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Teatro Eliseo

Il Teatro Eliseo si trova in via Nazionale 183, a Roma, ed è chiuso al pubblico dal marzo 2020: per ora non si entra, ma la riapertura è annunciata per il 2 ottobre 2026 nella sala del Piccolo Eliseo e per il 28 ottobre nella sala grande. Lo riapre Viola Produzioni, la società diretta da Alessandro Longobardi, con un affitto di sei mesi rinnovabile. I biglietti si comprano al botteghino di via Nazionale, al telefono 06 45752270 o online su TicketOne, il circuito indicato dal sito ufficiale.

Il proprietario dell’immobile resta Luca Barbareschi, che lo aveva messo in vendita nel 2022. La Regione Lazio aveva annunciato l’acquisto alla fine del 2023, poi l’operazione è saltata. Quello di ottobre, quindi, è un ritorno in affitto e non un salvataggio definitivo. Il teatro ha più di un secolo di storia: da qui sono passati Eduardo De Filippo, Anna Magnani, Luchino Visconti, Vittorio Gassman, Monica Vitti, per citare i nomi che tutti conoscono.

Le informazioni pratiche di queste righe corrispondono a quanto risultava il 28 settembre 2026 dal sito ufficiale del teatro, dalla stampa nazionale e locale uscita a metà settembre e dall’agenzia ANSA. Prezzi, orari di biglietteria e date possono cambiare di settimana in settimana nel primo mese di riapertura: controllate sempre sul sito del teatro prima di muovervi.

Teatro Eliseo a Roma
L'ingresso del Teatro Eliseo in via Nazionale. Foto di LPLT, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Dove si trova e come è fatto

Via Nazionale è la strada aperta dopo il 1870 per collegare la stazione Termini con piazza Venezia, il rettifilo della Roma capitale, fatto di palazzi umbertini, banche, alberghi e negozi. L’Eliseo si apre direttamente sul marciapiede, al numero 183, nel tratto fra il Quirinale e piazza della Repubblica. Chi arriva senza cercarlo rischia di passarci davanti: non ha la mole isolata di un teatro d’opera, è un ingresso in fila con il resto della strada.

Dietro quell’ingresso ci sono due sale. La sala grande, l’Eliseo propriamente detto, è data dalla stampa di settembre 2026 intorno ai settecento posti, con platea e balconate. Il Piccolo Eliseo, ricavato nel 1977 dall’antico Ridotto, ha un accesso distinto al civico 183 E e una capienza che le fonti indicano fra i duecentocinquanta e i duecentosessantacinque posti. Due teatri sotto lo stesso tetto, con programmazioni separate.

L’annuncio di vendita del 2022 descriveva un complesso con una sessantina di locali fra sale, camerini, uffici e servizi, cioè una macchina teatrale completa e non soltanto una platea con un palcoscenico. È un dettaglio che conta per capire i sei anni di chiusura: un edificio così costa molto anche quando è spento, fra manutenzione, impianti, sicurezza e personale, e nessuna gestione privata lo tiene fermo a lungo senza conseguenze.

Il Comune di Roma, sulla pagina dedicata del portale turistico, segnala il teatro come accessibile ai visitatori in carrozzina, con servizi igienici dedicati e un bar interno. Sono informazioni pubblicate prima della riapertura e riferite alla struttura: per sapere quali posti della sala grande siano davvero raggiungibili senza scale, e come si prenotano, conviene scrivere al teatro attraverso i contatti indicati sul sito ufficiale prima di acquistare.

Lo stato attuale: chiuso dal 2020, la riapertura di ottobre

La sequenza è questa. Nel marzo 2020 il teatro chiude per la pandemia, come tutti. A differenza degli altri, non riapre. Nel novembre 2021 arriva il licenziamento collettivo dei ventuno dipendenti, nel gennaio 2022 l’annuncio di vendita a ventiquattro milioni di euro affidato a un’agenzia immobiliare internazionale. Alla fine del 2023 la Regione Lazio annuncia di volerlo comprare per la stessa cifra, e l’operazione poi si arena fra polemiche e questioni economiche.

Nel novembre 2024 Barbareschi lancia un appello pubblico per salvare il teatro. Poi, secondo la stampa di settore, a fine maggio 2026 arriva l’accordo con Viola Produzioni, che prende la struttura in affitto, fa i lavori di agibilità in circa sessanta giorni e compone una stagione in tempi strettissimi. L’ANSA, il 17 settembre 2026, riporta un contratto di sei mesi con opzione di rinnovo. È questo il quadro giuridico della riapertura.

Longobardi non è un nome nuovo nella geografia teatrale romana: le stesse fonti ricordano che Viola Produzioni gestisce già la Sala Umberto, il Teatro Brancaccio e lo Spazio Diamante. Per lo spettatore questo significa un’organizzazione rodata, una biglietteria che sa lavorare, abbonamenti e convenzioni con aziende e circoli. Significa anche un cartellone costruito con un occhio al botteghino, e non poteva essere diversamente con due mesi di preparazione.

La posizione qui è controcorrente, e netta. La riapertura è stata raccontata come la rinascita del tempio della prosa romana, con i toni della festa cittadina. Il nome giusto è un altro: un affitto di sei mesi in un immobile privato ancora in vendita. Una bella notizia, certo, ma non una soluzione. Se fra un anno l’Eliseo sarà ancora aperto, allora si potrà parlare di salvataggio. Fino ad allora andateci, e andateci spesso, perché è il pubblico pagante l’argomento più forte per il rinnovo.

