Nuovo Mercato Esquilino

Il Nuovo Mercato Esquilino è il mercato coperto che occupa l'isolato fra via Filippo Turati, via Principe Amedeo, via Lamarmora e via Ricasoli, a un paio di minuti a piedi da piazza Vittorio Emanuele II e a poco più di cinque dalla stazione Termini. È il mercato alimentare più grande del centro di Roma, è il più internazionale della città, ed è anche quello che i romani nominano con più disinvoltura e visitano con meno frequenza di quanto la sua fama lascerebbe immaginare.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

Bus hop-on hop-off

Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

Capri e Costiera Amalfitana

Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →
Tour in e-bike✦ Senza fatica

Tour in e-bike

Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

✓ Piu venditori a confrontoPrezzo finale sul sito del venditore
Confronta le opzioni →

La storia in due righe è questa: per più di un secolo il mercato dell'Esquilino è stato un mercato all'aperto, montato ogni mattina sotto i platani e lungo i lati del giardino di piazza Vittorio, con i carretti a due ruote, i banchi smontabili e la confusione che tutti si ricordano. Nell'ottobre del 2001 quei banchi vennero sgomberati e i venditori traslocarono dentro una struttura coperta ricavata a pochi passi di distanza, negli spazi che fino a poco prima erano occupati dalla Centrale del Latte di Roma e dalla caserma Sani, già caserma Pepe. Da allora il mercato dell'Esquilino ha un tetto, due padiglioni, un pavimento lavabile e un indirizzo preciso.

Carlo Emilio Gadda, che di questa parte di città ha fatto la scenografia del suo romanzo più celebre, chiamò quel vecchio mercato all'aperto la “gran fiera magnara”: una definizione che chiunque scriva dell'Esquilino finisce prima o poi per citare, perché fotografa in tre parole il fatto che lì dentro si andava per mangiare, per comprare da mangiare e per guardare gli altri che compravano da mangiare. La fiera magnara adesso ha delle pareti. Continua a essere una fiera, e continua a essere magnara.

Il resto di queste pagine serve a spiegare che cosa sia davvero questo posto, chi ci lavora, come si fa la spesa senza fare la figura del turista smarrito, che cosa c'è nei duecento metri intorno (e ce n'è parecchio: un ninfeo severiano, una porta coperta di simboli alchemici, una delle quattro basiliche papali di Roma e un mausoleo tardoantico incastrato tra i binari), e perché vale la pena di entrarci anche se non si ha nessuna intenzione di comprare due chili di cipolle.

Dove si trova il Nuovo Mercato Esquilino e come ci si arriva

L'indirizzo e la forma dell'isolato

Il mercato occupa un intero isolato del rione Esquilino, delimitato da quattro strade: via Filippo Turati sul lato lungo, via Principe Amedeo sul lato opposto, e le due trasversali via Lamarmora e via Alessandro Ricasoli. Gli ingressi si aprono su più di uno di questi lati, e questo è già il primo dato pratico da tenere presente, perché chi arriva da piazza Vittorio entra da una parte e chi arriva da Termini entra dall'altra, e i due punti di ingresso portano dentro settori merceologici diversi.

L'isolato del mercato, però, non è un isolato residenziale come gli altri. È un lotto che ha avuto sempre funzioni di servizio: prima militari, poi industriali, poi commerciali. Questa è una delle ragioni per cui, quando si è dovuto trovare uno spazio grande e coperto per un mercato di centinaia di banchi, si è finito per guardare proprio lì. Nel cuore di un rione densissimo, un lotto libero da abitazioni è una rarità che vale oro.

Come arrivare in metropolitana

La fermata più comoda è Vittorio Emanuele, sulla linea A della metropolitana. L'uscita si apre sul lato della piazza e da lì al mercato si cammina qualche minuto in piano, senza salite e senza attraversamenti complicati. È la scelta più semplice per chi arriva dal centro, dal Vaticano o dalla zona di via del Corso.

La seconda opzione è Termini, capolinea e nodo di scambio fra le linee A e B. Da Termini il mercato è raggiungibile a piedi in pochi minuti percorrendo via Giolitti oppure via Principe Amedeo, che è la strada che costeggia direttamente uno dei lati del mercato. Chi arriva in treno da fuori Roma, chi scende dal Leonardo Express o dai collegamenti con gli aeroporti, chi viene dai bus a lunga percorrenza del piazzale dei Cinquecento: per tutti costoro la soluzione più logica è uscire dalla stazione e camminare.

Vale la pena ricordare che siamo dentro un raggio di venti minuti a piedi da un numero sproporzionato di cose importanti. Dal mercato al Colosseo si arriva camminando lungo via Merulana e via Labicana; alla basilica di San Giovanni in Laterano si arriva scendendo per via Emanuele Filiberto; a Santa Maria Maggiore si arriva in cinque minuti scarsi. Non è periferia, per quanto la percezione comune tenda a raccontarla così: è centro storico pieno, dentro le Mura aureliane, a due passi dal Foro.

Autobus, tram e treno

La superficie serve bene questa zona perché piazza Vittorio e il quadrilatero intorno a Termini sono attraversati da un fascio di linee che collegano l'Esquilino a quasi tutti i quadranti della città. Le fermate utili si distribuiscono lungo via Merulana, via Giolitti, via Carlo Alberto e i lati della piazza. Le linee cambiano nel tempo, i percorsi vengono deviati per cantieri e manifestazioni, quindi la cosa sensata è controllare il percorso il giorno stesso invece di fidarsi di un numero letto da qualche parte.

Sul fronte ferroviario, Termini è a portata di piedi e questo semplifica tutto: chi arriva da Fiumicino, da Ciampino via Termini, dai treni regionali del Lazio o dall'alta velocità si trova il mercato praticamente all'uscita. Va aggiunto che la linea ferroviaria che esce da Termini verso est corre lungo via Giolitti, e che da un finestrino di quei treni si vede uno dei monumenti più strani di Roma, il cosiddetto tempio di Minerva Medica, di cui parlerò più avanti.

Arrivare a piedi, in bici, in auto

A piedi è il modo giusto. Dal centro storico si arriva senza fatica passando per via Cavour o per via Merulana, e il percorso attraversa il rione Monti, che è un quartiere molto diverso e molto più raccontato ma è letteralmente attaccato a questo. In bicicletta la zona è comoda perché è quasi tutta pianeggiante, con l'eccezione della risalita verso Santa Maria Maggiore, e perché le strade dell'impianto umbertino sono larghe.

In auto il discorso si complica. Siamo dentro la Zona a Traffico Limitato del centro storico per una parte dell'area circostante, i parcheggi di superficie sono contesi e i posti liberi rarissimi negli orari in cui il mercato lavora. Chi deve arrivare in macchina fa bene a considerare un parcheggio di scambio e a completare il tragitto con la metropolitana. Chi deve caricare quantità importanti di spesa, invece, tende a organizzarsi con un carrello o con un trolley: è quello che fanno i residenti, ed è anche per questo che nelle strade intorno al mercato si incrociano in continuazione carrelli della spesa a quattro ruote trainati da persone di ogni età.

