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Torre Pendente di Roma

La Torre delle Milizie è il più imponente resto di architettura militare medievale rimasto in piedi a Roma: un blocco di tufo e mattoni alto poco più di cinquanta metri che si alza sopra i Mercati di Traiano, all’imbocco di largo Magnanapoli, e che chiunque abbia percorso via Quattro Novembre o via dei Fori Imperiali ha visto almeno una volta senza sapere che cosa fosse. Pende, in modo abbastanza visibile da essersi guadagnata nel parlato romano il soprannome di torre pendente di Roma, e pende per un motivo tutt’altro che leggendario: il terreno sotto di lei ha ceduto, e un terremoto trecentesco ha fatto il resto, portandosi via il piano più alto. Da secoli i romani la chiamano anche Torre di Nerone, e attorno a quel nome è cresciuta la storia che da qui l’imperatore avrebbe guardato Roma bruciare: è falsa, e basta un dato a smontarla, perché la torre è stata costruita circa milleduecento anni dopo l’incendio del 64 dopo Cristo. Le righe che seguono raccontano chi l’ha costruita e quando, perché le fonti non vanno d’accordo sul committente, come ha fatto a inclinarsi e a perdere un piano, come è finita inglobata dentro il complesso archeologico dei Mercati di Traiano, e soprattutto che cosa si può e che cosa non si può vedere andandoci oggi.

Dove si trova la Torre delle Milizie e come arrivare

La Torre delle Milizie sorge sul margine occidentale del colle Quirinale, all’interno del complesso dei Mercati di Traiano, con accesso dal museo di via Quattro Novembre 94 e affaccio su largo Magnanapoli e sulla salita del Grillo. È un punto della città che si attraversa continuamente senza accorgersene: si trova sul crinale che separa il rione Monti dalla fascia dei Fori, in quel tratto in cui via Nazionale sbocca su largo Magnanapoli e la strada scende verso piazza Venezia. La torre si vede benissimo da lontano, dalla terrazza del Vittoriano, dal Campidoglio e da tutto il tratto di via dei Fori Imperiali compreso fra piazza Venezia e i Fori di Augusto e di Nerva.

A piedi dal centro di Roma

Da piazza Venezia si arriva in cinque minuti abbondanti a piedi: si imbocca via dei Fori Imperiali, si tiene la sinistra fino all’ingresso del museo dei Mercati di Traiano, oppure si sale per la salita del Grillo, la stradina in pendenza che gira dietro il complesso e che offre la vista più ravvicinata della torre dal basso. Dal Colosseo la passeggiata lungo via dei Fori Imperiali richiede una quindicina di minuti, ed è il modo migliore per arrivarci, perché si costeggiano in sequenza il Foro Romano, il Foro di Nerva, il Foro di Augusto e infine il Foro di Traiano con la sua Colonna, e si vede la torre crescere progressivamente sullo sfondo dei resti antichi.

Con i mezzi pubblici

La fermata di metropolitana più vicina è Cavour, sulla linea B, da cui si risale per via Cavour e si gira verso i Fori camminando una decina di minuti; in alternativa si scende a Colosseo, sempre sulla linea B, e si percorre a piedi tutta via dei Fori Imperiali. Chi preferisce l’autobus trova su largo Magnanapoli e lungo via Nazionale diverse linee di superficie che collegano Termini al centro storico, e altre linee che attraversano piazza Venezia a un passo dall’ingresso del museo. Il nodo di piazza Venezia è il riferimento più semplice per chiunque arrivi da fuori zona, perché ci passa la maggior parte delle linee che tagliano il centro da nord a sud.

Chi arriva in auto deve mettere in conto che l’intera area rientra nella zona a traffico limitato del centro storico, con varchi elettronici attivi nelle fasce orarie previste dal Comune, e che la sosta su strada nei dintorni è a pagamento e quasi sempre satura. La soluzione più pratica resta lasciare il veicolo in un parcheggio di scambio servito dalla metropolitana e completare il percorso con i mezzi pubblici, evitando del tutto l’ingresso in auto nel quadrante dei Fori.

La torre pendente di Roma vista da piazza Venezia
La torre pendente di Roma vista da piazza Venezia. Foto di Albarubescens, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Che cos’è la Torre delle Milizie: la torre baronale più alta rimasta a Roma

La Torre delle Milizie è una torre baronale duecentesca alta circa cinquanta metri, a pianta quadrangolare di poco più di dieci metri di lato, ed è oggi la torre medievale più alta conservata a Roma. Non era un edificio isolato: faceva parte di un complesso fortificato molto più ampio, un vero castello urbano noto nelle fonti come Castello delle Milizie, con una cinta di mura merlate, altre torri minori e corpi residenziali che occupavano tutto il ciglio del Quirinale sopra i Mercati di Traiano. Di quel castello, smantellato e inglobato nei secoli successivi dentro conventi, orti e palazzi, oggi resta sostanzialmente lei.

Come è fatta: tre corpi sovrapposti

La struttura si legge ancora bene dall’esterno. Il corpo inferiore, il più massiccio, è costruito in blocchi di tufo di reimpiego, cioè materiale recuperato dagli edifici romani che stavano lì sotto e tutt’intorno; i corpi superiori sono rivestiti da una cortina di mattoni, la tipica muratura laterizia medievale romana, con blocchi di tufo alternati al mattone nella struttura interna. I tre corpi si restringono progressivamente salendo, una soluzione che alleggerisce il peso in alto e che è comune a quasi tutta l’architettura turriforme medievale. La merlatura che si vede oggi sulla sommità non è medievale: è il risultato del restauro novecentesco che ha ricostituito il coronamento perduto.

