Isola di Ponza
Isola di Ponza, comune di Ponza, provincia di Latina: il municipio è in Piazza Carlo Pisacane 4, telefono 0771 80108. Si arriva soltanto via mare, dai porti di Formia, Anzio, Terracina, San Felice Circeo e Napoli, con traghetti e aliscafi che d'estate moltiplicano le corse e d'inverno si riducono a poche partenze da Formia. La traversata più breve, quella da San Felice Circeo, dura circa sessanta minuti; da Anzio l'aliscafo impiega circa settanta minuti. L'isola misura poco più di sette chilometri quadrati, ha circa venticinque chilometri di costa e tocca i 280 metri sul livello del mare al monte Guardia. Non ci sono biglietti d'ingresso: si paga il passaggio in nave, e sul biglietto il Comune applica il contributo di sbarco previsto dal proprio regolamento. Le auto dei non residenti sono soggette a limitazioni stagionali, e dal 1 giugno al 30 settembre valgono le zone a traffico limitato e le tariffe di sosta fissate con ordinanza comunale. Chi arriva in giornata lasci l'auto sulla terraferma: è la scelta giusta nove volte su dieci.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Per inquadrare Ponza nel resto della costa laziale conviene tenere sott'occhio anche le pagine dedicate ad Anzio, a Formia e al Parco Nazionale del Circeo, perché l'arcipelago pontino non si capisce se lo si stacca dal promontorio che gli fa da quinta.

Come arrivare all'Isola di Ponza: porti, compagnie e traversate
Ponza è un'isola vera, non una penisola travestita: il collegamento è marittimo e basta. La scelta del porto d'imbarco cambia la giornata più di qualunque altra decisione, perché cambia il numero di corse, il rischio di soppressione per mare mosso e il tempo che passate in auto prima di salire a bordo. Chi parte da Roma ha davanti quattro possibilità reali, e non sono equivalenti.
Da Formia a Ponza
Formia è il porto storico, l'unico servito tutto l'anno. Laziomar, la società che gestisce i collegamenti marittimi in regime di servizio pubblico con le isole pontine, opera la linea Formia-Ponza durante l'intero anno, con nave traghetto e con mezzo veloce. È la rotta di chi deve portare un'automobile, un furgone, un motorino o merce: il traghetto imbarca i veicoli, l'aliscafo no. È anche la rotta di chi viaggia fuori stagione, perché a novembre o a febbraio le altre linee semplicemente non esistono. Da Roma si scende sulla Pontina o si prende il treno per Formia-Gaeta, e dalla stazione al molo si fa una passeggiata breve. Il call center Laziomar risponde allo 0819631333 e la prenotazione si fa dal sito ufficiale della compagnia.
Da Anzio a Ponza
Anzio è il porto più vicino a Roma, e per un romano è la scelta naturale. Vetor opera la linea Anzio-Ponza con aliscafi, dal porto Innocenziano, con biglietteria in Via del Porto Innocenziano 40, telefono 06 9845083; a Ponza l'approdo è al Molo Musco. Gli aliscafi della compagnia portano 145 passeggeri, viaggiano a 34 nodi, misurano 35 metri e hanno stabilizzatori antirollio, aria condizionata e accesso per disabili. La traversata dichiarata è di circa settanta minuti. Anche Laziomar serve stagionalmente la rotta Anzio-Ponza. Il vantaggio di Anzio è l'accessibilità: treno regionale da Roma Termini, poi dieci minuti a piedi. Lo svantaggio è la stagionalità, e il fatto che con lo scirocco teso l'aliscafo è il primo mezzo a saltare.
Da Terracina a Ponza
Terracina è il porto della costa pontina, comodo per chi arriva da Latina e dal Circeo. Navigazione Libera del Golfo serve la rotta Terracina-Ponza in stagione estesa: la compagnia napoletana pubblica corse quotidiane anche nella seconda metà di settembre, con partenza dal molo di Terracina in mattinata e rientro dall'isola nel pomeriggio. Il molo è a pochi passi dal Foro Emiliano e dal tempio di Giove Anxur che domina la città dall'alto: chi viaggia in giornata può giocarsi il pomeriggio del ritorno con una passeggiata sul lungomare invece che con due ore di coda sulla Pontina. La pagina dedicata alla spiaggia di Terracina serve a capire cosa vi aspetta all'imbarco.
Da San Felice Circeo a Ponza
È la traversata più corta e la meno conosciuta. Pontina Navigazione, con il marchio Circeo Ponza, collega San Felice Circeo all'isola con la motonave Hipponion in circa sessanta minuti. Nel 2026 il servizio giornaliero è stato programmato dall'11 luglio al 6 settembre, con partenze aggiuntive dall'11 al 13 settembre; la tariffa base per un adulto parte da 35 euro a tratta. Informazioni allo 0773 542029. La finestra operativa è stretta, i posti finiscono presto, e il molo del Circeo è piccolo: presentarsi con quaranta minuti di anticipo non è pignoleria, è buon senso. Chi combina la giornata a Ponza con una sosta sotto il promontorio trova utile la pagina della spiaggia di San Felice Circeo.
Da Napoli, Ischia e Ventotene
Snav collega Napoli a Ponza con aliscafo, con scalo a Casamicciola: è la rotta che sorprende i romani, perché mette l'isola nel circuito campano al quale storicamente appartiene. Ponza fu ripopolata da coloni ischitani e torresi nel Settecento, il dialetto è napoletano, la cucina pure: arrivare da Napoli, per una volta, è filologicamente corretto. In estate esistono anche collegamenti fra Ponza e Ventotene, l'altra isola abitata dell'arcipelago, ma sono corse limitate e vanno verificate sul sito della compagnia prima di costruirci sopra un itinerario.
Bagagli, animali e veicoli sull'Isola di Ponza
Sull'aliscafo il bagaglio voluminoso è un problema concreto: gli spazi sono minimi e il personale è severo, giustamente. Sul traghetto no. Gli animali sono ammessi con le regole della singola compagnia, che cambiano fra nave e mezzo veloce. Sul trasporto dei veicoli vale una regola pratica che nessuno vi dirà in biglietteria: a Ponza l'automobile non serve quasi mai. La strada che percorre l'isola da Punta Incenso al porto è unica, stretta, e in agosto è satura. Il motorino è un'altra faccenda, ma va noleggiato sull'isola.
Come ci si muove sull'Isola di Ponza
Il servizio di autobus collega il porto a Le Forna e alle Piscine Naturali con corse frequentissime nei mesi di punta, con partenze ogni pochi minuti dalla mattina a notte fonda; il biglietto singolo costa 2,50 euro e il giornaliero 7 euro. Le tariffe si controllano alla fermata, perché cambiano di stagione in stagione. Il secondo mezzo pubblico dell'isola è il taxi boat: barche che partono dal porto e vi lasciano sulla spiaggia scelta, con andata e ritorno concordato. Per il Frontone il tragitto costa pochi euro e dura una manciata di minuti, ed è la maniera normale di raggiungere quella spiaggia. Il terzo mezzo è il taxi terrestre, con le storiche vetture scoperte che fanno il giro dell'isola.
La quarta possibilità, la migliore per capire davvero Ponza, è il giro dell'isola in barca. Dura mezza giornata o una giornata intera, tocca Chiaia di Luna, le Grotte di Pilato, il faro della Guardia, i faraglioni di Lucia Rosa, Cala Feola, e nelle versioni lunghe arriva fino a Palmarola. Chi visita Ponza una volta sola nella vita e non fa il giro in barca ha visto un terzo dell'isola. Lo dico senza mezzi termini: le coste di Ponza sono l'isola, il paese è il contorno.
La geografia dell'Isola di Ponza: la forma di una lettera
Ponza si estende dal faraglione La Guardia, all'estremo sud, fino a Punta dell'Incenso, a nord-est, e ha una forma stretta e allungata che ricorda la lettera i minuscola dell'alfabeto: il puntino di quella i è l'isolotto di Gavi, separato dalla terraferma ponzese da un braccio di mare di appena centoventi metri. È la maggiore per estensione delle isole Ponziane, arcipelago di cui fanno parte anche Gavi, Zannone, Palmarola, Ventotene e Santo Stefano. Di tutte queste, soltanto Ponza e Ventotene hanno popolazione stabile.
La superficie è di circa 7,5 chilometri quadrati, il rilievo è collinare e mosso. A nord domina il monte Schiavone, 157 metri; al centro si susseguono il monte Core con i suoi 201 metri, i Tre Venti e il Pagliaro, entrambi intorno ai 177 metri; la quota massima, 280 metri, è quella del monte Guardia, all'estremità meridionale. Venticinque chilometri di costa frastagliata e quasi ovunque rocciosa girano intorno a questo dorso, composti di caolino e di tufi che raccontano, insieme ai crateri vulcanici spenti ma ancora leggibili nel paesaggio, l'origine vulcanica dell'isola.
L'unico tratto di costa basso è quello dell'insenatura dove sorgono il porto di Sant'Antonio, Giancos e Santa Maria: quella pianura è il prodotto di un lungo accumulo di detriti torrentizi che ha generato l'attuale valle fertile, la sola porzione di Ponza dove l'agricoltura abbia mai avuto spazio. Tutte le spiagge dell'isola sono di ghiaia e di sassi, materiale strappato dal vento e dal mare alle pareti di tufo in cui le cale si sono incise. L'unica che presenti anche un misto di sabbia fine è Chiaia di Luna, a sud-ovest, chiusa da un'imponente scogliera a picco.
