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Mercato Centrale Roma

Il Mercato Centrale Roma si trova in via Giovanni Giolitti 36, sul fianco sud della Stazione Termini, e si entra liberamente dalla strada senza biglietto del treno e senza prenotazione. Non si paga l’ingresso: si paga quello che si mangia, bottega per bottega. Lo gestisce la società che porta lo stesso marchio, nato a Firenze, e il gestore dichiara l’apertura tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle 7:30 alle 23:30.

Dentro non c’è un mercato rionale. C’è una food hall, cioè una grande sala con banchi di cucina e di gastronomia disposti lungo le pareti, tavoli in comune al centro e un piano superiore. La sala è una delle più belle dell’intera stazione: si trova dentro l’ala costruita sul progetto di Angiolo Mazzoni negli anni fra la fine dei Trenta e la guerra, ed è conosciuta come Cappa Mazzoniana.

Le informazioni pratiche di queste pagine sono state controllate il 29 settembre 2026 sulle fonti indicate nel testo. Orari, piani aperti, eventi e composizione delle botteghe cambiano spesso, anche da una stagione all’altra, e il gestore li aggiorna sul proprio sito: prima di organizzare un pranzo di gruppo o un appuntamento a orario fisso fra un treno e l’altro, controllate lì la pagina delle informazioni e i contatti ufficiali.

Logo di Mercato Centrale Roma dalla pagina Facebook ufficiale
Il logo di Mercato Centrale Roma, dalla pagina Facebook ufficiale.

Dove si trova e che cosa si trova dentro

L’ingresso di via Giolitti 36 si apre sul lato della stazione che guarda verso l’Esquilino, quello dei binari bassi e della fermata del tram. Da dentro la stazione ci si arriva camminando lungo la galleria verso via Giolitti. Da fuori si riconosce il portale fra gli archi in pietra della lunga ala ferroviaria. Non serve passare i varchi dei binari, e questo lo rende utilizzabile anche da chi in stazione non deve prendere nessun treno.

La sala è un unico grande ambiente alto, con le botteghe disposte lungo il perimetro e un’area centrale di tavoli condivisi dove ci si siede dove capita. Ogni banco ha la sua cassa e la sua specialità: pizza, pasta, fritti, panini, carne, pesce, dolci, caffè, vino e birra. Si sceglie, si paga, si ritira il piatto e ci si cerca un posto. Nessuno vi porta il menù al tavolo.

Al piano superiore il gestore ha organizzato negli anni spazi diversi, con funzioni che sono cambiate più volte: ristorazione con servizio, aree per eventi, sale per incontri e degustazioni. Non vi descrivo nel dettaglio che cosa trovate oggi lassù perché è la parte più mobile dell’offerta e cambia con le stagioni. Chiedete al banco informazioni o guardate il sito prima di salire con un gruppo.

Una regola della casa, che i clienti abituali conoscono bene, è che non si vendono prodotti da portare a casa come in un mercato di quartiere. Qualche banco confeziona da asporto, qualcuno vende pane o dolci, ma la spesa della settimana qui non si fa. Chi cerca frutta, verdura, carne e pesce a prezzo di mercato deve andare altrove, e più avanti è indicato dove, a dieci minuti a piedi.

Via Giolitti è la strada lunga che corre lungo tutto il fianco della stazione, dalla zona di piazza dei Cinquecento fino verso Porta Maggiore. Non è una strada da passeggio: traffico, fermate, alberghi, negozi di valigie e di telefoni. L’ingresso del mercato è uno dei pochi punti in cui il lato Esquilino della stazione si apre verso il quartiere in modo accogliente, e lo si capisce appena si varca la porta.

Una curiosità sul Mercato Centrale Roma

Il nome non viene da Roma. Il Mercato Centrale è un marchio fiorentino, e prende il nome dal mercato coperto ottocentesco di San Lorenzo a Firenze, al cui primo piano la formula è nata nel 2014. Roma è arrivata due anni dopo. Così nella capitale c’è un mercato che si chiama centrale senza essere mai stato un mercato, dentro una stazione che a sua volta si chiama Termini per le terme vicine.

Il secondo dettaglio curioso riguarda la sala. Chi entra pensa di trovarsi in un edificio del dopoguerra, come il grande atrio del 1950 sul fronte della stazione. Invece l’ala di via Giolitti è più vecchia, appartiene al cantiere di Mazzoni approvato nel 1939 e fermato dalla guerra nel 1943. Due stagioni dell’architettura italiana, una di regime e una repubblicana, convivono nello stesso complesso e si toccano a pochi metri da qui.

Terzo dettaglio. A Roma nessuno lo chiama con il nome intero. I romani dicono il Mercato Centrale, oppure la food hall di Termini, e quasi nessuno usa il nome Cappa Mazzoniana, che invece è il modo in cui la sala compare nelle cronache e nei progetti di recupero. Se chiedete indicazioni a un ferroviere, però, capirà al volo tutte e tre le versioni: la sala è conosciuta da decenni.

C’è poi una curiosità di calendario. Il Mercato Centrale Roma ha aperto nell’ottobre del 2016, cioè in un anno in cui a Roma si discuteva molto di stazioni come luoghi da vivere e non solo da attraversare. La formula della food hall in stazione, che oggi sembra normale, allora era una scommessa, e non era scontato che funzionasse: una sala di artigiani con tavoli in comune dentro la stazione più trafficata del paese, sul lato meno curato dell’edificio.

