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Mercato Monti

Dal settembre 2022 i canali ufficiali del Mercato Monti non annunciano più edizioni: il sito mercatomonti.com mostra soltanto l’indirizzo, via Leonina 46/48 nel rione Monti, e un indirizzo di posta, senza calendario, e sui profili social non risultano edizioni annunciate dopo il 10 settembre 2022. Prima di andarci scrivete a info@mercatomonti.com. Il mercato, quando si teneva, aveva ingresso libero e gratuito, senza biglietti né prenotazioni.

Per tredici anni, dal 2009, il Mercato Monti è stato l’urban market del rione: design, artigianato, marchi indipendenti e vintage raccolti negli spazi interni di un grande albergo che ha l’ingresso principale su via Cavour e un ingresso secondario sulla Suburra antica. Oggi chi arriva in via Leonina cercando i banchi trova una strada del rione, la piazza della Madonna dei Monti con la sua fontana e le botteghe indipendenti che negli stessi anni hanno riempito le strade vicine.

La situazione descritta qui risulta dal controllo del 29 settembre 2026 sul sito del mercato e sui suoi profili Instagram e Facebook. Il gestore non ha pubblicato una comunicazione di chiusura definitiva, e per questo non la diamo per certa: diciamo soltanto quello che si vede, cioè che dopo il 10 settembre 2022 non risultano edizioni annunciate. Se il mercato dovesse ripartire, il primo segnale arriverà dai canali ufficiali, non dalle app di mappe.

Logo di Mercato Monti dalla pagina Facebook ufficiale
Il logo di Mercato Monti, dalla pagina Facebook ufficiale.

Dove si trovava il mercato e che cosa trovate oggi in via Leonina

Via Leonina è una strada stretta e in leggera pendenza che corre parallela a via Cavour, sul lato del rione rivolto verso i Fori. Il civico del mercato è un ingresso secondario dell’albergo, senza la scenografia di una piazza di mercato. Negli anni di attività si entrava da una porta sulla strada e ci si ritrovava in sale al chiuso, con luce artificiale e banchi disposti lungo le pareti. Oggi quella porta non annuncia niente.

Quello che trovate davvero, arrivando qui nel 2026, è il rione. A pochi metri c’è la chiesa di Santa Maria dei Monti, con la piazza e la fontana di Giacomo della Porta, che resta il salotto all’aperto del quartiere. Intorno si allungano via Urbana, via del Boschetto, via dei Serpenti e via Panisperna, con le loro botteghe di sartoria, di ceramica, di vintage e di oggetti per la casa.

Le botteghe indipendenti del rione sono, in pratica, l’erede diffuso del mercato. Non le nominiamo una per una, perché cambiano e perché non facciamo pubblicità a nessuno, ma chi cercava il Mercato Monti per un regalo fatto a mano o per un capo di un piccolo marchio trova la stessa merce distribuita lungo le strade, con orari da negozio e un vantaggio: si può tornare, perché il negozio il giorno dopo c’è ancora.

Non è una zona di mercati alimentari. Non ci sono banchi di frutta, verdura, carne o pesce nelle strade intorno a via Leonina, e chi cerca un mercato rionale nel senso romano del termine deve spostarsi. Il più vicino per spirito è il Nuovo Mercato Esquilino, oltre Santa Maria Maggiore, che racconta un’altra città e un’altra idea di mercato, con banchi di tutto il mondo.

Chi viene con un’ora a disposizione fa bene a trasformare la tappa mancata in una passeggiata. Via Leonina è il punto di partenza ideale per capire la Suburra, la valle antica che separava i Fori dalle alture dell’Esquilino e del Viminale. Più avanti trovate un giro a piedi di un’ora costruito proprio a partire da qui, con le chiese, i resti antichi e le strade che contano.

Il mercato dal 2009 al 2022: com’era e come funzionava

Il Mercato Monti è nato nel 2009, come dichiarava il sito ufficiale, e per tredici anni ha seguito una formula precisa: un urban market al chiuso, a edizioni, dentro gli spazi di un albergo. L’ingresso era libero, non c’erano biglietti né prenotazioni, e si comprava direttamente ai banchi dagli espositori, ognuno con le sue regole su contanti e carte. Nessun circuito di biglietteria ha mai venduto il mercato come prodotto a sé.

La proposta si divideva in quattro famiglie: design, artigianato, marchi indipendenti di moda e accessori, vintage. Nella pratica c’erano abbigliamento di piccole sartorie, bigiotteria e monili fatti a mano, stampe e illustrazioni, oggetti per la casa, ceramica, pelletteria, occhiali e borse d’epoca. La composizione cambiava da un’edizione all’altra, perché gli espositori ruotavano e non esisteva un elenco fisso.

Il pubblico era misto e diceva molto del rione. C’erano residenti che passavano a vedere se era tornato l’espositore di cui si fidavano, studenti delle accademie di moda e di design, coppie di turisti che avevano letto il nome in una guida, addetti ai lavori in cerca di nuovi marchi da mettere in negozio. Nelle ore centrali della domenica le sale si riempivano e il passo rallentava, soprattutto nei mesi freddi.