Le misure, e perché non tutte le fonti danno lo stesso numero

La base misura all’incirca dieci metri e mezzo per nove metri e mezzo, e l’altezza attuale viene indicata dalle diverse fonti fra i cinquanta e i cinquantuno metri: la forbice dipende da dove si misura, cioè se si parte dal piano di campagna attuale dei Mercati di Traiano o dalla quota di largo Magnanapoli, che sono livelli diversi, e se si include o meno la merlatura ricostruita. L’altezza originaria, quella che la torre aveva prima di perdere il corpo più alto, non è ricostruibile con precisione, e nessuna fonte seria propone una cifra esatta: si sa che c’era un terzo corpo e che è stato demolito, non quanto misurasse.

Una torre, ma anche un segno di potere

Va detto subito che una torre come questa non nasce soltanto per ragioni militari. Nella Roma del Duecento le grandi famiglie baronali, i Conti, gli Annibaldi, i Colonna, gli Orsini, i Frangipane, costruivano torri per controllare fisicamente i punti nevralgici della città, ma anche e soprattutto per esibire una supremazia visibile a chilometri di distanza. L’altezza era un messaggio politico prima ancora che una scelta difensiva: chi aveva la torre più alta nel proprio quartiere dichiarava a tutti chi comandava lì. Roma ne ebbe decine, forse centinaia secondo le stime più generose, e la Torre delle Milizie è quella che ha resistito meglio di tutte.

Perché si chiama Torre delle Milizie

Il nome deriva dal complesso fortificato di cui faceva parte, il Castello delle Milizie, e rimanda all’idea di una guarnigione militare stanziata in questo settore della città. La tradizione erudita ha legato il toponimo alla presenza in età altomedievale di milizie bizantine acquartierate sul Quirinale, in un’area che dominava dall’alto la zona dei Fori e le vie di accesso al centro. Va precisato che si tratta di una spiegazione tradizionale e non di un dato documentato da fonti coeve: il nome delle Milizie è attestato in età medievale per il complesso fortificato, mentre l’origine ultima del toponimo resta un’ipotesi.

Magnanapoli, un nome altrettanto discusso

Anche il largo su cui la torre si affaccia porta un nome di origine incerta, e le due spiegazioni più diffuse meritano di essere riportate entrambe. La prima fa derivare Magnanapoli da Balnea Pauli, cioè bagni di Paolo, perché in età medievale e moderna i resti dei Mercati di Traiano furono a lungo scambiati per un complesso termale attribuito a un papa di nome Paolo. La seconda lo collega alla formula latina Magnus Neapolitani Regni Connestabilis, gran connestabile del Regno di Napoli, titolo che i Colonna detennero e che sarebbe finito deformato nel parlato a partire dalle iscrizioni consumate sulle loro numerose torri della zona. Nessuna delle due è dimostrata, ed è corretto presentarle per quello che sono, cioè due etimologie proposte e non una verità acquisita.

Chi ha costruito la Torre delle Milizie e quando: le fonti divergono

La Torre delle Milizie risale al tredicesimo secolo, ma sul committente le fonti non concordano, e chi legge due guide diverse trova due risposte diverse. Questo è uno dei punti in cui vale la pena essere espliciti invece di scegliere arbitrariamente una versione.

La versione dei Conti

La ricostruzione più diffusa attribuisce la costruzione alla famiglia dei Conti di Segni, la casata da cui uscì nel 1198 Lotario dei Conti di Segni, cioè papa Innocenzo III, e che nel primo Duecento fu una delle più potenti di Roma. Secondo questa versione la torre sarebbe stata progettata dall’architetto Marchionne Aretino, un maestro toscano attivo anche nel cantiere della pieve di Arezzo, e sarebbe stata realizzata in età innocenziana o poco dopo, negli stessi decenni in cui la stessa famiglia costruiva l’altra sua grande torre romana, la Torre dei Conti, all’altro capo dei Fori. Diverse fonti collocano il cantiere attorno al 1230 e in genere nella prima metà del secolo.

La versione degli Annibaldi

Altre fonti attribuiscono invece la costruzione della torre agli Annibaldi, la famiglia baronale che controllava una parte consistente della zona fra il Colosseo, la Suburra e il Quirinale e che risulta comunque proprietaria del complesso nel corso del Trecento. In questa lettura i Conti compaiono solo in una fase successiva, come acquirenti o subentranti, e non come costruttori originari. Alcune fonti ancora diverse fanno il nome della famiglia degli Arcioni come costruttrice nel 1230, e la voce enciclopedica inglese riconduce l’impianto iniziale a una famiglia Aretino sotto il pontificato di Innocenzo III.

Che cosa conviene tenere buono

Il quadro onesto è questo: la torre è certamente del tredicesimo secolo, quasi certamente della prima metà; il committente è discusso fra Conti e Annibaldi, con menzioni minori di altre casate, e nessun documento noto chiude definitivamente la questione. Non aiuta il fatto che nella Roma duecentesca le proprietà baronali cambiassero mano di continuo per matrimoni, vendite, confische e guerre private, tanto che una torre poteva passare da una famiglia all’altra nell’arco di pochi decenni senza lasciare traccia documentaria chiara. Chi racconta la torre attribuendola con sicurezza assoluta a una sola famiglia sta scegliendo fra ipotesi, non riportando un dato accertato.

