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Fontana del Nettuno

La Fontana del Nettuno chiude il lato nord di piazza Navona, all’estremità opposta rispetto alla Fontana del Moro e a una trentina di passi dalla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, che occupa il centro della piazza. È la meno guardata delle tre, ed è anche quella che viene attribuita all’autore sbagliato con più frequenza: capita di sentire una guida improvvisata spiegare che le tre fontane della piazza sono barocche e coeve. Non lo sono. La vasca su cui poggia tutto è del 1574, disegnata da Giacomo della Porta, mentre le statue che oggi la riempiono sono state scolpite fra il 1873 e il 1878, dopo un concorso bandito dal Comune di Roma. In mezzo ci sono tre secoli in cui quella vasca è rimasta vuota, senza una sola figura dentro. È il dato che spiega quasi tutto di questo monumento, ed è anche il motivo per cui vale la spesa di dieci minuti in più per guardarla davvero invece di attraversare la piazza in diagonale verso l’obelisco. Le righe che seguono raccontano chi ha fatto che cosa, quando, perché, quali dati sono solidi e quali le fonti riportano in modo discorde, e come si visita l’angolo nord della piazza senza cadere nelle tre o quattro trappole che gli stanno intorno.

Dove si trova la Fontana del Nettuno e come arrivare

La Fontana del Nettuno si trova all’estremità settentrionale di piazza Navona, nel rione Parione, a poche decine di metri da via Agonale e da piazza di Tor Sanguigna. Chi entra nella piazza da corso del Rinascimento passando per via Agonale se la ritrova davanti quasi subito, sulla destra; chi invece arriva da corso Vittorio Emanuele II e imbocca la piazza dal lato sud incontra prima la Fontana del Moro, poi i Quattro Fiumi, e solo alla fine il Nettuno. L’accesso è libero: piazza Navona è una piazza pubblica, senza cancelli, senza biglietteria e senza orario di chiusura.

A piedi dal centro storico

Dal Pantheon si arriva in cinque o sei minuti passando per la chiesa di San Luigi dei Francesi e attraversando corso del Rinascimento: è il percorso che consigliamo, perché porta a sboccare in piazza Navona esattamente dal lato del Nettuno e non da quello opposto. Da Campo de’ Fiori il tragitto è di circa dieci minuti, con l’attraversamento di corso Vittorio Emanuele II all’altezza di Pasquino. Da Castel Sant’Angelo servono quindici minuti scarsi passando per ponte Sant’Angelo e via dei Coronari, e anche in questo caso si arriva dal lato giusto, quello nord.

Con i mezzi pubblici

Non esiste una fermata di metropolitana a piazza Navona, e questa è la prima informazione che chi arriva da fuori Roma deve avere chiara. Le stazioni della linea A più vicine sono Barberini e Spagna, entrambe a una ventina di minuti di cammino, mentre la linea B non serve affatto questo settore del Campo Marzio. Gli autobus di superficie, invece, passano a pochi metri: le linee che percorrono corso del Rinascimento hanno fermate a due passi dall’ingresso nord della piazza, quelle che percorrono corso Vittorio Emanuele II scaricano dal lato sud, all’altezza di palazzo della Cancelleria. I numeri di linea cambiano con una certa frequenza, soprattutto nei mesi di cantiere: conviene controllare il percorso aggiornato sul sito dell’azienda di trasporto il giorno stesso, invece di fidarsi di un elenco stampato.

In auto, in taxi, in bicicletta

Piazza Navona si trova dentro la zona a traffico limitato del centro storico, attiva in fasce orarie ampie e sorvegliata da varchi elettronici. Chi non ha un permesso non deve entrarci in auto, punto. I taxi possono avvicinarsi lungo corso del Rinascimento e lungo corso Vittorio Emanuele II, ma non attraversano la piazza, che è pedonale: l’ultimo tratto si fa comunque a piedi. Per la bicicletta la piazza è percorribile a passo d’uomo, con l’avvertenza che nelle sere d’estate la densità di persone la rende scomoda. Chi arriva da fuori città in automobile fa bene a lasciare il mezzo in un parcheggio di scambio collegato alla metropolitana e a completare il percorso con i mezzi pubblici: è più rapido e costa molto meno di un’ora di sosta a pagamento nei pochi stalli liberi della zona.

Da che parte conviene entrare

Un giudizio operativo, visto che questa pagina serve a scegliere: se l’obiettivo è la Fontana del Nettuno, si entra da nord, cioè da via Agonale o da piazza di Tor Sanguigna. Entrando da sud si attraversa tutta la piazza con la folla contro, si passa davanti ai due monumenti più fotografati e si arriva al Nettuno già stanchi e già distratti. Entrando da nord la fontana è la prima cosa che si incontra, con la luce del mattino che arriva da sinistra e la piazza che si apre davanti come una quinta. La differenza fra i due ingressi sembra una sottigliezza e invece cambia completamente la visita.

Fontana del Nettuno (Rome)
la Fontana del Nettuno vista dall’ingresso nord di piazza Navona, con il gruppo marmoreo in primo piano e la prospettiva della piazza che si allunga verso l’obelisco. Foto: Sjaak Kempe from Groningen, The Netherlands, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

Che cosa si vede davvero: una vasca del Cinquecento e statue dell’Ottocento

La Fontana del Nettuno è composta da due parti di epoche lontanissime fra loro: una vasca in marmo progettata da Giacomo della Porta nel 1574 e un gruppo scultoreo realizzato quasi trecento anni dopo, fra il 1873 e il 1878. Chi guarda la fontana senza saperlo vede un insieme unitario, perché gli scultori ottocenteschi hanno lavorato con attenzione al rapporto con la vasca preesistente. Chi lo sa, invece, vede due progetti sovrapposti, e riconosce subito la differenza di trattamento del marmo fra il bordo cinquecentesco, sobrio e architettonico, e le figure ottocentesche, mosse e narrative.