Che cosa significa, in concreto, per chi compra un biglietto. La stagione annunciata copre l’autunno e l’inverno, e la stampa di settembre riporta titoli fino a marzo 2027. Il contratto di sei mesi, se contato dall’accordo di fine maggio, scade prima di quella data, quindi la stagione stessa presuppone il rinnovo. Nessuno ha motivo di pensare che salti, ma chi compra un abbonamento lungo farebbe bene a leggere con attenzione le condizioni di rimborso pubblicate dal teatro.

Una curiosità sul Teatro Eliseo

Il nome Eliseo è arrivato per concorso. Nel maggio 1918 la sala, che fino a quel momento aveva cambiato nome più volte, fu ribattezzata con la proposta di un certo Prosperi, vincitore della gara indetta per trovare una nuova denominazione. Le fonti divulgative lo chiamano Michele Prosperi, quelle più antiche citano solo il cognome. La gestione passò in quel momento a Mentore Clerici, che già conduceva la sala cinematografica.

Il concorso chiudeva una serie di cambi di identità che in diciotto anni aveva dato al luogo quattro nomi. Arena Nazionale nel 1900, quando era una struttura all’aperto in legno con un palcoscenico e una tettoia. Teatro Apollo dal 1910, con l’edificio in muratura. Teatro Cines dal 1912, quando la sala principale passò al cinema e all’operetta. Eliseo dal 1918. Ogni nome racconta un pubblico diverso e un modo diverso di fare soldi con lo spettacolo.

Il nome scelto guardava lontano: gli Elisi della mitologia, il paradiso degli eroi, e insieme i Campi Elisi di Parigi, cioè l’idea di un teatro elegante per la borghesia della capitale. È un nome che ha retto più di un secolo, sopravvissuto alla ricostruzione del 1938, a una decina di direzioni diverse e ai sei anni di buio. Oggi chi dice Eliseo a Roma dice prosa, e nessuno ricorda più l’Apollo o il Cines.

Il cambio di nome più interessante, però, riguarda la sala piccola. Il Ridotto che nel 1912 diventò la Sala Apollo, un café chantant con tavolini, canzonette e numeri di varietà, è lo stesso spazio che dal 1977 si chiama Piccolo Eliseo e ospita la drammaturgia contemporanea. Dove un secolo fa si beveva ascoltando la sciantosa, oggi si ascoltano testi nuovi in silenzio. Roma è piena di questi rovesciamenti, e questo è uno dei più riusciti.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Eliseo

Il vecchio sito del teatro non porta più al teatro. Il dominio usato per anni dalla gestione precedente oggi rimanda con un reindirizzamento automatico a un sito che con lo spettacolo non ha niente a che fare. Chi cerca l’Eliseo su un motore di ricerca può ancora trovare quelle vecchie pagine indicizzate, con biglietterie, stagioni e storia, e cliccare. Il sito ufficiale indicato dal Comune di Roma è eliseoteatro.it, ed è lì che dovete comprare.

È una questione pratica prima che curiosa. Nei primi giorni di vendita di una stagione molto attesa, fra pagine vecchie, rivenditori secondari e annunci di terzi, è facile finire a pagare un biglietto che non esiste o che costa il doppio. La regola è semplice: partite dal sito ufficiale e seguite i suoi collegamenti, anche quando vi mandano su un circuito di vendita esterno. Tutto il resto è rumore.

Seconda cosa poco detta: l’Eliseo non poteva diventare qualcos’altro. Già nel 2022, quando fu messo in vendita, la stampa di settore sottolineava che la destinazione d’uso dell’immobile ammette attività cinematografiche, teatrali, concerti e spettacoli, e impedisce di trasformarlo in ristorante, supermercato o parcheggio. Il complesso è inoltre riconosciuto di rilevante interesse culturale. Chi temeva il supermercato in via Nazionale temeva un’ipotesi che le regole urbanistiche escludevano.

Questo vincolo spiega anche perché la vendita non si è mai chiusa. Un edificio che può essere solo teatro vale per chi sa gestire un teatro, e i soggetti in grado di sostenere un investimento di quella scala a Roma si contano sulle dita di una mano. L’affitto trovato nel 2026 è la risposta di mercato a quel problema: chi sa fare teatro lo prende in gestione, senza comprare i muri.

Resta aperta la domanda di fondo, che nessuna delle parti ha ancora sciolto in pubblico: chi comprerà i muri, e a quale prezzo. Finché la proprietà resta in vendita, ogni gestione è per definizione provvisoria, e ogni investimento importante sull’edificio, dagli impianti al restauro delle sale, resta sospeso. Chi ama questo teatro dovrebbe seguire quella partita più del cartellone, perché è lì che si decide se fra dieci anni l’Eliseo esisterà ancora.

Biglietti, biglietteria e come si entra

Il teatro si visita comprando un biglietto per uno spettacolo. Il gestore non indica visite guidate agli spazi, né giornate di apertura senza rappresentazione, e nelle fonti consultate non risultano tour organizzati del complesso. Il botteghino si trova in via Nazionale 183 e, secondo il sito ufficiale, apre dal martedì al sabato dalle 16 alle 19, la domenica solo in orario di spettacolo, il lunedì è chiuso. Il telefono è 06 45752270. Un listino unico dei prezzi non è pubblicato: la tariffa si legge spettacolo per spettacolo.