Le fasi costruttive lette sul muro

Gli studi condotti sul complesso dei Mercati di Traiano hanno individuato, sulla base della lettura delle murature, una successione di fasi che aiuta a capire come il monumento sia cresciuto per aggiunte. Fra la metà e la fine del dodicesimo secolo su questo ciglio esisteva già un edificio residenziale con logge ad arcate, costruito riutilizzando le strutture romane sottostanti. Nella prima metà del Duecento venne eretta in un angolo del complesso una torre alta in blocchi di tufo. Nel terzo quarto dello stesso secolo la torre ricevette il rivestimento in cortina laterizia che si conserva ancora oggi. La torre che vediamo, insomma, non nasce in un solo cantiere ma è il risultato di almeno tre momenti diversi, e la stratigrafia del muro lo dimostra meglio di qualunque documento d’archivio.

La mano di papa Bonifacio VIII

Un passaggio su cui le fonti concordano di più riguarda il coinvolgimento di Bonifacio VIII, il papa Caetani salito al soglio nel 1294. La torre entrò nell’orbita della sua famiglia e venne rafforzata come caposaldo militare in funzione antagonista rispetto ai Colonna, che sul Quirinale avevano il proprio centro di potere e le proprie torri. La guerra fra Caetani e Colonna, che nel 1297 e 1298 arrivò all’assedio e alla distruzione di Palestrina, è lo sfondo politico che spiega perché in quegli anni una torre già alta venisse ulteriormente fortificata: non era decorazione, era una postazione in una guerra civile urbana combattuta strada per strada.

Perché la Torre delle Milizie pende

La Torre delle Milizie pende per un cedimento del terreno di fondazione, aggravato in modo decisivo dal grande terremoto di metà Trecento che le fece perdere il corpo superiore. Non è un effetto ottico e non è una scelta costruttiva: è un dissesto vero, documentato, che ha richiesto interventi di consolidamento nel Novecento.

Il terreno che ha ceduto

La ragione di fondo sta sotto la torre e non nella torre. Questo settore del Quirinale non è terreno vergine: è un ciglio artificiale, tagliato e rimodellato in età romana per far posto ai Mercati di Traiano e al grande sbancamento che costruì il Foro di Traiano, e sotto di esso corrono ambienti romani, sostruzioni, cisterne e riempimenti di epoche diverse. Costruire cinquanta metri di tufo e mattoni sopra una stratificazione del genere, con fondazioni medievali appoggiate in parte su strutture antiche e in parte su terreni di riporto, significa quasi inevitabilmente andare incontro a cedimenti differenziali, cioè a assestamenti che avvengono in misura diversa sotto un lato e sotto l’altro. Il risultato di un cedimento differenziale è esattamente questo: la torre non scende, si inclina.

Il terremoto del 1348, o del 1349

Il colpo decisivo arrivò con il grande terremoto appenninico di metà Trecento, quello che danneggiò gravemente Roma e che fece crollare anche parte dell’anello esterno del Colosseo. Qui va segnalata una divergenza nelle fonti che è bene riportare invece di nascondere: molte guide e la voce enciclopedica in lingua inglese lo datano al 1348, altre fonti romane, fra cui schede locali dedicate alla torre, indicano la data precisa del 9 settembre 1349. Si tratta della stessa sequenza sismica, che colpì l’Appennino centrale fra il 1348 e il 1349 e i cui effetti su Roma sono variamente collocati nell’uno o nell’altro anno a seconda della tradizione seguita. Il fatto in sé non cambia: il terremoto fece cadere il corpo superiore della torre, il cosiddetto terzo piano, e accentuò l’inclinazione già in atto.

Il piano perduto

La torre che si vede oggi è mutila. Il corpo più alto, quello che chiudeva la struttura verso l’alto, venne demolito o crollò in seguito al sisma, e ciò che si conserva sono i due corpi inferiori più il coronamento di restauro novecentesco. È il motivo per cui la torre, pur essendo la più alta rimasta in città, appare più tozza di quanto fosse in origine: nelle immagini medievali e nelle vedute di età moderna il profilo del complesso delle Milizie è sensibilmente più slanciato di quello attuale. Ancora una volta, però, quanto misurasse quel corpo perduto non lo dice nessuna fonte affidabile, e sarebbe scorretto proporre una cifra.

Quanto pende davvero

Sull’entità dell’inclinazione le fonti sono discordi in modo anche marcato: alcune schede divulgative parlano di un’inclinazione di circa tredici gradi verso il lato dei Fori, mentre le descrizioni più prudenti, compresa la voce enciclopedica in lingua inglese, parlano semplicemente di una lieve inclinazione senza fornire gradi. Tredici gradi sarebbero una cifra enorme, superiore a qualunque torre pendente nota, e va presa con molta cautela: quello che è certo, e che chiunque può verificare a occhio confrontando lo spigolo della torre con un palazzo vicino, è che la pendenza esiste ed è percepibile, mentre la sua misura esatta non è un dato che si possa dare per acquisito sulla base delle fonti divulgative disponibili.

Il consolidamento di Antonio Muñoz

Fu il soprintendente Antonio Muñoz a occuparsi della torre nel primo Novecento, in un intervento che le fonti collocano fra il 1914 e gli anni Venti a seconda della fase considerata: si consolidarono le fondazioni, si ripresero le murature dissestate e si completò il coronamento con la merlatura che oggi chiude la sommità, che è dunque novecentesca e non duecentesca. La torre era già stata dichiarata monumento nazionale nel 1911, ed è questo statuto che rese possibile l’intervento pubblico.

