Casino Dei Principi – Musei di Villa Torlonia
Il Casino dei Principi si trova dentro il parco di Villa Torlonia, in via Nomentana 70, 00161 Roma, e la biglietteria del complesso museale è quella del Casino Nobile, l'edificio che vedete al centro del prato appena entrati dal cancello principale. L'apertura è dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; giorni di chiusura lunedì, 1 maggio e 25 dicembre, mentre il 24 e il 31 dicembre l'orario si accorcia alle 9.00-14.00. Il biglietto per il solo Casino dei Principi, comprensivo della mostra allestita, costa 8,00 euro intero e 5,00 euro ridotto; l'ingresso è gratuito per i possessori di MIC card e, secondo il tariffario indicato dal sito ufficiale dei Musei di Villa Torlonia, per i residenti di Roma e della Città Metropolitana. Il cumulativo dei Musei di Villa Torlonia costa 14,00 euro intero e 11,00 euro ridotto nella formula di luglio e agosto, che comprende Casino Nobile, Casino dei Principi e Casina delle Civette, e 17,00 euro intero con 13,00 ridotto nel resto dell'anno, quando alla lista si aggiunge la Serra Moresca. L'audioguida costa 4,00 euro, il diritto di prevendita per l'acquisto anticipato online o tramite il call center 060608 è di 1,00 euro. Il numero da chiamare per informazioni è 060608, attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. Ci si arriva con il tram 3 e il tram 19, fermata Viale Regina Margherita/Nomentana, con le linee di autobus che percorrono via Nomentana e via Bari, e con la metro B alle stazioni Bologna e Policlinico, entrambe a una decina di minuti di cammino. Un avvertimento che vale più di ogni altro: il Casino dei Principi apre al pubblico soltanto quando ospita una mostra, quindi prima di muovervi conviene controllare che ce ne sia una in corso.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Se volete inquadrare l'edificio nel suo contesto, la pagina generale sul parco e sul complesso è quella di Villa Torlonia, e da lì si arriva a tutti gli altri edifici visitabili.

Che cosa è davvero il Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Chi arriva a Villa Torlonia con in testa la parola museo si aspetta una collezione permanente, le sale con le didascalie, il percorso obbligato. Il Casino dei Principi funziona in un altro modo, ed è bene saperlo prima di comprare il biglietto. È l'edificio delle mostre temporanee del sistema museale della villa: due o tre volte l'anno cambia pelle, si riempie di opere che arrivano da fuori, poi si svuota e attende il turno successivo. Al piano terra, in ambienti separati dal percorso espositivo, ha sede l'Archivio della Scuola Romana, con la sua biblioteca specializzata: un centro di studio, non una sala aperta al visitatore di passaggio.
La conseguenza pratica è netta. Il Casino dei Principi non è un museo che potete visitare in qualunque momento perché tanto è sempre lì. Apre in presenza di mostre. Quando la mostra c'è, l'edificio vale il biglietto due volte: una per quello che è appeso alle pareti e una per le pareti stesse, che sono il residuo di uno dei cantieri decorativi più ambiziosi della Roma di Gregorio XVI. Quando la mostra non c'è, il portone resta chiuso e il parco intorno continua a essere bellissimo lo stesso.
La mia opinione, dopo averci portato dentro gruppi di ogni tipo per anni: il Casino dei Principi è il posto dove Villa Torlonia smette di essere una cartolina e diventa una storia. Al Casino Nobile ci si stupisce, alla Casina delle Civette ci si innamora, qui si capisce come funzionava davvero la macchina delle feste di Alessandro Torlonia. E si capisce guardando dettagli che nessuno indica: un pavimento a mosaico, un fregio scolorito su una facciata, una balconata che affaccia sul vuoto lasciato da un anfiteatro demolito nel 1910.
La visita al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia in dieci righe
Riassumo l'essenziale per chi ha fretta e vuole decidere adesso. L'edificio ha tre livelli. Il piano terra ospita l'Archivio e la Biblioteca della Scuola Romana e, quando l'allestimento lo prevede, una parte del percorso espositivo. Il piano nobile, il primo, è quello decorato: qui erano le tre sale con le tempere murali volute da Alessandro Torlonia, ed è qui che si vede quel che resta del cantiere di Giovan Battista Caretti. Il secondo piano completa lo spazio delle mostre. La visita dura da quaranta minuti a un'ora e mezza a seconda della mostra e della vostra pazienza davanti ai pavimenti. Non ci sono file: è uno dei musei civici romani meno affollati, e questa è la sua fortuna e la sua condanna.
Gli orari del Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
L'orario è quello comune agli edifici museali di Villa Torlonia: dal martedì alla domenica, ore 9.00-19.00, ultimo ingresso alle 18.00. Il lunedì è giorno di chiusura, come nella quasi totalità dei musei civici di Roma Capitale; chiudono anche il 1 maggio e il 25 dicembre. Il 24 e il 31 dicembre l'apertura si riduce alla mattina, 9.00-14.00, e il 1 gennaio l'orario indicato per il 2026 è 11.00-20.00.
Va tenuto presente che questi orari valgono a mostra aperta. Nei periodi di allestimento e disallestimento il Casino dei Principi resta chiuso anche se gli altri edifici della villa sono regolarmente visitabili, e non è raro che passino settimane fra una mostra e l'altra. Il consiglio secco: una telefonata al numero unico 060608 oppure un'occhiata alla pagina delle mostre sul sito dei Musei di Villa Torlonia vi risparmiano un viaggio a vuoto.
Il parco intorno segue orari suoi, molto più larghi: la Sovrintendenza Capitolina indica l'apertura tutti i giorni, da ottobre a marzo dalle 7.00 alle 19.30 e da aprile a settembre dalle 7.00 alle 20.30, con chiusura il 1 gennaio e il 25 dicembre. Significa che potete arrivare alle otto del mattino, camminare un'ora fra i lecci e i pini, e trovarvi davanti al portone del museo esattamente quando apre. È il modo migliore di usare questo posto, e non costa niente in più.
I biglietti del Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia e il cumulativo
Il tariffario dei Musei di Villa Torlonia distingue fra ingressi singoli e biglietti cumulativi, e la differenza conta parecchio se avete intenzione di vedere più di un edificio.
Il biglietto singolo per il Casino Dei Principi
L'ingresso al solo Casino dei Principi con la mostra in corso costa 8,00 euro intero e 5,00 euro ridotto. È il prezzo tipico di una mostra civica romana di media dimensione, e in questo caso comprende anche il diritto di guardarsi intorno dentro un edificio ottocentesco che, da solo, in un'altra città sarebbe un museo. Il ridotto si applica alle categorie previste dal tariffario di Roma Capitale, che il personale della biglietteria verifica al momento.
Gli altri ingressi singoli dei Musei di Villa Torlonia
Per orientarvi nella scelta, questi sono gli altri titoli d'ingresso del complesso. Il Casino Nobile costa 11,00 euro intero e 6,50 euro ridotto, e comprende il Museo della Villa, il Museo della Scuola Romana al secondo piano e la discesa al bunker nel seminterrato quando è inclusa nel percorso ordinario. La Casina delle Civette, con la mostra attualmente allestita, costa 10,50 euro intero e 7,00 euro ridotto. La Serra Moresca con la Torre costa 8,00 euro intero e 5,00 euro ridotto, ma il complesso della Serra è chiuso al pubblico dal 1 luglio al 31 agosto. Le visite guidate al Bunker e ai rifugi antiaerei hanno una tariffazione a parte: 12,00 euro intero, 6,00 euro ridotto, gratuito per i bambini fino a cinque anni, con quote fisse per i gruppi.
Il biglietto cumulativo dei Musei di Villa Torlonia
Il cumulativo esiste in due versioni, e la differenza dipende dal calendario. Nei mesi di luglio e agosto, quando la Serra Moresca non è visitabile, il cumulativo comprende Casino Nobile, Casino dei Principi e Casina delle Civette e costa 14,00 euro intero, 11,00 euro ridotto. Nel resto dell'anno il cumulativo comprende anche la Serra Moresca e costa 17,00 euro intero, 13,00 euro ridotto.
Conviene? Faccio il conto ad alta voce, che è l'unico modo serio di rispondere. Casino Nobile 11,00 più Casino dei Principi 8,00 fanno 19,00 euro: già solo con due edifici il cumulativo estivo da 14,00 euro vi fa risparmiare cinque euro. Aggiungete la Casina delle Civette a 10,50 e arrivate a 29,50 euro di biglietti separati contro 14,00 del cumulativo. Il risparmio è più che dimezzato. La risposta è sì, il cumulativo conviene sempre, a una condizione: che abbiate almeno tre ore davanti. Se ne avete una sola, comprate il singolo e scegliete bene.
Audioguide, prevendita e prenotazioni
L'audioguida costa 4,00 euro ed è disponibile in italiano, inglese e francese. Il preacquisto online o tramite il call center 060608 comporta un diritto di prevendita di 1,00 euro, e i biglietti comprati in anticipo non sono rimborsabili né modificabili: prima di cliccare, quindi, guardate il meteo e l'agenda. Per il Casino dei Principi la prenotazione non è necessaria in condizioni ordinarie, perché l'affluenza è bassa. Diventa opportuna per le mostre molto pubblicizzate e nelle giornate di apertura straordinaria.
La MIC card e la gratuità per i residenti a Villa Torlonia
Questo è il capitolo che cambia la vita a chi vive a Roma. La MIC card costa 5,00 euro, dura dodici mesi e consente l'ingresso gratuito e illimitato nel Sistema Musei di Roma Capitale, cioè in una rete che comprende i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano, la Centrale Montemartini, il Museo di Roma, la Galleria d'Arte Moderna e, appunto, tutti gli edifici museali di Villa Torlonia. Sulle mostre a bigliettazione autonoma la card dà comunque diritto alla riduzione.
Il tariffario dei Musei di Villa Torlonia indica inoltre la gratuità per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana, applicata alla biglietteria dietro esibizione di un documento. È una misura che ha cambiato il rapporto dei romani con i propri musei, e il Casino dei Principi ne beneficia più di altri: un edificio che apre solo con le mostre vive di visitatori di prossimità, gente che passa, entra, guarda e torna quando cambia l'allestimento.
Dico la mia senza mezze misure: se abitate a Roma e non avete ancora fatto la MIC card, state buttando via soldi ogni volta che entrate in un museo civico. Cinque euro si ammortizzano alla prima visita al Casino Nobile. La procedura si fa online oppure alle casse dei musei del circuito. Se volete l'elenco ragionato di tutto quello che si visita senza pagare in città, la pagina dedicata è quella dei musei gratis a Roma.

La storia del Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
La storia di questo edificio è la storia di una promozione sociale. Comincia come casolare di campagna e finisce come sala di rappresentanza di una delle famiglie più ricche d'Europa, con un cantiere che dura un decennio e impiega decine di pittori e stuccatori. In mezzo ci sono due architetti di primo piano, un principe con la mania del fasto e un pezzo di campagna romana che diventa città.
La Vigna Abati e il casolare del Settecento
Prima dei Torlonia, il terreno lungo la via Nomentana apparteneva ai Pamphilj e aveva una destinazione agricola. Fra vigne e oliveti c'erano fabbricati rustici di servizio, e uno di questi, appartenente alla cosiddetta Vigna Abati, è il primo nucleo del Casino dei Principi. Era un modesto edificio rurale, presente nell'area da almeno un secolo al momento in cui il cantiere ottocentesco lo inghiottì.
