Anzio BeachHead Museum – Museo dello Sbarco di Anzio
L'Anzio BeachHead Museum, che in italiano si chiama Museo dello Sbarco di Anzio, si trova in Via di Villa Adele 2, 00042 Anzio (RM), dentro il parco della villa seicentesca che ospita anche il Museo civico archeologico e alcuni uffici comunali. L'ingresso e la prenotazione sono gratuiti: il modulo di prenotazione è sul sito ufficiale del museo, sbarcodianzio.it, e serve soprattutto a far trovare qualcuno alla porta quando arrivi in gruppo. Il museo è chiuso il lunedì e il mercoledì; negli altri giorni apre dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18, con orario estivo dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19 nei mesi di luglio e agosto. Recapiti: telefono (+39) 349 455 6241, posta info@sbarcodianzio.it. Ci si arriva in treno con il regionale della linea FL8 che da Roma Termini scende fino a Nettuno: si scende alla stazione di Anzio e si cammina cinque minuti, in piano, fino al cancello di Villa Adele. In auto si esce dalla Pontina e si segue per il centro; il parcheggio in zona stazione, d'estate, è una piccola impresa. La gestione è affidata all'associazione che ha voluto e costruito il museo: il Centro di ricerca e documentazione dello sbarco e della battaglia di Anzio, oggi organizzazione di volontariato.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Ad Anzio si arriva in poco più di un'ora dal centro di Roma, e chi organizza la giornata bene la incastra con il mare, con il porto e con l'archeologia: la pagina di Anzio e quella di Nettuno raccontano il resto del litorale, e l'elenco delle attrazioni turistiche serve a costruire l'itinerario intorno.
Dove si trova l'Anzio BeachHead Museum e come ci si arriva davvero
Anzio è una cittadina di mare a poco più di cinquanta chilometri in linea d'aria a sud di Roma, e questo dato geografico non è un dettaglio turistico: nel gennaio del 1944 era esattamente la ragione per cui gli Alleati la scelsero. Il museo occupa una sala al piano di Villa Adele, a ridosso del centro e a ridosso della ferrovia, e la comodità è tale che vale la pena rinunciare all'automobile.
In treno all'Anzio BeachHead Museum
La linea regionale FL8 parte da Roma Termini e ha come capolinea Nettuno; Anzio è la penultima fermata. Uscendo dalla stazione si prende verso il centro e in cinque minuti si è davanti al cancello del parco: nessuna salita, nessun attraversamento pericoloso, marciapiede continuo. Gli orari vanno controllati sul sito di Trenitalia il giorno prima, perché nei fine settimana estivi la frequenza cambia e i convogli sono affollatissimi di bagnanti. Il mio consiglio da professionista: prendi un treno che ti faccia arrivare ad Anzio verso le dieci del mattino, così entri quando aprono e hai le sale per te.
In auto e a piedi verso l'Anzio BeachHead Museum
Chi guida arriva dalla via Pontina o dalla Nettunense e trova l'ingresso di Villa Adele su via di Villa Adele, che si stacca dall'asse che porta al porto. Il parcheggio dentro il parco è limitato, quello nelle vie intorno d'estate è una guerra di posizione. Se vieni in giornata da Roma con la macchina, considera che il tempo risparmiato sul treno lo perdi tutto cercando posto. In compenso l'auto ha un vantaggio serio: permette di raggiungere nella stessa mattinata i cimiteri di guerra, che sono fuori dall'abitato e che completano la visita al museo molto meglio di qualunque pannello.
Villa Adele, la casa dell'Anzio BeachHead Museum
Prima di guardare le vetrine conviene guardare l'edificio. Villa Adele è una villa del Seicento, e la ricostruzione corrente ne fa risalire l'impianto alla stagione in cui, nel 1594, papa Clemente VIII incaricò monsignor Bartolomeo Cesi di rifondare l'abitato di Anzio, allora ridotto a poca cosa. La proprietà passò di famiglia in famiglia lungo tre secoli, arrivò per permuta ai Pamphilj nel 1834, e il 5 agosto 1964 divenne del Comune di Anzio. Il nome viene da Adele, moglie di Francesco Borghese: fu lui a far realizzare qui la Sala delle Conchiglie, un ambiente decorato che vale una sosta a sé.
Che cosa ospita oggi il parco di Villa Adele
Dentro lo stesso perimetro convivono la biblioteca comunale, alcuni uffici, un'area giochi per bambini, il Museo civico archeologico e il museo dello sbarco. È una convivenza che al visitatore conviene: con una sola sosta si attraversano duemila anni, dall'Antium romana al 1944. Il Museo civico archeologico, inaugurato nel 2002, occupa il pianterreno con nove sale dedicate allo sviluppo dell'antica Antium, con corredi di sepolture protostoriche, materiali votivi, rinvenimenti sottomarini, affreschi figurati del secondo secolo dopo Cristo e la nicchia musiva neroniana con Ercole ebbro. Ha orari propri, in genere dal martedì alla domenica 10.30-13 e 16-18 con il mercoledì pomeriggio chiuso, e recapito telefonico 06 98499427: conviene verificare prima, perché i due musei non aprono negli stessi giorni.
