Casino Nobile – Musei di Villa Torlonia
Il Casino Nobile è l'edificio principale di Villa Torlonia, a Via Nomentana 70, 00161 Roma: si entra dal cancello monumentale sulla Nomentana, si prende il viale centrale e dopo duecento metri di salita leggera il palazzo compare in fondo alla prospettiva, con il suo pronao di colonne ioniche e il frontone in terracotta. Il museo apre dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; è chiuso il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre, mentre il 24 e il 31 dicembre l'orario si riduce alle 9.00-14.00 e il 1 gennaio l'apertura slitta alle 11.00-20.00. Il biglietto per il solo Casino Nobile costa 11,00 euro intero e 6,50 euro ridotto. Il cumulativo dei Musei di Villa Torlonia, che comprende Casino Nobile, Casino dei Principi, Casina delle Civette e Serra Moresca, costa 17,00 euro intero e 13,00 euro ridotto; nei mesi di luglio e agosto, quando il complesso della Serra Moresca resta chiuso al pubblico, il cumulativo comprende i tre musei rimanenti e scende a 14,00 euro intero e 11,00 euro ridotto. I biglietti cumulativi si acquistano soltanto alla biglietteria, che si trova nel piazzale d'accesso della villa. L'audioguida costa 4,00 euro ed esiste in italiano, inglese e francese.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
La prenotazione non è obbligatoria per la visita libera: si arriva, si fa il biglietto e si sale. Il preacquisto online è possibile e comporta 1,00 euro di diritto di prevendita; i gruppi fra le cinque e le venticinque persone devono invece prenotare, gratuitamente, al call center dei musei civici, che risponde al numero 060608 tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. I residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratuitamente nei musei civici esibendo un documento di identità, e lo stesso vale per chi possiede la MIC card. Le tariffe delle mostre temporanee possono variare rispetto a questo listino, quindi conviene controllare il prezzo aggiornato sul sito dei Musei di Villa Torlonia prima di partire. Il bunker e i rifugi antiaerei sotto il Casino Nobile hanno un biglietto a parte, 12,00 euro intero e 6,00 euro ridotto, e si visitano solo con visita guidata e prenotazione obbligatoria: chi immagina di trovarli compresi nel biglietto del museo resta deluso alla cassa.
Ci si arriva con la metropolitana linea B, scendendo a Bologna o a Policlinico e camminando una decina di minuti; con il tram 3 e il tram 19, fermata Viale Regina Margherita/Nomentana; con gli autobus che percorrono Via Nomentana, cioè le linee 60, 62, 66, 82 e 90, oppure con quelli di Via Bari, cioè 61, 490, 495 e 649. Il parco è aperto tutti i giorni dalle 7.00 alle 19.30 fra il 1 ottobre e il 31 marzo e dalle 7.00 alle 20.30 fra il 1 aprile e il 30 settembre, chiuso il 1 gennaio e il 25 dicembre; le biciclette non sono ammesse all'interno della villa, e questo è un dettaglio che sorprende molti romani convinti del contrario.
Il palazzo fa parte del sistema museale di Villa Torlonia, insieme alla Casina delle Civette e al Casino dei Principi; per orientarvi nel panorama più ampio delle raccolte civiche e statali della città potete partire dalla pagina dedicata ai musei di Roma.

Che cosa si visita al Casino Nobile di Villa Torlonia
Dentro un solo edificio convivono tre cose diverse, e conviene saperlo prima di entrare perché il biglietto è uno solo e il tempo che serve cambia parecchio a seconda di quanto vi interessa ciascuna. Al piano terra e al piano nobile c'è il Museo della Villa: le stanze di rappresentanza della famiglia Torlonia, con le decorazioni ottocentesche restaurate e una selezione di sculture provenienti dalle collezioni di famiglia. Al secondo piano c'è il Museo della Scuola Romana, che con l'Ottocento non ha nulla a che vedere: dipinti, sculture, disegni e incisioni degli artisti romani fra le due guerre mondiali. Nel seminterrato, chiuso alla visita libera, ci sono il rifugio antiaereo e il bunker fatti costruire da Mussolini, visitabili solo con una guida e con un biglietto separato.
Il risultato è un museo ibrido, e questa è la sua forza. Si entra per vedere una dimora principesca e si esce avendo attraversato centocinquant'anni di storia italiana, dalla borghesia finanziaria pontificia che compra un titolo nobiliare fino ai pittori che dipingevano Roma mentre la città si riempiva di macerie. Non conosco molti musei romani che facciano lo stesso percorso in un'ora e mezza di visita.
La mia opinione, da chi ci accompagna gruppi da anni: il Casino Nobile è il meno amato dei Musei di Villa Torlonia e il più sottovalutato. La Casina delle Civette porta via l'attenzione perché è fotogenica e strana; qui invece bisogna avere la pazienza di leggere una decorazione, che è un esercizio meno immediato. Chi ha quella pazienza trova un edificio che racconta molto di più.
La storia del Casino Nobile di Villa Torlonia
1797: Giovanni Raimondo Torlonia compra la Vigna Colonna
Nel 1797 Giovanni Raimondo Torlonia acquistò il fondo agricolo detto Vigna Colonna, lungo la Via Nomentana, e incaricò l'architetto Giuseppe Valadier di restaurare gli edifici compresi nella proprietà. La tenuta era stata dei Pamphilj come possedimento agricolo e nel Settecento era passata al cardinale Girolamo Colonna, che vi aveva fatto qualche lavoro senza modificarne la vocazione: filari, casali, un edificio padronale, un piccolo casino chiamato Abbati. Nulla che somigliasse a una villa di rappresentanza.
Conviene fermarsi un attimo su chi era il compratore, perché tutto quello che si vede dopo dipende da lui. I Torlonia arrivavano dall'Alvernia, si chiamavano in origine Tourlonias ed erano commercianti di tessuti trasferiti a Roma nel Settecento. Giovanni Raimondo trasformò il commercio in banca e la banca in credito allo Stato pontificio negli anni più difficili, quelli delle requisizioni napoleoniche e delle indennità di guerra. Prestare denaro a un papa in difficoltà era rischioso e redditizio: i Torlonia ne uscirono con feudi, titoli e una fortuna che nell'Ottocento non aveva pari a Roma. La villa sulla Nomentana nasce come dichiarazione pubblica di quel salto di classe.
1802-1806: Giuseppe Valadier e il primo Casino Nobile
I primi lavori di restauro e di ampliamento del Casino Nobile durarono dal 1802 al 1806. Valadier convertì l'edificio padronale preesistente in un palazzo elegante e trasformò il piccolo casino Abbati in una palazzina più graziosa, quella che oggi si chiama Casino dei Principi. Realizzò le scuderie, un ingresso monumentale e risistemò il parco creando viali simmetrici e perpendicolari, con il palazzo posto al centro dell'impianto. All'interno furono rifatti stucchi e riassetti, e alcuni dei dipinti allora eseguiti furono in seguito trasferiti nella sala detta a Berceau.
Valadier era l'architetto più richiesto della Roma di quegli anni, l'uomo di Piazza del Popolo e del Pincio, e la sua impronta al Casino Nobile è riconoscibile in una cosa precisa: la misura. La facciata originaria presenta un pronao formato da un porticato al pianterreno e da un loggiato al primo piano, con colonne dai capitelli ionici che sostengono un frontone triangolare. La parte inferiore della facciata era costruita come una base d'appoggio a bugnato, con parti che imitavano il travertino, e permetteva alle carrozze di accostarsi e scaricare gli ospiti al riparo. È un edificio pensato per l'arrivo, non per la sorpresa.
1829-1842: Alessandro Torlonia e Giovan Battista Caretti
Alla morte di Giovanni, nel 1829, il figlio Alessandro ereditò le proprietà più significative e proseguì i lavori affidandoli ad altri artisti. Nel 1832 chiamò Giovan Battista Caretti, architetto e pittore, che lavorò per circa un decennio e cambiò il carattere della villa. Nel parco Caretti realizzò il Tempio di Saturno, i Falsi Ruderi, la Tribuna con Fontana, l'Anfiteatro, il Caffe-house; dentro il Casino Nobile firmò l'apparato decorativo delle sale principali. Alessandro volle monumentalizzare l'ingresso inserendo un vestibolo sulla facciata, e sul frontone fu collocato un altorilievo in terracotta raffigurante il Trionfo di Bacco, opera di Rinaldo Rinaldi.
Poi Alessandro si rivolse ad altri due architetti: Quintiliano Raimondi per il Teatro e per l'Aranciera, oggi Limonaia, e Giuseppe Jappelli per la sistemazione di tutta la parte meridionale della villa, quella dei viali serpentinati, dei laghetti e delle piante esotiche, dove sorsero la Capanna Svizzera, la Serra, la Torre e la Grotta Moresca. Nel 1842 la campagna di lavori culminò con l'erezione dei due obelischi in granito rosa dedicati alla memoria dei genitori, Giovanni e Anna Maria Torlonia. Chi vuole leggere per esteso la storia di quei due monoliti la trova nella pagina sugli obelischi di Villa Torlonia.
Un'osservazione che di solito faccio ai gruppi davanti al frontone: la villa dei Torlonia è un catalogo. Tempio dorico, rovine finte, serra moresca, capanna alpina, obelischi egizi, teatro all'italiana. Non è confusione, è ostentazione di repertorio: una famiglia che poteva permettersi ogni stile li comprò tutti. Il Casino Nobile è l'unico edificio del parco che resta fedele a una sola grammatica, quella neoclassica, e per questo funziona come punto fermo in mezzo al resto.
Fine Ottocento e primo Novecento: Giovanni Torlonia junior
L'erede successivo, Giovanni Torlonia junior, ridisegnò ancora una volta il perimetro della proprietà: fece costruire il Villino Medievale, un nuovo muro di cinta, il Villino Rosso, il villino di guardiania all'ingresso di Via Spallanzani, e trasformò radicalmente la Capanna Svizzera di Jappelli fino a farne la Casina delle Civette, il villino dove scelse di vivere. È un dettaglio che spiega molto: il principe abbandonò il palazzo di rappresentanza e si ritirò in un edificio piccolo, eccentrico e privato. Il Casino Nobile restava la facciata pubblica della famiglia, e a un certo punto quella facciata rimase senza inquilini.