La sala di Mazzoni: che cosa era prima del mercato

Angiolo Mazzoni era il direttore dell’ufficio architettura delle Ferrovie dello Stato negli anni Trenta e ha firmato stazioni, uffici postali e colonie in tutta Italia. Per Termini presentò una prima proposta nel 1937, una seconda nel 1938, e il progetto definitivo fu approvato nel 1939. Partirono le demolizioni della stazione ottocentesca di Salvatore Bianchi e la costruzione dei corpi laterali, lungo via Marsala e lungo via Giolitti.

Nel 1943 la guerra fermò i cantieri. Nel 1946 il progetto della facciata di Mazzoni, con il colonnato monumentale sulla piazza, venne abbandonato, e la stazione fu completata con il concorso del 1947 e il grande atrio inaugurato nel 1950. Le ali laterali invece restarono quelle di Mazzoni, con i portici in pietra, le torri dell’acqua e le sale di servizio. La nostra sala fa parte di quel corpo.

Sulla funzione originaria della sala è lo stesso gestore a scriverlo sul proprio sito: la Cappa Mazzoniana era l’ex dopolavoro ferroviario, cioè lo spazio delle attività ricreative dei dipendenti delle ferrovie. Le date di costruzione della singola sala, invece, non compaiono tra le fonti ufficiali consultabili: si conoscono quelle del progetto Mazzoni nel suo insieme, raccontate qui sopra, e conviene fermarsi lì.

Il recupero del 2016 ha lasciato leggibile l’impianto originale: l’altezza, le aperture, i materiali. È un caso raro a Termini di spazio del ventennio restituito a un uso pubblico quotidiano, senza essere diviso in vetrine e controsoffitti come è successo altrove nella stazione.

Per capire chi era Mazzoni bastano due esempi fuori Roma: la stazione di Trento, con i suoi volumi netti, e l’ufficio postale di Sabaudia, nella città di fondazione dell’Agro Pontino. Sono edifici che mescolano razionalismo e retorica di regime, e la stessa ambiguità si ritrova qui. Le ali di Termini sono più monumentali e meno sperimentali di quei progetti, ma il linguaggio della pietra e delle aperture ripetute è lo stesso.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Mercato Centrale Roma

Il Mercato Centrale è uno dei pochi posti della zona di Termini dove sedersi senza essere obbligati a consumare al tavolo con servizio. Si prende un caffè o una bottiglia d’acqua al banco e ci si ferma. Per chi ha un treno fra un’ora, i bagagli e un bambino stanco, è una sala d’attesa migliore delle sale d’attesa, a patto di comprare qualcosa e di non occupare un tavolo intero nelle ore di punta.

La seconda cosa che nessuno dice è che i prezzi non sono prezzi di mercato. Sono quelli di un buon locale del centro storico, a volte qualcosa in più, perché ogni banco è un piccolo laboratorio con affitto di stazione, personale e materie prime selezionate. Chi entra pensando a un mercato rionale, dove si mangia con poco, resta spiazzato alla prima cassa. Non è un difetto, è il modello, e conviene saperlo prima.

Terza cosa. I tavoli sono in comune, e nelle ore di pranzo e di cena dei giorni feriali il posto si riempie di impiegati, studenti della vicina Sapienza e viaggiatori con le valigie. Trovare quattro sedie vicine alle 13.15 di un venerdì è un esercizio di pazienza. Se venite in gruppo, uno di voi occupa i posti e gli altri fanno la fila ai banchi. Così fanno tutti, senza cattiveria.

Ultima cosa, la più pratica. Ogni bottega ha la sua cassa, quindi un pranzo di famiglia con piatti presi in tre banchi diversi significa tre file e tre pagamenti. Chi viaggia in gruppo organizzato deve saperlo, perché non esiste un conto unico e il tempo complessivo si allunga. Con venti persone e quaranta minuti fra un treno e l’altro, il Mercato Centrale diventa un problema, non una soluzione.

Per chi è e per chi no

Subito la posizione della redazione, che va controcorrente in due direzioni. Chi liquida il Mercato Centrale come una trappola per turisti sbaglia: dentro Termini è il posto dove si mangia con più controllo sulla qualità, in una zona dove i locali pensati per chi passa e non torna sono la regola. Ma chi lo racconta come il mercato più bello di Roma sbaglia di più, perché mercato non è, e i romani la spesa la fanno altrove.

È per chi arriva o riparte in treno e vuole mangiare seduto senza uscire dalla stazione. È per chi ha un’ora di attesa, per chi viaggia da solo e non vuole sedersi in trattoria, per le famiglie che devono accontentare gusti diversi con un solo tavolo. È per le giornate di pioggia, quando il quartiere intorno alla stazione diventa scomodo, e per chi deve incontrare qualcuno in un punto facile da trovare.

Non è per chi cerca l’esperienza del mercato romano, con i banchi di verdura, le voci, la contrattazione e i prezzi bassi: per quello ci sono il Nuovo Mercato Esquilino a dieci minuti a piedi, il Mercato Trionfale, il Nuovo Mercato Testaccio e il Mercato di San Cosimato. Non è nemmeno per chi vuole una cena romana con servizio al tavolo e tempi lunghi.

