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Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi è la fontana più grande di Roma, circa 26 metri di altezza per quasi 50 di larghezza, e la più celebre fontana del mondo: un palcoscenico barocco addossato alla facciata di Palazzo Poli, alimentato da un acquedotto che porta acqua da duemila anni, il punto della città dove ogni giorno migliaia di persone voltano le spalle all'acqua e lanciano una monetina. E dal 2 febbraio 2026 la visita è cambiata per sempre, ed è la notizia da conoscere prima di partire: per scendere nel catino della Fontana di Trevi, cioè nell'area ribassata a ridosso della vasca, i turisti pagano un biglietto di 2,00 euro, mentre i residenti di Roma e Città Metropolitana entrano gratis mostrando un documento. Dopo le 22.00 i varchi chiudono e la fontana torna di tutti, visibile gratuitamente dalla piazza, illuminata. Più sotto trovate orari, esenzioni e dove si compra il biglietto, aggiornati alle regole ufficiali del Campidoglio.

Qui trovate la Fontana di Trevi intera: i duemila anni dell'Acqua Vergine, il concorso del 1731, i trent'anni di cantiere fra Nicola Salvi e Pietro Bracci, ogni statua e perfino ogni pianta scolpita nel travertino, e poi le regole del 2026, il rito della monetina, i film e i consigli pratici. Mettetevi comodi: la Fontana di Trevi merita più dei quattro minuti medi che le dedica il turismo di massa.

Prima però il rito più dolce, quello che quasi tutti mancano: sul lato destro della fontana, guardandola, c'è la fontanella degli innamorati, due piccoli getti d'acqua in una nicchia. Se siete alla Fontana di Trevi con il vostro compagno o la vostra compagna, non potete esimervi dal berne insieme: la tradizione romana vuole che le coppie che bevono alla fontanella degli innamorati restino innamorate e fedeli per sempre. Il rito nasceva ai tempi delle partenze vere, quando il fidanzato lasciava Roma per il servizio militare e la lontananza durava anni: si beveva insieme quell'acqua come promessa. Il lancio della monetina lo conoscono tutti, la fontanella quasi nessuno: fatela vostra.

Fontana di Trevi
Fontana di Trevi

Fontana di Trevi: il periodo classico e l'Acqua Vergine

La storia della Fontana di Trevi comincia diciannove secoli prima della fontana stessa, ed è la storia di un acquedotto. Nel 19 a.C. Marco Vipsanio Agrippa, genero e braccio destro dell'imperatore Augusto, fece arrivare a Roma l'acqua del bacino sorgentizio di Salone, sulla via Collatina, per alimentare le sue terme in Campo Marzio: è lo stesso Agrippa che costruì il primo Pantheon, quello che porta ancora il suo nome scolpito sul frontone. Il nuovo acquedotto fu chiamato Aqua Virgo, Acqua Vergine, e sul nome la tradizione antica, riportata da Sesto Giulio Frontino, il curatore delle acque di Roma che ne scrisse alla fine del I secolo, racconta una leggenda precisa: una giovane ragazza, una vergine appunto, avrebbe indicato ai soldati di Agrippa il luogo esatto delle sorgenti. Quella ragazza, come vedrete, è scolpita ancora oggi sulla Fontana di Trevi.

L'Aqua Virgo corre per quasi venti chilometri, in gran parte sotterranei, dalle sorgenti fino al Campo Marzio: e qui sta il dato che ancora oggi fa impressione. È l'acquedotto più antico di Roma ancora funzionante, l'unico che non ha mai smesso di portare acqua alla città dall'epoca di Augusto a stamattina. Le grandi arcate degli altri acquedotti sono rovine da fotografare; l'Acqua Vergine lavora. Quando guardate l'acqua della Fontana di Trevi state guardando un'opera idraulica romana in servizio da più di duemila anni: alla storia dell'acquedotto abbiamo dedicato una scheda intera, la trovate alla pagina dell'Aqua Virgo.

Fontana di Trevi
Fontana di Trevi

Fontana di Trevi: il periodo tardo antico e medievale

Nel 537 i Goti di Vitige assediarono Roma e tagliarono gli acquedotti: l'Acqua Vergine ne uscì compromessa e con la portata assai ridotta, ma fu l'unica a non morire. Restò in uso per tutto il Medioevo, con restauri attestati già nell'VIII secolo e poi ancora nel XII, quando il Comune di Roma provvide anche ad allacciare il condotto ad altre fonti più vicine alla città, in una località allora chiamata «Trebium»: ed ecco la prima ipotesi sull'origine del nome della Fontana di Trevi. Mentre la Roma imperiale si spegneva e la popolazione si ammassava nell'ansa del Tevere, questo filo d'acqua continuava ad arrivare: senza l'Acqua Vergine, il rione Trevi come lo conoscete non esisterebbe.

Aqua Virgo - acquedotto Acqua Vergine
Aqua Virgo - acquedotto Acqua Vergine

Fontana di Trevi: il periodo rinascimentale

Nel Medioevo il punto terminale dell'Aqua Virgo si trovava sul lato orientale del colle Quirinale, nei pressi di un trivio, un incrocio di tre strade: «Treio» nella lingua dell'epoca, ed ecco la seconda ipotesi, abbastanza accreditata, sull'origine del nome. Al centro dell'incrocio c'era una fontana con tre bocche che riversavano acqua in tre distinte vasche affiancate: la prima documentazione grafica della «Fontana del Treio», o «di Trevi», così rappresentata, risale al 1410. Niente statue, niente scenografia: tre vasche di quartiere dove la gente attingeva acqua e abbeverava le bestie.