1925-1943: il Casino Nobile residenza di Mussolini
Il 22 luglio 1925 Benito Mussolini si insediò nel Casino Nobile con la famiglia. Giovanni Torlonia junior gli affittò la proprietà alla cifra simbolica di una lira all'anno, e alla morte del principe, nel 1938, il fratello Carlo confermò l'accordo. La famiglia Mussolini si sistemò nelle stanze del palazzo mantenendo gran parte dell'arredamento originale: lui occupava la camera del piano nobile, con lo studio attiguo alla camera da letto; la moglie Rachele Guidi la stanza opposta; i figli e il personale di servizio il piano più alto.
Gli interventi architettonici furono pochi e mirati: due bagni personali e, con la guerra, i ricoveri sotterranei. Nella sala da ballo si tennero ricevimenti e proiezioni cinematografiche private, e nel parco furono ricavati un campo da tennis e un galoppatoio per i figli. Negli anni del conflitto, per iniziativa di Rachele, parte del giardino fu convertita a orto con patate, insalata, viti e granoturco, mentre presso le Scuderie Vecchie comparvero un pollaio, un porcile e una stalla per i conigli. La villa dei banchieri del papa era diventata una fattoria di guerra.
Il 25 luglio 1943 la famiglia lasciò la villa e non vi tornò. Nel giugno 1944 tutto il complesso fu occupato dalle truppe del comando anglo-americano, che vi rimase fino al 1947. Quei tre anni di uso militare, sommati ai decenni successivi di abbandono, sono la ragione per cui molte statue del museo sono acefale o mutile: non è il tempo ad averle ridotte così, sono gli uomini.
1977-2006: l'acquisto pubblico e il restauro
Nel 1977 il Comune di Roma acquistò la villa, che dal 1978 è aperta al pubblico come parco. Il patrimonio edilizio era in condizioni pessime e il recupero procedette per cantieri successivi, a partire dal 1991. La Casina delle Civette riaprì nel 1997, il Casino dei Principi e il Casino Nobile nel 2006, il Teatro il 7 dicembre 2013, la Serra Moresca nel 2021, il bunker e i rifugi antiaerei nell'aprile 2024. Il Museo della Scuola Romana fu istituito nel 2006 negli ambienti restaurati del secondo piano e completamente riordinato nel 2025.
Fra l'ottobre 2025 e l'inizio del 2026 il palazzo è stato oggetto di un cantiere di manutenzione realizzato da Zètema Progetto Cultura per conto della Sovrintendenza Capitolina: sono state trattate le facciate esterne e tutte le decorazioni architettoniche aggettanti, è stato restaurato integralmente l'altorilievo in terracotta del timpano principale, sono stati revisionati gli infissi lignei con sostituzione parziale di persiane e portoni. Chi ha in mente il Casino Nobile grigio e slavato di qualche anno fa lo ritrova oggi con i bianchi puliti e il Trionfo di Bacco leggibile dal viale. Vale la pena di guardarlo da lontano prima di entrare.
L'architettura e le facciate del Casino Nobile
La facciata principale, quella che si vede arrivando dal viale, è il pezzo di Valadier corretto da Caretti. Il porticato al pianterreno regge il loggiato del primo piano; le colonne hanno capitelli ionici e sostengono il frontone triangolare occupato dall'altorilievo. Il basamento a bugnato, lavorato per imitare il travertino, dà all'edificio l'appoggio visivo che serve a un corpo così largo e permetteva alle carrozze di accostare sotto il portico. Sul fronte opposto e sui fianchi la decorazione si fa più asciutta: le finestre sono incorniciate con misura, i timpani si alternano, e la sensazione complessiva è quella di un edificio pubblico prestato a un uso privato.
Il particolare che segnalo sempre è il rapporto fra ordine gigante e scala umana. Le colonne del pronao coprono due piani e imprimono al palazzo un tono da tempio; poi si entra e la prima sala è ellittica, bassa e avvolgente. Il salto è voluto: fuori la famiglia parla alla città, dentro parla ai suoi ospiti. Guardate anche il colore della terracotta del frontone contro il bianco degli stucchi, oggi che il restauro l'ha ripulita: è un accordo che nell'Ottocento romano ha pochi confronti.
L'atrio del Casino Nobile e le due basi antiche
Nell'atrio sono conservate due sculture che i visitatori attraversano quasi sempre senza vederle, e sono invece un ottimo esercizio di lettura. La prima è una base moderna costruita intorno a un frammento di sarcofago antico della seconda metà del III secolo dopo Cristo, in marmo di Carrara e marmo greco insulare, con un leone che azzanna un cinghiale; gli effetti chiaroscurali del rilievo permettono di collocarlo negli anni fra il 270 e il 280. La seconda è una base moderna composta a partire da un'ara antica di tarda età flavia, fine del I o inizio del II secolo dopo Cristo, in marmo di Carrara e lunense, decorata con pilastri squadrati dai capitelli a forma di aquile, un fregio ad acanto e girali vegetali.
Sono oggetti compositi: un pezzo antico e un supporto ottocentesco costruito apposta per esporlo. Nel Settecento e nell'Ottocento questo era il modo normale di trattare l'antico, e la collezione Torlonia ne è piena. Chi si aspetta reperti archeologici puri resta spiazzato; chi capisce che il museo racconta anche il gusto del collezionista comincia a divertirsi.
Il percorso di visita del Casino Nobile: il piano terra
Il piano terra e il piano nobile avevano entrambi funzione di rappresentanza, con decorazioni a tema variabile da stanza a stanza. Il seminterrato e il secondo piano erano invece destinati agli alloggi della servitù, e al seminterrato si accedeva anche attraverso una galleria sotterranea che esiste ancora. Il percorso museale ricalca la sequenza originale delle sale, e questo è il suo pregio maggiore: si cammina nell'ordine in cui camminava un ospite dei Torlonia.
La sala di ingresso del Casino Nobile
La prima sala è di forma ellittica, con dodici colonne in marmo bianco. La volta è suddivisa in scomparti da stuccature e in ciascuno scomparto compaiono gli stemmi Torlonia e allegorie della Fama. Le pareti sono trattate a finto marmo fior di pesco. Il pavimento, in marmo di Carrara e bardiglio, riprende esattamente il disegno del soffitto, cosicché chi entra si trova dentro una figura che si ripete sopra e sotto di lui.
È una stanza di soglia costruita con un'idea precisa: annunciare la famiglia. Gli stemmi ripetuti dodici volte e la Fama che vola sopra la testa dell'ospite non sono decorazione neutra, sono un messaggio. Un banchiere che nel 1800 comprava un titolo aveva bisogno di dire chi era prima ancora di offrire da bere.
Il primo vestibolo
Le pareti del primo vestibolo imitano il marmo breccia corallina, il soffitto è a cassettoni con parti dorate, putti, rosoni e volute. La stanza si ispira alle stufe rinascimentali, cioè a quegli ambienti riscaldati e riccamente decorati che nelle residenze del Cinquecento servivano al riposo e alla conversazione privata. Pietro Paoletti vi dipinse a olio su muro una serie di scene mitologiche: Leda con il cigno, Diana e Callisto, Pan e Siringa, la Nascita di Venere, il Ratto di Europa; la Galatea è realizzata in parte ad affresco.
Qui sono esposte tre opere della collezione Torlonia. Un'Amazzone di Bartolomeo Cavaceppi in marmo di Carrara, copia dell'Amazzone Mattei conservata ai Musei Capitolini. Un Fauno dello stesso Cavaceppi, anch'esso derivato da un originale greco. E un frontone di aedicula con i simboli della Fortuna, di età traianea, fine del I o inizio del II secolo dopo Cristo.
Il nome di Cavaceppi torna in questo museo più di ogni altro e vale la pena spiegarlo subito. Bartolomeo Cavaceppi fu il maggiore restauratore di antichità della Roma del Settecento: nella sua bottega di via del Babuino le sculture antiche mutile venivano integrate, ricomposte, talvolta reinventate per soddisfare il mercato dei collezionisti europei. Molti dei marmi che vedete qui sono passati per quelle mani, e quello che oggi chiameremmo un falso storico allora era prassi normale e apprezzata.
La biblioteca del Casino Nobile
La biblioteca conserva la decorazione della volta a botte, con un quadro centrale di Pietro Paoletti raffigurante Dante e Virgilio che incontrano i poeti antichi. Il soggetto è il quarto canto dell'Inferno, il Limbo, dove i grandi poeti dell'antichità accolgono Dante fra loro: una scelta che in una biblioteca privata funziona come dichiarazione di programma.
Nella sala si trova una copia della Danzatrice con il dito al mento, nota anche come Danzatrice Manzoni, commissionata nel 1811 ad Antonio Canova per la cifra di 4400 scudi, in marmo di Carrara. L'esemplare esposto è privo di testa, mani e piedi, con la superficie alterata dai danni atmosferici. Non è una mutilazione antica: è il risultato dei decenni in cui questa scultura è rimasta esposta alle intemperie mentre la villa cadeva a pezzi. Davanti a questo torso conviene fermarsi più a lungo di quanto sembri necessario. La Danzatrice canoviana è una delle invenzioni più eleganti del neoclassicismo europeo, e vederla ridotta così dice del Novecento romano più di molti libri.
La stanza a Berceau
Il nome della sala viene dalla decorazione della volta, che simula un pergolato: berceau, in francese, è appunto la pergola di verde che copre un viale di giardino. Al centro era collocato un riquadro di Domenico del Frate con putti disposti intorno a uno stemma Torlonia, oggi perduto. Sulle pareti erano dipinti panorami di Giovan Battista Caretti.
La finzione vegetale dentro casa è un tema ricorrente nelle residenze romane fin dal Cinquecento, e i Torlonia lo ripresero con l'aggiornamento neoclassico. Notate che questa sala e la Camera di Psiche si fronteggiano: pergolato dipinto da un lato, mito d'amore dall'altro. La sequenza delle stanze non è casuale, ha una progressione tematica che i visitatori frettolosi perdono completamente.
