Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
In breve. Il Colosseo Quadrato, nome con cui i romani chiamano da sempre il Palazzo della Civiltà Italiana, si trova nel Quadrato della Concordia, nel quartiere EUR, all'estremità nord occidentale dell'asse di viale della Civiltà del Lavoro.
Il Colosseo Quadrato, nome con cui i romani chiamano da sempre il Palazzo della Civiltà Italiana, si trova nel Quadrato della Concordia, nel quartiere EUR, all'estremità nord occidentale dell'asse di viale della Civiltà del Lavoro. Ci si arriva con la metropolitana linea B: la fermata EUR Magliana lascia il visitatore sotto la grande scalinata che sale verso il palazzo, la fermata EUR Palasport lo lascia dalla parte opposta, quella dove l'ingresso è quasi a livello di strada. Il biglietto integrato a tempo di ATAC costa 1,50 euro e vale 100 minuti; il titolo giornaliero Roma 24 ore costa 8,50 euro, quello da 48 ore 15,00 euro, quello da 72 ore 22,00 euro. L'edificio ospita la direzione e gli uffici della maison Fendi e non è un museo con biglietteria e orario continuato: si apre al pubblico in occasione delle mostre e degli eventi allestiti al piano terra, e il calendario va controllato sul sito ufficiale della maison prima di mettersi in viaggio. L'esterno, che è poi il novanta per cento di quello che si viene a vedere, è visibile sempre, gratuitamente, a qualunque ora, e la piazza intorno non chiude mai.
Chi arriva qui per la prima volta di solito ha in testa una fotografia e poco altro. Vale la pena inquadrare il palazzo dentro il suo contesto, perché da solo non si spiega: fa parte del disegno urbano dell'EUR, il quartiere nato per l'Esposizione universale che avrebbe dovuto tenersi a Roma nel 1942 e che la guerra cancellò. Senza quella premessa, il Colosseo Quadrato sembra un oggetto caduto dal cielo in mezzo a un quartiere di uffici. Con quella premessa, diventa il pezzo centrale di un progetto politico e urbanistico che nessun'altra capitale europea possiede in forma così integra.

Dove si trova il Colosseo Quadrato e come ci si arriva davvero
L'indirizzo che compare sulle mappe è il Quadrato della Concordia, una denominazione toponomastica che non corrisponde a una via ma a un'area: il quadrilatero su cui il palazzo poggia. I lati utili per orientarsi sono due. Verso sud est corre viale della Civiltà del Lavoro, che è l'asse prospettico voluto dai progettisti dell'EUR: da lì il palazzo si presenta frontalmente e l'ingresso è quasi a raso, perché il terreno risale. Verso nord ovest il colle sprofonda in direzione della ferrovia per Ostia e della valle del Tevere, e il basamento a gradini raggiunge i suoi diciotto metri di altezza massima, con la scenografica scalinata che scende verso la città bassa.
In metropolitana al Colosseo Quadrato
La linea B della metropolitana serve l'EUR con quattro stazioni: EUR Magliana, EUR Palasport, EUR Fermi e Laurentina. Per il palazzo le due utili sono le prime due, e non sono equivalenti. Da EUR Magliana si sbuca in basso, dal lato della valle: si risale a piedi e il palazzo appare per gradi, prima la sagoma sopra gli alberi, poi il basamento, poi gli archi. È l'avvicinamento più bello e il meno frequentato. Da EUR Palasport si arriva invece dall'alto, sul piano del quartiere, e ci si trova davanti la facciata su viale della Civiltà del Lavoro senza nessuna preparazione visiva: comodo, rapido, molto meno emozionante. Il consiglio è entrare da EUR Magliana e uscire da EUR Palasport, così si vedono entrambi i volti dell'edificio senza tornare sui propri passi.
A piedi dentro l'EUR, partendo dal Colosseo Quadrato
L'EUR è uno dei rari quartieri romani progettati per essere percorsi a piedi lungo assi rettilinei, e le distanze ingannano perché i marciapiedi sono larghissimi e gli edifici enormi: quello che sembra a due passi richiede una camminata vera. Dal palazzo si scende lungo viale della Civiltà del Lavoro, si attraversa via Cristoforo Colombo, che è l'antica Via Imperiale, e si raggiunge la piazza dove sorge il Palazzo dei Congressi, oggi intitolata a John Fitzgerald Kennedy. Da lì, proseguendo, si incontrano il Museo delle Civiltà e il grande parco centrale con il laghetto. Chi ha una giornata intera davanti può chiudere l'anello con il Palazzo dello Sport di Nervi e Piacentini, costruito per le Olimpiadi del 1960.
Orari, accesso e biglietti al Colosseo Quadrato
Qui bisogna essere chiari, perché è la fonte di gran parte delle delusioni. Il Palazzo della Civiltà Italiana non è un museo civico. Non ha una biglietteria permanente, non ha un orario stampato valido tutto l'anno, non si visitano i piani superiori, che sono uffici. Quello che si apre al pubblico è il piano terra, quando ospita una mostra: in quei periodi l'accesso avviene dall'ingresso su viale della Civiltà del Lavoro, con orari indicati di volta in volta dal sito ufficiale della maison che ha il palazzo in concessione. Fuori dai periodi di mostra, l'edificio resta un luogo di lavoro e si guarda da fuori. Non è una limitazione da poco, ed è giusto saperlo prima: chi viene qui aspettandosi una visita di due ore agli interni torna a casa scontento, chi viene sapendo che il pezzo forte è l'architettura vista dal basamento torna a casa contento.
Il concorso del 1937 e la nascita del Colosseo Quadrato
La legge che istituì l'Esposizione universale di Roma è del dicembre 1936. Il decreto costitutivo del quartiere porta la data del 26 dicembre di quell'anno. Nel gennaio del 1937 partirono i primi inviti e i primi bandi per l'ideazione degli edifici del nuovo quartiere della mostra, battezzato E42 dall'acronimo dell'Esposizione e dall'anno previsto per l'inaugurazione. Il governo aveva due obiettivi sovrapposti: celebrare nel 1942 il ventennale del regime davanti al mondo e, con la stessa spesa, spingere l'urbanizzazione di Roma lungo la direttrice che porta al mare.
L'ente incaricato di vagliare i progetti aveva già deliberato i primi piani nell'aprile del 1937. Per i fabbricati maggiori furono banditi concorsi specifici fra il giugno e l'ottobre dello stesso anno: il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, l'esedra di piazza Imperiale, oggi piazza delle Nazioni Unite, il Museo delle Comunicazioni, oggi sede dell'Archivio Centrale dello Stato, la basilica dei Santi Pietro e Paolo e, appunto, il Palazzo della Civiltà Italiana. Un ulteriore concorso per il Palazzo dell'Acqua e della Luce venne bandito un anno e mezzo più tardi e non ebbe mai realizzazione.
