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Teatro Quirino Vittorio Gassman

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman si trova in via delle Vergini 7, nel rione Trevi, a due passi dalla Fontana di Trevi e dalla facciata posteriore di Palazzo Poli, in un tratto di Roma dove la densità di storia per metro quadro è fra le più alte dell'intero centro cittadino. È uno dei più antichi teatri di prosa ancora attivi a Roma, aperto nel 1871 per volontà del principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, e dal 2004 porta nel nome quello di Vittorio Gassman, che su quel palcoscenico salì per la prima volta nel 1945 e vi tornò per tutta la vita. Chi cammina dalla Fontana di Trevi verso piazza Colonna, lungo le stradine del rione, ci passa davanti quasi senza accorgersene: eppure dentro quell'edificio si è scritta una parte consistente della storia del teatro di prosa italiano del Novecento. Nelle pagine dedicate a Fontana di Trevi, a Palazzo Poli e alla vicina Galleria Sciarra si trovano gli altri capitoli di questo stesso angolo di Roma, che il principe Sciarra contribuì a disegnare quasi per intero fra Otto e Novecento.

Dove si trova il Teatro Quirino Vittorio Gassman e come arrivarci

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman occupa un intero isolato fra via delle Vergini e via del Corso, con ingresso principale al civico 7 di via delle Vergini e un tempo con accesso anche dal grande asse commerciale di via del Corso, a un centinaio di metri dalla Fontana di Trevi. È un indirizzo che riassume bene il rione Trevi: strette vie di impianto tardo rinascimentale incastonate fra i palazzi cardinalizi e signorili che fecero di questa zona, dal Cinquecento in poi, uno dei quartieri più densi e più ricchi di Roma.

L'ingresso del Teatro Quirino
L'ingresso del Teatro Quirino, in via delle Vergini alle spalle della Fontana di Trevi. Foto di MarteN253, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

A piedi dal centro storico

Il modo più semplice per arrivare al teatro resta la passeggiata. Da piazza di Trevi bastano tre o quattro minuti a piedi risalendo verso via delle Muratte o via di San Vincenzo per trovarsi davanti all'ingresso. Da piazza Colonna, con la sua colonna antonina e Palazzo Chigi, la distanza è altrettanto breve seguendo via del Corso e imboccando le traverse verso est. È un percorso che si fa in mezzo a botteghe storiche, palazzi nobiliari e chiese barocche, senza bisogno di alcun mezzo di trasporto, ed è probabilmente il modo migliore per arrivare a uno spettacolo con lo spirito giusto, dopo aver attraversato uno dei quartieri più densi di storia di tutta Roma.

Con la metropolitana e con il bus

La fermata di metropolitana più vicina è Barberini, sulla linea A, da cui si scende verso il rione Trevi in una decina di minuti a piedi lungo via del Tritone. In alternativa si può scendere a Spagna e scendere lungo via del Tritone o via due Macelli fino a incrociare via delle Vergini. Numerose linee di autobus di superficie transitano su via del Tritone e su via del Corso, con fermate a poche centinaia di metri dal teatro; data la densità del traffico privato nella zona, chi arriva da fuori Roma fa bene a considerare il trasporto pubblico come opzione principale, lasciando l'automobile in uno dei parcheggi a pagamento dell'area centrale.

Perché non conviene arrivare in auto

Il rione Trevi è quasi interamente compreso nella zona a traffico limitato del centro storico di Roma, attiva nelle fasce orarie serali quando si tengono gli spettacoli. Chi arriva in automobile deve fare i conti con varchi elettronici, tariffe di sosta fra le più alte della città e una viabilità fatta di sensi unici stretti, pensati per carrozze e non per utilitarie moderne. Il consiglio è semplice: arrivate a piedi o con la metropolitana, godetevi la passeggiata serale nel rione e lasciate l'auto fuori dalla zona a traffico limitato.

Il rione Trevi, cornice del teatro

Il rione Trevi è uno dei rioni storici più antichi di Roma, compreso fra il Quirinale, via del Corso e il colle del Pincio, ed è quello che porta il nome proprio della grande fontana barocca che vi si trova. Fin dal Cinquecento fu una delle zone privilegiate dalla nobiltà romana per la costruzione dei propri palazzi, grazie alla vicinanza sia al colle del potere temporale, il Quirinale, sia all'asse commerciale di via del Corso. Camminare oggi per le vie strette del rione, fra facciate seicentesche e insegne di botteghe artigiane sopravvissute ai decenni, significa muoversi in un tessuto urbano rimasto sorprendentemente integro nonostante la vicinanza a una delle attrazioni turistiche più visitate al mondo. Il Teatro Quirino, con la sua facciata sobria su via delle Vergini, si inserisce in questo tessuto come una delle poche architetture propriamente ottocentesche del quartiere, in mezzo a edifici molto più antichi.

Gli orari degli spettacoli e il tempo per arrivare

Gli spettacoli di prosa nei teatri storici di Roma iniziano di norma alle ore 21, con repliche pomeridiane nei giorni festivi che partono in genere fra le 17 e le 18. Considerando che il rione Trevi è pedonalmente scomodo da attraversare in fretta a causa delle strade strette e spesso affollate di turisti fino a tarda sera, è bene calcolare un margine di sicurezza di almeno venti minuti rispetto al tempo di percorrenza teorico segnato dalle mappe, soprattutto nei mesi estivi e nei giorni di alta stagione turistica, quando la sola Fontana di Trevi può rallentare sensibilmente il passo di chi la costeggia.