La dimensione era contenuta. Un giro completo, con calma e con qualche conversazione ai banchi, prendeva fra i quaranta minuti e l’ora. Il mercato non valeva una giornata intera, valeva una tappa, e rendeva di più legato a una passeggiata nel rione. È lo stesso ritmo che consigliamo oggi per le strade intorno: un’ora di botteghe dentro una mattina costruita sulla storia del quartiere.

L’ultima edizione che i canali ufficiali documentano risale al settembre 2022. Da allora il sito non pubblica più date e i profili social sono fermi. Sotto l’ultimo post pubblico sulla pagina Facebook del mercato si legge il commento di una persona che scrive che il mercato non può morire così: è una frase di un utente, non un comunicato, ma dice bene quale affetto il rione avesse per quell’appuntamento.

Una curiosità sul Mercato Monti

Il Mercato Monti è nato nel 2009, negli anni in cui via del Boschetto, via Urbana e via dei Serpenti cominciavano a riempirsi di negozi indipendenti. Molti lo raccontano come una conseguenza del successo commerciale del rione. Se il mercato abbia anticipato quella trasformazione o l’abbia seguita, nessuno lo ha mai misurato: di certo le due storie sono cresciute insieme, nelle stesse strade.

Nel 2009 Monti era già un rione di artigiani, ma di un altro tipo: falegnami, corniciai, restauratori, qualche rigattiere, botteghe di quartiere. L’idea di mettere in fila a ogni edizione decine di piccoli marchi di moda e di design in un unico spazio al chiuso era nuova per Roma, che conosceva i mercatini delle pulci all’aperto e le fiere dell’antiquariato, non il formato che a Londra o a Berlino si chiamava già urban market.

Nel rione si racconta che diversi espositori passati per quelle sale abbiano poi aperto un negozio fisso nelle strade intorno. Un censimento non esiste, e va presa come tradizione di quartiere. La logica, però, regge: un mercato a edizioni funziona da banco di prova a basso costo, un fine settimana per capire se un prodotto vende prima di firmare un affitto commerciale nel centro storico.

La curiosità vera, però, era il contenitore. Un mercato di autoproduzione dentro un albergo è una combinazione poco romana. A Roma i mercati si tengono sulle piazze, sotto le tettoie comunali, al massimo nei cortili delle ex caserme. Lì si passava da una hall, si camminava su pavimenti da sala congressi, e si usciva sulla Suburra antica. Quel contrasto era parte del motivo per cui la gente tornava.

Che cosa era un urban market e che cosa non era

Il mercato si definiva urban market, e la parola va presa sul serio. Non era un mercato delle pulci, dove si compra l’usato di chi svuota una cantina, e non era una fiera dell’antiquariato, dove si comprano pezzi datati e certificati. Era una vetrina di piccoli produttori e di selezionatori di vintage che sceglievano gli oggetti, li sistemavano, li fotografavano e li vendevano a un prezzo che includeva quel lavoro.

Su questo punto la posizione è netta, e va contro quello che scrivono ancora molte guide online. Il Mercato Monti è stato sopravvalutato come mercatino vintage. Chi ci arrivava cercando l’affare, la giacca di pelle a pochi euro, il pezzo raro trovato per caso sotto un mucchio di stracci, restava deluso. Il vintage era già selezionato, già lavato, già prezzato da chi conosceva il mercato, e i prezzi erano quelli di un negozio.

Per questo la sua sospensione pesa meno di quanto sembri a chi legge le vecchie recensioni. Se volete l’affare vero, andate a Porta Portese la domenica mattina presto, con i contanti e la pazienza di scavare. Se volete invece un regalo fatto a mano o un capo di un giovane stilista romano, le botteghe del rione fanno oggi quello che il mercato faceva a edizioni, e lo fanno tutti i giorni.

Per chi vuole un quadro completo dei mercati cittadini attivi, dai rionali coperti a quelli dell’usato, c’è la nostra guida ai mercati di Roma. Accanto ai grandi mercati alimentari, come il Mercato Trionfale in Prati, trovate lì anche gli appuntamenti periodici dell’usato e dell’artigianato che si tengono nelle diverse zone della città, con le loro fonti ufficiali.

La distinzione vale anche per come si gira il rione oggi. Un mercato rionale si attraversa in mezz’ora e si capisce guardando i banchi. Una bottega di autoproduzione si capisce parlando con chi vende: chi ha disegnato l’anello, da dove viene il tessuto, in quale laboratorio è stata cotta la ceramica. Se non vi interessa quella conversazione, le strade di Monti diventano una sequenza di vetrine come tante altre.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Mercato Monti

Molte guide online, app di mappe e siti di recensioni continuano a indicare il Mercato Monti come attivo. Lo fa ancora, al 29 settembre 2026, anche la pagina sui mercatini del portale turistico di Roma Capitale, che lo indica ogni sabato e domenica tranne luglio e agosto, senza data di aggiornamento. Nessuno di questi elenchi vale più dei canali ufficiali, che dal settembre 2022 non annunciano edizioni.

La regola è semplice. Per il Mercato Monti valgono soltanto il sito mercatomonti.com, i profili Instagram e Facebook gestiti dal mercato e l’indirizzo info@mercatomonti.com. Non le app di mappe, che mostrano orari inseriti dagli utenti, non le recensioni, non i blog di viaggio. Se il canale ufficiale non annuncia un’edizione, non attraversate la città per trovare una porta chiusa.

