Spazio Museo Vespa
Lo Spazio Museo Vespa si trova a Roma in via Cavour 302, all'estremità bassa della strada, quella che scende verso largo Corrado Ricci e i Fori Imperiali, e occupa il piano interrato del negozio Bici e Baci. L'ingresso è gratuito e non serve prenotare. Si entra tutti i giorni, domenica compresa: dal primo novembre al 31 marzo dalle 9 alle 18, dal primo aprile al 31 ottobre dalle 9 alle 19; il 24 e il 31 dicembre si chiude alle 13, il 25 dicembre resta chiuso, il primo gennaio apre solo dalle 9 alle 13. Il telefono è 06 94539240, la posta elettronica museo@bicibaci.com. Ci si arriva con la metropolitana linea B, fermate Cavour e Colosseo, entrambe a pochi minuti di cammino, e con gli autobus delle linee 75 e 117, che percorrono via Cavour. Un avvertimento che conta più di tutto il resto: lo spazio espositivo è sotto il livello stradale e ci si scende per una scala, quindi non è accessibile a chi usa la sedia a rotelle e va valutato con attenzione da chi ha difficoltà motorie. Trattandosi di uno spazio privato annesso a un'attività commerciale, gli orari possono cambiare in occasione di eventi e chiusure straordinarie: una telefonata prima di mettersi in strada è tempo speso bene.
Confronta le esperienze a Roma
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✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se state costruendo il vostro itinerario nella zona archeologica centrale, la pagina giusta dove incastonare questa sosta è quella del Colosseo: dalla porta di via Cavour 302 all'anfiteatro Flavio si cammina meno di dieci minuti, e la deviazione dentro il museo costa venti minuti di orologio.

Che cosa è davvero lo Spazio Museo Vespa
Chiamarlo museo è corretto per quello che contiene e generoso per quello che occupa. Lo Spazio Museo Vespa è una esposizione permanente di una sola sala, ricavata nel sotterraneo di un negozio di noleggio biciclette e scooter, con una dozzina abbondante di veicoli originali, una parete di cimeli e una parete di manifesti. Chi arriva aspettandosi le sale del Museo Piaggio di Pontedera resterà spiazzato dal metro quadro; chi arriva sapendo che cosa guarda esce con la sensazione di avere visto una collezione seria, messa insieme da gente che sa distinguere una VBB da una VBA a occhio nudo.
La logica dell'allestimento è cronologica e insieme tematica. Da una parte la linea evolutiva della Vespa civile, dal telaio del 1946 alle P serie degli anni Settanta; dall'altra le deviazioni bizzarre che hanno fatto di questo scooter una piattaforma buona per tutto, dalle corse alla guerra alla microvettura. Il rapporto fra la Vespa e Roma, che è poi la ragione per cui il posto è a due passi dai Fori e non a Pontedera, si legge nelle immagini appese: attori, attrici e comparse che attraversano la città su due ruote piccole.
Un'opinione secca, da chi accompagna gruppi: lo Spazio Museo Vespa non regge da solo una mattinata, ma regge benissimo venti minuti incastrati fra il Colosseo e Santa Maria Maggiore, e per un adolescente annoiato dalle rovine vale tre basiliche.
Chi ha creato lo Spazio Museo Vespa e quando
Lo spazio è stato inaugurato venerdì 12 luglio 2013. Dietro l'idea ci sono tre persone con tre competenze diverse: Claudio Sarra, fondatore e amministratore delegato di Bici e Baci, l'azienda romana di noleggi e tour che possiede il locale; Roberto Leardi, presidente del Vespa Club d'Italia; Michele Piacentini, organizzatore di eventi. La data non è casuale: il 1953 è l'anno di uscita di Vacanze Romane, e il 2013 ne segnava il sessantesimo anniversario. La scelta di legare l'apertura al film invece che a una ricorrenza industriale dice già tutto sul taglio del posto, che è culturale prima che tecnico.
Il sito ufficiale dichiara che negli anni successivi lo spazio ha ricevuto più di trentamila fra appassionati e turisti. È una cifra che, rapportata a una sala sotterranea a ingresso libero senza biglietteria, si spiega con la posizione: chi passa da via Cavour diretto al Colosseo vede l'insegna e scende.
Bici e Baci, l'azienda che tiene aperto lo Spazio Museo Vespa
Bici e Baci è una società romana di noleggio e tour con due indirizzi in città: via del Viminale 5, nella zona di Repubblica, e via Cavour 302, quella che ci interessa. Noleggia biciclette, scooter, Vespa, monopattini elettrici, e organizza itinerari guidati in Vespa, in bicicletta, in Fiat 500 elettrica e in Ape Calessino. Il museo è il pezzo non commerciale dell'insieme, e questo va detto senza ipocrisie: si entra gratis in un locale che appartiene a chi vi noleggia il mezzo. Nessuno vi verrà addosso a vendervi qualcosa, ma sappiate dove siete.
La visita allo Spazio Museo Vespa, pezzo per pezzo
Quello che segue è il filo che conviene seguire scendendo la scala. I veicoli non hanno tutti un cartellino esteso, e senza contesto molte di queste macchine sembrano soltanto scooter vecchi. Con il contesto diventano capitoli di storia industriale italiana.
La scocca del 1946, il pezzo che giustifica lo Spazio Museo Vespa
Il pezzo più antico è anche il meno appariscente: un telaio nudo della Vespa 98, il modello che apre tutto. Non è un veicolo completo, è una carrozzeria portante senza motore e senza ruote, e proprio per questo si legge meglio di qualunque esemplare restaurato. La rivoluzione della Vespa è lì dentro: la scocca è insieme telaio e carrozzeria, in lamiera d'acciaio stampata, un'idea presa di peso dall'aeronautica e portata sulle due ruote. Prima di quel pezzo, una motocicletta era un traliccio di tubi con il motore appeso in mezzo e il pilota a cavalcioni sopra la meccanica. Dopo quel pezzo, esiste una macchina su cui ci si siede come su una sedia, con le gambe protette e il motore nascosto.
