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Teatro Tirso de Molina

In breve. Il Teatro Tirso de Molina è in via Tirso 89, a due passi da piazza Buenos Aires, nel quartiere dei fiumi fra Salario e Trieste: sala unica da 214 poltrone ricavata nei sotterranei del complesso parrocchiale della Mercede, telefono 06…

Il Teatro Tirso de Molina è in via Tirso 89, a due passi da piazza Buenos Aires, nel quartiere dei fiumi fra Salario e Trieste: sala unica da 214 poltrone ricavata nei sotterranei del complesso parrocchiale della Mercede, telefono 06 8411827, WhatsApp 351 9642774, posta elettronica tirsodemolina.teatro@gmail.com, botteghino aperto dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 20. I prezzi indicati dal teatro per la prosa serale sono 25 euro di intero e 22 di ridotto dal martedì al giovedì, 27 e 24 dal venerdì alla domenica, con il ridotto riservato agli over 65 e agli studenti sotto i 26 anni; gli spettacoli per famiglie costano 15 euro a testa senza distinzione di età. Gli orari consueti sono le 21 nei feriali, le 17 e le 21 il sabato, le 17 la domenica, mentre i titoli per bambini vanno in scena la domenica alle 11.15 e alle 15. Si prenota al telefono o su WhatsApp e si ritira in cassa; chi preferisce pagare online trova sul sito ufficiale del teatro il rivenditore autorizzato. Niente prenotazione obbligatoria, ma con 214 posti il sabato sera si riempie: chiamare tre o quattro giorni prima è il modo più semplice per non trovarsi in seconda fila di lato.

Se il programma della serata lo state ancora scegliendo, le altre sale della città sono raccolte nella pagina delle attrazioni turistiche di Roma, e qui accanto ci sono Coppedè e Villa Borghese.

Teatro Tirso de Molina
Teatro Tirso de Molina

Dove si trova il Teatro Tirso de Molina e come ci si arriva

La geografia di questo teatro va raccontata con precisione, perché per anni è girata una versione sbagliata. Via Tirso non appartiene ai Parioli: appartiene al quartiere Salario, in quel reticolo di strade che gli urbanisti di inizio Novecento battezzarono con i nomi dei fiumi italiani, Po, Tevere, Arno, Adige, Simeto, Tirso appunto, il maggiore corso d'acqua della Sardegna. Il numero 89 è a metà della via, fra viale Regina Margherita e via Po, davanti al muro di cinta di Villa Albani. I Parioli cominciano oltre viale Regina Margherita e il ponte di corso Trieste; il quartiere Coppedè, con i suoi ragni di ferro battuto e i mascheroni, è a cinquecento metri scarsi, verso piazza Mincio.

Questo dettaglio non è pedanteria. Chi cerca il Teatro Tirso de Molina impostando il navigatore sui Parioli finisce dall'altra parte del Muro Torto e arriva in ritardo. Il riferimento giusto è piazza Buenos Aires, con la chiesa argentina di Nostra Signora del Santissimo Sacramento: da lì, imboccando via Tirso, si cammina tre minuti.

In tram e in metropolitana fino al Teatro Tirso de Molina

I tram 3 e 19 percorrono viale Regina Margherita e fermano a piazza Buenos Aires, che è il modo più comodo di arrivare dal Flaminio, da San Lorenzo o dal Policlinico. Il 19 in particolare collega Piazza Risorgimento e il Vaticano con questo tratto di Regina Margherita, e per chi viene dall'altra parte del Tevere resta la soluzione più diretta anche a sera tardi. La metropolitana più vicina è la linea B con la fermata Policlinico: sono una ventina di minuti a piedi lungo viale Regina Margherita, oppure due fermate di tram. La linea B1, con Sant'Agnese/Annibaliano, serve la zona più a nord e conviene solo a chi arriva da Conca d'Oro o dalla Bufalotta.

Un avvertimento da professionista: alla fine di uno spettacolo serale che cala il sipario intorno alle 23 il tram passa ancora, ma con frequenze lunghe. Se siete in quattro, il taxi dalla piazza costa meno di quanto immaginate e vi risparmia venti minuti al freddo.

In autobus e in automobile: il nodo del parcheggio vicino al Teatro Tirso de Molina

Le linee di superficie che servono l'asse di via Po e piazza Buenos Aires sono storicamente la 63, la 83 e la 92, con fermate a poche decine di metri dalla porta del teatro. I percorsi delle linee di superficie romane vengono però ridisegnati con una certa frequenza: conviene controllare la fermata giusta sull'applicazione dell'azienda dei trasporti il giorno stesso, invece di fidarsi di una piantina stampata.

In automobile la faccenda è meno allegra. Via Tirso e le strade dei fiumi sono zona di sosta tariffata a strisce blu, con posti occupati fin dal tardo pomeriggio dai residenti e dagli uffici di via Po. Conviene lasciare l'automobile lungo viale Regina Margherita verso il Policlinico, dove il ricambio è maggiore, e fare gli ultimi cinquecento metri a piedi. Chi arriva da fuori Roma può parcheggiare alla stazione Tiburtina e prendere il tram 19, che è una soluzione da mezz'ora complessiva ma senza ansia da multa.

Quanto costa un biglietto per il Teatro Tirso de Molina

Il listino del Teatro Tirso de Molina è uno dei più bassi fra le sale romane di prosa comica, e questo è il primo argomento per chi cerca dove portare quattro persone senza spendere una cifra. Il sito ufficiale indica 25 euro di intero e 22 di ridotto per le recite dal martedì al giovedì, 27 e 24 per quelle dal venerdì alla domenica. Il ridotto vale per chi ha superato i 65 anni e per gli studenti sotto i 26. Gli spettacoli della rassegna dedicata alle famiglie costano 15 euro, uguali per adulti e bambini. Le produzioni del duo comico di casa hanno un prezzo unico di 27 euro.

Per capire la misura del risparmio basta un paragone: nelle sale del centro, per una commedia con un nome televisivo in cartellone, la platea parte spesso da quaranta euro e sale. Qui, per la stessa formula, si spende poco più della metà, e la distanza dal palcoscenico è la metà della metà. Controllate comunque il prezzo del singolo titolo sul sito ufficiale prima di prenotare, perché le serate speciali fanno eccezione.

