Isola Palmarola
In breve. Isola Palmarola è la maggiore delle isole disabitate dell'arcipelago pontino: emerge nel Mar Tirreno circa dieci chilometri a ovest di Ponza, di cui è frazione amministrativa, e appartiene al Comune di Ponza in provincia di Latina.
Isola Palmarola è la maggiore delle isole disabitate dell'arcipelago pontino: emerge nel Mar Tirreno circa dieci chilometri a ovest di Ponza, di cui è frazione amministrativa, e appartiene al Comune di Ponza in provincia di Latina. Non ha porto, non ha strade, non ha banchina per i traghetti e non esiste alcun collegamento di linea: ci si arriva soltanto via mare, con una gita giornaliera in barca che parte da Ponza oppure con una imbarcazione noleggiata o propria. La traversata dal porto di Ponza dura in genere fra i quaranta minuti e l'ora abbondante, secondo lo scafo e secondo il mare. Sull'isola non ci sono negozi, non c'è un bancomat, non c'è acqua potabile a disposizione dei visitatori e la copertura telefonica è discontinua; l'unico esercizio aperto è un piccolo locale stagionale sulla costa orientale, attivo nei mesi estivi. Lo stazionamento delle unità da diporto nelle acque di Ponza e di Palmarola è soggetto a un ticket comunale in vigore dal 1 giugno al 30 settembre, con tariffe giornaliere, settimanali, mensili e stagionali, riduzioni per le imbarcazioni a basso impatto e una serie di esenzioni per residenti, pescatori professionali e guide autorizzate: il regolamento e le tariffe aggiornate si consultano sul sito del Comune di Ponza prima di partire. L'isola è tutelata come Zona Speciale di Conservazione Isole di Palmarola e Zannone, codice IT6040020, 235,5 ettari, gestita dall'Ente Parco Nazionale del Circeo, e rientra nella Zona di Protezione Speciale IT6040019 che abbraccia Ponza, Palmarola, Zannone, Ventotene e Santo Stefano.
Chi progetta una giornata qui trova utili anche le pagine dedicate all'Isola di Ponza e all'Isola di Ventotene, le due sole isole abitate dell'arcipelago, e quella del Parco Nazionale del Circeo, l'ente che amministra la tutela di Palmarola.

Dove si trova Isola Palmarola e come ci si arriva davvero
Le isole pontine si dispongono in due gruppi distinti. A settentrione Ponza, Palmarola, Zannone e lo scoglio di Gavi; a mezzogiorno Ventotene e Santo Stefano, una quarantina di chilometri più a sud est. Isola Palmarola appartiene al gruppo settentrionale e ne è l'avamposto occidentale: da Ponza si vede benissimo all'orizzonte nelle giornate limpide, un profilo dentato che al tramonto diventa una sagoma nera controluce. La distanza reale, dieci chilometri scarsi, inganna chi guarda dalla terraferma: sembra vicinissima e invece, con vento di maestrale teso, quel braccio di mare si sporca in fretta.
Le partenze per Isola Palmarola dal porto di Ponza
Il modo ordinario di arrivare a Isola Palmarola è la gita giornaliera in barca che parte dal porto di Ponza in mattinata e rientra nel pomeriggio. Le imbarcazioni locali, in genere gozzi e motobarche di piccola e media stazza, fanno il periplo dell'isola, si fermano per il bagno in una o due cale e in molti casi offrono il pranzo a bordo. In alta stagione le partenze sono quotidiane; nei mesi di spalla dipendono dal numero di iscritti e dal meteo, e capita che la giornata salti. Chi vuole fare da sé noleggia un natante a Ponza, con o senza conducente: in questo caso serve la patente nautica sopra i 40 cavalli e serve, soprattutto, saper leggere una previsione del vento.
Arrivare a Isola Palmarola con barca propria
Dal continente si parte da Formia, da Anzio, da Terracina o da San Felice Circeo, ma nessuna di queste rotte è breve: chi arriva in barca propria calcola almeno tre o quattro ore di navigazione da Formia o da Anzio. La soluzione sensata resta appoggiarsi a Ponza per la notte e dedicare a Palmarola una giornata piena, con partenza presto. Ricordate il ticket di stazionamento del Comune di Ponza, in vigore da giugno a settembre anche nelle acque di Palmarola: si registra e si paga online, e la ricevuta va conservata a bordo.
Quanto dura la visita a Isola Palmarola
Il periplo completo in barca lenta occupa circa un'ora e mezza di navigazione pura. Con le soste per il bagno, la giornata tipo va dalle cinque alle sette ore, rientro a Ponza compreso. A nostro giudizio chi compra la gita più economica e più affollata vede Palmarola dal ponte di una barca piena, si tuffa venti minuti e torna indietro convinto di averla vista. Non l'ha vista. Palmarola si capisce quando la barca spegne il motore sottocosta e si sente solo il risucchio dell'acqua nelle grotte.
Che cosa è consentito a Isola Palmarola e che cosa no
Questo è il capitolo che nessuna brochure scrive per intero, ed è quello che evita multe e brutte figure. Isola Palmarola è area protetta su due livelli sovrapposti. Il primo è la Zona Speciale di Conservazione IT6040020 Isole di Palmarola e Zannone, 235,5 ettari di terra emersa, con misure di conservazione approvate dalla Regione Lazio e affidate in gestione all'Ente Parco Nazionale del Circeo. Il secondo è la Zona di Protezione Speciale IT6040019, oltre diciassettemila ettari fra terra e mare, che copre l'intero arcipelago ed esiste per proteggere gli uccelli marini e le rotte di migrazione. Esiste inoltre una tutela dedicata ai fondali intorno all'isola.
