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Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica è la grande piazza semicircolare che si apre all’incrocio fra via Nazionale, via Vittorio Emanuele Orlando e viale Enrico De Nicola, a cinque minuti a piedi dalla stazione Termini, e la sua forma curva non è un capriccio ottocentesco: l’emiciclo dei due palazzi porticati progettati da Gaetano Koch ricalca il perimetro dell’esedra delle Terme di Diocleziano, l’impianto termale più grande dell’antica Roma, costruito fra il 298 e il 306 dopo Cristo. Per questo i romani, quando dicono di vedersi qui, dicono ancora “a piazza Esedra”, un nome che il Comune ha cambiato ufficialmente a metà Novecento e che la lingua parlata non ha mai mollato. Al centro gira la Fontana delle Naiadi, con quattro ninfe di bronzo distese su animali d’acqua e un uomo che stringe un delfino: la fontana che nel 1901 fece scandalo e che i romani, quando il primo gruppo centrale fu scoperto, battezzarono con un soprannome da rosticceria.

La piazza che si attraversa oggi è un’altra cosa rispetto alla cartolina. È un nodo di traffico a tutti gli effetti, con un anello di carreggiate che gira intorno alla fontana, autobus che frenano e ripartono, alberghi grandi e medi sotto i portici, agenzie, uffici e la fermata della metropolitana A che sbocca proprio sul marciapiede. Termini dista poche centinaia di metri, e la vicinanza alla stazione porta con sé tutto quello che una stazione porta con sé, il giorno e la notte. Nelle righe che seguono trovi cosa c’era qui prima della piazza, come è nata la sua curva, la storia vera della fontana con le sue tre fasi di cantiere, che cosa si visita intorno e a che ora conviene passarci per vederla come merita.

Dove si trova Piazza della Repubblica e come arrivare

Piazza della Repubblica si trova nel rione Castro Pretorio, sul margine del colle Viminale, a circa quattrocento metri dall’uscita principale della stazione Termini e a poco più di seicento da piazza Barberini. È un punto di passaggio obbligato per chi scende da Termini verso il centro storico: da qui parte via Nazionale, che in un chilometro e mezzo arriva a piazza Venezia e all’Altare della Patria, mentre sul lato opposto la piazza si apre verso viale Enrico De Nicola e le mura delle terme.

A piedi dalla stazione Termini

Dalla stazione Termini si arriva in cinque o sei minuti di cammino piano, senza scale e senza salite. Uscendo dall’atrio principale su piazza dei Cinquecento si tiene la destra, si costeggia il fianco della stazione lungo viale Enrico De Nicola e si arriva direttamente sul lato della piazza dove si affaccia la basilica di Santa Maria degli Angeli. È il percorso che fanno tutti i giorni migliaia di pendolari, ed è anche il tratto in cui conviene tenere gli occhi aperti sullo zaino: la zona intorno alla stazione, di sera in particolare, è battuta da borseggiatori che lavorano proprio sui flussi di chi trascina una valigia.

Con la metropolitana

La fermata Repubblica della linea A, indicata anche come Repubblica Teatro dell’Opera, sbocca sulla piazza stessa: è la soluzione più rapida in assoluto. La linea A è in servizio dal 1980 e collega questo punto a Barberini in una fermata, a Spagna in due, a Flaminio in tre, e in direzione opposta a Termini in una sola fermata, dove si cambia con la linea B. Chi arriva dagli aeroporti con il treno per Termini ha quindi un solo cambio e un minuto di metropolitana, oppure sei minuti a piedi. La stazione ha ascensori, ma come su tutta la rete romana conviene verificarne il funzionamento del giorno sul sito dell’azienda dei trasporti, perché le fermate fuori servizio sono frequenti.

Con l’autobus

Sulla piazza e sul tratto iniziale di via Nazionale fermano molte linee di superficie, fra cui la 40, la 60, la 64, la 70, la 170, la 910 e la H. La 40 e la 64 sono le due linee che portano da Termini verso largo Argentina e il Vaticano, e sono anche le due più affollate della città: di mattina si viaggia schiacciati e con il portafoglio davanti. La 170 scende verso Testaccio, la 910 sale verso villa Borghese e piazzale Clodio. Gli orari e i percorsi cambiano spesso per cantieri e deviazioni, quindi conviene controllare il percorso aggiornato prima di salire.

In auto: perché è la scelta peggiore

Arrivare in auto in piazza della Repubblica si può, perché la piazza è fuori dalla zona a traffico limitato del centro storico, ma è la soluzione meno sensata. L’anello intorno alla fontana è uno degli incroci più caricati di Roma, la sosta su strada è a pagamento nelle fasce diurne e i parcheggi in struttura della zona hanno tariffe orarie da area centrale. Chi arriva da fuori Roma fa molto meglio a lasciare l’auto in un parcheggio di scambio sulla metropolitana e completare il percorso su rotaia: si risparmia tempo e denaro, e si evita di girare venti minuti in cerca di uno spazio che non c’è.

Come orientarsi una volta arrivati

La piazza ha quattro riferimenti che si vedono da qualunque punto e che bastano per non perdere il senso dell’orientamento. Il primo è la fontana, al centro dell’anello. Il secondo è la facciata scabra della basilica di Santa Maria degli Angeli, che non sembra una chiesa perché è un muro di laterizio romano: è il lato delle terme. Il terzo è l’imbocco di via Nazionale, sul lato opposto alla basilica, riconoscibile dalla fuga rettilinea di palazzi umbertini. Il quarto è l’angolo di via Vittorio Emanuele Orlando, che sale verso via XX Settembre e verso Porta Pia. Tenendo questi quattro punti si capisce subito da che parte si sta girando.

