Case romane del Celio
In breve. Le Case romane del Celio si visitano dall'ingresso di Clivo di Scauro, la stradina in salita adiacente a piazza dei Santi Giovanni e Paolo, nel rione Celio, a Roma, in codice postale 00184.
Le Case romane del Celio si visitano dall'ingresso di Clivo di Scauro, la stradina in salita adiacente a piazza dei Santi Giovanni e Paolo, nel rione Celio, a Roma, in codice postale 00184. Il sito occupa il sottosuolo della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, sul colle che si alza tra il Colosseo e il Circo Massimo. Ci si arriva con la metropolitana linea B, fermata Colosseo oppure Circo Massimo, e poi cinque minuti a piedi in salita; con il tram 3; con gli autobus 51, 85, 87, 117, 118, 175, 186, 271, 571, 673, 810 in direzione dell'area del Colosseo. Il biglietto intero costa 8 euro, il ridotto 6 euro (gruppi oltre le dodici persone, bambini dai 6 ai 14 anni, chi acquista visite guidate, scolaresche senza servizio di guida); la prenotazione, dove prevista, aggiunge 2 euro. L'ingresso è gratuito per i bambini sotto i 6 anni, per le persone con disabilità certificata, per le guide turistiche abilitate, per i giornalisti e per gli studenti di archeologia, storia dell'arte, beni culturali e architettura. Gli affreschi sono uno dei nuclei meglio conservati della Roma tardo-antica, e questo è il motivo per cui vale la salita.
Gli orari cambiano con la stagione e non conviene fidarsi della memoria: il complesso apre da lunedì a domenica e nei festivi dalle 10 alle 16, con chiusura il primo gennaio e il 25 dicembre e la biglietteria che chiude un'ora prima. Prima di mettervi in cammino, controllate giorni e fasce sul sito ufficiale caseromanedelcelio.it, che gestisce anche le prenotazioni e le visite didattiche. Chi arriva sotto la basilica trova un percorso raccolto, in parte a mezz'aria di scala, in parte in ambienti bassi e affrescati: mettete in conto una visita di circa un'ora, scarpe comode e una giacca leggera anche d'estate, perché sottoterra la temperatura resta bassa.
Per costruire una giornata attorno al Celio potete leggere anche la Basilica di San Clemente, l'altro grande scavo a più livelli della zona, e allargare lo sguardo con la pagina del mio viaggio per organizzare le tappe.
Che cosa sono le Case romane del Celio
Con la definizione Case romane del Celio si indicano i resti di un complesso residenziale romano che si conserva sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Non è una singola casa e non è una catacomba: è un isolato urbano, un pezzo di città antica rimasto sigillato per secoli sotto il pavimento di una chiesa. Insieme agli scavi sotto San Clemente, le Case romane del Celio sono uno dei luoghi più intensi della Roma sotterranea, e lo devono a due qualità rare messe insieme: lo stato di conservazione degli intonaci dipinti e il valore artistico e religioso di quello che raccontano.
Dove si comprano i biglietti. Le Case Romane del Celio sono di proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, con biglietti e prenotazioni CoopCulture dal sito ufficiale caseromanedelcelio.it. Informazioni turistiche anche al 060608, che è il canale del Comune per i monumenti del territorio. Il biglietto con audioguida è anche su GetYourGuide. Verificato il 28 settembre 2026.
Il complesso racchiude oltre quattro secoli di vita e mette sotto gli occhi, ambiente dopo ambiente, il passaggio e la convivenza tra il mondo pagano e quello cristiano. Le domus, chiamate anche la casa dei martiri Giovanni e Paolo, custodiscono alcuni tra gli affreschi più belli di età tardo-antica arrivati fino a noi. Padre Germano di San Stanislao, allora rettore della basilica, li riportò alla luce alla fine dell'Ottocento scavando oltre la piccola cella che costituiva il martyrium, cioè il luogo della deposizione e delle reliquie dei santi titolari. Vennero così riscoperti e lentamente liberati oltre venti ambienti, dei quali tredici affrescati. Il sito è aperto al pubblico dal 2002.
Chi scende oggi cammina dentro una stratificazione leggibile: pareti di epoche diverse, usi diversi, rifacimenti sovrapposti. Le Case romane del Celio non sono un museo costruito a tavolino, sono la città che si è fossilizzata sotto un'altra città. Ogni parete porta i segni del suo tempo: la muratura popolare del II secolo, il rivestimento dipinto del III, gli interventi cristiani del IV, i tamponamenti e le fondazioni del V, fino ai puntellamenti moderni del restauro. Imparare a distinguere questi strati, anche solo a grandi linee, è la chiave che trasforma una serie di stanze buie in un racconto. Chi scende con questa curiosità esce con l'impressione di aver letto la biografia di un edificio, dalla nascita come caseggiato d'affitto fino al lungo sonno sotto la chiesa.

La storia delle Case romane del Celio, edificio per edificio
Due insulae popolari sul Clivo di Scauro
All'origine, nel II secolo, qui non c'era una dimora signorile ma due edifici da reddito, due insulae popolari affacciate sulla strada. La prima è databile intorno al 111, con un balneum, cioè un piccolo impianto termale, al pianterreno e le abitazioni ai piani superiori. La seconda è del secolo successivo e aveva botteghe e magazzini al piano terra, con le abitazioni sopra. Di quelle botteghe restano le tracce negli archi oggi tamponati che segnano il fianco della basilica lungo il Clivo di Scauro, e restano perfino i segni di due piani di finestre. È la Roma verticale e affollata dei caseggiati d'affitto, quella che di solito non si vede perché è stata demolita o sepolta.