Una curiosità sulla Torre Pendente di Roma

La curiosità più gustosa riguarda il nome con cui i romani hanno chiamato questa torre per secoli: Torre di Nerone. E riguarda la storia che quel nome si porta dietro, cioè che da questa sommità l’imperatore Nerone avrebbe assistito all’incendio di Roma del 64 dopo Cristo, cantando versi mentre la città bruciava.

La storia è falsa, e la ragione per cui è falsa è di una semplicità disarmante: la Torre delle Milizie è stata costruita nel tredicesimo secolo, cioè circa milleduecento anni dopo l’incendio neroniano. Nel 64 dopo Cristo su questo ciglio del Quirinale non c’era nessuna torre, non c’erano nemmeno i Mercati di Traiano, che sarebbero stati costruiti quasi mezzo secolo più tardi, e il colle non era ancora stato tagliato per far posto al Foro di Traiano. Guardare Roma bruciare da un edificio che non esisteva richiede capacità che neanche a Nerone sono mai state attribuite.

Da dove nasce l’equivoco

L’equivoco ha una radice antica e un meccanismo tipico della Roma medievale. Perduta la memoria di chi avesse costruito che cosa, la città reinterpretava i propri monumenti attribuendoli ai personaggi più celebri e più infami dell’antichità, e Nerone era il candidato perfetto per qualunque rovina imponente e vagamente sinistra. A questo si aggiunge il fatto che la notizia di un Nerone che osserva l’incendio dall’alto esiste davvero nelle fonti antiche, ma riferita a tutt’altro luogo: Svetonio racconta che l’imperatore avrebbe guardato le fiamme dalla Torre di Mecenate, sull’Esquilino, cantando la caduta di Troia, mentre Tacito riferisce che all’inizio dell’incendio Nerone si trovava ad Anzio e rientrò a Roma a incendio già avanzato. Nessuna delle due versioni antiche parla del Quirinale, e nessuna delle due parla di una torre che sarebbe nata mille anni dopo.

Perché la leggenda ha attecchito proprio qui

C’è però una spiegazione topografica al successo dell’equivoco. Da questo punto del Quirinale, prima che la città moderna si alzasse tutto attorno, lo sguardo abbracciava davvero un’enorme porzione di Roma: la valle dei Fori, la Suburra, il Celio, il Palatino, l’anfiteatro Flavio. Chi cercava un luogo plausibile da cui un imperatore avrebbe potuto contemplare la città in fiamme non poteva trovare posizione migliore. La leggenda, come spesso accade, è sbagliata nei fatti ma azzeccata nell’intuizione: quel punto è davvero un belvedere formidabile, semplicemente lo è diventato milleduecento anni dopo Nerone.

Una seconda leggenda, ancora più curiosa

Accanto a quella neroniana circola una tradizione popolare meno nota ma più singolare: la torre sarebbe una specie di periscopio, la parte emersa di un palazzo sotterraneo di Augusto sepolto sotto il colle, destinato a riaffiorare insieme all’imperatore stesso quando Roma tornerà all’antico splendore. È folklore puro, senza alcun fondamento archeologico, ma racconta molto bene come i romani abbiano sempre immaginato che sotto la propria città ci fosse un’altra città in attesa. Va etichettata per quello che è, cioè una leggenda, ma merita di essere ricordata perché è uno dei rari casi in cui la fantasia popolare ha preferito Augusto a Nerone.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Torre Pendente di Roma

La cosa che quasi nessuna guida dice chiaramente è la più importante di tutte per chi organizza una visita: la Torre delle Milizie non si sale. Il museo dei Mercati di Traiano ha pubblicato un avviso esplicito sul proprio sito, secondo cui la torre non è visitabile, e quell’avviso risulta tuttora in linea. Chi arriva pensando di salire fino in cima e affacciarsi sui Fori resta deluso, perché l’interno della torre non fa parte del percorso di visita del museo.

Che cosa si vede davvero, allora

Questo non significa che la torre sia inaccessibile o invisibile. Significa una cosa diversa e più precisa: la si raggiunge, la si gira attorno, la si guarda da sotto e da vicinissimo, ma non ci si entra. Il percorso del museo comprende infatti il Giardino delle Milizie, l’area sistemata alla quota superiore del complesso, sopra il Corpo Centrale e la Grande Aula dei Mercati di Traiano, attraversata dall’antico tracciato noto come via della Torre. È da lì che si sta letteralmente ai piedi della torre, con il paramento di tufo e mattoni a portata di mano e la vista aperta sui Fori Imperiali. Il giardino conserva anche i resti del castello medievale che circondava la torre e la copertura di una cisterna interrata, visibile nei pressi dell’ascensore moderno.

Una precisazione doverosa sugli aggiornamenti

Poiché le aperture nei complessi archeologici romani cambiano con i cantieri e con le stagioni, prima di partire conviene controllare le informazioni aggiornate sul sito ufficiale del museo dei Mercati di Traiano o telefonare al numero informativo del Comune di Roma.

Il consiglio che ti do per visitare la Torre Pendente di Roma

Il consiglio principale è uno solo: non trattare la Torre delle Milizie come una meta autonoma, trattala come il punto alto di una visita ai Mercati di Traiano. Si entra dal museo di via Quattro Novembre, si percorre il complesso dal basso verso l’alto e si arriva al Giardino delle Milizie quando si è già capito su che cosa la torre è stata costruita. Fatta in questo ordine, la visita ha un senso narrativo preciso: si parte dal secondo secolo dopo Cristo e si arriva al Duecento salendo di quota, con la stratificazione della città che si legge sotto i piedi.

