Villa Torlonia

Villa Torlonia ha il suo ingresso monumentale in Via Nomentana 70, a Roma, nel quartiere Nomentano, e la biglietteria dei musei si trova al Casino Nobile. Il parco è pubblico e gratuito; a pagamento sono gli edifici museali. I tre musei principali (Casino Nobile, Casina delle Civette, Casino dei Principi) aprono dal martedì alla domenica, 9.00-19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; chiusura il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il complesso della Serra Moresca con la Torre segue un calendario suo: dal 1 aprile al 30 settembre martedì-domenica 10.00-19.00, dal 1 ottobre al 31 marzo 10.00-16.00, ultimo ingresso venti minuti prima, e resta chiuso al pubblico dal 1 luglio al 31 agosto. I biglietti pubblicati dal sito ufficiale dei Musei di Villa Torlonia sono: Casino Nobile 11,00 euro intero e 6,50 ridotto; Casina delle Civette 10,50 euro intero e 7,00 ridotto con la mostra in corso; Casino dei Principi 8,00 euro intero e 5,00 ridotto con la mostra in corso; Serra Moresca e Torre Moresca 8,00 euro intero e 5,00 ridotto. Il biglietto cumulativo, che si acquista solo in biglietteria, costa 14,00 euro intero e 11,00 ridotto nei mesi di luglio e agosto per i tre edifici aperti, e 17,00 euro intero e 13,00 ridotto negli altri mesi, quando comprende anche la Serra Moresca. L'audioguida in italiano, inglese e francese costa 4,00 euro. La visita guidata al bunker costa 12,00 euro intero e 6,00 ridotto, con prevendita obbligatoria e un euro di diritto. I residenti a Roma e nella Città Metropolitana entrano gratuitamente con un documento, così come i possessori della MIC Card. La prevendita online o al call center 060608 aggiunge un euro; in biglietteria non si paga alcun diritto. Ci si arriva con i tram 3 e 19, fermata Viale Regina Margherita/Nomentana, con i bus 60, 62, 66, 82, 90 lungo la Nomentana e 61, 490, 495, 649 su via Bari, e a piedi dalle stazioni Policlinico e Bologna della metro B.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Food tour✦ Vieni affamato

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Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

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Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

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Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

Terme di Caracalla

Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se state costruendo un giro più ampio, questa guida fa parte dell'hub dei musei di Roma, dove trovate le altre sedi civiche e statali della città.

Villa Torlonia - mappa
Villa Torlonia - mappa

Che cosa è davvero Villa Torlonia

Chi entra da Via Nomentana con l'idea di visitare un museo commette un errore di misura. Villa Torlonia non è un museo: è una città privata in miniatura, tredici ettari di parco dentro i quali una famiglia di banchieri ha costruito, nel giro di un secolo, un palazzo neoclassico, un teatro, una serra moresca, un tempio finto, un anfiteatro vero, un villino medievale, un villino liberty, due obelischi di granito e una collezione di rovine costruite apposta per sembrare antiche. Il tutto a un chilometro e mezzo da Porta Pia.

Il motivo di tanta abbondanza si chiama denaro nuovo. I Torlonia non erano una famiglia baronale romana: Giovanni Raimondo Torlonia era figlio di un mercante di stoffe francese trapiantato a Roma, e la sua fortuna nacque dalle forniture militari e dal credito nell'epoca napoleonica, quando le vecchie casate romane si dissanguavano e lui comprava. Chi arriva ultimo deve dimostrare di essere arrivato. Villa Torlonia è quella dimostrazione, tradotta in travertino, granito e stucco.

Il risultato è un luogo che nessuna guida riesce a raccontare in dieci righe, perché i suoi edifici non si somigliano fra loro e non vanno visti con lo stesso sguardo. Il Casino Nobile chiede attenzione alla decorazione e alla storia del Novecento italiano; la Casina delle Civette chiede lentezza e occhi alzati verso le vetrate; la Serra Moresca chiede il gusto di una citazione erudita; il bunker chiede stomaco. La mia opinione, dopo anni di gruppi accompagnati qui dentro, è che Villa Torlonia sia il posto di Roma dove il rapporto fra quello che si paga e quello che si vede resta più favorevole al visitatore, e uno dei pochissimi dove un romano può ancora scoprire qualcosa che non sapeva.

Come arrivare a Villa Torlonia e da quale ingresso entrare

Gli ingressi non sono equivalenti, e sceglierne uno a caso vi fa perdere venti minuti. Il cancello monumentale di Via Nomentana 70 è quello giusto se venite per i musei: la biglietteria e il corpo di vigilanza sono alloggiati nel basamento dei due propilei, e dal cancello il viale porta dritto al Casino Nobile in tre minuti di cammino. L'ingresso di Via Lazzaro Spallanzani, sul lato opposto, è quello comodo per il Villino Medievale e per Technotown, ed è anche il più vicino a chi scende alla metro Bologna. Ci sono poi accessi secondari da Via Siracusa e dalla stessa Nomentana più avanti, utili solo se abitate qui intorno.

Con i mezzi pubblici la soluzione più pulita è il tram 3 o il tram 19, che fermano a Viale Regina Margherita all'incrocio con la Nomentana: da lì sono cinque minuti a piedi risalendo la Nomentana verso l'esterno. Il tram 3 ha il vantaggio di collegare la villa direttamente con Trastevere, il Colosseo e San Giovanni, e resta uno dei percorsi urbani più belli della città per chi ha tempo e non ha fretta. In autobus servono le linee che risalgono la Nomentana (60, 62, 66, 82, 90) e quelle di via Bari (61, 490, 495, 649). Dalla metro B la fermata Policlinico lascia una camminata di circa dieci minuti lungo viale Regina Margherita; la fermata Bologna ne lascia una simile dal lato di via Spallanzani.

In auto, un consiglio secco: non venite in auto. Il quartiere Nomentano ha strisce blu ovunque, le poche strisce bianche sono occupate dai residenti dalle sette del mattino, e la Nomentana in orario di punta è una delle arterie più congestionate di Roma. Se proprio dovete, parcheggiate oltre la circonvallazione e camminate.

Biglietti, orari e MIC card per i Musei di Villa Torlonia

Come funziona il sistema dei biglietti a Villa Torlonia

Qui c'è il punto che genera più malintesi in biglietteria. Non esiste un biglietto unico obbligatorio: ogni edificio ha il suo, e potete comprarne uno solo, due, o tutti. Il Casino Nobile costa 11,00 euro intero e 6,50 ridotto. La Casina delle Civette costa 10,50 euro intero e 7,00 ridotto. Il Casino dei Principi costa 8,00 euro intero e 5,00 ridotto. La Serra Moresca con la Torre costa 8,00 euro intero e 5,00 ridotto. Attenzione a una cosa che il listino dice in piccolo: i prezzi della Casina delle Civette e del Casino dei Principi comprendono la mostra temporanea in corso in quell'edificio, quindi variano con la programmazione. Prima di partire vale la pena guardare il listino aggiornato sul sito ufficiale dei Musei di Villa Torlonia.

Il biglietto cumulativo conviene sempre se avete intenzione di entrare in almeno tre edifici, e ha una regola che spiazza chi compra online: si acquista soltanto in biglietteria, non sul web. Nei mesi di luglio e agosto costa 14,00 euro intero e 11,00 ridotto e comprende Casino Nobile, Casino dei Principi e Casina delle Civette. Negli altri mesi costa 17,00 euro intero e 13,00 ridotto e comprende anche la Serra Moresca. Fatta la somma dei singoli, il risparmio è concreto: nel periodo pieno i quattro biglietti separati supererebbero i trentasette euro.

Le gratuità e la MIC card

Dal nuovo sistema tariffario dei musei civici entrato in vigore il 2 febbraio 2026, i residenti a Roma e nella Città Metropolitana entrano gratuitamente nei musei civici esibendo un documento di identità. La MIC Card, la tessera annuale da 5 euro riservata a residenti, domiciliati e studenti della Città Metropolitana, resta valida e dà ingresso libero e illimitato: per chi vive qui e ci torna più di due volte l'anno è una delle spese meglio impiegate della città. La prima domenica del mese l'ingresso ai musei civici è gratuito per tutti, secondo il meccanismo che regola tutti i musei gratis del circuito capitolino. Le altre gratuità e riduzioni seguono le categorie ordinarie del sistema capitolino, che conviene verificare sul sito ufficiale prima di mettersi in fila.

Casino Nobile - Museo di Villa Torlonia a Roma
Casino Nobile - Museo di Villa Torlonia a Roma

Prenotazioni, prevendita e audioguide

Per i musei la prenotazione non è obbligatoria, ma il preacquisto è fortemente consigliato, soprattutto nei fine settimana e nelle prime domeniche del mese. La prevendita online o al call center 060608 comporta un euro di diritto; in biglietteria non si paga nulla in più. I biglietti preacquistati non sono rimborsabili né modificabili, e vale la pena saperlo prima di scegliere una data. L'audioguida costa 4,00 euro, esiste in italiano, inglese e francese, e viene consegnata in biglietteria con auricolare monouso. I gruppi fra cinque e venticinque persone accompagnati da una guida prenotano gratuitamente, con preacquisto di almeno cinque biglietti. Per il bunker il discorso è diverso e ne parlo più avanti: lì la prenotazione è obbligatoria e i posti finiscono.

La storia di Villa Torlonia, dai Pamphilj ai Torlonia

Prima della villa: la vigna dei Pamphilj e dei Colonna

Il terreno che oggi ospita Villa Torlonia era, dal Seicento fino alla metà del Settecento, una tenuta agricola dei Pamphilj, gestita come le altre proprietà che la famiglia aveva in questo settore fuori porta: vigne, orti, qualche casale, nessuna ambizione monumentale. Intorno al 1760 la proprietà passò ai Colonna, che ne mantennero la destinazione agricola e continuarono a chiamarla vigna. È una fase che il visitatore di oggi non vede quasi più, ma che ha lasciato due tracce sostanziali: l'impianto dei campi, che condiziona ancora l'andamento dei viali, e i due edifici rustici che i Torlonia riutilizzeranno invece di demolire.

Una di quelle tracce è particolarmente interessante. Nel 1762 il cardinale Girolamo II Colonna di Sciarra commissionò a Ignazio Muratori una scenografia di rovine artificiali lungo il muro di cinta: quelli che oggi chiamiamo i falsi ruderi nascono perciò prima dei Torlonia, in piena moda settecentesca del rudere costruito. Muratori impiegò materiale di spoglio proveniente dalla Villa di Domiziano a Castel Gandolfo e dal Palazzo della Rovere ai Santi Apostoli. Morì nel 1763 lasciando l'opera incompiuta, e la cosa rimase in sospeso per settant'anni.

Giovanni Torlonia e Giuseppe Valadier

Nel 1797 Giovanni Raimondo Torlonia comprò la vigna dai Colonna. Nel 1802 chiamò Giuseppe Valadier, l'architetto che di lì a poco avrebbe ridisegnato Piazza del Popolo e il Pincio, cioè il professionista più quotato di Roma. I lavori veri cominciarono nel 1806 e si conclusero sotto il figlio Alessandro.

Valadier lavorò per addizione intelligente, non per demolizione. Prese i due edifici rustici esistenti, l'edificio padronale e il casino Abbati, e li trasformò rispettivamente nel palazzo e in quello che oggi chiamiamo Casino dei Principi. Costruì le Scuderie e un ingresso monumentale su via Nomentana, poi demolito quando la strada fu allargata. Soprattutto, ridisegnò il parco secondo una geometria neoclassica limpida: viali simmetrici e perpendicolari, con il palazzo collocato al loro incrocio. Chi cammina oggi nella metà settentrionale della villa cammina ancora dentro quel disegno.

Contemporaneamente Giovanni acquistò sculture antiche per arredare il parco e i saloni, e mise al lavoro una squadra di decoratori di primo livello: il pittore Francesco Podesti, il pittore Francesco Coghetti, scultori e stuccatori formati nelle botteghe di Bertel Thorvaldsen e Antonio Canova. È il momento in cui la villa smette di essere una vigna e diventa una macchina di rappresentanza.

Alessandro Torlonia e Giovan Battista Caretti

Giovanni morì nel 1829. Nel 1832 il figlio Alessandro affidò la prosecuzione dei lavori a Giovan Battista Caretti, e da qui la villa cambia carattere. Alessandro aveva gusti teatrali e i mezzi per assecondarli. Fece costruire il Tempio di Saturno, completare i falsi ruderi lasciati a metà da Muratori, erigere la Tribuna con fontana, e aggiunse un Caffe-House, la Cappella di Sant'Alessandro e un Anfiteatro, tutti e tre oggi scomparsi.