Il secondo punto che nessuno dice riguarda la parola chiuso. Il gestore non ha pubblicato un annuncio di chiusura definitiva, e noi non lo scriviamo. Il sito resta online con l’indirizzo e la posta, i profili social esistono ancora. Quello che si può dire con certezza è che non risultano edizioni annunciate dopo il 10 settembre 2022. È una differenza di parole, ma chi lavora con le fonti sa che conta.

Il terzo punto è il rapporto con il rione. Il mercato portava gente in via Leonina, e questo ai negozi indipendenti intorno conveniva. Ma portava anche un tipo di visitatore che il rione conosce bene: quello che entrava, girava venti minuti e ripartiva senza vedere altro. Monti è uno dei rioni più densi di storia della città, e oggi, senza il mercato, lo si guarda finalmente per quello che è.

Ultima cosa, più pratica. Se avete letto del mercato in una guida e state organizzando un’uscita di gruppo, non costruite la mattina intorno a quel nome. Scrivete prima all’indirizzo ufficiale e, in attesa di risposta, preparate un piano alternativo sul rione. Le chiese, la piazza e le botteghe sono lì tutti i giorni, e un gruppo di quaranta persone ci passa una mattina senza annoiarsi.

Il consiglio che ti do per visitare il Mercato Monti

Visitatelo come si visita un luogo che ha avuto una storia, cioè a partire dalla strada. Arrivate in via Leonina dal basso, da via della Madonna dei Monti, guardate il civico dove si entrava, e poi lasciate che sia il rione a fare il resto. Il mercato, negli anni in cui c’era, era una tappa dentro una passeggiata. Oggi la passeggiata resta, ed è la parte che valeva di più.

Fatelo in quest’ordine. Partite dalla chiesa di Santa Maria dei Monti, a pochi metri da via Leonina, entrate se è aperta, guardate la piazza con la fontana, salite per via Urbana, scendete per via del Boschetto e via dei Serpenti. È il percorso che facevano molti frequentatori del mercato, e attraversa le strade dove oggi si concentrano le botteghe.

Parlate con chi vende, nelle botteghe come si faceva ai banchi. La differenza fra un negozio indipendente e una catena è tutta lì. Chiedete dove è stato fatto l’oggetto, con quale materiale, se esiste in altre misure, se c’è un laboratorio visitabile. Molti artigiani rispondono con piacere, e a qualcuno si può chiedere se ha mai esposto al mercato di via Leonina.

Scegliete l’ora giusta. La mattina tardi, fra le dieci e mezzogiorno, le botteghe sono aperte e la piazza della Madonna dei Monti è già viva, senza la folla della sera. Il pomeriggio presto molte piccole attività fanno pausa, soprattutto nei giorni feriali. La sera la piazza si riempie di ragazzi seduti sui gradini, e il rione cambia faccia: bello da vedere, meno adatto a chi vuole guardare le vetrine.

Se portate un gruppo, dividetelo in piazza. Dite a tutti l’ora e il punto di ritrovo, la fontana è perfetta, e lasciate mezz’ora libera nelle strade intorno. È un tempo ragionevole: chi vuole comprare compra, chi preferisce la storia entra in chiesa o si siede sui gradini. Vale con il mercato e senza, perché il rione si gira bene in piccoli gruppi.

Ultimo consiglio, sul portafoglio. Decidete un tetto di spesa prima di cominciare. Le botteghe di autoproduzione sono costruite per far desiderare oggetti belli e non indispensabili, e l’impulso di comprare cresce vetrina dopo vetrina. Non è un difetto, è il mestiere di chi vende. Sapendolo, si esce con uno o due pezzi scelti bene invece di una borsa piena di cose che a casa non useremo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Via Leonina attraversa quella che gli antichi chiamavano Subura, e che i romani di oggi chiamano ancora Suburra. Il fatto è risaputo, compare in ogni guida del rione, ma raramente viene collegato a quello che si vede camminando. La Suburra era la valle fra il Viminale, le pendici del Quirinale e l’Esquilino, ed è la stessa conca in cui oggi si scende da via Nazionale e si risale verso San Pietro in Vincoli.

Il dislivello che sentite nelle gambe salendo da via Leonina verso via Cavour o verso via dei Serpenti è quello della valle antica. Le strade del rione seguono in larga parte gli stessi fondovalle e le stesse pendici su cui si muoveva la città repubblicana. Le fonti non concordano sul tracciato preciso di ogni strada antica sotto il reticolo moderno, ma l’orientamento generale del quartiere è rimasto quello, con le salite al posto giusto.

Il secondo fatto poco citato riguarda il nome del rione. Monti significa i colli, al plurale: il rione nasce nel Medioevo come il settore della città che comprendeva le alture dell’Esquilino, del Viminale e parte del Quirinale, ed era il più esteso di Roma. Molti visitatori pensano che il nome indichi un singolo colle. In realtà racconta un pezzo di città fatto di valli e alture messe insieme.

