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Chiesa di Santa Rita

La Chiesa di Santa Rita sta in via Montanara 8, accanto a piazza Campitelli, sul fianco di via del Teatro di Marcello, e la prima cosa da sapere è che oggi non è più una chiesa. È sconsacrata. Si chiama Sala Santa Rita, appartiene a Roma Capitale, e la gestisce il Dipartimento Attività Culturali: dentro ci si fanno mostre, concerti, convegni, proiezioni, laboratori. Se ci andate per accendere una candela restate a bocca asciutta. Se ci andate per vedere una chiesa barocca che è stata smontata pietra per pietra e rimontata cento metri più in là, allora avete capito bene dove state andando.

Questo è uno dei posti di Roma su cui serve una premessa, perché la gente arriva con l'idea sbagliata in testa. La Chiesa di Santa Rita è un edificio vero, in piedi, con la facciata di Carlo Fontana rimessa insieme pezzo per pezzo, ed è anche una sala espositiva comunale che apre quando c'è una mostra e resta chiusa quando non c'è. Le due cose convivono male nelle guide e convivono benissimo dal vivo. Il problema, semmai, è capire quando è aperta.

Indirizzo, uso attuale, gestione e storia risultano da fonti istituzionali e da schede consultabili. Gli orari fissi della Chiesa di Santa Rita non risultano pubblicati, né sul portale Culture Roma né sulla scheda della Sovraintendenza Capitolina. L'unico orario documentato è quello della riapertura del 2024, di cui si parla più avanti, ed era legato a una mostra precisa. Tradotto in pratica: prima di attraversare mezza città per la Chiesa di Santa Rita, controllate che ci sia una mostra in corso. Senza mostra, il portone è chiuso.

Dove sta esattamente la Chiesa di Santa Rita e come ci si arriva

Via Montanara è una strada corta che si stacca da via del Teatro di Marcello e sale verso piazza Campitelli. La Chiesa di Santa Rita sta all'angolo, con la facciata che guarda il traffico e il fianco che guarda la salita. Se venite da piazza Venezia, prendete via del Teatro di Marcello tenendo il Campidoglio alla vostra sinistra e camminate: dopo il grande edificio dell'Anagrafe la strada scende, e sulla sinistra vi si apre questo prospetto barocco a due ordini che sembra piantato lì per sbaglio, con la fiancata moderna dei palazzi degli anni Trenta che gli sta addosso. Non è sbaglio. È esattamente quello che è successo: la chiesa è stata messa dove c'era spazio.

La ex chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli
Il fianco della ex chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli. Foto di Pufui PcPifpef, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Sul trasporto pubblico serve prudenza, perché è il punto in cui le pagine di viaggio si riempiono di numeri copiati male. Sul sito di ATAC risultano due linee che hanno Teatro Marcello come capolinea, la 44 e la 715: il capolinea è confermato, il percorso va verificato sull'app prima di partire. La metropolitana qui non arriva: la fermata più vicina della linea B è Colosseo, e da lì si fa un pezzo a piedi lungo via dei Fori Imperiali. In tram, il capolinea dell'8 a piazza Venezia vi lascia a pochi minuti. I numeri delle linee a Roma cambiano: controllate prima di mettervi ad aspettare a una fermata che magari non esiste più.

Il consiglio vero è un altro: alla Chiesa di Santa Rita non ci si va apposta in autobus. Ci si arriva a piedi, dentro un giro che comprende il Campidoglio, la cordonata capitolina e la scalinata dell'Aracoeli. Perché è lì che la Chiesa di Santa Rita è nata, ed è lì che sta il senso di tutta la faccenda.

Qual è l'indirizzo esatto della Chiesa di Santa Rita a Roma

Via Montanara 8, Roma, Municipio I, rione Campitelli, adiacente a piazza Campitelli. Lo riportano sia la scheda di Culture Roma sia la scheda di Turismo Roma. La Sovraintendenza Capitolina nella sua pagina scrive solo "via Montanara", senza numero civico. Il portone principale è quello sotto la facciata barocca, all'angolo con via del Teatro di Marcello: non risultano ingressi secondari aperti al pubblico. Se cercate su una mappa "Sala Santa Rita" trovate lo stesso punto, perché è lo stesso edificio con due nomi.

La Chiesa di Santa Rita è aperta tutti i giorni

No, e questo è il malinteso più costoso. La Chiesa di Santa Rita apre in occasione delle mostre e delle iniziative culturali che vi si tengono, non con un orario di chiesa. Sul portale Culture Roma del Comune di Roma non compare nessun orario ordinario di apertura: compaiono le manifestazioni, ciascuna con le proprie date. Quindi la domanda giusta da farsi non è "a che ora apre" ma "c'è qualcosa in corso questa settimana". Se la risposta è no, la Chiesa di Santa Rita la vedete da fuori, e da fuori si vede benissimo.

Quanto costa entrare alla Chiesa di Santa Rita

Le mostre alla Chiesa di Santa Rita sono normalmente a ingresso gratuito: lo dice la scheda del portale culturale comunale, che parla di eventi solitamente gratuiti, e lo diceva anche il comunicato della riapertura del 2024, dove si legge esplicitamente "ad ingresso libero e gratuito". Non risulta pubblicato nessun tariffario di biglietteria per il pubblico. Esiste invece una procedura comunale di concessione dello spazio a terzi, con tariffe proprie, ma quella riguarda chi vuole organizzare un evento, non chi vuole visitarlo. Quindi: da visitatore, mettete in conto zero euro e un po' di fortuna sul calendario.

Perché questa chiesa sta nel posto sbagliato

Ecco il nocciolo. La Chiesa di Santa Rita non è stata costruita dove la vedete oggi. Fino al 1928 stava ai piedi del Campidoglio, sul lato sinistro della scalinata di Santa Maria in Aracoeli, lungo una strada che oggi non esiste più. Poi il piccone del Governatorato ha spianato quel pezzo di città per aprire la via del Mare, cioè l'attuale via del Teatro di Marcello, e la chiesa è stata smontata. Non demolita e basta: smontata, numerata, portata in deposito. E dodici anni dopo rimessa insieme qui, in via Montanara, con le pietre originali.

Il termine tecnico è anastilosi ed è la stessa parola che si usa per i templi greci rimessi in piedi dagli archeologi. Applicata a una chiesa barocca del Seicento fa un certo effetto. La lapide che sta sull'edificio lo dice in modo brutale, con il calendario dell'epoca: "Questa chiesa già esistente alle falde del Campidoglio presso la scala di S. Maria in Aracoeli demolita nell'anno 1928, VI dell'era fascista, fu qui ricostruita a cura del Governatorato di Roma. 21 aprile 1940." Il testo lo riportano sia la voce italiana sia la voce inglese di Wikipedia. Ventuno aprile: il Natale di Roma. Non è una data scelta a caso, e nel 1940 non lo era per niente.

Chi ha ricostruito la Chiesa di Santa Rita dopo lo smontaggio

La scheda di info.roma.it indica Gustavo Giovannoni come responsabile della ricostruzione fra il 1928 e il 1940, con la collaborazione di Vincenzo Fasolo. Giovannoni è il nome grosso del restauro architettonico italiano di quegli anni ed è anche uno dei teorici del cosiddetto diradamento edilizio, cioè proprio del tipo di intervento che aveva cancellato il contesto originale della chiesa. L'attribuzione non risulta confermata dalle pagine della Sovraintendenza Capitolina o da Wikipedia, che sul punto tacciono: è quindi il dato di una fonte sola, non una certezza acquisita.

Su cosa poggia oggi la Chiesa di Santa Rita

Secondo la scheda di info.roma.it, la ricostruzione partita nel 1938 fu impostata sui resti del tempio di Bellona, nella zona di piazza Campitelli. È un dettaglio che nessuna targa vi spiega e che rende la Chiesa di Santa Rita una specie di scatola cinese: una chiesa del Seicento, che aveva inglobato una chiesa medievale, rimontata negli anni Trenta sopra le fondazioni di un tempio repubblicano. Roma fa così. Anche qui il dato viene da quella scheda e non compare sulle pagine istituzionali.

Perché hanno demolito la vecchia chiesa nel 1928

Per aprire la via del Mare, l'asse stradale che doveva collegare piazza Venezia al Tevere e, nelle intenzioni del regime, a Ostia. Oggi quel tratto si chiama via del Teatro di Marcello. L'operazione fece parte del cosiddetto isolamento del colle capitolino: si buttarono giù isolati interi per lasciare il Campidoglio in vista da solo, come un monumento su un piedistallo. La Chiesa di Santa Rita stava esattamente nel mezzo del tracciato. Su questo le fonti concordano tutte, dalla Sovraintendenza Capitolina a Roma Segreta alle due Wikipedia.

Quale Chiesa di Santa Rita? A Roma ce n'è più di una

Qui serve una precisazione, perché se cercate "Chiesa di Santa Rita" a Roma vi escono almeno quattro cose diverse e tre di queste non c'entrano niente con via Montanara. Conviene distinguerle, così non finite nel posto sbagliato.

La prima è quella di cui si parla qui: la Chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli, via Montanara 8, sconsacrata, oggi Sala Santa Rita.

La seconda è la Chiesa di Santa Rita da Cascia alle Vergini, in via delle Vergini all'angolo con via dell'Umiltà, rione Trevi, vicino alla fontana di Trevi. Questa è una chiesa viva, con le messe, ed è quella dove la devozione romana a santa Rita si è effettivamente trasferita. Il collegamento fra le due è diretto ed è raccontato più avanti, perché è la parte più interessante di tutta la storia.

Poi ci sono le parrocchie novecentesche, che non hanno niente a che vedere con il barocco: Santa Rita da Cascia a Monte Mario e Santa Rita da Cascia a Casalotti, quest'ultima censita dall'anagrafe delle chiese italiane della Conferenza Episcopale nella diocesi suburbicaria di Porto-Santa Rufina. Sono chiese di quartiere, frequentatissime il 22 maggio, ma se siete turisti non è lì che state andando.

Se avete in mano un indirizzo e non sapete quale sia, il criterio è semplice: via Montanara o piazza Campitelli vuol dire Campitelli, la ex chiesa. Via delle Vergini o via dell'Umiltà vuol dire Trevi, la chiesa aperta al culto. Tutto il resto è periferia e parrocchia.