Il primo salto di qualità arriva nel 1453, quando papa Niccolò V incarica Leon Battista Alberti, il grande umanista e architetto, di rifare la fontana: l'Alberti sostituì le tre vasche con un unico lungo bacino rettangolare, lo appoggiò a una parete bugnata e merlata e restaurò i tre mascheroni da cui usciva l'acqua. Sulla parete fu apposta una lapide che recitava: "Nicolò V Pontefice Massimo, dopo aver abbellito con insigni monumenti la città, restaurò il condotto dell'Acqua Vergine dall'antico stato di abbandono nel 1453". Tenete a mente questa lapide: fra due secoli sparirà in un trasloco, e nessuno l'ha più ritrovata.

Palazzo Poli - Fontana di Trevi
Palazzo Poli - Fontana di Trevi

Fontana di Trevi: il periodo barocco e il progetto del Bernini

Verso il 1640 papa Urbano VIII Barberini ordinò a Gian Lorenzo Bernini una trasformazione radicale della piazza e della fontana: voleva un nuovo nucleo scenografico vicino al palazzo di famiglia, Palazzo Barberini, allora in fase di ultimazione, e visibile anche dal Palazzo del Quirinale, residenza pontificia. Il Bernini progettò una grande mostra d'acqua e, prima ancora di ottenere l'autorizzazione, diede inizio ai lavori, finanziati fra l'altro dai proventi di una sgraditissima tassa sul vino imposta ai romani: dettaglio che a Roma non è mai stato perdonato del tutto, e ci torno più avanti perché la vendetta popolare è passata in proverbio.

Il Bernini fece due mosse decisive che vedete ancora oggi: ampliò la piazza demolendo alcune casupole a sinistra della fontana preesistente, e soprattutto ribaltò la fontana ortogonalmente, portandola all'allineamento odierno, rivolta verso il Quirinale. La sua mostra d'acqua, nota da varia documentazione illustrata, prevedeva due grandi vasche semicircolari concentriche con al centro un piedistallo appena sotto il pelo dell'acqua, base per un gruppo scultoreo probabilmente incentrato sulla «vergine Trivia». Ma i fondi si esaurirono presto e vennero drasticamente tagliati dalla guerra che il papa aveva dichiarato al ducato di Parma e Piacenza: nessuna statua centrale fu scolpita e il cantiere si bloccò. Nel trasloco del cantiere si persero anche le tracce della lapide di Niccolò V, come vi avevo anticipato.

La morte di Urbano VIII nel 1644 chiuse la partita: il nuovo papa Innocenzo X Pamphili aprì un processo contro la famiglia Barberini e il progetto berniniano fu abbandonato. Al Bernini, caduto in disgrazia per essere stato l'architetto dei Barberini, toccò il compito di prolungare l'Acqua Vergine fino a Piazza Navona, dove Francesco Borromini avrebbe dovuto realizzare una nuova mostra monumentale davanti al palazzo dei Pamphili. La storia poi andò diversamente, e sulla piazza il Bernini si prese la rivincita con la fontana dei Quattro Fiumi: ma questa è un'altra scheda. Alla Fontana di Trevi, intanto, restava il bacino ribaltato e nessun monumento: e così rimase per quasi un secolo.

I progetti falliti: da Carlo Fontana alla Madonna del Benaglia

Trascorsero quasi sessant'anni prima che Clemente XI si ponesse di nuovo il problema della Fontana di Trevi. I progetti non mancarono: Carlo Fontana propose un obelisco su un gruppo di rocce, sul modello della fontana dei Quattro Fiumi; Bernardo Castelli una colonna su base rocciosa con una rampa a spirale; altri architetti disegnarono soluzioni che prevedevano perfino la parziale demolizione degli edifici alle spalle della fontana. Nessuno di questi progetti andò in porto. E sembrava l'ultima occasione, perché la famiglia del pontefice successivo, Innocenzo XIII Conti, duchi di Poli, aveva da poco allargato le proprietà di famiglia fino alla piazza di Trevi, comprando i due edifici dietro la fontana per rimpiazzarli con un palazzo nobiliare: qualunque fontana monumentale avrebbe potuto compromettere il palazzo, ed era quindi da evitare accuratamente. Il palazzo è quello che ancora oggi fa da quinta alla fontana: la sua storia completa sta nella scheda di Palazzo Poli.

Nel pontificato di Benedetto XIII, originario di Gravina di Puglia, si colloca l'episodio più curioso di tutta questa lunga vigilia. Il papa, con spirito campanilistico, ai più noti architetti dell'epoca preferì artisti rigorosamente provenienti dal Mezzogiorno, i cui progetti risultarono però decisamente scadenti. L'unica opera realizzata fu una statua della Madonna col Bambino del napoletano Paolo Benaglia, destinata forse al piedistallo che il Bernini aveva sistemato al centro delle due vasche. L'episodio è curioso perché l'artista intese la «Vergine» del nome dell'acquedotto come la Madonna, anziché la giovane ragazza della leggenda di Frontino che aveva indicato le sorgenti ai soldati di Agrippa: una gaffe teologico-archeologica in piena regola, e stupisce che nessuno l'abbia segnalata nemmeno al pontefice. Della statua, comunque, si sono perse le tracce.

