e il calendario si riempie di sagre fino al Palio dei Borgia, e settembre, quando il caldo si smorza e Divinarte porta in piazza arte e vini. L'estate piena è godibile perché le gole e la catacomba offrono refrigerio, ma le ore centrali possono essere afose in paese. L'inverno ha il suo fascino austero, con il Focarone di Sant'Antonio Abate il 17 gennaio e i riti della Settimana Santa, ma le giornate corte e l'umidità dei fondovalle rendono più complicate le escursioni. In ogni stagione, il consiglio pratico resta lo stesso: verificare gli orari delle visite alla Rocca e alla catacomba prima di partire, perché è quello, e non il meteo, il vero fattore che decide la riuscita della giornata.

Cosa vedere nei dintorni di Nepi

Nepi è un ottimo campo base per la Tuscia meridionale, e i dintorni ripagano ogni chilometro. A pochi passi, sulla stessa via Amerina, ci sono Sutri, con il suo anfiteatro scavato nel tufo, e Calcata, il borgo di roccia sospeso sulla valle del Treja. Poco più a nord si sale a Caprarola, dominata dalla mole del Palazzo Farnese, e a Ronciglione, affacciata sul lago di Vico. Verso il capoluogo si raggiungono Viterbo, città dei papi, con la grande Macchina di Santa Rosa, e i giardini all'italiana di Villa Lante a Bagnaia. Più lontano, ma nella stessa Tuscia, meritano il viaggio Tuscania con le sue basiliche romaniche, il parco dei mostri di Bomarzo, Montefiascone con la vista sul lago di Bolsena e la spettacolare Civita di Bagnoregio. Scendendo verso Roma, invece, si incontra il lago di Bracciano, e per chi ama le storie curiose vale la deviazione a Sant'Angelo di Roccalvecce, il paese delle fiabe.

La Nepi romana: anfiteatro, ville e mausolei

Sotto il borgo rinascimentale e medievale c'è una città romana che spesso sfugge al visitatore frettoloso, perché non ha un unico grande monumento a segnalarla ma si dissemina nel territorio. Quando Nepi era municipium, la sua ricchezza si misurava in ville patrizie sparse nella campagna, in un anfiteatro per gli spettacoli e negli impianti termali alimentati dalle acque locali, quelle stesse Terme dei Gracchi la cui memoria risale al II secolo a.C. Lungo la via Amerina si allineavano i mausolei e i monumenti funerari dei notabili, secondo l'uso romano di seppellire i morti ai lati delle strade, all'uscita dell'abitato: di quel corredo restano cippi, basi di statue e lapidi, in parte confluiti nelle raccolte del museo, in parte ancora leggibili sul terreno. Non aspettatevi rovine monumentali in stile Foro Romano: la Nepi antica va cercata con l'occhio allenato, nei tratti di basolato, nei blocchi riusati nelle case, nelle iscrizioni murate qua e là. Proprio questa continuità, però, è affascinante: a Nepi il tufo estratto dai Falisci è stato tagliato dai romani, riusato dai medievali e rimodellato dai Borgia, senza soluzione di continuità, così che ogni pietra ha spesso più di una vita alle spalle.

Il Museo Civico di Nepi

Il Museo Civico di Nepi, in Via Falisca 31, è il perno organizzativo di ogni visita e merita di essere considerato la prima tappa, non un ripiego per il maltempo. Raccoglie i materiali che raccontano la lunga vicenda del territorio, dai reperti falisci e romani provenienti dalle necropoli della via Amerina fino alle testimonianze del periodo ducale, e funziona da centro di accoglienza e da biglietteria per le visite alla Rocca dei Borgia e alla catacomba di Santa Savinilla. L'ingresso al museo è libero, il che ne fa anche il modo più economico per farsi un'idea di Nepi prima di decidere quali monumenti approfondire. Il personale gestisce i turni delle visite accompagnate, contingentando gli accessi quando serve per ragioni di spazio e sicurezza, e conviene appoggiarsi a loro fin dall'arrivo: un quarto d'ora in museo, con una mappa e gli orari del giorno in mano, evita di girare a vuoto per il borgo. Recapiti utili: telefono 0761 570604, email museo@comune.nepi.vt.it; giorno di chiusura il lunedì.