Sbarco e ancoraggio a Isola Palmarola
Lo sbarco a terra è possibile nei punti di approdo naturali, senza banchine attrezzate: si arriva con il tender o a nuoto dalla barca all'ancora. L'ancoraggio in rada è ammesso, ma va scelto il fondo: su sabbia e ghiaia sì, sulle praterie di posidonia no, perché l'ancora le distrugge e la loro tutela è uno dei motivi per cui l'area è protetta. Un fondale che appare scuro e "peloso" dall'alto è quasi sempre posidonia: ci si sposta di venti metri e si cala su chiaro. Nelle giornate di grande affollamento, in agosto, la rada davanti al piccolo approdo orientale si riempie di decine di scafi: il rispetto delle distanze e la velocità ridotta sottocosta non sono cortesia, sono obbligo.
Campeggio, fuochi e raccolta: i divieti a Isola Palmarola
Il campeggio a Isola Palmarola non è consentito, e non lo è nemmeno il bivacco notturno improvvisato nelle cale: chi vuole dormire qui lo fa a bordo, all'ancora, oppure nelle pochissime camere dell'unico esercizio stagionale. Vietati i fuochi liberi, vietato lasciare rifiuti di qualunque tipo, vietato raccogliere piante, minerali e schegge di ossidiana. Quest'ultimo punto è quello su cui vedo sbagliare più spesso i visitatori in buona fede: l'ossidiana nera che luccica sulle scogliere è un bene geologico protetto, non un souvenir. La pesca subacquea in apnea e con autorespiratore è regolata dalle norme statali e regionali e dalle ordinanze della Capitaneria: chi pesca si informa prima presso l'autorità marittima, perché le acque dell'arcipelago comprendono zone a regime speciale.
Servizi che a Isola Palmarola non troverete
Nessun ufficio turistico, nessun presidio sanitario stabile, nessuna farmacia, nessun distributore di carburante, nessun ormeggio attrezzato con acqua ed energia, nessun trasporto pubblico terrestre, nessun sentiero segnalato con la cartellonistica di un parco. Chi sale verso la cappella di San Silverio cammina su una traccia scavata nella roccia, scivolosa e senza protezioni. Portate acqua, cappello, scarpe chiuse e una borsa stagna: qui non si compra niente.

La geologia di Isola Palmarola: riolite, ossidiana, falesie
Come le sorelle dell'arcipelago, Isola Palmarola è di origine vulcanica, ma appartiene a una famiglia di rocce diversa da quella che i romani si aspettano quando sentono la parola vulcano. Qui non c'è il basalto scuro dei Colli Albani: dominano le rioliti, lave acide e viscose che non scorrono via, si accumulano in cupole e si frantumano in brecce. Le età misurate sulle rocce dell'isola vanno da circa 4,2 milioni a 1 milione di anni, con la fase eruttiva principale intorno a 1,6 milioni di anni fa. Il risultato, per chi guarda dal mare, sono falesie chiarissime, quasi bianche al sole di mezzogiorno, tagliate da fasce grigie e da colate verticali che sembrano canne d'organo.
L'ossidiana di Isola Palmarola
La particolarità che rende Isola Palmarola importante per gli archeologi di mezza Europa è l'ossidiana: il vetro vulcanico nero, lucido, che si spacca con margini taglienti come lame. Nel Mediterraneo occidentale i giacimenti di ossidiana utilizzabile sono pochissimi, e Palmarola è uno di quelli. Le analisi geochimiche permettono di riconoscere l'ossidiana palmarolese fra le altre, perché ogni giacimento ha una firma di elementi in traccia diversa: è così che si è ricostruita la sua diffusione lungo le coste tirreniche. Gli scogli delle Galere, sul versante occidentale, sono il punto dove il vetro nero si vede meglio dall'acqua.
Le tre cime e le due punte di Isola Palmarola
I rilievi dell'isola formano tre cime principali: Monte Guarnieri, Monte Tramontana e Monte Radica. Le due estremità opposte dell'isola sono la Punta di Tramontana, a nord, e la Punta di Mezzogiorno, a sud. Fra le due si stende una dorsale stretta e franosa, coperta di macchia bassa e battuta dal vento, che spiega perché nessuno abbia mai costruito qui un paese. Il nome popolare dell'isola, la Forcina, nasce proprio da questa forma biforcuta, che si legge bene dalla carta nautica e dall'alto.
Il nome di Isola Palmarola e la palma nana
Il nome non viene da un albero esotico importato. Viene dalla palma nana, Chamaerops humilis, l'unica palma spontanea del continente europeo, che a Palmarola cresce selvatica sui versanti esposti a mezzogiorno. In antichità l'isola era detta Palmaria, e con quel nome compare nelle fonti tardoantiche che raccontano l'esilio di papa Silverio. Il soprannome la Forcina descrive invece la sagoma. Sono due modi diversi di nominare la stessa roccia: uno botanico, uno marinaro, e tutti e due precedono di secoli l'idea che un'isola possa essere una destinazione turistica.