Piazza della Repubblica (Rome)
la curva dell’emiciclo di Gaetano Koch vista dal marciapiede davanti alla basilica, con la fontana in primo piano e l’imbocco di via Nazionale sullo sfondo. Foto: Rijksmuseum, CC0, via Wikimedia Commons

L’esedra delle Terme di Diocleziano: la forma che comanda ancora la piazza

La curva di Piazza della Repubblica riproduce il perimetro dell’esedra delle Terme di Diocleziano, il grande emiciclo che chiudeva a sud ovest il recinto del complesso termale. L’esedra antica era una struttura semicircolare a gradinate, usata come luogo di sosta e di spettacolo dentro il recinto delle terme, e la letteratura archeologica ne stima il diametro intorno ai centoquaranta metri. Quando alla fine dell’Ottocento si trattò di dare una forma all’ingresso monumentale della Roma capitale, l’ingegneria urbanistica non cancellò quella traccia: la ricalcò.

Che cosa erano le Terme di Diocleziano

Le Terme di Diocleziano furono costruite fra il 298 e il 306 dopo Cristo e dedicate a nome dell’imperatore Diocleziano, anche se il cantiere fu avviato e in gran parte condotto sotto il collega Massimiano. Coprivano un’area che le ricostruzioni moderne calcolano intorno ai tredici ettari, la più estesa fra tutti gli impianti termali della città antica. Il recinto occupava il versante fra il Viminale e il Quirinale, un’area che l’acquedotto dell’Acqua Marcia riforniva già da secoli. Le cifre sulla capienza che circolano nelle guide, quelle che parlano di tremila persone contemporaneamente, vengono da stime moderne e non da una fonte antica: le riportiamo come tali.

Dove finisce la piazza e dove comincia l’archeologia

Il complesso non è sparito: è stato riusato. Il tepidarium e il frigidarium sono diventati la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Una delle grandi sale circolari agli angoli del recinto è l’Aula Ottagona, su via Giuseppe Romita. Un altro settore ospita la sede del Museo Nazionale Romano alle Terme, con il chiostro attribuito per tradizione a Michelangelo. Chi cammina da piazza della Repubblica a piazza dei Cinquecento sta girando intorno a un unico edificio antico, spezzato in quattro proprietà e quattro biglietterie diverse.

Perché il nome “piazza Esedra” non muore

La piazza ha cambiato nome tre volte. Nata come piazza delle Terme, divenne piazza dell’Esedra proprio per la forma dell’emiciclo, e prese il nome attuale con una delibera comunale del dopoguerra. Sulla data esatta le fonti non concordano: alcune indicano il 1953, altre il 1960, e non abbiamo trovato un riscontro univoco per chiudere la questione. Il punto che conta per chi arriva oggi è un altro: nel parlato romano, sui cartelli dei capolinea storici e nel linguaggio dei tassisti, “Esedra” è ancora il nome d’uso. Chiedere di essere portati a piazza Esedra non è un errore, è la forma che si capisce prima.

L’emiciclo di Gaetano Koch: due palazzi, un arco di trecento metri

I due palazzi porticati che disegnano la curva di Piazza della Repubblica sono opera dell’architetto Gaetano Koch e furono costruiti negli anni compresi fra il 1887 e il 1898, nella stagione in cui Roma capitale riempiva di quartieri nuovi i terreni fra Termini e il Quirinale. Anche qui le fonti divergono di qualche anno: alcune ricostruzioni spostano il cantiere al periodo fra il 1896 e il 1902. La sostanza non cambia: siamo nel giro di quindici anni a cavallo di fine Ottocento, e il risultato è una quinta urbana continua, con portici ad arco a tutto sesto e soffitti a cassettoni, che cinge la piazza su quasi tutto il suo sviluppo curvo.

I portici e cosa ci trovi sotto

I portici corrono su entrambi i palazzi e sono percorribili a piedi per tutta la curva, riparati dalla pioggia e dal sole. Sotto le arcate si alternano alberghi, uffici, agenzie di viaggio, negozi. Il carattere commerciale del portico è cambiato molto negli ultimi decenni e oggi è in larga parte orientato a chi passa una volta sola: chi cerca il negozio di quartiere deve salire verso il rione Monti o scendere verso l’Esquilino e il mercato Esquilino. I portici restano però la cosa migliore della piazza nelle ore centrali d’estate, perché sono l’unica ombra continua in un’area quasi priva di alberi.

Il giudizio: la piazza vista da fuori e quella vista da dentro

L’emiciclo si legge bene solo da due posizioni. Dal marciapiede davanti alla basilica, dove l’occhio abbraccia tutta la curva in una volta. E da sotto il portico, camminando, dove si percepisce il ritmo degli archi e la profondità dei cassettoni. Dal centro della piazza, cioè dall’isola della fontana, la curva si perde: si vedono solo automobili e la schiena dei palazzi. Chi ha dieci minuti li spenda meglio sul marciapiede esterno che sull’isola centrale, dove peraltro il rumore del traffico copre perfino il getto della fontana.

La Fontana delle Naiadi: tre cantieri, uno scandalo e un soprannome

La Fontana delle Naiadi al centro di Piazza della Repubblica non è nata tutta insieme: è il risultato di tre fasi distinte, che vanno dal 1870 al 1914, e questo spiega perché la vasca, le ninfe e il gruppo centrale sembrino appartenere a tre mondi diversi. Nasce come mostra terminale dell’acquedotto dell’Acqua Pia Antica Marcia, cioè come il punto in cui l’acqua di un acquedotto nuovo si mostra alla città. È il tipo di monumento che a Roma si costruisce da duemila anni, dall’Acqua Vergine in poi, e questa è l’ultima mostra pensata sotto lo Stato pontificio e la prima realizzata nella Roma capitale.