Gli abbonamenti del Teatro Tirso de Molina

L'abbonamento è la vera occasione, e lo dico dopo aver fatto i conti. La formula proposta copre otto spettacoli. Quello infrasettimanale, valido per le recite di martedì, mercoledì e giovedì alle 21 e per il sabato alle 17, costa 140 euro di intero e 130 di ridotto per over 65 e studenti, con una tariffa famiglia da 50 euro per gli under 15. L'abbonamento libero, spendibile su tutti gli orari dal martedì alla domenica, costa 160 euro di intero, 150 di ridotto e 70 nella formula famiglia. Con venti euro in più si aggiunge al carnet la nuova produzione del duo comico residente.

Otto spettacoli a 140 euro fanno 17,50 euro a serata contro i 25 del biglietto singolo infrasettimanale: il trenta per cento in meno. Se abitate in zona e andate a teatro anche solo una volta al mese da ottobre a maggio, l'abbonamento si ripaga al quinto titolo. L'abbonamento famiglia per gli under 15, a 50 euro per otto spettacoli, è quanto di più conveniente esista oggi a Roma per portare un ragazzino in sala con una certa regolarità.

Riduzioni, convenzioni e carte regalo al Teatro Tirso de Molina

Oltre al ridotto anagrafico, il teatro lavora da anni con convenzioni aziendali e universitarie. La Sapienza, attraverso il proprio centro per le attività ricreative e culturali, ha stipulato accordi che riservano a studenti e personale tariffe più basse di quelle di listino, con prenotazione telefonica e presentazione del tesserino in cassa. Chi studia o lavora all'università, o chi fa parte di un circolo aziendale, prima di pagare il pieno faccia una telefonata: la convenzione esiste spesso senza che l'interessato lo sappia.

Il teatro vende anche carte regalo, che restano il modo più intelligente di regalare una serata senza imporre la data. È una soluzione che consiglio spesso a chi deve fare un pensiero a persone anziane del quartiere: la carta si usa quando si vuole, e il botteghino con la voce umana al telefono rende la prenotazione facile anche per chi non ama comprare in rete.

Teatro Tirso de Molina - compra QUI il biglietto per lo spettacolo
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La sala del Teatro Tirso de Molina: 214 poltrone e un declivio del dieci per cento

La platea del Teatro Tirso de Molina conta 214 sedute di ultima generazione, tutte sullo stesso livello scenico, senza palchi, senza loggione, senza gallerie. È una sala che si sviluppa in larghezza più che in profondità, e questa è la sua caratteristica tecnica decisiva: l'ultima fila dista dal boccascena meno di quanto disti la decima fila di un teatro all'italiana di medie dimensioni. Chi arriva da una sala storica con i palchetti ci mette due minuti a capire che qui la geometria è un'altra.

Il pavimento ha un declivio del dieci per cento. Tradotto in pratica: ogni fila è sollevata rispetto a quella davanti quanto basta perché la testa dello spettatore che vi precede non copra il palcoscenico. È l'accorgimento che separa una sala progettata da un locale adattato, e in un ambiente ricavato sotto un edificio esistente non era affatto scontato ottenerlo.

Il palcoscenico e la prossimità con il pubblico al Teatro Tirso de Molina

Il palcoscenico è ampio in orizzontale e poco profondo, com'è naturale in una sala di queste proporzioni. La conseguenza estetica è forte: le regie che qui funzionano meglio sono quelle a scena fissa, con un interno domestico costruito da parete a parete, perché il quadro scenico si legge tutto in una volta. Le regie che pretendono cambi rapidi e macchinerie complesse soffrono, e si vede.

La prossimità fra attore e spettatore è il vero capitale del Teatro Tirso de Molina. Dalla prima fila si vedono le espressioni del viso senza binocolo, e chi recita lo sa: la comicità qui si gioca sui tempi minimi e sugli sguardi, non sull'urlo. Capita che attori abituati ai palchi grandi abbassino il volume di due tacche entro il primo quarto d'ora, correggendo il tiro sulla sala. Chi ama il teatro come atto fisico condiviso trova in questa vicinanza una ragione sufficiente per tornarci.

L'acustica del Teatro Tirso de Molina

L'acustica è asciutta e pulita, con un riverbero corto che favorisce la parola e penalizza il canto amplificato male. Per una commedia di parola, che è poi il repertorio della casa, è una condizione ideale: le battute arrivano intere anche dall'ultima fila, e le pause funzionano davvero come pause invece di sfilacciarsi nell'eco. Per un concerto acustico il risultato è buono; per uno spettacolo musicale con basi potenti la sala tende a saturare.

Un'opinione netta, presa dopo molte serate: i posti migliori del Teatro Tirso de Molina sono le file centrali dalla quarta alla settima, non la prima. In prima fila si guarda l'attore dal basso e si perde la composizione dell'insieme, che in una sala larga è metà dello spettacolo.

Accessibilità e servizi al Teatro Tirso de Molina

Il teatro dichiara l'accesso per le persone con disabilità. Trattandosi di una sala interrata, la raccomandazione è di segnalarlo al momento della prenotazione telefonica: il personale sistema il posto in modo adeguato e indica l'ingresso giusto, cosa che risolve in trenta secondi un problema che altrimenti si scopre sul marciapiede. Vale anche per chi ha difficoltà a percorrere scale o usa un bastone.

I servizi sono quelli essenziali di una sala di quartiere: botteghino, guardaroba d'appoggio, foyer contenuto. Non c'è caffetteria interna con servizio da grande teatro, e francamente non serve: via Po e piazza Buenos Aires offrono a cento metri bar e pasticcerie aperti fino a sera, e l'abitudine locale prima dello spettacolo è quella di prendere il caffè lì.

Che cosa c'è sopra il Teatro Tirso de Molina: la chiesa di Santa Bonosa

Il Teatro Tirso de Molina occupa i sotterranei del complesso religioso dei padri mercedari di via Tirso, e l'edificio che ha sopra la testa è una chiesa con una storia che vale il biglietto da sola. La parrocchia fu eretta da Pio XI il 2 febbraio 1932, con sede provvisoria presso la chiesa di Santa Maria Addolorata. Nel 1934 si trasferì nella piccola chiesa conventuale di via Tirso, che il popolo del quartiere chiamava e chiama ancora Santa Bonosa.

Il nome viene da lontano. Santa Bonosa era una martire venerata a Trastevere, invocata contro il vaiolo, e la confraternita dei calzolai le aveva dedicato in epoca medievale una chiesa su quella che si chiamava via dei Calzolai, edificata secondo la tradizione sul luogo della sua casa. Quella chiesa fu demolita alla fine dell'Ottocento, nel 1888, durante gli sventramenti per i muraglioni del Tevere. Reliquie e campane furono salvate e portate nella chiesa conventuale di via Tirso, e di lì, nel 1958, nella nuova parrocchiale.