La storia del Teatro Quirino Vittorio Gassman, dal 1871 a oggi

Il Teatro Quirino nasce nel 1871, per volontà del principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, uno dei nobili più intraprendenti della Roma post unitaria, editore del quotidiano La Tribuna e in seguito committente della vicina Galleria Sciarra. Il progetto risponde a un'esigenza concreta della Roma di quegli anni, diventata da poco capitale del Regno d'Italia: la zona a est di via del Corso, densamente abitata, non aveva un luogo di spettacolo popolare paragonabile a quelli che sorgevano altrove in città, e il principe Sciarra decise di colmare quel vuoto sulla sua stessa proprietà, a ridosso della Fontana di Trevi.

Un teatro di legno, eretto in pochissimo tempo

La prima costruzione fu interamente in legno, progettata dall'architetto Giulio De Angelis con la collaborazione di Francesco Marra. La tradizione locale, tramandata da diverse fonti teatrali romane, vuole che la struttura originaria sia stata innalzata in tempi rapidissimi: un cantiere lampo, tipico dei teatri popolari ottocenteschi pensati per l'operetta e per le farse, generi che allora attiravano un pubblico borghese in cerca di svago leggero più che di grande prosa. Il nome scelto, Quirino, richiama il colle Quirinale e la divinità arcaica Quirino, uno dei nomi con cui i romani chiamavano il proprio fondatore Romolo dopo la sua apoteosi: un riferimento colto alle origini stesse della città, coerente con il gusto per l'antico che pervadeva l'edilizia della Roma umbertina.

La ricostruzione in muratura del 1882 e i lavori del 1898

Nel 1882 la struttura lignea viene sostituita da un edificio in muratura, sempre firmato da Giulio De Angelis: una sala a ferro di cavallo, con due ordini di palchi, più adatta a un pubblico borghese in crescita e a una programmazione più ambiziosa. Nel 1898 un nuovo intervento, attribuito a Belloli e Moraldi, arricchisce gli interni con drappeggi, velluti e stucchi dorati, secondo il gusto eclettico tipico della Belle Époque romana. È in questi anni a cavallo fra Otto e Novecento che il teatro comincia a ospitare, accanto alle farse, anche stagioni liriche: nel giugno del 1899 il maestro Antonino Palminteri vi dirige opere di Giuseppe Verdi e di Giacomo Puccini, fra cui I Lombardi alla prima crociata e Manon Lescaut, con esiti che le cronache dell'epoca definiscono eccellenti.

Il rifacimento di Piacentini e l'apertura al Novecento

Il salto architettonico più importante arriva nel 1914, quando l'architetto Marcello Piacentini, che diventerà una delle figure centrali dell'urbanistica e dell'architettura del regime negli anni successivi, firma una ristrutturazione radicale. Piacentini abbandona il gusto eclettico ottocentesco a favore di un linguaggio più geometrico e moderno, di impronta secessionista, aggiungendo un terzo ordine di palchi. Il teatro riapre con una stagione lirica diretta dal maestro Pietro Mascagni, uno dei compositori italiani più celebrati del tempo: sul suo palcoscenico va in scena, fra le altre opere, la prima rappresentazione dell'operetta Sì, dello stesso Mascagni.

La sala che vediamo oggi: il rifacimento del 1954 e 1955

La configurazione che il pubblico trova oggi nasce da un secondo intervento di Marcello Piacentini, condotto fra il 1954 e il 1955. In questa occasione i vecchi ordini di palchi vengono quasi interamente eliminati e sostituiti da gradinate a sbalzo, una soluzione più moderna e funzionale alla visibilità del palcoscenico. Il teatro riapre il 13 ottobre 1955 con una sala che, in quella configurazione, contava 990 posti; oggi, dopo i necessari adeguamenti alle normative di sicurezza degli spazi di spettacolo, la capienza è di 850 posti, distribuiti fra platea, due ordini di balconata e galleria.

Dall'ETI alla gestione privata

Per gran parte del secondo Novecento il Teatro Quirino è stato gestito dall'ETI, l'Ente Teatrale Italiano, che ne cura la programmazione dal 1946 fino allo scioglimento dell'ente nel 2009. Dopo un periodo di transizione, dal 2014 la gestione passa a un gruppo di operatori privati del settore, che dà vita alla società Quirino Srl, tuttora responsabile della programmazione, con la direzione artistica affidata a Guglielmo Ferro e l'amministrazione a Rosario Coppolino. È in questa fase più recente che il teatro consolida la propria identità di casa della grande prosa italiana, alternando classici del Novecento, nuove produzioni e rassegne dedicate alla commedia.

L'ETI e il sistema dei teatri pubblici italiani

Capire cosa fosse l'ETI aiuta a inquadrare meglio i decenni centrali della storia del Quirino, un periodo in cui il teatro non era gestito da un singolo impresario ma da una struttura pubblica con responsabilità su più sale in diverse città italiane. L'Ente Teatrale Italiano nacque come ente pubblico incaricato di sostenere e coordinare l'attività teatrale in diverse città italiane, gestendo direttamente alcune fra le sale più prestigiose del paese. Per il Quirino significò oltre sessant'anni di programmazione stabile, con compagnie di giro, produzioni proprie e un cartellone pensato per un pubblico nazionale e non solo romano. Lo scioglimento dell'ente nel 2009, deciso nell'ambito di una più ampia riorganizzazione della spesa pubblica per la cultura, aprì una fase di incertezza per diversi teatri storici italiani, non solo per il Quirino, e in diversi casi portò proprio al passaggio verso forme di gestione privata o mista, come è avvenuto a Roma anche per altre sale storiche del centro.

