Palazzo del Quirinale
Piazza del Quirinale, 00187 Roma: il Palazzo del Quirinale occupa la sommità del colle più alto dei sette storici e si visita su prenotazione, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 16.00, con ultimo ingresso alle 14.30. Lunedì e giovedì sono i giorni di chiusura. L'ingresso alla visita è gratuito: si paga soltanto un contributo di prenotazione di 2,50 euro a persona, e questa è la ragione per cui la disponibilità si esaurisce con settimane di anticipo. Si prenota online sul portale ufficiale della Presidenza della Repubblica, oppure al call center 06 42012191 attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00, oppure di persona all'Infopoint di Salita di Montecavallo 15, aperto martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.00 alle 17.00. Il biglietto è nominativo, legato a un giorno e a un'ora precisi, non rimborsabile e non modificabile: chi arriva in ritardo resta fuori. Bisogna presentarsi quindici minuti prima con un documento di identità valido, i minori di dodici anni devono essere accompagnati da un adulto, l'abbigliamento deve essere consono a una residenza di Stato. I gruppi entrano ogni trenta minuti e le visite si svolgono in italiano. In estate il calendario ufficiale segna una lunga sospensione, dal 26 luglio all'11 settembre. Metropolitana linea A, fermata Barberini: da lì si risale via delle Quattro Fontane fino al crocicchio e si prende via del Quirinale, seicento metri scarsi. Chi arriva in autobus scende in via Nazionale, dove passano fra le altre le linee 40 e 64 che collegano Termini a piazza Venezia, e sale a piedi per via Ventiquattro Maggio.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Vale la pena inquadrare subito il posto per quello che è, prima di entrare nella storia: se cercate altre residenze e altri palazzi del potere romano, trovate materiale nelle pagine su Palazzo Barberini e sulla Galleria Colonna, che di questo colle sono le vicine di casa.

Che cosa è davvero il Palazzo del Quirinale
Il Palazzo del Quirinale è il più vasto dei palazzi romani e uno dei più vasti del mondo: 110.500 metri quadrati di superficie, circa milleduecento stanze, quattro ettari di giardino murato sopra il traffico di via Nazionale. Per dare una misura comprensibile: l'intero complesso della Casa Bianca sviluppa una superficie pari a circa un ventesimo di questa. Nelle classifiche delle residenze dei capi di Stato il Quirinale figura al secondo posto nel mondo, dietro l'Ak Saray di Ankara. Sono numeri che si citano spesso e che si capiscono poco, finché non si attraversa a piedi il cortile d'Onore e ci si rende conto che quello è soltanto il vestibolo.
Il palazzo ha avuto tre vite. Nacque come villa di collina per cardinali che cercavano aria buona, diventò per quasi tre secoli la residenza dei papi in quanto sovrani temporali, e dal 1870 è la casa dello Stato italiano: prima dei re, dal 1946 dei presidenti della Repubblica. Trenta pontefici vi hanno abitato, da Gregorio XIII a Pio IX; quattro conclavi vi hanno eletto un papa; qui giurano i governi, qui si firmano le leggi, qui si tengono le consultazioni che decidono chi guiderà il Paese. Non conosco in Italia un altro edificio in cui la storia dell'arte e la storia costituzionale si sovrappongano con questa densità.
Fu costruito a partire dal 1573 e alla sua fabbrica e alla sua decorazione lavorarono nomi che da soli riempiono un manuale: Ottaviano Mascherino, Domenico Fontana, Flaminio Ponzio, Carlo Maderno, Guido Reni, Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini, Alessandro Specchi, Ferdinando Fuga, Giovanni Paolo Pannini. Sullo scalone d'Onore campeggia un grande frammento di affresco di Melozzo da Forlì. In epoca sabauda l'edificio si chiamò Reggia del Quirinale; sotto i papi era il Palazzo Apostolico del Quirinale, o Palazzo Papale, e nel linguaggio dei romani vecchi era semplicemente Monte Cavallo, dal gruppo dei Dioscuri piantato in piazza.
Perché i papi scelsero il Palazzo del Quirinale
La ragione dichiarata era l'aria. Il colle Vaticano e il Laterano erano considerati malsani, il Quirinale asciutto e ventilato: nell'estate romana, prima della chinina e della bonifica dell'Agro, questa era una questione di sopravvivenza e non di comodità. Ma la ragione vera è politica, e viene fuori se si guarda una pianta di Roma di fine Cinquecento. Negli ultimi decenni del secolo la Curia si era riarticolata in congregazioni, e i prefetti e i decani di quelle congregazioni abitavano fra il Quirinale, le Quattro Fontane e il Viminale. Un papa che risiedeva qui aveva la macchina di governo sotto casa; un papa che risiedeva in Vaticano doveva attraversare il Tevere ogni volta.
Il Quirinale divenne così la residenza del pontefice nella sua qualità di sovrano, complementare al Vaticano, che restava la sede del papa vescovo. Complementare, non alternativa: proprio mentre i papi passavano qui la maggior parte dell'anno, il complesso vaticano si sviluppava senza sosta lungo tutto il Seicento, con il completamento della basilica, la facciata, l'ultimazione del Palazzo Apostolico, il colonnato di Bernini. Le fonti mostrano che oltre Tevere i pontefici risiedevano ormai in modo saltuario.
La conseguenza architettonica di questa divisione dei ruoli è la cifra più originale del Palazzo del Quirinale, e quasi nessuno la nota: qui i simboli religiosi visibili sono pochissimi, e il palazzo è l'unico fra i palazzi apostolici a non avere una chiesa aperta al pubblico. Le due cappelle interne, la Paolina e quella dell'Annunziata, erano riservate alla corte. Un palazzo di papi costruito come un palazzo laico. È il motivo per cui, quando nel 1870 ci entrarono i Savoia, non ci fu quasi nulla da riadattare sul piano dell'immagine: bastò cambiare i mobili.
Le origini del Palazzo del Quirinale: la vigna dei Carafa
Villa di Monte Cavallo e il cardinale Ippolito d'Este
Prima del palazzo c'era una vigna, e prima della vigna c'erano rovine romane che si trovavano dappertutto scavando di mezzo metro. L'area centrale dell'attuale complesso era occupata da una villa della famiglia Carafa, conosciuta come Villa di Monte Cavallo e poi come Villa d'Este al Quirinale, perché nel 1550 il cardinale Ippolito II d'Este (1509-1572) la prese in affitto dai Carafa insieme al nipote Luigi d'Este, per cinque anni rinnovati poi più volte. Alcune fonti indicano nel cardinale Oliviero Carafa il proprietario originario, il che vale come titolo della proprietà ma non come firma del contratto, dato che Oliviero era morto nel 1511: nel 1550 la vigna era ormai degli eredi.
Ippolito d'Este è lo stesso uomo che a Tivoli stava costruendo Villa d'Este, e portò qui la stessa ossessione. Spese di tasca propria per far spianare e rimodellare i terreni, ricavarne giardini, impiantare fontane e giochi d'acqua, sistemarvi le sculture antiche che la Roma di quegli anni restituiva a getto continuo. Sul palazzo intervenne poco; sul verde moltissimo. Chi visita oggi il giardino del Quirinale cammina sopra un impianto che nasce da quella campagna di lavori.
Ottaviano Mascherino e il palazzo di Gregorio XIII
Papa Gregorio XIII era ospite abituale della villa, prima del cardinale Ippolito e poi del nipote Luigi. Nel 1583 decise di finanziare di tasca propria un ampliamento, per trasformare la villa in una residenza estiva con le credenziali di un palazzo. Affidò il progetto a Ottaviano Mascherino e i lavori si chiusero nel 1585. Nello stesso anno il papa morì, e la morte impedì al Mascherino di avviare un secondo progetto, già pensato, che prevedeva di trasformare il palazzetto in un grande palazzo con ali porticate parallele e cortile interno.
L'edificio del Mascherino non è scomparso: si riconosce ancora oggi nella testata nord del cortile d'Onore, quella con la facciata a doppia loggia sormontata dalla torre panoramica, il torrino, sopraelevato in seguito con il campanile a vela che la tradizione attribuisce a Carlo Maderno e a Francesco Borromini, senza che l'attribuzione sia documentata. Curiosità giuridica che dice molto sul Cinquecento: nonostante il papa lo avesse pagato e il cardinale d'Este lo abitasse stabilmente, l'immobile restava dei Carafa, affittato a Luigi d'Este. Forse Gregorio XIII pensava di comprarlo e lasciarglielo. Non fece in tempo.
Sisto V compra il colle
Il successore, Sisto V, vide il posto appena eletto e lo volle. Nel 1587 fece acquistare terreno e villa dalla Camera Apostolica con l'intento dichiarato di farne la sede estiva del pontificato, e subito dopo mise mano all'ampliamento con Domenico Fontana, l'architetto che gli disegnava tutte le grandi opere. Fontana in quegli anni stava riscrivendo il quartiere: l'asse di Strada Pia e Strada Felice, il crocicchio delle Quattro Fontane, l'altra residenza privata del papa a Termini. Il Quirinale entrava in un piano urbanistico, non era un capriccio isolato.
Al Fontana si deve anche la sistemazione della piazza: il restauro delle statue dei Dioscuri, che sul colle si trovavano fin dall'antichità e che il piedistallo attribuisce ancora a Fidia e a Prassitele con una sicurezza che nessuno studioso moderno sottoscriverebbe, e l'erezione della prima fontana. Da quei due cavalli colossali derivò il toponimo Monte Cavallo, che indicava la sommità e la piazza e che alcuni romani anziani usano ancora, benché sia sparito dalla toponomastica ufficiale.
Clemente VIII e la Fontana dell'Organo
Clemente VIII (1592-1605) abitò la villa d'estate e concentrò gli sforzi sul parco. A lui si deve l'avvio della monumentale Fontana dell'Organo, un congegno idraulico che accompagnava i giochi d'acqua con il suono di un organo mosso dall'acqua stessa. Non era un ornamento: era teatro tecnologico, il modo in cui una corte del tardo Rinascimento mostrava agli ambasciatori di saper piegare la natura. La macchina che si ascolta oggi nei giardini non è quella, ma il principio è rimasto lo stesso e la sorpresa pure.
Il Seicento del Palazzo del Quirinale: Paolo V, Ponzio e Maderno
Se il palazzo ha la faccia che ha, il merito è quasi tutto di Paolo V Borghese. Fu lui a commissionare il completamento del corpo di fabbrica principale, affidando l'ampliamento a Flaminio Ponzio, che realizzò in sequenza l'ala verso il giardino, la Sala del Concistoro, oggi Salone delle Feste, e la Cappella dell'Annunziata, decorata fra il 1609 e il 1612 da Guido Reni con Giovanni Lanfranco, Francesco Albani, Antonio Carracci e Tommaso Campana. Da quel cantiere nasce una delle due sopraelevazioni ancora visibili in facciata.
Ponzio morì nel 1613 e subentrò Carlo Maderno, autore dell'ala su via del Quirinale, dove costruì gli ambienti più famosi del complesso: la Cappella Paolina, gli appartamenti papali e la Sala Regia, che oggi chiamiamo Salone dei Corazzieri. L'altezza smisurata della cappella e del salone impose la seconda sopraelevazione, e anche questa si legge dall'esterno: guardando la facciata da piazza del Quirinale si distingue perfettamente dove il palazzo cresce di un piano per far posto a due stanze.
Il fregio dipinto del Salone dei Corazzieri fu un cantiere corale. Il quadraturista Agostino Tassi firmò il progetto e diresse la parete sud; le altre tre andarono a Carlo Saraceni e Giovanni Lanfranco. Contribuirono in misura minore Alessandro Turchi, lo Spadarino, Paolo Novelli, Marcantonio Bassetti e, secondo l'attribuzione proposta da Roberto Longhi, Pasquale Ottino: attribuzione discussa e più volte messa in dubbio negli ultimi decenni, che conviene citare come ipotesi e non come fatto.
Urbano VIII, il muro di cinta e i cannoni
Urbano VIII comprò terreni a est e quasi raddoppiò il giardino, poi cinse il nuovo perimetro con un muro di cui restano tratti visibili su via dei Giardini, e infine pensò alla difesa: fece costruire un basso torrione di facciata con feritoie squadrate per le bocche dei cannoni. Un papa che artiglia la propria residenza estiva dice qualcosa sul clima politico del Seicento romano. Nel 1638 Gian Lorenzo Bernini ricevette l'incarico di disegnare la loggia delle benedizioni sopra il portale principale, che è la parte della facciata che tutti fotografano senza sapere di chi sia.
La Manica Lunga: Bernini, Specchi, Fuga
La Manica Lunga è il lato sud del complesso, l'interminabile braccio che corre lungo via del Quirinale. Fu iniziata sotto Sisto V per alloggiarvi le abitazioni di servizio della Guardia Svizzera, e proseguì con interventi sotto Urbano VIII e Alessandro VII. Il progetto del prolungamento è di Bernini, che sotto Alessandro VII ne realizzò il primo tratto fra il 1657 e il 1659, portando il fabbricato verso il portone dei Giardini che esiste ancora, di fronte alla chiesa di Sant'Andrea al Quirinale. Alessandro Specchi continuò l'opera fra il 1722 e il 1724 per Innocenzo XIII; Ferdinando Fuga la terminò fra il 1730 e il 1732 per Clemente XII. A chiusura del braccio, Fuga trasformò il seicentesco casino del conte di Cantalmaggio nella Palazzina del Segretario della Cifra, che oggi chiamiamo Palazzina del Fuga e che ospita gli uffici e l'appartamento privato del presidente della Repubblica.
La sequenza dei nomi conta, perché è facile confonderli: Bernini progetta e avvia sotto Alessandro VII, Specchi prosegue sotto Innocenzo XIII, Fuga chiude sotto Clemente XII. Tre pontificati e settant'anni per un corridoio. Camminarci dentro, quando lo si può fare, è un'esperienza che vale da sola il viaggio: la prospettiva si perde e la testa fatica a credere che sia tutta una stanza sola.