La Chiesa di Santa Rita in Campitelli e quella alle Vergini sono la stessa cosa

No, sono due edifici distinti e distanti circa un chilometro, ma sono legate da un trasloco. La confraternita che a Campitelli aveva la sua sede storica, quella della Santa Spina della Corona di Nostro Signore Gesù Cristo e di santa Rita da Cascia, si trasferì alle Vergini e portò con sé il titolo e la devozione. Da quel momento la chiesa del rione Trevi, che si chiamava Santa Maria delle Vergini, divenne Santa Rita da Cascia alle Vergini. La chiesa di Campitelli invece perse i fedeli, e quando fu rimontata in via Montanara non li riebbe più. È il motivo per cui oggi una è una sala espositiva e l'altra ha ancora le messe.

Dove si va il 22 maggio per santa Rita a Roma

Non alla Chiesa di Santa Rita di via Montanara, che è sconsacrata e non celebra nulla. Il riferimento romano nel centro storico è Santa Rita da Cascia alle Vergini, e poi le parrocchie dedicate alla santa nei quartieri. Il 22 maggio è la memoria liturgica di santa Rita, confermata dalla scheda del Dicastero delle Cause dei Santi. Se il vostro obiettivo è la benedizione delle rose, informatevi direttamente presso la chiesa: gli orari delle celebrazioni cambiano ogni anno e non li trovate scritti da nessuna parte con un anno di anticipo.

Che orari fa la chiesa di Santa Rita alle Vergini

Sul sito della chiesa di via dell'Umiltà 83/B, per il periodo estivo sono indicate queste aperture: da lunedì a venerdì dalle 7.00 alle 9.00, il sabato dalle 17.30 alle 19.30, la domenica dalle 10.30 alle 12.30. Le messe estive di luglio e agosto risultano: prefestiva del sabato alle 18.30, domenicale alle 11.30, feriale alle 8.00. Il telefono indicato è 06 6784031. Sono orari estivi e cambiano con la stagione, quindi controllate prima di partire. Servono solo per contrasto: la Chiesa di Santa Rita di Campitelli un orario così non ce l'ha, perché non è più una chiesa.

Una curiosità sulla Chiesa di Santa Rita

La curiosità vera è che questa chiesa non è nata dedicata a santa Rita, e per la maggior parte della sua esistenza si è chiamata in un altro modo: San Biagio. San Biagio de Mercato, o de Mercatello a seconda della fonte, dal mercato medievale che si teneva nella piazza allungata davanti all'Aracoeli. La chiesa compare nel Catalogus Camerarii del 1192, come riporta la scheda di Churches of Rome Wiki, ed era stata edificata sui resti di un'insula romana. La famiglia Bucabella, o Buccabella, la teneva come cappella di famiglia e ci seppelliva i suoi morti fra Trecento e Quattrocento.

Santa Rita arriva dopo, molto dopo. Arriva quando un gruppo di casciani residenti a Roma, gente dell'alta Valnerina che stava nella capitale per lavoro, mette su una confraternita e sceglie quella chiesetta come sede. Da quel momento il piccolo San Biagio comincia a chiamarsi anche Santa Rita, prima in coabitazione, poi con la nuova dedicazione che si mangia la vecchia. La svolta definitiva è il 1900, l'anno della canonizzazione: da lì in poi il nome San Biagio sparisce dall'uso corrente e resta solo la Chiesa di Santa Rita.

Vale la pena raccontarla perché è l'esatto contrario di come funzionano di solito le cose a Roma. Di solito è il titolo antico che sopravvive a tutto, anche quando la chiesa è stata rifatta tre volte. Qui invece il titolo antico è morto e quello nuovo ha vinto, e ha vinto talmente bene che oggi anche il Comune, che ci fa le mostre di arte contemporanea, chiama quella sala con il nome di una monaca agostiniana del Quattrocento.

Perché la Chiesa di Santa Rita prima si chiamava San Biagio

Perché era una chiesa medievale dedicata a san Biagio, vescovo e martire, attestata nel Catalogo del Camerario del 1192 e collocata accanto al mercato che si teneva ai piedi del Campidoglio: da qui l'appellativo "de Mercato" o "de Mercatello". Il patronato passò alla famiglia Bucabella, che secondo la voce italiana di Wikipedia aveva edificato una chiesa più antica sul posto nell'XI secolo. La dedicazione a santa Rita si affiancò a quella originaria nel Seicento con l'arrivo della confraternita dei casciani e prevalse del tutto nel 1900. Per un certo periodo l'edificio fu conosciuto come San Biagio e Beata Rita, cioè con tutti e due i nomi attaccati.

Chi era la famiglia Bucabella

Una famiglia romana che fra Trecento e Quattrocento ebbe il patronato della chiesa e la usava come luogo di sepoltura: di loro restano registrate diverse iscrizioni funerarie, secondo la scheda di Churches of Rome Wiki. La voce italiana di Wikipedia le attribuisce addirittura la costruzione della chiesa più antica nell'XI secolo. Oltre a questo le fonti tacciono: nomi propri, stemmi e vicende dei Bucabella non risultano documentati.

Che cosa vuol dire "in Campitelli"

È l'indicazione del rione. Campitelli è il rione X di Roma, quello che comprende il Campidoglio, il Foro Romano, il Palatino e la zona intorno a piazza Campitelli. Serve a distinguere questa chiesa dalle altre dedicate alla stessa santa, esattamente come "alle Vergini" serve a identificare quella del rione Trevi. C'è una piccola incoerenza delle fonti: la scheda di Roma Segreta classifica la chiesa sotto il rione Sant'Angelo e non sotto Campitelli, mentre info.roma.it la mette in Campitelli. Il confine fra i due rioni passa proprio da queste parti ed è una di quelle cose su cui a Roma si litiga volentieri.

Carlo Fontana e la facciata più furba del quartiere

Il nome che sta dietro la Chiesa di Santa Rita è Carlo Fontana, 1634-1714, uno degli architetti che hanno chiuso la stagione del barocco romano e l'hanno consegnata al Settecento. Fontana aveva lavorato con Pietro da Cortona, con Rainaldi e soprattutto con Bernini, e qui si trovò davanti un problema piccolo e cattivo: una chiesa minuscola incastrata in una strada stretta, con nessuno spazio davanti per guardarla in faccia.

La soluzione la spiega bene la scheda della Sovraintendenza Capitolina: Fontana studiò accorgimenti prospettici pensati per una percezione diagonale, non frontale. Cioè progettò una facciata che funziona per chi la vede di scorcio, camminando, non per chi le sta davanti impalato. È un ragionamento da mestierante di altissimo livello, ed è la ragione per cui ancora oggi, quando scendete via del Teatro di Marcello e la Chiesa di Santa Rita vi compare di taglio, l'effetto è migliore che quando vi ci piantate davanti a fare la foto.

La facciata è su due ordini, con paraste corinzie, un ingresso ad arco centrale e due arcate laterali cieche sormontate da finestrelle, e nella parte alta compaiono i monti chigiani, cioè l'emblema araldico di papa Alessandro VII Chigi. Sopra la porta centrale c'è un oculo, un occhio di bue. Sono elementi segnalati da tutte le schede, da Roma Segreta a Churches of Rome Wiki, e che potete verificare con i vostri occhi stando sul marciapiede opposto.

Chi ha progettato la Chiesa di Santa Rita

Carlo Fontana (1634-1714). Su questo tutte le fonti vanno d'accordo: Sovraintendenza Capitolina, Culture Roma, Turismo Roma, Wikipedia in italiano e in inglese, Roma Segreta, Churches of Rome Wiki. Fontana intervenne sulla preesistente San Biagio de Mercato ricostruendola, non partendo da terreno libero. La facciata che vedete oggi in via Montanara è la sua, rimontata con le pietre originali dopo lo smontaggio del 1928. Capita di leggere che la facciata sia una copia: non risulta da nessuna delle fonti citate, tutte parlano di ricomposizione del materiale originale.

In che anno è stata costruita la Chiesa di Santa Rita

Qui la risposta è scomoda: le fonti non concordano. La voce italiana di Wikipedia dice 1665. La voce inglese di Wikipedia dice 1643. La Sovraintendenza Capitolina dice "intorno al 1650". Turismo Roma dice "intorno al 1653". Culture Roma dice 1665. Churches of Rome Wiki e Roma Segreta parlano della facciata completata nel 1665. Info.roma.it indica un arco 1643-1940 e la facciata del 1665.

La lettura che tiene insieme quasi tutto è che il cantiere sia stato lungo, con l'avvio negli anni Quaranta o Cinquanta del Seicento e la facciata finita nel 1665: così il 1643 e il 1665 smettono di essere in contraddizione e diventano gli estremi dello stesso lavoro. Ma questa è una nostra ricostruzione, non un dato di fonte: il dato certo è che le fonti dicono cose diverse.

Quando la confraternita dei casciani prese la chiesa

Anche qui le fonti divergono di qualche anno. La Sovraintendenza Capitolina scrive che nel 1655 il sodalizio dei casciani si insediò nella chiesa. Roma Segreta e Churches of Rome Wiki indicano il 1658 come anno in cui papa Alessandro VII Chigi concesse la chiesa alla confraternita della Santa Spina della Corona di Cristo. La voce italiana di Wikipedia dice che Alessandro VII la donò ai casciani residenti a Roma affidandola alla confraternita, senza dare l'anno. Tre anni di scarto non cambiano la sostanza, ma la differenza resta: se vi serve la data esatta per un lavoro serio, andate in archivio, non su una pagina web.

Perché ci sono i monti dei Chigi sulla facciata

Perché il papa che concesse la chiesa alla confraternita era Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi, e i sei monti sormontati dalla stella sono l'emblema della sua famiglia. Metterli in facciata era il modo standard di dire chi aveva pagato o chi aveva autorizzato. Lo segnala la scheda di Roma Segreta. Se avete l'occhio allenato, i monti chigiani a Roma li ritrovate ovunque, dal colonnato di San Pietro alla chiesa di Santa Maria della Pace, ed è uno dei giochi migliori da fare camminando con un ragazzino che si sta annoiando.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Chiesa di Santa Rita

Che la ricostruzione, dal punto di vista religioso, è stata un fallimento completo. Nessuna guida lo scrive, perché è una storia che finisce male e le guide preferiscono i finali con il fiocco.