Il principe Sciarra e la sua Roma

Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, nato nel 1850 e morto nel 1925, discendeva da uno dei rami della potente famiglia Barberini, imparentata a sua volta con i Colonna. Fu deputato al Parlamento del Regno d'Italia e, soprattutto, uno dei principali editori della Roma umbertina: possedeva il quotidiano La Tribuna e ospitò nella sua Galleria Sciarra la redazione della rivista Cronaca Bizantina, diretta per un periodo da Gabriele D'Annunzio. Il Teatro Quirino, costruito quando il principe aveva poco più di vent'anni, fu probabilmente uno dei suoi primi grandi investimenti immobiliari e culturali in quella zona della città, anni prima della più nota Galleria Sciarra, realizzata fra il 1885 e il 1888 sempre su progetto di Giulio De Angelis, lo stesso architetto del teatro. Roma diventava proprio in quegli anni capitale del Regno, e la nobiltà romana, il principe Sciarra fra i primi, investiva su edifici capaci di segnare il nuovo volto della città.

Perché il teatro porta il nome di Vittorio Gassman

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman deve il suo doppio nome a una decisione presa nel 2004, quando alla denominazione storica di Teatro Quirino si aggiunse quella dell'attore genovese scomparso quattro anni prima, nel 2000. Non fu un omaggio generico: Gassman aveva calcato quel preciso palcoscenico fin dal 1945, agli esordi della sua carriera, e vi era tornato più volte nei decenni successivi, lavorando con registi come Luchino Visconti e Giorgio Squarzina in alcuni degli allestimenti più ricordati del teatro di prosa italiano del dopoguerra.

La cerimonia del 2004

La cerimonia di intitolazione, nel 2004, vide la partecipazione dell'allora sindaco di Roma Walter Veltroni, del ministro per i Beni e le Attività culturali Giuliano Urbani, del presidente dell'ETI Domenico Galdieri e del presidente dell'INPS Gianpaolo Sassi, ente che all'epoca deteneva l'immobile. Fra i promotori dell'iniziativa figurò il giornalista Maurizio Costanzo, che sostenne il progetto fin dalle sue prime fasi. Alla cerimonia intervenne anche Diletta D'Andrea, compagna dell'attore negli ultimi anni della sua vita, che commentò la scelta parlando del ritorno simbolico di Gassman nel luogo dove aveva costruito la propria arte. L'iniziativa si inserì in una stagione in cui Roma dedicava spazi teatrali e cinematografici ad altri grandi protagonisti dello spettacolo italiano del Novecento, da Alberto Sordi a Marcello Mastroianni, riconoscendo un debito culturale che la città sentiva di dover saldare pubblicamente.

Chi era Vittorio Gassman per il teatro italiano

Vittorio Gassman è considerato, insieme a pochissimi altri, l'attore che ha portato la grande tradizione della tragedia e della prosa classica a un pubblico di massa in Italia, senza mai abbandonare il teatro per inseguire soltanto il cinema, che pure gli diede fama internazionale. La sua voce profonda e la sua capacità di passare dal registro tragico a quello brillante nello spazio di una stessa serata sono rimaste un riferimento per generazioni di attori successivi. Intitolargli un teatro storico del centro di Roma, e non uno spazio nuovo, ha avuto un significato preciso: riconoscere che la sua arte si era formata proprio su quei palcoscenici, tra le quinte di sale come questa.

Un debutto giovanissimo, nel 1945

Nel 1945 Vittorio Gassman aveva poco più di vent'anni ed era ancora agli inizi di una carriera che lo avrebbe portato, nel giro di pochi anni, a diventare uno dei nomi più importanti della scena italiana. Salire sul palcoscenico del Quirino in quel momento, appena finita la guerra, in una Roma che stava lentamente riprendendo la propria vita culturale, significava misurarsi con un pubblico esigente in uno dei teatri di prosa più in vista della capitale. Fu l'inizio di un legame che sarebbe durato per il resto della sua carriera, fatto di ritorni periodici su quel palcoscenico anche quando ormai la sua fama cinematografica lo portava a lavorare su set in tutta Italia e all'estero. Fra il teatro romano e il set cinematografico, Gassman non scelse mai definitivamente uno dei due mondi, e questa doppia fedeltà è forse la ragione più profonda per cui, quando si trattò di scegliere a chi intitolare una sala storica della capitale, il nome del Quirino apparve ai promotori dell'iniziativa come la scelta più naturale.

Altri riconoscimenti a Gassman nella città

L'intitolazione del Teatro Quirino non è stato l'unico omaggio che Roma ha riservato a Vittorio Gassman: un tratto di lungotevere porta oggi il suo nome, a testimonianza di quanto la città lo abbia riconosciuto come una delle proprie figure culturali di riferimento del Novecento. Il fatto che il teatro abbia mantenuto il proprio nome storico, Quirino, affiancandogli semplicemente quello dell'attore, distingue questo caso da altre intitolazioni più nette: qui la memoria della sala ottocentesca e quella del grande interprete del Novecento convivono nello stesso nome, senza che l'una cancelli l'altra.

Il principe Sciarra, la Galleria e il quotidiano La Tribuna

Per capire davvero il Teatro Quirino conviene allargare lo sguardo a tutto ciò che il principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra costruì nello stesso angolo di Roma fra gli anni Settanta dell'Ottocento e la fine del secolo. Il teatro non fu un progetto isolato, ma parte di una strategia più ampia di investimento culturale e immobiliare che avrebbe segnato in modo duraturo il rione Trevi e i quartieri limitrofi.

Un editore prestato all'edilizia

Maffeo Barberini Colonna di Sciarra fu innanzitutto un editore: possedeva il quotidiano La Tribuna, uno dei giornali politicamente più rilevanti della Roma umbertina, letto negli ambienti parlamentari e nella nuova amministrazione della capitale. La sua attività di committente edilizio, di cui il Teatro Quirino e la Galleria Sciarra restano le testimonianze più note, nasceva dalla stessa logica imprenditoriale che guidava il suo giornale: intercettare i bisogni di una città in rapidissima trasformazione, capitale da pochi anni, e trasformarli in progetti capaci di generare rendita e prestigio insieme.