Che cos'è, concretamente, il Nuovo Mercato Esquilino

Due padiglioni, due mondi

La struttura è divisa in due corpi distinti. Uno è dedicato ai generi alimentari, l'altro all'abbigliamento e ai prodotti non alimentari. Sono due ambienti che funzionano in modo completamente diverso e che hanno anche due tipi di pubblico diverso, tanto che molti frequentatori abituali conoscono benissimo uno dei due padiglioni e non sono quasi mai entrati nell'altro.

Il padiglione alimentare è quello che porta la fama del mercato. Dentro c'è ortofrutta, ci sono macellerie, pescherie, banchi di spezie, di legumi secchi, di riso, di conserve, di prodotti freschi e di prodotti di importazione. La geografia commerciale è vastissima: accanto ai banchi che vendono la verdura dell'agro romano ci sono banchi specializzati in ingredienti della cucina bangladese, cinese, indiana, egiziana, peruviana, nigeriana, srilankese, filippina, rumena. La disposizione non segue una logica etnografica: segue la logica di chi ha preso quel banco in quell'anno, e quindi i vicini di corsia sono spesso accostamenti inattesi.

Il padiglione dell'abbigliamento è un'altra cosa ancora. Lì si trovano tessuti, capi di vestiario, accessori, articoli per la casa, valigie, calzature. È il settore che assomiglia di più a un grande mercato rionale coperto e che serve soprattutto la domanda del quartiere e delle persone che vengono a fare acquisti dalla provincia.

Chi lavora nel mercato

Qui serve chiarire una cosa, perché per anni questo mercato è stato descritto come una specie di attrazione esotica e non è quello che è. Il Nuovo Mercato Esquilino è il posto di lavoro di diverse centinaia di persone, nella grandissima parte dei casi commercianti con licenza, partita IVA, fornitori, contabilità, orari e problemi identici a quelli di qualsiasi altro operatore commerciale romano. Molti di loro sono nati a Roma. Molti altri sono arrivati venti o trent'anni fa e hanno passato l'attività ai figli. Alcuni hanno rilevato banchi che appartenevano a famiglie romane che avevano venduto perché nessuno voleva continuare.

La composizione è internazionale perché lo è il quartiere. L'Esquilino, in proporzione agli abitanti, è il rione con la presenza straniera più alta del centro di Roma, ed è così da decenni, non da ieri. Il mercato riflette questa composizione, e la riflette nelle merci esattamente come la riflette nel personale: se una porzione consistente dei residenti cucina con il curry, con la pasta di tamarindo, con la manioca o con i noodles di riso, un mercato di quartiere ben funzionante vende quelle cose. Non è folklore, è servizio.

Chi entra per la prima volta farà bene a ricordarsi che si trova in un luogo di lavoro e non in una sala espositiva. I commercianti sono persone che hanno una giornata da portare a casa: rispondono volentieri a chi chiede, spiegano volentieri un ingrediente che non si conosce, ma non gradiscono, giustamente, che gli si punti addosso una macchina fotografica senza dire niente mentre stanno servendo un cliente. È una regola di educazione che vale ovunque e che qui, per ragioni facili da capire, viene notata di più.

Come funziona la spesa

La spesa al mercato ha un suo protocollo che chi è cresciuto nei supermercati non conosce più. Si guarda, si chiede, si compra al banco, si paga al banco. Ogni banchista è un esercizio a sé: non esiste una cassa unica all'uscita. Questo significa che una spesa articolata comporta cinque o sei transazioni separate, ed è il motivo per cui conviene avere contanti anche se la maggior parte degli operatori accetta le carte.

La seconda regola è che al banco si chiede e non ci si serve da soli, salvo indicazione contraria. È una differenza netta rispetto al reparto ortofrutta del supermercato ed è la fonte principale dei piccoli attriti fra visitatori occasionali e venditori.

La terza è che le quantità sono pensate per famiglie che cucinano, non per single che comprano la porzione singola. Molti prodotti, soprattutto i legumi secchi, le spezie e il riso, si vendono in confezioni grandi o a peso con tagli generosi. Chi vuole comprare cento grammi di qualcosa può chiederlo tranquillamente, ma si accorgerà che il prezzo al chilo premia chi compra in quantità.

La quarta, e forse la più utile, è che conviene fare un giro completo prima di comprare. Il mercato è grande, i banchi che vendono la stessa merce sono molti, e la differenza di prezzo e di qualità fra un capo e l'altro dello stesso padiglione può essere sensibile. I residenti fanno esattamente così: entrano, girano, poi tornano indietro e comprano.

Una curiosità su Nuovo Mercato Esquilino

La curiosità è archeologica, e riguarda quello che c'è appena fuori dai muri del mercato: in via Filippo Turati, verso piazza Guglielmo Pepe, sono ancora visibili alcune arcate di un antico acquedotto romano. Sono i resti di una diramazione che entrava in città dalla Porta Tiburtina, l'attuale Porta San Lorenzo, e proseguiva verso l'Esquilino per alimentare il grande ninfeo monumentale che oggi si chiama Trofei di Mario e che si vede, ridotto a una massa di muratura laterizia, all'angolo settentrionale di piazza Vittorio.

Gli studiosi hanno stabilito che quelle arcate, per ragioni di quota altimetrica, possono appartenere soltanto all'acquedotto Claudio o all'Anio Novus, i due condotti che arrivavano a Roma dalla valle dell'Aniene alle quote più alte e che per un lungo tratto viaggiavano sulle stesse arcate. Tradotto: il mercato più multiculturale di Roma si è insediato lungo il tracciato di una delle opere idrauliche più ambiziose dell'impero, in un punto in cui l'acqua arrivava in città con una pressione sufficiente a fare sgorgare una fontana monumentale alta una ventina di metri.

La cosa divertente, se si ha il gusto delle coincidenze, è che la funzione non è cambiata poi molto. Gli acquedotti servivano a portare dentro le mura una risorsa prodotta lontano e a distribuirla capillarmente in un quartiere popolato. Il mercato fa lo stesso lavoro con le merci: le raccoglie da mezzo mondo, le concentra in un punto, le ridistribuisce a un quartiere che ne ha bisogno. Nello stesso isolato, a diciotto secoli di distanza.

Ci si aggiunga che il lotto ha ospitato per decenni la Centrale del Latte di Roma, cioè un impianto costruito proprio per raccogliere, trattare e redistribuire un prodotto alimentare all'intera città. Tre epoche, tre infrastrutture, una sola vocazione: far arrivare qui quello che qui non si produce. Ho trovato poche coincidenze urbanistiche altrettanto ordinate in giro per Roma.

Dal mercato di piazza Vittorio al mercato coperto

Come nacque il mercato all'aperto

Piazza Vittorio Emanuele II venne costruita a partire dal 1880 e completata negli anni successivi, secondo le previsioni del piano regolatore del 1873, cioè nel pieno della febbre edilizia che seguì il trasferimento della capitale da Firenze a Roma nel 1871. È la piazza più vasta della città: 325 metri per 185, sessantamila metri quadrati contando i portici, quasi diecimila metri quadrati in più di piazza San Pietro. Il giardino centrale venne aperto ufficialmente al pubblico domenica 10 luglio 1889.