Fontana di Trevi
Fontana di Trevi

Il concorso del 1731 e i trent'anni di cantiere

A parte la parentesi dei pontificati di Innocenzo XIII e Benedetto XIII, dal 1721 al 1730, all'inizio del Settecento la Fontana di Trevi era diventata un tema obbligato per gli architetti residenti o di passaggio a Roma, e l'Accademia di San Luca ne fece il tema di diversi concorsi: si conoscono disegni e pensieri di Nicola Michetti, Luigi Vanvitelli, Ferdinando Fuga e altri, italiani e stranieri. La svolta è del 1731, quando papa Clemente XII Corsini bandì il grande concorso per una mostra d'acqua monumentale. Una prima assegnazione premiò lo scultore francese Lambert-Sigisbert Adam, ma l'incarico passò poi a Salvi: si dice perché il pontefice non voleva affidare l'opera a uno straniero, oppure, secondo un'altra versione, perché Adam doveva tornare in Francia. Scartati i progetti che tentavano di preservare la facciata di Palazzo Poli, l'attenzione si concentrò sui disegni di Ferdinando Fuga, Nicola Salvi e Luigi Vanvitelli, con grande disappunto dei duchi di Poli, ancora proprietari, che si sarebbero visti mangiare due interassi di finestre e coronare il palazzo con lo stemma dei Corsini. Clemente XII non volle sentire ragioni, affidò la scelta a una commissione di esperti e il concorso fu vinto da Nicola Salvi, anche perché il suo progetto era il più economico: i lavori furono finanziati per 17.647 scudi, raccolti in parte grazie alla reintroduzione del gioco del lotto a Roma. La fontana più famosa del mondo è figlia di una schedina.

Il progetto di Salvi conciliava le influenze barocche e berniniane con il nuovo monumentalismo classicista del pontificato: l'idea di fondo restava quella di Urbano VIII e del Bernini, narrare con uno sposalizio di architettura e scultura la storia dell'Acqua Vergine. Il cantiere aprì nel 1732 e fu una maratona: Clemente XII volle inaugurare la fontana già nel 1735, con i lavori in corso; nel 1740 il cantiere si fermò di nuovo, per riprendere due anni dopo; il successore Benedetto XIV pretese una seconda inaugurazione nel 1744. Fra le cause dei tempi lunghissimi, oltre alla grandiosità dell'opera, l'aumento dei costi e le liti frequenti fra il Salvi e Giovanni Battista Maini, lo scultore incaricato dell'esecuzione. Nessuno dei due vide la fine: Salvi morì nel 1751, il Maini l'anno dopo. La prima fase si era chiusa nel 1747 con statue e rocce posticce; a Giuseppe Pannini toccò l'onere di portare l'opera a compimento, ma fu rimosso per le variazioni che aveva eseguito sul progetto originale, e i lavori ritardarono ancora.

Nel 1759 l'incarico passò allo scultore Pietro Bracci, aiutato dal figlio Virginio: suo è il grande gruppo scultoreo centrale che chiude l'opera. La sera del 22 maggio 1762, dopo trent'anni di cantiere, sotto il pontificato di Clemente XIII, la Fontana di Trevi fu finalmente restituita al pubblico in tutta la sua maestosità, e il papa la inaugurò per la terza volta. Una nota di precisione sulla data: alcune fonti chiamano quel 22 maggio «giorno di domenica», ma il 22 maggio 1762 cadeva di sabato. Dal primo bozzetto del Maini alla realizzazione finale del Bracci, l'opera fu reinterpretata in chiave illuminista: le nuove idee che arrivavano dalla Francia si stavano facendo strada nella cultura romana, e il cavallo agitato e il cavallo placido del Bracci ne sono l'espressione più bella. Eccoli.

Fontana di Trevi
Fontana di Trevi

La descrizione della Fontana di Trevi, statua per statua

Il tema dell'intera composizione della Fontana di Trevi è il mare. La fontana è inserita in un'ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati, circondata da un camminamento racchiuso entro una breve scalinata poco al di sotto del livello stradale: il Salvi ricorse alla scalinata per compensare il dislivello fra i due lati della piazza, perché il lato sinistro, verso il Quirinale, è molto più elevato dell'altro, tanto che servì anche un breve parapetto a delimitare la strada, parzialmente coperto da rocce, su una delle quali è scolpito uno stemma cardinalizio con un leone rampante. La scenografia è dominata da una scogliera rocciosa di travertino che occupa tutta la parte inferiore di Palazzo Poli, e al centro si apre una grande nicchia delimitata da colonne, che risalta come sotto un arco di trionfo.

Qui si erge la grande statua di Oceano, scolpita da Pietro Bracci fra il 1759 e il 1762 su progetto iniziato dal Maini: forme muscolose e opulente, sguardo fiero e altezzoso, un drappo che copre appena il bacino. Il dio incede su un cocchio a forma di conchiglia trainato da due cavalli alati, soprannominati dai romani «cavallo agitato», quello di sinistra, e «cavallo placido»: i due momenti del mare, la burrasca e la bonaccia, fissati nel travertino. Ai lati della nicchia centrale, due nicchie più piccole ospitano le statue della Salubrità, a sinistra di Oceano, e dell'Abbondanza, alla sua destra, col corno colmo di frutti e monete: entrambe di Filippo Della Valle. In origine, però, i soggetti previsti per le due statue laterali erano altri: Agrippa e la vergine Trivia, i due protagonisti della storia dell'acquedotto. Loro due non sono spariti: sopra le nicchie, due pannelli a bassorilievo raffigurano Agrippa che approva la costruzione dell'Aqua Virgo, opera di Giovan Battista Grossi, sopra l'Abbondanza, e la vergine che mostra ai soldati il luogo delle sorgenti, di Andrea Bergondi, sopra la Salubrità. La leggenda di Frontino, scolpita al piano nobile della fontana.

Ora avvicinatevi, perché la Fontana di Trevi è anche un giardino di pietra che quasi nessuno vede. Sulla scogliera e sulla facciata sono scolpite decine di specie vegetali, un erbario in travertino: una pianta di cappero sulla facciata di Palazzo Poli, un fico selvatico radicato in cima alla balaustrata, un cespuglio di verbasco, un fico d'India, quattro tralci di edera, calte e canne di lago, un tronco di quercia sotto la statua della Salubrità, un carciofo, una vite con quattro grappoli d'uva, una colocasia che galleggia sull'acqua, un fico, un ciombolino e un gruppo di sempreverdi dove termina la scogliera. E due animali completano il quadro: una lumaca che striscia sulla colocasia e una lucertola nascosta in una piccola cavità della facciata. Trovarle tutte è un buon gioco con i bambini: funziona meglio di qualunque audioguida.