La vasca: l’elemento più antico

La vasca è l’opera di Giacomo della Porta, architetto lombardo attivo a Roma nella seconda metà del Cinquecento, lo stesso a cui si devono la Fontana delle Tartarughe a piazza Mattei e la sistemazione della facciata della chiesa del Gesù. È una conca poligonale poggiata a terra, con il bordo modanato e un profilo basso, pensata per essere guardata dall’alto e per servire da abbeveratoio e da punto di prelievo dell’acqua. Le fontane di quella stagione non nascevano come sculture: nascevano come infrastrutture idriche, e la forma seguiva la funzione.

Il gruppo di Nettuno che lotta con la piovra

Al centro della vasca, sopra uno scoglio, si trova il gruppo scolpito da Antonio Della Bitta: Nettuno in piedi, con il tridente impugnato e il braccio alzato, che colpisce una piovra avviluppata intorno alle sue gambe. La scena non è tratta da un episodio mitologico preciso e codificato dalla tradizione antica: è un’invenzione ottocentesca, costruita per dare alla fontana un soggetto forte, leggibile da lontano e con una diagonale che spezza la staticità della vasca. Il movimento è violento, il corpo del dio è teso, la piovra ha i tentacoli che risalgono lungo il polpaccio. Funziona ancora oggi, ed è il motivo per cui questa è la fontana che i bambini guardano più volentieri delle altre due.

Le figure di contorno

Intorno al gruppo centrale, disposte lungo il bordo interno della vasca, ci sono le figure scolpite da Gregorio Zappalà: nereidi, putti, cavalli marini. Sono la parte che quasi nessuno guarda e che invece regge la composizione, perché costruisce la corona bassa che fa risaltare la verticale di Nettuno. Le nereidi sono trattate con un naturalismo molle, tipicamente tardo ottocentesco, lontanissimo dalla tensione muscolare berniniana dei Quattro Fiumi. Chi vuole capire la differenza fra Seicento romano e scultura post unitaria ha qui, nella stessa piazza e a venti metri di distanza, i due termini di paragone messi uno di fronte all’altro.

Che cosa non è

Questa fontana non ha nulla a che fare con il Bernini. Non l’ha progettata, non l’ha scolpita, non l’ha diretta. L’unico intervento berniniano di piazza Navona riguarda i Quattro Fiumi al centro e la figura del Moro all’estremità sud. Chi vuole seguire davvero le tracce dello scultore in città trova un percorso ordinato nella nostra pagina dedicata a Bernini a Roma, e per il suo grande antagonista c’è quella su Borromini a Roma, che di piazza Navona ha firmato la facciata della chiesa di Sant’Agnese in Agone.

La vasca di Giacomo della Porta, 1574: come nasce la fontana

La vasca della Fontana del Nettuno risale al 1574 ed è opera di Giacomo della Porta, incaricato dall’amministrazione pontificia di dotare piazza Navona di fontane pubbliche alimentate dall’acquedotto dell’Acqua Vergine. Il progetto riguardava due fontane gemelle, una per capo della piazza, pensate come coppia simmetrica fin dall’origine. Quella meridionale sarebbe diventata la Fontana del Moro, quella settentrionale è la nostra.

Il contesto: Roma si riempie di fontane

Nella seconda metà del Cinquecento Roma attraversa una stagione di grandi lavori idraulici. Gli acquedotti antichi vengono rimessi in funzione uno dopo l’altro e ogni ramo nuovo si conclude con una serie di fontane pubbliche, che servono a distribuire l’acqua ai rioni e, insieme, a far vedere chi l’acqua l’ha portata. È la logica che produce la Fontana dell’Acqua Paola al Gianicolo qualche decennio più tardi, e che nel Cinquecento riempie il centro abitato di conche di pietra ai crocevia. Della Porta ne firma una serie lunghissima, e il suo linguaggio è riconoscibile: vasche poligonali basse, bordi modanati, poca narrazione e molta geometria.

Una fontana da mercato

Piazza Navona, nel 1574, ospitava il mercato cittadino. Non era il salotto barocco che conosciamo, con i caffè e i ritrattisti: era la piazza dove si vendevano frutta, verdura, pesce, ferramenta, e dove il rumore dominante era quello delle contrattazioni. Le due fontane di della Porta servivano a quel mondo lì. L’acqua serviva ai banchi, alle bestie da tiro, al lavaggio del selciato. Il mercato è rimasto qui fino al 1869, quando è stato trasferito a Campo de’ Fiori, dove si tiene ancora oggi. Questo dato, da solo, spiega perché per secoli nessuno abbia sentito il bisogno di mettere delle statue dentro una vasca di servizio.

Il materiale e la forma

La vasca è in marmo, con un bordo continuo e un profilo che la tiene vicina al livello del selciato. Sulle fonti la definizione esatta della pietra e delle sue eventuali sostituzioni successive non è uniforme, e preferiamo segnalarlo invece di riportare un dato come certo: quello che si vede oggi ha subito interventi di manutenzione e reintegro nel corso di quattro secoli e mezzo, e non tutti sono documentati con precisione. Il disegno complessivo, però, è riconoscibilmente cinquecentesco e non è stato stravolto dall’aggiunta ottocentesca.