Accanto a Caretti lavorarono altri due nomi decisivi. Quintiliano Raimondi si occupò del Teatro e dell'Aranciera, oggi Limonaia. Giuseppe Jappelli, veneto, il grande scenografo del giardino romantico italiano, ricevette la parte meridionale del parco e vi fece esattamente il contrario di Valadier: dove il primo aveva tracciato rette, Jappelli disegnò laghetti, viali serpeggianti, una collina artificiale, e vi collocò la Capanna Svizzera, la Serra Moresca con la Torre e la Grotta, il Campo dei tornei. Camminare da nord a sud dentro Villa Torlonia significa attraversare in cinque minuti il passaggio dal neoclassicismo al romanticismo. Pochi giardini in Italia lo mostrano con altrettanta chiarezza.

Nel 1842 Alessandro fece innalzare i due obelischi in memoria dei genitori. Quando nel 1840 sposò Teresa Colonna, commissionò il Teatro come dono di nozze: sulla facciata della Limonaia gli stemmi delle due famiglie affiancati ricordano quell'unione, ed è anche il dato che permette di datare l'edificio dopo il matrimonio.

Giovanni Torlonia junior e la stagione liberty

L'ultimo grande committente è Giovanni Torlonia junior, che a inizio Novecento porta la villa dentro il gusto eclettico e liberty. A lui si devono la trasformazione della Capanna Svizzera nella Casina delle Civette, il nuovo muro di cinta con l'ingresso monumentale su Nomentana, il Villino Medievale e il Villino Rosso. Giovanni junior era un uomo schivo, appassionato di esoterismo e di simboli, e la Casina delle Civette è il ritratto della sua testa più di qualunque biografia.

Nel 1919, sotto le scuderie, si scoprì per caso una catacomba ebraica. Negli anni Venti Giovanni junior concesse la villa a Benito Mussolini come residenza ufficiale, a un affitto annuo simbolico di una lira. Il principe morì nel 1938 e l'erede Alessandro Gerini mantenne le stesse condizioni. Nel 1944 arrivarono le truppe alleate, che vi rimasero fino al 1947. Poi trent'anni di abbandono, con furti e vandalismi, fino all'esproprio comunale del 1977 e all'apertura al pubblico del 1978.

Il Casino Nobile di Villa Torlonia, sala per sala

Il Casino Nobile è il palazzo che si vede appena entrati dal cancello monumentale, ed è l'edificio da cui conviene cominciare, se non altro perché ospita la biglietteria. È un esempio di neoclassicismo romano di alto rango, con colonne e paraste marmoree di ordine gigante, cioè che attraversano più piani in un solo slancio verticale: un espediente che serve a far sembrare più alto e più solenne un edificio nato come casa di campagna.

La facciata, il pronao e il frontone del Casino Nobile

I portici laterali e il pronao palladiano sono opera di Giovan Battista Caretti, aggiunti dopo il 1832 su richiesta di Alessandro Torlonia, che voleva un impatto visivo più forte dell'edificio valadieriano. Il frontone in terracotta raffigura il trionfo di Bacco ed è opera di Rinaldo Rinaldi, allievo di Canova: è un dettaglio che quasi nessuno guarda, perché si entra a testa bassa, e invece merita trenta secondi di sosta sul viale prima di salire i gradini. La terracotta, materiale povero trattato come marmo, è una scelta consapevole del cantiere ottocentesco romano.

Atrio, ingresso e primo vestibolo

Il percorso del museo comincia con l'Atrio, l'Ingresso e il Primo vestibolo, ambienti di filtro che nella logica di una casa nobiliare avevano una funzione precisa: smistare i visitatori secondo il rango. Chi non superava l'anticamera non era ammesso alla presenza del principe. Qui sono esposti i primi pezzi della collezione, sculture antiche e materiali dagli scavi condotti nelle tenute della famiglia. I Torlonia possedevano una delle raccolte private di scultura antica più importanti d'Europa, e quello che si vede qui ne è una porzione minima, quella rimasta legata alla villa.

La Biblioteca e il Bagno

La Biblioteca e il Bagno del piano terra sono ambienti di servizio della vita privata, ma decorati con la stessa cura degli ambienti di rappresentanza. È un tratto tipico delle case romane dell'Ottocento: la distinzione fra spazio pubblico e spazio privato non passa dalla qualità della decorazione, passa dall'accesso.

La Stanza a Berceau e i gessi di Canova

La Stanza a Berceau è uno degli ambienti che giustificano da soli il biglietto. Il termine francese indica una pergola, e la decorazione dipinta simula appunto un pergolato che si chiude sopra la testa di chi entra. Qui sono esposti alcuni bassorilievi in gesso di Antonio Canova, insieme ai dipinti di Domenico Del Frate eseguiti per Valadier.

Vale la pena chiarire che cosa sia un gesso di Canova, perché il visitatore medio lo scambia per una copia di serie B. Nella pratica dello scultore neoclassico il modello in gesso non è una riproduzione del marmo: è l'opera nella sua fase decisiva, quella in cui l'artista fissa la forma definitiva prima che gli assistenti la trasferiscano nella pietra con il metodo dei punti. Il gesso porta i segni della mano dello scultore che il marmo, ripulito dai collaboratori, spesso perde. Guardare i rilievi di questa stanza sapendolo cambia completamente l'esperienza.

Il Portico, la Camera di Psiche e la Camera dei poeti e degli artisti italiani

Il Portico collega gli ambienti del piano terra e permette di leggere il rapporto fra l'edificio e il giardino. La Camera di Psiche riprende il tema classico della fanciulla amata da Amore, uno dei soggetti prediletti dal neoclassicismo europeo dopo il gruppo canoviano di Amore e Psiche. La Camera dei poeti e degli artisti italiani è invece un manifesto ideologico: una casa di banchieri arrivati da poco che si mette sotto il patrocinio dei grandi nomi della cultura nazionale. Il messaggio, tradotto, è che il denaro nuovo si compra un albero genealogico culturale quando non ne ha uno di sangue.

La Sala da ballo del Casino Nobile

La Sala da ballo è l'ambiente più celebre del palazzo, e nasce come Salle a manger, cioè sala da pranzo, nel progetto di Giuseppe Valadier. L'architetto vi inserì una serie di specchi disposti per moltiplicare la luce che entrava dalle finestre e, di sera, quella delle candele. Non era un vezzo decorativo: prima dell'illuminazione a gas, la resa luminosa di un salone dipendeva letteralmente dalla capacità di rimbalzare la fiamma sulle superfici. Uno specchio ben posizionato valeva quanto venti candele risparmiate.

La trasformazione della sala da pranzo in sala da ballo racconta il cambio di funzione della villa fra il primo e il secondo Torlonia: da residenza di campagna a teatro della vita mondana romana. Qui si sono tenuti i ricevimenti che nell'Ottocento facevano e disfacevano le reputazioni della società pontificia. Il mio consiglio, in questa stanza, è di mettersi in un angolo e guardare i riflessi invece dei dettagli: è l'unico modo di capire perché fu progettata così.

La Scalinata, l'Anticamera e la Sala di Bacco

La Scalinata conduce al piano nobile, dove l'Anticamera introduce alla Sala di Bacco, uno dei vertici decorativi dell'edificio. Alessandro Torlonia ne affidò l'affresco a Francesco Podesti, marchigiano di Ancona, uno dei pittori più richiesti della Roma di metà Ottocento. Podesti vi dipinse il Mito di Bacco, le Quattro stagioni e i Tre continenti.

Il programma iconografico non è casuale. Bacco è il dio dell'abbondanza e della trasformazione, le stagioni sono il ciclo produttivo della terra, i continenti sono la portata globale del commercio. Tradotto: questa casa vive di ricchezza, la ricchezza viene dalla terra e dai traffici, e i traffici arrivano dappertutto. Un banchiere non avrebbe potuto chiedere un autoritratto più preciso.

La Camera gotica, il Gabinetto di Venere e la Camera Egizia

Il piano nobile prosegue con una sequenza che mostra tutto il repertorio del gusto eclettico ottocentesco, e Caretti fu abilissimo a orchestrarla. La Camera gotica adotta il vocabolario neomedievale che in quegli anni conquistava l'Europa; il Gabinetto di Venere torna al classicismo amoroso; la Camera da letto e la Stanza di passaggio raccordano gli ambienti; la Camera Egizia rende omaggio all'egittomania esplosa dopo la spedizione napoleonica e alimentata dalle decifrazioni di Champollion. A Caretti si devono i partiti decorativi in stile gotico e in stile pompeiano di numerosi ambienti interni: cambiare stile da una stanza all'altra era un modo di esibire cultura, come una biblioteca in cui ogni scaffale parla una lingua diversa.

La Sala di Alessandro

La Sala di Alessandro chiude il percorso del piano nobile. Il tema di Alessandro Magno ricorre in tutta la committenza di Alessandro Torlonia, per la ragione più semplice del mondo: l'omonimia. Un principe di nuova nobiltà che si fa raccontare dal proprio pittore le imprese del condottiero macedone sta facendo una operazione di identità, e nel Casino dei Principi la stessa idea torna nel fregio con il Trionfo di Alessandro a Babilonia.

Il Museo della Scuola Romana al secondo piano

Il secondo piano, che nella logica originaria della casa era riservato alla servitù insieme al seminterrato, ospita dal 2006 il Museo della Scuola Romana, allestito negli ambienti restaurati che un tempo erano camere da letto e spazi di servizio. È nato dalla collaborazione fra le istituzioni capitoline e l'Associazione Archivio della Scuola Romana, e per me è la sezione più sottovalutata di tutta Villa Torlonia.

La Scuola Romana è la stagione della ricerca figurativa a Roma fra la prima e la seconda guerra mondiale, nota anche come Scuola di via Cavour dal nome della strada dove avevano studio Mario Mafai, Antonietta Raphael e Scipione. Non fu un movimento con manifesto e tessere: fu un ambiente, fatto di pittori che rifiutavano tanto il ritorno all'ordine celebrativo quanto l'astrazione, e che dipingevano una Roma spogliata di retorica, con i cantieri degli sventramenti, le periferie, i corpi.

Il nuovo allestimento organizza oltre centocinquanta opere fra dipinti, sculture, disegni e incisioni in nuclei tematici: Paesaggi romani, Cantieri, Città senza mito, Scuola di via Cavour e Villa Strohl Fern, Volti e corpi, Linguaggi artistici tra le due guerre. Ci trovate Antonio Donghi, Francesco Trombadori, Mario Mafai, Antonietta Raphael, Ferruccio Ferrazzi, Corrado Cagli, Alberto Ziveri, Renato Guttuso, Pericle Fazzini, Leoncillo Leonardi, Luigi Bartolini.

C'è una coincidenza che vale la pena tenere a mente mentre si sale: queste opere sono appese al piano più alto della casa in cui, negli stessi anni in cui venivano dipinte, viveva Mussolini. I Cantieri di Mafai raccontano la demolizione di quartieri decisa dal proprietario di quel piano nobile. Nessuna didascalia lo dice, e non serve che lo dica.

Il seminterrato, la sala ipogea e la finta tomba etrusca

Dal seminterrato si accede al bunker voluto da Mussolini e a una sala ipogea costruita a imitazione di una tomba etrusca. La sua riscoperta è una delle storie migliori del restauro romano recente: durante i lavori sul Casino Nobile, sotto un blocco di calcestruzzo che chiudeva una piattaforma di marmo con otto cilindri di ferro ritenuti basi di gazebo, gli operai trovarono un ambiente sotterraneo.

La sala è a 2,50 metri di profondità, ha forma circolare e misura circa venti metri quadrati. Un oculo chiuso da una grata funge da presa d'aria. Vi si accedeva attraverso gallerie alte 1,80 metri provenienti da nord e da sud: quella nord è ostruita da una frana, quella sud è tagliata dal bunker antiaereo. La decorazione è organizzata in fasce sovrapposte: punte lanceolate nella prima; figure zoomorfe nella seconda, nella quarta e nella sesta; figure fitomorfe stilizzate nella terza; girali e motivi vegetali nella quinta; nell'ultima, dentro un girale di acanto, figure femminili in tunica, con corona, che reggono uno specchio in mano. Le pareti hanno lo stesso colore di fondo dell'intera decorazione. L'attribuzione corrente è a Giovan Battista Caretti, come per quasi tutto quello che di stravagante si trova in questa villa.

Una tomba etrusca finta costruita per divertimento sotto il salone da ballo, e ottant'anni dopo un bunker antiaereo che le taglia il corridoio. Non c'è immagine migliore di che cosa sia stata Villa Torlonia nel Novecento.