Di quel fabbricato esistono tracce cartografiche precise, ed è il genere di dettaglio che mi piace raccontare davanti alla facciata, perché sposta l'attenzione dal marmo alla terra. L'edificio compare nella Pianta grande di Roma di Giovan Battista Nolli, incisa nel 1748, che è il documento con cui la topografia romana entra nell'età moderna: Nolli disegnò la città isolato per isolato, con le piante degli interni delle chiese, e nel suburbio segnò vigne, casali e recinti. Ricompare poi nel catasto gregoriano, la grande rilevazione catastale dello Stato Pontificio i cui rilievi per Roma si collocano intorno al 1818. Due documenti a settant'anni di distanza, e in mezzo la trasformazione.
Giuseppe Valadier e la quinta obliqua
Nel 1797 il banchiere Giovanni Raimondo Torlonia acquistò la proprietà, e pochi anni dopo affidò a Giuseppe Valadier il progetto di trasformarla in villa di rappresentanza. Valadier è l'architetto che a Roma ha disegnato piazza del Popolo e il Pincio, il restauro dell'arco di Tito, la facciata di San Rocco: il professionista che traghetta il neoclassicismo romano dal papato di Pio VI all'età napoleonica e alla Restaurazione. A Villa Torlonia lavorò fra il 1802 e il 1806, convertendo l'edificio padronale in un palazzo e riorganizzando il parco con viali simmetrici e perpendicolari, con il palazzo al centro della composizione.
A Valadier viene attribuita, già prima dell'intervento successivo di Caretti, l'idea di assegnare al piccolo casino un ruolo non secondario nella composizione architettonica della villa. A lui si deve con ogni probabilità la trasformazione del primitivo fabbricato in un edificio con una pianta molto simile all'attuale, in un periodo compreso fra il 1802, anno in cui il suo lavoro a Villa Torlonia è attestato, e il 1818, quando la costruzione risulta ormai modificata.
La funzione che Valadier gli diede è quella che gli storici dell'architettura chiamano quinta obliqua. Detto in italiano corrente: il Casino dei Principi fu ruotato rispetto agli assi principali in modo da fare da schermo e da indirizzare lo sguardo. Chi arrivava lungo il viale dei lecci e chi transitava sulla via Nomentana veniva convogliato, dalla massa dell'edificio, verso l'elemento focale della composizione, cioè il Palazzo. Non è un dettaglio da manuale: è la ragione per cui l'edificio ha quell'orientamento apparentemente storto che oggi confonde i visitatori. Non è storto. È puntato.
Giovan Battista Caretti e il cantiere del 1835-1840
Giovanni Raimondo Torlonia morì nel 1829. L'erede, Alessandro Torlonia (1800-1886), aveva ambizioni diverse e mezzi enormi: fu lui a chiamare Giovan Battista Caretti, dal 1832, per arricchire la villa e portarla al livello di magnificenza che la famiglia riteneva adeguato al proprio rango.
Caretti nacque nel novembre 1803 a Sant'Agata sopra Cannobio e morì nel 1878. Architetto, pittore e decoratore, lavorò quasi in esclusiva per Alessandro Torlonia, e la sua vicenda è emblematica di quanto poco sappiamo di certi protagonisti dell'Ottocento romano: perfino la sua eventuale frequentazione dell'Accademia di San Luca resta incerta. Oltre a Villa Torlonia mise mano al Palazzo Torlonia di piazza Venezia, che decorò con stucchi, mosaici e pitture in stile gotico, rinascimentale e neoclassico e che fu demolito fra il 1902 e il 1903: di quel palazzo scomparso sopravvive l'Alcova Torlonia, oggi conservata al Museo di Roma a Palazzo Braschi.
A Villa Torlonia il suo intervento fu massiccio: aggiunse un piano al Casino Nobile e lo arricchì di portico ionico e colonnati dorici, realizzò i falsi ruderi, il Tempio di Saturno, la Tribuna con fontana, l'Anfiteatro, il Caffè-house, il Teatro. E fra il 1835 e il 1840 ristrutturò il Casino dei Principi, portandolo alle forme che vedete oggi.
Fu una trasformazione totale. Del fabbricato preesistente restò la giacitura e poco altro: Caretti coordinò una squadra di pittori e decoratori che ricoprì l'edificio di ornamenti dentro e fuori, gli diede l'aspetto neocinquecentesco che ancora lo caratterizza e lo trasformò in una dipendenza del Palazzo principale, destinata ai ricevimenti durante gli eventi mondani della villa.
Il neocinquecento, Bramante e Polidoro da Caravaggio
Qui entra in scena una discussione di stile che vale la pena raccontare, perché smonta un luogo comune. Giuseppe Checchetelli, che nel 1842 pubblicò una descrizione della villa, definì lo stile dell'edificio quattrocentesco e vi lesse un tributo a Bramante. La lettura corrente lo colloca invece nel neocinquecento, con riferimenti espliciti al linguaggio di Polidoro da Caravaggio.
La differenza non è pedanteria da storici dell'arte. Polidoro Caldara da Caravaggio, allievo di Raffaello, morto a Messina intorno al 1543, è l'inventore di un genere che a Roma ebbe una fortuna sterminata: le facciate dipinte a monocromo, con finti rilievi antichi, storie romane, fregi che imitano la scultura. Nel Cinquecento decine di palazzi romani ebbero facciate di quel tipo, quasi tutte perdute per l'azione della pioggia e dei restauri. Quando Caretti dipinge un fregio a monocromo sulle facciate del Casino dei Principi, non sta imitando genericamente il Rinascimento: sta rifacendo Polidoro, cioè un romano del Cinquecento visto con gli occhi dell'Ottocento. È un caso raro, e per questo l'edificio interessa gli studiosi più di quanto interessi il turismo.
Il Casino dei Principi nella macchina delle feste di Alessandro Torlonia
Alessandro Torlonia usava la villa come teatro sociale. Le feste della Nomentana erano un fatto politico prima ancora che mondano: si invitavano cardinali, ambasciatori, viaggiatori stranieri, e la villa doveva stupirli. In quel dispositivo il Casino dei Principi aveva un ruolo preciso di appendice del Palazzo, collegata al Casino Nobile da una galleria sotterranea che ancora oggi unisce i due edifici.
Il passaggio interrato non è un vezzo romantico: serviva a spostare persone e servizio senza attraversare il prato, e a garantire continuità fra i due poli della rappresentanza anche con la pioggia. Se avete la fortuna di sentirne parlare in una visita guidata, fatevi indicare dove si apre: è uno di quei dettagli che riorganizzano la mappa mentale del parco in un secondo.
Dalle porte-finestre del piano nobile, aperte sulla balconata che corre lungo il prospetto principale, si dominava la villa e si assisteva agli spettacoli dell'Anfiteatro sottostante, costruito da Caretti e demolito nel 1910 per l'ampliamento della via Nomentana. Questa è la ragione per cui il Casino dei Principi ha una balconata così ampia rivolta verso un prato apparentemente qualunque: il prato non era qualunque. Era la platea.
Giuseppe Jappelli e il rovescio romantico della villa
Mentre Caretti costruiva la Roma antica di Alessandro Torlonia, un altro architetto lavorava sul lato opposto della villa a un'idea completamente diversa. Giuseppe Jappelli, padovano, autore del Caffè Pedrocchi, fu chiamato a trasformare il settore meridionale del parco con viali serpentinati, laghetti e piante esotiche, e vi costruì gli edifici di fantasia che ancora oggi sorprendono chi li incontra: la Capanna Svizzera, la Serra Moresca, la Torre e la Grotta moresca, cantierate fra il 1839 e il 1840.
Non è corretto attribuire a Jappelli il rifacimento del Casino dei Principi, che resta opera di Caretti. Il suo lavoro fu un'altra cosa: il contraltare pittoresco e romantico alla monumentalità neoclassica. Villa Torlonia funziona perché tiene insieme le due grammatiche, e il visitatore che passa dal Casino dei Principi alla Serra Moresca compie in quattrocento metri un salto culturale che in altre città richiederebbe un viaggio. Vale la pena farlo nell'ordine giusto: prima il rigore, poi il sogno.
Dal principe al Comune: il Novecento del Casino dei Principi
Il Novecento della villa è una discesa e una risalita. Giovanni Torlonia junior concesse la residenza a Benito Mussolini, che dal 1925 al 1943 abitò il Casino Nobile pagando un affitto simbolico di una lira l'anno; nel seminterrato furono ricavati fra il 1942 e il 1943 il rifugio antiaereo e il bunker. Dopo il 25 luglio 1943 la famiglia lasciò la villa, che dal 1944 al 1947 fu occupata dal comando anglo-americano.
Seguirono trent'anni di abbandono. Il parco si riempì di rovi, gli edifici furono spogliati, i tetti cedettero, le decorazioni ottocentesche subirono danni in molti casi irreversibili. Nel 1977 il Comune di Roma acquistò la proprietà e nel 1978 la aprì al pubblico come parco. I restauri sistematici degli edifici cominciarono negli anni Novanta, uno alla volta, con tempi lunghissimi e risorse discontinue: la Casina delle Civette fu la prima a riaprire dopo la campagna del 1992-1997, il Casino Nobile fu restaurato nel 2005-2006, il Teatro riaprì nel 2013, la Serra Moresca nel 2021.
Anche il Casino dei Principi passò per il restauro e rientrò nel circuito museale come sede dell'Archivio della Scuola Romana e spazio per le mostre temporanee. Durante quei lavori, nella prima sala che in origine ospitava le vedute dell'antica Grecia, furono recuperate alcune decorazioni novecentesche; nella Galleria si conservarono soltanto le decorazioni del fregio, opera di Caretti e di Filippo Bigioli. Quello che è andato perduto, purtroppo, è la parte più consistente delle tempere murali.

L'architettura esterna del Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Prima di entrare, girate intorno all'edificio. Ci vogliono tre minuti e cambiano la visita. Le facciate del Casino dei Principi conservano elementi originari di grande qualità, e sono l'unica parte della decorazione ottocentesca che si legge ancora nella sua interezza, per quanto consumata dal tempo.
I due pronai e i portali in marmo
I prospetti minori, quelli corti, sono segnati da due pronai in marmo di Carrara con intarsi fitomorfi, cioè con motivi vegetali intagliati nella pietra, e con uno stemma dei Torlonia al centro. I due portali sono impostati su colonne antiche di reimpiego: marmi romani rimessi in opera nell'Ottocento, secondo una pratica che a Roma ha una tradizione millenaria e che nella villa dei Torlonia diventa dichiarazione di censo. Un banchiere che compra colonne antiche e le mette all'ingresso della propria sala da ballo comunica una cosa sola, e la comunica bene.
L'esistenza di due ingressi sui lati corti spiega anche la logica di percorrenza dell'edificio: si entrava da un lato e si usciva dall'altro, senza inversioni, come si conviene a un ambiente pensato per il flusso degli ospiti. Chi visita oggi il Casino dei Principi con una mostra allestita ritrova, senza saperlo, la stessa direzione di marcia dei ricevimenti del 1840.
Il fregio a monocromo e il Trionfo di Alessandro a Babilonia
Sulle facciate principali sopravvivono i resti di un fregio realizzato a monocromo che raffigura il Trionfo di Alessandro a Babilonia. È la parte più interessante e la meno guardata dell'intero edificio, e merita qualche riga in più.