Guerrini, La Padula e Romano, gli autori del Colosseo Quadrato
La commissione esaminatrice, presieduta da Marcello Piacentini, che dell'intero E42 era il regista, scelse il progetto firmato da Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano. Il capogruppo era La Padula, all'anagrafe Ernesto Angelo Lapadula, nato a Pisticci il 6 agosto 1902 e morto a Roma il 24 gennaio 1968. Si era laureato alla Scuola di architettura di Roma nel 1931, proprio sotto Piacentini. Fu una figura più complessa di quanto il suo edificio più celebre lasci intuire: disegnatore satirico, illustratore con lo pseudonimo di Bruno di Lucania, pittore, giornalista. Firmò il Palazzo delle Poste centrali di Potenza fra il 1938 e il 1943, la chiesa di San Rocco a Pisticci nel 1934, padiglioni per la Mostra d'Oltremare e per la Mostra autarchica del minerale italiano, e nel dopoguerra lavorò a progetti urbanistici in Argentina. Al Palazzo della Civiltà Italiana fu poi assegnata anche la direzione artistica della Mostra della civiltà italiana, l'esposizione che l'edificio avrebbe dovuto contenere e che la guerra annullò.
Guerrini e Romano ebbero ruoli meno raccontati ma non minori: il primo portava nel gruppo una lunga pratica di arti decorative e di grafica, il secondo l'esperienza costruttiva romana. La cifra riconoscibile del progetto, l'astrazione geometrica applicata a un tema classico, nasce dall'incontro fra queste tre mani, e la storiografia continua a discutere su quale delle tre abbia pesato di più.
Dai settantasette archi ai cinquantaquattro del Colosseo Quadrato
Il progetto premiato in concorso non era quello che vediamo. La versione presentata alla commissione prevedeva quattro facciate identiche con settantasette archi ciascuna, undici in lunghezza e sette in altezza. Il palazzo sarebbe stato più basso e più largo, quasi un tappeto di vuoti. Nel passaggio alla realizzazione gli archi scesero a cinquantaquattro, nove in lunghezza e sei in altezza, e la proporzione cambiò radicalmente: l'edificio diventò più compatto, più verticale, più simile a un cubo. È una modifica che nessuna guida racconta e che invece spiega tutto. Con settantasette archi il palazzo sarebbe stato un portico monumentale; con cinquantaquattro è diventato un solido puro, e solo a quel punto i romani hanno potuto vederci dentro un Colosseo squadrato.
Il cantiere del Colosseo Quadrato, dal 1938 al 1943
I lavori cominciarono nel luglio del 1938. L'inaugurazione avvenne nel 1940, a edificio ancora incompleto, in una Roma che stava entrando in guerra e che aveva ormai perso l'Esposizione universale prima ancora di allestirla. Nel 1943 il cantiere si fermò del tutto. Non fu una sospensione tecnica: fu la fine del progetto politico che lo aveva generato. Il palazzo rimase lì, finito nelle strutture e vuoto nei contenuti, in mezzo a un quartiere anch'esso interrotto a metà, con le strade tracciate e i palazzi senza infissi.
Vale la pena soffermarsi sulla scelta costruttiva, perché è più interessante di quanto sembri. La struttura portante, invisibile dall'esterno, è in cemento armato: senza di essa non si sarebbero potuti reggere volumi di quelle dimensioni. Ma tutto il rivestimento è in travertino, la pietra romana per eccellenza, quella dell'anfiteatro Flavio e di mezza città barocca. La scelta rispondeva a due esigenze diverse che per una volta coincidevano. La prima era ideologica: richiamare la romanità, cucire un filo visibile fra l'impero antico e quello che il regime credeva di stare costruendo. La seconda era economica e autarchica: dopo le sanzioni deliberate dalla Società delle Nazioni in seguito alla guerra d'Etiopia, ferro e cemento erano merce scarsa e cara, mentre le cave di travertino di Tivoli erano a un'ora di camion. Un edificio di quella mole rivestito di pietra italiana era anche un messaggio: possiamo farcela da soli.
Come si legge la facciata del Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
Il palazzo è alto sessanta metri e ha una base quadrata di cinquantatré metri di lato. Quattro facciate identiche, nessuna gerarchia fra fronte e retro, nessun ingresso monumentale che dichiari il davanti. È questa indifferenza ai quattro punti cardinali a renderlo così spiazzante: gira intorno all'edificio e non riesci a stabilire dove sia la porta principale, perché in senso stretto non c'è.
I cinquantaquattro archi per lato, duecentosedici in tutto
Ogni facciata porta cinquantaquattro archi a tutto sesto, disposti su nove colonne e sei ordini. Moltiplicati per quattro fanno duecentosedici vuoti, tutti della stessa misura, tutti alla stessa distanza. Non c'è un arco più grande degli altri, non c'è una campata centrale accentuata, non c'è il ritmo variato che qualsiasi architetto rinascimentale avrebbe introdotto per non annoiare l'occhio. La ripetizione è totale e voluta. Il risultato è un edificio che a distanza sembra piccolo e che a venti metri diventa schiacciante, perché il cervello, non trovando elementi di scala, sbaglia i calcoli. È l'effetto ottico più efficace di tutta l'architettura romana del Novecento, e funziona ancora oggi su chiunque, compresi quelli che ci passano davanti tutte le mattine.
Provate un esperimento: fermatevi a un angolo e guardate le due facciate che convergono. Gli archi delle due file si sovrappongono prospetticamente e per un istante l'edificio sembra trasparente, un reticolo sospeso. Poi il cervello ricompone il volume e la sensazione svanisce. Giorgio de Chirico non ci ha mai dipinto sopra, ma chi conosce le sue piazze metafisiche capisce subito da dove arriva la parentela.
L'iscrizione sulle quattro testate
Sotto la fascia superiore, su tre righe scolpite nel travertino in capitali monumentali romane, corre la frase: un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori. Compare identica sulle quattro facce. Il testo è tratto da un discorso pronunciato da Mussolini il 2 ottobre 1935, il giorno dell'annuncio dell'aggressione all'Etiopia, in polemica con le sanzioni che la Società delle Nazioni si preparava a deliberare contro l'Italia.
Su questa iscrizione si è discusso per ottant'anni e si continua a discutere. Chi la vorrebbe rimossa argomenta che una capitale democratica non può conservare in caratteri alti un metro la propaganda di una dittatura. Chi la difende osserva che cancellarla significherebbe rendere il palazzo illeggibile e trasformarlo in un bell'oggetto astratto, privo della ragione per cui è stato costruito. La nostra opinione è che l'iscrizione debba restare esattamente dov'è: senza quelle tre righe nessuno capirebbe più che quel cubo perfetto era un'arma retorica, e un monumento che non si lascia più interrogare smette di insegnare qualcosa. Il problema non è la scritta: è che quasi nessuno la spiega a chi passa.
Un dettaglio filologico che sfugge quasi sempre: il testo scolpito non ha punteggiatura. Le tre righe si susseguono senza virgole, e la scansione ritmica è affidata soltanto agli a capo. È una scelta epigrafica antica, copiata dalle iscrizioni imperiali, e contribuisce a dare alla frase quel tono di sentenza incisa nella pietra che il regime cercava.

