Piazza Farnese e Palazzo Farnese
Piazza Farnese si attraversa gratis a qualsiasi ora, il palazzo che le dà il nome si visita solo con visita guidata prenotata e pagata in anticipo sul sito ufficiale, quattro giorni a settimana, mai il mercoledì, mai il sabato, mai la domenica. Il biglietto base costa 15,00 euro, quello che comprende i sotterranei 20,00, quello con la biblioteca dell’École française de Rome 22,00. Servono nome, cognome, data e luogo di nascita e numero di documento di ognuno, e all’ingresso il documento va esibito in originale. La patente non basta.
Chi arriva a piazza Farnese 67 senza prenotazione vede il portone chiuso, due militari, un cortile che si intuisce e basta. La Galleria dei Carracci, che è il motivo per cui si entra, rimane chiusa dietro tredici finestre di travertino. Questo è il punto che mette in difficoltà più gente: il palazzo è visibile da fuori, quindi sembra accessibile, e invece è una sede diplomatica con i controlli di una sede diplomatica.
La piazza invece è aperta sempre, e vale una sosta anche per conto suo. Ci sono due vasche di granito egizio grandi come barche, tirate fuori dalle Terme di Caracalla, portate qui nel Cinquecento e trasformate in fontane soltanto nel 1626. Sono i due pezzi di antichità romana più grossi che si possano toccare in una piazza del centro senza pagare un euro.

Che cosa si vede e che cosa no
Dall’esterno si vede la facciata su tre ordini, tredici finestre al primo e al secondo piano, dodici al pianterreno, il portale bugnato con sopra la loggia balaustrata e lo stemma di Paolo III, e il cornicione aggettante con il fregio di gigli e le teste di leone. Dal fondo della piazza si intuisce il vestibolo oltre il portone, con le sue file di colonne di granito. Tutto il resto, cortile compreso, resta fuori portata senza biglietto.
Dentro, con la visita guidata, si percorrono il vestibolo, il cortile, il giardino, il Salone d’Ercole con gli arazzi seicenteschi e i sarcofagi antichi, il Camerino affrescato da Annibale Carracci e la Galleria dei Carracci al piano nobile. La Galleria è il pezzo grosso: una volta affrescata con soggetti presi dalle Metamorfosi di Ovidio, dove pittura, finta scultura e finta architettura si accavallano fino a confondere l’occhio.
I sotterranei sono un’aggiunta recente: aperti al pubblico dal 29 maggio 2024, conservano due pavimenti a mosaico in tessere bianche e nere, uno con animali e mostri marini, l’altro con i desultores, gli acrobati che nel circo saltavano da un cavallo all’altro in corsa. Sotto i dodici anni non si entra, e non sono raggiungibili da chi ha difficoltà motorie.
Non si vedono le collezioni Farnese. Le sculture antiche e i quadri che riempivano questo palazzo sono a Napoli da quasi tre secoli, finiti lì con l’eredità di Elisabetta Farnese e di suo figlio Carlo di Borbone. Chi entra immaginando i marmi al loro posto rimane deluso: le sale sono arredate da ambasciata, non da museo.
Una curiosità sulla Piazza Farnese e Palazzo Farnese
Le due vasche della piazza hanno cambiato indirizzo tre volte prima di fermarsi qui. Nascono come bacini delle Terme di Caracalla, granito egizio, lavorate in un cantiere imperiale del terzo secolo. Nel 1466 papa Paolo II Barbo se le fece portare davanti al suo palazzo a piazza San Marco, l’attuale piazza Venezia. Nel 1545 Paolo III Farnese ne fece trasferire una qui davanti, in quella che allora si chiamava piazza del Duca.
Per trentanni e più quella vasca è rimasta un soprammobile monumentale. Non c’era acqua sufficiente in zona per farla zampillare, quindi stava lì come un arredo, asciutta. Nel 1580 il cardinale Alessandro Farnese il Giovane ottenne il permesso di prendere anche la seconda vasca da piazza San Marco, e per qualche decennio la piazza ebbe due vasche ornamentali e zero fontane.
Il 1626, e quaranta once d’acqua
La svolta arriva quando il cardinale Odoardo Farnese ottiene da papa Gregorio XV quaranta once d’acqua dall’Acqua Paola, l’acquedotto che Paolo V aveva riportato in funzione sul Gianicolo pochi anni prima. A quel punto Girolamo Rainaldi adatta le due vasche a fontane vere, aggiunge le piscine di travertino sotto, le protomi leonine, le tazze centrali con i gigli farnesiani da cui esce lo zampillo. L’inaugurazione è del 23 settembre 1626.
I gigli che vedete oggi non sono quelli di Rainaldi. Erano in travertino, si sono consumati, e nei lavori del 1938 sono stati rifatti in marmo. Da allora le fontane hanno avuto altri interventi negli anni Settanta, un restauro completo nel 1992 e 1993, poi ancora nel 2007 e nel 2024. Chi vuole capire come funziona l’alimentazione di queste fontane deve risalire alla fontana dell’Acqua Paola sul Gianicolo, che è il capolinea monumentale dello stesso acquedotto.
Le vasche originali, quelle imperiali, sono ancora lì. Ci si può appoggiare sopra la mano. Nessuna transenna, nessun biglietto, nessuna coda. È una delle poche occasioni romane in cui un pezzo di terme imperiali si tocca senza mediazioni, e quasi nessuno dei passanti lo sa. Per il contesto originario conviene fare un salto alle Terme di Caracalla e guardare le nicchie da cui questi bacini sono stati estratti.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza Farnese e Palazzo Farnese
Il palazzo non è della Francia. È dello Stato italiano, e la Francia lo tiene in affitto. La vicenda è più contorta di quanto si racconti: i Farnese concessero ai francesi di metterci la sede diplomatica già nel 1635, l’ambasciata si insediò stabilmente nel 1874 con un contratto di locazione firmato con i Borbone, e la Francia comprò l’edificio nel 1911.