Il mercato non fu progettato: nacque da solo. Già negli ultimi anni dell'Ottocento, mentre i grandi condomini con i portici si riempivano di inquilini, sui lati del giardino cominciarono a montarsi i banchi. Prima pochi, poi tanti, poi tantissimi. Era soprattutto un mercato alimentare, ma non solo: nei portici che circondano la piazza, nel dopoguerra, si vendeva di tutto. Nel celebre film di Vittorio De Sica, Ladri di biciclette, una delle sequenze mostra proprio quel commercio di pezzi di ricambio per biciclette che si praticava lì sotto, con le ruote, i telai, i manubri smontati e rivenduti pezzo per pezzo.

Fra i venditori di alimentari c'erano i pollaroli, che offrivano polli già pronti per la cucina ma anche, per i clienti diffidenti che volevano la certezza della freschezza, polli vivi da spennare a casa e pulcini da allevare per conto proprio. La vigilia di Natale la piazza apparteneva ai pesciaroli: baccalà, anguille e capitoni enormi, per la cena di magro che allora nessuna famiglia romana saltava. I banchi degli alimentari erano giornalieri, spesso trascinati a braccia su carretti a due ruote, e venivano montati dall'alba per essere smontati verso le due del pomeriggio.

Il mercato era famoso in tutta Roma per la convenienza dei prezzi e attirava clienti anche da quartieri lontani. Attirava pure curiosi e turisti in cerca di colore, e lo attirava grazie a un repertorio di personaggi che negli anni sono diventati leggenda locale: venditori che percorrevano tutta la lunghezza del mercato annunciando la propria merce con formule verbali inventate da loro, e un frate cappuccino dalla lunga barba bianca che i romani chiamavano zifrà, che raccoglieva l'elemosina per i poveri e qualcosa per la mensa del convento, una specie di Fra Galdino manzoniano trapiantato all'Esquilino.

Gadda, la gran fiera magnara e il Pasticciaccio

Carlo Emilio Gadda arrivò a Roma nel dopoguerra e ci lavorò come redattore della Rai. Il suo romanzo più noto, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, uscì a puntate sulla rivista Letteratura nel 1946 e poi, riveduto e ampliato, in volume da Garzanti nel 1957. È ambientato nel marzo del 1927, nei primi anni del fascismo, e ruota attorno a un furto di gioielli e a un omicidio dentro un palazzo di via Merulana, al civico 219, quello che nel libro si chiama il Palazzo degli Ori.

Via Merulana è la strada che collega Santa Maria Maggiore a San Giovanni in Laterano e passa a poche centinaia di metri dal mercato. Il commissario Francesco Ingravallo, detto don Ciccio, molisano, arguto e permaloso, si muove in quella Roma lì: i palazzi umbertini, le portinerie, le domestiche dei Castelli, i brigadieri di questura, i commendatori con le loro manie. Ed è in questo paesaggio che Gadda sistema la sua definizione del mercato di piazza Vittorio come “gran fiera magnara”, un'espressione che è rimasta incollata al luogo e che continua a essere citata ogni volta che qualcuno prova a descriverlo.

Il punto non è soltanto lessicale. Il punto è che Gadda inquadra il mercato come un fatto di lingua prima ancora che di commercio: una babele in cui il romanesco si mescola al molisano, al veneto, al napoletano, ai dialetti dei Castelli, agli italiani approssimativi degli impiegati arrivati da tutto il Regno. Il pasticciaccio del titolo non è solo l'imbroglio giallo, è l'impasto linguistico. Ed è esattamente per questo che il paragone con il mercato di oggi regge benissimo: dentro il padiglione alimentare, in un pomeriggio qualunque, si sentono contemporaneamente italiano, romanesco, bengalese, cinese, arabo, punjabi, spagnolo, rumeno e inglese di servizio. Gadda avrebbe avuto materiale per un secondo volume, quello che poi non scrisse mai e che lasciò il suo giallo senza soluzione.

Lo sgombero dell'ottobre 2001

Il mercato all'aperto restò in attività fino agli anni Novanta nella sua forma classica, ma la trasformazione era già cominciata. I banchi giornalieri erano diventati semifissi, cioè non venivano più smontati ogni sera; la piazza era diventata un cantiere permanente di montaggi e smontaggi; il giardino centrale, che nel frattempo aveva accumulato decenni di degrado, faticava a convivere con centinaia di postazioni commerciali; le questioni igieniche e quelle di sicurezza si erano fatte pressanti.

Il progetto di riqualificazione della piazza e degli spazi circostanti era partito negli anni Ottanta. Il nodo era trovare una sistemazione alternativa per i commercianti, che erano tanti e che non avevano nessuna intenzione di sparire. La soluzione fu la costruzione di un nuovo mercato coperto sull'isolato di via Turati e via Principe Amedeo, dove si liberavano contemporaneamente due grandi aree: quella della Centrale del Latte di Roma, trasferita in un'area industriale fuori città, e quella della caserma Sani, già caserma Pepe.

Lo sgombero dei banchi di piazza Vittorio avvenne nell'ottobre del 2001. Fu un passaggio traumatico, come tutti i trasferimenti di mercato: cambiava la logistica, cambiava il flusso di clienti, cambiava la visibilità, cambiavano i costi. Chi aveva un banco in una posizione buona sulla piazza si ritrovava in una posizione qualunque dentro un capannone; chi era abituato a lavorare all'aperto doveva imparare le regole di uno spazio chiuso; il passaggio occasionale, quello del passante che comprava perché passava di lì, si ridusse drasticamente.

Allo stesso tempo, il trasferimento salvò il mercato. Dentro una struttura coperta si può lavorare con le celle frigorifere, si possono rispettare le norme sulla catena del freddo, si può stare aperti anche quando piove, si possono servire i pesci e le carni in condizioni che all'aperto sarebbero improponibili. Il mercato dell'Esquilino ha potuto diventare quello che è oggi, cioè un mercato alimentare serio e specializzato, proprio perché ha smesso di essere un mercato di carretti.

La caserma Sani, la Centrale del Latte e i fantasmi del lotto

La caserma Sani, prima intitolata a Pepe, apparteneva a quella fascia di installazioni militari che la nuova capitale piazzò intorno a Termini quando il nodo ferroviario divenne strategico. È una costante della Roma postunitaria: dove passa la ferrovia arrivano le caserme, i depositi, i magazzini. Il fronte di via Turati, per questa ragione, ha un carattere diverso dal fronte residenziale di piazza Vittorio: edifici più bassi, muri ciechi, cancelli carrabili larghi.

La Centrale del Latte di Roma è l'altra metà della storia. Era l'impianto pubblico che raccoglieva il latte dalle stalle dell'agro romano e del Lazio, lo pastorizzava e lo distribuiva alla città, in un'epoca in cui la sicurezza alimentare del latte era una questione di sanità pubblica di primo piano. Quando la produzione venne trasferita in un sito industriale fuori dal centro, l'edificio rimase lì come un guscio, e nel giro di pochi anni quel guscio si riempì di banchi di verdura e di pescherie.

