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Fontana delle Naiadi

La Fontana delle Naiadi si trova al centro di piazza della Repubblica, nel rione Castro Pretorio, a Roma, e si vede a qualsiasi ora senza biglietto, senza prenotazione e senza orari: è un monumento pubblico all'aperto. La tutela spetta alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, che a luglio 2025 ha chiuso un restauro durato da settembre 2024 e finanziato con i fondi PNRR del programma Caput Mundi. Oggi l'acqua scorre di nuovo e i bronzi sono puliti.

Si tratta della mostra terminale dell'Acqua Pia Antica Marcia, l'acquedotto ricostruito sotto Pio IX. Il papa la inaugurò in forma provvisoria il 10 settembre 1870, dieci giorni prima della presa di Roma. Negli anni Ottanta dell'Ottocento l'architetto Alessandro Guerrieri la ridisegnò nella posizione attuale, e dal 1897 lo scultore Mario Rutelli lavorò ai quattro gruppi in bronzo con le naiadi, scoperti nel 1901. Il Glauco al centro arrivò dopo, e la forma definitiva è quella del 1914.

Dati riscontrati il 29 settembre 2026 sul sito della Sovrintendenza Capitolina, sulla notizia ufficiale del restauro pubblicata dalla stessa Sovrintendenza e sul portale turistico di Roma Capitale. Nessuna delle fonti indica orari, perché non ce ne sono. Nessuna pubblica nemmeno un calendario delle manutenzioni: la fontana può restare senz'acqua per lavori agli impianti senza preavviso pubblico, come è successo nel 2019 e durante l'ultimo cantiere. Per il resto si guarda dalla piazza, a piedi, giorno e notte.

Fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica vista da est
La Fontana delle Naiadi in piazza della Repubblica, in una foto scattata prima del restauro del 2024-2025. Foto di Livioandronico2013, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

In breve: indirizzo, orari, biglietto

  • Indirizzo: piazza della Repubblica, al centro della piazza che i romani chiamano ancora piazza Esedra, rione Castro Pretorio, Roma.
  • Gestore: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale, con Acea Ato 2 e Areti per gli impianti nell'ultimo restauro.
  • Come si entra: non c'è un ingresso, la fontana si osserva dalla piazza e dai marciapiedi intorno.
  • Prezzo: gratuito, nessun biglietto e nessuna prenotazione.
  • Orari: sempre visibile, con illuminazione artistica rinnovata nel 2025 per la sera.
  • Come si arriva: metro A fermata Repubblica, sotto la piazza, oppure a piedi dalla stazione Termini.
  • Accessibilità: Turismo Roma rimanda alla sezione Roma accessibile del proprio portale, il gestore non pubblica indicazioni specifiche.

Dove si trova e che cosa si vede davvero

La fontana occupa il centro di piazza della Repubblica, la grande piazza semicircolare fra la stazione Termini e via Nazionale. Il nome popolare di piazza Esedra viene dalla curva dei palazzi porticati, che ricalca l'esedra delle Terme di Diocleziano. Alle spalle della vasca, i muri in laterizio delle terme ospitano la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Davanti, dritta verso ovest, parte via Nazionale.

La struttura è semplice da leggere. Una base ottagonale regge tre vasche circolari concentriche a quote diverse, e le vasche sono in granito rosa. Sul bordo della vasca maggiore si trovano i quattro gruppi in bronzo di Mario Rutelli, ciascuno con una naiade distesa su un animale acquatico. Al centro sale il Glauco, un uomo nudo avvinghiato a un delfino, dalla cui bocca parte il getto più alto. La Sovrintendenza elenca come materiali granito, travertino, bronzo e conglomerato cementizio.

Quello che si vede davvero dipende da dove vi mettete. La piazza funziona come una grande rotatoria, e la fontana resta nel mezzo del traffico che le gira intorno. Dal marciapiede sotto i portici i bronzi appaiono piccoli e il rumore delle auto copre quello dell'acqua. Il punto migliore è l'imbocco di via Nazionale, da dove la fontana si presenta di fronte con la basilica dietro, come l'aveva pensata chi la spostò qui alla fine dell'Ottocento.

La Sovrintendenza Capitolina definisce la fontana l'esempio più significativo del linguaggio liberty a Roma, e il portale turistico del Comune la chiama la prima fontana di Roma Capitale. Le due etichette spiegano perché non somiglia alle fontane barocche del centro. Mancano le rocce scolpite, gli obelischi, i papi in forma di stemma. Ci sono corpi in movimento, animali quasi fantastici e un getto verticale molto alto. È una fontana della città borghese, costruita per chi arrivava in treno.

Chi scende da Termini la incontra dopo pochi minuti di cammino, ed è spesso il primo monumento di Roma che vede. Proprio per questo viene guardata di sfuggita, dal finestrino di un taxi o attraversando le strisce con la valigia. Vale una sosta vera, di dieci minuti almeno, girandole intorno dai marciapiedi per vedere tutti e quattro i gruppi. Ogni naiade è diversa dalle altre per posa e per animale, e da un solo lato se ne capiscono al massimo due.

La piazza intorno è parte del progetto. I due palazzi porticati che disegnano la curva furono costruiti negli stessi anni in cui la fontana veniva spostata e ridisegnata, e la loro forma a semicerchio non è un capriccio: segue il perimetro dell'esedra antica. Chi guarda la fontana guarda quindi tre strati di Roma sovrapposti, le terme costruite fra III e IV secolo, la chiesa ricavata nelle loro aule e la città umbertina. Pochi luoghi della capitale li mettono insieme in uno spazio così ristretto.