Il nome antico: la fontana dei Calderari

Prima di chiamarsi del Nettuno, la fontana settentrionale di piazza Navona era conosciuta con un altro nome, legato ai calderari, cioè agli artigiani del rame che avevano bottega in quel settore del rione. La denominazione è riportata da più fonti locali e la registriamo come tradizione toponomastica consolidata, non come dato d’archivio verificato riga per riga: sulla sua origine precisa e sul periodo esatto in cui era in uso le testimonianze non concordano. Vale la segnalazione perché chi legge una guida ottocentesca o un documento d’epoca può trovarsi davanti quel nome senza capire di quale fontana si parli.

Tre secoli senza statue: il vero fatto di questa fontana

Dal 1574 al 1878 la vasca della Fontana del Nettuno è rimasta priva di sculture: quasi trecento anni di acqua che scorre dentro una conca vuota, in una delle piazze più frequentate d’Europa. Questo è il punto centrale della sua storia, ed è anche quello che nessuna targa racconta a chi passa.

Che cosa vedevano i visitatori del Seicento e del Settecento

Chi arrivava a piazza Navona nel Seicento trovava una scena squilibrata. Al centro, dal 1651, i Quattro Fiumi del Bernini, con l’obelisco in cima. A sud, dal 1653 circa, il Moro. A nord, una vasca vuota. Gli incisori dell’epoca la disegnano così: un cerchio di pietra con dentro l’acqua e niente altro. I grandi viaggiatori del Grand Tour che scrivono di piazza Navona, da Goethe a Stendhal a Dickens, hanno visto quella vasca vuota, non il gruppo che vediamo noi. Nessuno di loro poteva conoscere il Nettuno con la piovra, perché non esisteva ancora.

Perché è rimasta vuota così a lungo

Le ragioni sono banali e per questo vengono raccontate di rado: mancavano i fondi, e mancava la volontà politica. Le fontane romane venivano completate quando un pontefice o una famiglia decidevano di legarci il proprio nome, e nessuno lo fece per la vasca settentrionale di piazza Navona. Il papa che aveva investito sulla piazza, Innocenzo X Pamphilj, aveva concentrato la spesa al centro e sul lato dove sorgeva il palazzo di famiglia. L’estremità nord restava periferica rispetto a quel disegno, e ci rimase.

Una vasca vuota non è un difetto per tutti

Nell’Ottocento, quando si aprì il dibattito sul completamento, non tutti erano d’accordo. C’era chi sosteneva che la vasca nuda, essenziale, fosse coerente con il progetto cinquecentesco e che riempirla avrebbe significato tradire della Porta. È un’obiezione che oggi suona moderna e che all’epoca perse. Chi guarda la fontana con questo in mente vede una cosa diversa: un compromesso fra due epoche, non un monumento nato intero.

Il concorso del 1873 e le sculture di Della Bitta e Zappalà

Le statue della Fontana del Nettuno nascono da un concorso pubblico bandito dal Comune di Roma nel 1873, tre anni dopo la presa della città e il passaggio di Roma al Regno d’Italia. I lavori si conclusero nel 1878. Il gruppo di Nettuno che lotta con la piovra è di Antonio Della Bitta; le nereidi, i putti e i cavalli marini che lo circondano sono di Gregorio Zappalà.

Antonio Della Bitta e il Nettuno

Antonio Della Bitta scolpì il gruppo centrale, datato 1878. La scelta del soggetto, il dio del mare che combatte un mostro marino, risponde a un’esigenza compositiva prima che iconografica: serviva una figura verticale, dinamica, con un gesto ampio, capace di reggere il confronto con l’obelisco dei Quattro Fiumi che le sta di fronte lungo l’asse della piazza. La piovra è una soluzione intelligente, perché consente di avvolgere lo scoglio e di riempire lo spazio basso senza aggiungere altre figure grandi.

Gregorio Zappalà e il contorno

Gregorio Zappalà, scultore siciliano, realizzò le figure di contorno nello stesso arco di anni. Sono nereidi con putti e cavalli marini, disposte lungo il perimetro interno della vasca, in atteggiamenti di gioco e di trasporto. Il loro compito è ritmico: scandiscono il bordo, impediscono che la vasca appaia vuota intorno allo scoglio, e abbassano lo sguardo di chi arriva prima di lasciarlo salire verso il tridente. Chi le osserva da vicino nota una cura notevole nella resa delle superfici bagnate, un tema che la scultura di fine Ottocento amava molto.

Il giudizio che ci sentiamo di dare

La critica ha trattato queste sculture con sufficienza per gran parte del Novecento, considerandole accademiche e tardive. Il giudizio ha un fondamento: il gruppo di Della Bitta è teatrale in modo prevedibile, e le nereidi di Zappalà sono più dolci di quanto il soggetto richieda. Ma la fontana funziona, e funziona per un motivo tecnico che si vede solo sul posto: la scala è giusta. Le figure non schiacciano la vasca cinquecentesca e non si fanno schiacciare dalla prospettiva lunghissima della piazza. Questa è la fontana su cui le persone si fermano più volentieri a guardare i dettagli, perché la storia che racconta si capisce in tre secondi e senza spiegazioni.