Non è per i gruppi grandi con poco tempo, come già spiegato, e non è per chi pensa di spendere poco. Un piatto e un bicchiere di vino qui costano quanto un pasto semplice in trattoria, a volte di più. Il vantaggio è la comodità della posizione e la libertà di scelta. Se nessuno dei due vi serve, uscite dalla stazione e camminate verso Monti o verso il Celio.

Aggiungo un’ultima categoria per cui funziona: chi lavora in città per qualche giorno e ha bisogno di un pasto rapido e decente fra due appuntamenti vicino alla stazione. In quel caso il Mercato Centrale è una soluzione onesta, con una scelta ampia e tempi prevedibili. Chi invece ha una sola sera libera a Roma la spenda in un quartiere, non dentro Termini. La città fuori da qui vale di più.

Il consiglio che ti do per visitare il Mercato Centrale Roma

Andateci fuori dai picchi. Tra le undici e mezzogiorno e dopo le tre del pomeriggio la sala è mezza vuota, i banchi lavorano con calma e si riesce a guardare l’architettura invece della fila. A pranzo nei giorni feriali e a cena il venerdì e il sabato il rumore sale molto e i tavoli girano in fretta. La sala è alta e l’acustica, quando è piena, non perdona.

Fate prima un giro completo senza comprare niente. È l’errore più comune: si entra, si vede il primo banco, si ordina, e dopo dieci minuti si scopre che due banchi più in là c’era esattamente quello che si voleva. Un giro della sala prende tre minuti. Con i bambini vale doppio, perché si evita la discussione a metà pasto su chi voleva la pizza e chi il panino.

Se avete un treno, calcolate il tempo in modo onesto. Dall’ingresso di via Giolitti ai binari di testa servono diversi minuti a piedi, di più se i binari sono quelli lontani sul lato est o se avete valigie grandi. Conviene lasciare almeno un quarto d’ora fra l’ultima forchettata e la partenza. Guardate il tabellone prima di sedervi, non dopo, perché il binario si conosce spesso poco prima.

Alzate gli occhi. Il motivo per cui questa sala merita qualcosa di più di un pasto veloce è il volume che Mazzoni ha disegnato, e i più lo ignorano perché guardano i banchi. Prendetevi due minuti dal piano superiore o da un angolo della sala per vedere l’altezza, le finestre e il modo in cui la luce entra. Poi uscite e guardate da fuori il portico di via Giolitti.

Ultimo consiglio, per chi viaggia in gruppo guidato. Se il vostro accompagnatore vi dà trenta minuti liberi qui dentro prima del treno, sceglietene uno solo, di banco, e mangiate lì vicino. Girare tutta la sala cercando il piatto perfetto funziona quando si hanno due ore, non mezz’ora. E fissate il punto di ritrovo fuori dalla sala, in un posto riconoscibile, perché dentro con la folla ci si perde facilmente.

Orari, ingresso e come si paga

L’ingresso alla sala è libero e gratuito, senza biglietto e senza prenotazione. Il gestore, sulla pagina informazioni del sito ufficiale, indica l’apertura tutti i giorni dalle 7:30 alle 23:30, dal lunedì alla domenica, e pubblica come contatti il telefono 06 462029 e la mail info.roma@mercatocentrale.it. Non tutti i banchi seguono l’orario della sala: chi arriva all’apertura trova soprattutto colazioni e caffè.

Non esiste un biglietto da comprare e non esistono tour a pagamento che diano accesso a qualcosa che non sia già libero. Chi vi propone un ingresso prioritario al Mercato Centrale vi sta vendendo una visita guidata del quartiere con una sosta qui dentro, che può avere un senso per altri motivi, ma non vi apre nessuna porta. La sala si attraversa come una strada coperta.

Si paga banco per banco, ognuno con la sua cassa. Le condizioni di pagamento accettate, i contatti telefonici e l’indirizzo di posta elettronica per gruppi ed eventi il gestore li indica sul sito ufficiale, ed è lì che vanno chiesti. Per le prenotazioni di tavoli con servizio nei locali del piano superiore, quando esistono, vale lo stesso canale: nessun portale esterno ha un accordo che valga di più.

Se arrivate e trovate la sala chiusa, per un evento privato o per un orario ridotto, non disperate. Dentro la stazione ci sono bar e punti di ristoro aperti fino a tardi, e fuori, allontanandosi di qualche isolato verso l’Esquilino o verso Monti, si trovano locali frequentati dai residenti. Il capitolo sul mangiare in zona più avanti spiega come riconoscere quelli da evitare senza fare nomi.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che Termini è la stazione più grande d’Italia. Pochi ricordano che il nome non ha niente a che fare con il capolinea dei treni. Termini viene dalle terme, le Terme di Diocleziano, il complesso termale più grande di Roma antica, che si trova di fronte alla stazione dall’altra parte di piazza dei Cinquecento. La parola deriva dal latino thermae, passata attraverso il nome medievale della zona.