La Galleria Sciarra e Cronaca Bizantina

Realizzata fra il 1885 e il 1888, sempre su progetto di Giulio De Angelis, l'architetto che oltre un decennio prima aveva firmato il Teatro Quirino, la Galleria Sciarra è oggi celebre soprattutto per il ciclo di affreschi liberty che ne decora il cortile coperto, dedicato all'esaltazione della donna nelle sue diverse virtù. Meno nota, ma altrettanto significativa, è la sua funzione originaria: ospitare non solo abitazioni e uffici, ma anche la redazione della rivista letteraria Cronaca Bizantina, diretta per un periodo da Gabriele D'Annunzio, allora giovane e già discusso protagonista della scena culturale italiana. Il principe Sciarra, in altre parole, non si limitò a costruire edifici: costruì anche i luoghi in cui si faceva cultura e informazione nella Roma di fine Ottocento, e il teatro che oggi porta anche il nome di Vittorio Gassman fu uno dei primi tasselli di quel disegno.

Due edifici, un solo sguardo urbano

Mettere in fila le date aiuta a leggere meglio l'operazione: nel 1871 il principe apre il Teatro Quirino, ancora giovanissimo; negli anni Ottanta consolida l'edificio in muratura; a metà degli anni Ottanta avvia la costruzione della Galleria Sciarra. In poco più di un ventennio, un solo uomo e un solo architetto, Giulio De Angelis, ridisegnano una porzione significativa del rione Trevi, lasciando due edifici che hanno attraversato quasi immutati, nella loro funzione se non sempre nell'aspetto, oltre un secolo di storia della città. Camminare oggi da via delle Vergini alla Galleria Sciarra significa ripercorrere, senza saperlo, l'itinerario di un solo progetto imprenditoriale di fine Ottocento.

Una curiosità sul Teatro Quirino Vittorio Gassman

Il nome del teatro non ha nulla a che vedere, come qualcuno immagina passeggiando nei paraggi, con il vicino Palazzo del Quirinale: la scelta rimanda invece al dio Quirino, una delle più antiche divinità del pantheon romano, identificata dalla tradizione con Romolo dopo la sua apoteosi. Sia il colle Quirinale sia il teatro prendono il nome dalla stessa figura arcaica, ma per strade diverse e senza un legame diretto fra i due luoghi, distanti alcune centinaia di metri l'uno dall'altro.

C'è poi un dettaglio architettonico che lega il Teatro Quirino a un altro luogo notissimo dello stesso rione: la Galleria Sciarra, la celebre galleria in stile Liberty affrescata a pochi passi da piazza Colonna. Entrambi gli edifici furono voluti dallo stesso committente, il principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, e progettati dallo stesso architetto, Giulio De Angelis, anche se a distanza di oltre un decennio l'uno dall'altro. Chi visita il teatro e poi si sposta alla Galleria Sciarra sta di fatto seguendo il filo di un unico progetto urbano voluto da un solo uomo, che in questo angolo di Roma ha lasciato più di un segno.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Quirino Vittorio Gassman

La sala che oggi vediamo dal vivo, con le sue gradinate continue e senza gli ordini di palchi ottocenteschi, non è affatto quella originaria: è il risultato di almeno tre rifacimenti radicali in meno di un secolo, nel 1882, nel 1914 e infine nel 1954-1955. Pochissimi teatri storici del centro di Roma hanno cambiato pelle così tante volte restando sempre attivi, senza mai chiudere per lunghi periodi né trasferire altrove la propria attività. Quello che oggi appare come un teatro di impianto novecentesco, sobrio e funzionale, porta dentro di sé gli strati di un edificio ottocentesco pensato per un pubblico e un gusto completamente diversi.

Il legame poco raccontato con la lirica

Un altro aspetto che sfugge a chi conosce il Quirino solo come teatro di prosa contemporaneo è il suo lungo passato lirico. Fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, prima che la sua identità si consolidasse attorno alla prosa, il teatro ospitò stagioni operistiche dirette da maestri del calibro di Antonino Palminteri e Pietro Mascagni, quest'ultimo in occasione della riapertura del 1914. Oggi quella vocazione lirica è scomparsa dal cartellone, ma resta un capitolo poco noto della sua storia, che spiega anche perché l'acustica della sala sia stata pensata, fin dall'origine, per la voce cantata prima ancora che per quella recitata.

Un teatro che ha cambiato genere più volte

Ripercorrendo la programmazione dei suoi centocinquant'anni di vita, colpisce quante volte il Quirino abbia cambiato pelle non solo nell'architettura ma anche nei generi proposti. Nato per le farse popolari e le operette destinate a un pubblico borghese in cerca di svago, passato per una fase lirica di tutto rispetto a cavallo fra Otto e Novecento, il teatro ha trovato solo nel secondo dopoguerra, con l'ingresso nell'orbita dell'ETI e i grandi interpreti della prosa del tempo, la vocazione che lo caratterizza ancora oggi. Pochi visitatori occasionali, entrando per assistere a una commedia contemporanea, immaginano che nello stesso spazio siano risuonate un tempo le arie di Puccini e di Verdi.

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Quirino Vittorio Gassman

Il consiglio più utile, per chi capita a Roma senza aver programmato per tempo una serata a teatro, è di controllare il cartellone prima di prenotare una cena nel rione Trevi: il Quirino è a pochi passi dalla Fontana di Trevi, e capita spesso che chi visita la fontana la sera scopra solo per caso, passando davanti all'ingresso illuminato di via delle Vergini, che c'è uno spettacolo in corso. Prenotare in anticipo, anche solo di qualche giorno, permette di scegliere il posto e di evitare le code last minute alla biglietteria, soprattutto nei fine settimana della stagione principale, che va indicativamente da ottobre a maggio. Chi visita Roma in un periodo diverso, fra giugno e settembre, deve mettere in conto che il teatro segue una pausa estiva come la maggior parte delle sale di prosa della città, e conviene quindi verificare in anticipo se la stagione è già iniziata.