Il brevetto porta la data del 23 aprile 1946 e fu depositato all'Ufficio centrale dei brevetti del Ministero dell'Industria e del Commercio, a Firenze, per una motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica. Il debutto pubblico era però già avvenuto un mese prima, il 24 marzo 1946, alla Mostra della Meccanica e Metallurgia di Torino, dove si firmarono i primi contratti d'acquisto. La 98 aveva un motore a due tempi da 98 centimetri cubici, tre marce, 3,2 cavalli a 4.500 giri, sessanta chilometri orari di velocità massima. Costava 55.000 lire, 61.000 nella versione di lusso con contachilometri e stampella laterale. Nel 1946 ne furono vendute 2.181 su 2.500 prodotte.
Le Vespa degli anni Cinquanta in collezione
Il primo scooter integro della collezione è una Vespa 125 del 1950. Dietro di lei si allineano una 150 del 1956 e una 150 GS del 1959. La 125 di inizio decennio è la macchina che porta la Vespa dalla curiosità al fenomeno di massa: nel 1947 se ne vendono 10.535, nel 1948 si arriva a 19.822 veicoli, negli anni Cinquanta si ragiona in decine di migliaia all'anno. La 125 del modello 1951, quella disponibile da dicembre 1950, ha scocca autoportante in lamiera d'acciaio, monocilindrico a due tempi a travaso unico con pistone deflettore, alesaggio 56,5 millimetri per corsa 49,8, cilindrata reale di 124,789 centimetri cubici, settanta chilometri orari, sospensione elastica a molla elicoidale con ammortizzatore idraulico su entrambe le ruote e freni a tamburo. È il modello che il Museo Piaggio indica come la Vespa di Vacanze Romane.
La 150 GS del 1959 è un'altra faccenda. GS sta per Gran Sport, la sigla nasce nel 1955 e resta in produzione fino al 1961 attraverso cinque serie, ed è la prima Vespa concepita per toccare i cento all'ora. Chi ha una certa età la riconosce dal manubrio fuso e dalla sella lunga. Se dovete guardare un solo mezzo in questa sala con occhio da collezionista, guardate quella.
Le Vespa degli anni Sessanta e Settanta allo Spazio Museo Vespa
La sequenza prosegue con una 160 GS del 1962, una 150 GL del 1963, una 125 Super del 1965, una 50 L del 1966, una 180 Rally del 1968, una 50 Special e una 125 GTR del 1969, e infine le P del 1977, la 125 X e la 200 E. Messe in fila raccontano il passaggio dell'Italia dal boom alla crisi energetica, e lo raccontano con la lamiera.
La Vespa 50, nata nel 1963 per aggirare l'obbligo di targa sui cinquantini, è il veicolo che ha motorizzato tre generazioni di quattordicenni italiani. La 50 Special, prodotta dal 1969 al 1982 in tre serie, si riconosce dal faro anteriore rettangolare ed è considerata dai vespisti praticamente indistruttibile: quarant'anni dopo, una canzone del 1999 le avrebbe intitolato un ritornello che in Italia conoscono tutti. La 125 Primavera del 1968, sorella stretta di questa famiglia, dava 5,56 cavalli a 5.500 giri e 92,3 chilometri orari; la ET3 del 1976, con accensione elettronica Ducati e tre travasi nel cilindro, arrivava a 98. La PX del 1977 chiude la storia classica e la riapre: uscì dai listini nel gennaio 2008 e rientrò in produzione nel 2011 in versione Euro 3.
Le Vespa da corsa e da record raccontate allo Spazio Museo Vespa
Qui la collezione si toglie il cappello da museo di quartiere. Fra i pezzi esposti figurano una Vespa 125 Circuito del 1950 e una Vespa Montlhéry, la variante carenata da record. Il nome viene dall'autodromo francese di Montlhéry, dove il 7 aprile 1950 la Vespa conquistò diciassette record del mondo in dieci ore di corsa con tre piloti che si davano il cambio: record dell'ora alla media di 134 chilometri orari, cento miglia a 129,7, cinquecento miglia a 123,9, mille chilometri a 124,3, per un totale di 1.049 chilometri in dieci ore. Sono numeri che, per un mezzo nato quattro anni prima come utilitaria a due ruote, restano sbalorditivi.
Un anno dopo, il 9 febbraio 1951, la Piaggio andò oltre. Sull'autostrada Roma Ostia, fra il chilometro 10 e il chilometro 11, la Vespa Siluro coprì il chilometro lanciato a una media di 171,02 chilometri orari, con 21 secondi e 4 decimi di percorrenza, 174,418 all'andata e 169,910 al ritorno. Al manubrio, accovacciato dentro la carenatura di alluminio, c'era il collaudatore empolese Dino Mazzoncini, con un casco allungato di forma aerodinamica. Il motore, disegnato da Corradino D'Ascanio con Vittorio Casini, era un bicilindrico a pistoni contrapposti da 124,69 centimetri cubici, con due alberi a gomito collegati da ingranaggi, ventun cavalli a 9.500 giri, rapporto di compressione 11 a 1, raffreddamento a liquido e due carburatori Dell'Orto. Centosessantotto cavalli per litro, nel 1951, con la tecnologia di un motore d'aereo miniaturizzato. Che quel record sia stato stabilito su una strada romana è un dettaglio che nessuno racconta e che a Roma dovrebbe essere insegnato.
