Basilica dei Santi XII Apostoli
La Basilica dei Santi XII Apostoli si trova in piazza dei Santi Apostoli, a pochi passi da piazza Venezia e dall’Altare della Patria, nel rione Trevi, lo stesso quartiere della Fontana di Trevi. Il fianco orientale della piazza è occupato da Palazzo Colonna, la cui vicenda si intreccia con quella della basilica da più di sei secoli. Dietro un portico quattrocentesco a nove arcate si nasconde una chiesa che ha cambiato volto almeno tre volte: nata in epoca paleocristiana, ricostruita in forme barocche nel Settecento e chiusa da una facciata neoclassica firmata da Giuseppe Valadier nell’Ottocento. Dentro, il monumento funebre a Clemente XIV scolpito da Antonio Canova resta una delle opere più citate della scultura neoclassica romana, mentre la cripta sotto l’altare maggiore custodisce le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo il Minore. Chi organizza un itinerario nel cuore di Roma può abbinare la visita a quella di piazza Colonna e del Museo Nazionale di Palazzo Venezia, entrambi raggiungibili a piedi in pochi minuti.
Dove si trova la Basilica dei Santi XII Apostoli e come arrivare
L’indirizzo è piazza dei Santi Apostoli 51, nel rione Trevi, a circa duecento metri da piazza Venezia e dal Vittoriano, e a meno di cinquecento metri dalla Fontana di Trevi. La posizione centrale rende la basilica una tappa naturale per chi cammina fra il Campidoglio, il Quirinale e il Corso, ed è uno dei motivi per cui rimane spesso fuori dagli itinerari organizzati: chi arriva a Roma per vedere i grandi monumenti classici passa a pochi metri dal portico senza accorgersene, attirato dalla mole del Vittoriano o dal frastuono della fontana più fotografata della città.

A piedi dal centro storico
Da piazza Venezia si raggiunge la basilica risalendo via Cesare Battisti oppure via IV Novembre, entrambe percorribili in tre o quattro minuti a piedi. Da piazza di Spagna e dalla Fontana di Trevi il tragitto passa per via del Corso o per le vie che scendono verso largo Chigi e piazza Colonna, con una decina di minuti di cammino attraverso un reticolo di strade pedonali intense di negozi e caffè. Chi arriva dal Foro Romano e dal Campidoglio può salire da piazza d’Aracoeli, costeggiando il fianco del Vittoriano.
In metropolitana, autobus e tram
La fermata di metropolitana più vicina è Barberini, sulla linea A, da cui si scende verso piazza Venezia in circa quindici minuti a piedi o con una breve corsa in autobus. La rete di superficie che serve piazza Venezia è la più fitta della città: decine di linee convergono su quel nodo, comprese le linee che percorrono via del Corso e quelle che salgono da Termini lungo via Nazionale. Non essendoci un capolinea dedicato davanti alla basilica, il consiglio pratico è scendere a una qualsiasi fermata su piazza Venezia e completare a piedi l’ultimo tratto, più rapido di qualunque cambio di mezzo nel traffico del centro.
In auto e parcheggi
Il centro storico intorno a piazza Venezia rientra nella zona a traffico limitato, con varchi elettronici attivi nelle fasce orarie diurne nei giorni feriali: chi non è residente o autorizzato rischia la sanzione se entra senza permesso. La soluzione più semplice per chi arriva in auto è lasciare il veicolo in uno dei parcheggi a pagamento fuori dalla ZTL, per esempio verso via del Tritone o intorno a Termini, e proseguire a piedi o con i mezzi pubblici. Chi soggiorna in albergo nella zona può in genere contare su un permesso temporaneo rilasciato dalla struttura, da verificare comunque con la reception prima di muoversi in auto.