Il trasferimento annunciato dell'Anzio BeachHead Museum
Il Comune di Anzio ha inserito nel proprio programma di opere pubbliche il trasferimento del museo dello sbarco in spazi più ampi, sempre all'interno di Villa Adele, negli ambienti che ospitavano il comando della Polizia locale. L'allestimento nato nel 1994 verrebbe ricollocato in sale più grandi e funzionali. Prima di partire, quindi, una telefonata al museo o un'occhiata al sito ufficiale evita sorprese sull'ingresso da usare.

Che cosa si vede nell'Anzio BeachHead Museum, sezione per sezione
Il museo è nato il 22 gennaio 1994, per il cinquantesimo anniversario dello sbarco, su iniziativa dei soci del Centro di ricerca e documentazione. Non è un museo di Stato con un ufficio studi alle spalle: è una raccolta costruita pezzo per pezzo, in gran parte con donazioni delle associazioni dei veterani dei paesi che qui si combatterono. L'ordinamento è per nazionalità, e questa scelta è la sua forza. Quattro sezioni: americana, inglese, tedesca, italiana. Chi entra passa da una vetrina all'altra e vede la stessa battaglia da quattro punti di vista, con quattro divise diverse e quattro modi diversi di raccontare la stessa fame, lo stesso freddo, lo stesso fango.
La sezione americana dell'Anzio BeachHead Museum
È la più ricca, e si capisce: gli americani ad Anzio erano il grosso del VI Corpo d'armata, e i loro reduci sono stati per decenni i donatori più generosi. Ci sono divise autentiche, distintivi di unità, decorazioni, documenti di servizio, piani di battaglia, fotografie personali. Sono i cimeli della 3ª Divisione di fanteria, degli uomini sbarcati sulle spiagge indicate in codice come X-Ray, dei paracadutisti del 509° battaglione, dei Ranger. Chi ha una minima confidenza con l'araldica militare americana passa qui mezz'ora buona a riconoscere le mostrine. Chi non ce l'ha guardi le fotografie: le facce di quei ragazzi dicono più di qualunque didascalia.
La sezione inglese dell'Anzio BeachHead Museum
La 1ª Divisione britannica sbarcò a Peter Beach, a nordovest di Anzio, e nella sezione inglese si trovano le sue uniformi, i suoi distintivi, i suoi documenti. È la parte che gli italiani guardano più in fretta e che invece meriterebbe attenzione: la componente britannica del fronte di Anzio pagò un prezzo altissimo nella piana verso Campoleone e attorno alla fabbrica di Aprilia, quella che sulle mappe alleate compare come the Factory. Un'opinione netta, dopo aver accompagnato qui parecchi gruppi: se hai poco tempo, è questa la sezione in cui rallentare, perché è quella di cui l'immaginario italiano sa meno.
La sezione tedesca dell'Anzio BeachHead Museum
La sezione tedesca è la ragione principale per cui questo museo non è un museo di propaganda. Esporre le divise, i distintivi e i documenti del nemico, ottenuti anche loro tramite associazioni di reduci, significa affermare che la guerra si racconta da tutte le parti o non si racconta. Sul fronte di Anzio i tedeschi avevano il comando del feldmaresciallo Albert Kesselring, e sul terreno la 14ª Armata di Eberhard von Mackensen. Furono loro a bloccare la testa di ponte per quattro mesi. La vetrina tedesca, guardata dopo quella americana, restituisce una sensazione precisa: due eserciti giovanissimi, vestiti in modo diverso, morti nello stesso fosso.
La sezione italiana dell'Anzio BeachHead Museum
È la sezione più breve e la più dolorosa. Gli italiani, ad Anzio e a Nettuno, nel gennaio del 1944 erano soprattutto civili in mezzo a due eserciti. Centinaia di residenti vennero fatti salire su navi americane e portati verso il sud della penisola, lontano dalle case che intanto crollavano. Le due cittadine uscirono dalla battaglia quasi rase al suolo. La sezione italiana raccoglie documenti, fotografie, oggetti minimi di quella popolazione, e va letta come la chiave dell'intero museo: la ragione per cui l'allestimento è stato pensato come condanna della guerra e non come galleria di trofei.
Bandiere, stampe d'epoca e motoveicoli
Oltre alle quattro sezioni il museo espone bandiere, raccolte di stampe d'epoca e motoveicoli militari, arrivati anche questi per donazione da musei e associazioni straniere. La raccolta si allarga di anno in anno: chi torna dopo qualche stagione trova sempre qualcosa che prima non c'era. È il vantaggio dei musei fatti dalle associazioni, che vivono di relazioni personali con i reduci e con le loro famiglie, e il loro limite, perché la crescita dipende da chi bussa alla porta.
Fototeca, nastroteca, biblioteca ed emeroteca dell'Anzio BeachHead Museum
Accanto all'esposizione il Centro di ricerca conserva una fototeca, una nastroteca con testimonianze registrate, una biblioteca e un'emeroteca. È la parte invisibile al visitatore frettoloso e la più preziosa per chi studia: giornali dell'epoca, memorie, registrazioni di voci di reduci che oggi non ci sono più. Se lavori su una tesi, su un documentario o sulla storia familiare di un soldato passato di qui, scrivi all'indirizzo del museo prima di presentarti: la consultazione dipende dalla disponibilità dei volontari.