La Vespa 150 TAP, la sorpresa dello Spazio Museo Vespa
Il pezzo che fa fermare i visitatori è una Vespa verde oliva con un tubo lungo infilato attraverso la scocca. È la Vespa 150 TAP, uno scooter militare controcarro commissionato alla Piaggio dal ministero della Difesa francese e costruito dalla ACMA, la controllata francese del gruppo, fra il 1956 e il 1959 dopo la presentazione al Salone di Milano del dicembre 1955. Il tubo è un cannone senza rinculo M20 da 75 millimetri di fabbricazione statunitense, capace di perforare corazze fino a cento millimetri di spessore.
Ne furono costruiti cinquecento esemplari in due versioni, la TAP 56 con motore da 100 centimetri cubici e la TAP 59 da 150. Il portapacchi posteriore alloggiava sei proiettili, quello anteriore due taniche di miscela. La scocca aveva paraurti perimetrale, protezioni in acciaio e rinforzi per reggere il lancio con il paracadute, perché il mezzo era pensato per essere aviotrasportato: due paracadutisti, due Vespa, una con il cannone e una con le munizioni. L'idea nasce per l'Indocina, contro i T 34 sovietici in dotazione ai Viet Minh, e finisce impiegata in Algeria. Verniciatura verde o sabbia, a seconda del teatro. Davanti a questo oggetto la retorica sul lambrettismo spensierato si scioglie in fretta.
La Vespa 400 e le Vespa costruite su licenza
Un altro pezzo che spiazza è la ACMA Vespa 400 del 1957, che di scooter non ha niente: è una microvettura a due posti, costruita in Francia dalla stessa ACMA, con il marchio Vespa applicato a un'automobile vera. È il ramo laterale della genealogia, quello che ricorda quanto la Piaggio del dopoguerra fosse un'azienda che si muoveva su tutti i fronti della mobilità popolare. Accanto trovano posto esemplari costruiti su licenza in Germania, prova che la formula D'Ascanio venne comprata e replicata all'estero appena si capì che funzionava. La Vespa, in ottant'anni, è stata prodotta su licenza in mezzo mondo, e la Lambretta rivale ha fatto lo stesso in Germania, Gran Bretagna, Argentina, Brasile, Cile, India e Spagna.

La Vespa di Andy Leeano, il pezzo più commovente dello Spazio Museo Vespa
In fondo alla sala c'è una Vespa che nessun restauratore toccherebbe. È una VBB del 1961, e appartiene a un meccanico e restauratore indonesiano di Yogyakarta, Andy Leeano, che con quella macchina è partito da casa e ha raggiunto l'Italia. Il viaggio è durato circa un anno, dalla partenza nell'estate del 2012 all'arrivo a Pontedera il 27 luglio 2013, per oltre trentacinquemila chilometri. Prima la traversata per mare fino alla Malesia, poi via terra attraverso Thailandia, Birmania, Bangladesh, Nepal, India, Pakistan, Iran e Turchia. Leeano ha dichiarato di avere preparato il viaggio per quattro anni e di averlo sognato per una vita.
La macchina finita in questa sala non è quindi un cimelio industriale: è un mezzo che ha fatto un giro di mezzo mondo con un due tempi da centocinquanta centimetri cubici. Se avete quindici minuti e un ragazzino con voi, fermatevi davanti a questa e raccontategli la geografia di quel percorso. Funziona meglio di un atlante.
I cimeli, le tute e i manifesti alle pareti
Le pareti valgono quanto i veicoli. Ci sono manifesti cinematografici, pubblicità d'epoca, fotografie di attori e attrici in sella, manichini vestiti secondo la moda del tempo, e una vetrina con adesivi e distintivi dei Vespa Club di tutto il mondo. Quella vetrina è un documento sociologico: il vespismo organizzato nasce a Viareggio il 23 ottobre 1949 con il primo Vespa Club, nello stesso anno si costituisce il Vespa Club d'Italia, e già alla Giornata italiana della Vespa del 1951 accorrono ventimila vespisti. Nel 1953 si contavano oltre diecimila stazioni di assistenza Piaggio nel mondo. Oggi il Vespa Club d'Italia raggruppa più di seicento club in tutte le regioni e dichiara settantasettemila iscritti.
Fra i cimeli figura anche materiale legato a Roberto Leardi, uno dei tre promotori dello spazio, che di vespismo capisce come pochi: nato nel 1943, vespista a diciotto anni sulle orme del fratello maggiore Pierluigi, iscritto al Vespa Club Roma, pilota di regolarità con un titolo regionale a squadre nel 1968, presente a quasi tutte le edizioni dell'Eurovespa e dei Vespa World Days dal 1960, presidente del Vespa Club Roma dal 1981, nel consiglio direttivo nazionale dal 1977 e alla guida del Vespa Club d'Italia dal 1984, presidente del Vespa World Club dal 2006 al 2012 e oggi presidente onorario. La sua prima Vespa fu una 125, poi passò alla GS, che è rimasta la sua preferita.
Corradino D'Ascanio, l'ingegnere che detestava le motociclette
La storia che si racconta davanti alla scocca del 1946 comincia con un paradosso. Enrico Piaggio, nell'estate del 1945, doveva riconvertire un'industria aeronautica bombardata in qualcosa che gli italiani potessero comprare. Cercò, sono parole sue, un progettista la cui mente fosse sgombera da ogni concetto costruttivo riguardante una motocicletta. Scelse Corradino D'Ascanio proprio perché le motociclette le detestava.