Dalla chiesa di Trastevere al quartiere dei fiumi

Il passaggio del culto di Santa Bonosa da Trastevere a via Tirso è uno di quei travasi di memoria che la Roma post unitaria ha compiuto decine di volte, spostando altari, reliquie e titoli dai rioni sventrati ai quartieri nuovi. È il motivo per cui, in un palazzone degli anni Trenta del Salario, si conserva la memoria di una santa trasteverina medievale. Il teatro che occupa gli scantinati di quel complesso è quindi seduto sopra una stratigrafia di traslochi urbani, non sopra un semplice sotterraneo.

Nel 1958 i mercedari completarono la nuova chiesa parrocchiale su progetto dell'architetto Marco Piloni, in viale Regina Margherita, dedicata a Santa Maria della Mercede e Sant'Adriano. Dal 1967 è sede di un titolo cardinalizio. All'interno, pianta basilicale a tre navate, un affresco absidale di Luigi Montanarini con la glorificazione della Vergine, acquasantiere a forma di angelo di scuola berniniana e un Sacro Cuore attribuito a Carlo Maratta, tutte opere che provengono dalla scomparsa chiesa di Sant'Adriano al Foro Romano; le vetrate sono di Jonás Hajnal e l'organo è un Tamburini del 1968. Dieci minuti a piedi dal teatro, e vale la deviazione prima di una recita pomeridiana.

Dal cinema parrocchiale al Teatro Tirso de Molina

Quando la parrocchia si spostò nella chiesa nuova, i locali di via Tirso restarono al complesso religioso e la sala interrata continuò la propria carriera come cinema parrocchiale. Era la formula classica della Roma del secondo dopoguerra: schermo, sedie di legno, proiezioni la domenica pomeriggio e il prezzo tenuto basso. Da quella sala di quartiere è nato per trasformazioni successive il teatro di oggi, con le poltrone imbottite, il declivio e il boccascena.

La continuità di destinazione è la parte che trovo più interessante. Lo stesso ambiente ha intrattenuto tre generazioni diverse del medesimo pezzo di città: prima con la pellicola, poi con il varietà, oggi con la commedia. Poche sale romane possono raccontare una linea così diritta fra l'oratorio e il cartellone professionale.

Teatro Tirso de Molina
Teatro Tirso de Molina

Una curiosità sul Teatro Tirso de Molina

La curiosità riguarda il nome, ed è più bizzarra di quanto sembri. Il teatro comico della romanità, la sala dove si ride in dialetto con i tempi di Trastevere e della Garbatella, porta il nome di un frate spagnolo del Seicento. Non è un omaggio estetico né un vezzo esotico: è una questione di proprietà. La sala appartiene al complesso dei padri mercedari, l'Ordine di Santa Maria della Mercede, fondato nel Duecento per il riscatto dei cristiani prigionieri; e Tirso de Molina, al secolo Gabriel Téllez, fu mercedario e per anni cronista ufficiale dell'Ordine. Dare il suo nome al teatro significava scegliere, fra tutti i religiosi possibili, l'unico che avesse scritto per il palcoscenico.

La coincidenza si fa quasi comica se si aggiunge un dettaglio: a Tirso de Molina un tribunale ecclesiastico intimò formalmente di smettere di scrivere per il teatro. Lui non smise. Nel 1627 pubblicò la prima delle cinque raccolte delle sue opere drammatiche e continuò a comporre. Il risultato è che una sala di proprietà religiosa nel quartiere Salario è intitolata a un frate drammaturgo che la propria gerarchia aveva provato a zittire, e che in quella sala si recitano da decenni commedie popolari con qualche battuta non esattamente da sagrestia.

C'è poi il corto circuito toponomastico. La via si chiama Tirso perché il piano regolatore di inizio Novecento dedicò quelle strade ai fiumi italiani, e il Tirso è il maggiore fiume della Sardegna: nulla a che vedere con il drammaturgo spagnolo. Il teatro, aperto in quella via e appartenente ai mercedari, ha unito i due Tirso in un nome solo. Una omonimia perfetta, e del tutto accidentale.

La comicità romana di casa al Teatro Tirso de Molina

Il Teatro Tirso de Molina si presenta come l'unico teatro comico di tradizione romana della città, e la definizione, per una volta, regge. Non è una sala generalista che ogni tanto ospita una commedia: è una sala che ha costruito un cartellone intero attorno a un genere, la commedia brillante di scuola romana, con la sua lingua, i suoi tipi umani e i suoi tempi.

I nomi che hanno fatto il pubblico del Teatro Tirso de Molina

La lista degli attori che si sono alternati su questo palcoscenico è un catalogo della comicità capitolina degli ultimi decenni: Gianfranco D'Angelo, Dado, Rodolfo Laganà, Pippo Franco, Enrico Montesano, Maurizio Mattioli. Sono nomi che il pubblico romano riconosce prima ancora di leggere il titolo dello spettacolo, e che hanno in comune una cosa: vengono tutti dal teatro di rivista o dal cabaret e portano in scena un mestiere di improvvisazione controllata che con la televisione ha poco a che fare.

Vedere uno di loro in una sala da 214 posti è un'esperienza diversa dal vederlo in un teatro da mille. La macchina della risata funziona a specchio: l'attore sente la platea riga per riga e aggiusta i tempi in tempo reale. Il repertorio della casa non è mai volgare; brillante sì, greve no, e questa scelta di misura è il motivo per cui molte famiglie del quartiere frequentano la sala da anni con la stessa fiducia.

Perché la commedia romana non è cabaret

Vale la pena chiarire un equivoco. La commedia che si vede al Teatro Tirso de Molina ha una struttura drammaturgica classica: tre atti o due, unità di luogo, un equivoco motore, un finale che ricompone. È la linea che discende dalla farsa ottocentesca e dal teatro dialettale, passata attraverso il varietà. Il cabaret, invece, è una successione di numeri chiusi. Chi arriva aspettandosi una scaletta di monologhi resta spiazzato, in genere in senso buono.

La nostra opinione è che il repertorio brillante venga sistematicamente sottovalutato dalla critica e sistematicamente premiato dal pubblico. In una sala come questa la sproporzione si vede a occhio nudo: recensioni poche, platee piene.