Mozart cavaliere al Palazzo del Quirinale
Nell'estate del 1770 papa Clemente XIV conferì l'Ordine dello Speron d'oro a Wolfgang Amadeus Mozart, che aveva quattordici anni ed era di passaggio a Roma sulla via del ritorno da Napoli. Lo stesso ragazzo che poche settimane prima, nella Cappella Sistina, aveva ascoltato il Miserere di Gregorio Allegri e lo aveva trascritto a memoria dopo due sole audizioni. La tradizione colloca l'investitura proprio qui, al Quirinale, dove in luglio il pontefice risiedeva: è la lettura più coerente con le abitudini della corte papale, e va presa per quello che è, una tradizione ben fondata più che un documento.
Napoleone e il Palazzo del Quirinale che non fu mai imperiale
Quando Napoleone occupò Roma e la annesse all'Impero francese, fra il 1809 e il 1814, uno dei primi pensieri fu prendersi il Quirinale e rifarlo da cima a fondo per farne la residenza ufficiale dell'imperatore nella seconda città dell'Impero dopo Parigi. Il progetto si caricò di significati alla nascita di Napoleone Francesco, figlio dell'imperatore e di Maria Luisa d'Austria, che ricevette il titolo di re di Roma. Nella testa di Bonaparte, fin dal 1805, la conquista di Roma equivaleva a equiparare idealmente il proprio impero a quello romano: il luogo per eccellenza della memoria storica diventava garanzia di continuità e legittimazione del potere.
Dell'intermezzo francese resta una ferita e un guadagno. La ferita: per ricavare tre ambienti dalla grande galleria che dava su piazza del Quirinale, l'architetto Raffaele Stern spezzò l'unità del ciclo di affreschi seicenteschi di Pietro da Cortona. Il guadagno, se così si può chiamare, sono i tre ambienti stessi, che esistono ancora e si visitano: la Sala Gialla, la sala di Augusto, la sala degli Ambasciatori. Altri ambienti furono ritoccati con mano più leggera.
Il palazzo fu naturalmente spogliato di arredi e opere d'arte, compresi due dipinti di Tiziano e del Guercino. E poi non successe niente: Napoleone non mise mai piede nel Quirinale, perché i fondi destinati al cantiere furono dirottati sulla campagna di Russia del 1812. Il palazzo imperiale di Roma è l'unica reggia napoleonica che l'imperatore non vide mai. Nel maggio del 1814 Pio VII rientrò a Roma, riprese possesso del Quirinale e si mise a cancellare ogni traccia dell'occupazione, servendosi peraltro dello stesso Stern che aveva lavorato per i francesi. Di quegli anni sono gli austeri affreschi monocromi della Cappella Paolina e la sistemazione definitiva della fontana dei Dioscuri davanti all'ingresso.
Dalla Breccia di Porta Pia ai Savoia
Pio IX fu l'ultimo pontefice ad abitare il Quirinale, dall'elezione del 1846 fino alla Breccia di Porta Pia del 20 settembre 1870. Dopo quella data i papi presero ufficialmente residenza nel Palazzo Apostolico Vaticano. Il passaggio di consegne non fu immediato né elegante: anche dopo la breccia il palazzo restò presidiato dalle guardie svizzere al servizio del pontefice, e soltanto il 1 ottobre 1870 il generale Raffaele Cadorna, comandante del corpo di spedizione italiano, le fece allontanare con la forza. Vittorio Emanuele II ne fece la propria residenza ufficiale dal 1871, e il Quirinale rimase residenza dei re d'Italia fino al 1946.
I Savoia ristrutturarono parecchi ambienti, per due ragioni insieme: adattarli alle esigenze della Corte e affermare il ruolo della casata come nuova sovrana anche a Roma, che era stata il caposaldo della resistenza al potere sabaudo. Arrivò mobilio di gusto neobarocco e neorococò dalle regge di mezza penisola, in particolare dalle residenze sabaude piemontesi e dal Palazzo Ducale di Colorno. Per le stanze si scelse in prevalenza lo stile Luigi XIV, con l'intenzione dichiarata di riportare il palazzo all'epoca del suo massimo splendore, il Seicento.
Il grosso della trasformazione avvenne sotto Umberto I, fra il 1878 e il 1900, per impulso della regina Margherita. L'antica Sala del Concistoro divenne il Salone delle Feste, usato come sala da ballo; la Sala degli Specchi ricevette la sua decorazione neorococò; gli appartamenti pontifici del nucleo antico furono riadattati alla vita di una famiglia reale; e la napoleonica sala di Augusto divenne la sala del Trono. Il mio giudizio, dopo averla vista molte volte, è che l'intervento sabaudo abbia guadagnato in fasto e perso in coerenza: certe stanze sono splendide, altre sembrano un albergo di lusso costruito dentro una basilica.
Il Palazzo del Quirinale della Repubblica
Con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 l'edificio divenne la sede del presidente della Repubblica. I primi due capi dello Stato, Enrico De Nicola e Luigi Einaudi, non vi abitarono. Giovanni Gronchi fu il primo a viverci, seguito da Antonio Segni, Giuseppe Saragat e Giovanni Leone, tutti con le rispettive famiglie. Sandro Pertini e Francesco Cossiga lo usarono come ufficio senza mai pernottarvi: Pertini continuò a vivere nella sua casa vicino alla Fontana di Trevi, Cossiga in via Quirino Visconti. Oscar Luigi Scalfaro vi si trasferì pur continuando a usare l'abitazione nel quartiere Aurelio; vi si sono trasferiti anche Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, oggi in carica.
Gli interventi degli ultimi decenni sono stati di recupero e conservazione. Durante le presidenze Ciampi e Napolitano i restauri dell'ala su piazza del Quirinale hanno fatto riaffiorare decorazioni seicentesche mutilate dagli architetti napoleoneschi, in particolare nella Sala Gialla e nella sala di Augusto. L'intervento più vistoso è stato però quello sulle facciate, che ha riportato il palazzo al colore del travertino al posto dell'ocra di epoca sabauda. La scelta non fu arbitraria: l'originalità del travertino è stata verificata studiando i quadri dei grandi vedutisti del Settecento, Pannini e Gaspare Vanvitelli in testa, e incrociandoli con le indagini scientifiche sugli strati di intonaco. È un caso raro e istruttivo di restauro guidato dalla pittura.
Architettura del Palazzo del Quirinale: come è organizzato
Il complesso si legge in tre pezzi. Il corpo centrale si sviluppa attorno al cortile d'Onore e contiene le sale di rappresentanza, cioè quelle che si visitano. La Manica Lunga corre lungo via del Quirinale e al piano nobile ospita gli Appartamenti Imperiali, sedici stanze allestite per le due visite del Kaiser Guglielmo II, nel 1888 e nel 1893, e oggi riservate ai capi di Stato stranieri ospiti del presidente. In fondo alla Manica Lunga la Palazzina del Fuga ospita gli uffici e l'appartamento privato del capo dello Stato.
Gli ambienti del corpo centrale sono il cortile d'Onore, lo scalone d'Onore, il salone dei Corazzieri, la cappella Paolina, la sala delle Stagioni, la prima sala di Rappresentanza, la sala delle Virtù, la sala del Diluvio, la sala delle Logge, la sala dei Bussolanti, la sala del Balcone, il salottino San Giovanni, la sala Gialla, la sala di Augusto, la sala degli Ambasciatori, la sala di Ercole, la sala degli Scrigni, la scala del Mascherino, la loggia d'Onore, la sala del Bronzino, la sala di Druso, il passaggetto di Urbano VIII, lo studio del Presidente alla Vetrata, la sala degli Arazzi di Lilla, il salottino Napoleonico, la biblioteca del Piffetti, la sala della Musica, la sala della Pace, la sala della Vittoria, la sala delle Dame, la sala delle Api, il salottino Don Chisciotte, la sala dello Zodiaco, la sala delle Fabbriche di Paolo V, la sala degli Arazzi, la cappella dell'Annunziata, la sala degli Specchi, il salone delle Feste, l'anticamera del salone delle Feste, la galleria dei Busti, le Sale Rosse e la Loggia. Nessun percorso di visita li tocca tutti: conviene saperlo prima, per non uscire con la sensazione di avere perso qualcosa.
Il cortile d'Onore e il torrino del Palazzo del Quirinale
Il cortile è la prima cosa che si vede e la più sottovalutata. Rettangolare, chiuso da portici e da facciate che raccontano tre cantieri diversi, ha sul lato nord la testata del Mascherino con la doppia loggia. Sopra, il torrino con il campanile a vela e l'orologio del 1626, il cui quadrante è diviso in sei ore e non in dodici: era il modo romano di contare il tempo prima della riforma ottocentesca, e sopravvive in pochissimi orologi pubblici in città. Alzate la testa appena entrati, perché dall'interno delle sale quel quadrante non si vede più.
Sul torrino sventola il pennone con lo stendardo presidenziale. Quando lo stendardo è issato, il presidente della Repubblica è a Roma; quando è ammainato, è fuori sede. È un segnale che si legge dalla piazza, gratis, in due secondi, e che quasi nessun visitatore conosce.
Lo scalone d'Onore e il Cristo di Melozzo da Forlì
Lo scalone fu costruito da Flaminio Ponzio per Paolo V. Proporzioni monumentali, sistema a doppia rampa interrotto da un ampio pianerottolo affacciato sul giardino: dalle due rampe successive si accede da un lato all'anticamera del salone delle Feste, dall'altro al salone dei Corazzieri. Ma la ragione per cui ci si ferma è l'affresco che domina il pianerottolo, un Cristo in gloria, o Cristo benedicente, di Melozzo da Forlì.
Quel frammento apparteneva alla decorazione absidale della basilica dei Santi Apostoli, a duecento metri da qui, smontata durante la ricostruzione settecentesca della chiesa. Dalla stessa abside provengono gli angeli musicanti oggi ai Musei Vaticani, che sono fra le immagini più riprodotte del Quattrocento italiano. Il Quirinale ne conserva il pezzo centrale, la figura del Cristo che benedice, ed è una delle poche occasioni in cui si può guardare Melozzo senza fila.
Il dettaglio da conoscere prima di salire è la collocazione. L'affresco è murato sopra il primo pianerottolo, sulla parete verso il cortile: cioè in modo da essere pienamente visibile a chi esce dal palazzo e quasi invisibile a chi entra. L'effetto era voluto. Serviva a ricordare all'ospite, mentre se ne andava, di avere ricevuto la benedizione papale: un congedo beneaugurante, non un benvenuto. Una lapide latina murata sotto ricorda il primato di Melozzo nella prospettiva, e l'insieme è incorniciato dai simboli araldici di Clemente XI Albani. Sullo stesso pianerottolo, due affreschi ottocenteschi di Annibale Brugnoli e Davide Natali raffigurano una scena con putti e uccelli e una con putti danzanti e musicanti, parte di un ciclo che prosegue nell'anticamera del Salone delle Feste.
Il Salone dei Corazzieri
Trentasette metri di lunghezza, dodici di larghezza, diciannove di altezza. È il primo ambiente che si incontra salito lo scalone ed è dedicato alla rivista del reparto dei Corazzieri nelle cerimonie più importanti; qui il presidente tiene udienze pubbliche e consegna onorificenze. Nasce come sala del trono pontificio, costruita da Paolo V su progetto di Carlo Maderno nei primi anni del Seicento.
Di quell'epoca restano il soffitto a cassettoni e la pavimentazione marmorea, che ripete lo stesso disegno geometrico del soffitto: un gioco di specchi fra pavimento e copertura che vale la pena verificare guardando in basso e poi in alto. Il grande fregio affrescato nella parte alta delle pareti fu realizzato nel 1616 da Agostino Tassi, Giovanni Lanfranco e Carlo Saraceni; le grottesche negli sguinci delle finestre sono di Annibale Duranti e appartengono alla stessa stagione. Sotto il fregio, nel 1872, Gaetano Lodi dipinse gli stemmi dei principali comuni d'Italia: un intervento sabaudo dichiaratamente politico, che trasforma la sala del trono di un papa nella galleria araldica di un Regno.
Del Seicento è anche il portale doppio che introduce alla Cappella Paolina. Completano l'ambiente arazzi settecenteschi, quattro di scuola francese e gli altri tessuti a Napoli. Opinione personale: è la sala in cui la macchina dello Stato italiano si vede meglio all'opera, e se capitate in un giorno di cerimonia, con i Corazzieri schierati, capirete perché l'altezza di questo soffitto non è vanità ma protocollo.
La Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale
Circa quarantadue metri di lunghezza, tredici di larghezza, venti di altezza: le stesse caratteristiche architettoniche e proporzionali della Cappella Sistina in Vaticano. Non è una coincidenza e non è una citazione decorativa. Carlo Maderno la costruì per Paolo V Borghese con quelle misure perché doveva poter ospitare un conclave, e infatti lo ospitò quattro volte.
La volta fu rivestita nel 1616 da un ricchissimo apparato di stucchi bianchi e dorati di Martino Ferrabosco. Nel 1818 Pio VII fece decorare le pareti con affreschi monocromi: lesene scanalate e nicchie con le figure degli Apostoli e degli Evangelisti, un partito severo che oggi molti trovano freddo e che invece funziona benissimo come sfondo neutro per una sala che deve reggere le cerimonie di Stato. Sull'altare un arazzo francese dell'Ottocento con l'ultima predica di santo Stefano.
Nella cappella si celebra ancora la messa a Natale e a Pasqua alla presenza del presidente della Repubblica, e qui, nel 1930, furono celebrate le nozze fra Umberto II e la principessa Maria José del Belgio. Da anni la Paolina è anche la sala da concerto del Quirinale: i concerti della domenica, prodotti da Radio3 in collaborazione con Rai Quirinale, sono gratuiti, si prenotano con il consueto contributo di 2,50 euro e obbligano a presentarsi cinquanta minuti prima con documento. Se vi interessa la musica da camera, è il modo migliore per entrare in questo palazzo: si ascolta bene e si guarda meglio.
La prima sala di Rappresentanza
Edificata da Carlo Maderno all'inizio del Seicento, affacciata sul cortile interno, faceva parte dell'appartamento di Paolo V e ne era il salotto. Nel 1616 Agostino Tassi decorò il fregio con scene della vita di san Paolo e con gli stemmi Borghese; i medaglioni con figure allegoriche sono invece di epoca napoleonica, mentre l'affresco della volta con i frutti della pace fu realizzato nel 1906 da Alessandro Palombi ed Ernesto Ballarini.
Alle pareti gli arazzi con le storie di Don Chisciotte, tessuti dalla Manifattura Reale di Napoli fra il 1757 e il 1779: uno dei nuclei più belli dell'intera collezione quirinalizia e un caso interessante di iconografia letteraria applicata all'arredo di corte. C'è poi un grande dipinto di Francesco Mancini con la Castità che punisce Amore, e un orologio della metà del Settecento firmato dal grande ebanista Jean-Pierre Latz, arrivato dalla Villa Ducale di Colorno. Completa il quadro un piccolo stipo in ebano, artigianato veneziano del Cinquecento, che merita due minuti di osservazione ravvicinata più di quanto meriti il dipinto sopra di esso.
La sala delle Logge
Qui la cosa da guardare è il fregio, attribuito a Bernardo Castello, genovese di formazione tardomanierista chiamato a palazzo da Paolo V Borghese. Sarebbero sue le figure allegoriche della Giustizia e della Temperanza e gli angeli che reggono lo stemma di Pio IX. Fu proprio Pio IX ad affidare la decorazione della parte restante della volta ad Annibale Angelini, che, ispirandosi agli affreschi cinquecenteschi della Sala Regia in Vaticano, costruì attorno all'affresco del Castello un finto loggiato da cui si affacciano guardie svizzere dipinte. È un trompe l'oeil da manuale e produce un effetto curioso: si entra in una sala e ci si sente osservati.
Nella stessa sala si conservano cinque affreschi strappati da un altro ambiente del palazzo, commissionati da Urbano VIII Barberini a Marco Tullio Montagna e Simone Lagi per celebrare i luoghi legati ad alcuni interventi architettonici del suo pontificato: Orvieto, il Pantheon, Castel Sant'Angelo, il porto di Civitavecchia e la chiesa di San Caio. Sono, in pratica, il portfolio dipinto di un papa costruttore.
La sala Gialla
La Gialla, la sala di Augusto e la sala degli Ambasciatori formavano un ambiente unico, la grande galleria affrescata da Pietro da Cortona, suddivisa in epoca napoleonica. Con quell'operazione furono murate tutte le finestre verso il cortile e andò distrutta gran parte degli affreschi seicenteschi: sopravvivono alcune scene bibliche tratte dall'Antico Testamento nella parte alta delle pareti. Gli elementi ornamentali interposti fra le scene risalgono al pontificato di Pio IX; il camino è del 1812, cioè napoleonico.
Gli arredi sono ricchissimi: quattro arazzi francesi di gran qualità, tre grandi consolle ottocentesche, tre vasi in porcellana del Settecento. Guardando in alto si capisce meglio di qualsiasi spiegazione che cosa significhi tagliare in tre una galleria: le scene si interrompono contro un muro che non c'era.
La sala di Augusto
Fino alla metà del Novecento questa era la sala del Trono, destinazione voluta prima da Pio IX e poi dai re d'Italia. Nel 2005 vi sono state recuperate, sia pure solo in parte, le decorazioni dell'epoca di Alessandro VII e le cinque finestre che danno sul cortile interno, murate dai francesi. In alto prosegue la serie di scene dell'Antico Testamento cominciata nella Sala Gialla; il soffitto conserva il disegno originale seicentesco con cassettoni a forma di croce greca e fu ridecorato per l'ultima volta nel 1864. Fra gli arredi vale una sosta la pendola da mensola del maestro orologiaio parigino Denis Masson, prima metà del Settecento.
La sala degli Ambasciatori
È l'ambiente in cui si riceve il corpo diplomatico accreditato in occasione delle visite ufficiali dei capi di Stato stranieri. Restaurata nel 2001, non ha subito gli stravolgimenti e le ricostruzioni della sala precedente, e per questo è la più affidabile delle tre per farsi un'idea di come fosse la galleria originaria. Qui termina il ciclo biblico di Pietro da Cortona cominciato nella Gialla, accompagnato da affreschi ottocenteschi di tema laico raffiguranti le Virtù, eseguiti fra il 1823 e il 1864 da Francesco Manno, Luigi Cochetti e Tommaso Minardi.
La sala di Ercole, la sala degli Scrigni e gli ambienti minori
Il percorso attraversa anche una serie di ambienti che le guide liquidano in una riga e che invece costruiscono il ritmo della visita: la sala delle Stagioni, la sala delle Virtù, la sala del Diluvio, la sala dei Bussolanti, la sala del Balcone, il salottino San Giovanni, la sala di Ercole, la sala degli Scrigni, la sala di Druso, il passaggetto di Urbano VIII. Sono stanze di passaggio nella logica del cerimoniale, ognuna con il proprio fregio e i propri arredi, e il loro ruolo è preparare psicologicamente all'ambiente successivo. Il palazzo funziona per gradazione: nessuna corte del Seicento ti sbatteva davanti al papa senza prima farti attraversare cinque anticamere.