D'Ascanio era nato a Popoli il primo febbraio 1891, diplomato al Regio Istituto Tecnico Ferdinando Galiani di Chieti nel 1909, laureato in ingegneria industriale meccanica al Politecnico di Torino nel 1914. Prima della Vespa aveva costruito elicotteri: il prototipo D'AT3 nell'ottobre del 1930 stabilì tre primati internazionali, fra cui otto minuti e quarantacinque secondi di volo e 1.078 metri in linea retta, con rotori coassiali e motore Fiat. Alla Piaggio arrivò nel 1932 come consulente tecnico per le eliche a passo variabile, invenzione che gli evitò il tracollo economico quando il progetto dell'elicottero si arenò. Morì a Pisa il 5 agosto 1981.
Il modo in cui affrontò l'incarico è la ragione per cui oggi esiste una sala museale a Roma. D'Ascanio non provò a migliorare una moto: progettò un veicolo per chi la moto la temeva. Da qui la scocca portante che nasconde la meccanica e non sporca i vestiti, il cambio comandato al manubrio invece che a pedale, la ruota anteriore montata a sbalzo su un braccio singolo come il carrello di un aereo, le ruote piccole e intercambiabili sostituibili come quelle di un'automobile. Ogni scelta risponde a un difetto della motocicletta di allora, e ogni scelta viene dall'aeronautica. Il risultato ha venduto sedici milioni di esemplari in centotrenta versioni, e nel 2021, al settantacinquesimo anniversario, la produzione cumulata sfiorava i diciannove milioni.
Perché si chiama Vespa
Il nome è un aneddoto aziendale che allo Spazio Museo Vespa vale la pena raccontare con precisione. La leggenda vuole che Enrico Piaggio, davanti al prototipo MP6, abbia esclamato che sembrava una vespa, per la vita stretta fra la sella e la scocca posteriore larga e per il ronzio del due tempi. Il nome nacque da lì. Gli italiani la videro per la prima volta sulla copertina in bianco e nero della rivista La Moto del 15 aprile 1946, e la toccarono alla Fiera di Milano dello stesso anno, dove il cardinale Schuster si fermò incuriosito a osservarla. Il debutto mondano avvenne al Circolo del Golf di Roma, alla presenza del generale americano Stone. Anche il battesimo sociale della Vespa, insomma, è romano.
Vespa contro Lambretta, la guerra civile italiana delle due ruote
Metà del mito raccontato in questa sala non si capisce senza l'avversaria. La Lambretta nasce a Milano, nel quartiere Lambrate, prodotta dalla Innocenti dal 1947 al 1972, e prende il nome dal fiume Lambro che scorreva vicino agli stabilimenti. La progettarono due ingegneri aeronautici, come dall'altra parte: Pier Luigi Torre per la meccanica e la ricostruzione della fabbrica, Cesare Pallavicino per il telaio e la linea. Il modello A esce nel 1947, e la differenza visiva è immediata: la Lambretta delle origini ha la meccanica scoperta e il telaio a trave, la Vespa ha tutto sotto la lamiera.
La rivalità fu commerciale, sportiva e sociale. Due mesi dopo il record romano della Vespa Siluro, una Lambretta Siluro con motore sovralimentato si riprese il primato. La produzione italiana della Lambretta si ferma all'inizio degli anni Settanta e la linea di montaggio viene comprata dal governo indiano nel 1972 per tre miliardi di lire, con Scooters India che continua a produrre fino al 1997. La Vespa, invece, non si è mai fermata. Chi entra allo Spazio Museo Vespa e domanda perché non ci sia una sala dedicata alla concorrente ha capito benissimo la posta in gioco.
La Vespa, Roma e il cinema
Il pretesto fondativo dello spazio è cinematografico e conviene raccontarlo per bene. Vacanze Romane esce nel 1953 per la regia di William Wyler, con Gregory Peck e Audrey Hepburn. La sceneggiatura fu accreditata a Ian McLellan Hunter e John Dighton, ma l'aveva scritta Dalton Trumbo, che in quegli anni era escluso dall'industria per ragioni politiche: il riconoscimento ufficiale gli arrivò molti anni dopo. Il film vinse l'Oscar per la migliore attrice protagonista ad Audrey Hepburn, quello per il soggetto e quello per i costumi di Edith Head.
Roma vi compare per intero: la Bocca della Verità, il Pantheon, Castel Sant'Angelo, la Fontana di Trevi, piazza Venezia, piazza di Spagna, il Colosseo, il Tevere, via Margutta, Palazzo Barberini, Palazzo Colonna, Palazzo Brancaccio e Cinecittà. Nella celebre scena della fuga in scooter la controfigura di Audrey Hepburn fu Elide Moretti, una delle prime cascatrici del cinema italiano: un nome che quasi nessuno conosce e che meriterebbe una targa.
Le altre Vespa del grande schermo
La filmografia continua: La dolce vita di Federico Fellini nel 1960, Quadrophenia di Franc Roddam nel 1979, che consegna la Vespa alla sottocultura mod britannica sulle note dell'opera rock degli Who, Il talento di Mister Ripley, Good Morning Vietnam, e nel 2021 il film d'animazione Luca di Enrico Casarosa per Disney Pixar. In mezzo, il capitolo più romano di tutti: Caro diario di Nanni Moretti, 1993. Il primo dei tre episodi, intitolato In Vespa, è un attraversamento estivo della città dalla Garbatella a Spinaceto, e si chiude a Ostia, presso il luogo in cui fu ucciso Pier Paolo Pasolini e dove sorge il monumento alla sua memoria. Moretti vinse il premio per la migliore regia a Cannes nel 1994. Fra le canzoni, la 50 Special di Lùnapop e Cesare Cremonini del 1999 arrivò al quadruplo disco di platino e regalò allo scooter una seconda giovinezza discografica.