Le ventotto statue degli Arti e Mestieri alla base del Colosseo Quadrato
Negli archi del piano terreno sono collocate ventotto statue in marmo, alte più di tre metri, una per ogni arcata occupata. La distribuzione non è simmetrica: sei per la facciata verso viale della Civiltà del Lavoro e sei per quella verso la scalinata, otto per ciascuna delle altre due. Ognuna è l'allegoria di una virtù, di un'arte o di un mestiere che il progetto attribuiva al popolo italiano. Sono il capitolo più trascurato dell'intero monumento: i visitatori fotografano gli archi e passano oltre, mentre proprio lì, al livello degli occhi, si trova il programma iconografico che l'edificio doveva illustrare.
L'elenco completo delle allegorie del Colosseo Quadrato
Percorrendo il perimetro in senso orario, a partire dalla prima statua a sinistra del fronte su viale della Civiltà del Lavoro, l'ordine è questo: eroismo, musica, artigianato, genio politico, ordine sociale, lavoro, agricoltura, filosofia, commercio, industria, archeologia, astronomia, storia, genio inventivo, architettura, diritto, primato della navigazione, scultura, matematica, genio del teatro, chimica, stampa, medicina, geografia, fisica, genio della poesia, pittura, genio militare.
Letta di seguito, la sequenza è un documento culturale notevole. Comincia con l'eroismo e finisce con il genio militare, e in mezzo mette sullo stesso piano la chimica e la scultura, il commercio e la filosofia, l'archeologia e l'industria. È il ritratto che una nazione voleva dare di sé nel 1938: colta e produttiva, antica e moderna, guerriera e artigiana. Manca completamente la dimensione religiosa, che pure nell'Italia di quegli anni contava; manca la famiglia; manca l'agricoltura come mondo contadino, ridotta a una sola figura allegorica accanto a ventisette virtù urbane e intellettuali. Chi vuole capire l'autorappresentazione del regime ha qui, scolpita nel marmo, la sua tavola sinottica.
Come guardarle davvero
Le statue si leggono male da lontano e benissimo da vicino, perché ciascuna porta gli attributi del proprio mestiere: lo scalpello, il compasso, il libro, il rotolo, il timone, la lancia. Il consiglio pratico è camminare lungo il basamento tenendo l'edificio alla propria sinistra e riconoscere gli attributi uno per uno, come si fa davanti a un ciclo di santi in una chiesa. Il giro completo richiede una ventina di minuti di cammino lento ed è, a nostro giudizio, la parte più istruttiva della visita. La luce migliore è quella radente del tardo pomeriggio, che stacca i rilievi dal fondo scuro delle arcate; a mezzogiorno le figure si appiattiscono e diventano quasi illeggibili.
I Dioscuri ai quattro angoli del basamento
Ai quattro spigoli del basamento sono collocati altrettanti gruppi equestri raffiguranti i Dioscuri, Castore e Polluce, opera di Publio Morbiducci e Alberto Felci. La coppia sul lato sud orientale guarda verso viale della Civiltà del Lavoro; quella sul lato nord occidentale si affaccia sul versante aperto della collina, in direzione della città bassa.
Morbiducci merita più di una riga. Nato a Roma il 28 agosto 1889 e morto nella stessa città il 31 marzo 1963, si era formato all'Istituto di belle arti sotto Duilio Cambellotti, che considerò sempre il proprio maestro, e si era imposto già alla Secessione romana del 1915 con una serie di maschere in bronzo. È autore del monumento al Bersagliere a Porta Pia, del Marinaio al Verano, della sistemazione di piazza del Viminale e, sempre all'EUR, del grande fregio marmoreo del Palazzo degli Uffici dedicato alla storia di Roma. Fu anche medaglista di primo piano: vinse nel 1923 il concorso per la moneta da due lire. Accademico di San Luca dal 1937, ebbe una grande retrospettiva all'Accademia nazionale di San Luca nel dicembre 1999. I gruppi dei Dioscuri collocati sulla scalinata appartengono a una fase lunga del suo lavoro all'EUR, compresa fra il 1940 e il 1956, negli anni della risistemazione del quartiere in vista delle Olimpiadi del 1960.
La scelta iconografica non è casuale. I Dioscuri sono i gemelli protettori di Roma, quelli che secondo la leggenda apparvero al Foro ad annunciare la vittoria del lago Regillo, quelli delle statue colossali in cima alla cordonata del Campidoglio e di quelle del Quirinale. Metterli a guardia degli angoli del palazzo significava dichiarare, senza scrivere una parola in più, che quell'edificio nuovo apparteneva alla stessa stirpe monumentale.
Il Colosseo Quadrato dopo il 1943: guerra, sfollati, rinascita
La storia del palazzo dopo l'interruzione dei lavori è la parte che quasi nessun visitatore conosce e che invece spiega perché l'edificio arrivò agli anni Cinquanta in condizioni pietose.
Il 9 settembre 1943 sulla scalinata
All'indomani dell'annuncio dell'armistizio, il 9 settembre 1943, la zona fu teatro di uno scontro armato. Sulla scalinata che scende verso il Tevere si affrontarono paracadutisti tedeschi, attestati nei pressi del vecchio ponte della Magliana, e reparti italiani impegnati a rallentare l'avanzata verso il centro di Roma. Nel combattimento rimase ucciso un artigliere italiano, poi decorato alla memoria. Chi oggi sale quei gradini con il telefono in mano difficilmente immagina che siano stati una posizione difensiva, eppure la geometria del luogo lo spiega da sola: dall'alto del basamento si controlla tutta la valle, ed è per questo che ci si combatté.
Accampamento, poi rifugio
Finito il cantiere e finita la guerra, il palazzo e gli altri edifici già costruiti, fra cui la basilica dei Santi Pietro e Paolo, il Palazzo dei Congressi e l'esedra che oggi ospita le sedi dell'INPS e dell'INA, servirono prima come accampamento per le truppe tedesche, poi per quelle alleate, infine, nell'immediato dopoguerra, come ricovero per gli sfollati. Per qualche anno il Colosseo Quadrato fu un enorme edificio abitato da famiglie senza casa, con i panni stesi fra gli archi. È l'immagine più lontana possibile da quella che i suoi progettisti avevano in mente, ed è anche la più vera del dopoguerra romano.
1951, l'Ente EUR e il ritorno alla vita
Solo nel 1951, con la nascita dell'Ente EUR, il quartiere ripartì: l'acronimo rimase, ma la E divenne Europa e non più Esposizione. L'idea era trasformare l'area in un nuovo polo direzionale della capitale, e la scommessa, va detto, fu vinta. Il Palazzo della Civiltà Italiana ospitò nel 1953 l'Esposizione internazionale dell'agricoltura, poi divenne sede della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro e conobbe vari usi ministeriali. A metà degli anni Ottanta l'Ente EUR ne riprese la piena gestione, ma l'edificio rimase sostanzialmente inutilizzato, aperto solo per iniziative sporadiche. Per quasi trent'anni il monumento più fotografato del quartiere fu, di fatto, un contenitore vuoto.