La palma nana non è l'unica presenza vegetale che conta. Sulle falesie di Isola Palmarola sopravvivono popolamenti di macchia mediterranea bassa, cisti, lentisco, euforbia arborea e specie rupicole che hanno trovato qui un rifugio proprio perché l'isola non è stata coltivata e non ha mai avuto pascolo intensivo. La flora dell'isola è uno dei motivi della designazione come Zona Speciale di Conservazione.
La visita a Isola Palmarola cala per cala
Il periplo si fa in senso orario o antiorario a seconda del vento. Quello che segue è l'ordine in cui i luoghi si presentano a chi parte dal lato orientale, quello riparato dal maestrale e quindi quello dove le barche sostano.
Cala del Porto, il cuore operativo di Isola Palmarola
Non è un porto: è una rada con spiaggia di ciottoli e ghiaia, sul versante orientale, davanti alla quale si ancorano le barche in visita. Da qui parte la traccia che sale verso le case scavate nella roccia e verso la cappella. La tradizione locale la chiamava anche spiaggia della Maga Circe, in un rimando alla geografia omerica che tutta questa costa si è cucita addosso da secoli, dal promontorio del Circeo alle grotte di Sperlonga. È il punto dove l'isola sembra più ospitale, e infatti è l'unico abitato stagionalmente.
Cala Brigantina e la memoria dei corsari
Il nome dice tutto. Cala Brigantina, sul versante meridionale, nel Settecento offriva riparo alle barche dei pirati barbareschi che infestavano questo tratto di Tirreno. Era un ancoraggio nascosto, comodo per aspettare il passaggio di una barca ponzese carica. La stessa paura che riempì questa cala di brigantini svuotò di notte le case dei pescatori: si dormiva in montagna, senza accendere il fuoco, per non farsi vedere dal fumo. Oggi ci si fa il bagno, ed è una delle acque più limpide dell'isola.
Le Cattedrali di Isola Palmarola
È la formazione che tutti fotografano e quasi nessuno spiega. Sul versante occidentale, l'erosione marina ha inciso nella parete una serie di cavità alte e strettissime, con la volta che si chiude a sesto acuto: viste dal mare somigliano alle navate di una chiesa gotica, e da qui il nome. Non c'è nessuna architettura, nessuna mano umana: sono fratture della roccia vulcanica allargate dal moto ondoso lungo linee di debolezza verticali. Con mare calmo la barca ci entra quasi dentro. Con onda formata non ci si avvicina: la risacca contro quelle pareti è pericolosa.
I Faraglioni di Mezzogiorno
All'estremità meridionale di Isola Palmarola svettano i faraglioni, guglie isolate rimaste in piedi mentre la roccia intorno cedeva. Sono il biglietto da visita dell'isola nelle fotografie aeree e il punto dove il colore dell'acqua cambia bruscamente: dal turchese del basso fondale al blu profondo del canale. La luce migliore li prende nel primo pomeriggio, quando il sole gira a ovest e li stacca dalla parete.
Le Galere e il vetro nero
Gli scogli detti le Galere, a occidente, prendono nome dalla somiglianza con navi alla fonda. È qui che l'ossidiana affiora in modo evidente: schegge nere che al sole restituiscono un riflesso oleoso. Guardare sì, raccogliere no.
La Grotta del Gatto e l'acqua dolce di Isola Palmarola
Fra le cavità naturali dell'isola la più citata dai ponzesi è la Grotta del Gatto, dove una vena d'acqua dolce filtra dalla roccia. In un'isola senza sorgenti degne di questo nome, una stilla d'acqua dolce era una risorsa vitale: spiega perché certe grotte siano state abitate e altre no. La rete di grotte e anfratti di Palmarola non è una curiosità pittoresca, è la ragione per cui l'isola ha ospitato uomini per millenni senza avere un solo villaggio.
Lo scoglio e la cappella di San Silverio
Uno scoglio staccato dalla costa porta sulla sommità una piccola cappella dedicata a San Silverio. La tradizione popolare vuole che sorga sui resti della dimora forzata del papa esiliato. È un luogo di devozione vera, non un fondale scenografico: i pescatori ponzesi ci si fermano, e il 20 giugno la ricorrenza del santo è la festa più sentita di Ponza. Il sentiero che ci porta è scavato nella roccia, esposto, e non è adatto a chi soffre di vertigini.

Le case grotta di Isola Palmarola
Le abitazioni scavate nella roccia, le case grotta, sono la forma architettonica propria di Isola Palmarola. Non sono capanne appoggiate al pendio: sono vani ricavati nel tufo riolitico, con la facciata chiusa da un muretto e la volta data dalla roccia stessa. A temperatura costante tutto l’anno, asciutte, invisibili dal mare aperto. L'abitudine di rifugiarsi nelle case grotta è antica e nasce da una necessità precisa, la difesa dai pirati nel corso del Settecento, quando la ripopolazione borbonica di Ponza portò famiglie di coloni in un mare ancora battuto dai corsari barbareschi.
Oggi le case grotta restano di proprietà di famiglie ponzesi, che le usano come rifugio estivo. Isola Palmarola è abitata soltanto nella bella stagione e da pochissime persone: non esiste una comunità stabile, non c'è anagrafe, non c'è scuola, non c'è chiesa parrocchiale. Chi immagina un borgo di pescatori resterà deluso; chi cerca un'isola senza paese, invece, ha trovato il posto giusto nel Lazio.