Da Termini e dagli aeroporti
Chi arriva a Roma Termini può raggiungere la basilica a piedi in una ventina di minuti scendendo lungo via Nazionale fino a piazza Venezia, un percorso che attraversa uno dei tratti più commerciali del centro, oppure prendere un autobus di superficie che scende fino allo stesso incrocio. Da Fiumicino il collegamento più rapido resta il treno Leonardo Express fino a Termini, seguito dal tragitto a piedi o in autobus appena descritto; da Ciampino conviene invece la navetta o il taxi fino al centro, con tempi che dipendono molto dal traffico sulla via Appia Nuova e sul Raccordo Anulare. In entrambi i casi, l’ultimo tratto verso piazza dei Santi Apostoli si fa comodamente a piedi, perché la zona pedonale intorno al Corso rende poco pratico qualunque mezzo su gomma negli orari di maggiore affluenza.
Le origini paleocristiane e le prime ricostruzioni
La storia della basilica comincia in un punto delle fonti dove gli studiosi non concordano del tutto, ed è onesto dirlo subito invece di appiattire la vicenda su una data sola. Una tradizione, riportata anche dal Liber Pontificalis, fa risalire un primo edificio di culto sul sito a papa Giulio I, nella prima metà del IV secolo, con il nome di Basilica Iulia. Una seconda ricostruzione, sostenuta da buona parte della storiografia più recente, attribuisce la fondazione della chiesa attuale a papa Pelagio I, a metà del VI secolo, in un momento preciso della storia di Roma: la fine della guerra gotica.
La vittoria di Narsete e la dedica agli apostoli
Nel 552 il generale bizantino Narsete sconfisse gli Ostrogoti di Totila nella battaglia di Taginae, in Umbria, ponendo fine a un ventennio di guerra che aveva devastato l’Italia e la stessa Roma. Per celebrare la vittoria, Pelagio I avviò la costruzione di una chiesa a pianta basilicale dedicata agli apostoli, sul luogo dove sorgeva probabilmente un edificio più antico. I lavori proseguirono sotto il suo successore, papa Giovanni III, che la portò a compimento intorno al 570: un’iscrizione ricordava l’opera comune dei due pontefici, “Pelagio la iniziò, papa Giovanni la completò, opera di entrambi, uguale la ricompensa che risplende”. Nella chiesa furono deposte le reliquie di due apostoli, Filippo e Giacomo il Minore, giunte a Roma dall’Oriente: da qui il titolo di basilica dei Santi Apostoli, in origine riferito a loro due e solo più tardi esteso, per uso popolare, al collegio apostolico intero nella forma Santi XII Apostoli.
Danni, terremoti e il restauro di Martino V
Papa Adriano I, nella seconda metà dell’VIII secolo, ne ricorda la ricca decorazione musiva, segno che la chiesa aveva mantenuto per due secoli il suo prestigio. Il Medioevo romano, però, fu un susseguirsi di terremoti, incendi e lotte fra fazioni, e la basilica non ne uscì indenne: un sisma del 1348, lo stesso che danneggiò gravemente altri grandi edifici della città, colpì duramente anche questa chiesa. Il restauro arrivò con papa Martino V, della famiglia Colonna, che nel 1417 intervenne sull’edificio segnando l’inizio di un legame fra la basilica e la sua famiglia destinato a durare secoli, complice la vicinanza del palazzo di famiglia sulla piazza antistante.
Va aggiunto che, fra la fondazione altomedievale e il restauro quattrocentesco, la basilica passò attraverso un secolo e mezzo scarsamente documentato dalle fonti. Gli storici concordano sul fatto che l’edificio mantenne per tutto il periodo la sua funzione di titulus, cioè di chiesa presbiteriale con un proprio collegio di clero, ma la scarsità di documenti superstiti rende difficile ricostruire nel dettaglio la vita quotidiana della comunità che vi si raccoglieva. È un vuoto documentario comune a molte chiese romane del periodo compreso fra la caduta dell’impero d’Occidente e il pieno affermarsi del potere temporale dei papi, un’epoca in cui Roma perse gran parte della sua popolazione e molti edifici di culto sopravvissero più per inerzia che per un piano di manutenzione organico.
