AccediIl mio viaggio

Parco Nazionale del Circeo

In breve. Sede dell'Ente Parco e punto di riferimento per le informazioni: via Carlo Alberto 188, 04016 Sabaudia (LT), telefono 0773 512240, posta segreteria@parcocirceo.it.

Sede dell'Ente Parco e punto di riferimento per le informazioni: via Carlo Alberto 188, 04016 Sabaudia (LT), telefono 0773 512240, posta segreteria@parcocirceo.it. L'ingresso al Parco Nazionale del Circeo non si paga: foresta, duna, sponde dei laghi e sentieri del promontorio sono liberi, con le limitazioni che valgono nelle riserve integrali e nelle aree a fruizione regolata. Da Roma si arriva in poco più di un'ora e mezza percorrendo la Pontina in direzione Latina e proseguendo per Sabaudia o per San Felice Circeo: sono circa cento chilometri. Visite guidate, centri di educazione ambientale, aree attrezzate e calendari delle escursioni cambiano di stagione in stagione e vanno verificati presso l'Ente Parco prima di mettersi in viaggio. Chi arriva senza auto ha bisogno di un trasferimento su gomma dall'ultima stazione utile: gli orari dei collegamenti regionali si controllano il giorno prima, perché in bassa stagione le corse si diradano.

Se il Circeo è la prima tappa di un giro fra le aree protette del Lazio, la stessa logica porta poi al Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e al Parco naturale dei Monti Aurunci, che chiudono a oriente lo stesso paesaggio.

Che cosa protegge davvero il Parco Nazionale del Circeo

Il Parco Nazionale del Circeo nasce nel 1934 con la legge 285 e diventa il terzo parco nazionale italiano, dopo il Gran Paradiso e l'Abruzzo. La data conta più del primato. Nel 1934 la pianura pontina era un cantiere: si scavavano canali, si spostavano masse d'acqua, si tagliavano boschi per fare posto ai poderi. L'idea di proteggere un pezzo di quella pianura mentre la si stava rivoltando è un gesto quasi contraddittorio, e proprio per questo interessante: non si volle salvare una specie rara né un monumento, si volle salvare un campionario di ambienti che rischiavano di sparire tutti insieme.

Il risultato è un'area protetta di circa 8.900 ettari, secondo i dati del portale regionale del turismo, distribuita sui territori di Latina, Sabaudia, San Felice Circeo e, per la sola Zannone, Ponza. Non è un parco di montagna con un perimetro compatto: è una striscia lunga e stretta, schiacciata fra il mare e la pianura bonificata, più un'isola staccata al largo. Questa forma spiega tutto quello che il visitatore troverà sul posto, compresi i suoi limiti.

Perché il Parco Nazionale del Circeo non somiglia a nessun altro parco italiano

Negli altri parchi nazionali si sale. Qui si cammina in piano per chilometri dentro una foresta di pianura, poi in mezz'ora si sale su un promontorio calcareo alto poco più di cinquecento metri e ci si ritrova con il mare sotto i piedi e la pianura alle spalle. Il dislivello complessivo di una giornata di visita può essere ridicolo, eppure gli ambienti attraversati sono quattro o cinque, uno diverso dall'altro. È una densità che in Italia non ha molti confronti.

A nostro giudizio il Circeo è il parco italiano che si visita peggio se ci si arriva impreparati e meglio se ci si arriva con un'idea precisa. Non ha un ingresso monumentale, non ha una biglietteria che ti smista, non ha un percorso obbligato. Chi si presenta sperando che il parco gli spieghi da solo che cosa fare passa il pomeriggio in coda sul lungomare di Sabaudia e torna a casa convinto di avere visto una spiaggia. Chi sa dove andare vede cinque paesaggi in un giorno.

Le tappe della storia amministrativa del Parco Nazionale del Circeo

Il perimetro del Parco Nazionale del Circeo non è mai stato fermo. Nel 1979 entra nel parco l'isola di Zannone, per il suo valore naturalistico. Negli anni Settanta, come racconta l'Ente Parco, l'abusivismo edilizio sul litorale di Latina porta a escludere quel tratto dall'area protetta; per compensare la perdita vengono inclusi in un secondo momento i laghi costieri di Fogliano, Monaci e Caprolace, cioè proprio le zone umide che oggi valgono al parco buona parte della sua fama internazionale. La legge quadro sulle aree protette del 1991 impone poi un riassetto: l'Ente gestore viene istituito a metà degli anni Duemila, il presidente nominato nel 2007, il primo direttore nel 2008.

Detta così sembra burocrazia. È invece la ragione per cui certe cose al Circeo funzionano e altre no: un parco amministrato per sessant'anni come foresta demaniale è diventato ente autonomo da relativamente poco, e si vede nella segnaletica, nei centri visita, nella comunicazione. Migliora di anno in anno, ma chi si aspetta l'organizzazione di un parco alpino resta spiazzato.

Parco Nazionale del Circeo

Come arrivare al Parco Nazionale del Circeo da Roma

La distanza da Roma è di circa novanta o cento chilometri a seconda del punto di ingresso. Non è molta, ma la strada è una sola e nei fine settimana estivi si intasa in modo prevedibile.

In auto verso il Parco Nazionale del Circeo

Si prende la Pontina in direzione Latina. Chi punta a Sabaudia, alla foresta e ai laghi esce all'altezza di Latina e prosegue sulla provinciale che porta al lungomare. Chi punta a San Felice Circeo, alle grotte e al promontorio continua verso sud e imbocca la strada che sale al borgo. Un consiglio: se l'obiettivo è camminare in foresta o osservare uccelli sui laghi, si parte da Roma prima delle sette. Alle nove il traffico verso il mare è già formato, e in luglio e agosto il tratto finale verso il lungomare di Sabaudia può costare quaranta minuti solo per trovare parcheggio. Il parcheggio, in alta stagione, è il vero nemico della giornata.

In treno e autobus verso il Parco Nazionale del Circeo

Il parco non ha una stazione ferroviaria. Le stazioni utili sono quelle della linea che scende verso sud lungo la pianura pontina, dalle quali occorre poi un autobus di linea per Sabaudia o San Felice Circeo. Gli orari sono soggetti a variazioni stagionali e vanno verificati presso il vettore regionale: in inverno le corse pomeridiane si contano sulle dita di una mano, e restare a piedi a Sabaudia alle sei di sera di gennaio non è un'esperienza che auguro a nessuno. Chi viaggia senza auto faccia base a Sabaudia o a San Felice e si muova a piedi e in bicicletta.

In bicicletta dentro il Parco Nazionale del Circeo

La bicicletta, qui, non è un ripiego: è il mezzo giusto. La foresta demaniale è percorsa da strade forestali quasi piane, larghe, in gran parte sterrate compatte, che permettono di coprire distanze impensabili a piedi. Il lungomare di Sabaudia si percorre lungo tutto il cordone dunale. Chi vuole collegare i laghi ai margini della foresta, o raggiungere il borgo di Fogliano dal lato della pianura, in bicicletta lo fa senza fatica. In estate si parte all'alba: dopo le dieci l'ombra della foresta non basta più.

Le cinque anime del Parco Nazionale del Circeo

Il parco si racconta bene solo se lo si scompone. Cinque ambienti, cinque logiche diverse, cinque modi diversi di visitarli.

La duna litoranea

Un cordone di sabbia lungo circa venticinque chilometri che separa il mare dai laghi costieri, con quote che in alcuni punti sfiorano i trenta metri. È l'ambiente più fragile del parco e il più calpestato, perché coincide con la spiaggia.

I laghi costieri e le zone umide

Quattro specchi d'acqua salmastra allineati dietro la duna: Paola, detto anche lago di Sabaudia, Caprolace, Monaci e Fogliano. Sono il motivo per cui migliaia di uccelli acquatici si fermano qui ogni anno.

La foresta planiziale, la Selva di Circe

Circa tremilatrecento ettari di bosco di pianura, il lembo superstite dell'antica Selva di Terracina. È la foresta di pianura più estesa d'Italia.

Il promontorio del Circeo

Un blocco calcareo che arriva a 541 metri e si tuffa in mare, con due versanti climaticamente opposti e una fila di grotte alla base, alcune delle quali hanno cambiato la storia della paleoantropologia.

L'isola di Zannone

Centotré ettari di roccia e leccete al largo di Ponza, la più integra delle Pontine, dentro il parco dal 1979.