Uscendo dalla metro A alla fermata Repubblica, la fontana è la prima cosa che si vede, e conviene fermarsi un momento prima di attraversare. Da quel punto si capisce la scala dell'insieme: il diametro della vasca, l'altezza del getto centrale, la distanza fra i quattro gruppi. Le dimensioni esatte non sono pubblicate dal gestore, ma la vasca occupa gran parte dello spazio centrale della piazza, e i gruppi in bronzo, che il portale del Comune definisce colossali, si leggono bene anche da lontano.

Una curiosità sulla Fontana delle Naiadi

Il primo gruppo centrale non era il Glauco. Nel 1911 Rutelli sistemò al centro della vasca un insieme di tre tritoni, un delfino e un polipo, che il portale di Turismo Roma descrive come ribattezzato dai romani il fritto misto. Il soprannome si diffuse in fretta e il gruppo non piacque. La Sovrintendenza aggiunge che era realizzato in cemento e fu giudicato inadatto. Nel 1913 venne smontato e trasferito ai giardini di piazza Vittorio Emanuele II, all'Esquilino.

Il fritto misto esiste ancora. Si trova nei giardini di piazza Vittorio, la stessa area verde della Porta Alchemica e dei resti dei Trofei di Mario, e lì molti lo guardano senza sapere da dove viene. La voce enciclopedica più diffusa lo descrive in cattivo stato di conservazione. Chi fa un giro nel quartiere, seguendo la nostra guida all'Esquilino, può vedere le due metà della stessa storia in meno di mezz'ora a piedi.

Resta da capire chi sia il Glauco. Nel mito greco è un pescatore che, dopo aver mangiato un'erba prodigiosa, si getta in mare e diventa una divinità marina. Rutelli lo rappresenta come un uomo muscoloso che stringe un delfino, e dalla bocca dell'animale esce il getto principale. Il soggetto si lega bene al tema dell'acqua che arriva in città, e la figura maschile al centro fa da contrappeso alle quattro ninfe sdraiate sul bordo della vasca.

Perché si chiama mostra dell'Acqua Marcia?

A Roma la mostra è la fontana monumentale che segna l'arrivo in città di un acquedotto. La Fontana di Trevi è la mostra dell'Acqua Vergine, la Fontana del Mosè quella dell'Acqua Felice, il Fontanone del Gianicolo, cioè la Fontana dell'Acqua Paola, quella dell'acquedotto di Paolo V. Le Naiadi chiudono la serie: la Sovrintendenza la chiama l'ultima mostra dello Stato pontificio e insieme la prima di Roma capitale.

L'acquedotto si chiama Acqua Pia Antica Marcia perché unisce due nomi. Antica Marcia richiama l'acquedotto romano che portava in città acqua dalla valle dell'Aniene. Pia viene da Pio IX, che negli anni Sessanta dell'Ottocento fece costruire la nuova condotta, fra il 1865 e il 1870 secondo la Sovrintendenza. Gli archi degli acquedotti antichi si vedono ancora nel Parco degli Acquedotti, lungo la direttrice da cui l'acqua entrava in città da sud est.

Il primo allestimento del 1870 era poca cosa. Secondo la ricostruzione più diffusa, si trattava di un'ampia vasca circolare con il bordo fatto di rocce e alcuni zampilli. Serviva a dire che l'acqua era arrivata, con una cerimonia pubblica e un papa presente. Il resto, cioè i bronzi, il liberty, la prospettiva su via Nazionale, venne dopo, e fu opera di un'altra Roma, quella dei governi del Regno d'Italia e dei grandi quartieri umbertini.

Messe in fila, le mostre raccontano quattro epoche diverse della città. Il Mosè di fine Cinquecento, con la sua architettura ad arco trionfale, parla il linguaggio della Controriforma. Il Fontanone del primo Seicento imita una facciata di chiesa. Trevi, completata nel Settecento, porta la scenografia barocca al massimo. Le Naiadi rinunciano all'architettura come fondale e mettono al centro i corpi. Visitarle in sequenza, tutte a piedi, è uno dei modi migliori per leggere tre secoli di Roma attraverso l'acqua.

L'acqua che arriva oggi alla fontana passa per la rete gestita da Acea Ato 2, la società che cura il servizio idrico di Roma e che nel restauro del 2024-2025 ha rifatto gli impianti idraulici insieme ad Areti, responsabile della parte elettrica e dell'illuminazione. La Sovrintendenza Capitolina ha invece la responsabilità delle sculture e delle vasche. È una divisione dei compiti tipica delle fontane monumentali romane, dove il monumento e l'impianto che lo alimenta seguono strade amministrative diverse.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Fontana delle Naiadi

La fontana non nacque dove si trova. La Sovrintendenza Capitolina scrive che il 10 settembre 1870 Pio IX la inaugurò provvisoriamente nell'area di Termini, nel punto dove oggi si trova l'Obelisco di Dogali. Lo spostamento al centro dell'esedra rispondeva a un disegno urbanistico preciso: il portale di Turismo Roma spiega che la nuova posizione serviva a dare una prospettiva monumentale a via Nazionale, la strada nuova che collegava la stazione al centro.