Il soggetto non fu scelto a capriccio. Il Trionfo di Alessandro Magno a Babilonia è il fregio celebre dello scultore danese Bertel Thorvaldsen, nato a Copenaghen nel 1770 e morto nel 1844, che a Roma arrivò l'8 marzo 1797 e vi tenne studio in via del Babuino, arrivando alla presidenza dell'Accademia di San Luca nel 1827-1828. Il fregio nacque da una commissione di stato di età napoleonica e conobbe una fortuna europea immediata: dopo la caduta dell'imperatore fu il collezionista Giovanni Battista Sommariva a rilevarne una versione per la propria villa sul lago di Como, nel 1829 ne fu eseguita una replica per il castello di Christiansborg a Copenaghen, e Samuel Amsler ne trasse un'incisione in rame che ne moltiplicò la circolazione. Farne dipingere una versione a monocromo sulle facciate della propria sala di rappresentanza significava iscriversi nel gusto più aggiornato dell'epoca. E il nome del committente, Alessandro Torlonia, dava all'omaggio una vanità supplementare che nessuno all'epoca poteva ignorare.
Oggi il fregio si legge a fatica. La pittura a monocromo, per definizione, gioca su gradazioni di un solo colore per simulare il rilievo scolpito, e il dilavamento di quasi due secoli ne ha mangiato i passaggi tonali. Mettetevi di tre quarti rispetto alla facciata, con la luce radente del mattino o del tardo pomeriggio, e le figure riemergono. Con il sole a picco, a mezzogiorno, non vedrete quasi nulla. Questo è uno di quei casi in cui l'ora della visita conta più della guida.
I vasi di ghisa dell'attico e le sfingi
L'attico è decorato da vasi in ghisa, materiale che nell'Ottocento diventa protagonista dell'arredo urbano e delle ville europee e che qui viene usato con disinvoltura accanto al marmo. La ghisa è economica, si fonde in serie, permette di moltiplicare l'ornamento: è la modernità industriale travestita da antichità. Un dettaglio che racconta l'Ottocento meglio di un intero capitolo.
Fra gli elementi decorativi dell'edificio il repertorio ufficiale segnala anche le sfingi, presenza ricorrente nel gusto neoclassico romano dopo la campagna d'Egitto e la fioritura egittizzante che a Roma aveva radici antiche: la città possedeva obelischi veri fin dall'età imperiale, e la villa ne avrebbe presto avuti due propri. Le sfingi del Casino dei Principi appartengono a quella grammatica.
La balconata sul prospetto principale
La balconata che corre lungo il prospetto principale, sulla quale si aprono le porte-finestre del piano nobile, è l'elemento che spiega la posizione dell'edificio. Da lì si godeva la vista sulla villa e si assisteva agli spettacoli dell'Anfiteatro sottostante. La perdita dell'Anfiteatro, demolito nel 1910 per allargare la via Nomentana, ha lasciato la balconata senza il suo oggetto: guarda ancora, ma non c'è più niente da guardare se non gli alberi e il traffico.
Trovo che sia il dettaglio più malinconico della villa, e lo dico da persona poco incline alla malinconia. Un balcone costruito per uno spettacolo che non esiste più è la definizione fisica di quello che abbiamo perso allargando le strade nel Novecento.
Dentro il Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia, sala per sala
Gli interni vanno raccontati per quello che sono: un edificio in gran parte spogliato delle proprie decorazioni, che conserva frammenti importanti e li mette al servizio delle mostre. Chi entra aspettandosi le sale del Casino Nobile resterà deluso; chi entra sapendo che cosa cercare troverà parecchio.
Il piano terra: l'Archivio e la Biblioteca della Scuola Romana
Nell'assetto originario il piano terra ospitava le cucine e i servizi: dei tre livelli, solo il piano nobile era decorato con ricchezza e destinato alla rappresentanza, mentre il piano superiore aveva usi domestici. Oggi al piano terra hanno sede l'Archivio e la Biblioteca della Scuola Romana, con i depositi, le sale di lavoro e gli spazi di consultazione.
Quando l'allestimento lo richiede, una parte del piano terra viene occupata dal percorso espositivo: nella mostra attualmente in corso, per esempio, il piano terra accoglie una sezione di acquerelli e taccuini. La disposizione cambia da mostra a mostra, e non esiste un percorso fisso da imparare a memoria.
La prima sala del piano nobile e le vedute dell'antica Grecia
Le tre sale del piano nobile erano interamente ricoperte di tempere murali. La prima aveva vedute dell'antica Grecia, con medaglioni raffiguranti uomini greci famosi: un programma iconografico da manuale neoclassico, dove il committente si circondava di esempi virtuosi e di paesaggi ideali.
Di quelle tempere non è rimasto nulla. Nel corso dei restauri se ne è persa ogni traccia, e quello che oggi si vede in quella sala sono alcune decorazioni novecentesche recuperate durante i lavori: strati successivi, appartenenti alla lunga vita dell'edificio dopo la stagione di Alessandro Torlonia. La sala oggi funziona come spazio espositivo neutro, e ha una qualità di luce eccellente.
La Galleria: Caretti, Filippo Bigioli e il fregio superstite
La seconda sala, chiamata Galleria, è la più importante per chi cerca l'Ottocento. Era dominata da allegorie, figure a grottesco e candelabri dipinti da vari artisti coordinati da Caretti, con la partecipazione di Filippo Bigioli, e comprendeva anche vedute dell'antica Roma oggi scomparse. Di tutto l'apparato si sono conservate soltanto le decorazioni del fregio, che restano l'unica testimonianza in situ della mano di Caretti e Bigioli in questo edificio.
Filippo Bigioli fu un pittore marchigiano attivo nella prima metà dell'Ottocento fra le Marche e Roma, uno di quei professionisti solidi che il secolo produceva in quantità e che la storiografia ha lasciato in ombra a vantaggio dei pochi nomi da manuale. Vederne un fregio superstite dentro un edificio dei Torlonia è più raro di quanto sembri, e vale la pena alzare gli occhi anche quando alle pareti c'è una mostra contemporanea che tira lo sguardo verso il basso.
Il repertorio decorativo del grottesco, cioè quelle fantasie di mostriciattoli, girali vegetali, maschere e candelabri, nasce dalla riscoperta rinascimentale delle volte della Domus Aurea, chiamate grotte perché interrate: da lì il nome. Vederlo ricomparire in un edificio del 1840 è la prova che il filo con il Cinquecento romano non si era mai spezzato del tutto.
La sala da pranzo e il Golfo di Napoli
La terza sala era la sala da pranzo, e conteneva la decorazione più fortunata dell'edificio: le tempere murali con vedute del Golfo di Napoli, eseguite da pittori coordinati da Caretti. Di tutte le pitture del piano nobile queste sono quelle di cui si conserva memoria e testimonianza più concreta, tanto che nel repertorio dell'edificio la sala viene indicata come Sala delle Vedute di Napoli.
La scelta del soggetto merita una nota. Nella prima metà dell'Ottocento il Golfo di Napoli è il paesaggio per eccellenza del Grand Tour, il luogo che i viaggiatori del nord dovevano vedere e portarsi a casa in forma di veduta dipinta. Farsi dipingere Napoli in sala da pranzo significava mangiare dentro una cartolina di lusso, e nello stesso tempo dichiarare la propria appartenenza a un gusto europeo. La villa dei Torlonia, sotto lo strato del fasto, ha una coerenza culturale che spesso le viene negata.
I mosaici pavimentali del Casino dei Principi
Se dovessi indicare una sola cosa da guardare in questo edificio, indicherei il pavimento. Fra le decorazioni originarie del Casino dei Principi vanno menzionati gli elaborati mosaici pavimentali, che il repertorio ufficiale segnala fra gli elementi caratterizzanti dell'edificio, con lo stemma Torlonia realizzato a mosaico.
La cosa notevole è che i pavimenti sopravvivono quasi sempre alle pitture murali. L'umidità sale, il salnitro mangia gli intonaci, i tetti cedono e le tempere se ne vanno; il mosaico resta, calpestato per due secoli e ancora leggibile. Nel Casino dei Principi questo rovesciamento è particolarmente evidente: delle pareti dipinte non c'è quasi più niente, dei pavimenti sì. Il consiglio operativo per la visita è quindi controintuitivo e ve lo do senza giri: guardate in basso, non in alto.
Lo stemma Torlonia, che ricorre nella villa in decine di varianti, sui portali, sui cancelli, nelle sale, sui pavimenti, è la firma ripetuta di un committente che aveva comprato tutto tranne l'antichità del nome, e che quindi la fabbricava a getto continuo. La lettura sociale dell'araldica torlonia è uno degli esercizi più divertenti che si possano fare in questo parco.
La galleria sotterranea verso il Casino Nobile
Il collegamento interrato fra il Casino dei Principi e il Casino Nobile esiste ancora e unisce fisicamente i due edifici. Non fa parte del percorso di visita ordinario, e per questo motivo la maggioranza dei visitatori esce dalla villa senza sospettarne l'esistenza. È però un elemento decisivo per capire la logica del complesso: nella villa di Alessandro Torlonia gli edifici non erano oggetti isolati in un prato, ma stanze di una stessa casa distribuite su quattordici ettari, cucite insieme da viali, assi visivi e passaggi coperti.
Se qualcuno vi racconta che il sottopasso serviva per fughe segrete o per amori clandestini, sorridete e cambiate discorso. Serviva per il servizio, per gli ospiti e per la pioggia, che a Roma d'inverno è più frequente di quanto la retorica del sole permetta di ammettere.

L'Archivio della Scuola Romana al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
La seconda anima dell'edificio è un archivio, e non è un dettaglio burocratico: è la ragione per cui il Casino dei Principi occupa un posto preciso nella storia culturale di Roma nel Novecento. Qui si conserva la memoria documentaria dell'arte romana fra le due guerre.
Come nasce l'Archivio della Scuola Romana
L'associazione Archivio della Scuola Romana nacque nel 1983 per iniziativa di un gruppo di intellettuali e artisti, fra cui la giornalista e scrittrice Miriam Mafai, la gallerista Netta Vespignani e lo storico dell'arte Maurizio Fagiolo dell'Arco. L'obiettivo dichiarato era la valorizzazione dell'arte a Roma fra le due guerre, cioè di una stagione che negli anni Ottanta la critica ufficiale trattava ancora con sufficienza, schiacciata fra il futurismo e l'informale.
Vale la pena notare chi c'era in quel gruppo. Miriam Mafai era la figlia maggiore di Mario Mafai e Antonietta Raphaël, nata nel 1926: la memoria di famiglia diventava iniziativa culturale. Netta Vespignani era una gallerista che sulla riscoperta della Scuola Romana costruì una parte importante del proprio lavoro. Maurizio Fagiolo dell'Arco fu uno dei critici che rimisero in circolo il Novecento italiano fuori dalle categorie di comodo. Un archivio non nasce mai per caso: nasce quando qualcuno decide che una storia rischia di essere dimenticata.
Che cosa conserva l'Archivio della Scuola Romana
Il patrimonio comprende quasi diecimila fra cataloghi, libri e monografie, ai quali si aggiungono riviste specializzate d'epoca, carteggi, diari, fotografie e autografi di artisti. Il materiale documenta le correnti pittoriche e scultoree del periodo: dalla stagione di Valori Plastici alla Scuola di via Cavour, dal tonalismo agli anni della guerra.
L'istituto porta avanti la catalogazione del materiale bibliografico acquisito e in via di acquisizione e l'inventariazione delle carte d'archivio, che è il lavoro invisibile senza il quale un archivio resta un magazzino. Il nucleo riguarda figure centrali come Mario Mafai, Antonietta Raphaël, Scipione, Antonio Donghi, Alberto Ziveri.
Sul piano della ricerca il valore è alto: un carteggio o un taccuino cambiano l'attribuzione di un quadro, spostano una data, spiegano perché un artista dipinse una cosa invece di un'altra. Chi ha frequentato archivi di questo tipo sa che una fotografia di studio con le tele appoggiate al muro può valere più di dieci pagine di critica.
Si può consultare l'Archivio al Casino dei Principi?