Dove si compra davvero: il sito ufficiale del Teatro Eliseo pubblica il cartellone delle due sale e rimanda per la vendita online a TicketOne. In alternativa il botteghino accetta pagamenti al telefono o via posta elettronica con carta di credito, e Carta del Docente e Carta della Cultura. Per gruppi, scuole e convenzioni c’è un ufficio dedicato allo 06 45752271.

Gli abbonamenti sono la formula tradizionale dell’Eliseo e, con una gestione abituata a lavorare con le convenzioni aziendali, è prevedibile che tornino anche qui. Prima di comprare singoli biglietti per tre o quattro spettacoli, controllate sul sito se esiste una carta o un carnet: nei teatri privati romani la differenza di prezzo, su una stagione, è spesso sensibile. Chiedete anche delle riduzioni per giovani e over, che il sito deve indicare con chiarezza.

Per i gruppi, dalle scuole ai circoli aziendali alle comitive organizzate, la strada è la richiesta diretta al teatro. Il gestore non pubblica nelle fonti consultate una tariffa di gruppo né una soglia minima, ma i teatri gestiti dalla stessa società lavorano abitualmente con convenzioni e prenotazioni collettive. Con comitive di trenta o quaranta persone conviene muoversi almeno tre settimane prima e chiedere posti contigui in platea, non sparsi fra i settori.

Per il giorno dello spettacolo vale la regola di tutti i teatri storici: presentatevi almeno venti minuti prima, perché il foyer si riempie e il ritiro dei biglietti rallenta. Nelle prime settimane dopo sei anni di chiusura è ragionevole aspettarsi qualche assestamento nei servizi, dal guardaroba al bar. Se avete esigenze di accessibilità, segnalatele al momento dell’acquisto e non alla porta.

Che cosa non aspettarsi nella prima stagione

Non aspettatevi un teatro rimesso a nuovo. I lavori fatti in estate, secondo la stampa, sono lavori di agibilità, cioè quelli necessari per riaprire in sicurezza, e non un restauro complessivo. Dopo sei anni di chiusura è ragionevole trovare qualche segno del tempo nelle finiture, nei tessuti, negli arredi del foyer. Il restauro vero, quello che la Regione dichiarava di voler fare nel 2023, non è mai cominciato.

Non aspettatevi nemmeno un cartellone stabile per anni. Una stagione costruita in sessanta giorni è necessariamente fatta di spettacoli già pronti, produzioni della stessa società e ospitalità disponibili sul mercato. Può essere un’ottima stagione, ma la linea artistica del nuovo Eliseo si capirà solo con la seconda, se ci sarà. Giudicare il nuovo corso dal primo mese sarebbe ingeneroso nei due sensi.

Infine, non aspettatevi di trovare informazioni affidabili dappertutto. In rete circolano ancora pagine della vecchia gestione, schede di portali turistici ferme al 2019, recensioni di spettacoli di sei anni fa presentate come attuali. L’unico riferimento sicuro, per date, prezzi e orari, è il sito ufficiale. Per lo stato del teatro, la stampa romana di settembre 2026 è ampia e concorde.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Eliseo

Cominciate dal Piccolo Eliseo. La sala grande riapre il 28 ottobre con i titoli di richiamo, quelli che riempiono settecento posti, mentre la sala piccola apre prima, il 2 ottobre, ed è storicamente il luogo in cui l’Eliseo ha fatto le scelte più interessanti in fatto di drammaturgia contemporanea. Con due o trecento spettatori il rapporto con la scena è un’altra cosa, e i biglietti di solito costano meno.

Sceglietevi i posti in platea centrale nella sala grande, oppure la prima fila di balconata se il sito la mette in vendita a un prezzo ragionevole. Nei teatri all’italiana ricostruiti negli anni Trenta la visuale dai lati può essere tagliata dagli aggetti, e non esiste una mappa pubblicata della visibilità per ogni poltrona. Se avete dubbi, telefonate alla biglietteria e chiedete: chi lavora lì conosce i posti da evitare meglio di qualunque piantina.

Andate nelle prime settimane. Detto senza giri di parole: la riapertura è in affitto di sei mesi, e nessuno oggi può garantirvi che a primavera la stagione continui con la stessa gestione. Chi ha sempre rimandato una serata all’Eliseo ha adesso una finestra certa. Il pubblico delle prime sere, poi, ha un’energia particolare: molti romani tornano in quella sala dopo anni e lo si sente nell’applauso.

Per chi viene da fuori Roma e ha una sola sera, il consiglio è di abbinare lo spettacolo a una passeggiata sul Quirinale e a una cena in rione Monti, che è raggiungibile a piedi scendendo verso via dei Serpenti. Evitate di cercare parcheggio in via Nazionale: è un asse di traffico pesante con corsie riservate, e i posti liberi nei dintorni, la sera, sono un’illusione.

Sull’abbigliamento, nessuna regola scritta. L’Eliseo non è un teatro d’opera con la serata di gala, e il pubblico romano della prosa si veste come per una cena fuori. Evitate soltanto zaini voluminosi e borse da viaggio, che in un teatro storico con guardaroba piccolo diventano un problema per voi e per chi vi siede accanto. Se arrivate direttamente dal treno o dall’aeroporto, lasciate il bagaglio in albergo o in un deposito prima dello spettacolo.