Palazzo groviera
In quegli anni i romani gli affibbiarono un secondo soprannome, meno nobile del primo: palazzo groviera, per via delle facciate bucate. Il nomignolo dice molto dell'ironia romana, che smonta la retorica monumentale con una battuta da mercato rionale, e dice qualcosa anche del rapporto della città con l'EUR, a lungo percepito come un quartiere estraneo, freddo, buono per gli uffici e per gli spot pubblicitari.
Il restauro del Colosseo Quadrato e il vincolo di tutela
Nel 2006 un progetto del Ministero per i beni e le attività culturali previde il restauro dell'edificio. Gli interventi riguardarono le facciate, il piano terreno, gli infissi e i terrazzi. I lavori, diretti dall'architetto Paolo Marconi, iniziarono nel 2008 e si conclusero il 15 dicembre 2010. Fu l'operazione che restituì al travertino la sua superficie e permise tutto quello che è venuto dopo: un edificio con le facciate nere di smog e i serramenti marci non sarebbe stato affittabile a nessuno.
Nel 2009 i ministeri dello Sviluppo economico e dei Beni culturali firmarono con EUR S.p.A. un accordo per destinare il palazzo a casa del made in Italy, con un'esposizione permanente del design italiano e un museo dell'audiovisivo; il completamento era previsto per il 2011. Quel progetto specifico non si realizzò nella forma annunciata, ma fissò un principio che è rimasto: il Palazzo della Civiltà Italiana è un bene di interesse culturale ai sensi del decreto legislativo 42 del 2004 ed è vincolato a usi espositivi e museali. Qualunque cosa ci si faccia dentro, deve avere una componente aperta al pubblico. Questo vincolo è la ragione per cui, anche oggi che l'edificio ospita gli uffici di un'azienda privata, il piano terra deve restare accessibile alle mostre.
Fendi al Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
Dal luglio 2013 e fino a tutto il 2028 l'edificio è concesso in affitto alla maison Fendi, che vi ha trasferito la propria direzione e i propri uffici, celebrando il trasferimento nel 2015, anno del novantesimo anniversario della casa, con l'apertura al pubblico di uno spazio espositivo al piano terra.
Chi è Fendi e perché è finita qui
La storia della maison comincia nel 1918, quando Adele Casagrande apre a Roma, in via del Plebiscito, una bottega di borse e pellicce. Nel 1925 nasce l'azienda con il nome Fendi, dopo il matrimonio di Adele con Edoardo Fendi; la prima boutique di via Piave è del 1932. Nel 1946 i fondatori passano il testimone alle cinque figlie, Paola, Anna, Franca, Carla e Alda, che si dividono i settori e modernizzano il marchio. Nel 1965 le sorelle chiamano un giovane stilista tedesco, Karl Lagerfeld: la collaborazione durerà cinquantaquattro anni, e nel 1966 nasce il celebre logo a doppia F. Portare gli uffici dentro il Colosseo Quadrato non fu quindi un gesto astratto: fu un'azienda nata a Roma che si insediava nel più romano degli edifici del Novecento.
Le mostre al piano terra del Colosseo Quadrato
Lo spazio al piano terreno ospita mostre temporanee, spesso dedicate all'artigianato, alla moda, al design e alla fotografia, e occasionalmente eventi. Il palazzo, per usare la formula degli enti turistici, ospita la direzione e gli uffici della maison ed è aperto al pubblico in occasione di eventi e mostre: non esiste quindi un orario stabile, e il calendario va controllato sul sito ufficiale prima di presentarsi. È l'unico modo per entrare legittimamente nell'edificio, e quando capita vale il viaggio, perché l'interno del piano terra permette di guardare gli archi dal rovescio, dal lato in ombra, e di capire lo spessore reale del rivestimento in pietra.
Pokras Lampas sul tetto, 2017
Nel 2017 l'artista russo Pokras Lampas, all'anagrafe Arsenij Pyzenkov, realizzò sulla copertura dell'edificio una grande calligrafia gialla su fondo nero, composta da parole che iniziano con la lettera F, nell'ambito della campagna Fendi F is For. L'opera è indicata come la più estesa opera di calligrafia realizzata in Italia. Non la si vede dalla strada: è pensata per lo sguardo dall'alto, dagli aerei in avvicinamento a Fiumicino e dalle immagini satellitari. È un dettaglio che diverte molto i gruppi quando lo si racconta, perché ribalta il rapporto abituale con un monumento: qui la superficie decorata è quella che nessun visitatore a terra potrà mai vedere.
Una curiosità sul Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
La curiosità vera non è il soprannome, che tutti conoscono, ma il numero. Nove archi in lunghezza per sei in altezza, cinquantaquattro per facciata: perché proprio nove e sei? La spiegazione che circola nelle visite guidate più diligenti, e che va presa per quello che è, cioè una tradizione interpretativa e non un dato documentato dagli archivi di progetto, è che le due cifre corrispondano al numero di lettere del nome e del cognome di Benito Mussolini: sei lettere in Benito, nove in Mussolini. Nove archi sul lato orizzontale, sei sulla verticale.
La cosa interessante è che il progetto di concorso non aveva quelle misure: aveva undici archi in lunghezza e sette in altezza, settantasette per facciata. Se la corrispondenza numerica fosse stata programmata dall'inizio, ci si aspetterebbe di trovarla nel progetto premiato, non nella variante esecutiva. Il che lascia aperte due possibilità: o la modifica del rapporto fra le campate fu decisa per ragioni compositive e la coincidenza fu notata solo dopo, oppure fu introdotta in corso d'opera proprio per ottenerla. Non esiste, allo stato, un documento pubblicato che chiuda la questione, e chi vi racconta la seconda versione come un fatto accertato sta andando oltre le fonti.
Resta comunque il dato che vale la pena portarsi a casa: il palazzo che conosciamo non è il palazzo che vinse il concorso. È una seconda versione, più compatta e più astratta della prima, e proprio quella compattazione ha prodotto l'effetto cubico che lo ha reso un'icona mondiale. Se avessero costruito il progetto originale, oggi nessuno lo chiamerebbe Colosseo Quadrato: sarebbe un lungo portico e basta.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
Nessuno vi dirà che il Palazzo della Civiltà Italiana non ha mai svolto la funzione per cui è stato costruito. Non un giorno. Doveva contenere la Mostra della civiltà italiana, la sezione centrale dell'Esposizione universale del 1942, e per quella mostra era stata nominata perfino la direzione artistica, affidata a La Padula in persona. La guerra cancellò l'Esposizione e la mostra non fu mai allestita. L'edificio venne inaugurato nel 1940 incompleto e senza contenuto, e da allora ha fatto ogni sorta di mestiere tranne quello per cui era nato: accampamento militare tedesco, poi alleato, ricovero per sfollati, sede di un'esposizione agricola nel 1953, sede di una federazione di imprenditori, ufficio ministeriale, contenitore vuoto per trent'anni, oggi quartier generale di una maison della moda.