La consultazione della biblioteca e dei documenti dell'Archivio della Scuola Romana risulta momentaneamente sospesa a partire dal 3 febbraio 2026, secondo quanto indicato dai Musei di Villa Torlonia. Per lo stato aggiornato del servizio e per le modalità di accesso il riferimento è il numero unico 060608 e il sito ufficiale del museo.
Chiarisco un punto che genera equivoci quotidiani in biglietteria: l'Archivio non è una sala del museo. Anche quando il servizio funziona regolarmente, la consultazione è riservata a studiosi e ricercatori su appuntamento, ha regole proprie e non rientra nel biglietto d'ingresso. Il visitatore ordinario entra al Casino dei Principi per la mostra, non per l'archivio.
Perché l'archivio è qui e il museo è al Casino Nobile
Ecco l'altra confusione classica. Il Museo della Scuola Romana, cioè la raccolta di opere, non è al Casino dei Principi: è al secondo piano del Casino Nobile di Villa Torlonia, in ambienti che in origine ospitavano aree di servizio e camere da letto del palazzo. Fu istituito nel 2006 dalla collaborazione fra le istituzioni capitoline e l'associazione fondata nel 1983, ed espone oltre centocinquanta fra dipinti, sculture, disegni e incisioni, in gran parte giunti per donazione o comodato d'uso da eredi e collezionisti. Nel 2025 è stato interamente riallestito con criteri museografici aggiornati, per nuclei tematici: i paesaggi romani, i cantieri urbani, i volti e i corpi, i linguaggi.
Al Casino dei Principi restano le carte e i libri. È una divisione del lavoro sensata: le opere dove c'è il percorso museale permanente, i documenti dove c'è lo spazio per i depositi e per la ricerca. Chi vuole la Scuola Romana completa compra il cumulativo e fa i due edifici uno dopo l'altro, cominciando dalle opere e finendo, idealmente, davanti alla facciata dell'edificio che ne custodisce la memoria scritta.
La Scuola Romana spiegata come si deve
Dire Scuola Romana senza spiegare che cosa sia è il modo più rapido per perdere il lettore. Provo a dirlo in modo utile, perché è la chiave culturale di questo edificio e perché sono nomi che in tre sale di museo si incontrano tutti.
La Scuola di via Cavour
Alla fine degli anni Venti Mario Mafai e Antonietta Raphaël avevano lo studio in via Cavour 335, e quello studio diventò un punto di riferimento e un luogo d'incontro per artisti e scrittori, fra i quali Giuseppe Ungaretti e Leonardo Sinisgalli. Nel 1931 il critico Roberto Longhi battezzò il gruppo Scuola di via Cavour, e il nome è rimasto.
Il gruppo si formò intorno al 1928 con Mafai, Raphaël, Scipione e Renato Marino Mazzacurati, in opposizione al conservatorismo del movimento Novecento. Non fu un movimento con manifesti e proclami: fu un modo di dipingere Roma, quella vera, con la materia sfatta, i colori bassi, la luce sporca. In una stagione in cui l'arte ufficiale chiedeva ordine, monumentalità e romanità marmorea, questi dipingevano case in demolizione, fiori appassiti, ritratti febbrili.
Il mio giudizio, e lo dico avendo accompagnato in queste sale persone che entravano scettiche: la Scuola Romana è la cosa più interessante che l'arte italiana abbia prodotto fra le due guerre, ed è ancora oggi la meno frequentata dal turismo. Al Casino Nobile ci sono sale intere semivuote davanti a quadri che a Parigi avrebbero la coda.
Scipione, cioè Gino Bonichi
Scipione è lo pseudonimo di Gino Bonichi, nato a Macerata il 25 febbraio 1904 e morto ad Arco di Trento il 9 novembre 1933, a ventinove anni. Ultimo di sei figli, arrivò a Roma con la famiglia nel 1909. Nel 1919 una polmonite gli lasciò in eredità la tubercolosi, che lo costrinse in sanatorio fino al 1924 e che tornò a ucciderlo nel 1933.
Nel 1924 conobbe Mafai e, tramite lui, Antonietta Raphaël. Espose il Ritratto del cardinale Vannutelli alla Biennale di Venezia del 1930 e il Ritratto di Ungaretti alla Quadriennale romana del 1931; realizzò illustrazioni per L'Italia Letteraria e nel 1931 fu fra i fondatori della rivista Fronte, alla quale collaborarono Ungaretti, Moravia e Savinio. Nel 1955 le sue opere furono esposte a documenta 1 a Kassel, e nel 1951 Macerata istituì il Premio Scipione.
La sua Roma è visionaria e malata: cardinali dalle carni tumefatte, piazze deformate, una città barocca vista come un organismo in decomposizione. Chi la conosce solo dalle riproduzioni resta impressionato dal formato ridotto degli originali. Sono quadri piccoli con dentro un'energia sproporzionata.
Mario Mafai e i Demolitori
Mario Mafai nacque a Roma il 12 febbraio 1902 e morì nella stessa città il 31 marzo 1965. Figlio di Eleonora De Blasis, ebbe un cognome inventato dalla levatrice che ne registrò la nascita, e solo nel 1935, riconosciuto dal compagno della madre Mario Volpe, aggiunse il secondo cognome. Abbandonò gli studi regolari per frequentare la Scuola libera del nudo dell'Accademia di Belle Arti insieme a Scipione, e si formò nelle gallerie, nei musei e nella biblioteca di storia dell'arte di Palazzo Venezia.
Nel 1930 andò a Parigi con Raphaël; nel 1931 partecipò alla prima Quadriennale di Roma, nel 1932 alla XVIII Biennale di Venezia, nel 1935 vinse alla seconda Quadriennale un premio da venticinquemila lire con ventinove dipinti, nel 1938 ebbe una sala personale alla XXI Biennale, nel 1940 vinse il Premio Bergamo. Nel 1939 si trasferì a Genova per proteggere Antonietta Raphaël dalle persecuzioni razziali, e tornò a Roma nel 1943. Nel 1948 aderì al Partito Comunista Italiano ed ebbe una retrospettiva alla XXIV Biennale; nel 1949 espose al Museum of Modern Art di New York e partecipò alla Collezione Verzocchi sul tema del lavoro. La sua ultima personale fu alla Galleria L'Attico nel 1964.
Le sue serie più note sono le Demolizioni, dedicate agli sventramenti fascisti del centro di Roma, e le Fantasie, incubi grafici degli anni della guerra segnati dalla lezione di Goya e di Grosz. Se cercate un quadro che spieghi che cosa fu lo sventramento di via dell'Impero senza una riga di didascalia, cercate un Mafai dei primi anni Trenta: case aperte come bocche, mattoni, polvere, uomini piccoli con i picconi.
Antonietta Raphaël, scultrice
Antonietta Raphaël nacque a Kaunas, in Lituania, il 29 luglio 1895, in una famiglia rabbinica. Morto il padre, si trasferì con la madre a Londra, dove frequentò il British Museum e studiò pianoforte alla Royal Academy, insegnando solfeggio nell'East End; conobbe con ogni probabilità gli scultori Jacob Epstein e Ossip Zadkine e il poeta Isaac Rosenberg. Dopo la morte della madre nel 1919 passò a Parigi e nel 1924 arrivò a Roma. Nel 1925 si iscrisse all'Accademia di Belle Arti e incontrò Mafai; dalla loro unione nacquero tre figlie: Miriam nel 1926, giornalista e scrittrice, Simona nel 1928, senatrice, e Giulia nel 1930, costumista.
Esordì nel 1929 con il riconoscimento di Roberto Longhi. Dal 1930 si dedicò seriamente alla scultura, con esiti dichiaratamente antiaccademici e una carnalità tenera e vibrante nella pietra, in opere come Miriam dormiente e Le tre sorelle; lavorò accanto a Ettore Colla fra il 1936 e il 1938. Le leggi razziali costrinsero la famiglia a Genova, dove furono protetti dai collezionisti Emilio Jesi e Alberto Della Ragione. Partecipò alla Biennale del 1948, vinse il premio acquisto al Premio Spoleto del 1956, viaggiò in Cina lo stesso anno, e la Quadriennale del 1959-1960 la collocò definitivamente dentro la vicenda della Scuola Romana. Morì a Roma il 5 settembre 1975.
Che una donna nata in Lituania da famiglia rabbinica, cresciuta a Londra, diventi una delle voci decisive dell'arte romana del Novecento è il genere di cosa che rende Roma interessante. E che la stessa donna abbia dovuto lasciare la città per le leggi razziali del 1938 è il genere di cosa che impedisce di raccontarla con leggerezza.
Cagli, Ziveri, Trombadori, Donghi e gli altri
Intorno al nucleo di via Cavour ruota una costellazione di artisti che il Museo della Scuola Romana espone e che l'Archivio del Casino dei Principi documenta. Corrado Cagli, colto e inquieto, protagonista della cosiddetta seconda Scuola Romana degli anni Trenta e poi esule negli Stati Uniti a causa delle leggi razziali. Alberto Ziveri, pittore di una Roma popolare e notturna, con una qualità di materia che regge il confronto con chiunque. Francesco Trombadori, siciliano di nascita e romano d'adozione, autore di nature morte e di vedute di una nitidezza quasi metafisica. Antonio Donghi, il più freddo e il più inquietante di tutti, con le sue figure immobili da teatro popolare.
Il percorso del museo comprende inoltre opere di Ferruccio Ferrazzi, Renato Guttuso, Pericle Fazzini, Mirko Basaldella e Luigi Bartolini. Se questi nomi vi dicono poco, tanto meglio: significa che avete davanti un pomeriggio di scoperte vere, e non l'ennesima verifica di cose già viste in cartolina.

Le mostre temporanee al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Le mostre sono la ragione principale per varcare quel portone, e conviene dirlo senza infingimenti. Il Casino dei Principi non ha una collezione permanente esposta: ha spazi, luce e una storia, e li mette a disposizione di progetti espositivi che cambiano nel corso dell'anno.
La mostra in corso al Casino dei Principi
In questo periodo l'edificio ospita Pedro Cano. Siete e Roma, aperta dal 18 aprile al 13 settembre 2026 e curata da Giorgio Pellegrini. Il percorso raccoglie oltre cento opere distribuite su due piani. Al primo piano si trova il ciclo monumentale Siete: sette trittici a olio in bianco e nero, di centoventi per centottanta centimetri ciascuno, costruiti intorno a temi universali come la migrazione, l'ingiustizia, il lavoro, la sofferenza e la solidarietà. Al piano terra sono esposti quarantotto acquerelli dedicati a Roma, accompagnati da sette taccuini di viaggio nei quali l'artista, che a Roma ha vissuto per oltre cinquant'anni, ha annotato la città giorno per giorno.
Il biglietto per il Casino dei Principi con la mostra costa 8,00 euro intero e 5,00 euro ridotto, con gratuità per MIC card e, secondo il tariffario ufficiale, per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana. Gli orari sono quelli ordinari del museo, dal martedì alla domenica 9.00-19.00, con ultimo ingresso un'ora prima. La pagina dedicata alla mostra è quella di Pedro Cano. Siete e Roma.
Un giudizio personale, visto che qui si scrive per essere utili e non per fare da bacheca: la sezione degli acquerelli romani è quella che regge meglio l'incontro con l'edificio. I trittici in bianco e nero hanno bisogno di distanza e di silenzio, e nelle sale del piano nobile la distanza c'è. Andateci di mattina presto, con la luce naturale ancora bassa.