Il secondo dettaglio riguarda la data. Dieci giorni dopo l'inaugurazione papale, il 20 settembre 1870, le truppe italiane entrarono in città dalla breccia di Porta Pia, che si raggiunge a piedi da qui in una ventina di minuti. La fontana di Pio IX fu così l'ultima opera d'acqua inaugurata da un papa re, e divenne subito la fontana della nuova capitale. Pochi monumenti di Roma hanno un'origine così a cavallo fra due regimi.

L'Obelisco di Dogali si trova oggi nei giardini di viale Luigi Einaudi, lungo il tragitto a piedi fra piazza della Repubblica e la stazione. Chi ci passa davanti raramente sa che quella era la prima sede della fontana, e che la mostra di Pio IX si trovava in un'area allora ancora aperta, prima che la città umbertina ridisegnasse tutta la zona. Vale una sosta di un minuto, per guardare la distanza fra i due punti e capire quanto sia cambiato il quartiere in pochi decenni.

Chi sono le quattro naiadi e che cosa rappresentano?

Le naiadi sono le ninfe delle acque dolci della mitologia greca. Rutelli, scultore palermitano vissuto fra il 1859 e il 1941, ne fece quattro figure femminili nude, ognuna associata a un tipo di acqua. C'è la ninfa dei laghi, riconoscibile dal cigno. C'è quella dei fiumi, distesa su un animale d'acqua dolce. C'è quella degli oceani, in sella a un cavallo marino. C'è infine quella delle acque sotterranee, sopra una creatura rettile.

Sugli animali le fonti non concordano nei dettagli. Il portale di Turismo Roma parla di cavallo marino, serpente d'acqua, cigno e lucertola. Le voci enciclopediche descrivono invece un mostro acquatico per la ninfa dei fiumi e un drago per quella delle acque sotterranee. La differenza dipende da come si legge il bronzo: le creature sono volutamente ibride, a metà fra animale vero e mostro marino, e ogni descrizione sceglie una parola diversa.

La Sovrintendenza descrive le naiadi come figure vitali e gioiose, che sembrano giocare con animali e mostri sotto i getti d'acqua. È questo il punto che conta davanti ai bronzi. Rispetto alle ninfe composte delle fontane barocche, queste si torcono, ridono, si abbandonano sulla schiena degli animali. Per l'epoca era una scelta audace, e le reazioni dell'inaugurazione lo dimostrano. Guardate le mani e i piedi: sono i dettagli che il restauro del 2025 ha reso di nuovo leggibili.

Il modo migliore di guardarle è girare intorno alla piazza in senso orario, fermandosi davanti a ciascun gruppo. Ogni naiade ha una direzione diversa dello sguardo e del corpo, e l'animale che la sostiene cambia il ritmo della composizione: il cigno è calmo, il cavallo marino è in pieno slancio, le due creature rettili si avvolgono su sé stesse. Il giro completo richiede pochi minuti e restituisce la fontana come l'aveva pensata Rutelli, un'opera da vedere da tutti i lati.

Il consiglio che ti do per visitare la Fontana delle Naiadi

Il consiglio è di arrivare a piedi da via Nazionale, salendo da largo Magnanapoli o scendendo dal Palazzo delle Esposizioni, e di tenere la fontana davanti agli occhi per tutto l'ultimo tratto. È l'asse per cui fu spostata qui, e da quella direzione si capisce il progetto: la strada dritta, la fontana come fondale, la basilica nelle terme a chiudere la vista. Arrivando da Termini, invece, la si vede di lato e schiacciata dal traffico.

Conviene poi scegliere l'ora. Di giorno la luce diretta rende i bronzi scuri e piatti, soprattutto a mezzogiorno d'estate. Al tramonto e dopo il buio lavora l'illuminazione artistica rinnovata con il restauro del 2025, e le figure prendono rilievo. Mettete in conto il traffico: attraversate solo sulle strisce, non fermatevi sulle carreggiate per fotografare, e non sedetevi sul bordo della vasca. Il regolamento di polizia urbana di Roma Capitale vieta di entrare nelle fontane.

L'ultimo consiglio riguarda le aspettative. A nostro giudizio la fontana rende meglio come tappa di un percorso che come meta a sé. Da sola occupa un quarto d'ora. Inserita fra le Aula Ottagona, Palazzo Massimo alle Terme e Santa Maria degli Angeli diventa la chiave di lettura di tutta la zona: le terme antiche, la chiesa rinascimentale, la città di fine Ottocento, tutto nel raggio di pochi minuti a piedi.

Un'ultima nota pratica. Nelle giornate calde la piazza non offre ombra vicino alla vasca, e la pietra riflette il sole. Conviene alternare la sosta alla fontana con una pausa dentro Santa Maria degli Angeli, dove sul pavimento corre una lunga meridiana in marmo e la temperatura resta fresca anche d'estate. Ricordate che è un luogo di culto: durante le funzioni si entra in silenzio e si evita di girare per la navata con la macchina fotografica.

Serve un biglietto o una prenotazione?

No. La Fontana delle Naiadi è un monumento all'aperto in una piazza pubblica, senza recinto di visita, senza biglietteria e senza orari. Il portale di Turismo Roma lo dice in modo esplicito: non esistono orari di apertura né tariffe, perché si tratta di un monumento in piazza. Non servono prenotazioni, neanche per gruppi numerosi, anche se con molte persone conviene fermarsi sotto i portici e non sugli spartitraffico, per ragioni di sicurezza e di rispetto per chi passa.