I bassorilievi di Antonio Canova al Casino Nobile
Questa è la vicenda più romanzesca del museo. Nella sala da pranzo del Casino Nobile erano originariamente collocati dieci altorilievi di Antonio Canova. Furono dispersi nel 1832, durante le migliorie volute da Alessandro Torlonia, e per un secolo e mezzo se ne perse ogni traccia. Nel 1997 tre di essi furono ritrovati nei sotterranei del Teatro di Villa Torlonia. Si tratta di copie in gesso di esemplari conservati al Museo Correr di Venezia e nelle Gallerie d'Italia, e oggi sono esposti al pubblico.
La Danza dei Feaci viene dall'Odissea: Halio e Laodamante danzano davanti a Ulisse, e il ritmo del movimento è amplificato dalla circolarità del drappo che li avvolge; la palla sospesa in aria, nel racconto omerico, allude alla perfezione dell'universo. La Morte di Priamo viene dall'Eneide: Pirro afferra il vecchio re per i capelli nell'atto di colpirlo, e la costruzione della scena è stata accostata dalla critica tanto alla scultura del Quattrocento quanto alla ceramica greca. Socrate che beve la cicuta viene dal Fedone di Platone: il filosofo è attorniato dai seguaci nel dolore, con uno stile che richiama Giotto e Masaccio; i personaggi sono modellati con rilievo progressivamente minore man mano che ci si allontana dal centro, e quel degradare misura il calo della tensione drammatica. Dietro Socrate si vede una panca con una tunica e una catena, simbolo della prigionia appena lasciata.
Fermatevi su questi tre gessi. Canova pensava per rilievi il modo in cui un regista pensa per inquadrature, e qui si vede il procedimento allo stato puro: la profondità non è prospettica, è emotiva. Sono, secondo me, l'oggetto più prezioso dell'intero Casino Nobile, e quasi nessuno li guarda perché sono in gesso e il gesso non impressiona.

Il portico del Casino Nobile
Il portico collega le due ali del palazzo ed è scandito da colonne toscane in travertino. Vi sono esposte due statue restaurate da Cavaceppi verso la fine del Settecento.
La prima è un'Athena Parthénos di tarda età traianea, fra l'inizio del II e il III secolo dopo Cristo, copia romana dell'originale crisoelefantino di Fidia, in marmo pentelico con integrazioni in marmo lunense. Fu acquistata da Giovanni Torlonia nel 1800 e collocata presso i propilei d'ingresso della villa. Aveva la testa, la mano sinistra con la lancia e il piede sinistro: la testa fu asportata nel 1983. Sul petto e sulle spalle si riconoscono ancora gli scudi con il gorgoneion e le otto code di serpenti arrotolate.
La seconda è una Grande Ercolanense, identificata anche come Cerere, in marmo insulare con aggiunte in marmo di Carrara, acefala; il riconoscimento con Cerere si deve ai bulbi di papavero che la figura sorregge. Il tipo statuario della Grande Ercolanense è uno dei più fortunati dell'arte antica, replicato per secoli come modello di dignità femminile.
Il portico è anche il punto in cui si capisce meglio come funzionava la casa: un passaggio coperto fra le due ali, con la luce che entra di lato e le statue disposte come segnavia. In estate qui si respira, ed è un buon posto per riordinare le idee a metà visita.
La Camera di Psiche
La Camera di Psiche fronteggia la stanza a Berceau ed è decorata sulla volta con affreschi di Pietro Paoletti di impianto raffaellesco, che raccontano la favola di Amore e Psiche: Amore che incorona Psiche, Psiche e Giove, Psiche davanti a Venere, Psiche e Amore dormiente, Mercurio che presenta Psiche a Giove. Il riferimento è dichiarato: la Loggia di Psiche alla Farnesina, dipinta da Raffaello e dalla sua bottega, era il modello obbligato per chiunque affrontasse questo soggetto a Roma. Chi vuole vedere l'originale può salire alla Villa Farnesina, in Trastevere.
Nella sala sono esposte tre sculture. Una Diana cacciatrice della scuola di Bertel Thorvaldsen, metà del XIX secolo, in marmo di Carrara, oggi acefala mentre nelle fotografie d'archivio la testa c'è ancora; il vestito scopre le gambe secondo la formula classica della dea in corsa. Un Satiro di Cavaceppi in gesso, acefalo, privo dell'avambraccio e del polpaccio sinistri, con la gamba destra appoggiata a un tronco decorato e la mano destra che regge il tirso. Una Testa di donna della bottega Cavaceppi in marmo di Carrara, di dimensioni maggiori del vero, rinvenuta nei sotterranei del teatro, con il naso e il collo rovinati.
Il confronto fra le fotografie d'archivio e quello che resta è il vero soggetto di questa stanza. Un museo può esporre il danno oppure nasconderlo: qui il danno è esposto, e va bene così.
La Camera dei poeti e degli artisti italiani
La sala deve il nome ai trentadue ritratti dipinti da Pietro Paoletti dentro una finta architettura neogotica. Fra i personaggi si riconoscono Dante, Petrarca, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e, in una posizione che dice tutto, Carlo Torlonia, inserito al posto di Giorgio Vasari.
Quella sostituzione è la cosa più interessante della stanza e merita di essere raccontata bene. Una galleria di uomini illustri era un genere codificato: si dipingevano i grandi del passato per associarsi alla loro autorità. Sostituire Vasari, cioè il primo storico dell'arte italiana, con un membro vivente della famiglia committente significa spostare la famiglia dentro il canone. È spudorato ed è efficace, e nessuno lo racconta ai visitatori.
Nella sala si trova anche una Diana gabina in ghisa, opera anonima del XIX secolo, copia dell'originale greco attribuito a Prassitele e datato al 345-346 avanti Cristo, destinato al tempio di Artemide Brauronia e oggi al Louvre; la dea è raffigurata nell'atto di indossare l'abito. Nell'Ottocento ne furono realizzate diverse copie; questa conserva tracce di doratura, il che suggerisce un rivestimento biondo originario, e proviene dai pressi del Villino Medievale.
Il secondo vestibolo
Il secondo vestibolo è simmetrico al primo rispetto alla sala di ingresso: pareti a finto marmo giallo antico, soffitto a cassettoni con rosette e foglie di acanto. Ospita cinque opere della bottega Cavaceppi, ed è di fatto una piccola antologia del restauro settecentesco.
La Pudicizia di Bartolomeo Cavaceppi, in marmo di Carrara, deriva dall'originale del II secolo dopo Cristo noto come Pudicizia Capitolina; era collocata in un'edicola del Palazzo Torlonia e poi sul muro d'ingresso della villa. La Pandora, sempre di Cavaceppi in marmo di Carrara, copia una statua romana forse raffigurante un sacerdote, acquistata nel 1753 da papa Benedetto XIV per la collezione capitolina; nel restauro Cavaceppi ne sostituì la testa. L'Adriano della bottega Cavaceppi, in marmo di Carrara, replica un originale romano ma con la testa girata in modo diverso e il paludamentum trattato con gusto barocco. Il Caracalla della bottega, in gesso, copia l'originale dei Musei Capitolini, quello dallo sguardo obliquo che i critici hanno sempre ammirato. L'Antistene, infine, è parte di un'erma del filosofo, con il volto tipico della sua iconografia, derivato da un originale di Phyromacos della seconda metà del II secolo avanti Cristo.
Se dovessi indicare una sala dove si impara qualcosa di preciso sul collezionismo romano, indicherei questa. Cinque pezzi, cinque gradi diversi di distanza dall'antico: dall'integrazione discreta alla copia in gesso. È una lezione di metodo travestita da anticamera.
Il piano nobile del Casino Nobile di Villa Torlonia
La sala da ballo del Casino Nobile
La sala da ballo è l'ambiente centrale del palazzo e occupa due piani in altezza. Caretti mantenne la struttura originaria di Valadier e vi aggiunse due ballatoi laterali, dipinti, stucchi, dorature e marmi. Le colonne con capitelli compositi, il fregio di amorini e i lacunari dorati sono opera di Pietro Galli.
La volta racconta storie di Amore, dipinte da Domenico Toietti e Leonardo Massabò; nelle lunette si vedono il volo delle dodici ore e il volo delle tre Grazie, di Massabò, e il Parnaso di Francesco Coghetti. Le pareti sono trattate a finto marmo giallo antico. Il pavimento originario era un mosaico policromo identico a quello di Palestrina, che nel 1888 fu smontato e trasportato al Palazzo Torlonia di piazza Scossacavalli.
Due sculture completano l'arredo. Un'Afrodite di età flavia o adrianea, restaurata da Cavaceppi, in marmo di Thasos con integrazioni in marmo lunense: nel restauro fu trasformata in ninfa, e in origine occupava l'edicola del nicchione centrale dei falsi ruderi nel parco. Un Togato di età augustea o della prima età tiberiana, anch'esso restaurato da Cavaceppi, in marmo lunense, collocato nel 1802 nel Palazzo Torlonia e poi sottoposto a ulteriori interventi.
Questa sala è il punto in cui la villa smette di essere una casa e diventa un teatro. Alzate gli occhi verso i ballatoi e provate a immaginare l'uso: musicisti sopra, ospiti sotto, e la famiglia che si mostra dall'alto. Poi ricordate che negli anni Trenta del Novecento qui si proiettavano film, con il proiettore acceso sotto il Parnaso di Coghetti. Poche stanze romane hanno cambiato funzione con questa disinvoltura.
La scalinata
La scalinata che congiunge il pianterreno al piano nobile occupa uno spazio sorprendentemente piccolo per un palazzo di questa taglia. Gli scalini sono in marmo, la ringhiera è una balaustra in bronzo cesellato opera di Filippo Ghirlanda.
Sulla scalinata è collocato un torso di Eracle in marmo lunense di età adrianea, montato su un'erma moderna. Cavaceppi, per adattarlo al gusto dell'epoca, segò le gambe della statua e la montò appunto sull'erma. L'eroe è raffigurato in età matura, con barba e riccioli, la tenia torta fra i capelli, il torace muscoloso, la leontè sulla spalla sinistra e la clava nella mano sinistra. Il tipo statuario è riconducibile all'Eracle bibax o dexioumenos della seconda metà del IV secolo avanti Cristo. Proviene dal Palazzo Torlonia di piazza Venezia e in seguito fu collocato in una nicchia esterna del teatro della villa.
Il gesto di segare le gambe a un marmo antico per farne un busto ci sembra oggi una barbarie e allora era un adeguamento d'arredo. Guardate il punto del taglio: è la firma di un'epoca intera.