1870: l’acqua arriva dieci giorni prima di Porta Pia

L’acquedotto dell’Acqua Pia Antica Marcia, voluto da papa Pio IX e costruito fra il 1865 e il 1870, riportava in città l’acqua delle sorgenti dell’antica Aqua Marcia. Fu inaugurato in via provvisoria il 10 settembre 1870, dieci giorni prima della breccia di Porta Pia che chiuse lo Stato pontificio. La prima sistemazione monumentale fu modesta e provvisoria, un getto e poco più. Il paradosso storico è tutto lì: la fontana che celebra l’ultimo atto idraulico del papa re diventa, nel giro di due settimane, la fontana del nuovo Stato.

1888: la vasca di Alessandro Guerrieri

L’impianto architettonico che si vede oggi si deve ad Alessandro Guerrieri, con il progetto approvato a metà degli anni Ottanta dell’Ottocento e la vasca realizzata nel 1888. È una macchina geometrica precisa: tre tazze circolari concentriche a quote diverse, poggiate su una base ottagonale con i lati alternativamente retti e concavi, e sui lati retti si aprono quattro vasche semicircolari. I materiali sono granito e travertino. Su questa struttura, che di per sé era già una fontana finita, si innestano tredici anni dopo i bronzi che le hanno dato il nome.

1901: le quattro naiadi di Mario Rutelli

Le quattro figure femminili nude in bronzo sono opera dello scultore palermitano Mario Rutelli (1859-1941), modellate fra il 1897 e il 1901 e collocate sui quattro lati retti della base. Ognuna è riconoscibile dall’animale su cui è distesa e dall’elemento d’acqua che rappresenta: la ninfa dei laghi con il cigno, la ninfa dei fiumi sdraiata su un mostro acquatico, la ninfa delle acque sotterranee su un drago, la ninfa degli oceani in sella a un cavallo marino. È scultura liberty in piena regola, e la Sovrintendenza capitolina la considera l’esempio più significativo di quel linguaggio a Roma.

Lo scandalo della scopertura

Quando i bronzi furono messi in opera, la posa delle figure e la loro nudità provocarono una reazione durissima negli ambienti conservatori della città. Intorno alla fontana fu mantenuto uno steccato di legno che impediva la vista del monumento, e la questione diventò un caso cittadino discusso sui giornali e in consiglio comunale. Il 10 febbraio 1901 il Comune sciolse la riserva a favore delle tesi progressiste e lo steccato venne abbattuto. Il fatto è documentato e non ha bisogno di essere ingrandito: la piazza guadagnò un monumento e la cronaca guadagnò una polemica di un mese.

1911: il gruppo centrale che i romani chiamarono “fritto misto”

Per il centro della vasca Rutelli preparò un primo gruppo scultoreo, realizzato in conglomerato cementizio e scoperto nel 1911: tre tritoni, un delfino e un grosso polipo avvinghiati tra loro in quella che doveva sembrare una lotta. La reazione fu di sarcasmo immediato e i romani lo ribattezzarono “il fritto misto”, per il groviglio di corpi e tentacoli. Giudicato inadeguato alla scenografia della piazza, il gruppo fu rimosso e nel 1913 trasferito nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II, all’Esquilino, dove si trova tuttora ed è ancora conosciuto con quel soprannome. Chi vuole vedere il capitolo scartato della storia della fontana deve quindi fare venti minuti a piedi verso la Porta Alchemica di piazza Vittorio, dentro gli stessi giardini.

1912-1914: il Glauco

Al posto del gruppo rimosso Rutelli modellò una figura maschile nuda che afferra un delfino dalla cui bocca esce il getto centrale: il Glauco, la divinità marina della mitologia greca, come immagine del dominio dell’uomo sulla forza della natura. Le date che circolano riguardano fasi diverse dello stesso lavoro: il 1912 per il modello e la messa in opera, il 1914 per la reinaugurazione dell’insieme. Anche il Glauco ha avuto il suo battesimo popolare, meno crudele del primo: “l’omo co’ er pesce in mano” è la formula che si ritrova nelle raccolte di modi di dire romaneschi del Novecento.

Una curiosità sulla Piazza della Repubblica

La curiosità più solida su Piazza della Repubblica riguarda il modo in cui il nome antico ha vinto su tutti quelli ufficiali: la piazza si chiama così dal dopoguerra, ma nel parlato e nella toponomastica d’uso resta “Esedra”, parola greca che indicava una struttura semicircolare con sedili, e che qui continua a indicare un pezzo di città. È uno dei pochi casi romani in cui il nome di un edificio antico, scomparso come edificio, sopravvive come indirizzo.

Una piazza che è il calco di un muro

La cosa da mettere a fuoco è che i palazzi di Koch non imitano l’esedra: la occupano. Le fondazioni e l’allineamento seguono il tracciato del muro antico, che in alcuni punti è stato incorporato nelle strutture moderne. È il motivo per cui la curva è così regolare e così larga: nessun urbanista di fine Ottocento avrebbe disegnato spontaneamente un emiciclo di quelle dimensioni in un punto del genere, ma il perimetro c’era già e conveniva usarlo.

Il soprannome che la fontana si porta dietro da un secolo

La seconda curiosità è il destino del primo gruppo centrale. Il “fritto misto” non fu distrutto, come spesso si racconta in giro: fu spostato. Dal 1913 si trova nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II, a un quarto d’ora di cammino da qui, e il pubblico che lo incrocia oggi non ha idea che sia il pezzo scartato della fontana più fotografata della zona Termini. Chi vuole ricostruire la vicenda per intero deve quindi vedere due piazze, non una.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Piazza della Repubblica

La cosa che non viene quasi mai detta è che Piazza della Repubblica funziona male come piazza e benissimo come snodo: non è uno spazio in cui la gente si ferma, perché l’anello di traffico separa l’isola centrale dai marciapiedi e non esiste un lato pedonale continuo dove sedersi. Chi arriva aspettandosi una piazza di sosta, come piazza Navona o piazza del Popolo, resta deluso in tre minuti. Chi ci arriva sapendo che è un incrocio monumentale, e la guarda come si guarda un incrocio, la apprezza molto di più.