La scala del Mascherino
Costruita fra il 1583 e il 1584 su progetto di Ottaviano Mascherino, è una scala elicoidale a pianta ellittica scandita da coppie di colonne in travertino che accompagnano l'andamento delle rampe, coronata da un lucernario anch'esso ellittico. Era la scala d'accesso al nucleo più antico del palazzo e portava agli appartamenti dei pontefici.
Il dettaglio che spiega tutto è la pendenza. I gradoni sono bassissimi perché il papa doveva poter salire a cavallo fino alla porta del proprio appartamento. Non era vezzo: un pontefice anziano, in abiti pesanti, non affrontava a piedi due piani. Quando la percorrete, guardate l'alzata dei gradini e provate a immaginarci sopra uno zoccolo ferrato. È fra le scale più eleganti di Roma e regge il confronto con le rampe di Bramante e di Borromini, con il vantaggio di essere molto meno affollata.

La loggia d'Onore del Palazzo del Quirinale
Se seguite la politica italiana, questa sala l'avete già vista mille volte senza sapere come si chiama. È l'ambiente affacciato sul cortile d'Onore, illuminato dai grandi finestroni sotto il torrino, dove si tengono le conferenze stampa delle personalità consultate per la formazione dei governi. Qui il presidente del Consiglio incaricato annuncia l'accettazione dell'incarico e talvolta legge la lista dei ministri.
Architettonicamente è scandita da grandi lesene con capitelli ionici dorati e coperta da una decorazione pittorica che ricopre l'intera volta, eseguita nel 1908 da Ernesto Ballarini e Alessandro Palombi. Le colonne che ornano la sala provengono dall'iconostasi della Cappella Paolina: un riuso interno, tipico di questo palazzo, che ha sempre riciclato se stesso. Sopra la loggia c'è il torrino voluto da Gregorio XIII, e all'interno del torrino una sala da pranzo riservata agli incontri ufficiali più ristretti, con una vista sulla città che pochi romani hanno visto.

La sala del Bronzino
Prende il nome dagli arazzi cinquecenteschi tessuti su cartoni di Agnolo Bronzino e oggi funge da luogo del primo incontro fra il presidente della Repubblica e i capi di Stato ospiti, che vi arrivano dall'attigua loggia d'Onore. Gli arazzi, dedicati alla storia biblica di Giuseppe, appartengono alla serie voluta da Cosimo I de' Medici nel 1546 per Palazzo Vecchio a Firenze, dove si trovano ancora quelli che i Savoia non prelevarono. La divisione di quella serie fra Roma e Firenze è una delle ferite museali più discusse dell'Italia unita, e ogni tanto qualcuno propone di ricomporla.
Sulla volta domina l'Allegoria dell'Italia di Alessandro Palombi ed Ernesto Ballarini, primi anni del Novecento. Pavimenti e arredi furono rinnovati per la visita di Adolf Hitler nel 1938, e in quell'occasione furono collocati alcuni busti di personaggi dell'antica Roma, tutti di fattura moderna tranne uno, databile al I secolo. Il particolare merita di essere detto senza reticenze: una sala del palazzo presidenziale porta ancora l'impronta di quell'allestimento, e conoscerlo cambia il modo in cui la si guarda.
Lo studio del Presidente alla Vetrata
È uno dei due studi del capo dello Stato, l'altro essendo nella Palazzina del Fuga. Questo è l'ufficio di alta rappresentanza, dove il presidente riceve i capi di Stato e i segretari di partito durante le consultazioni per la formazione del governo. In origine era la camera da letto estiva dei pontefici, il che dice molto sulla continuità d'uso di questo palazzo: la stanza in cui dormiva un papa è la stanza in cui si decidono i governi.
Fra gli arredi merita attenzione la scrivania francese del 1750 proveniente dalla Reggia di Parma, mentre il dipinto alle spalle della scrivania, seconda metà del Seicento, è del Borgognone. Ogni volta che vedete una foto delle consultazioni, quello è lo sfondo.

La sala degli Arazzi di Lilla
Il nome viene dai cinque arazzi settecenteschi della manifattura reale di Lilla, in Francia, tessuti fra il 1715 e il 1720: alcuni su modelli tratti da opere del pittore fiammingo David II Teniers, altri firmati dall'arazziere fiammingo Guillaume Weniers. I soggetti sono episodi idilliaci di vita agreste su fondi paesistici, il genere che le corti europee del primo Settecento adoravano perché consentiva di guardare i contadini senza incontrarli.
Oggi la sala ospita le riunioni del Consiglio supremo di difesa, che il presidente convoca almeno due volte l'anno, e la presentazione dei nuovi ambasciatori accreditati presso il Quirinale prima del colloquio con il capo dello Stato nello Studio alla Vetrata. La storia dell'ambiente è un riassunto della storia del palazzo. Quando il Quirinale era ancora la villa detta Gregoriana, questa era l'ampia anticamera che dava accesso alle stanze private del pontefice. In età napoleonica fu divisa in due per ricavare la camera da letto dell'imperatore, e per quella stanza Jean-Auguste-Dominique Ingres dipinse il Sogno di Ossian. Rientrato al Quirinale, Pio VII Chiaramonti fece ripristinare l'assetto precedente e decorare la sala con soggetti religiosi. Alla fine dell'Ottocento divenne la camera da letto della regina Margherita, e all'inizio del Novecento il salotto dei nuovi appartamenti imperiali, quando sulla volta furono inserite cinque tele del tardo Seicento con scene mitologiche e divinità greche. Il caminetto in porfido è di Carlo Albacini; le specchiere con cornici dorate e i fregi sopra le porte sono di fine Ottocento; il mobilio risale in prevalenza alla prima metà del Settecento; il grande tappeto di Herat è di inizio Ottocento. Cinque destinazioni d'uso in due secoli, nella stessa stanza.

La biblioteca del Piffetti e il salottino Napoleonico
La sala è piccola e il suo contenuto è enorme. La libreria che le dà il nome fu costruita intorno alla metà del Settecento dall'ebanista piemontese Pietro Piffetti per la villa della Regina Anna d'Orleans, nei pressi di Torino. Umberto I e la regina Margherita la fecero trasportare al Quirinale, dove si può ancora ammirare. La struttura è in pioppo, rivestita da un'impiallacciatura con intarsi in palissandro, bosso, tasso e ulivo, e ornati in avorio.
Metto qui la mia opinione più netta su tutta la visita: se dovessi indicare un solo oggetto del Quirinale per cui vale la pena fare la coda della prenotazione, indicherei questa libreria e non un affresco. Piffetti è il più grande ebanista italiano del Settecento e questo è il suo capolavoro romano. Ci si avvicina, si guarda l'intarsio a un palmo di distanza e si capisce che cosa distingue un artigiano da un artista. Accanto, il salottino Napoleonico conserva il gusto Impero che il palazzo ha assorbito e non ha mai del tutto espulso.
Le sale della Musica, della Pace, della Vittoria, delle Dame e delle Api
Questa serie di ambienti, insieme al salottino Don Chisciotte, costituisce il cuore dell'appartamento nobile di gusto ottocentesco. I nomi derivano dai temi decorativi o dagli arredi: le api rimandano allo stemma Barberini, la Vittoria e la Pace all'iconografia celebrativa postunitaria, la Musica alla destinazione d'uso. Sono stanze in cui il visitatore corre e in cui invece bisognerebbe rallentare, perché contengono buona parte degli orologi e delle porcellane della collezione, esposti dove sono sempre stati e non dentro una vetrina di museo. Il Quirinale non è un museo: è una casa in uso, e questo cambia tutto.

La sala dello Zodiaco
Creata in epoca napoleonica accorpando due stanze di epoca Paolo V, per ricavare un grande salone dell'Imperatore, detto anche sala dei Ministri. A quel momento risale il fregio a bassorilievo in stucco di Carlo Finelli, del 1812, con il trionfo di Giulio Cesare: un soggetto che serviva a dire, senza dirlo, chi fosse il nuovo Cesare. In epoca sabauda la sala divenne la sala da pranzo quotidiana della famiglia reale, e nel 1888 Annibale Brugnoli decorò la volta con un'allegoria dell'Aurora, mettendo i segni zodiacali nelle lunette.
Alle pareti cinque arazzi settecenteschi della serie delle Nuove Indie, realizzati fra il 1771 e il 1786 dalla manifattura francese dei Gobelins e donati nel 1786 da Luigi XVI all'arciduca Ferdinando d'Austria e alla moglie Maria Beatrice d'Este. L'arredo è completato da dodici poltrone di Andrea Brustolon, inizio Settecento: lo scultore veneto intagliò sui braccioli i segni zodiacali, uno per ciascun mese dell'anno. Contate le poltrone e poi guardate le lunette: la sala è un calendario.
La cappella dell'Annunziata
È la cappella privata del palazzo, un ambiente ricchissimo formato da una piccola navata ellittica e dal presbiterio. Il progetto decorativo è di Guido Reni, che eseguì il ciclo di affreschi con Francesco Albani, Antonio Carracci, Giovanni Lanfranco, Alessandro Albini e Tommaso Campana fra il 1609 e il 1612. Gli stucchi dorati sono di Annibale Corradini e Stefano Fuccaro. La pala d'altare, con l'Annunciazione, è dello stesso Reni, ed è una delle sue prove romane più alte; il pavimento marmoreo reca lo stemma di Pio VII.
La differenza con la Cappella Paolina è istruttiva: là il papa sovrano, qui il papa privato. Una cappella è fatta per i conclavi e le cerimonie di Stato, l'altra per la preghiera personale di un uomo. Il fatto che entrambe siano nello stesso edificio è la spiegazione architettonica più chiara che io conosca del doppio ruolo del pontefice prima del 1870.

La sala degli Specchi
Qui il capo dello Stato tiene alcune udienze e qui giurano i giudici della Corte costituzionale. La decorazione attuale è interamente sabauda: la sala fu adibita prima a sala da pranzo e poi, quando quest'ala ospitava l'appartamento del principe ereditario Umberto II, a sala da ballo. La illuminano lampadari di Murano riflessi negli specchi delle pareti, e la arredano divani e poltrone rivestiti di broccato bianco di seta con fiori d'oro, da cui il nome alternativo di Sala Bianca. È l'ambiente più fotogenico del palazzo e anche il più tardo: chi cerca il Seicento qui non lo trova, e fa bene a saperlo prima di entrare.

Il Salone delle Feste del Palazzo del Quirinale
È l'ambiente più fastoso e solenne del complesso: qui giura il nuovo governo e qui si tengono i pranzi di Stato. Dal 1616 la sala, un tempo Sala Regia, era sede dei pubblici concistori. Nel 1873 i Savoia la trasformarono in sala da pranzo e da ballo con una decorazione nuova eseguita da Girolamo Magnani e Cecrope Barilli. Al centro della volta si ammira il Trionfo dell'Italia; il resto della sala è interamente rivestito di elementi architettonici, scultorei e pittorici bianchi o dorati. Nel 1889 fu costruito, sulla parete verso lo scalone d'Onore, un palco stabile per l'orchestra.
Il pavimento è coperto da un tappeto di circa trecento metri quadrati, considerato fra i più grandi al mondo: il primato assoluto appartiene al tappeto della Gran Moschea dello Sceicco Zayed di Abu Dhabi, che supera i cinquemilaseicento metri quadrati. Quando si allestisce la tavola per i pranzi di Stato più importanti, in questa sala siedono oltre centosettanta persone. È un dato che rende l'idea meglio delle dimensioni: pensate a una sala da pranzo per centosettanta invitati, con un tappeto unico sotto i piedi di tutti.
La galleria dei Busti, le Sale Rosse e l'anticamera
La galleria dei Busti, le Sale Rosse con la Loggia e l'anticamera del Salone delle Feste completano l'enfilade di rappresentanza. La galleria dei Busti allinea ritratti scultorei che raccontano la costruzione di una memoria nazionale; le Sale Rosse sono gli ambienti in cui si svolgono incontri e firme di atti; l'anticamera conserva la prosecuzione del ciclo ottocentesco di Brugnoli e Natali cominciato sul pianerottolo dello scalone. Sono ambienti di servizio del cerimoniale, e proprio per questo raccontano come funziona davvero una presidenza.