L'anticamera
Dalla scalinata si accede all'anticamera, ricavata nella loggia del pronao. I soffitti furono decorati da Decio Trabalza con l'Aurora, il Giorno e la Notte, il ciclo canonico delle ore.
Vi sono esposti tre busti virili. Uno loricato attribuito alla bottega Cavaceppi, fine del XVIII secolo, in marmo di Carrara, con corazza a squame, paludamentum fermato da una bulla circolare e tunica sottostante. Un secondo della bottega Cavaceppi, sempre fine Settecento e sempre in marmo di Carrara, ancora loricato, con le pteryges che scendono dalle maniche: oggi è privo di testa, ma nelle fotografie d'archivio la testa c'era e somigliava a un Traiano. Un terzo busto loricato con Gorgone, della prima età antonina, metà del II secolo dopo Cristo, in marmo microasiatico, con paludamentum e spallaccio decorato a edera.
Dall'anticamera si affaccia la loggia sul viale: è la stanza che i Mussolini attraversavano ogni giorno per uscire di casa, ed è anche il punto in cui la villa ottocentesca e il Novecento si toccano senza dirselo.

La Sala di Bacco
La Sala di Bacco è affrescata con le Storie del mito di Bacco di Francesco Podesti, che vi dipinse anche le Quattro stagioni e i Tre continenti. L'affresco del soffitto, Bacco che incontra Arianna, è parzialmente perduto per un crollo, mentre i dipinti parietali sono integri. Gli affreschi di Podesti sono racchiusi in una struttura a grottesche disegnata da Caretti. Il pavimento a mosaico raffigura Ercole bambino che strozza i serpenti.
Francesco Podesti, marchigiano di Ancona, è oggi un nome per specialisti e nell'Ottocento fu uno dei pittori più celebrati d'Italia: sua è la decorazione della Sala dell'Immacolata in Vaticano. Vederlo qui, in una sala privata, permette di misurare che cosa fosse la pittura ufficiale italiana prima che il naturalismo cambiasse le regole.
Il particolare che consiglio di cercare è il crollo. La lacuna nel soffitto non è stata reintegrata a finto antico: si vede il vuoto. È una scelta di restauro moderna e onesta, e in una casa che nasce come catalogo di finzioni fa un effetto quasi commovente.
La Camera gotica
La Camera gotica è quasi interamente affrescata e rivestita a mosaico da Caretti in stile gotico. Le vetrate sono dipinte a trompe-l'oeil, il pavimento è a mosaico con motivi gotici. Nel soffitto due tondi raccontano episodi della Gerusalemme liberata: Erminia tra i pastori e Armida che rapisce Rinaldo addormentato.
Il gotico dei Torlonia non ha nulla di medievale, è un gotico letterario: nasce dai poemi cavallereschi e dal romanzo storico, cioè dalla moda europea che negli stessi anni produceva i castelli neogotici inglesi e tedeschi. Tasso, qui, funziona come funzionava Walter Scott altrove. In una villa romana dove a tre stanze di distanza c'è Cleopatra e a cinque c'è Alessandro Magno, la Camera gotica completa la mappa del mondo che il committente voleva possedere.
Il Gabinetto di Venere
Il Gabinetto di Venere è una stanza piccola con soffitto a cassettoni, al centro del quale si trova un riquadro attribuito a Luigi Coghetti con la Toletta di Venere. È un ambiente di passaggio e di intimità, di quelli che nelle dimore ottocentesche servivano da spogliatoio o da studiolo. Chi corre non lo nota nemmeno, e invece la scala ridotta è proprio il suo interesse: dopo la sala da ballo, questa stanza misura quanto poco spazio bastasse alla vita vera dei padroni di casa.
La camera da letto
Alle due estremità del piano nobile erano collocate le camere da letto, con panneggi, cortine e letti a baldacchino, decorate con i riquadri della Toletta di Venere e di Psiche portata dai Venti di Pietro Paoletti.
La camera oggi allestita è in stile neobarocco dei primi del Novecento: fu di Giovanni Torlonia junior e poi di Benito Mussolini, che vi dormì dal 1925 al 1943. Gli arredi originari furono ritrovati nel 1997 in un deposito ministeriale e ricollocati: armadio, comò, consolle, due comodini, credenza, poltroncina, sedia e letto. L'armadio ha struttura in legno di olmo con placcature in noce. Il letto poggia su una base lignea di olmo con placcature in noce e presenta colonne laterali tortili e volute, testate con volute, piedi intagliati e colonnine a tortiglione sui montanti anteriori; le coperte sono nei toni del giallo ottone e del rosso cardinale. I comodini e il comò sono in stile seicentesco ligure, con maniglie antropomorfe. La credenza ha lesene e base a gradino. La consolle ha tre cassetti su una base di volute e putti, con colonnine lignee a forma di candelabro.
Questa è la stanza in cui i gruppi si zittiscono. Non per il mobilio, che è di buona fattura e nulla più, ma perché il letto è quello: si guarda un oggetto domestico e si pensa a chi ci ha dormito sopra per diciotto anni mentre firmava le leggi razziali. Il museo non lo sottolinea con nessun apparato scenografico, e fa bene. La storia si regge da sola.
La stanza di passaggio
La stanza di passaggio fu usata da Mussolini come boudoir e venne rivestita di carta da parati. Il restauro ha rimosso la carta e riportato alla luce un fregio e un affresco coerenti con lo stile della Sala di Bacco. È il documento più chiaro di come la famiglia si sia comportata dentro la casa dei Torlonia: non demolire, coprire. Sotto la carta da parati degli anni Venti c'era intatto l'Ottocento, ed è tornato fuori settant'anni dopo.
La Cappella di Alessandro
Fra il 1833 e il 1840 fu inserita nel Casino Nobile una cappella voluta da Alessandro Torlonia. Nel 1905 risultava già scomparsa. Nel 1997, nei sotterranei del teatro, furono ritrovati arredi e frammenti che le appartenevano; le sculture e i dipinti sembrano attribuibili a Carlo Aureli.
Oggi sono esposti una formella con angelo in gesso, attribuita ad Aureli e datata intorno al 1840, con l'angelo alato di profilo, la testa girata a sinistra e le mani che reggono una tiara fra i drappeggi; una formella polilobata con puttini in gesso, con tracce di doratura, dello stesso autore e degli stessi anni; alcuni frammenti di pavimento cosmatesco di autore ignoto, inizio del XIX secolo, con semicerchi, stelle e motivi geometrici; una lunetta con Madonna e santi in gesso con tracce di doratura, sempre attribuita ad Aureli intorno al 1840, con la Madonna in trono fra i santi; e un paliotto in marmo di Carrara con due angeli che reggono un drappo con la scritta AVE MARIA.
La sorte di questa cappella dice quanto poco fosse sentimentale il rapporto dei Torlonia con la propria memoria: costruita, decorata, smontata e dimenticata in settant'anni. Il ritrovamento del 1997 nei sotterranei del teatro, insieme ai rilievi di Canova e ad altre sculture, è stato uno di quei momenti in cui un cantiere di restauro restituisce più di quanto cercasse.
La Camera egizia
Le pareti della Camera egizia sono affrescate da Luigi Fioroni con storie di Cleopatra e Marco Antonio, ispirate al repertorio egizio. Gli affreschi sono circondati da una cornice con geroglifici, finte colonne e finte architetture in basalto, disegnate da Caretti. Le scene sono l'Incontro di Antonio e Cleopatra, l'Incoronazione di Antonio e Cleopatra e Cleopatra inginocchiata davanti ad Antonio. Il pavimento è in marmo e bardiglio, con due mosaici dedicati ancora ad Antonio e Cleopatra.
L'egittomania romana dell'Ottocento merita una nota. Dopo la campagna napoleonica in Egitto e la pubblicazione della Description de l'Égypte, il repertorio faraonico entrò negli arredi di mezza Europa; a Roma trovò terreno fertile perché la città possedeva obelischi veri e una tradizione di egizieria antica che risaliva agli imperatori. I geroglifici che vedete qui sono decorativi, non leggibili: nessuno pretendeva che lo fossero.
La Sala di Alessandro
La Sala di Alessandro era la sala da pranzo del palazzo ed è completamente affrescata con scene che richiamano Alessandro il Macedone, con allusione elogiativa nemmeno troppo velata al committente Alessandro Torlonia. Il fregio a bassorilievo raffigura il Trionfo di Alessandro a Babilonia ed è opera di Bertel Thorvaldsen. Le pareti portano allegorie di Francesco Coghetti. Nelle edicole sono collocate statue di Apollo e delle muse di Alessandro Magno, riferite alla scuola di Thorvaldsen e a Pietro Tenerani. Il pavimento è un commesso con scene zodiacali eseguito all'etrusca da Carlo Seni.
Il fregio di Thorvaldsen ha una storia sua: la versione originale, modellata in pochi mesi nel 1812 per il Quirinale in vista di una visita di Napoleone che non avvenne mai, rese celebre lo scultore danese in tutta Europa, e i Torlonia ne vollero una redazione per la loro sala da pranzo. Cenare sotto il trionfo di un conquistatore che porta il tuo nome, in una casa comprata con il denaro prestato al papa, è la sintesi perfetta di questa famiglia. Se dovessi scegliere una sola stanza da mostrare a chi vuole capire l'Ottocento romano, sceglierei questa.
Il Museo della Scuola Romana al secondo piano del Casino Nobile
Al secondo piano del Casino Nobile, negli ambienti che nell'Ottocento ospitavano gli alloggi della servitù e negli anni Trenta i figli di Mussolini, c'è un museo che con la villa non ha alcun rapporto tematico e che da solo giustifica il biglietto. Il Museo della Scuola Romana fu istituito nel 2006 e nel 2025 è stato completamente riordinato secondo criteri museografici aggiornati, con nuove acquisizioni. Espone oltre centocinquanta opere fra dipinti, sculture, disegni e incisioni.
La raccolta nacque dalla collaborazione fra le istituzioni capitoline e l'Associazione Archivio della Scuola Romana, fondata nel 1983 dalla gallerista Netta Vespignani, che per prima lavorò sistematicamente alla valorizzazione degli artisti romani fra le due guerre. L'Archivio ha sede nel Casino dei Principi, l'edificio poco distante dentro lo stesso parco, che ospita anche le mostre temporanee dei Musei di Villa Torlonia.