Il biglietto e quanto costa

L’accesso avviene con il biglietto del museo dei Mercati di Traiano. Le tariffe ordinarie indicate dal museo, in assenza di mostre temporanee, sono di quindici euro per l’intero e nove euro e cinquanta per il ridotto, mentre nei periodi in cui è in corso una grande mostra il biglietto integrato sale, come è avvenuto nel 2026 con la mostra dedicata a BrâncuÈ™i, per la quale erano indicati diciannove euro e cinquanta per l’intero e quattordici euro per il ridotto. L’ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana, dietro esibizione di un documento, e per i possessori della MIC Card. Sono previsti un supplemento per la videoguida e un diritto di prevendita per l’acquisto online. Poiché le tariffe variano con le mostre in corso, conviene verificarle sul sito del museo prima di andare.

L’orario migliore della giornata

Per la fotografia e per il panorama, il tardo pomeriggio è di gran lunga il momento migliore: il sole che scende verso ovest illumina di taglio il paramento laterizio della torre, ne fa risaltare la tessitura dei mattoni e restituisce alla valle dei Fori un rilievo che a mezzogiorno si appiattisce del tutto. Per evitare la folla, invece, funziona meglio la prima ora di apertura, quando il complesso è quasi vuoto e i grandi gruppi non sono ancora arrivati dai Fori. Chi deve scegliere fra le due esigenze faccia una considerazione semplice: i Mercati di Traiano non sono mai affollati come il Colosseo, quindi la priorità può tranquillamente essere la luce.

Il modo migliore di incastrarla in una giornata

La combinazione più efficace, per chi ha una mattinata, comincia dal Foro di Traiano e dalla Colonna Traiana visti dalla balconata di via dei Fori Imperiali, prosegue dentro i Mercati di Traiano fino al Giardino delle Milizie, esce su largo Magnanapoli e scende verso piazza Venezia lungo la salita del Grillo, chiudendo al Campidoglio o al Palazzo Venezia.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: la Torre delle Milizie ha una sorella, e la sorella è crollata in parte pochi anni fa. Si chiama Torre dei Conti, si trova all’altro capo dei Fori Imperiali, sul margine del Foro della Pace, ed è attribuita alla stessa famiglia a cui la maggioranza delle fonti attribuisce anche le Milizie.

Che cosa è successo alla Torre dei Conti

Il 3 novembre 2025 una porzione della Torre dei Conti è crollata durante i lavori di restauro in corso sull’edificio, in due cedimenti successivi che hanno travolto gli operai presenti nel cantiere. Uno di loro, estratto dopo molte ore di lavoro dei vigili del fuoco, è morto. Il crollo ha avuto un’eco enorme, anche perché è avvenuto in uno dei punti più visibili e più fotografati di Roma, a poche decine di metri dal Colosseo, e ha aperto un dibattito pubblico sulla sicurezza dei cantieri di restauro sul patrimonio storico.

Perché riguarda anche le Milizie

Riguarda le Milizie per una ragione strutturale, non sentimentale. Le due torri condividono la stessa tipologia costruttiva, la stessa epoca, lo stesso tipo di fondazione appoggiata su strutture romane preesistenti e terreni di riporto, e la stessa lunga storia di dissesti, mutilazioni e restauri succedutisi dal Trecento in poi. La Torre dei Conti aveva già perso buona parte della propria altezza a seguito dei terremoti tardomedievali, esattamente come le Milizie, ed era già stata oggetto di interventi di consolidamento nel corso del Novecento. Il crollo del 2025 ha ricordato a tutti che le torri medievali romane non sono monumenti inerti ma organismi in equilibrio precario, sorvegliati e monitorati proprio perché il loro passato ne rivela la fragilità.

Due torri, due destini

Il confronto fra le due torri è istruttivo anche sul piano della memoria urbana. La Torre dei Conti fu, nelle descrizioni medievali, una delle costruzioni più impressionanti di Roma: quando Francesco Petrarca la vide, la definì una torre unica al mondo, ormai spaccata da grandi crepe. Quella frase, va precisato, riguarda la Torre dei Conti e non la Torre delle Milizie, anche se alcune ricostruzioni divulgative la applicano per distrazione alla seconda. Le Milizie, meno celebrate dalle fonti letterarie, si sono conservate meglio, e oggi sono loro il resto di architettura militare medievale più imponente che Roma abbia ancora in piedi.

La foto giusta da fare alla Torre Pendente di Roma

La foto giusta della Torre delle Milizie non si scatta dentro il museo, si scatta dalla salita del Grillo, la stradina in pendenza che gira dietro il complesso dei Mercati di Traiano e che passa sotto l’arco della Casa dei Cavalieri di Rodi. Da lì la torre appare in controplongée, cioè inquadrata dal basso, con il paramento di mattoni che sale a filo del cielo e la pendenza che diventa immediatamente leggibile perché si ha vicino un riferimento verticale con cui confrontarla.

L’inquadratura che rende visibile la pendenza

Il problema classico di chi fotografa una torre pendente è che l’occhio, e ancor più l’obiettivo, tende a raddrizzare tutto. Per far vedere davvero che la torre pende serve un riferimento verticale certo dentro la stessa inquadratura: lo spigolo di un palazzo, un lampione, il fusto di un albero. Mettendo la torre accanto a un elemento sicuramente a piombo, la differenza salta all’occhio anche in una foto scattata con il telefono. Va evitata invece la correzione automatica della prospettiva che molti software applicano di default, perché raddrizza proprio ciò che si voleva mostrare.