Un errore di attribuzione che si sente ogni giorno

Mettere la Fontana del Nettuno accanto ai Quattro Fiumi come opera dello stesso momento significa sbagliare di due secoli e mezzo. Le due opere sono separate da oltre duecento anni di storia dell’arte: il Bernini finisce i Quattro Fiumi nel 1651, Della Bitta consegna il Nettuno nel 1878. Fra i due ci sono il tardo barocco, il neoclassicismo, l’età napoleonica, il purismo, l’Unità d’Italia. Se una sola informazione deve restare di questa pagina, che sia questa.

La simmetria con la Fontana del Moro, all’estremità sud

La Fontana del Nettuno e la Fontana del Moro sono le due fontane gemelle disegnate da Giacomo della Porta per i due capi di piazza Navona a metà degli anni Settanta del Cinquecento. La simmetria fra le due è il principio che regge l’intera piazza, e capire come si è rotta e come è stata ricucita spiega quattro secoli di storia romana in pochi metri.

Il progetto originale: due conche uguali

All’origine le due fontane erano pensate come una coppia: stessa impostazione, stessa funzione, stessa sobrietà. La piazza, lunga e stretta per via della forma dello stadio antico su cui è costruita, aveva bisogno di due fermate visive ai capi, che chiudessero la prospettiva senza competere con il centro. Il centro, all’epoca, non aveva ancora nulla: l’obelisco e i Quattro Fiumi arriveranno settant’anni dopo.

Come la simmetria si è rotta

Nel Seicento la fontana meridionale ricevette la figura che le dà il nome, il Moro, su intervento del Bernini, mentre quella settentrionale rimase come era. Da quel momento la piazza ebbe un capo popolato e uno spoglio, e lo squilibrio durò più di due secoli. Il concorso del 1873 nacque proprio per chiudere questa asimmetria, e il risultato è quello che si vede oggi: due fontane piene, una barocca nella figura principale, l’altra tardo ottocentesca, su vasche coetanee.

Le copie del Moro e gli originali a Villa Borghese

C’è un dettaglio che quasi nessuno conosce e che riguarda la fontana all’altro capo della piazza: nel 1874 le sculture originali della Fontana del Moro furono rimosse e sostituite da copie, mentre gli originali vennero portati a Villa Borghese, nella zona del Giardino del Lago. Significa che negli stessi anni in cui il Nettuno veniva riempito di marmi nuovi, il Moro veniva svuotato dei suoi marmi antichi. Chi attraversa la piazza oggi guarda, ai due capi, due situazioni speculari e opposte: a nord l’ottocentesco messo dove non c’era niente, a sud l’ottocentesco messo al posto del Seicento.

Come si legge la piazza in tre fermate

Il modo corretto di guardare piazza Navona, se si vuole capirla invece di attraversarla, è fermarsi tre volte lungo l’asse centrale: al Nettuno, ai Quattro Fiumi, al Moro. Da ciascuna delle tre posizioni la piazza ha una forma diversa, perché l’occhio cambia il punto di fuga. Servono venti minuti in tutto e non costa niente. È il miglior investimento di tempo che si possa fare in questo angolo di Roma.

L’acqua che la alimenta: l’Acqua Vergine

La Fontana del Nettuno è alimentata dall’Acqua Vergine, l’acquedotto di origine romana inaugurato nel 19 avanti Cristo per iniziativa di Marco Vipsanio Agrippa e rimesso in funzione a più riprese nel Rinascimento. È lo stesso acquedotto che alimenta la Fontana di Trevi e la Fontana della Barcaccia a piazza di Spagna.

La pressione bassa e le conseguenze sul disegno

L’Acqua Vergine arriva in centro con una pressione modesta, perché la quota di arrivo è bassa. Questo spiega una caratteristica che si nota subito guardando le fontane che alimenta: i getti sono bassi e larghi, mai verticali e spinti. La Fontana del Nettuno non ha zampilli alti e la Fontana della Terrina a corso Vittorio, alimentata dallo stesso ramo, ha un getto ancora più contenuto. Le fontane a getto alto di Roma, come quella del Gianicolo, sono alimentate da acquedotti che arrivano da quote superiori.

Una curiosità sulla Fontana del Nettuno

La curiosità che riguarda la Fontana del Nettuno è che per secoli piazza Navona veniva allagata d’estate, e le fontane servivano a farlo. Il rito si chiamava il lago di piazza Navona: si chiudevano gli scarichi delle fontane, l’acqua si spandeva sul selciato concavo della piazza e si formava uno specchio d’acqua alto una spanna, dentro cui passavano carrozze, cavalli e ragazzi a piedi nudi. La pratica è cessata per ragioni igieniche e di decoro urbano, e il rifacimento del piano stradale l’ha resa poi tecnicamente impossibile.

Come funzionava tecnicamente

Il selciato di piazza Navona era leggermente incavato verso il centro, una conformazione che serviva al deflusso delle acque piovane. Chiudendo le bocche di scarico delle tre fontane, l’acqua dell’Acqua Vergine si accumulava sul piano della piazza invece di defluire. Non serviva alcun impianto aggiuntivo: bastava tappare. La Fontana del Nettuno, con la sua vasca bassa e a filo del selciato, partecipava a pieno titolo a questa idraulica domestica, e nelle stampe d’epoca si vede l’acqua che ne lambisce il bordo esterno.

