Rione Sant’Angelo: cosa vedere
Il Rione Sant'Angelo, rione XI di Roma, è spazio pubblico e aperto: le strade, il Portico d'Ottavia in via del Portico d'Ottavia 29 e la Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei si vedono gratis, senza prenotazione. L'area archeologica del Teatro di Marcello, sulla via omonima, è gratuita dalle 9 alle 19 con l'ora legale e dalle 9 alle 18 con l'ora solare, secondo la Sovrintendenza Capitolina. Si paga il Museo Ebraico di Roma, che comprende la visita al Tempio Maggiore: 12 euro l'intero.
È il rione più piccolo della città, secondo il portale turistico di Roma Capitale, sulla riva sinistra del Tevere di fronte all'Isola Tiberina. Il nome viene dalla chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, costruita dentro le rovine del Portico d'Ottavia, accanto al mercato del pesce che qui è rimasto attivo per secoli. Dentro i suoi confini si trova il quartiere dell'antico Ghetto, istituito nel 1555 da papa Paolo IV e chiuso nel 1870, con la Sinagoga inaugurata nel 1904.
Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul portale turistico di Roma Capitale, sulle pagine della Sovrintendenza Capitolina dedicate al Portico d'Ottavia, al Teatro di Marcello e alla Fontana delle Tartarughe, sul sito del Museo Ebraico di Roma e sui materiali della Fondazione CDEC e della Comunità di Sant'Egidio sul 16 ottobre 1943. La chiesa di Sant'Angelo in Pescheria non pubblica orari: il portale turistico indica di contattarla al numero 06 68801819. Per tutto il resto il riferimento è lo 060608.

In breve: indirizzo, orari, biglietto
- Dove: rione XI di Roma, sulla riva sinistra del Tevere di fronte all'Isola Tiberina, fra largo Arenula, il lungotevere de' Cenci e il Teatro di Marcello.
- Gestore: strade e monumenti di Roma Capitale, con la Sovrintendenza Capitolina per Portico d'Ottavia, Teatro di Marcello e Fontana delle Tartarughe, informazioni allo 060608.
- Come si entra: il rione è spazio pubblico, il Portico d'Ottavia è sempre aperto, il Teatro di Marcello si guarda dall'esterno dall'area archeologica negli orari della Sovrintendenza.
- Prezzo: gratis strade, portico, fontana e area del teatro. Museo Ebraico con Tempio Maggiore 12 euro intero, 10 ridotto, 6 studenti fino a 25 anni, gratis sotto i 10 anni.
- Orari: area del Teatro di Marcello 9-19 con l'ora legale e 9-18 con l'ora solare, chiusa il 1° maggio. Museo Ebraico chiuso il sabato e nelle feste ebraiche.
- Come si arriva: a piedi da piazza Venezia, da Campo de' Fiori o dall'Isola Tiberina, linee di autobus e tram da verificare sul calcolatore ATAC o allo 060608.
- Accessibilità: rampa percorribile in carrozzina lungo via del Portico d'Ottavia secondo il portale turistico, altri percorsi accessibili non pubblicati.
Dove si trova e che cosa si vede davvero
Il rione occupa il tratto di riva che guarda l'Isola Tiberina, fra il Campidoglio e largo Arenula. Il portale turistico di Roma Capitale ne fa partire il perimetro da largo Arenula e cita fra le sue strade via del Portico d'Ottavia e il lungotevere de' Cenci. La Sovrintendenza Capitolina assegna al rione XI sia il Teatro di Marcello sia il Portico d'Ottavia. A piedi lo si attraversa in poco tempo, ed è proprio la densità a sorprendere.
Che cosa si vede? Le arcate del Teatro di Marcello con il palazzo cinquecentesco costruito sopra. Il grande ingresso monumentale del Portico d'Ottavia, con quattro colonne corinzie, e la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria nascosta dietro. Il Tempio Maggiore sul lungotevere, con la cupola che si riconosce da lontano. La Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei. E la casa di Lorenzo Manilio, del 1468, con le iscrizioni latine in lode di Roma.
Fra una tappa e l'altra ci sono le strade che il portale turistico elenca per il quartiere ebraico: via della Reginella, via di Sant'Ambrogio, via del Tempio, piazza delle Cinque Scole, piazza dei Cenci. Nello stesso elenco compaiono la chiesa di San Gregorio della Divina Pietà, il ponte dei Quattro Capi verso l'Isola Tiberina e la chiesa di Santa Maria in Campitelli. Sul selciato, davanti ad alcune porte, si trovano le pietre d'inciampo con i nomi delle persone deportate.
Il Tempio Maggiore merita un discorso a parte. Secondo il Museo Ebraico di Roma fu costruito dopo il 1870, quando finì il potere temporale dei papi, e inaugurato nel 1904. Il portale turistico ne descrive lo stile assiro babilonese. Durante il Ghetto le cinque sinagoghe della comunità, le Cinque Scole, erano riunite in un unico edificio all'interno del recinto, ricorda il museo. Oggi il loro nome sopravvive nella piazza delle Cinque Scole, a pochi passi dal lungotevere.
Il rione e il Ghetto non coincidono del tutto, e conviene tenerlo presente. Il Ghetto è il quartiere recintato dal 1555 al 1870 dove gli ebrei di Roma furono obbligati a vivere, raccontato nella pagina sul Ghetto ebraico di Roma. Il rione è l'unità amministrativa più ampia, che contiene anche l'antico Circo Flaminio, il Teatro di Marcello, piazza Mattei e i palazzi nobiliari intorno. Qui si parla del rione intero, con i suoi strati di storia.