Oggi quelle terme sono una sede del Museo Nazionale Romano, le Terme di Diocleziano, con l’Aula Ottagona e la grande aula che Michelangelo trasformò nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Sull’angolo della piazza c’è Palazzo Massimo alle Terme, con gli affreschi della villa di Livia. Tutto a meno di dieci minuti dalla food hall.

Il secondo fatto risaputo e poco citato riguarda le mura. Davanti alla facciata della stazione, sulla piazza, resta un tratto delle Mura Serviane, la cinta repubblicana della città, alto una decina di metri. Migliaia di persone ci passano accanto ogni giorno senza guardarlo. Chi esce dal Mercato Centrale e gira verso la piazza lo trova in pochi minuti, e vale la deviazione più di molte vetrine della galleria.

Il terzo riguarda la stazione come luogo di cucina. Prima del Mercato Centrale, per decenni, a Termini si mangiava in piedi, al banco del bar, con il biglietto in mano. L’idea di una sala dove sedersi con calma, dentro l’edificio ferroviario, è arrivata tardi, e con fatica. Il modello attuale ha cambiato la percezione della stazione più di qualunque campagna di comunicazione delle ferrovie.

La chiusura del gennaio 2018

Il 12 gennaio 2018 gli ispettori della ASL Roma 1, insieme ai carabinieri del NAS, disposero la chiusura temporanea del Mercato Centrale Roma. Secondo quanto riportato da RomaToday il 16 gennaio 2018, il controllo aveva riguardato un laboratorio di preparazione degli alimenti trovato in cattivo stato di pulizia e manutenzione, e la chiusura dell’intera struttura era legata alla mancata ottemperanza a prescrizioni notificate in precedenza.

Lo stesso articolo riporta che il laboratorio era destinato alla preparazione di verdure, carciofi, funghi e prodotti ittici crudi. La chiusura, nelle cronache di quei giorni, fu presentata dalle testate locali e di settore come provvisoria, con riferimento a carenze igieniche e strutturali. Le cronache locali non riportano sviluppi successivi resi pubblici legati a quell’episodio, e il caso si chiuse con la riapertura.

La vicenda si concluse in pochi giorni. Il 16 gennaio 2018 il Mercato Centrale riaprì al pubblico, dopo essersi messo in regola con quanto richiesto dagli ispettori della ASL e dai NAS, sempre secondo la ricostruzione di RomaToday. Da allora la struttura ha lavorato regolarmente fino alle chiusure imposte a tutta la ristorazione durante la pandemia. Lo racconto perché è storia pubblica del luogo, non per dare un giudizio sulla cucina di oggi.

La foto giusta da fare al Mercato Centrale Roma

La foto giusta non si fa ai banchi, si fa alla sala. Salite al piano superiore, se è aperto, e riprendete il volume dall’alto verso il basso, con i tavoli in comune al centro e le persone sedute: la scala umana fa capire l’altezza meglio di qualunque grandangolo vuoto. In verticale funziona meglio che in orizzontale, perché il soggetto vero è lo sviluppo in altezza voluto da Mazzoni.

La seconda inquadratura è fuori, in via Giolitti. Il lungo portico ad archi dell’ala mazzoniana si fotografa bene di mattina presto, con la luce che entra di taglio e la fuga degli archi che tira la prospettiva. Mettetevi sul marciapiede di fronte e lasciate che il tram o un autobus entrino nel quadro: danno il senso della strada e della funzione dell’edificio, che è pur sempre una stazione.

Chi ama il dettaglio cerchi il rapporto fra materiali: il rivestimento in pietra delle ali, la ripetizione ossessiva delle aperture, le superfici grandi e lisce. È l’architettura ferroviaria del ventennio, e si legge meglio in bianco e nero che a colori. Le torri dell’acqua di Mazzoni, con le scale esterne, sono il pezzo più grafico dell’intero complesso, ma vanno cercate con pazienza lungo il perimetro della stazione.

Una nota di cortesia. Dentro la sala la gente mangia, e nessuno ama essere fotografato con la forchetta a mezz’aria. Se volete le persone nel quadro, tenetele piccole e lontane, oppure chiedete. Evitate i primi piani del personale dietro ai banchi senza permesso: lavorano in fretta, con il fuoco e i coltelli, e un flash improvviso nel momento sbagliato non è mai una buona idea.

Se avete poco tempo, le due foto che contano sono queste: il volume della sala dall’alto e la fuga degli archi in via Giolitti. Il resto sono immagini di piatti, che si fanno ovunque e che fra dieci anni non vi diranno niente del luogo. Una sala del cantiere di Mazzoni riusata come mercato, invece, è un documento di come Roma ricicla la sua architettura, e vale la pena conservarlo in un’immagine pulita.

Come si arriva

Chi è già in stazione cammina. Dall’atrio principale si prende la galleria trasversale verso via Giolitti e si segue l’ala fino all’ingresso del mercato, senza uscire all’aperto. Chi arriva con la metropolitana scende alla fermata Termini, dove si incrociano le linee A e B, e risale dagli accessi verso via Giolitti. Le indicazioni interne della stazione portano anche al mercato, ma sono meno evidenti di quelle per i binari.

Chi arriva dal quartiere trova l’ingresso direttamente sul marciapiede di via Giolitti al civico 36. La fermata del tram si trova lungo via Giolitti, a pochi passi dall’ingresso. La rete tranviaria romana ha spesso sospensioni per lavori, con bus sostitutivi: controllate sul sito ATAC se la linea che vi interessa è attiva il giorno in cui venite.