Nepi e la via Amerina: camminare sulla strada antica

La via Amerina è il filo rosso che tiene insieme quasi tutto quello che a Nepi vale la pena vedere, e vale la pena spendere qualche parola in più su di lei. Aperta dai romani per collegare l'Etruria meridionale all'Umbria, verso Amelia e oltre, ricalcava tracciati falisci ancora più antichi e attraversava il territorio nepesino tagliando il tufo, esattamente come lo tagliavano le vie cave preromane. Durante le guerre greco-gotiche, nel VI secolo, la via Amerina divenne l'asse del cosiddetto corridoio bizantino, l'unica rotta protetta che teneva collegate Roma e Ravenna aggirando i domini longobardi: è per questo che Nepi, seduta su quella strada, contò molto più di quanto la sua taglia lasciasse immaginare. Oggi tratti dell'antico basolato, i resti dei ponti e le necropoli si possono percorrere a piedi, soprattutto nell'area dei Tre Ponti e del Cavo degli Zucchi, dove la strada, le tombe e le forre formano un unico paesaggio. Chi vuole capire davvero Nepi cammini almeno un tratto di questa via: è la spina dorsale su cui il borgo si è formato, e restituisce in modo fisico duemila anni di transiti.

Dormire e mangiare a Nepi

Nepi si affronta bene anche come base per una o due notti in Tuscia, con una ricettività fatta soprattutto di agriturismi, piccoli bed and breakfast e strutture di campagna sparse fra le forre e i vigneti; il centro storico ha qualche indirizzo, ma la maggior parte dell'ospitalità si trova nell'anello di verde attorno al borgo, comodo per chi si muove in auto. A tavola conviene puntare sulle trattorie del paese, che servono la cucina del territorio senza fronzoli: gli insaccati di maiale, il pecorino, i primi di pasta fatta a mano e, nella stagione giusta, i dolci tradizionali. Un'avvertenza pratica da chi conosce i ritmi dei borghi: fuori dai fine settimana e dalle sagre molti locali seguono orari ridotti, quindi conviene informarsi o prenotare, soprattutto a pranzo nei giorni feriali e nei mesi meno turistici. Portatevi comunque a casa qualche bottiglia dell'acqua di Nepi e una confezione di scapicollata: sono il souvenir più onesto che il paese possa offrire.

Domande veloci su Nepi (VT)

Dove si trova Nepi?

Nepi è in provincia di Viterbo, nell'alto Lazio, a circa cinquanta chilometri a nord di Roma, su uno sperone di tufo dell'Agro Falisco isolato dalle forre.

Come si arriva a Nepi da Roma?

In auto dalla Cassia bis (SS2 bis) uscita Nepi, in tre quarti d'ora circa; senza macchina con le corse Cotral da Saxa Rubra verso Civita Castellana e Nepi, controllando prima gli orari.

Quanto tempo serve per visitare Nepi?

Mezza giornata piena basta per la Rocca, la catacomba e il centro storico; una giornata intera se si aggiungono le forre, le cascate e i borghi vicini.

Si può visitare la Rocca dei Borgia di Nepi?

Sì, con visita accompagnata organizzata dal Museo Civico, a orari fissi nei fine settimana e su prenotazione nei feriali. Il lunedì è chiuso.

Quanto costa la Rocca dei Borgia?

La visita guidata è a pagamento; l'ingresso al Museo Civico è libero. Per l'importo aggiornato conviene contattare il museo allo 0761 570604, perché le tariffe variano.

Come si visita la catacomba di Santa Savinilla?

Con visita guidata, a pagamento, a orari distinti da quelli della Rocca nei fine settimana e su prenotazione nei feriali. Si accede dalla chiesa di San Tolomeo.