Una cosa che non ti dice nessuno sul Teatro Tirso de Molina

Quello che nessuno dice è che il Teatro Tirso de Molina non vive di serate. Vive di corsi. Il laboratorio teatrale della casa, aperto agli adulti, occupa il palcoscenico tutte le settimane da ottobre a giugno per ventisette lezioni da due ore, il lunedì dalle 20 alle 22 oppure il martedì dalle 19 alle 21, con gruppi di massimo venti allievi e un'età che va dai venti ai settant'anni. Ogni lezione ha un insegnante e un assistente. Il programma copre dizione, recitazione, uso della voce, espressione corporea, improvvisazione e messa in scena, e nell'arco dei nove mesi gli allievi preparano due lavori: una presentazione più breve a gennaio e uno spettacolo vero a giugno.

Il dettaglio che cambia la prospettiva è che le lezioni si tengono direttamente sul palcoscenico della sala, non in un'aula. Significa che il principiante di cinquant'anni che ha sempre desiderato provare calca le stesse tavole su cui il sabato precedente recitava un attore visto in televisione, con lo stesso boccascena e le stesse luci. È una differenza pedagogica enorme: il corpo impara la scena, non la teoria della scena. Esiste una lezione di prova gratuita, e va richiesta per telefono o per posta elettronica.

La seconda cosa che quasi nessuno sa è che la sala si affitta per eventi, presentazioni e riprese, e che il teatro ha lavorato su progetti di riduzione dei consumi e di aggiornamento tecnologico degli impianti. Per una compagnia amatoriale o per un ente che cerca a Roma uno spazio da poco più di duecento posti con un palcoscenico vero e un impianto funzionante, questa sala è una delle opzioni più sensate del quadrante nord, e costa una frazione di quanto costerebbe una sala del centro.

La stagione del Teatro Tirso de Molina, spettacolo per spettacolo

Il cartellone del Teatro Tirso de Molina si articola su tre binari paralleli: la prosa comica serale, la rassegna per famiglie della domenica e le produzioni speciali della compagnia residente. Cartelloni e date cambiano ogni anno e anche in corso di stagione: il quadro aggiornato è sempre quello pubblicato sul sito ufficiale del teatro, ed è lì che conviene controllare prima di muoversi.

Gli spettacoli serali del Teatro Tirso de Molina

La struttura tipica prevede otto o nove titoli distribuiti da ottobre ad aprile, ciascuno tenuto in cartellone per una settimana intera, in genere dal martedì alla domenica. È una formula che al pubblico conviene: se la data del sabato è esaurita, resta la possibilità di vedere lo stesso spettacolo il martedì successivo a prezzo più basso. Ogni titolo porta in scena compagnie della comicità romana, spesso con attori che il pubblico ha già visto in televisione e che qui ritrova a quattro metri di distanza.

Un consiglio pratico che non si legge da nessuna parte: le recite del martedì e del mercoledì, quelle di apertura di settimana, sono le più vive. La compagnia arriva fresca, il ritmo non è ancora ingessato dalla ripetizione, e la sala è meno affollata. Chi ci tiene alla qualità della serata più che al rito del sabato, prenoti l'apertura di settimana.

Il Teatro Tirso de Molina per le famiglie e per i bambini

La rassegna per famiglie è uno dei motivi per cui questa sala è entrata nelle abitudini del quartiere. Gli spettacoli vanno in scena la domenica in due repliche, alle 11.15 e alle 15, con un prezzo unico di 15 euro valido per tutti, adulti compresi. Il repertorio pesca dal patrimonio delle fiabe e dei classici per l'infanzia, riadattati in forma musicale, con titoli che vanno dalla Bella Addormentata a Peter Pan, dal Piccolo Principe a Cenerentola.

La durata contenuta e la vicinanza al palcoscenico rendono questa formula adatta anche ai bambini piccoli, che in una sala grande si distraggono dopo venti minuti. Il consiglio: prendete la replica delle 11.15 e non quella del pomeriggio. I bambini sono riposati, la sala è meno calda e il pranzo diventa il naturale seguito della mattinata, con i locali di via Po a due passi.

Capodanno, compleanni e masterclass al Teatro Tirso de Molina

Il teatro propone da anni una serata speciale di fine anno, con spettacolo e brindisi, che è una delle alternative romane al cenone e va prenotata con largo anticipo perché i posti sono poco più di duecento. Esiste anche una formula di festa di compleanno a teatro, pensata per i bambini, che unisce lo spettacolo della domenica al festeggiamento. A completare il quadro ci sono le masterclass, incontri di formazione più brevi e intensivi rispetto al corso annuale.

Anche qui, prezzi e disponibilità vanno chiesti direttamente al botteghino: sono formule che cambiano di anno in anno e che si esauriscono in fretta, soprattutto quella di fine dicembre.

Cetra una volta - Teatro Tirso de Molina
Cetra una volta – Teatro Tirso de Molina

Il consiglio che ti do per visitare il Teatro Tirso de Molina

Il consiglio è uno solo e vale più di tutti gli altri: telefonate. Il Teatro Tirso de Molina è una sala che lavora ancora con la voce, e il numero 06 8411827 risponde dal lunedì al venerdì fra le 15 e le 20, con la possibilità di scrivere anche su WhatsApp al 351 9642774. In due minuti di conversazione ottenete tre cose che nessuna procedura automatica vi darà: il posto scelto e non assegnato dal calcolatore, la conferma dell'orario esatto di quella recita, e l'informazione sulle eventuali convenzioni che vi riguardano. Aggiungete, se serve, la segnalazione di un'esigenza di accessibilità: viene risolta subito.

Secondo consiglio, sulla scelta del posto. Chiedete la quarta, quinta o sesta fila al centro. La prima fila, in una sala larga e poco profonda con il palcoscenico rialzato, obbliga a guardare verso l'alto per due ore e taglia la visione d'insieme. Le file centrali sfruttano al meglio il declivio del dieci per cento e la larghezza della scena. Le poltrone laterali delle ultime file sono le uniche che consiglio di evitare: il taglio prospettico sul fondo del palco si fa sentire.

Terzo: arrivate mezz'ora prima e usate quel tempo in strada. Via Tirso, via Po e piazza Buenos Aires alle otto di sera sono un pezzo di Roma borghese che vale la passeggiata, con la chiesa argentina illuminata e i palazzi anni Trenta. Duecento metri più in là comincia il quartiere Coppedè, e dieci minuti bastano per andare a vedere l'arco del Palazzo del Ragno e la Fontana delle Rane prima di entrare in sala. È il modo giusto di trasformare una serata a teatro in una serata romana.