Gli Appartamenti Imperiali e la Manica Lunga
Al piano nobile della Manica Lunga si aprono gli Appartamenti Imperiali, sedici stanze allestite, decorate e ammobiliate appositamente per le due visite di Guglielmo II di Germania, nel 1888 e nel 1893. Oggi ospitano monarchi e capi di Stato stranieri in visita al presidente della Repubblica. Sono la parte del palazzo in cui il gusto umbertino si esprime senza freni, e vanno guardati come un documento: raccontano che cosa una monarchia giovane e insicura riteneva necessario mostrare a un imperatore.
La Manica Lunga stessa ha una storia costruttiva già raccontata, ma va aggiunto il capitolo sabaudo: per ricavare nuovi spazi al di sotto, i Savoia sopraelevarono l'intero braccio, e murarono parzialmente il secondo loggiato sul giardino per ottenere un corridoio chiuso che collegasse internamente il palazzo con la Palazzina del Fuga, destinata a residenza privata del re. Un re che può raggiungere il proprio ufficio senza uscire all'aperto per quasi trecento metri.
La Palazzina del Fuga
La palazzina del Segretario della Cifra, disegnata da Ferdinando Fuga, sorge al termine della Manica Lunga. Qui sono l'appartamento privato del presidente e lo studio che utilizza come ufficio quotidiano, dove riceve parlamentari, personalità delle istituzioni e chiunque abbia udienza al Quirinale. Talvolta vi si ricevono capi di Stato con un protocollo meno formale, e da questo studio viene spesso trasmesso il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica. Quando il 31 dicembre vedete quello sfondo in televisione, state guardando un edificio settecentesco pensato per il funzionario che si occupava dei dispacci cifrati.
Le collezioni del Palazzo del Quirinale
Il palazzo custodisce collezioni che, se fossero esposte in un museo, richiederebbero un museo grande. Gli arazzi sono duecentosessanta, la seconda raccolta italiana dopo quella di Palazzo Pitti a Firenze, e documentano l'attività delle principali manifatture europee fra il Cinquecento e l'Ottocento. Le porcellane occidentali ammontano a circa trentottomila pezzi: il servizio più importante è il Ginori detto ricevimenti e balli, composto da novemila oggetti, e l'insieme regge il confronto con le maggiori collezioni mondiali. Ci sono poi centocinque carrozze, duecentocinque fra orologi e pendole, dipinti, statue e mobili, molti provenienti da altre residenze italiane e in particolare dalle corti preunitarie, come nel caso degli arredi del Palazzo Ducale di Colorno.
Oltre agli affreschi e ai dipinti, negli spazi del palazzo sono disseminati circa cinquantaseimila oggetti d'arte, fra cui ventimila pezzi di argenteria: settemila in argento bianco, duemilaquattrocento in vermeil, cioè argento dorato, novemila in metallo argentato e oltre novemila in metalli vari, soprattutto bronzo. C'è infine una collezione di lampadari in vetro di Murano e di cristallo, realizzati a partire dagli ultimi anni del Settecento dalle vetrerie storiche: fra queste, Pauly e C Compagnia Venezia Murano, che disegnò e realizzò un lampadario in stile rezzonico alto sei metri, con un diametro di circa quattro metri e trecentoventi luci. Sei metri di lampadario significano che la stanza sotto ne misura almeno il doppio.
La Vasella, le carrozze e gli orologi
Uno dei tre percorsi di visita è dedicato proprio a questo materiale, ed è quello che consiglio a chi torna una seconda volta: la Vasella, cioè i servizi da tavola in porcellana, argento e cristallo, insieme ai giardini e alle carrozze. Sono le collezioni che raccontano la vita quotidiana della corte e poi della presidenza, un terreno su cui il Quirinale è più ricco di quasi ogni residenza europea aperta al pubblico. Gli orologi meritano un discorso a parte: duecentocinque macchine del tempo, molte delle quali funzionanti, che in un edificio governativo hanno sempre avuto una funzione pratica prima che decorativa.
Quirinale Contemporaneo
Dal giugno 2019, per volontà del presidente Sergio Mattarella, il complesso ospita una collezione di arte e design contemporanei italiani: trentasei opere d'arte e trentadue di design collocate stabilmente nel cortile, nei giardini e nelle sale. Il nucleo comprende tele di Carla Accardi, Afro Basaldella, Alberto Burri, Giorgio De Chirico, Giosetta Fioroni, Lucio Fontana, Giovanni Frangi, Renato Guttuso, Antonio Sanfilippo; sculture di Mirko Basaldella, Pietro Consagra, Maria Lai, Giacomo Manzù, Marino Marini, Fausto Melotti, Francesco Messina, Arnaldo Pomodoro, Davide Rivalta; un arazzo di Alighiero Boetti; una parte d'installazione di Maria Cristina Finucci; fotografie di Massimo Listri; e oggetti di Franco Albini, Gae Aulenti e Piero Castiglioni, Mario Bellini, Cini Boeri, Enzo Calabrese e Davide Groppi, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Antonio Citterio, Michele De Lucchi e Giancarlo Fassina, Luca Degara, Jacopo Foggini, Piero Fornasetti e Gio Ponti, Ernesto Gismondi, Piero Lissoni, Vico Magistretti, Angelo Mangiarotti, Enzo Mari, Alberto Meda, Alessandro Mendini, Carlo Mollino, Fabio Novembre, Andrea Parisio, Gaetano Pesce, Franco Raggi, Aldo Rossi, Tobia Scarpa, Superstudio, Marco Zanuso.
Un secondo gruppo di settantuno opere è stato acquisito nel 2020 e collocato in parte nel palazzo, in parte, per la prima volta, nella Tenuta di Castelporziano. Comprende dipinti di Alberto Burri, Piero Dorazio, Gillo Dorfles, Franca Ghitti, Massimo Giannoni, Piero Guccione, Emilio Isgrò, Piero Manzoni, Gastone Novelli, Giulio Paolini, Guido Strazza, Grazia Varisco, Emilio Vedova, Luciano Ventrone; altorilievi di Enrico Castellani; una ceramica di Bertozzi e Casoni; sculture di Mario Ceroli, Leoncillo Leonardi, Marisa Merz, Giulio Paolini, Davide Rivalta, Pinuccio Sciola; un'opera specchiante di Michelangelo Pistoletto; oggetti di Giorgio Armani, Umberto Asnago, Ercole Barovier, BBPR, Francesco Binfaré, Pietro Chiesa, Joe Colombo, Rodolfo Dordoni e Gordon Guillaumier, Roberto Lazzeroni, Luciano Lucatello, Bruno Munari, Paola Navone, Paolo Portoghesi, Ettore Sottsass, Matteo Thun e Antonio Rodriguez, Guglielmo Ulrich; e l'illuminazione della scala del Mascherino firmata da Adolfo Guzzini.
Esiste un percorso di visita dedicato, chiamato Quirinale Contemporaneo, della stessa durata degli altri. Il mio parere è che sia il più interessante dei tre per chi conosce già la storia dell'arte italiana, e il meno adatto a chi entra qui per la prima volta: vedere un Burri appeso in una sala di Maderno è un'esperienza che richiede di sapere che cosa sia una sala di Maderno.

I giardini del Palazzo del Quirinale
Il giardino misura circa quattro ettari, quarantamila metri quadrati, ed è celebre per la posizione che lo rende quasi un'isola sospesa sopra Roma. Nei secoli è stato modificato secondo i gusti e le necessità della corte papale, e l'assetto attuale integra il giardino formale seicentesco davanti al nucleo originale del palazzo con il giardino romantico della seconda metà del Settecento. Il sito ufficiale descrive il viale delle Palme, con dodici aiuole geometriche che ospitano una ricca collezione di specie arboree, e il Boschetto, organizzato con viali coperti da pergolati.
I numeri raccontano un patrimonio botanico serio. Quasi cinquecento anni di età, più antichi dei giardini di Versailles; undicimila metri quadrati di prati; viali di ghiaia; alberi antichissimi, fra cui un platano gigantesco alto oltre quaranta metri e con quattrocento anni di età, a lungo considerato il più grande d'Europa; cycas di grandi dimensioni con due o tre secoli sulle spalle, verosimilmente doni portati ai papi da ambascerie sudamericane fra Seicento e Settecento. Ci sono anche un ulivo cresciuto sulle rive del Giordano e donato al Quirinale, e un abete arrivato dalla Scandinavia. Le siepi si sviluppano per tre chilometri e mezzo, realizzate all'italiana, con la parte bassa di bosso e quella alta, a parete, di alloro. Le fontane sono trentaquattro.
L'organo idraulico e le fontane del giardino
Nel giardino si trova un organo idraulico costruito fra il 1997 e il 1999 da Barthelemy Formentelli sulle caratteristiche del precedente strumento ottocentesco. È alimentato da una cascata con un salto di diciotto metri, ha trasmissione integralmente meccanica, un'unica tastiera di quarantuno note con prima ottava scavezza, nessuna pedaliera, e può eseguire due madrigali. È l'erede diretto di quella Fontana dell'Organo avviata da Clemente VIII: quattro secoli dopo, la stessa idea, con la stessa acqua.
Le fontane appartengono a epoche e tipologie diversissime. Fra tutte segnalo la Fontana delle Bagnanti, arrivata qui dalla Reggia di Caserta. E poi c'è il dettaglio che diverte sempre i gruppi: nei giardini i Savoia avevano fatto costruire un campo da tennis, di cui restano soltanto gli spogliatoi, rivestiti di sughero per isolare dal freddo chi si cambiava. Un campo da tennis dentro il giardino di un papa.
Sotto i giardini: il tempio di Quirino e le insulae
Attraverso una botola, sotto i giardini si raggiungono scavi archeologici che hanno restituito i resti del tempio dedicato al dio Quirino, quello che dà il nome al colle e quindi al palazzo e quindi, per estensione, all'intera presidenza della Repubblica, e alcune insulae di età imperiale. Il colle era abitato e monumentalizzato molto prima che qualcuno pensasse a una villa: il Quirinale è probabilmente il luogo di Roma in cui la continuità d'uso del potere è più lunga e meno interrotta.
I giardini si aprono al pubblico il 2 giugno di ogni anno, e in quella giornata arrivano a passeggiare nei viali fino a ventimila persone. Sono anche compresi nel percorso tematico di visita, quello che li abbina alla Vasella e alle carrozze.

