Museo Storico della Fanteria

Il Museo Storico della Fanteria si trova in piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9, nel rione Esquilino, dentro il grande isolato militare che occupa il lato settentrionale della piazza, a fianco del Museo Storico dei Granatieri di Sardegna e del Museo Nazionale degli Strumenti Musicali. Prima di mettervi in cammino va detta la cosa che conta: il museo permanente dell'Esercito, quello delle trentacinque sale, del Sacrario e delle bandiere di guerra, non ha oggi un'apertura ordinaria al pubblico e le fonti istituzionali e specialistiche lo danno chiuso dal 2023 per lavori. Le visite si concordano con la Direzione telefonando allo 06 7027971, e l'ingresso al museo militare, quando viene concesso, è gratuito. Il portale turistico di Roma Capitale indica come recapito di posta elettronica museodeigranatieri@gmail.com.

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Quello che invece è quasi sempre aperto, con orari lunghi e biglietto a pagamento, è tutt'altra cosa: le mostre temporanee di grande richiamo che un organizzatore privato allestisce dentro lo stesso palazzo. Sono due entità distinte che condividono soltanto l'indirizzo. Quando leggete un cartellone con scritto Museo Storico della Fanteria e un biglietto da tredici o quindici euro, quel biglietto vi dà accesso alla mostra, non alle collezioni dell'Arma di Fanteria. Chi arriva convinto di vedere gli elmetti e trova le tele, o viceversa, esce arrabbiato: è l'equivoco più frequente di tutto il quadrante di Santa Croce.

Per la mostra in corso gli orari praticati negli ultimi anni sono dalle 9.30 alle 19.30 dal lunedì al venerdì e dalle 9.30 alle 20.30 il sabato, la domenica e i festivi, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura. Le tariffe applicate alle grandi mostre sono di 13 euro il biglietto intero nei giorni feriali, 15 euro nei giorni festivi, 10 euro il ridotto, 5 euro le scolaresche, gratuito per i bambini fino a cinque anni, più 1,50 euro di diritti di prevendita. La prenotazione dei gruppi passa dall'indirizzo prenotazioni@navigaresrl.com e dal numero 351 8403634. Il calendario cambia di stagione in stagione: controllate sul sito dell'organizzatore quale mostra è allestita nel giorno in cui volete andare, perché fra una mostra e l'altra il palazzo resta chiuso anche per settimane.

Una nota che vale più di molte altre e che riguarda i portafogli: il Museo Storico della Fanteria è un ente dell'Esercito Italiano, quindi non è un museo civico e non è un museo statale del Ministero della Cultura. La MIC card, che vale per il sistema dei Musei Civici di Roma Capitale, qui non serve a nulla. E le domeniche gratuite del circuito statale, quelle sì valide a due passi da qui per il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, non toccano né il museo militare né le mostre private ospitate nel suo palazzo. Se qualcuno vi dice il contrario, non ha guardato di chi è la proprietà.

Se state costruendo un giro di mezza giornata su questo lato della città, la pagina delle attrazioni turistiche di Roma aiuta a incastrare le tappe; qui sotto trovate comunque tutto quello che serve per capire che cosa custodisce davvero questo museo e perché la sua vicenda è una delle più curiose fra i musei romani.

Museo Storico della Fanteria
Museo Storico della Fanteria

Che cosa si visita oggi al Museo Storico della Fanteria

Il palazzo di piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9 ha due vite parallele, e capire quale delle due incrociate è la premessa di qualunque visita riuscita.

Il museo permanente dell'Esercito

La prima vita è quella istituzionale. Il Museo Storico della Fanteria nasce come museo d'arma: raccoglie, ordina ed espone la memoria materiale della Fanteria italiana, dall'Ottocento preunitario alla Guerra di Liberazione. È articolato su tre settori portanti, armi, bandiere e uniformi, e si compone di una Direzione, di una biblioteca con annesso archivio storico, di un Sacrario, di trentacinque sale espositive e di cinque fra gallerie e androni. Un museo grande, per capirci: più grande di parecchi musei civici che fanno la fila fuori dalla porta. Dal 28 giugno 1986 ha lo statuto di Ente di Forza Armata, e questo significa che non dipende da un assessorato né da una soprintendenza, ma dalla catena di comando dell'Esercito. Da qui discendono i suoi orari elastici, la sua chiusura prolungata e la sua totale gratuità: non vende biglietti perché non è un'azienda culturale, è un reparto.

Le fonti che documentano oggi il complesso concordano nel darlo chiuso al pubblico dal 2023, con una parte degli spazi ceduta alle esposizioni d'arte. Chi ha un motivo di studio, un legame reggimentale o un gruppo organizzato può provare a concordare l'accesso con la Direzione: il numero 06 7027971 è quello indicato dalle schede istituzionali. Storicamente il museo apriva anche il 2 giugno, per la Festa della Repubblica, e quella è tuttora la ricorrenza in cui conviene verificare se il portone si spalanca.

Le mostre temporanee nel palazzo del Museo Storico della Fanteria

La seconda vita è recente e commerciale. Da alcuni anni una società privata di produzione e allestimento di mostre d'arte, Navigare Srl, ha sede legale a Palermo in via Principe di Villafranca 57 e ufficio di rappresentanza a Milano in corso Magenta 85, utilizza gli spazi espositivi del palazzo per grandi mostre monografiche. Sono mostre da cartellonistica in metropolitana, con nomi che riempiono i weekend: Miró, Dalì, Gauguin, Picasso, Matisse, Caravaggio, e prima ancora Warhol. Il pubblico entra dallo stesso portone, sale gli stessi scaloni, e per questo motivo tutte le agenzie di biglietteria elettronica registrano il luogo con il nome del museo militare. Ne discende una confusione che dura da anni e che nessuno si è preso la briga di chiarire in facciata.

Due biglietterie diverse, due mondi diversi

La regola pratica è semplice e ve la riassumo così: se pagate, state entrando in una mostra d'arte; se non pagate, state entrando nel museo dell'Esercito. Il biglietto della mostra non comprende le sale storiche della Fanteria, e la visita al museo militare, quando è possibile, non dà diritto ad alcuno sconto sulla mostra. Nemmeno il personale in servizio alla mostra ha titolo per aprirvi il Sacrario. Sono due catene di responsabilità separate, con due telefoni separati.

La mia opinione, dopo aver accompagnato gruppi in entrambe le versioni di questo indirizzo: il museo militare, quando riaprirà, vale il doppio della mostra di turno, perché mostre di Miró e di Caravaggio se ne vedono in dieci città italiane all'anno, mentre trentacinque sale di bandiere di guerra italiane esistono in un solo posto al mondo. Chi capita a Roma nei mesi in cui il portone è aperto solo per l'arte, se lo faccia bastare senza illusioni, e programmi la visita vera per quando l'Esercito riaprirà le sue sale.

Dove si trova il Museo Storico della Fanteria e come ci si arriva

L'indirizzo esatto e il palazzo

L'indirizzo è piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9, rione Esquilino. Il numero civico 9 identifica il corpo di fabbrica del museo militare; il 9/A, porta accanto, è il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali; ai numeri 7 e 8 c'è il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna; al 12 la basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Quattro istituzioni diverse in un fronte di poche decine di metri, con quattro citofoni e quattro orari che non coincidono mai. Il portale turistico di Roma Capitale descrive l'edificio come un fabbricato in stile Liberty su tre piani, e la definizione è calzante: la facciata ha quel decoro sobrio e geometrico dei primi del Novecento, quando la piazza venne organizzata come polo militare.

Metro, bus e tram per il Museo Storico della Fanteria

Il riferimento più solido è la stazione San Giovanni, servita dalla linea A e dalla linea C della metropolitana: da lì si arriva in piazza di Santa Croce in Gerusalemme con una camminata piana di poco più di dieci minuti, passando davanti alla facciata laterale del Laterano e imboccando viale Carlo Felice, il rettifilo alberato che unisce le due basiliche. In alternativa si scende a Manzoni sulla linea A e si scende verso sud.

Sul trasporto di superficie serve una raccomandazione onesta: la rete tranviaria di questo quadrante è da mesi un cantiere mobile, con linee sospese, tratte sostituite da autobus e capolinea provvisori che cambiano di settimana in settimana fra Porta Maggiore, Termini e Largo Preneste. Prima di uscire di casa verificate la linea sul portale di Roma Servizi per la Mobilità, perché il numero che avete in mente potrebbe oggi essere un autobus con un altro percorso. La camminata dalla metropolitana, invece, non cambia mai, ed è per questo che la consiglio sempre.