Via Cavour e il rione Monti attorno allo Spazio Museo Vespa
Vale la pena sapere su che strada ci si trova. Via Cavour non è una strada antica: il via libera alla sua costruzione fu dato in una seduta consiliare del maggio 1880 e i lavori proseguirono fino agli anni Dieci del Novecento. Nasce come asse di collegamento fra la stazione Termini e i Fori, e per aprirsi la strada attraversa la valle della Suburra, ripida e piena di dislivelli, obbligando a costruire numerosi terrapieni per regolarizzare la pendenza. Per far passare la via fu demolita anche la chiesetta di San Salvatore ad tre imagines. La strada attraversa i rioni di Castro Pretorio e Monti.
Il numero 302 si trova all'estremità inferiore, quella che sbocca sulla zona archeologica. Significa che uscendo dal museo, in dieci minuti a piedi, si raggiungono i Mercati di Traiano, il Museo dei Fori Imperiali, il Carcere Mamertino, la Basilica di Massenzio e la salita al Campidoglio. Risalendo invece via Cavour verso l'alto si arriva a San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo e, più su, a Santa Maria Maggiore. Poche altre porte a Roma hanno una densità di alternative simile nel raggio di un quarto d'ora.
Una curiosità su Spazio Museo Vespa
La curiosità sta in una data, e non è quella che vi aspettate. Lo spazio nasce nel 2013 per i sessant'anni di Vacanze Romane, e questo lo dicono tutti. Quello che quasi nessuno collega è che nello stesso mese, mentre a Roma si preparava l'inaugurazione, un meccanico indonesiano stava concludendo un viaggio di un anno e trentacinquemila chilometri con una Vespa VBB del 1961: Andy Leeano arrivò a Pontedera il 27 luglio 2013, quindici giorni dopo l'apertura di via Cavour 302, che era avvenuta venerdì 12 luglio. La sua Vespa, quella vera, con i segni di Thailandia, Birmania, Bangladesh, Nepal, India, Pakistan, Iran e Turchia addosso, è finita esposta in questa sala.
C'è una simmetria che a Roma piace: il museo nasce celebrando una Vespa finta, quella del cinema, guidata da una principessa immaginaria e da un giornalista americano; e nello stesso mese si porta in casa una Vespa autentica, guidata da un uomo che ha attraversato due continenti per davvero. Le due macchine convivono a pochi metri l'una dall'altra. Una è mito costruito a tavolino da Hollywood e diventato vero a forza di essere raccontato; l'altra è una storia vera che nessuno ha mai messo in un film. Se cercate un motivo per scendere quella scala oltre alla curiosità meccanica, è questo: in una sola stanza sotterranea di venti metri quadri ci sono entrambe le facce del mito industriale italiano, quella patinata e quella sudata, e per una volta si guardano in faccia senza gerarchie di importanza.
Una cosa che non ti dice nessuno su Spazio Museo Vespa
Non ve lo dice nessuno, e invece è la prima informazione da avere: la sala è sotterranea e ci si arriva solo per una scala. Non ci sono ascensori, non ci sono rampe. Chi si muove in sedia a rotelle, chi ha un deambulatore, chi porta un passeggino ingombrante o chi ha problemi di ginocchia deve saperlo prima di attraversare mezza Roma. È un dato che nelle schede turistiche non compare quasi mai, e che ho visto rovinare la mattinata a più di un visitatore arrivato apposta.
La seconda cosa che non vi dirà nessuno è che questo non è un museo civico, non ha personale di sala dedicato e non ha una biglietteria: si entra passando dal negozio di noleggio, si chiede, si scende. Nei momenti di punta, con il banco impegnato a consegnare motorini a gruppi di turisti, può capitare di dover aspettare qualche minuto prima che qualcuno vi apra o vi indichi la scala. Non è maleducazione, è la natura del posto. Il corollario pratico è che l'orario reale dello spazio è quello del negozio, e che in una giornata di chiusura straordinaria dell'attività commerciale la sala non apre, anche se in rete continuate a leggere ingresso libero tutti i giorni. Prima di fare una deviazione lunga, telefonate al 06 94539240 e chiedete conferma. Trenta secondi di telefonata valgono venti minuti di cammino.
Il consiglio che ti do per visitare Spazio Museo Vespa
Il consiglio è di incastrarlo, non di dedicargli una uscita. Lo Spazio Museo Vespa dà il meglio come intervallo dentro una giornata archeologica pesante, quando il gruppo comincia a confondere un capitello corinzio con uno ionico e servono venti minuti di aria diversa. La sequenza che uso e che funziona quasi sempre: mattina ai Fori e al Colosseo, risalita per via Cavour, sosta al museo, pranzo nel rione Monti, pomeriggio a San Pietro in Vincoli e Santa Maria Maggiore. Il museo cade nel punto giusto della curva di attenzione.
Secondo consiglio, più tecnico: entrate sapendo che cosa cercare, perché la cartellinatura è essenziale e il valore dei pezzi non è evidente a occhio nudo. Se avete letto le tre righe sulla 150 TAP, quel tubo verde diventa il pezzo più memorabile della giornata; se non le avete lette, è uno scooter militare qualunque. Terzo consiglio, il più impopolare: non venite qui in Vespa. Il tratto basso di via Cavour, con il traffico dei bus 75 e 117 e la coda verso largo Corrado Ricci, non è il posto dove cercare parcheggio per il gusto della coerenza tematica. Venite con la metropolitana B, scendete a Cavour o a Colosseo, camminate cinque minuti. La Vespa, semmai, noleggiatela dopo, e portatela fuori dal centro storico dove ha senso guidarla.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che la Vespa nasce nel 1946 a Pontedera. Quasi nessuno cita il fatto che uno dei suoi momenti sportivi più clamorosi sia avvenuto su una strada romana. Il 9 febbraio 1951, sull'autostrada Roma Ostia, nel tratto compreso fra il chilometro 10 e il chilometro 11, la Vespa Siluro percorse il chilometro lanciato alla media di 171,02 chilometri orari, coprendolo in ventuno secondi e quattro decimi, con 174,418 in una direzione e 169,910 nell'altra. Il pilota era Dino Mazzoncini, collaudatore empolese, sdraiato dentro una carenatura di alluminio lunga 238 centimetri, alta 90 e larga 60, con pinna stabilizzatrice posteriore e spoiler anteriore.