Alzando lo sguardo, le quattro grandi colonne corinzie sorreggono il prospetto superiore, dove stanno quattro statue allegoriche più piccole, da sinistra a destra: l'Abbondanza della frutta di Agostino Corsini, la Fertilità dei campi di Bernardino Ludovisi, la Ricchezza dell'Autunno di Francesco Queirolo e l'Amenità dei giardini di Bartolomeo Pincellotti, tutte del 1735. Nel mezzo, sormontata dall'imponente stemma Corsini di Clemente XII sorretto da due rappresentazioni della Fama di Paolo Benaglia, campeggia la grande iscrizione che il pontefice volle apporre un po' frettolosamente, a lavori ancora in corso: «CLEMENS XII PONT MAX AQVAM VIRGINEM COPIA ET SALVBRITATE COMMENDATAM CVLTV MAGNIFICO ORNAVIT ANNO DOMINI MDCCXXXV PONTIF VI», cioè: nell'anno del Signore 1735, sesto del proprio pontificato, Clemente XII Pontefice Massimo adornò con un'opera magnifica l'Acqua Vergine, celebre per abbondanza e salubrità.

L'acqua sgorga dalle rocce in diversi punti: sotto il carro di Oceano riempie tre vasche prima di riversarsi nella piscina maggiore. Le tre vasche non facevano parte del progetto originario del Salvi: le aggiunse Giuseppe Pannini con le modifiche che gli costarono l'incarico. La mossa scogliera, animata da essenze vegetali e animali scolpiti e vivificata dallo scorrere copioso dell'acqua, fu realizzata da artisti di ambito berniniano, Maini, Pincellotti, Bracci, Della Valle, insieme a uno stuolo di artefici di ogni specializzazione, stagnari, ottonari e argentieri, falegnami, pittori, scalpellini, intagliatori, tutti magistralmente diretti e organizzati dal Salvi. E il Salvi si concesse anche una vendetta privata che è diventata leggenda romana: sulle rocce che coprono il parapetto a sinistra della fontana fece scolpire un grande vaso di travertino, detto Asso di coppe per la forma che ricorda il simbolo delle carte da gioco. Le chiacchiere del tempo, e l'aneddoto è abbastanza accreditato, raccontano che lo fece mettere lì per disturbare la vista di un barbiere che aveva bottega a fianco e criticava di continuo il cantiere: il vaso, che non c'entra nulla col tema della fontana e non ha alcun gemello sull'altro lato, impediva all'inopportuno critico un'agevole visuale dei lavori. Trent'anni di cantiere, e l'architetto trovò comunque il tempo di zittire un barbiere con una scultura.

Fontana di Trevi
Fontana di Trevi

Fontana di Trevi oggi: i restauri, la luce, il set

Dal punto di vista conservativo, la Fontana di Trevi moderna ha tre date. La prima è il 1998: ripulitura generale e ammodernamento dell'impianto idraulico. La seconda è il grande restauro sponsorizzato in modo consistente da Fendi, iniziato il 4 giugno 2014: diciassette mesi di lavori su facciate, statue e scogliera, pulizia del calcare, microsabbiatura, stuccatura, reintegrazione pittorica, consolidamento dei cavalli alati, nuova impermeabilizzazione della vasca, risistemazione dei sampietrini della piazza e della cortina laterizia, ammodernamento dei lampioni storici e ripulitura delle lettere dorate della dedica. Durante il cantiere la fontana restò in parte visitabile grazie a una passerella panoramica che la attraversava, e il rito della monetina non si fermò mai: una piccola vasca provvisoria raccolse desideri per tutti i diciassette mesi. La cerimonia di riconsegna è del 3 novembre 2015, davanti a centinaia di persone, con la riapertura delle condotte dell'acquedotto Vergine a riempire la vasca.

La terza data è il 18 settembre 2019, quando la sindaca Virginia Raggi presentò la nuova illuminazione artistica: 85 proiettori subacquei e 6 proiettori su mensola, tecnologia LED, potenza complessiva di appena 2,1 kW e un risparmio energetico del 70% rispetto alle vecchie lampade a sodio. Alcuni proiettori, puntati dalle conchiglie alle spalle di Oceano, esaltano la struttura centrale; altri, dentro la vasca e ai piedi della scogliera, rifiniscono i dettagli laterali. Vedere la Fontana di Trevi accesa, di sera, è un altro monumento rispetto a quella diurna: due visite, non una. Nell'autunno 2024 un ulteriore intervento di manutenzione, di nuovo con il sostegno di Fendi, ha ripulito la fontana in vista del Giubileo: alla riapertura, il 22 dicembre 2024, è partita la sperimentazione dell'accesso contingentato al catino, l'anticamera della rivoluzione del 2026.

E naturalmente il cinema. Qui Federico Fellini girò nel 1960 la scena più celebre della Dolce Vita, con Anita Ekberg che entra in acqua in abito nero chiamando «Marcello!» e Marcello Mastroianni che la segue: da quel momento la Fontana di Trevi è un set permanente dell'immaginario mondiale. E due anni dopo Totò, in Totòtruffa 62, davanti a questa vasca vendette la fontana a un turista italoamericano, spacciandosi per il proprietario: la truffa più romana mai filmata. Ricordo per chiarezza che il bagno in vasca è severamente vietato e sanzionato: la Ekberg poteva, voi no.