Il territorio comunale si articola in poche località dai nomi che sentirete ripetere di continuo: Santa Maria, Sant'Antonio, Scotti di Sopra, Le Forna. Il porto e Le Forna sono i due poli dell'abitato, distanti pochi chilometri e mentalmente lontanissimi: al porto si vive di turismo e di sera, a Le Forna si conserva il carattere contadino e marinaro della colonizzazione torrese. Gli abitanti censiti sono poco più di tremila, e in agosto diventano molte volte tanti.

Il porto borbonico di Ponza, opera di Antonio Winspeare
Chi sbarca a Ponza vede per prima cosa un emiciclo di case gialle, rosa e bianche disposte su due livelli stradali intorno alla darsena. Non è un accumulo spontaneo di edilizia marinara: è un progetto urbanistico settecentesco, e uno dei migliori dell'intero Regno di Napoli. Nel 1768 Ferdinando IV avviò un piano di interventi pubblici per ripopolare e sviluppare l'arcipelago, affidandolo al maggiore del Genio Antonio Winspeare e all'architetto Francesco Carpi, allievo di Luigi Vanvitelli. I lavori proseguirono fino al 1793 e furono eseguiti in buona parte da alcune centinaia di forzati ergastolani, che nel 1795 finirono rinchiusi nel nuovo carcere dell'isola.
Winspeare, nato a Livorno l'11 settembre 1739 da famiglia cattolica di origine inglese e morto a Napoli il 13 gennaio 1820, dedicò a Ponza e a Ventotene oltre vent'anni della propria carriera. Il catalogo delle opere che portano la sua firma, insieme a quella di Carpi, è impressionante per un'isola di sette chilometri quadrati: il porto con la caratteristica quinta curvilinea di abitazioni su due livelli, il cimitero, la fortezza, il palazzo degli Uffici che oggi ospita il Comune, la chiesa, il Forte Papa a Le Forna, e poi l'abitato di Ventotene con il suo porto detto Pozzillo, così chiamato perché le ripide quinte semicircolari innestate sull'antico porto romano richiamano le pareti di un pozzo.
La curva del porto di Ponza riprende l'impostazione romana preesistente, e questo spiega perché funzioni tanto bene: i Borbone non hanno inventato un approdo, hanno riorganizzato con criterio illuminista un approdo che l'antichità aveva già scelto. Il risultato è un teatro urbano che si guarda da terra e da mare con lo stesso piacere. Alla stessa coppia di progettisti si deve anche l'Ergastolo di Santo Stefano, davanti a Ventotene: pianta a ferro di cavallo, cappella e punto di osservazione al centro, secondo i principi del Panopticon teorizzato dal britannico Jeremy Bentham. Un'opera di architettura notevole, qualunque sensazione susciti la sua destinazione d'uso.
La mia opinione, dopo molte visite: il porto di Ponza è il monumento più sottovalutato del Lazio marittimo. Ci si arriva pensando alle spiagge e si finisce per fotografare le case. Chi ha un'ora libera prima dell'aliscafo di ritorno salga per i vicoli fino al livello superiore e guardi la darsena dall'alto: capirà in trenta secondi che cosa significa progettare un paese.
Le spiagge e le cale dell'Isola di Ponza
Ponza non ha spiagge nel senso romagnolo del termine. Ha cale, ghiaie, scogliere e piscine naturali, quasi tutte incastrate sotto pareti di tufo, molte raggiungibili solo dal mare. È questa la ragione per cui il taxi boat qui è un mezzo pubblico e non un lusso.
Chiaia di Luna, la spiaggia simbolo di Ponza
Chiaia di Luna è la mezzaluna di ghiaia e sabbia chiusa fra Punta del Fieno e Punta di Capo Bianco, sotto una parete di tufo bianco e giallo che sfiora l'altezza di un palazzo di trenta piani. Il nome viene dal napoletano: chiaia significa spiaggia, luna descrive l'arco della baia. È l'immagine con cui Ponza è conosciuta nel mondo, e insieme la ferita aperta dell'isola.
La spiaggia è interdetta al pubblico dal 2001, quando un crollo della parete uccise una ragazza. Altri distacchi si sono verificati nel 2015 e nel 2018. La galleria romana che collegava il porto alla baia, circa 168 metri interamente scavati nel tufo, opera di età augustea, è sbarrata. Non esistono sentieri alternativi, non esistono accessi laterali, non esiste alcun modo lecito di scendere su quella ghiaia. Le amministrazioni che si sono succedute hanno valutato ripascimenti, consolidamenti e, con una delibera del gennaio 2023, una procedura di dialogo competitivo per affidare a privati la gestione dell'area; la vicenda non ha prodotto la riapertura.
Chiaia di Luna oggi si guarda dal mare, e va guardata dal mare. Ogni barca che fa il giro dell'isola si ferma davanti alla baia; molte permettono il bagno a distanza di sicurezza dalla parete. Il momento giusto è il tardo pomeriggio, quando il tufo passa dal bianco all'oro e la falesia smette di essere una cartolina per diventare un fatto geologico. Chi vi propone di sbarcare a Chiaia di Luna vi sta proponendo un illecito e un rischio: rifiutate.
Il Frontone, la spiaggia sociale dell'Isola di Ponza
Il Frontone è la spiaggia più frequentata dell'isola, ghiaia chiara contro l'azzurro dell'acqua e la parete di tufo alle spalle. Si raggiunge con il taxi boat dal porto, con andata e ritorno intorno ai cinque euro, oppure a piedi da Campo Inglese, dalle parti del poliambulatorio, con circa un chilometro di cammino che in una giornata di luglio pesa più di quanto la mappa suggerisca. È la spiaggia dei giovani e degli aperitivi al tramonto, e in alta stagione va presa la mattina presto se si vuole un posto decente. Chi cerca quiete si sposti sul tratto roccioso subito accanto, molto più tranquillo. La vicina Cala del Core, legata a una leggenda locale sui giganti che avrebbero abitato l'isola, resta chiusa per instabilità del versante.
Cala Feola e le Piscine Naturali di Ponza
Cala Feola, a Le Forna, è l'unica spiaggia sabbiosa dell'isola raggiungibile via terra, e la si conquista scendendo una scalinata di circa 265 gradini. Poco più in là, verso La Caletta, si aprono le Piscine Naturali: due vasche scavate nella roccia vulcanica, separate dal mare aperto da un labbro di scoglio, alle quali si arriva con una gradinata di circa trecento scalini dalla strada. La prima vasca è completamente cinta dagli scogli e resta calma anche con il mare formato; la seconda si apre verso il largo e ha quell'azzurro intenso che rende il fondale leggibile a occhio nudo.
L'ingresso alle Piscine Naturali è libero. Si paga solo se si prende lettino e ombrellone negli stabilimenti che operano sulla cala. L'autobus della linea Le Forna ferma alla fermata Le Piscine, ed è di gran lunga il modo più sensato di arrivarci. Due avvertenze da professionista: le scale si scendono in dieci minuti e si risalgono in venti, con il sole a picco e senza ombra; e le vasche in agosto, verso mezzogiorno, sono affollate come una piscina condominiale. Andateci alle nove del mattino oppure alle cinque del pomeriggio, e la differenza sarà quella fra una cartolina e una calca.
Lucia Rosa, Cala dell'Acqua, Cala Fonte e il Bagno Vecchio
I faraglioni di Lucia Rosa, sul versante occidentale, portano il nome della protagonista di una tragedia realmente accaduta nel XIX secolo. Lucia Rosa era una ragazza di diciannove anni, innamorata di un contadino povero e impedita dalla famiglia di sposarlo: disperata, si gettò dalla scogliera, che gli isolani ribattezzarono con il suo nome. La spiaggetta sottostante si raggiunge in barca, e il tramonto visto da lì è il migliore dell'isola perché la luce arriva radente sulle guglie.
Cala dell'Acqua, sempre a Le Forna, è la cala che ha pagato il prezzo più alto allo sviluppo industriale novecentesco, e ancora oggi porta i segni degli impianti della miniera di bentonite. Cala Fonte è un porticciolo di pescatori con le grotte scavate nel tufo, ed è il posto giusto per capire come si viveva qui prima del turismo. Il Bagno Vecchio, ghiaia sotto il monte Guardia, si raggiunge dal mare ed è una delle poche cale dove ancora si trova spazio in pieno agosto: sopra di essa si apre una delle due grandi necropoli romane dell'isola.

Le Grotte di Pilato e l'archeologia sommersa dell'Isola di Ponza
Sotto Punta della Madonna, a due passi dal porto, il mare entra dentro la roccia attraverso cinque aperture regolari. Sono le Grotte di Pilato, e non hanno nulla a che vedere con Ponzio Pilato: sono una peschiera romana, un impianto di acquacoltura scavato nel tufo e in parte sommerso, articolato in cinque camere comunicanti. Le bocche erano dotate di paratoie per regolare il ricambio dell'acqua e il passaggio dei pesci da una vasca all'altra. Vi si allevavano murene, che i Romani consideravano animali di gran pregio e ai quali la letteratura antica attribuisce un ruolo quasi rituale. Uno scavo del 1997 ha restituito materiale scultoreo in marmo e lucerne in terracotta, indizio che nel complesso si svolgessero anche pratiche di culto.