La piazza del Palazzo del Quirinale, i Dioscuri e l'obelisco
La piazza è un montaggio di pezzi antichi rimessi insieme in tre secoli, e va letta come tale. I due gruppi colossali dei Dioscuri con i cavalli, copie romane di originali greci, provengono dalle vicine terme di Costantino e sul colle si trovavano già in antico. Il piedistallo li attribuisce a Fidia e a Prassitele: iscrizione tarda e priva di fondamento, che nessuno ha voluto cancellare perché fa parte della storia del monumento quanto le statue stesse.
L'obelisco fra i due cavalli è uno dei due che ornavano il Mausoleo di Augusto e fu recuperato alla base del cinquecentesco ospedale di San Rocco a Ripetta. La grande vasca circolare di granito ai piedi del gruppo viene dal Campo Vaccino, cioè dall'area del Foro Romano, dov'era stata ritrovata nel 1587, probabilmente durante i lavori dell'Acqua Felice. Domenico Fontana aveva sistemato le sculture e una vasca quadrilobata attorno al 1590; Pio VI nel 1782 affidò a Giovanni Antinori il progetto di risistemazione complessiva, con l'innalzamento dell'obelisco; i lavori si conclusero nel 1818 sotto la direzione di Raffaele Stern, e da allora la piazza ha l'aspetto che conosciamo.
Tre pezzi, tre luoghi, mille e cinquecento anni di distanza fra loro, e una piazza che sembra sia sempre stata così. È il modo di lavorare della Roma dei papi, e qui lo si vede allo stato puro. Se volete confrontare l'operazione con un'altra della stessa famiglia, la Fontana di Trevi è a quattro minuti a piedi e il Mausoleo di Augusto, da cui l'obelisco proviene, è dall'altra parte del Corso.
Le dipendenze del Palazzo del Quirinale