Il biglietto della Fontana di Trevi dal 2026: regole ufficiali

Dal 2 febbraio 2026 l'accesso al catino della Fontana di Trevi, l'area ribassata a contatto con la vasca, è regolamentato con biglietto. Le regole ufficiali, comunicate da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza: biglietto di 2,00 euro per turisti e non residenti, valido anche la prima domenica del mese; gratis per i residenti di Roma e Città Metropolitana con documento d'identità, per i bambini sotto i 6 anni, per le persone con disabilità con accompagnatore, per le guide turistiche con tesserino e per i possessori di Roma MIC Card valida. Gli orari di accesso: lunedì e venerdì dalle 11.30 alle 22.00, gli altri giorni dalle 9.00 alle 22.00, ultimo ingresso alle 21.00. Dopo le 22.00 la fontana resta visibile gratuitamente a tutti dalla piazza. Il biglietto si compra online su fontanaditrevi.roma.it, nei Musei Civici e Tourist Info Point, nei punti vendita convenzionati, oppure direttamente all'ingresso pagando solo con carta: i biglietti preacquistati sono open, senza data né orario, e non sono rimborsabili né modificabili. Nel primo mese di applicazione il Campidoglio ha contato circa 230 mila ingressi paganti; durante la sperimentazione gratuita del 2025 il sito aveva registrato oltre 10 milioni di visitatori, con circa 30.000 accessi al giorno e punte di 70.000. A nostro giudizio i 2 euro sono il biglietto più basso di Roma per l'esperienza che comprano, cioè arrivare alla balaustra senza la calca da metropolitana. Verificate comunque orari e regole su fontanaditrevi.roma.it prima di partire, perché i dettagli operativi possono essere aggiornati.

La monetina della Fontana di Trevi: il rito e dove finiscono i soldi

Il rito è codificato: di spalle alla fontana, moneta lanciata con la mano destra sopra la spalla sinistra. La tradizione promette il ritorno a Roma con una moneta; la versione estesa, cara alle guide, aggiunge che con due monete arriva l'amore per un romano o una romana e con tre il matrimonio. Il lancio resta consentito e incoraggiato anche con le regole del 2026: quello che è vietato è entrare in acqua, toccare l'acqua o consumare cibi e bevande sulla balaustra. E le monetine non svaniscono: vengono raccolte periodicamente e destinate alla Caritas di Roma, per opere socio-assistenziali di accoglienza, inclusione e salute delle fasce più fragili. La destinazione benefica risale agli anni Novanta, alla giunta Rutelli e all'accordo con don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas romana, e il protocollo fra Roma Capitale e il Vicariato è stato rinnovato anche negli anni recenti. Nel 2019 si tentò di dirottare i fondi nelle casse comunali, e furono le proteste a mantenere la destinazione alla Caritas. Il vostro desiderio, qualunque sia, finanzia mense e dormitori: lanciate senza rimorso.

Una curiosità sulla Fontana di Trevi

La statua più fotografata della fontana non è una divinità: è un vaso. L'Asso di coppe, il grande vaso di travertino sul parapetto sinistro, è l'unico elemento della Fontana di Trevi che non c'entra nulla con il mare, con l'acqua o con Agrippa: sta lì, secondo l'aneddoto accreditato già citato, perché Nicola Salvi voleva togliere la visuale al barbiere criticone della bottega accanto. Davanti al vaso, pochi indovinano a cosa servisse, perché nessuno si aspetta che un monumento del genere contenga un dispetto personale scolpito nel travertino. Una fontana pagata col lotto, con dentro una carta da gioco scolpita: il Settecento romano aveva il senso dell'umorismo.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Fontana di Trevi

Sotto la piazza c'è una seconda Fontana di Trevi, e quasi nessuno la visita. A pochi passi dalla vasca, in vicolo del Puttarello, si scende di circa nove metri nell'area archeologica del Vicus Caprarius, la cosiddetta città dell'acqua: un isolato romano imperiale con una domus e la cisterna dell'Aqua Virgo, dove l'acqua dell'acquedotto di Agrippa filtra ancora oggi, limpida, fra le murature antiche. È il retroscena fisico della fontana: sopra il marmo scenografico, sotto l'ingegneria che lo alimenta da duemila anni. Si visita con biglietto a parte in pochi minuti, gli orari li trovate esposti sul posto e conviene ricontrollarli, e nella foto qui sopra dell'area archeologica avete già visto come si presenta. Quando la piazza è un muro di folla, questo è il segreto: la coda per la fontana di sopra non esiste per la fontana di sotto.

Il consiglio che ti do per visitare la Fontana di Trevi

Giocate con gli orari dei varchi, perché il biglietto del 2026 ha creato due fontane diverse. La prima è la Fontana di Trevi del catino: pagate i 2,00 euro, scendete la scalinata, arrivate alla balaustra. Fatelo all'apertura, alle 9.00, o comunque al mattino presto, quando gli ingressi sono fluidi, e ricordate che il lunedì e il venerdì si parte alle 11.30. La seconda è la Fontana di Trevi dopo le 22.00, quando i varchi chiudono e la piazza torna libera e gratuita: la fontana illuminata dagli 85 proiettori, il rumore dell'acqua che finalmente si sente perché la folla si è diradata, il travertino che vira all'oro. Delle due è la migliore, e costa zero. La combinazione da campioni: catino al mattino per la foto alla balaustra, ritorno dopo cena per la scena madre. E fate un salto alla vicina Galleria Sciarra, a due minuti a piedi: il cortile liberty più bello di Roma, gratuito, che il fiume di turisti della fontana ignora in blocco.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

L'acqua della vasca non è più acqua corrente dell'acquedotto: dall'ammodernamento idraulico la Fontana di Trevi funziona a ricircolo, come impone il buon senso con una portata simile, e l'acqua della piscina non è potabile. L'Acqua Vergine però continua ad arrivare davvero fin qui, come duemila anni fa: alimenta il sistema e prosegue la sua corsa storica verso le altre mostre del centro, dalla Barcaccia di Piazza di Spagna alla fontana dei Quattro Fiumi. È il fatto che tutti sanno a metà: la fontana ricicla, l'acquedotto vive. E chi vuole bere l'Acqua Vergine vera a due passi dalla vasca ha la fontanella degli innamorati e i nasoni del rione: l'acqua di Agrippa, gratis, nel bicchiere che non vi serve.