Quando si teneva

La tradizione si svolgeva nei mesi caldi, di norma nei fine settimana di agosto, ed era una festa popolare con una forte componente di spettacolo aristocratico: le carrozze delle famiglie romane sfilavano dentro l’acqua, il popolo guardava e si bagnava. Sull’anno di inizio e sull’anno dell’ultima edizione le fonti riportano date leggermente diverse, e la ricostruzione più diffusa colloca l’avvio a metà Seicento, sotto il pontificato di Innocenzo X, e la fine attorno alla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento. Registriamo l’incertezza invece di scegliere una data e presentarla come certa.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Fontana del Nettuno

La cosa che non viene raccontata quasi mai è che la Fontana del Nettuno, nella sua forma attuale, è un monumento dell’Italia unita, realizzato con procedura di concorso pubblico fra il 1873 e il 1878, e che la sua esecuzione fu anche un’operazione di appropriazione simbolica dello spazio pubblico romano da parte della nuova amministrazione civile.

Una fontana risorgimentale in una piazza barocca

Fra il 1871 e la fine del secolo il Comune di Roma intervenne pesantemente sul centro storico: nuovi assi stradali, nuovi argini sul Tevere, nuovi palazzi ministeriali, e una politica di completamento dei monumenti lasciati a metà. Completare la vasca di piazza Navona con un gruppo scultoreo commissionato, giudicato e pagato dall’amministrazione civile, in una piazza che era stata per secoli il teatro della magnificenza pontificia, aveva un significato che andava oltre il decoro. Nessuno lo scrisse in questi termini nei documenti ufficiali, e infatti lo presentiamo come lettura storiografica e non come dichiarazione d’epoca.

Gli scultori, due nomi che nessuno ricorda

Antonio Della Bitta e Gregorio Zappalà non sono nomi noti al grande pubblico, e questo dice qualcosa sul destino della scultura pubblica italiana di fine Ottocento. Erano professionisti affermati nella Roma del tempo, attivi su commissioni civili e religiose, e il loro lavoro a piazza Navona è la cosa che di loro vede più gente al mondo, probabilmente diversi milioni di persone all’anno. Quasi nessuna di queste persone conosce il loro nome. Chi vuole verificare la firma non la troverà su un cartello: le informazioni sulle attribuzioni vanno cercate nei repertori della Sovrintendenza Capitolina, che è l’ente che ha in gestione le fontane monumentali della città.

Fontana del Nettuno (Rome)
Foto: Falk2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Il consiglio che ti do per visitare la Fontana del Nettuno

Il consiglio operativo per visitare la Fontana del Nettuno è andarci nella prima ora dopo l’alba oppure dopo le ventitré: sono le due finestre in cui il lato nord di piazza Navona è praticabile, perché la folla che occupa la piazza dalle dieci del mattino a mezzanotte si concentra soprattutto intorno all’obelisco e ai tavolini dei locali. L’ingresso è sempre libero e non esiste orario di chiusura.

Le fasce orarie, in concreto

Piazza Navona non chiude mai e non ha controlli agli ingressi, quindi si può entrare a qualunque ora. Dalle sette alle otto e mezza del mattino la piazza è quasi vuota, ci sono gli addetti alle pulizie e i fornitori dei locali, e la fontana si può girare intorno senza nessuno davanti. Dalle dieci in poi arrivano i gruppi. Il picco è fra le sedici e le venti, e nelle sere di sabato da maggio a settembre la densità di persone rende difficile anche solo fermarsi a guardare. Dopo le ventitré la piazza si svuota lentamente e la fontana resta illuminata.

Quanto tempo serve

Per la sola Fontana del Nettuno bastano dieci minuti: il tempo di girarle intorno una volta, guardare il gruppo centrale da tre angolazioni diverse e osservare le nereidi da vicino. Per piazza Navona nel suo complesso, con le tre fontane e la facciata di Sant’Agnese in Agone, calcolate quaranta minuti. Chi aggiunge la visita ai sotterranei dello Stadio di Domiziano deve mettere in conto almeno un’altra ora, biglietto e orari da verificare sul sito del gestore prima di presentarsi.

Con i bambini

La fontana funziona bene con i bambini, perché il soggetto è narrativo e si capisce senza mediazione: c’è un signore con il forcone che mena a una piovra. Il bordo della vasca è basso e questo è insieme un vantaggio e un rischio, perché la tentazione di salirci è forte. Salire sul bordo, sedersi, entrare in acqua o immergere i piedi nelle fontane monumentali di Roma è vietato dal regolamento comunale ed è sanzionato con una multa: l’importo viene aggiornato periodicamente e conviene verificarlo sulle ordinanze in vigore, mentre il divieto in sé non cambia. I vigili passano, e in alta stagione passano spesso.

Che cosa non fare

Due avvertenze pratiche. La prima riguarda i venditori di oggetti e i finti artisti che nella bella stagione presidiano gli ingressi della piazza: non comprate niente e non accettate niente che vi venga messo in mano, perché quello che sembra un regalo diventa immediatamente una richiesta di denaro. La seconda riguarda i tavolini con vista: sedersi in uno dei locali che si affacciano direttamente sulla piazza costa molto più che sedersi a cinquanta metri di distanza in una traversa, e il servizio non è migliore. Su questo torniamo più avanti con criteri concreti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è che piazza Navona ha la forma che ha perché è costruita sopra lo Stadio di Domiziano, un impianto per gare atletiche inaugurato alla fine del I secolo dopo Cristo, e che la Fontana del Nettuno si trova esattamente sopra il lato curvo dell’edificio antico.

Lo stadio sotto la piazza

Lo stadio fu costruito su iniziativa dell’imperatore Domiziano e ospitava gare in stile greco, corse e competizioni atletiche, secondo un modello che a Roma aveva meno seguito dei giochi gladiatori del Colosseo. L’impianto aveva una pianta allungata con un capo rettilineo e uno curvo, e le case medievali e rinascimentali si sono appoggiate alle sue strutture fino a fossilizzarne il perimetro. Ecco perché piazza Navona è lunga, stretta e con un capo arrotondato: la piazza è la pista, gli edifici intorno sono le gradinate riempite di abitazioni.