Il canale ufficiale per informazioni storiche e aggiornamenti sugli interventi è la pagina della fontana sul sito della Sovrintendenza Capitolina. Il gestore non pubblica visite guidate dedicate alla sola fontana e non vende biglietti. Diffidate di chi offre un ingresso o un tour a pagamento per le Naiadi come se fosse un sito chiuso: è una piazza. I musei vicini, invece, hanno biglietterie proprie e orari da controllare sui rispettivi siti ufficiali.

Per i gruppi numerosi, l'unica attenzione organizzativa è il punto d'incontro. La piazza è grande e rumorosa, e spiegare la fontana a trenta persone da un marciapiede stretto sotto i portici diventa difficile. Conviene raccontare la storia prima di arrivare, per esempio sui gradini della basilica o nei giardini di viale Einaudi, e poi lasciare qualche minuto libero per le foto. Le sanzioni per chi sale sulla vasca valgono per tutti, anche per chi scatta una foto di gruppo sul bordo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che le naiadi abbiano fatto scandalo lo raccontano quasi tutti. Il portale di Turismo Roma scrive che l'inaugurazione del 1901 suscitò numerose polemiche per la sensualità delle figure femminili, tanto che l'opera rimase a lungo nascosta da un recinto di legno. La voce enciclopedica più diffusa racconta invece una storia più breve: le proteste dell'area conservatrice vicina al Vaticano, il recinto, poi una sollevazione popolare e il Comune che ne autorizza l'abbattimento dopo poco tempo.

Il fatto meno citato è un altro, e riguarda la cronologia. Le naiadi del 1901 rimasero per anni senza un gruppo centrale stabile: il fritto misto arrivò nel 1911, fu tolto nel 1913, e il Glauco completò la fontana solo nel 1914. Tredici anni di lavori a pezzi, fra bronzi scandalosi, un gruppo deriso e un rimpiazzo. La nostra opinione è che il racconto dello scandalo sia sopravvalutato: il pudore offeso durò poco, mentre la ricerca di un centro convincente occupò più di un decennio.

C'è anche un precedente meno noto. Prima dei bronzi, la Sovrintendenza ricorda che nel 1888 la fontana fu decorata provvisoriamente con quattro leoni in stucco, in occasione della visita dell'imperatore tedesco Guglielmo II. Erano decorazioni temporanee, pensate per fare figura davanti a un ospite di Stato. Rutelli ricevette l'incarico per le sculture definitive solo nel 1897, nove anni più tardi. Nel frattempo la fontana restò una vasca architettonica con i suoi getti e poco altro.

La foto giusta da fare alla Fontana delle Naiadi

La foto che racconta la fontana si fa dall'imbocco di via Nazionale, sul marciapiede, con il getto del Glauco al centro dell'inquadratura e la facciata della basilica nelle terme sullo sfondo. Serve un obiettivo normale, non un grandangolo spinto, che deformerebbe la curva dei portici. Il momento migliore è l'ora blu, poco dopo il tramonto, quando il cielo ha ancora colore e l'illuminazione artistica è già accesa sui bronzi.

La seconda foto è un dettaglio. Avvicinatevi dal marciapiede interno della piazza, dove è possibile arrivare sulle strisce pedonali, e scegliete una sola naiade con il suo animale. La ninfa dei laghi con il cigno è la più leggibile, quella degli oceani sul cavallo è la più dinamica. Con un teleobiettivo leggero si isolano le figure dal traffico e dai cartelli. Mai scavalcare il bordo, mai salire sulla vasca per avvicinarsi: oltre a essere vietato, il bronzo appena restaurato va protetto.

Per chi ama le prospettive lunghe esiste una terza possibilità. Dall'alto di via Nazionale, all'altezza del Palazzo delle Esposizioni, il getto centrale si vede in fondo alla strada come un punto bianco fra i palazzi. Non è una foto da cartolina, ma documenta bene l'idea urbanistica di fine Ottocento: una strada nuova, dritta e larga, che termina su una fontana. Conviene farla la mattina presto della domenica, quando il traffico è più leggero.

Le giornate di pioggia regalano un'occasione che pochi sfruttano. L'asfalto bagnato della piazza riflette la fontana illuminata, e i bronzi lucidi prendono riflessi che col tempo asciutto non hanno. Serve un ombrello e un po' di pazienza con il traffico, ma il risultato ripaga. D'inverno il buio arriva presto, e già alle cinque del pomeriggio la luce artificiale lavora sulle figure. Evitate il flash: sui bronzi bagnati crea macchie bianche e appiattisce il rilievo delle sculture.

Come si arriva dal centro di Roma?

Il modo più semplice è la metropolitana. La linea A ha una fermata sotto la piazza, chiamata Repubblica, e si esce direttamente in vista della fontana. La presenza della stazione proprio lì sotto spiega uno degli ultimi problemi tecnici della fontana: nel 2019 venne chiusa per perdite d'acqua che causavano infiltrazioni nella metro. Da Termini, dove passano le linee A e B e arrivano i treni nazionali, si cammina per pochi minuti lungo viale Luigi Einaudi.