Il portico di Baccio Pontelli e la Loggia delle Benedizioni
L’elemento più fotografato dall’esterno della basilica, e insieme il più antico ancora visibile in facciata, è il portico a due ordini che precede l’ingresso. Fu realizzato fra il 1475 e il 1478 su commissione del cardinale Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II, che in quegli anni deteneva il titolo cardinalizio della basilica e ne promosse un rinnovamento profondo, esteso anche al convento adiacente affidato ai Frati Minori Conventuali dal 1474.
Le nove arcate e i pilastri ottagonali
Il progetto del portico è attribuito all’architetto Baccio Pontelli, figura di primo piano nell’architettura del primo Rinascimento romano e fiorentino, attivo anche a Urbino e a Roma sul cantiere della Cappella Sistina. Il portico si sviluppa su nove arcate impostate su pilastri ottagonali, con archivolti a tripla ghiera, e sorregge al piano superiore una loggia coperta, la Loggia delle Benedizioni, da cui in origine i pontefici e i titolari della basilica potevano affacciarsi sulla piazza sottostante in occasione di cerimonie pubbliche. È una soluzione architettonica che riecheggia altri portici e logge benedizionali romani del Quattrocento, pensati per unire la funzione liturgica alla rappresentanza pubblica del potere ecclesiastico.
Ai lavori di questi anni partecipò, secondo alcune fonti, anche Giuliano da Sangallo, che avrebbe seguito ulteriori interventi sul complesso conventuale. Sul portico si trova inoltre un rilievo con un’aquila, simbolo araldico della famiglia Della Rovere, a ricordare la committenza del cardinale Giuliano.
Il portico non aveva soltanto una funzione decorativa. Nella Roma del Quattrocento, i grandi portici antistanti le chiese titolari servivano come luogo di sosta e di incontro, un filtro fra la piazza pubblica e lo spazio sacro dell’interno, dove i fedeli potevano ripararsi dalla pioggia o dal sole prima di entrare, e dove venivano talvolta lette pubblicamente bolle papali o annunci civici. La Loggia delle Benedizioni, al piano superiore, aveva invece un ruolo più squisitamente cerimoniale: le logge di questo tipo, diffuse in diverse basiliche romane, permettevano al titolare della chiesa o a un rappresentante pontificio di rivolgersi alla folla radunata in piazza senza dover scendere fra la gente, una soluzione architettonica che univa visibilità e distanza gerarchica secondo un linguaggio simbolico molto chiaro per i contemporanei.
Il rifacimento settecentesco di Francesco e Carlo Fontana
All’inizio del Settecento la basilica si presentava ormai come un organismo stratificato da secoli di interventi, e papa Clemente XI decise di affrontarne una ricostruzione integrale dell’interno, mantenendo il portico quattrocentesco come elemento da conservare. I lavori furono avviati nel 1702 da Francesco Fontana, che morì però nel 1708 lasciando il cantiere incompiuto.
Il passaggio a Carlo Fontana e Nicola Michetti
Alla guida del cantiere subentrò Carlo Fontana, fra i protagonisti dell’architettura barocca romana della fine del Seicento, che ridisegnò l’interno con una grande navata unica coperta da volta a botte, cappelle laterali e un impianto scenografico pensato per accogliere gli apparati decorativi della basilica. Fontana fu a sua volta sostituito nel 1712 da Nicola Michetti, che portò a termine l’opera. La consacrazione della chiesa rinnovata avvenne il 17 settembre 1724 per mano di papa Benedetto XIII, segno di quanto fossero stati lunghi e complessi i lavori, condotti fra continue verifiche strutturali e adattamenti in corso d’opera.
Il risultato è l’interno che si vede ancora oggi: una navata luminosa, scandita da paraste e coronata dalla grande volta affrescata, con un impianto che privilegia l’effetto d’insieme rispetto al dettaglio minuto, secondo il gusto barocco romano dei primi decenni del Settecento.