I corsi e il laboratorio del Teatro Tirso de Molina

Il laboratorio per adulti del Teatro Tirso de Molina merita un capitolo a sé, perché è una delle poche scuole romane che lavora davvero in sala. Ventisette lezioni da due ore, una alla settimana, da ottobre a giugno, con due turni fra cui scegliere: il lunedì dalle 20 alle 22 o il martedì dalle 19 alle 21. Il gruppo non supera i venti partecipanti e mescola età molto diverse, dai venti ai settant'anni, che è esattamente la condizione in cui un laboratorio teatrale dà il meglio.

Che cosa si impara nel corso del Teatro Tirso de Molina

Il programma è articolato su sei fronti: dizione, recitazione, lavoro sulla voce, espressione corporea, improvvisazione e tecniche di messa in scena. Non è un percorso professionalizzante e non promette provini: promette di mettere una persona adulta su un palcoscenico vero, con un insegnante e un assistente in sala a ogni lezione. A gennaio si porta in scena un lavoro breve, a giugno lo spettacolo di fine corso.

Esistono inoltre corsi per bambini e ragazzi a partire dai tre anni, con gruppi divisi per fascia d'età. Chi vuole provare senza impegno può chiedere una lezione gratuita scrivendo a tirsodemolina.teatro@gmail.com o telefonando al 06 8411827.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto risaputo è che Tirso de Molina abbia scritto il primo Don Giovanni della letteratura. Lo si legge in ogni manuale e lo si ripete in ogni programma di sala. Quello che quasi nessuno aggiunge è che l'attribuzione è tutt'altro che certa, e che da decenni gli studiosi discutono se quel testo sia davvero suo.

L'opera è El burlador de Sevilla y convidado de piedra, in italiano L'ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra, il dramma che mette in scena per la prima volta il seduttore impenitente punito dalla statua del commendatore. Da quel testo discende tutto: le riscritture spagnole e italiane, il Dom Juan di Molière, il libretto di Lorenzo Da Ponte per il Don Giovanni di Mozart, e a cascata l'intera fortuna moderna del personaggio. Un patrimonio culturale enorme appoggiato su una paternità incerta.

La ricerca filologica ha messo in dubbio l'attribuzione già dal Novecento, avanzando fra le altre l'ipotesi che dietro il testo ci sia un commediografo minore, Andrés de Claramonte, e che l'associazione con il nome di Tirso de Molina sia stata un'operazione editoriale per dare peso a un dramma di successo. Nessuna delle ipotesi è dimostrata in modo definitivo, e la questione resta aperta. Il modo corretto di raccontarla è quindi con la giusta prudenza: a Tirso de Molina il Don Giovanni è tradizionalmente attribuito, e proprio questa attribuzione tradizionale ha reso il suo nome celebre in Europa e, per vie traverse, l'ha portato sull'insegna di un teatro comico romano nel quartiere Salario.

Chi era Tirso de Molina, il frate che ha dato il nome al teatro

Gabriel Téllez nacque a Madrid nel 1579, in una famiglia modesta al servizio dei conti di Molina de Herrera, e morì ad Almazán nel 1648. Compì gli studi ad Alcalá e nel 1601 entrò nell'Ordine di Santa Maria della Mercede, i mercedari. Con lo pseudonimo di Tirso de Molina divenne una delle tre grandi firme del teatro spagnolo del siglo de oro, accanto a Lope de Vega e a Calderón de la Barca.

Dalla Mercede alle Americhe

Fra il 1616 e il 1618 l'Ordine lo mandò a Santo Domingo come visitatore, incarico che comprendeva anche l'insegnamento. Prima ancora di partire era già noto come drammaturgo nelle accademie letterarie e a corte. Fu un seguace dichiarato di Lope de Vega, con cui condivide la libertà tecnica rispetto alle unità aristoteliche e una capacità di invenzione drammatica che diede al teatro spagnolo l'egemonia europea per circa un secolo. La sua specialità furono i caratteri femminili, costruiti con una complessità psicologica rara per l'epoca.

Le opere e la carriera nell'Ordine

Nonostante l'intimazione di un tribunale ecclesiastico a smettere di scrivere per il teatro, nel 1627 pubblicò la prima delle cinque Partes in cui sono raccolte le sue commedie; le altre quattro uscirono a cura del nipote Francisco Lucas de Ávila. Nel 1634 fu nominato cronista dell'Ordine della Mercede, per il quale scrisse la Historia general de la Orden de la Merced. Compose drammi biblici come La venganza de Tamar, del 1634, drammi sacri come La santa Juana, commedie d'amore e d'argomento leggendario. Lasciò anche due opere in prosa: Los cigarrales de Toledo, del 1621, dove fantasia e memoria autobiografica si intrecciano, e la raccolta di racconti Deleitar aprovechando, del 1635, di tono moralistico. Nel 1645 ottenne la nomina a superiore del convento di Soria, dove trascorse gli ultimi anni.

Teatro Tirso de Molina
Teatro Tirso de Molina

La foto giusta da fare al Teatro Tirso de Molina

La fotografia da portarsi a casa non è quella dello spettacolo, che tra l'altro non si può riprendere: durante le recite le fotografie e i video sono vietati, per diritto d'autore e per rispetto di chi recita a quattro metri da voi. La foto giusta è il sipario chiuso, inquadrato dalla quinta fila centrale, dieci minuti prima dell'inizio, con la sala ancora parzialmente vuota e le luci di servizio accese. La larghezza del boccascena e il rosso del drappo riempiono il fotogramma senza bisogno di grandangolo, e il declivio della platea regala una linea diagonale di poltrone che dà profondità all'immagine.

Tecnicamente, la luce è poca e calda. Se usate il telefono, disattivate il lampo, che appiattirebbe il velluto e disturberebbe i vicini, e appoggiate i gomiti sullo schienale davanti per stabilizzare. Un tempo di esposizione leggermente più lungo restituisce meglio la grana del tessuto. Se avete una macchina fotografica, aprite il diaframma e tenete la sensibilità sotto controllo: il rosso saturo tende a impastarsi.

La seconda fotografia da fare è fuori, ed è probabilmente la migliore. L'ingresso di via Tirso al crepuscolo, con la fila di persone sul marciapiede e i palazzi anni Trenta del quartiere dei fiumi alle spalle, racconta questo teatro meglio di qualsiasi interno: una sala di quartiere che si riempie con la gente del quartiere. Mettetevi sul lato opposto della strada, inquadrate in verticale includendo due piani di facciata, e aspettate che qualcuno apra la porta: la luce calda che esce dall'atrio sul marciapiede scuro è l'immagine esatta di cosa sia il Teatro Tirso de Molina.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La storia di questo indirizzo comincia con una demolizione lontana. Nel 1888, durante gli sventramenti di Trastevere per la costruzione dei muraglioni del Tevere, fu abbattuta la chiesa medievale di Santa Bonosa, eretta dalla confraternita dei calzolai e legata al culto di una martire che i romani invocavano contro il vaiolo. Reliquie e campane restarono senza casa, e la loro sorte si intrecciò con quella di questo pezzo di città.