Dal centro storico la soluzione migliore è a piedi. Da piazza Venezia si sale per via Nazionale, circa venti minuti in salita dolce. Dalla zona di Trevi si passa per il Quirinale e le Quattro Fontane, poi si prosegue per via XX Settembre fino a largo di Santa Susanna. Da piazza Barberini, dove si trova Palazzo Barberini, la strada è ancora più breve, lungo via Barberini e largo di Santa Susanna.

Per gli autobus, via Nazionale e piazza dei Cinquecento sono fra i nodi più serviti della città, ma le linee cambiano con lavori e deviazioni. Il riferimento aggiornato è il sito di Atac, con il calcolo del percorso. In auto non ha senso arrivarci: la piazza è attraversata da un traffico intenso, i parcheggi in zona sono scarsi e il centro storico vicino è regolato da varchi a traffico limitato. Meglio muoversi a piedi o con i mezzi.

Chi arriva dal Colosseo può attraversare il rione Monti, salire per le sue strade in pendenza e sbucare su via Nazionale. È la strada più lunga, una mezz'ora abbondante a piedi, ma anche la più piacevole, con botteghe, piccole chiese e piazze di quartiere lungo il percorso. Da via Nazionale mancano poche centinaia di metri alla fontana, sempre in salita leggera, con la vista che si apre sull'esedra negli ultimi passi.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 10 settembre 1870 Pio IX inaugura la mostra provvisoria dell'Acqua Pia Antica Marcia nell'area di Termini. Il 20 settembre le truppe italiane entrano a Roma. Negli anni Ottanta la fontana viene spostata e ridisegnata da Alessandro Guerrieri: la Sovrintendenza indica il 1885 per il completamento della parte architettonica, il portale turistico il 1888 per lo spostamento, e le fonti non concordano sul momento esatto. Nel 1888 arrivano i leoni provvisori per Guglielmo II.

Nel 1897 Mario Rutelli riceve l'incarico delle sculture. Nel 1901 la fontana viene inaugurata con i quattro gruppi delle naiadi, e scoppiano le polemiche per la loro nudità. Nel 1911 compare al centro il gruppo dei tritoni, subito deriso, e nel 1913 viene trasferito a piazza Vittorio. Rutelli lo sostituisce con il Glauco che afferra il delfino. Nel 1914 la fontana viene inaugurata nella forma definitiva, quella che si vede ancora oggi, senza modifiche sostanziali.

Nel Novecento seguono le manutenzioni ordinarie e un restauro completo che la Sovrintendenza data al 1998. Nel 2019 la fontana resta spenta per mesi per le perdite che bagnavano la stazione della metro, e riapre in agosto. Da settembre 2024 a luglio 2025 arriva il cantiere più recente, 240 giorni di lavoro per oltre 580.000 euro, con fondi PNRR Caput Mundi e un contributo del Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici di Roma Capitale.

Il contesto aiuta a leggere le date. Fra il 1870 e il 1914 Roma diventa la capitale del Regno d'Italia, costruisce ministeri, quartieri residenziali e una stazione nuova, apre strade dritte come via Nazionale e via XX Settembre. La fontana cresce insieme a questa città: nasce papale, viene spostata per esigenze urbanistiche, riceve bronzi moderni e un gruppo centrale discusso. È il monumento che meglio racconta, in una sola piazza, il passaggio fra la Roma dei papi e quella dei re.

Chi è passato dalla Fontana delle Naiadi

Il primo nome è quello di Pio IX, che volle l'acquedotto e ne inaugurò la mostra pochi giorni prima di perdere il potere temporale. Il secondo è Alessandro Guerrieri, l'architetto che disegnò vasche e basamento e che la Sovrintendenza indica insieme a Rutelli come autore dell'opera. Poi c'è Guglielmo II, imperatore di Germania, per la cui visita del 1888 la fontana fu decorata con i leoni in stucco. Un ospite di Stato che non vide mai le naiadi.

Mario Rutelli è il protagonista vero. Palermitano, lavorò alla fontana per oltre quindici anni, dall'incarico del 1897 al Glauco finale. Le sue naiadi gli portarono insieme fama e polemiche. Il gruppo del fritto misto fu un passo falso, e il fatto che lui stesso lo abbia sostituito con una composizione nuova dice molto sul rapporto fra lo scultore e la città che lo giudicava a ogni cambiamento.

Più di recente, la fontana è passata per le mani dei restauratori coordinati dalla Sovrintendenza Capitolina e dei tecnici di Acea Ato 2 e Areti, che hanno rifatto impianti idraulici e illuminazione. E ogni giorno passano migliaia di persone che scendono dai treni di Termini, spesso senza fermarsi. La fontana è stata pensata per loro, per chi entra a Roma dalla stazione e deve capire subito di trovarsi in una capitale.

Resta un protagonista collettivo, spesso dimenticato: il pubblico romano del 1901. Secondo la ricostruzione più diffusa, furono le proteste popolari contro il recinto di legno a spingere il Comune ad abbatterlo e a lasciare le naiadi in vista. Dieci anni dopo lo stesso pubblico bocciò con un soprannome il gruppo dei tritoni, e anche quella volta l'opera fu cambiata. Poche fontane di Roma devono la loro forma finale così direttamente al giudizio della gente che ci passava davanti.

Che cosa dicono i documenti e che cosa si racconta?