A piedi da San Giovanni e da Porta Maggiore

Da piazza di San Giovanni in Laterano il tragitto è uno solo e non si sbaglia: viale Carlo Felice fino in fondo, e la piazza si apre con la facciata barocca della basilica sulla destra e il fronte militare sulla sinistra. Sono circa settecento metri. Da Porta Maggiore si arriva costeggiando le Mura Aureliane lungo viale Castrense: è il percorso che preferisco, perché consente di vedere dall'esterno il grande emiciclo laterizio dell'Anfiteatro Castrense inglobato nella cortina muraria, che è poi il motivo archeologico per cui questa piazza esiste. Chi arriva dalla stazione Termini a piedi metta in conto una mezz'ora abbondante attraverso l'Esquilino, con una sosta possibile al Nuovo Mercato Esquilino.

La piazza di Santa Croce in Gerusalemme e il quadrante del Museo Storico della Fanteria

Nessun museo si capisce senza il suo terreno, e il terreno di questo museo è uno dei più stratificati di Roma.

Il Sessorium sotto i piedi

La piazza occupa il settore sud orientale della città antica, dove la casa imperiale possedeva una residenza chiamata Sessorium, o Palazzo Sessoriano. Era un complesso di grande estensione, con sale di rappresentanza, terme e un anfiteatro privato, e fu la dimora romana di Elena, madre di Costantino. Da quella residenza nacque la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, ricavata in una delle aule del palazzo. Nell'area del comprensorio militare che ospita il museo sopravvivono resti murari attribuiti proprio al Palazzo Sessoriano, e questa è una delle ragioni per cui il recinto è così avaro di accessi: sotto e dentro ci sono strutture archeologiche vincolate. Chi entra nel museo cammina, letteralmente, sopra il pavimento di una corte imperiale del quarto secolo.

L'Anfiteatro Castrense e le Mura Aureliane

L'edificio antico più leggibile del quadrante è l'Anfiteatro Castrense, databile fra il 218 e il 222 dopo Cristo, in età severiana, e legato al medesimo complesso sessoriano. La sua ellisse misura 88 metri sull'asse maggiore e 75,80 metri sull'asse minore: un anfiteatro di corte, non un edificio per il popolo. Cinquant'anni dopo la sua costruzione le Mura Aureliane lo tagliarono a metà e ne fecero un bastione, tamponando gli archi della facciata e trasformando un luogo di spettacolo in una struttura difensiva. Gli ordini superiori furono abbattuti nel Cinquecento per volontà di papa Paolo IV. Oggi l'interno dell'arena è occupato dall'orto del monastero di Santa Croce, ricreato come giardino monastico nel 2004. Dal marciapiede di viale Castrense se ne vede la curva perfetta, e nessuno si ferma a guardarla.

La caserma Umberto I e il polo militare dell'Esquilino

Il volto attuale della piazza è invece novecentesco e militare. La caserma Umberto I risale al 1903, il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna venne inaugurato negli anni Venti alla presenza di Vittorio Emanuele III, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali arrivò nel 1974 in un edificio dello stesso comprensorio, e la fontana decorativa al centro della piazza è del 1928, parte della campagna che sostituì le vecchie fontanelle di ghisa con vasche in travertino. Questa piazza, in altre parole, è un pezzo di Roma umbertina e fascista appoggiato su un palazzo imperiale e chiuso da una muraglia del terzo secolo. Poche zone della città raccontano tante epoche in un colpo d'occhio, e quasi nessun turista ci arriva.

La storia del Museo Storico della Fanteria

L'idea nata dai sacrari di reggimento

L'idea di un museo della Fanteria nasce alla fine della Grande Guerra, e nasce dal basso. Furono i reggimenti dell'Arma a cominciare, allestendo nelle rispettive caserme piccoli sacrari dove si custodivano cimeli, bandiere lacere, fotografie, oggetti dei caduti. Erano musei di corridoio, spesso una vetrina e una lapide, ma tenevano insieme la memoria di un reparto. L'ipotesi di riunire quelle raccolte in un unico museo nazionale circolava già negli anni Venti; mancavano i fondi e mancava soprattutto una sede. La Seconda guerra mondiale fece il resto: i cimeli sparsi nelle caserme d'Italia andarono in gran parte smarriti o distrutti fra bombardamenti, requisizioni e l'inverno del 1943. Il patrimonio di partenza, quando si riprese il progetto, era quasi azzerato.

Il generale Edoardo Scala e la ricostruzione delle raccolte

Nel dopoguerra lo Stato Maggiore dell'Esercito affidò l'incarico di recuperare il materiale al generale Edoardo Scala, nato a Ragusa il 30 giugno 1884 e morto a Palermo il 14 gennaio 1964, generale di divisione del Regio Esercito dal 19 luglio 1939 e storico militare fra i più prolifici del Novecento italiano. Scala è l'autore della monumentale Storia delle fanterie italiane, nove volumi pubblicati a Roma dalla Tipografia regionale fra il 1950 e il 1955: un'opera che ancora oggi si cita nelle bibliografie e che rappresenta l'ossatura intellettuale del museo. Chi ha ricostruito le collezioni, insomma, era la stessa persona che stava scrivendo la storia dell'Arma. Il museo è figlio di quei nove volumi, e si vede nell'impianto delle sale, che segue una scansione da manuale: origini, Risorgimento, specialità, colonie, guerre mondiali.

Va detto che la ricerca fu una caccia paziente a oggetti dispersi: donazioni di famiglie, versamenti di reparti sciolti, acquisti sul mercato antiquario, materiali restituiti da comandi alleati. Non c'era una collezione preesistente da riordinare, c'era un vuoto da riempire. Per un museo storico è una condizione insolita e spiega perché il fondo sia così eterogeneo, con pezzi eccezionali accanto a materiali seriali.

Attilio Bruno, la sede e l'inaugurazione del 1959

Nel 1956 l'incarico passò al generale Attilio Bruno, e il problema che Bruno risolse fu quello che aveva bloccato tutti i predecessori: trovare uno stabile. La soluzione arrivò dal comprensorio di piazza di Santa Croce in Gerusalemme, accanto al già esistente Museo Storico dei Granatieri di Sardegna, con l'appoggio delle autorità militari e del Ministero della Difesa. L'edificio venne recintato e adattato, e il Museo Storico della Fanteria fu inaugurato l'11 novembre 1959 dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. La data non è casuale: novembre è il mese della Vittoria, e il 4 novembre resta la ricorrenza dell'Unità nazionale e delle Forze Armate.

Dal 1986 Ente di Forza Armata

Il 28 giugno 1986 il museo divenne Ente di Forza Armata, passaggio che ne cambiò lo statuto amministrativo e lo inquadrò organicamente nella struttura addestrativa dell'Arma di Fanteria, con riferimento alla Scuola di Fanteria. È un dettaglio burocratico che il visitatore non percepisce, ma che spiega molte cose: la gratuità, l'assenza di una biglietteria, gli orari da ufficio militare invece che da museo, e la facilità con cui l'apertura al pubblico può essere sospesa quando servono lavori o quando il personale viene destinato altrove.

Il restauro del 1990 e la riapertura del 2016

Un intervento di ristrutturazione nel 1990 riorganizzò gli spazi nella forma che ancora oggi le schede descrivono: tre settori portanti, trentacinque sale, cinque gallerie e androni. Dopo un'ulteriore lunga chiusura per lavori, il museo tornò accessibile il 9 settembre 2016 con un allestimento dedicato al primo conflitto mondiale. In quegli anni il museo ospitò l'esposizione intitolata Bollettino 1268. Il confine di carta, dedicata al bollettino della Vittoria e alla cartografia del fronte, che rimase visitabile a lungo. Poi, dal 2023, il sipario è tornato a calare sulle collezioni permanenti, mentre gli spazi espositivi cominciavano la loro seconda carriera come sede di grandi mostre d'arte.

Le sale del Museo Storico della Fanteria, una per una

Qui descrivo l'ordinamento del museo così come risulta dalle schede istituzionali e dall'impianto museografico consolidato dopo il 1990. Se e quando la Direzione vi concederà l'accesso, questo è il percorso che vi troverete davanti.