Le mostre negli altri edifici di Villa Torlonia
Il complesso lavora su più sedi contemporaneamente, e questo consente di costruirsi una mattinata intera con un solo biglietto cumulativo. Alla Casina delle Civette è in corso Sotto una buona stella, dedicata all'emblema della Repubblica Italiana nelle carte di Paolo Paschetto, dal 27 marzo al 27 settembre 2026: la trovate raccontata nella pagina di Sotto una buona stella. Il calendario del complesso prevede inoltre, dal 30 settembre 2026 al 28 febbraio 2027, la mostra Elisa Montessori. Nel corso del tempo.
Paolo Paschetto merita una parentesi, perché la sua vicenda è di quelle che restano in mente. Fu lui a disegnare l'emblema della Repubblica Italiana, la stella con la ruota dentata, il ramo d'ulivo e quello di quercia, scelto dopo un concorso pubblico che negli anni immediatamente successivi alla guerra mobilitò centinaia di artisti. Vedere le carte preparatorie di un simbolo che tutti abbiamo davanti agli occhi ogni giorno, sui documenti e sulle facciate degli uffici pubblici, è un'esperienza istruttiva sul modo in cui nascono le identità collettive.
Come funziona la bigliettazione delle mostre
Regola generale del sistema dei musei civici romani: quando in una sede è allestita una mostra a bigliettazione integrata, il prezzo dell'ingresso sale rispetto alla tariffa base e la MIC card continua a garantire la gratuità. Per le mostre a bigliettazione autonoma, invece, la MIC card dà diritto alla sola riduzione. Al Casino dei Principi l'ingresso e la mostra coincidono, perché l'edificio non ha un percorso permanente da visitare separatamente.
Se i biglietti si comprano in anticipo, il canale è quello indicato dal museo stesso sul proprio sito ufficiale e il call center 060608, con un euro di diritto di prevendita. Non serve altro, e non serve rivolgersi a intermediari.
Il Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia dentro il sistema della villa
Villa Torlonia non è un museo: è un sistema di musei dentro un parco di quattordici ettari, nel quartiere Nomentano, e il Casino dei Principi è uno dei suoi pezzi. Per decidere che cosa vedere serve sapere che cosa c'è.
Il Casino Nobile
Il Casino Nobile è l'edificio principale, risultato di tre fasi costruttive fra il Seicento e l'Ottocento e restaurato nel 2005-2006. Valadier lo ristrutturò fra il 1802 e il 1806, Caretti gli aggiunse un piano, il pronao ionico con loggia e i colonnati. All'interno le sale sono decorate da artisti dell'Ottocento: Francesco Podesti affrescò fra il 1832 e il 1840 la Sala di Bacco con il mito di Bacco, le Quattro stagioni e i Tre continenti. Al secondo piano si trova il Museo della Scuola Romana. Nel seminterrato si scende al bunker e ai rifugi antiaerei di Mussolini, e si visita una sala ipogea decorata in stile di tomba etrusca, rinvenuta nel 2004 durante i restauri: un ambiente di forma circolare, profondo circa due metri e mezzo e ampio una ventina di metri quadrati.
Se avete tempo per un solo edificio a Villa Torlonia e non c'è una mostra che vi interessa in modo specifico, andate al Casino Nobile. Se la mostra al Casino dei Principi vi interessa, fate entrambi con il cumulativo. La pagina dedicata è quella del Casino Nobile.
La Casina delle Civette
La Casina delle Civette sorge dove Jappelli aveva costruito nel 1840 la Capanna Svizzera. Dal 1908 Enrico Gennari la trasformò in un Villaggio Medioevale con porticati, torrette e loggette; nel 1914 Duilio Cambellotti disegnò la vetrata con le civette che ha dato il nome all'edificio; nel 1917 Vincenzo Fasolo aggiunse strutture in stile Liberty. Un incendio la devastò nel 1991 e il restauro, condotto fra il 1992 e il 1997, la riportò per prima fra gli edifici della villa alla fruizione pubblica. Oggi ospita il Museo della Vetrata Artistica.
È l'edificio più fotografato della villa e quello che piace di più ai bambini. Trovate tutto nella pagina della Casina delle Civette.

La Serra Moresca, la Torre e la Grotta
La Serra Moresca, la Grotta e la Torre furono progettate da Giuseppe Jappelli fra il 1839 e il 1840 e costruite nell'arco di decenni. Il complesso è stato interamente restaurato e riportato alla fruizione pubblica: la Sovrintendenza Capitolina indica il restauro completato nel 2013 e l'apertura al pubblico dal 2021, con la visita alla torre organizzata su prenotazione. La tariffa è di 8,00 euro intero e 5,00 euro ridotto, e il complesso resta chiuso al pubblico dal 1 luglio al 31 agosto.
Questo è il punto da tenere a mente per il cumulativo: se venite a Roma in luglio o in agosto la Serra non entra nel biglietto, e infatti il cumulativo estivo costa meno. Se venite in primavera o in autunno, il cumulativo da 17,00 euro comprende quattro sedi ed è il miglior rapporto qualità prezzo dell'intero sistema museale civico.

Il Bunker e i rifugi antiaerei
Fra il 1942 e il 1943, nel seminterrato del Casino Nobile, furono realizzati il bunker antiaereo vero e proprio, un rifugio nella sala centrale del seminterrato e un rifugio-cantina attrezzato. Le visite sono guidate e a pagamento separato: 12,00 euro intero, 6,00 euro ridotto, gratuito fino a cinque anni, con quote per gruppi scolastici e gruppi di pubblico. Il calendario delle aperture cambia nel corso dell'anno e le date estive sono raccolte nella pagina sulle visite al bunker di Villa Torlonia.
Opinione da guida: il bunker è la visita più richiesta della villa e la meno adatta a chi soffre di claustrofobia. Se portate ragazzi delle medie, funziona benissimo. Se portate una comitiva di sessanta persone, lasciate perdere e restate sopra.
Teatro, Limonaia, Villini, Scuderie e Technotown
Caretti innalzò il Teatro fra il 1836 e il 1838 imitando i templi antichi, con il Tempio di Esculapio di Villa Borghese come modello: pronao con quattro colonne doriche in granito e frontone in terracotta di Vincenzo Gajassi con l'Allegoria della vita umana e il Tempo che trionfa sulla Gioia, l'Arte e la Cultura, con Saturno al centro. L'edificio, completato nel corso dei decenni successivi, ha riaperto al pubblico nel 2013 dopo un restauro integrale.
La Limonaia, l'antica Aranciera costruita dopo il 1840 da Quintiliano Raimondi, è oggi un punto di ristoro. Il Villino Medievale, progettato da Enrico Gennari nel 1906 e completato nel 1907, ospita Technotown, la ludoteca scientifica per ragazzi. Il Villino Rosso, costruito fra il 1920 e il 1922 su progetto di Paolo Gianoli, è sede dell'Accademia delle Scienze. Le Scuderie, realizzate da Valadier all'inizio dell'Ottocento e ampliate da Caretti, ospitano biblioteca e attività culturali.

Il parco intorno al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Il parco è gratuito, ampio quattordici ettari e pieno di cose che quasi nessuno guarda. Vale metà della visita, e non costa niente.
I falsi ruderi, il Tempio di Saturno e la Tribuna
I falsi ruderi hanno una storia più antica dei Torlonia: furono commissionati nel 1762 dal cardinale Girolamo Colonna di Sciarra a Ignazio Muratori, che impiegò materiali provenienti dalla villa di Domiziano a Castel Gandolfo e dal Palazzo della Rovere. Rimasti incompiuti alla morte di Muratori nel 1763, furono completati da Caretti nel 1842. Comprendevano un tempio periptero di Minerva e ruderi di anfiteatro oggi scomparsi.
Il Tempio di Saturno, costruito da Caretti in stile neoclassico fra il 1836 e il 1838, resta uno dei pochi edifici della villa in attesa di un restauro completo. Passateci accanto e guardatelo per quello che è: una rovina finta diventata rovina vera, che è il destino ironico di tutte le architetture di fantasia.

Gli obelischi del 1842
I due obelischi di Villa Torlonia sono in granito rosa di Baveno, alti oltre dieci metri e pesanti più di ventidue tonnellate ciascuno. Alessandro Torlonia li commissionò nel 1842 in memoria dei genitori. Il primo fu eretto il 4 giugno 1842 alla presenza di papa Gregorio XVI e di Ludovico di Baviera ed è dedicato al padre Giovanni Raimondo; il secondo fu innalzato il 26 luglio dello stesso anno ed è dedicato alla madre Anna Maria. I geroglifici furono composti dal barnabita Luigi Ungarelli, egittologo.
Questa è una delle cose più straordinarie del parco e la si supera distrattamente ogni giorno: due obelischi con iscrizioni geroglifiche ottocentesche, cioè un testo in una lingua morta scritto da un erudito italiano trent'anni dopo la decifrazione di Champollion, per celebrare un banchiere. Roma sa essere sfacciata come nessun'altra città. La pagina dedicata è quella degli obelischi di Villa Torlonia.
Le catacombe ebraiche di Villa Torlonia
Nel 1919, nei sotterranei della villa, fu individuato un cimitero ipogeo ebraico di età romana. Non è visitabile con il biglietto dei musei e la sua tutela segue percorsi propri, ma la sua esistenza cambia la percezione del luogo: sotto il prato dove i romani portano i cani corre una necropoli della comunità ebraica di Roma, la più antica della diaspora occidentale.
Tenere insieme le due cose, il ricevimento di un principe ottocentesco e una catacomba del III secolo, è esattamente il tipo di esercizio mentale che questa città impone di continuo.

Come arrivare al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
L'indirizzo è via Nomentana 70, nel quartiere Nomentano, Municipio II. Il cancello principale si apre sulla via Nomentana e conduce direttamente al prato del Casino Nobile, dove si trova la biglietteria; il Casino dei Principi è il primo edificio che si incontra risalendo verso sinistra rispetto al palazzo.
Con il tram 3 e il tram 19
Le linee tranviarie 3 e 19 servono la fermata Viale Regina Margherita/Nomentana, a pochi passi dagli ingressi della villa. Sono le due linee che collegano il quartiere con Valle Giulia, con il nodo di Porta Maggiore e con la zona di piazza Risorgimento. Un avvertimento pratico che vale su tutta la rete tranviaria romana: le linee 3 e 19 sono soggette con frequenza a sostituzioni con bus per lavori sull'armamento, e in quei periodi le vetture sostitutive percorrono lo stesso itinerario con la sigla della linea. Prima di partire, una verifica sullo stato del servizio evita sorprese.
Con la metropolitana
Le stazioni della metro B più vicine sono Bologna e Policlinico, entrambe raggiungibili a piedi in una decina di minuti. Da Bologna si scende lungo via Michele di Lando e si arriva agli ingressi laterali della villa; da Policlinico si risale la Nomentana. Se venite da Termini, la metro B è la scelta più rapida: due fermate e una passeggiata.
Con l'autobus
Il complesso è servito dalle numerose linee di autobus che percorrono via Nomentana e da quelle che transitano su via Bari, sul lato opposto della villa. Gli ingressi pedonali sono più di uno e questo permette di scegliere la fermata in base alla provenienza. In caso di dubbio sui numeri delle linee attive in giornata, il call center 060608 e il servizio informazioni della mobilità capitolina rispondono in tempo reale.
In auto, in bicicletta e a piedi
In auto la zona è servita da parcheggi su strada a pagamento e la disponibilità nei giorni feriali è scarsa, come in tutto il quartiere Nomentano. Consiglio non richiesto ma sincero: lasciate perdere l'automobile. La villa ha un vincolo esplicito, cioè il divieto di ingresso alle biciclette all'interno del parco, quindi chi arriva in bici deve lasciarla fuori dai cancelli.