L’attraversamento: dove si passa e dove no

Per raggiungere l’isola centrale della fontana si usano gli attraversamenti pedonali semaforizzati. Non tutti i lati ne hanno uno comodo, e il flusso delle automobili in uscita da via Nazionale è continuo nelle ore di punta. L’errore classico è attraversare in diagonale contando sulla cortesia degli automobilisti: qui non funziona. Il consiglio operativo è entrare sull’isola dal lato della basilica, dove la visuale è più larga e i tempi del semaforo sono più generosi.

Il rumore, e perché conta più di quanto pensi

Il secondo dato che nessuno anticipa è acustico. In piazza della Repubblica il rumore di fondo è quello di una arteria a scorrimento, e copre il suono dell’acqua quasi per intero. Chi immagina di ascoltare la fontana come si ascolta quella dell’Acqua Paola al Gianicolo si sbaglia di grosso. Il momento in cui l’acqua si sente davvero è la mattina prestissimo, prima delle sette, o la notte fonda infrasettimanale.

La zona cambia faccia dopo il tramonto

Terzo punto, e va detto senza giri di parole perché è la domanda che ci fanno più spesso: la piazza è a poche centinaia di metri da Termini e dopo il tramonto assume i caratteri di un’area di stazione, con presenza di persone in difficoltà, accattonaggio insistente e microcriminalità legata ai borseggi. Non è un’area che sconsigliamo di attraversare la sera, ed è ben illuminata e frequentata fino a tardi, ma chi cammina con bagagli, macchina fotografica al collo e telefono in mano deve avere la stessa attenzione che userebbe in qualunque grande stazione europea. È un dato di contesto, non un allarme.

Il consiglio che ti do per visitare la Piazza della Repubblica

Il consiglio che diamo per Piazza della Repubblica è di non trattarla come una meta ma come l’inizio di un percorso di un paio d’ore: si arriva qui alle otto del mattino, si guarda la fontana con la luce radente e la piazza semivuota, si entra in Santa Maria degli Angeli appena apre e si prosegue a piedi verso le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo alle Terme, tutti nel raggio di trecento metri. Alle dieci la piazza è già un’altra cosa e i musei hanno la coda.

L’ora giusta, in concreto

La piazza guarda a sud ovest, quindi prende il sole pieno nel pomeriggio e resta in ombra la mattina presto, quando la luce arriva bassa da dietro la basilica e accende i bronzi senza schiacciarli. In estate, fra le undici e le sedici, l’isola centrale è un forno senza ombra: se si passa in quelle ore conviene restare sotto i portici di Koch e affacciarsi solo per la foto. In inverno succede il contrario, e il pomeriggio è il momento in cui l’emiciclo prende la luce migliore.

Che cosa si prenota e che cosa no

La piazza è spazio pubblico aperto: non ha biglietto, non ha orari, non si prenota. Hanno biglietto e orari i musei intorno, e le condizioni cambiano spesso, per cui vanno verificate sui canali ufficiali del Museo Nazionale Romano per le sedi archeologiche e del Teatro dell’Opera per gli spettacoli. L’Aula Ottagona in particolare ha avuto negli anni aperture discontinue e periodi di chiusura: prima di contarci nell’itinerario conviene chiedere conferma, perché trovarla chiusa è successo a molti.

Quanto tempo serve

Per la piazza in sé bastano quindici minuti: il giro dell’emiciclo sotto il portico, l’attraversamento verso l’isola, due o tre inquadrature della fontana. Con la basilica si arriva a quaranta minuti. Aggiungendo le Terme di Diocleziano e il chiostro si sta sulle due ore e mezza. Con Palazzo Massimo dentro, che da solo merita due ore piene, si riempie una mattinata intera senza mai prendere un mezzo.

Il giudizio secco

Se il tempo a Roma è poco, la fontana vale la sosta e la piazza no. Vale a dire: i dieci minuti spesi davanti alle naiadi sono ben spesi, il quarto d’ora speso a girare sotto i portici in cerca di atmosfera è tempo che andava dato a Santa Maria degli Angeli, che è a trenta metri ed è gratuita. Il vero patrimonio di questo angolo di Roma sta dentro gli edifici, non sull’asfalto.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo che quasi nessuno cita per esteso è che la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri è l’unica chiesa di Roma progettata da Michelangelo Buonarroti e realizzata: l’incarico arrivò nel 1561 da papa Pio IV, l’artista aveva ottantasei anni e morì nel 1564, tre anni dopo l’avvio del cantiere. La chiesa non fu costruita da zero. Michelangelo prese le sale del frigidarium e del tepidarium delle terme e le trasformò in spazio liturgico conservandole, con un atteggiamento verso le rovine che nel Cinquecento era tutt’altro che scontato.

Che cosa resta di Michelangelo e che cosa è di Vanvitelli

Quello che si vede entrando oggi è in gran parte settecentesco. Intorno al 1750 Luigi Vanvitelli intervenne sull’edificio ruotando di fatto l’asse della chiesa e rivestendo l’interno secondo il gusto del tempo, con stucchi, marmi e altari. La grande aula trasversale con le colonne di granito rosso, alte e monolitiche, è però quella romana: quelle colonne reggevano la volta della sala termale e sono rimaste al loro posto. Chi vuole seguire il filo dell’opera romana di Michelangelo in città trova un quadro d’insieme nella nostra pagina su Michelangelo a Roma.