Poi lo rivendette. Nel 1936 i due Stati firmarono un accordo incrociato: l’Italia riprende la proprietà di Palazzo Farnese, la Francia lo tiene in locazione per novantanove anni a una cifra simbolica, e in cambio l’Italia ottiene alle stesse condizioni la sede della propria ambasciata a Parigi. Un baratto fra due palazzi, non un affitto di mercato.
Che cosa cambia per chi visita
Cambia parecchio, e si sente. I controlli all’ingresso sono quelli di un’ambasciata: documento originale, niente fotocopie, niente zaini nemmeno piccoli, niente trolley, nessun guardaroba dove lasciarli. Le borse da donna passano. Il telefono va tenuto in silenzioso e non si usa per telefonare. Le guardie possono rifiutare l’ingresso a chi non rispetta le regole, e lo fanno.
Cambia anche chi racconta. La conduzione della visita da parte di guide esterne non autorizzate dall’ambasciata è vietata in modo esplicito. Chi accompagna un gruppo non può fare la propria spiegazione dentro il palazzo, si entra con la guida del servizio ufficiale. Per chi organizza itinerari questo è un vincolo pesante e va detto ai clienti prima, non davanti al portone.
Il restauro delle facciate, concluso il 10 luglio 2026 dopo cinque anni di cantiere aperti nel 2021, lo ha pagato lo Stato francese: 8,5 milioni di euro, direzione dell’architetto Pierre-Antoine Gatier, capo degli architetti dei monumenti storici francesi, con la vigilanza della Soprintendenza romana. Un inquilino che spende 8,5 milioni sulla facciata di casa d’altri dà la misura di che cosa sia questo contratto.
Le vasche, la piazza, e perché la piazza è vuota
Piazza Farnese è nata svuotando un isolato. Il cardinale Alessandro Farnese, prima di diventare Paolo III, comprò le case del cardinale Ferritz e altre intorno, le fece buttare giù e si ricavò lo spiazzo davanti alla dimora che stava costruendo. Qui non c’è stata la crescita per aggregazione di tante altre piazze romane. Questo è uno spazio progettato per far vedere un palazzo, e si comporta di conseguenza.
Questo spiega la sensazione strana che dà. Non ha portici, non ha botteghe sotto, non ha il traffico pedonale continuo di Campo de’ Fiori che le corre accanto a cinquanta metri. Di giorno è un passaggio, la sera si riempie di gente seduta sul bordo delle fontane. La differenza di temperatura umana fra le due piazze, in cento metri, è una delle cose più romane che ci siano.
I nomi che ha avuto
Piazza del Duca, perché Pier Luigi Farnese era duca di Parma. Piazza di Napoli, quando il palazzo passò ai Borbone di Napoli. Poi di nuovo Farnese. I romani hanno sempre chiamato il palazzo in un altro modo ancora: il dado, per via della mole squadrata. Il soprannome viene da una filastrocca che elencava le quattro meraviglie di Roma, il cembalo di Borghese, il dado di Farnese, la scala di Caetani e il portone di Carboniani.
Feste, tornei e il primo allagamento estivo
Prima di diventare il salotto silenzioso di oggi, questa piazza è stata un campo da gioco. Ci si facevano tornei, corride e feste popolari. Qui, per la prima volta nella Roma moderna, si praticò l’allagamento estivo della piazza, quella pratica di chiudere gli scarichi e lasciare che l’acqua delle fontane coprisse il selciato per rinfrescare l’aria e divertire la gente. L’idea passò poi a piazza Navona, che se n’è presa tutta la fama.
Sangallo, Michelangelo, Vignola, Della Porta: chi ha fatto che cosa
Quattro architetti in settantacinque anni, e si vede dove finisce uno e comincia l’altro. La commissione parte nel 1513 da Alessandro Farnese, allora cardinale, e i lavori cominciano nel 1514 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane. Il cantiere si ferma con il Sacco di Roma del 1527 e riparte nel 1541, quando il committente è diventato papa con il nome di Paolo III.
Sangallo muore nel 1546. Subentra Michelangelo, e la parte che gli si attribuisce con maggiore sicurezza è quella alta: il cornicione a mensole che chiude la facciata, il balcone sopra il portale centrale con il grande stemma, il terzo piano, e al cortile la galleria del primo livello dove abbassò gli archi delle volte per ricavare un mezzanino destinato alla servitù. Chi segue le sue architetture romane trova il quadro completo nella pagina su Michelangelo a Roma.
Il cornicione, e perché se ne parla tanto
Il cornicione è il pezzo che gli storici dell’architettura citano sempre, e la ragione è tecnica prima che estetica. Sporge molto più di quanto la prassi cinquecentesca consentisse, è ritmato da mensole, porta un fregio di gigli farnesiani e una fascia con teste di leone alternate a gocce. Da terra sembra semplice. Dalla distanza giusta si capisce che è quello a tenere insieme visivamente una facciata altrimenti piatta.
Su questo punto le fonti non discutono: il cornicione è di Michelangelo. Su altre parti del palazzo le attribuzioni sono più mobili, e chi scrive con sicurezza chi abbia disegnato ogni finestra sta andando oltre quello che le fonti dicono davvero.
Vignola e Giacomo Della Porta
Jacopo Barozzi detto il Vignola dirige la fabbrica nella fase successiva: le fonti danno periodi leggermente diversi, chi 1550-1573, chi 1565-1575, chi 1569-1573, e la divergenza riguarda l’inizio più che la fine. A lui si deve il completamento della parte posteriore, verso il fiume, e la scelta di chiudere con finestre gli archi del cortile che in origine erano aperti.