Come è ordinato il Museo della Scuola Romana
Il percorso è organizzato per nuclei tematici anziché per ordine cronologico rigido: i paesaggi romani, i cantieri, la città senza mito, la Scuola di via Cavour, Villa Strohl Fern, la rappresentazione dei volti e dei corpi, i linguaggi artistici fra le due guerre. È un'impostazione che aiuta il visitatore non specialista, perché mette in fila opere che parlano della stessa Roma da punti di vista diversi.
La Scuola di via Cavour prende nome dallo studio in cui, alla fine degli anni Venti, lavoravano Mario Mafai, Antonietta Raphaël e Scipione: un gruppo minuscolo che oppose alla retorica del Novecento italiano una pittura di materia, di colore sporco e di periferia. Villa Strohl Fern, invece, era il parco privato accanto a Villa Borghese dove il mecenate alsaziano Alfred Strohl Fern affittava studi agli artisti: da lì passò buona parte della Roma d'avanguardia del primo Novecento.
Gli artisti e le opere della collezione
Fra i nomi rappresentati ci sono Antonio Donghi, Francesco Trombadori, Riccardo Francalancia, Ferruccio Ferrazzi, Mario Mafai, Antonietta Raphaël, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Alberto Ziveri, Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Pericle Fazzini, Mirko Basaldella, Leoncillo Leonardi, Luigi Bartolini, Guglielmo Janni, Emanuele Cavalli e Roberto Melli.
Fra le opere che si incontrano ci sono gli autoritratti di Ferrazzi, Ziveri e Mafai, il Ragazzo che uccide il serpente di Mirko Basaldella, la Fuga da Sodoma di Antonietta Raphaël, le nature morte di Francalancia e Trombadori, e una serie di vedute di Roma che vale la pena guardare in sequenza.
Su quelle vedute vi dico la mia senza giri: sono la cosa più preziosa del secondo piano. Sono la Roma dei quartieri nuovi, degli sventramenti, dei muri scrostati e delle periferie che crescevano mentre il regime costruiva la città di rappresentanza. Chi visita Roma guardando solo le facciate barocche non ha idea di questa città. Chi sale al secondo piano del Casino Nobile la vede dipinta da chi ci abitava.
Aggiungo una nota su Antonietta Raphaël: nata a Kaunas, in Lituania, figlia di un rabbino, arrivata a Roma passando per Londra e Parigi, scultrice e pittrice in un ambiente che alle donne concedeva pochissimo. La sua presenza in questa casa, che fu la residenza di Mussolini fino al 1943, è una di quelle coincidenze che la storia produce e che nessuno progetta. Vale il tempo che le dedicate.

Il seminterrato, i rifugi e il bunker sotto il Casino Nobile
Sotto il palazzo c'è un mondo che il biglietto ordinario non comprende e che si visita solo con una guida, su prenotazione. Vale la pena raccontarlo comunque, perché spiega la parte novecentesca dell'edificio meglio di qualunque pannello.
Il primo ricovero fu ricavato alla fine del 1940 in una cantina settecentesca posta sotto il cosiddetto lago del Fucino, nel parco. La struttura antica fu attrezzata con porte a tenuta di gas, impianti di filtrazione e rigenerazione dell'aria, illuminazione elettrica e servizi. Nel 1941 ci si accorse del problema: quel ricovero era lontano dal Casino Nobile, circa centocinquanta metri, e per raggiungerlo bisognava attraversare il giardino allo scoperto. Fu allora rinforzata con cemento armato dello spessore di circa 120 centimetri una sala del piano seminterrato, esattamente sotto la sala da ballo.
Nel dicembre 1942 cominciò la costruzione di un vero e proprio bunker antiaereo, sotto la direzione dei Vigili del fuoco. Fu scavato a circa 6,50 metri di profondità accanto al Casino Nobile, con struttura cilindrica, muratura in cemento armato di circa quattro metri di spessore, ambienti disposti a croce e due uscite di emergenza. Non fu mai completato: Mussolini cadde nel luglio 1943 prima che i lavori finissero. Durante l'occupazione tedesca di Roma il rifugio venne comunque usato dalla popolazione della zona.
Dal seminterrato si accede anche a una sala ipogea scoperta durante i lavori di ristrutturazione, decorata e arredata da Giovan Battista Caretti in uno stile che imita un sepolcro etrusco, con fasce dipinte e figure zoomorfe e fitomorfe. Un finto sepolcro etrusco a pochi metri da un bunker antiaereo: la stratigrafia di questa casa non ha bisogno di commenti.
Il bunker e i rifugi sono stati riaperti al pubblico nell'aprile 2024 con un percorso espositivo che documenta la vita della famiglia Mussolini nella villa e i bombardamenti alleati su Roma. Tre sale multimediali con proiezioni sincronizzate e progettazione sonora ricostruiscono un'incursione aerea, con sirene, rumore degli aerei, detonazioni e vibrazioni del pavimento prodotte da dieci trasduttori. La visita è guidata e la prenotazione obbligatoria; il biglietto costa 12,00 euro intero e 6,00 euro ridotto, con gratuità per i bambini fino a cinque anni. Le aperture cambiano di stagione in stagione: le date del periodo estivo si trovano nella pagina sulle visite al bunker di Villa Torlonia.
Il mio parere sulla ricostruzione multimediale: funziona con i ragazzi e con chi non ha memoria della guerra, e mi rendo conto che serva. Con le persone anziane, quelle che i bombardamenti li hanno vissuti davvero, la userei con cautela. Non è un difetto del museo, è una precauzione di chi accompagna gruppi.
Come arrivare al Casino Nobile di Villa Torlonia
L'indirizzo è Via Nomentana 70, nel rione Nomentano, e gli altri ingressi del parco sono su Via Siracusa e su Via Lazzaro Spallanzani. Dal cancello principale il Casino Nobile è a duecento metri lungo il viale centrale, con la biglietteria nel piazzale d'accesso.
Con la metropolitana si scende alla linea B a Bologna oppure a Policlinico e si cammina una decina di minuti; da Policlinico il percorso lungo Viale Regina Margherita è più diretto. Con il tram si arriva con il 3 e con il 19, fermata Viale Regina Margherita/Nomentana, che scarica a poche centinaia di metri dal cancello. Con l'autobus servono le linee 60, 62, 66, 82 e 90 su Via Nomentana, oppure 61, 490, 495 e 649 su Via Bari.
In automobile la faccenda è diversa. Via Nomentana ha divieti quasi ovunque, le strisce blu del quartiere Nomentano si liberano di rado e nelle ore di punta il traffico sulla direttrice è pesante. Il consiglio più concreto che posso darvi è di lasciare la macchina a casa e di prendere il tram 3, che fra l'altro nella stessa corsa vi porta a Villa Borghese se volete allungare la giornata. Ricordate che le biciclette non sono ammesse dentro Villa Torlonia: chi arriva pedalando deve lasciarle fuori.

Biglietti, MIC card e cumulativi dei Musei di Villa Torlonia
Il biglietto del solo Casino Nobile costa 11,00 euro intero e 6,50 euro ridotto. Chi ha in programma di vedere più di un edificio conviene che valuti il cumulativo: 17,00 euro intero e 13,00 euro ridotto per Casino Nobile, Casino dei Principi, Casina delle Civette e Serra Moresca; 14,00 euro intero e 11,00 euro ridotto nei mesi di luglio e agosto, quando la Serra Moresca resta chiusa e il cumulativo comprende i tre musei rimanenti. I cumulativi si acquistano soltanto alla biglietteria del parco, non online.
Il preacquisto online del singolo biglietto comporta 1,00 euro di diritto di prevendita, e i biglietti acquistati online o attraverso il call center non sono rimborsabili né modificabili: è un vincolo che vale la pena tenere presente se il meteo è incerto e state pensando di combinare la visita con una passeggiata nel parco.
Sulla MIC card il discorso è semplice e conviene ripeterlo perché molti non la conoscono: costa 5 euro, dura dodici mesi, dà accesso gratuito al Sistema Musei di Roma Capitale ed è riservata a chi risiede o studia a Roma. Per i residenti a Roma e nella Città metropolitana l'ingresso ai musei civici è gratuito esibendo un documento di identità. Alcune mostre temporanee prevedono però un biglietto ridottissimo di 2,00 euro anche per le categorie che avrebbero diritto alla gratuità, quindi il listino aggiornato sul sito dei Musei di Villa Torlonia va guardato prima di mettersi in fila. Chi cerca un quadro d'insieme delle occasioni gratuite in città può partire dalla pagina sui musei gratis a Roma.
Le riduzioni valgono per le categorie previste dalla tariffazione vigente; gli alunni delle scuole elementari e medie accompagnati entrano gratuitamente dietro presentazione dell'elenco nominativo, e la stessa gratuità vale per le persone con disabilità e per il loro accompagnatore. I gruppi fra cinque e venticinque persone e le scolaresche devono prenotare gratuitamente al 060608.
Un'osservazione da professionista: se siete a Roma per pochi giorni e dovete scegliere un solo biglietto dei quattro, prendete il Casino Nobile. È il più ricco di contenuti, ha due musei in uno e regge una visita lunga anche con il maltempo. La Casina delle Civette è più bella, ma si esaurisce in quaranta minuti.
Come si visita davvero il Casino Nobile di Villa Torlonia
Per il Museo della Villa, cioè piano terra e piano nobile, calcolate quaranta minuti se camminate spediti e un'ora abbondante se leggete le didascalie. Per il Museo della Scuola Romana calcolatene altri quaranta. Con l'audioguida, che costa 4,00 euro ed esiste in italiano, inglese e francese, si arriva senza sforzo a un'ora e mezza. Chi vuole aggiungere la Casina delle Civette e il Casino dei Principi deve mettere in conto una mattinata intera, ed è quello che consiglio: il parco è grande e camminarci dentro è parte dell'esperienza.
Sull'ordine della visita ho un'opinione controcorrente. Quasi tutti fanno il piano terra, salgono al piano nobile e poi, stanchi, saltano il secondo piano o lo attraversano in dieci minuti. Fate il contrario: appena entrati salite subito al Museo della Scuola Romana, con gli occhi freschi e la sala vuota, e scendete dopo. Le stanze ottocentesche reggono benissimo anche una visita fatta a fine giro, i quadri del Novecento no.