La leggenda che lega il sito a Ponzio Pilato racconta che il futuro prefetto della Giudea sarebbe stato inviato sull'isola da giovane patrizio per sedare una rivolta, e che il Senato lo avrebbe poi promosso governatore in Palestina. È tradizione popolare, non storia documentata, e va raccontata come tale. Il nome però è rimasto, e nessuno sull'isola userà mai l'espressione tecnica corretta, che sarebbe murenario o peschiera.
Le grotte si visitano solo dal mare, con le escursioni organizzate che partono dal porto o con un gommone a noleggio. Chi nuota bene e ha maschera, pinne e boa di segnalazione può arrivarci a nuoto, ma il tratto d'acqua è percorso continuamente da imbarcazioni e la prudenza qui non è un optional. Il fondale è limpidissimo e lo snorkeling dentro e attorno alle camere è l'esperienza archeologica più diretta che Ponza offra: si nuota dentro un impianto produttivo di duemila anni fa.
La villa imperiale alla quale le vasche appartenevano occupava la penisola sopra le grotte, nella zona di Punta della Madonna. Del complesso restano tracce leggibili sotto le vigne, e la memoria di un edificio annesso di grandi dimensioni. Le fonti locali oscillano fra un teatro e un tempio: la prudenza impone di dire che l'annesso esisteva e che la sua destinazione resta discussa.
La cisterna della Dragonara e l'acqua dei Romani sull'Isola di Ponza
Il problema di Ponza, da sempre, è l'acqua dolce. I Romani lo risolsero con un sistema che è la vera opera d'ingegneria dell'isola: acquedotti, dighe e serbatoi, le piscinae limariae, alcuni dei quali di dimensioni notevoli. L'acquedotto maggiore correva da Le Forna fino a Santa Maria, sfruttando le gole e i canali naturali del versante meridionale, che offrivano linee di raccolta già disegnate dalla geomorfologia. Quei serbatoi non servivano soltanto agli abitanti: rifornivano le navi mercantili e la flotta romana, ed è questa la ragione strategica per cui l'isola contava tanto.
La cisterna della Dragonara, nel centro storico di Ponza, è arrivata fino a noi praticamente intatta ed è visitabile da pochi anni. Il suo interesse è tecnico prima ancora che estetico. Invece di sostenere la volta con una selva di pilastri, che avrebbe rubato volume utile, i costruttori realizzarono corridoi e canali di adduzione che attraversano le navate formando una scacchiera di pieni e di vuoti. Le pareti erano rivestite di intonaco idraulico impermeabilizzante. Le bocche di immissione sono alte, per raccogliere l'acqua invernale; i troppopieni sono più bassi; i condotti di uscita corrono nella parte inferiore delle pareti ma sollevati dal fondo, così da non trascinare fuori i sedimenti. Sulla sommità delle volte si aprono pozzi che servivano al prelievo diretto e all'aerazione delle camere.
La visita è possibile solo in forma guidata. Gli orari indicati per il periodo estivo, da giugno ad agosto, sono le 11, le 12.15, le 18 e le 19.15; a settembre le 11 e le 17, con possibilità di orari diversi prenotando con almeno ventiquattro ore di anticipo. Le informazioni e le prenotazioni passano dalla Pro Loco di Ponza, telefono 0771 80031. Il restauro della cisterna è stato finanziato con i proventi del contributo di sbarco: un caso raro e virtuoso di tassa turistica che torna sul patrimonio.
Un'ultima annotazione tecnica: sotto il paese corrono ancora due lunghi tunnel di età romana, tuttora percorsi dai veicoli, che univano l'approdo di Santa Maria alle ville costruite sulle colline dove oggi è il porto nuovo. Attraversarli in autobus e sapere che cosa sono cambia la percezione dell'isola in modo permanente.
Le necropoli romane e il cimitero borbonico dell'Isola di Ponza
Ponza conserva due grandi aree funerarie romane, quella dei Guarini e quella del Bagno Vecchio, entrambe costituite da tombe ipogee scavate nel tufo e destinate sia a inumazione sia a incinerazione. Sono contesti fragili, in parte erosi dal mare e dal dilavamento, mai protetti da un vero e proprio parco archeologico. Il visitatore curioso le raggiunge dal mare o lungo i sentieri, e trova camere sepolcrali, nicchie e loculi ricavati nella roccia tenera. Non aspettatevi cartelli e biglietterie: aspettatevi il tufo e il vento.
Il cimitero comunale, invece, appartiene al piano borbonico di Winspeare e Carpi, ed è uno dei luoghi meno visitati e più eloquenti dell'isola. Si affaccia sul mare, è organizzato per terrazze e conserva la memoria delle famiglie che dal Settecento in poi hanno fatto Ponza: i Migliaccio, i Tagliamonte, i Mazzella, i Conte, i D'Atri, i Coppa, gli Scotti, arrivati da Ischia; i Vitiello, i Rivieccio, i Romano, gli Aprea, i Balzano, i Sandolo, i Feola, arrivati da Torre del Greco. Leggere quei cognomi sulle lapidi e poi ritrovarli sulle insegne dei ristoranti e sulle fiancate delle barche è il modo più rapido per capire che Ponza non è un villaggio turistico ma una comunità con duecentocinquant'anni di continuità documentata.
Una precisazione che merita di essere fatta: sull'isola, in epoca romana, nessuna protezione delle rovine è mai stata organizzata in modo sistematico, nemmeno in tempi recenti. Molte ville furono smontate e reimpiegate come cava di materiale per le costruzioni successive. Di un tempio dedicato a Mitra, fino a qualche anno fa, si vedevano i resti inglobati in un negozio di souvenir. È il destino dell'archeologia di Ponza: convive con il paese, senza recinzioni.
Immersioni e snorkeling all'Isola di Ponza
Le coste frastagliate di origine vulcanica offrono un ambiente subacqueo estremamente vario, e per questo Ponza è una delle mete storiche della subacquea tirrenica. I diving center dell'isola lavorano da maggio a ottobre e i siti classici sono cinque.
Le Formiche
Un gruppo di scogli affioranti, considerato dagli operatori l'immersione più interessante dell'isola: canaloni a trenta metri di profondità si affacciano su un gradone che digrada oltre i cinquanta metri, dove la gorgonia rossa forma pareti visitate da murene e cernie. È un'immersione da brevetto avanzato, non da battesimo del mare.
Punta della Guardia
Una franata ricchissima di saraghi e cernie su un lato, una parete verticale sull'altro, fino a quarantadue metri. Sopra, a picco, il faro. È il punto in cui la geologia dell'isola si legge meglio anche sott'acqua.
La Secca di Mezzogiorno
Sale dal fondo a circa un miglio da Palmarola, dagli ottanta ai quaranta metri, ricoperta di gorgonie rosse e abitata da aragoste, cernie e murene. Immersione profonda, riservata a subacquei esperti e a condizioni di mare ottime.
Lo Scoglio della Botte
A otto miglia dall'isola, con due grotte a trentasei e ventisette metri. Dentro le cavità dominano i gamberi della specie Plesionika narval, presenti in quantità impressionanti: entrare con la torcia e vederne migliaia sospesi nel buio è una delle immagini che i subacquei si portano dietro per anni.
Punta del Papa
Una parete fino a trentasei metri, piena di spaccature e rinomata per le gorgonie. È il sito più fotografato dell'isola dopo le Formiche.
Per chi non ha brevetto, lo snorkeling attorno alle Grotte di Pilato, alle Piscine Naturali e sotto i faraglioni di Lucia Rosa restituisce buona parte dello stesso spettacolo a tre metri di profondità. Maschera e boa di segnalazione: la boa non è un vezzo, il traffico nautico qui è intenso.

Flora e fauna dell'Isola di Ponza
La vegetazione è mediterranea in senso stretto, con prevalenza di agavi, fichi d'India, ginestre, fillirea, mirto, palma nana, leccio, ginepro, lentisco e oleastro. La palma nana, Chamaerops humilis, è l'unica palma spontanea d'Europa e sull'arcipelago ha una presenza tale da avere dato il nome a Palmarola. Le macchie di ginestra in fiore, fra maggio e giugno, cambiano completamente il colore dei versanti: chi conosce Ponza solo in agosto non ha idea di che cosa siano i suoi pendii in primavera.
La fauna terrestre è povera, come su quasi tutte le isole tirreniche minori, mentre quella marina è ricchissima: verdesca, tracina drago, totano, tonno, tombarello, sugarello, squalo volpe, spigola. Il passo migratorio dell'avifauna è invece un fenomeno di rilievo europeo: le Ponziane sono uno scalo obbligato sulla rotta fra Africa e continente, e le isole minori dell'arcipelago sono da decenni oggetto di studio ornitologico.
Sull'agricoltura resta poco, ma quel poco è di qualità: la lenticchia di Ponza, coltivata su terrazzamenti minuscoli, e il vino bianco che sull'isola chiamano Fieno di Ponza, prodotto sui versanti a picco della zona di Punta del Fieno, dove le vigne si raggiungono a piedi o in barca e la vendemmia si fa ancora a spalla. Chi trova una bottiglia di quel bianco in un ristorante del porto la ordini senza pensarci: è il sapore letterale del tufo.
Palmarola, Zannone e Gavi: l'arcipelago intorno all'Isola di Ponza
Ponza è la capitale di un arcipelago, e il suo interesse cresce di molto se si accetta di uscire dai suoi venticinque chilometri di costa.