La foto giusta da fare alla Fontana di Trevi

La foto classica frontale dalla balaustra la fanno tutti, e con il biglietto del 2026 almeno la fate senza gomitate. Ma la foto giusta si fa dall'imbocco di via della Stamperia, l'angolo alto della piazza verso il Quirinale: da lì la Fontana di Trevi appare di tre quarti, con la scogliera che esplode dal fianco di Palazzo Poli e la piazza minuscola che la contiene a fatica. È l'inquadratura che spiega la vera natura del monumento, un oceano parcheggiato in un cortile. L'orario: l'ora blu, i venti minuti dopo il tramonto, quando i LED accendono Oceano e il cielo è ancora cobalto. Per il dettaglio, teleobiettivo sul cavallo agitato, criniera e ala contro il travertino scuro: è il fotogramma barocco perfetto. E dal catino, controcampo obbligato: la folla di spalle che lancia monetine, con le mani a mezz'aria. La fontana la fotografano tutti; il rito, quasi nessuno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

19 a.C.: Agrippa porta a Roma l'Acqua Vergine dalle sorgenti di Salone. 537: l'assedio dei Goti di Vitige danneggia l'acquedotto, che però non morirà mai. XII secolo: il Comune allaccia il condotto alle fonti di Trebium. 1410: prima immagine documentata della fontana a tre vasche. 1453: Niccolò V e Leon Battista Alberti costruiscono il bacino unico con lapide. 1640 circa: Urbano VIII e Bernini ribaltano la fontana verso il Quirinale, finanziandola con la tassa sul vino; la lapide di Niccolò V si perde. 1644: morto il papa, il progetto berniniano si ferma. 1731: Clemente XII bandisce il concorso, vinto da Nicola Salvi. 1732: apre il cantiere, finanziato con 17.647 scudi del lotto. 1735 e 1744: le due inaugurazioni anticipate, di Clemente XII e Benedetto XIV. 1751-1752: muoiono Salvi e Maini, senza vedere l'opera finita. 1759: arriva Pietro Bracci, autore dell'Oceano. 22 maggio 1762: l'inaugurazione definitiva con Clemente XIII, un sabato, dopo trent'anni di cantiere. 1960: Anita Ekberg entra in vasca per la Dolce Vita. 1998: restauro e nuovo impianto idraulico. 2014-2015: il grande restauro Fendi, riconsegna il 3 novembre 2015. 2019: la nuova illuminazione a LED. 22 dicembre 2024: riapertura dopo la manutenzione giubilare e avvio dell'accesso contingentato. 2 febbraio 2026: parte il biglietto d'ingresso al catino, 230 mila visitatori paganti nel primo mese.

Chi è passato dalla Fontana di Trevi

Gli ingegneri e i committenti, per primi: Agrippa e i suoi soldati guidati da una ragazza verso le sorgenti, Frontino che ne scrisse, i papi costruttori, Niccolò V, Urbano VIII, Clemente XII, Benedetto XIV, Clemente XIII, tre inaugurazioni per una sola fontana. Gli artisti: Leon Battista Alberti, Gian Lorenzo Bernini col progetto interrotto, Carlo Fontana e i suoi obelischi mai nati, Nicola Salvi che alla fontana dedicò la vita e non la vide finita, Giovanni Battista Maini, Giuseppe Pannini, Pietro Bracci con il figlio Virginio, Filippo Della Valle, e la squadra dei quattro dell'attico, Corsini, Ludovisi, Queirolo e Pincellotti. Il barbiere criticone, zittito per sempre dall'Asso di coppe.

E poi il Novecento, che qui ha girato senza sosta: Anita Ekberg e Marcello Mastroianni nella vasca per Fellini, Totò che vende la fontana in Totòtruffa 62, le dive e i divi di ogni passaggio romano, e un flusso quotidiano che oggi tocca le decine di migliaia di persone al giorno, dieci milioni in un anno di sperimentazione. Nessun monumento al mondo concentra così tante mani che lanciano monete: e da trent'anni quelle monete diventano pasti e posti letto tramite la Caritas. Alla Fontana di Trevi passano tutti, ma pochi sanno di partecipare, con due spicci, alla più longeva colletta di Roma.

Riti e credenze della Fontana di Trevi: quali sono davvero antichi e quali no

Attorno alla Fontana di Trevi si sono accumulati quattro o cinque gesti che oggi sembrano tutti ugualmente antichi: la moneta lanciata di spalle, il vaso del barbiere, la fanciulla che indica la sorgente, la fontanella dove bevono le coppie. In realtà hanno età molto diverse: uno è un racconto che gli autori romani mettevano per iscritto già in epoca imperiale, un altro nasce nel Novecento e lo ha diffuso il cinema. Vale la pena tenerli separati, perché questo posto non ha bisogno di essere invecchiato artificialmente.