Il motore era un bicilindrico a pistoni contrapposti da 124,69 centimetri cubici, con due alberi a gomito collegati da ingranaggi, ventun cavalli a 9.500 giri, rapporto di compressione 11 a 1, raffreddamento a liquido, due carburatori Dell'Orto SSI 23, tre marce, pneumatici Pirelli da tre pollici per dieci sviluppati apposta. Centosessantotto cavalli per litro di cilindrata, nel 1951. Il primato durò due mesi, poi lo tolse la Lambretta Siluro con un motore sovralimentato. L'esemplare originale è custodito al Museo Piaggio di Pontedera. Ma la strada dove fu stabilito è la stessa che ancora oggi porta i romani al mare, e questo, a Roma, nessuno lo racconta.
La foto giusta da fare a Spazio Museo Vespa
La foto sbagliata è quella che fanno tutti: lo scooter intero, frontale, con il flash che rimbalza sulla lamiera lucida e sul vetro delle teche. In un sotterraneo con soffitto basso e luci puntate, il flash è il vostro nemico. Spegnetelo, alzate la sensibilità, appoggiate il gomito o il telefono su una superficie ferma.
La foto giusta allo Spazio Museo Vespa è la scocca nuda della 98 del 1946 ripresa di tre quarti dal basso, all'altezza del pavimento, in modo che la curva della lamiera si legga contro la parete. È l'immagine che racconta l'idea invece che l'oggetto: si vede la carrozzeria portante senza motore, senza ruote, senza sella, e si capisce che quella forma è nata da un ingegnere aeronautico e non da un carrozziere. La seconda inquadratura da portarsi a casa è il cannone senza rinculo della 150 TAP fotografato di lato con lo scooter in secondo piano sfocato: la giustapposizione fra l'arma e il portapacchi domestico è il ritratto più efficace del Novecento italiano che troverete in questo isolato. La terza, per chi ha pazienza, è il dettaglio della vetrina con gli adesivi dei Vespa Club: decine di stemmi da tutto il mondo, che in campo stretto diventano un mosaico di colori. Il verticale funziona meglio dell'orizzontale, qui, perché la sala è stretta.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La storia di questo indirizzo come luogo espositivo è breve e ha date precise. Il primo avvenimento è l'inaugurazione: venerdì 12 luglio 2013, con la sala aperta al pubblico nel sotterraneo del negozio di via Cavour 302, per volontà di Claudio Sarra, Roberto Leardi e Michele Piacentini. La ricorrenza scelta come cornice fu il sessantesimo anniversario di Vacanze Romane, uscito nel 1953. Da allora lo spazio è diventato punto di riferimento per il vespismo romano, che a Roma ha una storia lunga: il Vespa Club Roma è il sodalizio in cui Roberto Leardi entrò a diciotto anni e che ha presieduto dal 1981.
Il secondo avvenimento è l'arrivo della Vespa di Andy Leeano, il mezzo con cui il restauratore di Yogyakarta concluse a Pontedera il 27 luglio 2013 un viaggio di circa un anno e oltre trentacinquemila chilometri attraverso due continenti. Il terzo è meno spettacolare e più significativo: la donazione di materiale da parte di Roberto Leardi, compresa la sua tuta da gara, che porta dentro la sala la memoria delle corse di regolarità in Vespa degli anni Sessanta, quando Leardi conquistò il titolo regionale a squadre nel 1968. Il sito ufficiale dichiara oltre trentamila visitatori negli anni. Per una sala sotterranea senza biglietteria, in un Paese dove i musei privati chiudono in silenzio dopo due stagioni, restare aperti oltre un decennio è già di per sé un avvenimento.
Chi è passato da Spazio Museo Vespa
La domanda va girata due volte, perché in questa sala ci sono due tipi di passaggio. C'è chi è passato fisicamente dalla porta di via Cavour 302: le decine di migliaia di appassionati e turisti che il sito ufficiale conta dal 2013 a oggi, e i protagonisti del vespismo italiano che hanno voluto lo spazio o lo hanno rifornito. Roberto Leardi, presidente del Vespa Club d'Italia dal 1984, presidente del Vespa World Club dal 2006 al 2012 e oggi presidente onorario, direttore responsabile della rivista del club: la sua tuta da gara è entrata qui dentro insieme alla sua storia. Claudio Sarra, che ha messo a disposizione il locale. Michele Piacentini, che ha organizzato l'apertura. E Andy Leeano, che a questo indirizzo ha lasciato la macchina di una vita.
Poi c'è il passaggio per immagine, che in un museo del mito conta quanto quello fisico. Sulle pareti e nelle teche sfilano Audrey Hepburn e Gregory Peck, che nel 1953 misero la Vespa sulla mappa mondiale attraversando Roma per la regia di William Wyler, e Charlton Heston, fotografato in sella negli anni delle grandi produzioni americane a Cinecittà. In filigrana passano anche Corradino D'Ascanio, l'ingegnere abruzzese che disegnò tutto questo senza amare le motociclette, Enrico Piaggio, che gli affidò l'incarico, e Dino Mazzoncini, il collaudatore che portò una Vespa a 171 chilometri orari sull'autostrada di Ostia. Chi scende quella scala si mette in fila dietro a loro, che lo sappia o no.