Il rione è abitato e ha una vita di quartiere propria, legata alla Comunità ebraica di Roma, al Tempio Maggiore, al museo e alle attività commerciali delle strade principali. Chi arriva per la prima volta trova un luogo di memoria e di culto oltre che di visita. Il tono giusto è quello di chi entra in un quartiere dove la gente vive, prega e lavora, con attenzione ai portoni, alle sinagoghe e alle lapidi che ricordano la deportazione.
Una curiosità sul Rione Sant'Angelo
Il nome ha una storia di pesce. Secondo il portale turistico di Roma Capitale il rione prende il nome dalla chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, chiamata un tempo Sant'Agnolo Pescivendolo, vicina all'antico mercato del pesce sotto le colonne del Portico d'Ottavia. Lo stemma mostra un angelo con una palma nella mano sinistra. Esistono varianti con l'angelo che tiene una spada e una bilancia, e altre con un pesce, in ricordo del Foro Piscario demolito.
La seconda curiosità si trova sul portico stesso. Il portale turistico descrive una lastra di pietra con un'iscrizione latina sul lato destro del grande arco. Stabiliva una regola del mercato: i pesci più lunghi della lastra dovevano essere consegnati ai magistrati della città, dalla testa fino alla prima pinna. Era, in pratica, una tassa in natura. La lastra è ancora al suo posto, e si legge facilmente se si sa dove guardare.
Terza curiosità: le lapidi di marmo con la scritta RIONE, il numero, il nome e lo stemma, che si vedono agli angoli dei palazzi. Il portale turistico le attribuisce a papa Benedetto XIV Lambertini, che nel 1748 le fece mettere per identificare i rioni. Roma ne conta ventidue, e Sant'Angelo è l'undicesimo. Cercare la lapide con l'angelo è un piccolo gioco utile per capire dove finisce il rione e dove comincia quello accanto.
L'ultima curiosità riguarda un motto. Sulla Casina dei Vallati, in via del Portico d'Ottavia 29, un portale rinascimentale in marmo porta l'iscrizione Id velis quod possis, cioè vuoi ciò che puoi. Il portale turistico spiega che l'edificio, del Duecento con aggiunte del Cinquecento, fu ritrovato alla fine degli anni Venti durante gli scavi intorno al Teatro di Marcello. Il nome viene dai Vallati, famiglia della nuova nobiltà mercantile medievale che possedeva molti edifici della zona.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Rione Sant'Angelo
La Fontana delle Tartarughe non è opera di Bernini, anche se lo si legge spesso, persino in alcune pagine turistiche. Secondo la Sovrintendenza Capitolina fu realizzata fra il 1581 e il 1588 su progetto di Giacomo della Porta, con le sculture in bronzo di Taddeo Landini. Le quattro tartarughe sul bordo della vasca superiore arrivarono dopo, nel restauro del 1658 e 1659 sotto Alessandro VII, e sono attribuite a Bernini soltanto dalla tradizione. È la posizione contraria che conviene tenere.
Seconda cosa poco detta: il mercato del pesce dentro il portico non è un ricordo medievale lontano. La Sovrintendenza scrive che la Pescheria, il principale mercato cittadino per la vendita del pesce, rimase attiva fino alla fine dell'Ottocento. Per molte generazioni di romani il Portico d'Ottavia è stato un luogo di bancarelle, grida e acqua per terra, prima di diventare un monumento da guardare. Le colonne antiche erano, in pratica, il tetto di un mercato.
Terza cosa: il Teatro di Marcello non si visita all'interno. La Sovrintendenza indica che l'edificio è visibile esclusivamente dall'esterno. L'area archeologica intorno è aperta e gratuita, ma il palazzo costruito sopra le arcate da Baldassarre Peruzzi per i Savelli, passato poi agli Orsini, non fa parte del percorso pubblico. Chi immagina di salire sulle gradinate di un teatro romano resta deluso. Si cammina ai piedi delle arcate, e da lì si legge tutto.
Quarta cosa, a nostro giudizio: via del Portico d'Ottavia all'ora di pranzo e di cena è il momento meno adatto per capire il rione. La strada si riempie di tavolini e di passaggio, e le rovine diventano uno sfondo. Il rione si capisce meglio al mattino, quando l'area del teatro apre alle 9 e il portico è quasi vuoto. È in quelle ore che la lastra del pesce, le colonne e le iscrizioni si leggono senza fretta.
Che cosa resta del Portico d'Ottavia e della Pescheria?
Il portico nasce in età augustea sopra un edificio più antico, il Portico di Metello. Secondo la Sovrintendenza Capitolina Augusto lo costruì fra il 27 e il 23 avanti Cristo e lo dedicò alla sorella Ottavia. Era un grande quadrilatero di circa 119 metri per 132, con i templi di Giunone Regina e di Giove Statore e due biblioteche, una greca e una latina. Funzionava come un museo all'aperto, pieno di opere d'arte.
La più celebre, sempre secondo la Sovrintendenza, era un gruppo equestre in bronzo di Lisippo con Alessandro Magno e i suoi cavalieri. Il portale turistico aggiunge che il tempio di Giove Statore fu il primo tempio di Roma costruito interamente in marmo. Dopo un incendio del 191 dopo Cristo, Settimio Severo restaurò e in parte ricostruì il complesso nel 203. È a quella fase che appartiene gran parte di ciò che si vede.