I sei anni di chiusura, spiegati senza tifo

Il caso Eliseo è diventato negli anni un argomento politico, e chi ne scrive tende a schierarsi. Conviene tenere separati i fatti. Luca Barbareschi arriva alla guida del teatro nel settembre 2015, dopo una sospensione dell’attività iniziata nel novembre 2014, e ne diventa proprietario. Sulla data dell’acquisto dell’immobile le fonti non concordano: alcune indicano il 2014, altre il 2018.

Negli anni della sua gestione il teatro riceve contributi pubblici di rilievo. Oltre al Fondo unico per lo spettacolo, che finanzia molti teatri italiani, nel 2017 un emendamento approvato in Parlamento autorizza una spesa di quattro milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018 a favore dell’Eliseo, riconosciuto di rilevante interesse culturale. Nel 2021 arrivano anche i ristori legati alla pandemia per i mancati incassi.

Poi la chiusura, i licenziamenti del novembre 2021, la vendita annunciata nel gennaio 2022. Sulla data esatta in cui l’attività si è fermata formalmente le fonti non concordano: il marzo 2020 è la data della chiusura al pubblico, mentre una testata di settore indica il 30 settembre 2021 come data di chiusura del teatro. Sono due cose diverse, e confonderle alimenta molte polemiche.

La proposta di acquisto della Regione Lazio arriva alla fine del 2023, per ventiquattro milioni, dentro una manovra di bilancio, con l’obiettivo dichiarato di restaurare il teatro e restituirgli una funzione pubblica d’accordo con il Ministero della Cultura. L’opposizione in consiglio regionale la contesta, e l’operazione non si conclude. Chi vuole farsi un’opinione trova gli articoli dell’epoca su quotidiani nazionali e testate romane, con posizioni molto diverse.

C’è poi una parte della vicenda che resta sempre sullo sfondo: le persone che ci lavoravano. Il licenziamento collettivo del novembre 2021 riguardò tutti i ventuno dipendenti, con un accordo che prevedeva il pagamento rateizzato del trattamento di fine rapporto. Macchinisti, elettricisti, maschere, personale di biglietteria e di amministrazione: il sapere pratico di un teatro è in quelle mani, e ricostruirlo richiede anni, non i sessanta giorni di un allestimento.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

L’Eliseo è sempre stato un teatro privato. Non è mai stato del Comune, a differenza del Teatro Argentina, che è la sede del teatro pubblico cittadino, né dello Stato. La sua storia è una storia di impresari, famiglie di gestori e compagnie, da Vincenzo Torraca a Giuseppe Battista, dai Monaci a Barbareschi. Chi oggi chiede che torni pubblico chiede una cosa che in centoventi anni non è mai stata.

Questo non significa che il denaro pubblico sia estraneo alla sua storia. Il teatro privato italiano vive da decenni di un sistema misto, con biglietteria, abbonamenti, sponsor e contributi statali. L’Eliseo ha sempre avuto un peso nazionale, con compagnie che partivano da qui per le tournée, e per questo ha sempre ricevuto sostegno. La specificità degli ultimi anni è la dimensione di quel sostegno, non la sua esistenza.

Il secondo fatto poco citato riguarda la geografia teatrale di via Nazionale e dintorni. In un raggio di un chilometro ci sono il Teatro Quirino, il Teatro Sistina, il Teatro dell’Opera e il Teatro Brancaccio. L’Eliseo non è un’isola: fa parte del distretto dello spettacolo più denso di Roma, nato quando questa era la strada nuova della capitale.

Il terzo fatto riguarda il pubblico. L’Eliseo ha sempre avuto una platea di abbonati molto fedele, in buona parte romana, spesso trasmessa di generazione in generazione: la poltrona del nonno, l’abbonamento della zia. Sei anni di chiusura hanno interrotto quella catena, e una parte di quegli abbonati è passata ad altri teatri o ha smesso di andarci. Ricostruire quel pubblico è la vera sfida del nuovo corso, più del cartellone.

La foto giusta da fare al Teatro Eliseo

La foto giusta si fa di sera, dall’altro lato di via Nazionale, con l’ingresso illuminato e il traffico che passa. Aspettate il momento in cui un autobus o un taxi attraversano l’inquadratura e usate un tempo leggermente lungo: le luci delle auto diventano una scia e l’ingresso resta fermo. È l’immagine che racconta meglio che cosa sia l’Eliseo, un teatro dentro una strada di lavoro, non un monumento isolato.

La seconda foto è quella del pubblico in fila la sera della prima, nelle settimane della riapertura. Fra qualche anno sarà un documento, qualunque cosa succeda. Riprendete l’ingresso con le persone, non le persone da vicino, e ricordate che a nessuno piace finire in primo piano in una foto altrui: chiedete, oppure tenetevi larghi. La cortesia, in questi casi, vale più dell’inquadratura perfetta.

Dentro, durante lo spettacolo, non si fotografa e non si riprende, come in qualunque teatro. Il momento buono è prima che si spengano le luci, quando la sala si riempie. Dalla balconata, se il personale lo consente, la vista sulla platea e sul sipario chiuso restituisce la forma della sala del 1938. Niente flash, niente telefono alzato quando le luci calano: è il modo più rapido per farsi riprendere dalla maschera.

Una nota tecnica per chi usa il telefono di sera in via Nazionale. Le insegne luminose dei negozi e le luci dei lampioni hanno temperature di colore diverse, e l’automatico tende a dare un giallo sporco. Scattate in formato non compresso se il telefono lo permette e correggete dopo, oppure abbassate l’esposizione di mezzo stop per salvare le luci dell’ingresso. Il resto della strada può restare in ombra.