Casina delle Civette - Musei di Villa Torlonia
Casina delle Civette - Musei di Villa Torlonia

La Casina delle Civette, il capolavoro di Villa Torlonia

Se avete un'ora sola e dovete scegliere un solo edificio, scegliete questo. La Casina delle Civette è l'unica casa liberty visitabile a Roma che conservi il proprio apparato di vetrate al posto per cui fu disegnato, ed è oggi museo della vetrata artistica. Non ci sono equivalenti in città. Chi arriva qui aspettandosi una casetta pittoresca esce ricalibrato.

Dalla Capanna Svizzera alla Casina delle Civette

L'edificio nasce nel 1840 come Capanna Svizzera, ideata da Giuseppe Jappelli per Alessandro Torlonia e collocata al riparo di una collinetta artificiale, fuori dalla vista del palazzo. La logica è quella del rifugio: un principe che vuole sottrarsi al protocollo della casa grande si costruisce una finta baita alpina in fondo al giardino. All'esterno aveva paramenti a bugne di tufo; all'interno era dipinta a tempera imitando rocce e tavolati di legno. Dell'edificio originario restano oggi l'impianto murario a forma di L, la copertura e il gusto rustico dell'insieme.

Dal 1908 Giovanni Torlonia junior incaricò l'architetto Enrico Gennari di trasformarla. Gennari la convertì in un villaggio medievale in miniatura, con grandi finestre, loggette, porticati, torrette, decorazioni in maiolica, vetrate colorate e boiserie. Nel 1917 Vincenzo Fasolo aggiunse le strutture del fronte meridionale con un apparato decorativo pienamente liberty. La casa cresce per accumulo, come cresce un organismo, e la sua asimmetria è voluta.

Il nome viene dalla ricorrenza ossessiva della civetta nelle decorazioni, legata alla passione di Giovanni junior per l'esoterismo, e in particolare dalla vetrata con due civette e tralci d'edera disegnata da Duilio Cambellotti. Sulla data di quella vetrata le fonti non concordano: alcune indicano il 1914, altre il 1916. Il fatto certo è che da quel momento la Capanna diventò per tutti il Villino delle Civette.

Chi ha fatto le vetrate della Casina delle Civette

Tutte le vetrate uscirono dal laboratorio di Cesare Picchiarini, il maestro vetraio che a Roma rifondò da solo un mestiere che in Italia era quasi scomparso. Picchiarini non era un semplice esecutore: fu lui a convincere un gruppo di artisti a disegnare per il vetro, e a riportare in uso la legatura a piombo e i vetri soffiati colorati in massa contro il gusto commerciale della vetrata dipinta a smalto.

I cartoni sono di Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto. Il sito ufficiale colloca l'intera produzione fra il 1908 e il 1930. Cambellotti è il più noto dei quattro, illustratore, scultore, scenografo, uomo dell'Agro Romano e della sua iconografia; Paschetto è l'autore, anni dopo, dell'emblema della Repubblica Italiana. Sapere che l'uomo che disegnò la stella dello stemma repubblicano aveva lavorato alle rose di una casa principesca aiuta a capire quanto fosse piccolo e intrecciato l'ambiente artistico romano di quegli anni.

Le sale della Casina delle Civette, una per una

Il percorso museale attraversa Hall, Fumoir, Salottino delle 24 ore, Stanza dei trifogli, Sala da pranzo, Stanza del chiodo, Stanza delle civette, Bagno del principe, Camera da letto del principe, Balcone delle rose, Salottino dei satiri, Scala delle 4 stagioni, Stanza degli ospiti, Stanza delle rondini, Bagno degli ospiti, Stanza dei ciclamini, Corridoio, Passaggio sopraelevato e dipendenza, Stanze della torretta. Diciannove ambienti in una casa che dall'esterno sembra minuscola.

La Stanza delle civette è il centro simbolico dell'edificio. La vetrata a tre pannelli con le due civette stilizzate fra i tralci d'edera, su disegno di Cambellotti, è l'immagine che ha dato il nome alla casa e resta una delle cose più eleganti prodotte dal liberty italiano: la stilizzazione delle piume, la scelta di pochi toni di verde e bruno, l'assenza totale di leziosità. Guardatela contro luce e poi spostatevi di un metro: cambia completamente.

La Sala da pranzo ha vetrate con tralci d'uva e foglie, tema obbligato per un ambiente conviviale, sempre dal laboratorio Picchiarini. La Stanza del chiodo prende il nome dal motivo decorativo ricorrente e ospita una grande vetrata con pampini e grappoli d'uva, il cui disegno si ripete negli stucchi delle pareti: è l'esempio migliore, in tutta la casa, di come il liberty pretendesse la continuità fra vetro, stucco, legno e ferro.

Il Salottino delle 24 ore ha pianta ottagonale, colori pastello fra il rosa, il celeste e il verde, e una volta a cupola con un roseto e fanciulle danzanti attribuita a Giovanni Capranesi. È l'ambiente in cui il visitatore si ferma più a lungo senza sapere perché: la ragione è che la pianta ottagonale e la cupola bassa producono un effetto di raccoglimento che nessuna stanza rettangolare può dare.

Il Fumoir, la Hall e la Stanza dei trifogli compongono il fronte pubblico della casa, con l'ostentazione controllata di chi riceve pochi amici scelti. Nella Camera da letto del principe il rosone centrale porta dei pipistrelli, insieme a quattro vetrate geometriche con frutti su disegno di Umberto Bottazzi. Un uomo che si fa dipingere i pipistrelli sul soffitto della propria camera da letto sta comunicando qualcosa di preciso sul proprio rapporto con la notte e con il simbolo.

Il Balcone delle rose è una parete continua di rose, nastri e farfalle su disegno di Paolo Paschetto, e nelle giornate di sole è l'ambiente cromaticamente più intenso della casa. Il Salottino dei satiri è minuscolo e ha statue di satiri affacciate sul bordo dell'apertura circolare. La Scala delle 4 stagioni ha vetrate dedicate alle stagioni e sovraluci con uccelli migratori: è il punto in cui conviene salire lentamente, perché la luce cambia a ogni gradino.

La Stanza delle rondini ha rondini in volo nel cielo, rilievi in stucco e vetrate di un blu profondo. Il Bagno degli ospiti unisce maioliche con il maggiociondolo, decorazioni di iris e tife e una vetrata con un cigno bianco su un paesaggio di lago: è probabilmente l'ambiente in cui il liberty romano tocca la sua punta più alta, ed è un bagno. La Stanza dei ciclamini ha il pavimento disegnato con ciclamini e la vetrata detta I pavoni, con sei pavoni disposti attorno a un vaso, su disegno di Umberto Bottazzi.

Restano la Stanza degli ospiti, il Bagno del principe, il Corridoio, il Passaggio sopraelevato in legno che porta alla dipendenza e le Stanze della torretta. Nella dipendenza ha sede la biblioteca specializzata sulle arti applicate, ed è una risorsa che pochissimi sanno di poter usare.

L'incendio del 1991 e il restauro della Casina delle Civette

La storia recente della Casina è una storia di quasi perdita. Già malridotta al momento dell'acquisto comunale, subì furti e atti di vandalismo, e nel 1991 un incendio. Fra il 1992 e il 1997 un restauro lungo e minuzioso ne permise l'apertura al pubblico: la Casina fu il primo edificio della villa a riaprire, prima ancora del Casino Nobile. Molte vetrate furono smontate, consolidate e ricollocate; alcune sono esposte come opere autonome nel percorso, il che permette di vederle da vicino, cosa impossibile quando sono in opera a tre metri di altezza.

Se posso dare un'opinione netta: le vetrate esposte fuori contesto, nella sezione museale, valgono la visita quanto quelle in opera. Sono l'unico modo di capire il mestiere di Picchiarini, la sezione dei piombi, il modo in cui i vetri sono scelti per venatura e spessore. Nessuna fotografia lo restituisce.

Casino Dei Principi - Villa Torlonia
Casino Dei Principi - Villa Torlonia

Il Casino dei Principi e l'Archivio della Scuola Romana

Il Casino dei Principi è il fratello discreto del Casino Nobile, e ha un'origine umile: era un edificio rurale della Vigna Abati. Giovan Battista Caretti lo restaurò per Alessandro Torlonia fra il 1835 e il 1840 in stile neorinascimentale, trasformandolo in sala per ricevimenti. Era collegato al palazzo principale da una galleria sotterranea: il principe poteva passare da un edificio all'altro senza farsi vedere né bagnare.

Fra le decorazioni originali va segnalato il fregio con il Trionfo di Alessandro a Babilonia, che riprende il tema alessandrino caro al committente. Nelle tre sale del piano nobile c'erano affreschi con soggetti dell'antica Grecia e dell'antica Roma, e nella sala da pranzo alcune vedute del golfo di Napoli dipinte da allievi di Caretti. Sono da ricordare anche le decorazioni novecentesche della prima sala, riferite a Giovan Battista Caretti e a Filippo Bigioli.

Oggi il Casino dei Principi ha due funzioni. La prima è ospitare le mostre temporanee dei Musei di Villa Torlonia, che ruotano più volte l'anno e che determinano il prezzo del biglietto di questo edificio. La seconda, meno visibile ma più importante per chi studia, è custodire l'Archivio della Scuola Romana, un fondo ricchissimo di documenti, carte, lettere e fotografie sulla stagione artistica romana fra le due guerre. È consultabile, e l'esistenza di un archivio di questa portata dentro un parco pubblico è una di quelle cose che a Roma si danno per scontate e che altrove farebbero notizia.

Davanti all'ingresso del Casino dei Principi sono collocate alcune delle sfingi che stavano sul cancello monumentale di Valadier, demolito con l'allargamento della Nomentana. Guardatele: sono i pezzi superstiti di un ingresso che nessuno vedrà mai più.

Teatro di Villa Torlonia
Teatro di Villa Torlonia

Il Teatro di Villa Torlonia, il regalo di nozze

Il Teatro di Villa Torlonia nasce nel 1841 da una committenza sentimentale: Alessandro Torlonia lo fece costruire da Quintiliano Raimondi per festeggiare le nozze con Teresa Colonna. I lavori si trascinarono a lungo, interrotti anche dalla vicenda personale del principe, e furono conclusi soltanto nel 1874. Trentatre anni per un regalo di matrimonio: un dato che dice molto sui tempi dei cantieri romani dell'Ottocento e forse anche sul matrimonio.

L'edificio è un manuale illustrato di eclettismo. Il corpo centrale è classico e solenne; la serra in vetro e ghisa del prospetto meridionale è di gusto nordico e industriale; e nel resto della fabbrica si alternano citazioni gotiche, moresche, greco-romane e rinascimentali. Mettere insieme cinque linguaggi in un solo edificio senza che il risultato collassi richiede una mano ferma, e Raimondi ce l'aveva.

Le decorazioni sono opera di Costantino Brumidi, ed è qui che la storia diventa notevole. Brumidi, romano, dopo i moti del 1848 emigrò negli Stati Uniti e diventò l'autore degli affreschi del Campidoglio di Washington, incluso l'Apoteosi di Washington nella cupola: in America lo chiamano il Michelangelo del Campidoglio. Il pittore che decorò il cuore simbolico della democrazia americana aveva prima lavorato al teatro privato di un principe romano, a Villa Torlonia. Poche persone che passano davanti a questo edificio lo sanno.

Il teatro accoglieva in origine circa cinquecento spettatori; oggi, per ragioni di sicurezza, la capienza è di circa centoquaranta posti. Danneggiato durante l'occupazione anglo-americana fra il 1944 e il 1947, saccheggiato e poi abbandonato, è stato acquisito dal Comune nel 1978 e sottoposto a un restauro complesso sotto la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina. Ha riaperto nel dicembre 2013 ed è entrato nel circuito della Fondazione Teatro di Roma, insieme al Teatro Argentina e al Teatro India.

Oggi ospita spettacoli teatrali, concerti, proiezioni, conferenze, laboratori e progetti di formazione, con una attenzione particolare al pubblico dei bambini e dei ragazzi. Il consiglio pratico è semplice: il teatro non si visita come un museo, si visita comprando un biglietto per uno spettacolo. Controllate il cartellone della stagione, scegliete una serata e ve lo godrete dall'interno, con le decorazioni accese dalla luce di scena. È il modo giusto di vederlo, ed è anche il più economico.

Serra Moresca - Villa Torlonia
Serra Moresca - Villa Torlonia

La Serra Moresca e la Torre di Villa Torlonia

Il complesso della Serra Moresca risale al 1840 circa e fu progettato intorno al 1839 da Giuseppe Jappelli per Alessandro Torlonia. L'architettura si ispira dichiaratamente all'Alhambra di Granada, ed è la punta più estrema dell'orientalismo ottocentesco romano. Serviva a due scopi: ospitare piante esotiche e rare, come tutte le serre principesche dell'epoca, e fornire uno scenario per feste e ricevimenti nel parco.