Un solo giorno non basta per tutte e cinque. Se avete una giornata sola, sceglietene due contigui: foresta e laghi, oppure promontorio e duna. Il tentativo di vederli tutti finisce in una giornata di automobile.

La duna litoranea del Parco Nazionale del Circeo

Il cordone dunale si sviluppa per circa venticinque chilometri alle pendici del promontorio e costituisce un ambiente che l'Unione Europea considera prioritario: dune costiere di questa estensione, in Italia, non ne sono rimaste altre. Alle spalle della spiaggia il cordone si alza fino a sfiorare i trenta metri, una quota che sorprende chi immagina la duna come un rilievo da bambini. Ci si cammina sopra solo sui camminamenti previsti: ogni passo fuori pista spezza le radici che tengono insieme la sabbia, e una duna aperta si smonta in poche mareggiate.

La vegetazione della duna nel Parco Nazionale del Circeo

La duna del Parco Nazionale del Circeo ha due facce vegetali. Sul versante che guarda il mare vive una flora alofila, cioè capace di reggere il sale portato dagli spruzzi e dal vento: piante basse, grasse, che crescono strisciando. Salendo verso l'interno la macchia mediterranea prende il sopravvento, più alta, più fitta, con il ginepro coccolone che forma cuscini quasi impenetrabili, il lentisco, il rosmarino. In primavera la fioritura cambia il colore dell'intero cordone, ed è il momento in cui questo ambiente merita davvero la deviazione.

La pianta da cercare è il giglio di mare, che apre i suoi fiori bianchi in piena estate direttamente sulla sabbia. Fiorisce da luglio ad agosto, sopporta il sale e il calore, e viene regolarmente calpestato da chi stende l'asciugamano senza guardare dove lo mette. Se lo trovate, fotografatelo e lasciatelo dov'è: non regge il trapianto e non regge nemmeno di essere colto.

Duna, erosione e mareggiate

Il litorale di Sabaudia perde sabbia. Le mareggiate invernali scavano la base del cordone e ogni primavera la spiaggia si presenta diversa dall'anno prima, in certi tratti con scalini di sabbia alti un metro. Non è un fenomeno recente né locale, ma qui si vede meglio che altrove perché dietro la duna non esiste nulla su cui arretrare: c'è il lago. Chi visita la duna in inverno, subito dopo una libecciata, capisce in mezz'ora che cosa significa proteggere un ambiente costiero.

Le spiagge del Parco Nazionale del Circeo

La spiaggia è la stessa duna vista dal lato del mare, e il parco arriva fino alla battigia. Sul litorale si affacciano tratti liberi molto ampi, fra cui la spiaggia della Bufalara, la spiaggia di Torre Paola sotto il promontorio e, dall'altro capo, la spiaggia di San Felice Circeo. Più a sud la costa prosegue verso la spiaggia di Terracina, fuori dai confini del parco. Chi cerca la spiaggia vuota anche in luglio la trova nei tratti più lontani dagli accessi carrabili: sono quindici minuti di camminata sulla sabbia, ed è tutto quello che serve per perdere il novanta per cento della folla.

I laghi costieri del Parco Nazionale del Circeo

Dietro la duna, allineati come perline su un filo, quattro laghi salmastri costituiscono il più importante sistema di zone umide costiere italiane. Non sono laghi nel senso alpino della parola: sono lagune, con acqua salmastra, fondali bassi, canali che le collegano al mare. Il loro valore si misura in uccelli. Le zone umide del parco sono state riconosciute come zona umida di interesse internazionale, e il Parco Nazionale del Circeo deve a questi specchi d'acqua una parte decisiva della sua importanza scientifica.

Il lago di Paola, o lago di Sabaudia

È il più grande e il più conosciuto, perché lo si costeggia arrivando a Sabaudia e perché il ponte della città lo attraversa. Ha una forma ramificata, con bracci che entrano nella campagna, e comunica con il mare attraverso un canale sotto il promontorio. Sulle sue sponde si trova uno dei complessi archeologici più estesi del Lazio meridionale, la villa imperiale di cui si parla più avanti. La luce migliore per guardarlo è quella di fine pomeriggio d'inverno, quando il promontorio si riflette sull'acqua ferma e la città razionalista resta in controluce.

Il lago di Caprolace

Più piccolo, più selvatico, con sponde basse e canneti che scendono nell'acqua. È il lago dove le anatre svernanti si contano a migliaia nelle giornate fredde e dove il fenicottero rosa è diventato una presenza frequente. Non ha lungolago urbanizzato, e questo lo rende il migliore dei quattro per l'osservazione seria.

Il lago dei Monaci

Il più piccolo e il meno visitato, incastrato fra la duna e i campi coltivati. Il nome ricorda una proprietà monastica, e la sua modestia è la sua fortuna: chi ci arriva a piedi nelle prime ore del mattino, in autunno, trova un silenzio che sugli altri specchi d'acqua non esiste più.

Il lago di Fogliano e il suo giardino

Il lago di Fogliano chiude la serie a settentrione ed è forse il posto più sorprendente del parco, perché accanto all'acqua si trova un borgo con un giardino botanico nato alla fine dell'Ottocento come raccolta di specie esotiche. Palme, bambù, alberi tropicali piantati a pochi metri da un ambiente lagunare: un contrasto che funziona benissimo in fotografia e che racconta la stagione dei grandi possedimenti nobiliari nella pianura pre-bonifica. Le modalità di accesso al borgo e al giardino dipendono dalle aperture stagionali fissate dall'Ente Parco.

Gli uccelli dei laghi del Parco Nazionale del Circeo

Il numero che si cita di solito supera le duecentosessanta specie osservate. È un numero che dice poco al visitatore, quindi lo traduco: in una mattina di gennaio su Caprolace, con un binocolo decente, si portano a casa senza sforzo il fenicottero rosa, l'airone cenerino, la garzetta, il cormorano, il germano reale, la folaga, il fischione, il moriglione, il cavaliere d'Italia nei periodi giusti. Chi ha pazienza aggiunge il falco di palude, che caccia basso sul canneto con quel volo inconfondibile, ondulato e lento. È una densità di osservazioni che a un'ora e mezza da Roma non si trova altrove.

La Selva di Circe: la foresta planiziale del Parco Nazionale del Circeo

La Selva di Circe è quello che resta della Selva di Terracina, la grande foresta di pianura che copriva l'agro pontino prima della bonifica. Circa tremilatrecento ettari, la foresta planiziale più estesa d'Italia. Bisogna intendersi su che cosa significa foresta di pianura: non un bosco qualunque, ma un ambiente in cui gli alberi crescono su un suolo che d'inverno si allaga e d'estate si asciuga, con una fauna e una flora che dipendono da quel ciclo. In Europa occidentale ne sono sopravvissuti pochissimi lembi, e questo è uno dei più grandi.

Le piscine della foresta

Nella Selva di Circe si chiamano piscine le depressioni che si riempiono d'acqua piovana durante l'inverno e si prosciugano in estate. Non sono stagni permanenti: è proprio l'alternanza a renderle preziose, perché ospitano anfibi e invertebrati che non sopravvivrebbero in presenza di pesci. Alcune sono tutelate come riserve naturali integrali, fra cui la Piscina delle Bagnature e la Piscina della Gattuccia, dove l'accesso è vietato o strettamente regolato proprio per non compromettere il ciclo dell'acqua. Chi visita la foresta in febbraio le trova piene e vede il bosco specchiarsi: è l'immagine che porto sempre con me di questo parco.

Le lestre, i villaggi scomparsi della Selva

Le lestre erano radure della foresta abitate stagionalmente, prima della bonifica, dalle popolazioni che vivevano nella selva con capanne di frasche, allevando bestiame e raccogliendo legna. Non erano villaggi stabili: erano insediamenti che si spostavano con le stagioni e con la malaria. La bonifica degli anni Trenta li ha cancellati, trasferendo quelle famiglie nei poderi e nei borghi di nuova fondazione. Restano i toponimi, e uno di essi, la Lestra della Coscia, dà oggi il nome a una riserva naturale integrale. Camminare in foresta sapendo che sotto quel bosco c'erano case di frasche cambia completamente la passeggiata.