La meridiana sul pavimento

Sul pavimento della basilica corre una linea meridiana in bronzo e marmo, voluta da papa Clemente XI per il Giubileo del 1700 e realizzata dall’astronomo Francesco Bianchini nei primi anni del Settecento. Un foro nella parete alta lascia entrare un raggio di sole che a mezzogiorno vero cade sulla linea, in un punto diverso secondo la stagione. Serviva a verificare la durata dell’anno solare e la data della Pasqua, e funziona ancora: è uno dei pochi strumenti scientifici di quell’epoca rimasto in uso nel luogo per cui era stato costruito. Si vede gratis, perché la basilica non ha biglietto d’ingresso, e per cogliere il passaggio del sole bisogna essere lì intorno a mezzogiorno.

Le porte di bronzo, e perché non si possono fotografare liberamente

Le porte bronzee della basilica sono state realizzate dallo scultore Igor Mitoraj e inaugurate nel 2006. Sono opere contemporanee, quindi ancora tutelate dal diritto d’autore: le riprese per uso personale sono una cosa, la pubblicazione è un’altra, e chi lavora con le immagini deve tenerne conto. È una precisazione noiosa che facciamo volentieri, perché è esattamente il tipo di dettaglio che manda in errore chi prepara materiali per il web.

Piazza della Repubblica (Rome)
Foto: Livioandronico2013, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

La foto giusta da fare alla Piazza della Repubblica

La foto giusta a Piazza della Repubblica si fa dal marciapiede esterno sul lato di via Vittorio Emanuele Orlando, con la fontana in primo piano a sinistra e la curva dei portici di Koch che fugge verso destra: è l’unica inquadratura che tiene dentro l’emiciclo e il monumento nella stessa immagine senza deformarli. Serve un grandangolo moderato, intorno ai ventiquattro millimetri su formato pieno, e una posizione leggermente arretrata sotto il portico per evitare i cavi della linea di superficie.

L’ora e la luce

La prima ora dopo l’alba è la migliore per tre motivi concreti: il traffico è ancora leggero e si possono fare pose di qualche secondo senza avere un autobus in mezzo al campo, i bronzi sono in luce radente e restituiscono il modellato, il cielo dietro l’emiciclo è pulito. Il secondo momento buono è l’ora blu della sera, quando l’illuminazione della fontana si accende e i lampioni dei portici bilanciano il cielo. Il pieno pomeriggio estivo è il peggiore in assoluto: sole in faccia, contrasti impossibili, riflessi bianchi sul travertino.

Le tre inquadrature che funzionano

La prima è il campo largo con emiciclo e fontana descritto sopra. La seconda è il dettaglio di una singola naiade dal basso, presa dall’esterno della vasca con il getto sullo sfondo: il bronzo scuro contro l’acqua bianca è il contrasto che regge meglio. La terza è la prospettiva del portico, macchina appoggiata a una colonna e fuga di archi e cassettoni, una foto che quasi nessuno fa e che racconta l’architettura della piazza meglio di qualunque panoramica. Se si aggiunge una quarta, si punti l’obiettivo verso l’imbocco di via Nazionale al tramonto, quando la strada è in asse con la luce.

Cosa evitare

Evitare la foto dall’isola centrale con i palazzi sullo sfondo, che schiaccia tutto e riempie il fotogramma di automobili. Evitare il verticale stretto sul Glauco, perché il getto centrale lo copre per metà nella maggior parte delle condizioni di vento. E attenzione all’acqua: il pulviscolo arriva a diversi metri e si deposita sulla lente in pochi minuti, specialmente sul lato sottovento. Un panno per l’ottica qui serve davvero.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Gli avvenimenti documentati in questo punto della città coprono quasi diciotto secoli, dal cantiere delle Terme di Diocleziano fra il 298 e il 306 dopo Cristo fino alle grandi manifestazioni contemporanee che usano la piazza come punto di partenza o di arrivo dei cortei. È una sequenza che si legge bene perché ogni epoca ha lasciato un pezzo ancora visibile.

298-306: il cantiere imperiale

La costruzione delle terme impegnò per circa otto anni un’area enorme sul Viminale e richiese la ristrutturazione dell’approvvigionamento idrico della zona alta della città. L’esedra che dà la forma alla piazza attuale faceva parte del recinto esterno, la cinta che racchiudeva giardini, palestre, biblioteche e sale di sosta intorno al blocco termale vero e proprio.

10 settembre 1870: l’acqua dell’Acqua Pia

L’inaugurazione provvisoria della mostra dell’acquedotto dell’Acqua Pia Antica Marcia avvenne dieci giorni prima della breccia di Porta Pia. È l’ultimo atto pubblico dello Stato pontificio in materia di acquedotti e, per una coincidenza che vale la pena raccontare per quello che è, il primo monumento idraulico che la Roma capitale si trovò già in cassa.

10 febbraio 1901: cade lo steccato

La decisione comunale che pose fine alla protezione delle naiadi dagli sguardi è una data minore nella storia d’Italia e una data grossa nella storia del costume romano. Da quel giorno la fontana è visibile come la vediamo adesso, e la polemica sulla nudità delle figure si spense nel giro di poche settimane.

Novecento: la piazza dei cortei e delle attese

Nel corso del Novecento l’emiciclo è stato ripetutamente punto di raduno e di transito per manifestazioni sindacali e politiche dirette verso piazza San Giovanni o verso il centro, per la sua posizione e per la capienza dell’anello.