Il terzo fatto è la continuità del commercio. La Suburra antica era un quartiere di botteghe, taverne e piccoli mestieri, rumoroso e affollato, secondo quanto scrivono gli autori latini. Che per tredici anni in via Leonina si sia tenuto un mercato di artigiani non era una ricostruzione storica voluta, era una coincidenza. Ma è una coincidenza che aiuta a capire perché il rione abbia sempre avuto quel carattere di bottega e di scambio.

La Suburra: documenti, tradizione e leggenda

Quello che dicono i documenti. Varrone, nel trattato sulla lingua latina, discute l’origine del nome Subura e propone più spiegazioni, fra cui il legame con Sucusa, antica denominazione del distretto. Svetonio, nella vita di Giulio Cesare, scrive che Cesare abitò prima nella Subura, in una casa modesta, e poi, eletto pontefice massimo, nella residenza pubblica sulla via Sacra. Sono testi antichi, discussi, ma sono testi.

Sempre ai documenti appartengono le descrizioni dei poeti. Marziale e Giovenale citano la Subura come luogo rumoroso, fangoso, pieno di gente e di botteghe, e Giovenale arriva a dire che preferirebbe un’isoletta deserta alla Subura. Sono testi satirici e vanno letti con la tara del genere, ma coincidono fra loro e con i resti archeologici: case d’affitto a più piani, strade strette, commercio minuto a ogni angolo.

Ancora documenti, questa volta in pietra. Dietro il Foro di Augusto si conserva il grande muro che separava la piazza monumentale dal quartiere popolare, alto decine di metri, costruito in blocchi di pietra. Gli archeologi lo interpretano come barriera tagliafuoco e come confine visivo fra la Roma del potere e la Roma di chi ci viveva. Lo si vede bene scendendo verso i Fori, ed è la prova fisica di quanto fosse densa la Suburra.

Quello che dice la tradizione. Il rione, nei secoli, ha costruito la sua identità attorno ai monticiani, gli abitanti di Monti, che la tradizione locale descrive in rivalità accesa con i trasteverini, con sassaiole e sfide fra le due sponde. Le cronache dell’Ottocento e i racconti popolari riportano queste rivalità, ma i dettagli e le date variano molto. Resta un orgoglio di rione che si sente ancora nelle feste di quartiere.

Sempre alla tradizione appartengono molti toponimi. Secondo la tradizione locale, la piazza degli Zingari prende il nome da gruppi di nomadi che vi sostavano nel Rinascimento, e via Panisperna ricorderebbe il pane e il prosciutto distribuiti dalle monache di San Lorenzo ai poveri. Sono spiegazioni diffuse, riportate nelle guide e nei libri sul rione, ma non sempre sostenute da documenti coevi. Le fonti non concordano su tutte.

Quello che è leggenda. Una delle più tenaci riguarda Nerone, che avrebbe guardato Roma bruciare nel 64 cantando dalla Torre delle Milizie, sopra i Mercati di Traiano. La torre è medievale, costruita più di mille anni dopo l’incendio, e la leggenda è quindi impossibile. Ma dice molto su come i romani abbiano sempre riempito i monumenti del rione di storie più grandi di loro.

Leggenda anche la versione popolare della Suburra come quartiere dei lupanari imperiali, con Messalina protagonista. Giovenale, in una satira, attribuisce all’imperatrice visite notturne a un postribolo, senza indicare con precisione dove. La tradizione popolare ha collocato quella scena nella Suburra, e la collocazione è diventata un luogo comune. È una leggenda letteraria costruita su un testo satirico, non un fatto documentato sul luogo.

La foto giusta da fare al Mercato Monti

La foto giusta, oggi, si fa in strada, ed era così anche quando il mercato era attivo. Mettetevi in via Leonina e inquadrate la strada in salita, con il civico del mercato sulla destra e i palazzi del rione che si chiudono in alto. È un’immagine che racconta il posto meglio di qualunque foto delle sale interne, che avevano luce artificiale, soffitti bassi e banchi affollati.

Mettetevi più in basso lungo la strada, verso via della Madonna dei Monti, e inquadrate in verticale. La pendenza della via, i portoni, le finestre con le persiane, le piante sui balconi e i passanti danno la misura del rione. Funziona bene al mattino, quando la luce entra di taglio e la strada non è ancora piena di gente. Nel pomeriggio d’estate la via resta in ombra e la foto si appiattisce.

La seconda inquadratura è la piazza della Madonna dei Monti con la fontana al centro. Mettetevi sui gradini, con la fontana in primo piano e la facciata della chiesa sullo sfondo. La piazza è piccola, sempre abitata da qualcuno seduto sui gradini, e il fotogramma migliore è quello in cui si vede che la fontana è un luogo d’incontro vero, non un arredo urbano.

Se entrate in una bottega e chiedete il permesso, la foto dentro può funzionare in un solo modo: le mani al lavoro. Molti artigiani del rione lavorano sul posto, rifiniscono un anello, cuciono un orlo, smaltano una ciotola. Un primo piano delle mani con l’oggetto, senza il volto se la persona non vuole, racconta l’eredità del mercato meglio di una vetrina. Chiedete sempre, e rispettate un no.

Evitate la foto ricordo davanti all’albergo sul lato di via Cavour. È un’immagine senza senso per il mercato, che aveva l’ingresso dall’altro lato, e via Cavour è una strada larga e trafficata dove fermarsi con il telefono in mano è scomodo per tutti. Il rione si racconta nelle strade strette, non nei viali ottocenteschi che lo hanno tagliato in due.