Giacomo Della Porta arriva per ultimo e chiude il cantiere nel 1589. Sue le logge della facciata verso il Tevere e il terzo piano del cortile, dove seguì la soluzione a sole finestre già impostata dal Vignola. La data di conclusione non è un’ipotesi: sta scritta sulla balaustra della loggia verso via Giulia, in un’iscrizione latina che attribuisce al cardinale Alessandro Farnese il completamento dell’edificio nell’anno MDXXCIX.
Il ponte che non fu mai finito
Michelangelo aveva in mente di collegare il palazzo alla proprietà farnesiana dall’altra parte del Tevere, cioè alla Villa Farnesina, con un ponte privato. La morte di Paolo III nel 1549 fermò tutto. Di quel progetto resta il primo tronco, l’arco che scavalca via Giulia ed è ricoperto d’edera, che i romani chiamano arco dei Farnesi. Si passa sotto senza pagare e in dieci minuti dalla piazza.
Da notare che Villa Farnesina e Palazzo Farnese sono due edifici distinti e in due rioni diversi, e che Palazzo Farnese a Caprarola, nel Viterbese, è una terza cosa ancora, pentagonale e in campagna. Ce ne sono di visitatori che comprano il biglietto sbagliato o arrivano nel posto sbagliato.
La leggenda del travertino del Colosseo
Si sente ripetere che il palazzo sia stato costruito con le pietre del Colosseo. È una storia comoda ma non regge: le fonti indicano come cave di recupero le rovine di Ostia e quelle del Tempio del Sole, mentre il travertino nuovo veniva dalle cave di Tivoli e le travi dei soffitti, di misure fuori dal comune, arrivarono dai boschi della Carnia. Il Colosseo ha fornito materiale a mezza Roma, ma questo cantiere qui si riforniva altrove.
La Galleria dei Carracci, e le date che non coincidono
La Galleria è una stanza lunga al piano nobile, con la volta interamente affrescata da Annibale Carracci, affiancato all’inizio dal fratello Agostino. I soggetti vengono in larga parte dalle Metamorfosi di Ovidio: amori degli dèi, trasformazioni, cortei. La costruzione dell’insieme è la parte che colpisce: finti quadri appesi, finte statue di bronzo, finte cornici architettoniche, tutto dipinto, tutto calcolato per ingannare l’occhio da sotto.
Le date variano secondo la fonte, e conviene saperlo prima di ripetere un numero. L’ambasciata di Francia indica il 2 giugno 1601 come data di inaugurazione della volta. Il sito ufficiale delle visite parla di un lavoro condotto fra il 1597 e il 1608. Altre schede divulgative danno 1597-1604 o 1597-1607. Il punto fermo è l’avvio nel 1597 e l’inaugurazione della volta nel 1601; il resto riguarda il completamento delle pareti, che proseguì dopo.
Chi ci lavorò oltre ai due fratelli
Al cantiere della Galleria vengono associati anche Domenichino e Giovanni Lanfranco, allievi della bottega bolognese. Il Camerino, la stanza più piccola affrescata sempre da Annibale, è più antico: le fonti lo datano a partire dal 1595. Chi vuole capire in che contesto romano nasce questa impresa può confrontarla con quello che stava succedendo negli stessi anni alla cappella Contarelli, e con il resto delle opere raccolte nella pagina su Caravaggio a Roma.
La Galleria dei Carracci è considerata dagli storici il punto di arrivo di un secolo e mezzo di ricerca pittorica e il punto di partenza di quello che verrà dopo. Sul terreno romano questo significa che senza quella volta non si spiegano bene né il barocco di Bernini né le soluzioni di Borromini, e l’itinerario generale è raccolto nella pagina su Roma barocca.
Come si prenota la visita a Palazzo Farnese
Il canale è uno solo e si chiama visite-palazzofarnese.it. È il sito ufficiale per le visite culturali del palazzo, gestito per conto dell’ambasciata di Francia in Italia da Mirabilia Art Wonders. L’ambasciata stessa, sulle proprie pagine, rimanda a quel portale. Non esistono altri canali: chi vende biglietti altrove sta rivendendo con ricarico o sta vendendo una passeggiata esterna.
Si paga con carta di credito o con PayPal, direttamente sul portale. I biglietti si comprano fino a novanta giorni prima della data della visita e fino a cinque giorni prima della visita stessa. Massimo otto biglietti per singolo acquisto. Sono nominativi, non rimborsabili e non cedibili: chiusa la transazione non si modifica più nulla, a meno di aver scelto il biglietto flessibile.
Il biglietto flessibile, che cosa consente
Il biglietto flessibile permette di cambiare data, orario e nominativi senza penali, scrivendo all’ufficio prenotazioni di Mirabilia Art Wonders, a condizione che ci sia disponibilità e che la richiesta arrivi entro il settimo giorno precedente la data originariamente acquistata. Il nuovo itinerario deve essere lo stesso del primo: non si passa dalla visita base a quella con i sotterranei cambiando idea dopo.
I dati che servono al momento dell’acquisto
Per ogni visitatore vanno inseriti nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo email, numero di telefono e numero di documento. Il documento accettato è la carta d’identità o il passaporto. La patente di guida non è accettata, e su questo il regolamento non lascia margini. All’ingresso va esibito lo stesso documento indicato in fase di acquisto, in originale: le fotocopie vengono respinte.
Terminato l’acquisto arriva una mail di conferma. Quella mail non va esibita all’ingresso, ma conviene stamparla o salvarla in pdf perché contiene tutti i riferimenti della prenotazione. Chi entra mostra il documento, non il biglietto.