I reperti venuti dal fondo del mare
Molti degli oggetti esposti non vengono da soffitte inglesi o americane: vengono dal mare davanti ad Anzio. Sui fondali, a profondità diverse, giacciono aerei, navi da guerra e da carico, mezzi da sbarco. Spesso giacciono con l'equipaggio a bordo, e per questo sono a tutti gli effetti tombe di guerra. Il museo cita fra gli altri il cacciatorpediniere britannico Janus, l'incrociatore Spartan e la nave ospedale St. David. Le cifre delle perdite variano a seconda della fonte, e vanno prese come stime: per lo Janus il museo indica 158 uomini, mentre la documentazione della Marina statunitense ne conta 159 fra ufficiali ed equipaggio; per lo Spartan il museo parla di 46 morti e 42 feriti; per la St. David di 57 uomini e due infermiere, dove le fonti americane indicano un centinaio di vittime complessive. Guardare un elmetto corroso dal sale sapendo da dove viene cambia il modo in cui si guarda il mare di Anzio dalla passeggiata, mezz'ora dopo.
L'operazione Shingle raccontata davanti alle vetrine dell'Anzio BeachHead Museum
Il museo si capisce solo se si conosce la battaglia. Vale la pena arrivare preparati, perché l'allestimento privilegia gli oggetti rispetto ai pannelli esplicativi e dà per scontato che il visitatore sappia già di che cosa si parla.
Perché gli Alleati sbarcarono proprio ad Anzio
Alla fine del 1943 la risalita alleata della penisola si era arenata contro la Linea Gustav, l'asse fortificato tedesco imperniato su Cassino. L'idea dell'operazione Shingle era aggirare quella linea via mare, sbarcando alle spalle dei tedeschi, a una trentina di chilometri da Roma, per costringere Kesselring a togliere forze dal fronte di Cassino e per aprire la strada alla capitale. Il comando del teatro italiano era del generale britannico Harold Alexander, la Quinta Armata statunitense era di Mark Clark, il VI Corpo d'armata che sbarcò era del maggior generale John P. Lucas. Chi vuole vedere l'altra metà di questa storia trovi il tempo per Cassino e per l'Abbazia di Montecassino: le due vicende si spiegano a vicenda.
Il 22 gennaio 1944, ora per ora
Lo sbarco cominciò alle due del mattino del 22 gennaio 1944. Le spiagge erano tre: X-Ray Red e X-Ray Green, un paio di miglia sotto Nettuno, dove scese la 3ª Divisione di fanteria americana; Yellow Beach, davanti ad Anzio, dove sbarcarono i Ranger e il 509° battaglione paracadutisti; Peter Beach, una decina di chilometri a nordovest, per la 1ª Divisione britannica. La forza navale, la Task Force 81 del contrammiraglio statunitense Frank J. Lowry, schierava fra le altre unità quattro incrociatori, ventotto cacciatorpediniere e oltre duecento navi e mezzi da sbarco. Entro la mezzanotte del primo giorno erano a terra circa 36.000 uomini e 3.200 veicoli, vale a dire il novanta per cento del carico d'assalto previsto. E la sorpresa riuscì: le perdite del primo giorno furono tredici morti, novantasette feriti e quarantaquattro fra dispersi e prigionieri, mentre i tedeschi catturati furono duecentoventisette. Il porto di Anzio fu preso quasi intatto.
Il gatto selvatico e la balena spiaggiata
Poi tutto si fermò. Lucas scelse di consolidare la testa di ponte prima di lanciarsi verso i Colli Albani, e quella scelta è ancora oggi la questione più discussa dell'intera campagna d'Italia. Winston Churchill la liquidò con una frase che ogni guida di Anzio si porta dietro: sperava di aver scagliato sulla riva un gatto selvatico, e si ritrovò con una balena spiaggiata. Alla fine di gennaio nella sacca c'erano circa 61.000 uomini alleati contro 71.000 tedeschi; alla fine di marzo il VI Corpo era arrivato a 90.000 uomini, ma la testa di ponte era ancora una testa di ponte.
Cisterna, 30 gennaio 1944: i Ranger di Darby
Il 30 gennaio i Ranger del colonnello William O. Darby, primo e terzo battaglione, attaccarono verso Cisterna infiltrandosi di notte. La storia ufficiale dell'Esercito degli Stati Uniti registra il dato in una riga che gela: dei 767 uomini impegnati nell'attacco, solo sei tornarono. Gli altri caddero o finirono prigionieri. Non c'è vetrina, in nessun museo, che regga il confronto con quel numero. Tienilo in mente quando, nella sezione americana, ti capita davanti un distintivo dei Ranger.
L'offensiva tedesca del febbraio 1944
Fra il 7 febbraio e i primi di marzo i tedeschi contrattaccarono con tutto quello che avevano, con lo sforzo maggiore fra il 16 e il 20 febbraio, quando von Mackensen tentò di spaccare in due la testa di ponte lungo la via Anziate. Fu la fase in cui il fronte si rovesciò: gli sbarcati diventarono assediati. Il 22 febbraio Lucas venne sollevato dal comando e sostituito da Lucian Truscott. Anzio, in quelle settimane, era una città senza retrovie: il porto, gli ospedali da campo, i depositi erano tutti sotto il tiro dell'artiglieria.