Chi è passato dalla Piazza della Repubblica

Da questo punto della città sono passati, in ordine cronologico, gli imperatori che vollero le terme, l’architetto più famoso del Rinascimento, un astronomo pontificio, un papa re, l’architetto della Roma umbertina e uno scultore siciliano che qui si giocò la reputazione. Sono passaggi documentati, non leggende: ognuno ha lasciato un pezzo di pietra o di bronzo ancora al suo posto.

Diocleziano e Massimiano

Le terme portano il nome di Diocleziano ma furono avviate e seguite in larga parte dal collega Massimiano, secondo il sistema di governo a quattro imperatori che caratterizzò quegli anni. La dedica ufficiale del complesso, che le fonti epigrafiche ricostruiscono, associa i nomi dei sovrani della tetrarchia. Nessuno dei due, va detto, risiedeva stabilmente a Roma.

Michelangelo Buonarroti

L’ultimo Michelangelo, quello degli anni Sessanta del Cinquecento, lavorò a poche decine di metri da qui mentre seguiva anche la fabbrica di San Pietro. La basilica di Santa Maria degli Angeli è la sua opera romana meno appariscente e forse la più intelligente: un progetto che rinuncia a costruire e sceglie di riusare. Chi vuole vedere le altre tracce del suo passaggio in città può partire dalla nostra scheda dedicata al chiostro che la tradizione gli attribuisce, dentro le Terme di Diocleziano.

Gaetano Koch

L’architetto dell’emiciclo ha firmato una quantità di palazzi nella Roma di fine Ottocento e ha dato forma a intere strade di rappresentanza. Morì nel 1910, quando la fontana della piazza che aveva chiuso con i suoi portici non aveva ancora il gruppo centrale definitivo. Non vide quindi mai la piazza compiuta come la vediamo noi.

Mario Rutelli

Lo scultore palermitano che modellò le naiadi e il Glauco si trovò due volte al centro della polemica pubblica: prima per la nudità delle figure, poi per il gruppo centrale respinto. Il suo cognome è rimasto nella cronaca romana anche per via del pronipote Francesco Rutelli, sindaco della città negli anni Novanta. La sua opera più discussa e la sua opera più amata si trovano nella stessa vasca.

E poi tutti gli altri

Dal 1950, anno in cui fu inaugurato l’edificio attuale della stazione Termini, chiunque sia arrivato a Roma in treno e abbia camminato verso il centro è passato di qui. Capi di Stato, pellegrini dei Giubilei, studenti, emigranti in partenza e in ritorno, comitive in cerca del primo albergo. È la funzione che questa piazza svolge davvero da centoquarant’anni: la soglia fra chi arriva e la città.

Cosa vedere intorno a Piazza della Repubblica

Nel raggio di cinquecento metri da Piazza della Repubblica si trovano quattro sedi museali statali, due basiliche, un teatro d’opera e la stazione ferroviaria più grande d’Italia: è la concentrazione di cose visitabili più alta fra tutte le zone di arrivo della città. Ecco come si mettono in fila, con i tempi di cammino reali.

Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, trenta metri

La basilica di Santa Maria degli Angeli si apre sulla piazza stessa, con la facciata ricavata dal muro curvo dell’antico calidarium. L’ingresso è libero e l’interno vale una sosta di venti minuti anche per chi non entra nelle chiese: l’aula trasversale con le colonne di granito è lo spazio antico meglio conservato della zona. Orari e chiusure liturgiche si verificano sul sito della basilica.

Terme di Diocleziano e chiostro, duecento metri

La sede del Museo Nazionale Romano alle Terme di Diocleziano, con ingresso su viale Enrico De Nicola, raccoglie epigrafi, materiali protostorici e le strutture termali superstiti, e comprende il grande chiostro attribuito a Michelangelo. Il biglietto del Museo Nazionale Romano è di norma cumulativo su più sedi con validità di alcuni giorni: le condizioni cambiano, quindi si verificano sul sito del museo prima di acquistare.

Aula Ottagona, centocinquanta metri

L’Aula Ottagona, in via Giuseppe Romita, è una delle sale circolari d’angolo del recinto termale, con una copertura a cupola di notevole ampiezza. Ha avuto negli anni una storia di aperture intermittenti, usi espositivi temporanei e lunghe chiusure. Prima di inserirla nell’itinerario conviene verificarne lo stato di apertura, perché non è affatto garantita.

Palazzo Massimo alle Terme, trecento metri

A Palazzo Massimo, in largo di Villa Peretti, sono conservati gli affreschi della villa di Livia e alcune fra le sculture più importanti dell’arte romana. Se si deve scegliere un solo museo in questa zona, consigliamo questo senza esitazione: è meno affollato dei grandi nomi e la qualità della collezione è fuori discussione. Serve almeno un’ora e mezza, meglio due.

Teatro dell’Opera, duecentocinquanta metri

Il Teatro dell’Opera di Roma si trova in piazza Beniamino Gigli, dietro l’angolo di via Nazionale. Nato come Teatro Costanzi e inaugurato il 27 novembre 1880 con la Semiramide di Rossini, ha ospitato le prime assolute della Cavalleria rusticana di Mascagni nel 1890 e della Tosca di Puccini nel 1900. L’edificio fu ristrutturato da Marcello Piacentini fra il 1926 e il 1928 e di nuovo alla fine degli anni Cinquanta, quando prese la facciata attuale. Il cartellone e le tariffe si consultano sul sito del teatro.

Via Nazionale e il Palazzo delle Esposizioni

Da qui parte via Nazionale, la strada che la Roma postunitaria aprì per collegare la stazione al centro. A metà percorso si incontra il Palazzo delle Esposizioni, inaugurato nel 1883, che ospita mostre temporanee e ha una programmazione continua. Poco oltre, scendendo verso il centro, si arriva alla Galleria Sciarra, un cortile liberty affrescato che si attraversa gratis e che quasi nessuno conosce, e più giù alla Galleria Alberto Sordi su via del Corso.

