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Teatro dell’Opera di Roma

Il Teatro dell’Opera di Roma occupa il fronte di piazza Beniamino Gigli 7, alle spalle di via Nazionale e a pochi passi da piazza della Repubblica: la fermata giusta è Repubblica Teatro dell’Opera sulla linea A della metropolitana, che sbuca a duecento metri dal portico d’ingresso. In superficie servono la zona le linee H, 40, 60, 64, 70, 71, 116T e 170 lungo via Nazionale, il 70 e il 71 su via Depretis, i 16, 75, 84, 150 festivo, 360, 590, 649 e 714 su via Cavour, e il grappolo che gravita su Termini con 16, 38, 75, 86, 90, 217, 310, 360, 649 e 714. Il centralino della Fondazione risponde allo 06 481601, l’ufficio biglietteria allo 06 48160255 e allo 06 4817003. I biglietti si acquistano al botteghino del teatro, per telefono, per posta elettronica o sul canale di vendita autorizzato indicato dal sito ufficiale, dove l’acquisto con carta di credito non prevede commissioni. Giovani e studenti fino a trent’anni e chi ha superato i sessantacinque anni ottengono il venticinque per cento di sconto presentando un documento; per gli spettatori con disabilità la riduzione è del venticinque per cento oppure di cinque euro. I prezzi cambiano titolo per titolo e settore per settore, quindi la tariffa esatta della recita che vi interessa si legge sulla pianta della sala pubblicata dal teatro. La sala storica, il Costanzi, oggi conta circa 1.560 posti; le altre sedi della Fondazione sono il Teatro Nazionale di via del Viminale 51 e, d’estate, il palcoscenico all’aperto delle Terme di Caracalla.

Se state costruendo un itinerario musicale in città, la pagina delle Terme di Caracalla è il complemento naturale di questa: d’inverno si va al Costanzi, d’estate la stessa orchestra e lo stesso coro si spostano fra i muri di laterizio delle terme severiane.

Teatro dell Opera di Roma
Teatro dell’Opera di Roma

Come arrivare al Teatro dell’Opera di Roma senza sbagliare ingresso

Il teatro ha una particolarità che disorienta chi ci va la prima volta: l’edificio che vedete dalla piazza non è quello del 1880. La facciata su piazza Beniamino Gigli è il risultato del rifacimento novecentesco, mentre l’ingresso originale si apriva altrove, sul lato di via Firenze. Chi arriva in metropolitana esce a Repubblica, prende via Torino verso sud e in tre minuti è davanti al portico. Chi arriva da Termini fa una passeggiata di dieci minuti scarsi lungo via Cavour o via Depretis. Chi arriva in autobus da via Nazionale scende all’altezza di via Torino e gira a sinistra.

Metro, autobus e taxi per il Teatro dell’Opera di Roma

La linea A è la via più comoda in assoluto: la stazione porta nel nome il teatro, Repubblica Teatro dell’Opera, e dopo lo spettacolo consente di rientrare in centro senza cercare un taxi sotto la pioggia. Attenzione però all’orario: l’ultima corsa feriale non aspetta il pubblico dei recitativi lunghi, e un secondo atto che finisce oltre le ventitré vi lascia a piedi. Le linee di superficie che passano da via Nazionale sono le più frequenti, con H, 40, 60, 64, 70, 71, 116T e 170. Su via Depretis fermano il 70 e il 71. Su via Cavour transitano 16, 75, 84, 150 festivo, 360, 590, 649 e 714. Da Termini, che è il nodo più ricco, arrivano 16, 38, 75, 86, 90, 217, 310, 360, 649 e 714. Per il taxi il punto di riferimento è la postazione 6645, con prenotazioni al numero 06 6696. Il consiglio è di prenotare il rientro prima di entrare in sala: all’uscita, con millecinquecento persone che escono insieme, la fila per un’auto dura più del terzo atto.

In automobile: la ZTL e i garage convenzionati con il Teatro dell’Opera di Roma

Il teatro si trova dentro la zona a traffico limitato del Centro Storico, attiva dal lunedì al venerdì fra le 6.30 e le 18.00 e il sabato fra le 14.00 e le 18.00. Il teatro segnala due garage convenzionati, uno dentro e uno fuori dal perimetro. Dentro la ZTL c’è Euro Parking in via Napoli 66, con tariffa di cinque euro per tutta la durata dello spettacolo. Fuori dalla ZTL c’è Parking Esedra in via Modena 10, sempre a cinque euro, con l’aggiunta di mezz’ora prima e mezz’ora dopo la recita. Le convenzioni valgono anche per il pubblico del Teatro Nazionale. Opinione netta: venire in automobile a una prima è una scelta masochistica, perché fra varchi elettronici, sensi unici e uscita simultanea di un migliaio di automobili perdete più tempo di quanto ne guadagniate. La metropolitana costa meno di un caffè e vi lascia sull’uscio.

Biglietti, prezzi e riduzioni al Teatro dell’Opera di Roma

La politica dei prezzi del Teatro dell’Opera di Roma segue la logica di tutte le fondazioni liriche italiane: il costo dipende dal settore, dal titolo e dal giorno. Una recita infrasettimanale di repertorio costa molto meno di una prima con cast internazionale, e la stessa poltrona cambia prezzo fra dicembre e luglio. Per questo il teatro pubblica, per ogni produzione, una pianta della sala con la suddivisione in settori e il relativo listino: quella è la fonte da guardare prima di decidere.

Dove si comprano i biglietti per il Teatro dell’Opera di Roma

Quattro strade. La prima è il botteghino del teatro, che resta il canale migliore per chi vuole scegliere il posto guardando la pianta insieme a un essere umano. La seconda è l’acquisto online sul canale autorizzato dal teatro, che il sito ufficiale dichiara privo di commissioni aggiuntive. La terza è il telefono, attraverso il call center del rivenditore autorizzato. La quarta è la prenotazione via telefono, fax o posta elettronica, utile per i gruppi. L’ufficio biglietteria risponde allo 06 48160255 e allo 06 4817003, e l’indirizzo di riferimento è ufficio.biglietteria@operaroma.it.

Le riduzioni: under 30, over 65, gruppi e convenzioni

Il quadro delle agevolazioni è chiaro e conviene conoscerlo. Giovani e studenti fino ai trent’anni e spettatori oltre i sessantacinque acquistano con il venticinque per cento di sconto, previa esibizione del documento d’identità. Per la stagione estiva alle Terme di Caracalla la riduzione scende al dieci per cento per tutte le categorie. Le associazioni culturali, i C.R.A.L. e gli enti convenzionati ottengono il dieci per cento con un minimo di dieci persone, percentuale che sale al venti per cento per le recite fuori abbonamento nella sala storica. Le riduzioni non si applicano ai settori di pregio, cioè le prime file di platea, il balcone e la galleria, e non valgono per le recite classificate come extra. Per gli enti convenzionati la richiesta si inoltra a promozione.pubblico@operaroma.it, con riferimento telefonico 06 48160312. Esiste inoltre una carta dedicata al pubblico giovane, la Carta Giovani Opera, pensata per chi ha meno di trent’anni.

Abbonamenti, rimborsi e biglietti smarriti

La Fondazione propone pacchetti di abbonamento articolati: la formula più ampia copre l’intera stagione di opera, altre sono dedicate alla danza o ai concerti, e ne esistono di specifiche per il pubblico under 30. Sul fronte dei rimborsi la regola è severa e vale la pena saperla prima: i biglietti acquistati non si rimborsano e non si cambiano, salvo annullamento dello spettacolo, nel qual caso il rimborso avviene entro cinque giorni presentando il tagliando al botteghino, senza restituzione delle eventuali commissioni di intermediazione. Alle Terme di Caracalla la pioggia che arriva dopo il primo atto non dà diritto ad alcun rimborso: è la clausola che ogni anno genera più discussioni all’uscita. Il biglietto vale solo per la data e l’ora indicate, non è trasferibile e non si può spostare. In caso di smarrimento non vengono emessi duplicati: bisogna presentarsi di persona al botteghino e compilare una dichiarazione di smarrimento indicando con esattezza il posto. Il teatro si riserva di modificare date, programma e distribuzione degli interpreti.