Dalla testa di ponte a Roma
La rottura arrivò solo in primavera, quando l'offensiva generale alleata sfondò la Linea Gustav e il VI Corpo uscì finalmente dalla sacca. Roma fu liberata il 4 giugno 1944, oltre quattro mesi dopo lo sbarco che avrebbe dovuto anticipare quella data di settimane. Il bilancio, secondo le stime dell'Imperial War Museum, è pesantissimo: il VI Corpo ebbe circa 29.200 perdite in combattimento, di cui circa 4.400 caduti, 18.000 feriti e 6.800 fra dispersi e prigionieri, oltre a circa 37.000 perdite non dovute al combattimento, cioè malattie, congelamenti, esaurimenti nervosi. Le perdite tedesche sono stimate intorno a 27.500 uomini, di cui circa 5.500 caduti, 17.500 feriti e 4.500 prigionieri. Sono stime, e come tali vanno riferite. Ma bastano a spiegare perché ad Anzio, di cimiteri di guerra, ce ne sono tre nel raggio di pochi chilometri.
Una curiosità su Anzio BeachHead Museum - Museo dello Sbarco di Anzio
La curiosità vera di questo museo non è in vetrina: è nell'idea che lo ha generato. L'Anzio BeachHead Museum non nasce da una delibera ministeriale ma da un gruppo di persone che, negli anni Ottanta e Novanta, si misero a scrivere lettere ai musei e alle associazioni dei reduci di tutti i paesi che avevano combattuto qui. Americani, britannici, tedeschi, italiani. Chiesero divise, distintivi, documenti, fotografie, e li ottennero. Il museo aprì il 22 gennaio 1994, giorno del cinquantesimo anniversario dello sbarco, e da allora la collezione non ha mai smesso di crescere per la stessa via: qualcuno muore, i figli aprono un baule, e da quel baule esce un pezzo di Anzio.
C'è poi la curiosità legata al contenitore. Il museo dello sbarco è ospitato in una villa nata da un progetto di ripopolamento voluto da un papa alla fine del Cinquecento, e prende il nome dalla moglie di un Borghese dell'Ottocento. Nella stessa villa che accoglie i cimeli della guerra più distruttiva del Novecento si trova una Sala delle Conchiglie di gusto decorativo, e al pianterreno una collezione archeologica che parla di Antium imperiale. Il salto fra la nicchia musiva con Ercole ebbro e un elmetto americano ripescato dal fondale e di quelli che restano addosso. Un altro dettaglio che quasi nessuno nota: la villa fu proprietà privata fino al 5 agosto 1964, quando passò al Comune di Anzio. Vent'anni dopo lo sbarco, il luogo che avrebbe custodito la memoria della battaglia diventava pubblico.
Una cosa che non ti dice nessuno su Anzio BeachHead Museum - Museo dello Sbarco di Anzio
Che l'ingresso è gratuito, e che gratuita è anche la prenotazione. Nessun biglietto, nessuna cassa, nessuna fila. Detto così sembra una buona notizia e basta, e invece è l'informazione più importante che si possa dare su questo posto, perché spiega tutto il resto: il museo vive di volontariato, e i suoi orari dipendono da chi c'è. La sigla ODV che accompagna il nome del Centro di ricerca e documentazione non è burocrazia, è la struttura reale dell'istituzione. Il consiglio operativo, quindi, è semplice: telefona al numero del museo prima di partire, soprattutto se vieni da lontano, se sei in gruppo o se capiti in un giorno di ponte. Il modulo di prenotazione sul sito ufficiale esiste proprio per questo, e compilarlo costa due minuti.
La seconda cosa che nessuno dice riguarda i giorni di chiusura. Molte guide ripetono che il museo chiude il lunedì, come quasi tutti i musei italiani, e si dimenticano il mercoledì. Chi programma la gita a metà settimana rischia di trovare il cancello del parco aperto, i bambini che giocano nel giardino, la biblioteca in funzione e la porta del museo chiusa. È successo a più di un gruppo. Terza cosa, la più pratica: Villa Adele ospita due musei diversi con due calendari diversi, quindi la giornata perfetta è quella in cui sono aperti tutti e due, e l'unico modo di saperlo è chiedere. Ultima nota: il museo mette a disposizione armadietti per gli oggetti personali e servizi igienici, e dispone di una rampa per l'accesso ai disabili.
Il consiglio che ti do per visitare Anzio BeachHead Museum - Museo dello Sbarco di Anzio
Arrivaci alle dieci del mattino di un martedì o di un giovedì fuori stagione, con il treno da Roma Termini, e mettici in conto una giornata intera ad Anzio, non un'ora e mezza. Il museo in sé si visita in quaranta minuti se corri, in un'ora e un quarto se leggi le didascalie e guardi le fotografie una per una. Ma visitarlo da solo, staccato dal territorio, è uno spreco. La sequenza che propongo ai gruppi è questa: prima il museo, per prendere le coordinate della battaglia; poi il Museo civico archeologico al pianterreno se è aperto, per capire che cosa era Anzio prima di essere una testa di ponte; poi il porto e la passeggiata a mare, guardando il tratto di costa dove scesero gli uomini; nel pomeriggio uno dei cimiteri di guerra.