Come si arriva in via Leonina

A piedi è la soluzione migliore. Dalla stazione Termini si scende lungo via Cavour in direzione dei Fori per poco più di un chilometro, poi si piega a destra verso via Leonina. Dal Colosseo si sale verso via Cavour e si entra nel rione in pochi minuti. Da piazza Venezia si passa per via dei Fori Imperiali e si risale per via della Madonna dei Monti.

In metropolitana la fermata più vicina è Cavour, sulla linea B, che si trova su via Cavour a poche centinaia di metri da via Leonina. In alternativa c’è la fermata Colosseo, sempre sulla linea B, con una salita di dieci minuti a piedi. Orari e stato del servizio si controllano sul sito dell’azienda di trasporto cittadina, che segnala chiusure e lavori sulle singole stazioni.

In auto non venite. Monti è dentro la zona a traffico limitato del centro storico, i parcheggi su strada sono pochi e riservati in gran parte ai residenti, e le strade del rione sono strette e piene di sensi unici. Chi arriva da fuori Roma in macchina fa meglio a lasciarla in un parcheggio di scambio e a prendere la metropolitana fino a Cavour o fino al Colosseo.

In bicicletta il rione è impegnativo per le salite, soprattutto su via dei Serpenti e via Panisperna, ma il tratto finale di via Leonina è breve. Non ci sono rastrelliere dedicate, e legare la bici ai pali della segnaletica nelle strade strette del rione ostacola il passaggio. Chi arriva in monopattino in condivisione deve lasciarlo nelle aree consentite, che nel rione sono poche.

Chi arriva con un gruppo organizzato deve sapere che via Leonina non permette la sosta di un pullman turistico, e che il centro storico ha regole severe per la circolazione e la sosta dei bus turistici. Il punto di discesa è sempre fuori dal rione, e da lì si cammina. Per un gruppo di quaranta persone contate dieci minuti a piedi in più rispetto al tempo di un singolo visitatore, e un punto di ritrovo chiaro.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nell’età repubblicana e imperiale la Suburra è uno dei quartieri più densi di Roma, con case d’affitto a più piani, botteghe e taverne. Il muro dietro il Foro di Augusto, inaugurato negli ultimi anni prima di Cristo, segna il confine fra il centro monumentale e il quartiere. Quello che accade qui accade a una folla anonima, e per questo i documenti che ne parlano sono pochi e indiretti.

All’inizio del Duecento Riccardo Conti, fratello di papa Innocenzo III, costruisce la torre che porta il nome della famiglia, la Torre dei Conti, al margine del rione verso i Fori. Nel Medioevo Monti è un rione di torri, di famiglie baronali e di vigne, con ampie parti disabitate sulle alture. La Casa dei Cavalieri di Rodi, sopra il Foro di Augusto, appartiene a questo stesso paesaggio di riusi.

Nel giugno 1497 Juan Borgia, duca di Gandia e figlio di papa Alessandro VI, cena con il fratello Cesare nella vigna della madre, Vannozza Cattanei, nella zona di San Pietro in Vincoli. Quella notte scompare, e il suo corpo viene ripescato nel Tevere. Il diario del cerimoniere pontificio Giovanni Burcardo registra la cena e il ritrovamento. Il sospetto che Cesare fosse il mandante è antico, ma non è mai stato provato.

Nel 1579, secondo la tradizione locale, un’immagine della Vergine viene ritrovata in un ambiente di servizio di un antico convento del rione, e intorno a quell’immagine nasce una devozione immediata. Negli anni successivi, sotto il pontificato di Gregorio XIII, si costruisce la chiesa di Santa Maria dei Monti su progetto di Giacomo della Porta. La data del ritrovamento è quella riportata dalle fonti della chiesa, il carattere miracoloso appartiene alla tradizione.

Nel 1588, con l’arrivo dell’acqua Felice voluta da Sisto V sulle alture orientali della città, si costruisce la fontana della piazza della Madonna dei Monti, anch’essa legata al nome di Giacomo della Porta. L’acqua pubblica cambia la vita del rione, che fino ad allora aveva sofferto la scarsità delle alture. La fontana è ancora oggi il punto di ritrovo del quartiere, a pochi passi da via Leonina.

Il 16 aprile 1783 muore in una casa del rione Benedetto Giuseppe Labre, pellegrino francese che viveva di elemosina e dormiva fra le rovine del Colosseo. Viene sepolto in Santa Maria dei Monti e canonizzato nel 1881. Il suo culto porta nel rione pellegrini da tutta Europa, e la sua tomba è ancora oggi meta di visite silenziose, lontano dai percorsi turistici principali.

Dopo il 1870, con Roma capitale, il rione cambia forma. Si aprono via Nazionale e via Cavour, che tagliano il tessuto antico, e negli anni Trenta del Novecento la demolizione del quartiere Alessandrino apre via dei Fori Imperiali, inaugurata nel 1932. Nel 2009 nasce il Mercato Monti, dentro uno degli edifici sorti lungo quell’asse moderno, con l’ingresso sul retro, nella strada antica. Dopo il settembre 2022 non risultano edizioni annunciate.