Palmarola
Palmarola è a circa dieci chilometri a ovest di Ponza ed è la terza isola dell'arcipelago per estensione. Il nome viene dalla palma nana; gli isolani la chiamano anche la Forcina, per la forma. La geologia è spettacolare: colate laviche, duomi e brecce riolitiche datate fra 4,2 milioni e 1 milione di anni fa, con l'attività eruttiva principale intorno a 1,6 milioni di anni fa, e giacimenti di ossidiana. Proprio l'ossidiana rese Palmarola un centro di traffico nel Neolitico e nell'età del Rame: quel vetro vulcanico, tagliente come una lama, viaggiava per il Tirreno molto prima che qualcuno pensasse alle vacanze.
Oggi l'isola ha solo presenze temporanee estive, e conserva le case-grotta scavate nella roccia, eredità del Settecento e della necessità di nascondersi dai corsari. È Sito di Interesse Comunitario, ospita specie endemiche come la lucertola Podarcis siculus palmarolae e importanti popolazioni di uccelli protetti. Ci si arriva con le escursioni giornaliere che partono dal porto di Ponza: mezza giornata è il minimo, una giornata intera è la scelta giusta.
Zannone e il Parco Nazionale del Circeo
Zannone è la più selvatica delle Ponziane e l'unica inclusa in un parco nazionale: dal 1979 l'isola fa parte del Parco Nazionale del Circeo. Copre 103 ettari e conserva un lecceto fra i meglio conservati del Tirreno. Nel 1922 vi furono introdotti tre coppie di mufloni provenienti dalla Sardegna a scopo venatorio, e i loro discendenti popolano ancora l'isola: vedere un muflone su uno scoglio del Lazio è un'esperienza che disorienta piacevolmente.
Sulla sommità restano le rovine consistenti del monastero cistercense di Santo Spirito, abbandonato alla fine del XIII secolo. La punta settentrionale, Capo Negro, ospita un faro un tempo presidiato da due guardiani stagionali e oggi automatizzato, così che sull'isola non risieda più nessuno. Zannone si visita, ma non vi si pernotta: le escursioni partono da Ponza e sono contingentate, e il rispetto delle regole del parco qui è tassativo.
Gavi e Santo Stefano
Gavi è l'isolotto che chiude Ponza a nord-est, separato da un canale di centoventi metri: una lingua di roccia che i pescatori usano come riferimento e che i fotografi usano come primo piano. Santo Stefano, davanti a Ventotene, è invece la piccola isola circolare occupata quasi per intero dall'ergastolo borbonico progettato da Carpi e Winspeare. Fa parte dello stesso arcipelago e della stessa storia amministrativa, anche se appartiene al comune di Ventotene.
Storia dell'Isola di Ponza dal Neolitico alla colonia romana
La presenza umana sulle isole pontine risale intorno al 5000 avanti Cristo. Nelle epoche successive l'arcipelago attirò genti che vi cercavano approdo e materie prime: i Fenici, fra il XII e l'XI secolo avanti Cristo, ne fecero un punto d'appoggio nel Tirreno; i Greci, fra l'VIII e il VII secolo avanti Cristo, lasciarono tracce consistenti, fra cui un ipogeo funerario e, secondo numerosi studiosi, un primo piccolo acquedotto nella zona di Le Forna, poi ampliato dai Romani; seguirono i Volsci. Il nome stesso dell'isola deriverebbe dal greco antico Pontos o Pontia, cioè mare.
Ponza e l'arcipelago passarono sotto controllo romano nel 312 avanti Cristo, quando la repubblica ormai potente si accordò con i Volsci creando una colonia alleata. I Romani avevano compreso l'importanza strategica dell'arcipelago, e anche quella economica. Nel 209 avanti Cristo, durante la seconda guerra punica, Ponza fu una delle diciotto colonie su trenta che continuarono a fornire a Roma navi, uomini e ricchezze per sostenere lo sforzo bellico. Quel merito valse privilegi fiscali, che non vanno confusi con l'optimo iure, cioè con la piena cittadinanza. La cittadinanza arrivò nell'89 avanti Cristo, dopo la guerra sociale che oppose a Roma i popoli italici, e fece di Ponza un caposaldo del Tirreno centrale.
Da quel momento l'isola si sviluppò enormemente, diventando una cittadina popolosa e costellata di ville patrizie sfarzose. Augusto ne fece anche un luogo di esilio per personaggi politici scomodi, e la cosa non le impedì di funzionare come luogo di villeggiatura per l'aristocrazia romana. La popolazione, secondo le stime tramandate localmente, sarebbe arrivata a circa ventimila abitanti: una cifra che va presa per quello che è, una stima, ma che dà la misura di quanto Ponza contasse. Prosperò anche la cantieristica navale, favorita dalla facilità di reperire legname dai boschi di pino e di quercia dell'arcipelago, e fu proprio quella attività a innescare la prima grande deforestazione dell'isola.
L'opera portuale romana sorse nella zona di Santa Maria: l'imboccatura era dove oggi è la spiaggia, e il bacino risaliva verso l'interno fino alla depressione compresa fra le attuali via Pezza e via Staglio. I primi monaci giunti sull'isola vi trovarono ancora un vasto specchio d'acqua chiuso verso il mare da una battigia che negli anni ha finito per sigillare la baia. Oggi lì ci sono case, strade, canneti, orti, e reperti archeologici inseriti nel tessuto urbano come se fossero muretti di confine.

Dal monachesimo ai pirati: il medioevo dell'Isola di Ponza
Con il declino dell'impero l'interesse per le isole si affievolì e l'arcipelago cominciò a vivere di vita propria. Gli ultimi lembi di un'epoca superata si manifestarono nel possesso di Ventotene, mantenuto ancora per qualche anno dall'imperatore d'Oriente come base logistica avanzata verso occidente.
Nel Medioevo Ponza rimase un centro religioso e commerciale vivo grazie ai monaci benedettini, che vi eressero l'abbazia di Santa Maria. A quel monastero è legata la vicenda di papa Silverio, figlio di papa Ormisda, nato a Frosinone intorno al 480 ed eletto pontefice l'8 giugno 536. Deposto e mandato in esilio, giunse sull'isola nei primi giorni del giugno 537 e trovò ospitalità presso il convento benedettino di Santa Maria, dove morì il 21 novembre dello stesso anno; lo storico Procopio parla di morte violenta, attribuita alla volontà dell'imperatrice Teodora. Le sue spoglie rimasero nel monastero. San Silverio è il patrono di Ponza e viene festeggiato il 20 giugno con una processione che tradizionalmente si svolge via mare, dentro un calendario di celebrazioni che occupa buona parte dell'estate.
L'opera dei monaci fu quasi vanificata quando, a partire dal IX secolo, Ponza divenne bersaglio di razzie feroci da parte dei pirati saraceni. L'isola tornò all'antica importanza soltanto nel 1202, quando papa Innocenzo III con una bolla riaffidò l'abbazia di Santa Maria ai frati cistercensi; nel 1233 l'abbazia fu incorporata nella basilica di Sant'Anastasia al Palatino, fuori le mura di Roma. Nel 1322 passò poi alle dipendenze dell'abbazia di Fossanova.
Le acque davanti all'isola furono teatro di due battaglie navali. Nel 1300 Ruggero di Lauria, duca di Calabria, vi sconfisse l'ammiraglio Corrado Doria, al soldo del re di Sicilia Federico III d'Aragona. Nel 1435, durante l'assedio di Gaeta, l'ammiraglio genovese Biagio Assereto, per la casata angioina, sconfisse la flotta di Alfonso I d'Aragona, che già mirava alla conquista dell'isola. Nel 1454 gli Aragonesi la occuparono comunque e scacciarono i cistercensi, i quali ripararono a Formia e vi fondarono la chiesa di Santa Maria di Ponza.
Nel 1524 Alberto Cafara rinunciò al controllo dell'isola e i Farnese subentrarono. Papa Paolo III nominò il cardinale Alessandro Farnese titolare dell'abbazia nel 1542 e concesse l'arcipelago in feudo al padre Pier Luigi, con l'obbligo di difenderlo dagli attacchi corsari. I Privilegi Farnesiani garantivano ai ponzesi tutele giuridiche particolari, e finirono per attirare soprattutto malviventi, frenando lo sviluppo economico invece di favorirlo.
La difesa, in ogni caso, non funzionò. Nel 1534 il corsaro Khair ad-Din, il Barbarossa, mise a ferro e fuoco l'isola; nel 1552 una nuova incursione di Dragut portò morte e distruzione; nel 1655 una razzia turca fece saltare perfino la torre del porto. Il risultato è che Ponza rimase quasi disabitata per circa due secoli. Quando gli isolani di oggi dicono di discendere dai coloni del Settecento, dicono una verità storica precisa: la continuità con l'antichità, qui, si era spezzata.
I Borbone e la rinascita dell'Isola di Ponza nel Settecento
Il Trattato di Londra del 1718 stabilì che Carlo di Borbone ereditasse i beni farnesiani. Il 30 ottobre 1734 Elisabetta Farnese, madre di Carlo, cedette al figlio i diritti sulle isole, e il 15 giugno dello stesso anno l'acquisizione formale delle Ponziane era già in atto. Carlo rese le isole beni privati della corona e ne avviò una colonizzazione intensa, portandovi coloni soprattutto da Ischia.