I bus urbani hanno il capolinea in piazza dei Cinquecento, sul fronte della stazione: da lì al mercato si attraversa la stazione in cinque minuti. Chi arriva dagli aeroporti con il treno o con i bus navetta trova tutte le opzioni nella nostra pagina dagli aeroporti al centro di Roma, e scende comunque a Termini, a pochi minuti dalla sala. È il primo pasto più comodo per chi atterra affamato.

In auto non conviene. La zona intorno alla stazione è a traffico intenso, i parcheggi sono pochi e cari, e la sosta vietata viene sanzionata con regolarità. Se proprio dovete, usate un parcheggio in struttura della zona e mettete in conto la camminata. I taxi si prendono al posteggio ufficiale di piazza dei Cinquecento o di via Marsala, mai da chi vi avvicina offrendo una corsa.

A piedi, infine, il mercato si raggiunge bene da molte zone vicine. Dal rione Monti si sale per via Cavour e si gira su via Giolitti in un quarto d’ora. Da piazza Vittorio si arriva in dieci minuti camminando verso la stazione. Dalla Città universitaria della Sapienza si passa dal lato di via Marsala e si attraversa la stazione. Sono percorsi urbani, trafficati, ma brevi e senza dislivelli.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 25 febbraio 1863 apre la stazione provvisoria delle Ferrovie Romane, ancora sotto il governo di Pio IX. Il 2 luglio 1868 partono i lavori della stazione progettata da Salvatore Bianchi, collaudata l’8 gennaio 1874, con i corpi porticati e la tettoia metallica. È quella stazione ottocentesca, e non un terreno libero, che Mazzoni demolisce a partire dalla fine degli anni Trenta per costruire le nuove ali.

Nel 1939 viene approvato il progetto definitivo di Mazzoni, e con esso partono i corpi laterali lungo via Marsala e via Giolitti. Nel 1943 la guerra ferma il cantiere. Nel 1946 il progetto di facciata viene abbandonato, nel 1947 si bandisce il concorso che porta al nuovo fronte, e il 20 dicembre 1950 il presidente Luigi Einaudi inaugura la stazione completa, con le ali di Mazzoni ai lati.

Mercoledì 5 ottobre 2016 apre il Mercato Centrale Roma nella Cappa Mazzoniana, come annunciato in quei giorni dall’ANSA e dalla stampa romana. È la seconda sede del marchio dopo quella di Firenze del 2014, e la prima dentro una stazione ferroviaria. Il progetto porta dentro la stazione una sala di artigiani del cibo e riapre al pubblico uno spazio rimasto a lungo poco usato.

Il 12 gennaio 2018 la ASL Roma 1 e i NAS dispongono la chiusura temporanea della struttura dopo un controllo su un laboratorio, e il 16 gennaio 2018 il mercato riapre dopo essersi adeguato alle prescrizioni. Nell’autunno del 2020, con le restrizioni per la pandemia, il Mercato Centrale chiude, come racconta Il Messaggero, e la stampa di settore del 2021 ne racconta la riapertura dopo circa otto mesi.

Negli anni del Giubileo del 2025 la stazione e la piazza dei Cinquecento sono state al centro di lavori di riqualificazione, raccontati passo passo dalla stampa romana, e anche l’ala di via Giolitti è entrata nei progetti di riordino degli spazi commerciali. Il Mercato Centrale resta in quel contesto come l’uso più riconoscibile della sala mazzoniana, quello che anche chi non prende il treno conosce per nome.

Chi è passato dal Mercato Centrale Roma

Angiolo Mazzoni, prima di tutti, anche se il mercato non l’ha mai visto. Ingegnere e architetto, direttore dell’ufficio architettura delle Ferrovie dello Stato, ha firmato stazioni e uffici postali in tutta Italia. La critica lo ha lasciato a lungo in ombra per l’identificazione con il regime. Oggi le sue ali di Termini si guardano con meno pregiudizi, e questa sala è il posto dove si vedono meglio da dentro.

I ferrovieri, per decenni. Termini è stata per generazioni il luogo di lavoro di macchinisti, capotreno, manovratori, impiegati, operai delle officine, e le ali laterali ospitavano uffici e servizi per il personale. Il gestore stesso presenta questa sala come l’ex dopolavoro ferroviario. Quando vedete un ferroviere in divisa seduto a un tavolo in pausa pranzo, sappiate che è più a casa sua di voi.

Umberto Montano, il ristoratore che ha ideato la formula a Firenze e l’ha portata a Roma nel 2016, secondo quanto riportato dalla stampa gastronomica dell’epoca. Il suo modello, una sala con artigiani selezionati, tavoli in comune e orari lunghi, è stato poi imitato da molte food hall italiane. Nel bene e nel male, ha cambiato il modo in cui i romani guardano a una stazione come luogo dove si mangia.

Vittorio De Sica, Jennifer Jones e Montgomery Clift, che nel 1953 trasformarono l’intera stazione nel set del film Stazione Termini. La sala del mercato non compare come tale, ma il film mostra le ali, i portici e la folla dell’Italia della ricostruzione. Guardarlo prima di venire qui è il modo migliore per capire che cosa erano questi spazi quando il mercato era ancora lontanissimo.