Dalla domus del III secolo al titulus cristiano
Nel III secolo i due edifici e le loro pertinenze furono riuniti in un'unica proprietà. Il cortile interno venne trasformato in ninfeo, gli ambienti vennero rivestiti di affreschi eleganti: le due insulae popolari erano diventate una domus signorile. È il momento in cui la casa cambia classe sociale, e le pareti lo dichiarano.
Nel IV secolo il complesso passò alla famiglia del senatore Bisante, in latino Byzas, che vi istituì un titulus cristiano, cioè una delle chiese domestiche delle origini: il Titulus Byzantis. Il titolo passò poi al figlio Pammachio e prese il nome di Titulus Pammachii, attorno alla fine del secolo. Sotto lo stesso tetto, in pochi decenni, convivono un ninfeo con divinità pagane e un luogo di culto cristiano: è questa la ragione per cui il sito è così citato dagli studiosi della tarda antichità.
La basilica sopra la casa, e il lungo oblio
Nel V secolo, con la fondazione della basilica superiore, gli ambienti romani vennero in gran parte obliterati: alcuni interrati, altri riempiti di terra, altri ancora inglobati come strutture di fondazione della chiesa. La casa sparì sotto la navata e vi rimase per oltre mille anni. Solo alla fine dell'Ottocento, nel 1887, Padre Germano di San Stanislao cominciò a scavare e riportò alla luce gli ambienti dimenticati. Il restauro, lungo e prudente, si è concluso con un allestimento museale che espone e descrive gli ambienti ripristinati insieme ai materiali ritrovati sul posto.
I martiri Giovanni e Paolo e il martyrium
Il nome della basilica, e di riflesso quello popolare della casa, viene da due martiri, Giovanni e Paolo. La tradizione agiografica li vuole ufficiali di corte messi a morte a Roma nella loro stessa abitazione durante la persecuzione dell'imperatore Giuliano, attorno al 362, e sepolti nella casa dove vennero uccisi. Qui è d'obbligo la prudenza dello storico: la vicenda appartiene alla tradizione, non a un documento coevo, e va presa per quello che è, un racconto di culto che ha dato forma al luogo. Quello che invece è materiale e visibile è il punto in cui i fedeli vennero a pregare: la confessio, con la finestrella che metteva in comunicazione la chiesa con lo spazio delle reliquie.
La forza delle Case romane del Celio è proprio in questa sovrapposizione. Sotto un pavimento di chiesa medievale ci sono le pareti dipinte di una casa pagana; dentro la casa pagana c'è la memoria di un culto cristiano nascente; e sopra tutto questo c'è ancora oggi una basilica officiata. Poche stratigrafie a Roma dicono in modo così netto come una civiltà si sia costruita sopra l'altra senza cancellarla del tutto.

Il percorso di visita, ambiente per ambiente
Il pregio delle Case romane del Celio è che quasi nulla è ricostruito: si guardano gli intonaci originali, con i loro colori, alla luce misurata delle sale sotterranee. Ecco gli ambienti nell'ordine in cui li si incontra e in cui vale la pena guardarli.
Il ninfeo con la megalografia marina
L'ambiente più celebre delle Case romane del Celio è l'antico cortile trasformato in ninfeo. Sulle pareti corre una megalografia, cioè un grande affresco a figure quasi al vero, a soggetto marino: la scena raffigura il ritorno di Proserpina dall'Ade, con le divinità del mare a fare da corteo. Le vere protagoniste sono due figure femminili distese su uno scoglio, lette dagli studiosi come Cerere e Proserpina, la madre e la figlia del mito eleusino del ritorno alla luce. Il dipinto misura circa tre metri per cinque ed è databile al III secolo, il momento in cui la casa diventa domus signorile. Davanti a questa parete conviene fermarsi a lungo: è qui che si capisce che cosa fosse il lusso domestico romano, prima ancora della cristianizzazione del complesso. Il mito scelto non è casuale in un ambiente d'acqua come il ninfeo: Proserpina, rapita da Plutone e destinata a passare metà dell'anno negli inferi e metà sulla terra, è la divinità che scandisce il ritmo delle stagioni e il ciclo del ritorno alla luce. Circondarla di divinità marine, in una sala dove l'acqua zampillava per gioco e per frescura, significava trasformare la parete in un piccolo teatro cosmico. Guardando bene si riconoscono i corpi distesi sullo scoglio, la mobilità dei panneggi, i toni del fondo: è pittura pensata per stupire gli ospiti, la stessa funzione che oggi affidiamo a un grande quadro nel salone di casa.
La stanza dei geni e gli efebi
Nella cosiddetta stanza dei geni la decorazione è organizzata su due registri sovrapposti. Nel fregio superiore corrono eroti vendemmianti, amorini alati colti nell'atto della vendemmia tra girali di vite. Nel registro inferiore si contano dieci efebi nudi che reggono una ghirlanda policroma, mentre piccoli uccelli attraversano in volo lo spazio dipinto. È una pittura gioiosa, di gusto raffinato, con festoni di fiori e frutta sorretti da geni alati: la casa che si racconta ricca, colta e serena. Guardatela come un catalogo di eleganza tardo-antica, perché è esattamente quello che voleva essere.