Chi è passato dal Mercato Monti

Giulio Cesare, prima di tutto, se si accetta di allargare lo sguardo dal mercato alla valle. Svetonio lo fa abitare nella Subura nei primi anni della sua carriera, in una casa modesta, prima del trasferimento nella residenza del pontefice massimo. Non sappiamo dove, esattamente, e nessuno può dire quale strada attuale passi sopra quella casa. Ma il politico più famoso della storia romana è partito da questo quartiere.

Marziale e Giovenale, i due poeti che hanno descritto la Subura meglio di chiunque altro. Non ci abitavano necessariamente, ma la attraversavano e la usavano come quadro della città vera, quella del fango, dei venditori, della folla, dei rumori notturni. Chi legge i loro versi e poi cammina per via Leonina, fra le botteghe e la gente seduta in piazza, trova qualche somiglianza che fa sorridere.

Vannozza Cattanei, la donna che diede ad Alessandro VI i figli più noti, Cesare, Juan, Lucrezia e Goffredo. La tradizione la lega a questo lato del rione, fra San Pietro in Vincoli e la salita che porta ancora il nome dei Borgia. I documenti attestano la sua vigna in zona, la tradizione aggiunge la casa, e la leggenda ha costruito intorno alla famiglia un repertorio di veleni che la storia non conferma.

Giacomo della Porta, l’architetto che ha dato al rione la sua piazza. La chiesa di Santa Maria dei Monti e la fontana sono sue, e sono fra le sue opere più riuscite in scala di quartiere. Chi conosce le sue fontane in piazza Navona, in piazza della Rotonda e in altre piazze della città riconosce qui la stessa mano in una versione più raccolta.

Benedetto Giuseppe Labre, il santo mendicante, che nel rione ha vissuto gli ultimi anni e qui è morto. È la figura più lontana possibile dall’idea di mercato: un uomo che non possedeva niente e rifiutava quasi tutto quello che gli veniva offerto. La sua tomba, a pochi metri dalla strada dove per tredici anni si è tenuto un mercato di design, è uno dei contrasti che fanno di Monti un rione da leggere con attenzione.

Enrico Fermi e i ragazzi di via Panisperna, il gruppo di fisici che negli anni Trenta lavorava nell’istituto di fisica sulla collina del Viminale, poco sopra via Leonina. Nel 1934 il gruppo scoprì le proprietà dei neutroni lenti, alla base degli sviluppi successivi della fisica nucleare. La storia è raccontata dal Centro Enrico Fermi, che ha sede proprio in quel complesso.

E poi gli espositori, a centinaia, fra il 2009 e il 2022. Non ne facciamo i nomi, perché ruotavano e perché la pagina di un luogo non deve diventare una vetrina commerciale. Ma il passaggio più importante dal Mercato Monti è stato il loro: giovani stilisti, artigiani, selezionatori di vintage che lì hanno fatto il primo passo, alcuni, si racconta, poi rimasti nel rione con un negozio proprio, altri partiti per altre città.

Un giro a piedi di un’ora intorno a via Leonina

Il giro che proponiamo parte dalla piazza della Madonna dei Monti, a pochi metri dal civico del mercato. Si entra in Santa Maria dei Monti, quando è aperta, per vedere l’interno di Giacomo della Porta e la tomba di Benedetto Giuseppe Labre. Poi si prende via Baccina e si arriva al margine dei Fori, dove il muro della Suburra si vede in tutta la sua altezza.

Da lì si risale verso via Panisperna, con la chiesa di San Lorenzo in Panisperna, legata alla tradizione del martirio di san Lorenzo, e più in alto la chiesa di Sant’Agata dei Goti, una delle più antiche del rione, nata come chiesa ariana. Sono due chiese poco visitate, con orari di apertura legati alle funzioni, che valgono una sosta di dieci minuti ciascuna.

Scendendo per via dei Serpenti e via Urbana si arriva alla Basilica di Santa Pudenziana, con uno dei mosaici absidali più antichi di Roma, e poco più avanti alla Basilica di Santa Prassede, con la cappella di San Zenone. Da lì si raggiunge in pochi minuti Santa Maria Maggiore, che chiude il giro verso l’Esquilino.

Chi preferisce l’antico può scegliere l’altro versante. Si sale verso San Pietro in Vincoli, per il Mosè di Michelangelo e le catene di san Pietro, e si prosegue verso il Colle Oppio, dove sotto il parco si trova la Domus Aurea di Nerone. È un giro più lungo, con visite su prenotazione, da programmare prima.

Per chi ha poco tempo, la versione breve è un quarto d’ora. Piazza della Madonna dei Monti, via Leonina, via Urbana fino alla Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti oppure, nell’altra direzione, via del Boschetto fino a via Nazionale. Si vede il rione, si capisce la valle, si passa davanti alle botteghe che hanno raccolto l’eredità del mercato.

La nostra pagina sul rione Monti mette in fila tutte le tappe con più calma. Il consiglio, per chi ha una giornata intera, è dividere il rione in due metà: la mattina il lato verso i Fori e il Colosseo, il pomeriggio il lato verso Santa Maria Maggiore, con una pausa in piazza della Madonna dei Monti nel mezzo. È un ritmo che regge anche con i bambini.