Oggi restano l'angolo sud orientale e il grande ingresso monumentale, il vestibolo, con quattro colonne corinzie e pilastri sul lato sud, rivolto verso il Circo Flaminio. Nel tardo antico e nel Medioevo gli spazi del portico accolsero la Pescheria, e nell'ultimo quarto dell'VIII secolo una parte fu inglobata nella chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, scrive la Sovrintendenza. La facciata della chiesa, in semplice mattone, si trova dentro il colonnato posteriore.
Il portale turistico descrive l'interno della chiesa: tre navate, affreschi, marmi policromi, un crocifisso del Cinquecento, stucchi dorati. Nel pavimento c'è in marmo lo stemma dei pescivendoli, che nel 1571 fecero costruire la cappella di Sant'Andrea come sede della loro compagnia. Fra le opere citate ci sono una Madonna con il Bambino e angeli di Benozzo Gozzoli, del 1450, e l'affresco della Gloria di Sant'Andrea di Innocenzo Sacconi.
Come si visita oggi il portico? Secondo il portale turistico di Roma Capitale l'accesso è sempre aperto, con una rampa percorribile anche in carrozzina lungo via del Portico d'Ottavia e alcune scale che collegano il monumento alla chiesa di Sant'Angelo in Pescheria e agli edifici vicini. Il passaggio sotto il grande arco è libero. Le colonne e gli scavi intorno si guardano dai camminamenti, senza scendere nelle aree recintate e senza sedersi sui resti antichi.
Il consiglio che ti do per visitare il Rione Sant'Angelo
Arrivate da via del Teatro di Marcello poco dopo le 9, quando apre l'area archeologica. Guardate le arcate del teatro e il palazzo sopra, poi proseguite verso il Portico d'Ottavia. Cercate la lastra del pesce sul lato destro dell'arco, entrate in via del Portico d'Ottavia e guardate la casa di Lorenzo Manilio. Da lì salite verso piazza Mattei per la fontana e scendete al lungotevere per il Tempio Maggiore e il museo.
Scegliete bene il giorno. Il Museo Ebraico, che comprende la visita al Tempio Maggiore, è chiuso il sabato e nelle feste ebraiche, secondo il sito del museo. Il venerdì chiude prima: fino al 30 settembre alle 16, dal 1° ottobre alle 14. Chi vuole vedere la Sinagoga all'interno deve quindi puntare su una giornata dalla domenica al giovedì, controllando prima il calendario delle festività pubblicato dal museo.
Leggete prima la storia, perché sul posto i pannelli sono pochi. Conviene sapere tre date: il 1555, quando Paolo IV istituì il Ghetto, il 1870, quando il Ghetto fu chiuso dopo la presa di Porta Pia, e il 16 ottobre 1943, il giorno della razzia nazista. Con questi riferimenti le lapidi, le pietre d'inciampo e il nome del largo davanti al portico prendono il loro significato.
Tenete un comportamento adatto a un luogo di culto e di memoria. Il Tempio Maggiore e le sinagoghe sono luoghi di preghiera, e l'ingresso segue le regole del museo. Davanti alle pietre d'inciampo fermatevi a leggere i nomi, senza calpestarle per una foto. Nelle strade residenziali abbassate la voce e lasciate liberi i portoni. Sono piccole attenzioni, ma in un rione così piccolo fanno la differenza per chi ci vive.
Che cosa si paga e come si prenota?
Quasi tutto è gratis. Le strade, il Portico d'Ottavia, la Fontana delle Tartarughe e l'area archeologica del Teatro di Marcello non hanno biglietto. La chiesa di Sant'Angelo in Pescheria non pubblica orari né condizioni di visita, e il portale turistico indica di contattarla direttamente. L'unico ingresso a pagamento del rione è il Museo Ebraico di Roma, in via Catalana, con la visita al Tempio Maggiore compresa nel biglietto.
Il biglietto si compra alla cassa del museo o sul sito di prenotazione del Museo Ebraico, che aggiunge un euro di servizio a ogni prenotazione online. Secondo il museo il biglietto comprende l'ingresso al Tempio Maggiore con visita guidata e l'accesso alle sale, con audioguide scaricabili in sei lingue. I biglietti non sono rimborsabili. Non risulta un prodotto di rivenditori terzi da segnalare al posto del canale ufficiale.
| Biglietto Museo Ebraico | Prezzo in cassa |
|---|---|
| Intero | 12 euro |
| Ridotto con convenzioni | 10 euro |
| Studenti fino a 25 anni compiuti | 6 euro |
| Bambini sotto i 10 anni, persone con disabilità certificata oltre il 74 per cento, soci ICOM e ICOMOS | Gratis |
Il museo propone anche le proprie visite al quartiere ebraico, con tariffe pubblicate: 100 euro da una a quattro persone, 150 euro da cinque a quindici, 10 euro a persona da sedici a trentacinque. Per le scuole i prezzi sono ridotti. Sono servizi del museo, da prenotare con il museo stesso al numero 06 68400661 o sul sito di prenotazione. Il museo segnala anche un percorso con realtà aumentata e virtuale nel Ghetto, di circa sessanta minuti.