Il 2 febbraio 1932 Pio XI eresse in questa zona una nuova parrocchia, affidata ai padri mercedari, con sede provvisoria nella chiesa di Santa Maria Addolorata. Nel 1934 la parrocchia si trasferì nella piccola chiesa conventuale di via Tirso, dove furono collocate le reliquie e le campane salvate da Trastevere: da quel momento i romani chiamarono quel luogo Santa Bonosa. Nell'edificio conventuale, nei locali interrati, nacque la sala che oggi ospita il teatro.

Nel 1958 fu completata la nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria della Mercede e Sant'Adriano, progettata dall'architetto Marco Piloni in viale Regina Margherita, e vi confluirono le opere d'arte recuperate dalla scomparsa chiesa di Sant'Adriano al Foro Romano, fra cui le acquasantiere di scuola berniniana e il Sacro Cuore attribuito a Carlo Maratta. Nel 1967 la chiesa divenne sede di titolo cardinalizio. Il trasferimento liberò definitivamente i locali di via Tirso, che proseguirono la loro vita come cinema parrocchiale e poi, attraverso successive ristrutturazioni, come teatro con poltrone imbottite, declivio del dieci per cento e boccascena professionale.

L'ultimo capitolo è recente e riguarda la sala stessa: il rifacimento delle sedute, oggi 214 poltrone di ultima generazione, e gli interventi sugli impianti, con progetti dichiarati dal teatro in materia di riduzione dell'impatto ambientale e di aggiornamento tecnologico. Una sala nata come oratorio che nel giro di tre generazioni è diventata un teatro con un cartellone professionale: nella Roma dei teatri chiusi, è un avvenimento che merita di essere raccontato.

Chi è passato dal Teatro Tirso de Molina

Su questo palcoscenico si è alternata buona parte della comicità romana degli ultimi decenni. Gianfranco D'Angelo, che dal varietà televisivo era tornato al teatro di prosa portandosi dietro un mestiere da avanspettacolo ormai raro. Enrico Montesano, la cui carriera nasce proprio nel teatro di rivista e nella tradizione della maschera romana. Pippo Franco, con quarant'anni di Bagaglino alle spalle. Maurizio Mattioli, il caratterista romano per eccellenza, capace di reggere un atto intero sul tempo comico di una singola battuta. Rodolfo Laganà, che porta in scena una romanità più amara e teatrale. Dado, che appartiene alla generazione successiva, quella cresciuta fra i locali di cabaret e la televisione.

Il cartellone contemporaneo continua la linea con compagnie e interpreti della stessa scuola: Francesca Nunzi, Marco Simeoli, Matteo Vacca con la sua compagnia, Marco Cavallaro, Attilio Fontana, Claudia Ferri, Giancarlo Fares, Loredana Piedimonte, oltre al duo comico residente che il teatro ha adottato come propria produzione stabile. Sono nomi che ruotano da anni fra le sale romane di prosa brillante e che qui trovano una platea affezionata.

C'è poi un altro tipo di passaggio, meno appariscente e forse più importante. Da questo palcoscenico sono passate decine di persone comuni: gli allievi dei laboratori, adulti fra i venti e i settant'anni che a gennaio e a giugno recitano davanti a parenti e amici sulle stesse tavole calcate dai professionisti, e i bambini dei corsi dai tre anni in su. In una città dove le scuole di teatro provano quasi sempre in seminterrati anonimi, questo passaggio dal banco alla scena vera è la cosa più generosa che il Teatro Tirso de Molina faccia.

Domande frequenti sul Teatro Tirso de Molina

Dove si trova esattamente il Teatro Tirso de Molina?

Il Teatro Tirso de Molina si trova in via Tirso 89, codice postale 00198, nel quartiere Salario a Roma, fra viale Regina Margherita e via Po, a tre minuti a piedi da piazza Buenos Aires. Non appartiene al quartiere Parioli, come si legge spesso: i Parioli cominciano oltre viale Regina Margherita.

Quanto costa un biglietto per il Teatro Tirso de Molina?

Il listino del Teatro Tirso de Molina indica, secondo il sito ufficiale, 25 euro di intero e 22 di ridotto per le recite dal martedì al giovedì, 27 e 24 euro per quelle dal venerdì alla domenica. Il ridotto vale per chi ha superato i 65 anni e per gli studenti, ed è uno dei listini più bassi fra le sale romane di prosa comica.

Quanti posti ha la sala del Teatro Tirso de Molina?

La platea del Teatro Tirso de Molina conta 214 sedute di ultima generazione, tutte sullo stesso livello scenico, senza palchi, senza loggione e senza gallerie. La sala si sviluppa in larghezza più che in profondità, e l'ultima fila dista dal boccascena meno di quanto disti la decima fila di un teatro all'italiana di medie dimensioni.

Si può fotografare durante gli spettacoli al Teatro Tirso de Molina?

No, durante le recite al Teatro Tirso de Molina fotografie e video sono vietati, per diritto d'autore e per rispetto di chi recita a pochi metri dal pubblico. La foto giusta da fare, prima dell'inizio dello spettacolo, è il sipario chiuso inquadrato dalla quinta fila centrale, con la sala ancora parzialmente vuota e le luci di servizio accese.

Cosa c'è vicino al Teatro Tirso de Molina?

Vicino al Teatro Tirso de Molina, a circa cinquecento metri verso piazza Mincio, comincia il quartiere Coppedè, l'isolato fantastico progettato da Gino Coppedè fra il 1913 e il 1927, con l'arco del Palazzo del Ragno e la Fontana delle Rane. Di sera, illuminato, il quartiere risulta ancora più scenografico che di giorno.

Quando è aperta la stagione del Teatro Tirso de Molina?

La stagione del Teatro Tirso de Molina va da ottobre ad aprile inoltrato, con la rassegna per famiglie distribuita nelle domeniche dello stesso periodo. D'estate la sala resta chiusa, come gran parte della prosa romana, mentre il periodo migliore per assistere a uno spettacolo si colloca fra novembre e febbraio, quando il cartellone è nel pieno.

Il Teatro Tirso de Molina propone anche corsi di teatro?