La decisione di procedere a una ricostruzione integrale, anziché a un semplice restauro, va letta nel contesto più ampio della politica edilizia di Clemente XI, che nei primi due decenni del Settecento promosse interventi analoghi su diverse chiese titolari romane, nel tentativo di dare un volto più unitario e moderno al patrimonio ecclesiastico della città. Non tutti i romani dell’epoca accolsero con favore questa stagione di rifacimenti: diverse testimonianze coeve lamentano la perdita di elementi medievali e altomedievali considerati oggi, con gli occhi della storia dell’arte, di grande valore documentario. La basilica dei Santi Apostoli, con la scomparsa dell’abside quattrocentesca e del suo affresco, è uno dei casi più citati di questo dibattito, che ancora oggi divide gli storici fra chi valorizza il risultato architettonico ottenuto e chi rimpiange ciò che è andato perduto.
La facciata neoclassica di Giuseppe Valadier
Il volto che la basilica mostra oggi verso la piazza, sopra il portico quattrocentesco, è opera di Giuseppe Valadier, l’architetto che nella prima metà dell’Ottocento ridisegnò diversi luoghi simbolo di Roma, da piazza del Popolo al Pincio. Valadier completò la nuova facciata nel 1827, su commissione del duca Giovanni Torlonia, banchiere e mecenate che finanziò l’intervento e che è ricordato in un’iscrizione posta sulla facciata stessa.
Lo schema è quello tipico del linguaggio neoclassico valadieriano: quattro paraste o pilastri corinzi che inquadrano la parte centrale, un timpano che chiude in alto il prospetto e un equilibrio di linee orizzontali e verticali pensato per dialogare con il portico rinascimentale sottostante senza contraddirlo. È un esempio istruttivo di come l’architettura romana abbia spesso proceduto per sovrapposizioni piuttosto che per demolizioni: sotto la facciata ottocentesca convive ancora il portico del Quattrocento, e sopra entrambi la volta barocca del Settecento, tre secoli di storia dell’architettura leggibili in un unico prospetto.
Il committente della facciata, il duca Giovanni Torlonia, apparteneva a una famiglia di origini borghesi che nel giro di due generazioni era diventata una delle più ricche di Roma, grazie all’attività bancaria e a un fiuto notevole per gli investimenti immobiliari e per il mecenatismo artistico. Finanziare la facciata di una basilica antica e prestigiosa come questa era, per una famiglia come i Torlonia, un modo diretto per iscrivere il proprio nome accanto a quello delle grandi casate nobiliari romane, un uso della committenza architettonica come strumento di ascesa sociale che accompagna gran parte della storia edilizia di Roma fra Sette e Ottocento.
L’interno della basilica e gli affreschi della volta
Superato il portico, l’interno si apre in un’unica navata ampia e luminosa, fiancheggiata da cappelle laterali che custodiscono opere di epoche diverse, dal Quattrocento all’Ottocento. L’elemento che cattura per primo lo sguardo, entrando, è la volta.
Il Trionfo dell’Ordine Francescano di Baciccio
Il grande affresco che corre lungo tutta la volta a botte fu realizzato nel 1707 da Giovan Battista Gaulli, meglio noto come Baciccio, lo stesso pittore genovese autore della celebre volta del Gesù. A Santi Apostoli, Baciccio dipinse il Trionfo dell’Ordine Francescano, una composizione illusionistica che apre lo spazio della volta verso l’alto con nuvole, figure allegoriche e santi dell’ordine, secondo la tecnica della quadratura tipica del tardo barocco romano. È uno degli ultimi grandi cicli decorativi del pittore, realizzato quando era già affermato interprete dello stile che aveva contribuito a definire nei decenni precedenti.