Le due ondate documentate sono precise e vale la pena conoscerle. Nel 1734 arrivarono al porto di Ponza famiglie ischitane: Migliaccio, Tagliamonte, Mazzella, Conte, D'Atri, Coppa e Scotti. Nel 1772 arrivarono a Le Forna famiglie da Torre del Greco: Vitiello, Rivieccio, Romano, Aprea, Balzano-Sandolo e Feola. Altri nuclei provenienti dall'interno della Campania non hanno lasciato documentazione ufficiale. Nel 1758 Ferdinando di Borbone concesse in enfiteusi Palmarola ai primi trentuno coloni giunti a Ponza, anche se quella colonizzazione non si completò mai. Per incentivare l'insediamento la corona concesse terre in enfiteusi perpetua e finanziò case e attrezzi agricoli.
La differenza fra le due ondate ha prodotto una frattura sociale durata due secoli: i primi coloni ricevettero i terreni migliori e divennero contadini, i secondi ebbero i terreni peggiori e si dedicarono alla pesca, e quella divisione ha retto fino agli anni Settanta del Novecento. Chi passa una settimana sull'isola e presta orecchio la sente ancora, nelle battute fra gente del porto e gente delle Forna.
Fra gli obiettivi borbonici c'era la sicurezza delle acque. Nel 1757 una flotta napoletana, affiancata da galee maltesi e pontificie, sconfisse presso Palmarola un manipolo di navi turche: da allora l'arcipelago fu sicuro. Nel 1768 Ferdinando IV avviò la fase delle grandi opere pubbliche affidata a Winspeare e Carpi, quella che ha dato a Ponza il volto che ancora ha.
L'Ottocento dell'Isola di Ponza: Napoleone, gli inglesi, Pisacane
Nel 1808 le truppe napoleoniche di Gioacchino Murat occuparono le Ponziane, sottraendole ai Borbone. Nel 1813 gli inglesi guidati dall'ammiraglio Charles Napier presero l'isola, e Napier ne fu nominato conte. Due anni dopo il Congresso di Vienna restituì Ponza ai Borbone.
Il fatto più clamoroso dell'Ottocento ponzese è però del 1857. Il patriota Carlo Pisacane si impadronì del piroscafo Cagliari, che faceva la spola fra il capoluogo sardo e Genova, e nel pomeriggio del 27 giugno approdò a Ponza. Liberò i detenuti del carcere, con loro raggiunse Palazzo Tagliamonte e vi distrusse l'archivio dell'isola, quindi ricostituì la spedizione diretta contro il Regno delle Due Sicilie. L'impresa finì tragicamente dopo lo sbarco di Sapri del 28 giugno. La piazza del porto, oggi, porta il nome di Carlo Pisacane, e il municipio ha lì il proprio indirizzo: pochi comuni italiani hanno una toponomastica così coerente con la propria storia.
Nel 1860, in vista della battaglia del Volturno, la guarnigione borbonica fu richiamata sulla terraferma. L'isola restò formalmente borbonica fino al 7 novembre 1860, quando i garibaldini la occuparono; nel 1861 fu annessa al Regno d'Italia. Nei primi anni del Novecento i nobili Colonna si trasferirono a Terranova Pausania, l'odierna Olbia, avviando in Sardegna un'importante industria casearia; li seguirono nuclei di ponzesi che aprirono esercizi commerciali e si dedicarono alla pesca, soprattutto intorno all'isola Tavolara. L'emigrazione ponzese, verso la Sardegna e verso le Americhe, è un capitolo che sull'isola nessuno ha dimenticato.

Il confino politico sull'Isola di Ponza
Nel 1928 il regime fascista destinò Ponza a colonia di confino per gli oppositori politici. I primi confinati arrivarono quello stesso anno e furono alloggiati nel carcere borbonico. Con il passare degli anni la popolazione coatta crebbe fino a occupare gli edifici dietro il municipio e la chiesa, fra via Roma e via Parata, e poi numerose case private requisite o affittate. Nell'edificio chiamato il Bagno vivevano circa duecentosettanta persone, ottanta delle quali stipate in due corridoi.
Le condizioni erano pessime: locali umidi, ventilazione scarsa, latrine accanto ai dormitori. La libertà di movimento era compressa in una fascia ristretta fra Sant'Antonio e la contrada Dragonara, oltre la quale non si andava. In quello spazio minuscolo passarono uomini che avrebbero scritto la storia repubblicana: Sandro Pertini, arrivato il 10 settembre 1935, futuro presidente della Repubblica; Giorgio Amendola, Lelio Basso, Pietro Nenni, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia, Umberto Terracini. Accanto a loro esponenti slavi e greci, ras etiopici, indipendentisti libici: Ponza fu per un decennio uno dei luoghi più cosmopoliti d'Italia, per le ragioni peggiori.
Nel 1939 il confino di massa fu trasferito a Ventotene, che aveva strutture più capienti e più isolate. Ma la storia riservava a Ponza l'ultima battuta. Il 27 luglio 1943, il giorno dopo l'arresto seguito alla caduta del fascismo, Benito Mussolini fu condotto sull'isola e vi rimase prigioniero fino al 7 agosto. Nella stessa estate, sulla stessa isola, si trovava confinato Pietro Nenni. Il dettaglio è di quelli che fanno impallidire la fiction: il capo del regime e uno dei suoi oppositori storici, nello stesso paese di tremila abitanti, a poche centinaia di metri l'uno dall'altro.
Chi cammina oggi fra via Roma e via Parata non trova un museo. Trova case abitate, panni stesi, motorini. Il consiglio che do sempre ai gruppi è di percorrere quel tratto in silenzio, guardando le finestre al primo piano: da lì, per dieci anni, qualcuno ha guardato il mare senza poterci andare.
L'affondamento del Santa Lucia e la memoria del mare
La mattina del 24 luglio 1943, intorno alle 10.08, il piroscafo Santa Lucia navigava da Ponza verso Ventotene con un numero di persone a bordo che le fonti indicano fra settanta e cento. Fu attaccato da quattro aerosiluranti britannici Bristol Beaufighter. Il primo velivolo compì un ampio giro e mitragliò la nave; il comandante Cosimo Simeone tentò manovre evasive; un terzo siluro andò a segno a centro nave, sul lato sinistro, in corrispondenza della sala macchine. Il Santa Lucia si inabissò in ventotto secondi.
Il conteggio delle vittime resta discordante fra le fonti: si parla di settantasei morti, cinquantanove passeggeri e quindici membri dell'equipaggio, ma altre ricostruzioni indicano centocinque, centosei o centoquindici caduti. I superstiti recuperati furono cinque, dopo oltre quattro ore in acqua; fra loro il comandante Simeone, che morì il 26 luglio per le ferite riportate. Fu la più grave tragedia civile della storia delle isole pontine, e sull'isola non è archeologia: è memoria di famiglia. Ogni anno la ricorrenza viene commemorata, e il relitto giace sul fondo come un cimitero di guerra.
La miniera di bentonite di Le Forna
Nel 1935 fu avviato lo sfruttamento del giacimento di bentonite di Le Forna, gestito dalla Samip, Società Azionaria Miniere Isole Pontine. L'attività proseguì fino al 1975. La realizzazione della miniera costò l'esproprio di alcuni terreni ma diede lavoro a circa centocinquanta uomini, oltre a generare traffico marittimo per il trasporto del minerale sul continente. In un'isola che viveva di pesca e di poche vigne, quarant'anni di salari certi hanno pesato.
Il conto, però, è stato salato: la devastazione di una delle cale più belle dell'isola, quella di Cala dell'Acqua, e un numero non trascurabile di casi di silicosi fra gli operai addetti. Chi oggi guarda quel tratto di costa vede cemento e strutture in disuso dove dovrebbe esserci tufo. È l'unico luogo di Ponza in cui trovo giusto che il paesaggio resti ferito così com'è: cancellare quelle rovine industriali significherebbe cancellare quarant'anni di storia operaia.
Cosa si mangia sull'Isola di Ponza
La cucina ponzese è napoletana per discendenza e marinara per necessità. Il piatto che riassume l'isola è la zuppa di pesce fatta con il pescato del giorno; accanto ci sono le linguine con la cernia, il polpo alla luciana, le alici marinate, il totano ripieno. La lenticchia di Ponza, minuscola e coltivata su terrazzamenti che si contano a mano, si mangia in zuppa e vale il prezzo che costa. Il vino da bere è il bianco locale delle vigne di Punta del Fieno.
Due avvertenze da chi accompagna gruppi. La prima: al porto, in agosto, si mangia peggio e si paga di più; salite di qualche vicolo o spostatevi a Le Forna e la qualità cambia. La seconda: chiedete sempre che cosa è entrato in cucina quella mattina, perché con il mare mosso il pescato non arriva e il ristorante onesto ve lo dice. Un menu che offre venti specie di pesce in una giornata di libeccio va guardato con sospetto.
Quando andare all'Isola di Ponza
Giugno e settembre sono i mesi giusti, senza discussione. L'acqua a settembre è più calda che a giugno, le corse sono ancora numerose, i prezzi scendono e le Piscine Naturali tornano a essere quello che sono. Luglio è affollato ma vivibile. Agosto, dal 5 al 25, è un'altra isola: il paese raddoppia, i taxi boat viaggiano pieni, i ristoranti hanno liste d'attesa, e il piacere della visita dipende interamente dalla vostra tolleranza alla folla.