Chi vuole un’immagine meno ovvia può cercare il teatro dall’alto, dalle strade che salgono verso il Quirinale, dove via Nazionale si vede scorrere come un canale di luci fra i palazzi. Da lì l’ingresso dell’Eliseo è un punto fra tanti, ed è proprio questo il senso della foto: un teatro che non si impone sulla città ma ci vive dentro, alla pari con banche, alberghi e negozi. Funziona meglio all’ora blu, subito dopo il tramonto.

Come si arriva

A piedi è la soluzione migliore per chi soggiorna in centro. Da Termini si scende lungo via Nazionale passando piazza della Repubblica e si arriva in un quarto d’ora abbondante di passo tranquillo. Da piazza Venezia si sale nella direzione opposta, in un tempo simile, costeggiando i giardini del Quirinale. Da Fontana di Trevi si arriva salendo verso il Quirinale e scendendo poi sulla strada.

Con i mezzi pubblici, via Nazionale è percorsa da numerose linee di autobus urbani, e la metropolitana ha stazioni a distanza pedonale sia sul lato di piazza della Repubblica sia sul lato di via Cavour. Le linee cambiano spesso per deviazioni e cantieri, e la sera le frequenze si riducono: controllate il percorso sul pianificatore ufficiale del trasporto pubblico romano prima di uscire, soprattutto per il ritorno dopo lo spettacolo.

In auto è una pessima idea. Via Nazionale ha corsie riservate ai mezzi pubblici, varchi della zona a traffico limitato nei dintorni e parcheggi a pagamento rari e cari. Chi arriva da fuori Roma lasci la macchina in un parcheggio di scambio e prosegua con i mezzi. Il taxi è una buona scelta per il ritorno, ma la sera, all’uscita di due teatri insieme, ne troverete pochi liberi: prenotatelo per tempo.

Per il ritorno notturno a piedi, via Nazionale è illuminata e frequentata fino a tardi, e la strada verso Termini non presenta problemi particolari. Le vie laterali che scendono verso Monti e l’Esquilino sono più buie e più vuote dopo la mezzanotte, come in qualunque grande città: nessun allarme, solo la normale attenzione. Chi alloggia nella zona della stazione può tornare in quindici minuti senza dipendere dai mezzi.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Primavera del 1900: su questo terreno di via Nazionale apre l’Arena Nazionale, una struttura in legno all’aperto per il varietà, con un semplice palcoscenico e una piccola tettoia. Secondo alcune ricostruzioni divulgative il terreno faceva parte delle pertinenze di Palazzo Rospigliosi, sul fianco del Quirinale, ma il dato va preso con cautela. Il 24 settembre 1910 viene inaugurato il Teatro Apollo in muratura, dedicato a operette, varietà e opera lirica.

Nel 1912 il Ridotto viene separato e diventa la Sala Apollo, un café chantant, mentre la sala principale prende il nome di Teatro Cines e ospita cinema e operetta. Una fonte divulgativa colloca nel 1914 un rifacimento della facciata in gusto Liberty. Nel maggio 1918 arriva il nome Eliseo e la gestione di Mentore Clerici. Nel 1935 nasce la Grande Compagnia Spettacoli Eliseo, con Anna Magnani fra i nomi di punta.

Il 5 gennaio 1938 viene inaugurato l’Eliseo che conosciamo oggi, dopo sei mesi di ricostruzione radicale, sotto la direzione di Vincenzo Torraca, che guiderà il teatro per quasi quarant’anni. Il nome del progettista di quella ricostruzione non compare nelle fonti divulgative consultate. Negli anni Trenta e Quaranta la sala ospita varietà e prosa insieme, con Ettore Petrolini, Totò, Macario, Emma Gramatica, Paola Borboni.

Il 30 gennaio 1945, con Roma liberata da pochi mesi, va in scena I parenti terribili di Jean Cocteau con la regia di Luchino Visconti, allora quasi esordiente in teatro. È l’inizio della Compagnia Italiana di Prosa, che per quindici anni fa dell’Eliseo la sede di un nuovo modo di fare regia in Italia, con testi americani e russi messi in scena per la prima volta a quel livello.

Il contesto di quella prima conta. Roma era stata liberata nel giugno 1944, il Nord era ancora occupato, la guerra non era finita. Mettere in scena Cocteau, con una regia che rompeva con il teatro del mattatore, significava dichiarare che la cultura italiana ricominciava da un’altra parte. Il pubblico dell’Eliseo, borghese e abituato al varietà di qualità, si trovò davanti a qualcosa di diverso, e la sala divenne il luogo di quella svolta.

Nel febbraio 1961 L’Arialda di Giovanni Testori, allestita dalla compagnia, finisce sotto sequestro per oscenità, e l’episodio segna la fine di quella stagione. Nell’ottobre 1977 il Ridotto viene ricostruito e diventa il Piccolo Eliseo, mentre la gestione passa a Giuseppe Battista. L’inaugurazione di quella nuova fase è affidata all’Enrico IV di Pirandello con Romolo Valli e la regia di Giorgio De Lullo.