Sono stratificazioni che a Roma capitano di continuo, ma qui la sequenza è particolarmente leggibile: acquedotto imperiale, orti e ville aristocratiche, discarica e necropoli suburbana in età repubblicana, quartiere residenziale umbertino, caserma, stabilimento lattiero-caseario, mercato coperto. Sei funzioni in uno stesso pezzo di terra, ognuna delle quali ha lasciato un pezzo di muro o un nome di strada.

Una cosa che non ti dice nessuno su Nuovo Mercato Esquilino

Quello che non viene quasi mai detto è che il Nuovo Mercato Esquilino funziona, in larga parte, come un mercato all'ingrosso travestito da mercato al dettaglio. Una quota consistente di quello che esce da lì non finisce nelle cucine di casa: finisce nelle cucine dei ristoranti. Le attività di ristorazione di mezza Roma che cucinano non italiano si riforniscono qui, perché qui trovano ingredienti che la grande distribuzione non tratta e che i grossisti generalisti non tengono in assortimento.

Questo spiega alcune cose che a un visitatore occasionale risultano incomprensibili. Spiega perché certi banchi vendono confezioni da venticinque chili di riso basmati o sacchi di farina di ceci che nessuna famiglia consumerebbe in un anno. Spiega perché in certe ore della mattina il mercato è pieno di persone che caricano scatoloni su carrelli professionali invece di riempire una borsa. Spiega perché la varietà di uno stesso prodotto è così ampia: se il cliente è un cuoco che sa esattamente quale tipo di peperoncino secco gli serve, il banco deve tenerne cinque tipi e non uno.

La conseguenza, per chi viene a fare la spesa normale, è tutta positiva. Significa che i prezzi risentono della concorrenza fra fornitori e non solo del passaggio turistico; significa che il ricambio delle merci fresche è rapido, perché una clientela professionale non perdona il prodotto stanco; significa che quando si chiede un consiglio si parla con qualcuno abituato a spiegare un ingrediente a chi lo deve cucinare davvero.

La seconda cosa che non si dice mai è che questo mercato ha una stagionalità sfasata rispetto a quella dei mercati rionali romani. In un mercato di quartiere classico il calendario segue le stagioni agricole del Lazio e le feste del calendario cattolico: i carciofi a primavera, i funghi in autunno, il baccalà a dicembre. Qui quel calendario esiste ancora, ma sopra ce ne sono altri sovrapposti, legati alle feste delle comunità che fanno la spesa in questo mercato. Ci sono settimane in cui la domanda di certi prodotti si impenna per ragioni che non hanno niente a che vedere con il calendario italiano, e i banchi si attrezzano di conseguenza.

Il risultato è che, se si entra al mercato quattro volte l'anno in quattro momenti diversi, si trovano quattro mercati diversi. È una cosa che i frequentatori abituali danno per scontata e che nessuno scrive mai, perché richiede di tornarci più di una volta.

Aggiungo una terza osservazione, di quelle che si capiscono solo frequentando. Il padiglione dell'abbigliamento ha una funzione sociale che va oltre il commercio: è uno dei pochi luoghi al chiuso, gratuiti e non consumistici in senso stretto, in cui a Roma centro si può passare del tempo senza dover consumare niente. D'inverno questo pesa. Nelle giornate fredde il mercato è anche un riparo, e la cosa non è scritta da nessuna parte ma è evidente a chiunque ci metta piede a gennaio.

Il consiglio che ti do per visitare Nuovo Mercato Esquilino

Andarci con l'intenzione di comprare qualcosa

Il consiglio principale è semplice e cambia tutto: entra con l'idea di comprare, non con l'idea di guardare. Non perché sia vietato guardare, ma perché la differenza fra un'ora piacevole e un'ora imbarazzante, qui dentro, è tutta nel ruolo che ci si assegna. Chi entra per comprare parla con i venditori, fa domande, riceve risposte, assaggia, sbaglia, torna indietro. Chi entra per guardare cammina in mezzo al lavoro degli altri con la faccia di chi visita un museo, e i risultati sono quelli che si possono immaginare.

Non serve comprare molto. Bastano un sacchetto di spezie, un pacco di legumi che non si conoscono, un frutto tropicale che al supermercato costerebbe il triplo, un pezzo di pesce. L'importante è avere una ragione per fermarsi a un banco e attaccare discorso. Il novanta per cento di quello che c'è da imparare in questo mercato si impara così, chiedendo a un banchista come si cucina una cosa.

Scegliere l'orario giusto

Gli orari del mercato sono cambiati più volte nel corso degli anni e possono variare per settore e per singolo esercizio, quindi conviene verificarli prima di uscire di casa invece di fidarsi di quello che si trova scritto in giro. Quello che invece si può dire con sicurezza è che i ritmi interni seguono uno schema costante: la mattina presto è il momento dei professionisti e dei rifornimenti, la tarda mattinata è il momento della spesa dei residenti, il primo pomeriggio è il momento in cui si smaltisce il fresco e in cui, se si ha fortuna e faccia tosta, si può trattare sul prezzo di quello che è rimasto.

Il mio suggerimento personale è la tarda mattinata di un giorno feriale, meglio se infrasettimanale. Il sabato il mercato è pieno e la spesa diventa una faccenda di gomiti; il lunedì certi banchi del pesce lavorano poco per ragioni di approvvigionamento, come in tutta Italia. La tarda mattinata feriale è il compromesso migliore fra assortimento pieno e spazio per muoversi.

Portare contanti, borse e pazienza

Contanti: la maggior parte dei banchi accetta le carte, ma le transazioni sono tante e piccole, e il contante velocizza. Borse: qui non si compra imballato, si compra a peso, e una borsa robusta o un carrello risolvono. Pazienza: la coda al banco non funziona con il numeretto ma con la memoria collettiva di chi è arrivato prima, quindi conviene tenere d'occhio chi c'era quando si è arrivati e non provare a scavalcare, perché viene notato immediatamente.

Aggiungo una cosa sulla lingua. Molti venditori parlano un italiano perfetto, molti altri lo parlano in modo funzionale e sbrigativo, e la conversazione al banco è quasi sempre una conversazione pratica: quanto, quale, quanto costa. Se qualcosa non si capisce, il gesto di indicare funziona sempre, e chiedere due volte non è maleducazione. Quello che invece viene percepito male è parlare del venditore in terza persona con il proprio accompagnatore mentre lui è lì davanti. Capita più spesso di quanto si creda, e capita soprattutto ai visitatori che hanno letto da qualche parte che questo mercato è un posto pittoresco.

Abbinare la visita a qualcos'altro

Il mercato da solo occupa un'ora, un'ora e mezza se si fa con calma. Il modo migliore di organizzare la mattinata è abbinarlo a quello che c'è intorno, che è moltissimo: il giardino di piazza Vittorio con il ninfeo severiano e la Porta Alchemica, Santa Maria Maggiore a cinque minuti, il Palazzo Merulana con la collezione Cerasi, l'Auditorium di Mecenate sul lato di largo Leopardi, la Domus Aurea sul colle Oppio. Con una camminata un po' più lunga si arriva alla basilica sotterranea di Porta Maggiore e a San Lorenzo fuori le mura.