Sì, il Teatro Tirso de Molina ospita un laboratorio teatrale per adulti che occupa il palcoscenico ogni settimana da ottobre a giugno, per ventisette lezioni da due ore. I turni sono il lunedì dalle 20 alle 22 oppure il martedì dalle 19 alle 21, con gruppi di massimo venti allievi e un'età compresa fra i venti e i settant'anni.

Come si contatta il Teatro Tirso de Molina per informazioni o prenotazioni?

Il Teatro Tirso de Molina risponde al numero 06 8411827 dal lunedì al venerdì fra le 15 e le 20, con la possibilità di scrivere anche su WhatsApp al 351 9642774. Telefonare permette di scegliere il posto in sala e di ottenere conferme che una procedura automatica non garantisce.

Cosa c'è intorno al Teatro Tirso de Molina in dieci minuti a piedi

Il vicinato è uno dei più ricchi della Roma novecentesca e merita di essere sfruttato prima o dopo lo spettacolo. A cinquecento metri, verso piazza Mincio, comincia il quartiere Coppedè, l'isolato fantastico progettato da Gino Coppedè fra il 1913 e il 1927, con l'arco del Palazzo del Ragno, il Palazzo degli Ambasciatori e la Fontana delle Rane. Di sera, illuminato, è ancora più teatrale che di giorno.

Scendendo via Po in direzione opposta si arriva in una decina di minuti all'ingresso di Villa Borghese da Porta Pinciana e al vialone che porta alla Galleria Borghese, mentre verso nord si raggiungono il Bioparco e il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera. Sul lato opposto, oltre la Nomentana, ci sono Villa Torlonia con la Casina delle Civette, e più a nord Villa Ada e le Catacombe di Priscilla.

Per mangiare, l'asse di via Po e corso Trieste offre trattorie di quartiere e pizzerie al taglio: prenotare per dopo lo spettacolo è consigliabile, perché alle 23 le cucine chiudono presto in questa zona residenziale. Chi organizza una giornata completa in città, con accompagnamento professionale e tour su misura, trova i servizi di TourLeaderPro a Roma pensati proprio per gruppi e aziende.

Il Teatro Tirso de Molina e le altre sale romane

Per collocare questa sala nel panorama cittadino serve un confronto onesto. Il Teatro Brancaccio sull'Esquilino e il Teatro Sistina a via Sistina sono le grandi macchine del musical romano, con platee da oltre mille posti e produzioni imponenti. Il Teatro Sala Umberto, a due passi da via del Corso, e l'Ambra Jovinelli, tempio storico dell'avanspettacolo, lavorano su un repertorio brillante di dimensioni intermedie. Il Teatro Olimpico al Flaminio e il Teatro Centrale completano il quadro delle sale di media capienza.

Il Teatro Tirso de Molina gioca un altro campionato, e lo gioca bene. Con 214 posti offre un rapporto fra prezzo e vicinanza al palcoscenico che le sale grandi non possono avvicinare, e un cartellone monotematico che le sale generaliste non hanno. Chi cerca la grande produzione musicale vada altrove; chi cerca una commedia romana ben recitata a venticinque euro, con l'attore a quattro metri, qui trova il meglio disponibile in città. Per il repertorio lirico e sinfonico restano il Teatro dell'Opera e l'Auditorium Parco della Musica.

Quando andare al Teatro Tirso de Molina e quando evitarlo

La stagione del Teatro Tirso de Molina va da ottobre ad aprile inoltrato, con la rassegna per famiglie distribuita nelle domeniche dello stesso periodo. D'estate la sala riposa, come quasi tutta la prosa romana, e la vita teatrale della città si sposta all'aperto. Il periodo migliore, se dovessi indicarne uno, è quello fra novembre e febbraio: il cartellone è nel pieno, il quartiere è vivo e una sala interrata e calda è il posto giusto in cui trovarsi in una sera di pioggia.

Il momento da evitare, per chi ci tiene alla qualità della serata, è il sabato alle 21 in una settimana di grande richiamo: sala piena, posti laterali, pubblico che entra all'ultimo minuto. Meglio il martedì o il mercoledì, che costano anche due euro in meno. Da evitare anche la domenica pomeriggio se non avete bambini con voi: le repliche familiari cambiano completamente il clima della sala, e non è quello che cerca chi vuole vedere una commedia adulta.

Teatro Tirso de Molina - compra QUI il biglietto per lo spettacolo
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Domande veloci sul Teatro Tirso de Molina

Dove si trova esattamente il Teatro Tirso de Molina?

In via Tirso 89, codice postale 00198, nel quartiere Salario, fra viale Regina Margherita e via Po, a tre minuti a piedi da piazza Buenos Aires. Non è ai Parioli, come si legge spesso: i Parioli cominciano oltre viale Regina Margherita.

Quanti posti ha il Teatro Tirso de Molina?

La platea conta 214 sedute di ultima generazione, disposte su un pavimento con declivio del dieci per cento. Non ci sono palchi né gallerie: è una sala unica, larga e poco profonda.

Quanto costa il biglietto per il Teatro Tirso de Molina?

Il listino indicato dal teatro prevede 25 euro di intero e 22 di ridotto dal martedì al giovedì, 27 e 24 dal venerdì alla domenica. Gli spettacoli per famiglie costano 15 euro per tutti. Verificate il prezzo del singolo titolo sul sito ufficiale prima di prenotare.

Chi ha diritto al biglietto ridotto?

Il ridotto è riservato a chi ha superato i 65 anni e agli studenti sotto i 26 anni, con documento da esibire in cassa. Esistono inoltre convenzioni universitarie e aziendali che riservano tariffe ancora più basse.

Quanto costa l'abbonamento al Teatro Tirso de Molina?

L'abbonamento a otto spettacoli in formula infrasettimanale costa 140 euro di intero e 130 di ridotto, con tariffa famiglia da 50 euro per gli under 15. Quello libero, valido su tutti gli orari, costa 160 euro di intero, 150 di ridotto e 70 nella formula famiglia.

Come si comprano i biglietti del Teatro Tirso de Molina?

Si prenota telefonando al 06 8411827 o scrivendo su WhatsApp al 351 9642774, e si ritira in cassa. Il botteghino è aperto dal lunedì al venerdì dalle 15 alle 20. Chi preferisce l'acquisto in rete trova il rivenditore autorizzato indicato sul sito ufficiale del teatro.

A che ora iniziano gli spettacoli al Teatro Tirso de Molina?