Gli alberi della Selva di Circe

La foresta del Parco Nazionale del Circeo è un punto d'incontro fra il mondo vegetale continentale e quello mediterraneo. Nello stesso bosco crescono il cerro, il frassino e la farnia, alberi che si associano all'Europa temperata, accanto al leccio, all'alloro e alla sughera, che appartengono al Mediterraneo. Nel sottobosco si trovano biancospino, prugnolo, corbezzolo, erica arborea, pungitopo. Questa sovrapposizione è la vera rarità botanica del parco, più della singola specie rara: è un bosco che non dovrebbe esistere in questa forma e che sopravvive grazie alla falda superficiale.

Gli animali della Selva di Circe

Il padrone di casa è il cinghiale, che nella foresta raggiunge densità elevate e che di sera si incontra con una certa regolarità lungo le strade forestali. Accanto a lui vivono il tasso, la volpe, la faina, la donnola, l'istrice, il riccio, la lepre, il moscardino. Il daino merita un discorso a parte: la popolazione che si osserva nella foresta discende da animali sfuggiti da un recinto negli anni Cinquanta e da allora inselvatichiti, una presenza che gli zoologi considerano estranea alla fauna originaria. Fra i rettili e gli anfibi si incontrano il biacco, la natrice, la vipera, il rospo, la rana e le testuggini, compresa quella palustre, specie in forte rarefazione in tutta Italia.

Una raccomandazione pratica sui cinghiali, che nessuna brochure scrive con la giusta franchezza: non si fotografano da vicino, non si alimentano, e se incontrate una femmina con i piccoli si cambia strada senza discutere. Gli animali della Selva non sono addomesticati e il cinghiale pontino è un animale grosso.

Promontorio del Circeo

Il promontorio del Parco Nazionale del Circeo

Il Monte Circeo arriva a 541 metri e si comporta come un'isola attaccata alla terraferma. Geologicamente è un massiccio calcareo-dolomitico di età mesozoica, formatosi per sedimentazione e poi trasportato, nel corso della storia geologica, di parecchie decine di chilometri rispetto alla sua posizione originaria. Guardato dalla pianura sembra una montagna smarrita in mezzo al piano; guardato dal mare, con la sua sagoma allungata, ha suggerito per secoli il profilo di una donna sdraiata, ed è questa somiglianza ad avere nutrito la leggenda della maga.

Il Quarto freddo e il Quarto caldo

Il promontorio ha due versanti che sembrano appartenere a due regioni diverse. Quello settentrionale, chiamato Quarto freddo, riceve poca luce diretta, conserva umidità e ospita una lecceta densa con frassino e carpino nero: è un bosco quasi appenninico a due passi dal mare. Quello meridionale, il Quarto caldo, è battuto dal sole e dal vento, con roccia esposta, ginepro fenicio, mirto, lentisco, rosmarino. In mezz'ora di cammino si passa dall'uno all'altro, e nessun libro spiega il concetto di esposizione meglio di questa passeggiata.

La palma nana del Parco Nazionale del Circeo

Sul versante caldo cresce la palma nana, l'unica palma spontanea d'Europa. Non è una pianta appariscente: un ciuffo basso di foglie a ventaglio, che a chi non la conosce sembra un cespuglio qualsiasi. Il suo interesse è biogeografico, perché segnala un clima che in Italia peninsulare si trova solo in poche stazioni costiere meridionali. Vedere la palma nana e il carpino nero sullo stesso rilievo, a poche centinaia di metri di distanza, è una di quelle cose che al Circeo si danno per scontate e che altrove farebbero notizia.

Salire sul promontorio: i sentieri del Parco Nazionale del Circeo

Dal borgo di San Felice Circeo partono i percorsi che portano verso la cima e verso i punti panoramici del versante settentrionale. Non sono itinerari lunghi, ma il fondo è roccioso, spesso liscio e scivoloso per il calpestio, e in più punti esposto. Servono scarpe da trekking vere, acqua abbondante e la rinuncia a partire nelle ore centrali dei mesi caldi: sul Quarto caldo non c'è ombra e la roccia restituisce calore fino a sera. Il panorama dalla sommità copre l'intero arco dei laghi, la duna, la foresta e, nelle giornate limpide, il profilo delle isole Pontine.

Le Rovine di Circe e l'acropoli

Sulla sommità del promontorio si trovano resti di mura in opera poligonale e di strutture antiche, note come Rovine di Circe, che hanno dato il nome a una riserva naturale statale. Si tratta di fortificazioni di età preromana e romana, la cui funzione difensiva e di avvistamento si capisce immediatamente quando si guarda il mare da lassù. Le letture archeologiche sul dettaglio delle fasi costruttive restano discusse: quello che è documentato è la presenza di un insediamento fortificato in quota, quello che appartiene alla tradizione è l'identificazione con la dimora della maga.

Le torri costiere del promontorio

Il perimetro del promontorio e della duna è punteggiato di torri di avvistamento costruite per difendersi dalle incursioni barbaresche fra il Cinquecento e il Seicento: Torre Paola alla foce del canale, Torre Cervia sul versante meridionale, Torre Fico, Torre Olevola, Torre Vittoria. Alcune sono in proprietà privata e non si visitano, altre sono ruderi accessibili dall'esterno. Servono comunque a leggere il paesaggio: una torre ogni pochi chilometri significa che questa costa, per trecento anni, è stata pericolosa. Alla stessa logica militare, molto più tarda, appartengono le batterie di Punta Rossa, postazioni novecentesche affacciate sul mare.

Le grotte del Parco Nazionale del Circeo e la Grotta Guattari

Alla base del promontorio, sul versante che guarda San Felice, si apre una serie di cavità che rappresenta uno dei giacimenti preistorici più importanti d'Europa: Grotta Guattari, Grotta del Fossellone, Grotta Breuil, Grotta delle Capre, Grotta dell'Impiso, Grotta Azzurra, Grotta del Presepe, Grotta della Maga Circe. Il Parco Nazionale del Circeo è, sotto questo aspetto, un sito di archeologia preistorica prima ancora che un'area naturale.

La scoperta del 1939

Il 24 febbraio 1939 alcuni operai che cavavano pietra per il proprietario del terreno, Alessandro Guattari, sfondarono una frana antica e aprirono una cavità chiusa da decine di migliaia di anni. All'interno, in quello che fu chiamato l'Antro dell'Uomo, giaceva un cranio neandertaliano in ottimo stato di conservazione, privo di parte dell'area orbitale destra e con il foro occipitale allargato, circondato da un anello di pietre. Il cranio, noto come Circeo 1, fu studiato da Alberto Carlo Blanc, che condusse gli scavi con Luigi Cardini.

L'ipotesi del rito e la sua revisione

Blanc interpretò la disposizione dei reperti come la traccia di un cannibalismo rituale: il cerchio di pietre, il foro occipitale allargato per estrarre il cervello. Fu un'ipotesi che entrò nei manuali e che per decenni ha definito l'immagine dell'uomo di Neanderthal nell'immaginario collettivo. Alla fine degli anni Ottanta quella lettura è stata smontata: sul cranio non sono stati riconosciuti segni di strumenti litici, bensì segni di denti di iena, e la grotta è stata reinterpretata come una tana di iene, con i resti umani accumulati dai carnivori. È una delle più istruttive correzioni di rotta della paleoantropologia europea, e va raccontata così com'è: la prima lettura era affascinante e sbagliata.

Gli scavi recenti nella Grotta Guattari

Fra il 2019 e il 2021 nuove campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza hanno riportato alla luce resti attribuibili a nove individui neandertaliani, che si aggiungono a quelli già noti e portano a undici il numero complessivo degli individui documentati nel sito. Le datazioni collocano otto di questi reperti in una forbice fra circa cinquantamila e sessantottomila anni fa, mentre uno risulta molto più antico, fra novantamila e centomila anni. Accanto ai resti umani sono emerse grandi quantità di ossa animali: elefante, rinoceronte, cervidi, un campionario di fauna che restituisce l'immagine di una pianura pontina profondamente diversa da quella odierna.

Il Museo Homo Sapiens e Habitat a San Felice Circeo

Il racconto della preistoria del promontorio ha oggi una sede museale a San Felice Circeo, il Museo Homo Sapiens e Habitat, dedicato alla frequentazione umana delle grotte del Circeo e al rapporto fra uomo e ambiente costiero. Orari, biglietti e modalità di visita vanno verificati presso il Comune di San Felice Circeo prima di presentarsi, perché le aperture seguono calendari stagionali. Il cranio originale rinvenuto nel 1939 non si trova al Circeo: è conservato in un museo nazionale a Roma.