La Sovrintendenza Capitolina organizza di tanto in tanto visite gratuite all'area del Teatro di Marcello e del Portico d'Ottavia, nel programma Archeologia in Comune. Negli appuntamenti pubblicati nel 2023 e nel 2024 la prenotazione era obbligatoria allo 060608, dalle 9 alle 19, con un massimo di quindici partecipanti e ritrovo in via del Teatro di Marcello. Il calendario cambia ogni anno, quindi conviene controllare il sito della Sovrintendenza.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il Teatro di Marcello sia un teatro romano lo sanno tutti. Meno noto è che lo iniziò Giulio Cesare. Secondo la Sovrintendenza Capitolina Cesare avviò i lavori con ampi espropri, demolendo edifici esistenti fra cui il tempio della Pietà, e attirandosi molte critiche. Augusto riprese il progetto con altri espropri. L'edificio fu probabilmente completato nel 17 avanti Cristo, usato per i ludi secolari, e dedicato nel 13 o nell'11 avanti Cristo.
Il nome ricorda Marcello, nipote di Augusto destinato alla successione e morto giovane a Baia, secondo la Sovrintendenza. I numeri spiegano la sua importanza: 130 metri di diametro e 15.000 posti, fino a 20.000 in caso di necessità. La facciata aveva tre ordini, dorico, ionico e corinzio, e per l'acustica c'erano 36 vasi di bronzo. Il teatro restò in funzione probabilmente fino al IV secolo, dopo i restauri di Vespasiano e di Alessandro Severo.
Poi arrivò la seconda vita. Grazie alla posizione elevata vicino al fiume, il teatro divenne fortezza dei Pierleoni e dei Fabi, scrive la Sovrintendenza. Nel Cinquecento Baldassarre Peruzzi costruì sopra le arcate il palazzo dei Savelli, che due secoli dopo passò agli Orsini. Negli anni Trenta del Novecento il Comune di Roma acquistò la parte inferiore, quella delle strutture romane, e la scavò e restaurò dopo una radicale liberazione dell'area.
Un ultimo fatto noto agli storici e poco citato riguarda Sant'Angelo in Pescheria. Secondo il portale turistico di Roma Capitale, nella notte di Pentecoste del 1347 Cola di Rienzo partì da questa chiesa per salire al Campidoglio e restaurare la Repubblica romana. Una piccola chiesa costruita dentro un portico romano, accanto a un mercato del pesce, è così il punto di partenza di uno degli episodi politici più noti della Roma medievale.
La foto giusta da fare al Rione Sant'Angelo
La foto che racconta il rione è quella del vestibolo del Portico d'Ottavia, con le quattro colonne corinzie e i mattoni della chiesa di Sant'Angelo dietro. Va presa da via del Portico d'Ottavia, di mattina presto, quando la luce arriva laterale e la strada è ancora libera. In un'unica inquadratura ci sono l'età augustea, il restauro di Settimio Severo, la chiesa dell'VIII secolo e il quartiere che le è cresciuto intorno.
La seconda immagine è quella delle arcate del Teatro di Marcello con il palazzo sopra. Funziona dall'area archeologica o dal marciapiede di via del Teatro di Marcello, con un obiettivo abbastanza largo da tenere insieme gli archi antichi e le finestre del palazzo. È l'immagine che spiega meglio la storia di Roma per strati: il teatro di Augusto, la fortezza medievale e la residenza rinascimentale una sopra l'altra.
Terza scelta: un dettaglio. La lastra del pesce sul lato destro del grande arco, la lapide del rione con l'angelo sull'angolo di un palazzo, l'iscrizione della casa di Lorenzo Manilio, il motto sulla Casina dei Vallati. Sono foto piccole, da fare da vicino, che raccontano più di una panoramica. La Fontana delle Tartarughe si fotografa bene in una giornata nuvolosa, che non schiaccia i bronzi e fa risaltare le tartarughe sul bordo.
Alcune regole di rispetto valgono più di qualsiasi inquadratura. Le pietre d'inciampo si fotografano senza metterci i piedi sopra e senza trasformarle in uno sfondo per ritratti. Davanti al Tempio Maggiore e alle sinagoghe conviene seguire le indicazioni del personale e chiedere prima di riprendere ingressi e persone. Nelle strade residenziali evitate di fotografare dentro portoni e finestre. Il rione è abitato, e chi ci vive non fa parte del paesaggio.
Come si arriva dal centro di Roma?
Le pagine del portale turistico di Roma Capitale sul rione, sul Portico d'Ottavia e sulla Fontana delle Tartarughe non indicano linee di autobus o tram. Le linee di autobus e tram che servono largo Arenula, piazza Venezia e il lungotevere cambiano con i cantieri e con gli orari stagionali. Per il percorso del giorno conviene usare il calcolatore sul sito di ATAC o chiamare lo 060608.
A piedi è il modo più semplice. Da piazza Venezia si scende per via del Teatro di Marcello, lasciando il Campidoglio sulla sinistra, e in pochi minuti si arriva alle arcate del teatro. Da Campo de' Fiori si attraversa largo Arenula e si entra nel rione dalle strade dietro piazza Mattei. Da largo Argentina si scende verso la Crypta Balbi e il Portico d'Ottavia.
Da Trastevere l'ingresso più bello è dall'Isola Tiberina. Si attraversa il fiume sull'isola e si passa sul ponte dei Quattro Capi, che il portale turistico elenca fra i monumenti del quartiere ebraico, sbucando sul lungotevere davanti al Tempio Maggiore. È un percorso breve che collega tre luoghi della città antica e medievale e permette di arrivare nel rione dal lato del fiume, con la Sinagoga come primo edificio in vista.