E poi i milioni di persone senza nome che hanno attraversato quest’ala: gli emigranti che partivano per il nord e per l’estero, i pellegrini dei Giubilei, i pendolari dei Castelli, gli studenti fuori sede della Sapienza. Oggi sono i viaggiatori con le valigie, gli impiegati del quartiere, i gruppi scolastici in attesa del treno. Sono loro la storia di questa sala, più di qualunque visita celebre.

Nel 2025, l’anno del Giubileo, la stazione ha visto passare un numero straordinario di pellegrini, arrivati in treno da tutta Italia e da mezza Europa, e la piazza dei Cinquecento rifatta per l’occasione ha accolto gruppi a ogni ora. Una parte di quel flusso è passata anche da questa sala, per un pasto prima del rientro. È l’ultima ondata di una storia che la stazione ripete a ogni Anno Santo.

L’Esquilino e i mercati veri

Uscendo da via Giolitti si entra nell’Esquilino, il rione più multietnico di Roma, con piazza Vittorio a dieci minuti a piedi. Chi vuole capire il quartiere trova il quadro completo nella nostra pagina sull’Esquilino. Chi vuole un mercato vero, con verdure, spezie, carne e pesce da mezzo mondo, va al Nuovo Mercato Esquilino, che è il contrario esatto della food hall di Termini.

Il confronto fra i due posti è istruttivo. Da una parte una sala di artigiani selezionati, prezzi da centro, tavoli per sedersi. Dall’altra banchi di alimentari per chi cucina a casa, prezzi da quartiere, voci in dieci lingue. Visitarli nello stesso giorno, a mezz’ora di distanza, spiega meglio di qualunque saggio come è cambiato il rapporto fra Roma e il cibo negli ultimi dieci anni.

Scendendo verso Monti si passa da via Leonina, dove fino al 2022 si teneva il Mercato Monti, un’altra cosa ancora: design e vintage a edizioni, oggi senza date annunciate. Il rione ha la sua pagina, Rione Monti, e la sua chiesa più cara ai residenti, Santa Maria dei Monti. Per il quadro generale dei mercati cittadini c’è la nostra guida ai mercati di Roma.

Chi arriva a Roma per la prima volta e ha tempo per un solo mercato dovrebbe scegliere quello di quartiere, non la food hall. Il Mercato Centrale resta una buona soluzione pratica per mangiare quando si è di passaggio in stazione, ma il mercato romano vero è quello dove la gente fa la spesa, e quello si trova fuori da qui, in ogni rione.

Chi vuole fare un confronto con i mercati storici del centro può spingersi fino a Campo de’ Fiori, il mercato più famoso di Roma e anche il più cambiato dal turismo. Là il mercato all’aperto è rimasto nella piazza, ma i banchi di souvenir e i prezzi da centro raccontano una trasformazione simile a quella della food hall, arrivata per strade diverse. Nessuno dei due è il mercato dei romani di oggi.

Quando andarci e quando evitarlo

La mattina presto la sala è tranquilla, i banchi del caffè e dei dolci lavorano per chi parte, e i tavoli sono vuoti. È il momento in cui l’architettura si guarda meglio. A metà mattina è il momento giusto per un pranzo anticipato, senza file. Nel primo pomeriggio si svuota di nuovo, e diventa un buon posto per lavorare mezz’ora al computer o per aspettare un treno in ritardo.

Da evitare, se potete, l’ora di pranzo dei giorni feriali e la sera del venerdì e del sabato, quando si sommano viaggiatori, impiegati, studenti e chi esce la sera. Da evitare anche i giorni di grandi eventi in città, quando Termini diventa un imbuto per tutti: concerti, partite, manifestazioni, festività con esodo. In quei giorni la sala è piena e l’ingresso da via Giolitti si affolla presto.

Le giornate di pioggia sono un caso a parte. Il Mercato Centrale si riempie perché è uno dei pochi posti coperti e grandi della zona, e chi ha un po’ di tempo lo usa come rifugio. Se vi trovate in stazione con un acquazzone e due ore da riempire, ci sono modi peggiori di passarle, a patto di accettare il rumore e la ricerca di un posto a sedere.

Nei mesi estivi la sala dà un sollievo relativo rispetto al caldo della piazza, ma non aspettatevi un ambiente fresco come un museo. È un grande volume pieno di cucine in funzione. D’inverno invece è uno dei posti più accoglienti della stazione. Per le aperture straordinarie e le chiusure nei giorni festivi il riferimento resta sempre la pagina ufficiale del gestore.

Che cosa non aspettarsi

Non aspettatevi un servizio al tavolo. Nella sala principale ognuno si arrangia: ordina, paga, aspetta il piatto, cerca un posto e alla fine sparecchia o lascia il vassoio dove indicato. Chi viene da un ristorante tradizionale può trovarlo spartano. Chi viaggia con anziani o persone con difficoltà di movimento deve organizzarsi, perché qualcuno deve fare le file mentre gli altri tengono il tavolo.