Il capo curvo è quello del Nettuno

Il lato nord, dove si trova la Fontana del Nettuno, corrisponde all’emiciclo dell’antico stadio. È il punto in cui la piazza si arrotonda, e chi si ferma davanti alla fontana guardando verso sud ha davanti la lunghezza intera della pista antica. Le strutture romane sono visibili sotto il livello stradale nell’area archeologica accessibile da piazza di Tor Sanguigna, a una manciata di metri dalla fontana: sono resti di arcate in laterizio e blocchi di travertino che appartenevano al giro esterno dell’edificio.

Che cosa si vede oggi dell’antico

A livello di piazza, dell’antico non si vede quasi niente: qualche curva nell’allineamento delle facciate, il profilo dell’emiciclo a nord, e poco altro. Chi vuole vedere le strutture deve scendere nell’area archeologica sotterranea, che ha ingresso, biglietto e orari propri, da verificare direttamente presso il gestore prima di andarci. Vale l’ora che richiede, soprattutto per chi ha già visto i grandi monumenti antichi e cerca di capire come la città moderna si sia formata dentro il guscio di quella antica, un meccanismo che a Roma si ripete ovunque, dal Largo di Torre Argentina al Mausoleo di Augusto.

La foto giusta da fare alla Fontana del Nettuno

La foto che vale la Fontana del Nettuno si scatta da nordovest, accovacciati, con l’obiettivo appena sopra il bordo della vasca, in modo che il braccio alzato di Nettuno e il tridente si stacchino contro il cielo invece che contro le facciate. È l’unica inquadratura in cui il gruppo si legge per quello che è, cioè una diagonale, e non come una massa bianca confusa.

La luce, ora per ora

Il lato nord di piazza Navona riceve il sole diretto sul gruppo scultoreo nelle ore centrali, e il marmo bianco a mezzogiorno brucia: le alte luci si bruciano e i volti perdono ogni modellato. La finestra migliore è la prima ora dopo il sorgere del sole, quando la luce radente entra da est lungo via Agonale e scolpisce i muscoli della figura. La seconda finestra utile è il crepuscolo, quando si accendono le luci artificiali della piazza e il cielo conserva ancora un blu profondo: quindici minuti, non di più, e vanno presi con la macchina già pronta.

Le tre inquadrature che funzionano

La prima è quella descritta sopra, dal basso e da nordovest, con il cielo come fondo. La seconda si prende dal lato est della vasca guardando verso ovest, e include dietro il gruppo la facciata della chiesa di Sant’Agnese in Agone e le cupole: è la foto che racconta il contesto, e chiede un’apertura ampia per tenere tutto a fuoco. La terza è il dettaglio: una nereide, un putto, un tentacolo che risale la gamba del dio, presi con un teleobiettivo corto. È la foto che nessuno fa e che spesso è la migliore delle tre.

Che cosa rovina le foto

Tre cose, in ordine di frequenza: le persone sedute sul bordo della vasca, che oltre a essere in contravvenzione entrano sempre in campo; i banchetti e i ritrattisti che nella bella stagione occupano il perimetro della piazza; e i ponteggi, perché le fontane di piazza Navona entrano periodicamente in manutenzione e possono restare coperte per settimane. Prima di programmare una sessione fotografica conviene controllare se sono in corso lavori, informazione che la Sovrintendenza Capitolina pubblica sui propri canali.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

L’angolo nord di piazza Navona ha una cronologia densa che comincia con lo Stadio di Domiziano alla fine del I secolo dopo Cristo e arriva al Novecento passando per il mercato, il lago estivo e il concorso del 1873. Ecco le date che contano, con l’indicazione di quelle su cui le fonti non concordano.

Fine del I secolo: lo stadio

Domiziano fa costruire lo stadio per le gare atletiche nel Campo Marzio settentrionale. L’impianto resta in uso per secoli e poi viene progressivamente occupato da abitazioni, in un processo che riguarda anche gli altri grandi edifici da spettacolo della zona.

1574: la vasca di Giacomo della Porta

Della Porta realizza la vasca settentrionale nell’ambito del programma di fontane pubbliche alimentate dall’Acqua Vergine. La gemella meridionale, che diventerà la Fontana del Moro, è degli stessi anni.

1651: i Quattro Fiumi del Bernini

Al centro della piazza viene inaugurata la fontana berniniana con l’obelisco, commissionata da Innocenzo X Pamphilj, la cui famiglia aveva il palazzo sul lato ovest della piazza. La piazza cambia natura: da mercato diventa anche vetrina dinastica.

Metà Seicento: comincia il lago di piazza Navona

L’allagamento estivo della piazza diventa una consuetudine. Sulla data esatta di inizio le fonti divergono e il collegamento con il pontificato di Innocenzo X è quello riportato con maggiore frequenza.

1869: il mercato trasloca a Campo de’ Fiori

Il mercato storico di piazza Navona viene trasferito a Campo de’ Fiori. La piazza perde la funzione che aveva avuto per secoli e comincia la sua carriera di salotto urbano.

1873: il bando del concorso

Il Comune di Roma bandisce il concorso per completare la vasca settentrionale, rimasta priva di sculture dal 1574. È il primo grande intervento sulla piazza dopo l’Unità.