Ecco come sono andate le cose secondo Churches of Rome Wiki. La confraternita di santa Rita, che di quella chiesa era l'anima e il motore, se ne era già andata nel 1904, trasferendosi a Santa Rita da Cascia alle Vergini nel rione Trevi. Quando nel 1928 la chiesa di Campitelli fu smontata, quindi, era già vuota di comunità da un quarto di secolo. E quando nel 1940 il Governatorato la rimontò in via Montanara, con tanto di lapide e di inaugurazione al Natale di Roma, la confraternita non mostrò nessun interesse a tornarci. Il risultato è che l'edificio ricostruito non ebbe mai una vera vita liturgica.

Da lì in poi è un lungo galleggiamento. Nel 1952 la chiesa fu affidata alla Piccola Opera della Divina Provvidenza, i religiosi di don Orione, come riportano sia Roma Segreta sia info.roma.it. Nel 1990 tornò al Comune di Roma. Poi il restauro fra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, e la trasformazione in spazio espositivo. Una chiesa smontata per fare una strada, rimontata per orgoglio, e poi riciclata in sala per mostre. Detta così sembra una sconfitta. È una delle storie più oneste che Roma abbia da raccontare su se stessa.

Perché la Chiesa di Santa Rita è sconsacrata

Perché ha perso la sua comunità molto prima di perdere il suo posto. La confraternita si era spostata alle Vergini nel 1904, l'edificio fu smontato nel 1928 e rimontato nel 1940 senza che i confratelli tornassero, l'affidamento ai religiosi di don Orione del 1952 non bastò a ridarle un ruolo, e nel 1990 il bene tornò in mano al Comune di Roma. Oggi la Chiesa di Santa Rita è registrata come edificio sconsacrato adibito a spazio culturale. Le fonti concordano sull'esito, con qualche differenza sulle date intermedie.

Che fine hanno fatto i quadri e le statue della Chiesa di Santa Rita

Churches of Rome Wiki scrive che tutti i dipinti e le statue sono stati rimossi e che sul posto resta l'altare barocco. Dove siano finiti esattamente, uno per uno, non risulta da nessuna fonte citabile. Circolano elenchi in giro, ma nessuno è confermato da una fonte istituzionale, quindi il dato resta non disponibile. Quello che si vede oggi dentro la Chiesa di Santa Rita è l'architettura, non l'arredo.

Com'è fatta dentro la Chiesa di Santa Rita

Dentro è piccola. Va detto subito, perché chi arriva pensando a una chiesa romana media resta spiazzato: qui si sta in una stanza. Una bellissima stanza, ma una stanza.

Sulla forma della pianta le fonti consultate non dicono la stessa cosa, e la differenza non è un dettaglio da eruditi. La Sovraintendenza Capitolina e Roma Segreta parlano di pianta ottagonale, preceduta da un piccolo atrio affiancato da due vani rettangolari. Culture Roma parla anch'essa di edificio barocco a pianta ottagonale. Wikipedia, sia in italiano sia in inglese, descrive invece un interno a croce greca con pianta romboidale convessa, accostandolo al San Carlo alle Quattro Fontane di Borromini. Churches of Rome Wiki descrive un impianto ottagonale con quattro pareti diagonali. Le due letture non sono del tutto inconciliabili, perché un ottagono irregolare con quattro lati corti in diagonale a occhio nudo può leggersi come una croce a bracci smussati. Ma la contraddizione c'è ed è giusto che la sappiate.

Il resto, su cui invece le fonti vanno d'accordo: paraste corinzie alle pareti, in coppie giganti secondo Churches of Rome Wiki, volta con cornici in stucco, cupola centrale, e in fondo l'abside con l'altare barocco in marmi policromi, che è l'unico arredo rimasto al suo posto. Wikipedia segnala anche una vetrata con l'immagine di santa Rita da Cascia. Il soffitto, sempre secondo Churches of Rome Wiki, ha un disegno di festoni che compone una croce di Malta in color crema su fondo grigio.

A nostro giudizio l'interno della Chiesa di Santa Rita oggi funziona meglio come contenitore che come chiesa. Spogliato di tutto, con i muri puliti dal restauro, è uno spazio con una geometria fortissima e nessuna distrazione. Non a caso il Comune ci mette dentro arte contemporanea: è uno dei pochi luoghi storici romani dove un'opera moderna non viene schiacciata dal contesto ma ci dialoga alla pari.

Quanto è grande la Chiesa di Santa Rita

Piccola: si tratta di un vano unico a pianta centrale preceduto da un atrio, non di una chiesa a navate. Le misure esatte in metri non risultano pubblicate dalle fonti consultate. Per un'idea pratica: è uno spazio che si gira tutto in cinque minuti e che si riempie con una cinquantina di persone in piedi. Chi ci organizza mostre lo tratta come una sala singola, non come un percorso.

Cosa si vede dentro la Chiesa di Santa Rita oggi

L'architettura e la mostra in corso, punto. Dentro la Chiesa di Santa Rita trovate l'altare barocco in marmi policromi rimasto in sede, le paraste corinzie, la volta stuccata, la cupola e la vetrata con santa Rita segnalata da Wikipedia. Tutto il resto, dipinti e sculture, è stato rimosso. Quindi se entrate durante una mostra, quello che state guardando è un dialogo fra un guscio barocco e delle opere contemporanee, e il guscio spesso vince. Non è una critica agli artisti: è che il posto è prepotente.

La Chiesa di Santa Rita assomiglia davvero a San Carlino

Lo sostengono le voci di Wikipedia in italiano e in inglese, che accostano la pianta a quella di San Carlo alle Quattro Fontane di Borromini. Il paragone regge sul principio, cioè una piccola aula centrale a geometria complessa ricavata in uno spazio impossibile, ma non aspettatevi il virtuosismo di Borromini: qui siamo su una scala e su un livello di ambizione diversi. E siccome altre fonti descrivono la pianta come ottagonale e non come croce greca romboidale, il paragone va preso con le molle. Se andate lì cercando San Carlino restate delusi. Se ci andate cercando una chiesa barocca minore che ha risolto bene un problema difficile, ne uscite contenti.

Il consiglio che ti do per visitare la Chiesa di Santa Rita

Il consiglio è uno solo e vale più di tutto il resto: non partite senza avere controllato che ci sia una mostra aperta. La Chiesa di Santa Rita non ha un orario di apertura ordinario pubblicato. Apre per gli eventi. Se non c'è evento, trovate il portone chiuso e la vostra visita si riduce a due minuti di facciata.

In pratica, la mattina prima di uscire fate questo: aprite il portale culturale di Roma Capitale e cercate Sala Santa Rita nel calendario delle manifestazioni. Se trovate una mostra con date che comprendono oggi, andate. Se non trovate niente, mettete la Chiesa di Santa Rita come tappa di passaggio dentro un giro più grande e non come destinazione. Il numero unico di Roma Capitale per le informazioni turistiche e culturali è 060608, indicato sia dalla scheda di Turismo Roma sia dal comunicato della riapertura del 2024: se avete dubbi, chiamate quello e chiedete se la sala è aperta oggi. Vi risparmiate una camminata inutile.

Secondo consiglio, meno ovvio: andateci di scorcio. Fontana l'ha progettata per essere vista camminando in diagonale, non frontalmente. Quindi non arrivate da via Montanara puntando dritto il portone: scendete da piazza Campitelli e lasciate che la facciata vi si apra di lato. È l'unico modo per capire perché quell'uomo fosse pagato bene.

Terzo, sul quando: la zona intorno a via del Teatro di Marcello è rumorosa e trafficata tutto il giorno feriale. La domenica mattina presto è un'altra cosa. Se avete la possibilità di scegliere, scegliete quella. La luce sulla facciata è migliore nel pomeriggio, ne parliamo più avanti.

Quarto, è un consiglio impopolare: se avete un solo giorno a Roma, la Chiesa di Santa Rita non è la vostra priorità. Diciamocelo. Con un giorno solo andate al Colosseo e ai Musei Capitolini e amen. La Chiesa di Santa Rita è una tappa da seconda o terza visita, da chi Roma la sta scavando e non la sta spuntando da una lista.

Quanto tempo ci vuole per visitare la Chiesa di Santa Rita

Dieci minuti dentro, se c'è una mostra piccola, venti se la mostra è densa e vi mettete a leggere le didascalie. Da fuori, cinque minuti bastano e avanzano per fare il giro della facciata e capire come è incastrata fra gli edifici. È uno di quei posti che non chiedono tempo ma chiedono attenzione: se ci arrivate di corsa fra due tappe non ci capite niente, se vi fermate un quarto d'ora vi si accende una lampadina su come è stata rifatta questa parte di Roma negli anni Trenta.

Serve prenotare per la Chiesa di Santa Rita

Per le mostre normalmente no: sono a ingresso libero e gratuito e ci si entra e basta. Detto questo, singole iniziative, conferenze o concerti possono richiedere iscrizione o invito, perché lo spazio è piccolo e i posti si esauriscono in fretta. Non risulta nessuna piattaforma di prenotazione dedicata alla Chiesa di Santa Rita, quindi il riferimento resta la pagina dell'evento specifico sul portale culturale comunale. Se è un concerto, date per scontato che serva prenotare e verificate.

La Chiesa di Santa Rita è accessibile alle persone con disabilità

Non risulta con certezza. La scheda di Turismo Roma rimanda genericamente alla sezione dedicata all'accessibilità del portale turistico senza dare informazioni specifiche su questo edificio, e sulle altre fonti consultate non c'è nulla. Quello che si vede da fuori è che l'ingresso è rialzato rispetto al marciapiede, come praticamente tutte le chiese barocche romane. Se avete bisogno di una risposta certa, chiamate 060608 e chiedete della Sala Santa Rita di via Montanara: è l'unico modo serio di saperlo prima.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: la Chiesa di Santa Rita non è l'unica costruzione romana ad essere stata spostata negli anni Trenta, e non è nemmeno la più grande. Ma è quella che ci ha rimesso di più.