I documenti, cioè le schede della Sovrintendenza e la notizia ufficiale del restauro, dicono poche cose certe: la data del 10 settembre 1870, il progetto di Guerrieri, l'incarico a Rutelli nel 1897, l'inaugurazione dei bronzi nel 1901, il gruppo centrale in cemento del 1911 trasferito nel 1913, il Glauco e la forma definitiva del 1914. Dicono anche i materiali e l'elenco degli interventi del 2024-2025. Su questi punti le fonti istituzionali coincidono, con l'eccezione della data del primo spostamento.

La tradizione aggiunge i soprannomi. Piazza Esedra per una piazza che ufficialmente si chiama piazza della Repubblica. Il fritto misto per il gruppo dei tritoni con il polipo, che il portale del Comune riporta come nomignolo popolare. La tradizione racconta anche le reazioni allo scandalo, con toni che cambiano a seconda di chi scrive: per alcuni fu una battaglia di civiltà, per altri una polemica breve, chiusa in fretta con l'abbattimento del recinto.

Poi c'è il livello della leggenda. Sulle donne che avrebbero posato per le naiadi circolano racconti di vario genere, con nomi, parentele e aneddoti sulla loro vecchiaia, che nessuna fonte istituzionale riporta. Meglio trattarli come chiacchiere di piazza, piacevoli da ascoltare ma senza un documento dietro. Lo stesso vale per le attribuzioni simboliche troppo precise: il Glauco come dominio dell'uomo sulla natura è una lettura diffusa, non una dichiarazione dell'autore.

Anche la data dell'ultimo restauro prima di quello recente non è sicura. La Sovrintendenza Capitolina indica il 1998, mentre le voci enciclopediche parlano di un intervento del 1988. Le due cifre si somigliano troppo per escludere un errore di battitura da una parte o dall'altra, e le fonti disponibili non permettono di stabilire quale sia quella giusta. Fino a una conferma documentale, il dato della Sovrintendenza resta il riferimento, perché proviene dall'ente che ha la tutela della fontana.

Un dettaglio minore riguarda il nome stesso. La Sovrintendenza Capitolina scrive Najadi, con la j, secondo una grafia italiana antica che si trova ancora in molti documenti di fine Ottocento e inizio Novecento. Il portale turistico del Comune e quasi tutte le guide usano invece Naiadi, con la i. Le due forme indicano la stessa opera, e chi cerca documenti d'archivio o immagini storiche fa bene a provarle entrambe, perché i cataloghi più vecchi seguono spesso la grafia con la j.

Che cosa è cambiato con il restauro del 2024-2025?

Il cantiere è partito a settembre 2024 ed è stato chiuso a luglio 2025, dopo 240 giorni di lavori. La Sovrintendenza Capitolina ha diretto e supervisionato l'intervento, mentre Acea Ato 2 e Areti hanno curato gli impianti. Il costo supera i 580.000 euro, coperti dal programma PNRR Caput Mundi con un contributo del Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici. La notizia ufficiale del completamento è del 17 luglio 2025, e con la chiusura del cantiere l'acqua è tornata a scorrere nelle vasche.

L'elenco degli interventi pubblicato dalla Sovrintendenza è concreto. Pulitura e ripristino delle sculture in bronzo, cioè le quattro naiadi e il Glauco. Restauro delle vasche in granito rosa. Disinfestazione e trattamenti contro gli organismi biologici. Revisione e sostituzione delle stuccature. Stesura di protettivi sulle superfici. Rifacimento dell'impermeabilizzazione delle vasche, che è la parte meno visibile e la più importante, visto il problema delle perdite verso la metro. Revisione degli impianti idraulici e nuova illuminazione artistica.

Per chi guarda, la differenza si nota soprattutto sui bronzi. La Sovrintendenza scrive che con la pulitura e i trattamenti le opere scultoree sono tornate leggibili, insieme ai dettagli decorativi. In pratica conviene avvicinarsi dal marciapiede e cercare le parti minute: le squame, le pinne, le code degli animali, i capelli delle naiadi. La sera la nuova illuminazione separa le figure dallo sfondo. Il nostro giudizio è che valga la pena tornarci anche per chi la ricorda com'era prima del cantiere.

Il restauro rientra nel programma Caput Mundi, la linea del PNRR dedicata al patrimonio culturale di Roma, che negli stessi anni ha finanziato interventi su molte fontane e monumenti della città. Per la fontana delle Naiadi l'impegno di Roma Capitale è andato oltre i fondi europei, con il contributo aggiuntivo del Dipartimento Infrastrutture e Lavori Pubblici. Il risultato riguarda soprattutto la conservazione: le vasche impermeabilizzate e gli impianti rinnovati dovrebbero ridurre le perdite che in passato hanno costretto a spegnere la fontana.

Quando è spenta e che cosa non aspettarsi?

La fontana non chiude mai, perché non ha un ingresso. Può però restare senz'acqua. Succede durante le manutenzioni degli impianti, come nel 2019, e durante i restauri, come fra il 2024 e il 2025, quando è rimasta dietro i ponteggi per mesi. Il gestore non pubblica un calendario delle manutenzioni, quindi l'unico modo di saperlo è passare. Se trovate la vasca vuota, i bronzi restano comunque visibili dal bordo della piazza.