Una nota di rispetto che va sempre ripetuta: quelle case sono abitazioni private. Non si entra, non si sbircia dentro, non si usano le loro terrazze come punto panoramico. Il confine fra escursione e invasione, su un'isola grande come un quartiere, è sottilissimo.
Isola Palmarola sott'acqua: fondali, relitti, immersioni
Il mare intorno a Isola Palmarola è la ragione per cui gli appassionati di immersione mettono l'arcipelago pontino nella lista breve del Tirreno. I fondali scendono rapidi, la roccia vulcanica forma pareti, franate e archi, e la trasparenza nelle giornate buone è notevole. Si osservano cernie, murene, aragoste, banchi di castagnole, corvine sotto le volte in ombra, e sulle pareti in corrente il giallo del corallo molle. Le praterie di posidonia, dove sopravvivono, sono l'indicatore di qualità dell'acqua.
La tradizione subacquea locale indica fra i punti di interesse il relitto di una nave da guerra affondata durante la seconda guerra mondiale; le condizioni, la profondità e l'accessibilità del sito vanno concordate con i diving autorizzati di Ponza, perché non tutte le immersioni dell'arcipelago sono alla portata di un brevetto base. Vale la regola generale delle aree tutelate: niente prelievi, niente contatto con il fondo, niente pesca in immersione se non nel rispetto delle ordinanze vigenti.
Il consiglio da professionista: se avete una sola immersione a disposizione, fatela sul versante occidentale a metà mattina, quando la luce entra nelle spaccature. Il pomeriggio la parete va in ombra e metà del colore sparisce.
Una curiosità sull'Isola Palmarola
La curiosità che vale il viaggio non è una spiaggia: è una lucertola. Su Isola Palmarola vive una sottospecie endemica della lucertola campestre, Podarcis siculus palmarolae, che non esiste in nessun altro luogo del pianeta. Le isole pontine sono uno dei laboratori più studiati d'Europa per l'evoluzione insulare dei rettili: su ciascuno scoglio, isolata per millenni da un braccio di mare che una lucertola non attraversa, la popolazione ha preso una strada propria e ha sviluppato differenze di taglia, di colore, di comportamento. Sull'arcipelago si contano più forme locali riconosciute dai naturalisti, e quella palmarolese è fra le più caratterizzate.
C'è un motivo per cui questo dettaglio dovrebbe interessare anche chi non distingue una lucertola da un geco. Una sottospecie che vive su 1,3 chilometri quadrati di roccia è fragile come una scultura di vetro: basta l'introduzione accidentale di un predatore, un gatto abbandonato, un ratto sbarcato da una cassetta di provviste, e in pochi anni l'endemismo scompare. Su altre isole del Mediterraneo è accaduto. Quando le ordinanze del Comune di Ponza e le misure di conservazione della Zona Speciale di Conservazione vietano di lasciare rifiuti, di portare animali a terra, di bivaccare, non stanno difendendo un panorama: difendono un patrimonio genetico che nessun museo può ricostruire.
Aggiungete la seconda curiosità, meno nota ancora: nelle acque dell'arcipelago nidifica il gabbiano corso, Ichthyaetus audouinii, una delle specie di gabbiano più rare del Mediterraneo. La colonia di Palmarola, stimata in poche coppie nidificanti, risulta l'unica presenza riproduttiva conosciuta nel Lazio. Poche coppie, su un'isola dove in agosto arrivano decine di barche al giorno. Il margine è quello.
Una cosa che non ti dice nessuno sull'Isola Palmarola
Che Isola Palmarola, per la maggior parte, non è demanio pubblico aperto a chiunque, e che la parte di isola realmente percorribile a piedi da un visitatore è minima. Le agenzie vendono la giornata a Palmarola come se si sbarcasse per una passeggiata; in realtà il novanta per cento della visita si svolge in barca e in acqua. A terra ci si muove su tracce ripide, senza segnaletica, spesso su roccia friabile, e le aree intorno alle case grotta sono private. Chi arriva con l'idea di fare trekking sull'isola torna indietro frustrato, e chi ci prova senza calzature adeguate rischia una caviglia in un posto dove il soccorso arriva via mare.
La seconda cosa che quasi nessuno dice riguarda i tempi e il vento. Isola Palmarola è esposta ai quadranti occidentali senza alcuna protezione: quando entra il maestrale, il lato delle Cattedrali diventa inavvicinabile e le gite in barca si accorciano o si annullano. Le giornate migliori sono quelle con vento da est o da sud est debole, che lascia liscio il lato occidentale. È il motivo per cui, se avete tre giorni a Ponza, non dovete decidere prima in quale giorno andare a Palmarola: decidete la sera prima, guardando il bollettino.
La terza, la più pratica: non esiste acqua potabile per i visitatori. In agosto, sotto le falesie chiare, il riverbero moltiplica il calore. Due litri a testa non sono esagerazione, sono il minimo. Capitano colpi di calore su barche da venti persone con a bordo una cassa d'acqua da sei bottiglie.
Il consiglio che ti do per visitare l'Isola Palmarola
Andateci a giugno o alla fine di settembre, non a Ferragosto. La differenza non è di qualche grado o di qualche barca: è la differenza fra un'isola deserta e un parcheggio galleggiante. Nella prima metà di giugno il mare ha già una temperatura decente, le gite partono, il traffico è una frazione, e la luce lunga di quelle giornate regala il periplo pomeridiano migliore dell'anno. A fine settembre l'acqua è al suo massimo di calore accumulato e la visibilità subacquea è spesso la migliore della stagione.