Non aspettatevi silenzio. La sala amplifica le voci, le cucine sono aperte, le macchine del caffè lavorano, e nelle ore di punta parlare a un tavolo da sei richiede di alzare la voce. Per una conversazione di lavoro seria, o per un pranzo romantico, non è il posto giusto. Per un pasto veloce e una chiacchierata fra amici funziona benissimo, ed è questa la sua vocazione dichiarata.

Non aspettatevi la cucina romana tradizionale e basta. Ci sono piatti romani, certo, ma la sala è pensata come una rassegna di specialità diverse, italiane e non solo romane. Chi cerca la carbonara della trattoria di famiglia la trova, ma in una versione pensata per un banco veloce. Non aspettatevi neanche prezzi bassi, lo ripeto: siete dentro una grande stazione, con i costi che questo comporta per ogni banco.

Sull’accessibilità, la sala è al piano strada e si raggiunge dal marciapiede di via Giolitti, mentre per il piano superiore serve chiedere al personale quali collegamenti sono disponibili. Una dichiarazione completa di accessibilità del percorso il gestore non la indica in modo esplicito. Chi si muove in carrozzina chieda in anticipo ai contatti ufficiali pubblicati sul sito prima di contare sul piano superiore, e si faccia dire quale ingresso usare.

Mangiare in zona

Attorno a Termini la cucina segue una regola che ogni romano conosce: chi passa non torna, e chi non torna non ha bisogno di essere trattato bene. Non vale per tutti i locali, ma la densità di posti pensati per il viaggiatore di passaggio è più alta qui che quasi ovunque in città. È anche il motivo per cui il Mercato Centrale ha avuto successo: offre una garanzia minima in una zona dove la garanzia manca.

Il primo segnale d’allarme fuori dalla stazione è il menù con le foto dei piatti, plastificato e tradotto in cinque lingue, appeso fuori. Il secondo è la persona sulla porta che vi ferma per invitarvi a entrare. Un posto che deve procurarsi i clienti sul marciapiede non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono la sola garanzia che conti davvero. I romani non entrano mai dove vengono chiamati.

Il terzo segnale è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o sul marciapiede. È una scena, non un indizio di qualità: la pasta seria si fa in cucina, al mattino. Il quarto è la cucina aperta di continuo da mezzogiorno a mezzanotte senza pausa. Una brigata vera si ferma, riposa e prepara, e chi serve lo stesso piatto alle quattro del pomeriggio lo tiene pronto da ore.

Il quinto segnale costa più degli altri: voci senza prezzo, pesce del giorno a peso non dichiarato, menù diverso fra la sala interna e i tavoli fuori, listino che si adatta al cliente. Succede soprattutto nei locali con vista sui monumenti e nelle vie che portano ai grandi luoghi di visita. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, e se la risposta è vaga alzatevi senza imbarazzo.

Perché i romani non ci vanno? Non per snobismo. Semplicemente, chi vive in città sa che il rapporto fra prezzo e qualità in quei posti è sfavorevole e che il servizio è pensato per non rivedervi. Chi lavora nel quartiere pranza dove pranzano i colleghi, nei locali con il menù del giorno scritto a mano e con gli stessi clienti ogni giorno. È un criterio semplice, e funziona ovunque in Italia.

Detto questo, l’Esquilino ha una cucina vera, e spesso non è romana: è cinese, indiana, bengalese, africana, mediorientale, e la gente del quartiere la frequenta da anni. Allontanandosi di qualche isolato dalla stazione le cose migliorano molto. Per orientarvi senza andare a tentativi, abbiamo preparato la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, senza sponsorizzazioni e aggiornata quando cambiano i posti.

Che cosa abbinare in giornata

Il Mercato Centrale funziona bene come pausa in mezzo a una giornata di musei nella zona. La mattina a Palazzo Massimo o alle Terme, il pranzo in via Giolitti, il pomeriggio a Santa Maria Maggiore e nelle chiese dei mosaici, Santa Prassede e Santa Pudenziana. Il tutto a piedi, senza mezzi, con la sala come punto di appoggio.

Verso est, oltre piazza Vittorio, ci sono la Porta Alchemica e Sant’Eusebio all’Esquilino, poi Santa Bibiana lungo i binari e più avanti la basilica sotterranea di Porta Maggiore. Oltre la ferrovia, a nord est, il quartiere di San Lorenzo, che dà un’altra idea di Roma, universitaria e popolare.

Verso ovest, lungo via Nazionale, si incontrano la basilica di San Vitale, il Palazzo delle Esposizioni e il Teatro dell’Opera. Verso nord, oltre piazza della Repubblica, la Fontana del Mosè, Santa Maria della Vittoria con Bernini, Santa Susanna e San Bernardo alle Terme.

Chi si interessa di architettura del Novecento può costruire una giornata sul tema: le ali di Mazzoni la mattina, poi l’EUR nel pomeriggio con la metro B, fino al Colosseo Quadrato. È lo stesso periodo storico, con due destini diversi: le ali di Termini sono state assorbite dalla stazione del dopoguerra, il quartiere dell’EUR è rimasto un manifesto a cielo aperto.

Chi ha solo un’ora prima del treno può uscire dalla sala e scendere verso San Pietro in Vincoli per il Mosè di Michelangelo, oppure fermarsi davanti all’obelisco Esquilino dietro Santa Maria Maggiore. Verso nord la Porta Pia di Michelangelo si raggiunge in venti minuti. Sono tutte deviazioni brevi, compatibili con un orario ferroviario.