Sul momento della giornata: il mattino presto di un giorno feriale, appena dopo l'apertura delle 9.00. Nel primo pomeriggio arrivano i gruppi scolastici, e in stanze di queste dimensioni venti ragazzi cambiano l'acustica di tutto il piano. In compenso, se andate in una giornata di pioggia, il Casino Nobile è uno dei pochi musei romani dove il maltempo non toglie nulla: la luce naturale entra bassa e le decorazioni si leggono anche meglio.
Il Casino Nobile di Villa Torlonia con i bambini
Il museo funziona con i bambini più di quanto il nome lasci pensare, a patto di dare loro qualcosa da cercare. I mosaici pavimentali sono un ottimo gioco: Ercole bambino che strozza i serpenti nella Sala di Bacco, lo zodiaco nella Sala di Alessandro, Cleopatra e Antonio nella Camera egizia. Le statue senza testa fanno impressione e vanno spiegate, non nascoste. La Camera gotica, con le finte vetrate dipinte, di solito li conquista.
La cosa che li interessa davvero, però, è che in questa casa ha abitato Mussolini e che sotto il pavimento c'è un bunker. Con i ragazzi dalla terza media in su la visita al bunker, prenotata a parte, è una lezione di storia che nessun libro replica. Con i più piccoli, sotto gli otto anni, io la eviterei: la simulazione dell'incursione aerea, con sirene e vibrazioni, è progettata per fare paura e funziona.
Dopo il museo c'è il parco, che è la vera carta vincente della giornata: quattordici ettari con prati, viali e edifici stravaganti, e i bambini possono correre. Molte famiglie fanno l'errore inverso, cioè il parco prima e il museo dopo, e arrivano alle sale con figli già stanchi.
Accessibilità del Casino Nobile
Il Casino Nobile è un edificio storico su più livelli e l'accesso alle persone con difficoltà motorie va organizzato prima. Le persone con disabilità e il loro accompagnatore entrano gratuitamente. Prima della visita conviene contattare il call center 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00, per farsi confermare quali piani sono raggiungibili nel giorno in cui andate e quali servizi sono attivi: la sezione degli avvisi sul sito dei Musei di Villa Torlonia segnala le eventuali chiusure temporanee di sale o di impianti.
Sul bunker il discorso è diverso e va detto con chiarezza: si scende sottoterra per scale, in ambienti stretti, con un percorso guidato a orario fisso. Chi ha difficoltà di deambulazione o soffre di claustrofobia valuti bene prima di prenotare.
Che cosa vedere intorno al Casino Nobile
Dentro il parco, nel raggio di cinque minuti a piedi, ci sono la Casina delle Civette con il suo museo della vetrata artistica, il Casino dei Principi con l'Archivio della Scuola Romana e le mostre temporanee, il Tempio di Saturno di Caretti con le sue quattro colonne doriche in granito, i Falsi Ruderi, il Teatro riaperto nel 2013, la Serra Moresca con la Torre, la Limonaia con bar e ristorante e i due obelischi di Villa Torlonia in granito rosa di Baveno. Nel Villino Medievale ha sede Technotown, la ludoteca tecnologica e scientifica del Comune. Sotto il parco esistono catacombe ebraiche di età romana, scoperte nel 1919, che non sono visitabili.
Fuori dal cancello, in dieci minuti di cammino, si arriva al quartiere Coppedè, il capriccio architettonico più fotografato di Roma nord, e alla casa museo di Luigi Pirandello in via Antonio Bosio. Poco più in là, in via Nizza, c'è il MACRO, il museo d'arte contemporanea di Roma. Risalendo la Nomentana si entra in Villa Ada, e da lì, sulla Salaria, si raggiungono le catacombe di Priscilla. Scendendo invece verso Termini, a un quarto d'ora di autobus, c'è Palazzo Massimo alle Terme, dove le sculture antiche si vedono senza le integrazioni settecentesche: il confronto con i marmi restaurati da Cavaceppi qui al Casino Nobile è istruttivo e lo consiglio a chiunque abbia mezza giornata in più.

Una curiosità su Casino Nobile - Musei di Villa Torlonia
Il pavimento della sala da ballo, quello su cui i Torlonia facevano ballare mezza Roma pontificia, era un mosaico policromo identico al mosaico di Palestrina. Non un mosaico qualsiasi: il mosaico nilotico di Palestrina è il più grande e famoso mosaico ellenistico giunto fino a noi, una veduta del Nilo in piena lunga oltre sei metri, con ippopotami, coccodrilli, capanne, soldati e templi, che dal Seicento è il vanto del santuario della Fortuna Primigenia. Farne una replica a pavimento, nella sala più importante della propria villa, era un gesto di ambizione culturale enorme: significava dichiarare che la propria casa poteva competere con un santuario antico.
Quel pavimento oggi non c'è più. Nel 1888 fu smontato e trasportato al Palazzo Torlonia di piazza Scossacavalli, nel Borgo, e la sala da ballo restò senza il suo pezzo forte. Chi entra oggi guarda in alto, verso il Parnaso di Coghetti e i voli delle Ore, e non ha nessun motivo di guardare in basso; eppure per cinquant'anni il capolavoro di questa stanza era sotto i piedi degli invitati.
La curiosità dentro la curiosità è che il gesto dei Torlonia non era isolato. Nella stessa villa, a poche decine di metri, ci sono un tempio dorico finto, rovine romane costruite apposta, una serra moresca, una capanna svizzera e due obelischi veri di granito rosa alti poco più di dieci metri e pesanti oltre ventidue tonnellate ciascuno. La replica del mosaico di Palestrina apparteneva allo stesso progetto: possedere per copia tutto ciò che non si poteva possedere per acquisto. Quando accompagno un gruppo nella sala da ballo, la prima cosa che chiedo è di guardare il pavimento e di immaginare il Nilo. Serve a capire che cosa fosse questa casa.
Una cosa che non ti dice nessuno su Casino Nobile - Musei di Villa Torlonia
Quasi tutte le sculture antiche che vedete in questo museo non sono, in senso stretto, sculture antiche. Sono opere passate per la bottega di Bartolomeo Cavaceppi nella seconda metà del Settecento, cioè integrate, ricomposte, completate con parti nuove e in diversi casi copiate di sana pianta. Un'Amazzone che deriva dall'Amazzone Mattei dei Musei Capitolini, una Pandora la cui testa è stata sostituita nel restauro, un Adriano con la testa girata diversamente dall'originale, un Caracalla in gesso, un Eracle a cui sono state segate le gambe per montarlo su un'erma perché così andava di moda. Il museo lo dichiara nelle didascalie, con precisione, e quasi nessuno le legge.
Sapere questo cambia completamente la visita. Quello che avete davanti non è una collezione archeologica: è il gusto di un collezionista del Settecento e dell'Ottocento, messo in scena con i materiali dell'antichità. Cavaceppi lavorava per il mercato europeo delle antichità, quello dei nobili inglesi in Grand Tour e dei sovrani del Nord, e il suo mestiere consisteva nel restituire ai frammenti una forma piacevole e vendibile. Il concetto moderno di restauro conservativo, che vieta di aggiungere ciò che non c'è, sarebbe arrivato più di un secolo dopo.
C'è poi una seconda cosa che nessuno dice, ed è di ordine pratico: il biglietto del Casino Nobile non comprende il bunker. Sono due ingressi distinti, con due prezzi distinti e due modalità distinte, e il bunker si vede solo con visita guidata e prenotazione obbligatoria in giorni e orari che cambiano di stagione in stagione. Ogni anno incontro visitatori che arrivano convinti del contrario, comprano il biglietto del museo, salgono, scendono e chiedono dove sia l'ingresso ai sotterranei. La risposta è che va prenotato prima, spesso con giorni di anticipo.
Terza informazione poco nota, e utile a chi vive in città: dal febbraio 2026 i residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratuitamente nei musei civici esibendo un documento di identità. Molti romani continuano a pagare il biglietto perché nessuno glielo dice alla cassa se non lo chiedono.
Il consiglio che ti do per visitare Casino Nobile - Musei di Villa Torlonia
Il consiglio principale riguarda l'ordine e l'orario, e l'ho già anticipato: andate un giorno feriale alle 9.00, appena aperto, e salite subito al secondo piano. Il Museo della Scuola Romana chiede attenzione e occhi riposati; le sale ottocentesche, con la loro decorazione fitta, reggono benissimo anche una lettura fatta a fine visita. Facendo il contrario, come fanno quasi tutti, si arriva ai quadri del Novecento con le gambe pesanti e li si attraversa in dieci minuti.
Il secondo consiglio è di prendere l'audioguida, che qui serve davvero. Costa 4,00 euro ed esiste in italiano, inglese e francese. Non è un accessorio da turisti: in questo museo la differenza fra una stanza dipinta bene e una stanza dipinta bene che si capisce sta tutta nel sapere chi ha dipinto che cosa e perché. Senza un supporto, la Camera dei poeti resta una parete di volti sconosciuti e la sostituzione di Vasari con Carlo Torlonia passa inosservata.
Terzo: separate il bunker dal museo. Prenotate la visita guidata ai sotterranei in un'altra giornata, oppure prendetela come momento conclusivo di una mattinata già lunga, ma non pensate di infilare tutto in due ore. Il bunker ha un impianto emotivo forte e, subito dopo la Sala di Alessandro, stordisce.
Quarto, e forse il più utile: se avete tempo per un solo museo del parco, scegliete il Casino Nobile; se ne avete per due, aggiungete la Casina delle Civette e comprate il cumulativo alla biglietteria; se ne avete per una mattinata intera, fate i quattro siti in senso antiorario partendo dal Casino Nobile, così finite alla Limonaia con qualcosa da bere. Ed evitate l'automobile: Via Nomentana ha divieti quasi ovunque e le strisce blu del Nomentano si liberano di rado. Il tram 3 resta la soluzione migliore.