La moneta di spalle: un rito recente, non una tradizione millenaria

Diciamolo chiaramente: il gesto che tutti conoscono, moneta nella mano destra, braccio sopra la spalla sinistra, schiena voltata alla vasca per garantirsi il ritorno a Roma, non è un’usanza antica. È una pratica moderna, diventata di massa nel Novecento e diffusa soprattutto dal cinema: il film americano del 1954 che dalla fontana prende il titolo, e poi la scena notturna di Fellini nel 1960, hanno fatto più di qualunque tradizione locale per trasformarla in un obbligo turistico mondiale. Su una cosa gli studiosi non concordano: quanto indietro si possa spingere l’abitudine di lasciare monete in acqua a Trevi prima di allora. C’è chi la collega all’antica consuetudine europea di gettare offerte in pozzi e sorgenti, documentata in molti luoghi e in molte epoche, ma il passaggio da quella pratica generica al rito specifico di Trevi non è dimostrato da fonti. Il gesto è vero, il significato è condiviso, l’antichità no.

La parte solida è invece quella economica, ed è documentata. Le monete raccolte nella vasca vanno alla Caritas diocesana di Roma, in base a un protocollo fra Roma Capitale e la Diocesi che è stato rinnovato per un triennio. Nella relazione pubblicata dalla Caritas romana compaiono anche gli ordini di grandezza: circa 1,43 milioni di euro nel 2022, quasi 1,97 milioni nel 2023, circa 1,86 milioni nel 2025, impiegati in interventi contro la povertà alimentare, in accoglienza e housing sociale, in assistenza sanitaria, in progetti contro la solitudine e per l’infanzia. Nel 2019 un tentativo dell’amministrazione di dirottare quel denaro sulle casse cittadine fece discutere parecchio, e la destinazione benefica fu mantenuta. Sulle percentuali di ogni singola voce e su chi materialmente passi a raccogliere le monete conviene non andare oltre: i numeri cambiano ogni anno e le modalità operative non sono riportate in modo univoco.

L’asso di coppe: il vaso, il barbiere e un aneddoto che resta tale

Sul lato destro della fontana, all’estremità della balaustra, c’è un grosso vaso di travertino che i romani chiamano da sempre l’asso di coppe, per la somiglianza con la carta da gioco. Il racconto è questo: durante i decenni di cantiere un barbiere della piazza non smetteva di criticare il lavoro, e Nicola Salvi gli avrebbe piazzato davanti quel vaso per togliergli la vista dell’opera. È una storia che si ripete da generazioni, ed è una delle prime che una guida racconta qui, ma va etichettata per quello che è: aneddoto tradizionale, non un fatto verificato. Il vaso esiste, il soprannome esiste, il barbiere scontento non ha né un nome né un documento. Storie di questo tipo, con l’artista che si vendica di un vicino molesto, circolano identiche su parecchi monumenti romani: un buon motivo per prenderle con leggerezza.

La vergine che indicò la sorgente: qui la tradizione è davvero antica

Questa è l’unica delle quattro storie che ha radici nell’antichità, e conviene dirlo con precisione. L’acquedotto che alimenta la fontana è l’Acqua Vergine, portato a Roma da Agrippa nel 19 a.C.: questo è documentato. Sul perché si chiami così, gli autori romani già in epoca imperiale riportavano un racconto: alcuni soldati assetati, in cerca d’acqua nella campagna a est di Roma, sarebbero stati condotti alla sorgente da una ragazza. Attenzione al passaggio logico: che gli antichi raccontassero questa storia è un fatto (la troviamo negli autori che si occuparono degli acquedotti di Roma), che sia accaduta non lo è. È una tipica leggenda nata per spiegare un nome. Nicola Salvi la mise comunque in scena: il bassorilievo sopra la nicchia di destra raffigura proprio la fanciulla che indica ai soldati la vena d’acqua, e fa il paio con quello di sinistra dedicato ad Agrippa. La fontana, in altre parole, racconta da sola di essere insieme un’opera d’ingegneria e una leggenda. Il ramo storico della faccenda ha una sua pagina dedicata: Aqua Virgo, e la stessa acqua alimenta anche la Fontana della Barcaccia ai piedi di Piazza di Spagna.

I fidanzatini di Trevi: la fontanella laterale e il patto delle coppie

Sempre sul lato destro, staccata dalla scena principale e molto più piccola, c’è una fontanella con due cannelle e una vaschetta, nata come punto di presa dell’Acqua Vergine per chi abitava intorno: un servizio, non un monumento. La tradizione locale le ha attaccato addosso un rito: due innamorati che bevono insieme da quelle cannelle resteranno legati, e in alcune versioni il bicchiere usato va rotto subito dopo, per sancire un patto che non si può disfare. Da qui i soprannomi con cui la fontanella viene indicata, fontanella degli innamorati o dei fidanzatini di Trevi. Si racconta spesso che il gesto nascesse fra le coppie separate dalla partenza del ragazzo per il servizio militare: è una spiegazione diffusa, ma resta tradizione orale, e il soprannome nella forma "fidanzatini" non è attestato in modo univoco dalle fonti. Trattalo come folklore cittadino recente.

Il lato pratico: folla, orari e cosa si rischia davvero

La parte onesta è questa: la Fontana di Trevi è uno dei punti più affollati d’Europa, e la folla non è un dettaglio, è la condizione normale del posto. Dalla metà della mattina al dopocena si procede a spinte. Gli unici momenti in cui si respira sono il primo mattino, appena dopo l’alba, e la notte molto tarda, quando restano le luci e il rumore dell’acqua: è la ragione per cui vale la pena alzarsi presto. L’accesso alla parte bassa, vicina all’acqua, oggi è regolamentato e contingentato, mentre la vista dall’alto della piazza resta libera: le regole aggiornate sono nel capitolo dedicato qui sopra, e vanno ricontrollate sui canali di Roma Capitale prima di andare.

Domande veloci sulla Fontana di Trevi

Quanto costa entrare alla Fontana di Trevi nel 2026?

L'accesso al catino, l'area a ridosso della vasca, costa 2,00 euro per turisti e non residenti dal 2 febbraio 2026, anche la prima domenica del mese. La vista dalla piazza resta gratuita per tutti, e dopo le 22.00 anche il perimetro torna libero.