Teatro dell Opera di Roma, Piazza Beniamino Gigli, 00184 Roma RM

Il Teatro Costanzi: come Roma capitale si diede un teatro d’opera

Per capire il Teatro dell’Opera di Roma bisogna partire da un fatto che oggi sembra incredibile: nel 1870, quando Roma divenne capitale del Regno d’Italia, la città non possedeva un teatro d’opera all’altezza. Aveva sale gloriose e piccole, come l’Argentina e il Valle, nate per un pubblico di prelati e nobili romani, non per la borghesia che stava arrivando dal nord con i ministeri. Milano aveva la Scala, Napoli il San Carlo, Venezia la Fenice. Roma, capitale, non aveva niente di paragonabile. Il Teatro dell’Opera di Roma nasce esattamente da questo vuoto, e nasce per iniziativa privata, non pubblica.

Domenico Costanzi, l’albergatore che comprò una vallata

Prima ancora che la capitale fosse trasferita a Roma, monsignor Francesco Saverio de Mérode, proprietario della vallata di San Vitale, capì che urbanizzare il tragitto fra la nascente stazione ferroviaria e via del Corso sarebbe stato un affare enorme. Su quell’asse sarebbe sorta via Nazionale. Domenico Costanzi, imprenditore immobiliare marchigiano, entrò nell’operazione e comprò terreni. Nel 1874 vi costruì l’Hotel Quirinale, che oggi figura fra i Locali storici d’Italia. Sul lotto confinante decise di edificare il teatro d’opera che alla nuova capitale mancava, e nel 1879 ne commissionò il progetto.

La mossa dell’albergo accanto al teatro non fu casualità: fu strategia. Costanzi collegò i due edifici con un passaggio sotterraneo riservato, in modo che gli artisti scritturati potessero alloggiare in albergo e raggiungere il palcoscenico senza mettere piede in strada. Per un tenore in tournée, nella Roma sterrata e ventosa degli anni ottanta dell’Ottocento, era un argomento di ingaggio quasi più convincente del cachet.

Achille Sfondrini e la sala a ferro di cavallo del Teatro dell’Opera di Roma

Il progetto andò ad Achille Sfondrini, architetto milanese specializzato in edifici teatrali, che lavorò nello stile neorinascimentale allora di moda. Sfondrini disegnò una sala a ferro di cavallo concepita, come dichiara la stessa Fondazione, per funzionare da cassa armonica e amplificare la sonorità delle opere rappresentate. La pianta originale prevedeva tre ordini di palchi, un anfiteatro e una galleria, per una capienza intorno ai 2.212 spettatori, oggi ridotta a circa 1.560 posti per ragioni di sicurezza e di comfort. La cupola fu affrescata dal perugino Annibale Brugnoli. Il cantiere durò diciotto mesi: una velocità che nel 1880 valeva quanto un primato sportivo e che oggi, a Roma, suona come una leggenda.

L’inaugurazione del 27 novembre 1880 con la Semiramide

Il teatro fu inaugurato il 27 novembre 1880 alla presenza del re Umberto I di Savoia e della regina Margherita, con la Semiramide di Gioachino Rossini. La scelta del titolo non fu neutra: Semiramide è un’opera del 1823, ultima partitura italiana di Rossini, monumentale, vocalmente proibitiva, esattamente il genere di sfida con cui un teatro nuovo dichiara al mondo di non essere una sala di provincia. Fu, in un certo senso, una dichiarazione politica in musica.

L’impresa però non si rivelò redditizia. Costanzi dovette impegnare beni propri per tenerla in piedi e rimase impresario fino alla morte, quando gli succedette il figlio Enrico. La verità storica è che il Costanzi, per i primi quarant’anni, fu un teatro splendido e cronicamente in perdita: nella Roma umbertina il pubblico che poteva permettersi un abbonamento non bastava a coprire i costi di un cartellone ambizioso.

Walter Mocchi, Emma Carelli e l’Impresa Costanzi

Nel 1907 la conduzione amministrativa passò all’impresario Walter Mocchi. Nel 1912 sua moglie Emma Carelli, soprano di rango che aveva calcato i maggiori palcoscenici, ne divenne direttrice e responsabile della nuova Impresa Costanzi. È un passaggio che merita più attenzione di quella che gli si dedica di solito: negli anni dieci del Novecento, una donna alla guida di un grande teatro d’opera europeo era una rarità assoluta. Carelli tenne il timone per quattordici stagioni, allargò il repertorio verso il teatro musicale straniero e portò a Roma la compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djagilev.

Teatro dell Opera di Roma
Teatro dell’Opera di Roma

Marcello Piacentini e le due trasformazioni del Teatro dell’Opera di Roma

Nel 1926 il teatro passò di mano: il Comune di Roma lo acquistò e ne assunse la gestione. Da quel momento il Costanzi smise di essere un’impresa privata e divenne l’istituzione lirica della capitale. La conseguenza immediata fu un cantiere.

Il cantiere 1926-1928 e il Teatro Reale dell’Opera

I lavori di completamento, ampliamento e ristrutturazione furono affidati a Marcello Piacentini, l’architetto che avrebbe firmato la Roma monumentale del ventennio. Il teatro chiuse il 15 novembre 1926. Piacentini rifece integralmente i prospetti esterni, aggiunse un quarto ordine ai tre ordini di palchi originali e ridisegnò l’ingresso. Il teatro assunse la denominazione di Teatro Reale dell’Opera e fu reinaugurato il 27 febbraio 1928 con il Nerone di Arrigo Boito diretto da Gino Marinuzzi. Anche qui la scelta del titolo dice tutto: Nerone è l’opera incompiuta e postuma di Boito, ambientata nella Roma imperiale, e riaprire con quella significava rivendicare un teatro romano per soggetto oltre che per indirizzo.

Il lampadario di cristallo del Teatro dell’Opera di Roma

L’elemento che tutti ricordano dopo la prima visita è il lampadario. Piacentini fece installare un enorme apparecchio di cristallo che, secondo la descrizione della Fondazione, conta ventisettemila gocce e illuminò la sala per la prima volta la sera del 27 febbraio 1928. All’epoca fu presentato come il più grande d’Europa. Guardatelo mentre la sala si spegne: le luci calano per gradi e il cristallo passa dal bianco all’ambra prima di sparire nel buio. È il momento più bello della serata e dura otto secondi.

L’ingresso spostato e la facciata che Piacentini non fece

Con il cantiere del 1926 fu eliminato l’ingresso di rappresentanza, che si affacciava sui giardini sul retro dell’Hotel Quirinale ed era accessibile da un vicolo cieco oggi scomparso. L’ingresso principale fu spostato da via Firenze a via del Viminale. Per la ristrettezza dei tempi non fu possibile realizzare la nuova facciata sulla piazza secondo il progetto più radicale che Piacentini aveva predisposto e che è rimasto inedito. Questa è una delle ragioni per cui il Teatro dell’Opera di Roma, visto da fuori, delude chi si aspetta una scenografia alla Garnier: la facciata che vedete è un compromesso, non il progetto che il suo architetto aveva in mente.

L’organo Buccolini del 1930

Nel 1930 la ditta organaria Buccolini allestì un organo a canne con una tastiera e pedaliera, nascosto alla destra del palcoscenico dietro una griglia espressiva. Serve nelle partiture che lo prevedono, dalla Tosca alla Cavalleria rusticana, e il pubblico quasi mai si accorge da dove arrivi quel suono. La stessa ditta lo ha restaurato nel 2004.

Il secondo intervento di Piacentini, 1958-1960

Con il passaggio alla Repubblica l’aggettivo reale sparì dalla denominazione. Nel 1956 il Comune di Roma affidò allo stesso Piacentini un nuovo intervento di ampliamento e restauro, avviato nel 1958 e ultimato nel 1960, nel clima di rinnovamento urbano che accompagnò i Giochi olimpici. I lavori portarono lo scalone d’onore, il foyer dei palchi, nuovi locali per uffici, arredi nuovi e il rifacimento della facciata in uno stile novecentesco. È l’aspetto che il teatro conserva oggi. Chi entra dal portico e sale lo scalone sta camminando dentro l’ultimo progetto romano di uno degli architetti più discussi del secolo.

Teatro dell Opera di Roma nel 1919
Teatro dell’Opera di Roma, 1919

Che cosa si vede dentro il Teatro dell’Opera di Roma

La visita al Teatro dell’Opera di Roma non è la visita a un museo: si entra per uno spettacolo, e quello che vedete dipende da dove sedete. Vale però la pena arrivare quaranta minuti prima e percorrere gli ambienti con calma, perché il percorso interno racconta tre epoche sovrapposte.