Conviene non arrivare in auto. Il centro storico ha regole di accesso e di sosta per i veicoli privati, da controllare sul sito di Roma Capitale prima di partire, e intorno al rione i parcheggi su strada sono pochi. Il portale turistico segnala una rampa percorribile in carrozzina lungo via del Portico d'Ottavia, ma molte strade interne hanno selciato irregolare. Chi cammina con difficoltà può chiedere allo 060608 i percorsi più agevoli.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Fra il 27 e il 23 avanti Cristo Augusto costruì il Portico d'Ottavia sopra il Portico di Metello, secondo la Sovrintendenza Capitolina. Il teatro avviato da Cesare fu probabilmente completato nel 17 avanti Cristo, per i ludi secolari, e dedicato a Marcello nel 13 o nell'11. Dopo l'incendio del 191 dopo Cristo, Settimio Severo restaurò il portico nel 203. Nell'ultimo quarto dell'VIII secolo nacque la chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, dentro le sue rovine.
Nel XII secolo la chiesa fu rinnovata e ricevette il campanile romanico, secondo il portale turistico di Roma Capitale. Nella notte di Pentecoste del 1347 Cola di Rienzo partì da qui verso il Campidoglio. Nel 1450 Benozzo Gozzoli dipinse la Madonna con il Bambino e angeli oggi nella chiesa. Nel 1468 Lorenzo Manilio fece costruire la casa con le iscrizioni latine su via del Portico d'Ottavia.
Nel 1555 papa Paolo IV istituì il Ghetto, il secondo al mondo dopo quello di Venezia del 1516, secondo il portale turistico. Gli ebrei di Roma furono obbligati a viverci, a portare segni distintivi e a subire limiti al commercio e alla proprietà di immobili. Nel 1571 i pescivendoli costruirono la loro cappella in Sant'Angelo. Fra il 1581 e il 1588 fu realizzata la Fontana delle Tartarughe, che nel 1658 e 1659 ricevette le tartarughe.
Nel 1748 Benedetto XIV fece mettere le lapidi dei rioni. Nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia, il Ghetto fu chiuso definitivamente. Nel 1904 fu inaugurato il Tempio Maggiore. Negli anni Trenta il Comune liberò e restaurò il Teatro di Marcello. Il 16 ottobre 1943 i nazisti rastrellarono gli ebrei di Roma. Dal 1994 ogni 16 ottobre si svolge una marcia silenziosa, e dal 2015 la Casina dei Vallati ospita le mostre della Fondazione Museo della Shoah.
Chi è passato dal Rione Sant'Angelo
I primi nomi sono quelli della Roma di Augusto. L'imperatore stesso, che costruì il portico e completò il teatro. Sua sorella Ottavia, a cui il portico fu dedicato. Marcello, il nipote destinato alla successione, che diede il nome al teatro. E prima di loro Giulio Cesare, che avviò i lavori del teatro fra le critiche. Più tardi Settimio Severo, che ricostruì il portico dopo l'incendio, e Vespasiano e Alessandro Severo, che restaurarono il teatro.
Il Medioevo porta le famiglie baronali e un tribuno. I Pierleoni e i Fabi fecero del teatro una fortezza, secondo la Sovrintendenza Capitolina. I Vallati, mercanti arricchiti, possedevano molte case della zona fra Duecento e Trecento. Cola di Rienzo partì da Sant'Angelo in Pescheria nel 1347. Nel Quattrocento arrivarono Benozzo Gozzoli, con la sua Madonna, e Lorenzo Manilio, che nel 1468 volle una casa con le iscrizioni in lode di Roma.
Il Cinquecento e il Seicento sono il tempo dei papi e degli artisti. Paolo IV, che nel 1555 istituì il Ghetto. Baldassarre Peruzzi, architetto del palazzo sopra il teatro per i Savelli, poi passato agli Orsini. Giacomo della Porta e Taddeo Landini, autori della Fontana delle Tartarughe. Muzio Mattei, che ottenne la fontana davanti a casa sua. Alessandro VII e, secondo la tradizione, Gian Lorenzo Bernini, con le tartarughe del 1658.
Poi Benedetto XIV, con le lapidi dei rioni del 1748, e nel 1877 l'organaro Pietro Pantanella, a cui la comunità dei pescivendoli commissionò un nuovo organo per Sant'Angelo, secondo il portale turistico. Soprattutto, per secoli, gli ebrei di Roma, che qui vissero durante il Ghetto e qui tornarono a pregare nel Tempio Maggiore. Fra loro Settimia Spizzichino, l'unica donna fra i sedici sopravvissuti alla deportazione del 16 ottobre 1943, secondo la Comunità di Sant'Egidio.
Che cosa accadde nel rione il 16 ottobre 1943?
All'alba del 16 ottobre 1943 i nazisti arrestarono a Roma oltre mille ebrei, secondo la Fondazione CDEC, il Centro di documentazione ebraica contemporanea. Il cuore della razzia fu il Ghetto, intorno al Portico d'Ottavia. La Comunità di Sant'Egidio riporta le cifre di 1.259 persone arrestate, fra cui 689 donne, 363 uomini e 207 bambini. Dopo il rilascio di una parte di loro, 1.023 persone furono deportate ad Auschwitz.