L'aula dell'orante e i primi segni cristiani
Nell'aula dell'orante la decorazione privilegia candelabri, elementi vegetali, animali, fauni e figure umane. Al centro dell'attenzione degli studiosi c'è una figura con le braccia aperte in atto di preghiera, l'orante appunto, letta come indizio dell'uso cristiano della casa già nel IV secolo. Qui il complesso mostra la sua doppia anima: la grammatica decorativa è ancora quella pagana, ma il gesto della preghiera annuncia la fede nuova che si è insediata sotto lo stesso tetto.
La confessio e le tre cavità nel tufo
A mezza altezza della scala si apre una piccola nicchia, la confessio, uno degli ambienti più importanti dal punto di vista religioso. I suoi affreschi, databili alla seconda metà del IV secolo, raffigurano una scena di sacrificio collegata al martirio, ed è per questo che la tradizione la lega ai santi titolari. Sotto la nicchia, nel tufo naturale, si aprono tre cavità interpretate come tombe. È il cuore devozionale del sito, il punto verso cui, dalla chiesa soprastante, i fedeli indirizzavano la preghiera.
L'oratorio medievale del Salvatore
L'oratorio del Santissimo Salvatore, di età medievale, è decorato da affreschi a soggetto cristologico. L'immagine più rilevante è una crocifissione con Cristo vestito di una lunga tunica blu tra le figure di Maria e di San Giovanni: una rara rappresentazione del Cristo abbigliato sulla croce, secondo una convenzione di ascendenza orientale che a Roma non è frequente. Questo ambiente segna il momento in cui la casa antica, ormai sepolta, continua comunque a essere usata come spazio sacro.
L'Antiquarium
Il percorso si chiude con l'Antiquarium, la piccola raccolta che espone i materiali recuperati durante gli scavi: anfore, lucerne, ceramiche e frammenti che raccontano la vita quotidiana degli ambienti prima che venissero sepolti. Non è la parte spettacolare della visita, ma è quella che restituisce il quotidiano: gli oggetti che si usavano davvero in queste stanze.

Lo stato di conservazione degli affreschi delle Case romane del Celio
Una delle cose che colpisce di più chi scende è lo stato dell'intonaco. Non parliamo di lacerti sbiaditi ma di superfici in cui il colore tiene, i contorni si leggono, le scene si seguono. Questo dipende da una circostanza quasi paradossale: l'interramento che nel V secolo cancellò la casa dalla vista fu anche ciò che la salvò. Sepolti e protetti dall'umidità stabile del sottosuolo, gli affreschi non subirono i secoli di luce, fumo di candela e rimaneggiamenti che hanno consumato tanta pittura antica rimasta in uso. Quando Padre Germano li riscoprì, li trovò in condizioni che sorpresero gli studiosi. A nostro giudizio chi ama la pittura romana trova al Celio una lezione che al Palatino, dove resta molto meno, non può avere.
Il Titulus Byzantis e le chiese domestiche di Roma
Per capire davvero le Case romane del Celio bisogna sapere che cosa fosse un titulus. Nella Roma dei primi secoli cristiani, prima che la città si riempisse di grandi basiliche, il culto si organizzava dentro le case dei fedeli più abbienti: un proprietario metteva a disposizione i propri ambienti per le assemblee e per la preghiera, e quella casa diventava un titulus, letteralmente un luogo intestato a una persona, che ne era responsabile e garante. I tituli furono l'ossatura della prima organizzazione ecclesiastica di Roma, l'antenato delle parrocchie, e molte chiese titolari del centro conservano ancora oggi, nel nome, la memoria del fondatore. Il caso del Celio è tra i più limpidi: la casa passò al senatore Bisante, che vi istituì il Titulus Byzantis, e poi al figlio Pammachio, da cui il Titulus Pammachii. Non si tratta di una deduzione moderna soltanto: è la stessa continuità di culto che ha salvato l'edificio, perché una casa diventata luogo sacro viene protetta, non demolita. Le Case romane del Celio permettono di toccare con mano questo passaggio delicato, il momento in cui una religione perseguitata comincia a organizzarsi dentro le mura domestiche della classe dirigente, prima ancora di avere templi propri. È un pezzo di storia che di solito si studia sui libri e che qui si cammina.
La pittura tardo-antica delle Case romane del Celio
Dal punto di vista della storia dell'arte, gli affreschi delle Case romane del Celio sono un campione prezioso di un periodo poco rappresentato: il III e il IV secolo, cioè la tarda antichità, quando la pittura romana abbandona lentamente il naturalismo classico e si avvia verso le forme più stilizzate del mondo cristiano. Nel ninfeo la megalografia marina appartiene ancora al gusto colto e mitologico della domus aristocratica: figure ampie, panneggi mossi, il repertorio del mare popolato di divinità. Nella stanza dei geni la decorazione a festoni, amorini e vendemmie continua un linguaggio decorativo che affonda le radici nella pittura di età imperiale, quella che si vede a Pompei e nelle case del Palatino. Con l'aula dell'orante e con la confessio, invece, entra in scena un altro registro: la figura in preghiera, la scena di sacrificio, i temi che di lì a poco domineranno l'arte cristiana. Avere questi due mondi sotto lo stesso intonaco, a distanza di pochi metri, rende il sito una piccola antologia visiva del passaggio tra due epoche. Chi ha già visto la pittura pompeiana troverà al Celio la generazione successiva; chi conosce i mosaici cristiani troverà qui le loro premesse. Guardare gli affreschi in questa chiave, come tappe di una transizione e non come decorazioni isolate, è il modo migliore per non ridurre la visita a una sfilata di belle pareti.