C'è una seconda cosa che si dice raramente, ed è di ordine pratico: la maggior parte delle fotografie che circolano del palazzo è tecnicamente sbagliata. Sono scattate frontalmente, dal centro di viale della Civiltà del Lavoro, e restituiscono un rettangolo di archi che sembra piatto come una parete forata. L'edificio non è quello. È un solido, e si capisce solo di spigolo, quando le due facciate convergono e la profondità delle arcate diventa leggibile. Chi arriva, si mette al centro, scatta e riparte porta a casa la fotografia meno interessante possibile di uno degli edifici più fotogenici d'Europa.
Terza cosa: l'EUR è un quartiere in cui i turisti si perdono per una ragione precisa, cioè che le distanze visive sono compresse dalla scala degli edifici. Il Palazzo dei Congressi, che sembra a duecento metri, è considerevolmente più lontano. Chi programma di vedere il Colosseo Quadrato e poi altre tre cose nella stessa mezz'ora sbaglia i conti sistematicamente. Meglio mettere in conto una mattinata intera e camminare piano.
Domande frequenti sul Colosseo Quadrato, Palazzo della Civiltà Italiana
Perché si chiama Colosseo Quadrato?
L'edificio si chiama Colosseo Quadrato per la somiglianza con l'anfiteatro Flavio, dovuta agli ordini sovrapposti di arcate a tutto sesto, unita alla pianta perfettamente quadrata dell'edificio. Il nome ufficiale è Palazzo della Civiltà Italiana, ed è stato chiamato in passato anche Palazzo della Civiltà del Lavoro.
Dove si trova il Colosseo Quadrato?
Il Colosseo Quadrato si trova nel quartiere EUR di Roma, sul Quadrato della Concordia, il quadrilatero su cui il palazzo poggia. Verso sud est corre viale della Civiltà del Lavoro, l'asse prospettico voluto dai progettisti dell'EUR, da cui il palazzo si presenta frontalmente con l'ingresso quasi a raso.
Quanti archi ha il Colosseo Quadrato?
Il Colosseo Quadrato ha cinquantaquattro archi per ciascuna delle quattro facciate identiche, disposti su nove campate in lunghezza e sei in altezza. L'edificio è alto sessanta metri e ha una base quadrata di cinquantatré metri di lato.
Chi occupa oggi il Colosseo Quadrato?
Dal luglio 2013 e fino a tutto il 2028 il Colosseo Quadrato è concesso in affitto alla maison Fendi, che vi ha trasferito la propria direzione e i propri uffici. Nel 2015, anno del novantesimo anniversario della casa di moda, è stato aperto al pubblico anche uno spazio espositivo al piano terra.
Il Colosseo Quadrato è accessibile in sedia a rotelle?
Il fronte del Colosseo Quadrato su viale della Civiltà del Lavoro è sostanzialmente a livello della strada e permette di avvicinarsi al basamento e alle arcate senza gradini, rendendo possibile il giro esterno anche in sedia a rotelle. Il fronte opposto, quello della grande scalinata verso la valle, è invece impraticabile senza scale.
Quando fu costruito il Colosseo Quadrato?
I lavori del Colosseo Quadrato cominciarono nel luglio del 1938, dopo il concorso del 1937 vinto dal progetto di Guerrini, La Padula e Romano sotto la presidenza di Marcello Piacentini. L'edificio fu inaugurato nel 1940, ancora incompleto, e il cantiere si fermò del tutto nel 1943; un restauro diretto dall'architetto Paolo Marconi lo ha poi riportato in condizioni ottimali fra il 2008 e il 15 dicembre 2010.
Il Colosseo Quadrato è adatto ai bambini?
Sì, il Colosseo Quadrato funziona bene con i bambini se si dà loro un compito, come contare gli archi di una facciata e verificare che siano davvero cinquantaquattro, oppure riconoscere gli attributi delle ventotto statue allegoriche alla base, dal compasso dell'architettura alla lancia del genio militare.
Quando andare a vedere il Colosseo Quadrato?
La stagione migliore per vedere il Colosseo Quadrato va da metà ottobre a fine novembre e da marzo a metà maggio, con luce bassa, temperature ragionevoli e quartiere vivo ma non affollato. L'estate romana all'EUR è dura, perché non ci sono zone d'ombra e le distanze si percorrono sotto il sole.
Il consiglio che ti do per visitare il Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
Il consiglio è uno: arrivate dal basso. Scendete alla stazione EUR Magliana, prendete la scalinata e salite a piedi. Ci vogliono pochi minuti in più rispetto all'arrivo da EUR Palasport e cambia completamente l'esperienza, perché il palazzo si scopre per gradi, sopra la linea degli alberi, e la sua scala reale vi arriva addosso solo negli ultimi venti metri. È esattamente l'effetto che i progettisti avevano calcolato, con il basamento a gradini alto diciotto metri proprio su quel fronte. Arrivare dall'alto significa buttare via la regia dell'edificio.
Secondo consiglio, sull'orario. La luce buona è quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente entra dentro le arcate e crea la scacchiera di ombre che rende il travertino tridimensionale. A mezzogiorno il palazzo si appiattisce e diventa bianco e piatto. All'alba, invece, si ottiene la condizione più rara e più bella: la piazza deserta, nessuna macchina parcheggiata sul fronte, e le facciate ancora in ombra fredda. Se avete solo un'ora e volete la fotografia della vita, quella è l'ora.
Terzo consiglio, e riguarda il modo di stare in questo luogo. Il Palazzo della Civiltà Italiana è un monumento politico, non un edificio neutro, e va guardato sapendo cosa celebra. Portarci i ragazzi ha senso proprio per questo: davanti a quell'iscrizione si può fare una lezione di storia contemporanea che nessun manuale sostituisce. Trattarlo come un semplice fondale per una fotografia di viaggio significa perdere l'unica cosa che questo edificio ha davvero da dire. Chi vuole approfondire con un accompagnatore abilitato può rivolgersi ai servizi professionali di TourLeaderPro a Roma, che lavora anche sulle zone fuori dal circuito del centro storico.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che il quartiere si chiami EUR lo sanno tutti. Che la E dell'acronimo non significhi più quello che significava all'origine lo sanno in pochi. L'acronimo nacque come Esposizione Universale Roma, riferito alla manifestazione del 1942 che non si tenne mai. Nel dopoguerra il nome fu conservato per continuità, ma con la costituzione dell'Ente EUR nel 1951 la lettera cambiò senso e il quartiere fu ribattezzato Europa; la denominazione ufficiale del quartiere urbanistico è appunto Europa, sancita da un provvedimento comunale del 1965. Quindi l'EUR di oggi è, alla lettera, Europa Universale Roma, che non vuol dire granché, oppure semplicemente il nome proprio di un luogo che ha smesso di essere un acronimo. È il caso, raro e istruttivo, di una sigla sopravvissuta alla propria ragione.