A piedi la villa è a circa venti minuti da Porta Pia lungo la Nomentana, un percorso che attraversa uno dei tratti urbani più interessanti della Roma umbertina, fra palazzine dei primi del Novecento e giardini di ambasciate. Da piazza Bologna sono dieci minuti scarsi. Da Termini, camminando, se ne impiegano trentacinque.

Quanto tempo serve per visitare il Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
La domanda più frequente in assoluto, e quella a cui le pagine ufficiali non rispondono mai. Rispondo io, con i tempi misurati sul campo.
La visita rapida: quaranta minuti
Se entrate solo per la mostra e camminate a passo normale, quaranta minuti bastano. Sono tre livelli, gli ambienti non sono enormi, e a meno di un'affluenza eccezionale non troverete code ai pannelli.
La visita fatta bene: un'ora e mezza
Se alla mostra aggiungete la lettura dell'edificio, cioè i pavimenti a mosaico, il fregio della Galleria, il giro esterno per i due pronai e i resti del monocromo sulle facciate, arrivate comodamente a un'ora e mezza. È il tempo che consiglio, ed è quello che rende il biglietto sensato.
La mezza giornata a Villa Torlonia
Con il cumulativo e tre edifici, calcolate tre ore e mezza escluse le pause. La sequenza che funziona meglio, per luce e per stanchezza, è questa: Casino Nobile all'apertura, Casino dei Principi a metà mattina, pausa alla Limonaia, Casina delle Civette prima di pranzo. Se è la stagione giusta, la Serra Moresca chiude il giro nel pomeriggio. Aggiungete quaranta minuti se volete fare anche gli obelischi e il Teatro dall'esterno.
Conviene davvero il cumulativo?
Ripeto il conto perché è la domanda che ricevo più spesso e perché la risposta è quasi sempre la stessa. Due edifici qualsiasi fra Casino Nobile, Casino dei Principi e Casina delle Civette costano, separati, fra i 18,50 e i 21,50 euro; il cumulativo estivo ne costa 14,00 e quello completo 17,00. La convenienza scatta già dal secondo ingresso. L'unico caso in cui il cumulativo non conviene è quello di chi ha meno di due ore e vuole vedere solo la mostra: allora il singolo da 8,00 euro basta e avanza.
Il Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia con i bambini e in famiglia
Domanda legittima e risposta onesta: il Casino dei Principi da solo non è una meta per bambini piccoli. Non ci sono automi, non ci sono postazioni interattive, non c'è niente da toccare. Una mostra di pittura in tre sale intrattiene un bambino di sei anni per un quarto d'ora, e va bene così.
Il complesso nel suo insieme, invece, funziona benissimo. Il parco ha prati enormi e alberi da arrampicata, la Casina delle Civette con le sue vetrate colorate piace a tutte le età, e Technotown nel Villino Medievale è una ludoteca scientifica pensata proprio per ragazzi e adolescenti. La formula che consiglio alle famiglie: due ore di parco, un edificio museale, un gelato. In quest'ordine, e non nell'ordine inverso.
Per i ragazzi delle superiori il discorso cambia. La Scuola Romana, con le sue vite complicate, le leggi razziali, la malattia di Scipione, i quadri di demolizioni, funziona meglio di qualunque manuale. Se dovete convincere un diciassettenne che l'arte del Novecento riguarda anche lui, portatelo davanti a un Mafai delle Demolizioni e lasciatelo in silenzio due minuti.
Accessibilità del Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Il parco è pianeggiante nella parte centrale, con vialetti in terra battuta e in asfalto, e si percorre senza difficoltà anche con una carrozzina o con un passeggino; qualche pendenza si incontra soltanto nella zona meridionale, verso la Serra Moresca. Gli edifici museali di Villa Torlonia sono stati oggetto di interventi di adeguamento nel corso dei restauri, ma le situazioni variano da sede a sede e da piano a piano.
Per il Casino dei Principi, che si sviluppa su tre livelli e conserva un impianto ottocentesco, il modo corretto di procedere è chiedere in anticipo al numero unico 060608 quali servizi siano attivi nel giorno della visita: la risposta cambia a seconda dell'allestimento in corso e degli spazi effettivamente aperti. Nella mia esperienza, il personale delle biglietterie dei musei civici romani è disponibile e informato, e una telefonata risolve molte più cose di venti minuti di ricerche.
Quando andare al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
La stagione
Primavera e autunno sono i periodi migliori, per due ragioni concrete: il cumulativo comprende anche la Serra Moresca e il parco è nel suo momento migliore. In aprile e in maggio i prati di Villa Torlonia sono uno dei posti dove i romani portano un libro e ci restano un pomeriggio intero. In ottobre e in novembre la luce radente del tardo pomeriggio rende leggibile il fregio a monocromo sulle facciate.
L'ora del giorno
Arrivate all'apertura, alle nove. Le prime due ore sono le più libere, la luce nelle sale del piano nobile è morbida e i custodi hanno tempo per parlare, cosa che nel primo pomeriggio non accade mai. Il momento peggiore è la domenica pomeriggio fra le quindici e le diciassette, quando il parco si riempie e chi ha camminato per due ore decide di entrare in un museo qualsiasi per riposarsi.
Il giorno della settimana
Il lunedì è chiuso, quindi la prima scelta è il martedì mattina, che nei musei civici romani è il giorno più tranquillo dell'anno intero. Il sabato è accettabile. La domenica dipende: se coincide con una giornata di ingresso gratuito o con un evento nel parco, aspettatevi affluenza.
Con il caldo e con la pioggia
D'estate il parco è ombreggiato dai lecci e dai pini e resta praticabile anche a luglio, ma gli edifici museali diventano l'unico rifugio serio fra le dodici e le sedici. Con la pioggia il Casino dei Principi è una scelta eccellente: si arriva in tram, si entra, si resta al coperto per un'ora e mezza e si esce quando ha smesso. Roma d'inverno ha molti pomeriggi così, e questo è uno dei modi migliori di spenderli.
Che cosa c'è intorno al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
La zona è ricca e quasi nessuno la sfrutta. Do qualche coordinata concreta per costruire una giornata intera senza prendere mezzi.
Il quartiere Coppedè
A poco più di dieci minuti a piedi verso ovest, superando viale Regina Margherita, comincia il quartiere Coppedè, l'isolato di architetture fantastiche costruito negli anni Venti su progetto di Gino Coppedè: archi, mascheroni, ragni scolpiti, la fontana delle rane. È il complemento naturale di una visita a Villa Torlonia, perché appartiene alla stessa vena di invenzione eclettica che aveva prodotto la Casina delle Civette. La pagina dedicata è quella del quartiere Coppedè.
Villa Ada
Risalendo la Nomentana e piegando verso via Salaria si arriva a Villa Ada, il secondo parco di Roma per estensione, con i suoi laghetti e i suoi boschi. Chi vuole una giornata di verde vero, e non di prato ordinato, ha qui la sua meta.
Musei nel raggio di un quarto d'ora
Verso via Nizza, in un'ex fabbrica della birra Peroni, si trova il MACRO, il museo d'arte contemporanea di Roma Capitale: la combinazione fra la Scuola Romana di Villa Torlonia e la ricerca contemporanea del MACRO è uno degli itinerari più intelligenti che si possano costruire in questa parte di città. Poco più in là, a Villa Borghese, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea conserva altre opere degli stessi anni, e il Museo Carlo Bilotti nell'Aranciera completa il quadro.
Dove mangiare e dove sedersi
Dentro il parco la Limonaia funziona da punto di ristoro. Fuori, il quartiere fra via Nomentana, viale XXI Aprile e piazza Bologna offre panifici, forni e trattorie di quartiere a prezzi ragionevoli, molto più onesti di quelli del centro storico. Il consiglio è banale e funziona sempre: allontanatevi due isolati dall'ingresso del museo e i prezzi scendono di un terzo.
Una curiosità su Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
La curiosità è dipinta sulle facciate e quasi nessuno la coglie, perché per coglierla bisogna sapere due cose e metterle insieme. Sui prospetti principali dell'edificio sopravvivono i resti di un fregio a monocromo che raffigura il Trionfo di Alessandro a Babilonia. Il committente dell'intera ristrutturazione, fra il 1835 e il 1840, si chiamava Alessandro Torlonia. Il figlio del banchiere Giovanni Raimondo, arrivato alla ricchezza con i prestiti allo Stato Pontificio e con le imprese di bonifica, si fece dipingere sulla propria sala di rappresentanza il trionfo del più celebre Alessandro della storia.
Non era una battuta privata: era una dichiarazione. La famiglia Torlonia aveva denaro recente e nessuna antichità di nome, e costruiva la propria legittimità comprando titoli, palazzi, marmi antichi e programmi iconografici. Un trionfo di Alessandro sulla facciata, uno stemma di famiglia nei pronai e un altro stemma a mosaico sul pavimento sono lo stesso discorso ripetuto tre volte in tre linguaggi diversi. Chi entrava a un ricevimento della Nomentana lo capiva prima di togliersi il cappello.
C'è poi il dettaglio artistico che raddoppia il piacere della scoperta. Il Trionfo di Alessandro Magno a Babilonia è il fregio con cui Bertel Thorvaldsen, danese di Copenaghen e romano d'adozione dall'8 marzo 1797, conquistò l'Europa: una commissione di età napoleonica, replicata nel 1829 per il castello di Christiansborg, rilevata in altra versione dal collezionista Giovanni Battista Sommariva per la sua villa sul lago di Como e diffusa in incisione da Samuel Amsler. Farne una versione dipinta a monocromo, cioè simulare in pittura il rilievo scolpito, significava citare la scultura più famosa del momento con il linguaggio delle facciate romane del Cinquecento.
Un ultimo strato, per chi ama le coincidenze buone. Thorvaldsen fu presidente dell'Accademia di San Luca nel 1827-1828, proprio negli anni in cui Alessandro Torlonia ereditava il patrimonio paterno e cominciava a progettare la propria villa. Roma è una città piccola, e nell'Ottocento lo era ancora di più.
Una cosa che non ti dice nessuno su Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Il Casino dei Principi apre soltanto quando c'è una mostra. È scritto in modo asciutto sui repertori ufficiali del turismo capitolino e non compare quasi mai nelle guide, nei blog e nelle liste di cose da vedere a Roma, con il risultato che ogni settimana qualcuno arriva in via Nomentana 70, compra il biglietto per il Casino Nobile e chiede dove sia il terzo edificio, per sentirsi rispondere che il portone è chiuso.
Non è un disservizio: è la natura dell'edificio. Il Casino dei Principi non possiede una collezione permanente esposta. Al piano terra ha l'Archivio e la Biblioteca della Scuola Romana, che sono strutture di ricerca e non sale di museo, e per il resto è uno spazio espositivo che vive dei progetti che lo occupano. Fra una mostra e la successiva ci sono le settimane dell'allestimento, e in quelle settimane l'edificio resta chiuso mentre gli altri musei della villa lavorano normalmente.
La conseguenza operativa è semplice e va detta in modo diretto. Prima di comprare un biglietto cumulativo, controllate che al Casino dei Principi ci sia una mostra aperta: il cumulativo si paga anche se una delle sedi che comprende non è visitabile in quel momento. Una telefonata al numero unico 060608 oppure un'occhiata alla sezione delle mostre sul sito ufficiale del museo risolvono la questione in due minuti.
Aggiungo la seconda cosa che nessuno dice, e riguarda l'archivio. Molti visitatori credono che il Museo della Scuola Romana sia qui, perché qui c'è l'Archivio della Scuola Romana. Le opere sono altrove: al secondo piano del Casino Nobile, istituito nel 2006 e riallestito interamente nel 2025. Al Casino dei Principi ci sono le carte, i carteggi, le fotografie, i quasi diecimila volumi. Sono due cose diverse, con due biglietti diversi e due funzioni diverse, e confonderle è la ragione per cui ogni anno decine di persone escono da Villa Torlonia convinte di aver visto la Scuola Romana senza averne visto neanche un quadro.