Chi vuole completare il quadro storico della pianura ha un secondo riferimento museale a poca distanza, il Museo della Terra Pontina, che racconta la bonifica e la fondazione delle città nuove.

Parco Nazionale del Circeo, isola di Zannone

L'isola di Zannone nel Parco Nazionale del Circeo

Zannone è entrata a fare parte del Parco Nazionale del Circeo nel 1979 per la sua rilevanza naturalistica, ed è l'unico settore del parco che non si trova sulla terraferma. Appartiene all'arcipelago Pontino insieme a Ponza, Ventotene, Palmarola, Santo Stefano e Gavi, ed è fra le più piccole: circa centotré ettari. Non è abitata, e il fatto che nessuno ci viva da molto tempo è la ragione della sua integrità.

La natura di Zannone

La vegetazione dell'isola è mediterranea, con macchia e boschi di querce: Zannone è l'unica delle Pontine ad avere conservato intatta la propria copertura vegetale, mentre le altre sono state disboscate e coltivate per secoli. Sulle rupi nidificano rapaci, fra cui il falco pellegrino, e l'isola funziona come scalo per molte specie migratrici che attraversano il Tirreno. Le acque intorno sono limpide per ragioni molto semplici: nessuno scarico, nessuna urbanizzazione, nessun porto.

Il muflone di Zannone

Sull'isola vive una popolazione di mufloni, introdotta nel 1922 con tre coppie provenienti dalla Sardegna a scopo venatorio, quando Zannone era gestita come riserva di caccia privata. È un caso di scuola: un animale portato dall'uomo per il piacere della caccia che, a un secolo di distanza, è diventato parte dell'identità dell'isola e insieme un problema di gestione, perché brucando incide sulla rinnovazione del bosco. Il muflone di Zannone è il promemoria vivente che anche dentro un parco nazionale la natura non è mai un dato di partenza puro.

Il monastero di Santo Spirito

Sull'isola restano i ruderi di un'abbazia cistercense dedicata a Santo Spirito, abbandonata alla fine del XIII secolo. Un monastero su uno scoglio di cento ettari, senza acqua abbondante e senza terra da coltivare, dice molto della logica insediativa dei monaci medievali, che cercavano l'isolamento e non la comodità. I resti sono modesti ma leggibili, e per chi sbarca rappresentano il solo segno di una presenza umana organizzata prima dell'Ottocento.

La villa, il marchese e il 1970

Sul costone che guarda il Tirreno si trova una villa costruita quando l'isola era riserva di caccia privata del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino. Negli anni Sessanta Zannone fu il buen retiro estivo del marchese e della moglie Anna Fallarino, ex attrice, sposata nel 1959 dopo l'annullamento del precedente matrimonio di lei. La vita privata della coppia, segnata dalle inclinazioni voyeuristiche del marito, alimentò per anni le cronache mondane e le chiacchiere dei pescatori dell'arcipelago, che a distanza di mezzo secolo le raccontano ancora ai turisti in barca.

La storia finisce male. Il 30 agosto 1970, a Roma, in via Giacomo Puccini, Camillo Casati Stampa uccise con un fucile la moglie e il giovane Massimo Minorenti, e subito dopo si tolse la vita. Il fatto entrò negli annali della cronaca nera italiana come delitto di via Puccini. Dopo la tragedia la villa di Zannone fu chiusa, e l'isola ha ripreso a essere quello che era prima: uno scoglio boscoso in mezzo al mare. Questa vicenda fa parte della storia dell'isola, e a bordo verrà raccontata comunque, spesso condita di dettagli inventati. I fatti documentati sono quelli scritti sopra; tutto il resto appartiene alla leggenda locale.

Come si visita Zannone

Zannone si raggiunge soltanto via mare, con partenza da Ponza. Non c'è ricettività, non ci sono servizi, non è consentito il pernottamento sull'isola. L'accesso a terra e la percorrenza dei sentieri seguono le regole dell'area protetta e possono variare secondo la stagione e le esigenze di tutela: chi programma l'escursione verifica prima le condizioni di accesso presso l'Ente Parco e presso gli operatori autorizzati che effettuano il trasporto. La giornata tipo prevede la traversata al mattino, poche ore a terra e il rientro nel pomeriggio.

Opinione netta, anche se delude qualcuno: Zannone non è una gita da spiaggia. Chi cerca il bagno lungo e l'ombrellone lo trova meglio a Ponza o a Palmarola. Zannone premia chi ha interesse per la natura, per le rovine e per il silenzio, e punisce chi ci arriva pensando di trovare un lido attrezzato.

Sabaudia, la città dentro il Parco Nazionale del Circeo

Sabaudia e il Parco Nazionale del Circeo sono nati nello stesso biennio e la coincidenza non è casuale. La prima pietra della città fu posata il 5 agosto 1933 e l'inaugurazione avvenne il 15 aprile 1934. Il progetto urbanistico uscì da un concorso vinto dal gruppo di Luigi Piccinato con Gino Cancellotti, Eugenio Montuori e Alfredo Scalpelli: quattro architetti giovani che consegnarono uno dei manifesti più limpidi del razionalismo italiano.

L'architettura razionalista di Sabaudia

Chi arriva a Sabaudia aspettandosi la retorica monumentale del ventennio resta spiazzato. La città è fatta di volumi semplici, superfici intonacate, finestre allineate, portici bassi; l'elemento verticale è la torre civica del palazzo comunale, che funziona come riferimento visivo da tutta la pianura. Gli architetti non citarono l'antico: costruirono secondo la logica dell'architettura moderna europea di quegli anni. Per questo Sabaudia interessa ancora oggi gli studiosi e per questo, negli anni Settanta, la difesero intellettuali e registi che con il regime che l'aveva voluta non avevano nulla da spartire.

La visita richiede un'ora e mezza a piedi, piazza per piazza. Il consiglio che do è di farla al mattino presto, quando la luce radente scava le facciate, e di guardare i dettagli minori: le cornici, le scale, i serramenti. Sabaudia è una città che si capisce dal particolare, non dalla veduta d'insieme.

Il lungomare e il ponte di Sabaudia

Il lungomare corre sopra il cordone dunale, con il mare da un lato e il lago di Paola dall'altro. È il tratto di costa più fotografato del Lazio meridionale e insieme il più delicato, perché la strada e i parcheggi insistono direttamente sulla duna. Il ponte che scavalca il lago è il punto panoramico più comodo per abbracciare in un colpo solo lago, duna e promontorio.

San Felice Circeo, il borgo del Parco Nazionale del Circeo

Dall'altro capo del promontorio il borgo di San Felice Circeo è arrampicato su un balcone naturale, con una piazza centrale affacciata sulla pianura e un tessuto medievale di vicoli stretti. Da qui partono i sentieri per la cima, da qui si scende verso le grotte, da qui partono le barche che costeggiano le falesie. Il borgo è piccolo e in agosto è pieno: chi ci va per la visita e non per l'aperitivo arriva in mattinata o fuori stagione.

Il mito di Circe e il promontorio

Il nome del parco e del borgo viene dalla maga Circe, la figura dell'Odissea che trasforma in porci i compagni di Ulisse. L'identificazione del promontorio con l'isola di Eea appartiene a una tradizione antica ripresa da autori latini e consolidata nei secoli, non a un fatto accertabile: la geografia omerica non è una carta nautica. Vale però la pena raccontarla, perché per duemilacinquecento anni questa montagna è stata guardata da chi navigava sotto costa come il luogo della maga, e quel racconto ha lasciato tracce nei toponimi, nei nomi delle grotte e nella letteratura di viaggio.

La Villa di Domiziano nel Parco Nazionale del Circeo

Sulle sponde del lago di Paola si estende un complesso residenziale imperiale di età romana, riferito a Domiziano, che occupa oltre quarantacinque ettari e costituisce uno dei siti archeologici più vasti del Lazio meridionale. Non è un edificio unico: è un sistema di terrazze, ambienti residenziali, strutture di servizio e impianti legati all'acqua, distribuito lungo la riva del lago in un contesto oggi boscoso.