Maggio e ottobre sono splendidi per camminare e fotografare, ma molte attività sono chiuse e i collegamenti si riducono. In inverno resta la sola linea da Formia, e Ponza torna a essere un paese di tremila persone che si conoscono tutte. Chi vuole capire davvero l'isola dovrebbe vederla almeno una volta a novembre: è un'esperienza diversa e più onesta di qualunque ferragosto.
Sul meteo, una regola pratica: a Ponza non conta la pioggia, conta il vento. Con maestrale o libeccio tesi le escursioni in barca saltano, i taxi boat non lavorano e metà dell'isola diventa irraggiungibile. Controllate le previsioni del vento, non quelle delle nuvole.
L'Isola di Ponza con i bambini
Ponza è adatta ai bambini, ma richiede qualche attenzione. Le spiagge sono di ghiaia e i fondali degradano rapidamente: scarpette di gomma e braccioli sono utili. Le Piscine Naturali sono il posto migliore per i più piccoli, perché la prima vasca resta calma anche con il mare mosso, ma la scalinata che vi conduce è lunga e ripida e con un bambino in braccio si sente. Il Frontone, raggiungibile in taxi boat, evita la camminata ed è la soluzione più pratica per una famiglia con passeggino, che comunque sull'isola serve a poco.
Il giro dell'isola in barca funziona benissimo con i ragazzini dai sette anni in su e diventa lungo con i più piccoli: in quel caso conviene la mezza giornata. La traversata in aliscafo, con mare formato, provoca mal di mare a molti bambini: se il bollettino non promette bene, meglio il traghetto, che rolla di meno e permette di stare all'aperto.
Accessibilità dell'Isola di Ponza
Va detto con franchezza: Ponza non è un'isola facile per chi ha difficoltà motorie. Gli aliscafi Vetor dichiarano l'accesso per disabili a bordo, e il traghetto da Formia consente l'imbarco di veicoli. Il fronte del porto è pianeggiante e percorribile. Tutto il resto è scale, pendenze e sentieri: le Piscine Naturali si raggiungono con circa trecento gradini, Cala Feola con circa duecentosessantacinque, il sentiero del faro della Guardia è dissestato e in parte impraticabile dal 2017. Chi ha mobilità ridotta può comunque vivere una giornata piena fra il porto, il giro dell'isola in barca e il lungomare: il taxi boat, con l'aiuto dell'equipaggio, è spesso la via più semplice per arrivare all'acqua.
Quanto costa una giornata all'Isola di Ponza
Il costo dominante è la traversata: la tariffa base per un adulto sulla linea da San Felice Circeo parte da 35 euro a tratta, e le altre rotte si collocano su ordini di grandezza confrontabili, con differenze fra traghetto e mezzo veloce e con riduzioni per residenti e ragazzi. A questo si aggiunge il contributo di sbarco applicato dal Comune. Sull'isola, l'autobus costa 2,50 euro a corsa e 7 euro il giornaliero; il taxi boat per il Frontone si aggira sui cinque euro andata e ritorno; l'ingresso alle Piscine Naturali è gratuito e si paga solo il servizio di lettini e ombrelloni. Il giro dell'isola in barca e l'escursione a Palmarola sono le voci più pesanti dopo il biglietto della nave, e i prezzi variano molto fra barca collettiva e noleggio privato.
Il consiglio di risparmio più efficace non riguarda gli sconti: riguarda il calendario. La stessa giornata, vissuta il 10 settembre invece che il 12 agosto, costa sensibilmente meno su ogni singola voce e vale il doppio.
Una curiosità su Isola di Ponza
La curiosità che racconto sempre ai gruppi riguarda la forma dell'isola e il suo puntino. Ponza si allunga dal faraglione La Guardia a Punta dell'Incenso disegnando una i minuscola, e il puntino di quella lettera esiste davvero: è Gavi, l'isolotto separato dalla costa da un braccio di mare di appena centoventi metri. Centoventi metri sono la larghezza di una piazza: eppure quel canale ha impedito per secoli qualunque insediamento stabile su Gavi, perché con il mare formato diventa una trappola di correnti e di frangenti.
La seconda parte della curiosità è meno nota e più utile. Il nome Ponza deriverebbe dal greco Pontos o Pontia, cioè mare: un toponimo che descrive l'unica cosa che l'isola abbia sempre avuto in abbondanza. Non l'acqua dolce, che i Romani dovettero raccogliere in cisterne colossali; non la terra coltivabile, ridotta all'unica valle alluvionale di Santa Maria; non il legname, distrutto dai cantieri navali antichi. Solo il mare. Ogni singola vicenda di quest'isola, dalla peschiera delle Grotte di Pilato alla colonizzazione ischitana, dal confino politico all'affondamento del Santa Lucia, discende da quel nome. Ponza è un pezzo di terra che il mare ha definito per intero, e non è retorica: è geografia economica. Quando vi dicono che l'isola vive di turismo, ricordate che vive di mare da cinquemila anni e che il turismo è solo l'ultimo dei modi che ha trovato per farlo.
Una cosa che non ti dice nessuno su Isola di Ponza
Nessuna guida commerciale vi dirà che la spiaggia simbolo di Ponza, quella che compare su ogni copertina, è chiusa dal 2001 e che non riaprirà a breve. Chiaia di Luna è interdetta dopo il crollo che nel 2001 uccise una ragazza, e altri distacchi sono avvenuti nel 2015 e nel 2018. La galleria romana di 168 metri che vi conduceva è sbarrata. Chi arriva sull'isola con in testa quell'immagine e senza questa informazione perde mezza giornata a cercare un accesso che non esiste, e qualcuno tenta scorciatoie pericolose sotto una parete che si sfalda.
La seconda informazione che nessuno vi dà riguarda il vento. Ponza si organizza intorno alla direzione della brezza, e il consiglio locale che vale più di qualunque guida è semplice: con il vento da nord si va sulle cale di sud, con il vento da sud si va sulle cale di nord. I taxi boat lo applicano automaticamente, i turisti no, e finiscono a Cala Feola in una giornata di maestrale trovandola inutilizzabile mentre il Frontone è uno specchio.
La terza cosa che si tace è che l'archeologia di Ponza non è tutelata come dovrebbe. Le rovine romane non hanno mai avuto un vero programma di protezione: molte ville furono smontate e reimpiegate come cava di materiale, e i resti di un tempio dedicato a Mitra sono stati per anni inglobati in un negozio. Non è un dettaglio pittoresco, è una perdita. Chi visita la cisterna della Dragonara, restaurata con i proventi del contributo di sbarco, vede l'eccezione, non la regola.
Il consiglio che ti do per visitare Isola di Ponza
Il consiglio è uno solo e lo do da vent'anni: non venite a Ponza in giornata. La gita mordi e fuggi, sbarco alle dieci e reimbarco alle diciassette, è il modo peggiore di conoscere quest'isola, perché coincide esattamente con le ore in cui il porto è pieno, il sole spacca le pietre e le cale sono affollate. Ponza si apre alle sette del mattino e alle sette di sera, quando i pendolari del turismo sono in mare e l'isola torna a essere un paese. Due notti, anche in una camera modesta, cambiano completamente l'esperienza.
Se proprio dovete fare la giornata, allora costruitela così: imbarco alla prima corsa, giro dell'isola in barca subito, senza passare dal paese; pranzo leggero a bordo o in una cala; pomeriggio alle Piscine Naturali con l'autobus di linea; ultimo caffè al porto e reimbarco. Avrete visto le coste, che sono l'isola, e non avrete perso due ore in fila davanti a un ristorante.
Il secondo consiglio, meno ovvio, riguarda il calendario. Scegliete la prima metà di settembre. L'acqua è al massimo della temperatura annuale, i collegamenti sono ancora completi, i prezzi calano e il paese respira. Il terzo consiglio è di prenotare la traversata con largo anticipo nei fine settimana di luglio e agosto, e di controllare il vento la sera prima: se il bollettino annuncia mare forza quattro o più, spostate la gita. Non è pessimismo, è aritmetica: con quel mare metà delle cose per cui si viene a Ponza non è raggiungibile.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che i Romani furono grandi ingegneri idraulici. Quasi nessuno collega quella nozione generale a Ponza, e invece l'isola è uno dei laboratori più puri di quella tecnica, proprio perché qui l'acqua non c'era. L'acquedotto maggiore correva da Le Forna fino a Santa Maria, attraversando l'intera dorsale; le cisterne, le piscinae limariae, furono dimensionate non per gli abitanti ma per la flotta. Ponza era una stazione di rifornimento idrico del Tirreno centrale, e questo spiega perché una repubblica in guerra con Cartagine tenesse tanto a uno scoglio di sette chilometri quadrati.
La cisterna della Dragonara mostra il livello raggiunto. Al posto dei pilastri, che avrebbero rubato volume, i costruttori realizzarono corridoi e canali di adduzione incrociati fra le navate, formando una scacchiera di pieni e di vuoti. Le pareti erano coperte di intonaco idraulico. Le bocche di immissione furono poste in alto per intercettare l'acqua invernale, i troppopieni più in basso, i condotti di uscita nella parte bassa delle pareti ma sollevati dal fondo, in modo da non trascinare fuori i sedimenti depositati. Sulle volte si aprono pozzi per il prelievo diretto e per l'aerazione. Chi ha visto le cisterne di Fermo, di Albano o il Piscina Mirabilis dei Campi Flegrei riconosce la stessa scuola.