Come arrivare allo Spazio Museo Vespa
L'indirizzo è via Cavour 302, nel tratto finale della strada verso i Fori. In metropolitana si usa la linea B: la fermata Cavour è la più comoda in discesa, la fermata Colosseo è quasi equivalente e ha il vantaggio di farvi arrivare guardando l'anfiteatro. In autobus, su via Cavour transitano le linee 75 e 117, e la notte la linea nMB. A piedi da piazza Venezia si cammina una decina di minuti lungo via dei Fori Imperiali; dalla stazione Termini, scendendo tutta via Cavour, ne servono venticinque abbondanti, ma è una passeggiata che passa davanti a Santa Maria Maggiore e vale il tempo.
In automobile, semplicemente, non venite. Siamo dentro la zona a traffico limitato del centro storico, il parcheggio non esiste e le telecamere non fanno sconti. Se arrivate con un mezzo a due ruote, la sosta nell'area è comunque difficile nelle ore centrali.
Quanto costa lo Spazio Museo Vespa e serve prenotare
L'ingresso è gratuito. Non c'è biglietteria, non c'è prevendita, non c'è obbligo di prenotazione. Non esistono biglietti ridotti, cumulativi o combinati con altri musei, per la semplice ragione che non esiste alcun biglietto. Chi volesse sostenere il posto lo fa nel modo più ovvio, cioè noleggiando un mezzo o prenotando un tour dell'azienda che lo tiene aperto, ma nessuno ve lo chiederà. Il museo non aderisce ai circuiti dei musei civici romani e non rientra nelle iniziative di ingresso gratuito comunali, perché è già gratuito tutto l'anno.
Lo Spazio Museo Vespa con i bambini
Funziona, e funziona meglio di quanto la parola museo lasci intendere. I veicoli sono a portata di sguardo, le forme sono riconoscibili, i colori sono vivi e la visita dura poco: tre condizioni che con i bambini valgono più di qualunque didascalia. Il pezzo che li conquista è quasi sempre la Vespa con il cannone, seguita dalla microvettura Vespa 400, che sembra un giocattolo e invece è un'automobile omologata.
Due avvertenze. La prima è la scala: con il passeggino diventa un problema, meglio il marsupio o lo zaino porta bambino, oppure lasciare il passeggino sopra. La seconda è che i mezzi non si toccano e non si sale in sella: conviene spiegarlo prima di scendere, per evitare la contrattazione a metà sala. Se avete la giornata lunga, l'accoppiata che consiglio è questa sala al mattino e il Museo Storico della Motorizzazione Militare in un altro giorno: due modi opposti di raccontare il motore italiano, e i ragazzini li tengono entrambi.
Accessibilità dello Spazio Museo Vespa
Va detto senza giri di parole: la sala è al piano interrato e si raggiunge esclusivamente per una scala. Non risulta un accesso alternativo con ascensore o servoscala. Chi usa la sedia a rotelle non può entrare, e chi ha difficoltà di deambulazione deve mettere in conto una rampa di scale in discesa e una in salita, in un ambiente stretto. Non è una scelta di sciatteria: è la conformazione di un sotterraneo storico dentro un edificio del centro. Prima di programmare la visita per una persona con ridotta mobilità, telefonate e chiedete quali soluzioni sono possibili.
Quando andare allo Spazio Museo Vespa
Il momento peggiore è la fascia fra le 10 e le 12 in alta stagione, quando il banco del noleggio consegna i mezzi ai gruppi e il piano terra è affollato. Il momento migliore è il primo pomeriggio, indicativamente fra le 14 e le 16, quando i tour sono partiti e il negozio si svuota: si scende, si guarda con calma, si risale. In inverno l'orario si accorcia di un'ora, quindi con la chiusura alle 18 conviene arrivare entro le 17 se volete guardare con attenzione.
C'è poi una considerazione stagionale che riguarda tutto il quartiere. Fra luglio e agosto il tratto basso di via Cavour è una fornace senza ombra, e questa sala sotterranea è uno dei pochi ambienti freschi e gratuiti a pochi passi dai Fori. Come strategia antiafa, vale una considerazione seria.
Che cosa vedere attorno allo Spazio Museo Vespa
Nel raggio di dieci minuti a piedi si concentra una densità di monumenti che poche capitali possono permettersi. Verso il basso: i Mercati di Traiano e il Museo dei Fori Imperiali, il Palatino, le Domus Romane di Palazzo Valentini e il Museo Nazionale del Palazzo Venezia. Verso il Colle Oppio, appena risalita via degli Annibaldi, la Domus Aurea. Verso il Celio, la Basilica di San Clemente con i suoi tre livelli sovrapposti e le Case Romane del Celio. Verso sud, il Circo Massimo.
Il rione Monti, alle spalle di via Cavour, è il posto giusto per il pranzo e per il caffè: vicoli stretti, artigiani, botteghe, e una vita di quartiere che sopravvive nonostante la pressione turistica. Salite per la Salita dei Borgia, la scalinata coperta che si apre su via Cavour poco più su del museo, e vi ritroverete in un'altra Roma nel giro di trenta metri.
Domande veloci su Spazio Museo Vespa
Dove si trova esattamente lo Spazio Museo Vespa
In via Cavour 302, a Roma, nel tratto finale della strada verso largo Corrado Ricci e i Fori Imperiali. L'accesso avviene dal negozio Bici e Baci, e la sala espositiva è al piano interrato.
Quanto costa il biglietto per lo Spazio Museo Vespa
Nulla. L'ingresso è gratuito, non esiste biglietteria e non esistono tariffe ridotte perché non esiste alcun biglietto.