Nell'operazione di isolamento del colle capitolino e di apertura della via del Mare fu sventrato un intero pezzo di città abitata: strade, case, botteghe. Via della Pedacchia, che Roma Segreta indica come la strada su cui la chiesa affacciava, non esiste più. La Sovraintendenza Capitolina parla di "antica via Giulio Romano" per collocare l'edificio originario. Sono toponimi che oggi non ritrovate su nessuna mappa. La Chiesa di Santa Rita è uno dei pochissimi frammenti fisici di quel tessuto che sono sopravvissuti, e sono sopravvissuti perché qualcuno ha deciso che valeva la pena numerare le pietre.

Il punto poco citato è il seguente: quella stessa cultura che smontava le chiese per rimontarle è la cultura che aveva appena finito di distruggere il contesto in cui quelle chiese avevano un senso. Si salvava l'oggetto e si buttava via il luogo. La Chiesa di Santa Rita in via Montanara è integra e non serve a niente; la Chiesa di Santa Rita ai piedi dell'Aracoeli era la chiesa di un quartiere. Quando ci passate davanti, è questa la cosa da tenere in testa.

Un'ultima osservazione, pratica più che storica. La Chiesa di Santa Rita, così com'è oggi, ha una qualità che le chiese al loro posto non hanno: si vede che è stata rimessa insieme. Guardate i giunti, guardate come la facciata si attacca ai fianchi moderni, guardate il basamento. È un edificio che confessa di essere una ricostruzione. In un secolo di restauri che cercano di far finta di niente, questa è una virtù.

Quali altri edifici furono spostati a Roma negli anni Trenta

Ci sono stati diversi casi legati agli sventramenti del ventennio, ma un elenco su fonte istituzionale non risulta disponibile. Il dato certo è che la Chiesa di Santa Rita fu smontata nel 1928 per l'apertura della via del Mare e ricomposta per anastilosi in via Montanara, con inaugurazione il 21 aprile 1940. Se cercate il quadro generale degli sventramenti capitolini, il posto giusto da cui partire è l'Archivio Storico Capitolino e le pubblicazioni della Sovraintendenza Capitolina.

Che cosa significa anastilosi

Vuol dire rimettere in piedi un edificio riutilizzando i suoi elementi originali, numerati e catalogati prima dello smontaggio. È la tecnica con cui si rialzano le colonne dei templi antichi e la si applica di rado a edifici moderni. La voce italiana di Wikipedia usa proprio questo termine per la Chiesa di Santa Rita: smontata pezzo per pezzo nel 1928, messa in deposito, ricostruita nel 1940 mediante anastilosi. Nella pratica significa che le pietre che vedete sono quelle che stavano ai piedi del Campidoglio, non copie.

Perché la ricostruzione ha richiesto dodici anni

Fra lo smontaggio del 1928 e l'inaugurazione del 1940 passano dodici anni e le fonti non danno la stessa data di inizio del rimontaggio: Churches of Rome Wiki dice 1937, la Sovraintendenza Capitolina indica il periodo 1938-1940, info.roma.it dice che la ricostruzione partì nel 1938. Il progetto iniziale, secondo Roma Segreta e la voce inglese di Wikipedia, era di rimontare la chiesa nel punto originario: cosa che poi non si fece. Quindi gli anni di deposito sono anche gli anni di una discussione su dove rimetterla. Churches of Rome Wiki segnala inoltre che il cantiere subì interruzioni legate alla guerra.

Che cosa si è salvato della chiesa medievale

Churches of Rome Wiki riferisce che furono conservati il piccolo campanile e un antico affresco absidale. Nessuna fonte disponibile dice dove questi elementi si trovino adesso e se siano visibili al pubblico: su quel punto il dato è n/d. Considerate che l'edificio di Fontana aveva già inglobato o sostituito quasi tutto della vecchia San Biagio: la chiesa medievale, di fatto, era già scomparsa dentro quella barocca due secoli e mezzo prima del piccone del 1928.

La Chiesa di Santa Rita da chiesa a sala espositiva

La seconda vita della Chiesa di Santa Rita comincia nel 1990, quando il bene torna al Comune di Roma, e prende forma con il restauro di fine secolo. Anche qui, le fonti datano le cose in modo leggermente diverso: Roma Segreta parla di un restauro fra il 1999 e il 2003, la Sovraintendenza Capitolina di un restauro complessivo "intorno al 2000", Culture Roma dice la stessa cosa, Turismo Roma scrive che dal 2004 la sala è uno spazio multifunzionale dedicato all'arte contemporanea. Messe in fila, raccontano lo stesso processo con l'orologio regolato in modo diverso.

Da allora la Chiesa di Santa Rita è entrata nel circuito degli spazi culturali di Roma Capitale, gestita dal Dipartimento Attività Culturali. Ci passano mostre, conferenze, convegni, concerti, proiezioni, laboratori, performance. Ed è anche disponibile per attività istituzionali, il che nella pratica significa che ogni tanto ci si fa una presentazione ufficiale e voi restate fuori.

Nel 2024 c'è stata una riapertura vera e propria, dopo un restauro. Secondo il resoconto di una testata di settore, la sala riaprì al pubblico il 21 aprile 2024, ancora una volta al Natale di Roma, con una mostra dedicata alla Dea Roma di Pietro Tenerani, un'erma in gesso databile intorno al 1847 prestata dal Museo di Roma. La mostra restò aperta dal 21 aprile al 12 maggio 2024, tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, a ingresso libero e gratuito. È un dato storico, non un orario attuale: quell'orario valeva per quella mostra.

Che mostre si sono viste alla Chiesa di Santa Rita di recente

Le più recenti documentate sul portale culturale di Roma Capitale sono tutte del 2025: Lo sguardo periferico. La grafica sociale di Coco Cerrella, dal 28 febbraio al 7 marzo 2025; Steam Shadow di Laura Federici, dal 21 marzo al 10 aprile 2025; e la mostra Ya Baba con la scultura di Aly Baba Faye, dal 13 al 21 dicembre 2025. Notate la durata: due settimane, tre settimane. Questo è il ritmo della Chiesa di Santa Rita, ed è il motivo per cui conviene controllare prima di partire.

C'è una mostra in corso alla Chiesa di Santa Rita nel 2026

Per la Chiesa di Santa Rita non risulta pubblicato un programma espositivo 2026: le manifestazioni documentate si fermano al dicembre 2025. Questo non vuol dire che non ci sia niente. Il calendario ufficiale sta sul portale Culture Roma di Roma Capitale, aggiornato evento per evento. In agosto, per giunta, buona parte degli spazi culturali comunali rallenta parecchio.

Si può affittare la Chiesa di Santa Rita per un evento

Esiste una procedura comunale di concessione della Sala Santa Rita per eventi e iniziative culturali, con tariffe stabilite da Roma Capitale: è un servizio censito fra le pagine istituzionali del Comune. Chi vuole informazioni deve rivolgersi agli uffici del Dipartimento Attività Culturali. Si tratta di uno spazio a vocazione culturale: non è una sala per feste private.

La foto giusta da fare alla Chiesa di Santa Rita

La foto giusta non è la facciata frontale. È quella che fanno tutti ed è quella che viene male: da davanti la Chiesa di Santa Rita perde, schiacciata dai palazzi e dal traffico, e il risultato è una cartolina piatta di un edificio che sembra più piccolo di quanto sia.

La foto giusta è di tre quarti, dal marciapiede di via del Teatro di Marcello, tenendovi a una ventina di passi verso piazza Venezia e inquadrando la facciata di scorcio con il fianco che scappa lungo via Montanara. È esattamente la percezione diagonale per cui Fontana aveva progettato quel prospetto, come scrive la Sovraintendenza Capitolina. Con quell'angolo la facciata riacquista profondità, i due ordini si leggono uno sopra l'altro e le paraste corinzie fanno l'ombra che devono fare.

Sulla luce: il prospetto principale prende bene nel pomeriggio. La mattina presto la strada è in ombra e i colori vengono spenti. Nel tardo pomeriggio d'estate, invece, la pietra si scalda e il contrasto fra la facciata e i palazzi grigi degli anni Trenta accanto diventa il soggetto vero della foto. Se avete pazienza, aspettate che passi un autobus e riprendete subito dopo: quel tratto di strada è trafficatissimo e senza un buco nel traffico vi ritrovate mezza inquadratura di lamiera.

La seconda foto, quella che nessuno fa, è il dettaglio dei monti chigiani nella parte alta della facciata. Serve uno zoom decente o un telefono con il tele. È un piccolo trofeo araldico che spiega chi ha permesso che quella chiesa esistesse, e in una foto ravvicinata si legge benissimo.

La terza, se avete la fortuna di trovare aperto, è dall'interno verso la porta: dall'altare guardando indietro, con l'oculo sopra l'ingresso che manda la luce dentro. Le mostre normalmente permettono di fotografare senza flash, non è scontato: chiedete al personale in sala, perché quando ci sono opere in prestito le regole cambiano.

Un'ultima cosa, e vale come avvertimento: non provate a fare la foto in mezzo alla carreggiata. Via del Teatro di Marcello è una strada veloce con corsia preferenziale, e ci sono autobus che arrivano senza fare rumore. Capita che i turisti si spaventino seriamente per una fotografia che potevano fare dal marciapiede.

Si possono fare foto dentro la Chiesa di Santa Rita

In generale le mostre a ingresso libero negli spazi comunali romani consentono le foto senza flash e senza treppiede, ma un regolamento specifico per la Chiesa di Santa Rita non risulta pubblicato. Regola pratica che vale ovunque: chiedete a chi sta in sala prima di alzare il telefono. Se in mostra ci sono opere in prestito da altre istituzioni, le limitazioni sono quasi sempre più rigide e possono arrivare al divieto totale.

Qual è il punto migliore per fotografare la facciata

Il marciapiede opposto di via del Teatro di Marcello, spostati verso piazza Venezia, in modo da prendere la facciata di tre quarti. Se invece volete l'inquadratura che racconta la storia dell'edificio, allora mettetevi in modo da avere nella stessa foto la Chiesa di Santa Rita e, alle sue spalle o di lato, il fianco del Campidoglio: così si capisce da dove viene e dove è finita. È una fotografia meno bella e molto più intelligente.