Gli arrestati furono portati al Collegio Militare. Il 18 ottobre il treno partì dalla stazione Tiburtina e il 23 arrivò ad Auschwitz, secondo la Fondazione CDEC. Tornarono in sedici, quindici uomini e una donna, Settimia Spizzichino, morta nel 2000. La CDEC ha presentato anche un ritrovamento: registrazioni audio del 1955 con le voci di alcuni sopravvissuti, raccolte durante una commemorazione nell'anniversario della razzia.
Il ricordo è scritto nella toponomastica e nel selciato. Lo spazio davanti al Portico d'Ottavia porta il nome di Largo 16 ottobre 1943, secondo la Comunità di Sant'Egidio. Nelle strade del quartiere, il portale turistico di Roma Capitale segnala le pietre d'inciampo con i nomi dei deportati, davanti alle case dove abitavano. Chi passa si ferma a leggerle. È il modo più diretto per capire che la deportazione riguardò famiglie precise, porta per porta.
Dal 1994 ogni 16 ottobre la Comunità di Sant'Egidio e la Comunità ebraica di Roma organizzano una marcia silenziosa, che percorre al contrario il cammino dei deportati. Alla Casina dei Vallati la Fondazione Museo della Shoah propone mostre e una mappa interattiva che ricostruisce arresti e deportazioni del 16 ottobre, secondo il portale turistico. Tra le nostre schede trovate anche i luoghi della memoria a Roma.
Fontana delle Tartarughe: che cosa è documentato e che cosa è leggenda?
Quello che dicono i documenti, secondo la Sovrintendenza Capitolina: nel 1570 la fontana era prevista in piazza Giudea, ma il nobile Muzio Mattei ne ottenne lo spostamento davanti alla sua residenza, impegnandosi anche a curare la manutenzione della piazza. Fu realizzata fra il 1581 e il 1588 su progetto di Giacomo della Porta, con i quattro efebi in bronzo che giocano con i delfini scolpiti da Taddeo Landini, in marmi policromi e bronzo.
Quello che dice la tradizione: le quattro tartarughe sul bordo della vasca superiore sarebbero di Gian Lorenzo Bernini. La Sovrintendenza scrive che furono aggiunte nel restauro del 1658 e 1659, sotto Alessandro VII, e che l'attribuzione a Bernini viene dalla tradizione. Il portale turistico di Roma Capitale, più deciso, le assegna a Bernini dal 1658. Le fonti non concordano sul grado di certezza, e per questo conviene parlare di attribuzione.
Quello che è leggenda: secondo il racconto riportato dal portale turistico, un duca Mattei, che aveva perso al gioco il patrimonio di famiglia, fu respinto dal futuro suocero. Per dimostrare il proprio valore avrebbe fatto costruire la fontana in una sola notte, mostrandola il giorno dopo dalla finestra del palazzo. Poi avrebbe fatto murare quella finestra per ricordo. È una storia bella e senza appigli documentari: i lavori, come si è visto, durarono anni.
La fontana è stata restaurata più volte anche di recente. La Sovrintendenza ricorda gli interventi del 2005 e 2006, con un impianto di trattamento delle acque, e quelli del 2025, nel programma Caput Mundi finanziato dal PNRR. Chi arriva in piazza Mattei trova quindi i bronzi puliti e l'acqua in funzione. Per un confronto con le altre fontane della città, sul sito trovate le pagine su Bernini a Roma e sulle fontanelle rionali di Roma.
Come si legge Sant'Angelo accanto ai rioni vicini?
Roma ha ventidue rioni, e la pagina sui 22 rioni di Roma ne racconta l'origine: le regiones antiche, i dodici rioni del XII secolo, i quattordici di Sisto V, fino al ventiduesimo, Prati, aggiunto nel 1921 secondo il portale turistico. Sant'Angelo è il più piccolo, ma confina con zone molto diverse. Leggerlo insieme ai vicini aiuta a capire come la città medievale si sia sovrapposta a quella antica.
Verso sud, oltre il Teatro di Marcello, comincia il Rione Ripa, con l'Isola Tiberina, la chiesa di San Nicola in Carcere costruita sui templi del Foro Olitorio e il Foro Boario con il Tempio di Ercole Vincitore. Il fiume e i porti antichi tengono insieme i due rioni, che per secoli hanno vissuto degli stessi commerci.
Proprio il confine con Ripa spiega la forma del rione. Il Teatro di Marcello e il Portico d'Ottavia si trovavano ai margini del Circo Flaminio, lo spazio aperto che il portale turistico indica come circondato da grandi portici, di cui quello d'Ottavia è l'unico conservato. Nel Medioevo le rovine furono riusate: il teatro divenne fortezza, il portico mercato e chiesa. A nostro giudizio è questa sovrapposizione a rendere il rione così piccolo e così fitto.
Verso ovest, oltre largo Arenula, si entra nel Rione Regola, con piazza Farnese, la chiesa di San Paolo alla Regola e via Giulia. Più a nord il Rione Ponte porta verso piazza Navona e il Tevere. Sono rioni di palazzi e di botteghe, diversi dal tessuto fitto e stretto che il Ghetto ha lasciato a Sant'Angelo.
Verso nord e verso est il rione confina con la zona di largo Argentina e con il Campidoglio. La Crypta Balbi, che il portale turistico elenca fra i monumenti del rione, racconta la trasformazione di un teatro antico in quartiere medievale, lo stesso processo visibile al Teatro di Marcello. Per chi vuole proseguire il confronto fra rioni, sul sito trovate anche il Rione Monti e il Rione Trevi.
Quando è chiuso e che cosa non aspettarsi?