Nella stessa categoria dei fatti risaputi ma poco citati rientra il rapporto fra il Colosseo Quadrato e l'anfiteatro Flavio. Il soprannome suggerisce una parentela diretta, e in effetti l'idea dell'arcata ripetuta su più ordini viene da lì. Ma le differenze contano più delle somiglianze. Il Colosseo è ellittico, il Palazzo della Civiltà Italiana è quadrato. Il Colosseo varia gli ordini architettonici salendo, tuscanico, ionico, corinzio, il palazzo dell'EUR ripete un unico modulo identico sei volte. Il Colosseo è un contenitore, un guscio intorno a un vuoto centrale destinato agli spettacoli; il palazzo dell'EUR è un solido pieno con gli uffici dentro. La citazione è dunque puramente epidermica: riguarda la pelle, non la struttura. Ed è proprio questo che ne fa un edificio moderno travestito da antico, cioè, a seconda dei punti di vista, un capolavoro di sintesi o un manifesto di retorica.
La foto giusta da fare al Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
La fotografia giusta non è quella frontale. Mettetevi in diagonale rispetto a uno spigolo, arretrate finché entrambe le facciate entrano nell'inquadratura e alzate leggermente l'obiettivo: le due griglie di archi convergono e il volume diventa immediatamente leggibile. Se avete un obiettivo grandangolare, tenetevi bassi e vicini al basamento e lasciate che le linee verticali cadano: la deformazione, in questo caso, lavora a vostro favore e restituisce l'effetto di schiacciamento che si prova davvero stando lì sotto.
La seconda inquadratura che consiglio è di quelle che quasi nessuno prova: entrate sotto le arcate del piano terra, dal lato dove il basamento è a livello, e fotografate lungo la fuga degli archi, con le statue allegoriche in successione a segnare il ritmo. Si ottiene un corridoio prospettico che sembra uscito da un quadro metafisico e che nessuna fotografia frontale potrà mai dare. Con la luce del tardo pomeriggio i tagli di sole fra un pilastro e l'altro disegnano una scala di lame chiare sul pavimento.
Terza possibilità, per chi arriva presto: la scalinata sul fronte nord occidentale, fotografata dal basso verso l'alto con il palazzo che chiude la prospettiva in cima. È l'inquadratura che restituisce i diciotto metri del basamento e che spiega, meglio di qualunque didascalia, perché quel 9 settembre 1943 ci si combatté sopra. Evitate invece l'ora centrale della giornata in estate: il travertino riflette una luce durissima, le ombre spariscono e le fotografie vengono bruciate. Se cercate una traccia da seguire per il resto della giornata romana, l'itinerario proposto nella guida in inglese Rome in 3 days imposta bene i tempi fra centro storico e quartieri esterni.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è il concorso stesso, fra il giugno e l'ottobre del 1937, con la commissione presieduta da Piacentini che sceglie il progetto Guerrini, La Padula e Romano fra le proposte presentate. Non fu un passaggio burocratico: fu il momento in cui il regime decise quale immagine di sé costruire in pietra, e la scelta cadde sull'astrazione geometrica anziché sul classicismo archeologico che qualcuno si aspettava.
Il secondo è l'apertura del cantiere, luglio 1938, e l'inaugurazione del 1940 a edificio incompiuto. Un'inaugurazione anomala, celebrata mentre l'Esposizione universale che ne era la ragione veniva accantonata e mentre l'Italia entrava in guerra.
Il terzo è l'interruzione definitiva dei lavori nel 1943 e lo scontro armato del 9 settembre di quell'anno sulla scalinata verso il Tevere, con i paracadutisti tedeschi attestati presso il vecchio ponte della Magliana e i soldati italiani che tentavano di rallentarne l'avanzata verso il centro. Vi morì un artigliere italiano, decorato alla memoria. Il quarto avvenimento non ha una data precisa ma copre gli anni dal 1943 al dopoguerra: l'occupazione dell'edificio come accampamento militare, prima tedesco poi alleato, e infine come ricovero per gli sfollati romani.
Il quinto è il 1951, con la nascita dell'Ente EUR, e il 1953, quando il palazzo ospita l'Esposizione internazionale dell'agricoltura: la prima volta in cui l'edificio svolge davvero una funzione espositiva, undici anni dopo la data per cui era stato pensato. Segue la lunga stagione come sede della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro e come contenitore di uffici pubblici.
Il sesto è il restauro: progetto ministeriale del 2006, cantiere aperto nel 2008 sotto la direzione di Paolo Marconi, chiusura dei lavori il 15 dicembre 2010. Il settimo è il luglio 2013, con la concessione in affitto alla maison Fendi fino a tutto il 2028, e il 2015, quando il trasferimento della sede viene celebrato con l'apertura al pubblico dello spazio espositivo al piano terra. L'ottavo, minore ma clamoroso nelle immagini, è il 2017, con la calligrafia monumentale di Pokras Lampas sulla copertura, indicata come la più estesa opera calligrafica realizzata in Italia.

Chi è passato dal Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
Il primo nome è quello di Marcello Piacentini, l'architetto che tenne in mano l'intero E42 e che presiedette la commissione del concorso del 1937: senza la sua regia il quartiere non avrebbe questa coerenza formale, e senza la sua approvazione il progetto dei tre non sarebbe passato. Il secondo è quello di Ernesto Bruno La Padula, capogruppo, che dopo la guerra lasciò l'Italia per lavorare in Argentina e morì a Roma nel 1968 avendo firmato l'edificio italiano più riprodotto del Novecento e non avendone mai visto la mostra per cui lo aveva concepito.
Poi passano gli scultori: Publio Morbiducci e Alberto Felci per i gruppi equestri dei Dioscuri, e i numerosi autori delle ventotto allegorie del piano terra, un cantiere di scultura collettivo che impegnò molte botteghe romane fra il 1938 e il 1942.
Ma i visitatori più celebri di questo palazzo sono arrivati con una macchina da presa. Michelangelo Antonioni ci portò la sua Roma alienata in L'eclisse, del 1962, uno dei film che meglio hanno capito l'EUR, usandolo come paesaggio mentale prima ancora che come scenografia. Federico Fellini lo inserì nella sua geografia visiva in Otto e mezzo, del 1963. Il palazzo compare, come sfondo, già in Roma città aperta di Roberto Rossellini, del 1945, e ha continuato ad attraversare il cinema internazionale: Hudson Hawk nel 1991, Equilibrium nel 2002, Zoolander 2 nel 2016, e una lunga lista di produzioni fino agli anni recenti. Nella musica italiana ha lasciato traccia sulla copertina dell'album Andate tutti affanculo dello Zen Circus, del 2009, mentre il video di Meraviglioso dei Negramaro fu girato sul tetto dell'attiguo palazzo dell'INPS, con il Colosseo Quadrato in campo.