Il Clivo di Scauro e il contesto urbano
Prima o dopo la visita, alzate lo sguardo sulla strada da cui si entra. Il Clivo di Scauro è una via romana antica, e il tratto sotto la basilica è scavalcato da una successione di arconi di rinforzo che uniscono i due lati e sostengono le strutture soprastanti. Gli archi tamponati che si vedono nel fianco della chiesa erano in origine le botteghe dell'insula: la storia raccontata sottoterra continua qui in superficie, sui muri. Sopra svetta il campanile romanico, del XII secolo, decorato con dischi di ceramica invetriata, uno dei più belli di Roma. La basilica soprastante conserva un soffitto a cassettoni cinquecentesco e, nell'abside, un affresco tardo-cinquecentesco. Il Celio è un colle silenzioso, poco battuto dal turismo di massa: uscendo dalle Case romane del Celio ci si ritrova in un angolo di città stranamente quieto, a due passi dal Colosseo eppure fuori dalla ressa.
La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo sopra le Case romane del Celio
Vale la pena dedicare qualche minuto anche alla chiesa che copre il sito, perché racconta il seguito della storia che si legge sottoterra. La Basilica dei Santi Giovanni e Paolo fu fondata nel V secolo proprio sopra la casa dei martiri, e da allora ha attraversato tutte le età di Roma. All'esterno domina il campanile romanico del XII secolo, alto e slanciato, decorato con dischi di ceramica invetriata che al tramonto prendono colore: è uno dei più eleganti della città. L'interno conserva un soffitto a cassettoni di età moderna e, nell'abside, una grande decorazione dipinta tardo-cinquecentesca. La basilica è officiata dai Passionisti, la congregazione la cui casa generalizia sorge accanto, sul colle: è questa continuità di custodia religiosa ad aver protetto per secoli, sopra e sotto il pavimento, un luogo che altrimenti sarebbe andato perduto. Chi visita le Case romane del Celio e poi sale in chiesa compie, in pochi minuti, lo stesso percorso verticale che il tempo ha impilato qui: la casa pagana, il culto delle origini, la basilica medievale, la devozione ancora viva. È il modo più naturale per chiudere il cerchio.
Una curiosità sulle Case romane del Celio
La curiosità meno ovvia riguarda proprio quel ninfeo con Proserpina e le divinità marine. In una casa che nel giro di poche generazioni diventa sede di un titulus cristiano, la parete più sontuosa resta dedicata a un mito pagano, il ritorno dall'Ade, cioè il ritorno dalla morte alla vita. Il tema, per una casa che di lì a poco custodirà la memoria di due martiri, è di una coincidenza quasi vertiginosa: lo stesso concetto di risalita dalle tenebre attraversa il mito eleusino e la fede nuova. Gli abitanti cristiani non cancellarono l'affresco pagano, lo lasciarono dov'era. Le Case romane del Celio conservano così, sulle stesse pareti e a pochi metri di distanza, la Proserpina che torna dagli inferi e la confessio dei martiri: due modi diversi, uno mitologico e uno cristiano, di dire la stessa speranza. È una compresenza che nessuna guida frettolosa vi racconterà, e che invece è la chiave per capire l'intero sito. Chi scende cercando solo la pittura porta a casa metà del significato; chi guarda le due scene una accanto all'altra capisce perché archeologi e storici delle religioni continuano a tornare qui.
Una cosa che non ti dice nessuno sulle Case romane del Celio
La cosa che quasi nessuno spiega è che quelli che oggi si visitano come raffinati ambienti di una domus signorile nacquero come edilizia popolare da reddito, la meno nobile che ci fosse. Le due insulae del II secolo erano caseggiati d'affitto con un bagno pubblico e delle botteghe al piano terra, il tipo di edificio in cui viveva la Roma media e povera, non i senatori. Solo nel III secolo un unico proprietario le comprò entrambe, buttò giù i muri divisori, trasformò il cortile in ninfeo e fece dipingere le pareti: la ricchezza arrivò dopo, sopra una struttura umile. Guardando gli affreschi si tende a immaginare una villa aristocratica pensata così dall'inizio, e invece si cammina dentro un condominio popolare promosso a dimora di lusso. C'è di più: nel fianco della basilica sopravvivono ancora, tamponati, gli archi delle botteghe e perfino due file di finestre dei piani abitati. È la prova, rara a Roma, di come funzionasse davvero un caseggiato d'affitto, e di come la stessa muratura potesse cambiare classe sociale nel giro di un secolo. Le Case romane del Celio, insomma, non raccontano solo il lusso: raccontano la mobilità di un isolato urbano.