Quali sono gli orari dello Spazio Museo Vespa
Tutti i giorni, domenica compresa: dal primo novembre al 31 marzo dalle 9 alle 18; dal primo aprile al 31 ottobre dalle 9 alle 19. Il 24 e il 31 dicembre chiusura alle 13, il 25 dicembre chiuso, il primo gennaio aperto dalle 9 alle 13.
Serve prenotare
No. Si entra liberamente negli orari di apertura. Per i gruppi numerosi conviene avvisare telefonicamente, perché lo spazio è piccolo.
Lo Spazio Museo Vespa è accessibile in sedia a rotelle
No. La sala è sotterranea e si raggiunge solo per una scala, senza ascensore né servoscala.
Quanto dura la visita
Fra i quindici e i trenta minuti. Chi si ferma a leggere ogni pezzo e a fotografare può arrivare a quaranta.
Si possono fare fotografie
Sì. Meglio senza flash, sia per rispetto degli altri visitatori sia perché in un ambiente chiuso il flash rovina le immagini rimbalzando sulla lamiera e sui vetri.
Quante Vespa sono esposte allo Spazio Museo Vespa
Una dozzina abbondante di veicoli, oltre alla scocca del 1946 e ai cimeli. Il numero può variare, perché si tratta di una collezione privata soggetta a rotazioni e prestiti.
Qual è il pezzo più antico dello Spazio Museo Vespa
Il telaio della Vespa 98 del 1946, il primo modello di serie. Il più antico veicolo integro è una Vespa 125 del 1950.
Lo Spazio Museo Vespa è adatto ai bambini
Molto. La visita è breve, i mezzi sono colorati e riconoscibili, e pezzi come la Vespa militare con il cannone o la microvettura Vespa 400 catturano l'attenzione. Attenzione alla scala con i passeggini.
Chi gestisce lo Spazio Museo Vespa
Bici e Baci, azienda romana di noleggio e tour, che ha sede in via Cavour 302 e in via del Viminale 5. Il progetto nacque nel 2013 da Claudio Sarra, Roberto Leardi e Michele Piacentini.
Come si arriva allo Spazio Museo Vespa con i mezzi pubblici
Metropolitana linea B, fermate Cavour o Colosseo. Autobus delle linee 75 e 117 su via Cavour, linea notturna nMB.
C'è un guardaroba o un deposito bagagli
No. Non essendo un museo con servizi museali strutturati, non esistono guardaroba né deposito bagagli. Con valigie grandi la scala è scomoda.
Si fa la coda per entrare
Normalmente no. Può capitare di attendere qualche minuto nelle ore di punta del noleggio, quando il personale è impegnato al banco.
C'è un bookshop
Non un bookshop museale in senso proprio. Nel negozio soprastante è disponibile merchandise legato all'attività.
Lo Spazio Museo Vespa espone anche Lambretta
Lo spazio è dedicato al mito della Vespa e della Lambretta in Italia, ma il nucleo dell'esposizione è costituito da Vespa. Chi cerca una collezione sistematica di Lambretta deve guardare altrove.
Che differenza c'è fra lo Spazio Museo Vespa e il Museo Piaggio di Pontedera
Una differenza di scala e di natura. Il Museo Piaggio è il museo aziendale, con centinaia di pezzi e archivi; questo è una sala unica di una collezione privata romana, gratuita, pensata come racconto del rapporto fra la Vespa e Roma.
Si può noleggiare una Vespa allo Spazio Museo Vespa
Il noleggio è del negozio che ospita la sala, non del museo. Sono due cose distinte: la visita è gratuita e indipendente da qualunque acquisto.
Perché lo Spazio Museo Vespa è stato aperto proprio nel 2013
Per il sessantesimo anniversario di Vacanze Romane, il film del 1953 che rese la Vespa un simbolo mondiale legandola all'immagine di Roma.
Che Vespa si vede in Vacanze Romane
Il Museo Piaggio riconduce la fama cinematografica del film al modello 125 del 1951, disponibile da dicembre 1950. La controfigura di Audrey Hepburn nelle scene in sella fu Elide Moretti.
La sala è climatizzata
Trattandosi di un ambiente interrato, la temperatura è naturalmente più bassa che in strada. In piena estate è una delle soste più fresche della zona.
Ci sono visite guidate
Non è previsto un servizio di visita guidata strutturato. Il personale, quando il banco lo consente, risponde volentieri alle domande.
Quanto tempo serve per arrivare dal Colosseo allo Spazio Museo Vespa
Meno di dieci minuti a piedi, in leggera salita lungo via degli Annibaldi oppure costeggiando via dei Fori Imperiali fino a largo Corrado Ricci.
Si apre anche la domenica
Sì, l'apertura è quotidiana e comprende la domenica, con gli stessi orari stagionali degli altri giorni.
Si possono portare gli animali
Per uno spazio privato di queste dimensioni la regola la decide il gestore: conviene chiedere al banco prima di scendere.
Vale la pena visitare lo Spazio Museo Vespa se non si è appassionati di motori
Sì, a patto di considerarlo un capitolo di storia del design industriale italiano e non una mostra di scooter. La scocca del 1946 e la Vespa militare interessano anche chi non ha mai guidato niente a due ruote.
Un'ultima cosa, da chi accompagna gente per mestiere. Roma insegna a diffidare delle sale piccole, perché in questa città l'abbondanza vi ha abituati a pretendere il colossale. Qui il metro di giudizio va cambiato: venti metri quadri di sotterraneo che raccontano come un ingegnere che detestava le motociclette abbia progettato l'oggetto italiano più esportato del Novecento valgono la deviazione. Scendete quella scala con la lentezza che riservate a una cappella affrescata, guardate la scocca nuda del 1946 come guardereste un modello ligneo di Michelangelo, e vi accorgerete che il museo non è piccolo: è concentrato.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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