1874: gli originali del Moro a Villa Borghese

Le sculture originali della Fontana del Moro vengono rimosse e sostituite con copie; gli originali finiscono a Villa Borghese. La piazza vive due operazioni opposte a distanza di mesi.

1878: il Nettuno di Della Bitta

Viene collocato il gruppo di Nettuno che lotta con la piovra, e con le figure di contorno di Gregorio Zappalà la fontana assume l’aspetto attuale. Trecentoquattro anni dopo la vasca.

Novecento e anni recenti

Nel corso del Novecento la piazza viene pedonalizzata e le fontane entrano nel regime di tutela e manutenzione della Sovrintendenza Capitolina. Interventi di pulitura e restauro si sono succeduti a più riprese anche negli ultimi decenni: le date precise dei singoli cantieri non sono riportate in modo uniforme nelle fonti divulgative e preferiamo non elencarne alcuna senza un riscontro d’archivio.

Chi è passato dalla Fontana del Nettuno

Da piazza Navona è passato praticamente chiunque abbia scritto di Roma negli ultimi cinque secoli, e la Fontana del Nettuno ha una particolarità che la distingue: quasi tutti i grandi viaggiatori che ne hanno lasciato una descrizione hanno visto la vasca vuota, non il gruppo scultoreo.

I viaggiatori del Grand Tour

Goethe, che soggiorna a Roma fra il 1786 e il 1788, descrive la vita della piazza e il suo mercato. Stendhal, negli anni Venti dell’Ottocento, la include fra i luoghi della sua Roma. Charles Dickens, che visita la città a metà degli anni Quaranta dell’Ottocento, ne scrive nel resoconto del suo viaggio italiano. Tutti e tre hanno camminato accanto a una conca di pietra senza statue. È un dettaglio che cambia il modo di leggere le loro pagine, e che raramente viene segnalato nelle antologie.

Gli artisti che l’hanno disegnata

La piazza è uno dei soggetti più frequentati dalla veduta romana, il genere che fra Settecento e Ottocento produceva stampe per i viaggiatori stranieri. Nelle vedute che mostrano l’allagamento estivo il capo nord compare regolarmente, e la vasca vuota è documentata con una precisione che le fonti scritte non raggiungono. Chi vuole vedere questo materiale trova le raccolte di grafica e le vedute romane fra le collezioni del Museo di Roma a Palazzo Braschi, che si affaccia proprio sull’angolo sud della piazza.

I protagonisti diretti

I nomi che hanno lasciato un segno materiale sulla fontana sono quattro: Giacomo della Porta per la vasca, l’amministrazione comunale post unitaria per la decisione di completarla, Antonio Della Bitta per il gruppo centrale e Gregorio Zappalà per le figure di contorno. Sulla piazza, a pochi metri, hanno lavorato Gian Lorenzo Bernini ai Quattro Fiumi e al Moro, Francesco Borromini alla facciata di Sant’Agnese in Agone, Girolamo Rainaldi e Carlo Rainaldi al corpo della chiesa e a palazzo Doria Pamphilj per la stessa famiglia committente.

Mangiare intorno alla Fontana del Nettuno: come si sceglie

Intorno alla Fontana del Nettuno il rapporto fra prezzo e qualità della ristorazione è fra i peggiori del centro di Roma, e la ragione è aritmetica: un tavolo che si affaccia su piazza Navona costa un affitto che va recuperato sul conto. Qui non nominiamo locali, per scelta redazionale: un elenco di insegne invecchia in pochi mesi e finisce per fare pubblicità a chi cambia gestione il mese dopo. Diamo invece i criteri, che restano validi.

I cinque segnali che indicano una trappola

Il primo segnale è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o su un tavolino in strada: è un richiamo pensato per chi passa, non il segno di una cucina. Il secondo è il menu con le fotografie dei piatti, che serve a chi non sa leggere la lingua e non a chi sa che cosa vuole mangiare. Il terzo è l’acchiappino sulla porta che invita a sedersi: nessun posto che lavora bene ha bisogno di fermare la gente per strada. Il quarto è l’orario continuato dalla mattina alla notte, senza pausa di cucina, che significa piatti riscaldati e nessun turno vero di servizio. Il quinto riguarda i locali piazzati davanti ai monumenti famosi, dove capita di trovare voci non prezzate sul menu e listini diversi fra la sala interna e i tavolini fuori: davanti a una fontana celebre il prezzo si adatta al turista che si ha davanti.

Le catene del centro

Negli ultimi anni nel centro storico si sono moltiplicati i locali a insegna ripetuta, con lo stesso menu in più punti della città e la coda col numerino sul marciapiede. Non li nominiamo e non li consigliamo. L’osservazione che conta è che i romani non ci vanno: quelle file sono composte quasi interamente da visitatori arrivati da fuori, indirizzati da un video o da una classifica. Un locale in cui non entra nessuno del quartiere non racconta niente del quartiere.

Il criterio più semplice che esista

Guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se a mezzogiorno e mezza i tavoli sono occupati da gente che lavora nella zona e che ordina in italiano senza guardare il menu, il posto è buono. Se sono occupati solo da visitatori con lo zaino e la mappa, si cammina ancora cinque minuti. Cinque minuti di cammino da piazza Navona, verso il Ghetto, verso via del Governo Vecchio o verso le traverse dietro il Pantheon, cambiano completamente la qualità media e il conto.

La lista che usiamo noi

Chi preferisce partire da una selezione già fatta può consultare la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps: è una raccolta curata, costruita nel tempo per uso proprio e non sponsorizzata da nessuno dei locali che contiene. Nessun ristoratore paga per starci e nessuno paga per esserne escluso. È il motivo per cui la segnaliamo.