Il consiglio che ti do per visitare le Case romane del Celio
Il consiglio è di scendere con calma e di non trattare il sito come una tappa da spuntare tra il Colosseo e il Circo Massimo. Gli ambienti sono raccolti e a luce bassa: se entrate di corsa, gli affreschi non vi diranno nulla, se date loro dieci minuti a testa cominciano a parlare. Andate in un giorno feriale di apertura e nella prima fascia del mattino, appena aperto: la temperatura interna resta fresca tutto l'anno, e con pochi visitatori davanti al ninfeo si vede molto meglio. Portate una giacca leggera anche a Ferragosto. Prima di partire verificate giorni e orari sul sito ufficiale caseromanedelcelio.it, perché il calendario può cambiare e il primo gennaio e il 25 dicembre il sito è chiuso: presentarsi senza controllare è il modo più sicuro di trovare il cancello sbarrato. Se viaggiate con poco tempo, mettete in conto un'ora piena e abbinate la visita alla vicina Basilica di San Clemente, così da vedere in mezza giornata i due migliori scavi a più livelli del Celio. Evitate invece di stringere la visita tra due prenotazioni a orario fisso altrove: qui sotto si sta bene solo se non si guarda l'orologio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Si ripete spesso che le Case romane del Celio conservano tredici ambienti affrescati su oltre venti riscoperti, e il dato è vero. Quello che di rado si aggiunge è che la loro sopravvivenza si deve a un gesto molto tardo e per nulla scontato: la riscoperta di fine Ottocento non fu una campagna di scavo pubblica ma l'iniziativa di un religioso, Padre Germano di San Stanislao, rettore della basilica, che nel 1887 cominciò a scavare oltre la cella del martyrium per capire che cosa ci fosse sotto la sua chiesa. Poteva finire come tante scoperte ottocentesche, con gli affreschi staccati, smembrati e dispersi tra collezioni. Invece gli ambienti vennero conservati sul posto, e più di un secolo dopo un restauro paziente li ha resi visitabili nel loro contesto, insieme ai materiali dell'Antiquarium. È un caso raro in cui la casa e i suoi oggetti non sono stati separati: si visita l'insieme, non il frammento. Questo spiega perché la visita alle Case romane del Celio lascia un'impressione così unitaria, mentre altrove si vedono pareti staccate appese nei musei, private del luogo che dava loro senso.

La foto giusta da fare alle Case romane del Celio
La fotografia che porta a casa il senso del posto è quella del ninfeo, la megalografia marina con Proserpina e le divinità distese sullo scoglio. È la parete più ampia e meglio conservata, e in campo largo restituisce la scala della decorazione, tre metri per cinque, che nessun primo piano riesce a rendere. Mettetevi frontali, aspettate che il gruppo davanti si sposti e lasciate che entri nell'inquadratura anche un pezzo di parete adiacente: il contrasto tra la scena figurata e il fondo dà la misura dell'ambiente. La luce è bassa e calda, quindi tenete la macchina ferma, appoggiatevi allo stipite o a una superficie stabile e affidatevi ai tempi lunghi invece che al flash, che qui è vietato e comunque appiattirebbe i colori. Una seconda foto che vale il viaggio è quella verticale della confessio a metà scala, con la nicchia e, se l'allestimento lo consente, l'accenno delle tre cavità nel tufo sotto: racconta in un solo scatto la doppia natura del luogo, casa e sepolcro. All'uscita, sul Clivo di Scauro, cercate gli arconi che scavalcano la strada con il campanile romanico sullo sfondo: è la fotografia che lega il sottosuolo alla città viva sopra di esso. Ricordate di verificare le regole sugli scatti all'ingresso, perché le condizioni possono cambiare.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la trasformazione del III secolo: la fusione di due insulae popolari in un'unica domus signorile, con il cortile mutato in ninfeo e le pareti coperte di affreschi. Non è un fatto di cronaca ma è l'evento che dà al luogo il suo volto artistico. Il secondo è l'istituzione, nel IV secolo, del titulus cristiano da parte del senatore Bisante e poi del figlio Pammachio: il Titulus Byzantis diventa Titulus Pammachii verso la fine del secolo, e la casa entra nella rete delle chiese domestiche di Roma. Il terzo, secondo la tradizione, è il martirio dei santi Giovanni e Paolo attorno al 362, durante la persecuzione di Giuliano: un episodio che appartiene alla memoria di culto più che alla storia documentata, ma che ha determinato tutto ciò che è venuto dopo. Il quarto avvenimento è di segno opposto: nel V secolo la costruzione della basilica superiore seppellisce gli ambienti romani, interrandoli e usandoli come fondazione. Per oltre mille anni la casa scompare. Il quinto e ultimo è la riscoperta: nel 1887 Padre Germano di San Stanislao scava sotto la sua basilica e riporta alla luce gli ambienti dimenticati. Il ritorno alla visibilità del sito, con l'apertura al pubblico avvenuta nel 2002 dopo un lungo restauro, chiude un ciclo cominciato quasi diciotto secoli prima.