Al visitatore consiglio di regolare le aspettative. Non si tratta di un parco archeologico con percorso attrezzato e pannelli su ogni struttura: la fruizione dipende dalle aperture e dalle visite organizzate, e le modalità vanno verificate presso l'Ente Parco. Quello che resta impresso è il rapporto fra rovina e acqua: murature romane che affiorano fra i lecci a pochi metri da una laguna, con il promontorio sullo sfondo. Per capire perché un imperatore scegliesse questo posto bastano cinque minuti sul posto.

Birdwatching nel Parco Nazionale del Circeo

Se dovessi indicare una sola ragione per cui vale la pena tornare al Parco Nazionale del Circeo in inverno, sceglierei gli uccelli. Le zone umide del parco raccolgono lo svernamento di migliaia di acquatici e rappresentano una sosta obbligata per le migrazioni fra Africa ed Europa. Oltre duecentosessanta specie sono state osservate all'interno dell'area protetta.

Le stagioni giuste per il birdwatching

Da novembre a febbraio i laghi ospitano le popolazioni svernanti: anatre di superficie e tuffatrici, folaghe, aironi, cormorani, fenicotteri. Fra marzo e maggio passano i migratori in risalita, ed è il periodo dei limicoli sui bassi fondali e dei passeriformi nella macchia. In agosto e settembre riparte il flusso in direzione opposta. L'estate piena è la stagione peggiore: caldo, luce dura, disturbo elevato, poche specie.

Dove osservare gli uccelli nel Parco Nazionale del Circeo

Le sponde di Caprolace e dei Monaci offrono i punti migliori, perché meno frequentate e con canneti che fanno da schermo. Fogliano è ottimo sul lato del borgo. Sul lago di Paola l'osservazione è più difficile per la vicinanza della strada e delle abitazioni. Alcune postazioni di osservazione e alcuni percorsi sono a fruizione regolata: le condizioni di accesso e gli eventuali accompagnamenti obbligatori si verificano presso l'Ente Parco.

Che cosa portare

Binocolo da dieci ingrandimenti come minimo, cannocchiale se ce l'avete, abbigliamento neutro, scarpe impermeabili perché le sponde sono fangose, e una guida di campo. L'errore più comune che vedo commettere è arrivare a mezzogiorno: gli uccelli si osservano nelle due ore dopo l'alba e nelle due prima del tramonto, il resto della giornata è tempo perso. Il secondo errore è parlare. Il terzo è avvicinarsi troppo al bordo dell'acqua: si alza tutto lo stormo e la mattinata finisce lì, per voi e per chiunque altro fosse in zona.

I sentieri e i percorsi del Parco Nazionale del Circeo

La rete escursionistica del Parco Nazionale del Circeo si organizza in tre famiglie di percorsi, che chiedono preparazione diversa.

I percorsi in foresta

Sono itinerari pianeggianti su strade forestali e sentieri, adatti a tutti, percorribili anche in bicicletta, con sviluppo variabile da due a oltre dieci chilometri. Sono i migliori per famiglie, per le mezze stagioni e per le giornate calde, perché la copertura arborea abbassa sensibilmente la temperatura percepita. Attenzione alle zanzare da maggio a settembre nelle aree più umide.

I percorsi sul promontorio

Sono i più impegnativi: dislivello concentrato, fondo roccioso, tratti esposti, assenza di acqua lungo il tracciato. Si affrontano con scarpe adeguate e mai nelle ore centrali dell'estate. In compenso restituiscono il panorama che giustifica il viaggio.

I percorsi sulle zone umide

Sono itinerari brevi e pianeggianti lungo le sponde dei laghi, pensati per l'osservazione. Richiedono lentezza e silenzio più che gambe. Sono perfetti in inverno, quando il resto del parco è meno attraente e i laghi sono al massimo della loro popolazione.

La segnaletica e le mappe del Parco Nazionale del Circeo

La segnaletica esiste ma non è ovunque impeccabile, e in foresta gli incroci di strade forestali si somigliano tutti. Consiglio pratico: scaricare la traccia prima di partire e non contare sulla copertura telefonica, che in alcuni settori della Selva è discontinua. Una mappa cartacea in tasca non ha mai fatto male a nessuno.

Il Parco Nazionale del Circeo con i bambini

Il parco funziona benissimo con i bambini, a patto di scegliere gli ambienti giusti. La foresta è il posto ideale: piana, ombrosa, piena di tracce animali da cercare, con strade forestali larghe dove una bicicletta da bambino procede senza problemi. I laghi tengono l'attenzione se si porta un binocolo e si trasforma l'osservazione in un gioco di riconoscimento. La duna richiede la spiegazione del perché non si esce dal camminamento, ed è un'ottima lezione di educazione ambientale sul campo.

Il promontorio, invece, con bambini piccoli non lo consiglio: fondo scivoloso, tratti esposti, nessuna ombra. Meglio rimandare di qualche anno. Presso la sede dell'Ente Parco, a Sabaudia, esistono strutture dedicate all'accoglienza e alla didattica, compreso uno spazio gioco realizzato nel 2019 e intitolato ad Alex Langer: aperture e attività si verificano al momento.

Accessibilità del Parco Nazionale del Circeo

La risposta onesta è che dipende dal settore. Le strade forestali in piano, compatte e larghe, sono le più praticabili con carrozzina accompagnata, almeno nei tratti asciutti; dopo giorni di pioggia il fondo diventa difficile. I lungolago sono in parte accessibili, con le stesse riserve sul fondo. Il lungomare e il centro di Sabaudia offrono percorsi urbani regolari. Il promontorio e i sentieri di grotta non sono accessibili. Per informazioni puntuali su percorsi attrezzati e servizi conviene contattare direttamente l'Ente Parco al numero indicato in apertura.

Quando andare al Parco Nazionale del Circeo

Primavera

La stagione migliore in assoluto. La duna fiorisce, la foresta è al massimo del verde, i migratori passano sui laghi, le temperature permettono di camminare anche sul promontorio. Aprile e maggio sono i due mesi che consiglio a chi viene una volta sola.

Estate

È la stagione in cui il parco riceve più visitatori e ne mostra meno. Il caldo e l'affollamento del litorale rendono difficile qualunque cosa diversa dalla spiaggia. Chi viene in estate si organizza sull'alba: alle sette del mattino la foresta è deserta e fresca, alle undici è tutta un'altra storia.

Autunno

Ottobre e novembre sono sottovalutati. La foresta cambia colore, i primi svernanti arrivano sui laghi, la luce si abbassa e diventa fotograficamente perfetta. Sul mare, in autunno, capita di osservare le meduse chiamate barchette di San Pietro, che il vento spinge verso la costa.

Inverno

Stagione da specialisti e da fotografi. Laghi pieni di uccelli, piscine forestali allagate, promontorio limpido, spiagge vuote. Il freddo qui è modesto, l'umidità no: si vestono strati e stivali. È la stagione migliore al Circeo, e raramente delude chi la prova.

Domande frequenti sul Parco Nazionale del Circeo

Quanto costa entrare nel Parco Nazionale del Circeo?

L'accesso al Parco Nazionale del Circeo è gratuito, perché è un'area protetta libera senza biglietto d'ingresso. Si pagano eventualmente i servizi, come le visite guidate, il noleggio delle biciclette, l'ingresso a strutture museali, la traversata in barca verso l'isola di Zannone e i parcheggi a pagamento nella stagione balneare.

Come si arriva al Parco Nazionale del Circeo da Roma?

Il Parco Nazionale del Circeo dista da Roma circa novanta o cento chilometri a seconda del punto d'ingresso: si percorre la Pontina in direzione Latina, uscendo all'altezza di Latina per Sabaudia, la foresta e i laghi, oppure proseguendo verso San Felice Circeo per il promontorio. Nei fine settimana estivi il traffico su questa unica strada si intasa in modo prevedibile.

Il Parco Nazionale del Circeo è adatto ai bambini?

Sì, funziona bene con i bambini a patto di scegliere gli ambienti giusti: la foresta è piana, ombrosa e piena di tracce animali da cercare, con strade forestali larghe dove una bicicletta procede senza problemi. I laghi tengono l'attenzione se si porta un binocolo, mentre la duna richiede la spiegazione del perché non si può uscire dai camminamenti.

Il Parco Nazionale del Circeo è accessibile in sedia a rotelle?