Prima e dopo lo spettacolo

Il foyer del teatro ospita un bistrot e uno spazio libreria, pensati per chi vuole arrivare con un po' di anticipo o fermarsi dopo lo spettacolo per un bicchiere di vino senza allontanarsi dal rione. È un'abitudine molto romana, quella di trasformare la serata a teatro in un piccolo rito che comincia prima dell'apertura del sipario: una passeggiata alla Fontana di Trevi nel tardo pomeriggio, una sosta al bistrot del teatro, poi lo spettacolo. Per chi organizza un soggiorno a Roma con più teatri e più giornate in agenda, gli itinerari e le guide pratiche di ItalyPlanner aiutano a incastrare al meglio spettacoli serali, visite ai monumenti del centro storico e tempi di spostamento a piedi, che nel rione Trevi sono sempre più brevi di quanto sembri sulla mappa.

Un dettaglio pratico che vale la pena tenere a mente: nel foyer del Quirino la libreria propone anche testi teatrali e saggistica dedicata alla storia della scena italiana, un piccolo valore aggiunto per chi, dopo aver assistito a uno spettacolo, vuole approfondire l'autore o il regista appena visto senza aspettare di tornare a casa. È un servizio che pochi altri teatri storici del centro di Roma offrono con la stessa continuità, e che contribuisce a rendere la serata al Quirino un'esperienza culturale più ampia della sola rappresentazione teatrale.

Accessibilità e servizi

Il teatro dispone di spazi accessibili alle persone con disabilità motoria e di servizi igienici accessibili, un dettaglio non scontato in un edificio storico del centro di Roma più volte rimaneggiato nel corso di un secolo e mezzo. Chi ha bisogno di informazioni specifiche su posti riservati o su percorsi di accesso senza barriere fa bene a contattare direttamente la biglietteria prima della serata, così da concordare l'ingresso più comodo. Vale la pena ricordare che, trattandosi di un edificio nato nell'Ottocento e più volte rimaneggiato, alcuni percorsi interni restano comunque meno agevoli rispetto a un teatro costruito ex novo con criteri contemporanei: un confronto preventivo con il personale di sala evita sorprese la sera dello spettacolo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

È noto agli appassionati di teatro romano, ma raramente viene sottolineato ai visitatori occasionali, che il Teatro Quirino è stato per tre edizioni fra il 2016 e il 2020 uno dei luoghi candidati al censimento I Luoghi del Cuore promosso dal FAI, il Fondo Ambiente Italiano, che ogni due anni invita i cittadini a votare i beni culturali e paesaggistici da tutelare. La sua presenza ripetuta in quel censimento racconta bene il radicamento del teatro nella memoria collettiva romana: non un semplice contenitore di spettacoli, ma un bene che i cittadini stessi percepiscono come parte del proprio patrimonio da difendere.

Il censimento del FAI, va ricordato, non riguarda soltanto grandi monumenti isolati come una fontana o un'area archeologica: coinvolge anche edifici ancora pienamente in uso, come teatri e biblioteche, proprio per sottolineare che la tutela del patrimonio culturale italiano passa anche dalla cura di luoghi che continuano a vivere la propria funzione originaria. Per il Quirino, teatro attivo ininterrottamente da oltre un secolo e mezzo, la candidatura ripetuta in tre diverse edizioni ha avuto anche un valore simbolico: quello di un teatro che i romani non percepiscono come reperto da museo, ma come luogo ancora pienamente parte della vita culturale della città.

Un teatro voluto da un editore, non da un impresario

Vale la pena ricordare che il principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, il committente del 1871, non era un impresario teatrale di professione ma un editore, proprietario del quotidiano La Tribuna e in seguito ospite, nella sua Galleria Sciarra, della redazione della rivista letteraria Cronaca Bizantina diretta da Gabriele D'Annunzio. Il teatro nacque quindi come uno dei tanti investimenti culturali di un uomo che, nella Roma appena diventata capitale, cercava di costruire un piccolo impero di carta stampata, spettacolo e immobili di pregio: un profilo di mecenate laico e imprenditoriale, tipico della borghesia nobiliare romana di fine Ottocento, più che un appassionato di teatro in senso stretto.

Questo profilo aiuta a spiegare anche un altro aspetto meno raccontato della vicenda: la scelta di affidare sia il teatro sia, oltre un decennio dopo, la Galleria Sciarra allo stesso architetto, Giulio De Angelis, non fu casuale. Un committente con un progetto urbano coerente in mente preferisce lavorare con professionisti di fiducia già collaudati, e De Angelis, dopo il successo del Quirino, era ormai il nome naturale a cui rivolgersi per un'altra operazione di prestigio nello stesso quadrante della città.

La foto giusta da fare al Teatro Quirino Vittorio Gassman

La foto più efficace non si fa dentro la sala, dove le riprese durante gli spettacoli non sono permesse per rispetto degli artisti e del pubblico, ma fuori, sull'ingresso di via delle Vergini, la sera, quando le insegne del teatro sono accese e i manifesti della stagione in corso occupano le vetrine del foyer. È l'immagine che restituisce meglio il contrasto tipico del rione Trevi: una facciata di teatro ottocentesco incastonata fra palazzi ancora più antichi, in una strada stretta che di giorno passa quasi inosservata e la sera si anima del via vai di chi entra ed esce dagli spettacoli.