Seconda raccomandazione, e qui sono categorico: non portare in questo museo l'atteggiamento del collezionista di curiosità belliche. Il posto è stato costruito da persone che quella guerra l'hanno vista, con l'intenzione dichiarata di condannarla, e chi lavora al banco d'ingresso lo percepisce subito. Parla con i volontari. Sono la vera audioguida di Anzio: molti hanno raccolto di persona le testimonianze conservate nella nastroteca e sanno raccontare episodi che nessun pannello riporta. Terza: se viaggi con adolescenti, preparali prima con due dati, il 22 gennaio e il 4 giugno, l'inizio e la fine. Senza quei due appigli le vetrine restano mute. Quarta: la data del 22 gennaio, ogni anno, ad Anzio è giornata di cerimonie. È il momento più intenso per venire è il peggiore per visitare con calma. Scegli tu che cosa ti interessa di più.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che a bombardare la testa di ponte di Anzio ci fosse un cannone ferroviario tedesco lo sanno in molti, almeno per sentito dire. Quello che si cita poco è la sua storia successiva, che è istruttiva su come si costruisce un mito. I tedeschi impiegavano nella zona due pezzi ferroviari Krupp K5 battezzati Robert e Leopold; gli americani, che dal basso non riuscivano a distinguerli e non ne conoscevano il numero, li chiamarono Anzio Annie e Anzio Express, convinti per un pezzo di averne davanti uno solo. Le due bocche da fuoco vennero catturate e ne fu ricomposta una sola, lunga oltre trenta metri, pesante 218 tonnellate, con una canna di oltre venti metri e centosedici tonnellate. Quel cannone rimase per più di sessantacinque anni all'Ordnance Museum di Aberdeen Proving Ground, nel Maryland, e nel novembre del 2010 fu trasferito a Fort Lee, in Virginia, dove è esposto in modo permanente.
Il fatto poco citato, quindi, è doppio. Il primo: uno dei simboli della battaglia di Anzio non è ad Anzio, è negli Stati Uniti, e per giunta è un ibrido, un pezzo solo nato da due. Il secondo, meno pittoresco e più importante: quei cannoni sparavano su una città piena di ospedali da campo e di depositi, in uno spazio talmente stretto che sulla testa di ponte non esistevano retrovie sicure. La frase che i soldati ripetevano allora, e che i corrispondenti raccolsero, e che ad Anzio nessuna zona era immune. Non era retorica: era topografia.
La foto giusta da fare a Anzio BeachHead Museum - Museo dello Sbarco di Anzio
La fotografia migliore non è quella della vetrina. Le vetrine dei musei di guerra fotografate con il telefono restituiscono sempre lo stesso risultato: riflessi, verde della luce al neon, oggetti illeggibili. Prima di scattare, in ogni caso, chiedi ai volontari al banco d'ingresso come si regolano con le fotografie e con i gruppi: è una raccolta fatta di donazioni private e la cortesia di chiedere è il minimo.
La foto giusta, per me, è una sola: la facciata di Villa Adele vista dal viale del parco, con gli alberi che entrano in campo ai lati e la villa che chiude la prospettiva. È l'immagine che racconta l'unica cosa che di questo museo non si capisce dalle guide, cioè che i cimeli dello sbarco sono conservati dentro una villa gentilizia del Seicento in mezzo a un giardino pubblico dove i bambini giocano. Scattala nel tardo pomeriggio, quando la luce radente prende l'intonaco, o alle dieci del mattino d'inverno, quando l'ombra è ancora lunga e il parco è vuoto.
La seconda fotografia, quella che consiglio di fare dopo la visita e non prima, non si scatta al museo. Si scatta sul lungomare di Anzio, guardando verso il tratto di costa dove nella notte del 22 gennaio 1944 scesero trentaseimila uomini. Non c'è niente da vedere: sabbia, ombrelloni d'estate, qualche scoglio. Ecco, il punto è proprio quello. Metti in sequenza le due immagini, la villa e la spiaggia banale, e hai raccontato Anzio meglio di qualunque didascalia.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo è ovvio ed è la ragione stessa del museo: la notte fra il 21 e il 22 gennaio 1944, quando la flotta alleata si presentò davanti a questa costa e alle due del mattino cominciò a sbarcare uomini e mezzi su tre spiagge fra Anzio e Nettuno. Nelle prime ventiquattr'ore scesero a terra circa 36.000 uomini e 3.200 veicoli, con perdite bassissime. Nelle settimane seguenti, lungo il fronte che andava da Torre Astura a Tor San Lorenzo di Ardea, transitarono complessivamente oltre centomila uomini. La città, che a quel punto si trovava letteralmente in mezzo, fu evacuata in parte via mare: centinaia di residenti vennero imbarcati su navi americane e portati nel sud della penisola.
Il secondo avvenimento è il rovesciamento del febbraio 1944, quando i tedeschi passarono al contrattacco e per settimane la testa di ponte rischiò di essere spaccata in due. Il terzo è il 30 gennaio a Cisterna, con i Ranger di Darby quasi annientati. Il quarto è il 22 febbraio, con la rimozione di Lucas e l'arrivo di Truscott, uno dei pochi casi in cui il comandante di un corpo d'armata viene sostituito a battaglia in corso. Il quinto è il 4 giugno 1944, la liberazione di Roma, per la quale tutto questo era stato pensato.
Poi c'è un avvenimento del dopoguerra che riguarda la città e non la battaglia, ed è giusto ricordarlo: il 25 aprile 2004 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi consegnò al Comune di Anzio la Medaglia d'Oro al Merito Civile. Non è un dettaglio protocollare. È il riconoscimento formale che quello che accadde qui nel 1944 non fu solo una battaglia fra eserciti, ma la distruzione di una comunità civile. Il museo dello sbarco, con la sua sezione italiana, è la traduzione di quella medaglia in oggetti.