Secondo consiglio, sul come: scegliete una barca piccola. Una motobarca da sessanta passeggeri non entra sotto le Cattedrali, non si accosta ai faraglioni e vi lascia in acqua tutti insieme nello stesso quarto d'ora. Un gozzo da dieci o dodici persone costa di più a testa e vale il triplo. Se siete un gruppo, il noleggio dell'intera imbarcazione con conducente per la giornata è quasi sempre la scelta più efficiente e permette di stabilire voi il ritmo delle soste.
Terzo: portate maschera e pinne vostre. Le cale di Isola Palmarola si leggono dall'acqua, non dal ponte. La roccia vulcanica sommersa disegna archi, canaloni e gradoni che a mezzo metro di profondità cambiano tutto il senso del posto, e le attrezzature di bordo, quando ci sono, sono quelle che sono.
Quarto, e vale come regola morale oltre che pratica: tornate indietro con tutto quello che avete portato. Bottiglie, mozziconi, sacchetti, avanzi di pranzo. Su un'isola senza servizio di raccolta, un rifiuto lasciato a terra resta a terra fino a quando qualcuno non lo porta via a mano.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti ripetono che Palmarola sarebbe stata definita l'isola più bella del mondo, o del Mediterraneo, e la frase viene attribuita con sicurezza a Jacques-Yves Cousteau. È una attribuzione di tradizione, ripetuta da decenni in guide e dépliant, che non trova riscontro in un testo o in una dichiarazione rintracciabile del comandante francese. Vale la pena saperlo, perché è un esempio istruttivo di come funziona la fama dei luoghi: una frase efficace, un nome celebre, e in trent'anni la citazione diventa un fatto acquisito che nessuno verifica più.
Il fatto vero che si nasconde dietro la leggenda è più interessante della leggenda. Le isole pontine furono davvero, negli anni cinquanta e sessanta, uno dei terreni di esplorazione della prima subacquea italiana, e il loro nome circolò negli ambienti internazionali dell'immersione quando il Mediterraneo veniva scoperto con l'autorespiratore. Palmarola aveva tutto quello che serviva a costruire un mito: pareti verticali, acqua trasparente, zero costruzioni, difficoltà d'accesso. La reputazione nacque da lì, e da lì continua a vivere.
C'è poi un secondo fatto risaputo e quasi sempre riferito male: il rango dell'isola per estensione. Palmarola viene spesso indicata come la terza delle isole pontine, dopo Ponza e Ventotene, e altre volte come la seconda. La discrepanza dipende da quali superfici si mettono a confronto e da quali fonti si usano. Quello che si può dire con sicurezza è che Ponza è di gran lunga la maggiore, che Palmarola e Ventotene si giocano il secondo posto su valori vicini, e che Palmarola è comunque la più estesa fra le isole dell'arcipelago prive di centro abitato.
La foto giusta da fare all'Isola Palmarola
La fotografia che riconoscerete come vostra e non come una cartolina qualsiasi si scatta dal mare, a poche decine di metri dalla parete occidentale, con il sole già girato a ponente e la barca ferma. Serve il teleobiettivo corto, non il grandangolo: il grandangolo allontana le Cattedrali e le fa sembrare un dettaglio di scogliera, mentre un 70 o un 100 millimetri comprime le lame di roccia una sull'altra e restituisce l'effetto di navata che l'occhio percepisce dal vivo. Se avete solo il telefono, usate lo zoom ottico se c'è, e mai quello digitale.
La seconda inquadratura, quella che a Isola Palmarola funziona sempre, è il controluce dei Faraglioni di Mezzogiorno nell'ultima ora prima del rientro. Esponete per il cielo e lasciate che le guglie diventino nere: la silhouette rende la verticalità meglio di qualunque scatto ben illuminato. Chi ha una macchina con controllo manuale chiuda a f/8 e tenga gli ISO bassi, perché il mare riflesso alza il contrasto e il rumore si vede subito nelle ombre.
Terza idea, e la trovo la più onesta: la foto dall'acqua. Entrate in mare con una custodia stagna e scattate a mezzo pelo, metà obiettivo sopra e metà sotto la superficie, con la falesia sullo sfondo. È l'immagine che racconta davvero Isola Palmarola, perché racconta il rapporto fra la roccia e l'acqua che è tutto il senso di questo posto. Un avvertimento pratico: non appoggiatevi mai alla parete per stabilizzarvi, la roccia vulcanica taglia come un vetro rotto e i ricci ci vivono a filo d'acqua.
Evitate invece, per favore, il drone. Nelle aree di nidificazione degli uccelli marini il disturbo da drone è documentato e serio, e su un'isola dove nidificano berte e gabbiani rari una ripresa aerea in giugno può far abbandonare il nido. Nessuna fotografia lo vale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo capitolo della storia di quest'isola non è scritto: è di pietra. Fra Neolitico ed Eneolitico l'ossidiana di Palmarola venne cavata, sbozzata e trasportata via mare lungo le coste tirreniche. Significa che, almeno cinquemila anni fa, uomini attraversavano regolarmente dieci chilometri di mare aperto con imbarcazioni che non conosciamo per procurarsi una materia prima. Sull'isola sono stati rinvenuti resti di ceramica e manufatti di ossidiana lavorata di età eneolitica. È una delle prove più solide che abbiamo della navigazione preistorica nel Tirreno centrale, e sta tutta su questo scoglio.