Il dettaglio da cercare

Chi ha occhio per i dettagli architettonici può cercare, sulla facciata e nell'atrio, le tracce sovrapposte dei diversi rifacimenti novecenteschi: le linee geometriche più sobrie volute da Piacentini convivono ancora, in alcuni punti, con qualche traccia decorativa più antica. È un piccolo esercizio di lettura degli strati storici, lo stesso che si può fare pochi isolati più in là, davanti alla facciata liberty della Galleria Sciarra, firmata dallo stesso architetto in un momento diverso della sua carriera.

La luce giusta e l'orario giusto

La luce migliore per fotografare la facciata del Teatro Quirino è quella del primo pomeriggio, quando il sole illumina direttamente via delle Vergini senza le ombre profonde che nelle ore serali oscurano gran parte della strada, molto stretta rispetto all'altezza degli edifici che la fiancheggiano. Per chi invece cerca l'atmosfera più teatrale, con le luci accese e il pubblico che entra, il momento giusto è la mezz'ora prima dell'inizio dello spettacolo, quando l'ingresso si anima e il contrasto fra la strada buia e il foyer illuminato restituisce bene il senso di un teatro ancora pienamente vivo nel cuore della città antica.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nel giugno del 1899 il Teatro Quirino ospitò una stagione lirica diretta dal maestro Antonino Palminteri, con l'esecuzione, fra le altre, dei Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi e di Manon Lescaut di Giacomo Puccini, accolte all'epoca con giudizi molto favorevoli dalla cronaca teatrale romana. Fu uno dei momenti in cui il teatro, ancora nella sua configurazione ottocentesca, si affermò come sala di riferimento per la lirica nella Roma umbertina, prima che la sua vocazione principale si spostasse decisamente verso la prosa nel corso del Novecento.

La riapertura del 1914 con Pietro Mascagni

Un secondo momento chiave arrivò nel 1914, quando la ristrutturazione firmata da Marcello Piacentini si concluse con una riapertura affidata al maestro Pietro Mascagni, che diresse una stagione lirica comprendente la prima rappresentazione della propria operetta Sì. Fu un debutto di rilievo per la Roma teatrale del tempo, capace di attirare pubblico e stampa su un edificio che tornava a proporsi rinnovato nell'aspetto e nell'ambizione artistica.

Il fatto che a inaugurare la sala rinnovata fosse proprio Pietro Mascagni, compositore già celebre in tutta Europa da quando la sua Cavalleria rusticana aveva conquistato i teatri d'opera internazionali, dice molto del livello a cui ambiva il Quirino in quella fase e del prestigio che il teatro aveva ormai acquisito nel panorama degli spettacoli romani. Non un teatro qualunque della capitale, ma una sala capace di attirare uno dei nomi più importanti della musica italiana del tempo per la propria riapertura, in un momento in cui Piacentini stava già affermandosi come uno degli architetti più discussi e innovativi della sua generazione, prima ancora dei grandi incarichi urbanistici che lo avrebbero reso celebre negli anni del regime.

Dal dopoguerra alla nuova sala del 1955

Nel secondo dopoguerra il teatro entra nell'orbita dell'ETI, che ne guiderà la programmazione per oltre sessant'anni, e attraversa il rifacimento più profondo della sua storia, concluso il 13 ottobre 1955 con l'inaugurazione della sala moderna a gradinate che, con alcuni adeguamenti successivi, è sostanzialmente quella che il pubblico frequenta ancora oggi. È in questa fase, fra gli anni Quaranta e i decenni successivi, che il teatro diventa uno dei palcoscenici abituali di Vittorio Gassman, fino all'intitolazione del 2004 che ne ha consacrato il legame con l'attore.

Chi è passato dal Teatro Quirino Vittorio Gassman

Fra i nomi che le cronache teatrali associano stabilmente al Quirino figurano Ferruccio Benini, popolare interprete della commedia dialettale e delle farse di fine Ottocento, ed Ettore Petrolini, il grande mattatore romano che portò su questo e su altri palcoscenici capitolini la sua comicità corrosiva e i suoi personaggi più celebri. Nel corso del Novecento il teatro ha ospitato anche Eduardo De Filippo, autore e interprete napoletano fra i più importanti della scena italiana, e Giorgio Strehler, uno dei registi che più hanno rinnovato il linguaggio della regia teatrale nel secondo dopoguerra.

Vittorio Gassman, dal debutto al nome sull'insegna

Su questo stesso palcoscenico Vittorio Gassman debuttò nel 1945 e vi tornò più volte nei decenni successivi, in allestimenti diretti da registi come Luchino Visconti, figura chiave del teatro e del cinema italiano del Novecento, e Giorgio Squarzina, fra i protagonisti della regia teatrale italiana del secondo dopoguerra. Fu proprio questo legame, costruito nell'arco di mezzo secolo di carriera, a motivare la scelta del 2004 di aggiungere il suo nome a quello storico del teatro: non un omaggio calato dall'alto, ma il riconoscimento di un rapporto già scritto nella storia della sala.

Ettore Petrolini e la comicità romanesca

Fra le presenze storiche del Quirino, quella di Ettore Petrolini merita un capitolo a parte. Attore e autore romano, Petrolini fu il grande mattatore della comicità dialettale della prima metà del Novecento, capace di riempire i teatri della capitale con personaggi diventati proverbiali nella cultura popolare romana. La sua presenza sui palcoscenici come quello del Quirino racconta una stagione in cui il teatro di prosa italiano non era ancora rigidamente diviso fra registri alti e registri popolari, e in cui la stessa sala poteva ospitare, in stagioni diverse, sia la grande tragedia sia la farsa più scoppiettante.