I tre settori portanti: armi, bandiere, uniformi

L'articolazione fondamentale del Museo Storico della Fanteria è tripartita. Il settore delle armi copre l'armamento individuale e di reparto della fanteria italiana, dalle armi ad avancarica delle guerre d'indipendenza ai fucili a ripetizione, alle mitragliatrici, alle armi di accompagnamento del Novecento. Il settore delle bandiere raccoglie i vessilli di guerra dei reggimenti, e per chi conosce la materia è il cuore assoluto della raccolta: una bandiera di reggimento non è un drappo, è l'identità giuridica di un reparto, e il suo medagliere è la sintesi araldica di tutto quello che quel reparto ha fatto. Il settore delle uniformi documenta l'evoluzione della divisa, dal turchino piemontese al grigioverde introdotto nel 1909, fino alle mimetiche del secondo dopoguerra.

Il Sacrario dei Caduti del Museo Storico della Fanteria

Il Sacrario è l'ambiente che dà senso a tutto il resto e va attraversato in silenzio. Vi si conserva il Redentore sulla croce, opera dello scultore Edmondo Furlan, collocato proprio nel Sacrario dei Caduti. È lo spazio in cui il museo smette di essere una raccolta di oggetti e diventa un luogo di memoria: la fanteria è l'arma che ha pagato il prezzo più alto in ogni guerra combattuta dall'Italia, e un sacrario di fanteria è un elenco che non finisce mai. La mia raccomandazione, per chi ci entra con una scolaresca: fermatevi lì cinque minuti prima di qualunque spiegazione tecnica. Le armi si capiscono meglio dopo.

Le sale dell'evoluzione storica della Fanteria

Una prima sequenza di sale racconta l'evoluzione storica dell'Arma, dalle origini degli eserciti permanenti italiani alla formazione dell'esercito nazionale. È la parte più didattica e anche la più utile a chi non ha familiarità con la materia, perché spiega come si passa dalle milizie degli Stati preunitari a un corpo di fanteria organizzato per reggimenti, brigate e divisioni. Qui il plastico della battaglia di Zama, di cui parlo più avanti, funziona come prologo ideale: la fanteria come schieramento di uomini a piedi che decide una battaglia esiste da millenni.

Le sale del Risorgimento al Museo Storico della Fanteria

Il Risorgimento occupa una sezione autonoma, ed è quella in cui il museo dialoga con il resto della città. Le guerre d'indipendenza, la spedizione dei Mille, la presa di Roma del 1870 sono raccontate con uniformi, armi, documenti e cimeli reggimentali. Chi vuole approfondire questa stagione ha in città il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano e l'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano: il confronto fra la narrazione civile e quella militare degli stessi fatti è uno degli esercizi più istruttivi che si possano fare a Roma.

Le specialità dell'Arma

La fanteria non è un blocco unico, ed è questo il punto che il museo insegna meglio. Le specialità dell'Arma hanno storie, uniformi, fregi e tradizioni diverse: i granatieri, i bersaglieri, gli alpini, i paracadutisti, i lagunari, i carristi, la fanteria di linea. Ciascuna specialità ha il proprio copricapo, il proprio passo, la propria fanfara. Le sale dedicate a questo tema sono quelle in cui un visitatore digiuno di storia militare comincia a distinguere un cappello alpino da un fez di bersagliere, e improvvisamente tutta la toponomastica romana dedicata ai reggimenti diventa leggibile.

Le specialità coloniali e i corpi di spedizione

Una sezione è dedicata alle specialità coloniali e ai corpi di spedizione italiani, dalle campagne d'Africa alle missioni fuori dai confini nazionali. È la parte del museo che richiede più cautela e più contesto, perché espone materiali di una stagione storica su cui il dibattito pubblico italiano è arrivato tardi e faticosamente. Chi accompagna un gruppo qui dentro ha il dovere di raccontare anche il rovescio: le guerre coloniali italiane furono guerre di aggressione, e un museo d'arma le documenta dal punto di vista di chi le combatté. La distinzione fra documentare e celebrare va tenuta ferma dal visitatore, perché nessuna didascalia la farà al posto suo.

La Prima guerra mondiale e la trincea in scala naturale

La sezione della Grande Guerra è quella che colpisce di più chi entra per la prima volta, e il merito è di un allestimento fuori dall'ordinario: la riproduzione in scala naturale di una trincea del fronte italiano. Non un modellino, non un pannello: un camminamento in cui si entra, con i sacchetti di terra, le tavole, la feritoia. È un dispositivo museografico vecchio stile che funziona ancora perfettamente, perché la trincea si capisce con il corpo e non con gli occhi. Il visitatore percepisce l'altezza, l'angustia, il campo visivo ridotto a una fessura. Attorno, elmetti Adrian e Lipmann, maschere antigas, gavette, il fucile modello 1891, le fotografie del Carso.

La mia opinione, e la dico senza giri: quella trincea, da sola, vale la deviazione fino all'Esquilino più di metà delle mostre a pagamento che si sono succedute nello stesso palazzo. Se il museo riapre e avete un'ora, andate lì e restateci.

La Seconda guerra mondiale e la Guerra di Liberazione

Le sale del secondo conflitto mondiale coprono i fronti su cui combatté la fanteria italiana, dalla Grecia alla Russia all'Africa settentrionale, e proseguono con la Guerra di Liberazione, cioè con il periodo che va dall'8 settembre 1943 alla primavera del 1945. È la sezione più delicata e più necessaria: qui si racconta un esercito che si spezza, che si ricompone e che combatte accanto agli Alleati con i gruppi di combattimento. Chi vuole seguire quel filo nella Roma occupata trovi la sua tappa complementare nel Museo Storico della Liberazione di Roma, in via Tasso, a poche fermate da qui.

L'armeria del Museo Storico della Fanteria

L'armeria è una sala tecnica, e per gli appassionati è il pezzo forte. Vi si documenta l'evoluzione dell'armamento individuale: fucili ad avancarica, il Carcano modello 1891 nelle sue varianti, moschetti da cavalleria e da truppe speciali, pistole d'ordinanza, armi automatiche, armi da preda bellica. Il criterio espositivo è quello classico dei musei militari, per serie tipologiche e cronologiche, il che rende la sala poco spettacolare e molto istruttiva. Chi non distingue una baionetta a lama triangolare da una a lama piatta ne esce distinguendola.

Drappelle, stemmi araldici, bandiere di guerra e medaglieri

La sezione vessillologica e araldica è quella meno nota e più preziosa. Drappelle, stemmi araldici, bandiere di guerra e medaglieri dei reggimenti compongono un archivio visivo che non ha equivalenti in Italia. Ogni bandiera porta cucito il proprio medagliere, e ogni medaglia corrisponde a un fatto d'arme e a un decreto. Leggere un medagliere significa leggere la biografia intera di un reparto: dove ha combattuto, quante volte è stato distrutto e ricostituito, quali onorificenze ha ricevuto. È lo strumento che i musei militari padroneggiano e i musei civili ignorano, e da solo giustifica l'esistenza di un museo d'arma separato.

La biblioteca e l'archivio storico

Il museo comprende una biblioteca con annesso archivio storico. Non è un ambiente da visita turistica, è uno strumento di lavoro per ricercatori, tesisti, appassionati di storia reggimentale e discendenti che cercano notizie su un antenato. L'accesso passa dalla Direzione e va concordato. Chi ha in casa una fotografia di un nonno in uniforme e vuole capire di quale reggimento si tratti, qui trova il posto giusto per chiederlo.

Le gallerie e gli androni

Alle trentacinque sale si aggiungono cinque fra gallerie e androni, spazi di passaggio che nella prassi dei musei militari non sono affatto vuoti: ospitano pezzi ingombranti, lapidi, gruppi scultorei, quadri di grande formato. È negli androni che si incontra la statua del Partente, collocata al pianterreno.

Il plastico della battaglia di Zama al Museo Storico della Fanteria

Fra tutti i pezzi del museo, quello di cui la gente parla di più è un plastico: la ricostruzione tridimensionale della battaglia di Zama, combattuta nel 202 avanti Cristo fra i Romani di Publio Cornelio Scipione e i Cartaginesi di Annibale. La scelta di aprire un museo della fanteria moderna con una battaglia punica non è un vezzo erudito, è una dichiarazione di metodo. Zama è la battaglia in cui la fanteria manipolare romana risolve il problema degli elefanti da guerra aprendo i corridoi fra i manipoli e lasciandoli passare, e in cui la cavalleria numida di Massinissa, passata dalla parte romana, chiude la partita alle spalle dello schieramento cartaginese. È la dimostrazione che una battaglia si vince con l'ordinamento della fanteria prima ancora che con il coraggio dei singoli.