Il portico, lo scalone d’onore e i foyer

Si entra sotto il portico di piazza Beniamino Gigli, che è la parte più tarda dell’edificio. Il vestibolo introduce allo scalone d’onore realizzato con l’intervento del 1958-1960: marmi chiari, ringhiere sobrie, un gusto novecentesco che oggi rileggiamo come elegante e che negli anni sessanta sembrava semplicemente moderno. Dal foyer dei palchi si accede ai livelli superiori. Nell’intervallo il foyer è il posto dove si capisce che pubblico frequenta il Teatro dell’Opera di Roma: molto meno mondano di quanto la reputazione lasci credere, con una netta prevalenza di abbonati romani che si conoscono per nome.

La sala e i quattro ordini di palchi del Teatro dell’Opera di Roma

La sala è a ferro di cavallo, secondo l’impianto di Sfondrini pensato come cassa armonica. Ai tre ordini originali Piacentini ne aggiunse un quarto nel cantiere del 1926-1928. Sopra i palchi corrono l’anfiteatro e la galleria. La capienza attuale è di circa 1.560 posti, contro i 2.212 del progetto ottocentesco: la riduzione è il prezzo pagato per sedili più larghi, uscite di sicurezza e norme moderne. Il rosso dei velluti e l’oro degli stucchi sono la livrea consueta dei teatri all’italiana, ma le proporzioni della sala del Teatro dell’Opera di Roma sono più raccolte di quanto ci si aspetti, e questa è la sua fortuna acustica: nessuno è davvero lontano dal palcoscenico.

La cupola affrescata da Annibale Brugnoli

Il soffitto è la parte più ottocentesca di quanto vedete: la cupola dipinta da Annibale Brugnoli, pittore perugino attivo a Roma nella seconda metà dell’Ottocento, sopravvissuta a entrambi i cantieri di Piacentini. Brugnoli lavorò in molti interni romani di quella stagione con un repertorio di figure allegoriche e finte architetture. Guardarla richiede di rovesciare la testa all’indietro, e il momento giusto è appena entrati, con la sala ancora illuminata e semivuota: a luci spente non la vedrete più.

Dove sedersi al Teatro dell’Opera di Roma: opinione di chi ci va da anni

La platea centrale, dalla sesta alla dodicesima fila, è il posto migliore per ascoltare e vedere insieme, e infatti costa di più. Le prime tre file sono un errore che molti fanno: si è sotto il livello del palcoscenico, si guarda il cantante dal basso e il golfo mistico copre parte del suono orchestrale. I palchi laterali dei primi due ordini offrono una visione parziale e un prezzo minore: se andate per la musica e non per la scenografia, sono un affare. La galleria del Teatro dell’Opera di Roma è la scelta dei romani che ci vanno spesso: si vede tutto dall’alto, il suono arriva compatto e si spende poco. In un teatro a ferro di cavallo il posto peggiore non è mai quello più lontano, ma quello più laterale nei palchi bassi.

Una curiosità sul Teatro dell’Opera di Roma

La curiosità più bella riguarda un tunnel. Quando Domenico Costanzi costruì il suo teatro accanto all’Hotel Quirinale, che aveva aperto nel 1874 sulla neonata via Nazionale, non si limitò a metterli uno di fianco all’altro: li collegò con un passaggio sotterraneo. Il motivo era pratico e commerciale insieme. Gli artisti scritturati alloggiavano nell’albergo di proprietà dello stesso impresario e raggiungevano il palcoscenico attraversando il sottosuolo, senza uscire in strada, senza incontrare ammiratori, senza esporre la gola all’aria di Roma. Per un cantante lirico dell’Ottocento, che considerava una corrente d’aria una minaccia professionale, era un privilegio raro; per Costanzi era un modo per riempire due volte lo stesso ospite, con la camera e con la scrittura.

La conseguenza è che la storia del Teatro dell’Opera di Roma non si legge soltanto in sala. Si legge anche nell’albergo accanto, che oggi figura nell’elenco dei Locali storici d’Italia e che per decenni ha ospitato le voci che stavano per debuttare a pochi metri di distanza. Chi passa in via Nazionale davanti al Quirinale di solito vede un albergo qualunque; in realtà quell’edificio è il primo pezzo del teatro, costruito sei anni prima del teatro stesso, e senza di lui il Costanzi probabilmente non sarebbe mai stato edificato. L’impresario romano non era un mecenate: era un immobiliarista che aveva capito che un teatro d’opera valorizza un quartiere, e che un albergo attaccato a un teatro d’opera si riempie da solo. Il fatto che poi ci abbia rimesso i propri beni personali per tenere in vita il cartellone è la parte romantica di una storia che era cominciata come un’operazione di sviluppo urbano lungo l’asse che dalla stazione porta al Corso.

Aggiungo un dettaglio che completa il quadro: il vicolo cieco da cui si accedeva all’ingresso di rappresentanza affacciato sui giardini dietro l’albergo oggi non esiste più, cancellato dai lavori di Piacentini. Il teatro che vedete ha dunque perso il suo ingresso nobile originario, e l’unico modo per immaginarlo è ricostruire mentalmente la geografia di quell’isolato prima del 1926.

Le prime mondiali che hanno fatto la storia del Teatro dell’Opera di Roma

Il Costanzi non è un teatro che ospita capolavori altrui: è un teatro dove alcuni capolavori sono nati. Due, in particolare, hanno cambiato la storia dell’opera italiana, e sono nati a diciassette anni di distanza sullo stesso palcoscenico.

Cavalleria rusticana, 17 maggio 1890: nasce il verismo

Pietro Mascagni aveva ventisei anni, dirigeva una filarmonica a Cerignola e aveva presentato Cavalleria rusticana a un concorso per opere in un atto bandito dall’editore Sonzogno. Vinse. La prima assoluta andò in scena al Costanzi il 17 maggio 1890, con Gemma Bellincioni e Roberto Stagno. Da quella sera l’opera italiana cambiò direzione: fuori i re e le regine, dentro i contadini siciliani, il coltello, la gelosia, la messa di Pasqua. Il verismo musicale nasce qui, in questa sala, in un atto unico di settanta minuti. Nella stessa stagione il Costanzi ospitò anche la prima di Mala Pasqua di Stanislao Gastaldon, che partiva dalla stessa novella di Giovanni Verga: la storia ha premiato Mascagni e dimenticato Gastaldon, ed è un caso esemplare di quanto sia sottile il confine fra un capolavoro e un titolo che nessuno rimette in scena.

Tosca, 14 gennaio 1900: l’opera più romana che esista

Giacomo Puccini diede al Costanzi la prima assoluta della Tosca il 14 gennaio 1900. È l’opera più romana del repertorio: si apre in Sant’Andrea della Valle, prosegue a Palazzo Farnese e finisce sulla piattaforma di Castel Sant’Angelo, tutti luoghi che potete percorrere a piedi in un pomeriggio. Che sia nata a poche centinaia di metri da quei luoghi non è un dettaglio folkloristico: Puccini pretese che le campane del terzo atto riproducessero le sonorità reali che si sentono all’alba dal Gianicolo e da Castel Sant’Angelo, e mandò collaboratori a rilevarle. Il 9 marzo 2004 il teatro ha ripresentato l’allestimento storico di quella prima, operazione filologica rara e giustamente celebrata.

Mascagni di casa al Teatro dell’Opera di Roma

Mascagni fu un frequentatore assiduo del teatro, di cui fu anche direttore artistico nella stagione 1909-1910, e vi diede diverse prime. Dopo Cavalleria rusticana arrivò L’amico Fritz il 31 ottobre 1891, diretta da Rodolfo Ferrari con Fernando De Lucia e Paul Lhérie. Nel 1898 fu la volta di Iris, con Enrico Caruso in locandina. Il 17 gennaio 1901 andò in scena Le maschere, opera che Mascagni fece debuttare in contemporanea in più teatri italiani nella stessa sera, esperimento pubblicitario clamoroso e in buona parte fallito. Nel 1917 arrivò Lodoletta. Cinque prime nello stesso teatro sono la firma di un rapporto che va oltre la casualità.