Il punto di vista dall’alto

Il secondo scatto che vale la pena avere è quello dalla balconata di via dei Fori Imperiali all’altezza del Foro di Traiano, o meglio ancora dalla terrazza panoramica del Vittoriano, se si è disposti a pagare l’ascensore. Da lassù la torre entra in un’inquadratura che comprende tutto il grande emiciclo dei Mercati di Traiano, la Colonna Traiana, le due chiese gemelle del Foro di Traiano e, sullo sfondo, il profilo dei colli. È l’immagine che racconta meglio di qualunque testo il rapporto fra la Roma imperiale e la Roma baronale: una torre del Duecento piantata sul tetto di un mercato del secondo secolo.

Che cosa non si può fotografare

All’interno del museo la fotografia per uso personale è normalmente consentita, con i limiti consueti su flash e cavalletti e con le regole proprie che le mostre temporanee possono imporre; l’uso professionale richiede autorizzazione ai Musei in Comune. All’esterno non esiste alcuna limitazione, perché largo Magnanapoli e la salita del Grillo sono strade pubbliche.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La Torre delle Milizie non è stata soltanto un punto del paesaggio: è stata per secoli una postazione militare attiva nelle lotte fra le grandi famiglie romane, e ha attraversato snodi precisi della storia della città. Ecco quelli documentati.

Bonifacio VIII contro i Colonna

Sul finire del Duecento la torre entra nel conflitto fra papa Bonifacio VIII, della famiglia Caetani, e i Colonna, che avevano proprio sul Quirinale il cuore del proprio potere e le proprie torri. Le fonti concordano nel descrivere la Torre delle Milizie come un caposaldo rafforzato in funzione anticolonnese in quegli anni. Il conflitto culminò nella scomunica dei cardinali Colonna, nell’assedio e nella distruzione di Palestrina alla fine del secolo, e si chiuse pochi anni dopo con lo schiaffo di Anagni del 1303: uno dei momenti più drammatici della storia del papato medievale, e la torre lo ha attraversato da protagonista silenziosa.

Il 1311 e l’incoronazione di Enrico VII

Nel 1311 la torre compare in un episodio di rilievo europeo: Enrico VII di Lussemburgo, sceso in Italia per farsi incoronare imperatore, stabilì qui la propria base militare a Roma. L’incoronazione, che avvenne in un clima di scontro armato con la fazione avversa che controllava altre parti della città, fu uno degli ultimi tentativi di restaurare in Italia un’autorità imperiale effettiva, quello stesso tentativo su cui Dante Alighieri aveva riposto grandi speranze politiche. Che il quartier generale imperiale fosse proprio questa torre dice quanto la posizione fosse considerata decisiva.

Il terremoto di metà Trecento

Il sisma che colpì l’Appennino centrale fra il 1348 e il 1349 cambiò per sempre l’aspetto della torre, con la caduta del corpo superiore e l’inclinazione permanente. Fu lo stesso terremoto che fece crollare una parte consistente dell’anello esterno del Colosseo, cioè il motivo per cui oggi l’anfiteatro ha quel profilo asimmetrico che tutti conoscono.

Il passaggio alle monache

Nel corso dell’età moderna il complesso esce dalla logica militare ed entra in quella conventuale. Le fonti indicano il 1619 come l’anno in cui la proprietà, tornata ai Conti, venne ceduta alle religiose della vicina chiesa di Santa Caterina a Magnanapoli; altre ricostruzioni anticipano al 1574 la vendita a una religiosa della famiglia Massimi. Le due notizie non sono necessariamente in contrasto, potendo riferirsi a passaggi diversi della proprietà, ma vale la pena segnalare che sulla cronologia esatta di questo passaggio le fonti divulgative non coincidono. Il risultato, comunque, è che per quasi tre secoli la torre resta inglobata in un complesso monastico, circondata da orti e fabbricati conventuali che ne nascondono quasi completamente la base.

Le demolizioni e gli scavi fra Ottocento e Novecento

Fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento l’area viene progressivamente liberata. Alle demolizioni ottocentesche seguono gli scavi avviati intorno al 1910 e poi, negli anni Venti, la grande campagna che smantella i fabbricati conventuali addossati al fianco del Quirinale e riporta alla luce i Mercati di Traiano nella forma in cui oggi li conosciamo. È in questo contesto che la torre viene consolidata da Antonio Muñoz, dotata della merlatura che ancora la corona, e che dal 1927 entra a far parte del complesso archeologico dei Mercati di Traiano, da cui tuttora si accede.

Lo sventramento per via dei Fori Imperiali

Fra il 1931 e il 1933 la demolizione del quartiere Alessandrino e l’apertura di via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali, cambiano radicalmente il contesto della torre, che da elemento inserito in un tessuto urbano fitto diventa una presenza isolata su un’area archeologica aperta. È l’intervento che ha dato alla zona l’aspetto attuale, con i Fori esposti a cielo aperto ai lati di un grande asse stradale, ed è anche l’intervento più discusso dell’urbanistica romana del Novecento, perché cancellò un quartiere abitato e sacrificò porzioni di stratificazione storica che oggi sarebbero considerate irrinunciabili.

Chi è passato dalla Torre Pendente di Roma

Nell’arco di otto secoli attorno a questa torre sono passati papi, imperatori, restauratori e scrittori. Ecco chi, con quello che le fonti effettivamente dicono.