La catacomba di Nepi è adatta a chi soffre di claustrofobia?

È un ambiente sotterraneo con gallerie strette e lunghe circa 35 metri: chi soffre molto di spazi chiusi valuti con attenzione. Fa fresco e umido, meglio una felpa.

Serve prenotare per visitare Nepi?

Per la Rocca e la catacomba è caldamente consigliato, e obbligatorio per i gruppi nei giorni feriali. Telefonate al museo il giorno prima.

Qual è il giorno di chiusura a Nepi?

Il lunedì le visite guidate alla Rocca e alla catacomba non si effettuano; il centro storico, le forre e l'acquedotto restano ovviamente sempre accessibili.

Quanto è antica Nepi?

Lo sperone fu occupato stabilmente dall'VIII secolo a.C. in ambito falisco, ma la zona era abitata già nell'età del bronzo. La storia documentata supera i duemila anni.

Perché Nepi si chiama così?

Il nome antico Nepet deriverebbe dall'etrusco Nepa, che significa acqua: coerente con la vocazione idrica del borgo. La leggenda parla di un serpente acquatico visto dal fondatore Termo Larte.

Cosa c'entra Lucrezia Borgia con Nepi?

Nel 1499 Alessandro VI elevò Nepi a ducato e lo donò alla figlia Lucrezia, che ne fu duchessa e vi risiedette nella Rocca. Il Palio dei Borgia ne rievoca la consegna.

Cos'è l'acqua di Nepi?

È l'acqua minerale imbottigliata a Nepi da sorgenti del sottosuolo vulcanico, nota e distribuita ben oltre il Lazio. Il territorio è ricco di sorgenti, fontane e fontanili.

Si possono vedere le cascate di Nepi?

Sì. La cascata dei Cavaterra è alle porte del borgo e comodissima; la cascata del Picchio e gli altri salti richiedono i sentieri di fondovalle, con scarpe adatte e prudenza dopo le piogge.

Nepi è adatta ai bambini?

Sì, per la Rocca e le passeggiate all'aperto; la catacomba va valutata caso per caso. Il centro è in pendenza, meglio il marsupio del passeggino.

Quando si tiene il Palio dei Borgia a Nepi?

In genere nelle prime tre settimane di giugno, con giostra dei cavalli, torneo degli arcieri e corteo storico che rievoca il 1499. Le date esatte cambiano ogni anno.

Cosa si mangia a Nepi?

Salumi di maiale come il salame cotto e la scapicollata, pecorino romano, l'acquacotta dei pastori e dolci di stagione come i fagottelli natalizi e le fave dei morti.

Cosa vedere vicino a Nepi in giornata?

Civita Castellana, Castel Sant'Elia, Sutri e Calcata sono a due passi sulla stessa via Amerina; poco oltre Caprarola, Ronciglione, il lago di Vico e Viterbo.

Nepi è accessibile alle persone con difficoltà motorie?

Il centro storico è in pendenza e la catacomba è un ipogeo con dislivelli e fondo irregolare, quindi in parte non accessibile. Per il museo e i percorsi possibili conviene chiedere in anticipo allo 0761 570604.

C'è un ufficio informazioni a Nepi?

Il riferimento principale è il Museo Civico di Via Falisca 31, che gestisce le visite e fornisce informazioni; telefono 0761 570604, email museo@comune.nepi.vt.it.

Se dovessi dire in una riga perché Nepi vale il viaggio, direi che è uno di quei borghi in cui geologia e storia parlano la stessa lingua: il tufo che ha dato le forre, le forre che hanno dato la fortezza, la fortezza che ha attirato i Borgia, e l'acqua che scorre sotto tutto e dà persino il nome al paese. Andateci con calma, telefonate prima per gli orari, scendete nella cripta del Duomo e nella catacomba, e concedetevi il tramonto sull'acquedotto: tornerete a casa convinti che i cinquanta chilometri da Roma siano i meglio spesi della vostra settimana in Tuscia.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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