Gli anni successivi segnano l’alternanza delle direzioni: Rossella Falk e Umberto Orsini fra gli anni Ottanta e la fine del secolo, Maurizio Scaparro dal 1997 al 2001 con la gestione di Vincenzo Monaci, Giuseppe Patroni Griffi dal 2002, Antonio Calbi dal 2005, Massimo Monaci dal 2007. Nel novembre 2014 l’attività si ferma, nel settembre 2015 riparte con Luca Barbareschi, nel marzo 2020 chiude. Nell’ottobre 2026 riapre.

Dietro le date ci sono i gestori, figure che il pubblico conosce poco. Vincenzo Torraca, che tenne il teatro dal 1938 per quasi quarant’anni, attraversando la guerra e il dopoguerra. Giuseppe Battista, che lo guidò per circa vent’anni dal 1977. La famiglia Monaci, con Vincenzo e poi Massimo, dal 1997. Ogni cambio di gestione ha portato un’idea diversa di teatro, e l’Eliseo di oggi è la somma stratificata di tutte queste idee.

Chi è passato dal Teatro Eliseo

Anna Magnani, prima di tutto, che negli anni Trenta era la stella della Grande Compagnia Spettacoli Eliseo e veniva dalla rivista. Chi conosce solo la Magnani di Roma città aperta dimentica che la sua formazione è teatrale e popolare, fatta di varietà e di tempi comici, e che l’Eliseo fu uno dei palcoscenici di quella scuola. Accanto a lei, nelle stesse stagioni, passavano Petrolini, Totò e Macario.

Eduardo, Titina e Peppino De Filippo, che nel 1936 portarono sul palcoscenico dell’Eliseo Natale in casa Cupiello, quando la commedia non era ancora il classico televisivo che conosciamo. Chi vuole un filo diretto con quella stagione del teatro italiano trova a Roma anche la Casa Museo di Luigi Pirandello, l’autore dell’Enrico IV che nel 1977 inaugurò la nuova fase della sala.

Luchino Visconti e la sua compagnia, con Rina Morelli e Paolo Stoppa come coppia fissa, Giorgio De Lullo e Tatiana Pavlova, e ospiti come Ruggero Ruggeri, Arnoldo Foà, Franco Zeffirelli, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman. In quegli anni passano Un tram che si chiama desiderio, Morte di un commesso viaggiatore, Tre sorelle. Per un attore giovane, lavorare all’Eliseo con Visconti era una patente.

Anna Proclemer e Giorgio Albertazzi, che negli anni Cinquanta e Sessanta fecero dell’Eliseo una delle loro case romane. La Compagnia dei Quattro di Franco Enriquez. Il Piccolo Teatro di Milano di Giorgio Strehler in tournée. Giuseppe Patroni Griffi, che qui mise in scena testi come Metti, una sera a cena, e che molti anni dopo sarebbe tornato come direttore artistico, fino alla morte.

Romolo Valli e Giorgio De Lullo, protagonisti della riapertura del 1977. Poi Rossella Falk e Umberto Orsini, direttori e interpreti. Sul palcoscenico di fine Novecento: Monica Vitti in La strana coppia con la regia di Franca Valeri, Mariangela Melato in Medea con la regia di Giancarlo Sepe, Nino Manfredi in Gente di facili costumi, Ugo Tognazzi, Alberto Lionello, Lilla Brignone, Turi Ferro.

Negli anni Duemila Giorgio Albertazzi ritorna, e passano Silvio Orlando, Anna Marchesini, Giuliana De Sio, Franca Valeri, Leo Gullotta, Remo Girone, Alessandro Gassman. Chi ama il cinema italiano riconoscerà molti di questi nomi, e non per caso: fino agli anni Ottanta la via fra il teatro di prosa romano e gli stabilimenti di Cinecittà era percorsa ogni giorno nei due sensi.

Il Piccolo Eliseo, la sala che conviene conoscere

Il Piccolo Eliseo nasce nell’ottobre 1977 dalla ricostruzione completa del Ridotto, cioè di quello spazio che nel 1912 era diventato un café chantant con il nome di Sala Apollo. Ha un ingresso al civico 183 E di via Nazionale e una capienza che le schede storiche indicano in duecentosessantacinque posti, mentre la stampa del 2026 parla di duecentocinquanta. La differenza dipende probabilmente dagli adeguamenti di sicurezza, ma il dato ufficiale lo darà il teatro.

Per decenni il Piccolo è stato la sala delle scommesse: testi nuovi, autori italiani contemporanei, compagnie giovani, attori che poi sarebbero passati alla sala grande. Non tutte le gestioni lo hanno usato allo stesso modo, e negli anni ha alternato periodi molto vivaci e periodi di programmazione di ripiego. La riapertura del 2026 comincia proprio da qui, e il segnale è chiaro.

Il consiglio pratico è di trattare il Piccolo come un teatro a parte, con un suo cartellone, e non come la sala minore dell’Eliseo. In una sala di queste dimensioni anche i posti in fondo sono buoni, e le serate infrasettimanali hanno spesso posti liberi fino all’ultimo. È il modo migliore per conoscere il nuovo corso senza spendere il prezzo della sala grande.

Un’avvertenza per chi viene da fuori. Nei teatri romani con due sale, gli ingressi separati confondono più di un visitatore: capita di presentarsi alla porta della sala grande con il biglietto del Piccolo e di scoprire che l’accesso è un altro. Controllate sul biglietto il nome della sala e cercate il civico 183 E. Arrivare con qualche minuto di margine vi evita la corsa lungo il marciapiede a spettacolo già cominciato.