Innocenzo III e i Conti di Segni

Il pontificato di Lotario dei Conti di Segni, papa Innocenzo III fra il 1198 e il 1216, è lo sfondo politico in cui si colloca l’ascesa della famiglia a cui la maggioranza delle fonti attribuisce la costruzione della torre. Innocenzo III fu uno dei papi più potenti del Medioevo, e la fortuna edilizia della sua casata a Roma, con le due grandi torri ai due estremi dei Fori, è la traduzione in pietra di quella potenza. Che sia stato lui o i suoi immediati successori familiari a ordinare il cantiere, la torre appartiene comunque alla stagione politica che porta il suo nome.

Bonifacio VIII

Benedetto Caetani, papa Bonifacio VIII dal 1294 al 1303, è il personaggio storicamente più legato alla torre dopo i costruttori: le fonti lo indicano come colui che la acquisì e la rafforzò trasformandola in un caposaldo contro i Colonna. È lo stesso papa che indisse nel 1300 il primo Giubileo della storia, portando a Roma folle di pellegrini, e che Dante colloca all’Inferno fra i simoniaci pur essendo ancora vivo al momento in cui il poema è ambientato.

Enrico VII di Lussemburgo

Il re dei Romani sceso in Italia per cingere la corona imperiale scelse la Torre delle Milizie come propria base militare a Roma nel 1311, durante le convulse vicende che portarono alla sua incoronazione. È l’unico caso documentato in cui la torre ospita un sovrano europeo di primo piano, e basta da solo a chiarire che non si trattava di una semplice residenza fortificata di famiglia ma di una posizione strategica riconosciuta come tale su scala continentale.

Antonio Muñoz

Lo storico dell’arte e architetto Antonio Muñoz, soprintendente e poi responsabile dell’antichità e belle arti del Governatorato di Roma, è l’uomo a cui si deve l’aspetto attuale della torre: consolidamento delle fondazioni, ripresa delle murature, completamento della merlatura sommitale. La sua figura è centrale e discussa nella storia del restauro romano del Novecento, perché a lui si devono tanto salvataggi decisivi quanto interventi di isolamento e ripristino che la cultura del restauro successiva avrebbe giudicato con severità. Chi guarda oggi la Torre delle Milizie guarda, nella parte alta, un’opera sua.

Le monache di Santa Caterina a Magnanapoli

Per quasi trecento anni le abitanti stabili di questo luogo non furono baroni armati ma religiose di clausura. Il complesso conventuale di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli inglobò la torre e il suo recinto, e fu quella comunità a garantirne, senza saperlo, la conservazione: un edificio inserito in un convento non veniva demolito per recuperarne i materiali, che è la fine che ha fatto la stragrande maggioranza delle torri medievali romane. La sopravvivenza della Torre delle Milizie si deve, in buona parte, a tre secoli di silenzio monastico.

Cosa vedere intorno alla Torre delle Milizie

La Torre delle Milizie occupa uno dei punti a più alta densità monumentale di Roma: nel raggio di trecento metri si concentrano un mercato romano del secondo secolo, quattro fori imperiali, una colonna coclide, due chiese barocche importanti, un palazzo rinascimentale e un carcere antico. Nessuna di queste tappe richiede più di cinque minuti di cammino dalle altre.

I Mercati di Traiano e il Museo dei Fori Imperiali

Il Foro di Traiano e la Colonna Traiana

Sotto la torre, dalla parte opposta rispetto a largo Magnanapoli, si apre il Foro di Traiano, il più grande e il più tardo dei Fori Imperiali, con i resti della Basilica Ulpia e, incastrata fra le due chiese gemelle, la Colonna Traiana, il monumento che racconta con un fregio continuo a spirale le guerre daciche. La torre e la colonna sono i due elementi verticali che chiudono la prospettiva di questo settore dei Fori, e vederli insieme, uno del secondo secolo e l’altra del tredicesimo, è il modo più rapido per capire la stratificazione di Roma.

Il Foro Romano, la Basilica di Massenzio, il Carcere Mamertino

Scendendo verso il Campidoglio e proseguendo lungo via dei Fori Imperiali si raggiungono il Foro Romano, cuore politico e religioso della città antica, la Basilica di Massenzio con le sue tre volte a botte superstiti, e il Carcere Mamertino sotto San Giuseppe dei Falegnami, la prigione di Stato della Roma repubblicana. Sono tutte tappe a pochi minuti di cammino dalla torre, e formano la spina dorsale di qualunque itinerario archeologico nel centro.

Le Domus Romane di Palazzo Valentini

A poche decine di metri, sotto il palazzo che ospita la Città metropolitana, si visitano le Domus Romane di Palazzo Valentini, un percorso sotterraneo fra i resti di due case aristocratiche di età imperiale con un allestimento multimediale che ricostruisce ambienti e decorazioni. È la tappa che completa meglio la visita ai Mercati di Traiano, perché racconta il lato residenziale e privato della stessa zona di cui i Mercati raccontano il lato pubblico e commerciale.

Le chiese di largo Magnanapoli

Uscendo dal museo verso l’alto si incontrano subito la chiesa di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli, legata come si è visto alla storia moderna della torre, e poco oltre la chiesa dei Santi Domenico e Sisto con la sua scenografica scalinata a doppia rampa. Sul versante opposto del largo si apre il giardino pensile di Villa Aldobrandini, uno degli spazi verdi meno conosciuti del centro, sopraelevato rispetto alla strada e accessibile da via Mazzarino. Poco più giù, verso piazza Venezia, sta la basilica dei Santi XII Apostoli, uno dei più antichi titoli cristiani della città.