Chi è passato dalle Case romane del Celio
Il primo nome che vale la pena legare a questo luogo è quello di Pammachio, senatore romano e figura di primo piano del cristianesimo aristocratico del IV secolo, che qui ereditò il titulus dal padre Bisante e gli diede il proprio nome. Pammachio fu amico e corrispondente di San Girolamo, che gli indirizzò diverse lettere: attraverso di lui questa casa entra nel giro delle grandi famiglie senatorie che passarono al cristianesimo negli anni della sua affermazione. La figura decisiva per la storia moderna del sito è invece Padre Germano di San Stanislao, il religioso passionista rettore della basilica che alla fine dell'Ottocento condusse gli scavi e restituì gli ambienti alla conoscenza. Sopra la casa, nei secoli, è passata l'intera comunità che ha officiato la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, affidata in età moderna proprio ai Passionisti, la cui casa generalizia si trova accanto. E poi ci sono i due protagonisti che danno il nome a tutto, i martiri Giovanni e Paolo: la tradizione li vuole ufficiali di corte vissuti e uccisi in questa stessa casa, ed è la loro memoria ad aver salvato dall'oblio, sotto forma di luogo sacro, un intero isolato della Roma antica. Anche senza inseguire aneddoti su imperatori e artisti di passaggio, la catena di persone reali legate alle Case romane del Celio, dal senatore cristiano al frate archeologo, basta a dare al sito una densità umana che poche rovine possiedono.

Come arrivare alle Case romane del Celio
L'ingresso è su Clivo di Scauro, accanto a piazza dei Santi Giovanni e Paolo, sul colle Celio. La stazione della metropolitana più comoda è Colosseo, sulla linea B, da cui si sale a piedi in circa dieci minuti; in alternativa la fermata Circo Massimo, sempre linea B, sul versante opposto del colle. Passa in zona il tram 3 e una lunga serie di autobus diretti all'area del Colosseo, tra cui 51, 85, 87, 117, 118, 175, 186, 271, 571, 673, 810. Chi arriva in auto tenga presente che il Celio è dentro la zona a traffico limitato del centro storico e che i parcheggi in strada sono scarsi: il mezzo pubblico è di gran lunga la scelta migliore. Dal Colosseo la salita è breve ma decisa, quindi calcolate qualche minuto in più se camminate con bambini o con difficoltà motorie.
Le Case romane del Celio con i bambini
Il sito funziona bene con i ragazzi curiosi: scendere sottoterra, camminare tra le pareti dipinte e affacciarsi sulla confessio ha un che di avventuroso che cattura. Gli ambienti però sono bassi, poco illuminati e collegati da scale, quindi con passeggini è scomodo e con bambini molto piccoli va messa in conto un po' di attenzione. L'ingresso è gratuito sotto i 6 anni e ridotto dai 6 ai 14. Il sito ufficiale propone anche visite didattiche nei giorni festivi, pensate per famiglie e scolaresche: se viaggiate con bambini in età scolare, vale la pena verificarne il calendario. Il consiglio è di raccontare ai più piccoli, prima di scendere, la storia dei due fratelli e della casa che sprofonda sotto la chiesa: trasforma una visita archeologica in una caccia al dettaglio.
Accessibilità e servizi
Le Case romane del Celio sono un sito sotterraneo con scale e ambienti su livelli diversi, e questo pone limiti di accessibilità per chi ha difficoltà motorie: l'ingresso è gratuito per le persone con disabilità certificata, ma conviene contattare in anticipo la struttura tramite il sito ufficiale per verificare che cosa sia effettivamente percorribile il giorno della visita. All'ingresso si trova un piccolo bookshop. Non aspettatevi grandi servizi di ristoro all'interno: il quartiere però offre bar e trattorie a breve distanza, sia verso il Colosseo sia verso Santo Stefano Rotondo.
Quanto costano le Case romane del Celio e come si risparmia
Il biglietto intero è di 8 euro e il ridotto di 6 euro, con l'eventuale supplemento di prenotazione di 2 euro. Il ridotto spetta ai gruppi oltre le dodici persone, ai bambini dai 6 ai 14 anni, a chi acquista una visita guidata e alle scolaresche senza servizio di guida. La gratuità è prevista per i bambini sotto i 6 anni, per le persone con disabilità certificata e l'accompagnatore, per le guide turistiche abilitate, per i giornalisti e per gli studenti universitari di archeologia, storia dell'arte, beni culturali e architettura. Il vero risparmio, più che nei pochi euro del biglietto, consiste nel non sprecare il viaggio: verificando giorni e orari in anticipo si evita il rischio di trovare chiuso, e prenotando le visite didattiche della domenica si aggiunge molto contenuto a un costo contenuto. I biglietti si acquistano tramite il canale ufficiale indicato sul sito del sito stesso: diffidate di rivenditori non ufficiali.
Che cosa vedere vicino alle Case romane del Celio
Il Celio e la valle sottostante concentrano alcuni dei siti più ricchi di Roma nel raggio di pochi minuti a piedi. A poca distanza c'è la Basilica di San Clemente, con il suo straordinario scavo a più livelli fino al mitreo, complemento naturale a questa visita. Verso il Colosseo si aprono la Domus Aurea di Nerone sul Colle Oppio e, poco oltre, le Domus romane di Palazzo Valentini. Restando sul colle si raggiungono la Basilica dei Santi Quattro Coronati e la verde Villa Celimontana. In discesa verso il Circo Massimo si arriva alle Terme di Caracalla, e dall'altro lato al Colosseo, al Palatino e al vicino Circo Massimo. Chi ama la Roma sotterranea può proseguire il tema con le Catacombe di San Callisto sull'Appia Antica o con la Crypta Balbi, uno dei quattro musei che raccontano la stratificazione urbana.