Il complesso comprende la Serra vera e propria, la Torre Moresca e una Grotta artificiale, e il percorso di visita li collega. La grotta è l'elemento che sorprende di più: una finta caverna costruita con cementi e concrezioni artificiali, secondo un genere che il giardino romantico europeo amava e che in Italia sopravvive in pochissimi esemplari.

Dopo un lungo restauro il complesso ha aperto al pubblico l'8 dicembre 2021, e prima di quella data la maggior parte dei romani non lo aveva mai visto da dentro. Gli orari sono diversi da quelli degli altri musei: dal 1 aprile al 30 settembre martedì-domenica 10.00-19.00, dal 1 ottobre al 31 marzo martedì-domenica 10.00-16.00, con ultimo ingresso venti minuti prima della chiusura e chiusura il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il complesso resta chiuso al pubblico dal 1 luglio al 31 agosto: è la ragione per cui il biglietto cumulativo estivo costa meno e comprende solo tre edifici. La Torre ha inoltre una chiusura ricorrente la prima domenica del mese. Il biglietto costa 8,00 euro intero e 5,00 ridotto.

La mia opinione: se venite a Roma in luglio o agosto e la Serra Moresca era il motivo della vostra visita, spostate la data. Se non potete, sappiate che dall'esterno la Torre si vede benissimo e vale comunque una deviazione lungo il viale meridionale.

Serra Moresca - Villa Torlonia
Serra Moresca - Villa Torlonia - visitabile dal pubblico a partire dall'8 Dicembre 2021

Il Tempio di Saturno di Villa Torlonia

Sul viale che porta alla Casina delle Civette si incontra il Tempio di Saturno, innalzato da Giovan Battista Caretti fra il 1836 e il 1838 a imitazione dei templi antichi. Il modello dichiarato è il Tempio di Esculapio che Antonio Asprucci aveva realizzato nel 1786 sul laghetto di Villa Borghese: un finto tempio che imita un altro finto tempio, il che descrive perfettamente il grado di gioco intellettuale di questi giardini.

L'edificio è modesto e va detto: si compone del solo pronao con quattro colonne doriche di granito, e la parte retrostante, rimasta incompiuta, è oggi nascosta dalla vegetazione. Dietro si trovano due casolari usati un tempo come cucine e una zona recintata. Nelle incisioni ottocentesche, davanti al tempio, compaiono tavoli rotondi, probabilmente per riunioni all'aperto.

Il pezzo forte è il frontone in terracotta di Vincenzo Gajassi, con l'Allegoria della vita umana e il Tempo che trionfa sulla Gioia, sull'Arte e sulla Cultura. Al centro Saturno regge la falce fra un serpente e un leone, ai lati sono figurate Le quattro Stagioni. Ai fianchi dell'edificio si trovano calchi di alcuni altorilievi del Palazzo dei Conservatori. Sopra il portale è murato un rilievo in terracotta di fine Settecento con Bacco che dona la vite, affiancato da due maschere teatrali in stucco. I busti che coronavano il timpano sono perduti.

Il Tempio di Saturno resta uno dei pochi edifici di Villa Torlonia ancora in attesa di restauro. Passateci accanto guardando in alto: la terracotta di Gajassi si sta consumando, e non è detto che fra dieci anni si legga ancora come oggi.

Tempio di Saturno - Villa Torlonia
Tempio di Saturno - Villa Torlonia

I falsi ruderi di Villa Torlonia

Sempre sul viale della Casina delle Civette, sopra il muro di cinta, si allineano i falsi ruderi. La moda del rudere costruito apposta nasce nel Cinquecento, esplode nella seconda metà del Settecento e prosegue per tutto l'Ottocento: serviva a dare al giardino una profondità temporale che non aveva, e a offrire al passeggiatore quella malinconia colta che la cultura del tempo considerava un piacere estetico.

Qui la cronologia è doppia. La struttura fu commissionata nel 1762 dal cardinale Girolamo II Colonna di Sciarra a Ignazio Muratori, che usò materiale proveniente dalla Villa di Domiziano a Castel Gandolfo e dal Palazzo della Rovere ai Santi Apostoli. Muratori morì nel 1763 e l'opera rimase incompiuta. Nel 1832 Alessandro Torlonia incaricò Giovan Battista Caretti di completarla, e Caretti la terminò nel 1842. Ottant'anni per finire una finta rovina: il tempo reale del cantiere ha superato la finzione.

Il complesso è formato da un muraglione in mattoni suddiviso in sei nicchie, più un nicchione centrale con semicupola a cassettoni a losanghe. Le nicchie, separate da paraste corinzie, ospitavano statue oggi trasferite al Casino Nobile. Di fronte corre un filare di finte colonne in travertino con scanalature e basi attiche, spezzate ad arte per simulare il crollo.

C'è un dettaglio che mi diverte spiegare ai gruppi: pezzi autentici della villa dell'imperatore Domiziano sono stati usati per costruire una rovina finta. Il materiale antico vero è servito a fabbricare l'antichità falsa.

Falsi ruderi - Villa Torlonia
Falsi ruderi - Villa Torlonia

La Tribuna con fontana

Sul lato orientale del Casino Nobile, addossata alla collina artificiale di Jappelli, si trova la Tribuna con fontana, verosimilmente l'ultima opera progettata per la villa da Caretti. Il lato verso la collina è scandito da colonne addossate a una parete marmorea con due bassorilievi: due putti ai lati di un'iscrizione celebrativa del committente. Il prospetto verso via Nomentana è invece francamente monumentale, pensato per essere visto dalla strada.

Sulle gradinate laterali coperte di peperino sono disposti vasi di azalee. Davanti alla composizione c'erano un tempo statue, sarcofagi e frammenti archeologici, oggi perduti. Nella nicchia centrale, dove esisteva una decorazione con Enea in fuga da Troia, resta la fontana barocca con vasca semicircolare e decorazione a muro; nelle nicchie laterali, separate da colonne ioniche, sono state collocate opere della collezione Torlonia. Sopra la fontana corre una targa con iscrizione.

Il Campo dei tornei

Fra il Teatro e la Serra Moresca, Jappelli progettò un campo dei tornei su modello medievale e cristiano, con un immaginario dichiaratamente ariostesco. Le gradinate per gli spettatori sono in peperino. Su un lato erano collocate tre tende rosso-nere. Le fotografie d'epoca mostrano, sul lato orientale, una tenda in ferro e rame sorretta da figure in ghisa, sotto la quale prendeva posto la principessa Torlonia con la sua corte; la tenda del principe stava invece sulla sommità della collina, decorata da uno stemma in rame e da un altro in metallo.

Le tende e le figure in ghisa sono scomparse, ma esistevano ancora negli anni della residenza di Mussolini: lo documentano alcune fotografie che lo ritraggono qui mentre gioca a tennis. Il campo dei tornei di un principe romano trasformato in campo da tennis di un dittatore è una di quelle sovrapposizioni che a Villa Torlonia si incontrano di continuo.

Gli obelischi di Villa Torlonia

I due obelischi sono collocati a uguale distanza dal Casino Nobile, in asse con i due prospetti principali, e la loro storia è una delle migliori della villa. Alessandro Torlonia voleva onorare la memoria dei genitori e arricchire il parco, e scrisse al viceré d'Egitto chiedendo due obelischi autentici. Per tutto il 1838 non ricevette risposta.

A quel punto fece l'unica cosa che un banchiere con quel patrimonio poteva fare: se li fece costruire. Scelse il granito rosa delle cave di Baveno, sul Lago Maggiore, allora nel Regno di Sardegna e oggi in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, perché era il più simile disponibile al granito di Assuan.

Il viaggio dei blocchi merita di essere raccontato per intero. Le pietre furono estratte a Baveno, lavorate a Milano, trasportate lungo il Po fino al mare, imbarcate a Venezia, portate a circumnavigare la penisola fino a Fiumicino, risalite lungo il Tevere fino alla confluenza con l'Aniene e infine trascinate lungo la via Nomentana fino alla villa, dove giunsero il 4 gennaio 1840. Poi cominciò il lavoro di innalzamento, che durò anni.

Sono alti poco più di dieci metri e pesano oltre ventidue tonnellate ciascuno; le basi sono rivestite di travertino e marmo. I geroglifici furono composti dal padre barnabita Luigi Ungarelli, uno dei primi egittologi italiani, allievo della nuova scienza aperta da Champollion: non sono decorazione casuale, sono un testo, redatto da uno studioso che sapeva quello che scriveva. Il primo obelisco fu eretto il 4 giugno 1842 alla presenza del papa e del principe Ludovico di Baviera, e dedicato al padre Giovanni Torlonia; il secondo fu innalzato il 26 luglio, per la festa di Sant'Anna, dedicato alla madre Anna Maria e collocato nella zona retrostante il palazzo.

Se il tema vi appassiona, la scheda dedicata agli obelischi di Villa Torlonia entra nel dettaglio delle iscrizioni e del cantiere.

Obelischi di Villa Torlonia
Obelischi di Villa Torlonia

Le colonne onorarie e l'edicola mariana

Due colonne onorarie completano il repertorio celebrativo del parco. La prima è presso l'obelisco dedicato ad Anna Maria Torlonia e fu innalzata da Alessandro nel 1840 in onore del fratello Carlo. La seconda, originariamente in un punto imprecisato della villa, fu poi spostata sull'esedra del teatro e fu dedicata da Carlo Torlonia ai genitori.

A sud del campo dei tornei si trova l'edicola mariana, entro una scogliera rustica in mattoni con lesene di marmo bianco e gli stemmi dei Torlonia e dei Colonna, dedicata da Alessandro Torlonia a Carlo. Dopo la demolizione della Cappella di Sant'Alessandro, questa edicola è rimasta l'unica presenza religiosa dentro Villa Torlonia. Un parco costruito da una famiglia devotissima, che al culto ha lasciato una nicchia.

Il Villino Medievale e Technotown

Il Villino Medievale nasce da un testamento. Anna Maria Torlonia, prima di morire, lasciò al marito la facoltà di scegliere per sé un edificio fra le proprietà; il marito, con i figli, preferì costruirne uno nuovo, con ingresso da via Spallanzani. Il progetto è di Enrico Gennari, presentato nel 1906 e concluso già l'anno seguente. Nell'ottobre del 1906 furono pagati lotti di lavori in cemento armato, materiale allora nuovissimo, e nel 1907 furono ultimate le decorazioni. Le vetrate artistiche sono di Cesare Picchiarini, lo stesso maestro vetraio della Casina delle Civette.

È uno degli edifici più grandi della villa: si appoggia su un lato alla Limonaia, mentre il fronte su via Spallanzani si sviluppa su tre livelli. La composizione è volutamente irregolare, con torre, altana, scalinate e porticati in stile neomedievale. Le rose e le stelle, elementi dello stemma Torlonia, decorano le colonne che sostengono la loggia sopra l'ingresso occidentale. Sulla facciata di via Spallanzani campeggia un orologio ornato con i segni zodiacali. Sopra l'ingresso occidentale una fenice risorge dalle ceneri: il significato è esplicito, l'eternità della famiglia Torlonia.

I muri sono in tufo e laterizio con inserti marmorei. All'interno gli ambienti principali sono un salone al pianterreno con grande camino e soffitto a cassettoni decorati, e una sala al primo piano con soffitto a capriate e sottostante fregio dipinto con gli stemmi della città e dei rioni di Roma, dentro il quale era verosimilmente inserito anche lo stemma Torlonia, oggi quasi del tutto sbiadito. Il principe vi creò un giardino di fiori a bulbo e una serra per piante pregiate, di cui restano frammenti. Il villino fu abitato da Giulio Borghese Torlonia fino alla sua morte, nel 1915.

Il restauro ha riportato l'edificio all'aspetto originario e oggi ospita Technotown, la ludoteca tecnologica e scientifica di Roma Capitale, con ingresso da via Lazzaro Spallanzani 1/A. Apre dal martedì alla domenica, 9.30-19.00, chiuso il lunedì, con le mattine dal martedì al venerdì riservate alle scolaresche; le informazioni e le prenotazioni passano dal numero 060608. Per le tariffe del pubblico non scolastico conviene chiedere direttamente, perché variano con i laboratori proposti.