Le recite serali cominciano alle 21 nei giorni feriali, il sabato alle 17 e alle 21, la domenica alle 17. Gli spettacoli per bambini vanno in scena la domenica alle 11.15 e alle 15.

Serve prenotare al Teatro Tirso de Molina?

Non è obbligatorio, ma con 214 posti il sabato sera si esaurisce spesso. Tre o quattro giorni di anticipo bastano per scegliere il posto invece di accontentarsi di quello che resta.

Quanto dura uno spettacolo?

Le commedie in cartellone durano in genere fra un'ora e mezza e due ore, con o senza intervallo a seconda del titolo. Gli spettacoli per famiglie sono più brevi, intorno all'ora, misura adatta ai bambini piccoli.

Si possono fare foto al Teatro Tirso de Molina?

Durante la recita fotografie e riprese sono vietate. In sala, prima dell'inizio o all'uscita, la fotografia al sipario chiuso si fa tranquillamente, purché senza lampo.

Il Teatro Tirso de Molina è accessibile in sedia a rotelle?

Il teatro dichiara l'accesso per le persone con disabilità. Trattandosi di una sala interrata, conviene segnalare l'esigenza al momento della prenotazione telefonica: il personale indica l'ingresso corretto e riserva la sistemazione adeguata.

Il Teatro Tirso de Molina è adatto ai bambini?

Sì, e in modo specifico: esiste una rassegna domenicale dedicata alle famiglie, con titoli tratti dalle fiabe classiche, prezzo unico di 15 euro e due repliche, la mattina e il pomeriggio. La vicinanza al palcoscenico tiene alta l'attenzione dei più piccoli.

Quali sono i posti migliori in sala?

Le file dalla quarta alla settima al centro. La prima fila obbliga a guardare verso l'alto per tutta la serata e taglia la visione d'insieme, mentre le poltrone laterali delle ultime file soffrono un taglio prospettico sul fondo del palcoscenico.

Come si arriva al Teatro Tirso de Molina con i mezzi pubblici?

Con i tram 3 e 19 fino a piazza Buenos Aires, poi tre minuti a piedi. La metropolitana più vicina è la linea B, fermata Policlinico, a circa venti minuti a piedi. Le linee di superficie di via Po e piazza Buenos Aires sono storicamente la 63, la 83 e la 92: controllate il percorso aggiornato sull'applicazione dei trasporti.

Si parcheggia facilmente vicino al Teatro Tirso de Molina?

No. Via Tirso e le strade circostanti sono a sosta tariffata e i posti scarseggiano dal tardo pomeriggio. Conviene cercare lungo viale Regina Margherita verso il Policlinico, oppure lasciare l'automobile a Tiburtina e prendere il tram 19.

Che tipo di spettacoli si vedono al Teatro Tirso de Molina?

Commedia brillante di tradizione romana, con compagnie e interpreti della scuola comica capitolina, più una rassegna per famiglie e le produzioni della compagnia residente. Il teatro si definisce l'unico teatro comico di tradizione romana della città.

Perché un teatro comico romano porta il nome di un drammaturgo spagnolo?

Perché la sala appartiene al complesso dei padri mercedari, e Tirso de Molina, al secolo Gabriel Téllez, fu religioso mercedario oltre che drammaturgo del siglo de oro. La via, per parte sua, prende nome dal fiume sardo: l'omonimia è casuale.

Il Teatro Tirso de Molina è davvero sotto una chiesa?

La sala occupa i locali interrati del complesso religioso di via Tirso, quello che i romani chiamano Santa Bonosa, dove la parrocchia ebbe sede dal 1934 al 1958. In origine quei locali ospitavano un cinema parrocchiale.

Ci sono corsi di teatro al Teatro Tirso de Molina?

Sì. Il laboratorio per adulti si svolge da ottobre a giugno, ventisette lezioni da due ore, il lunedì dalle 20 alle 22 o il martedì dalle 19 alle 21, con gruppi di massimo venti persone dai venti ai settant'anni. Ci sono anche corsi per bambini e ragazzi dai tre anni. La lezione di prova è gratuita e va richiesta al teatro.

Si può affittare la sala del Teatro Tirso de Molina?

Sì, il teatro affitta lo spazio per spettacoli, presentazioni ed eventi. È una delle poche sale del quadrante nord con poco più di duecento posti, palcoscenico vero e impianti aggiornati.

Che differenza c'è fra il Teatro Tirso de Molina e le grandi sale del centro?

Dimensioni e repertorio. Le sale da mille posti ospitano musical e grandi produzioni; qui si vede commedia di parola a quattro metri di distanza, spendendo poco più della metà. Sono due esperienze diverse, e questa è imbattibile sul rapporto fra prezzo e vicinanza.

Il Teatro Tirso de Molina è aperto d'estate?

La stagione va da ottobre ad aprile inoltrato. In estate la sala riposa e la vita teatrale romana si sposta all'aperto, fra arene, ville e festival.

Si mangia vicino al Teatro Tirso de Molina?

Via Po, piazza Buenos Aires e corso Trieste offrono bar, pasticcerie, pizzerie al taglio e trattorie di quartiere. Dopo le 23 le cucine chiudono presto: se volete cenare a fine spettacolo, prenotate prima di entrare in sala.

Come si trova il programma aggiornato del Teatro Tirso de Molina?

Cartelloni, date e prezzi cambiano ogni stagione e talvolta in corso d'anno: il quadro affidabile è quello pubblicato sul sito ufficiale del teatro, oppure quello che vi conferma il botteghino al telefono.

Vale la pena venirci da turista e non da romano?

Se capite l'italiano parlato in fretta, sì: è uno dei pochi luoghi dove si vede la comicità romana nel suo ambiente naturale, con il pubblico giusto. Chi organizza il proprio viaggio in città può partire dalla guida in inglese Best things to do in Rome e dall'itinerario di tre giorni di ItalyPlanner, e per l'accompagnamento professionale rivolgersi a TourLeaderPro.

Il consiglio finale sul Teatro Tirso de Molina

Se dovessi scegliere una sola serata a teatro da consigliare a chi conosce Roma solo per monumenti, sceglierei un martedì di gennaio al Teatro Tirso de Molina, quinta fila al centro, una commedia con una compagnia romana in cartellone. Venticinque euro, l'attore a quattro metri, duecento persone del quartiere che ridono negli stessi punti. È una Roma che non compare nelle fotografie e che si consuma in fretta, perché le sale di quartiere chiudono una dopo l'altra. Questa è ancora aperta, ha rifatto le poltrone e riempie la platea. Andateci finché c'è.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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