Prezzi
Ingresso e visita guidata a Palazzo Farnese: 15,00 euro. Palazzo Farnese più i Sotterranei: 20,00 euro. Palazzo Farnese più l’École française de Rome: 22,00 euro. I bambini fino a sei anni entrano gratis, i visitatori paganti sono quelli dai sette anni in su. I gruppi dai quindici partecipanti pagano due euro in più a persona per diritto di prevendita, e i gruppi scolastici sono esentati da quella maggiorazione.
Giorni e orari
La visita al palazzo si tiene il lunedì alle 15, alle 16 e alle 17; il martedì, il giovedì e il venerdì alle 15 e alle 16. La versione con i sotterranei è il lunedì alle 17 in italiano, il martedì alle 17 in inglese, il giovedì alle 17 in francese. La versione con l’École française de Rome è il venerdì alle 17. Mercoledì, sabato e domenica non si entra.
Segnalo una discordanza interna al sito ufficiale, perché chi legge in fretta ci casca: la pagina descrittiva del palazzo riporta ancora i sotterranei al martedì in inglese e al giovedì in italiano e francese, mentre la pagina dei biglietti pubblica l’avviso che dal 2026 vale lo schema lunedì italiano, martedì inglese, giovedì francese. Fa fede la pagina dei biglietti, che è quella su cui si compra. Dati letti il 28 settembre 2026.
Durata reale, controlli compresi
La visita base dura sessanta minuti, quella con i sotterranei o con l’École française novanta. A questi vanno aggiunti trenta minuti di controlli di sicurezza, che non sono un’eventualità ma una parte obbligatoria del programma: bisogna presentarsi davanti al portone mezz’ora prima dell’orario scritto sul biglietto, quindi alle 14.30 per le 15, alle 15.30 per le 16, alle 16.30 per le 17.
Gruppi
I gruppi da quindici persone in su prenotano attraverso l’ufficio prenotazioni scrivendo a prenotazioni@artwonders.it, dopo aver controllato sul sito che per il giorno e l’ora scelti ci siano abbastanza posti liberi. L’ufficio risponde con le istruzioni di pagamento e blocca i biglietti a pagamento avvenuto. I gruppi in visita sono al massimo di trentatré persone, che scendono a venticinque per le visite del martedì, del giovedì e del venerdì alle 17.
Foto, bagagli, accessibilità
Dentro Palazzo Farnese non è consentito scattare fotografie. Nessuna deroga, nessun telefono alzato in Galleria. Il cellulare va tenuto in modalità silenziosa e non si possono fare o ricevere telefonate durante la visita. Non esiste guardaroba, quindi trolley, bagagli e zaini restano fuori anche se piccoli; le borse da donna sono ammesse.
Il palazzo è accessibile alle persone con disabilità, con due eccezioni dichiarate: l’École française de Rome e i Sotterranei. Ai Sotterranei, inoltre, non accedono i bambini sotto i dodici anni. Chi ha in comitiva una persona in carrozzina deve quindi scegliere la visita base e non quella da 20,00 o 22,00 euro.
Il consiglio che ti do per visitare la Piazza Farnese e Palazzo Farnese
Prenotate appena avete le date del viaggio, non appena arrivate a Roma. Novanta giorni di finestra sembrano tanti, ma i posti per la visita in italiano del lunedì alle 17 con i sotterranei si esauriscono in fretta, e il limite dei cinque giorni prima taglia fuori chi decide all’ultimo. Chi ha una sola settimana in città e vuole vedere la Galleria deve comprare prima di partire.
Scegliete la lingua in base al contenuto, non alla comodità. La visita con i sotterranei esiste in italiano solo il lunedì alle 17: se volete i mosaici e capite bene l’italiano, quello è il vostro slot e non ce ne sono altri. Chi parla inglese ha il martedì, chi parla francese il giovedì. Non si combina diversamente.
Che cosa portare e che cosa lasciare in albergo
Lo zaino lasciatelo in albergo, punto. Non c’è guardaroba e nessuno ve lo tiene, quindi chi si presenta con lo zaino ha due possibilità: tornare indietro o perdere la visita, e il biglietto è nominativo e non rimborsabile. Portate il documento originale che avete indicato quando avete comprato, non una foto sul telefono e non una fotocopia.
Arrivate mezz’ora prima davvero, non venti minuti prima. I controlli di sicurezza sono conteggiati nel programma e chi arriva tardi rischia di non entrare. Per i gruppi conviene radunarsi a Campo de’ Fiori quarantacinque minuti prima e poi andare a piedi, perché i ritardatari si recuperano lì e non davanti a due militari.
Come incastrare la visita in una giornata
Gli orari pomeridiani vincolano tutto: se avete la visita alle 15, la mattina è libera e il pomeriggio è finito. Quello che funziona è tenere la mattina per Galleria Spada, che dista due minuti e ha la finta prospettiva del Borromini, e poi salire a piedi lungo via dei Giubbonari verso il Ghetto oppure verso largo Argentina.
Dopo la visita, uscendo alle 16 o alle 18, il pezzo che consiglio è la discesa verso il fiume: via del Mascherone, poi via Giulia fino all’arco dei Farnesi, e da lì ponte Sisto per passare a Trastevere. Sono venti minuti a passo lento e il percorso non ha una brutta curva.
La posizione che non è di tutti: la Galleria non è il motivo migliore per venire
Qui vado contro quello che dicono in molti. La Galleria dei Carracci è una delle volte più importanti d’Europa e non lo discuto. Discuto il conto: sessanta minuti totali, di cui una parte in vestibolo, cortile, giardino e Salone d’Ercole, significa che in Galleria ci si sta pochi minuti, in piedi, in mezzo a trentatré persone, senza poter fotografare e senza poterci tornare sopra.