Il motivo di questa fortuna cinematografica è tecnico prima che estetico: le quattro facciate identiche e prive di segni di riconoscimento producono uno spazio astratto, che si presta a rappresentare il futuro, il totalitarismo immaginario, la burocrazia senza volto. Registi che non avevano nessun interesse per la storia italiana degli anni Trenta hanno usato questo edificio per dire cose che con quella storia non c'entrano nulla. È il destino curioso di un monumento nato per essere iper significante e diventato, sullo schermo, un fondale universale. Non lontano, del resto, ci sono gli stabilimenti di Cinecittà, che di quella fortuna sono la ragione logistica.
Il Colosseo Quadrato e il resto dell'EUR: cosa vedere intorno
Nessuno dovrebbe venire fin qui per un solo edificio. Il quartiere ha una densità di architettura del Novecento che non ha eguali in Italia, e il palazzo ne è il vertice ma non l'unico pezzo.
Il Palazzo dei Congressi
All'estremità opposta dell'asse prospettico, oltre via Cristoforo Colombo, sorge il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, opera di Adalberto Libera, sulla piazza oggi intitolata a John Fitzgerald Kennedy. È il contraltare del Colosseo Quadrato: dove il primo è chiuso e ripetitivo, il secondo è aperto, luminoso, con la grande volta a vela dell'aula. Guardarli nella stessa mattinata insegna più di un corso di storia dell'architettura.
La basilica dei Santi Pietro e Paolo
Sul punto più alto del quartiere si trova la basilica dei Santi Pietro e Paolo, anch'essa nata dai concorsi del 1937, con la sua cupola visibile da mezza Roma sud. Dal sagrato la vista abbraccia il quartiere e, nelle giornate limpide, arriva fino al mare.
Il Museo delle Civiltà e i musei dell'EUR
Il polo museale statale del quartiere è il Museo delle Civiltà, che riunisce collezioni diverse: la sezione preistorica ed etnografica che continua l'eredità del Museo Pigorini e quella delle arti e tradizioni popolari intitolata a Lamberto Loria. Chi ha una giornata piena e vuole restare al coperto nel pomeriggio trova qui il complemento perfetto alla passeggiata architettonica.
Il parco, il laghetto e lo sport
Scendendo verso sud si arriva al parco centrale con il laghetto, i ciliegi giapponesi e la cascata, e poco oltre al Palazzo dello Sport. Per le famiglie con bambini piccoli, l'EUR Social Park è la soluzione più semplice per spezzare la giornata.
Sulla via del ritorno verso il centro
La linea B riporta verso il centro passando per zone che meritano una fermata: la basilica di San Paolo fuori le Mura, il Museo della Via Ostiense a Porta San Paolo, la Piramide Cestia e, poco lontano, la Centrale Montemartini, dove le statue antiche convivono con i motori diesel. È un itinerario di archeologia industriale e classica che si incastra bene con la mattinata all'EUR.
Visitare il Colosseo Quadrato con i bambini
Funziona meglio di quanto si creda, a due condizioni. La prima è dare ai bambini un compito: contare gli archi di una facciata, per esempio, e verificare che siano davvero cinquantaquattro, oppure riconoscere gli attributi delle statue allegoriche, il compasso dell'architettura, il libro della filosofia, la lancia del genio militare. Trasformare il perimetro in una caccia al dettaglio tiene viva l'attenzione per tutta la mezz'ora del giro.
La seconda condizione è logistica: l'area è priva di ombra nelle ore centrali e il travertino riverbera. In estate serve acqua, cappello, e la scelta del tardo pomeriggio. La scalinata è lunga e ripida per le gambe corte: con il passeggino conviene arrivare da EUR Palasport, dove l'accesso è a livello. Il parco con il laghetto, a poca distanza, è la ricompensa naturale a fine visita.
Accessibilità del Colosseo Quadrato
Il fronte su viale della Civiltà del Lavoro è sostanzialmente a livello della strada e permette di avvicinarsi al basamento e alle arcate senza affrontare gradini, il che rende possibile il giro esterno anche a chi si muove in sedia a rotelle o con difficoltà motorie. Il fronte opposto, quello della grande scalinata verso la valle, è invece impraticabile senza scale. Chi ha esigenze specifiche di accesso agli spazi interni durante i periodi di mostra deve informarsi presso l'organizzazione dell'evento, perché le condizioni cambiano da allestimento ad allestimento.
Quando andare al Colosseo Quadrato
La stagione migliore va da metà ottobre a fine novembre e da marzo a metà maggio: luce bassa, temperature ragionevoli, quartiere vivo ma non affollato. L'estate romana all'EUR è dura, perché non ci sono vicoli in ombra e le distanze si percorrono sotto il sole. In compenso il quartiere ospita in estate una programmazione di eventi all'aperto che vale la serata.
Per l'orario, il tardo pomeriggio dei giorni feriali è il momento con il migliore rapporto fra luce e affollamento. Il fine settimana la zona si riempie di famiglie e di sportivi, e il fronte principale si popola di automobili parcheggiate che rovinano le inquadrature basse. La domenica mattina presto, al contrario, è il momento più silenzioso: si ha l'edificio quasi per sé. Per chi organizza uscite di gruppo o attività aziendali, la scala del quartiere si presta molto bene a formule di team building a Roma che sfruttano gli spazi aperti invece dei vicoli del centro.
Domande veloci sul Colosseo Quadrato – Palazzo della Civiltà Italiana
Perché si chiama Colosseo Quadrato?
Per la somiglianza con l'anfiteatro Flavio, dovuta agli ordini sovrapposti di arcate a tutto sesto, unita alla pianta perfettamente quadrata dell'edificio. Il nome ufficiale è Palazzo della Civiltà Italiana, e in passato è stato chiamato anche Palazzo della Civiltà del Lavoro.
Quanti archi ha il Colosseo Quadrato?
Cinquantaquattro per ciascuna facciata, disposti su nove campate in lunghezza e sei ordini in altezza, per un totale di duecentosedici arcate sui quattro lati.
Quanto è alto il Palazzo della Civiltà Italiana?
Sessanta metri, su una base quadrata di cinquantatré metri di lato. Il basamento a gradini raggiunge i diciotto metri di altezza massima sul fronte rivolto verso la ferrovia per Ostia.
Chi ha progettato il Colosseo Quadrato?
Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano, vincitori del concorso bandito nel 1937 e giudicato dalla commissione presieduta da Marcello Piacentini.
Quando è stato costruito il Colosseo Quadrato?
Il cantiere aprì nel luglio 1938; l'inaugurazione, a edificio incompleto, avvenne nel 1940; i lavori si interruppero nel 1943 e furono completati nel dopoguerra.
Si può entrare nel Colosseo Quadrato?
Non liberamente. L'edificio ospita la direzione e gli uffici della maison che lo ha in concessione e si apre al pubblico solo in occasione di mostre ed eventi al piano terra. Il calendario va verificato sul sito ufficiale della maison.
Quanto costa visitare il Colosseo Quadrato?
Non esiste un biglietto d'ingresso permanente, perché non è un museo con biglietteria. Le condizioni di accesso alle mostre temporanee sono indicate di volta in volta dagli organizzatori. Guardare l'edificio dall'esterno è gratuito e possibile a qualunque ora.