Il quadrante delle fontane e dei palazzi barocchi

Salendo per via Vittorio Emanuele Orlando si raggiunge in cinque minuti Santa Maria della Vittoria, dove sta l’Estasi di santa Teresa del Bernini, e in dieci si arriva a piazza Barberini con la Fontana del Tritone e Palazzo Barberini, sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica. Sotto il palazzo, visitabile su prenotazione, si trova il Mitreo Barberini. Proseguendo sulle Quattro Fontane si incontra San Carlo alle Quattro Fontane del Borromini e, più avanti, Sant’Andrea al Quirinale del Bernini, con il Palazzo del Quirinale, l’obelisco della piazza e le Scuderie. È il percorso a piedi più denso che si possa fare partendo da qui.

Verso l’Esquilino

Dall’altro lato, superata Termini, si entra nell’Esquilino: Santa Maria Maggiore a dieci minuti, con l’obelisco Esquilino alle spalle dell’abside, e nelle vicinanze i mosaici di Santa Prassede e di Santa Pudenziana, due chiese che valgono il doppio del tempo che di solito ricevono. In piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione, si trova l’obelisco di Dogali, che pochissimi notano.

Le altre tappe a portata di metropolitana

Con una o due fermate della linea A si arriva a piazza di Spagna con la Barcaccia, alla Fontana di Trevi scendendo a Barberini, e a piazza del Popolo. Con la linea B si scende al Colosseo e al Foro Romano, oppure al Circo Massimo. A piedi verso il centro, oltre via Nazionale, si incontrano i Mercati di Traiano, e più avanti piazza Navona con la Fontana dei Quattro Fiumi, la Crypta Balbi e Palazzo Altemps, altre due sedi del Museo Nazionale Romano comprese nello stesso biglietto cumulativo, e la Fontana delle Tartarughe in piazza Mattei.

Mangiare intorno a Piazza della Repubblica: come scegliere e cosa evitare

Intorno a Piazza della Repubblica e lungo il primo tratto di via Nazionale la ristorazione è quasi interamente tarata su chi passa una volta sola, perché il bacino è quello di una stazione e di una decina di alberghi grandi: è la zona di Roma in cui il rapporto fra prezzo e qualità peggiora più in fretta man mano che ci si avvicina al monumento. Non facciamo nomi di locali, per scelta: un elenco di insegne invecchia in pochi mesi e non insegna niente. Diamo invece i criteri con cui si sceglie, che valgono qui e in qualunque altro quadrante turistico della città.

I cinque segnali che indicano una trappola

Il primo segnale è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o direttamente sul marciapiede: è un richiamo pubblicitario, non una cucina, e nella stragrande maggioranza dei casi quella pasta non è quella che arriva nel piatto. Il secondo è il menu con le fotografie dei piatti, spesso plastificato e tradotto in sei lingue: serve a chi non tornerà mai, e chi cucina per i clienti abituali non ne ha bisogno. Il terzo è l’acchiappino sulla porta che invita a sedersi: un locale che deve fermare la gente per strada ha un problema di riempimento, e quel problema si scarica sul conto o sulla materia prima.

Il quarto segnale è l’orario continuato dalla mattina alla notte senza pausa di cucina: una cucina vera ha due servizi e in mezzo si ferma, perché si prepara. Il quinto sono i locali piazzati davanti ai monumenti famosi, che spesso modulano il prezzo sul cliente che hanno davanti: voci non prezzate sul listino, coperto e servizio che compaiono solo alla fine, carte diverse dentro e fuori. Questi cinque segnali si riconoscono dalla strada, in trenta secondi, senza entrare.

Le catene del centro

Negli ultimi anni il centro di Roma si è riempito di locali a insegna ripetuta, con lo stesso menu in più punti della città, la fila col numerino e la comunicazione tutta uguale. È un fenomeno che si spiega con i costi degli affitti e con i volumi del turismo, e va osservato per quello che è. Il dato che conta per chi legge: i romani in quei locali non ci vanno. Non li nominiamo e non li consigliamo.

Il criterio più semplice di tutti

Guardare chi è seduto e in che lingua ordina. In un quartiere di uffici e di stazione come questo, a mezzogiorno e mezzo un locale con dentro impiegati che parlano italiano e ordinano senza guardare il menu è un locale che lavora sugli abituali. Se ai tavoli ci sono soltanto valigie, il posto vive di passaggio. Il secondo criterio, complementare, è camminare: bastano cinque o sei minuti in salita verso il rione Monti o verso via XX Settembre per uscire dalla fascia dei prezzi da monumento.

Per chi vuole un punto di partenza già selezionato, senza insegne messe lì a caso, segnaliamo la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps: è una raccolta curata, non sponsorizzata e non a pagamento, costruita su posti provati di persona nel tempo.

Accessibilità, bambini e questioni pratiche

Piazza della Repubblica è interamente pianeggiante e i marciapiedi sotto i portici di Koch sono larghi e regolari, quindi la piazza in sé è percorribile senza difficoltà con carrozzine e sedie a ruote. Le criticità sono altrove: gli attraversamenti dell’anello di traffico, i tempi dei semafori e l’affollamento dei marciapiedi nelle ore di punta.

Con i bambini

Per un bambino la fontana funziona, perché i bronzi sono grandi, riconoscibili e pieni di animali da cercare: il cigno, il drago, il cavallo marino, il delfino. Cinque minuti di gioco a trovarli valgono più di mezz’ora di spiegazioni. L’avvertenza è una sola e va presa sul serio: l’isola centrale è circondata da carreggiate su tutti i lati, quindi i bambini vanno tenuti per mano dall’attraversamento in poi. In zona non ci sono aree gioco attrezzate: la più vicina si trova nei giardini di piazza Vittorio.