Chi invece vuole capire come funzionano i mercati coperti romani nel loro insieme farebbe bene a mettere in programma anche il Nuovo Mercato Testaccio, che è l'altro grande trasloco di mercato della Roma contemporanea e che ha risolto gli stessi problemi in modo opposto, con un progetto architettonico dichiarato e con gli scavi archeologici a vista sotto il pavimento. Il confronto fra i due dice molto su due idee diverse di che cosa debba essere un mercato di quartiere.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che l'Esquilino è il rione più internazionale di Roma. Lo sanno tutti, lo si legge ovunque, viene ripetuto in ogni articolo. Quello che non viene quasi mai citato è la ragione per cui è successo proprio qui, che non ha niente di casuale e ha tutto a che vedere con la geografia e con il mercato immobiliare.

L'Esquilino è il rione che circonda la stazione Termini. Chi arriva a Roma senza conoscerla arriva a Termini, e il primo alloggio lo cerca nel raggio di cammino dalla stazione. Questo vale per i migranti degli anni Ottanta e Novanta esattamente come valeva per i romagnoli, i marchigiani e gli abruzzesi che arrivavano nella capitale negli anni Cinquanta. La vicinanza alla stazione è il primo fattore.

Il secondo è il patrimonio edilizio. I palazzi umbertini dell'Esquilino furono costruiti in fretta e con appartamenti grandi, destinati a famiglie borghesi con personale di servizio. Nella seconda metà del Novecento quella borghesia si era spostata verso i quartieri nuovi, i Parioli, la Balduina, l'Eur, e gli appartamenti dell'Esquilino erano rimasti indietro: grandi, senza ascensore in molti casi, in edifici che avevano bisogno di manutenzione, in un rione considerato degradato per la vicinanza alla stazione. Appartamenti grandi in edifici svalutati sono esattamente il tipo di patrimonio che viene frazionato e affittato a nuclei numerosi o condiviso fra più persone. È successo all'Esquilino come è successo in decine di quartieri di stazione in tutta Europa.

Il terzo fattore è il commercio all'ingrosso. Quando qualche centinaio di persone si insedia in un quartiere, comincia a servire quel quartiere: prima un negozio di alimentari, poi un secondo, poi un grossista che rifornisce i primi due, poi una rete che rifornisce anche altri quartieri. Le strade fra piazza Vittorio e Termini hanno ospitato per anni una delle concentrazioni di commercio all'ingrosso più dense d'Italia, e il mercato è diventato il nodo di quella rete.

Il quarto, meno citato di tutti, è la scuola. La scuola pubblica dell'Esquilino ha fatto da anni quello che le istituzioni centrali hanno fatto molto più lentamente: ha tenuto insieme il rione. Il dato sulle percentuali di alunni con cittadinanza non italiana negli istituti del rione circola da tempo ed è tra i più alti d'Italia. Sono generazioni nate a Roma, che parlano romanesco, che poi hanno preso banchi al mercato o hanno aperto attività nella zona. Il mercato di oggi non è il mercato degli immigrati arrivati ieri: è, in buona parte, il mercato dei loro figli, che sono romani.

Dire che l'Esquilino è multiculturale, insomma, è vero ma è poco. La cosa interessante è che è multiculturale da abbastanza tempo perché la seconda e la terza generazione siano diventate la norma, e questo cambia completamente il modo in cui va raccontato.

Che cosa c'è intorno: piazza Vittorio e il resto dell'Esquilino

Il giardino di piazza Vittorio

Il giardino centrale della piazza è intitolato alla memoria di Nicola Calipari, il funzionario dei servizi ucciso in Iraq nel marzo del 2005 dopo avere negoziato la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Dopo venti mesi di lavori di riqualificazione ha riaperto il 31 ottobre 2020, con percorsi rifatti, illuminazione nuova e una sistemazione del verde che ha provato a rimettere ordine in uno spazio che per decenni era stato usato come retro del mercato.

I Trofei di Mario, cioè il Ninfeo di Alessandro Severo

La massa di muratura in laterizio che occupa l'angolo settentrionale della piazza è quello che resta del Ninfeo di Alessandro Severo, che le fonti antiche chiamano Nymphaeum divi Alexandri e che dal Medioevo in poi tutti chiamano Trofei di Mario. Era una fontana monumentale con funzione di mostra terminale di un acquedotto e insieme di castello di distribuzione dell'acqua: in origine alta una ventina di metri, larga venticinque alla base, con un volume di circa quattromila metri cubi, interamente rivestita di marmo, come dimostrano i fori per le grappe che si vedono ancora sull'intero alzato.

Il nome tradizionale nasce da un equivoco. Dalla fontana provenivano due grandi trofei marmorei che nel 1590 papa Sisto V fece collocare sulla balaustra in cima alla Cordonata del Campidoglio, dove si vedono ancora oggi. Per secoli furono attribuiti a Gaio Mario e alle sue vittorie sui Cimbri e sui Teutoni, ma sono di epoca domizianea e vennero eretti dopo le campagne vittoriose contro Catti e Daci dell'89. Il nome sbagliato è rimasto attaccato all'edificio, come capita sempre a Roma.

Un dettaglio che rende il monumento più importante di quanto la sua condizione attuale suggerisca: il Ninfeo di Alessandro è l'unico sopravvissuto delle quindici fontane-mostra dell'antica Roma. Quindici erano i punti terminali monumentali degli acquedotti urbani, e ne resta uno solo, ridotto a un rudere, in mezzo a un giardino pubblico frequentato ogni giorno da persone che nella grande maggioranza dei casi non sanno che cos'è. L'edificio è visitabile su richiesta attraverso il numero unico del Comune di Roma.

La Porta Alchemica

Dall'altro lato del giardino c'è la Porta Alchemica, detta anche Porta Magica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli. Venne costruita fra il 1655 e il 1681 da Massimiliano Savelli Palombara, marchese di Pietraforte, vissuto fra il 1614 e il 1685, nella sua villa che occupava una parte di questo pezzo di Esquilino, più o meno dove oggi si apre la piazza. Era una delle cinque porte di villa Palombara ed è l'unica sopravvissuta: sull'arco della porta perduta sul lato opposto c'era un'iscrizione che la datava al 1680.

La storia dietro la porta è una delle più belle leggende romane. Il marchese Palombara frequentava dal 1656 la corte di Cristina di Svezia a Palazzo Riario, oggi Palazzo Corsini, sul Gianicolo. La regina, che si era convertita al cattolicesimo, aveva abdicato al trono di Svezia e viveva a Roma dal 1655 fino alla morte nel 1689, era appassionata di alchimia e di scienza, era stata istruita da Cartesio, e possedeva un laboratorio avanzato gestito dall'alchimista Pietro Antonio Bandiera. Intorno a quel palazzo si formò un'accademia frequentata da figure notevoli del Seicento: il medico esoterista Giuseppe Francesco Borri, l'astronomo Giovanni Cassini, l'alchimista Francesco Maria Santinelli, l'erudito gesuita Athanasius Kircher.