Il secondo avvenimento è quello che ha dato all'isola un posto nella storia della Chiesa. Nel 536 Silverio, figlio di papa Ormisda e nativo di Fondi, fu eletto vescovo di Roma in una città stretta fra i Goti e l'esercito di Giustiniano. Accusato di intelligenza con il nemico, fu deposto nel marzo del 537 per iniziativa di Belisario e di sua moglie Antonina, in un intreccio che le fonti antiche collegano all'imperatrice Teodora e all'ambizione del diacono Vigilio. Mandato in esilio in Oriente e poi rimandato in Italia dopo un'inchiesta imperiale che lo scagionava, finì consegnato ai suoi avversari e confinato nelle isole pontine, dove morì. La tradizione e parte della storiografia collocano quel confino e quella morte proprio a Palmaria, cioè Palmarola; altre fonti indicano Ponza. La data tramandata della morte è il 20 giugno, e a quella data Ponza celebra il suo patrono con la processione a mare più partecipata del basso Lazio.
Il terzo capitolo è quello dei corsari. Nel Settecento, con la ripopolazione borbonica delle isole, i coloni si trovarono a convivere con le incursioni barbaresche. Un testo ottocentesco legato all'Accademia Pontaniana conserva il racconto di un vecchio ponzese, Giovanni Tagliamonte, morto oltre i cento anni, che andava spesso da Ponza a Palmarola e riferiva di ripetuti scontri con i corsari nei paraggi dell'isola: aveva una grotta antica tagliata nella rupe come abitazione, vicino al piccolo approdo di Palmarola, ma per paura dei pirati passava molte notti in montagna, in qualche grotta, senza accendere il fuoco per non farsi scoprire dal fumo. Il racconto è riportato da Andreas Eichholzer nel 1855. Non è folclore: è la ragione architettonica delle case grotta.
Il quarto è la seconda guerra mondiale, che lasciò sul fondo di questo tratto di mare relitti di unità affondate, di cui la memoria subacquea locale conserva traccia. Il quinto è recentissimo e riguarda la tutela: la designazione dell'isola come Sito di Importanza Comunitaria e poi come Zona Speciale di Conservazione, l'inclusione nella Zona di Protezione Speciale dell'arcipelago, l'affidamento della gestione all'Ente Parco Nazionale del Circeo nel 2007 e, negli ultimi anni, l'introduzione da parte del Comune di Ponza di un ticket di stazionamento per il diporto nelle acque di Ponza e Palmarola. Nel giro di due generazioni Palmarola è passata dall'essere un rifugio di pescatori all'essere un bene ambientale amministrato.
Chi è passato dall'Isola Palmarola
Il primo nome è quello di papa Silverio, ed è il più pesante: un vescovo di Roma deposto e lasciato morire su uno scoglio nel pieno della guerra greco gotica. La sua figura ha dato all'isola una cappella, uno scoglio che porta il suo nome e un legame devozionale che dura da quindici secoli nella comunità ponzese. Che sia morto qui o sulla vicina Ponza, resta il fatto che il suo culto ha Palmarola come luogo di memoria.
Poi ci sono i senza nome, che contano quanto i celebri: i cavatori di ossidiana dell'età del rame, i pescatori ponzesi delle case grotta, il vecchio Giovanni Tagliamonte con le sue notti passate in grotta senza fuoco. Di lui conosciamo il nome perché un erudito dell'Ottocento ebbe la buona idea di trascriverne il racconto.
Nel Novecento l'isola entra nell'immaginario della subacquea e della nautica da diporto: i pionieri italiani dell'immersione, i velisti che dagli anni sessanta iniziano a frequentare il Tirreno centrale, i naturalisti che censiscono la fauna delle pontine e descrivono l'endemismo di Podarcis siculus palmarolae. È da questa stagione che nasce la fama di Palmarola come mare più bello d'Italia, e la frase attribuita a Jacques-Yves Cousteau, che come si è visto appartiene alla tradizione e non a un documento.
Negli ultimi decenni Palmarola è diventata meta di una nautica discreta e piuttosto facoltosa, quella che arriva all'ancora e non sbarca quasi mai, e periodicamente compare nelle liste internazionali delle isole senza strade né segnale telefonico. Non troverete qui elenchi di personaggi famosi avvistati in rada: sono voci di stagione, e le voci non si scrivono. Quello che si può dire con certezza è che Isola Palmarola, negli ultimi vent'anni, è rimasta selvatica per decisione normativa e per difficoltà d'accesso, non per caso.
Quando andare a Isola Palmarola
La stagione utile va da metà maggio a inizio ottobre. Luglio e agosto concentrano il novanta per cento dei visitatori e sono i mesi in cui l'isola rende meno. Giugno e settembre sono i mesi giusti. Fuori stagione le gite non partono, l'esercizio stagionale è chiuso e l'isola torna quella che è per nove mesi l'anno: una roccia disabitata in mezzo al mare.
Il vento e il mare a Isola Palmarola
Il maestrale, da nord ovest, è il vento che comanda. Quando soffia, il lato occidentale con le Cattedrali e le Galere diventa impraticabile e anche la rada orientale può risultare scomoda. Lo scirocco da sud est fa l'opposto e rende difficile il lato di mezzogiorno. La bonaccia di prima mattina è quasi una regola: per questo le barche partono presto e rientrano nel pomeriggio, quando il termico si alza.