Il Villino Rosso

All'angolo fra via Spallanzani e via Siracusa si trova il Villino Rosso, fatto costruire da Giovanni Torlonia junior per il proprio amministratore fra il 1920 e il 1922, su progetto di Paolo Gianoli. Sul lato strada si apre un portone centrale sotto una grande tettoia; dal lato giardino un altro portone immette in una rampa che scavalca un ponte e sale fiancheggiata da un filare di cipressi. La zona sotto il ponte serviva un tempo all'accesso delle carrozze.

Oggi vi si trovano una fontana polilobata e un mascherone addossato alla parete, sormontato dallo stemma Torlonia, da cui sgorgava l'acqua. All'imbocco del ponte due sfingi in travertino provengono da una delle fontane di Valadier che stavano davanti al palazzo, demolite durante le trasformazioni volute da Alessandro Torlonia.

La pianta è condizionata dall'angolo fra le due strade. Lo stile mescola il medievale, testimoniato da alcune teste zoomorfe, e il rinascimentale, riconoscibile nelle bugnature, nei loggiati e nelle maioliche. Gli interni hanno come tema prevalente i simboli araldici della famiglia: al primo piano si trova un mosaico con la Fenice che risorge trionfante dalle ceneri. Il salottino ottagonale del primo piano è dipinto a tempera con finti pilastri che reggono un cornicione sormontato da una cupola a padiglione; i pilastri sono decorati a grottesca in stile liberty con le allegorie delle quattro stagioni e i segni zodiacali, mentre la parete è rivestita da una tappezzeria a fasce con grappoli d'uva. Sopra è incisa la data di costruzione: MCMXX.

Dopo il restauro l'edificio è stato concesso all'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, l'accademia scientifica nota come dei Quaranta, che vi ha allestito anche una biblioteca scientifica aperta al pubblico. Un villino costruito per un amministratore di patrimonio che diventa sede di una accademia scientifica: la parabola è migliore di quella di molti palazzi più celebri.

La Limonaia di Villa Torlonia

La Limonaia, detta anche Aranciera, fu commissionata da Alessandro Torlonia e destinata in origine ad agrumeto e serra da fiori. In uno schizzo di Giuseppe Jappelli del 1839 compare la dicitura Teatro ed Aranciera del signor Raimondi. Le fonti sull'edificio scarseggiano, ma la sua costruzione si colloca dopo il 1840, cioè dopo il matrimonio di Alessandro con Teresa Colonna: sulla facciata compaiono infatti gli stemmi delle due famiglie affiancati a sancire l'unione dei casati. Quintiliano Raimondi la realizzò diversamente dal progetto di Jappelli, staccandola dal teatro adiacente.

La pianta è rettangolare, l'esterno presenta bugne in tufo, le finestre si alternano a porte-finestre con strombature molto accentuate sormontate da oculi. Il tetto è rivestito di tegole marsigliesi; l'interno è in tufo con capriate lignee e il pavimento a scacchiera alterna travertino e peperino.

Una descrizione del 1905 ricorda un piccolo palco a tre arcate per il riparo di agrumi e fiori, accanto a un camino ligneo barocco affiancato da due satiri, con due putti sulla cimasa che reggevano un orologio; ai lati del camino due piccole botti in peperino facevano da fontane rustiche, e il tutto era verniciato con porporina a imitazione del bronzo dorato. Il camino fu verosimilmente distrutto durante l'occupazione alleata fra il 1944 e il 1947 e sostituito da uno più piccolo in mattoni e cemento. Un documento del 1911 cita una fontana presso la limonaia, oggi di difficile identificazione.

Accanto alla Limonaia esisteva una dipendenza per il ricovero dei braccianti e degli attrezzi, sostituita poi dal Villino Medievale come residenza di Giulio Borghese Colonna. Negli anni Trenta del Novecento l'edificio fu affittato all'Istituto per la Cinematografia e utilizzato anche per proiezioni durante la residenza di Mussolini nella villa. Restaurata, la Limonaia è oggi adibita a punto di ristoro, e nel cortile limitrofo sono stati piantati limoni a ricordo della destinazione antica. È il posto giusto per una sosta a metà visita: sedersi qui dopo la Casina delle Civette e prima della Serra Moresca spezza il percorso nel punto esatto in cui serve.

Le vecchie scuderie

Le Scuderie furono costruite all'inizio del XIX secolo da Giuseppe Valadier, che ideò un edificio con una loggia sormontata da statue e facciate a bugnato. Nel secondo quarto dell'Ottocento Giovan Battista Caretti le ampliò in stile neogotico. Di quell'aspetto restano soltanto descrizioni e un disegno dell'interno conservato nell'Archivio Quaroni, che mostra archi a sesto acuto e dipinti gotici. Dopo l'acquisto di Alessandro Torlonia l'edificio fu decorato con paraste doriche.

Restaurate, le vecchie scuderie ospitano oggi funzioni diverse: la biblioteca dell'Accademia delle Scienze, una sede del Servizio Giardini, la guardiania per la sorveglianza delle vicine catacombe ebraiche, magazzini e locali per attività culturali. Dentro il parco vive inoltre il centro sociale per anziani intitolato alle antiche scuderie: un dettaglio che dice quanto Villa Torlonia sia, prima che meta turistica, un pezzo di quartiere.

Gli ingressi attuali e il muro di cinta

L'ingresso monumentale con i propilei

L'attuale ingresso su via Nomentana e il muro di cinta furono edificati fra il 1905 e il 1911 su progetto di Enrico Gennari, dopo che l'allargamento della carreggiata aveva imposto l'arretramento della fronte della villa e la demolizione del vecchio muro con i suoi ingressi.

Ai lati del cancello si ergono due propilei con ordini ionico e composito, basamento bugnato e rivestimento in lastre di travertino. La cancellata a sei ante è in ferro battuto, intervallata da due pilastri in travertino che sostengono globi di vetro, sui quali poggiano aquile bronzee. Nel basamento dei due fabbricati sono alloggiati il corpo di vigilanza e la biglietteria. Al piano superiore corrono paraste marmoree scanalate con capitelli ionici, e ai lati si trovano capitelli compositi. Sotto i due loggiati sono collocate copie di statue i cui originali sono conservati nel museo del Casino Nobile: fra queste una Pandora, una Pudicizia e un Fauno.

L'ingresso di via Spallanzani e il villino di portineria

La costruzione del Villino Medievale rese necessario aprire un nuovo accesso su via Spallanzani e costruire un edificio di portineria. L'ingresso è semplice, due pilastri in laterizio sormontati da vasi in terracotta. Il villino di portineria, abitato dal custode, è un edificio a due livelli che ripete in formato ridotto le forme del Villino Medievale. Guardateli uno accanto all'altro: è un esercizio di stile in scala, e sono pochissimi i visitatori che se ne accorgono.

Edifici e arredi scomparsi di Villa Torlonia

L'allargamento della via Nomentana fra il 1908 e il 1909 costò alla villa venti metri di profondità su tutto il fronte, e con essi una serie di edifici e arredi che conosciamo solo attraverso stampe, descrizioni e fotografie. Vale la pena elencarli, perché camminare in un giardino sapendo che cosa non c'è più è un esercizio che cambia lo sguardo.

L'ingresso principale di Valadier

Progettato e costruito da Giuseppe Valadier verso il 1828, si trovava verso l'angolo nord-est della villa ed era concepito come una nicchia ricavata nel muro di cinta. Ai lati sorgevano piloni in bugnato liscio, ciascuno sormontato da una coppia di sfingi; fra le due coppie campeggiava lo stemma Torlonia. Il cancello era curvo. Delle sfingi, alcune sono oggi davanti all'ingresso del Casino dei Principi, altre due sono finite nella villa di Federico Zeri a Mentana.

Il secondo ingresso

Stava all'altra estremità dello stesso muro, in asse con il palazzo, e fu ripristinato da Giovan Battista Caretti. Sui due piloni erano collocate coppie di Geni alati che sorreggevano lo stemma Torlonia, e il cancello riprendeva gli stessi simboli.

L'Anfiteatro

Sorgeva di fronte alla facciata principale del Casino dei Principi e fu voluto da Alessandro Torlonia per ospitare spettacoli: corse di cavalli, esibizioni circensi, tauromachie. La pianta era ellittica; l'alzato alternava bugnato e opus reticulatum, sormontato da una ringhiera con piedistalli per candelabri. Nell'ambulacro trovavano posto i camerini e gli spazi per gli animali. La costruzione è attribuita a Giovan Battista Caretti e a Francesco Gasparoni, che vi lavorarono verosimilmente dal 1833. All'epoca fu definito più ampio del cosiddetto Teatro di Corea, cioè del Mausoleo di Augusto adattato ad arena: il paragone dice quanto fosse grande, e quanto la famiglia volesse che si sapesse.

Le false rovine sul muro della Nomentana

Caretti aveva disposto lungo l'antico muro di cinta un Tempio di Minerva, un tempio periptero su podio di conci squadrati che faceva emergere sopra il muro le colonne in rovina e i resti della cella, e un rudere di anfiteatro formato da due ordini di archi separati da un cornicione. Chi percorreva la Nomentana in carrozza vedeva quindi, sopra il muro, un profilo di rovine antiche. Era scenografia stradale, e funzionava.

La Cappella di Sant'Alessandro

Fatta costruire da Alessandro Torlonia fra il 1833 e il 1840 su progetto di Caretti, sorgeva fra il Teatro, la collinetta e il laghetto del Fucino. Scomparve nel 1903 per ragioni che le fonti non chiariscono. Le descrizioni superstiti parlano di un portico e di una decorazione interna sobria di gusto quattrocentesco, con statue di Carlo Aureli e affreschi del Caneva raffiguranti figure in stile trecentesco. Gli elementi decorativi sopravvissuti sono conservati nel museo del Casino Nobile.

Il parco di Villa Torlonia: alberi, laghetti e collinetta

Il parco merita attenzione autonoma, non come semplice contorno agli edifici. Fra la Casina delle Civette e il Teatro si trova il Lago del Fucino, un piccolo specchio d'acqua circondato da un boschetto di bambù, creato in ricordo del prosciugamento del lago Fucino. E qui serve una nota storica che spiega tutto della famiglia: il prosciugamento del Fucino, in Abruzzo, fu l'impresa idraulica più colossale dell'Ottocento italiano, finanziata e portata a termine proprio da Alessandro Torlonia fra il 1854 e il 1875, e gli valse il titolo di principe di Fucino. Avere un laghetto ornamentale che commemora un lago prosciugato è il monumento più sincero che un imprenditore si sia mai costruito in giardino.

Un secondo laghetto si trova dietro il Casino Nobile. La collinetta artificiale di Jappelli, fra il Casino Nobile e la Casina delle Civette, è il vero perno del giardino romantico meridionale: nasconde la Casina alla vista del palazzo e crea il gioco di scoperta improvvisa su cui Jappelli lavorava. I vialetti che vi salgono sono oggi protetti da staccionate di legno che alterano il disegno originario.

I grandi viali di lecci ai due lati del casino sono rimasti sostanzialmente inalterati e sono la parte più antica del giardino ancora leggibile. Il patrimonio arboreo comprende, fra le conifere, pino domestico, pino d'Aleppo, pino americano, cedro del Libano, cedro africano e cedro dell'Himalaya; fra le specie mediterranee leccio, rovere, olivo, alloro, oleandro, fico e sambuco; fra le palme, palma nana, trachicarpo, palma delle Canarie, palma da datteri, palma azzurra e palma della California. Lungo i viali interni crescono tiglio, platano, bagolaro, olmo campestre e castagno; fra gli alberi da fiore il mirabolano e l'albero di Giuda; fra i fruttiferi nespolo del Giappone, ciliegio, susino, arancio amaro e kaki.

Il parco ha pagato caro il maltempo del 22 e 23 marzo 2008, quando una intensa perturbazione danneggiò pesantemente circa cinquanta alberi e costrinse alla chiusura temporanea di tutta la zona sud. Chi frequenta la villa da vent'anni riconosce ancora i vuoti.

Le catacombe ebraiche sotto Villa Torlonia

Sotto il prato che i romani attraversano per andare a correre corre una delle sei catacombe ebraiche note di Roma, e l'unica scoperta in età contemporanea in condizioni così fortunate. Fu trovata per caso nel 1919, secondo alcune fonti nel 1918, sotto le scuderie della villa, durante lavori nel sottosuolo. La sua datazione corrente la colloca fra il III e il IV secolo dopo Cristo.

Il valore di questo complesso è fuori discussione. Le catacombe ebraiche romane documentano la presenza di una comunità che a Roma vive senza interruzione da oltre duemila anni, ed espongono un corredo epigrafico di eccezionale importanza per la storia della lingua, dell'onomastica e delle istituzioni comunitarie: le iscrizioni sono in gran parte in greco, alcune in latino, poche in ebraico, e restituiscono i nomi delle sinagoghe romane antiche e le cariche di chi le reggeva. Le pitture con la menorah, l'etrog e il lulav compongono uno dei repertori figurativi ebraici più antichi conservati in Europa.