Eduardo De Filippo e la commedia napoletana

Anche Eduardo De Filippo, autore, regista e interprete fra i più importanti del Novecento teatrale italiano, ha calcato il palcoscenico del Quirino, portando a Roma la propria drammaturgia napoletana, capace di attraversare i confini regionali per diventare patrimonio dell'intero teatro nazionale. La presenza di un autore così legato a Napoli in un teatro del centro di Roma conferma la vocazione del Quirino a ospitare, nel corso dei decenni, le voci più significative della scena italiana indipendentemente dalla loro provenienza geografica.

La programmazione e come funziona una serata al Quirino

La stagione del Teatro Quirino Vittorio Gassman è dedicata quasi interamente alla prosa, con un cartellone che alterna grandi classici del teatro italiano ed europeo, nuove produzioni e commedie di ampio richiamo popolare, affidate a compagnie e a interpreti di rilievo nazionale. La direzione artistica, curata da Guglielmo Ferro, costruisce ogni anno un calendario che copre in modo continuativo i mesi da ottobre a maggio, con repliche che in genere durano da una a più settimane per ogni titolo.

Che cosa aspettarsi da una stagione al Quirino

Il cartellone del Teatro Quirino Vittorio Gassman punta stabilmente su un equilibrio fra testi classici del repertorio italiano ed europeo e nuove produzioni contemporanee, spesso affidate a compagnie che girano anche altri teatri italiani nel corso della stessa stagione. È una formula comune a molte sale storiche di prosa del centro di Roma, pensata per attirare sia il pubblico romano abituale sia i visitatori che programmano una serata a teatro come parte di un soggiorno più ampio in città. Chi arriva senza conoscere in anticipo il cartellone farà bene a consultare il sito ufficiale del teatro prima del viaggio, dato che i titoli in programmazione cambiano di stagione in stagione e le date delle singole rappresentazioni vengono confermate con un anticipo di alcuni mesi.

La sala vista da dentro

Chi entra per la prima volta nella sala del Quirino nota subito l'impostazione compatta e avvolgente tipica dei teatri all'italiana rinnovati nel Novecento: platea, due ordini di balconata e galleria disposti in modo da garantire una visuale ravvicinata sul palcoscenico da quasi ogni settore, senza le lunghe distanze tipiche dei grandi teatri lirici ottocenteschi. È una caratteristica che deriva direttamente dal rifacimento di Piacentini degli anni Cinquanta, pensato per privilegiare l'intimità dell'ascolto della parola recitata rispetto alla spettacolarità scenografica delle grandi produzioni liriche, coerentemente con la vocazione ormai prosastica della sala.

Biglietti e prenotazione

La biglietteria del teatro è raggiungibile telefonicamente al numero 06 6794585 e via mail all'indirizzo biglietteria@teatroquirino.it, oltre che tramite i consueti canali di vendita online dei biglietti teatrali. Per gli spettacoli più attesi della stagione, specialmente quelli con interpreti molto noti al grande pubblico, conviene prenotare con un discreto anticipo: le sale storiche del centro di Roma, con le loro ottocento e passa poltrone, si riempiono più in fretta di quanto si immagini, soprattutto nei fine settimana.

Il bistrot e la libreria nel foyer

Il foyer del Quirino, ampio e preceduto da guardaroba e biglietteria, ospita da alcuni anni un bistrot con una piccola carta di vini e uno spazio libreria dedicato al teatro e alla cultura, pensati per accompagnare il pubblico prima e dopo lo spettacolo. È un modello che diverse sale storiche italiane hanno adottato negli ultimi anni, trasformando il teatro in un luogo da vivere per l'intera serata e non solo per le due ore dello spettacolo. Chi organizza un itinerario di più giorni a Roma incentrato su teatro, musica e vita serale del centro storico trova negli approfondimenti di TourLeaderPro indicazioni utili su come muoversi fra le diverse sale storiche della città senza sacrificare le altre tappe della giornata.

Cosa vedere nei dintorni del Teatro Quirino Vittorio Gassman

Il rione Trevi, in cui il teatro si trova, è uno dei quartieri più densi di monumenti dell'intero centro storico di Roma, e una serata a teatro si presta facilmente a essere accompagnata da una passeggiata fra le sue attrazioni principali, tutte raggiungibili a piedi in pochi minuti.

La Fontana di Trevi e Palazzo Poli

A pochi passi dal teatro si trova la Fontana di Trevi, la più celebre fontana monumentale di Roma, addossata alla facciata di Palazzo Poli. È la tappa più scontata, ma anche quella che meglio si presta a una visita serale prima di uno spettacolo: la fontana illuminata di sera, con la folla che tende a diradarsi dopo cena, regala un'atmosfera molto diversa da quella affollata delle ore centrali della giornata.

La Galleria Sciarra e via del Corso

Camminando verso ovest si raggiunge in pochi minuti la Galleria Sciarra, il passaggio pedonale ottocentesco interamente affrescato in stile Liberty, voluto dallo stesso committente del teatro. Da lì si accede in pochi passi a via del Corso, l'asse commerciale e storico che attraversa il centro di Roma da piazza del Popolo a piazza Venezia, e a piazza Colonna, dominata dalla colonna coclide dedicata a Marco Aurelio e dalla sede storica di Palazzo Chigi.

Altri teatri storici da abbinare

Chi vuole costruire un piccolo itinerario dedicato ai teatri storici della Roma centrale può affiancare al Quirino altre sale non lontane, ciascuna con una propria identità e una propria stagione: il Teatro Sistina, storica casa del musical italiano, il Teatro Sala Umberto, e più distanti il Teatro Brancaccio e il Teatro Ambra Jovinelli, oltre naturalmente al Teatro dell'Opera di Roma per chi cerca lirica e balletto invece della prosa.