Chi è passato da Anzio BeachHead Museum - Museo dello Sbarco di Anzio
Da questa villa, ogni 22 gennaio, passano le delegazioni ufficiali dei paesi che si combatterono su questa pianura, i sindaci del litorale, gli scolari delle scuole di Anzio, di Nettuno, di Aprilia e di Latina, e soprattutto i familiari dei caduti. Sono loro il pubblico più importante di questo museo: nipoti e bisnipoti che arrivano con un nome, una matricola e una fotografia, e che cercano un riscontro nelle vetrine o negli archivi del Centro di ricerca. Per anni sono passati anche i reduci in persona, americani, britannici, tedeschi, e sono stati loro, o le loro associazioni, a donare buona parte di quello che oggi si vede esposto.
Sul terreno che il museo racconta è passato tutto il comando alleato in Italia: il generale Harold Alexander, Mark Clark della Quinta Armata, John P. Lucas che comandò lo sbarco e ne pagò il prezzo di carriera, Lucian Truscott che lo sostituì, il colonnello William O. Darby con i suoi Ranger, il contrammiraglio Frank J. Lowry con la sua forza navale. Dall'altra parte del fronte, il feldmaresciallo Albert Kesselring e il generale Eberhard von Mackensen. Ci passò anche Ernie Pyle, il corrispondente di guerra americano più letto della sua generazione, che dalla testa di ponte firmò fra le altre la colonna intitolata No Area is Immune, uscita il 28 marzo 1944: raccontava che ad Anzio non esisteva un posto al riparo.
E poi c'è una storia personale che ha legato Anzio a un nome della musica del Novecento. Il 18 febbraio 1944, durante i combattimenti sulla testa di ponte, cadde il sottufficiale britannico Eric Fletcher Waters. Suo figlio Roger aveva cinque mesi e sarebbe diventato uno dei fondatori dei Pink Floyd. Nel 2014, per il settantesimo anniversario, Roger Waters è venuto di persona ad Anzio e ad Aprilia: nel luogo della morte del padre, in via Pontoni ad Aprilia, è stato inaugurato un obelisco con versi tratti da una sua canzone, e il Comune di Anzio gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Chi visita il museo e poi si spinge fino a quel monumento chiude un cerchio che dura settant'anni.
I cimiteri di guerra intorno all'Anzio BeachHead Museum
La visita al museo resta incompleta senza almeno uno dei tre cimiteri militari della zona. Sono luoghi di raccoglimento, non attrazioni: si entra in silenzio, non si fanno picnic, non si urla.
Beach Head War Cemetery
A nord di Anzio, è il più grande dei due cimiteri del Commonwealth della zona: contiene 2.313 sepolture, di cui 291 non identificate. Nacque intorno a un posto di sgombero feriti attivo durante la battaglia, e vi furono poi concentrate le salme di piccoli cimiteri temporanei dei dintorni. Quasi tutti i caduti sono del periodo compreso fra gennaio e giugno 1944. Vi riposano anche sessantanove canadesi, la gran parte dei quali appartenenti alla First Special Service Force, l'unità mista canadese e statunitense che combatté proprio qui.
Anzio War Cemetery
Un chilometro a nord dell'abitato, in via del Cimitero, raccoglie 1.056 sepolture del Commonwealth della Seconda guerra mondiale, di cui 1.038 identificate. Il terreno fu scelto pochissimo tempo dopo lo sbarco, quando la battaglia era ancora in corso, e le prime inumazioni risalgono a quelle stesse settimane. Il progetto è di Louis de Soissons, l'architetto che ha disegnato buona parte dei cimiteri di guerra britannici in Italia.
Sicily-Rome American Cemetery a Nettuno
Il cimitero americano si trova a Nettuno, in Piazzale Kennedy 1, a una decina di minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Nettuno, capolinea della stessa linea con cui sei arrivato ad Anzio. Si estende su circa trentuno ettari e custodisce 7.845 sepolture di militari statunitensi; sulle pareti della cappella sono incisi 3.095 nomi di dispersi. Il centro visitatori, aperto nel maggio del 2014, occupa circa duemilacinquecento metri quadrati. Apre tutti i giorni dalle 9 alle 17 ed è chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio. Se hai una giornata sola e devi scegliere, scegli questo: le proporzioni del campo di croci dicono da sole quello che i numeri delle stime non riescono a dire. La Basilica di Nettuno è a pochi minuti e completa il giro nel centro storico.
Che cosa vedere ad Anzio dopo l'Anzio BeachHead Museum
Il porto di Anzio, che nel 1944 fu preso quasi intatto e divenne il polmone della testa di ponte, oggi è un porto peschereccio e turistico dove si mangia il pesce meglio che in molti indirizzi romani. La passeggiata a mare, le grotte lungo la costa e i resti della villa imperiale sul mare raccontano l'altra Anzio, quella antica, la stessa che il museo archeologico di Villa Adele documenta al pianterreno con i suoi nove ambienti. Chi ha la macchina, nel raggio di mezz'ora, trova Torvaianica e le spiagge del litorale a nordovest.