Puccini, Leoncavallo, Zandonai, Alfano

Oltre alla Tosca, Puccini portò al Costanzi la prima italiana della Fanciulla del West, diretta da Arturo Toscanini nel 1911, e la prima italiana del Gianni Schicchi nel 1919. Ruggero Leoncavallo vi presentò la prima di Maia nel 1910. Dieci anni dopo Riccardo Zandonai vi diede la prima di Giulietta e Romeo. Il 5 gennaio 1952 andò in scena in prima assoluta la Sakùntala di Franco Alfano, rifacimento della precedente Leggenda di Sakuntala rappresentata al Teatro Comunale di Bologna il 10 dicembre 1921, la cui partitura era andata perduta durante la seconda guerra mondiale: Alfano riscrisse l’opera a memoria, e il Costanzi le diede una seconda vita.

Cecilia di Licinio Refice, 15 febbraio 1934

Al Teatro Reale dell’Opera, con la regia di Marcello Govoni, fu rappresentata il 15 febbraio 1934 la prima assoluta di Cecilia, opera in tre episodi e quattro quadri composta dal sacerdote Licinio Refice, nato a Patrica nel 1883 e morto a Rio de Janeiro nel 1954. Il soggetto è la vita di santa Cecilia, martire romana del III secolo. Il successo fu grande, anche grazie all’interpretazione di Claudia Muzio, uno dei soprani più celebrati del tempo. L’opera arrivò in scena dopo una battaglia decennale che Refice condusse presso le autorità civili e religiose: la partitura era pronta già nel 1922 e l’autore sperava di rappresentarla per l’Anno Santo del 1925. Un sacerdote compositore che porta una santa in palcoscenico era, nella Roma di quegli anni, materia delicata su entrambi i fronti.

Le altre prime assolute del Costanzi fra Otto e Novecento

L’elenco è più lungo di quanto la memoria collettiva conservi. Nel 1888 il Costanzi ospitò la prima assoluta di Medgé di Spiro Samara, con Emma Calvé. Nel 1890, oltre a Cavalleria rusticana e a Mala Pasqua di Gastaldon, andò in scena Rudello di Vincenzo Ferroni. Nel 1896 fu la volta della Sorella di Mark di Giacomo Setaccioli. Sono titoli che oggi nessuno rappresenta, e che però raccontano la funzione reale di un grande teatro alla fine dell’Ottocento: una fucina che produceva molto, sbagliava spesso e ogni tanto centrava un capolavoro.

Teatro dell Opera di Roma, Piazza Beniamino Gigli, 00184 Roma RM

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro dell’Opera di Roma

Nessuno vi dirà che l’orchestra stabile del Teatro dell’Opera di Roma è più giovane del teatro di venticinque anni, e che per un quarto di secolo le stagioni liriche della capitale furono suonate da complessi raccogliticci, messi insieme recita per recita. La ragione era economica e strutturale: le gestioni impresariali che guidarono il teatro fino al 1926 lavoravano in regime di precarietà e saltuarietà, e non avevano alcuna convenienza a mantenere sotto contratto centoquaranta professori d’orchestra per dodici mesi l’anno. Il risultato, dal punto di vista della qualità, era quello che potete immaginare.

La svolta arrivò nel 1905 per volontà dell’assessore comunale conte Enrico di Sanmartino, che convinse il Consiglio comunale di Roma a creare l’Orchestra Municipale, cento elementi in buona parte provenienti dalla Banda Municipale. Quel complesso divenne l’Orchestra del Teatro Costanzi e lo restò fino al 1926. La trasformazione del Costanzi in Teatro Reale dell’Opera spinse la direzione e l’amministrazione comunale a costituire un complesso orchestrale davvero stabile, sia pure con contratto stagionale. Nel 1935 il Comune di Roma, tramite il vice governatore marchese Dentice d’Accadia in qualità di direttore artistico, fissò l’organico complessivo delle maestranze e portò l’orchestra a 143 elementi, compresi i professori della banda.

Il coro è ancora più recente: il Coro del Teatro dell’Opera di Roma partecipa alla vita artistica del teatro dal 1935, per volontà di Tullio Serafin, allora direttore artistico del Teatro Reale dell’Opera. Serafin è lo stesso direttore che pochi anni dopo avrebbe costruito il repertorio di Maria Callas. Ecco il punto che quasi nessuna guida spiega: quando ascoltate un coro impeccabile in una Nabucco o in una Turandot al Teatro dell’Opera di Roma, state ascoltando un’istituzione nata nel pieno degli anni trenta, non un’eredità ottocentesca. Le due colonne sonore stabili di questo teatro, orchestra e coro, hanno rispettivamente centoventi e novant’anni scarsi di vita: molto meno del muro che le circonda.

Orchestra, Coro e direzione musicale del Teatro dell’Opera di Roma

Oggi la Fondazione ha una direzione musicale stabile: Michele Mariotti, nato a Pesaro, formatosi in composizione al Conservatorio Rossini e in direzione d’orchestra all’Accademia Musicale Pescarese, è direttore musicale del Teatro dell’Opera di Roma dal febbraio 2022. Prima di arrivare a Roma era stato direttore principale e poi direttore musicale del Teatro Comunale di Bologna, e ha diretto alla Scala, al Metropolitan di New York, alla Royal Opera House di Londra, all’Opéra di Parigi, alla Lyric Opera di Chicago e alla Deutsche Oper di Berlino. Nel 2016 l’Associazione Nazionale Italiana Critici Musicali gli ha assegnato il trentaseiesimo Premio Abbiati come miglior direttore d’orchestra dell’anno. La sovrintendenza è affidata a Francesco Giambrone, già sovrintendente del Teatro Massimo di Palermo, arrivato a Roma alla fine del 2021 dopo gli otto anni di Carlo Fuortes, nominato il 23 dicembre 2013 e rimasto in carica fino al 27 dicembre 2021.

Nell’agosto del 2011 Riccardo Muti ha ricevuto la nomina di Direttore Onorario a vita del Teatro dell’Opera di Roma, dove aveva assunto la direzione musicale nel 2008. Il rapporto fra Muti e questo teatro è uno dei capitoli più intensi e più conflittuali della vita musicale italiana recente, e ha lasciato in orchestra una scuola di suono che si riconosce ancora oggi nel repertorio verdiano.

Il Corpo di Ballo e la Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma

Chi pensa al Teatro dell’Opera di Roma solo come casa del melodramma dimentica metà della sua identità. Il teatro ha un corpo di ballo stabile e una scuola di danza fra le più antiche d’Italia, e la stagione di balletto ha sempre avuto un seguito popolare in città.

L’uccello di fuoco e i Balletti Russi, 9 aprile 1917

La data che conta è il 9 aprile 1917: al Costanzi si tenne la prima italiana dell’Uccello di fuoco di Igor’ Fëdorovič Stravinskij, rappresentata dalla compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djagilev. Siamo in piena guerra mondiale, e Djagilev portava a Roma il repertorio che aveva rivoluzionato la danza europea. Quella tournée romana è uno degli episodi decisivi del rapporto fra le avanguardie del primo Novecento e la capitale italiana.

Le compagnie e le stelle passate dal palcoscenico romano

Dall’immediato dopoguerra si sono esibiti qui l’American Ballet Theatre e il Sadler’s Wells, oggi Royal Ballet, insieme alle stelle sovietiche Rudol’f Nureev, Natal’ja Romanovna Makarova, Vladimir Viktorovič Vasil’ev ed Ekaterina Maksimova. Negli anni cinquanta Attilia Radice e Guido Lauri danzarono nelle prime assolute dei principali balletti di tradizione, per poi assumere rispettivamente la direzione della scuola e della compagnia. Fra i molti nomi che hanno firmato spettacoli di danza in questo teatro figurano Erik Bruhn, Zarko Prebil, Roland Petit, Majja Michajlovna Pliseckaja, Carla Fracci e Paolo Bortoluzzi.

La Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, dal 1928

La Scuola di Danza nasce nel 1928, nello stesso anno della riapertura come Teatro Reale dell’Opera, ed è oggi fra le più antiche e prestigiose scuole professionali di danza italiane. Non ha sede in teatro: occupa una villa storica in via Ozieri 8, in una zona tranquilla vicina all’Acquedotto Felice. La villa ha una piccola gloria cinematografica, perché Luchino Visconti la usò come set per Bellissima nel 1951. La scuola forma ballerini professionisti a partire dall’età infantile e propone anche un corso biennale per insegnanti di danza classica accademica, con un terzo anno di specializzazione. L’ammissione è per selezione e attira allievi da tutta Italia e dall’estero.