Conviene fotografare la Chiesa di Santa Rita di sera

Dipende dall'illuminazione notturna, che negli anni cambia. In ogni caso tutta l'asta di via del Teatro di Marcello di sera è un bel camminare, con il Campidoglio illuminato in alto e il Vittoriano che fa da fondale. Se passate di sera fatevi il giro comunque, anche solo per vedere come cambia la scala del quartiere quando le macchine diminuiscono.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Ecco quello che risulta dalle fonti, con l'avvertenza che dove i numeri ballano è indicato.

Anno Cosa succede Chi lo riporta
1192 San Biagio compare nel Catalogus Camerarii Churches of Rome Wiki
XI secolo Una chiesa più antica edificata dalla famiglia Bucabella Wikipedia in italiano
XIV-XV secolo Patronato e sepolture dei Bucabella Churches of Rome Wiki
1626 oppure 1627 Beatificazione di Rita da Cascia Dicastero delle Cause dei Santi dice 19 ottobre 1626; Sovraintendenza Capitolina e Cathopedia dicono 1627
1655 oppure 1658 Insediamento della confraternita dei casciani Sovraintendenza Capitolina dice 1655; Roma Segreta e Churches of Rome Wiki dicono 1658
1643, 1650, 1653 oppure 1665 Ricostruzione della chiesa su progetto di Carlo Fontana le fonti non concordano, vedi sopra
1665 Completamento della facciata Churches of Rome Wiki, Roma Segreta, info.roma.it
1900 Canonizzazione di santa Rita, il 24 maggio; la dedicazione prevale su quella a San Biagio Dicastero delle Cause dei Santi, Wikipedia
1904 La confraternita si trasferisce a Santa Rita alle Vergini Churches of Rome Wiki, Wikipedia, Diocesi di Roma
1928 Smontaggio per l'apertura della via del Mare tutte le fonti consultate
1937 oppure 1938 Inizio del rimontaggio in via Montanara Churches of Rome Wiki dice 1937; Sovraintendenza Capitolina e info.roma.it indicano 1938
21 aprile 1940 Inaugurazione della chiesa ricostruita lapide, Wikipedia, info.roma.it
1952 Affidamento alla Piccola Opera della Divina Provvidenza di don Orione Roma Segreta, info.roma.it
1990 Il bene torna al Comune di Roma Sovraintendenza Capitolina, Roma Segreta, info.roma.it
1999-2003 oppure "intorno al 2000" Restauro complessivo Roma Segreta indica 1999-2003; Sovraintendenza Capitolina e Culture Roma dicono intorno al 2000
2004 La sala diventa spazio multifunzionale per l'arte contemporanea Turismo Roma
21 aprile 2024 Riapertura al pubblico dopo restauro, con la Dea Roma di Tenerani testata di settore, comunicato ripreso

Guardate la colonna di destra: cinque righe su diciassette hanno due date possibili, o addirittura quattro. Non è sciatteria delle fonti, è quello che succede quando un edificio piccolo attraversa otto secoli e nessuno ha mai fatto la monografia definitiva. Meglio una tabella con i punti interrogativi che una cronologia finta e liscia.

Che cos'era il Catalogus Camerarii

Un elenco delle chiese di Roma compilato alla fine del XII secolo, uno di quei repertori che gli storici usano per datare l'esistenza di un edificio quando non c'è altro. Che San Biagio compaia nel catalogo del 1192 significa che a quella data la chiesa c'era ed era abbastanza rilevante da essere censita. Non significa che fosse stata costruita in quell'anno: la voce italiana di Wikipedia parla di una chiesa dei Bucabella già nell'XI secolo. Sulla fase medievale della Chiesa di Santa Rita le fonti divulgative dicono poco.

La chiesa è stata spostata per il Vittoriano o per la via del Mare

Ecco un caso in cui le fonti si contraddicono apertamente. La maggior parte, cioè la voce italiana e quella inglese di Wikipedia, Roma Segreta, la Sovraintendenza Capitolina, Churches of Rome Wiki e info.roma.it, collegano lo smontaggio del 1928 all'apertura della via del Mare e all'isolamento del colle capitolino. La voce di Wikipedia sulla chiesa di Santa Rita alle Vergini e la scheda della Diocesi di Roma dicono invece che la chiesa di Campitelli fu smontata nel 1904 per la costruzione del monumento a Vittorio Emanuele II. Le due versioni differiscono sia sulla data sia sul motivo.

Il 1904 è documentato come l'anno del trasferimento della confraternita alle Vergini, e il 1928 come l'anno dello smontaggio dell'edificio: a nostro giudizio sono due fatti diversi che qualche fonte ha impacchettato insieme, ma è un'interpretazione, non un dato di fonte. Se qualcuno vi racconta la versione del Vittoriano con assoluta sicurezza, sappiate che c'è un'altra versione, sostenuta da più fonti, che dice un'altra cosa.

Chi è passato dalla Chiesa di Santa Rita

La Chiesa di Santa Rita non ha un elenco di personaggi celebri da esibire, e chi ve ne mette uno probabilmente se lo sta inventando. È stata una chiesa piccola, di quartiere e di confraternita, non una basilica papale. Ecco chi ci è passato davvero, secondo le fonti.

Carlo Fontana ci è passato per lavoro, e ci ha lasciato il progetto. È il nome più grosso legato a questo edificio, e non è poco: Fontana fu allievo e collaboratore di Bernini, architetto della Fabbrica di San Pietro e maestro di una generazione di progettisti che poi lavorarono in mezza Europa. Qui aveva un committente modesto e uno spazio impossibile, e la risposta che diede a quel problema è esattamente la ragione per cui la facciata funziona ancora.

Papa Alessandro VII Chigi, per quanto risulta, non ci ha detto messa, ma ci ha messo lo stemma e ha concesso la chiesa alla confraternita: il suo passaggio è scolpito nella pietra, in alto, con i sei monti e la stella. Il rapporto fra Alessandro VII e Carlo Fontana, del resto, è uno dei fili portanti della Roma di metà Seicento.

Poi ci sono i casciani di Roma, e sono loro i veri protagonisti. Gente della Valnerina emigrata nella capitale che si organizza in confraternita, si prende una chiesa e ci porta il culto della propria santa. È una storia di comunità regionale in città, identica nella sostanza a quella dei lombardi a San Carlo al Corso o dei fiorentini a San Giovanni dei Fiorentini. La differenza è che i casciani, alla fine, hanno traslocato.

Roma Segreta indica come fondatore della confraternita della Santa Spina un monsignor Cruciano da Cascia. È l'unico nome proprio di ecclesiastico legato a questa chiesa che risulti da una fonte, e va preso come dato di quella scheda, non come notizia consolidata.

Nel Novecento passano da qui Gustavo Giovannoni e Vincenzo Fasolo, secondo la scheda di info.roma.it, come autori della ricostruzione. E passano i religiosi di don Orione, che dal 1952 ebbero in affidamento l'edificio. Poi passano gli artisti contemporanei, che dal restauro in poi ci hanno esposto: fra quelli documentati sul portale comunale ci sono Laura Federici, Coco Cerrella e Aly Baba Faye, con mostre del 2025.

E infine c'è Pietro Tenerani, ma indirettamente: nel 2024 la sua erma della Dea Roma, prestata dal Museo di Roma, è stata l'opera che ha riaperto la sala. Tenerani, scultore neoclassico, non ha mai messo piede in questa chiesa. Ci è arrivato un suo gesso, quasi due secoli dopo.

Santa Rita è mai stata a Roma

C'è un dettaglio bellissimo. Secondo il racconto agiografico riportato da Cathopedia, Rita portò in fronte per gli ultimi quindici anni di vita la ferita di una spina della corona di Cristo, e quel segno scomparve misteriosamente il giorno prima di un pellegrinaggio a Roma che aveva programmato. Il senso della storia, nella logica dell'agiografia, è che la ferita era un impedimento a mostrarsi in pubblico e che scomparve perché potesse partire. Se ci sia stata davvero, e quando, non si può dire: sono racconti devozionali, non cronaca. La scheda ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi non menziona il viaggio a Roma.

Chi era Carlo Fontana

Un architetto nato nel 1634 e morto nel 1714, come indica la scheda della Sovraintendenza Capitolina. Lavorò nella bottega di Gian Lorenzo Bernini e divenne uno dei protagonisti dell'ultima stagione del barocco romano, con una carriera lunghissima a cavallo fra Sei e Settecento. La Chiesa di Santa Rita è una delle sue opere minori per dimensioni e una delle più interessanti per come risolve un vincolo. Non ci trovate la spettacolarità delle grandi chiese romane: ci trovate un problema di visibilità risolto con l'intelligenza.

Ci sono personaggi famosi sepolti nella Chiesa di Santa Rita

Non risulta, e siccome l'edificio è stato smontato e rimontato la domanda ha anche un risvolto pratico spiacevole. Le uniche sepolture documentate sono quelle della famiglia Bucabella, nella fase medievale, con diverse iscrizioni funerarie registrate. Che fine abbiano fatto quelle iscrizioni e quelle sepolture nel 1928 non risulta scritto da nessuna parte: qui il dato è n/d. Se qualcuno vi racconta di tombe illustri dentro la Chiesa di Santa Rita di via Montanara, chiedetegli la fonte.

Santa Rita, le rose e il 22 maggio

Vale la pena capire chi era questa donna, perché è una delle sante più popolari d'Italia e la sua popolarità è fatta di una cosa sola: i casi disperati. Rita è la santa a cui ci si rivolge quando non c'è più niente da fare. In un paese cattolico questo è un posizionamento fortissimo, e spiega perché a lei siano dedicate così tante chiese di quartiere costruite nel Novecento.

La scheda ufficiale del Dicastero delle Cause dei Santi la registra così: nome di battesimo Margherita Lotti, nata probabilmente nel 1371 a Roccaporena in Umbria, morta fra il 21 e il 22 maggio 1447. Sposata con Paolo di Ferdinando, due figli, poi vedova, poi monaca agostiniana nel monastero di Santa Maria Maddalena a Cascia dopo i trentasei anni. Nel 1432 ricevette la stimmate di una spina sulla fronte, che portò fino alla morte. Beatificata il 19 ottobre 1626 da Urbano VIII, canonizzata il 24 maggio 1900 da Leone XIII in San Pietro. Memoria liturgica il 22 maggio.