Ultima raccomandazione, di quelle che si imparano accompagnando gruppi: lasciate almeno un quarto d'ora al parco prima di entrare. Guardare la facciata dal viale, con il Trionfo di Bacco in terracotta appena restaurato sul frontone, prepara l'occhio a tutto quello che si vedrà dentro. Chi entra di corsa perde metà del senso dell'edificio.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Che questa casa sia stata la residenza di Mussolini lo sanno tutti. Quello che si cita di rado è il contratto: il principe Giovanni Torlonia junior gliela affittò alla cifra simbolica di una lira all'anno, dal 22 luglio 1925, e alla morte del principe, nel 1938, il fratello Carlo confermò l'accordo. Una lira all'anno per una villa di quattordici ettari con dentro un palazzo neoclassico, un teatro, una serra moresca e due obelischi.
Vale la pena di soffermarsi su che cosa significhi quel canone. Non era un regalo generoso, era un investimento politico: un'aristocrazia finanziaria che si assicurava un rapporto privilegiato con il potere nuovo mettendo a disposizione la propria casa. È lo stesso meccanismo che un secolo prima aveva portato i Torlonia dal commercio dei tessuti al rango principesco, prestando denaro allo Stato pontificio nel momento del bisogno. La famiglia cambiò creditore, non metodo.
Il secondo elemento poco citato è che cosa accadde dentro le stanze. La famiglia Mussolini si insediò mantenendo gran parte dell'arredamento originale dei Torlonia: lui nella camera del piano nobile, con lo studio accanto; Rachele Guidi nella stanza opposta; i figli e la servitù al piano superiore. Gli interventi furono minimi, due bagni personali e i ricoveri di guerra. La stanza di passaggio fu ricoperta di carta da parati, e sotto quella carta il restauro ha ritrovato intatto il fregio ottocentesco. Nel parco, negli anni della guerra e su iniziativa di Rachele, si coltivarono patate, insalata, viti e granoturco, e presso le Scuderie Vecchie comparvero un pollaio, un porcile e una stalla per conigli.
Il terzo elemento, il meno noto di tutti, riguarda ciò che venne dopo. Il 25 luglio 1943 la famiglia lasciò la villa; nel giugno 1944 il complesso fu occupato dalle truppe del comando anglo-americano, che vi rimasero fino al 1947. Tre anni di caserma dentro una villa storica, seguiti da trent'anni di abbandono, spiegano le statue acefale, le superfici corrose, i soffitti crollati. Il Comune di Roma acquistò la proprietà nel 1977 e la aprì come parco pubblico dal 1978; il Casino Nobile riaprì restaurato soltanto nel 2006. Fra la partenza dei Mussolini e la riapertura del museo passarono sessantatré anni.
La foto giusta da fare a Casino Nobile - Musei di Villa Torlonia
La fotografia migliore è quella che quasi nessuno fa, e si scatta stando fuori. Mettetevi sul viale centrale, a una quarantina di metri dalla facciata, e inquadrate frontalmente il pronao con il frontone: le colonne ioniche a ordine gigante, il basamento a bugnato che imita il travertino e, in alto, l'altorilievo in terracotta con il Trionfo di Bacco di Rinaldo Rinaldi, che il restauro delle facciate ha riportato a un colore leggibile. È la fotografia che spiega l'edificio in un solo fotogramma: un palazzo privato costruito con la grammatica di un tempio.
L'ora conta. Il fronte principale prende la luce migliore nel tardo pomeriggio, quando il sole radente stacca il rilievo del timpano dal fondo e il bianco degli stucchi si scalda. A mezzogiorno la stessa facciata appare piatta e la terracotta perde il suo tono caldo. In inverno funziona anche il mattino, con il sole basso.
Se cercate un'immagine meno prevedibile, spostatevi di lato e fotografate il palazzo di tre quarti includendo un pezzo di prato e i lecci del parco: la villa recupera la sua natura di residenza in mezzo al verde, che frontalmente si perde del tutto. Un'altra buona inquadratura è dal basso, all'altezza del basamento a bugnato, con le colonne che salgono fuori campo: rende la sproporzione voluta fra ordine gigante e passo umano.
All'interno, prima di alzare il telefono, chiedete in biglietteria che cosa è consentito nelle sale e nelle eventuali mostre temporanee, perché le regole possono variare da un allestimento all'altro. Gli ambienti che ripagano di più sono la sala da ballo vista dal basso, con i due ballatoi e la volta di Toietti e Massabò a chiudere l'inquadratura, e i pavimenti: lo zodiaco della Sala di Alessandro e l'Ercole bambino della Sala di Bacco fotografati dall'alto, in verticale, danno immagini geometriche che quasi nessun visitatore porta a casa. Il mio consiglio secco: una sola fotografia della facciata fatta bene vale venti scatti mossi delle sale.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è l'acquisto del 1797, quando Giovanni Raimondo Torlonia comprò la Vigna Colonna e chiamò Giuseppe Valadier. Una tenuta agricola dei Pamphilj, passata nel Settecento al cardinale Girolamo Colonna, divenne in nove anni, fra il 1802 e il 1806, una residenza signorile con palazzo, casino minore, scuderie e viali simmetrici. È il momento in cui una famiglia di banchieri entra nel paesaggio nobiliare romano dalla porta principale.
Il secondo è la campagna di Alessandro Torlonia, aperta nel 1832 con l'arrivo di Giovan Battista Caretti e chiusa nel 1842. In quel decennio nacquero il Tempio di Saturno, i Falsi Ruderi, la Tribuna con Fontana, l'Anfiteatro, il Caffe-house, e dentro il Casino Nobile la Sala di Bacco, la Camera gotica, la Camera egizia, la Sala di Alessandro. Il 4 giugno 1842 fu eretto il primo dei due obelischi in granito rosa di Baveno, dedicato a Giovanni Raimondo Torlonia, alla presenza di papa Gregorio XVI; il secondo, dedicato ad Anna Maria Torlonia, fu innalzato il 26 luglio dello stesso anno. Un papa che assiste all'erezione di un obelisco privato dice quanto contasse quella famiglia.
Il terzo avvenimento è del 1919, quando nei sotterranei della villa fu individuato un cimitero ebraico sotterraneo di età romana, oggi noto come catacombe ebraiche di Villa Torlonia. Non sono visitabili, ma la loro esistenza colloca questo pezzo di Nomentana dentro la storia della più antica comunità ebraica d'Europa.
Il quarto è il 22 luglio 1925, con l'arrivo di Mussolini, e il quinto è il dicembre 1942, quando i Vigili del fuoco cominciarono a scavare il bunker cilindrico a 6,50 metri di profondità accanto al Casino Nobile, con quattro metri di cemento armato e due uscite di emergenza. Non fu terminato: il 25 luglio 1943 il capo del governo cadde e la famiglia lasciò la villa. Il rifugio venne comunque utilizzato dalla popolazione durante l'occupazione tedesca di Roma.
Il sesto avvenimento è il giugno 1944, con l'occupazione del complesso da parte del comando anglo-americano, che rimase fino al 1947, e il settimo è il 1977, quando il Comune di Roma acquistò la villa lasciandola in condizioni tali da imporre un recupero lunghissimo; dal 1978 il parco è pubblico.
L'ottavo è il 1997, uno di quegli anni che nella storia di un museo valgono per dieci: nei sotterranei del Teatro di Villa Torlonia furono ritrovati tre dei dieci altorilievi di Antonio Canova dispersi nel 1832, insieme a frammenti della scomparsa Cappella di Alessandro, mentre in un deposito ministeriale ricomparvero gli arredi originali della camera da letto. Il nono è il 2004, con la scoperta della sala ipogea decorata da Caretti a imitazione di un sepolcro etrusco. Il decimo è il 2006, con la riapertura del Casino Nobile restaurato e l'istituzione del Museo della Scuola Romana al secondo piano.
Gli ultimi due sono recenti: l'aprile 2024, con la riapertura al pubblico del bunker e dei rifugi antiaerei e il nuovo percorso multimediale, e il 2025, con il riordino completo del Museo della Scuola Romana e il cantiere sulle facciate del palazzo, condotto da Zètema Progetto Cultura per la Sovrintendenza Capitolina, che ha restaurato integralmente l'altorilievo in terracotta del timpano e rivisto infissi, persiane e portoni.
Chi è passato da Casino Nobile - Musei di Villa Torlonia
Il primo nome è quello di Giuseppe Valadier, l'architetto che fra il 1802 e il 1806 trasformò un edificio padronale agricolo nel palazzo che vediamo. Valadier è l'uomo che ridisegnò Piazza del Popolo e la salita al Pincio, e la sua presenza qui, all'inizio della carriera matura, spiega la sobrietà dell'impianto. Dopo di lui, dal 1832, passò per un decennio Giovan Battista Caretti, architetto e pittore, che riempì la villa di edifici e il palazzo di decorazioni; con lui lavorarono Quintiliano Raimondi, autore del Teatro e dell'Aranciera, e Giuseppe Jappelli, il padovano che ridisegnò tutta la parte meridionale del parco con laghetti, viali serpentinati e la Capanna Svizzera poi divenuta Casina delle Civette.
Poi ci sono gli artisti. Pietro Paoletti dipinse il primo vestibolo, la volta della biblioteca, la Camera di Psiche e i trentadue ritratti della Camera dei poeti; Domenico del Frate lavorò alla stanza a Berceau; Francesco Podesti affrescò la Sala di Bacco con le Quattro stagioni e i Tre continenti; Luigi Fioroni dipinse la Camera egizia; Francesco Coghetti il Parnaso della sala da ballo e le allegorie della Sala di Alessandro; Domenico Toietti e Leonardo Massabò le storie di Amore e i voli delle Ore e delle Grazie; Decio Trabalza l'Aurora, il Giorno e la Notte dell'anticamera; Luigi Coghetti la Toletta di Venere del Gabinetto di Venere; Pietro Galli i capitelli e il fregio di amorini della sala da ballo; Filippo Ghirlanda la ringhiera di bronzo cesellato della scalinata; Carlo Seni il pavimento zodiacale eseguito all'etrusca.
Fra gli scultori il museo conserva opere di Antonio Canova, di Bertel Thorvaldsen, di Pietro Tenerani, di Rinaldo Rinaldi, autore dell'altorilievo del frontone, di Carlo Aureli, che lavorò alla Cappella di Alessandro, e naturalmente di Bartolomeo Cavaceppi, il restauratore settecentesco la cui mano si riconosce in mezzo museo.