Le tracce disperse dell’Ascensione di Melozzo da Forlì
Un capitolo a parte merita l’abside quattrocentesca, che prima del rifacimento settecentesco ospitava un affresco dell’Ascensione dipinto intorno al 1480 da Melozzo da Forlì, uno dei protagonisti della pittura prospettica del secondo Quattrocento italiano. L’opera, di impianto grandioso, con angeli musicanti dipinti dal basso verso l’alto, è considerata da molti storici dell’arte un antecedente diretto delle soluzioni prospettiche che Michelangelo avrebbe adottato decenni dopo nella volta della Cappella Sistina. Quando la chiesa fu ricostruita nei primi anni del Settecento, l’affresco fu smontato, nel 1711, e i suoi frammenti dispersi fra diverse collezioni: alcuni angeli musicanti sono oggi conservati nei Musei Vaticani, altri frammenti in altre sedi museali. Nella basilica attuale non resta quindi l’opera originale, ma la sua memoria è parte integrante della storia dell’edificio, ed è uno dei motivi per cui gli storici dell’arte continuano a occuparsene.
Le cappelle laterali
Lungo la navata si aprono diverse cappelle laterali, arricchite nel corso dei secoli da famiglie romane che ne finanziarono la decorazione in cambio del diritto di sepoltura o di patronato. Vi si trovano tele e sculture di autori attivi fra Sei e Settecento, meno celebri delle grandi opere della navata centrale ma comunque testimonianza di come la basilica sia stata, per lungo tempo, un luogo ambito per il proprio prestigio devozionale e sociale. Alcune cappelle conservano ancora gli stemmi delle famiglie che le fecero decorare, un modo indiretto ma efficace per leggere, camminando lungo le navate laterali, la mappa delle alleanze e delle rivalità fra le famiglie romane che gravitavano intorno a questo angolo di città.
Il monumento funebre a Clemente XIV di Antonio Canova
Sul lato destro della navata si trova l’opera più celebre custodita nella basilica: il monumento funebre a papa Clemente XIV, realizzato da Antonio Canova fra il 1783 e il 1787. Fu la prima grande commissione pubblica romana dello scultore, arrivato a Roma da pochi anni, e il successo dell’opera contribuì in modo decisivo ad affermarlo come il maggiore scultore del suo tempo, aprendogli la strada a commissioni ancora più importanti, fra cui il monumento a Clemente XIII in San Pietro.
Temperanza e Clemenza, le due allegorie
Il monumento raffigura il papa assiso in trono, nell’atto di benedire, secondo uno schema iconografico consolidato per i monumenti funebri pontifici. Ai lati del sarcofago, Canova collocò due figure allegoriche femminili, la Temperanza e la Clemenza, scolpite con quella morbidezza di superfici e quella compostezza classica che sarebbero diventate il marchio del suo stile neoclassico maturo. La critica dell’epoca e quella successiva hanno più volte sottolineato come in queste due figure Canova abbia superato il linguaggio ancora tardo barocco dei monumenti funebri romani precedenti, introducendo un equilibrio formale ispirato alla scultura antica riletta con sensibilità moderna.
Non lontano dal monumento pontificio si trova anche una stele funeraria, sempre di ambito canoviano, dedicata all’incisore Giuseppe Volpato, ulteriore testimonianza di quanto la basilica sia stata, fra Settecento e Ottocento, un luogo di sepoltura ambito da personalità del mondo artistico e culturale romano.
Perché il monumento a Clemente XIV è considerato una svolta
Per comprendere l’importanza di questo monumento occorre ricordare in che stato si trovava la scultura funebre romana quando Canova arrivò in città, alla fine degli anni Settanta del Settecento. I grandi monumenti papali del secolo precedente, da Bernini in avanti, avevano privilegiato un linguaggio fortemente teatrale, ricco di panneggi mossi e di effetti di sorpresa. Canova, al contrario, propose per Clemente XIV una composizione più controllata, con superfici levigate e un equilibrio compositivo che guarda apertamente alla scultura romana antica, riletta però con una sensibilità nuova, meno arida di certo classicismo accademico coevo. Il successo immediato dell’opera, apprezzata sia dal pubblico colto sia dai contemporanei meno esperti, aprì di fatto la stagione del neoclassicismo scultoreo romano, di cui Canova sarebbe rimasto il protagonista indiscusso per i successivi quattro decenni.