Il consiglio che ti do per visitare Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Il consiglio principale è controintuitivo: prima di entrare, fate il giro esterno dell'edificio. Ci vogliono cinque minuti e cambiano tutto il resto. Guardate i due pronai in marmo di Carrara sui lati corti, con gli intagli vegetali e lo stemma dei Torlonia al centro; osservate le colonne antiche di reimpiego che li sostengono; alzate lo sguardo ai vasi di ghisa dell'attico, che sono l'Ottocento industriale travestito da antichità; poi mettetevi di tre quarti rispetto al prospetto principale e cercate i resti del fregio a monocromo. Con la luce radente del mattino presto o del tardo pomeriggio le figure emergono; con il sole a picco non vedrete niente e vi convincerete che non ci sia niente da vedere.
Secondo consiglio: dentro, guardate in basso. Delle tempere murali del piano nobile non è rimasto quasi nulla, mentre i mosaici pavimentali sono fra gli elementi originari superstiti dell'edificio, stemma Torlonia compreso. È un rovesciamento che sorprende sempre i visitatori abituati ad andare per soffitti. In un edificio spogliato, il pavimento diventa il documento.
Terzo consiglio: entrate all'apertura, alle nove del mattino, di martedì se potete. Il Casino dei Principi non ha code e la sua bassa affluenza è un vantaggio da usare, non un difetto da compatire. Nelle prime due ore avrete le sale libere e i custodi disponibili a parlare, e nei musei civici romani i custodi sanno cose che nei pannelli non ci sono.
Quarto e ultimo: comprate il cumulativo e mettete il Casino dei Principi in mezzo, non alla fine. La sequenza che funziona meglio è Casino Nobile, poi Casino dei Principi, poi Casina delle Civette, con una pausa alla Limonaia fra il secondo e il terzo. Chi lascia il Casino dei Principi per ultimo ci arriva stanco e liquida in venti minuti un edificio che ne meriterebbe quaranta.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il Casino dei Principi è collegato al Casino Nobile da una galleria sotterranea che unisce ancora oggi i due edifici. Il dato compare nei repertori della Sovrintendenza e nelle descrizioni ufficiali del museo, quindi risaputo lo è; eppure quasi nessuna visita lo menziona, e il passaggio non fa parte del percorso ordinario.
Il motivo per cui vale la pena citarlo è che riorganizza la comprensione dell'intera villa. Il complesso di Alessandro Torlonia non era un insieme di padiglioni sparsi in un giardino: era un organismo unico, distribuito su quattordici ettari e cucito insieme da assi visivi, viali e passaggi. Il Casino dei Principi funzionava come dipendenza del Palazzo durante gli eventi mondani, e il sottopasso garantiva la continuità del servizio e il transito degli ospiti al riparo dalla pioggia e dagli sguardi. Chi ha lavorato in una grande casa ottocentesca sa che metà dell'architettura serve a nascondere il lavoro che la fa funzionare.
Al fatto del sottopasso ne accosto un secondo, altrettanto noto e altrettanto poco raccontato: la balconata del piano nobile fu costruita per assistere agli spettacoli dell'Anfiteatro sottostante, edificato da Caretti e demolito nel 1910 per l'ampliamento della via Nomentana. Oggi quella balconata guarda un prato e una strada trafficata. Il vuoto che vedete davanti alle porte-finestre non è uno spazio libero: è un'assenza, e ha una data precisa.
Terzo elemento nella stessa categoria: la giacitura obliqua dell'edificio. Non è un errore né una casualità del terreno. Nel disegno attribuito a Giuseppe Valadier fra il 1802 e il 1818 il Casino fu impiegato come quinta architettonica obliqua, per convogliare lo sguardo di chi arrivava dal viale dei lecci o dalla via Nomentana verso il Palazzo. È architettura di regia, e funziona ancora: provate a mettervi al cancello e a guardare.
La foto giusta da fare a Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
La foto che tutti fanno è la facciata frontale, in piedi, con il sole in faccia, verso le due del pomeriggio. Viene piatta, il marmo brucia, il fregio sparisce e l'edificio sembra una palazzina qualunque. Ecco come fare meglio.
La prima inquadratura è quella dei tre quarti con luce radente. Posizionatevi in diagonale rispetto al prospetto principale, con il sole basso alle vostre spalle o di lato, nella prima ora dopo l'apertura o nell'ultima prima della chiusura. La luce obliqua fa emergere il fregio a monocromo del Trionfo di Alessandro, restituisce spessore agli intagli dei pronai e stacca i vasi di ghisa dell'attico contro il cielo. È la sola condizione in cui una fotografia riesce a documentare quello che resta della decorazione esterna.
La seconda inquadratura è il dettaglio del pronao. Avvicinatevi a uno dei due portali sui lati corti e riprendete la colonna antica di reimpiego insieme allo stemma dei Torlonia: nella stessa immagine avrete un marmo romano di duemila anni e l'araldica di un banchiere dell'Ottocento. È la fotografia che racconta Roma meglio di qualunque panorama.
La terza, quando l'allestimento la consente e quando il regolamento della mostra permette gli scatti senza flash, è il pavimento. Un mosaico ottocentesco ripreso dall'alto, con la punta delle scarpe nell'angolo dell'inquadratura, dice la verità su questo edificio: quello che è sopravvissuto lo abbiamo calpestato per due secoli.
Sulle regole: nei musei civici romani la fotografia senza flash e senza cavalletto è di norma consentita, ma le mostre temporanee possono avere limitazioni imposte dai prestatori delle opere. Il cartello all'ingresso e il personale in sala hanno l'ultima parola, e chiedere prima di scattare è una cortesia che costa nulla.
Ultimo suggerimento, e riguarda l'esterno. Dal prato davanti al Casino Nobile si può inquadrare il Casino dei Principi con il palazzo in primo piano sfocato: è la fotografia che restituisce la relazione fra i due edifici, cioè esattamente ciò che Valadier e Caretti avevano progettato. Nessuno la fa. Fatela voi.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La cronologia di questo pezzo di Roma è densa e vale la pena scorrerla per intero, perché mette in fila due secoli e mezzo di storia italiana visti dallo stesso punto.
Nel 1748 il casolare della Vigna Abati compare nella Pianta grande di Roma di Giovan Battista Nolli, il rilievo che ancora oggi gli studiosi usano come base per la topografia della città settecentesca. Nel 1762 il cardinale Girolamo Colonna di Sciarra, allora proprietario di una parte della tenuta, commissiona a Ignazio Muratori i falsi ruderi, impiegando materiali della villa di Domiziano a Castel Gandolfo e del Palazzo della Rovere; Muratori muore nel 1763 e l'opera resta incompiuta fino al completamento di Caretti nel 1842.
Nel 1797 il banchiere Giovanni Raimondo Torlonia acquista la proprietà. Fra il 1802 e il 1806 Giuseppe Valadier trasforma l'edificio padronale in palazzo, riorganizza il parco con viali simmetrici e dà al piccolo casino la configurazione che ne fa una quinta architettonica; nel 1818 il fabbricato risulta ormai modificato e compare nel catasto gregoriano. Nel 1829 muore Giovanni Raimondo ed eredita Alessandro, che dal 1832 chiama Giovan Battista Caretti.
Fra il 1835 e il 1840 si svolge il cantiere che dà al Casino dei Principi la forma attuale, con le tempere murali del piano nobile e i mosaici pavimentali. Nel 1839-1840 Giuseppe Jappelli costruisce sul lato meridionale la Serra, la Grotta e la Torre moresca e la Capanna Svizzera. Il 4 giugno 1842 viene eretto il primo obelisco alla presenza di papa Gregorio XVI e di Ludovico di Baviera, il 26 luglio dello stesso anno il secondo.
Nel 1910 l'Anfiteatro sotto la balconata del Casino dei Principi viene demolito per l'ampliamento della via Nomentana. Nel 1919, nei sotterranei della villa, si individua un cimitero ipogeo ebraico di età romana. Dal 1925 al 1943 Benito Mussolini abita il Casino Nobile con un affitto simbolico di una lira l'anno; fra il 1942 e il 1943 si scavano il bunker e i rifugi antiaerei. Dopo il 25 luglio 1943 la famiglia lascia la villa, che dal 1944 al 1947 è occupata dal comando anglo-americano.
Nel 1977 il Comune di Roma acquista la proprietà e nel 1978 la apre al pubblico come parco. Nel 1983 nasce l'associazione Archivio della Scuola Romana per iniziativa di Miriam Mafai, Netta Vespignani e Maurizio Fagiolo dell'Arco. Nel 1991 un incendio devasta la Casina delle Civette, restaurata fra il 1992 e il 1997. Nel 2004, durante i restauri del Casino Nobile, si scopre l'ipogeo decorato in stile di tomba etrusca; il Casino Nobile viene restaurato nel 2005-2006 e nel 2006 nasce il Museo della Scuola Romana. Nel 2013 riaprono il Teatro e il complesso moresco, la cui apertura al pubblico è indicata dal 2021. Nel 2025 il Museo della Scuola Romana viene interamente riallestito.
Se dovessi indicare l'avvenimento più significativo per il Casino dei Principi in senso stretto, non sceglierei una data di gloria ma il 1910: la demolizione dell'Anfiteatro per allargare una strada. È il momento in cui l'edificio perde la propria ragione scenografica e diventa quello che è oggi, un contenitore bellissimo in cerca di una funzione. Che poi l'abbia trovata nelle mostre e in un archivio è una buona notizia, ma la cicatrice resta.
Chi è passato da Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Cominciamo dagli architetti, perché sono passati di qui lasciando la firma nei muri. Giuseppe Valadier, l'uomo di piazza del Popolo e del Pincio, lavorò a Villa Torlonia fra il 1802 e il 1806 e a lui si attribuisce la prima trasformazione del casino rurale in edificio di villa. Giovan Battista Caretti, nato nel novembre 1803 e morto nel 1878, condusse dal 1832 il grande cantiere di Alessandro Torlonia e fra il 1835 e il 1840 diede al Casino dei Principi la forma attuale. Filippo Bigioli, pittore marchigiano attivo a Roma nella prima metà dell'Ottocento, dipinse insieme a Caretti il fregio della Galleria, l'unica decorazione originaria del piano nobile arrivata sostanzialmente intatta fino a noi. Giuseppe Jappelli, il padovano del Caffè Pedrocchi, lavorò negli stessi anni all'altro capo della villa.
Poi ci sono i committenti e i loro ospiti. Alessandro Torlonia (1800-1886), banchiere, duca di Ceri e principe di Civitella-Cesi, usò l'edificio come dipendenza del Palazzo durante i ricevimenti che facevano di Villa Torlonia il salotto internazionale di Roma. Il 4 giugno 1842, per l'erezione del primo obelisco, furono presenti nel parco papa Gregorio XVI e Ludovico di Baviera: la villa poteva permettersi un pontefice e un sovrano nello stesso pomeriggio. Giuseppe Checchetelli, che nel 1842 descrisse il complesso, lasciò la lettura in chiave bramantesca dell'edificio che ancora oggi si cita per correggerla.
Il Novecento porta nomi più pesanti e più scomodi. Benito Mussolini abitò il Casino Nobile dal 1925 al 1943, e la villa fu per quasi vent'anni la residenza privata del capo del governo: gli edifici del parco, Casino dei Principi compreso, fecero parte di quel perimetro. Dal 1944 al 1947 la villa ospitò il comando anglo-americano, con tutto ciò che l'occupazione militare comporta per un patrimonio decorativo fragile.