Che cosa c’è intorno alla Fontana del Nettuno

Nel raggio di cinque minuti a piedi dalla Fontana del Nettuno si concentrano una decina di luoghi che valgono una sosta, e il lato nord della piazza è il punto da cui conviene farli partire.

A nord, verso il Tevere

Uscendo da via Agonale e girando verso piazza di Tor Sanguigna si arriva in due minuti a palazzo Altemps, sede della collezione di scultura antica del Museo Nazionale Romano, che è la visita meno affollata e più riposante di tutto il quadrante. Proseguendo si incrocia via dei Coronari e si scende verso il fiume e verso ponte Sant’Angelo.

A est, verso il Pantheon

Attraversando corso del Rinascimento si raggiungono in pochi minuti la chiesa di San Luigi dei Francesi con la Cappella Contarelli, il Pantheon e la basilica di Santa Maria sopra Minerva. Chi segue le tracce del pittore trova l’itinerario completo nella nostra pagina su Caravaggio a Roma.

A ovest e a sud

Dal lato ovest della piazza si esce verso il Chiostro del Bramante e verso via del Governo Vecchio; dal lato sud si arriva a Pasquino, alla Galleria Spada e a Campo de’ Fiori. Chi ha mezza giornata può chiudere il giro al Museo di Roma a Palazzo Braschi, che sulla storia della piazza conserva il materiale più utile.

Domande frequenti sulla Fontana del Nettuno

Chi ha fatto la Fontana del Nettuno di piazza Navona?

La Fontana del Nettuno di piazza Navona è opera di due epoche diverse: la vasca è di Giacomo della Porta e risale al 1574, mentre le sculture sono state realizzate fra il 1873 e il 1878, il gruppo di Nettuno che lotta con la piovra da Antonio Della Bitta e le nereidi, i putti e i cavalli marini da Gregorio Zappalà, dopo un concorso bandito dal Comune di Roma.

La Fontana del Nettuno è del Bernini?

No, la Fontana del Nettuno di piazza Navona non è del Bernini e non è un’opera barocca. Del Bernini sono la Fontana dei Quattro Fiumi al centro della piazza, completata nel 1651, e la figura del Moro all’estremità sud. Attribuire il Nettuno allo stesso autore significa sbagliare di oltre due secoli, perché il gruppo scultoreo risale al 1878.

Quanto costa vedere la Fontana del Nettuno?

Vedere la Fontana del Nettuno non costa niente: si trova in piazza Navona, che è una piazza pubblica pedonale, senza recinzioni, senza biglietteria e senza orario di chiusura. Si può entrare a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il biglietto serve solo per l’area archeologica dei sotterranei dello Stadio di Domiziano, che ha ingresso e tariffe proprie da verificare presso il gestore.

Perché la Fontana del Nettuno è rimasta senza statue per tre secoli?

La Fontana del Nettuno è rimasta priva di sculture dal 1574 al 1878 per mancanza di fondi e di una committenza che volesse legarci il proprio nome. Innocenzo X Pamphilj concentrò la spesa sul centro della piazza e sul lato del palazzo di famiglia, e il capo nord restò una vasca di servizio per il mercato. Solo il Comune post unitario decise di completarla.

Come si arriva alla Fontana del Nettuno con i mezzi?

Alla Fontana del Nettuno non si arriva in metropolitana, perché piazza Navona non ha una stazione: le fermate più vicine della linea A sono Barberini e Spagna, a circa venti minuti a piedi. Si arriva invece con gli autobus di superficie che percorrono corso del Rinascimento, a due passi dall’ingresso nord, e corso Vittorio Emanuele II. I numeri di linea cambiano spesso e vanno controllati il giorno stesso.

Ci si può sedere sul bordo della Fontana del Nettuno?

No, sul bordo della Fontana del Nettuno non ci si può sedere: il regolamento del Comune di Roma vieta di salire, sedersi, entrare in acqua o immergere i piedi nelle fontane monumentali della città, e la violazione comporta una sanzione pecuniaria. L’importo viene aggiornato con ordinanze successive e conviene verificarlo sulle norme in vigore. I controlli in alta stagione sono frequenti.

Quanto tempo serve per vedere la Fontana del Nettuno?

Per la sola Fontana del Nettuno bastano dieci minuti, il tempo di girarle intorno e osservare il gruppo centrale da tre angolazioni e le figure di contorno da vicino. Per piazza Navona nel suo insieme, con le tre fontane e la facciata di Sant’Agnese in Agone, calcolate quaranta minuti. Con la visita ai sotterranei dello Stadio di Domiziano si aggiunge almeno un’ora.

La Fontana del Nettuno è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

La Fontana del Nettuno si raggiunge senza gradini, perché piazza Navona è pianeggiante e interamente pedonale, con accessi liberi su tutti e quattro i lati. Il fondo in sampietrini richiede però attenzione con una carrozzina o un deambulatore: il percorso più regolare è quello lungo il lato est della piazza, verso corso del Rinascimento. Sulla piazza non ci sono servizi igienici pubblici.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Chi costruisce un itinerario nel centro storico di Roma e vuole incastrare piazza Navona con il Pantheon, Campo de’ Fiori e il Tevere senza perdere ore negli spostamenti trova strumenti di pianificazione e supporto operativo su Tour Leader Pro, che lavora su Roma e sul Lazio con gruppi, scuole e aziende.

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