Come si arriva al Colosseo Quadrato con la metro?
Con la linea B: fermata EUR Magliana per l'arrivo dal basso, lungo la scalinata, oppure EUR Palasport per l'accesso a livello dal lato di viale della Civiltà del Lavoro.
Quanto costa il biglietto della metro per arrivare al Colosseo Quadrato?
Il biglietto integrato a tempo ATAC costa 1,50 euro e vale 100 minuti. Chi si muove tutto il giorno può valutare il titolo da 24 ore a 8,50 euro, quello da 48 ore a 15,00 euro o quello da 72 ore a 22,00 euro.
Quanto tempo serve per visitare il Colosseo Quadrato?
Per il giro esterno completo del basamento, con lettura delle statue allegoriche e delle iscrizioni, mettete in conto dai trenta ai quarantacinque minuti. Se c'è una mostra al piano terra, aggiungete almeno un'altra ora.
Che cosa c'è scritto sulle facciate del Palazzo della Civiltà Italiana?
Su tutte e quattro le testate corre, su tre righe in capitali monumentali, la frase un popolo di poeti di artisti di eroi, di santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori, tratta da un discorso di Mussolini del 2 ottobre 1935.
Quante statue ci sono alla base del Colosseo Quadrato?
Ventotto, collocate negli archi del piano terreno: sei sul fronte di viale della Civiltà del Lavoro, sei sul fronte della scalinata e otto su ciascuno degli altri due lati. Rappresentano allegorie delle arti, dei mestieri e delle virtù.
Chi ha scolpito i gruppi equestri agli angoli?
I quattro gruppi dei Dioscuri sono opera di Publio Morbiducci e Alberto Felci. Morbiducci lavorò all'EUR in un arco di tempo lungo, fra il 1940 e il 1956.
Il Colosseo Quadrato è la sede di Fendi?
Sì. Dal luglio 2013 e fino a tutto il 2028 l'edificio è concesso in affitto alla maison Fendi, che vi ha trasferito la direzione e gli uffici e ha aperto nel 2015 uno spazio espositivo al piano terra.
Si possono fare fotografie al Colosseo Quadrato?
All'esterno sì, senza limitazioni, e l'edificio è uno dei soggetti più fotografati di Roma. Per gli spazi interni durante le mostre valgono le regole stabilite dagli organizzatori dell'evento.
Il Colosseo Quadrato è accessibile in sedia a rotelle?
Il percorso esterno lungo il fronte di viale della Civiltà del Lavoro è sostanzialmente in piano e percorribile. Il lato della grande scalinata non lo è. Per gli interni durante gli eventi occorre informarsi presso l'organizzazione.
Perché il Colosseo Quadrato viene chiamato palazzo groviera?
È il soprannome ironico che i romani gli hanno dato per via delle facciate interamente bucate dalle arcate. Convive con il soprannome più celebre e più nobile di Colosseo Quadrato.
Che differenza c'è fra il Colosseo Quadrato e il Colosseo?
Sono distanti quasi duemila anni. L'anfiteatro Flavio è ellittico, con ordini architettonici diversi ai vari livelli, e racchiude un'arena; il Palazzo della Civiltà Italiana è un solido a pianta quadrata, con un unico modulo ripetuto e uffici all'interno. La somiglianza riguarda soltanto la ripetizione delle arcate.
Il Colosseo Quadrato è vincolato?
Sì, è dichiarato edificio di interesse culturale ai sensi del decreto legislativo 42 del 2004 ed è vincolato a usi espositivi e museali, il che obbliga a mantenere una funzione aperta al pubblico.
Cosa vedere vicino al Colosseo Quadrato?
Nel raggio di una passeggiata: il Palazzo dei Congressi, la basilica dei Santi Pietro e Paolo, il Museo delle Civiltà, il parco con il laghetto e il Palazzo dello Sport. Tornando verso il centro con la linea B si incontrano San Paolo fuori le Mura, la Piramide Cestia e la Centrale Montemartini.
Il Colosseo Quadrato è adatto ai bambini?
Sì, a patto di dare loro un compito di osservazione, come contare gli archi o riconoscere gli attributi delle statue. Occorre però considerare l'assenza di ombra nelle ore centrali e la lunghezza della scalinata.
Quali film sono stati girati al Colosseo Quadrato?
Fra i titoli documentati compaiono L'eclisse di Antonioni del 1962, Otto e mezzo di Fellini del 1963, e più tardi Hudson Hawk del 1991, Equilibrium del 2002 e Zoolander 2 del 2016. Il palazzo si intravede come sfondo già in Roma città aperta del 1945.
Che cos'è la calligrafia sul tetto del Colosseo Quadrato?
È un'opera realizzata nel 2017 dall'artista russo Pokras Lampas, gialla su fondo nero, composta da parole che iniziano per F nell'ambito di una campagna della maison. Non è visibile da terra e viene indicata come la più estesa opera di calligrafia mai realizzata in Italia.
Qual è il momento migliore per fotografare il Colosseo Quadrato?
Il tardo pomeriggio, con il sole radente che entra nelle arcate, oppure la domenica mattina presto, quando la piazza è vuota e non ci sono automobili parcheggiate davanti al fronte principale.
Il quartiere EUR merita una visita a parte?
Sì, e va programmata come una mezza giornata autonoma. Il quartiere EUR conserva la più coerente raccolta di architettura razionalista italiana esistente, con distanze da percorrere a piedi che ingannano chi guarda solo la mappa.
Serve una guida per visitare il Colosseo Quadrato?
Non serve per entrare, dato che la visita è essenzialmente esterna, ma serve eccome per capire. Un accompagnatore competente in mezz'ora vi spiega il concorso, l'iscrizione, le statue e il perché di quelle proporzioni: da soli, davanti a un edificio muto e senza pannelli, la maggior parte di queste cose resta invisibile. Chi cerca una visita privata e curata può guardare alle esperienze personalizzate per piccoli gruppi.
Dove trovo una guida in inglese per organizzare il resto del viaggio a Roma?
Per la pianificazione in lingua inglese, con tempi realistici e priorità, la raccolta best things to do in Rome è il punto di partenza più pratico.
L'opinione finale sul Colosseo Quadrato
È, a nostro giudizio, l'edificio più difficile di Roma da raccontare, perché chiede due cose contemporaneamente: ammirare una forma di rara perfezione e non dimenticare per quale idea di nazione quella forma è stata costruita. Chi lo liquida come architettura fascista e basta si preclude la comprensione di un capolavoro compositivo. Chi lo fotografa come una bella scacchiera bianca senza leggere l'iscrizione fa un torto alla storia. La visita giusta tiene insieme le due cose e dura molto meno di quanto si pensi: un'ora, arrivando dal basso, camminando lungo tutto il perimetro e fermandosi davanti alle statue. Se avete tempo per un solo edificio del Novecento romano, che sia questo.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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