Negli anni Ottanta arrivano i protagonisti della seconda vita culturale dell'edificio: Miriam Mafai, giornalista e scrittrice, figlia di Mario Mafai e Antonietta Raphaël; la gallerista Netta Vespignani; lo storico dell'arte Maurizio Fagiolo dell'Arco. Fondando nel 1983 l'associazione Archivio della Scuola Romana portarono qui la memoria documentaria di una generazione di artisti: Scipione, morto a ventinove anni nel 1933; Mario Mafai, che dipinse le demolizioni del centro; Antonietta Raphaël, nata a Kaunas nel 1895 e costretta a Genova dalle leggi razziali; Antonio Donghi, Alberto Ziveri, Corrado Cagli, Francesco Trombadori.
Infine gli artisti delle mostre, che continuano ad attraversare queste sale. In questo periodo è la volta di Pedro Cano, pittore spagnolo che a Roma ha vissuto oltre cinquant'anni e che qui espone i sette trittici del ciclo Siete insieme a quarantotto acquerelli romani e a sette taccuini di viaggio. È il modo in cui un edificio ottocentesco resta vivo: facendo passare gente nuova sotto un fregio vecchio.
Domande veloci su Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Dove si trova il Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia?
Dentro il parco di Villa Torlonia, in via Nomentana 70, 00161 Roma, nel quartiere Nomentano. La biglietteria del complesso è al Casino Nobile, l'edificio principale che si incontra entrando dal cancello sulla Nomentana.
Quanto costa il biglietto per il Casino Dei Principi?
Il biglietto per il solo Casino dei Principi, comprensivo della mostra allestita, costa 8,00 euro intero e 5,00 euro ridotto. L'ingresso è gratuito con MIC card e, secondo il tariffario indicato dal museo, per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana.
Quali sono gli orari del Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia?
Dal martedì alla domenica, dalle 9.00 alle 19.00, con ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Il 24 e il 31 dicembre l'orario è 9.00-14.00. Chiusura il lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre.
Il Casino Dei Principi è sempre aperto?
No, e questo è il punto più importante da sapere. L'edificio apre al pubblico soltanto in presenza di mostre. Nei periodi fra un allestimento e l'altro resta chiuso, anche quando gli altri musei della villa sono regolarmente visitabili. Una telefonata al numero unico 060608 chiarisce la situazione del giorno.
Quanto dura la visita al Casino Dei Principi?
Quaranta minuti per la sola mostra, un'ora e mezza se aggiungete la lettura dell'edificio, cioè i mosaici pavimentali, il fregio della Galleria e il giro esterno per i pronai e per il monocromo delle facciate.
Conviene il biglietto cumulativo dei Musei di Villa Torlonia?
Sì, dal secondo edificio in poi. Il cumulativo di luglio e agosto comprende Casino Nobile, Casino dei Principi e Casina delle Civette e costa 14,00 euro intero e 11,00 ridotto; nel resto dell'anno comprende anche la Serra Moresca e costa 17,00 euro intero e 13,00 ridotto. I soli Casino Nobile e Casino dei Principi acquistati separatamente costano già 19,00 euro.
La MIC card vale al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia?
Sì. La MIC card costa 5,00 euro, dura dodici mesi e dà accesso gratuito al Sistema Musei di Roma Capitale, Villa Torlonia compresa. Sulle mostre a bigliettazione autonoma dà diritto alla riduzione.
I residenti a Roma entrano gratis?
Il tariffario dei Musei di Villa Torlonia indica la gratuità per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana, applicata in biglietteria con l'esibizione di un documento. Per i casi particolari conviene verificare in cassa o al numero 060608.
Serve prenotare per visitare il Casino Dei Principi?
In condizioni ordinarie no, perché l'affluenza è bassa. La prenotazione diventa opportuna per le mostre molto pubblicizzate, per i gruppi e per le aperture straordinarie. Il preacquisto online o tramite call center comporta 1,00 euro di diritto di prevendita e non è rimborsabile né modificabile.
Si possono fare fotografie dentro il Casino Dei Principi?
Nei musei civici romani la fotografia senza flash e senza cavalletto è di norma consentita, ma le mostre temporanee possono avere limitazioni imposte dai prestatori delle opere. Il cartello all'ingresso e il personale di sala hanno l'ultima parola.
Che cosa si vede al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia?
La mostra temporanea in corso, gli ambienti ottocenteschi del piano nobile con il fregio superstite della Galleria di Caretti e Bigioli, i mosaici pavimentali con lo stemma Torlonia, e all'esterno i due pronai in marmo di Carrara, i vasi di ghisa dell'attico e i resti del fregio a monocromo con il Trionfo di Alessandro a Babilonia.
Che mostra c'è adesso al Casino Dei Principi?
Pedro Cano. Siete e Roma, dal 18 aprile al 13 settembre 2026, a cura di Giorgio Pellegrini: oltre cento opere su due piani, con i sette trittici del ciclo Siete al primo piano e quarantotto acquerelli romani con sette taccuini di viaggio al piano terra.
Il Museo della Scuola Romana è al Casino Dei Principi?
No. Il Museo della Scuola Romana, con oltre centocinquanta opere, è al secondo piano del Casino Nobile: fu istituito nel 2006 e riallestito nel 2025. Al Casino dei Principi hanno sede l'Archivio e la Biblioteca della Scuola Romana, che sono strutture di ricerca.
Si può consultare l'Archivio della Scuola Romana?
La consultazione della biblioteca e dei documenti risulta momentaneamente sospesa a partire dal 3 febbraio 2026 secondo quanto indicato dai Musei di Villa Torlonia. Anche in condizioni ordinarie l'accesso è riservato a studiosi su appuntamento e non rientra nel biglietto d'ingresso.
Come si arriva al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia con i mezzi?
Con i tram 3 e 19, fermata Viale Regina Margherita/Nomentana; con la metro B alle stazioni Bologna e Policlinico, a una decina di minuti a piedi; con le linee di autobus che percorrono via Nomentana e via Bari.
Il Casino Dei Principi è accessibile in sedia a rotelle?
Il parco è pianeggiante nella parte centrale e si percorre agevolmente. L'edificio si sviluppa su tre livelli con impianto ottocentesco: per sapere quali servizi e quali piani siano accessibili nel giorno della visita, il modo corretto di procedere è chiedere in anticipo al numero unico 060608, perché la situazione cambia con l'allestimento in corso.
Il Casino Dei Principi è adatto ai bambini?
Da solo poco, perché è uno spazio espositivo senza postazioni interattive. Villa Torlonia nel suo insieme sì: il parco, la Casina delle Civette con le vetrate e Technotown nel Villino Medievale funzionano molto bene con bambini e ragazzi.
Qual è il giorno migliore per andare?
Il martedì mattina all'apertura. Il lunedì è chiuso, il sabato è accettabile, la domenica pomeriggio fra le quindici e le diciassette è il momento di maggiore affluenza.
Si può visitare il parco senza biglietto?
Sì, il parco di Villa Torlonia è pubblico e gratuito. La Sovrintendenza Capitolina indica l'apertura tutti i giorni, da ottobre a marzo 7.00-19.30 e da aprile a settembre 7.00-20.30, con chiusura il 1 gennaio e il 25 dicembre. Il biglietto serve solo per gli edifici museali.
Si può entrare in bicicletta a Villa Torlonia?
No. L'ingresso al parco non è consentito alle biciclette, quindi chi arriva su due ruote deve lasciarle fuori dai cancelli.
C'è un bar o un punto di ristoro?
Sì, la Limonaia, cioè l'antica Aranciera costruita dopo il 1840 da Quintiliano Raimondi, è oggi adibita a punto di ristoro all'interno del parco.
Che differenza c'è fra Casino Dei Principi e Casino Nobile?
Il Casino Nobile è il palazzo principale, con le sale decorate dell'Ottocento, il Museo della Villa, il Museo della Scuola Romana e il bunker nel seminterrato: costa 11,00 euro intero e 6,50 ridotto. Il Casino dei Principi è l'edificio delle mostre temporanee e dell'archivio: costa 8,00 euro intero e 5,00 ridotto e apre solo con le mostre.
Che differenza c'è fra Casino Dei Principi e Casina delle Civette?
La Casina delle Civette è il museo della vetrata artistica, con le vetrate di Duilio Cambellotti e l'architettura fantastica costruita a partire dal 1908 sulla Capanna Svizzera di Jappelli. Il Casino dei Principi è un edificio neocinquecentesco del 1835-1840 destinato a mostre temporanee. Sono due esperienze diverse: la prima è visiva e immediata, la seconda dipende dalla mostra in corso.
Si può visitare il bunker di Villa Torlonia con lo stesso biglietto?
No. Le visite guidate al Bunker e ai rifugi antiaerei hanno tariffazione separata: 12,00 euro intero, 6,00 euro ridotto, gratuito fino a cinque anni, con quote specifiche per gruppi scolastici e gruppi di pubblico. Il calendario delle aperture varia nel corso dell'anno.
La Serra Moresca è compresa nel cumulativo?
Nel cumulativo da 17,00 euro sì, ma non in quello estivo da 14,00 euro, perché il complesso della Serra Moresca è chiuso al pubblico dal 1 luglio al 31 agosto.
Esiste una visita virtuale dei Musei di Villa Torlonia?
Sì, i Musei di Villa Torlonia mettono a disposizione un tour virtuale consultabile in italiano e in inglese. È utile per prepararsi alla visita, e resta comunque un supporto: la luce radente sul fregio di facciata, quella bisogna andare a vedersela.
C'è l'audioguida?
L'audioguida dei Musei di Villa Torlonia costa 4,00 euro ed è disponibile in italiano, inglese e francese.
Quanto tempo serve per vedere tutta Villa Torlonia?
Con il cumulativo e tre edifici, tre ore e mezza escluse le pause. Aggiungete quaranta minuti per il giro del parco con gli obelischi, i falsi ruderi, il Tempio di Saturno e il Teatro visti dall'esterno.
Che cosa vedere vicino al Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia?
Il quartiere Coppedè a poco più di dieci minuti a piedi, Villa Ada risalendo verso la Salaria, il MACRO in via Nizza. Verso Villa Borghese si arriva alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea e al Museo Carlo Bilotti.
Il Casino Dei Principi si visita anche con la pioggia?
È anzi una delle migliori scelte romane per un pomeriggio piovoso: si arriva in tram, si entra, si passa un'ora e mezza al coperto e si esce quando ha smesso. Il parco, per contro, con la pioggia forte diventa impraticabile nei vialetti in terra battuta.
La mia chiusura sul Casino Dei Principi - Musei di Villa Torlonia
Porto gruppi a Villa Torlonia da vent'anni e il Casino dei Principi resta l'edificio che devo spiegare di più e che, una volta spiegato, produce il maggior numero di sguardi sorpresi. Non ha la meraviglia immediata della Casina delle Civette né la densità del Casino Nobile. Ha altro: un fregio quasi cancellato che porta il nome del committente, un pavimento che è sopravvissuto alle pareti, una balconata puntata su uno spettacolo demolito nel 1910, un archivio al piano terra che custodisce la memoria di una generazione di artisti romani.
Se dovessi darvi un'unica istruzione, sarebbe questa: telefonate prima. Verificate che ci sia una mostra, poi venite di martedì mattina, girate intorno all'edificio con la luce bassa, entrate, guardate i pavimenti e prendetevi il tempo di alzare gli occhi al fregio della Galleria. Un'ora e mezza, otto euro, o niente se avete la MIC card. Nella Roma dei musei da trenta euro e da due ore di coda, questo è il genere di occasione che non si spreca.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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