Che cosa non aspettarsi oggi in via Leonina

Non aspettatevi il mercato. Dopo il 10 settembre 2022 non risultano edizioni annunciate, e presentarsi al civico di via Leonina un sabato o una domenica significa trovare una porta d’albergo, non dei banchi. Le schede delle app di mappe che indicano ancora orari di apertura riportano dati vecchi. L’unico modo per sapere se e quando il mercato potrebbe tornare è scrivere all’indirizzo ufficiale e guardare i suoi canali.

Non aspettatevi neppure un mercato sostitutivo nelle strade intorno. Il rione non ha un appuntamento fisso di artigianato e vintage all’aperto che abbia preso il posto del Mercato Monti, e le iniziative occasionali che compaiono nei fine settimana vanno verificate di volta in volta sui canali di chi le organizza. Per un mercato dell’usato con giorno fisso, Roma ha altri indirizzi, nella nostra guida ai mercati.

Non aspettatevi prezzi da bancarella nelle botteghe del rione. Il vintage e l’autoproduzione di Monti costano quello che costano in un negozio del centro storico, perché sono negozi del centro storico, con affitti del centro storico. È lo stesso discorso che valeva per il mercato. Chi lo sa entra con le aspettative giuste e trova spesso pezzi che valgono il prezzo.

Il mercato, infine, non è mai stato il rione. Chi veniva solo per il mercato e ripartiva vedeva una frazione minima di quello che Monti offre. Il rione ha chiese paleocristiane, resti imperiali, torri medievali, botteghe storiche e una vita di quartiere ancora riconoscibile. Senza il pretesto del mercato, resta la ragione principale per venire, ed è una ragione solida.

Mangiare in zona

Monti è diventato negli ultimi anni un rione dove si mangia bene e dove si mangia male a pochi metri di distanza, e la differenza non si vede dall’insegna. La vicinanza al Colosseo e ai Fori porta una quantità di visitatori che ha fatto nascere, soprattutto sulle strade più larghe e verso via Cavour, locali costruiti su un pubblico di passaggio. Nelle strade interne resistono cucine che lavorano per il quartiere.

Primo segnale da guardare: il menù con le fotografie dei piatti. Un locale che ha bisogno di mostrarvi l’immagine della carbonara sta parlando a chi non sa che cosa sia, e quella cucina è costruita su un pubblico che non tornerà. Le carte plastificate, tradotte in cinque lingue, con le porzioni fotografate sotto una luce gialla, sono il segno più chiaro di una cucina pensata per chi passa.

Secondo segnale: la persona sulla porta che vi invita a entrare, il buttadentro. Un posto che deve procurarsi i clienti fermandoli per strada non ha clienti abituali, e i clienti abituali sono l’unica garanzia che esista. Vale lo stesso per la signora che tira la sfoglia in vetrina o sul marciapiede: è teatro, pensato per fermare il passante, non un indizio di qualità.

Terzo segnale: i locali aperti senza interruzione dalla mattina a notte fonda, con la cucina sempre accesa. Una cucina vera ha una pausa fra il pranzo e la cena, perché ha una brigata che deve riposare e preparare. Quando trovate un locale che vi serve una amatriciana alle quattro del pomeriggio, sapete che quella amatriciana non è stata preparata al momento.

Quarto segnale, forte in questa zona: il prezzo adeguato al cliente. I locali piazzati davanti a un monumento o sulle direttrici verso il Colosseo tendono ad avere voci senza prezzo sul menù, sigle vaghe come pesce del giorno, e a volte listini diversi fra la carta esposta fuori e quella consegnata dentro. Chiedete sempre il prezzo prima di ordinare, e confrontate i due menù.

I romani non vanno in quei posti per una ragione semplice e senza snobismo: conoscono le alternative, e non hanno bisogno di essere fermati per strada. Chi viaggia con i bambini stanchi e sceglie un locale comodo e prevedibile ha le sue buone ragioni. Semplicemente, se volete mangiare come mangia il rione, guardate chi è seduto ai tavoli e in che lingua ordina.

Il criterio resta quello: un martedì a pranzo, se ci sono impiegati, artigiani del quartiere e famiglie che parlano romanesco, avete trovato. Per orientarvi senza andare a tentativi, tengo aggiornata la nostra lista dei posti dove mangiamo noi, a Roma e nei dintorni. Non è sponsorizzata e cambia quando cambiano i posti.

Che cosa abbinare in giornata

La combinazione più sensata è il rione a metà mattina e l’area archeologica al pomeriggio. Da via Leonina si scende in dieci minuti al Foro Romano e al Palatino, oppure ai Mercati di Traiano con il Museo dei Fori Imperiali, che mostra la città commerciale antica e dialoga bene con la storia delle botteghe di Monti. La Colonna Traiana chiude il percorso.

Chi era venuto per un mercato può costruire comunque una giornata di mercati attivi. Il Mercato Centrale dentro la stazione Termini è un mercato di cibo al chiuso, con un’altra logica, il Nuovo Mercato Testaccio è il rionale coperto contemporaneo, il Mercato di San Cosimato è il mercato di piazza di Trastevere. Tre idee diverse di mercato in una giornata.