Sulle date di nascita e di morte, però, le fonti non concordano fra loro. Cathopedia indica la nascita nel 1381 e la morte il 22 maggio 1447 a sessantasei anni, il che con il 1381 non torna neanche aritmeticamente. Churches of Rome Wiki scrive 1377-1447. Un articolo di Vatican News del 23 maggio 2025 sui 125 anni della canonizzazione riporta addirittura la morte al 22 maggio del 1457. Sulla beatificazione, il Dicastero dice 19 ottobre 1626 mentre la Sovraintendenza Capitolina e Cathopedia parlano del 1627. L'unico dato su cui tutti vanno d'accordo è la canonizzazione: 24 maggio 1900, Leone XIII.

La rosa è il suo simbolo e viene dal racconto del prodigio di Roccaporena: Rita, ormai in fin di vita, avrebbe chiesto a una parente di andare a prendere una rosa fiorita nel suo orto in pieno inverno, e insieme due fichi. Così lo riporta Cathopedia. Da qui viene la tradizione della benedizione delle rose il 22 maggio, che si pratica nei santuari e nelle parrocchie dedicate alla santa in tutta Italia. È un rito popolarissimo: nei posti giusti si fanno file lunghissime di gente con un mazzo in mano.

Ma torniamo a via Montanara, per chiudere il cerchio: alla Chiesa di Santa Rita di Campitelli il 22 maggio non succede niente. È sconsacrata. Le rose si benedicono altrove. Se cercate quel rito a Roma dovete andare in una chiesa aperta al culto e dedicata alla santa, e la più centrale è Santa Rita da Cascia alle Vergini. Verificate gli orari direttamente con loro, perché cambiano ogni anno.

Perché santa Rita è la santa degli impossibili

Perché la sua biografia agiografica è una sequenza di situazioni senza uscita risolte comunque: un matrimonio violento, la perdita del marito e dei figli, l'ammissione in monastero negata e poi ottenuta. La tradizione ne ha fatto la patrona delle cause perse e la devozione popolare l'ha adottata in massa. La scheda del Dicastero delle Cause dei Santi sottolinea che Rita attraversò tre stati di vita, sposata, vedova e monaca, e che affrontò i maltrattamenti del marito con pazienza riconciliandolo con Dio. È il linguaggio dell'agiografia ufficiale, riportato come tale.

Cosa c'entra Cascia con Roma

C'entra attraverso l'emigrazione. I casciani che lavoravano a Roma nel Seicento si organizzarono in confraternita e presero questa chiesa ai piedi del Campidoglio come loro sede, portandoci il culto della loro beata concittadina. È lo stesso meccanismo delle chiese nazionali e regionali che punteggiano il centro di Roma. Se vi interessa il capo opposto di questa storia, cioè Cascia stessa, con il santuario e il monastero, sta in Umbria, in alta Valnerina, e ci si va in giornata da Roma solo se si parte presto e si ha la macchina.

Quando si benedicono le rose di santa Rita

Il 22 maggio, giorno della memoria liturgica. Le modalità cambiano da chiesa a chiesa: da qualche parte si benedicono le rose portate dai fedeli, altrove si distribuiscono rose benedette, e in alcuni santuari il rito si accompagna a novene e processioni. Gli orari precisi delle celebrazioni romane per il 2027 non esistono ancora. Il dato certo è dove non andare: non a via Montanara.

Mezza giornata a piedi intorno alla Chiesa di Santa Rita

Come si è detto, alla Chiesa di Santa Rita non ci si va apposta. Ci si passa. Ma il giro in cui ci si passa è uno dei migliori di Roma, ed eccolo disegnato per chi a Roma c'è già stato una volta.

Si parte in alto. Salite la cordonata capitolina, quella rampa larga e dolce disegnata da Michelangelo, e arrivate in piazza del Campidoglio. Accanto, sulla scalinata ripida che sale parallela, c'è Santa Maria in Aracoeli: quella scalinata è il vostro punto zero, perché è ai suoi piedi, sul lato sinistro, che la Chiesa di Santa Rita è stata per quasi tre secoli. Mettetevi in basso, giratevi e provate a immaginare una facciata barocca a due ordini incastrata lì dove oggi c'è l'asfalto. È l'esercizio più utile che potete fare in tutta la giornata.

Da lì si scende su via del Teatro di Marcello e in cinque minuti siete davanti alla Chiesa di Santa Rita. Ci fate la sosta che merita, cinque minuti o venti a seconda che sia aperta. Poi si continua a scendere.

Sotto vi aspetta il Teatro di Marcello con le sue arcate e i palazzi che ci sono stati costruiti sopra. Poi il Foro Boario, con i due tempietti repubblicani che sono fra le cose più sottovalutate del centro. Poi Santa Maria in Cosmedin, dove trovate la fila per la Bocca della Verità. E qui va detto chiaramente: la fila per la Bocca della Verità è la peggiore spesa di tempo del centro di Roma. Trenta o quaranta minuti in piedi per infilare la mano in un tombino antico e farsi una foto. Il portico di Santa Maria in Cosmedin e il campanile romanico valgono dieci volte di più e non costano coda.

Se invece dalla Chiesa di Santa Rita andate verso il fiume, in cinque minuti siete nel Ghetto, con la Sinagoga e il Museo Ebraico, e da lì si passa sull'Isola Tiberina. Questo è il pezzo più consigliabile nel pomeriggio tardo, quando la luce entra bassa in via del Portico d'Ottavia.

Tutto il giro, con calma e senza entrare nei musei, sono tre ore. Con i Musei Capitolini dentro diventano cinque e mezza e vi mangiate la giornata, ma i Capitolini se li avete saltati la prima volta vanno fatti.

Cosa vedere vicino alla Chiesa di Santa Rita

A meno di dieci minuti a piedi avete il Campidoglio con i Musei Capitolini, la scalinata e la chiesa dell'Aracoeli, il Teatro di Marcello, piazza Campitelli con la chiesa di Santa Maria in Campitelli, il Portico d'Ottavia e il Ghetto con la Sinagoga e il Museo Ebraico, il Foro Boario con i tempietti e Santa Maria in Cosmedin. Poco più in là ci sono l'Isola Tiberina e, dall'altro lato, piazza Venezia con il Vittoriano. È una delle concentrazioni più dense di Roma: il problema qui non è trovare cosa vedere, è scegliere cosa saltare.

Da che parte si va per il Ghetto dalla Chiesa di Santa Rita

Verso il fiume. Uscendo dalla Chiesa di Santa Rita mettete via del Teatro di Marcello alla vostra sinistra e scendete verso il Teatro di Marcello, poi girate a destra verso il Portico d'Ottavia. Sono pochi minuti a piedi e non c'è modo di sbagliarsi, perché il Portico d'Ottavia è un pezzo di rovina antica in mezzo alle case che si vede da lontano. Il Ghetto è uno dei rari quartieri centrali romani dove la sera si mangia bene senza finire in una trappola, ma controllate sempre il conto prima di sedervi.

La Chiesa di Santa Rita si vede dal Campidoglio

Dalla piazza del Campidoglio no, perché la piazza è chiusa dai palazzi. La si intravede scendendo verso via del Teatro di Marcello e la si inquadra bene dalla parte bassa della scalinata dell'Aracoeli. Il punto di vista più istruttivo, se volete capire la geografia della vicenda, è proprio da lì: in un'unica occhiata avete la scalinata dove la Chiesa di Santa Rita stava fino al 1928 e, un centinaio di metri più in là, il punto dove sta adesso. Non è un panorama, è una lezione.

Quanto tempo ci mette Roma a rimettere in piedi una chiesa

Dodici anni, in questo caso. Ma la domanda vera è un'altra: perché l'hanno fatto?

Perché negli anni Venti e Trenta, mentre si buttavano giù interi quartieri, contemporaneamente si costruiva un discorso pubblico sulla tutela. Le pietre si numeravano, si catalogavano, si mettevano in deposito con l'intenzione dichiarata di rimontarle nello stesso posto. Poi lo stesso posto non c'era più, perché ci passava una strada, e allora la chiesa è andata dove c'era spazio. È un cortocircuito che a Roma si ripete e che questo edificio racconta meglio di un saggio.

Nel 1940 la ricostruzione fu presentata come un merito del Governatorato, e la lapide lo dice esplicitamente. Sarebbe facile liquidarla come propaganda. Sarebbe anche sbagliato: quelle pietre oggi sono qui invece che in una discarica, e la facciata di Carlo Fontana esiste ancora. Le due cose stanno insieme e non si annullano.

La Chiesa di Santa Rita è un falso storico

No, ed è una domanda frequente. Un falso è una copia spacciata per originale. Qui siamo davanti a un edificio autentico rimontato in un luogo diverso, con le sue pietre, e la cosa è dichiarata da una lapide sul posto. Il dibattito legittimo non è sull'autenticità del materiale ma sul valore del contesto: un monumento vale per quello di cui è fatto o per il posto in cui sta? La Chiesa di Santa Rita è uno dei casi romani in cui questa domanda si tocca con mano.

Perché non l'hanno rimessa dove stava

Perché dove stava ci passa una strada. Il progetto iniziale, secondo Roma Segreta e la voce inglese di Wikipedia, era proprio di ricostruirla nel punto originario, e la demolizione fece discutere fin da subito. Ma l'apertura della via del Mare aveva cancellato materialmente quel pezzo di suolo edificabile, e alla fine si scelse via Montanara. Le motivazioni tecniche e amministrative di quella scelta non risultano dalle fonti: si sa che la decisione cambiò, non per mano di chi.

La chiesa è stata ricostruita identica a com'era

Nell'aspetto della facciata e nell'impianto, sì: si parla di anastilosi e di reimpiego della pietra originale. Ma "identica" è una parola che con questi interventi non funziona mai del tutto. Il basamento, l'attacco ai fabbricati vicini, il rapporto con la strada e la quota di ingresso sono per forza di cose diversi, perché il posto è diverso. E la scheda di info.roma.it aggiunge che la ricostruzione fu impostata sui resti del tempio di Bellona, il che vi dice quanto profondamente sia cambiato il rapporto con il terreno. Guardatela sapendo questo: quello che vedete è un originale in una situazione nuova.