Le Case romane del Celio nella mappa della Roma sotterranea
Roma è una città a più piani, e non solo in senso figurato. Sotto il livello di calpestio moderno se ne trovano altri, sovrapposti come le pagine di un libro chiuso da secoli. Le Case romane del Celio sono uno dei capitoli più leggibili di questo libro, e insieme a pochi altri luoghi permettono di scendere fisicamente indietro nel tempo. La differenza con le catacombe è sostanziale: qui non si visita un cimitero scavato fuori le mura, ma un pezzo di città abitata, con le sue case, i suoi bagni, le sue botteghe, rimasto sigillato sotto una chiesa. Chi vuole costruire un itinerario tematico sulla Roma ipogea può mettere in fila, oltre a questo sito, gli scavi sotto San Clemente con il loro mitreo, la Crypta Balbi con la lettura della stratificazione medievale, e le catacombe dell'Appia Antica per il versante funerario. Ogni tappa illumina un aspetto diverso del sottosuolo: la casa, il tempio, il magazzino, il sepolcro. Il Celio è la casa, ed è forse la più intima di tutte, perché conserva le pareti dipinte degli ambienti in cui si viveva davvero. Percorrerlo con questa consapevolezza, come una tessera di un mosaico più grande, cambia la qualità della visita.
Consigli pratici per la visita alle Case romane del Celio
Qualche indicazione concreta. La luce interna è volutamente bassa per proteggere gli intonaci, quindi date agli occhi un paio di minuti per abituarsi appena scesi, prima di giudicare che gli affreschi si vedano poco: dopo la prima sala l'occhio si adatta e i colori emergono. Non toccate le pareti, nemmeno con la punta delle dita: il sale della pelle è tra i nemici peggiori della pittura antica. Tenete le borse davanti nei passaggi stretti, perché gli ambienti sono raccolti e le scale ripide. Se venite in estate dopo aver camminato al sole tra Colosseo e Circo Massimo, lo sbalzo termico all'ingresso è notevole: la giacca leggera non è un vezzo. Calcolate il tempo con un margine, perché il quartiere merita una passeggiata anche in superficie, tra il campanile romanico, gli archi del Clivo di Scauro e la quiete di piazza dei Santi Giovanni e Paolo. E se potete, evitate di visitare le Case romane del Celio come ultima tappa di una giornata già piena: arrivare stanchi, in un luogo che chiede attenzione e silenzio, è il modo più sicuro per non capirlo.
Quando andare e quando evitare le Case romane del Celio
Il momento migliore è la mattina presto di un giorno feriale di apertura, quando i pochi visitatori permettono di sostare davanti a ciascun affresco senza fretta. Trattandosi di un ambiente ipogeo, l'interno resta fresco anche nelle giornate più calde: d'estate è una delle visite più comode del centro, mentre gli spazi esterni del Colosseo cuociono al sole. Da evitare i tentativi di visita nei giorni di chiusura, il primo gennaio e il 25 dicembre, e le fasce di punta se coincidono con l'arrivo di gruppi guidati, che negli ambienti stretti riempiono in fretta le sale. Nei ponti e nei periodi di massima affluenza turistica conviene prenotare per non rischiare l'attesa. Un'ultima cautela stagionale: gli orari invernali sono più ridotti di quelli estivi, quindi il controllo sul sito ufficiale prima di partire è sempre la mossa giusta.

Domande veloci sulle Case romane del Celio
Dove sono le Case romane del Celio
Si trovano sul colle Celio, nel sottosuolo della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. L'ingresso è su Clivo di Scauro, accanto a piazza dei Santi Giovanni e Paolo, in codice postale 00184, a Roma, tra il Colosseo e il Circo Massimo.
Quanto costa il biglietto per le Case romane del Celio
Il biglietto intero costa 8 euro e il ridotto 6 euro, con un eventuale supplemento di prenotazione di 2 euro. Esistono varie gratuità, tra cui i bambini sotto i 6 anni e le persone con disabilità certificata.
Quali sono gli orari delle Case romane del Celio
Il sito apre da lunedì a domenica e nei festivi dalle 10 alle 16, con chiusura il primo gennaio e il 25 dicembre e biglietteria che chiude un'ora prima. Gli orari variano con la stagione: conviene verificarli sul sito ufficiale caseromanedelcelio.it prima della visita.
Le Case romane del Celio sono aperte il martedì
Sì: secondo il sito ufficiale le Case sono aperte da lunedì a domenica e nei festivi, con chiusura il primo gennaio e il 25 dicembre. Poiché il calendario può cambiare con festività e stagioni, verificate sempre sul sito ufficiale prima di andare.
Quanto dura la visita alle Case romane del Celio
Una visita attenta richiede circa un'ora. Chi vuole soffermarsi sul ninfeo e sulla confessio può impiegare qualche minuto in più; chi ha poco tempo può contare su una visita rapida ma comunque completa, dato che il percorso è raccolto.
Serve prenotare per le Case romane del Celio
Per la visita individuale la prenotazione non è sempre obbligatoria, ma è consigliata nei periodi di maggiore affluenza e per le visite didattiche. La si effettua tramite il sito ufficiale, con un piccolo supplemento.
Come si arriva alle Case romane del Celio con i mezzi
Con la metropolitana linea B, fermate Colosseo o Circo Massimo, e poi una breve salita a piedi; con il tram 3; con numerosi autobus diretti all'area del Colosseo, tra cui 51, 85, 87, 117, 118, 175, 186, 271, 571, 673, 810.