Il plastico permette di vedere quello che nessuna cartina riesce a rendere: la profondità degli schieramenti, la distanza fra le linee, la funzione dei velites, l'incastro fra hastati, principes e triarii. Per una scolaresca è lo strumento didattico più efficace del museo, e per un adulto è l'occasione di capire perché lo schieramento romano abbia funzionato per tre secoli. Un'osservazione da chi ci ha portato gruppi: davanti a Zama la gente si ferma il doppio del tempo che passa davanti alle armi. Il plastico vince sempre.

Va aggiunto un avvertimento storiografico, perché il Museo Storico della Fanteria è pur sempre un museo del Novecento e le sue ricostruzioni riflettono lo stato degli studi al momento in cui furono realizzate. La localizzazione esatta del campo di battaglia di Zama resta discussa fra gli studiosi, e le fonti antiche principali, Polibio e Livio, divergono su diversi dettagli tattici. Guardate il plastico come una ricostruzione ragionata, non come una fotografia.

Museo Storico della Fanteria
Museo Storico della Fanteria

Le sculture e i dipinti del Museo Storico della Fanteria

Accanto ai cimeli il museo conserva un nucleo di opere d'arte arrivate per donazione o per acquisto: pitture, disegni e sculture. Due pezzi sono citati da tutte le descrizioni del museo, e sono i due che chiunque ricorda uscendo.

Il Partente di Poidimani

Al pianterreno è collocata la statua del Partente, opera attribuita a B. Poidimani. Il soggetto appartiene a una tipologia molto praticata nella scultura commemorativa italiana fra le due guerre: il soldato che parte, colto nell'istante del distacco. È un'iconografia che va letta con attenzione, perché nella statuaria pubblica di quegli anni il partente è quasi sempre una figura eroica e composta, mentre nella realtà delle partenze di massa del 1915 e del 1940 il congedo era tutt'altro. La statua vale come documento del modo in cui l'Italia si raccontò la guerra, oltre che come opera in sé.

Il Redentore sulla croce di Edmondo Furlan

Nel Sacrario dei Caduti si trova il Redentore sulla croce di Edmondo Furlan. La collocazione è tutt'altro che neutra: un crocifisso dentro un sacrario militare stabilisce un'equivalenza precisa fra il sacrificio del soldato e quello di Cristo, ed è una scelta iconografica che percorre tutta la memorialistica bellica italiana, dai monumenti ai caduti dei paesi alle grandi opere del Sacrario di Redipuglia. Chi visita il Sacrario del Museo Storico della Fanteria ha davanti, in scala ridotta, la stessa teologia civile che informa i grandi ossari militari italiani.

Le mostre temporanee al Museo Storico della Fanteria: come funzionano davvero

Chi organizza e chi risponde

Le grandi mostre allestite nel palazzo sono prodotte da un operatore privato, Navigare Srl, società che si occupa di produzione, organizzazione e allestimento di esposizioni d'arte, con sede legale a Palermo e ufficio di rappresentanza a Milano. La sede espositiva viene indicata con il nome del museo militare, e questo genera l'equivoco di cui sopra. Per informazioni, prenotazioni di gruppi e visite guidate alle mostre il riferimento è l'indirizzo prenotazioni@navigaresrl.com e il numero 351 8403634: la Direzione del museo militare, allo 06 7027971, non gestisce le mostre e non può darvi informazioni sui biglietti.

Quanto costa entrare alle mostre

Il listino applicato alle grandi mostre negli ultimi anni prevede 13 euro per l'intero nei giorni feriali e 15 euro nei giorni festivi e nei fine settimana, 10 euro per il ridotto, 5 euro per le scolaresche, ingresso gratuito per i bambini fino a cinque anni compiuti, con 1,50 euro di diritti di prevendita per l'acquisto anticipato. Il biglietto si compra alla cassa oppure online attraverso il rivenditore autorizzato indicato di volta in volta sul sito ufficiale della mostra. Verificate sempre il listino della singola mostra: ogni esposizione ha il proprio, e i prezzi cambiano.

Orari delle mostre nel palazzo del Museo Storico della Fanteria

L'orario praticato è dalle 9.30 alle 19.30 dal lunedì al venerdì e dalle 9.30 alle 20.30 il sabato, la domenica e nei giorni festivi, con ultimo ingresso trenta minuti prima della chiusura. È un orario largo, che permette di infilare la mostra a fine giornata dopo aver visitato le basiliche del quadrante. Attenzione ai giorni di allestimento e smontaggio fra una mostra e l'altra: in quei periodi il portone resta chiuso e non c'è nulla da vedere, né arte né fanteria.

Che cosa si è visto in questo palazzo negli ultimi anni

Il cartellone recente dà la misura del fenomeno. Nel palazzo di piazza di Santa Croce in Gerusalemme sono passate una monografica su Joan Miró intitolata Il costruttore di sogni, una su Salvador Dalì dedicata al rapporto fra arte e mito, una su Paul Gauguin, una su Pablo Picasso intitolata Il linguaggio delle idee, la rassegna L'ultimo Matisse. Morfologie di carta, curata da Vittoria Mainoldi e imperniata sui papiers découpés dell'ultima stagione del pittore, e la mostra Caravaggio e i maestri della luce, incentrata sulla rivoluzione luministica caravaggesca e sui suoi seguaci italiani e stranieri, da Bartolomeo Manfredi a Orazio Gentileschi. In precedenza il secondo piano aveva ospitato un allestimento dedicato a Andy Warhol.

Il mio giudizio da guida, e non piacerà a tutti: sono mostre costruite con prestiti di media qualità e molta scenografia, adatte a un pubblico generalista e assai meno a chi conosce la materia. Se avete due ore a Roma e dovete scegliere fra una di queste monografiche e la basilica di Santa Croce in Gerusalemme che avete a cinquanta metri, scegliete la basilica senza esitare. Se invece la mostra è la scusa per entrare in un palazzo militare altrimenti inaccessibile, allora il biglietto ha un senso tutto suo.

Card, abbonamenti e ingressi gratuiti al Museo Storico della Fanteria

Su questo punto circola una quantità impressionante di informazioni sbagliate, e conviene mettere i puntini.

Il Museo Storico della Fanteria appartiene all'Esercito Italiano, cioè al Ministero della Difesa. Non è un museo civico di Roma Capitale e non è un museo statale del Ministero della Cultura. Ne discendono tre conseguenze pratiche. La prima: la MIC card, l'abbonamento annuale dei residenti che dà accesso al sistema dei Musei Civici, qui non ha alcun valore, né per il museo militare né per le mostre a pagamento. La seconda: la domenica gratuita del circuito statale, quella che apre senza biglietto i musei del Ministero della Cultura, non si applica a questo indirizzo. La terza: quando il museo militare è accessibile, l'ingresso è gratuito per tutti a prescindere da qualunque tessera, perché il museo non vende biglietti.

Diverso il caso del vicino Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, porta accanto al civico 9/A: quello è statale, il biglietto intero è di 6 euro, il ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra i 18 e i 25 anni è di 2 euro, l'ingresso è gratuito per i minori di 18 anni ed è gratuito la prima domenica di ogni mese. Chi cerca la domenica gratuita in questa piazza, la trova lì e solo lì.

Quanto agli abbonamenti dell'organizzatore delle mostre e alle card di terzi che promettono riduzioni sulle esposizioni temporanee, valgono per la singola mostra e cambiano a ogni edizione: leggete le condizioni sul sito della mostra che volete vedere, perché nessuna card generalista romana copre queste esposizioni per contratto.

Una curiosità su Museo Storico della Fanteria

La curiosità vera è che questo museo è nato due volte, e la seconda volta è nato da zero. Le collezioni originarie non furono raccolte da un collezionista né ereditate da una casa reale: erano i piccoli sacrari che i reggimenti di fanteria si erano costruiti da soli nelle caserme dopo la Grande Guerra, una vetrina qui, una lapide là, il cimelio del capitano caduto sul Carso custodito nella sala convegno degli ufficiali. Quella rete diffusa di micromusei fu il vero patrimonio di partenza. La Seconda guerra mondiale la cancellò quasi per intero: fra bombardamenti, caserme requisite, reparti sciolti e il caos successivo all'8 settembre 1943, i cimeli andarono perduti o distrutti.