La leggenda, che ci è arrivata attraverso l'erudito Francesco Girolamo Cancellieri nel 1802, racconta che un pellegrino chiamato stibeum, dal nome latino dell'antimonio, fu ospitato per una notte nella villa. Passò quella notte nei giardini a cercare una misteriosa erba capace di produrre l'oro. La mattina dopo fu visto sparire per sempre attraverso la porta, lasciandosi dietro alcune pagliuzze d'oro, frutto di una trasmutazione riuscita, e una carta piena di enigmi e di simboli che avrebbe dovuto contenere il segreto della pietra filosofale. Il marchese provò invano a decifrarla, e alla fine decise di renderla pubblica facendo incidere quei simboli sulle cinque porte della villa e sui muri della palazzina, nella speranza che prima o poi qualcuno li capisse.

Dietro il pellegrino misterioso gli studiosi mettono il nome di Giuseppe Francesco Borri, accusato di eresia e veneficio dalla Santa Inquisizione nel 1659, fuggito, arrestato, rinchiuso a Castel Sant'Angelo fra il 1671 e il 1677 e poi ammesso alla semilibertà dal 1678. In quegli anni riprese a frequentare il vecchio amico Palombara, che lo ospitò nella villa fino alla propria morte nel 1685. Le iscrizioni enigmatiche vennero realizzate fra il 1678 e il 1680, cioè esattamente nel periodo in cui i due erano di nuovo in contatto.

La porta oggi è addossata a un fianco del giardino, fiancheggiata da due statue del dio egizio Bes, e la si può guardare da vicino gratuitamente in qualunque momento. Ci si arriva in due minuti dal mercato: chi ha comprato le spezie può andare a leggersi le formule alchemiche subito dopo, e la sequenza ha una sua coerenza.

Santa Maria Maggiore e il crinale del Cispio

Santa Maria Maggiore chiude il rione a occidente ed è una delle quattro basiliche papali di Roma, l'unica delle grandi basiliche mariane ad avere conservato la struttura paleocristiana originaria. Dal mercato ci si arriva risalendo via Carlo Alberto in cinque minuti, e la salita finale, per quanto breve, fa capire meglio di qualsiasi carta geografica che l'Esquilino è un colle e non una pianura: si sta salendo sul Cispio, uno dei tre dossi che compongono il complesso esquilino insieme all'Oppio e al Fagutale.

Quel dislivello è la ragione per cui l'acquedotto Claudio arrivava così in alto e per cui il Ninfeo di Alessandro poteva funzionare a caduta. Ed è anche la ragione per cui, salendo sul sagrato della basilica e voltandosi, si vede la piazza dall'alto e si capisce la sua misura reale, che dal livello della strada sfugge.

Il cosiddetto tempio di Minerva Medica

Camminando da piazza Vittorio verso Porta Maggiore lungo via Giolitti si incontra, incastrato fra i binari della ferrovia e i palazzi di fine Ottocento, un enorme edificio a cupola che tutti chiamano tempio di Minerva Medica e che tempio non è mai stato. È una sala monumentale di inizio IV secolo, larga venticinque metri, alta oggi ventiquattro e in origine trentadue, con una superficie di circa quattrocentosettanta metri quadrati: apparteneva a una lussuosa residenza extraurbana che occupava la zona fra Santa Bibiana e Porta Maggiore, e gli studiosi discutono se si tratti degli Horti Liciniani o degli Horti Pallantiani.

Il nome nasce da un altro degli equivoci che punteggiano la topografia romana. Secondo Rodolfo Lanciani la confusione risale al Seicento, quando si attribuì a questi scavi una statua di Minerva con un serpente ai piedi, animale sacro a Esculapio, che in realtà era stata trovata in Campo Marzio e che oggi si trova ai Musei Vaticani. In verità la denominazione circolava già nel Cinquecento, usata da Pirro Ligorio, che l'edificio lo studiò e ne disegnò la pianta segnando i punti di ritrovamento delle statue e delle colonne. Prima ancora, fino alla metà del Cinquecento, il monumento veniva attribuito ai figli adottivi di Augusto, Gaio e Lucio Cesari, o a Ercole Callaico, e da quelle attribuzioni derivò il toponimo popolare “Le Galluzze”, che si legge nella cartografia storica.

L'Esquilino prima dell'Esquilino

Vale la pena spendere due parole su che cosa fosse questo pezzo di città prima che diventasse un quartiere. Il rione è il quindicesimo di Roma, istituito nel 1874, e occupa un chilometro e mezzo quadrato scarso con più di ventimila abitanti, il che ne fa uno dei rioni più densi della città.

La riforma urbanistica di Augusto seppellì i terreni pestilenziali sotto una decina di metri di terra di riporto, trasformò il terrapieno delle vecchie mura in una passeggiata pubblica e aprì la strada agli Orti di Mecenate, i giardini che contenevano, fra le altre cose, l'alta torre dalla quale, secondo Svetonio, Nerone assistette all'incendio di Roma. Nel 1874 in quell'area venne riportato alla luce l'Auditorium di Mecenate, che è la sala superstite di un complesso molto più ampio, demolito interamente per rendere edificabile il terreno: la nuova capitale aveva bisogno di case e i suoi costruttori non erano tipi da andare per il sottile.

La foto giusta da fare a Nuovo Mercato Esquilino

Comincio dalla foto sbagliata, perché è quella che fanno tutti. La foto sbagliata è il primo piano rubato del venditore dietro il banco, scattata da due metri senza chiedere niente, possibilmente con il grandangolo del telefono. È sbagliata per due motivi: perché è maleducata, e perché viene male. Quella persona non ti sta guardando, la luce dei neon le taglia la faccia, e il risultato è una fotografia che dice soltanto che chi l'ha scattata considerava quel signore parte dell'arredamento.

La foto giusta è la merce. I banchi delle spezie e dei legumi secchi del padiglione alimentare sono, dal punto di vista visivo, la cosa più interessante che ci sia nel raggio di chilometri: sacchi aperti, piramidi di polveri gialle, rosse, ocra e verdi accostate senza nessuna intenzione estetica e per questo perfette, etichette scritte a mano in più alfabeti, bilance, palette, barattoli. Si scatta dall'alto, in verticale, tenendo il telefono parallelo al piano del banco, e si riempie tutto il fotogramma di colore. È una fotografia che funziona sempre, non disturba nessuno, e non ha bisogno di nessun filtro.

La seconda inquadratura che consiglio è quella architettonica: la prospettiva lunga di una corsia, presa dal fondo, con le insegne dei banchi che si allineano e il soffitto della struttura che chiude in alto. È una foto che racconta la dimensione del posto, che nelle foto ravvicinate si perde completamente. Conviene appoggiarsi a un montante per tenere ferma la macchina, perché la luce interna è meno forte di quanto sembri e i tempi si allungano.

La terza è la controparte esterna, e per me è la migliore: uscire dal mercato, camminare fino a via Filippo Turati verso piazza Guglielmo Pepe e fotografare le arcate dell'acquedotto antico con il traffico e i palazzi umbertini intorno. È la fotografia che tiene insieme le tre Rome di questo isolato, quella imperiale, quella postunitaria e quella contemporanea, dentro un solo fotogramma. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio, quando il sole arriva basso da ovest e stacca il laterizio dal fondo.