Isola Palmarola con i bambini
Si può, con giudizio. La giornata in barca è lunga, l'ombra a bordo è poca e non ci sono servizi a terra: sotto i sei anni non ne vale la pena. Dai sette otto anni in su, con giubbotto, cappello, crema alta protezione e una barca piccola che permetta di scendere in acqua spesso, diventa una delle giornate che i bambini ricordano per anni. Evitate le escursioni con pranzo lunghissimo a bordo e nessuna sosta: i bambini a bordo vogliono entrare in acqua, non guardare la costa.
Che cosa vedere intorno a Isola Palmarola
Palmarola non si visita da sola: è il capitolo di un viaggio che comprende l'intero arcipelago e la costa pontina. A dieci chilometri c'è Ponza con il porto borbonico, le grotte di Pilato e Chiaia di Luna. Più a sud est Ventotene, con il porto romano scavato nel tufo e la vicina Santo Stefano, e la sua Spiaggia di Cala Nave. Sul continente, il Parco Nazionale del Circeo con la Spiaggia di Torre Paola e le Batterie di Punta Rossa, la Spiaggia di San Felice Circeo, la Spiaggia di Terracina, Sperlonga con la villa di Tiberio, Gaeta e Formia, porti di imbarco per le pontine. Chi arriva da Roma passa spesso per Anzio e Nettuno.
Domande frequenti sull'Isola Palmarola
Dove si trova Isola Palmarola?
Isola Palmarola si trova nel Mar Tirreno, circa dieci chilometri a ovest di Ponza, nell'arcipelago delle isole pontine, e appartiene al comune di Ponza, in provincia di Latina, nel Lazio. È l'avamposto occidentale del gruppo settentrionale delle isole pontine, e da Ponza se ne vede il profilo dentato all'orizzonte nelle giornate limpide.
Come si arriva a Isola Palmarola?
A Isola Palmarola si arriva solo via mare, perché non esistono collegamenti di linea né approdi per traghetti. Si parte da Ponza con una gita giornaliera in barca organizzata, oppure con un'imbarcazione noleggiata o propria: è l'unico modo per raggiungere l'isola.
Isola Palmarola è adatta ai bambini?
Isola Palmarola si può visitare con i bambini, ma con qualche attenzione: la giornata in barca è lunga, l'ombra a bordo è poca e a terra non ci sono servizi. Sotto i sei anni conviene evitarla, mentre dai sette otto anni in su, con giubbotto, cappello e crema solare alta, diventa un'esperienza che i bambini ricordano a lungo, soprattutto scegliendo una barca piccola che permetta di scendere spesso in acqua.
Quando è il periodo migliore per visitare Isola Palmarola?
Il periodo migliore per visitare Isola Palmarola va da metà maggio a inizio ottobre, con giugno e la fine di settembre come mesi consigliati rispetto a luglio e agosto, che concentrano il novanta per cento dei visitatori. A giugno il mare ha già una temperatura decente e il traffico di barche è una frazione di quello estivo, mentre a fine settembre l'acqua è al suo massimo e la luce del tardo pomeriggio regala il periplo migliore.
Si può sbarcare liberamente e camminare su tutta Isola Palmarola?
No, gran parte di Isola Palmarola non è liberamente percorribile a piedi da un visitatore, perché la maggior parte del territorio è area protetta e la visita si svolge soprattutto in barca e in acqua. A terra ci si muove solo su tracce ripide, senza segnaletica, spesso su roccia friabile, quindi conviene informarsi prima su cosa è davvero accessibile.
Isola Palmarola è un buon posto per fare immersioni?
Sì, il mare intorno a Isola Palmarola è uno dei motivi per cui gli appassionati di immersione la inseriscono fra le mete migliori del Tirreno. I fondali scendono rapidi fra pareti, franate e archi di roccia vulcanica, con acqua trasparente nelle giornate buone e la possibilità di osservare cernie, murene, aragoste e banchi di castagnole.
Quanto dura la traversata per raggiungere Isola Palmarola?
La traversata verso Isola Palmarola parte da Ponza, la base obbligata per chi non ha un'imbarcazione propria, dato che l'isola non ha collegamenti diretti dal continente. Il dossier disponibile non riporta una durata precisa in minuti, quindi conviene verificare l'orario effettivo con l'operatore della gita scelta prima di partire.
È vero che Isola Palmarola è stata definita l'isola più bella del mondo da Cousteau?
La frase che attribuisce a Jacques-Yves Cousteau la definizione di Isola Palmarola come isola più bella del mondo, o del Mediterraneo, circola da decenni in guide e dépliant, ma non trova riscontro in un testo o in una dichiarazione rintracciabile del comandante francese. È un'attribuzione di tradizione, un esempio di come nasce la fama di un luogo più che un dato verificato.
Chi organizza una giornata a Palmarola per un gruppo, o un itinerario pontino di più giorni con accompagnamento professionale, trova nel servizio di accompagnamento turistico di TourLeaderPro l'interlocutore adatto, così come per la parte romana del viaggio sono utili i servizi per Roma e il Lazio.

Domande veloci sull'Isola Palmarola
Dove si trova Isola Palmarola
Nel Mar Tirreno, circa dieci chilometri a ovest di Ponza, nell'arcipelago delle isole pontine. Appartiene al Comune di Ponza, provincia di Latina, Lazio.