Quando lo Stato Maggiore riprese il progetto, dovette quindi affidare a un generale il compito paradossale di ricostruire una memoria materiale che non esisteva più. L'uomo scelto fu Edoardo Scala, siciliano di Ragusa, generale di divisione e storico militare, che negli stessi anni stava scrivendo i nove volumi della sua Storia delle fanterie italiane, usciti a Roma fra il 1950 e il 1955. Scala andò a cercare gli oggetti dove erano finiti: nelle famiglie, nei magazzini dei comandi, presso i reduci, sul mercato antiquario. Il Museo Storico della Fanteria è perciò un museo scritto prima e allestito dopo, dove l'ordinamento delle sale ricalca l'indice di un libro.

C'è un secondo strato di curiosità, tutto romano. Il museo che raccoglie la memoria della fanteria italiana è finito dentro il perimetro di un palazzo imperiale del quarto secolo, il Sessorium di Elena madre di Costantino, e a ridosso di un anfiteatro trasformato in bastione dalle Mura Aureliane. Un museo di soldati costruito su una residenza di corte e appoggiato a una fortificazione tardoantica: la coincidenza è talmente perfetta che nessuna guida la racconta mai, presa com'è a mandare i gruppi verso il Colosseo.

Una cosa che non ti dice nessuno su Museo Storico della Fanteria

Nessuno vi dice che il nome sul biglietto e il nome sul portone possono indicare due cose diverse, e che questa ambiguità è la ragione numero uno delle recensioni furiose che si leggono in rete. Le piattaforme di biglietteria registrano la sede espositiva con la dicitura del museo militare, i manifesti in metropolitana riportano la stessa dicitura, e chi compra un biglietto per una mostra di Picasso è convinto in buona fede di entrare anche nel museo dell'Esercito. Non è così. Il biglietto della mostra apre le sale che l'organizzatore ha in concessione, e nient'altro. Nel senso opposto vale la stessa cosa: la visita concordata con la Direzione del museo militare non vi fa entrare gratis alla mostra.

La seconda cosa che nessuno dice è che il museo militare, quando è aperto, è gratuito. Gratuito per tutti, senza ridotti, senza tessere, senza prima domenica del mese, perché un Ente di Forza Armata non ha un botteghino. Questo cambia completamente il calcolo di convenienza di una mattinata in zona: se il portone dell'Esercito è aperto, quella è la visita a costo zero più densa di contenuti dell'intero settore sud orientale della città.

La terza, e la dico perché serve davvero: le trentacinque sale non si vedono in mezz'ora. Un museo militare di questa taglia, se lo si guarda sul serio, chiede due ore piene, e per l'armeria e la sezione vessillologica ne servono di più. Chi lo tratta come una sosta rapida fra il Laterano e Porta Maggiore lo attraversa senza vederlo. Meglio dedicargli una mattinata intera e saltare qualcos'altro.

Aggiungo l'ultima, che riguarda l'accesso: essendo un comprensorio militare, l'ingresso passa da un controllo. Portate un documento di identità valido e mettete in conto la registrazione all'ingresso. Non è un museo dove si entra con la sciarpa al collo e le mani in tasca.

Il consiglio che ti do per visitare Museo Storico della Fanteria

Il consiglio numero uno è telefonare prima. Non è un consiglio generico: è la condizione di possibilità della visita. Il numero della Direzione, 06 7027971, è quello che compare su tutte le schede istituzionali, e le visite guidate al museo permanente si effettuano previo accordo con la Direzione stessa. Chi si presenta al portone sperando che sia aperto rischia di trovare un piantone che gli spiega che oggi si entra soltanto alla mostra a pagamento.

Il consiglio numero due riguarda la data. Il 2 giugno, Festa della Repubblica, è storicamente il giorno in cui il museo apre al pubblico, e più in generale le ricorrenze militari sono le finestre migliori: il 4 novembre, giornata dell'Unità nazionale e delle Forze Armate, e le celebrazioni d'Arma. Se avete una sola occasione all'anno per vedere le sale, cercatela lì.

Il consiglio numero tre è di costruire attorno alla visita un itinerario coerente invece di isolarla. Nel raggio di trecento metri avete la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, l'Anfiteatro Castrense inglobato nelle Mura Aureliane, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali, il museo dei Granatieri. In dieci minuti di cammino aggiungete San Giovanni in Laterano e la Scala Santa. In quindici arrivate a Porta Maggiore e alla basilica sotterranea neopitagorica. È il modo giusto di usare questa piazza: non come un punto, come una giornata.

Il consiglio numero quattro è pratico e riguarda le scarpe e la luce. Le sale del museo militare sono grandi, i pavimenti sono duri, l'illuminazione è quella funzionale degli allestimenti anni Novanta. Vestitevi comodi e non contate su un bar interno. Il caffè si prende fuori, verso via Eleniana o verso viale Castrense.

Il consiglio numero cinque, e chiudo, è di portarsi il taccuino. Il Museo Storico della Fanteria è un museo di didascalie brevi e di oggetti eloquenti: chi annota i numeri dei reggimenti che gli interessano può poi ricostruire da casa, sulle fonti a stampa, la storia completa del reparto di un antenato. È il tipo di museo che continua a lavorare dopo che siete usciti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che le Mura Aureliane inglobarono l'Anfiteatro Castrense. Lo si legge in ogni manuale e lo si ripete in ogni visita di quartiere. Quello che quasi nessuno cita è la conseguenza urbanistica di lungo periodo di quell'inglobamento, che è precisamente la ragione per cui il Museo Storico della Fanteria si trova dove si trova.

Quando Aureliano, negli anni Settanta del terzo secolo, fece costruire la cinta, i suoi ingegneri riutilizzarono ogni struttura preesistente che avesse la massa giusta: acquedotti, sepolcri, edifici pubblici. L'Anfiteatro Castrense, costruito appena cinquant'anni prima fra il 218 e il 222 come anfiteatro privato del complesso sessoriano, con la sua ellisse di 88 metri per 75,80, fu tagliato in due e trasformato in bastione, con gli archi della facciata tamponati. Da quel momento l'area interna al muro divenne un settore urbano chiuso, appartato, senza traffico di attraversamento. Nel Cinquecento papa Paolo IV fece abbattere gli ordini superiori dell'anfiteatro, e l'arena finì per essere coltivata: oggi ospita l'orto del monastero di Santa Croce, ricreato come giardino monastico nel 2004.

Un settore urbano appartato, murato, con grandi superfici libere e nessun interesse speculativo: nell'Italia postunitaria è esattamente il profilo che serve alle caserme. Ecco perché fra Otto e Novecento questo angolo si riempì di installazioni militari, con la caserma Umberto I del 1903, e perché il museo dei Granatieri prima e quello della Fanteria poi trovarono qui la loro sede. La geografia militare di Roma non è casuale: segue la linea delle mura, occupa i vuoti che le mura hanno prodotto. Chi cammina lungo viale Castrense vede duemila anni di continuità funzionale, dal bastione di Aureliano al muro di cinta della caserma.

C'è un corollario che vale la pena aggiungere. La stessa logica spiega anche perché l'archeologia di questa zona sia così poco valorizzata: la proprietà militare ha protetto le strutture antiche dalla speculazione edilizia e insieme le ha rese invisibili al pubblico. I resti del Palazzo Sessoriano all'interno del comprensorio sono in questa condizione da un secolo e mezzo. È una conservazione per sottrazione, la formula più tipicamente romana che esista.

La foto giusta da fare a Museo Storico della Fanteria

La fotografia che rende giustizia a questo indirizzo non è quella della facciata, ed è per questo che le immagini in circolazione sono quasi tutte deludenti. Il fronte Liberty su tre piani del Museo Storico della Fanteria è sobrio, ordinato, e su una piazza così larga si appiattisce: fotografato di prospetto restituisce un edificio pubblico qualunque.

La foto giusta è quella che tiene dentro due epoche nella stessa inquadratura. Posizionatevi sul marciapiede meridionale della piazza, verso la basilica, e riprendete il fronte del comprensorio militare con, sullo sfondo o di taglio, la curva laterizia dell'Anfiteatro Castrense saldata alle Mura Aureliane. Ottenete in un unico scatto il terzo secolo e il Novecento, il bastione e la caserma, la Roma imperiale e la Roma umbertina. È la fotografia che spiega la piazza senza bisogno di didascalia.

La seconda inquadratura da cercare è dall'esterno, su viale Castrense: qui il muro antico corre alto e continuo, con il paramento in laterizio, e in controluce serale la tessitura dei mattoni si legge in modo eccellente. Andateci nell'ora che precede il tramonto, quando il sole batte da ovest e la muratura passa dal rosa all'arancio. La stessa parete a mezzogiorno è piatta e grigia.