Eleonora Abbagnato alla guida della danza

Dal 2015 la direzione del Corpo di Ballo è affidata a Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra di Parigi, e dall’agosto 2022 la stessa Abbagnato dirige anche la Scuola di Danza. Palermitana, cominciò a studiare a quattro anni, si formò fra Monte Carlo, Cannes e Parigi, entrò nel Ballet dell’Opéra di Parigi nel 1996 e il 27 marzo 2013 fu nominata étoile, prima italiana a raggiungere quel traguardo. Ha danzato nei lavori di Nureev, Balanchine, Forsythe e Béjart. Nel 2010 il presidente Sarkozy l’ha nominata Chevalier dans l’Ordre National du Mérite, e nel marzo 2023 il ministro della Cultura italiano l’ha nominata presidente del Consiglio superiore dello spettacolo.

Teatro dell Opera di Roma
Teatro dell’Opera di Roma

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro dell’Opera di Roma

Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri: non scegliete la serata in base al titolo famoso, scegliete in base alla recita. Le prime di stagione hanno il pubblico peggiore che un teatro possa avere, fatto di persone che vengono per essere viste, applaudono a sproposito e conversano durante i preludi. Le repliche infrasettimanali, la terza o la quarta, hanno lo stesso cast, un’orchestra ormai rodata sul titolo, biglietti che costano sensibilmente meno e una sala di ascoltatori veri. Se andate al Teatro dell’Opera di Roma una volta sola nella vita, andateci a una replica di martedì o mercoledì.

Secondo consiglio, di natura pratica. Comprate con anticipo e comprate sul canale ufficiale del teatro, dove l’acquisto con carta di credito è dichiarato senza commissioni: sui titoli popolari, Tosca, Traviata, Schiaccianoci, i settori economici finiscono settimane prima. Se avete meno di trent’anni o più di sessantacinque portate il documento e chiedete la riduzione del venticinque per cento: non è automatica, va richiesta, e vale su gran parte dei settori con l’esclusione delle prime file di platea, del balcone e della galleria.

Terzo consiglio, sulla serata. Arrivate quaranta minuti prima. Il Teatro dell’Opera di Roma non ha spazi di attesa enormi e negli ultimi dieci minuti prima dell’inizio l’ingresso diventa un imbuto. Con quaranta minuti di margine avete il tempo di lasciare il cappotto, salire lo scalone, guardare la cupola di Brugnoli con la sala ancora illuminata, leggere la locandina e sedervi senza scavalcare dodici persone. Se poi la recita è al Teatro Nazionale di via del Viminale 51, sappiate che è una sala completamente diversa, ricavata da un cinema degli anni venti, con un rapporto molto più ravvicinato fra spettatore e palcoscenico.

Quarto e ultimo: non fidatevi della durata scritta sul programma. Nell’opera italiana gli intervalli sono lunghi e in due casi su tre la serata finisce venti minuti dopo l’orario previsto. Se dovete prendere l’ultima metropolitana, verificate prima l’orario di chiusura della linea A e mettete in conto il ritardo. Il teatro consiglia inoltre un’età minima di quattro anni per assistere agli spettacoli: sotto quella soglia la sala è la scelta sbagliata, per il bambino e per chi gli sta accanto.

Le altre case del Teatro dell’Opera di Roma: Nazionale, Caracalla, Circo Massimo

La Fondazione non vive in un solo edificio. Orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma dispongono anche della Sala Respighi, all’interno della Galleria Regina Margherita, del Teatro Nazionale e soprattutto del palcoscenico all’aperto delle Terme di Caracalla.

Il Teatro Nazionale, un cinema del 1925 diventato teatro d’opera

Il Teatro Nazionale è in via del Viminale 51, all’angolo con via Agostino Depretis, a due passi dal Costanzi. Aprì nel 1925 come sala cinematografica con il nome di Supercinema, su progetto degli architetti Arnaldo Foschini e Attilio Spaccarelli con l’ingegnere Giacomo Giobbe, per conto del commendator Urbano Rattazzi, che lo ricavò dentro un edificio preesistente. Misurava trentasei metri per trenta e accoglieva 2.500 spettatori fra platea e gallerie. Le decorazioni interne erano in stile liberty italiano, con stucchi dorati, pitture, pietre e stoffe, e la presenza di una fossa orchestrale indica che ospitava anche spettacoli di varietà e dal vivo, non solo proiezioni. Dopo la seconda guerra mondiale divenne cinema puro. Alla fine degli anni novanta il Comune di Roma acquistò l’ex Supercinema e lo affidò alla Fondazione Teatro dell’Opera di Roma come seconda sede. Oggi ci si vedono produzioni di formato più raccolto, contemporaneo, e spettacoli di danza: chi vuole capire dove va la programmazione della Fondazione, guardi il cartellone del Nazionale prima di quello del Costanzi.

Le Terme di Caracalla, la stagione estiva dal 1937

Le Terme di Caracalla sono la sede estiva del Teatro dell’Opera di Roma e uno degli appuntamenti fissi dell’estate romana. Le terme, che i romani chiamavano Antoniniane dal nome del loro fondatore Marco Aurelio Antonino Bassiano detto Caracalla, furono inaugurate nel 216 d.C., benché gli studiosi ritengano che l’impresa fosse stata concepita dal padre Settimio Severo. L’avventura teatrale comincia nel 1937 come iniziativa sperimentale: il governatore Piero Colonna la annunciò alla stampa il 27 luglio 1937 e la stagione inaugurale si aprì il primo agosto con Lucia di Lammermoor, protagonisti Toti Dal Monte e Beniamino Gigli, sul podio Oliviero De Fabritiis. Le cinque recite sperimentali diventarono una quarantina già la stagione successiva. Fu costruita una cavea capace di ventimila spettatori e il palcoscenico venne spostato nell’area del calidarium. Aida è il titolo più rappresentato nella storia del luogo, e non è un caso: nessun altro spazio al mondo permette di mettere in scena una marcia trionfale dentro un monumento imperiale autentico.

La vicenda si interruppe fra il 1940 e il 1945 per la guerra, riprese nel dopoguerra e proseguì fino al 1993. Nel 2001 il festival è tornato con un impianto scenico mobile, pensato per conservare l’atmosfera del luogo e insieme per garantire la tutela delle strutture antiche: è questa la nuova situazione logistica che distingue la Caracalla di oggi da quella dei ventimila posti. L’indirizzo è viale delle Terme di Caracalla. Riduzione del dieci per cento per le categorie agevolate. E un avvertimento che vale più di ogni altro: in caso di pioggia dopo il primo atto non è previsto rimborso.

Il Circo Massimo

Nel 2020 e nel 2021 la stagione estiva di opera e balletto si è tenuta al Circo Massimo, dove è stato possibile allestire una platea, un golfo mistico e un palcoscenico più grandi, in modo da rispettare il distanziamento imposto dalla pandemia. La valle fra Palatino e Aventino ha continuato a ospitare grandi produzioni all’aperto: il programma estivo della Fondazione si legge nella pagina del Caracalla Festival al Circo Massimo.

Terme di Caracalla, biglietti per i concerti e gli spettacoli estivi
Terme di Caracalla, i concerti e gli spettacoli estivi

Terme di Caracalla a Roma
Terme di Caracalla

Biglietti per il concerto al Circo Massimo
Gli spettacoli al Circo Massimo

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Tutti sanno che il Teatro dell’Opera di Roma si chiamava Teatro Costanzi e che oggi porta un altro nome. Quasi nessuno però ricorda che, in mezzo, si è chiamato per quasi vent’anni Teatro Reale dell’Opera, e che quell’aggettivo non era un ornamento: era una dichiarazione istituzionale. Nel 1926 il teatro fu acquistato dal potere pubblico e ribattezzato reale, e con quel nome andò in scena il 27 febbraio 1928 con il Nerone di Boito. Con l’avvento della Repubblica l’aggettivo cadde e il teatro assunse la denominazione attuale. In una sola targa si legge dunque tutta la storia politica italiana del Novecento: l’impresa privata ottocentesca, la statalizzazione monarchica del ventennio, la fondazione repubblicana.

Il corollario architettonico è ancora meno citato. Il Teatro dell’Opera di Roma che vedete non è opera di un solo architetto ma di due, a distanza di ottant’anni, e il secondo ha lavorato due volte sullo stesso edificio. Achille Sfondrini disegnò nel 1878-1880 la sala a ferro di cavallo, la cupola, i tre ordini di palchi. Marcello Piacentini intervenne fra il 1926 e il 1928 su prospetti, ingresso e quarto ordine di palchi, e poi di nuovo fra il 1958 e il 1960 su facciata, scalone d’onore e foyer. Il risultato è che l’involucro esterno è novecentesco e l’anima interna è ottocentesca. Chi entra aspettandosi un edificio omogeneo resta spiazzato; chi sa leggere le stratificazioni ci trova uno dei documenti più chiari di come Roma abbia riscritto se stessa nel secolo scorso.