La domanda che tutti fanno è se si possano visitare. La risposta, oggi, è no: il complesso non è aperto alla visita ordinaria del pubblico, e l'accesso è riservato a studiosi e a iniziative straordinarie autorizzate dagli enti competenti. Il sito è stato oggetto di interventi di restauro e di progetti di valorizzazione che riguardano anche la sistemazione dell'area soprastante e l'accesso da via Spallanzani, ma un'apertura regolare al pubblico non è a oggi attiva. Se leggete di visite guidate offerte da terzi, verificate con attenzione che cosa comprendano davvero prima di pagare.

Il paradosso storico è brutale e va detto con precisione: il rifugio antiaereo di cui parliamo fra poco fu ricavato sfruttando gli ambienti sotterranei di una necropoli ebraica, e a farlo scavare fu l'uomo che nel 1938 firmò le leggi razziali. Il fatto è documentato dalla morfologia stessa del sottosuolo della villa. Non serve commentarlo.

Mussolini a Villa Torlonia, dal 1925 al 1943

Negli anni Venti Giovanni Torlonia junior concesse la villa a Benito Mussolini come residenza ufficiale, per un affitto annuo simbolico di una lira. La data corrente per l'inizio della residenza è il 1925, e la sistemazione durò fino al 1943. Alla morte del principe, nel 1938, l'erede Alessandro Gerini mantenne le stesse condizioni.

Il gesto va letto per quello che era: un affitto a una lira non è un affitto, è un dono con una ricevuta. Una famiglia che aveva costruito il proprio patrimonio sulla capacità di stare dalla parte giusta al momento giusto, dallo Stato pontificio al Regno d'Italia, faceva la stessa operazione con il nuovo potere. La villa non fu requisita: fu offerta.

Mussolini vi abitò con la famiglia. Il Casino Nobile divenne casa privata, gli ambienti di rappresentanza dei Torlonia si riempirono di una quotidianità diversa, il campo dei tornei di Jappelli divenne campo da tennis, la Limonaia ospitò proiezioni cinematografiche. Le fotografie di quegli anni circolarono moltissimo, perché servivano a costruire l'immagine dell'uomo sportivo e domestico: sono immagini di propaganda scattate dentro una scenografia principesca dell'Ottocento, e conoscere la scenografia aiuta a smontarle.

Nel 1943 la residenza finì. Nel 1944 arrivarono gli alleati e la villa cambiò padrone per la terza volta in vent'anni.

Il bunker e i rifugi antiaerei di Villa Torlonia

Sotto Villa Torlonia esistono tre distinti apprestamenti di protezione, realizzati in fasi successive man mano che la guerra si avvicinava a Roma. Il primo fu ricavato adattando gli ambienti sotterranei preesistenti; il secondo è un rifugio antigas ricavato nella ex cantina del Casino Nobile, con porte stagne e impianto di filtrazione dell'aria; il terzo è il bunker vero e proprio, scavato a circa nove metri di profondità, con struttura in cemento armato e doppia scala di accesso, rimasto incompiuto quando il regime cadde.

Il contesto è quello dei bombardamenti che colpirono la città fra il luglio 1943 e il maggio 1944, con le incursioni su San Lorenzo, sul Tiburtino e sul Prenestino. Chi scende qui non visita un capriccio: visita l'infrastruttura della paura di un uomo che aveva portato il paese in guerra e sapeva quanto valesse la propria pelle.

La visita è guidata e si fa solo su prenotazione obbligatoria, con partenze a orari fissi e gruppi contingentati. Il punto di ritrovo è davanti all'ingresso della biglietteria del Casino Nobile. La durata dichiarata delle visite è nell'ordine dei cinquanta minuti. Il biglietto costa 12,00 euro intero e 6,00 ridotto per la fascia 6-18 anni, i possessori di MIC Card e Roma Pass e le persone con disabilità con accompagnatore; i bambini fino a cinque anni entrano gratuitamente. Le visite per gruppi costano 90,00 euro per un massimo di venti persone e 70,00 euro per i gruppi scolastici. La prevendita è obbligatoria e comporta un euro di diritto.

I giorni e gli orari delle visite per i singoli non sono fissi tutto l'anno: vengono pubblicati a cicli di uno o due mesi sul sito ufficiale dei Musei di Villa Torlonia, con calendari separati per i singoli visitatori e per gruppi e scuole. Anche l'estate ha il suo calendario dedicato: le visite al bunker di Villa Torlonia nelle aperture estive di luglio e agosto hanno una loro programmazione, e i posti per i singoli sono pochi e finiscono in fretta. Prenotate con settimane di anticipo, non con giorni.

Due avvertenze pratiche da guida. La prima: sotto ci sono scale ripide e ambienti stretti, e chi soffre di claustrofobia lo scopre in fondo alla seconda rampa, quando tornare indietro è scomodo. La seconda: la temperatura sotterranea resta bassa anche ad agosto, portate qualcosa da mettersi addosso. È la visita più forte di tutta Villa Torlonia, e la consiglio agli adulti e ai ragazzi grandi, non ai bambini piccoli.

Visite al bunker di Villa Torlonia
Visite al bunker di Villa Torlonia

Dall'occupazione alleata all'acquisto comunale

Il degrado di Villa Torlonia comincia nel 1944 con l'arrivo delle truppe alleate, che vi installarono il proprio comando e vi rimasero fino al 1947. Tre anni di occupazione militare dentro un complesso di edifici decorati producono danni che nessun restauro cancella del tutto: infissi, pavimenti, arredi, camini, apparati decorativi.

Seguirono trent'anni molto peggiori. Abbandono, furti, vandalismi, vegetazione lasciata a se stessa, edifici svuotati. Nel 1991 un incendio colpì la Casina delle Civette. È la fase in cui Villa Torlonia rischiò seriamente di essere perduta, e chi ha fotografie di quegli anni sa che non è un modo di dire.

Nel 1977 il Comune di Roma procedette all'esproprio nei confronti del senatore Alessandro Gerini, motivandolo con la mancata manutenzione degli edifici, e nel 1978 il parco fu aperto al pubblico. Dagli anni Novanta l'amministrazione capitolina ha investito in modo continuativo nel restauro degli edifici e nel recupero del patrimonio ambientale: la Casina delle Civette nel 1997, il Casino Nobile, il Casino dei Principi, il Villino Medievale, il Villino Rosso, il Teatro nel 2013, la Serra Moresca nel 2021. È uno dei recuperi urbani più lunghi e più riusciti della Roma contemporanea, e nessuno gliene rende merito. Restano edifici in attesa, il Tempio di Saturno fra tutti.

Villa Torlonia con i bambini

Villa Torlonia funziona benissimo con i bambini, a patto di scegliere. Il parco è pianeggiante, ha prati aperti, aree gioco, viali larghi per le biciclette e ombra vera nelle giornate calde: dentro il Grande Raccordo Anulare ci sono pochi parchi altrettanto comodi per una famiglia.

Technotown, dentro il Villino Medievale, è pensato esattamente per questo pubblico: laboratori scientifici e tecnologici, percorsi tematici, attività che cambiano nel tempo. Apre dal martedì alla domenica 9.30-19.00, con le mattine infrasettimanali riservate alle scuole, quindi per una famiglia il momento buono è il pomeriggio o il fine settimana.

La Casina delle Civette piace ai bambini più di quanto ci si aspetti, perché è una casa da fiaba con animali dappertutto: civette, pipistrelli, rondini, pavoni, cigni. Trasformare la visita in una caccia agli animali nelle vetrate funziona sempre, e li tiene concentrati per quaranta minuti. Il Casino Nobile, invece, è un museo per adulti, e con bambini sotto i dieci anni conviene ridurlo alla sala da ballo e alla Sala di Bacco. Il bunker, ripeto, non è materia per i più piccoli.

Il Teatro di Villa Torlonia ha una programmazione dedicata a bambini e ragazzi: se capitate in stagione, un pomeriggio a teatro qui dentro vale più di due musei di fila.

Accessibilità di Villa Torlonia

Il parco è in gran parte percorribile: i viali principali sono ampi e le pendenze sono dolci, con l'eccezione della collinetta di Jappelli e dei suoi vialetti. Chi si muove in carrozzina trova quindi un giardino sostanzialmente praticabile, con fondi che alternano asfalto, ghiaino e terra battuta.

Per gli edifici la situazione va verificata caso per caso, perché si tratta di architetture dell'Ottocento e del primo Novecento adattate a museo. La Casina delle Civette, in particolare, si sviluppa su due piani con scale e ambienti stretti. Il bunker comporta scale ripide e non è accessibile a chi ha ridotta mobilità. Il consiglio pratico è di chiamare il 060608 prima della visita ed esporre la propria situazione specifica: è l'unico modo di avere una risposta utile, e il servizio risponde tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00.

Quando andare a Villa Torlonia

La stagione migliore è quella intermedia: aprile-maggio e ottobre-inizio novembre. In primavera il parco fiorisce e la Serra Moresca è aperta con l'orario lungo; in autunno la luce bassa entra nelle vetrate della Casina delle Civette con un angolo che d'estate non si ottiene mai.

L'estate romana è il periodo peggiore per due ragioni concrete: la Serra Moresca resta chiusa dal 1 luglio al 31 agosto, e il caldo del pomeriggio nel parco senza ombra è punitivo. Se venite comunque in luglio o agosto, entrate all'apertura, alle nove, fate i musei nelle ore centrali e tenete il parco per le sette di sera.

Nei giorni della settimana, il martedì e il mercoledì mattina sono i momenti più tranquilli. Il fine settimana la villa si riempie di romani, il che è bello per l'atmosfera e meno per le code in biglietteria. La prima domenica del mese, con l'ingresso gratuito, è il giorno di massima affluenza: se odiate la folla, evitatelo; se il budget conta più della calma, arrivate alle 8.45 e mettetevi in fila.

Quanto dura la visita di Villa Torlonia e come organizzarla

Le durate ragionevoli, misurate sul campo con gruppi veri, sono queste. Il Casino Nobile con il Museo della Scuola Romana chiede un'ora e mezza, e chi ama il Novecento italiano ne impiega due. La Casina delle Civette chiede un'ora piena, e chi va di fretta la rovina. Il Casino dei Principi, con la mostra in corso, si visita in quaranta minuti. La Serra Moresca con Torre e Grotta chiede trenta minuti. Il bunker impegna circa cinquanta minuti più il tempo di ritrovo. Il parco, camminato bene, si porta via un'altra ora.

Mezza giornata a Villa Torlonia

Arrivo alle 9.00 dal cancello di via Nomentana. Casino Nobile fino alle 10.30. Passeggiata lungo il viale dei falsi ruderi fino alla Casina delle Civette, visita fino alle 11.45. Ritorno per il Tempio di Saturno e gli obelischi, uscita verso mezzogiorno e mezzo. È il programma che consiglio a chi ha una sola mattina.

Giornata intera a Villa Torlonia

Stesso avvio, con il biglietto cumulativo preso in biglietteria. Casino Nobile, Casina delle Civette, sosta alla Limonaia, Casino dei Principi con la mostra, Serra Moresca nel pomeriggio se la stagione lo consente, e chiusura sul campo dei tornei e sul Lago del Fucino con la luce di fine giornata. Se avete prenotato il bunker, incastratelo dove cade l'orario assegnato e costruite il resto attorno: è l'unico appuntamento rigido della giornata.

Cosa c'è intorno a Villa Torlonia

Il quartiere Nomentano intorno alla villa è una delle passeggiate urbane più istruttive di Roma per chi si interessa di architettura fra Otto e Novecento. A cinque minuti a piedi, verso la Salaria, comincia il quartiere Coppedè, il complesso di villini e palazzine progettato da Gino Coppedè negli anni Venti, con il Palazzo del Ragno, la Fontana delle Rane e l'arco di piazza Mincio: è il complemento perfetto alla Casina delle Civette, perché racconta lo stesso gusto eclettico e liberty portato alla scala di un intero isolato.

Proseguendo lungo la Salaria si arriva a Villa Ada, l'ex tenuta reale dei Savoia, che è il secondo parco pubblico di Roma per estensione e ha un carattere completamente diverso da Villa Torlonia: boschi, colline, laghetto, e un bunker anche lì. Chi vuole restare sul tema dei musei civici trova nell'hub dei musei di Roma le altre sedi del circuito capitolino.

Dentro la villa stessa, le schede dedicate approfondiscono i singoli edifici: il Casino Nobile di Villa Torlonia, la Casina delle Civette e il Casino dei Principi.