Dentro il museo, quando l'accesso è concesso, la fotografia da portare a casa è una sola: la trincea in scala naturale. Inquadratela dall'interno del camminamento, con il taglio del cielo sopra e la feritoia in fondo, evitando il flash. Rende la compressione dello spazio molto meglio di qualunque ripresa frontale. Per le bandiere di guerra, invece, servono mano ferma e sensibilità alta: sono conservate in condizioni di luce bassa per ragioni di conservazione, e il flash è vietato oltre che dannoso. Verificate comunque all'ingresso le regole sulle riprese, perché in un ente militare la disciplina fotografica non la decide il visitatore.

Nelle mostre temporanee, infine, la regola cambia di nuovo e dipende dai prestatori: certe monografiche consentono la fotografia senza flash in tutte le sale, altre la vietano nelle sezioni con opere in prestito. Chiedete alla cassa e risparmiatevi la scenata con il custode.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Questo pezzo di città ha una cronologia lunghissima, e vale la pena metterla in fila perché aiuta a capire perché tutto è finito così.

Fra il 218 e il 222 dopo Cristo, in età severiana, viene costruito l'Anfiteatro Castrense come edificio da spettacolo del complesso imperiale sessoriano: un'ellisse di 88 metri per 75,80, di uso privato, annessa alla residenza. Attorno agli anni Settanta del terzo secolo la costruzione delle Mura Aureliane taglia l'anfiteatro e lo trasforma in bastione, tamponandone gli archi. Nel quarto secolo il Sessorium è la residenza romana di Elena, madre di Costantino, e da una delle aule del palazzo nasce la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, destinata a custodire le reliquie della Passione.

Nel Cinquecento papa Paolo IV fa abbattere gli ordini superiori dell'anfiteatro, che da quel momento sopravvive come recinto. L'arena viene destinata a coltivazione, e la funzione agricola dura fino ai nostri giorni: l'orto monastico attuale è stato ricreato nel 2004.

Il Novecento militarizza la piazza. Nel 1903 sorge la caserma Umberto I. Negli anni Venti viene inaugurato, alla presenza di Vittorio Emanuele III, il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna, il primo museo d'arma di questo isolato. Nel 1928 al centro della piazza viene collocata una fontana in travertino, dentro la campagna che sostituì le fontanelle di ghisa ottocentesche.

Alla fine della Grande Guerra nasce l'idea di un museo nazionale della Fanteria, alimentata dai sacrari che i reggimenti allestiscono nelle proprie caserme. La Seconda guerra mondiale distrugge o disperde quel patrimonio. Nel dopoguerra lo Stato Maggiore dell'Esercito incarica il generale Edoardo Scala di ricostituire le raccolte; nel 1956 subentra il generale Attilio Bruno, che individua la sede in questo comprensorio accanto al museo dei Granatieri. L'11 novembre 1959 il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi inaugura il Museo Storico della Fanteria.

Il 28 giugno 1986 il museo diventa Ente di Forza Armata, entrando organicamente nella struttura dell'Arma di Fanteria. Nel 1990 un intervento di ristrutturazione riorganizza gli spazi nei tre settori portanti e nelle trentacinque sale che ancora oggi ne definiscono l'assetto. Il 9 settembre 2016, dopo una lunga chiusura per lavori, il museo riapre con un allestimento dedicato al primo conflitto mondiale, e in quegli anni ospita l'esposizione Bollettino 1268. Il confine di carta, dedicata al bollettino della Vittoria e alla cartografia del fronte.

Dal 2023 la collezione permanente risulta chiusa al pubblico, mentre una parte degli spazi viene destinata alle grandi mostre d'arte prodotte da un operatore privato. Negli anni successivi si susseguono le monografiche su Miró, Dalì, Gauguin, Picasso, Matisse e Caravaggio, e il nome del Museo Storico della Fanteria compare sui manifesti di mezza Roma per ragioni che con la fanteria non hanno nulla a che vedere. È l'ultimo capitolo, per ora, di una storia che dura diciotto secoli.

Chi è passato da Museo Storico della Fanteria

La lista dei personaggi legati a questo indirizzo comincia molto prima del museo, e conviene percorrerla in ordine.

La prima è Elena, madre dell'imperatore Costantino, che nel quarto secolo abitò il Palazzo Sessoriano su cui insiste l'intero comprensorio. È la figura fondativa di tutta la piazza: dalla sua residenza nacque la basilica di Santa Croce, e alla sua iniziativa la tradizione lega il trasporto a Roma delle reliquie della Passione. Che Elena sia stata fisicamente qui è documentato dalle fonti sul Sessorium; il resto appartiene alla tradizione agiografica e come tale va trattato.

Poi vengono, senza nome, gli ingegneri militari di Aureliano, che negli anni Settanta del terzo secolo decisero di risparmiare tempo e denaro incorporando l'anfiteatro nella cinta. È una decisione tecnica che ha determinato la forma urbana di questo settore fino a oggi, e chi cammina lungo viale Castrense ne è l'erede diretto.

Nel Cinquecento la vicenda si lega a papa Paolo IV Carafa, che ordinò l'abbattimento degli ordini superiori dell'Anfiteatro Castrense. La sua è una presenza per decreto più che per passeggiata, ma il profilo mozzato dell'anfiteatro porta la sua firma.

Il Novecento porta i Savoia. Vittorio Emanuele III fu presente all'inaugurazione del Museo Storico dei Granatieri di Sardegna, negli anni Venti, sulla stessa piazza e nello stesso comprensorio: il re d'Italia in un museo d'arma è un'immagine che dice tutto del rapporto fra la dinastia e l'Esercito.

Il personaggio decisivo per il Museo Storico della Fanteria è però Giovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica Italiana, che inaugurò il museo l'11 novembre 1959. Gronchi era stato ufficiale di fanteria nella Grande Guerra e decorato al valore: la sua non fu una presenza di rappresentanza, fu il ritorno di un fante in un museo di fanti.

Accanto a lui vanno ricordati i due generali che il museo lo hanno materialmente fatto. Edoardo Scala, ragusano, generale di divisione, storico militare e autore dei nove volumi della Storia delle fanterie italiane pubblicati fra il 1950 e il 1955, ricostruì le collezioni partendo quasi dal nulla. Attilio Bruno, che gli subentrò nel 1956, trovò la sede e portò il progetto in porto. Sono i due nomi che meriterebbero una targa all'ingresso e che quasi nessun visitatore conosce.

Infine, negli ultimi anni, da queste sale sono passate le opere di Joan Miró, Salvador Dalì, Paul Gauguin, Pablo Picasso, Henri Matisse, Andy Warhol e Michelangelo Merisi da Caravaggio, insieme a quelle di Bartolomeo Manfredi e Orazio Gentileschi. Non i pittori, evidentemente, ma le loro tele: un palazzo militare romano che nel giro di pochi anni ospita mezzo canone della pittura europea è un cortocircuito che merita di essere registrato.

Il Museo Storico della Fanteria con i bambini

Se il museo militare è accessibile, funziona molto bene con i ragazzi dagli otto anni in su, e funziona per due ragioni precise. La prima è il plastico della battaglia di Zama, che trasforma una pagina di manuale in un gioco di strategia visibile: elefanti, corridoi fra i manipoli, cavalleria numida alle spalle. La seconda è la trincea in scala naturale, che si attraversa fisicamente e che nessun bambino dimentica. Sono i due punti su cui costruire tutta la visita.

Con i più piccoli, sotto i sei anni, il discorso cambia: le vetrine di armi sono alte, le didascalie tecniche, e la componente luttuosa del Sacrario richiede una preparazione che a quell'età non c'è. In quel caso conviene dirottare sul Museo Nazionale degli Strumenti Musicali della porta accanto, che con i bambini è imbattibile.

Un avvertimento che do sempre ai genitori: un museo d'arma espone strumenti fatti per uccidere, e presentarli come oggetti di collezione senza dire altro è una scorciatoia che si paga. Prendetevi cinque minuti nel Sacrario e spiegate ai vostri figli che quei nomi sono ragazzi di vent'anni. Il resto della visita diventa un'altra cosa.

Per le scolaresche, infine, esiste la tariffa agevolata per le mostre temporanee a 5 euro a studente, mentre per il museo militare la visita si concorda direttamente con la Direzione. I gruppi scolastici sono storicamente il pubblico principale di questo museo.