Le Scuderie del Quirinale
Il palazzo delle Scuderie sorge di fronte alla residenza presidenziale, affacciato sulla piazza, e fu costruito fra il 1722 e il 1732 su un terreno già dei Colonna, appartenente alla villa al Quirinale annessa al loro palazzo. Il primo progetto è di Alessandro Specchi, che su commissione di Innocenzo XIII disegnò un edificio destinato a sostituire quello precedente di Carlo Fontana, di inizio Settecento. Morto Innocenzo XIII, nel 1730 Clemente XII affidò a Ferdinando Fuga il compito di completare l'opera: gli stessi due architetti della Manica Lunga, negli stessi anni, a cento metri di distanza.
L'edificio mantenne la funzione di scuderia fino al 1938, quando fu adattato ad autorimessa, e fra il 1997 e il 1999 fu completamente restaurato su progetto dell'architetto friulana Gae Aulenti. Destinato a spazio espositivo di circa millecinquecento metri quadrati, fu inaugurato dal presidente Ciampi e concesso al Comune di Roma. Da allora ospita grandi mostre di richiamo internazionale ed è, insieme al Vittoriano, la sede espositiva temporanea più visitata di Roma. L'indirizzo è via Ventiquattro Maggio 16, e gli orari abituali sono tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 con ultimo ingresso alle 19.00. In questo momento la sede è chiusa fra una mostra e l'altra, in attesa dell'esposizione dedicata a Pontormo prevista per ottobre 2026, e i biglietti non sono ancora in vendita: prima di salire, conviene controllare il sito ufficiale delle Scuderie. Trovate un approfondimento nella pagina dedicata alle Scuderie del Quirinale.
La Caserma dei Corazzieri
Sotto la Caserma dei Corazzieri è stato scoperto un complesso di Roma antica che comprende un tratto delle mura serviane, un podio forse templare e un edificio di età flavia con un ninfeo decorato da mosaici parietali di quarto stile. L'ipotesi degli studiosi è che si tratti della casa privata di Vespasiano e del tempio della Gens Flavia, e a sostegno si cita una fistula ritrovata nelle vicinanze con il nome di Flavio Sabino. Ipotesi, appunto: solida, discussa, non dimostrata.
La caserma del Reggimento Corazzieri, intitolata al maggiore Alessandro Negri di Sanfront, si visita il sabato con due ingressi, alle 9.00 e alle 10.00, per una visita guidata di circa cinquanta minuti. L'accesso è gratuito con il solito contributo di prenotazione di 2,50 euro, la prenotazione va fatta almeno cinque giorni prima, i gruppi sono di massimo quindici persone e l'ingresso è in via XX Settembre 12. Anche qui bisogna presentarsi quindici minuti prima con documento, i minori di dodici anni devono essere accompagnati, e la struttura chiude nel periodo natalizio, in occasione della Festa della Repubblica e in agosto. È la visita meno conosciuta del complesso quirinalizio e, per chi ha figli adolescenti, la più efficace.
L'Archivio storico della Presidenza
Istituito nel 1996 sotto la presidenza Scalfaro, dal 2009 l'Archivio storico è ospitato a Palazzo Sant'Andrea, che prende il nome dalla vicina chiesa di Sant'Andrea al Quirinale e che fu prima noviziato della Compagnia di Gesù e poi, durante il Regno d'Italia, sede del Ministero della Real Casa. Sotto l'edificio, nel 1888, fu rinvenuto un reperto archeologico importante, la cosiddetta Ara dell'incendio neroniano.
Il patrimonio è liberamente consultabile, con due eccezioni: i documenti riservati relativi alla politica interna ed estera dello Stato diventano consultabili cinquant'anni dopo la loro data, quelli contenenti dati sensibili quarant'anni dopo. Fra i pezzi più notevoli ci sono la copia originale della Costituzione sulla quale giurano il presidente del Consiglio, i ministri e i giudici costituzionali all'inizio del mandato, e il carteggio originale fra il presidente Einaudi e Arturo Toscanini, in cui si legge il rifiuto del direttore d'orchestra alla nomina di senatore a vita. Quella lettera, per chi ha la pazienza di leggerla, vale un capitolo di storia d'Italia.
Una curiosità su Palazzo del Quirinale
La curiosità che racconto sempre davanti al portone non riguarda una sala, ma un frammento di affresco e la sua posizione. Sullo scalone d'Onore, murato sopra il primo pianerottolo, c'è il Cristo benedicente di Melozzo da Forlì, uno dei grandi nomi del Quattrocento e uno dei primi maestri assoluti della prospettiva applicata alla pittura murale. Quel frammento proviene dall'abside della basilica dei Santi Apostoli, smontata durante la ricostruzione settecentesca della chiesa: dalla stessa abside vengono gli angeli musicanti che oggi si vedono ai Musei Vaticani e che compaiono su metà delle cartoline vendute a Roma.
Il punto è dove lo hanno messo. Non sulla parete che si guarda salendo, come farebbe chiunque volesse fare colpo sull'ospite in arrivo, ma sulla parete verso il cortile, cioè quella che si vede scendendo. La scelta è deliberata e ha una logica di cerimoniale precisa: l'ospite che aveva appena lasciato il papa doveva portarsi via, come ultima immagine, la figura del Cristo che benedice. Non un benvenuto, un congedo. La benedizione papale veniva riconfermata visivamente proprio nel momento in cui l'udienza era finita e il visitatore tornava al mondo.
C'è un secondo strato, che riguarda l'orgoglio artistico. Sotto l'affresco è murata una lapide latina che ricorda il primato di Melozzo nella prospettiva, e l'insieme è racchiuso dagli emblemi araldici di Clemente XI Albani, il papa che volle il trasferimento e la sistemazione. Un pontefice del primo Settecento che salva un frammento del Quattrocento, lo colloca nel punto psicologicamente più efficace del proprio palazzo e ci mette accanto un'iscrizione per spiegare al visitatore perché quel pittore fosse importante. È una operazione museografica moderna fatta con tre secoli di anticipo, dentro una scala che nessuno considera una sala espositiva.
Aggiungo il dettaglio che rende la storia completa: gli angeli musicanti e il Cristo, un tempo parte dello stesso catino absidale, sono oggi divisi fra due Stati diversi, la Città del Vaticano e la Repubblica Italiana, a un chilometro e mezzo di distanza in linea d'aria. Ricomporre mentalmente quell'abside, mentre si sale lo scalone del Quirinale, è l'esercizio più bello che un visitatore possa fare qui dentro.
Una cosa che non ti dice nessuno su Palazzo del Quirinale
Che si entra gratis. Non è un modo di dire: la visita al Palazzo del Quirinale non ha un biglietto d'ingresso, e i 2,50 euro che si pagano sono il contributo per la procedura di prenotazione, non il prezzo del percorso. Vale per tutti e tre i percorsi, vale per la visita alla Caserma dei Corazzieri e vale anche per i concerti della domenica nella Cappella Paolina. In una città in cui l'ingresso a un museo civico costa quanto una cena, la residenza del capo dello Stato, con duecentosessanta arazzi e trentottomila porcellane, si visita per il prezzo di un caffè al banco più cinquanta centesimi.
La seconda cosa che nessuno dice è la conseguenza pratica di questa gratuità: i posti finiscono. Non ci sono biglietti last minute, non c'è la fila alla cassa perché non c'è la cassa, e il biglietto è nominativo e vincolato a giorno e ora. Non è modificabile e non è rimborsabile. Chi si presenta in ritardo non entra, punto: non è cattiveria del personale, è che la visita procede per gruppi scaglionati ogni trenta minuti dentro un edificio in servizio, e un gruppo che slitta ne blocca altri due.
La terza, la meno intuitiva: le visite sono in italiano. Non ci sono turni in inglese, francese o spagnolo. Chi accompagna amici stranieri deve mettere in conto una traduzione a bassa voce oppure preparare il gruppo prima. Ne parlo per esperienza diretta: è la variabile che più spesso rovina la visita a chi non l'ha prevista, perché il percorso è lungo un'ora e venti e ascoltare senza capire, in piedi, dopo dieci sale, è faticoso.
C'è poi un quarto elemento che sfugge quasi a tutti: il Quirinale è un edificio in funzione, e le sale che si visitano sono le stesse in cui si giura, si firma e si riceve. Questo significa che il calendario può cambiare per ragioni istituzionali, che alcuni ambienti possono essere temporaneamente esclusi, e che la sospensione estiva è lunga, nel calendario in corso dal 26 luglio all'11 settembre. Chi organizza un viaggio a Roma ad agosto contando su questa visita farà bene a cambiare programma per tempo.
Il consiglio che ti do per visitare Palazzo del Quirinale
Prenotate con almeno tre o quattro settimane di anticipo e scegliete il primo turno del mattino, quello delle 9.30. Ci sono tre ragioni concrete. La prima è la luce: le sale del piano nobile affacciate su piazza del Quirinale ricevono il sole del mattino, e la differenza fra le 9.30 e le 13.00 nella Sala degli Specchi e nel Salone delle Feste è la differenza fra vedere e intuire. La seconda è la calma: il primo gruppo non ha nessuno davanti e nessuno che spinge, e nel Salone dei Corazzieri si può sostare senza sentirsi in una stazione. La terza è che, uscendo verso le 11, avete davanti la parte migliore della giornata per il resto del colle.
Secondo consiglio, sull'ordine dei percorsi. Se è la prima volta, fate il percorso artistico-istituzionale: cortile d'Onore, piano terra, piano nobile e Appartamenti Imperiali, un'ora e venti. Se tornate, prendete il percorso tematico con Vasella, giardini e carrozze, che è quello che quasi nessun turista fa e che restituisce la dimensione domestica della residenza. Quirinale Contemporaneo lo lascerei come terza visita, o come prima solo a chi ha già dimestichezza con l'arte italiana del secondo Novecento.
Terzo, la logistica del giorno. Presentatevi quindici minuti prima con un documento valido: non è una formalità elastica, è un controllo di sicurezza in una sede istituzionale. Vestitevi in modo appropriato, il che significa evitare canottiere e infradito e non significa giacca e cravatta. Se portate bambini sotto i dodici anni, devono essere accompagnati. Se avete uno zaino ingombrante, lasciatelo in albergo: i controlli in ingresso richiedono tempo e i corridoi non sono fatti per gli zaini da trekking.
Quarto, e qui esprimo un'opinione che raramente si legge: non fate del Quirinale l'unica cosa della giornata, ma non incastratelo nemmeno fra due musei. Uscendo dalla visita si ha bisogno di aria e di silenzio, e per fortuna sono a portata di mano. Il mio itinerario preferito è uscire alle 11, scendere per via Ventiquattro Maggio, prendere un caffè a Magnanapoli e poi decidere se andare verso i Fori o verso Palazzo Barberini. Quello che sconsiglio, davvero, è la corsa Quirinale-Trevi-Pantheon nella stessa mattina: si arriva ovunque e non si guarda niente.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che qui dentro sono stati eletti quattro papi. Lo si legge in ogni scheda, in una riga, e poi non se ne parla più: eppure significa che la Cappella Paolina del Quirinale è stata sede di conclave quattro volte, e che per un tratto dell'Ottocento la Sistina non era affatto il luogo obbligato dell'elezione pontificia.
I quattro conclavi sono documentati con date precise. Il primo si aprì il 2 settembre 1823 ed elesse il 28 settembre il cardinale Annibale Della Genga, che prese il nome di Leone XII. Il secondo elesse il 31 marzo 1829 il cardinale Francesco Saverio Castiglioni, Pio VIII, il cui pontificato durò appena otto mesi, fino al 30 novembre 1830. Il terzo fu il più lungo e travagliato, cinquanta giorni, e si chiuse il 2 febbraio 1831 con l'elezione del monaco camaldolese Mauro Cappellari, Gregorio XVI. Il quarto durò due soli giorni ed elesse, il 16 giugno 1846, il cardinale Mastai Ferretti: Pio IX, l'ultimo papa re.
Il fatto architettonico che rende possibile tutto questo è la scelta di Carlo Maderno di costruire la Paolina, nel 1615 per Paolo V Borghese, con le stesse proporzioni e le stesse misure della Cappella Sistina. Non era un omaggio: era un requisito funzionale. Una cappella destinata a ospitare un conclave deve poter accogliere lo stesso numero di cardinali, gli stessi banchi, la stessa liturgia, e quindi deve avere lo stesso volume. Quando entrate nella Paolina e vi sembra di riconoscerla, non è un déjà vu: sono le proporzioni della Sistina, spogliate di Michelangelo e rivestite di stucchi bianchi e oro.
Vale la pena aggiungere una considerazione che di solito manca. Che quattro papi siano stati eletti nella residenza estiva e non in Vaticano non è un dettaglio di cronaca ecclesiastica: è la prova materiale che nell'Ottocento il Quirinale era, a tutti gli effetti, il centro del governo dello Stato pontificio. Il Vaticano restava la sede del papa vescovo; qui abitava e decideva il papa sovrano. Il fatto che nel 1870 l'Italia si sia presa proprio questo palazzo, e non un altro, si spiega esattamente così.
La foto giusta da fare a Palazzo del Quirinale
La foto giusta non è la facciata. La facciata è lunga, bassa e frontale, e in fotografia rende poco: viene sempre un rettangolo ocra chiaro con un portone al centro. La foto che vale è quella che si scatta voltando le spalle al palazzo, dal parapetto della piazza, verso la città bassa.