Le strade e il Portico d'Ottavia non chiudono mai. L'area archeologica del Teatro di Marcello segue gli orari della Sovrintendenza Capitolina: dalle 9 alle 19 con l'ora legale, dalle 9 alle 18 con l'ora solare, e chiusura il 1° maggio. Il Museo Ebraico è chiuso il sabato e nelle feste ebraiche. Nel 2026 il museo segnala chiusure per Purim, Pesach, Shavuot, Rosh Ha Shanà, Yom Kippur e Sukkot, con alcune chiusure parziali.
Gli orari del museo cambiano più volte in autunno e in inverno. Fino al 30 settembre si entra dalla domenica al giovedì dalle 10 alle 18, con ultimo ingresso alle 17.15, e il venerdì dalle 10 alle 16. Dal 1° al 26 ottobre si passa alle 10-17 dalla domenica al giovedì e alle 9-14 il venerdì. Seguono altri tre periodi con orari diversi fino al 31 marzo, pubblicati sul sito del museo.
Che cosa non aspettarsi? Un teatro romano da percorrere dentro: il Teatro di Marcello si guarda dall'esterno. Una chiesa di Sant'Angelo sempre aperta: gli orari non sono pubblicati, e conviene telefonare prima. Un museo del rione: le informazioni storiche sono sparse fra il Museo Ebraico, le lapidi e le mostre della Casina dei Vallati, di cui il portale turistico non pubblica gli orari. Per quelle mostre il riferimento è il sito della Fondazione o lo 060608.
Non aspettatevi neppure un quartiere tranquillo nelle ore dei pasti. Via del Portico d'Ottavia è molto frequentata a pranzo e a cena, e nei giorni festivi il passaggio aumenta. Chi cerca silenzio lo trova al mattino presto, nelle strade laterali come via della Reginella e via di Sant'Ambrogio, o intorno a piazza Mattei. Nei giorni del 16 ottobre e delle ricorrenze della comunità conviene muoversi con discrezione e rispettare cerimonie e cortei.
Mangiare in zona
Il portale turistico di Roma Capitale ricorda che il rione è apprezzato per la cucina che unisce la tradizione romana e quella ebraica. È un patrimonio vero, con piatti che le famiglie della comunità preparano da secoli. Proprio per questo via del Portico d'Ottavia è diventata una delle strade più affollate di tavolini del centro, e la qualità non è uniforme. Il nome del quartiere, da solo, non garantisce niente.
I segnali delle trappole sono quelli di tutto il centro storico. Il buttadentro sul marciapiede che ferma chi passa. Il menù con le fotografie dei piatti, tradotto in molte lingue. Le voci senza prezzo o con il prezzo a voce. Un menù diverso fuori e dentro. La cucina aperta di continuo, senza una pausa fra pranzo e cena. I romani evitano questi posti perché vivono del passaggio, non dei clienti abituali.
La regola pratica è guardare chi siede ai tavoli e che cosa c'è sul menù. Pochi piatti, scritti ogni giorno, prezzi chiari e clienti del quartiere sono buoni indizi. Chi osserva regole alimentari religiose deve verificare direttamente con l'esercizio la certificazione e i giorni di apertura. Per trovare indirizzi scelti con criterio c'è la lista di indirizzi su Google Maps, utile anche per organizzare la giornata fra il rione e i dintorni.
Chi preferisce un pasto veloce all'aperto non trova nel rione giardini o prati: è un tessuto fitto di strade e piazze piccole. Sedersi sui gradini dei monumenti o sulle basi delle colonne del portico non è un buon modo di mangiare, per rispetto dei luoghi e di chi abita qui. Meglio allungare il passo fino al lungotevere o, per uno spazio verde aperto, fino al Circo Massimo.
Che cosa abbinare in giornata
L'abbinamento più naturale è il Museo Ebraico di Roma, che secondo il sito ufficiale racconta in sette sale e 700 metri quadrati la vita ebraica romana dal II secolo avanti Cristo, con arredi liturgici, manoscritti, documenti e marmi soprattutto del periodo del Ghetto. Nel complesso del Tempio Maggiore si trova anche il Tempio Spagnolo, l'oratorio del rito spagnolo. La visita richiede almeno un'ora e mezza.
Chi vuole allargare lo sguardo sulla storia ebraica di Roma ha altri luoghi fuori dal rione. Sulla via Appia Antica si trovano le catacombe ebraiche di Vigna Randanini, sulla Nomentana le catacombe ebraiche di Villa Torlonia. Per la memoria del Novecento ci sono il Mausoleo delle Fosse Ardeatine e la Casa della memoria e della storia.
Verso il Campidoglio, in pochi minuti, si arriva ai Musei Capitolini e al Palazzo dei Conservatori. Lungo via del Teatro di Marcello, verso il Campidoglio, si trova il Monastero di Tor de' Specchi, con aperture al pubblico limitate. Verso il fiume, Santa Maria in Cosmedin con la Bocca della Verità e San Giorgio in Velabro completano una mattinata sulla Roma più antica.
Nel pomeriggio si può passare il Tevere. Dall'Isola Tiberina si entra in Trastevere, oppure dal Ponte Sisto si torna verso Campo de' Fiori. Verso nord, il Teatro Argentina e l'area sacra di largo Argentina chiudono il giro. Chi ama il barocco trova spunti nella pagina su Roma barocca, che parte proprio da fontane e piazze come piazza Mattei.