Chi invece vuole proseguire sul filo della memoria del Novecento ha, nel raggio di un'ora, alcuni fra i luoghi più duri e più importanti del Lazio: il Museo storico della Liberazione di Roma in via Tasso, il Mausoleo delle Fosse Ardeatine, la Casa della Memoria e della Storia, il Museo Ebraico di Roma. Sul versante militare e tecnico ci sono il Museo storico della Fanteria e il Museo storico della Motorizzazione Militare. Verso sud, il Museo della Terra Pontina spiega la bonifica e la fondazione delle città nuove che fanno da sfondo alla battaglia, mentre le Batterie di Punta Rossa nel Parco Nazionale del Circeo mostrano le fortificazioni costiere della stessa guerra. Verso i colli, Velletri e i Castelli Romani furono l'obiettivo mai raggiunto della corsa di gennaio.
L'Anzio BeachHead Museum con i bambini e con le scolaresche
È un museo adatto ai ragazzi dalla quinta elementare in su, e diventa memorabile alle medie. Le divise, i distintivi, i motoveicoli e le bandiere funzionano visivamente, e la dimensione contenuta dell'allestimento evita la stanchezza che i musei enormi provocano nei bambini. Sotto i dieci anni, invece, il rischio è che l'oggetto militare venga letto come un giocattolo: se porti bambini piccoli, dedica loro il parco e la parte archeologica e lascia le vetrine della guerra per un'altra volta.
Per le scolaresche il canale giusto è la prenotazione tramite il modulo del sito ufficiale o una telefonata. Il museo è gestito da volontari, quindi una classe che arriva senza preavviso può trovare la porta chiusa o il personale impegnato. Un suggerimento didattico che funziona sempre: assegna a ogni ragazzo, prima di entrare, una nazione fra le quattro sezioni, e chiedigli di raccontare la battaglia dal punto di vista di quel soldato. Il museo, ordinato per nazionalità, è costruito apposta per un esercizio di questo tipo.
Accessibilità e servizi dell'Anzio BeachHead Museum
Il museo dichiara una rampa per l'accesso dei disabili, armadietti per la custodia degli oggetti personali e servizi igienici. Villa Adele è accessibile e il parco è in piano, il che rende il percorso dalla stazione al museo gestibile anche per chi ha difficoltà motorie o spinge un passeggino. Chi ha esigenze specifiche faccia comunque una telefonata preventiva: in una struttura gestita da volontari, l'assistenza al singolo visitatore dipende da chi c'è in quel momento. Le audioguide sono segnalate fra i servizi disponibili, ma anche su questo conviene chiedere conferma prima.
Quando andare all'Anzio BeachHead Museum e quando evitarlo
Il periodo migliore va da ottobre a maggio, con l'eccezione dei giorni intorno al 22 gennaio, che sono i più carichi di significato e i meno adatti a una visita tranquilla. In quelle giornate Anzio si riempie di cerimonie, delegazioni, corone, bande, e il museo diventa il centro simbolico della città. Se ti interessa l'atmosfera, vieni allora. Se ti interessa guardare gli oggetti con calma, vieni due settimane dopo.
Da luglio a metà settembre il litorale è assediato dai bagnanti, i treni sono pieni, il parcheggio è introvabile e l'orario del museo slitta al pomeriggio inoltrato, dalle 17 alle 19. In quel periodo la formula che funziona è la mattinata: museo alle dieci, porto e pranzo di pesce, mare nel pomeriggio. Mai il contrario: uscire dall'acqua alle cinque per correre al museo è il modo migliore per non vedere niente.
Quanto costa visitare l'Anzio BeachHead Museum
Zero. L'ingresso al museo e la prenotazione sono gratuiti, come indicato dal sito ufficiale. Il costo reale della giornata è quindi tutto altrove: il biglietto del treno regionale da Roma Termini ad Anzio andata e ritorno, l'eventuale parcheggio, il pranzo. Un consiglio non richiesto ma utile: un museo gratuito gestito da volontari vive di donazioni e di adesioni all'associazione. Se il posto ti è servito, lasciando qualcosa fai una cosa sensata. Chi volesse invece visitare anche il Museo civico archeologico al pianterreno trovera un ordinamento diverso e orari propri, e conviene verificarli in anticipo.
Domande veloci su Anzio BeachHead Museum
Dove si trova esattamente l'Anzio BeachHead Museum?
In Via di Villa Adele 2, 00042 Anzio (RM), dentro il parco di Villa Adele, a cinque minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Anzio.
Quanto costa il biglietto dell'Anzio BeachHead Museum?
Niente: l'ingresso è gratuito, e gratuita è anche la prenotazione. Non esistono biglietto intero e ridotto perché non esiste il biglietto.
Quali sono gli orari dell'Anzio BeachHead Museum?
Da settembre a giugno dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 18; a luglio e agosto dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 19. Chiuso il lunedì e il mercoledì. Gli orari possono variare: il riferimento è il sito ufficiale del museo.
Serve prenotare per visitare l'Anzio BeachHead Museum?
Non è obbligatorio per il singolo visitatore, ma è caldamente consigliato per gruppi, scolaresche e per chi viene da lontano. Sul sito ufficiale c'è un modulo di prenotazione gratuito.
Quanto dura la visita all'Anzio BeachHead Museum?