Una passeggiata serale nel rione Trevi

Per chi ha tempo prima o dopo lo spettacolo, il rione Trevi si presta a una passeggiata che unisce diversi secoli di storia romana in uno spazio molto ristretto. Partendo dal teatro si può raggiungere in pochi minuti piazza di Trevi, ammirare la fontana, risalire verso il Quirinale lungo strade meno battute dal turismo di massa, oppure scendere verso via del Tritone e la zona di piazza Barberini. È un quartiere che si presta più alla scoperta lenta a piedi che a un itinerario rigido: proprio l'assenza di grandi arterie stradali, che tanto complica la viabilità carrabile, è ciò che rende il rione Trevi uno dei più piacevoli da attraversare a piedi in una sera d'autunno o di primavera, prima di entrare a teatro.

Dove mangiare qualcosa prima dello spettacolo

Il rione Trevi, per la sua posizione centralissima e per l'enorme afflusso turistico legato alla fontana, offre una densità di locali molto alta nel raggio di pochi isolati dal teatro, dalle trattorie tradizionali ai bar più moderni pensati per una cena veloce prima di uno spettacolo, con un'offerta che si è ampliata negli ultimi anni proprio per rispondere al flusso costante di visitatori diretti alla fontana. Chi ha poco tempo fra la cena e l'inizio della rappresentazione farà bene a scegliere un locale il più vicino possibile a via delle Vergini, dato che le distanze sulla mappa, in un dedalo di stradine come queste, non sempre corrispondono ai tempi reali di percorrenza a piedi, soprattutto quando le strade sono affollate di turisti diretti alla Fontana di Trevi.

Domande frequenti sul Teatro Quirino Vittorio Gassman

Dove si trova esattamente il Teatro Quirino Vittorio Gassman?

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman si trova in via delle Vergini 7, nel rione Trevi di Roma, a pochi minuti a piedi dalla Fontana di Trevi e da piazza Colonna. È raggiungibile comodamente a piedi dal centro storico oppure scendendo alla fermata Barberini della metropolitana linea A e proseguendo lungo via del Tritone.

Perché il teatro si chiama anche Vittorio Gassman?

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman porta il doppio nome dal 2004, quando fu intitolato all'attore Vittorio Gassman, scomparso nel 2000, che aveva debuttato su questo stesso palcoscenico nel 1945 e vi era tornato più volte lavorando con registi come Luchino Visconti e Giorgio Squarzina. La cerimonia vide la partecipazione del sindaco di Roma Walter Veltroni e del ministro della Cultura Giuliano Urbani.

Quanti posti ha la sala del Teatro Quirino?

La sala del Teatro Quirino Vittorio Gassman conta oggi 850 posti, distribuiti fra platea, due ordini di balconata e galleria. La cifra è più bassa dei 990 posti previsti dal rifacimento del 1954 e 1955, a seguito dei successivi adeguamenti alle normative di sicurezza per i luoghi di spettacolo.

Quando fu costruito il Teatro Quirino?

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman fu costruito nel 1871 per volontà del principe Maffeo Barberini Colonna di Sciarra, editore e imprenditore romano che poco più tardi commissionò anche la vicina Galleria Sciarra. L'edificio originario, interamente in legno, fu poi ricostruito in muratura nel 1882 e successivamente rinnovato in modo radicale nel 1914 da Marcello Piacentini e ancora nel 1954 e 1955, sempre dallo stesso architetto, fino alla configurazione che il pubblico frequenta ancora oggi.

Chi gestisce oggi il Teatro Quirino?

Dal 2014 il Teatro Quirino Vittorio Gassman è gestito da un gruppo di operatori privati del settore teatrale, riuniti nella società Quirino Srl, con la direzione artistica affidata a Guglielmo Ferro. In precedenza, dal 1946 al 2009, la gestione era stata affidata all'ETI, l'Ente Teatrale Italiano.

Che tipo di spettacoli si vedono al Teatro Quirino?

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman è dedicato principalmente alla prosa, con una stagione che alterna grandi classici del teatro italiano ed europeo, nuove produzioni e commedie di richiamo popolare, spesso portate in scena da compagnie e interpreti di rilievo nazionale. La stagione copre in genere i mesi da ottobre a maggio, con repliche di durata variabile per ogni titolo in cartellone, e i dettagli aggiornati vanno sempre verificati sul sito ufficiale del teatro prima di organizzare la serata.

Come si prenotano i biglietti per il Teatro Quirino?

I biglietti del Teatro Quirino Vittorio Gassman si prenotano tramite la biglietteria del teatro, raggiungibile telefonicamente al numero 06 6794585 o via mail all'indirizzo biglietteria@teatroquirino.it, oltre che attraverso i consueti canali di vendita online per gli spettacoli teatrali. Per gli spettacoli con interpreti molto noti conviene prenotare con qualche giorno di anticipo.

Il Teatro Quirino è accessibile alle persone con disabilità?

Sì, il Teatro Quirino Vittorio Gassman dispone di spazi accessibili alle persone con disabilità motoria e di servizi igienici accessibili all'interno della struttura. Chi ha esigenze specifiche fa bene a contattare in anticipo la biglietteria del teatro per concordare il posto e il percorso di accesso più comodo, un accorgimento particolarmente utile in un edificio storico dove i percorsi interni non sono sempre lineari come in una sala costruita di recente.

Quanto dista il Teatro Quirino dalla Fontana di Trevi?

Il Teatro Quirino Vittorio Gassman dista dalla Fontana di Trevi pochi minuti a piedi, poco più di un centinaio di metri lungo le stradine del rione Trevi. È una delle distanze più brevi fra un teatro storico e un monumento simbolo che si possano trovare nel centro di Roma, tanto che le due tappe si prestano naturalmente a essere abbinate nella stessa serata, prima o dopo lo spettacolo.

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IndirizzoVia delle Vergini Roma Roma Città 00187
CategorieSpettacoli

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