Dipende dal settore: le strade forestali in piano, compatte e larghe, sono le più praticabili con carrozzina accompagnata, almeno nei tratti asciutti, così come in parte i lungolago. Il lungomare e il centro di Sabaudia offrono percorsi urbani regolari, mentre il promontorio e i sentieri di grotta del Parco Nazionale del Circeo non sono accessibili.

Quando è il periodo migliore per visitare il Parco Nazionale del Circeo?

La primavera è la stagione migliore in assoluto per il Parco Nazionale del Circeo: la duna fiorisce, la foresta è al massimo del verde, i migratori passano sui laghi e le temperature permettono di camminare anche sul promontorio. Aprile e maggio sono i due mesi consigliati a chi viene una volta sola.

Si possono vedere daini nel Parco Nazionale del Circeo?

Sì, chi cammina nella Selva di Circe incrocia spesso branchi di daini, ma non discendono dalla fauna storica della foresta pontina: sono animali fuggiti da un recinto negli anni Cinquanta del Novecento, quando la foresta demaniale ospitava un'area faunistica, e da allora vivono liberi nel Parco Nazionale del Circeo.

Cosa non si può fare nel Parco Nazionale del Circeo?

Nel Parco Nazionale del Circeo non si esce dai sentieri e dai camminamenti sulla duna, non si raccolgono piante né fiori, giglio di mare compreso, non si accende fuoco e non si fuma in foresta nei periodi di rischio. I cani si tengono sempre al guinzaglio, anche perché i cinghiali sono presenti davvero nell'area protetta.

Quanto costa visitare il Parco Nazionale del Circeo

L'accesso all'area protetta è gratuito. Si pagano eventualmente i servizi: visite guidate, escursioni con accompagnatore, noleggio biciclette, ingresso a strutture museali, traversate in barca verso Zannone, parcheggi a pagamento nella stagione balneare. Il costo reale di una giornata al Circeo, per chi arriva in auto da Roma, sta quasi tutto nel carburante e nel pasto. Per una gita in barca a Zannone o per una visita guidata specialistica le tariffe le fissano gli operatori, e cambiano di anno in anno: si chiedono prima di partire.

Una cosa su cui vale la pena spendere è la guida. Il Parco Nazionale del Circeo è un luogo che si autoesplica poco: il paesaggio non racconta da solo la differenza fra una piscina forestale e una pozza, non spiega perché la palma nana sia lì, non dice che cosa c'è sotto quel bosco. Con un accompagnatore competente la stessa passeggiata vale il triplo. Se organizzate una visita di gruppo o un'uscita aziendale conviene appoggiarsi a professionisti abilitati: il servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro lavora esattamente su questo, e per i gruppi numerosi esiste un canale dedicato all'organizzazione di viaggi di gruppo in Italia.

Regole e buone maniere nel Parco Nazionale del Circeo

Poche regole, tutte ragionevoli. Non si esce dai sentieri e dai camminamenti sulla duna. Non si raccolgono piante né fiori, giglio di mare compreso. Non si accende fuoco e non si fuma in foresta nei periodi di rischio. I cani si tengono al guinzaglio, sempre, per rispetto della fauna e per la loro incolumità, visto che i cinghiali ci sono davvero. Non si alimentano gli animali selvatici. I rifiuti tornano indietro con voi, comprese le bucce, che in un ambiente dunale ci mettono mesi a sparire. Le riserve naturali integrali non si attraversano: non è una formalità, è il motivo per cui esistono.

Aggiungo una regola non scritta alla quale tengo molto: nelle ore dell'alba, sui laghi, si tace. Chi arriva parlando forte rovina il lavoro di chi è lì da due ore appostato al freddo.

Che cosa vedere intorno al Parco Nazionale del Circeo

Il parco si combina bene con la costa che lo precede e con quella che lo segue. A settentrione ci sono il Lido di Latina e la pianura bonificata; a mezzogiorno la costa prosegue verso Terracina e poi verso Sperlonga, con il suo borgo bianco affacciato sul mare. Verso l'interno, a poca distanza, il Giardino di Ninfa offre un contrasto perfetto con l'ambiente costiero: rovine medievali, acqua dolce e un giardino all'inglese. Chi ha più giorni allunga verso i rilievi del Parco naturale dei Monti Aurunci oppure prende il traghetto per le isole.

Chi prepara un viaggio più ampio in regione trova un quadro d'insieme nella guida in inglese dedicata alla regione Lazio su ItalyPlanner e, per la capitale, nell'elenco delle cose da fare a Roma.

Una curiosità sul Parco Nazionale del Circeo

La curiosità riguarda i daini. Chi cammina nella Selva di Circe e incrocia un branco di daini pensa di avere davanti la fauna storica della foresta pontina. Non è così: quei daini discendono da animali fuggiti da un recinto negli anni Cinquanta del Novecento, quando la foresta demaniale ospitava un'area faunistica. Nessuno li ha reintrodotti per scelta scientifica, nessuno li ha censiti prima che si moltiplicassero. Sono semplicemente scappati e non sono più tornati.

Il seguito è più interessante dell'aneddoto. Una popolazione di daini in una foresta planiziale non è un dettaglio decorativo: bruca i germogli, seleziona le specie che riescono a rinnovarsi, modifica la struttura del sottobosco nel giro di qualche decennio. Gli zoologi considerano il daino una specie alloctona per questo territorio, e la sua gestione all'interno del Parco Nazionale del Circeo è uno dei capitoli tecnicamente più complicati dell'amministrazione dell'area protetta, esattamente come il muflone sull'isola di Zannone, arrivato nel 1922 con tre coppie sarde per soddisfare la passione venatoria di un proprietario.

La curiosità, insomma, è doppia. La prima parte fa sorridere: due popolazioni di ungulati installate per caso o per capriccio dentro il parco più antico del litorale laziale. La seconda parte fa riflettere, e riguarda un'idea che al Circeo viene smontata con particolare efficacia: l'idea che dentro un'area protetta la natura sia un dato originario e immobile. Qui la natura è il risultato di quello che gli uomini hanno fatto, disfatto e dimenticato, a partire dalla bonifica che ha cancellato la palude e finendo con un cancello lasciato aperto settant'anni fa. Guardare i daini della Selva sapendo questo è un'esperienza diversa dal fotografarli e basta.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Parco Nazionale del Circeo

Nessuna brochure lo scrive, ma il Parco Nazionale del Circeo non è un parco che si visita: è un parco che si sceglie. Non esiste un ingresso principale, non esiste un percorso segnalato dall'inizio alla fine, non esiste un biglietto che dia accesso a un itinerario confezionato. Chi arriva senza avere deciso prima che cosa vedere finisce nell'unico posto che il navigatore conosce, cioè il lungomare di Sabaudia, e si convince che il parco sia una strada costiera con le auto parcheggiate sulla duna.

La seconda cosa che non si dice riguarda le distanze interne. Sulla carta il parco è piccolo; nei fatti, per passare dai laghi settentrionali di Fogliano al borgo di San Felice Circeo si attraversa tutta l'area protetta, con strade a una corsia per senso di marcia che in stagione si intasano. Un trasferimento interno che sembra da venti minuti può richiederne cinquanta. Programmare tre ambienti diversi nella stessa giornata significa passare metà del tempo in automobile.

La terza riguarda le zanzare. Nella Selva di Circe, nei mesi umidi, la pressione delle zanzare è seria, soprattutto nelle ore serali e vicino alle piscine allagate. Non è la palude malarica di un secolo fa, per fortuna, ma un repellente in tasca cambia radicalmente la qualità di una passeggiata in foresta fra maggio e settembre. È una di quelle informazioni che i siti istituzionali non danno mai e che qualunque accompagnatore che abbia lavorato qui vi dirà prima ancora di partire.

La quarta, infine, riguarda la stagione. Quasi tutti vengono al Circeo d'estate. Quasi tutto quello che rende unico il Parco Nazionale del Circeo dà il meglio in inverno e in primavera. Questo scarto fra il quando si viene e il quando conviene venire è la vera anomalia di questa area protetta.

Il consiglio che ti do per visitare il Parco Nazionale del Circeo

Il consiglio è uno e va preso alla lettera: dividete il parco in due giornate e non provate a comprimerlo in una. Se la giornata è una sola, scegliete due ambienti contigui e rinunciate agli altri senza rimpianti.