Per altre idee a costo zero c'è la pagina su Roma gratis, dove il Portico d'Ottavia, l'area del Teatro di Marcello e la Fontana delle Tartarughe entrano di diritto. Mettere insieme il rione, il Campidoglio e l'Isola Tiberina in una mattinata, e il museo e Trastevere nel pomeriggio, dà una giornata completa quasi senza spese, con l'unico biglietto del Museo Ebraico da prenotare in anticipo.
Domande frequenti
Perché si chiama Rione Sant'Angelo?
Il nome viene dalla chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, costruita nell'VIII secolo dentro le rovine del Portico d'Ottavia, secondo la Sovrintendenza Capitolina. Il portale turistico di Roma Capitale ricorda che si chiamava un tempo Sant'Agnolo Pescivendolo, per via del mercato del pesce che occupava il portico. Lo stemma del rione mostra un angelo con una palma nella mano sinistra, e alcune varianti includono un pesce.
Il Rione Sant'Angelo e il Ghetto sono la stessa cosa?
No. Il Ghetto è il quartiere in cui gli ebrei di Roma furono obbligati a vivere dal 1555 al 1870, istituito da papa Paolo IV. Il Rione Sant'Angelo è un'unità amministrativa più ampia, che lo contiene e comprende anche il Teatro di Marcello, il Portico d'Ottavia, piazza Mattei e i palazzi intorno. Per la storia del Ghetto sul sito trovate la pagina dedicata al Ghetto ebraico di Roma.
Si paga per visitare il Rione Sant'Angelo?
No, il rione è spazio pubblico. Portico d'Ottavia, Fontana delle Tartarughe e area archeologica del Teatro di Marcello sono gratuiti. Si paga solo il Museo Ebraico di Roma, che comprende la visita al Tempio Maggiore: 12 euro l'intero, 10 il ridotto con convenzioni, 6 per gli studenti fino a 25 anni, gratis sotto i 10 anni. Online si aggiunge un euro di servizio.
Si può entrare nel Teatro di Marcello?
No. La Sovrintendenza Capitolina indica che l'edificio è visibile esclusivamente dall'esterno. L'area archeologica intorno è aperta gratis dalle 9 alle 19 con l'ora legale e dalle 9 alle 18 con l'ora solare, chiusa il 1° maggio. Di tanto in tanto la Sovrintendenza organizza visite gratuite all'area, con prenotazione obbligatoria allo 060608 e posti limitati, pubblicate sul suo sito.
Quando è chiuso il Museo Ebraico?
Il museo è chiuso il sabato e nelle feste ebraiche, secondo il sito ufficiale. Nel 2026 le chiusure riguardano Purim, Pesach, Shavuot, Rosh Ha Shanà, Yom Kippur e Sukkot, con alcune chiusure parziali. Il venerdì chiude prima degli altri giorni. Dal 1° al 26 ottobre l'orario è dalle 10 alle 17 dalla domenica al giovedì e dalle 9 alle 14 il venerdì. Informazioni allo 06 68400661.
La Fontana delle Tartarughe è di Bernini?
No. Secondo la Sovrintendenza Capitolina la fontana fu realizzata fra il 1581 e il 1588 su progetto di Giacomo della Porta, con i bronzi di Taddeo Landini. Le quattro tartarughe furono aggiunte nel restauro del 1658 e 1659, sotto Alessandro VII, e la tradizione le attribuisce a Bernini. La storia del duca Mattei che l'avrebbe fatta costruire in una notte è una leggenda.
Dove si ricorda il 16 ottobre 1943?
Nel rione il ricordo è in più luoghi. Lo spazio davanti al Portico d'Ottavia si chiama Largo 16 ottobre 1943. Nelle strade del quartiere ci sono le pietre d'inciampo con i nomi dei deportati. Alla Casina dei Vallati, in via del Portico d'Ottavia 29, la Fondazione Museo della Shoah propone mostre e una mappa interattiva degli arresti. Ogni 16 ottobre, dal 1994, si svolge una marcia silenziosa.
Come si arriva al Portico d'Ottavia?
Il portale turistico di Roma Capitale non indica i mezzi pubblici per il rione. A piedi si arriva da piazza Venezia scendendo per via del Teatro di Marcello, da Campo de' Fiori attraversando largo Arenula, da Trastevere passando per l'Isola Tiberina e il ponte dei Quattro Capi. Per autobus e tram del giorno conviene usare il calcolatore di percorso sul sito di ATAC o chiamare lo 060608.
Chi ha scritto e su quali fonti
Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: per il rione fanno fede le pagine della Sovrintendenza Capitolina e il sito del Museo Ebraico di Roma. Segnalateci quello che trovate cambiato.
Organizzare una visita al rione per un gruppo significa lavorare sui calendari più che sui biglietti: evitare il sabato e le feste ebraiche, prenotare in anticipo il Museo Ebraico e il Tempio Maggiore, affidarsi alle visite ufficiali del museo per il quartiere e rispettare i luoghi di culto e di memoria. Per chi progetta uscite di questo tipo, una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro.
Il Rione Sant'Angelo è anche una porta verso una Roma fatta di strati: il teatro di Augusto, la chiesa altomedievale, il Ghetto dei papi, la città del Novecento e la sua memoria. Mettere insieme i rioni del centro, l'Appia Antica con le catacombe ebraiche e magari i Castelli Romani richiede qualche giorno e un po' di pianificazione, e una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.
Prepara la visita
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