Dove vedere teatro nei dintorni

Chi cerca prosa in centro senza aspettare la sala grande dell’Eliseo ha alternative vicine. Il Quirino Vittorio Gassman si trova in via delle Vergini, a pochi minuti da Fontana di Trevi, e ha una programmazione di prosa classica e contemporanea. Il Teatro Argentina, sede del teatro pubblico cittadino, è a un quarto d’ora a piedi verso il Pantheon. Il Teatro Valle, riaperto nello stesso periodo, completa il triangolo.

Per la commedia musicale e i grandi titoli di intrattenimento il riferimento storico è il Sistina, in via Sistina, sopra piazza Barberini. Il Brancaccio, verso l’Esquilino, e la Sala Umberto, vicino a via del Corso, sono gestiti dalla stessa società che ha riaperto l’Eliseo, e la loro programmazione dà un’idea abbastanza precisa dello stile del nuovo corso.

Per la lirica e il balletto il Teatro dell’Opera si trova a pochi minuti a piedi, verso il Viminale. Per la comicità e il teatro popolare l’Ambra Jovinelli è a piazza Guglielmo Pepe, all’Esquilino. Più lontani, ma nella stessa rete di abbonati romani, il Teatro Olimpico al Flaminio e il Ghione vicino a San Pietro.

Per chi preferisce lo schermo alla scena, la tradizione del cinema d’essai romano si ritrova al Nuovo Sacher a Trastevere e al Cinema Troisi, e d’estate nelle arene all’aperto. Il MIAC racconta invece la storia del cinema e della televisione italiani, con molti volti che hanno calcato il palcoscenico dell’Eliseo.

Fuori dal centro, la rete teatrale romana si allarga all’Auditorium Parco della Musica per la musica e la danza, al Globe Theatre di Villa Borghese per Shakespeare all’aperto nella bella stagione e alla Casa del Cinema per le rassegne. Chi resta a Roma una settimana può costruirsi un piccolo giro dei palcoscenici cittadini, e l’Eliseo, finalmente, torna a farne parte.

Che cosa abbinare prima dello spettacolo

La scelta più ovvia si trova sul lato opposto di via Nazionale: il Palazzo delle Esposizioni, con le sue mostre temporanee, è l’abbinamento naturale per un pomeriggio che finisce a teatro. Poco sopra si trovano la Basilica di San Vitale, sotto il livello stradale, e Sant’Agata dei Goti, una delle chiese più antiche della zona, nascosta dietro la strada.

Salendo verso il colle si arriva a piazza del Quirinale, con il Palazzo del Quirinale e le Scuderie, e poi alla coppia barocca di Sant’Andrea al Quirinale e San Carlo alle Quattro Fontane, Bernini e Borromini a cento metri l’uno dall’altro. All’incrocio ci sono le Quattro Fontane.

Dal lato di Termini si incontrano piazza della Repubblica, le Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo, oppure Santa Maria della Vittoria con l’Estasi di santa Teresa. Scendendo verso via Cavour si entra nel rione Monti, con la Basilica di Santa Pudenziana e, più in basso, i Mercati di Traiano.

Chi ha un pomeriggio intero può salire fino a Palazzo Barberini, con la Galleria Nazionale di Arte Antica, e scendere poi verso la Fontana del Mosè e via Nazionale. È un anello di un paio d’ore a passo tranquillo, con una pausa caffè, e vi porta all’ingresso del teatro senza fretta e senza bisogno di mezzi pubblici, che la sera del venerdì in questa zona sono spesso pieni.

Mangiare prima o dopo lo spettacolo

Via Nazionale è una strada di passaggio, piena di alberghi e di negozi, e la ristorazione che trovate lungo il marciapiede è in buona parte pensata per chi dorme lì una notte e non tornerà. Non è un giudizio morale: è il modello economico della strada. Chi va a teatro e vuole mangiare bene deve spostarsi di qualche centinaio di metri, verso Monti o verso le vie laterali, dove i romani mangiano davvero.

I segnali da riconoscere sono sempre gli stessi. Il menù con le fotografie dei piatti, tradotto in cinque lingue, parla a chi non sa che cosa sia una cacio e pepe. La persona sulla porta che vi invita a entrare lavora per un locale che non ha clienti abituali. La signora che tira la sfoglia in vetrina fa spettacolo, e lo spettacolo, stasera, lo avete già prenotato altrove.

Diffidate dei locali aperti di continuo dalla mattina a notte fonda, senza pausa fra pranzo e cena: una cucina vera ha bisogno di fermarsi per preparare. Diffidate delle voci senza prezzo, del pesce del giorno che non ha una cifra accanto, dei menù diversi fra dentro e fuori. Vicino ai monumenti e alle stazioni capita che il prezzo si adegui al cliente, e chiedere prima di ordinare non è maleducazione.

Il problema pratico, andando a teatro, è l’orario. Gli spettacoli serali cominciano di solito fra le 20 e le 21, e cenare prima significa sedersi presto, verso le 19, quando molte cucine romane stanno appena aprendo. Cenare dopo significa uscire verso le 23, quando molte hanno già chiuso. Prenotate, e dite al telefono che uscite da teatro: i posti seri sanno come organizzarsi.