La prima giornata la costruisco così. Partenza da Roma prima delle sette, arrivo sui laghi settentrionali intorno alle nove, due ore di osservazione fra Fogliano e Monaci con il binocolo. Trasferimento breve verso la foresta, ingresso su una delle strade forestali e due ore di cammino in piano, con sosta alle piscine se la stagione le tiene piene. Pranzo tardi a Sabaudia. Pomeriggio dedicato alla città razionalista, piazza per piazza, e poi il ponte sul lago per l'ultima luce. Si torna a casa con foresta, zone umide e architettura del Novecento.

La seconda giornata è quella del promontorio. Base a San Felice Circeo, salita sul monte nelle ore fresche, discesa verso il versante delle grotte, pomeriggio sulla costa meridionale o in barca sotto le falesie. Chi ha una terza giornata e il mare calmo la spende su Zannone, partendo da Ponza.

Il consiglio dentro il consiglio riguarda l'orario. Al Parco Nazionale del Circeo l'alba non è un vezzo da fotografi: è l'unico momento in cui la foresta è fresca, i laghi sono affollati di uccelli, la duna è vuota e il promontorio si vede fino alle isole. Alzarsi alle cinque e mezza cambia completamente la qualità della visita. Chi arriva alle undici vede lo stesso posto al cinquanta per cento delle sue possibilità, e paga pure il parcheggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Parco Nazionale del Circeo è stato istituito nel 1934 per salvare un pezzo di paesaggio dalla bonifica. Quasi nessuno ricorda la seconda metà della storia, che è molto meno edificante: negli anni Settanta una parte del litorale, quello di Latina, fu tolta dall'area protetta perché l'edificazione abusiva l'aveva ormai compromessa. Non si tratta di un dettaglio tecnico: un parco nazionale che arretra davanti al cemento è un fatto raro, e qui è successo. La compensazione arrivò più tardi, con l'inclusione dei laghi costieri di Fogliano, Monaci e Caprolace, che oggi costituiscono il patrimonio naturalistico di maggiore rilievo internazionale del parco.

Il paradosso merita di essere detto per intero. Il Parco Nazionale del Circeo ha perso un pezzo di costa a causa dell'abusivismo e in cambio ha guadagnato le zone umide che gli hanno dato fama scientifica mondiale. Un pessimo affare trasformato, per una volta, in un buon risultato. Quella vicenda spiega anche perché il perimetro del parco, guardato sulla carta, abbia una forma così irregolare, con rientranze che sembrano incomprensibili: non sono scelte naturalistiche, sono cicatrici amministrative.

C'è un secondo fatto risaputo e poco raccontato: il riconoscimento dell'UNESCO nell'ambito del programma Man and the Biosphere, che dal 1977 include questo territorio fra le riserve della biosfera. Tutti citano la sigla, pochi spiegano che cosa comporti. Il programma non serve a mettere un'area sotto vetro: serve a costruire un rapporto sostenibile fra comunità umane e ambiente, con ricerca, monitoraggio e formazione. Applicato a un territorio nato dalla più grande operazione di trasformazione ambientale del Novecento italiano, quel riconoscimento ha un significato quasi ironico, e proprio per questo profondo.

La foto giusta da fare al Parco Nazionale del Circeo

La fotografia che tutti scattano è il promontorio visto dal lungomare di Sabaudia, con la duna in primo piano. È una buona fotografia e non c'è ragione di snobbarla, ma va fatta nell'ora giusta: al tramonto d'inverno, quando il sole cade a destra del monte e la sabbia prende un colore caldo che in estate non esiste. A mezzogiorno di agosto la stessa inquadratura restituisce una montagna piatta e un mare bianco.

La fotografia che consiglio davvero, però, è un'altra: il promontorio riflesso nel lago di Paola, ripreso dal ponte di Sabaudia nelle prime ore del mattino, con l'acqua ferma. In quella condizione il monte si sdoppia e il razionalismo della città entra nell'inquadratura sulla sinistra, in controluce. È una foto che racconta in un solo fotogramma tutto quello che il Parco Nazionale del Circeo è: un rilievo isolato, una laguna, una città progettata a tavolino negli anni Trenta.

La terza fotografia, per chi ha pazienza, è quella dell'interno della foresta in febbraio, con le piscine allagate e i tronchi che si specchiano nell'acqua bassa. Serve un treppiede, serve luce diffusa di giornata coperta, serve accettare di avere gli scarponi fradici. Il risultato non somiglia a nessuna immagine di mare e mostra il parco che quasi nessuno fotografa.

Due raccomandazioni pratiche. Sulla duna si scatta dal camminamento, non salendo sulla sabbia: la fotografia non vale il danno. Sui laghi si usa il teleobiettivo e si resta lontani dagli uccelli; chi si avvicina per riempire l'inquadratura ottiene soltanto uno stormo che si alza e una fotografia di acqua vuota.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 24 febbraio 1939 alcuni operai che estraevano pietra alla base del promontorio, per conto del proprietario del fondo Alessandro Guattari, sfondarono una frana antica e aprirono una cavità sigillata da decine di migliaia di anni. Dentro, un cranio neandertaliano circondato da pietre. La notizia fece il giro del mondo scientifico e la Grotta Guattari divenne uno dei siti di riferimento della preistoria europea. La lettura che ne diede Alberto Carlo Blanc, cioè un rito cannibalico celebrato dai Neandertaliani, resistette per decenni e finì nei manuali scolastici; alla fine degli anni Ottanta il riesame dei resti mostrò segni di denti di iena e nessun segno di strumenti litici, e la grotta fu reinterpretata come una tana di carnivori. Fra il 2019 e il 2021 nuove campagne hanno restituito resti di altri nove individui, portando a undici il totale documentato nel sito, con datazioni comprese fra circa cinquantamila e sessantottomila anni fa e un reperto molto più antico.

Il secondo avvenimento è la bonifica integrale dell'agro pontino, negli anni Trenta del Novecento: canali, idrovore, poderi, città di fondazione. Fu l'operazione che cancellò la palude, spostò decine di migliaia di persone, sradicò gli abitanti delle lestre e disboscò gran parte della Selva di Terracina. Il Parco Nazionale del Circeo nasce nel 1934, con la legge 285, come contromisura parziale a quella trasformazione, e diventa il terzo parco nazionale italiano dopo il Gran Paradiso e l'Abruzzo. Nello stesso biennio, il 5 agosto 1933, viene posata la prima pietra di Sabaudia, inaugurata il 15 aprile 1934: parco e città nascono insieme, figli della stessa stagione e di logiche opposte.

Il terzo avvenimento appartiene alla cronaca nera. Il 30 agosto 1970, a Roma, in via Giacomo Puccini, il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino uccise a fucilate la moglie Anna Fallarino e il giovane Massimo Minorenti, poi si tolse la vita. Il marchese aveva fatto dell'isola di Zannone la propria riserva di caccia e il proprio rifugio estivo, e la villa costruita sul costone dell'isola resta il segno più recente di quella storia. Dopo il delitto la villa fu chiusa e Zannone tornò allo stato di scoglio disabitato, per entrare nel parco nel 1979.

Il quarto avvenimento è meno drammatico e più importante per il futuro: il riconoscimento dell'area come riserva della biosfera nel programma Man and the Biosphere dell'UNESCO, dal 1977, e il riconoscimento delle zone umide come area di interesse internazionale. Sono atti amministrativi, non scoperte, ma hanno cambiato il modo in cui il territorio viene studiato, monitorato e gestito.

Chi è passato dal Parco Nazionale del Circeo

Il primo a passare di qui, nel racconto, è Ulisse. La tradizione antica identifica il promontorio con l'isola di Eea, la dimora della maga Circe che trasforma in porci i compagni dell'eroe: un'identificazione ripresa da autori latini e consolidata nei secoli, che appartiene alla letteratura e non alla geografia verificabile. Vale comunque come dato storico, perché per duemilacinquecento anni chi ha navigato sotto questa costa ha chiamato quella montagna con il nome della maga.

Il personaggio storico documentato di maggiore rilievo è Domiziano, imperatore dal 81 al 96 dopo Cristo, al quale si riferisce il vasto complesso residenziale sulle sponde del lago di Paola: oltre quarantacinque ettari di strutture affacciate su una laguna, a poche ore di viaggio da Roma. La scelta imperiale di questo tratto di costa spiega meglio di qualunque descrizione che cosa rappresentasse il Circeo per l'aristocrazia romana: acqua, pesca, caccia, clima e isolamento.