Cose da evitare e cose su cui insistere

Sul quartiere vale un'opinione impopolare. La zona fra piazza Venezia e il Ghetto è piena di attività che vivono di passaggio: bar con i prezzi da terrazza e il caffè da autogrill, bancarelle con calamite, ristoranti con il menu in sei lingue e la foto del piatto. Non è un fenomeno nuovo e non è scandaloso, ma vi fa perdere tempo e soldi in un punto della città dove il tempo è prezioso.

Regola pratica: più un locale sta esattamente sul percorso fra due monumenti famosi, più è probabile che sia mediocre. Bastano due traverse nella direzione sbagliata per cambiare mondo. Qui non si fanno nomi di locali: i posti chiudono, le insegne cambiano e una guida che vi manda a un indirizzo morto vi ha fatto un danno.

Su una cosa invece conviene insistere: portatevi acqua. Via del Teatro di Marcello d'estate è un forno, non c'è ombra continua e il traffico riscalda l'aria. In compenso le fontanelle in questa zona ci sono, e l'acqua romana è buona. È un consiglio banale che salva più pomeriggi di qualunque itinerario.

Ultimo, sulle scarpe: da qui in giù è tutto sampietrini, e i sampietrini con la suola liscia sono uno sport pericoloso. Se piove, diventano una pista di pattinaggio. Non è un dettaglio da ansiosi, è la ragione numero uno delle storte di ogni stagione.

La zona intorno alla Chiesa di Santa Rita è sicura

È una zona centrale, molto trafficata di giorno e frequentata anche di sera, con il Ghetto e piazza Venezia a pochi minuti a piedi. Il problema tipico qui non è la sicurezza personale ma i borseggi sui mezzi affollati e nei punti di massima ressa turistica. Vale la solita accortezza da centro storico di una capitale europea: zaino davanti sull'autobus, telefono non in tasca posteriore. Niente di più allarmante di questo.

C'è un bagno pubblico vicino alla Chiesa di Santa Rita

Presenza e orari di servizi igienici pubblici in questo tratto non risultano verificati. La soluzione che funziona sempre nel centro di Roma è entrare in un bar, consumare qualcosa e chiedere. Se state facendo il giro con i Musei Capitolini in programma, i servizi del museo sono la vostra ancora e sono raggiungibili in pochi minuti dalla Chiesa di Santa Rita.

Si può parcheggiare vicino alla Chiesa di Santa Rita

È fortemente sconsigliato. Siamo dentro la zona a traffico limitato del centro storico, con varchi elettronici e sanzioni automatiche, e il parcheggio in strada qui è un miraggio anche per i residenti. Le regole della ZTL e i suoi orari cambiano nel tempo: se dovete assolutamente venire in auto, controllate prima sulle pagine ufficiali della mobilità di Roma Capitale. Il modo giusto di arrivare alla Chiesa di Santa Rita è a piedi, da qualunque direzione.

Quando è il momento peggiore per venire qui

Le ore centrali di una giornata feriale d'estate: caldo, traffico, autobus pieni, marciapiedi stretti. E i sabati di ponte, quando piazza Venezia è un ingorgo continuo. Il momento migliore è la domenica mattina presto, oppure un pomeriggio infrasettimanale d'autunno con la luce bassa. La Chiesa di Santa Rita non ha code sue proprie, perché non è un'attrazione di massa: le code che vi rovinano la giornata sono quelle degli altri posti intorno.

Che cosa vale davvero e che cosa è sopravvalutato qui intorno

Ecco l'esercizio scomodo, quello che nelle guide non si fa mai.

Vale la coda: i Musei Capitolini. Non c'è discussione. Sono il museo pubblico più antico del mondo e la collezione è quella che è. Se avete due ore vere, spendetele lì.

Vale il tempo, senza coda: la scalinata dell'Aracoeli e la chiesa in cima, che quasi tutti guardano da sotto e nessuno sale. Sono centoventiquattro scalini circa: il numero esatto non risulta confermato da una fonte ufficiale. In cima c'è una delle chiese più impressionanti di Roma ed è quasi sempre semivuota. Vale anche il Foro Boario con i due tempietti: dieci minuti, gratis, e non c'è mai nessuno.

È sopravvalutata: la Bocca della Verità. Vale la pena ripeterlo. Quaranta minuti di fila per un tombino. Se proprio ci tenete, andateci alle nove del mattino appena aprono e chiudete la pratica in dieci minuti.

È una trappola: qualunque tour "salta fila" venduto in strada da chi vi ferma sul marciapiede con un badge plastificato. In questa zona ce ne sono parecchi. Se volete una visita guidata, prenotatela da un operatore che scegliete voi, non da chi vi acchiappa per la manica davanti al Vittoriano.

Sta nel mezzo: la Chiesa di Santa Rita stessa. Non è un capolavoro assoluto e non vi cambia la vita. È un edificio piccolo con una storia enorme, e il rapporto fra le due cose è esattamente il motivo per cui merita cinque minuti del vostro pomeriggio. Chi la vende come un tesoro segreto sta esagerando; chi la ignora del tutto si perde la chiave di lettura di tutto il quartiere.

Vale la pena entrare se la mostra non interessa

Sì, senza esitazioni. Se la Chiesa di Santa Rita è aperta, entrate anche se l'artista in mostra non vi dice niente, perché l'edificio lo vedete solo così. Non ci sono aperture ordinarie: la mostra è il vostro biglietto per stare dentro un guscio barocco rimontato pietra per pietra. Fatevi il giro delle opere per rispetto e poi guardate la volta, le paraste, l'altare. Ci mettete un quarto d'ora in tutto ed è gratis.

Meglio la Chiesa di Santa Rita o Santa Maria in Campitelli

Sono due cose diverse e stanno a cinquanta metri l'una dall'altra, quindi la domanda giusta è l'ordine, non la scelta. Santa Maria in Campitelli è una chiesa grande, aperta al culto, con un interno barocco imponente; la Chiesa di Santa Rita è un'aula piccola, sconsacrata, aperta solo per eventi. Fate prima Santa Maria in Campitelli, che quasi certamente trovate aperta, e poi provate il portone della Chiesa di Santa Rita. Se è chiuso, avete comunque la piazza, che è una delle più belle e meno battute del centro.

La piazza Campitelli merita una sosta

Sì. Piazza Campitelli è una di quelle piazze romane che nessuno fotografa: raccolta, con la fontana al centro, i palazzi nobiliari intorno e pochissimo passaggio rispetto a quello che c'è cinquanta metri più in basso. Dalla Chiesa di Santa Rita si arriva in un minuto salendo via Montanara. Se dovete fermarvi a riprendere fiato durante il giro, fermatevi lì e non in via del Teatro di Marcello.

Le informazioni pratiche in una tabella

Dove compare n/d, il dato non risulta pubblicato.

Voce Dato
Nome storico Chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli, già San Biagio de Mercato
Nome attuale Sala Santa Rita
Indirizzo Via Montanara 8, Roma, Municipio I, adiacente piazza Campitelli
Stato Edificio sconsacrato, proprietà di Roma Capitale
Uso Spazio espositivo e polifunzionale: mostre, conferenze, convegni, concerti, proiezioni, laboratori, performance
Gestione Dipartimento Attività Culturali di Roma Capitale
Orari ordinari n/d: non risultano orari fissi pubblicati, l'apertura segue il calendario degli eventi
Ingresso Le mostre sono di norma gratuite
Prenotazione Non prevista per le mostre; possibile per conferenze e concerti, verificare sull'evento
Informazioni Numero unico di Roma Capitale 060608
Calendario Portale Culture Roma di Roma Capitale, pagina Sala Santa Rita
Architetto Carlo Fontana (1634-1714)
Ricostruzione Smontaggio 1928, rimontaggio per anastilosi, inaugurazione 21 aprile 1940
Accessibilità n/d: nessuna informazione specifica pubblicata sulle fonti consultate
Trasporto Sul sito ATAC risultano le linee 44 e 715 con capolinea Teatro Marcello; percorso e fermate da verificare sull'app. Metro B, fermata Colosseo, poi tratto a piedi

Come si scrive il nome esatto di questa chiesa

Su questo sito compare come Chiesa di Santa Rita, senza specificazioni. Nella letteratura e sulle pagine istituzionali la trovate come chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli, e come Sala Santa Rita quando si parla dell'uso attuale. Se state cercando indicazioni stradali, il termine che funziona meglio sulle mappe è Sala Santa Rita, perché è quello associato all'attività in corso. Se state cercando informazioni storiche, cercate il nome lungo con "in Campitelli", altrimenti finite sulle chiese omonime.

Le chiese sconsacrate di Roma e perché vale la pena entrarci

La Chiesa di Santa Rita fa parte di una categoria romana poco raccontata: gli edifici di culto che non sono più luoghi di culto e che il Comune, lo Stato o i privati hanno riconvertito. Aule diventate sale espositive, oratori diventati auditorium, chiese diventate depositi. È un pezzo di città che non entra mai negli itinerari e che invece ha una qualità curiosa: senza gli arredi e senza i fedeli, l'architettura si legge in modo molto più netto.

Dentro una chiesa attiva l'occhio va sempre da qualche parte: l'altare maggiore, il quadro, il santo di turno, la cappella con le candele. In una chiesa spogliata l'occhio si accorge della geometria. Nella Chiesa di Santa Rita si vede la pianta, si vedono le paraste, si vede come la cupola chiude uno spazio piccolo facendolo sembrare più alto. È un'esperienza da studio, non da devozione, e non è peggiore: è diversa.

La contropartita è ovvia: un edificio del genere ha perso la funzione per cui era stato fatto. C'è gente per cui questo è un lutto, ed è comprensibile. Ma fra una chiesa sconsacrata che ospita mostre e una chiesa chiusa da trent'anni con il tetto che imbarca acqua, la prima è preferibile senza esitazioni.