Verso Monti e verso il Quirinale

Dalla torre si entra in due direzioni opposte e ugualmente ricche. Salendo lungo via Nazionale e poi deviando verso il colle si arriva al Palazzo del Quirinale e alle Scuderie del Quirinale, sede di grandi mostre; scendendo invece verso la Suburra si entra nel rione Monti e in pochi minuti si raggiunge San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo. Chi vuole chiudere la giornata su una nota più turistica ha la Fontana di Trevi a una decina di minuti a piedi in direzione nord ovest.

Domande frequenti sulla Torre delle Milizie

Che cos’è la Torre delle Milizie?

La Torre delle Milizie è una torre baronale del tredicesimo secolo alta circa cinquanta metri, situata all’interno del complesso dei Mercati di Traiano a Roma, ed è il più imponente resto di architettura militare medievale conservato in città. Faceva parte di un castello fortificato, il Castello delle Milizie, di cui oggi resta sostanzialmente solo lei.

Perché la Torre delle Milizie pende?

La Torre delle Milizie pende a causa di un cedimento del terreno di fondazione, aggravato in modo decisivo dal grande terremoto di metà Trecento, datato dalle fonti al 1348 o al 9 settembre 1349, che le fece perdere anche il corpo superiore. Il sito è un ciglio artificiale rimodellato in età romana, con strutture antiche e terreni di riporto sotto le fondazioni medievali.

Si può salire sulla Torre delle Milizie?

No, la Torre delle Milizie non è visitabile all’interno e non si sale: il museo dei Mercati di Traiano ha pubblicato un avviso esplicito in tal senso, tuttora in linea. Si arriva però ai suoi piedi attraverso il Giardino delle Milizie, l’area alla quota superiore del complesso compresa nel percorso di visita del museo, da cui si gira attorno alla torre e si guarda la valle dei Fori Imperiali.

Quanto costa visitare la Torre delle Milizie?

Per avvicinarsi alla Torre delle Milizie serve il biglietto del museo dei Mercati di Traiano, indicato dal museo in quindici euro per l’intero e nove euro e cinquanta per il ridotto in assenza di mostre temporanee, con tariffe più alte quando è in corso una grande mostra. L’ingresso è gratuito per i residenti a Roma e nella Città metropolitana e per i possessori della MIC Card; le tariffe vanno verificate sul sito ufficiale perché cambiano con le mostre.

Nerone ha davvero guardato l’incendio di Roma dalla Torre delle Milizie?

No, Nerone non può avere guardato l’incendio di Roma dalla Torre delle Milizie, perché la torre è stata costruita nel tredicesimo secolo, circa milleduecento anni dopo l’incendio del 64 dopo Cristo. Il soprannome popolare di Torre di Nerone nasce da una reinterpretazione medievale: Svetonio colloca la scena sulla Torre di Mecenate all’Esquilino, Tacito riferisce invece che l’imperatore si trovava ad Anzio quando l’incendio scoppiò.

Chi ha costruito la Torre delle Milizie?

Sul committente della Torre delle Milizie le fonti divergono: la ricostruzione più diffusa la attribuisce alla famiglia dei Conti di Segni, con il progetto di Marchionne Aretino, mentre altre fonti indicano gli Annibaldi e alcune fanno il nome degli Arcioni attorno al 1230. Non esiste un documento noto che chiuda la questione, e la datazione certa resta il tredicesimo secolo, quasi certamente la prima metà.

Come si arriva alla Torre delle Milizie con i mezzi?

Alla Torre delle Milizie si arriva scendendo alla fermata Cavour della metropolitana linea B e camminando una decina di minuti, oppure alla fermata Colosseo della stessa linea e percorrendo a piedi via dei Fori Imperiali. In alternativa servono le linee di superficie che fermano a piazza Venezia, a largo Magnanapoli e lungo via Nazionale; l’ingresso del museo è in via Quattro Novembre 94.

Si possono fare foto alla Torre delle Milizie?

Sì, la Torre delle Milizie si fotografa liberamente dall’esterno, perché largo Magnanapoli e la salita del Grillo sono strade pubbliche senza alcuna limitazione. All’interno del museo dei Mercati di Traiano la fotografia per uso personale è normalmente consentita con i limiti consueti su flash e cavalletti, mentre le sale delle mostre temporanee possono avere regole proprie e l’uso professionale richiede autorizzazione.

La visita è adatta ai bambini e alle persone con difficoltà motorie?

La visita alla Torre delle Milizie attraverso i Mercati di Traiano funziona bene con ragazzi delle medie e delle superiori, meno con bambini piccoli per via dei percorsi in salita e dei dislivelli interni. Il complesso dispone di un ascensore che serve i diversi livelli, ma chi ha difficoltà motorie fa bene a chiedere conferma preventiva al museo sulla praticabilità effettiva del tratto che porta al Giardino delle Milizie.

Un ultimo consiglio per chi organizza l’itinerario

La Torre delle Milizie rende al meglio come chiusura di un percorso, non come apertura. Chi arriva ai suoi piedi dopo avere attraversato i Fori Imperiali dal basso, avere visto la Colonna Traiana e avere risalito i livelli dei Mercati di Traiano, si trova davanti una torre che ha un senso: capisce che cosa c’è sotto, perché è stata costruita lì, perché pende e perché il piano più alto non c’è più. Chi ci arriva per primo vede solo un grosso pilone di mattoni storto. È lo stesso monumento, ma la differenza fra le due esperienze è tutta nell’ordine in cui si mettono le tappe.

Chi sta costruendo un itinerario più ampio nel centro di Roma, incrociando questa tappa con i Fori Imperiali e con le altre soste del rione Monti, può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.

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RiassuntoTorre Pendente di Roma - Salita del Grillo, 37, 00187 Roma RM
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