Nel Novecento il parco e Sabaudia sono passati sotto gli occhi di architetti e intellettuali. Luigi Piccinato, Gino Cancellotti, Eugenio Montuori e Alfredo Scalpelli disegnarono qui, dopo il concorso del 1933, una delle città più studiate del razionalismo europeo. Decenni più tardi la città e il suo litorale sono entrati nella vita e nell'immaginario del cinema e della letteratura italiana: il litorale di Sabaudia ha ospitato per anni scrittori, registi e attori che vi hanno cercato un rapporto diretto con la duna e con il mare d'inverno, ed è diventato un luogo riconoscibile della cultura italiana del secondo Novecento.

Da Zannone sono passati i monaci cistercensi, che vi tennero un'abbazia dedicata a Santo Spirito fino all'abbandono, alla fine del XIII secolo. Nel Novecento è passato il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, con la moglie Anna Fallarino e la corte mondana che frequentava l'isola negli anni Sessanta, prima del 30 agosto 1970.

Infine passano, ogni anno, decine di migliaia di viaggiatori con le ali, che nessun elenco di celebrità può eguagliare: fenicotteri, aironi, anatre, limicoli e rapaci che usano i laghi del Parco Nazionale del Circeo come scalo fra due continenti. Se cercate la presenza più illustre di questo territorio, è quella.

Domande veloci sul Parco Nazionale del Circeo

Quanto costa entrare nel Parco Nazionale del Circeo?

Niente. L'accesso all'area protetta è libero e gratuito. Si pagano soltanto i servizi: visite guidate, noleggi, strutture museali, traversate in barca, parcheggi nella stagione balneare.

Dove si trova esattamente il Parco Nazionale del Circeo?

Sulla costa tirrenica del Lazio meridionale, in provincia di Latina, sui territori di Latina, Sabaudia e San Felice Circeo, più l'isola di Zannone che appartiene al comune di Ponza.

Quanto dista il Parco Nazionale del Circeo da Roma?

Circa novanta o cento chilometri a seconda del punto di ingresso, poco più di un'ora e mezza di automobile fuori dalle ore di punta.

Quando è stato istituito il Parco Nazionale del Circeo?

Nel 1934, con la legge 285. È il terzo parco nazionale italiano dopo il Gran Paradiso e l'Abruzzo.

Quanto è grande il Parco Nazionale del Circeo?

Circa 8.900 ettari, secondo i dati del portale turistico regionale.

Quali sono i cinque ambienti del Parco Nazionale del Circeo?

La duna litoranea, i laghi costieri con le zone umide, la foresta planiziale detta Selva di Circe, il promontorio del Circeo e l'isola di Zannone.

Quanti laghi ci sono nel Parco Nazionale del Circeo?

Quattro laghi costieri salmastri: Paola, detto anche di Sabaudia, Caprolace, Monaci e Fogliano.

Quanto è alto il Monte Circeo?

541 metri. È un massiccio calcareo-dolomitico isolato in mezzo alla pianura bonificata.

Serve prenotare per visitare il Parco Nazionale del Circeo?

Per la libera fruizione di foresta, duna e sponde dei laghi no. Servono invece prenotazione o accompagnamento per alcune aree a fruizione regolata, per le visite guidate e per le escursioni a Zannone: le condizioni si verificano presso l'Ente Parco.

Si può andare in bicicletta nel Parco Nazionale del Circeo?

Sì, ed è il modo migliore di muoversi in foresta e lungo il litorale. Le strade forestali sono larghe e quasi pianeggianti.

Il Parco Nazionale del Circeo è adatto ai bambini?

Molto, nei settori giusti: foresta, laghi e camminamenti della duna. Il promontorio, con bambini piccoli, è sconsigliato per il fondo roccioso e l'assenza di ombra.

Si possono portare i cani nel Parco Nazionale del Circeo?

Nelle aree a fruizione libera sì, sempre al guinzaglio, per rispetto della fauna e per la sicurezza dell'animale. Nelle riserve integrali e in alcune zone di tutela valgono divieti specifici.

Qual è il periodo migliore per visitare il Parco Nazionale del Circeo?

Aprile e maggio per la fioritura e le migrazioni, da novembre a febbraio per il birdwatching e per il paesaggio invernale. L'estate è la stagione più affollata e meno interessante fuori dalla spiaggia.

Si può fare birdwatching nel Parco Nazionale del Circeo?

È una delle località migliori d'Italia centrale. Oltre duecentosessanta specie sono state osservate nell'area protetta, con i massimi di presenza nei mesi freddi e nei passi migratori.

Come si arriva all'isola di Zannone?

Soltanto via mare, partendo da Ponza, con operatori autorizzati. Sull'isola non è consentito il pernottamento e non esistono servizi.

Si può fare il bagno nel Parco Nazionale del Circeo?

Sì, lungo tutto il litorale sabbioso e nelle calette del promontorio. Sulla duna si accede alla spiaggia dai camminamenti previsti, senza calpestare la vegetazione.

Che animali si vedono nel Parco Nazionale del Circeo?

Cinghiale, daino, tasso, volpe, istrice, faina, lepre, testuggini e vipera in foresta; fenicotteri, aironi, anatre e rapaci sui laghi; muflone e falco pellegrino a Zannone.

Si può visitare la Grotta Guattari?

Il sito è sotto tutela archeologica e l'accesso non è libero. Le modalità di visita, quando previste, sono gestite dagli enti competenti e vanno verificate prima della partenza.

Dove si trova il cranio neandertaliano del Circeo?

Il cranio rinvenuto nel 1939 è conservato in un museo nazionale a Roma, non sul posto.

Quanto tempo serve per visitare il Parco Nazionale del Circeo?

Due giornate piene permettono di vedere bene quattro ambienti su cinque. Una giornata sola basta per due ambienti contigui, per esempio foresta e laghi.

Il Parco Nazionale del Circeo è accessibile in sedia a rotelle?

In parte: le strade forestali pianeggianti e alcuni tratti lungolago sono praticabili con accompagnamento quando il fondo è asciutto, così come i percorsi urbani di Sabaudia. Il promontorio e i sentieri di grotta non lo sono.

Che differenza c'è fra il Parco Nazionale del Circeo e le altre aree protette del Lazio?

La concentrazione di ambienti diversi in pochi chilometri, e la presenza di una foresta planiziale che altrove in Italia non esiste più a queste dimensioni. Un'area come il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise gioca su montagna e grandi mammiferi, il Circeo su costa, zone umide e preistoria.

Ci sono zanzare nel Parco Nazionale del Circeo?

Sì, nella foresta e vicino alle zone umide, soprattutto fra maggio e settembre nelle ore serali. Un repellente in tasca risolve il problema.

Si può campeggiare nel Parco Nazionale del Circeo?

Il campeggio libero non è consentito nell'area protetta. Le strutture ricettive sono nei centri abitati e lungo il litorale, fuori dalle aree di tutela integrale.

L'ultima parola sul Parco Nazionale del Circeo

È, con ogni probabilità, il parco più frainteso d'Italia. Frainteso perché lo si visita d'estate, quando dà il peggio, e perché lo si confonde con una spiaggia molto fotografata. Chi lo prende sul serio ci trova una foresta che in Europa occidentale non ha quasi più equivalenti, quattro lagune piene di uccelli, una montagna con due climi sulla stessa roccia, grotte che hanno riscritto due volte la storia dei Neandertaliani e un'isola dove non vive nessuno. Il consiglio finale è di scegliere una mattina d'inverno, partire al buio, arrivare sui laghi con la prima luce e non avere fretta. Il Parco Nazionale del Circeo si concede solo a chi rallenta.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più. Come funzionano

Dormire a Latina

Case vacanza e B&B a Latina e dintorni, per fermarsi una notte dopo la gita.

RiassuntoParco Nazionale del Circeo - 04100 Latina LT, Italia
Tagsall'apertoDove dormire al CirceoDove dormire al Parco Nazionale del Circeogita fuori portaIsola di ZannonelagoLaziomareParcoParco naturaleParco Nazionale del Circeoprovincia di latinaRiserva naturalevicino Roma

Contact Information

Indirizzo04100 Latina LT, Italia Latina (LT), Borghi e paesini, Vicino Roma 4100