Accessibilità del Museo Storico della Fanteria

Il palazzo si sviluppa su tre piani e le sale espositive sono distribuite in verticale, il che nei comprensori militari di inizio Novecento significa scaloni monumentali e ascensori non sempre disponibili al pubblico. Le mostre temporanee, che occupano i piani superiori, hanno negli anni gestito l'accesso con soluzioni proprie: chi si muove in sedia a rotelle o ha difficoltà motorie faccia una telefonata preventiva all'organizzatore della mostra, e per il museo militare alla Direzione, per farsi confermare il percorso accessibile del giorno.

La piazza esterna, per fortuna, è piana e larga, con marciapiedi ampi e attraversamenti regolari; il tratto da San Giovanni lungo viale Carlo Felice è interamente pianeggiante e si percorre senza dislivelli. È uno dei percorsi urbani più comodi di Roma per chi ha problemi di deambulazione, e questo compensa in parte le incognite dell'edificio.

Sui servizi: nel museo militare non contate su guardaroba, bookshop o caffetteria, perché non è un museo attrezzato per il turismo di massa. Nelle mostre temporanee, invece, guardaroba e bookshop ci sono di norma, perché fanno parte del pacchetto commerciale dell'organizzatore.

Quanto dura la visita al Museo Storico della Fanteria e quando andare

Per il museo permanente calcolate due ore se volete vedere le sale con attenzione, un'ora e un quarto se vi concentrate su Sacrario, trincea, plastico di Zama e sezione delle bandiere. Chi ha interessi specifici di storia militare ci passa mezza giornata senza accorgersene, e l'armeria da sola può assorbire quaranta minuti.

Per una mostra temporanea nel palazzo mettete in conto un'ora e mezza abbondante, comprese cassa e guardaroba. Nei fine settimana, e in particolare la domenica pomeriggio, le monografiche di richiamo generano code reali all'ingresso: se potete scegliete un martedì o un mercoledì mattina.

Sulla stagione: la piazza è larga, aperta e senza ombra, e in luglio e agosto a mezzogiorno è un forno. I mesi migliori sono ottobre, novembre, marzo e aprile, quando la luce radente rende leggibile la muratura antica lungo viale Castrense e la temperatura consente di allungare il giro fino a Porta Maggiore. Il primo pomeriggio invernale, con il sole basso, è il momento in cui questo angolo di Roma dà il meglio.

Che cosa c'è intorno al Museo Storico della Fanteria in dieci minuti a piedi

La basilica di Santa Croce in Gerusalemme

A cinquanta metri dal portone del museo si apre la facciata concava della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, una delle sette chiese del pellegrinaggio romano, ricavata nel quarto secolo in un'aula del Palazzo Sessoriano e rivestita nel Settecento della veste tardobarocca che vediamo oggi. La parrocchia fu eretta nel 1910 da Pio X e inaugurata dal cardinale Respighi il 13 marzo di quell'anno; il monastero annesso ha origini che risalgono al decimo secolo, e nel 1999 vi è stato allestito un museo di oggetti sacri di interesse storico e artistico. La Cappella delle Reliquie, che è il motivo per cui la maggior parte dei visitatori entra, è temporaneamente chiusa per lavori edili urgenti disposti dal Vicariato di Roma e dal Ministero: informatevi prima, perché la situazione può cambiare. La basilica resta comunque uno dei luoghi più intensi di questo lato della città.

Il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Porta accanto, al civico 9/A, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali espone oltre tremila pezzi, in larga parte provenienti dalla collezione privata del tenore e collezionista Evan Gorga, dagli strumenti antichi a quelli contemporanei. Aprì nel 1974 ed è chiuso il lunedì; dal martedì alla domenica osserva l'orario 9.30-19.30. Il biglietto intero è di 6 euro, il ridotto per i cittadini dell'Unione Europea fra 18 e 25 anni di 2 euro, gratuito sotto i 18 anni e la prima domenica del mese. Il telefono è 06 7014796 e l'indirizzo di posta elettronica dms-rm.museostrumenti@cultura.gov.it. È uno dei musei statali più sottovalutati di Roma, e con i bambini funziona meglio di qualunque altro museo del quadrante.

Il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna

Ai civici 7 e 8, sempre sulla piazza, c'è il museo del più antico reggimento dell'Esercito Italiano. Custodisce armi italiane e straniere, fotografie d'epoca soprattutto della Prima guerra mondiale, carte topografiche di battaglia, bandiere e oggetti personali dei soldati, oltre a un Sacrario dei Granatieri in cui sono incisi i nomi di oltre 8.500 caduti. Fra le opere esposte una statua che raffigura l'incontro fra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, busti e dipinti di battaglia. L'orario indicato dalle schede istituzionali è dal lunedì al giovedì, dalle 9 alle 12, con il telefono 06 7028287. Trattandosi anche in questo caso di un ente militare, la telefonata preventiva non è un optional.

San Giovanni in Laterano e la Scala Santa

Settecento metri di viale alberato separano la piazza dalla cattedrale di Roma. San Giovanni in Laterano, con il suo transetto, il baldacchino gotico e il chiostro cosmatesco, e la Scala Santa con il Sancta Sanctorum sul lato opposto della piazza formano il polo religioso più importante del quadrante. Chi ha una mezza giornata e vuole un itinerario che tenga insieme sacro e militare, questo è il tragitto naturale: si parte dal Laterano, si scende lungo viale Carlo Felice, si finisce a Santa Croce e nel comprensorio dei musei d'arma.

Porta Maggiore, il sepolcro di Eurisace e la basilica sotterranea

In direzione opposta, seguendo le mura lungo viale Castrense, si arriva a Porta Maggiore, dove il fornice monumentale dell'Aqua Claudia, il sepolcro del fornaio Marco Virgilio Eurisace e la basilica sotterranea neopitagorica compongono uno degli angoli più straordinari e meno frequentati di Roma. La basilica sotterranea si visita con modalità contingentate: verificate prima le condizioni di accesso.

Piazza Vittorio e l'Esquilino

Verso nord, a un quarto d'ora scarso, comincia l'Esquilino di piazza Vittorio, con i portici, il giardino, i resti dei Trofei di Mario e la Porta Alchemica, la porta magica del marchese Palombara, unica superstite di una villa scomparsa. Il mercato Esquilino è il posto giusto per mangiare qualcosa di serio a poco prezzo prima o dopo la visita.

Dove mangiare e bere vicino al Museo Storico della Fanteria

Sulla piazza di Santa Croce l'offerta è scarsa e turistica. Il consiglio pratico è di spostarsi di poco: verso via Eleniana e via La Spezia si trovano bar di quartiere e forni onesti, verso il Pigneto e Porta Maggiore l'offerta si allarga parecchio. Evitate i tavolini con la vista sulla basilica: si paga il panorama e si mangia peggio.

Gli altri musei militari e storici di Roma

Chi trova interessante il Museo Storico della Fanteria ha in città una rete di musei della stessa famiglia, quasi tutti gratuiti e quasi tutti poco frequentati. Il Museo Storico dei Carabinieri, in piazza del Risorgimento, racconta l'Arma dalla fondazione sabauda a oggi. Il Museo Storico della Motorizzazione Militare, alla Cecchignola, conserva una raccolta di veicoli militari che non ha rivali in Italia e comprende vetture di rappresentanza di enorme valore storico. Il Museo Storico della Liberazione di via Tasso è il luogo della memoria dell'occupazione nazista di Roma e va visitato in silenzio. Il Museo Centrale del Risorgimento al Vittoriano completa il quadro sul versante civile.

Sul fronte archeologico, per chi voglia capire il contesto antico del Sessorium e delle mura, i riferimenti sono il Palazzo Massimo alle Terme e le Terme di Diocleziano, entrambi a due passi da Termini, e la Crypta Balbi per la stratigrafia urbana. Se preferite pianificare il giro con calma, la sezione Il mio viaggio consente di mettere in fila le tappe.

Domande veloci su Museo Storico della Fanteria

Il Museo Storico della Fanteria è aperto?

Le collezioni permanenti dell'Esercito risultano chiuse al pubblico dal 2023 per lavori. Il palazzo, però, ospita con continuità mostre d'arte temporanee a pagamento, che sono aperte con orari regolari. Prima di partire telefonate alla Direzione allo 06 7027971 per il museo militare, e controllate il calendario dell'organizzatore per la mostra.

Quanto costa entrare al Museo Storico della Fanteria?

Il museo militare, quando è accessibile, è gratuito per tutti. Le mostre temporanee allestite nello stesso palazzo hanno invece un biglietto proprio: negli ultimi anni 13 euro l'intero feriale, 15 euro l'intero festivo, 10 euro il ridotto, 5 euro le scolaresche, più 1,50 euro di prevendita.