Quante chiese sconsacrate ci sono a Roma

Un numero preciso non risulta da fonti ufficiali, e comunque dipende da cosa si conta: chiese ridotte a uso profano per decreto, chiese chiuse ma non sconsacrate, oratori inglobati in edifici pubblici. Il dato certo che vi riguarda è che la Chiesa di Santa Rita di via Montanara è fra queste, con una destinazione culturale attiva e riconosciuta dal Comune di Roma. Se il tema vi interessa, il punto di partenza documentato sono i cataloghi della Sovraintendenza Capitolina.

Che cosa succede a una chiesa quando viene sconsacrata

Cambia regime giuridico e cambia uso: gli arredi sacri vengono rimossi, l'altare perde la sua funzione liturgica e l'edificio può essere destinato ad attività compatibili con il decoro del luogo. Nel caso della Chiesa di Santa Rita, i dipinti e le statue sono stati rimossi mentre l'altare barocco in marmi policromi è rimasto in sede come elemento architettonico. Il passaggio formale al Comune di Roma è del 1990 secondo le fonti. Il dettaglio canonico della procedura non serve per la visita.

Il quartiere che non c'è più

Vale la pena capire cosa è sparito, perché senza questo la Chiesa di Santa Rita resta una curiosità e basta.

Prima del 1928, fra il Campidoglio e il Teatro di Marcello c'era un tessuto fitto di case, vicoli e piazzette. Via della Pedacchia, che Roma Segreta indica come la strada della chiesa, era una di quelle. La Sovraintendenza Capitolina colloca l'edificio "sull'antica via Giulio Romano". Piazza d'Aracoeli, dove si teneva il mercato medievale, era secondo Churches of Rome Wiki una piazza lunga e rettangolare, tutta un'altra cosa dallo spiazzo di oggi.

L'idea che guidò la demolizione era quella dell'isolamento: liberare i monumenti antichi da tutto quello che ci era cresciuto intorno nei secoli, per farli vedere puliti. Applicata al Campidoglio, all'insieme del Teatro di Marcello e ai templi del Foro Boario, produsse i panorami che oggi diamo per scontati e cancellò il quartiere che li teneva insieme. La Chiesa di Santa Rita, con le sue pietre numerate, è quello che resta di quella pulizia.

Quando ci passate davanti, alzate lo sguardo sui palazzi che le stanno intorno: sono degli anni Trenta, con quel linguaggio massiccio e regolare che a Roma si riconosce a occhio. La chiesa barocca in mezzo a loro non è fuori posto per caso. È fuori posto perché è l'unica sopravvissuta.

Che cos'era la via del Mare

L'asse stradale aperto negli anni Venti e Trenta per collegare piazza Venezia al Tevere e, nel disegno complessivo, alla via che portava a Ostia. Il tratto centrale oggi si chiama via del Teatro di Marcello. La sua apertura comportò la demolizione del tessuto edilizio fra il Campidoglio e il fiume, e la Chiesa di Santa Rita era esattamente sul tracciato. Su questo tutte le fonti principali concordano, con la sola eccezione delle schede che attribuiscono lo spostamento al cantiere del monumento a Vittorio Emanuele II.

Si vedono ancora tracce del quartiere demolito

Poco e in modo indiretto. La Chiesa di Santa Rita è la traccia più vistosa, perché è un pezzo di quel quartiere fisicamente trasportato. Per il resto restano le fotografie storiche, che si consultano all'Archivio Storico Capitolino, e i toponimi scomparsi che si leggono nelle guide ottocentesche. Quali fondi fotografici siano consultabili online, e con quali modalità, va chiesto all'Archivio Storico Capitolino, che è il posto giusto.

Domande veloci sulla Chiesa di Santa Rita

Queste sono le domande più frequenti. Ogni risposta comincia dalla risposta.

Come si chiama oggi la Chiesa di Santa Rita

Sala Santa Rita. È il nome con cui la trovate sui portali culturali di Roma Capitale, sulle locandine delle mostre e sulle mappe. Il nome completo dell'edificio storico è chiesa di Santa Rita da Cascia in Campitelli, e la Sovraintendenza Capitolina nella sua scheda usa la formula "Sala S.Rita già Chiesa di S.Rita da Cascia", che mette in fila tutte e due le identità. Se cercate online e non trovate niente sotto Chiesa di Santa Rita, provate con Sala Santa Rita: è lo stesso portone.

La Chiesa di Santa Rita è ancora consacrata

No. È un edificio sconsacrato di proprietà di Roma Capitale, usato per attività culturali. La voce italiana di Wikipedia lo dice esplicitamente e la scheda della Sovraintendenza Capitolina spiega che dal 1990 il bene è tornato in uso al Comune di Roma. Dentro non si celebra e non ci sono funzioni. L'altare barocco è rimasto al suo posto come elemento architettonico, non come altare in uso.

Chi gestisce la Chiesa di Santa Rita

Il Dipartimento Attività Culturali di Roma Capitale, come indicano il portale Culture Roma e la scheda della Sovraintendenza Capitolina. La Sovraintendenza parla di utilizzo da parte del "Dipartimento IV" con funzione di spazio espositivo: è la vecchia denominazione dello stesso ufficio. Il numero unico di riferimento per informazioni è 060608.

Qual è il sito ufficiale della Chiesa di Santa Rita

Il riferimento istituzionale è il portale Culture Roma di Roma Capitale, dove la Sala Santa Rita ha la sua pagina con le manifestazioni in programma. La scheda storico-architettonica sta invece sul sito della Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Sono le due fonti di riferimento, perché sono le uniche che rispondono di quello che scrivono.

C'è una messa nella Chiesa di Santa Rita

No, mai. È sconsacrata dal punto di vista dell'uso e non ha un clero di riferimento. Se cercate una messa dedicata a santa Rita nel centro di Roma, il posto è Santa Rita da Cascia alle Vergini, in via dell'Umiltà 83/B: sul suo sito, per l'estate risultano la prefestiva del sabato alle 18.30, la domenicale alle 11.30 e la feriale alle 8.00. Sono orari estivi che cambiano con la stagione, quindi telefonate prima di partire.

La Chiesa di Santa Rita è quella smontata pietra per pietra

Sì, ed è la sua caratteristica principale. Smontata nel 1928 durante i lavori per la via del Mare, conservata in deposito, rimontata per anastilosi in via Montanara e inaugurata il 21 aprile 1940. La lapide sull'edificio lo dichiara con parole sue. È un caso romano che vale la pena raccontare, perché è documentato, è visibile e non ha bisogno di essere gonfiato per fare effetto.

Perché la chiesa sembra piantata male rispetto alla strada

Perché il rapporto fra l'edificio e la quota stradale di via Montanara è stato deciso a tavolino negli anni Trenta, e non è quello che la chiesa aveva ai piedi del Campidoglio. Quando si rimonta un edificio bisogna scegliere a che altezza appoggiarlo, e la scelta dipende dal terreno che si trova e dalle strade nuove. È uno dei modi in cui si vede a occhio nudo che la Chiesa di Santa Rita non è nata qui. L'altro è il modo in cui i fianchi si attaccano ai fabbricati vicini.

Vale la pena venire fin qui solo per la Chiesa di Santa Rita

No, e chi vi dice di sì vi sta vendendo qualcosa. La Chiesa di Santa Rita è una tappa dentro un giro, non una destinazione autonoma. Detto questo, se siete già nel raggio di dieci minuti a piedi sarebbe sciocco non passarci: è gratis, è rapida e vi spiega perché questo quartiere ha la forma che ha. Il criterio giusto è la distanza. Dentro il giro del Campidoglio e del Ghetto, sì. Attraversare la città apposta, no.

La Chiesa di Santa Rita è adatta ai bambini

Dipende da cosa c'è in mostra. L'edificio in sé è piccolo, si visita in dieci minuti e non chiede pazienza: la storia dello smontaggio e del rimontaggio, raccontata bene, ai bambini piace molto perché è concreta e si vede. Le mostre di arte contemporanea, invece, possono essere ostiche. Il consiglio pratico è di usare la Chiesa di Santa Rita come storia da raccontare durante il giro esterno e di entrare solo se la mostra è visivamente forte.

Che differenza c'è fra la Chiesa di Santa Rita e Santa Maria in Aracoeli

Tutto tranne la geografia. Santa Maria in Aracoeli è una grande basilica medievale in cima alla sua scalinata, aperta al culto, con un interno a colonne di spoglio e una storia legata al Campidoglio. La Chiesa di Santa Rita è un'aula barocca minuscola, sconsacrata, che stava ai piedi di quella stessa scalinata e che oggi si trova un centinaio di metri più in là. Visitatele nello stesso pomeriggio e capirete meglio tutte e due.

La Chiesa di Santa Rita è nella lista dei musei gratuiti di Roma

Non è un museo e non ha una collezione permanente, quindi non rientra nei circuiti museali con biglietto e domeniche gratuite. È uno spazio espositivo comunale in cui le mostre sono di norma a ingresso libero. La differenza pratica per voi è che la Chiesa di Santa Rita non la trovate nelle card turistiche e negli abbonamenti: non serve, perché quando è aperta si entra senza pagare niente.

Quanti gradini ha la scalinata dell'Aracoeli

Tanti, e il numero esatto non risulta confermato da una fonte citabile. È una di quelle cifre che girano in tre versioni diverse e che ogni guida ripete con sicurezza assoluta. Quello che vi interessa davvero è un'altra cosa: sono ripidi, senza pianerottoli generosi e senza ombra. Se avete problemi di ginocchia salite dalla cordonata capitolina, che è una rampa dolce, e passate in Aracoeli dall'ingresso laterale in alto.

Dove si trovano notizie aggiornate sulle aperture

Sul portale culturale di Roma Capitale, alla pagina della Sala Santa Rita, dove sono elencate le manifestazioni con le rispettive date. In alternativa chiamate il numero unico 060608. Diffidate dei siti di eventi generalisti che riportano orari fissi per questo indirizzo: un orario fisso non risulta pubblicato da nessuna fonte istituzionale. Se qualcuno vi scrive che la Chiesa di Santa Rita apre dal lunedì al venerdì dalle tot alle tot, chiedetegli da dove ha preso quel dato.

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RiassuntoChiesa di Santa Rita in Campitelli Via Montanara, 8 Roma
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IndirizzoChiesa di Santa Rita in Campitelli Chiesa di Santa Rita
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