Chi entra gratis alla Fontana di Trevi?

Residenti di Roma e Città Metropolitana con documento, bambini sotto i 6 anni, persone con disabilità con accompagnatore, guide turistiche con tesserino e possessori di Roma MIC Card valida. Sono le esenzioni ufficiali di Roma Capitale: portate il documento, ve lo chiedono.

Quali sono gli orari di accesso alla Fontana di Trevi?

Lunedì e venerdì dalle 11.30 alle 22.00, gli altri giorni dalle 9.00 alle 22.00, ultimo ingresso alle 21.00. Dopo le 22.00 la fontana è visibile gratuitamente dalla piazza. Regole verificate ad agosto 2026 sulle comunicazioni ufficiali: ricontrollatele su fontanaditrevi.roma.it prima del viaggio.

Dove si compra il biglietto della Fontana di Trevi?

Online su fontanaditrevi.roma.it, nei Musei Civici e nei Tourist Info Point, nei punti vendita convenzionati in contanti o carta, oppure all'ingresso pagando solo con carta. I biglietti preacquistati sono open, senza data né orario, ma non rimborsabili né modificabili.

Si possono ancora lanciare le monetine nella Fontana di Trevi?

Sì, il rito è vivo e benvenuto: di spalle, moneta con la mano destra sopra la spalla sinistra. Le monete raccolte vanno alla Caritas di Roma per mense, accoglienza e assistenza, per una tradizione nata negli anni Novanta con la giunta Rutelli e don Luigi Di Liegro.

Cosa promette la leggenda della monetina?

Una moneta garantisce il ritorno a Roma; la versione estesa aggiunge che due monete portano l'amore con un romano o una romana e tre il matrimonio. È una leggenda, naturalmente: ma la quantità di monetine che ogni anno prende la via della Caritas dimostra che come promessa funziona.

Ci si può bagnare nella Fontana di Trevi?

No: entrare in acqua o anche solo toccarla è vietato e sanzionato con multe salate, e i varchi presidiati del nuovo accesso hanno reso il divieto molto più effettivo. La scena della Ekberg si rifà solo pagando un set cinematografico, non con il biglietto da 2 euro.

Perché si chiama Fontana di Trevi?

Le due ipotesi principali: dal trivio, il «Treio», l'incrocio di tre strade dove sorgeva la mostra medievale, oppure da «Trebium», la località delle fonti allacciate nel XII secolo. I documenti mostrano la «Fontana del Treio» già nel 1410: il nome è più antico di tutto il marmo che vedete.

Chi ha costruito la Fontana di Trevi e quanto ci è voluto?

Progetto di Nicola Salvi, vincitore del concorso di Clemente XII nel 1731; cantiere dal 1732 al 1762, trent'anni, chiuso da Pietro Bracci col grande Oceano centrale. Salvi morì nel 1751 senza vedere finita l'opera della sua vita: la data da ricordare è il 22 maggio 1762.

Da dove arriva l'acqua della Fontana di Trevi?

Dall'acquedotto dell'Acqua Vergine, l'Aqua Virgo di Agrippa del 19 a.C., quasi venti chilometri in gran parte sotterranei dalle sorgenti di Salone: è il più antico acquedotto di Roma ancora in funzione. La vasca lavora a ricircolo e la sua acqua non è potabile.

Quanto è grande la Fontana di Trevi?

Circa 26 metri di altezza per quasi 50 di larghezza: è la fontana più grande di Roma, appoggiata alla facciata di Palazzo Poli che le fa da fondale. La piazza intorno, in proporzione, è minuscola: è il segreto dell'effetto sorpresa quando ci si sbuca dai vicoli.

Cosa vedere vicino alla Fontana di Trevi?

A due minuti la Galleria Sciarra e l'area archeologica del Vicus Caprarius; a cinque il Palazzo del Quirinale; a dieci il Pantheon da una parte e Piazza di Spagna dall'altra. È il chilometro più denso del pianeta: usate la fontana come perno.

Come arrivare a Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi sta in piazza di Trevi, rione Trevi, incastrata fra i vicoli: nessun mezzo ci arriva davanti, e va bene così. La fermata più comoda è la Metro A Barberini, da cui si scende per via del Tritone e via della Stamperia in meno di dieci minuti a piedi; a piedi siete a cinque minuti dal Quirinale, dieci dal Pantheon, dieci da Piazza di Spagna, un quarto d'ora da via del Corso lato Piazza Venezia. Il consiglio è arrivare sempre dai vicoli stretti, da via delle Muratte o da via della Panetteria, sentendo l'acqua prima di vederla: l'ingresso in piazza è il colpo di teatro che il Salvi ha costruito apposta, non rovinatelo arrivando distratti. Il programma completo si organizza con Il mio viaggio e le altre mete del centro le trovate nella sezione attrazioni turistiche.

Un'ultima osservazione, dalla balaustra: la Fontana di Trevi è l'unico monumento al mondo dove il pubblico dà le spalle all'opera per partecipare al rito. Duemila anni di acquedotto, trent'anni di cantiere, un vaso scolpito per dispetto, una diva in vasca e due euro di biglietto: tutto vero, tutto insieme, in una piazza grande come un cortile. Lanciate la moneta, bevete alla fontanella degli innamorati e tornate dopo le 22.00, quando la piazza si svuota e la fontana, finalmente, si sente: Roma non ha un arrivederci più convincente di così.

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RiassuntoLa Fontana di Trevi è la più grande e fra le più celebri fontane di Roma.
TagsAcqua Vergineacquedotto Aqua VirgoAqua Virgocentro di romada vedere a romaFontana di Trevifontana più famosafontana più famosa della capitalefontana più famosa di RomaGiuseppe PanniniNicola Salvi

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