Per chi si ferma a Roma tre giorni e ha una lista lunga, quei 15,00 euro e quelle due ore e mezza contando i controlli rendono meno di quanto renderebbero altrove. Con la stessa spesa e lo stesso tempo si entra a Palazzo Barberini o a Palazzo Doria Pamphilj, dove si sta quanto si vuole, si torna indietro sulla stessa sala e si fotografa.
La posizione è questa: Palazzo Farnese vale per chi già sa che cosa sia la Galleria Farnese e viene a vederla con gli occhi allenati, oppure per chi ci torna una seconda o terza volta a Roma. Per tutti gli altri il vero motivo di venire a piazza Farnese sono le vasche, la facciata al tramonto e la piazza alle nove di sera, che costano zero e non si prenotano.
Aggiungo la seconda parte, meno popolare ancora. La versione con i sotterranei a 20,00 euro la consiglio più della base. Trenta minuti in più e due mosaici antichi sotto il livello di strada, con la spiegazione di come si stratifica il centro di Roma, valgono i cinque euro di differenza più di quanto li valga l’ennesimo passaggio veloce in un salone arredato. Chi cerca altre cose gratis in zona trova il quadro completo nella pagina su Roma gratis.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Nel palazzo non c’è solo l’ambasciata. Dal 1875 il secondo piano ospita l’École française de Rome, istituto di ricerca e biblioteca, e conta sul serio: parliamo di uno dei centri di studi storici e archeologici più consistenti d’Europa, con una biblioteca specialistica che gli studiosi frequentano davvero. La visita del venerdì alle 17, quella da 22,00 euro, comprende proprio quella parte.
Questo spiega una cosa che molti visitatori notano e non sanno interpretare: il palazzo è un posto di lavoro. Ci passano diplomatici, ricercatori, bibliotecari. Nessun museo svuotato e riallestito per il pubblico. Qui l’edificio funziona senza interruzione da centocinquant’anni. Il 2025 ha segnato proprio i centocinquanta anni di presenza francese nel palazzo, e il restauro delle facciate si è chiuso l’anno dopo.
Il vestibolo, il pezzo che tutti attraversano senza guardarlo
Passato il portone si entra in un vestibolo tripartito da due file di dodici colonne di granito antico, con la volta a botte. È il momento migliore di tutta la visita per capire come ragionava Sangallo, ed è anche quello in cui il gruppo cammina più in fretta perché ha appena finito i controlli. Fermatevi tre secondi a guardare in alto prima di seguire la guida in cortile.
Sul portale, fuori, ci sono due colonne verdi che vengono dalle terme delle Acque Albule presso Tivoli, e sull’architrave lo stemma di Paolo III. Sono materiali di reimpiego, come le vasche della piazza: l’intero palazzo è un’operazione di riuso dell’antico fatta su scala industriale, e questo si vede meglio da fuori che da dentro.
Il cortile e il mezzanino della servitù
Il cortile è quadrato, cinque arcate per lato, semicolonne doriche, cornicione con metope e triglifi al primo livello. Michelangelo, alzando il piano superiore, abbassò gli archi delle volte e ricavò un mezzanino destinato al personale di casa. È una soluzione pratica prima che formale, e racconta più cose sulla vita del palazzo di quante ne raccontino gli arazzi.
La foto giusta da fare alla Piazza Farnese e Palazzo Farnese
Dentro non si fotografa e tanto vale mettersi il cuore in pace: la Galleria dei Carracci nessuno se la porta a casa. Fuori invece c’è una foto che funziona sempre, e non è quella frontale del palazzo che fanno tutti, appiattita e con il portone al centro come una cartolina di sessant’anni fa.
La foto buona si fa dall’angolo con via dei Baullari, all’imbocco della piazza da Campo de’ Fiori, mettendo in primo piano una delle due vasche di granito e lasciando che la facciata occupi tutto il fondo, di tre quarti. Così si legge la scala reale delle cose: la vasca imperiale grande come un’auto, il palazzo dietro, e la prospettiva che tiene insieme diciassette secoli.
L’ora giusta
La facciata guarda a ovest, quindi la luce la prende nel tardo pomeriggio. In estate significa fra le 18.30 e le 20, in inverno fra le 15.30 e le 16.30. Il travertino a quell’ora diventa color miele e il cornicione proietta un’ombra netta che ne fa capire lo sbalzo. A mezzogiorno la stessa facciata è bianca e piatta, e la foto non dice niente.
La sera tardi, con le luci accese, le due fontane zampillano illuminate e si può lavorare con tempi lunghi appoggiando la macchina sul bordo della vasca. Serve una superficie ferma e c’è. Chi fotografa Roma di sera trova altre indicazioni nella pagina su Roma di notte.
Il dettaglio che pochi inquadrano
Le protomi leonine sulle vasche e i gigli farnesiani sulle tazze centrali sono i soggetti che rendono di più da vicino. Il giglio è marmo del 1938, i leoni e gli anelli a rilievo sono antichi. Una foto ravvicinata che tenga insieme il granito consumato e il marmo rifatto racconta duemila anni di rammendi meglio di qualunque didascalia.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
1466. Papa Paolo II Barbo fa trasportare le due vasche delle Terme di Caracalla davanti al suo palazzo a piazza San Marco. Senza quello spostamento, oggi in piazza Farnese non ci sarebbe niente.
1514. Comincia il cantiere del palazzo su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane, per il cardinale Alessandro Farnese.
1527. Il Sacco di Roma ferma i lavori. Il palazzo resta incompiuto per quattordici anni, e la ripresa nel 1541 avviene in un contesto del tutto diverso: il committente è papa dal 1534.
1545. Paolo III fa portare la prima vasca nella piazza davanti a casa sua, dove resta asciutta per decenni perché l’acqua non arriva.