Nel parco, il 4 giugno 1842, passò papa Gregorio XVI, presente all'erezione del primo obelisco. Ci vissero i Torlonia: Giovanni Raimondo, il fondatore della fortuna; Alessandro, il figlio che fece della villa un catalogo di stili; Giovanni junior, l'ultimo principe, che lasciò il palazzo per andare ad abitare nella Casina delle Civette e che nel 1925 affittò tutto a Mussolini per una lira all'anno; e Carlo, il fratello, che nel 1938 confermò l'accordo.
Dal 22 luglio 1925 al 25 luglio 1943 ci abitò Benito Mussolini con Rachele Guidi e i figli. Nella sala da ballo si tennero ricevimenti e proiezioni cinematografiche; nel parco furono ricavati un campo da tennis e un galoppatoio. Dal giugno 1944 al 1947 il palazzo ospitò il comando anglo-americano, con ufficiali e soldati alloggiati nelle stanze dei Torlonia.
E poi, in un certo senso, ci sono passati i pittori della Scuola Romana, arrivati al secondo piano molti decenni dopo la loro morte: Mario Mafai e Antonietta Raphaël, Antonio Donghi, Fausto Pirandello, Renato Guttuso, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Alberto Ziveri, Renzo Vespignani, Mirko Basaldella, Pericle Fazzini, Leoncillo Leonardi. La raccolta esiste anche grazie a Netta Vespignani, la gallerista che nel 1983 fondò l'Associazione Archivio della Scuola Romana. Che i quadri di Raphaël, ebrea lituana, siano oggi esposti al piano sopra la camera da letto di chi firmò le leggi razziali è la cosa più giusta che sia successa in questa casa.
Domande veloci su Casino Nobile - Musei di Villa Torlonia
Quanto costa il biglietto del Casino Nobile di Villa Torlonia?
11,00 euro intero e 6,50 euro ridotto per il solo Casino Nobile. Il preacquisto online aggiunge 1,00 euro di diritto di prevendita. Le mostre temporanee possono avere tariffe diverse.
Quali sono gli orari del Casino Nobile?
Dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Chiuso il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre l'orario è 9.00-14.00, il 1 gennaio 11.00-20.00.
Conviene il biglietto cumulativo dei Musei di Villa Torlonia?
Conviene se vedete almeno tre edifici. Costa 17,00 euro intero e 13,00 euro ridotto per Casino Nobile, Casino dei Principi, Casina delle Civette e Serra Moresca; in luglio e agosto, senza la Serra Moresca, costa 14,00 euro intero e 11,00 euro ridotto. Si acquista soltanto alla biglietteria del parco.
Quanto dura la visita al Casino Nobile di Villa Torlonia?
Circa quaranta minuti per il Museo della Villa, altri quaranta per il Museo della Scuola Romana al secondo piano. Con l'audioguida si arriva a un'ora e mezza. Per i quattro musei del parco serve una mattinata.
Serve prenotare per visitare il Casino Nobile?
No, per la visita libera si acquista il biglietto in biglietteria e si entra. La prenotazione gratuita al 060608 è invece obbligatoria per i gruppi da cinque a venticinque persone e per le scolaresche.
Il biglietto del museo comprende il bunker di Villa Torlonia?
No. Il bunker e i rifugi antiaerei hanno un biglietto separato, 12,00 euro intero e 6,00 euro ridotto, e si visitano solo con visita guidata e prenotazione obbligatoria.
Si entra gratis al Casino Nobile se si vive a Roma?
Sì. I residenti a Roma e nella Città metropolitana entrano gratuitamente nei musei civici esibendo un documento di identità. Alcune mostre temporanee prevedono comunque un biglietto ridottissimo di 2,00 euro.
Che cos'è la MIC card e vale per il Casino Nobile?
È la carta del Sistema Musei di Roma Capitale: costa 5 euro, dura dodici mesi, dà ingresso gratuito ed è riservata a chi risiede o studia a Roma. Vale anche per il Casino Nobile.
C'è l'audioguida al Casino Nobile?
Sì, costa 4,00 euro ed esiste in italiano, inglese e francese. In questo museo la consiglio: senza un supporto molte decorazioni restano illeggibili.
Si possono fare fotografie dentro il Casino Nobile?
Le condizioni possono variare da un allestimento all'altro e in occasione delle mostre temporanee: chiedete in biglietteria prima di entrare. All'esterno la facciata si fotografa liberamente, e nel tardo pomeriggio è il momento migliore.
Il Casino Nobile è accessibile alle persone con disabilità?
L'edificio è storico e si sviluppa su più livelli. L'ingresso è gratuito per le persone con disabilità e per l'accompagnatore; conviene telefonare prima al 060608 per farsi confermare quali piani e quali servizi sono disponibili nel giorno della visita. Il percorso del bunker, che si affronta per scale in ambienti stretti, non è adatto a chi ha difficoltà di deambulazione.
Il Casino Nobile di Villa Torlonia è adatto ai bambini?
Sì, se date loro qualcosa da cercare: i mosaici pavimentali, le finte vetrate della Camera gotica, le statue mutile da spiegare. Il bunker, con la simulazione sonora dell'incursione aerea, lo consiglio dai dodici anni in su.
Dove si compra il biglietto e dov'è la biglietteria?
Nel piazzale d'accesso di Villa Torlonia, subito dopo il cancello di Via Nomentana 70. I biglietti cumulativi si vendono solo lì. Il call center 060608 risponde tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00.
Come si arriva al Casino Nobile con i mezzi pubblici?
Metropolitana linea B, fermate Bologna o Policlinico, poi dieci minuti a piedi; tram 3 e 19, fermata Viale Regina Margherita/Nomentana; autobus 60, 62, 66, 82 e 90 su Via Nomentana, oppure 61, 490, 495 e 649 su Via Bari.
Si può entrare in bicicletta a Villa Torlonia?
No, le biciclette non sono ammesse all'interno del parco. Chi arriva pedalando deve lasciarle fuori dai cancelli.
Che differenza c'è fra il Casino Nobile e la Casina delle Civette?
Il Casino Nobile era la residenza ufficiale e di rappresentanza dei Torlonia e ospita oggi il Museo della Villa e il Museo della Scuola Romana; la Casina delle Civette era l'abitazione privata di Giovanni Torlonia junior ed è oggi il museo della vetrata artistica. Due funzioni, due epoche, due tipi di bellezza.
Che cos'è il Museo della Scuola Romana?
È la raccolta al secondo piano del Casino Nobile dedicata agli artisti romani fra le due guerre mondiali: oltre centocinquanta opere fra dipinti, sculture, disegni e incisioni, istituita nel 2006 e completamente riordinata nel 2025.
Mussolini ha davvero abitato nel Casino Nobile?
Sì, dal 22 luglio 1925 al 25 luglio 1943, con la moglie Rachele Guidi e i figli. Il principe Giovanni Torlonia junior gli affittò la villa per una lira simbolica all'anno.
Si possono visitare le catacombe ebraiche di Villa Torlonia?
No, non sono visitabili. Furono individuate nel 1919 nel sottosuolo della villa e restano chiuse al pubblico.
Qual è il momento migliore per visitare il Casino Nobile?
La mattina di un giorno feriale, appena dopo l'apertura delle 9.00. Nel primo pomeriggio arrivano le scolaresche. Una giornata di pioggia non toglie nulla alla visita, anzi è l'occasione giusta.
Che cosa si vede nei dintorni?
Dentro il parco la Casina delle Civette, il Casino dei Principi, il Teatro, il Tempio di Saturno, i Falsi Ruderi, la Serra Moresca, la Limonaia e i due obelischi; fuori, in dieci minuti a piedi, il quartiere Coppedè, la casa museo di Pirandello e il MACRO di via Nizza, e risalendo la Nomentana Villa Ada.
Il Casino Nobile chiude per lavori?
Fra l'ottobre 2025 e l'inizio del 2026 sono state restaurate le facciate e l'altorilievo in terracotta del frontone. Prima di partire conviene comunque dare un'occhiata alla sezione degli avvisi sul sito dei Musei di Villa Torlonia, dove vengono segnalate le chiusure temporanee di singole sale.
Vale la pena visitare il Casino Nobile se si ha poco tempo a Roma?
Se siete alla prima visita in città e avete due giorni, no: il centro antico viene prima. Se tornate a Roma per la terza o la quarta volta e volete capire l'Ottocento e il Novecento della città, il Casino Nobile è una delle scelte migliori che possiate fare.

Quello che dico sempre ai gruppi, alla fine, è che il Casino Nobile va visitato per addizione: prima la casa dei banchieri, poi la casa del dittatore, poi il museo dei pittori. Sono tre edifici dentro uno, e nessuno dei tre si capisce senza gli altri due. Io ci torno volentieri d'inverno, quando il parco è vuoto e il palazzo si vede in fondo al viale senza nessuno davanti, e ogni volta mi fermo più a lungo davanti ai tre gessi di Canova, che restano l'oggetto più bello di questa casa e il meno guardato. Se avete un'ora e mezza e la voglia di ragionare su come una città diventa quello che è, questo è l'indirizzo giusto sulla Nomentana.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
Prepari un viaggio a Roma? Le guide in inglese per visitare la città sono su ItalyPlanner.com.
Contact Information
Roma Tourist Card: più attrazioni in un biglietto
Se in questi giorni vedi Colosseo, Vaticano e altro, il pacchetto unico conviene rispetto ai biglietti sciolti.
Bus hop-on hop-off: giro di Roma
Sali e scendi dove vuoi. Con questo caldo, spostarsi seduti tra una tappa e l'altra cambia la giornata.
Dove dormire a Roma: confronta gli hotel
Scegli la zona giusta e confronta i prezzi: su molte strutture la cancellazione è flessibile.
Transfer dall aeroporto al centro
Un autista ti aspetta a Fiumicino o Ciampino: prezzo concordato prima e nessuna coda ai taxi.
Noleggio auto a Roma e dintorni
Serve se vuoi uscire dalla città: Castelli Romani, Tivoli, il mare di Ostia e Sperlonga.
Voli per Roma: cerca le tariffe
Compagnia low cost con voli diretti su Fiumicino: guarda date e tariffe.
Confronta tutte le compagnie per Roma
Comparatore su piu compagnie: sposta le date di un giorno e spesso il prezzo cambia parecchio.