Si possono fare fotografie nelle Case romane del Celio
In genere le fotografie senza flash sono consentite, ma il flash e il cavalletto possono essere vietati per tutelare gli affreschi. Verificate le regole in vigore all'ingresso il giorno della visita.
Le Case romane del Celio sono accessibili in sedia a rotelle
Il sito è sotterraneo, con scale e ambienti su più livelli, quindi l'accessibilità è limitata. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità certificata: conviene contattare in anticipo la struttura per verificare il percorso effettivamente praticabile.
Le Case romane del Celio sono adatte ai bambini
Sì, con qualche accortezza: gli ambienti sono bassi e poco illuminati e ci sono scale. L'ingresso è gratuito sotto i 6 anni e ridotto dai 6 ai 14, e nei festivi il sito ufficiale propone visite didattiche pensate anche per le famiglie.
Che differenza c'è tra le Case romane del Celio e gli scavi di San Clemente
Entrambi sono scavi a più livelli del Celio, ma le Case romane del Celio conservano soprattutto ambienti domestici affrescati di una casa tardo-antica, mentre sotto San Clemente si scende fino a un mitreo e a strutture romane di natura diversa. Sono complementari e si visitano bene in mezza giornata.
Perché si chiamano Case romane del Celio
Perché sono i resti di case romane, cioè di un complesso residenziale antico, che si trovano sul colle Celio sotto la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Il nome popolare le lega ai due martiri titolari della chiesa soprastante.
Quanti ambienti affrescati hanno le Case romane del Celio
Sono oltre venti gli ambienti riscoperti, dei quali tredici affrescati. Tra i più importanti ci sono il ninfeo con la scena marina, la stanza dei geni, l'aula dell'orante, la confessio e l'oratorio medievale del Salvatore.
Che cosa raffigura l'affresco più famoso delle Case romane del Celio
La scena più celebre è la megalografia marina del ninfeo, che raffigura il ritorno di Proserpina dall'Ade tra le divinità del mare, con due figure femminili distese su uno scoglio lette come Cerere e Proserpina. È databile al III secolo e misura circa tre metri per cinque.
Chi ha scoperto le Case romane del Celio
Gli ambienti furono riportati alla luce alla fine dell'Ottocento, nel 1887, da Padre Germano di San Stanislao, rettore della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, che scavò oltre la cella del martyrium. Il sito è aperto al pubblico dal 2002.
C'è un Antiquarium nelle Case romane del Celio
Sì. Il percorso si chiude con un Antiquarium che espone i materiali recuperati negli scavi, come anfore, lucerne e ceramiche, restituendo la vita quotidiana degli ambienti prima del loro interramento.
Fa freddo dentro le Case romane del Celio
La temperatura interna resta fresca tutto l'anno, essendo un ambiente sotterraneo. D'estate è un vantaggio, mentre nelle altre stagioni conviene una giacca leggera anche quando fuori fa caldo.
Che cos'è la confessio delle Case romane del Celio
È una piccola nicchia che si apre a metà della scala, con affreschi della seconda metà del IV secolo legati al martirio e, sotto, tre cavità scavate nel tufo interpretate come tombe. È il punto devozionale del sito, verso cui i fedeli della basilica soprastante indirizzavano la preghiera.
Che cos'è il Clivo di Scauro
È l'antica strada romana su cui si affaccia l'ingresso delle Case romane del Celio. Il tratto sotto la basilica è scavalcato da una serie di arconi di rinforzo, e nel fianco della chiesa si riconoscono gli archi tamponati delle antiche botteghe dell'insula.
Le Case romane del Celio sono le stesse della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo
Sì: sono il complesso residenziale romano che si conserva nel sottosuolo della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Si visitano da un ingresso separato su Clivo di Scauro, ma si trovano fisicamente sotto la chiesa.
Si entra gratis la prima domenica del mese alle Case romane del Celio
L'iniziativa della prima domenica gratuita riguarda i musei statali, mentre questo sito è di proprietà del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno e ha una biglietteria propria gestita da CoopCulture. Per sapere se sono previste giornate gratuite conviene verificare direttamente sul sito ufficiale.
Quanto tempo prima conviene arrivare alle Case romane del Celio
Non essendo un sito con code paragonabili a quelle del Colosseo, bastano pochi minuti di anticipo. Nei periodi di massima affluenza o per le visite didattiche, però, prenotare in anticipo tramite il sito ufficiale mette al riparo dall'attesa.
Vale la pena visitare le Case romane del Celio
Se amate la pittura romana e la Roma stratificata, sì, decisamente: pochi luoghi in città offrono affreschi tardo-antichi così ben conservati nel loro contesto originale, lontano dalla folla dei grandi monumenti.
Il giudizio sulle Case romane del Celio
Il parere è fermo: le Case romane del Celio sono una delle visite più sottovalutate di Roma. Non hanno la fama del Colosseo né le code della Domus Aurea, e proprio per questo si godono. Chi cerca lo spettacolo monumentale può restare deluso dagli spazi raccolti; chi cerca la pittura antica vera, quella con il colore ancora vivo sulla parete che l'ha vista nascere, trova qui una delle poche occasioni romane per averla davanti senza vetri e senza distacchi. Dedicateci un'ora piena, in un mattino tranquillo, e uscite a guardare gli archi del Clivo di Scauro: capirete di aver camminato dentro milleottocento anni tenuti insieme da un solo isolato.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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