Per chi vuole le mostre, il rione confina con due spazi espositivi importanti: il Palazzo delle Esposizioni su via Nazionale e le Scuderie del Quirinale, sotto il Palazzo del Quirinale. Un pomeriggio di mostra dopo una mattina fra le botteghe del rione è una giornata equilibrata, senza lunghi spostamenti e senza mezzi pubblici.

Chi ha già visto il centro monumentale può andare verso l’Esquilino, il quartiere più multietnico della città, con la Porta Alchemica di piazza Vittorio e il Palazzo Merulana, oppure scendere verso la Basilica di San Clemente, con i suoi tre livelli sovrapposti, a poca distanza dal Colosseo.

Nella stessa settimana, per chi vuole allargare il giro delle chiese meno note, ci sono Sant’Isidoro a Capo le Case, sopra piazza Barberini, e San Giovanni Battista dei Genovesi a Trastevere, con il suo chiostro. Per chi ama il rione vicino, la guida su Trastevere propone un giro simile, sull’altra sponda del fiume.

Domande frequenti

Il Mercato Monti esiste ancora?

Dal settembre 2022 i canali ufficiali del Mercato Monti non annunciano più edizioni. Il sito mercatomonti.com mostra soltanto l’indirizzo di via Leonina 46/48 e la posta info@mercatomonti.com, senza calendario, e sui profili Instagram e Facebook non risultano edizioni annunciate dopo il 10 settembre 2022. Una chiusura definitiva non è stata dichiarata. Prima di andarci conviene scrivere all’indirizzo ufficiale.

Dove si trovava il Mercato Monti?

Il Mercato Monti si teneva in via Leonina 46/48, nel rione Monti di Roma, negli spazi interni di un grande albergo che ha l’ingresso principale su via Cavour. Si entrava dal lato di via Leonina, una strada stretta e in salita parallela a via Cavour. Le fermate della metropolitana più vicine sono Cavour e Colosseo, entrambe sulla linea B.

Che cosa si trovava al Mercato Monti?

Il mercato raccoglieva piccoli produttori di design, artigianato, moda e accessori di marchi indipendenti, e selezionatori di vintage. C’erano abbigliamento, bigiotteria e monili fatti a mano, stampe, ceramiche, oggetti per la casa, borse e occhiali d’epoca. Non era un mercato alimentare e non era un mercato delle pulci. Gli espositori ruotavano da un’edizione all’altra e l’ingresso era gratuito.

Perché molte guide lo danno ancora come aperto?

Perché le schede dei portali di viaggio, delle app di mappe e dei siti di recensioni vengono copiate l’una dall’altra e raramente aggiornate. Riportano giorni e orari delle stagioni in cui il mercato era attivo, spesso senza data. Per il Mercato Monti fanno fede soltanto il sito ufficiale, i suoi profili social e l’indirizzo di posta, che dal settembre 2022 non annunciano edizioni.

Che cosa si può vedere oggi in via Leonina?

A pochi metri si trovano la chiesa di Santa Maria dei Monti e la piazza con la fontana di Giacomo della Porta. Intorno si allungano via Urbana, via del Boschetto, via dei Serpenti e via Panisperna, con molte botteghe indipendenti di artigianato e vintage. In dieci minuti a piedi si raggiungono i Fori Imperiali, i Mercati di Traiano, il Colosseo e San Pietro in Vincoli.

Dove si trova oggi a Roma un mercato di vintage e usato?

Il mercato dell’usato più noto della città è Porta Portese, a Trastevere, la domenica mattina, con una logica molto diversa da quella del Mercato Monti: più scavo, più contanti, prezzi più bassi. Per gli altri appuntamenti periodici di usato e artigianato, con i riferimenti alle fonti ufficiali, rimandiamo alla nostra guida ai mercati di Roma, aggiornata con le singole schede.

Le botteghe del rione Monti hanno preso il posto del mercato?

In parte sì. Diversi espositori passati per il Mercato Monti hanno poi aperto un negozio nelle strade intorno, secondo quanto si racconta nel rione, e oggi via del Boschetto, via Urbana e via dei Serpenti ospitano molte botteghe di autoproduzione e vintage. Non le nominiamo una per una, perché cambiano spesso. Hanno orari da negozio e non dipendono da un calendario a edizioni.

Vale la pena andare in via Leonina senza il mercato?

Sì, se la si prende come porta d’ingresso al rione Monti. Via Leonina attraversa la Suburra antica, è a pochi metri dalla piazza della Madonna dei Monti e dalla sua chiesa, e da qui partono le passeggiate verso i Fori, verso San Pietro in Vincoli e verso Santa Maria Maggiore. Un’ora di cammino ripaga ampiamente il viaggio.

Chi ha scritto la pagina

La pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. La situazione del Mercato Monti riportata qui risulta dal sito e dai profili ufficiali del mercato alla data indicata in apertura. Se il mercato annuncia una nuova edizione, o se trovate qualcosa di cambiato in via Leonina, segnalatecelo e aggiorniamo.

Mettere in fila una mattina nel rione Monti significa incastrare chiese che aprono solo per le funzioni, aree archeologiche con ingressi contingentati, botteghe con orari propri e salite che sulla mappa non si vedono, per sé o per un gruppo di quaranta persone. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoVia Leonina 46/48 Rione Monti, Roma, Roma Città 00184

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