La MIC card vale al Museo Storico della Fanteria?

No. La MIC card vale per il sistema dei Musei Civici di Roma Capitale, e questo è un ente dell'Esercito Italiano, quindi non rientra nel circuito. Non vale neppure per le mostre temporanee, che sono di un organizzatore privato.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

No, perché la domenica gratuita riguarda i musei statali del Ministero della Cultura. Nella stessa piazza, però, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali è statale e applica la prima domenica gratuita.

Serve prenotare per visitare il Museo Storico della Fanteria?

Per il museo militare sì: le visite guidate si effettuano previo accordo con la Direzione, telefonando allo 06 7027971. Per le mostre temporanee la prenotazione non è obbligatoria per i singoli, ma è consigliata nei fine settimana e necessaria per i gruppi, tramite prenotazioni@navigaresrl.com o il numero 351 8403634.

Qual è l'indirizzo del Museo Storico della Fanteria?

Piazza di Santa Croce in Gerusalemme 9, rione Esquilino, Roma. Il civico 9/A, adiacente, è il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali; i civici 7 e 8 sono il Museo Storico dei Granatieri di Sardegna.

Come si arriva al Museo Storico della Fanteria con i mezzi pubblici?

Il modo più affidabile è la metropolitana: stazione San Giovanni, servita dalla linea A e dalla linea C, poi dieci minuti a piedi lungo viale Carlo Felice. Il trasporto di superficie del quadrante è interessato da cantieri e da sostituzioni con autobus: verificate la linea sul portale di Roma Servizi per la Mobilità prima di uscire.

Quanto dura la visita al Museo Storico della Fanteria?

Due ore per vedere bene le trentacinque sale del museo permanente, un'ora e un quarto per una visita selettiva su Sacrario, trincea, plastico di Zama e bandiere. Per una mostra temporanea, un'ora e mezza.

Si possono fare fotografie al Museo Storico della Fanteria?

Nel museo militare le riprese vanno concordate all'ingresso, e il flash è comunque vietato sulle bandiere per ragioni di conservazione. Nelle mostre temporanee la regola dipende dai prestatori delle opere e viene comunicata alla cassa.

Il Museo Storico della Fanteria è accessibile in sedia a rotelle?

L'edificio è su tre piani e nei comprensori militari di inizio Novecento gli ascensori non sono sempre a disposizione del pubblico. Telefonate prima, alla Direzione per il museo e all'organizzatore per la mostra, per farvi confermare il percorso accessibile. La piazza esterna e il percorso da San Giovanni sono piani e comodi.

Il Museo Storico della Fanteria è adatto ai bambini?

Dagli otto anni in su sì, e molto: il plastico della battaglia di Zama e la trincea in scala naturale sono due dispositivi didattici efficacissimi. Sotto i sei anni conviene ripiegare sul Museo Nazionale degli Strumenti Musicali della porta accanto.

C'è un guardaroba o un bar dentro il Museo Storico della Fanteria?

Nel museo militare no: non è attrezzato per il turismo di massa. Nelle mostre temporanee guardaroba e bookshop sono di norma presenti, perché fanno parte dell'organizzazione commerciale della mostra.

Che differenza c'è fra il Museo Storico della Fanteria e la mostra che si tiene nello stesso palazzo?

Sono due cose completamente diverse che condividono l'indirizzo. Il museo è un ente dell'Esercito con collezioni permanenti e ingresso gratuito. La mostra è un'esposizione d'arte prodotta da una società privata, con biglietto a pagamento, che occupa in concessione una parte degli spazi. Il biglietto della mostra non apre le sale del museo, e viceversa.

Quante sale ha il Museo Storico della Fanteria?

Trentacinque sale espositive, più cinque fra gallerie e androni, oltre a Direzione, biblioteca con archivio storico e Sacrario. L'ordinamento è su tre settori portanti: armi, bandiere, uniformi.

Che cosa si vede di più importante al Museo Storico della Fanteria?

Il plastico della battaglia di Zama del 202 avanti Cristo, la riproduzione in scala naturale di una trincea della Prima guerra mondiale, il Sacrario dei Caduti con il Redentore sulla croce di Edmondo Furlan, la statua del Partente di Poidimani al pianterreno e la sezione delle bandiere di guerra con i medaglieri reggimentali.

Quando è stato inaugurato il Museo Storico della Fanteria?

L'11 novembre 1959, dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Il 28 giugno 1986 è diventato Ente di Forza Armata, nel 1990 è stato ristrutturato e il 9 settembre 2016 ha riaperto dopo lavori con un allestimento sulla Grande Guerra.

Il Museo Storico della Fanteria apre il 2 giugno?

Storicamente sì: la Festa della Repubblica è la ricorrenza in cui il museo ha aperto al pubblico. Considerata la chiusura in corso, confermate con una telefonata alla Direzione prima di presentarvi.

Si può consultare l'archivio storico del Museo Storico della Fanteria?

Il museo comprende una biblioteca con annesso archivio storico. L'accesso non è turistico e va concordato con la Direzione: è lo strumento giusto per chi cerca notizie su un reggimento o su un antenato.

Il Museo Storico della Fanteria ha un parcheggio?

Non esiste un parcheggio dedicato al pubblico. La sosta nella zona è a pagamento e nelle ore centrali è complicata: la metropolitana resta la scelta più sensata.

Quali mostre si sono tenute nel palazzo del Museo Storico della Fanteria?

Negli ultimi anni monografiche su Joan Miró, Salvador Dalì, Paul Gauguin, Pablo Picasso, Henri Matisse e Caravaggio, oltre a un allestimento su Andy Warhol. Sono prodotte da Navigare Srl e si succedono con cadenza stagionale.

Quanto si aspetta in coda al Museo Storico della Fanteria?

Per il museo militare nessuna coda, perché l'accesso è su appuntamento. Per le mostre di richiamo, nei fine settimana e nei giorni festivi, la coda alla cassa può superare la mezz'ora: acquistare in anticipo tramite il rivenditore autorizzato indicato sul sito della mostra evita il problema.

C'è un guida audio o una visita guidata al Museo Storico della Fanteria?

Per il museo militare le visite si svolgono in accompagnamento, concordate con la Direzione. Per le mostre temporanee l'organizzatore propone visite guidate a calendario e su prenotazione per i gruppi.

Il Museo Storico della Fanteria si trova dentro un palazzo storico?

Si trova in un edificio Liberty su tre piani all'interno del comprensorio militare di piazza di Santa Croce in Gerusalemme, area in cui sopravvivono resti murari attribuiti al Palazzo Sessoriano di età imperiale. La piazza è chiusa a sud est dalle Mura Aureliane e dall'Anfiteatro Castrense.

Vale la pena visitare il Museo Storico della Fanteria?

Se le sale sono aperte, sì, e senza discussione: è uno dei musei più densi e meno visitati di Roma, ed è gratuito. Se è aperta soltanto la mostra a pagamento, la risposta dipende da quanto vi interessa quel pittore, perché delle collezioni militari non vedrete nulla.

Chiudo con l'unica cosa che mi sento di dire a chi mi chiede se conviene fare la deviazione fino a piazza di Santa Croce in Gerusalemme. Roma ha una quantità di musei che vivono di coda e di biglietteria, e ha una manciata di musei che vivono di ostinazione. Il Museo Storico della Fanteria appartiene alla seconda categoria: nato dai cocci di una memoria distrutta dalla guerra, ricostruito da un generale che nel frattempo ne scriveva la storia in nove volumi, gratuito per principio e quindi fragile per destino. Quando il portone si riapre, entrateci. E se nel frattempo trovate soltanto il cartellone di una mostra, prendetevi almeno mezz'ora per girare attorno all'isolato lungo viale Castrense, fino al punto in cui il muro di Aureliano ingoia l'anfiteatro di Elagabalo: quella curva di mattoni, gratis e a cielo aperto, racconta di questa piazza più di qualunque biglietto.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoIl museo storico della Fanteria è sito in piazza Santa Croce di Gerusalemme 9 tra il museo storico dei granatieri di Sardegna ed il museo nazionale degli strumenti musicali, nel rione Esquilino a Roma.
TagsMuseoMuseo d'arteMuseo Storico della Fanteria

Contact Information

IndirizzoPiazza di S. Croce in Gerusalemme, 9, 00182 Roma RM, Italia 182
CategorieMostreMusei
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