Terzo elemento poco citato: il progetto di facciata che Piacentini aveva predisposto per la piazza non fu mai realizzato per ristrettezza di tempi ed è rimasto inedito. Esiste dunque un Teatro dell’Opera di Roma alternativo, disegnato e mai costruito, che dorme in un archivio. È il genere di dettaglio che cambia il modo in cui si guarda un edificio: quella facciata non è quello che l’architetto voleva, è quello che l’architetto riuscì a fare entro la data di riapertura.

La foto giusta da fare al Teatro dell’Opera di Roma

La foto che tutti fanno è la facciata su piazza Beniamino Gigli di giorno, ed è la peggiore possibile: fronte piatto, luce dura, automobili parcheggiate, nessuna profondità. Il prospetto novecentesco di Piacentini non regge il sole a picco. La foto giusta al Teatro dell’Opera di Roma è un’altra e richiede due condizioni: il buio e l’interno.

La prima inquadratura da cercare è la facciata all’ora blu, cioè nei venti minuti dopo il tramonto, quando le luci del portico sono già accese e il cielo conserva ancora un residuo di azzurro profondo. In quella finestra il rapporto fra la luce calda dell’edificio e il cielo funziona, il traffico di via del Viminale lascia scie e la piazza guadagna la scenografia che di giorno non ha. Posizionatevi sul lato opposto della piazza, leggermente decentrati verso via Torino, in modo da prendere il portico di tre quarti e non di fronte: il taglio obliquo restituisce volume a un fronte altrimenti bidimensionale.

La seconda inquadratura, quella davvero rara, è la sala prima dell’inizio. Entrate presto, salite in galleria anche se avete il posto in platea, e fotografate dall’alto con la sala illuminata e mezza vuota: prendete il lampadario in primo piano e la curva dei quattro ordini di palchi che scende verso il boccascena. È l’unico punto di ripresa da cui si capisce l’impianto a ferro di cavallo di Sfondrini e da cui il lampadario di Piacentini non diventa una macchia bianca sovraesposta. Tenete la macchina appoggiata al parapetto, perché il tempo di posa sarà lungo e il flash è inutile oltre che maleducato.

Regola non negoziabile: durante lo spettacolo non si fotografa. Non per una questione di regolamento soltanto, ma perché uno schermo acceso in una sala buia rovina la serata a trenta persone e distrae i cantanti. Se volete un ricordo, fatelo prima che si spengano le luci o durante gli applausi finali, quando il sipario è alzato e la ripresa è tollerata in molte sale. La terza inquadratura da non trascurare è la cupola di Annibale Brugnoli: obiettivo grandangolare, schiena appoggiata allo schienale, macchina puntata verticalmente. Con la sala illuminata viene bene; a luci spente non ci provate nemmeno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento è l’inaugurazione stessa, il 27 novembre 1880, con la Semiramide di Rossini davanti a Umberto I e a Margherita di Savoia. Roma capitale da dieci anni si dotava finalmente di un teatro d’opera all’altezza delle altre capitali europee, e lo faceva con i soldi di un privato marchigiano, non con quelli dello Stato.

Il secondo è il 17 maggio 1890, con la prima assoluta di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni interpretata da Gemma Bellincioni e Roberto Stagno. Nel giro di una sera un compositore ventiseienne e sconosciuto diventò il nome più discusso d’Europa e la scuola verista ebbe il suo manifesto. Pochi teatri al mondo possono dire di avere tenuto a battesimo un intero movimento.

Il terzo è il 14 gennaio 1900, prima assoluta della Tosca di Giacomo Puccini. L’opera più legata alla topografia romana nacque a poche centinaia di metri dai luoghi in cui è ambientata, e il 9 marzo 2004 il teatro ne ha ripresentato l’allestimento storico.

Il quarto è il 9 aprile 1917, con la prima italiana dell’Uccello di fuoco di Stravinskij portata dai Balletti Russi di Djagilev in piena guerra mondiale: l’avanguardia europea entrava a Roma dalla porta principale.

Il quinto è il 15 novembre 1926, giorno della chiusura per il cantiere di Piacentini, e il 27 febbraio 1928, riapertura come Teatro Reale dell’Opera con il Nerone di Arrigo Boito diretto da Gino Marinuzzi, sotto un lampadario di cristallo da ventisettemila gocce acceso per la prima volta quella sera.

Il sesto è il primo agosto 1937, quando la stagione estiva alle Terme di Caracalla si inaugurò con Lucia di Lammermoor, Toti Dal Monte e Beniamino Gigli sul palcoscenico e Oliviero De Fabritiis sul podio, dopo l’annuncio del governatore Piero Colonna alla stampa il 27 luglio. Da cinque recite sperimentali si passò a una quarantina l’anno successivo.

Il settimo è il 15 febbraio 1934, con la prima assoluta di Cecilia di Licinio Refice e Claudia Muzio protagonista, arrivata dopo una battaglia decennale con le autorità civili ed ecclesiastiche.

L’ottavo è il 5 gennaio 1952, prima assoluta della Sakùntala di Franco Alfano, opera riscritta dopo la perdita bellica della partitura originale del 1921.

Il nono riguarda due allestimenti che i romani più anziani citano ancora: Le nozze di Figaro di Mozart del 1964, diretta da Carlo Maria Giulini con la regia di Luchino Visconti e con Ilva Ligabue, Mariella Adani e Rolando Panerai, e il Don Carlo di Giuseppe Verdi diretto da Giulini per la regia di Visconti nel 1965. Furono due stagioni in cui il Teatro dell’Opera di Roma fu, semplicemente, il miglior teatro d’Italia.

Il decimo è l’agosto 2011, con la nomina di Riccardo Muti a Direttore Onorario a vita, e la stagione di rinnovamento istituzionale che ha portato prima la sovrintendenza di Carlo Fuortes, dal 23 dicembre 2013 al 27 dicembre 2021, e poi quella di Francesco Giambrone. Il 2020 e il 2021 hanno lasciato un altro segno: la stagione estiva trasferita al Circo Massimo per consentire il distanziamento.

Chi è passato dal Teatro dell’Opera di Roma

L’elenco di chi è salito su questo podio è, semplicemente, la storia della direzione d’orchestra del Novecento. Hanno diretto al Costanzi Otto Klemperer, Victor de Sabata, Vittorio Gui, Gino Marinuzzi, Tullio Serafin, Gabriele Santini, Erich Kleiber, Arturo Toscanini, Antonino Palminteri, Herbert von Karajan, Giuseppe Sinopoli, Carlo Maria Giulini, Thomas Schippers, Claudio Abbado, Gianandrea Gavazzeni, Georg Solti, Georges Prêtre, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Peter Maag, Mstislav Rostropovič, Giuseppe Patanè, Wolfgang Sawallisch, Nino Sanzogno, Lovro von Matačić, Gianluigi Gelmetti, Oliviero De Fabritiis e, dal 2008, Riccardo Muti. Dal febbraio 2022 la direzione musicale è di Michele Mariotti.

Sul versante delle voci il catalogo è altrettanto vertiginoso. Hanno cantato al Teatro dell’Opera di Roma Enrico Caruso, Beniamino Gigli, al quale è intitolata la piazza davanti al teatro, Fëdor Šaljapin, Giacomo Lauri-Volpi, Aureliano Pertile, Claudia Muzio, Maria Caniglia, Giuseppina Cobelli, Ebe Stignani, Fedora Barbieri, Maria Callas, Renata Tebaldi, Magda Olivero, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Franco Corelli, Tito Gobbi, Alfredo Kraus, Carlo Bergonzi, Leyla Gencer, Antonietta Stella, Renata Scotto, Montserrat Caballé, Joan Sutherland, Marilyn Horne, Raina Kabaivanska, Piero Cappuccilli, Renato Bruson, José Carreras, Plácido Domingo, Luciano Pavarotti, Ruggero Raimondi, Roberto Alagna, Gino Sinimberghi, Giulio Neri, Leontyne Price, Leo Nucci, Jessica Pratt e Anna Netrebko.