Il rione Monti è la risposta più vicina e più romana. In dieci minuti a piedi da via Nazionale si entra in un reticolo di strade dove convivono osterie di quartiere, enoteche e locali più recenti, frequentati da chi ci abita e da chi ci lavora. Non tutto è buono, naturalmente, e anche lì esistono locali costruiti per il passaggio turistico: i segnali descritti sopra valgono ovunque, e guardare chi è seduto ai tavoli resta il criterio migliore.

Per non andare a tentativi, abbiamo raccolto gli indirizzi che frequentiamo davvero, a Roma e nei dintorni, senza sponsorizzazioni: la nostra lista dei posti dove mangiamo noi. Nella zona fra via Nazionale, Monti e l’Esquilino ci sono diverse soluzioni sia per una cena veloce prima dello spettacolo sia per un piatto caldo dopo, e la lista cambia quando cambiano i posti.

Domande frequenti

Il Teatro Eliseo è aperto?

Il Teatro Eliseo di via Nazionale 183 è chiuso al pubblico dal marzo 2020. La riapertura è annunciata per il 2 ottobre 2026 nella sala del Piccolo Eliseo e per il 28 ottobre 2026 nella sala grande, con la gestione di Viola Produzioni e la direzione artistica di Alessandro Longobardi. Date e cartellone vanno controllati sul sito ufficiale del teatro, eliseoteatro.it.

Chi è il proprietario del Teatro Eliseo?

Secondo l’ANSA, alla riapertura del 2026 il proprietario dell’immobile è ancora Luca Barbareschi, che lo aveva messo in vendita nel 2022 a ventiquattro milioni di euro. Viola Produzioni lo ha preso in affitto per sei mesi con opzione di rinnovo. L’acquisto da parte della Regione Lazio, annunciato alla fine del 2023, non si è concluso.

Dove si comprano i biglietti?

Al botteghino di via Nazionale 183, aperto dal martedì al sabato dalle 16 alle 19, al telefono 06 45752270, oppure online su TicketOne, il circuito a cui rimanda il sito ufficiale eliseoteatro.it. Il vecchio dominio del teatro oggi porta a un sito estraneo, quindi non fidatevi dei risultati di ricerca datati.

Quanto costano i biglietti?

Il sito ufficiale non pubblica un listino unico: il prezzo cambia da spettacolo a spettacolo e si legge sulla pagina di vendita del singolo titolo. Per abbonamenti, tariffe ridotte e convenzioni il gestore rimanda all’ufficio promozione, al numero 06 45752271, attivo anche su WhatsApp. Chiedete sempre al botteghino prima di comprare altrove.

Che cos’è il Piccolo Eliseo?

Il Piccolo Eliseo è la seconda sala del complesso, ricavata nel 1977 dalla ricostruzione del Ridotto, con ingresso al civico 183 E di via Nazionale. Le fonti ne danno la capienza fra i duecentocinquanta e i duecentosessantacinque posti. Ha una programmazione separata da quella della sala grande e storicamente ospita drammaturgia contemporanea e compagnie più giovani.

Si può visitare il teatro senza assistere a uno spettacolo?

Il gestore non indica visite guidate agli spazi né aperture senza rappresentazione, e nelle fonti consultate non risultano tour organizzati. Il modo per entrare all’Eliseo è comprare un biglietto per uno spettacolo. Dall’esterno si vede l’ingresso su via Nazionale, che di sera, illuminato, dà comunque l’idea del luogo e della sua posizione.

Il teatro è accessibile in carrozzina?

La pagina del Comune di Roma sul portale turistico indica il teatro come accessibile, con servizi igienici per persone con disabilità. Per sapere quali posti della sala grande e del Piccolo Eliseo siano raggiungibili senza scale, e come prenotarli, conviene contattare il teatro attraverso il sito ufficiale prima dell’acquisto, segnalando le proprie esigenze.

Quando è nato il Teatro Eliseo?

Il luogo nasce nella primavera del 1900 come Arena Nazionale, una struttura in legno all’aperto per il varietà. Nel 1910 diventa il Teatro Apollo in muratura, nel 1912 Teatro Cines, nel maggio 1918 prende il nome Eliseo. La sala che si vede oggi è quella inaugurata il 5 gennaio 1938, dopo sei mesi di ricostruzione radicale.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina esce dalla redazione di Tour Leader Pro, la struttura romana che progetta itinerari, visite ed eventi culturali fra Roma e il Lazio. Lo stato del teatro, le date di riapertura e i dati sulla gestione riportati qui risultano dalla stampa e dalle fonti istituzionali alla data indicata in apertura: nel primo mese di una riapertura tutto si muove in fretta, quindi ricontrollate. Segnalateci quello che trovate cambiato.

Organizzare una serata a teatro a Roma per un gruppo significa incastrare biglietterie che aprono a orari diversi, cene da anticipare o posticipare, taxi introvabili all’uscita e trasporti notturni che si diradano. Chi si trova davanti a questo tipo di puzzle, per sé o per quaranta persone, trova su Tour Leader Pro materiali di lavoro pensati per chi accompagna e per chi organizza da solo.

Per il quadro largo, cioè treni regionali e orari stagionali, noleggi, aeroporti, spostamenti fra una provincia e l’altra e mete del Lazio fuori dal centro di Roma, dai Castelli ai laghi vulcanici del nord fino alla costa tirrenica e ai borghi dell’entroterra, una risorsa utile per montare un itinerario di più giorni è Italy Planner.

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IndirizzoVia Nazionale 183 Rione Monti, Roma, Roma Città 00184
CategorieSpettacoli

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