1546. Muore Sangallo, subentra Michelangelo. Da qui il cornicione, il balcone centrale, il terzo piano.
1580. Il cardinale Alessandro Farnese il Giovane ottiene di prelevare anche la seconda vasca da piazza San Marco. La coppia è ricomposta.
1589. Giacomo Della Porta chiude il cantiere. L’iscrizione sulla loggia verso via Giulia data l’anno.
1595 e 1597. Annibale Carracci comincia il Camerino, poi la Galleria. La volta della Galleria viene inaugurata il 2 giugno 1601.
1626. Il 23 settembre si inaugurano le fontane di Girolamo Rainaldi, alimentate dall’Acqua Paola grazie alle quaranta once d’acqua ottenute dal cardinale Odoardo Farnese.
1635. I Farnese concedono ai francesi di ospitare nel palazzo la loro sede diplomatica. È l’inizio di un rapporto che dura tuttora.
1731. Elisabetta Farnese, ultima della famiglia, sposa Carlo di Borbone. I beni romani passano ai Borbone e le collezioni prendono la strada di Napoli e Caserta.
1874 e 1875. L’ambasciata di Francia si insedia nel palazzo con un contratto di locazione firmato con i Borbone. L’anno successivo arriva l’École française de Rome.
1911 e 1936. La Francia compra il palazzo, poi lo rivende allo Stato italiano nel quadro dell’accordo incrociato sulle due ambasciate, novantanove anni a canone simbolico per ciascuna delle due parti.
1938. Restauro delle fontane: i gigli in travertino, consumati, vengono rifatti in marmo.
29 maggio 2024. Aprono al pubblico i Sotterranei con i due mosaici antichi.
10 luglio 2026. Si conclude il restauro delle facciate, cinque anni di cantiere e 8,5 milioni di euro a carico dello Stato francese, sotto la direzione di Pierre-Antoine Gatier e la vigilanza della Soprintendenza.
Chi è passato dalla Piazza Farnese e Palazzo Farnese
Alessandro Farnese, due volte. Il primo è il cardinale che avvia il cantiere nel 1514 e che nel 1534 diventa papa Paolo III, quello che convocò il Concilio di Trento e che chiamò Michelangelo al Giudizio Universale. Il secondo è il nipote, detto il Gran Cardinale, che completa il palazzo, ottiene la seconda vasca e mette il proprio nome sull’iscrizione del 1589.
Michelangelo Buonarroti ci lavorò negli ultimi tre anni prima di dedicarsi quasi solo a San Pietro. Antonio da Sangallo il Giovane ci morì sopra, nel senso che il cantiere lo accompagnò fino alla fine. Il Vignola e Giacomo Della Porta ci passarono la maturità professionale. Quattro nomi che da soli riempiono mezzo secolo di architettura italiana.
I pittori
Annibale e Agostino Carracci arrivarono da Bologna e nel giro di pochi anni cambiarono il modo di dipingere una volta a Roma. Con loro, in cantiere o nella cerchia, Domenichino e Giovanni Lanfranco. Chi voglia seguire le tracce di questa generazione in città può usare come filo la pagina su Roma barocca e poi allargare ai Musei Vaticani.
Santa Brigida di Svezia, che abitava di fronte
Sul lato della piazza c’è la chiesa di Santa Brigida con la casa dove la santa svedese visse insieme alla figlia Caterina dal 1350 fino alla morte, avvenuta nel 1373. Lì dentro Brigida, fondatrice dell’Ordine del Santissimo Salvatore, aprì anche un ospizio per i suoi connazionali. La chiesa fu eretta nel 1391, anno della canonizzazione.
La storia successiva di quel complesso passa per Paolo III, che nel 1534 lo concesse a Olaus Magnus vescovo di Uppsala, per Pio IV nel 1557, e per Sisto V che nel 1589 donò la casa a Sigismondo III Vasa, re di Polonia e re cattolico di Svezia. Fra il 1695 e il 1705 Clemente XI ne commissionò la ricostruzione a Pietro Giacomo Patriarca. Un angolo scandinavo e polacco in mezzo al rione Regola.
Baldassarre Peruzzi e Alessandro Specchi, sull’altro lato
Il palazzo del Gallo di Roccagiovine, sempre sulla piazza, fu iniziato da Baldassarre Peruzzi nel 1520 e ristrutturato da Alessandro Specchi nel 1720. Nel cortile c’è una scala a doppia rampa che è un pezzo di scenografia settecentesca, e che fa da contrappunto alla severità della facciata farnesiana di fronte. Si intravede dal portone quando è aperto.
Come arrivare a piazza Farnese
Indirizzo: piazza Farnese 67, 00186 Roma, rione Regola. Il portone del palazzo è al civico 67, sul lato lungo della piazza. La piazza è pedonale di fatto, con sosta limitata, e non ci entra nessun autobus di linea.
Le fermate più vicine sono due gruppi. Il primo su corso Vittorio Emanuele II, dove passano le linee di superficie che collegano Termini e il Vaticano, fra cui la 40 e la 64: da lì si scende verso Campo de’ Fiori e si arriva in sei o sette minuti a piedi. Il secondo su via Arenula e largo Arenula, dove passa il tram 8 da Trastevere e le linee che vanno verso il Ghetto: da lì sono otto minuti per via dei Giubbonari.
Sui numeri delle linee di corso Vittorio conviene non fidarsi di quello che si legge su una guida stampata. I percorsi ATAC in centro cambiano spesso, per cantieri e per deviazioni, e la stessa fermata cambia lato della strada. Controllate il giorno stesso sull’app ufficiale prima di partire, soprattutto se avete un orario di ingresso da rispettare al minuto.