La quarta, se si hanno dieci minuti in più, è dentro il giardino di piazza Vittorio: la Porta Alchemica frontale, con le due statue di Bes ai lati, presa il più possibile dritta in modo che le iscrizioni si leggano. È una foto che richiede pazienza perché la porta ha una recinzione davanti, e che ripaga perché è uno dei monumenti meno fotografati e più fotogenici della città.

Una regola pratica per tutte e quattro: se nell'inquadratura entra il volto riconoscibile di una persona che sta lavorando, si chiede. Basta un gesto e una parola. Nella maggior parte dei casi la risposta è sì, e la fotografia che ne esce, con quella persona che guarda l'obiettivo perché ha deciso di guardarlo, vale dieci volte lo scatto rubato.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Metto in fila i passaggi che hanno fatto diventare questo isolato quello che è, allargando lo sguardo al pezzo di Esquilino che lo circonda, perché la storia del mercato senza la storia della piazza non si capisce.

Età severiana. Viene costruito il grande ninfeo che oggi chiamiamo Trofei di Mario, alimentato da una diramazione dell'acquedotto Claudio o dell'Anio Novus che entra in città da Porta Tiburtina. Alcune arcate di quella diramazione sopravvivono in via Turati, lungo il lato del futuro mercato.

Inizio del IV secolo. Viene edificata la grande sala a cupola degli horti che sarà poi battezzata per errore tempio di Minerva Medica.

Fra il 1655 e il 1681. Massimiliano Savelli Palombara costruisce nella sua villa sull'Esquilino le cinque porte con le iscrizioni alchemiche. Una sola sopravviverà.

1590. Papa Sisto V fa trasportare i due trofei marmorei dal ninfeo esquilino alla balaustra della Cordonata del Campidoglio, dove si trovano tuttora.

1871. Roma diventa capitale del Regno d'Italia. Comincia la stagione edilizia che cambierà per sempre l'aspetto del colle.

1873. Il nuovo piano regolatore prevede la costruzione di un quartiere residenziale sull'Esquilino, con una grande piazza porticata al centro. La piazza prende il nome di Vittorio Emanuele.

1874. Viene istituito il rione Esquilino, quindicesimo di Roma. Nello stesso anno riemerge dal terreno l'Auditorium di Mecenate, che verrà salvato mentre il resto del complesso viene demolito.

10 luglio 1889. Il giardino centrale di piazza Vittorio viene ufficialmente aperto al pubblico. Intorno, i banchi del mercato cominciano già a moltiplicarsi.

1911. Mario Rutelli realizza per la piazza la fontana che i romani battezzeranno subito “il fritto misto”, per l'affollamento di figure che la compongono. Verrà restaurata nel 2020.

Anni Quaranta e Cinquanta. Il mercato tocca il suo momento di massima notorietà. Sotto i portici si vende di tutto, dal tabacco sfuso ricavato dai mozziconi ai pezzi di ricambio per biciclette. Vittorio De Sica gira qui alcune delle scene di Ladri di biciclette.

1946. Esce a puntate sulla rivista Letteratura il Pasticciaccio di Gadda, ambientato nel 1927 in un palazzo di via Merulana. Nel 1957 uscirà in volume da Garzanti e diventerà un caso letterario.

Anni Ottanta. Parte il progetto di riqualificazione di piazza Vittorio e degli spazi circostanti. Comincia la ricerca di una collocazione alternativa per i banchi.

Anni Novanta. La Centrale del Latte di Roma viene trasferita in area industriale extraurbana e il lotto di via Turati si libera. Insieme all'area della caserma Sani, già caserma Pepe, diventa lo spazio disponibile per il nuovo mercato coperto.

Ottobre 2001. I banchi di piazza Vittorio, ormai semifissi, vengono sgomberati. Il mercato dell'Esquilino entra nella struttura coperta e assume il nome di Nuovo Mercato Esquilino.

2002. Nasce l'Orchestra di Piazza Vittorio, progetto musicale che riunisce musicisti di provenienze diverse e che prende il nome proprio da questo pezzo di città.

Marzo 2005. Muore in Iraq Nicola Calipari. Il giardino centrale della piazza verrà intitolato alla sua memoria.

2012. Viene inaugurato il nuovo edificio fra via Emanuele Filiberto e via Conte Verde, ricostruito dopo i problemi di stabilità del precedente. Ospita la sede della fondazione ENPAM e riprende in modo generico lo stile umbertino della piazza, suscitando parecchie critiche per la rottura con l'uniformità del contesto.

2017. Abel Ferrara dirige il documentario Piazza Vittorio, girato qui, sul tema della convivenza fra le diverse comunità del rione.

31 ottobre 2020. Riapre il giardino di piazza Vittorio dopo venti mesi di lavori di riqualificazione. Nello stesso anno si conclude il restauro della fontana di Rutelli.

2021. Un accordo fra ENPAM e Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma rende possibile la musealizzazione dei resti degli Horti Lamiani rinvenuti durante i lavori dell'edificio nuovo, riportando alla luce una delle residenze imperiali più lussuose dell'Esquilino antico.

Chi è passato da Nuovo Mercato Esquilino

La risposta onesta è che da qui passa mezza Roma, ed è per questo che l'elenco dei nomi celebri è meno interessante dell'elenco delle categorie. Passano i cuochi dei ristoranti del centro, che arrivano la mattina presto con i furgoni in doppia fila. Passano le famiglie del rione, che qui fanno la spesa settimanale. Passano gli studenti universitari della Sapienza, che è a venti minuti di cammino. Passano i pensionati di piazza Vittorio, che conoscono i banchi uno per uno da vent'anni. Passano i curiosi arrivati da altri quartieri perché qualcuno ha detto loro che qui si trova la salsa di pesce vietnamita.

Detto questo, qualche nome vale la pena di farlo, perché lega il mercato e la piazza alla storia culturale della città.

Carlo Emilio Gadda è il primo, e non solo per la “gran fiera magnara”. Il Pasticciaccio è il libro che ha dato a questo pezzo di Esquilino una dignità letteraria che la topografia turistica gli negava, trattando via Merulana e i suoi palazzoni come uno spazio narrativo pieno, non come un retro.

Vittorio De Sica ci ha girato pezzi di Ladri di biciclette, e il mercato sotto i portici è entrato nell'immaginario del neorealismo insieme a Porta Portese e ai quartieri di borgata. Chi conosce quelle inquadrature riconosce ancora, camminando sotto i portici della piazza, l'esatta geometria di certe scene.

Abel Ferrara, che a Roma vive da anni e che nel rione ha casa, ha diretto nel 2017 il documentario Piazza Vittorio, costruito sulle voci delle persone che abitano intorno alla piazza e sul modo in cui convivono. È il ritratto più recente e più diretto di questo pezzo di città.

L'Orchestra di Piazza Vittorio, nata nel 2002, è la formazione musicale che ha preso il nome dalla piazza e che dal quartiere ha tratto la propria composizione: musicisti arrivati da paesi diversi che suonano insieme un repertorio meticcio. È l'esempio più noto di come questa zona abbia prodotto cultura e non solo cronaca.