Non aspettatevi un luogo tranquillo. La fontana si trova in mezzo a un nodo di traffico fra i più intensi di Roma, a pochi minuti da Termini, e non ci sono panchine attorno alla vasca. Non aspettatevi nemmeno di potervi bagnare: il regolamento di polizia urbana di Roma Capitale lo vieta nelle fontane della città, e la cronaca riporta sanzioni e allontanamenti con Daspo urbano proprio per bagni nelle Naiadi. Il bordo della vasca non è una seduta.

Infine, non aspettatevi una fontana antica. Il nome della piazza, l'esedra delle terme e la basilica alle spalle fanno pensare a qualcosa di millenario, e capita di sentire visitatori convinti di trovarsi davanti a un'opera romana o barocca. È invece un'opera fra Otto e Novecento, costruita con bronzo, granito e cemento per la capitale del Regno d'Italia. Letta così, con le sue date giuste, diventa molto più interessante.

Un'altra cosa da sapere riguarda gli usi della piazza. Piazza della Repubblica è da decenni uno dei punti di partenza abituali dei cortei e delle manifestazioni che attraversano il centro, e nei giorni di mobilitazione la zona si riempie di persone, bandiere e transenne. La fontana resta visibile, ma la visita diventa rumorosa e gli attraversamenti possono essere chiusi. Se il vostro obiettivo sono le foto dei bronzi, controllate le notizie di viabilità del giorno prima di andare.

Mangiare in zona

L'area fra piazza della Repubblica e Termini è una delle più difficili di Roma per mangiare bene. La densità di viaggiatori di passaggio favorisce i locali che puntano sul cliente che non tornerà: menù fotografici in quattro lingue, buttadentro sul marciapiede, voci scritte senza prezzo, cucina aperta dalla mattina a notte senza pausa. Qualche vetrina mette in scena la pasta fatta a mano davanti ai passanti, e spesso è solo scenografia. I romani qui non si siedono, e non per snobismo.

Il motivo è pratico. Dove il prezzo non è scritto, il conto si adatta al cliente, e dove il menù fuori è diverso da quello dentro la sorpresa arriva alla fine. Conviene spostarsi di qualche strada, verso il rione Monti o verso le vie residenziali dietro via Nazionale, dove i locali vivono di clienti abituali e i prezzi sono esposti. Per orientarsi senza rischi, c'è la lista di indirizzi su Google Maps curata dalla redazione.

Anche per un caffè vale la stessa prudenza. Nei bar intorno alla piazza e verso la stazione il prezzo al banco e quello al tavolino possono essere molto diversi, e non sempre il listino è ben visibile. Chiedete prima di sedervi, oppure fate come i romani, che il caffè lo bevono in piedi al bancone in pochi minuti. Chi ha bisogno di una pausa più lunga trova ombra e tranquillità nei chiostri e nei giardini dei musei della zona, con il biglietto d'ingresso.

Che cosa abbinare in giornata

Il primo abbinamento è immediato. Alle spalle della fontana, la basilica di Santa Maria degli Angeli occupa la grande aula delle terme, trasformata in chiesa su progetto legato a Michelangelo. A pochi passi, le Terme di Diocleziano ospitano una sede del Museo Nazionale Romano, e l'Aula Ottagona è un'altra parte dello stesso complesso. Sulla piazza dei Cinquecento si affaccia Palazzo Massimo, con i mosaici e gli affreschi della Villa di Livia.

Chi preferisce restare sul tema dell'acqua può fare un piccolo giro delle mostre e delle fontane vicine. La Fontana del Mosè si trova a pochi minuti in largo di Santa Susanna. Da lì si scende a piazza Barberini per la Fontana del Tritone di Bernini, e si sale al Quirinale passando per le Quattro Fontane e San Carlo alle Quattro Fontane. È un percorso a piedi di un'ora, fra papi, barocco e Roma capitale.

Un'alternativa porta verso est, all'Esquilino. Dalla fontana si raggiunge Termini, dove nel piazzale restano i blocchi delle Mura Serviane, e poi piazza Vittorio con il fritto misto e la Porta Alchemica. In zona ci sono anche Santa Bibiana e Sant'Eusebio all'Esquilino, e l'Obelisco Esquilino sul lato dell'abside di Santa Maria Maggiore. Per il pomeriggio, il Palazzo Barberini e il Mitreo Barberini sono a un quarto d'ora.

Se avete ancora tempo, la zona del Quirinale è a un quarto d'ora a piedi. La piazza del Quirinale con l'obelisco e la fontana dei Dioscuri chiude il tema delle fontane monumentali, mentre il Palazzo del Quirinale e le Scuderie del Quirinale hanno visite e mostre con prenotazione. Chi cerca altre idee senza spendere trova spunti nella nostra guida a Roma gratis, dove la fontana delle Naiadi rientra a pieno titolo.

Domande frequenti

Si paga per vedere la Fontana delle Naiadi?

No. La fontana si trova al centro di piazza della Repubblica, uno spazio pubblico, e si osserva gratis a qualsiasi ora del giorno e della notte. Non c'è una biglietteria, non ci sono orari e non serve prenotare. Il portale turistico di Roma Capitale lo specifica chiaramente. Chi propone un biglietto per la fontana vende in realtà una visita guidata della zona, non un ingresso. Per gli aggiornamenti sugli interventi il riferimento è il sito della Sovrintendenza Capitolina.

Perché si chiama anche fontana di piazza Esedra?