Il fatto poco citato, allora, è questo: la sopravvivenza di Ponza per duemila anni non è dipesa dal pesce né dal vino, ma dalla capacità di conservare la pioggia. Quando quel sistema fu abbandonato, l'isola si spopolò. Quando i Borbone la ripopolarono nel Settecento, la prima cosa che fecero fu rimettere mano a cisterne e canali. E ancora oggi l'approvvigionamento idrico è il vincolo che limita quanti visitatori l'isola possa reggere in agosto. Duemila anni, e il problema è sempre lo stesso.
La foto giusta da fare a Isola di Ponza
La foto giusta non è quella del porto dalla banchina, che fanno tutti e che non riesce quasi mai perché la luce è piatta e le barche coprono le case. La foto giusta è l'emiciclo del porto ripreso dall'alto, dal livello stradale superiore, all'ora blu: verso le venti e trenta in luglio, verso le diciannove e trenta in settembre. In quel quarto d'ora le facciate gialle e rosa dei Borbone reggono ancora la luce del cielo e le finestre si accendono una per una. Obiettivo grandangolare moderato, esposizione sulle luci, treppiede se lo avete o un muretto se non lo avete.
La seconda fotografia da portare a casa è Chiaia di Luna dal mare, nel tardo pomeriggio, quando il tufo passa dal bianco al dorato. Si scatta dalla barca, quindi tempi rapidi e nessuna illusione di stabilità: 1/500 di secondo è un buon punto di partenza. Mettete una barca o una persona in acqua nell'inquadratura, altrimenti nessuno capirà che quella parete è alta come un palazzo di trenta piani. È l'errore più comune: la falesia senza scala di riferimento sembra una collina qualunque.
La terza è quella dei faraglioni di Lucia Rosa al tramonto, con il sole che entra radente fra le guglie di tufo. Serve essere in barca a ovest dell'isola nell'ultima mezz'ora di luce, e serve accettare il controluce invece di combatterlo: esponete per il cielo e lasciate che le rocce diventino sagome. La quarta, per chi ha maschera e custodia stagna, è dentro le Grotte di Pilato, con il taglio di luce che entra dalle bocche della peschiera. Se avete tempo per una sola immagine, però, scegliete il porto all'ora blu: è l'unica che nessuno riconoscerà come una foto di repertorio.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è del 209 avanti Cristo: nel pieno della seconda guerra punica, mentre altre colonie si sottraevano agli obblighi verso Roma, Ponza fu una delle diciotto su trenta che continuarono a fornire navi, uomini e denaro. Fu un atto politico, e fruttò all'isola privilegi fiscali che durarono fino all'89 avanti Cristo, quando dopo la guerra sociale arrivò la piena cittadinanza romana.
Il secondo avvenimento è il giugno del 537. Papa Silverio, figlio di papa Ormisda, eletto l'8 giugno 536 e poi deposto, sbarcò sull'isola come esule e vi trovò ospitalità nel convento benedettino di Santa Maria. Vi morì il 21 novembre dello stesso anno; secondo Procopio non fu una morte naturale, ma un assassinio ordinato dall'imperatrice Teodora. Le sue spoglie rimasero sull'isola, e Silverio ne è il patrono, festeggiato il 20 giugno con la processione via mare.
Il terzo è il 1435. Davanti a Ponza, durante l'assedio di Gaeta, l'ammiraglio genovese Biagio Assereto sconfisse la flotta di Alfonso I d'Aragona e lo catturò. Un secolo prima, nel 1300, le stesse acque avevano visto Ruggero di Lauria battere Corrado Doria. Due battaglie navali di rilievo mediterraneo in uno specchio d'acqua che oggi attraversano gommoni da noleggio.
Il quarto è il 1534, quando il corsaro Khair ad-Din, il Barbarossa, mise a ferro e fuoco l'isola; poi il 1552 con l'incursione di Dragut e il 1655 con la razzia turca che fece saltare la torre del porto. Tre date che spiegano perché Ponza restò quasi disabitata per due secoli.
Il quinto è il 27 giugno 1857: Carlo Pisacane, a bordo del piroscafo Cagliari, approdò a Ponza, liberò i detenuti del carcere, distrusse l'archivio dell'isola a Palazzo Tagliamonte e ripartì verso Sapri, dove l'impresa si concluse tragicamente il giorno dopo. Il sesto è il 7 novembre 1860, con l'occupazione garibaldina e l'annessione al Regno d'Italia l'anno successivo.
Il settimo, e il più doloroso, è il 24 luglio 1943: il piroscafo Santa Lucia, in navigazione da Ponza a Ventotene, fu silurato da aerosiluranti britannici e affondò in ventotto secondi. I superstiti furono cinque. L'ottavo chiude il ciclo tre giorni dopo: il 27 luglio 1943 Mussolini, arrestato il giorno prima, fu portato prigioniero proprio a Ponza, dove rimase fino al 7 agosto, sulla stessa isola dove il regime aveva confinato i propri oppositori a partire dal 1928.
Chi è passato da Isola di Ponza
La lista dei personaggi che hanno messo piede su questi sette chilometri quadrati è sproporzionata rispetto alle dimensioni dell'isola, e attraversa duemila anni.
Nell'antichità Ponza fu luogo di esilio imperiale. Vi furono relegate Agrippina minore e la sorella Giulia Livilla, accusate di congiura contro Caligola, e vi fu confinata Flavia Domitilla, perseguitata per motivi religiosi. Augusto per primo destinò l'isola all'allontanamento di personaggi politici scomodi, mentre l'aristocrazia romana continuava a costruirvi ville: sopra le Grotte di Pilato, a Punta della Madonna, sorgeva un complesso residenziale di grandi dimensioni.
Nel VI secolo vi giunse papa Silverio, esule e destinato a morirvi. Nel Settecento vi lavorarono per oltre vent'anni Antonio Winspeare, maggiore del Genio nato a Livorno nel 1739 e morto a Napoli nel 1820, e l'architetto Francesco Carpi, allievo di Luigi Vanvitelli: a loro si devono il porto, il cimitero, la fortezza, il palazzo degli Uffici, la chiesa e il Forte Papa. Nel 1813 l'ammiraglio britannico Charles Napier occupò l'isola e ne fu nominato conte.
Il 27 giugno 1857 sbarcò Carlo Pisacane, e la piazza principale porta il suo nome. Dal 1928 in poi il confino fascista portò a Ponza Sandro Pertini, che vi arrivò il 10 settembre 1935 e sarebbe diventato presidente della Repubblica, Pietro Nenni, Giorgio Amendola, Lelio Basso, Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro, Giuseppe Romita, Pietro Secchia, insieme a esponenti politici slavi e greci, a ras etiopici e a indipendentisti libici. Nel luglio del 1943 vi fu condotto prigioniero Benito Mussolini.
Nel secondo dopoguerra Ponza è diventata un luogo del cinema e della politica italiana: registi, attori e uomini di governo l'hanno scelta come rifugio estivo, e la fama mondana dell'isola nasce lì. Sui nomi, però, mi fermo: le presenze estive dei personaggi contemporanei appartengono alla cronaca, non alla storia documentata, e una guida seria non le tratta come fatti accertati. Quello che si può dire con certezza è che l'isola che aveva ospitato imperatrici esiliate, un papa e un dittatore ha continuato ad attrarre chi cercava di sparire, e ha continuato a funzionare bene in quel mestiere.
Cosa vedere intorno all'Isola di Ponza, sulla costa di fronte
Chi viene a Ponza da Roma attraversa una costa che merita più di un imbarco frettoloso. Anzio ha le ville imperiali, il porto Innocenziano e la memoria dello sbarco alleato del 1944, raccontata nel museo dello sbarco. Nettuno, a poche centinaia di metri, conserva un borgo medievale murato che pochi romani hanno visitato. Più a sud il Parco Nazionale del Circeo unisce duna, foresta planiziale e promontorio, e comprende Zannone.
Sulla costa pontina, Terracina vale una sosta per il tempio di Giove Anxur e il Foro Emiliano, Sperlonga per il borgo bianco e per la grotta di Tiberio, Gaeta per la montagna spaccata e il golfo, Formia per i resti romani e per il porto da cui partono i traghetti tutto l'anno. Chi vuole chiudere il cerchio dell'arcipelago aggiunga Ventotene con la sua spiaggia di Cala Nave e, per chi organizza una giornata in barca, Palmarola.
Per organizzare un itinerario di più giorni fra Roma, la costa e le isole, la pagina Il mio viaggio serve a raccogliere le tappe, e la sezione attrazioni turistiche a completare il quadro con quello che c'è nell'entroterra.
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Domande veloci su Isola di Ponza
Come si arriva all'Isola di Ponza?
Solo via mare. I porti d'imbarco sono Formia, attivo tutto l'anno con Laziomar, Anzio con gli aliscafi Vetor e con corse stagionali Laziomar, Terracina con Navigazione Libera del Golfo, San Felice Circeo con Pontina Navigazione e la motonave Hipponion, e Napoli con Snav via Casamicciola. Non esiste alcun collegamento aereo.
Quanto dura la traversata per Ponza?
Circa sessanta minuti da San Felice Circeo con la motonave, circa settanta minuti da Anzio con l'aliscafo. Dalle altre rotte i tempi variano secondo il mezzo, con il traghetto sensibilmente più lento del mezzo veloce. Gli orari esatti si controllano sul sito della compagnia, perché cambiano di stagione in stagione.
Si può andare a Ponza in giornata da Roma?