Servizi, acqua e ombra

Non ci sono servizi igienici pubblici sulla piazza: i più vicini sono dentro la stazione Termini, a pagamento, e nei musei per chi ha il biglietto. L’acqua potabile gratuita si trova nelle fontanelle di ghisa della zona, che a Roma erogano acqua di rete e sono sicure. L’ombra, d’estate, esiste solo sotto i portici e nella basilica, che essendo interrata nella muratura romana resta fresca anche nelle giornate peggiori di luglio.

Domande frequenti sulla Piazza della Repubblica

Quanto costa visitare Piazza della Repubblica?

Piazza della Repubblica è uno spazio pubblico all’aperto e non ha biglietto d’ingresso: si attraversa e si fotografa liberamente a qualsiasi ora. Hanno invece un biglietto i musei intorno, come le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo alle Terme, mentre la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri si visita senza pagare. Tariffe e riduzioni dei musei cambiano nel tempo e vanno verificate sui siti ufficiali.

Perché Piazza della Repubblica si chiama anche piazza Esedra?

Piazza della Repubblica si chiamava ufficialmente piazza dell’Esedra prima di essere ribattezzata con delibera comunale nel dopoguerra, e il vecchio nome è rimasto nell’uso parlato dei romani. Deriva dall’esedra delle Terme di Diocleziano, il grande emiciclo antico il cui perimetro è ricalcato dai palazzi porticati di Gaetano Koch. Sulla data precisa del cambio le fonti indicano il 1953 oppure il 1960.

Come si arriva a Piazza della Repubblica con i mezzi?

Piazza della Repubblica ha una propria fermata della metropolitana, Repubblica sulla linea A, che sbocca direttamente sulla piazza, e dista una sola fermata da Termini. In superficie fermano in zona numerose linee di autobus, fra cui la 40, la 60, la 64, la 70, la 170, la 910 e la H. Dalla stazione Termini si arriva a piedi in cinque o sei minuti di percorso pianeggiante.

Quanto tempo serve per visitare Piazza della Repubblica?

Per Piazza della Repubblica bastano quindici minuti se ci si limita alla fontana e al giro sotto i portici. Aggiungendo la basilica di Santa Maria degli Angeli si arriva a quaranta minuti, con le Terme di Diocleziano e il chiostro si superano le due ore, e inserendo anche Palazzo Massimo alle Terme si riempie una mattinata intera senza spostarsi di trecento metri.

Chi ha fatto la Fontana delle Naiadi di Piazza della Repubblica?

La Fontana delle Naiadi di Piazza della Repubblica è il risultato del lavoro di due autori in fasi diverse: l’impianto architettonico con le vasche è di Alessandro Guerrieri, realizzato nel 1888, mentre le quattro ninfe di bronzo e il gruppo centrale del Glauco sono dello scultore palermitano Mario Rutelli, collocati rispettivamente nel 1901 e fra il 1912 e il 1914.

È vero che la Fontana delle Naiadi fece scandalo?

Sì, la Fontana delle Naiadi di Piazza della Repubblica provocò una polemica pubblica documentata al momento della scopertura, per la nudità e la posa delle quattro figure femminili in bronzo. Intorno al monumento fu mantenuto uno steccato di legno che ne impediva la vista, abbattuto dopo la decisione favorevole del Comune del 10 febbraio 1901. La questione si spense nel giro di poche settimane.

Che cos’è il “fritto misto” di cui parlano i romani?

Il “fritto misto” è il soprannome popolare del primo gruppo scultoreo centrale della fontana di Piazza della Repubblica, scoperto nel 1911 e composto da tre tritoni, un delfino e un grosso polipo avvinghiati fra loro. Giudicato inadeguato, fu rimosso e nel 1913 trasferito nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II, dove si trova ancora oggi con quello stesso nomignolo.

Piazza della Repubblica è sicura di sera?

Piazza della Repubblica è ben illuminata e frequentata fino a tarda ora, ma si trova a poche centinaia di metri dalla stazione Termini e ne condivide le dinamiche serali, compresi i borseggi e l’accattonaggio insistente. Consigliamo la normale attenzione da grande stazione europea: bagagli davanti, telefono non in mano mentre si cammina, attraversamenti solo sui semafori. Di giorno il problema non si pone.

Si può visitare la basilica di Santa Maria degli Angeli gratis?

La basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, che si affaccia su Piazza della Repubblica, si visita senza biglietto d’ingresso come tutte le chiese parrocchiali romane. All’interno si trovano la meridiana tracciata da Francesco Bianchini per il Giubileo del 1700 e le colonne di granito della sala termale antica. Gli orari seguono le funzioni religiose e conviene verificarli sul sito della basilica prima di andare.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Come incastrare la piazza in un itinerario romano

Piazza della Repubblica rende al massimo come prima o ultima tappa di una giornata, perché è dove si arriva e da dove si riparte. Chi ha appena posato la valigia in albergo può uscire e avere davanti, in dieci minuti di cammino, una basilica michelangiolesca, due sedi del Museo Nazionale Romano e un teatro d’opera. Chi invece deve prendere un treno nel pomeriggio può chiudere qui la mattinata e arrivare a Termini a piedi con il bagaglio a mano. È il modo in cui questa piazza funziona meglio: come cerniera.

Chi organizza un itinerario più ampio nel centro di Roma, incrociando questa tappa con le sedi museali della zona Termini e con la salita verso il Quirinale, può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti, sugli spostamenti fra le città e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.

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