La metropolitana non serve la zona. La fermata più vicina è Colosseo sulla linea B, che però è a venticinque minuti buoni di cammino, e non la consiglio a nessuno che debba arrivare puntuale. Chi viene da fuori Roma scenda a Termini e prenda un autobus, oppure scenda a Trastevere e attraversi il fiume a piedi da ponte Sisto.
In bicicletta è comodo, con l’avvertenza dei sanpietrini di via dei Giubbonari e delle zone a traffico limitato del centro storico. Chi pedala trova il quadro delle piste che reggono davvero nella pagina su Roma in bici.
Che cosa c’è intorno, a piedi
Il rione Regola è uno dei pezzi più densi del centro e da piazza Farnese si gira tutto senza mai prendere un mezzo. A due passi c’è Galleria Spada, con la prospettiva borrominiana che sembra lunga trenta metri e ne misera nove. Poco più in là Santa Maria dell’Orazione e Morte, la chiesa della confraternita che raccoglieva i cadaveri abbandonati, con gli scheletri scolpiti sul portale.
Verso il fiume si prende via Giulia, tracciata da Giulio II, con l’arco dei Farnesi coperto d’edera e le facciate che si susseguono senza uno strappo. In direzione opposta ci sono Santa Maria in Monserrato, la chiesa nazionale spagnola, e San Paolo alla Regola, che dà il nome al rione.
Salendo verso corso Vittorio si arriva a Santa Maria in Vallicella, la Chiesa Nuova, e a Palazzo della Cancelleria, che con Palazzo Farnese forma la coppia di palazzi rinascimentali più importante di questa parte di città. Ancora oltre, piazza Navona e Palazzo Altemps.
Verso est ci sono la Santissima Trinità dei Pellegrini, il Ghetto ebraico con la fontana delle Tartarughe, e poi largo Argentina con l’area sacra. Passato il fiume all’Isola Tiberina si è già in Trastevere.
Per chi ha poco tempo e deve incastrare questa zona in un programma stretto, le pagine su Roma in un giorno e tre giorni a Roma danno l’ordine di marcia. Chi ha una settimana può permettersi di infilare anche Palazzo Venezia, Galleria Colonna e il Campidoglio, seguendo l’itinerario di una settimana a Roma.
Mangiare in zona
Siamo fra Campo de’ Fiori e il Ghetto, che è uno dei quadranti più battuti di Roma e quindi uno dei più insidiosi. La densità di posti costruiti per chi passa una volta sola qui è altissima, e i segnali per riconoscerli sono sempre gli stessi da vent’anni.
I segnali di allarme
Il menu con le fotografie dei piatti è il primo. Nessun posto che campi sui romani ha bisogno di mostrarti la foto della carbonara: la foto serve a chi non sa leggere la parola, cioè a chi passa di lì per caso. Secondo segnale, la signora che tira la sfoglia in vetrina o direttamente sul marciapiede. È una scenografia, non un indizio di cucina: la pasta buona si fa dietro, non in mostra.
Terzo, la persona all’ingresso che ti invita a sederti mentre cammini. Chi ha i tavoli pieni non ha bisogno di fermare la gente per strada. Quarto, il locale aperto senza interruzione dalla mattina a notte fonda: una cucina vera ha una pausa fra pranzo e cena, e chi non ce l’ha scalda preparazioni già pronte.
Quinto, il fattore posizione. I locali che affacciano direttamente sui monumenti conosciuti tarano il prezzo sul cliente che hanno davanti: voci senza prezzo scritto, pesce a peso non dichiarato, coperto e servizio che compaiono solo alla fine, e listini diversi fra il dehors e la sala. Prima di sedersi, il menu esposto va letto per intero, prezzi compresi, e se un prezzo manca si va altrove.
Le catene a insegna ripetuta
Nel centro di Roma ci sono catene con la stessa insegna ripetuta ogni poche centinaia di metri, gestite come attrazioni turistiche più che come ristoranti. Funzionano bene per quello che sono: posizione, orari lunghi, menu prevedibile, servizio rapido, personale che parla quattro lingue. Non c’è niente di scandaloso.
Il punto è un altro: i romani lì dentro non ci vanno mai, e questo dice tutto sul rapporto fra quello che si paga e quello che si mangia. Non è snobismo, è aritmetica. Chi vive qui ha alternative a duecento metri che costano uguale e danno il doppio, quindi le usa.
Il criterio, uno solo
Guardate chi è seduto e in che lingua ordina. Se ai tavoli ci sono persone che ordinano in italiano senza aprire il menu, il posto regge. Se ci sono soltanto persone con lo zaino e il telefono alzato sul piatto, si tira dritto. Chi vuole un riferimento già filtrato può usare la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps, una raccolta curata e non sponsorizzata. Il ragionamento esteso è nella pagina su dove mangiare a Roma, e per le botteghe di vecchia data c’è quella sui caffè e le botteghe storiche.
Una nota pratica legata agli orari della visita. Se entrate alle 15, pranzate prima delle 13.30 e leggero, perché in piedi per un’ora e mezza con lo stomaco pieno si sta male. Se entrate alle 17 e uscite alle 18.30, siete nell’orario peggiore per trovare una cucina aperta: molte riaprono alle 19.30. Quel buco si riempie bene con una sosta in piazza, seduti sul bordo della vasca.
Domande frequenti su piazza Farnese e Palazzo Farnese
Si può entrare a Palazzo Farnese senza prenotare?
No. L’ingresso a Palazzo Farnese avviene soltanto con visita guidata acquistata in anticipo sul sito ufficiale delle visite, e non esiste biglietteria sul posto. I biglietti si comprano fino a cinque giorni prima della data scelta, quindi chi si presenta al portone senza prenotazione non entra in nessun caso, nemmeno pagando di più. La piazza davanti, invece, è aperta e gratuita a qualunque ora.