Come si arriva a Isola Palmarola
Solo via mare. Non esistono collegamenti di linea né approdi per traghetti: si parte da Ponza con una gita giornaliera in barca o con una imbarcazione noleggiata o propria.
Quanto dura la traversata per Isola Palmarola
Dal porto di Ponza in genere fra i quaranta minuti e l'ora abbondante, secondo il tipo di scafo e le condizioni del mare.
Isola Palmarola è abitata
Non stabilmente. Qualche famiglia ponzese la frequenta d'estate nelle case grotta; per il resto dell'anno è disabitata.
Si può dormire a Isola Palmarola
A bordo, all'ancora, oppure nelle pochissime camere dell'unico esercizio stagionale presente sull'isola. Non esistono alberghi né campeggi.
Si può campeggiare a Isola Palmarola
No. Il campeggio e il bivacco notturno non sono consentiti, e l'isola è area protetta.
Si può ancorare davanti a Isola Palmarola
L'ancoraggio in rada è ammesso su fondi sabbiosi e ghiaiosi, evitando le praterie di posidonia. Nelle acque di Ponza e Palmarola vige inoltre il ticket di stazionamento comunale dal 1 giugno al 30 settembre.
Quanto costa il ticket di stazionamento a Isola Palmarola
Le tariffe variano per classe di unità e per durata, con abbonamenti settimanali, mensili e stagionali, riduzioni per le imbarcazioni a basso impatto ed esenzioni per alcune categorie. Gli importi aggiornati si verificano sul sito del Comune di Ponza.
Isola Palmarola è un parco nazionale
Non è un parco nazionale, ma è una Zona Speciale di Conservazione della rete Natura 2000, codice IT6040020, la cui gestione è affidata all'Ente Parco Nazionale del Circeo, ed è compresa nella Zona di Protezione Speciale dell'arcipelago.
Si possono raccogliere l'ossidiana o le pietre a Isola Palmarola
No. L'ossidiana e i materiali geologici dell'isola sono protetti e non vanno prelevati.
Ci sono spiagge a Isola Palmarola
Poche e piccole, di ciottoli e ghiaia, la principale nella rada orientale di Cala del Porto. La balneazione avviene soprattutto dalla barca.
Che cosa sono le Cattedrali di Isola Palmarola
Cavità alte e strette scavate dal mare nella falesia occidentale, con volte che si chiudono a sesto acuto e ricordano le navate di una chiesa gotica. Sono formazioni naturali.
Perché si chiama Isola Palmarola
Dalla palma nana, Chamaerops humilis, unica palma spontanea d'Europa, che vi cresce selvatica. In antichità l'isola era detta Palmaria.
Perché Isola Palmarola è chiamata la Forcina
Per la forma biforcuta del suo profilo, riconoscibile dalla carta nautica e dall'alto.
Chi era papa Silverio e che cosa c'entra con Isola Palmarola
Fu vescovo di Roma dal 536, deposto nel 537 e confinato nelle isole pontine, dove morì. Tradizione e parte della storiografia indicano Palmarola come luogo del confino e della morte; altre fonti indicano Ponza. È il patrono di Ponza e si festeggia il 20 giugno.
Si può fare immersione a Isola Palmarola
Sì, con i diving autorizzati di Ponza. I fondali sono impegnativi e vanno scelti in base al brevetto; valgono i divieti di prelievo propri delle aree tutelate.
Isola Palmarola è adatta ai bambini
Dai sette otto anni in su sì, con una barca piccola e soste frequenti in acqua. Sotto i sei anni la giornata è lunga e i servizi a terra mancano del tutto.
C'è campo telefonico a Isola Palmarola
La copertura è discontinua e in alcuni punti assente. Non contate sulla rete per organizzare il rientro.
C'è acqua potabile a Isola Palmarola
No, non c'è approvvigionamento per i visitatori. L'acqua si porta da Ponza, in quantità abbondante.
Qual è il periodo migliore per visitare Isola Palmarola
Giugno e la seconda metà di settembre: mare buono, gite attive, affollamento molto minore rispetto a luglio e agosto.
Si possono usare i droni a Isola Palmarola
È fortemente sconsigliato per il disturbo agli uccelli marini nidificanti, fra cui specie rarissime, e in area protetta l'uso può essere soggetto a limitazioni. Meglio lasciarlo a casa.
Che differenza c'è fra Isola Palmarola e Ponza
Ponza è abitata tutto l'anno, ha porto, paese, alberghi e servizi; Palmarola è disabitata, senza strade e senza servizi, e si visita in giornata partendo proprio da Ponza.
Ultime note su Isola Palmarola
Fra tutti i posti del Lazio, Isola Palmarola è quello che sopporta peggio la fretta e la folla. Non ha monumenti da spuntare, non ha un museo, non ha un paese dove sedersi: ha una parete di roccia chiara, un'acqua che a mezzogiorno diventa verde vetro e un silenzio che dura finché non arriva la quindicesima barca. Se avete una sola giornata, sceglietela con il bollettino del vento in mano, imbarcatevi su uno scafo piccolo, portate acqua e maschera, e non lasciate a terra nulla che non ci fosse prima di voi. Vi tornerà indietro, moltiplicata, la sensazione rarissima di essere arrivati in un posto che non è stato preparato per voi.
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Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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