Vanno aggiunti i creatori delle prime: Gemma Bellincioni e Roberto Stagno per Cavalleria rusticana nel 1890, Fernando De Lucia e Paul Lhérie per L’amico Fritz nel 1891, Emma Calvé per Medgé nel 1888. E i compositori in persona, che qui vennero a sorvegliare le proprie creature: Mascagni, che fu anche direttore artistico nella stagione 1909-1910, Puccini, Leoncavallo, Zandonai, Alfano, Refice. Per la danza sono passati Rudol’f Nureev, Natal’ja Makarova, Vladimir Vasil’ev, Ekaterina Maksimova, e hanno firmato spettacoli Erik Bruhn, Zarko Prebil, Roland Petit, Majja Pliseckaja, Carla Fracci e Paolo Bortoluzzi. Sul fronte della regia il nome che pesa di più è quello di Luchino Visconti, che qui firmò le Nozze di Figaro del 1964 e il Don Carlo del 1965 con Giulini sul podio.

Un ultimo passaggio, meno noto: la villa di via Ozieri che ospita la Scuola di Danza fu set di Bellissima, il film che Visconti girò nel 1951 con Anna Magnani. Il legame fra questo teatro e il regista milanese, dunque, comincia prima delle due regie liriche degli anni sessanta e passa per un edificio che non è il teatro.

Teatro dell Opera di Roma
Teatro dell’Opera di Roma

Il Teatro dell’Opera di Roma con i bambini

Il teatro indica un’età minima consigliata di quattro anni per assistere agli spettacoli, e la soglia è realistica. Sotto quell’età l’attesa al buio diventa intollerabile per il bambino e insostenibile per chi ha il posto accanto. Sopra, molto dipende dal titolo. Il repertorio giusto per un primo ingresso è il balletto: Lo schiaccianoci a dicembre e Il lago dei cigni sono spettacoli che un bambino di sei o sette anni segue senza problemi, perché la storia si capisce guardando e non ascoltando un testo cantato in una lingua che non conosce. Fra le opere funzionano bene i titoli comici e brevi, mentre un Wagner di quattro ore è il modo migliore per far odiare la lirica a un ragazzino per il resto della vita.

Consiglio di metodo: raccontate la trama prima di entrare, in due minuti, senza risparmiare il finale. Nell’opera lo spoiler non esiste, perché il piacere è nel come e non nel cosa. Un bambino che sa già che Tosca si getterà dal Castello segue il terzo atto con dieci volte più attenzione di uno che non ha capito chi sia Scarpia. La Fondazione ha inoltre un settore didattico attivo, raggiungibile allo 06 48160518 e all’indirizzo didattica@operaroma.it, che cura programmi rivolti alle scuole e al pubblico giovane.

Accessibilità del Teatro dell’Opera di Roma

Il teatro è accessibile alle persone in sedia a rotelle, con spazi riservati nel settore della platea e ascensore per raggiungere i livelli superiori. La tariffa agevolata prevede una riduzione del venticinque per cento oppure un biglietto a cinque euro. Poiché i posti riservati sono per forza di cose limitati e in una sala storica non si possono moltiplicare, la prenotazione anticipata al botteghino non è un consiglio ma una necessità: telefonate allo 06 48160255 con largo anticipo e specificate l’esigenza, così da concordare l’ingresso e il posto. Le sedi della Fondazione hanno caratteristiche diverse fra loro, e le condizioni di accesso alle Terme di Caracalla, dove si cammina su terreno archeologico all’aperto, non sono paragonabili a quelle della sala di piazza Beniamino Gigli.

Come ci si veste al Teatro dell’Opera di Roma

Domanda frequente, e la risposta onesta è: molto meno formalmente di quanto immaginate. Alle repliche infrasettimanali il pubblico romano si presenta in abbigliamento ordinario e nessuno alza un sopracciglio. Alle prime di stagione, alle recite di gala e alla serata inaugurale il codice si alza sensibilmente, con abito scuro per gli uomini e abito lungo o cocktail per le donne, soprattutto nei palchi. La regola pratica è semplice: vestitevi come per una cena importante e non sbagliate in nessuna delle due direzioni. Un dettaglio che conta più dell’abito: il cappotto va lasciato al guardaroba, perché tenerlo in braccio in una poltrona di platea per due ore e mezza è una forma di autolesionismo.

Cosa vedere intorno al Teatro dell’Opera di Roma

La posizione è fra le più ricche di Roma e nel raggio di dieci minuti a piedi si concentra un patrimonio sproporzionato. Verso nord, oltre piazza della Repubblica, si arriva alle Terme di Diocleziano, il più grande complesso termale della Roma imperiale, oggi sezione del Museo Nazionale Romano. A cinque minuti in direzione opposta, salendo verso l’Esquilino, si incontra Santa Maria Maggiore, con i mosaici paleocristiani della navata e il soffitto cassettonato. Scendendo per via Nazionale si passa davanti al Palazzo delle Esposizioni, la grande macchina espositiva ottocentesca della capitale. Poco più avanti, verso il Quirinale, c’è Palazzo Barberini con la Galleria Nazionale d’Arte Antica, e sulla sommità del colle il Palazzo del Quirinale. Proseguendo si arriva alla Fontana di Trevi e, oltre, a via del Corso.

Per chi vuole restare in tema musicale, la geografia romana offre alternative diverse fra loro: il Teatro Brancaccio su via Merulana e il Teatro Sistina per il musical e la grande prosa, il Teatro Olimpico per la danza e i concerti, l’Auditorium Parco della Musica per il repertorio sinfonico, il Museo Nazionale degli Strumenti Musicali per chi vuole capire da vicino come funziona il suono che ha ascoltato in sala.

Quando andare al Teatro dell’Opera di Roma e quando evitarlo

La stagione della sala storica occupa grosso modo l’autunno, l’inverno e la primavera, mentre in estate la Fondazione si trasferisce all’aperto. Il periodo migliore per una serata al Costanzi è fra gennaio e marzo: la città ha pochi turisti, i biglietti si trovano, il pubblico è quello degli abbonati e il livello dell’ascolto è alto. Dicembre è il mese più affollato per via dei titoli natalizi, in particolare i balletti, e i posti buoni spariscono con mesi di anticipo.

Da evitare, se potete scegliere: la prima assoluta di stagione, per i motivi già detti, e le domeniche pomeriggio, che a Roma raccolgono un pubblico di abitudinari poco tollerante verso chi arriva in ritardo. In estate la logica si rovescia: si va a Caracalla o al Circo Massimo, si accetta il rischio della pioggia e si guadagna qualcosa che nessun teatro chiuso può dare, cioè un fondale di rovine imperiali alto trenta metri dietro i cantanti. Se dovete scegliere una sola serata in tutto l’anno e siete a Roma d’estate, la scelta è quella. Se siete a Roma d’inverno, allora una replica infrasettimanale al Costanzi, in galleria, con il documento in tasca per la riduzione.

Domande veloci sul Teatro dell’Opera di Roma

Dove si trova esattamente il Teatro dell’Opera di Roma?

In piazza Beniamino Gigli 7, fra via del Viminale e via Firenze, alle spalle di via Nazionale e a pochi passi da piazza della Repubblica.

Qual è la fermata della metropolitana per il Teatro dell’Opera di Roma?

Repubblica Teatro dell’Opera, sulla linea A. Dalla stazione si arriva a piedi in tre minuti scarsi.

Quanto costa un biglietto per il Teatro dell’Opera di Roma?

Dipende dal titolo, dal settore e dal giorno: il teatro pubblica per ogni produzione una pianta della sala con il listino corrispondente, ed è lì che si legge il prezzo esatto della recita che vi interessa.

Ci sono riduzioni per i giovani al Teatro dell’Opera di Roma?

Sì. Giovani e studenti fino a trent’anni ottengono il venticinque per cento di sconto presentando un documento d’identità. Esiste inoltre una carta dedicata al pubblico under 30, la Carta Giovani Opera.

E per gli over 65?

Stessa riduzione del venticinque per cento, previa esibizione del documento. Le riduzioni non valgono per le prime file di platea, per il balcone, per la galleria e per le recite classificate come extra.

Quanti posti ha il Teatro dell’Opera di Roma?

Oggi circa 1.560. Il progetto originale di Achille Sfondrini ne prevedeva circa 2.212 fra palchi, anfiteatro e galleria.

Perché si chiama anche Teatro Costanzi?

Dal nome di Domenico Costanzi, l’imprenditore che lo fece costruire nel 1879-1880 e che ne fu impresario fino alla morte.