Quanto costa visitare Palazzo Farnese?
Il biglietto con ingresso e visita guidata costa 15,00 euro per il percorso base. La versione che comprende i Sotterranei costa 20,00 euro, quella che comprende l’École française de Rome 22,00 euro. I bambini fino a sei anni entrano gratis e si paga dai sette anni in su. I gruppi dai quindici partecipanti pagano due euro in più a testa di diritto di prevendita, con esenzione per i gruppi scolastici. Prezzi letti sul sito ufficiale il 28 settembre 2026.
Quali giorni è aperto Palazzo Farnese?
Le visite si tengono il lunedì alle 15, alle 16 e alle 17, e poi il martedì, il giovedì e il venerdì alle 15 e alle 16. Il turno delle 17 del martedì e del giovedì è quello con i Sotterranei, quello del venerdì alle 17 comprende l’École française de Rome. Il mercoledì, il sabato e la domenica non si effettuano visite. Gli orari possono cambiare per ragioni di servizio diplomatico: il controllo prima di partire è d’obbligo.
Che documento serve per entrare a Palazzo Farnese?
Serve la carta d’identità oppure il passaporto, in originale. La patente di guida non viene accettata e le fotocopie nemmeno. Il documento esibito all’ingresso deve essere lo stesso il cui numero è stato inserito al momento dell’acquisto del biglietto, perché i biglietti sono nominativi. Al momento dell’acquisto servono anche nome, cognome, luogo e data di nascita, email e numero di telefono di ogni partecipante.
Con quanto anticipo bisogna prenotare Palazzo Farnese?
I biglietti si possono comprare fino a novanta giorni prima della visita e non oltre i cinque giorni precedenti. In pratica la finestra utile è quella: dai tre mesi prima fino a cinque giorni prima. I turni in lingua italiana, in particolare quello del lunedì alle 17 con i Sotterranei, si riempiono per primi. Chi viaggia in alta stagione o vuole una data precisa faccia l’acquisto appena ha i biglietti aerei.
C’è un’età minima per visitare Palazzo Farnese?
Per il percorso base non risulta pubblicata un’età minima, e i bambini fino a sei anni entrano gratis. Per i Sotterranei invece l’accesso è vietato ai bambini sotto i dodici anni, e la stessa parte non è raggiungibile da chi ha una disabilità motoria. Chi viaggia con bambini piccoli deve quindi orientarsi sul biglietto da 15,00 euro e lasciare perdere quello da 20,00.
Si possono fare fotografie dentro Palazzo Farnese?
No, dentro Palazzo Farnese non è consentito scattare fotografie, e il divieto vale anche per la Galleria dei Carracci. Il telefono va tenuto in modalità silenziosa e non si usa per chiamare o rispondere durante la visita. Trattandosi di una sede diplomatica il personale di sicurezza fa rispettare la regola senza eccezioni. Chi vuole immagini della Galleria le trova sui canali ufficiali dell’ambasciata.
Si può portare lo zaino a Palazzo Farnese?
No. Trolley, bagagli e zaini sono vietati anche se di piccole dimensioni, perché all’interno non esiste guardaroba e non c’è dove depositarli. Le borse da donna sono ammesse. Chi arriva con lo zaino non ha alternative sul posto: il biglietto è nominativo e non rimborsabile, quindi la sola soluzione è lasciare il bagaglio in albergo o in un deposito prima di avvicinarsi al portone.
Quanto dura la visita a Palazzo Farnese?
La visita guidata base dura sessanta minuti, quella con i Sotterranei o con l’École française de Rome novanta minuti. A questi si aggiungono trenta minuti di controlli di sicurezza, che sono parte del programma: chi ha il biglietto per le 15 si presenta al portone alle 14.30, per le 16 alle 15.30, per le 17 alle 16.30. Il tempo complessivo da mettere in conto è quindi di un’ora e mezza o di due ore.
Piazza Farnese si può visitare sempre?
Sì. Piazza Farnese è uno spazio pubblico aperto ventiquattro ore su ventiquattro, senza biglietto, senza cancelli e senza orari. Le due fontane con le vasche antiche si guardano e si toccano liberamente, e la facciata del palazzo si vede per intero da qualunque punto della piazza. L’unica limitazione riguarda l’interno dell’edificio, che resta accessibile soltanto con la visita guidata prenotata.
Palazzo Farnese a Roma e quello di Caprarola sono lo stesso posto?
No, sono due edifici diversi e distanti una settantina di chilometri. Quello di Roma è il palazzo cinquecentesco di piazza Farnese, oggi ambasciata di Francia. Quello di Caprarola, nel Viterbese, è la residenza pentagonale della stessa famiglia, con la scala regia del Vignola, e ha biglietteria e orari propri. Anche Villa Farnesina, a Trastevere, è una terza cosa ancora, e non va confusa con le altre due.
Chi ha scritto questa pagina
Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Tariffe, orari e condizioni di accesso riportati qui sono stati controllati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali citate nel testo, cioè il sito ufficiale delle visite di Palazzo Farnese, le pagine dell’ambasciata di Francia in Italia e la scheda della Sovrintendenza Capitolina sulle fontane di piazza Farnese. Prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano.
Chi mette in fila una giornata romana dovendo far quadrare ingressi contingentati, sedi diplomatiche con controlli lunghi, chiese rette da comunità religiose e non da enti turistici, e distanze a piedi che sulla carta sembrano brevi, per sé o per un gruppo, trova strumenti di lavoro su Tour Leader Pro, dove raccogliamo materiali pensati sia per chi accompagna gruppi di mestiere sia per chi si organizza per conto proprio.
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