Piazza del Quirinale è un belvedere e quasi nessuno la usa come tale. Dal muretto sul lato ovest si domina il tessuto dei tetti fino alla cupola di San Pietro, che si allinea sull'asse dello sguardo in modo quasi innaturale. La luce buona è quella del tardo pomeriggio, quando il sole cala dietro il Gianicolo e la cupola si staglia in controluce mentre i tetti restano caldi. In inverno il momento arriva verso le 16.30, in estate verso le 20. Trattatelo come un appuntamento: si arriva venti minuti prima e si aspetta.
La seconda inquadratura da portarsi a casa è verticale e comprende obelisco e Dioscuri. Il trucco è mettersi basso, in ginocchio se necessario, all'altezza della vasca di granito, e scattare dal basso verso l'alto includendo un cavallo, la punta dell'obelisco e il cielo. In questo modo si racconta in un solo fotogramma la stratificazione della piazza: un bacino dal Foro Romano, un obelisco dal Mausoleo di Augusto, due gruppi statuari dalle terme di Costantino. Con la facciata sfocata sullo sfondo, se avete un obiettivo luminoso.
Terza possibilità, per chi entra: il cortile d'Onore visto dal portico, con il torrino e l'orologio a sei ore nell'angolo alto dell'inquadratura. All'interno delle sale le regole fotografiche possono variare e la cortesia impone di chiederlo all'accompagnatore prima di alzare la macchina, ma il cortile è il punto in cui il palazzo si lascia raccontare meglio in una sola immagine. Un avvertimento tecnico: il travertino chiarissimo delle facciate inganna gli esposimetri e produce foto scure. Correggete l'esposizione di mezzo stop in più e ringraziatemi dopo.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è il più antico ed è anche il più silenzioso: l'acquisto del 1587. Sisto V, appena eletto, fa comprare dalla Camera Apostolica la villa e la vigna dei Carafa e trasforma una residenza privata in un bene della Santa Sede. Da quel momento il colle diventa istituzione. Nulla di ciò che segue sarebbe stato possibile senza quell'atto notarile.
Il secondo è l'estate del 1770, quando Clemente XIV conferisce al quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart l'Ordine dello Speron d'oro. La tradizione colloca l'investitura qui, dove il papa passava l'estate, e la scena è di quelle che meritano di essere immaginate: un ragazzino di Salisburgo, arrivato da Napoli, che riceve una decorazione cavalleresca in una sala di Maderno.
Il terzo è l'occupazione francese, fra il 1809 e il 1814. Roma è annessa all'Impero, il Quirinale è designato residenza dell'imperatore, l'architetto Raffaele Stern taglia in tre la galleria di Pietro da Cortona per ricavare gli appartamenti, il palazzo viene spogliato di arredi e di dipinti, fra cui opere di Tiziano e del Guercino. Poi arriva la campagna di Russia del 1812, i fondi vengono dirottati, e Napoleone non metterà mai piede nella reggia romana che aveva ordinato per sé. È l'unico grande cantiere napoleonico d'Italia rimasto senza il suo committente.
Il quarto blocco di eventi è il novembre del 1848 ed è il più drammatico. Il 15 novembre viene assassinato Pellegrino Rossi, capo del governo pontificio. Il giorno seguente, il 16, la rivoluzione monta e la folla in armi si presenta davanti al Quirinale, dove Pio IX è asserragliato: la giornata si chiude con la resa politica del pontefice, che concede un nuovo ministero. La notte del 24 novembre Pio IX fugge da Roma travestito da presbitero e ripara a Gaeta, ospite di Ferdinando II delle Due Sicilie. Da quella fuga nasceranno la Repubblica Romana del 1849 e, sul lungo periodo, l'irrigidimento del pontificato di Pio IX, che era cominciato con fama di riformatore.
Il quinto è il 1870. Il 20 settembre i bersaglieri entrano dalla Breccia di Porta Pia, ma il Quirinale resta presidiato dalle guardie svizzere al servizio del papa fino al 1 ottobre, quando il generale Raffaele Cadorna le fa allontanare con la forza. Vittorio Emanuele II ne fa la propria residenza ufficiale dal 1871. Un palazzo passa di mano senza una fucilata all'interno, e cambia natura per sempre.
Il sesto è l'8 gennaio 1930, quando nella Cappella Paolina si celebrano le nozze fra Umberto di Savoia, futuro Umberto II, e la principessa Maria José del Belgio. Il settimo è il 1938, la visita di Adolf Hitler, per la quale vengono rifatti pavimenti e arredi della sala del Bronzino e collocati alcuni busti di personaggi romani, moderni tranne uno del I secolo. Sono due facce dello stesso decennio e conviene raccontarle insieme.
L'ottavo, decisivo, è il 2 giugno 1946: il referendum istituzionale trasforma il palazzo reale nella sede del presidente della Repubblica. Il nono, più recente, è la stagione dei grandi restauri sotto le presidenze Ciampi e Napolitano, con il recupero delle decorazioni seicentesche mutilate dai francesi nella Sala Gialla e nella sala di Augusto e, soprattutto, la rimozione dell'ocra sabaudo dalle facciate e il ritorno al colore del travertino, deciso studiando le vedute settecentesche di Pannini e Vanvitelli. Il decimo è il giugno 2019, quando con Quirinale Contemporaneo l'arte italiana del Novecento entra stabilmente nelle sale, nel cortile e nei giardini.
Chi è passato da Palazzo del Quirinale
Trenta papi ci hanno abitato, da Gregorio XIII a Pio IX. Non passati: abitati, per quasi tre secoli. Fra loro i costruttori che hanno fatto il palazzo come lo vediamo, Sisto V che lo comprò, Paolo V Borghese che gli diede la struttura definitiva, Urbano VIII Barberini che raddoppiò il giardino e lo dotò di cannoni, Alessandro VII che avviò la Manica Lunga con Bernini, Innocenzo XIII e Clemente XII che la completarono con Specchi e Fuga, Benedetto XIV Lambertini per il quale Fuga costruì la Coffee House nel giardino, Clemente XI Albani che fece murare il Melozzo sullo scalone, Pio VI che sistemò l'obelisco, Pio VII Chiaramonti che cancellò le tracce napoleoniche.
Fra i cardinali, il nome che conta più di tutti è Ippolito II d'Este, il committente di Villa d'Este a Tivoli, che qui affittò la vigna dei Carafa nel 1550 e ne rifece i giardini a proprie spese. Senza il suo gusto per l'acqua e per le sculture antiche, il verde del Quirinale sarebbe un'altra cosa.
Fra gli artisti, l'elenco di chi ha lavorato in queste sale è impressionante e vale la pena scandirlo per esteso: Ottaviano Mascherino, Domenico Fontana, Flaminio Ponzio, Carlo Maderno, Gian Lorenzo Bernini, Alessandro Specchi, Ferdinando Fuga, Martino Ferrabosco, Guido Reni, Giovanni Lanfranco, Francesco Albani, Antonio Carracci, Agostino Tassi, Carlo Saraceni, Alessandro Turchi, Marcantonio Bassetti, Pietro da Cortona, Bernardo Castello, Marco Tullio Montagna, Simone Lagi, Carlo Finelli, Raffaele Stern, Annibale Angelini, Tommaso Minardi, Francesco Manno, Luigi Cochetti, Gaetano Lodi, Annibale Brugnoli, Girolamo Magnani, Cecrope Barilli, Alessandro Palombi, Ernesto Ballarini. A questi si aggiungono gli autori delle opere qui trasferite: Melozzo da Forlì con il Cristo benedicente, Agnolo Bronzino con i cartoni degli arazzi di Giuseppe, Pietro Piffetti con la libreria, Andrea Brustolon con le poltrone dello Zodiaco, Jean-Auguste-Dominique Ingres, che per la camera da letto napoleonica dipinse il Sogno di Ossian.
Fra i musicisti, Mozart nel 1770. Fra i sovrani stranieri, Guglielmo II di Germania, per il quale nel 1888 e nel 1893 furono allestiti i sedici ambienti degli Appartamenti Imperiali, e Adolf Hitler nel 1938. Napoleone Bonaparte, che pure ordinò di trasformarlo nella propria residenza romana, non ci entrò mai: è forse il più celebre dei non passati di qui.
Fra gli italiani della storia repubblicana ci sono tutti i presidenti: Enrico De Nicola e Luigi Einaudi, che non vi abitarono; Giovanni Gronchi, il primo a viverci; Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Giovanni Leone con le famiglie; Sandro Pertini e Francesco Cossiga, che lo usarono solo come ufficio; Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. E poi c'è un passaggio soltanto epistolare, che però è il mio preferito: quello di Arturo Toscanini, il cui carteggio con Einaudi è conservato nell'Archivio storico e contiene il rifiuto della nomina a senatore a vita. Un uomo che non entra in un palazzo e ne diventa lo stesso uno dei personaggi.
Il Palazzo del Quirinale con i bambini
Funziona, ma a condizioni precise. Il percorso artistico-istituzionale dura un'ora e venti in piedi, senza pause e senza possibilità di uscire prima: sotto i sette-otto anni diventa lungo. I minori di dodici anni devono comunque essere accompagnati da un adulto. Il mio suggerimento pratico è di preparare i bambini con due o tre ganci concreti prima di entrare: cercate l'orologio che ha solo sei ore invece di dodici, contate le poltrone dello Zodiaco e trovate il segno zodiacale di ciascuno intagliato sul bracciolo, guardate il tappeto del Salone delle Feste e provate a immaginare quante persone ci stiano sedute a tavola. Sono tre giochi e reggono tutta la visita.
Per i ragazzi più grandi, dai dodici anni in su, la visita alla Caserma dei Corazzieri del sabato mattina è più efficace di quella al palazzo: cinquanta minuti, gruppi piccoli di quindici persone, uniformi, cavalli e archeologia sotto il pavimento. Il 2 giugno, poi, l'apertura dei giardini è la giornata giusta per una famiglia: si cammina all'aperto, si vede il platano di quattrocento anni, si sente l'organo idraulico. In quella giornata i viali arrivano ad accogliere fino a ventimila persone, quindi mettete in conto la fila e portate acqua.
Accessibilità del Palazzo del Quirinale
Il palazzo è una residenza storica su più livelli, con scaloni monumentali e pavimentazioni antiche, e le condizioni di accesso per chi ha difficoltà motorie vanno concordate in anticipo con il servizio prenotazioni: il call center 06 42012191, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00, e l'Infopoint di Salita di Montecavallo 15 sono i canali giusti per chiedere l'assistenza necessaria e verificare quali tratti del percorso siano praticabili nella giornata scelta. Chiedete al momento della prenotazione e non il giorno stesso: in una sede istituzionale l'organizzazione degli accessi richiede preavviso.
Un'avvertenza indipendente dall'accessibilità dichiarata: anche per chi cammina bene, un'ora e venti in piedi su marmi e cotti antichi, senza sedute lungo il percorso, si sente. Scarpe comode e suola morbida, sempre.
Cosa vedere intorno al Palazzo del Quirinale
Il colle è uno dei punti di Roma con la maggiore densità di cose belle nel raggio di dieci minuti a piedi, e sarebbe uno spreco uscire dal palazzo e prendere subito la metropolitana. Sulla stessa via del Quirinale ci sono due chiese che da sole valgono un corso di storia dell'architettura barocca: Sant'Andrea al Quirinale, l'ovale di Bernini, e San Carlo alle Quattro Fontane, il capolavoro di Borromini, a duecento metri l'una dall'altra. Vederle in sequenza nella stessa mezz'ora è l'esperienza didattica più efficace che Roma offra su quei due caratteri.
Scendendo verso ovest, in quattro minuti si è alla Fontana di Trevi. Salendo per via delle Quattro Fontane si arriva in cinque minuti a Palazzo Barberini e alla Galleria Nazionale d'Arte Antica. Sul lato opposto della piazza c'è Palazzo Colonna con la sua Galleria Colonna, aperta al pubblico in giorni contingentati, e sotto il palazzo la basilica dei Santi Apostoli, da cui proviene il Melozzo dello scalone: andarci dopo la visita chiude il cerchio. Lungo via Nazionale c'è il Palazzo delle Esposizioni, e di fronte al Quirinale le Scuderie del Quirinale.
Verso Termini, in dieci minuti abbondanti, si raggiungono le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo alle Terme, che conserva la pittura romana più bella del mondo. Verso il Corso si arriva a Montecitorio e a Palazzo Madama, completando il triangolo delle istituzioni; verso sud, in quindici minuti, si è al Campidoglio e ai Musei Capitolini. E se il pomeriggio è libero, piazza di Spagna e Trinità dei Monti sono a un quarto d'ora di passeggiata in piano lungo via del Tritone.
Quando andare al Palazzo del Quirinale e quando evitarlo
I mesi migliori sono ottobre, novembre, marzo e aprile: luce buona, temperature che rendono piacevole la salita al colle, disponibilità di prenotazione più larga rispetto alla primavera piena. Gennaio e febbraio hanno il vantaggio della città vuota e lo svantaggio delle giornate corte, che penalizzano la fotografia dalla piazza.
Da evitare: agosto, perché il calendario ufficiale prevede una lunga sospensione estiva, nel calendario in corso dal 26 luglio all'11 settembre; i giorni di grandi cerimonie istituzionali, in cui il percorso può essere ridotto; e il 2 giugno, se il vostro obiettivo è il palazzo, perché quel giorno l'attenzione è tutta sui giardini e sulla Festa della Repubblica. Se invece il vostro obiettivo sono i giardini, il 2 giugno è l'unica data dell'anno in cui si aprono gratuitamente a chiunque, e allora conviene esserci presto la mattina.
Lunedì e giovedì sono chiusura. Il sabato mattina è il momento in cui si concentra anche la visita alla Caserma dei Corazzieri, con i due ingressi delle 9.00 e delle 10.00: chi vuole fare entrambe le cose deve prenotarle separatamente e mettere in conto che sono in due indirizzi diversi, piazza del Quirinale e via XX Settembre 12.