Quando è stato inaugurato il Teatro dell’Opera di Roma?

Il 27 novembre 1880, con la Semiramide di Rossini, alla presenza di Umberto I e di Margherita di Savoia.

Quale opera famosa ha debuttato al Teatro dell’Opera di Roma?

Più di una. Cavalleria rusticana di Mascagni il 17 maggio 1890 e Tosca di Puccini il 14 gennaio 1900 sono le due prime assolute che hanno cambiato la storia del melodramma italiano.

Si possono fare foto dentro il Teatro dell’Opera di Roma?

Prima dell’inizio e durante gli applausi finali in genere sì; durante lo spettacolo no, per rispetto verso gli interpreti e verso chi vi siede accanto.

Il Teatro dell’Opera di Roma è accessibile in sedia a rotelle?

Sì, con spazi riservati in platea e ascensore per i livelli superiori, e con biglietto agevolato al venticinque per cento di riduzione oppure a cinque euro. I posti sono pochi: conviene prenotare per tempo al botteghino.

Serve prenotare per il Teatro dell’Opera di Roma?

Per i titoli popolari e per le recite di dicembre sì, con largo anticipo. Per una replica infrasettimanale di repertorio si trova quasi sempre posto anche all’ultimo momento.

Si possono cambiare o farsi rimborsare i biglietti?

No. Il rimborso è previsto solo in caso di annullamento dello spettacolo, entro cinque giorni, presentando il biglietto al botteghino, e non comprende le commissioni di intermediazione.

E se piove alle Terme di Caracalla?

Se la pioggia arriva dopo il primo atto non è previsto alcun rimborso. È la clausola che genera più discussioni ogni estate.

Ho perso il biglietto: mi rifanno il duplicato?

No. Bisogna presentarsi di persona al botteghino e compilare una dichiarazione di smarrimento indicando con esattezza il posto assegnato.

Quanto dura uno spettacolo al Teatro dell’Opera di Roma?

Dipende dal titolo: da poco più di un’ora per un atto unico a oltre quattro ore per i grandi titoli con due intervalli. Mettete sempre in conto venti minuti oltre l’orario indicato.

Da che età si può portare un bambino?

Il teatro consiglia un’età minima di quattro anni. Per un primo ingresso funzionano meglio i balletti dei titoli operistici lunghi.

Che differenza c’è fra il Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro Nazionale?

Sono due sedi della stessa Fondazione. La sala storica di piazza Beniamino Gigli è il teatro all’italiana del 1880; il Nazionale, in via del Viminale 51, è un ex cinema del 1925 riconvertito e ospita produzioni di formato più contemporaneo.

Il Teatro dell’Opera di Roma si può visitare fuori dagli spettacoli?

La Fondazione propone attività di apertura al pubblico e visite; le informazioni e le prenotazioni passano dall’ufficio dedicato, all’indirizzo visiteguidate@operaroma.it e ai recapiti pubblicati dal teatro.

Dove parcheggio vicino al Teatro dell’Opera di Roma?

Il teatro segnala due garage convenzionati: Euro Parking in via Napoli 66, dentro la ZTL, e Parking Esedra in via Modena 10, fuori dalla ZTL, entrambi a cinque euro per la durata dello spettacolo.

Il teatro è dentro la zona a traffico limitato?

Sì. La ZTL del Centro Storico è attiva dal lunedì al venerdì fra le 6.30 e le 18.00 e il sabato fra le 14.00 e le 18.00.

C’è il guardaroba?

Sì, e conviene usarlo: due ore e mezza con un cappotto in braccio in poltrona sono un supplizio evitabile.

Chi dirige oggi il Teatro dell’Opera di Roma?

La sovrintendenza è di Francesco Giambrone, la direzione musicale di Michele Mariotti dal febbraio 2022, la direzione del Corpo di Ballo e della Scuola di Danza di Eleonora Abbagnato. Riccardo Muti è Direttore Onorario a vita dall’agosto 2011.

Dove si fa la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma?

Alle Terme di Caracalla, sede estiva dal 1937, con l’impianto scenico mobile introdotto nel 2001. Nel 2020 e nel 2021 la stagione si è svolta al Circo Massimo.

Come si arriva alle Terme di Caracalla per gli spettacoli?

L’indirizzo è viale delle Terme di Caracalla; la fermata di riferimento della metropolitana è Circo Massimo sulla linea B, servita anche dal tram 3 e da diverse linee di superficie.

Vale la pena andare al Teatro dell’Opera di Roma se non conosco la lirica?

Sì, a patto di scegliere bene: un balletto o un titolo verista breve come Cavalleria rusticana sono il modo giusto di cominciare. Un’opera di quattro ore in lingua straniera, senza preparazione, è il modo sbagliato.

Qual è il posto migliore in sala?

La platea centrale fra la sesta e la dodicesima fila per chi vuole il massimo, la galleria per chi cerca il miglior rapporto fra spesa e ascolto. Da evitare le prime tre file di platea e i palchi bassi più laterali.

Chiudiamo con la nostra opinione: il Teatro dell’Opera di Roma non è un monumento da spuntare in una lista, è una sala che va usata per quello che sa fare. Prendete una replica di metà settimana, sedetevi in galleria, arrivate presto, guardate il lampadario mentre si spegne e lasciate perdere le prime di gala. Costa poco, si ascolta meglio e vi porterete a casa una serata romana che nessuna coda al Colosseo può darvi. E se vi capita di essere in città d’estate, allora niente sala: Caracalla, con il rischio della pioggia messo in conto.

Domande frequenti sul Teatro dell'Opera di Roma

Dove si trova esattamente il Teatro dell'Opera di Roma?

Il Teatro dell'Opera di Roma si trova in piazza Beniamino Gigli 7, fra via del Viminale e via Firenze, alle spalle di via Nazionale e a pochi passi da piazza della Repubblica. Chi arriva in metropolitana esce alla fermata Repubblica, prende via Torino verso sud ed è davanti al portico in tre minuti.

Qual è la fermata della metropolitana più vicina al Teatro dell'Opera di Roma?

La fermata della metropolitana più vicina al Teatro dell'Opera di Roma è Repubblica Teatro dell'Opera, sulla linea A: dalla stazione si arriva a piedi in tre minuti scarsi, seguendo via Torino verso sud fino al portico dell'edificio.

Come ci si veste per andare al Teatro dell'Opera di Roma?

Al Teatro dell'Opera di Roma il codice di abbigliamento è molto meno formale di quanto si immagini: alle repliche infrasettimanali il pubblico romano si presenta in abbigliamento ordinario. Il codice si alza solo alle prime di stagione, alle recite di gala e alla serata inaugurale, con abito scuro per gli uomini e abito lungo o cocktail per le donne, soprattutto nei palchi.

Il Teatro dell'Opera di Roma è accessibile in sedia a rotelle?

Sì, il Teatro dell'Opera di Roma è accessibile alle persone in sedia a rotelle, con spazi riservati nel settore della platea e un ascensore per raggiungere i livelli superiori. La tariffa agevolata prevede una riduzione del venticinque per cento oppure un biglietto a cinque euro, e conviene prenotare in anticipo al botteghino perché i posti riservati sono limitati.

Il Teatro dell'Opera di Roma è adatto ai bambini?

Il Teatro dell'Opera di Roma indica un'età minima consigliata di quattro anni per assistere agli spettacoli, soglia realistica perché sotto quell'età l'attesa al buio diventa difficile da gestire. Sopra i sei o sette anni il repertorio giusto per un primo ingresso è il balletto, con titoli come Lo schiaccianoci a dicembre o Il lago dei cigni.

Quando è il periodo migliore per una serata al Teatro dell'Opera di Roma?

Il periodo migliore per una serata al Teatro dell'Opera di Roma, nella sala storica di piazza Beniamino Gigli, va da gennaio a marzo: la città ha pochi turisti, i biglietti si trovano più facilmente e il pubblico è quello degli abbonati. In estate la Fondazione si trasferisce all'aperto, alle Terme di Caracalla.

Meglio scegliere una prima o una replica al Teatro dell'Opera di Roma?

Per assistere a uno spettacolo al Teatro dell'Opera di Roma conviene preferire una replica infrasettimanale, la terza o la quarta, piuttosto che la serata di prima: il cast è lo stesso, l'orchestra è ormai rodata sul titolo e il pubblico è composto da appassionati piuttosto che da persone che vengono per essere viste.

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