Pirro Ligorio, Giovanni Battista Piranesi e Rodolfo Lanciani sono passati di qui in epoche diverse per ragioni diverse, tutte legate all'archeologia: il primo per studiare e disegnare la sala a cupola di via Giolitti, il secondo per inciderla quando era ancora circondata dalla campagna, il terzo per scavare e descrivere le necropoli repubblicane riemerse durante gli sbancamenti per la nuova stazione Termini.

E poi ci sono Massimiliano Savelli Palombara e Giuseppe Francesco Borri, il marchese alchimista e il medico esoterista, che fra il 1678 e il 1680 passavano le giornate in una villa che occupava queste stesse strade, incidendo formule sui muri nella speranza che qualcuno le decifrasse. Non le ha decifrate nessuno. La porta è ancora lì, a duecento metri dal banco delle spezie.

Domande che mi fanno spesso sul mercato

È adatto ai bambini?

Molto. È uno dei posti di Roma in cui un bambino vede più cose che non ha mai visto per metro quadrato: frutti sconosciuti, pesci interi, sacchi di spezie, bilance, alfabeti diversi. Il consiglio pratico è tenerli per mano nelle corsie strette, perché il passaggio dei carrelli è continuo.

Si mangia dentro il mercato?

La vocazione della struttura è la vendita di alimentari, non la ristorazione. Chi cerca un pasto trova nelle strade intorno, soprattutto verso via Principe Amedeo e via Giolitti, una delle concentrazioni di cucine internazionali più fitte di Roma. Non faccio nomi perché aprono e chiudono di continuo, ma il criterio che uso io è semplice: entro dove mangiano le persone che in quel quartiere ci abitano.

Quanto tempo serve?

Un'ora per un giro completo con qualche acquisto. Due ore e mezza per fare mercato, giardino di piazza Vittorio, Porta Alchemica e Trofei di Mario. Mezza giornata se si aggiunge Santa Maria Maggiore o il Palazzo Merulana.

È sicuro?

Sì, nei termini in cui lo è qualunque zona centrale di stazione di una grande città europea: attenzione normale al portafoglio nella calca, niente di più. La reputazione dell'Esquilino è peggiore della sua realtà quotidiana, e chi ci abita lo ripete da vent'anni.

Domande frequenti su Nuovo Mercato Esquilino

Dove si trova il Nuovo Mercato Esquilino?

Il Nuovo Mercato Esquilino occupa un intero isolato del rione Esquilino, a Roma, delimitato da via Filippo Turati, via Principe Amedeo, via Lamarmora e via Alessandro Ricasoli, con ingressi su più di uno di questi lati.

Come è organizzato il Nuovo Mercato Esquilino?

Il Nuovo Mercato Esquilino è diviso in due padiglioni distinti: uno dedicato ai generi alimentari e l'altro all'abbigliamento e ai prodotti non alimentari, due ambienti che funzionano in modo diverso e hanno pubblici in parte diversi.

Il Nuovo Mercato Esquilino è adatto ai bambini?

Sì, il Nuovo Mercato Esquilino è molto adatto ai bambini, che qui vedono più cose sconosciute per metro quadrato che altrove: frutti mai visti, pesci interi, sacchi di spezie e bilance. Il consiglio pratico è tenerli per mano nelle corsie strette, dove il passaggio dei carrelli è continuo.

Si può mangiare dentro il Nuovo Mercato Esquilino?

La vocazione principale del Nuovo Mercato Esquilino è la vendita di alimentari, non la ristorazione: chi cerca un pasto vero e proprio deve mettere in conto di uscire dal mercato per trovarlo nei ristoranti del rione circostante.

Perché tanti ristoranti di Roma si riforniscono al Nuovo Mercato Esquilino?

Il Nuovo Mercato Esquilino funziona in larga parte come un mercato all'ingrosso travestito da mercato al dettaglio: una quota consistente di quello che esce da lì finisce nelle cucine dei ristoranti di mezza Roma che cucinano cucina non italiana, perché qui trovano ingredienti che la grande distribuzione non offre.

Cosa c'è vicino al Nuovo Mercato Esquilino da vedere?

Vicino al Nuovo Mercato Esquilino si trova piazza Vittorio Emanuele II, con il giardino intitolato a Nicola Calipari, riaperto il 31 ottobre 2020 dopo venti mesi di lavori di riqualificazione dei percorsi e del verde.

Prima di andare

Il Nuovo Mercato Esquilino è uno dei pochi posti di Roma centro in cui il centro storico continua a fare il mestiere per cui i centri storici erano nati: vendere da mangiare alle persone che abitano lì intorno. Non è un mercato ricostruito per i visitatori, non ha un progetto di comunicazione, non ha un logo. Ha dei banchi, dei clienti e delle bilance, e questa è esattamente la sua qualità.

Se ci vai, vacci come ci si va a fare la spesa: con una borsa, un po' di contanti e la disponibilità a farti spiegare che cosa sono i frutti che non riconosci. Ne uscirai con qualcosa in mano e con un'idea dell'Esquilino molto diversa da quella che circola.

Per organizzare il resto della giornata intorno a questa sosta, o per capire come incastrare l'Esquilino dentro un itinerario romano più ampio, trovi materiale utile su italyplanner.com, che è il posto dove mettiamo gli itinerari e le guide di viaggio in Italia. Chi invece lavora con i gruppi, accompagna visitatori per mestiere o organizza tour e ha bisogno di strumenti professionali, trova quello che gli serve su tourleaderpro.com. E se cerchi altre cose da fare nei dintorni, il giardino di piazza Vittorio ospita d'estate una delle arene cinematografiche storiche della città, le Notti di Cinema a Piazza Vittorio, che è il modo migliore per tornare qui dopo il tramonto.

RiassuntoNuovo Mercato Esquilino Via Principe Amedeo, 184 Roma Cibi dai cinque continenti in quello che era il vecchio mercato rionale di piazza dell'Esquilino.
TagsAttrazione Turistica - Romabiglietto Nuovo Mercato Esquilinoche fare a Romaestate romanaeventi romaNuovo Mercato Esquilinoticket online Nuovo Mercato Esquilino

Contact Information

IndirizzoGiuseppe Quattrone Nuovo Mercato Esquilino
Via Principe Amedeo, 184
Roma Roma Città, Roma Città
🎫✦ Più attrazioni

Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto

Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🚌✦ Sali e scendi

Bus hop-on hop-off: giro di Roma

Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.

★★★★★✓ Conferma immediataBiglietto sul telefono
🛏️✦ Hotel

Dove dormire a Roma: confronta gli hotel

Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.

★★★★★✓ Tante strutture con cancellazione flessibilePrezzi al checkout
Cerca hotel a Roma →
🚐✦ Transfer

Transfer dall aeroporto al centro

Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.

★★★★★✓ Prezzo concordato in anticipoAutista che ti aspetta in aeroporto
🚗✦ Auto

Noleggio auto a Roma e dintorni

Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.

★★★★★✓ Confronto tra più fornitoriRitiro in aeroporto o in città
Confronta i noleggi →
✈️✦ Voli

Voli per Roma: cerca le tariffe

Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.

★★★★★✓ Voli diretti low costAndata e ritorno o solo andata
Cerca voli per Roma →
🔎✦ Voli

Confronta tutte le compagnie per Roma

Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.

★★★★★✓ Confronto tra piu compagnieDate flessibili
Confronta i voli →