Perché la piazza è costruita sull'esedra delle Terme di Diocleziano, cioè sulla grande curva che chiudeva il recinto delle terme. I palazzi porticati di fine Ottocento ne seguono la forma, e per decenni la piazza si chiamò piazza dell'Esedra. Il nome ufficiale di piazza della Repubblica è successivo, ma i romani continuano a usare quello vecchio. Per questo molti dicono fontana dell'Esedra, o semplicemente le Naiadi, e intendono la stessa opera.

Chi ha fatto le sculture della fontana?

Le sculture in bronzo sono di Mario Rutelli, scultore palermitano nato nel 1859 e morto nel 1941. Ricevette l'incarico nel 1897, consegnò i quattro gruppi delle naiadi per l'inaugurazione del 1901 e completò il gruppo centrale del Glauco dopo il fallimento del primo gruppo dei tritoni. La parte architettonica, cioè le vasche e il basamento, è invece dell'architetto Alessandro Guerrieri. La Sovrintendenza indica entrambi come autori della fontana nella sua forma attuale.

Perché le naiadi fecero scandalo?

Per la loro nudità e per le pose, giudicate troppo sensuali da una parte della città all'inaugurazione del 1901. Il portale turistico del Comune racconta che l'opera rimase a lungo nascosta da un recinto di legno. Altre ricostruzioni parlano di un recinto rimosso dopo poco tempo, in seguito a proteste popolari e a una decisione del Comune. Le fonti non concordano sulla durata, ma sono d'accordo sul fatto che la polemica fu forte e pubblica.

Che cos'è il fritto misto di piazza Vittorio?

È il primo gruppo centrale della fontana, collocato nel 1911: tre tritoni, un delfino e un polipo, realizzati in cemento. I romani lo ribattezzarono subito il fritto misto, e il giudizio negativo fu tale che nel 1913 venne rimosso e trasferito nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II, all'Esquilino, dove si trova ancora oggi. Al suo posto Rutelli collocò il Glauco con il delfino, inaugurato nella forma definitiva della fontana nel 1914.

La fontana è sempre accesa?

Di solito sì, ma non esiste un calendario pubblicato delle accensioni o delle manutenzioni. Negli ultimi anni è rimasta spenta due volte per periodi lunghi: nel 2019, per le perdite d'acqua che causavano infiltrazioni nella stazione della metro sottostante, e fra settembre 2024 e luglio 2025, per il restauro finanziato con fondi PNRR. Se trovate la vasca vuota, i bronzi restano visibili dal bordo della piazza, e la sera l'illuminazione artistica li mette comunque in evidenza.

Si può fare il bagno nella Fontana delle Naiadi?

No. Il regolamento di polizia urbana di Roma Capitale vieta di bagnarsi e di entrare nelle fontane della città, e la cronaca riporta sanzioni con multa e Daspo urbano proprio per persone sorprese nella vasca delle Naiadi. Oltre al divieto c'è una ragione di rispetto per il monumento: i bronzi e le vasche sono appena stati restaurati con fondi pubblici. Nei giorni di caldo è meglio cercare ombra sotto i portici o dentro la basilica di Santa Maria degli Angeli.

La fontana è illuminata di notte?

Sì. Il restauro concluso nel luglio 2025 ha rinnovato l'illuminazione artistica, che accende i bronzi dopo il tramonto e li separa dallo sfondo dei palazzi. La sera è il momento migliore per vederla, perché il traffico cala e la luce artificiale dà rilievo alle figure delle naiadi e del Glauco. Il gestore non pubblica gli orari di accensione, ma di norma l'illuminazione resta accesa nelle ore di buio come per le altre fontane monumentali della città.

Quanto tempo serve per vederla?

Per la fontana da sola bastano dieci o quindici minuti, il tempo di girarle intorno dai marciapiedi e di guardare tutti e quattro i gruppi. Diventa però molto di più se la si usa come punto di partenza. Santa Maria degli Angeli, le Terme di Diocleziano, l'Aula Ottagona e Palazzo Massimo si trovano tutti nel raggio di pochi minuti a piedi, e con i musei la mezza giornata si riempie facilmente senza mai prendere un mezzo.

Chi ha scritto e su quali fonti

Il testo esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Tariffe, orari e modalità di prenotazione riportati qui risultano dalle fonti ufficiali richiamate nel testo alla data indicata in apertura: per la Fontana delle Naiadi valgono le schede della Sovrintendenza Capitolina, la notizia ufficiale sul restauro del 2025 e il portale turistico di Roma Capitale. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una sosta alle Naiadi per un gruppo sembra facile, perché non ci sono biglietti né turni. La difficoltà vera è la piazza: traffico intenso, marciapiedi stretti sotto i portici, attraversamenti da gestire con attenzione. Conviene fissare il punto di ritrovo lontano dalla carreggiata e raccontare la fontana prima di arrivarci. Per chi progetta uscite culturali in città, una risorsa utile per chi organizza viaggi di gruppo è Tour Leader Pro.

La Fontana delle Naiadi è anche il capolinea urbano di un acquedotto che nasce lontano da Roma, nella valle dell'Aniene. Seguire l'acqua fino alle sorgenti porta verso Tivoli, Subiaco e i Monti Simbruini, territori che meritano un viaggio di più giorni con tappe fuori dalla capitale. Per mettere insieme città e provincia serve un po' di pianificazione, e una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoPiazza della Repubblica Roma Esquilino, Roma, Roma Città 00185

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