Sì, da Anzio, da Terracina e da San Felice Circeo in stagione, con le corse del mattino e il rientro nel pomeriggio. È fattibile ma non è il modo migliore di visitare l'isola: due notti cambiano completamente l'esperienza.
Serve l'auto sull'Isola di Ponza?
No, anzi. La viabilità interna è ridotta a una strada stretta, dal 1 giugno al 30 settembre valgono zone a traffico limitato e tariffe di sosta stabilite con ordinanza comunale, e gli spostamenti si fanno benissimo con autobus, taxi terrestri e taxi boat. L'auto ha senso solo per soggiorni lunghi fuori stagione.
Chiaia di Luna è aperta?
No. La spiaggia è interdetta al pubblico dal 2001, dopo un crollo che causò una vittima, e ulteriori distacchi si sono verificati nel 2015 e nel 2018. La galleria romana che vi conduceva è sbarrata e non esistono accessi alternativi via terra. La baia si osserva soltanto dal mare.
Quanto costa il biglietto per l'Isola di Ponza?
Dipende dalla rotta e dal mezzo. Sulla linea da San Felice Circeo la tariffa base per un adulto parte da 35 euro a tratta. Al prezzo del passaggio si aggiunge il contributo di sbarco applicato dal Comune di Ponza. Le tariffe aggiornate sono pubblicate dalle singole compagnie.
Come funziona l'autobus a Ponza?
Il servizio collega il porto a Le Forna e alla fermata Le Piscine con corse molto frequenti nei mesi estivi, dal mattino fino a notte fonda. Il biglietto singolo costa 2,50 euro e il giornaliero 7 euro. È il mezzo più efficiente dell'isola.
Che cos'è il taxi boat e quanto costa?
È una barca di linea che porta i bagnanti dal porto alle cale, con andata e ritorno concordato. Per la spiaggia del Frontone il costo si aggira sui cinque euro andata e ritorno. Per molte spiagge di Ponza è l'unico modo di arrivare.
Le Piscine Naturali di Ponza si pagano?
No, l'accesso è libero. Si pagano soltanto i servizi degli stabilimenti presenti sulla cala, cioè lettini, ombrelloni e ristorazione. Ci si arriva con l'autobus fino alla fermata Le Piscine e poi con una scalinata di circa trecento gradini.
Quanti gradini ci sono per Cala Feola?
Circa duecentosessantacinque. Cala Feola è l'unica spiaggia sabbiosa dell'isola raggiungibile via terra. La discesa è agevole, la risalita nelle ore centrali di luglio e agosto è impegnativa: portate acqua.
Si possono visitare le Grotte di Pilato?
Si vedono solo dal mare, con le escursioni che partono dal porto o con un'imbarcazione a noleggio. Chi nuota bene può avvicinarsi con maschera, pinne e boa di segnalazione, tenendo conto che il tratto d'acqua è percorso da molte imbarcazioni.
Le Grotte di Pilato hanno a che fare con Ponzio Pilato?
No. Sono una peschiera romana scavata nel tufo, articolata in cinque camere comunicanti dotate di paratoie, usata per l'allevamento delle murene. Il legame con Ponzio Pilato appartiene alla tradizione popolare, non alla storia documentata.
Come si visita la cisterna della Dragonara?
Solo con visita guidata. Gli orari indicati per il periodo da giugno ad agosto sono le 11, le 12.15, le 18 e le 19.15; a settembre le 11 e le 17, con orari diversi su prenotazione con almeno ventiquattro ore di anticipo. Informazioni e prenotazioni tramite la Pro Loco di Ponza, telefono 0771 80031.
Quanto dura il giro dell'Isola di Ponza in barca?
Mezza giornata nelle formule brevi, una giornata intera in quelle complete, che spesso includono anche Palmarola. È l'escursione che restituisce la parte migliore dell'isola, perché quasi tutte le cale sono raggiungibili solo dall'acqua.
Si può andare a Palmarola da Ponza?
Sì, con le escursioni giornaliere in partenza dal porto. Palmarola è a circa dieci chilometri a ovest, non ha popolazione stabile e conserva case-grotta scavate nella roccia. Il rientro è previsto in giornata.
Si può visitare Zannone?
Sì, con escursioni contingentate in partenza da Ponza. Zannone fa parte del Parco Nazionale del Circeo dal 1979, ospita mufloni introdotti dalla Sardegna nel 1922 e le rovine del monastero cistercense di Santo Spirito. Non è consentito pernottare.
Ponza è adatta ai bambini?
Sì, con qualche accortezza. Le spiagge sono di ghiaia e i fondali degradano in fretta, quindi scarpette e braccioli sono utili. Le Piscine Naturali sono l'ambiente migliore per i più piccoli; il Frontone, raggiungibile in taxi boat, evita le scalinate.
L'Isola di Ponza è accessibile in sedia a rotelle?
Solo in parte. Il fronte del porto è pianeggiante, gli aliscafi Vetor dichiarano l'accesso per disabili e il traghetto da Formia imbarca i veicoli. Le cale e le piscine naturali richiedono lunghe scalinate e non sono accessibili. Il giro in barca resta la soluzione più praticabile.
Qual è il periodo migliore per andare a Ponza?
La prima metà di settembre, seguita da giugno. L'acqua a settembre è alla temperatura più alta dell'anno, i collegamenti sono ancora completi, i prezzi calano e l'isola è vivibile. Agosto, fra il 5 e il 25, è il periodo più affollato.
Che tempo fa a Ponza e che cosa controllare prima di partire?
Conta il vento più della pioggia. Con maestrale o libeccio tesi le escursioni in barca e i taxi boat si fermano e metà delle cale diventa irraggiungibile. Controllate il bollettino del vento la sera prima; le previsioni di sole e nuvole contano molto meno.
Quanti abitanti ha l'Isola di Ponza?
Poco più di tremila residenti, che in agosto diventano molte volte tanti. Le due comunità principali sono quella del porto e quella di Le Forna, discendenti rispettivamente dai coloni ischitani del 1734 e dai coloni torresi del 1772.
Perché si chiama Ponza?
Il nome deriverebbe dal greco antico Pontos o Pontia, cioè mare. È la denominazione più coerente possibile per un'isola la cui intera storia economica, dalla peschiera romana alla pesca moderna, dipende dall'acqua salata.
Chi è il patrono di Ponza e quando si festeggia?
San Silverio, papa esiliato sull'isola nel 537 e lì morto il 21 novembre dello stesso anno. La festa si celebra il 20 giugno, con una processione che tradizionalmente si svolge via mare, dentro un calendario di celebrazioni che occupa gran parte dell'estate.
Che differenza c'è fra Ponza e Ventotene?
Sono le due sole isole abitate stabilmente dell'arcipelago. Ponza è più grande, più mondana, con più spiagge e più servizi. Ventotene è più piccola, più austera, con il porto romano scavato nel tufo e con l'Ergastolo di Santo Stefano di fronte. Chi cerca vita notturna sceglie Ponza, chi cerca silenzio sceglie Ventotene.
Si fanno immersioni a Ponza?
Sì, ed è una delle mete storiche della subacquea tirrenica. I siti classici sono le Formiche, Punta della Guardia, la Secca di Mezzogiorno, lo Scoglio della Botte e Punta del Papa. Diversi richiedono brevetti avanzati per via delle profondità, che superano i trenta metri.
Che cosa si mangia a Ponza?
Cucina marinara di matrice napoletana: zuppa di pesce, linguine alla cernia, polpo, alici marinate, totano ripieno. I prodotti di terra sono la lenticchia di Ponza e il vino bianco delle vigne di Punta del Fieno, che sull'isola chiamano Fieno di Ponza.
Ci sono tracce del confino fascista visitabili a Ponza?
Non esiste un percorso museale strutturato. Gli edifici che ospitarono i confinati sono fra via Roma e via Parata, dietro il municipio e la chiesa, e oggi sono abitazioni private. Il carcere borbonico accolse i primi confinati nel 1928.
Quanto tempo serve per visitare l'Isola di Ponza?
Due giorni pieni sono il minimo ragionevole: uno per il giro dell'isola in barca e uno per le cale raggiungibili da terra, il paese e la cisterna della Dragonara. Tre giorni permettono di aggiungere Palmarola, e quattro di aggiungere Zannone.
La mia chiusura sull'Isola di Ponza
Ponza non è un'isola comoda e non pretende di esserlo. Ha la spiaggia più famosa chiusa da un quarto di secolo, cale che si raggiungono solo dall'acqua, trecento gradini fra la strada e le piscine naturali, un porto che in agosto non respira. Eppure resta il posto in cui porto i gruppi quando voglio far capire che cos'è il Tirreno: un pezzo di vulcano spento dove i Romani hanno scavato cisterne per la flotta, i Borbone hanno costruito un paese intero come si costruisce un teatro, e il Novecento ha mandato in esilio prima gli antifascisti e poi il dittatore che li aveva mandati lì.
Se dovessi dare un solo suggerimento, sarebbe di dimenticare l'idea della spiaggia perfetta e di considerare Ponza per quello che è: un museo all'aperto senza recinzioni, dove il reperto archeologico è dentro il muro di casa e la geologia si guarda dalla barca. Prenotate a settembre, dormite due notti, fate il giro dell'isola il primo giorno e camminate il secondo. Tornerete con meno abbronzatura e molte più cose in testa, e sarà il migliore affare della vostra estate.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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