Fra i quaranta minuti e l'ora e un quarto, a seconda di quanto ti fermi sulle fotografie e sui documenti. Con la parte archeologica al pianterreno si arriva a due ore.
Come si arriva all'Anzio BeachHead Museum da Roma?
Con il treno regionale della linea FL8 da Roma Termini in direzione Nettuno, scendendo alla stazione di Anzio; da lì cinque minuti a piedi. In auto si arriva dalla Pontina o dalla Nettunense.
L'Anzio BeachHead Museum è accessibile in sedia a rotelle?
Il museo indica fra i propri servizi una rampa per l'accesso dei disabili, oltre ad armadietti e servizi igienici. Il parco è in piano. Per esigenze particolari conviene telefonare prima.
Si possono fare fotografie dentro l'Anzio BeachHead Museum?
Chiedi al banco d'ingresso: la collezione è composta in larga parte da donazioni private e le condizioni le stabiliscono i responsabili del museo.
Quante sezioni ha l'Anzio BeachHead Museum?
Quattro, ordinate per nazionalità: americana, inglese, tedesca e italiana. Ci sono inoltre bandiere, stampe d'epoca, motoveicoli e gli archivi del Centro di ricerca.
Quando è stato inaugurato l'Anzio BeachHead Museum?
Il 22 gennaio 1994, nel cinquantesimo anniversario dello sbarco, per iniziativa dei soci del Centro di ricerca e documentazione sullo sbarco e la battaglia di Anzio.
Chi gestisce l'Anzio BeachHead Museum?
Il Centro di ricerca e documentazione dello sbarco e della battaglia di Anzio, organizzazione di volontariato. Non è un museo statale.
Che cosa fu l'operazione Shingle?
Il nome in codice dello sbarco alleato ad Anzio e Nettuno del 22 gennaio 1944, pensato per aggirare via mare la Linea Gustav e aprire la strada a Roma.
Quanti uomini sbarcarono ad Anzio il 22 gennaio 1944?
Circa 36.000 uomini con 3.200 veicoli entro la mezzanotte del primo giorno, secondo la storia ufficiale dell'Esercito degli Stati Uniti. Sul fronte, nelle settimane successive, transitarono complessivamente oltre centomila uomini.
Quante furono le perdite della battaglia di Anzio?
Sono stime. Per il VI Corpo d'armata si parla di circa 29.200 perdite in combattimento, fra cui circa 4.400 caduti, e di circa 37.000 perdite non dovute al combattimento; le perdite tedesche sono stimate intorno a 27.500 uomini.
Perché lo sbarco di Anzio viene considerato un mezzo fallimento?
Perché la sorpresa riuscì ma lo sfruttamento no: il VI Corpo consolidò la testa di ponte invece di puntare subito sui Colli Albani, i tedeschi ebbero il tempo di serrare l'accerchiamento e Roma fu liberata solo il 4 giugno 1944.
Che cosa era l'Anzio Annie?
Il soprannome dato dagli americani ai cannoni ferroviari tedeschi Krupp K5 che battevano la testa di ponte. Ne furono catturati due, Robert e Leopold, dai quali fu ricomposto un pezzo unico oggi esposto negli Stati Uniti.
Quali cimiteri di guerra si visitano vicino all'Anzio BeachHead Museum?
Il Beach Head War Cemetery e l'Anzio War Cemetery, entrambi del Commonwealth, e il Sicily-Rome American Cemetery a Nettuno, con 7.845 sepolture e 3.095 nomi di dispersi.
L'Anzio BeachHead Museum è adatto ai bambini?
Dalla quinta elementare in su funziona molto bene. Sotto i dieci anni conviene privilegiare il parco e la sezione archeologica.
Nello stesso edificio dell'Anzio BeachHead Museum c'è altro da vedere?
Sì: al pianterreno di Villa Adele si trova il Museo civico archeologico di Anzio, aperto nel 2002, con nove sale sull'antica Antium. Ha calendario e orari propri.
C'è un guardaroba o un deposito bagagli all'Anzio BeachHead Museum?
Il museo indica fra i servizi armadietti per la custodia degli oggetti personali. Non è un deposito bagagli: valigie e trolley, è meglio lasciarli altrove.
Si aspetta in coda all'Anzio BeachHead Museum?
Praticamente mai, fuori dalle giornate degli anniversari. Il problema non è la coda: è trovare aperto.
Che differenza c'è fra l'Anzio BeachHead Museum e il museo archeologico di Anzio?
Il primo racconta il 1944, ordinato per nazioni combattenti, ed è gratuito; il secondo racconta Antium antica in nove sale al pianterreno della stessa villa. Sono due istituzioni distinte con orari distinti.
Ci sono musei che si visitano per la bellezza degli oggetti. Questo si visita per il contrario: perché gli oggetti sono poveri, ammaccati, arrugginiti dal sale, e proprio per questo dicono la verità. Una giacca da campo, un cucchiaio, una lettera piegata in quattro, un elmetto tirato su da venti metri di profondità. Chi arriva ad Anzio con l'idea di vedere un museo militare esce con qualcosa di diverso in tasca. Il mio consiglio finale, dopo averci portato molti gruppi, è di non fermarsi al cancello del parco: cammina fino al mare, siediti su un muretto e guarda quella spiaggia normalissima per dieci minuti. È il pezzo di allestimento che il museo non può esporre, ed è quello che resta.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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