Per mangiare, il quartiere offre di meglio della media turistica romana, perché è un quartiere residenziale borghese e i locali vivono di clienti che tornano. Via Nomentana e le strade fra piazza Bologna e viale Regina Margherita hanno panetterie, trattorie e pasticcerie reali. Se avete poco tempo, la Limonaia dentro il parco risolve la sosta senza farvi uscire.

Una curiosità su Villa Torlonia

La curiosità che racconto sempre riguarda gli obelischi, e non è quella che ci si aspetta. Il fatto notevole non è che siano finti nel senso di moderni: è che siano autentici nel senso che conta. Alessandro Torlonia voleva due obelischi egizi veri, scrisse al viceré d'Egitto, e per tutto il 1838 non ebbe risposta. Un uomo con meno ambizione avrebbe lasciato perdere. Lui decise di produrne due nuovi, ma alle condizioni degli originali: granito, monolite, geroglifici veri.

Il granito scelto fu quello rosa di Baveno, sul Lago Maggiore, perché era il più vicino per grana e colore a quello di Assuan. E i geroglifici non sono un ornamento inventato da un decoratore: furono composti dal padre barnabita Luigi Ungarelli, uno dei primissimi egittologi italiani, formatosi sulle decifrazioni di Champollion. Sono cioè un testo egiziano reale, scritto nell'Ottocento da uno studioso che sapeva leggerlo e scriverlo, e celebra i genitori del principe. Nel mondo esistono pochissimi obelischi di questo tipo: non copie, ma opere nuove in una lingua morta, redatte da chi quella lingua l'aveva appena riaperta.

C'è poi il viaggio, che da solo vale il racconto. I blocchi furono cavati a Baveno, lavorati a Milano, calati nel Po, portati al mare, imbarcati a Venezia, fatti circumnavigare l'Italia fino a Fiumicino, risaliti lungo il Tevere fino alla confluenza con l'Aniene, e infine trascinati sulla Nomentana fino al cancello della villa, dove arrivarono il 4 gennaio 1840. Due anni e mezzo dopo, il 4 giugno 1842, il primo fu innalzato davanti al papa e al principe Ludovico di Baviera. Il secondo seguì il 26 luglio, giorno di Sant'Anna, in onore della madre Anna Maria.

Quando passate fra i due obelischi, quindi, non state guardando un arredo da giardino. State guardando il punto in cui un banchiere ottocentesco, ricevuto un silenzio come risposta, ha deciso di rifare l'Egitto in casa propria. E gli è riuscito.

Una cosa che non ti dice nessuno su Villa Torlonia

La cosa che nessuno dice riguarda il biglietto cumulativo, e costa soldi veri a chi non la sa. Il cumulativo dei Musei di Villa Torlonia si acquista soltanto alla biglietteria del Casino Nobile: online non compare. Il visitatore diligente che prenota da casa compra il singolo biglietto del Casino Nobile, arriva, decide di vedere anche la Casina delle Civette e il Casino dei Principi, e a quel punto paga tre biglietti pieni. Fatti i conti con il listino corrente, nel periodo in cui la Serra Moresca è aperta la differenza fra cumulativo e biglietti separati supera i venti euro per una coppia.

La regola pratica è semplice: se pensate di entrare in almeno tre edifici, non comprate nulla online, presentatevi in biglietteria e chiedete il cumulativo. Se invece volete vedere un solo edificio, il preacquisto online ha senso e vi costa un euro di diritto in più.

La seconda cosa che nessuno dice è che il prezzo di due edifici su quattro cambia con le mostre. Casina delle Civette e Casino dei Principi hanno un biglietto che comprende l'esposizione temporanea in corso, quindi il listino oscilla nel corso dell'anno. Non è un rincaro nascosto, è un biglietto integrato, ma chi si è segnato un prezzo sei mesi prima trova un altro numero alla cassa.

E c'è un terzo punto, che riguarda i romani. Dal 2 febbraio 2026 i residenti a Roma e nella Città Metropolitana entrano gratuitamente nei musei civici esibendo un documento. Molti romani continuano a non entrare in questi musei convinti di dover pagare. Se abitate qui, il Casino Nobile e la Casina delle Civette vi costano zero: è probabilmente la cosa più utile scritta in tutta questa pagina.

Il consiglio che ti do per visitare Villa Torlonia

Il consiglio principale è di invertire l'ordine che fanno tutti. La stragrande maggioranza dei visitatori entra da via Nomentana, vede il Casino Nobile perché è il primo edificio che incontra, esce stanca e visita la Casina delle Civette con l'attenzione residua. È esattamente il contrario di quello che andrebbe fatto.

La Casina delle Civette è l'edificio che chiede più concentrazione e che restituisce di più a chi arriva fresco: diciannove ambienti piccoli, decine di vetrate, dettagli a tre metri di altezza che si vedono solo se si alza la testa e ci si ferma. Andateci per prima, appena aperto, quando la luce del mattino entra dal fronte orientale e le sale sono vuote. Poi tornate verso il Casino Nobile, dove la scala è monumentale e la stanchezza pesa meno.

Secondo consiglio, tecnico. Comprate il cumulativo in biglietteria anche se cominciate dalla Casina: la biglietteria è unica ed è al Casino Nobile, quindi passateci comunque prima, prendete il cumulativo e camminate fino alla Casina. Sono quattro minuti a piedi.

Terzo. Se il bunker vi interessa, prenotatelo prima di decidere tutto il resto. È l'unico elemento della visita che ha orari rigidi, posti limitati e calendario variabile. Costruire la giornata attorno al suo orario è molto più semplice che cercare di incastrarlo all'ultimo.

Quarto, e vale come opinione netta: la audioguida a 4 euro è una delle poche audioguide romane che consiglio davvero, perché gli ambienti del Casino Nobile hanno pochissimi pannelli e senza un supporto si perde la metà del significato delle sale. Quattro euro spesi meglio di molti biglietti da venti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che Mussolini abbia abitato a Villa Torlonia lo sanno tutti. Quello che si cita poco è la cifra dell'affitto, e soprattutto che cosa quella cifra significhi. Una lira all'anno: non un affitto di favore, non un canone calmierato, una somma simbolica che serviva soltanto a rendere il rapporto giuridicamente un contratto invece che una donazione.

Il punto interessante è la continuità. Quando Giovanni Torlonia junior morì, nel 1938, l'erede Alessandro Gerini confermò le stesse condizioni. Non fu un gesto isolato del vecchio principe, dunque, ma una politica di famiglia mantenuta anche dopo la successione, cioè negli anni in cui il regime approvava le leggi razziali e si legava alla Germania.

La seconda parte del fatto poco citato riguarda la fine. Quando nel 1977 il Comune di Roma espropria la villa, lo fa nei confronti del senatore Alessandro Gerini, motivando il provvedimento con la mancata manutenzione del patrimonio edilizio. La stessa proprietà che aveva ospitato il capo del governo a una lira l'anno perde il complesso perché non lo teneva in piedi. Fra le due date corrono cinquantadue anni e tre regimi.

C'è infine il dettaglio del 1919, che quasi nessuna guida collega al resto: la catacomba ebraica sotto le scuderie era già nota da anni quando arrivò l'inquilino. Le due cose convivono nel sottosuolo della stessa proprietà, e la sovrapposizione fra il rifugio antiaereo e la necropoli ebraica non è una leggenda urbana ma la conformazione fisica di quel sottosuolo. È un fatto risaputo fra gli specialisti e stranamente assente dai racconti turistici.

La foto giusta da fare a Villa Torlonia

La foto che tutti fanno è la facciata del Casino Nobile dal viale centrale, ed è una fotografia corretta e insignificante: pronao frontale, luce piatta, nessuna profondità. Se ne avete già una, tenetela e passate oltre.

La foto giusta si fa alla Casina delle Civette, dall'interno, in controluce, mettendo in inquadratura una vetrata intera e lasciando entrare nel bordo del fotogramma un pezzo di stucco o di boiserie. Il motivo è tecnico: le vetrate di Picchiarini sono fatte di vetri colorati in massa, non dipinti, e il loro colore esiste solo quando la luce li attraversa. Fotografarle con luce riflessa le uccide. Il momento migliore è la mattina presto sul fronte orientale e il tardo pomeriggio sul fronte meridionale, quello di Fasolo. La Scala delle 4 stagioni e la Stanza delle rondini sono i due punti dove il controluce funziona meglio, e il Bagno degli ospiti con il cigno regala il colore più saturo dell'intera casa.

Se preferite l'esterno, la fotografia migliore di Villa Torlonia non è un edificio: è l'allineamento. Mettetevi in asse con il Casino Nobile guardando verso un obelisco, in modo che il monolite di granito e la fronte del palazzo entrino nella stessa inquadratura. È la composizione che i Torlonia avevano progettato, ed è l'unico punto da cui si capisce che gli obelischi non sono decorazione ma perni geometrici del giardino.

Un terzo scatto che consiglio, meno ovvio: la Torre Moresca vista dal viale meridionale attraverso i rami, in autunno, quando la vegetazione si dirada. Una torre dell'Alhambra dentro un parco romano, incorniciata dai lecci: è l'immagine che spiega Villa Torlonia meglio di qualunque didascalia.

Ultima nota pratica: nei musei le riprese senza flash e senza treppiede sono normalmente ammesse, ma le regole possono cambiare durante le mostre temporanee. Chiedete in biglietteria prima di cominciare, e non discutete con il personale di sala.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il 4 giugno 1842 fu innalzato il primo obelisco, alla presenza del papa e del principe Ludovico di Baviera. Il 26 luglio dello stesso anno, giorno di Sant'Anna, fu innalzato il secondo. Sono le due giornate in cui la villa raggiunse la massima visibilità pubblica: un banchiere che riceve il pontefice e un sovrano straniero nel proprio giardino sta ottenendo esattamente quello che aveva comprato.

Nel 1919 la scoperta della catacomba ebraica sotto le scuderie cambiò lo statuto archeologico dell'intero complesso. Il ritrovamento fu casuale e restituì alla città uno dei documenti più importanti sulla comunità ebraica di Roma antica.

Nel 1925 comincia la residenza di Benito Mussolini, che durerà fino al 1943. Sono i diciotto anni in cui Villa Torlonia è il domicilio privato del capo del governo italiano: qui si consumano le giornate ordinarie di un potere che decideva le cose straordinarie altrove.

Fra il 1940 e il 1943 vengono realizzati i tre apprestamenti di protezione: il rifugio ricavato negli ambienti preesistenti, il rifugio antigas nella ex cantina con porte stagne e filtrazione dell'aria, e il bunker in cemento armato a nove metri di profondità, rimasto incompiuto alla caduta del regime. La cronologia di quelle opere è la cronologia della paura di chi ci abitava.

Nel 1944 arrivano le truppe alleate, che occupano la villa e vi restano fino al 1947. È il colpo da cui gli interni non si riprenderanno per decenni. Il camino barocco della Limonaia, per esempio, scompare in questo periodo.

Nel 1977 il Comune di Roma espropria il complesso al senatore Alessandro Gerini per mancata manutenzione, e nel 1978 il parco apre al pubblico. Nel 1991 un incendio colpisce la Casina delle Civette, già devastata da furti e vandalismi; il restauro condotto fra il 1992 e il 1997 la salva e la rende il primo edificio della villa riaperto al pubblico. Fra il 22 e il 23 marzo 2008 una violenta perturbazione danneggia circa cinquanta alberi del parco e impone la chiusura temporanea di tutta la zona meridionale. Nel dicembre 2013 riapre il Teatro; l'8 dicembre 2021 apre per la prima volta al pubblico il complesso della Serra Moresca.

Chi è passato da Villa Torlonia

Giuseppe Valadier ci passò dal 1802, in piena maturità, poco prima di ridisegnare Piazza del Popolo: Villa Torlonia è uno dei cantieri in cui mise a punto il rapporto fra edificio e sistema di viali che poi avrebbe applicato alla scala urbana.

Giuseppe Jappelli, il padovano autore del Caffe Pedrocchi, arrivò qui intorno al 1839 e vi realizzò il suo pezzo romano più importante. Il giardino romantico meridionale, la Serra Moresca, la Capanna Svizzera e il campo dei tornei sono suoi, ed è l'occasione in cui il più colto scenografo di giardini italiano dell'epoca lavorò a Roma.

Antonio Canova è presente attraverso i bassorilievi in gesso della Stanza a Berceau, e la sua scuola attraverso Rinaldo Rinaldi, autore del frontone in terracotta con il trionfo di Bacco. Alla decorazione lavorarono anche artisti formati nella cerchia di Bertel Thorvaldsen.