Per chi ha una giornata intera e vuole uscire dal quartiere, la metro A da Termini porta in pochi minuti verso il Vaticano, dove si trova il Camposanto Teutonico, e con una camminata verso via Veneto si raggiunge Sant’Isidoro a Capo le Case. Chi si ferma in stazione la sera può invece prenotare un posto al Teatro dell’Opera e cenare prima, presto, nella sala di via Giolitti.

Domande frequenti

Dove si trova esattamente il Mercato Centrale Roma?

Il Mercato Centrale Roma si trova in via Giovanni Giolitti 36, sul fianco sud della Stazione Termini, nella sala dell’ala progettata da Angiolo Mazzoni e conosciuta come Cappa Mazzoniana. Si entra direttamente dal marciapiede di via Giolitti oppure dall’interno della stazione, seguendo la galleria verso quel lato. Non serve il biglietto del treno e non ci sono varchi da passare.

Si paga l’ingresso?

No, l’ingresso alla sala è libero e gratuito. Si paga soltanto quello che si ordina ai singoli banchi, ognuno con la propria cassa. Non esistono biglietti di accesso, e qualunque proposta di ingresso prioritario riguarda in realtà una visita guidata del quartiere con una sosta nella sala. Per gruppi ed eventi i contatti sono quelli pubblicati dal gestore sul sito ufficiale.

Quali sono gli orari di apertura?

Il gestore indica l’apertura tutti i giorni, dal lunedì alla domenica, dalle 7:30 alle 23:30, sulla pagina informazioni del sito ufficiale del Mercato Centrale Roma. Non tutti i banchi seguono lo stesso orario della sala, e festività o eventi privati possono cambiare qualcosa: per un gruppo o un orario stretto conviene chiamare prima lo 06 462029, il numero pubblicato dal gestore.

È un mercato dove si può fare la spesa?

No. Nonostante il nome, è una food hall: una sala con banchi di cucina e gastronomia e tavoli in comune dove si mangia sul posto. Qualche banco vende prodotti da portare via, ma la spesa di frutta, verdura, carne e pesce si fa nei mercati rionali, per esempio al Nuovo Mercato Esquilino, a una decina di minuti a piedi dalla stazione.

Che cosa era la sala prima del 2016?

La sala fa parte delle ali laterali di Termini costruite sul progetto di Angiolo Mazzoni, approvato nel 1939 e interrotto dalla guerra nel 1943. Il gestore la indica come l’ex dopolavoro ferroviario, cioè lo spazio delle attività ricreative dei dipendenti delle ferrovie. Il Mercato Centrale Roma ha aperto nell’ottobre 2016, il giorno 5 secondo la stampa di quei giorni.

Perché nel 2018 il Mercato Centrale fu chiuso?

Il 12 gennaio 2018 la ASL Roma 1 con i NAS dispose la chiusura temporanea dopo un controllo su un laboratorio di preparazione degli alimenti trovato in cattivo stato di pulizia e manutenzione, con prescrizioni notificate e non ancora rispettate. Secondo RomaToday il mercato riaprì il 16 gennaio 2018, dopo essersi messo in regola con quanto richiesto dagli ispettori.

È un buon posto per mangiare prima di prendere il treno?

Sì, se avete almeno tre quarti d’ora. La sala è dentro la stazione e si mangia seduti, ma dall’ingresso di via Giolitti ai binari servono diversi minuti a piedi, di più con valigie grandi. Nelle ore di punta le file ai banchi e la ricerca del tavolo allungano i tempi. Per i gruppi numerosi con poco margine non è la scelta giusta.

Si può organizzare un pranzo per un gruppo?

Per gruppi ed eventi il gestore indica i propri contatti ufficiali sul sito del Mercato Centrale Roma, ed è lì che vanno chiesti condizioni, disponibilità e spazi. Nella sala principale non esiste un conto unico né un servizio al tavolo, quindi un gruppo numeroso senza accordi preventivi deve mettere in conto file separate ai banchi e tempi lunghi per trovare posti vicini.

Va bene per i bambini e per le famiglie?

Funziona bene per le famiglie, perché ognuno sceglie il banco che preferisce e ci si ritrova allo stesso tavolo. Il limite è il rumore nelle ore di punta e la necessità che un adulto tenga i posti mentre gli altri fanno le file. Con passeggini e bambini piccoli conviene andare a metà mattina o nel primo pomeriggio, quando la sala è più vuota.

Chi ha scritto la pagina

La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Le informazioni pratiche risultano dalle fonti richiamate nel testo alla data indicata in apertura. Trattandosi di un locale commerciale dentro una grande stazione, orari e organizzazione degli spazi cambiano spesso: ricontrollateli sul sito del gestore e segnalateci quello che trovate cambiato.

Il primo e l’ultimo pasto di un viaggio sono spesso i più difficili da organizzare, perché cadono a ridosso di un treno, con valigie, orari stretti e persone stanche. Chi si trova davanti a questo tipo di problemi, per sé o per un gruppo di quaranta persone, trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, collegamenti con gli aeroporti, noleggi, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoVia Giovanni Giolitti 36 Esquilino, Roma, Roma Città 00185

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