Domande veloci su Palazzo del Quirinale
Quanto costa visitare Palazzo del Quirinale
La visita è gratuita. Si paga solo un contributo di prenotazione di 2,50 euro a persona, uguale per tutti e tre i percorsi.
Quali sono gli orari di apertura del Palazzo del Quirinale
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 9.30 alle 16.00, con ultimo ingresso alle 14.30. Lunedì e giovedì è chiuso.
Serve prenotare per entrare a Palazzo del Quirinale
Sì, sempre. Non esiste la biglietteria sul posto: si prenota online sul portale della Presidenza della Repubblica, al call center 06 42012191 tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.00, oppure all'Infopoint di Salita di Montecavallo 15. Per la Caserma dei Corazzieri la prenotazione va fatta almeno cinque giorni prima.
Quanto dura la visita a Palazzo del Quirinale
Circa un'ora e venti minuti per ciascuno dei tre percorsi. Aggiungete i quindici minuti di anticipo richiesti per i controlli.
Quali percorsi di visita ci sono a Palazzo del Quirinale
Tre: il percorso artistico-istituzionale, con cortile d'Onore, piano terra, piano nobile e Appartamenti Imperiali; il percorso tematico, con Vasella, giardini e carrozze; e Quirinale Contemporaneo, dedicato alla collezione di arte e design del Novecento.
Le visite a Palazzo del Quirinale sono in inglese
No. Le visite guidate si svolgono in italiano.
Si possono fare fotografie dentro Palazzo del Quirinale
Le condizioni possono variare da sala a sala e da giornata a giornata: chiedete all'accompagnatore all'inizio del percorso. All'esterno, in piazza del Quirinale, si fotografa liberamente.
Serve un documento per entrare a Palazzo del Quirinale
Sì. Il biglietto è nominativo e all'ingresso viene richiesto un documento di identità valido. Bisogna presentarsi quindici minuti prima dell'orario indicato.
Il biglietto di Palazzo del Quirinale è rimborsabile
No. La prenotazione non è modificabile e il biglietto non è rimborsabile; chi arriva in ritardo non viene ammesso.
Palazzo del Quirinale è adatto ai bambini
Dagli otto anni in su funziona bene, con qualche gioco di osservazione preparato prima. I minori di dodici anni devono essere accompagnati da un adulto.
Palazzo del Quirinale è accessibile in sedia a rotelle
Le condizioni di accesso vanno concordate al momento della prenotazione, contattando il call center o l'Infopoint. L'edificio è storico, su più livelli, con scaloni monumentali.
Quando sono aperti i giardini del Palazzo del Quirinale
Il 2 giugno di ogni anno i giardini si aprono al pubblico, e possono accogliere fino a ventimila visitatori. Sono inoltre compresi nel percorso tematico di visita.
Quante stanze ha il Palazzo del Quirinale
Circa milleduecento, su una superficie di 110.500 metri quadrati.
Quanti papi hanno abitato il Palazzo del Quirinale
Trenta, da Gregorio XIII a Pio IX, che fu l'ultimo pontefice a risiedervi fino al 1870.
Quanti conclavi si sono tenuti a Palazzo del Quirinale
Quattro, tutti nella Cappella Paolina: elessero Leone XII nel 1823, Pio VIII nel 1829, Gregorio XVI nel 1831 e Pio IX nel 1846.
Che differenza c'è fra il Palazzo del Quirinale e le Scuderie del Quirinale
Il palazzo è la residenza del presidente della Repubblica e si visita su prenotazione; le Scuderie, di fronte, sono l'ex scuderia papale trasformata in spazio espositivo dal restauro di Gae Aulenti e ospitano grandi mostre temporanee, con biglietto proprio.
Come si arriva al Palazzo del Quirinale con i mezzi pubblici
Metropolitana linea A, fermata Barberini, poi via delle Quattro Fontane e via del Quirinale, circa seicento metri. In alternativa, gli autobus che percorrono via Nazionale fra Termini e piazza Venezia, fra cui le linee 40 e 64, e poi la salita di via Ventiquattro Maggio.
Si può assistere al cambio della guardia a Palazzo del Quirinale
Il Cambio della Guardia in forma solenne, con lo schieramento del Reggimento Corazzieri e la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo, si svolge in piazza del Quirinale in occasione delle ricorrenze istituzionali, come la Festa della Repubblica. Le date sono annunciate dalla Presidenza della Repubblica.
Si possono ascoltare concerti dentro Palazzo del Quirinale
Sì. I concerti si tengono nella Cappella Paolina la domenica, sono una produzione di Radio3 in collaborazione con Rai Quirinale, sono gratuiti con il consueto contributo di prenotazione di 2,50 euro, e richiedono di presentarsi cinquanta minuti prima con documento e biglietto.
Si può visitare la Caserma dei Corazzieri
Sì, il sabato, con ingressi alle 9.00 e alle 10.00, per una visita di circa cinquanta minuti in gruppi di massimo quindici persone. Ingresso in via XX Settembre 12, prenotazione almeno cinque giorni prima, contributo di 2,50 euro.
Il Palazzo del Quirinale chiude in estate
Sì, il calendario ufficiale prevede una sospensione estiva; nel calendario in corso va dal 26 luglio all'11 settembre. Conviene verificare le date sul sito ufficiale prima di programmare il viaggio.
Dove si trova esattamente il Palazzo del Quirinale
In piazza del Quirinale, 00187 Roma, sulla sommità del colle Quirinale. L'Infopoint per prenotazioni e informazioni è in Salita di Montecavallo 15.
Che cosa si vede di più bello a Palazzo del Quirinale
Se dovessi scegliere tre cose: il Cristo benedicente di Melozzo da Forlì sullo scalone, la scala elicoidale del Mascherino e la libreria di Pietro Piffetti. Il Salone delle Feste impressiona di più, ma quelle tre restano in mente più a lungo.
Quanto tempo prima conviene prenotare la visita a Palazzo del Quirinale
Almeno tre o quattro settimane, di più se puntate a un weekend o a un ponte. La gratuità fa sparire i posti in fretta.
Il Quirinale non è una reggia da cartolina e non va visitato come tale. È un edificio che lavora, in cui un papa dormiva dove oggi un presidente riceve i capi di Stato, e in cui ogni sala porta i segni di almeno tre committenti che si sono sovrapposti senza troppi riguardi l'uno per l'altro. Se ci entrate cercando la bellezza compatta di una reggia settecentesca resterete delusi; se ci entrate cercando la storia italiana stratificata in un solo edificio, uscirete con la sensazione di aver capito qualcosa che i libri spiegano peggio. Prenotate con calma, prendete il turno delle 9.30, e alla fine fermatevi dieci minuti sul parapetto della piazza a guardare la città: quella vista è il vero congedo, e non costa niente.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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