Francesco Podesti affrescò la Sala di Bacco con il Mito di Bacco, le Quattro stagioni e i Tre continenti; Francesco Coghetti partecipò alla decorazione della villa; Vincenzo Gajassi modellò il frontone del Tempio di Saturno; Filippo Bigioli lavorò al Casino dei Principi.

Costantino Brumidi decorò il Teatro prima di emigrare negli Stati Uniti e diventare l'autore degli affreschi del Campidoglio di Washington. È il passaggio più sorprendente di tutta la lista: dalla villa di un principe romano alla cupola del potere legislativo americano.

Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto disegnarono le vetrate della Casina delle Civette, realizzate nel laboratorio di Cesare Picchiarini. Paschetto sarebbe poi diventato l'autore dell'emblema della Repubblica Italiana. Giovanni Capranesi dipinse la volta del Salottino delle 24 ore; Enrico Gennari firmò la trasformazione della Casina, il Villino Medievale e l'ingresso monumentale; Vincenzo Fasolo il fronte meridionale liberty; Paolo Gianoli il Villino Rosso.

Nel 1842 ci passarono il papa e il principe Ludovico di Baviera per l'innalzamento del primo obelisco. Dal 1925 al 1943 ci abitò Benito Mussolini con la famiglia. Fra il 1944 e il 1947 vi si insediò il comando delle truppe alleate. E fra i pittori della Scuola Romana esposti oggi al secondo piano del Casino Nobile ci sono Mafai, Raphael, Donghi, Trombadori, Ferrazzi, Cagli, Ziveri, Guttuso, Fazzini, Leoncillo e Bartolini: non ci passarono da vivi, ma ci abitano da vent'anni.

Domande veloci su Villa Torlonia

Dove si trova Villa Torlonia?

L'ingresso monumentale è in Via Nomentana 70, 00161 Roma, nel quartiere Nomentano. Ci sono altri accessi da via Lazzaro Spallanzani e da via Siracusa. La biglietteria unica dei musei si trova al Casino Nobile.

Quanto costa entrare a Villa Torlonia?

Il parco è pubblico e gratuito. Si paga solo per gli edifici museali: Casino Nobile 11,00 euro intero e 6,50 ridotto; Casina delle Civette 10,50 e 7,00; Casino dei Principi 8,00 e 5,00; Serra Moresca con Torre 8,00 e 5,00. I prezzi della Casina e del Casino dei Principi comprendono la mostra in corso e cambiano con la programmazione.

Esiste un biglietto cumulativo per i Musei di Villa Torlonia?

Sì, e conviene se entrate in almeno tre edifici. Costa 14,00 euro intero e 11,00 ridotto in luglio e agosto, quando comprende Casino Nobile, Casino dei Principi e Casina delle Civette, e 17,00 euro intero e 13,00 ridotto negli altri mesi, quando comprende anche la Serra Moresca. Si acquista soltanto in biglietteria, non online.

Quali sono gli orari dei Musei di Villa Torlonia?

Casino Nobile, Casina delle Civette e Casino dei Principi aprono dal martedì alla domenica 9.00-19.00, con ultimo ingresso un'ora prima. Il 24 e il 31 dicembre l'orario è 9.00-14.00.

Quando sono chiusi i Musei di Villa Torlonia?

Ogni lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il complesso della Serra Moresca ha in più la chiusura estiva dal 1 luglio al 31 agosto.

Il parco di Villa Torlonia è sempre aperto?

Il parco è pubblico e ad accesso libero, con orari legati alla luce del giorno che variano nel corso dell'anno. Gli edifici museali seguono invece i propri orari.

Serve prenotare per visitare Villa Torlonia?

Per i musei no, ma il preacquisto è consigliato nei fine settimana e nelle prime domeniche del mese. Per il bunker la prenotazione è obbligatoria.

Quanto tempo ci vuole per visitare Villa Torlonia?

Un'ora e mezza per il Casino Nobile con il Museo della Scuola Romana, un'ora per la Casina delle Civette, quaranta minuti per il Casino dei Principi, mezz'ora per la Serra Moresca, circa cinquanta minuti per il bunker. Il parco chiede almeno un'altra ora.

Come si arriva a Villa Torlonia con i mezzi pubblici?

Tram 3 e 19, fermata Viale Regina Margherita all'incrocio con la Nomentana. Bus 60, 62, 66, 82 e 90 sulla Nomentana, 61, 490, 495 e 649 su via Bari. A piedi dalle stazioni Policlinico e Bologna della metro B.

Si può visitare il bunker di Villa Torlonia?

Sì, con visita guidata e prenotazione obbligatoria. Il biglietto costa 12,00 euro intero e 6,00 ridotto, con un euro di diritto di prevendita. I giorni e gli orari cambiano di mese in mese e vengono pubblicati sul sito ufficiale dei musei: i posti per i singoli sono pochi e si esauriscono presto.

Quanti rifugi ci sono sotto Villa Torlonia?

Tre, realizzati in fasi successive: un primo rifugio ricavato in ambienti sotterranei preesistenti, un rifugio antigas nella ex cantina del Casino Nobile con porte stagne e filtrazione dell'aria, e il bunker in cemento armato a circa nove metri di profondità, rimasto incompiuto.

Si possono visitare le catacombe ebraiche di Villa Torlonia?

No. Il complesso, databile fra il III e il IV secolo, non è aperto alla visita ordinaria: l'accesso è riservato a studiosi e a iniziative straordinarie autorizzate. Sono in corso interventi di restauro e progetti di valorizzazione, ma un'apertura regolare al pubblico oggi non c'è.

Perché si chiama Casina delle Civette?

Per la ricorrenza del tema della civetta nelle decorazioni, legata all'interesse di Giovanni Torlonia junior per l'esoterismo, e in particolare per la vetrata con due civette e tralci d'edera disegnata da Duilio Cambellotti. Da quel momento la vecchia Capanna Svizzera fu chiamata da tutti Villino delle Civette.

Chi ha fatto le vetrate della Casina delle Civette?

Le realizzò tutte il laboratorio di Cesare Picchiarini, su cartoni di Duilio Cambellotti, Umberto Bottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto. Il sito ufficiale colloca la produzione fra il 1908 e il 1930.

Quante sale ha la Casina delle Civette?

Il percorso museale ne attraversa diciannove, dalla Hall alle Stanze della torretta, passando per il Salottino delle 24 ore, la Stanza del chiodo, la Stanza delle civette, il Balcone delle rose, la Scala delle 4 stagioni, la Stanza delle rondini e la Stanza dei ciclamini.

Che cos'è il Museo della Scuola Romana?

È il museo allestito dal 2006 al secondo piano del Casino Nobile, dedicato alla ricerca figurativa a Roma fra le due guerre. Espone oltre centocinquanta opere organizzate per nuclei tematici, con Mafai, Raphael, Donghi, Trombadori, Ferrazzi, Cagli, Ziveri, Guttuso, Fazzini, Leoncillo e Bartolini.

Villa Torlonia è gratis per i residenti a Roma?

Sì. Dal nuovo sistema tariffario dei musei civici entrato in vigore il 2 febbraio 2026, i residenti a Roma e nella Città Metropolitana entrano gratuitamente esibendo un documento, come i possessori della MIC Card.

Quanto costa la MIC Card e a chi serve?

Costa 5 euro, dura un anno ed è riservata a residenti, domiciliati e studenti della Città Metropolitana di Roma. Dà ingresso libero e illimitato ai musei civici. Per chi vive a Roma e visita più di un museo all'anno è la spesa più conveniente della città.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

Sì, la prima domenica del mese l'ingresso ai musei civici è gratuito per tutti. È anche il giorno di massima affluenza: se volete calma, sceglietene un altro.

Villa Torlonia è adatta ai bambini?

Molto. Il parco è pianeggiante e ha aree gioco, la Casina delle Civette è una casa piena di animali nelle vetrate, e nel Villino Medievale c'è Technotown, la ludoteca tecnologica e scientifica. Il bunker, invece, non lo consiglio ai più piccoli.

Che cos'è Technotown?

È la ludoteca tecnologica e scientifica ospitata nel Villino Medievale, con ingresso da via Lazzaro Spallanzani 1/A. Apre dal martedì alla domenica 9.30-19.00, chiuso il lunedì, con le mattine infrasettimanali riservate alle scuole. Informazioni e prenotazioni al numero 060608.

Villa Torlonia è accessibile in sedia a rotelle?

Il parco lo è in gran parte, con l'eccezione della collinetta di Jappelli. Per gli edifici la situazione varia: la Casina delle Civette si sviluppa su due piani con ambienti stretti e il bunker comporta scale ripide. Conviene chiamare il 060608 prima della visita ed esporre il proprio caso.

Si possono fare fotografie dentro i musei di Villa Torlonia?

Le riprese senza flash e senza treppiede sono normalmente ammesse, ma durante le mostre temporanee le regole possono cambiare. Chiedete in biglietteria prima di cominciare.

C'è l'audioguida ai Musei di Villa Torlonia?

Sì, costa 4,00 euro, esiste in italiano, inglese e francese e si ritira in biglietteria con auricolare monouso. Per il Casino Nobile la consiglio davvero: le sale hanno pochissimi pannelli.

Il Teatro di Villa Torlonia si può visitare?

Non come museo. Il teatro, riaperto nel dicembre 2013 e inserito nel circuito della Fondazione Teatro di Roma, si vede comprando un biglietto per uno spettacolo. La capienza attuale è di circa centoquaranta posti.

Perché la Serra Moresca è chiusa d'estate?

Il complesso della Serra Moresca con la Torre resta chiuso al pubblico dal 1 luglio al 31 agosto. Per questo il biglietto cumulativo estivo costa meno e comprende soltanto tre edifici. La Torre ha inoltre una chiusura ricorrente la prima domenica del mese.

Gli obelischi di Villa Torlonia sono egizi?

No, sono ottocenteschi. Alessandro Torlonia ne aveva chiesti due autentici al viceré d'Egitto e, non avendo ricevuto risposta, li fece realizzare in granito rosa di Baveno, sul Lago Maggiore. I geroglifici furono composti dall'egittologo barnabita Luigi Ungarelli e sono un testo vero.

Qual è il periodo migliore per visitare Villa Torlonia?

Aprile e maggio, oppure ottobre e i primi giorni di novembre. In estate il parco è torrido nel pomeriggio e la Serra Moresca resta chiusa. Nei giorni feriali, martedì e mercoledì mattina sono i momenti più tranquilli.

Che differenza c'è fra Casino Nobile e Casino dei Principi?

Il Casino Nobile è il palazzo neoclassico principale, con il museo della villa, la sala da ballo e il Museo della Scuola Romana al secondo piano. Il Casino dei Principi è l'edificio neorinascimentale accanto, nato come casale rurale, che ospita le mostre temporanee e l'Archivio della Scuola Romana.

Dove si mangia a Villa Torlonia?

Dentro il parco la Limonaia restaurata funziona da punto di ristoro. Fuori, il quartiere Nomentano fra piazza Bologna e viale Regina Margherita ha panetterie, pasticcerie e trattorie di quartiere migliori della media turistica romana.

Perché torno sempre a Villa Torlonia

Accompagno gruppi a Roma da vent'anni e ci sono luoghi che dopo la ventesima volta non mi dicono più niente. Villa Torlonia non è fra questi, e la ragione la conosco: è un luogo che non ha una sola chiave di lettura, quindi ogni gruppo me la fa cambiare. Con gli appassionati di architettura si passa la mattina fra Valadier e Jappelli; con chi ama il Novecento si sale al secondo piano e non si scende più; con chi vuole capire il fascismo si scende sottoterra e si torna su in silenzio; con i bambini si contano le civette nelle vetrate.

Se dovessi consigliare una sola cosa a chi legge fin qui, sarebbe questa: non trattatela come una tappa fra due monumenti più famosi. Datele una mattina intera, cominciate dalla Casina delle Civette quando apre, prendete il cumulativo in biglietteria e camminate lentamente. Roma ha luoghi più celebri e pochissimi altrettanto densi.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoVilla Torlonia è una villa di Roma, sita nel quartiere Nomentano. Già proprietà della famiglia Torlonia, quindi residenza di Mussolini, attualmente è un parco pubblico. I suoi edifici storici ospitano i musei di Villa Torlonia: il Casino Nobile e la Casina delle civette, che fanno parte del Sistema dei Musei in Comune di Roma.
TagsCasina delle CivetteCasino Dei PrincipiCasino NobileMIC cardMusei Civici di RomaMusei in Comune RomaMuseo Civico di RomaMuseo localeSerra MorescaVilla Torlonia

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IndirizzoVia Nomentana, 70, 00161 Roma RM 161
CategorieMostreMusei
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