La cappella del cardinale Bessarione
Fra le scoperte più sorprendenti legate alla basilica c’è una cappella quattrocentesca rimasta nascosta per secoli dietro la cappella Odescalchi, riportata alla luce solo nel 1959 durante lavori di restauro. Si tratta della cappella fatta decorare dal cardinale Bessarione, l’umanista e dotto bizantino, poi convertitosi al cattolicesimo e divenuto cardinale, figura chiave nella trasmissione della cultura greca all’Occidente latino nel Quattrocento.
Gli affreschi di Antoniazzo Romano
La cappella, completata intorno al 1483, conserva affreschi attribuiti ad Antoniazzo Romano, il più importante pittore romano della seconda metà del Quattrocento, e in parte, secondo alcuni studiosi, a Melozzo da Forlì. Le scene rappresentano episodi legati all’arcangelo Michele, con colori vividi che ricordano, per intensità cromatica, la maiolica rinascimentale. Il registro inferiore degli affreschi fu purtroppo danneggiato da infiltrazioni d’acqua nel corso dei secoli. Il cardinale Bessarione, morto nel 1472, fu inizialmente sepolto altrove; i suoi resti furono trasferiti in questa basilica solo nel 1957, poco prima che la sua cappella tornasse visibile. Un tondo in marmo rosso con il suo ritratto, databile al Cinquecento, ne ricorda ancora oggi la figura.
Il cardinale Bessarione merita un accenno più ampio, perché la sua vicenda spiega bene il clima culturale in cui la cappella fu decorata. Nato a Trebisonda, formatosi nella tradizione teologica bizantina, partecipò al concilio di Firenze del 1438 e 1439 con l’obiettivo di ricomporre lo scisma fra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente. Convertitosi al cattolicesimo, fu creato cardinale e divenne una delle figure più colte della curia romana del Quattrocento, promotore instancabile dello studio dei testi greci in un momento in cui l’Occidente latino stava riscoprendo con entusiasmo la cultura classica ellenica. La sua biblioteca personale, donata alla Repubblica di Venezia, è considerata uno dei nuclei fondativi della Biblioteca Marciana. Avere una cappella affrescata a proprie spese in una basilica come questa era, per un personaggio come lui, un modo per lasciare un segno tangibile del proprio ruolo nella Roma dei papi umanisti.
La cripta e le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo
Sotto l’altare maggiore si scende nella cripta, un ambiente che racchiude in pochi metri quadrati la storia più antica della basilica. La cripta attuale fu realizzata fra il 1869 e il 1871 dall’architetto Luigi Carimini, in un momento in cui molte chiese romane rivedevano gli spazi ipogei per renderli accessibili ai fedeli secondo il gusto neopaleocristiano diffuso nell’Ottocento.
Uno scavo del 1873 e il ritrovamento del sepolcreto originario
Pochi anni dopo la costruzione della cripta ottocentesca, uno scavo condotto nel 1873 riportò alla luce i resti del primitivo sacello a pianta a U risalente al VI secolo, con il basamento in pietra su cui era incisa una croce greca a rilievo: il luogo dove, secondo la tradizione confermata dalle indagini, erano state deposte fin dall’origine le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo il Minore, portate a Roma da Costantinopoli al tempo di Pelagio I. I resti furono esaminati nuovamente nel 1879 e oggi riposano in un reliquiario di marmo rosso e verde antico, collocato entro una nicchia coperta da volta a botte. Nella cripta sono conservate anche reliquie di altri santi, trasferite dalle catacombe romane in epoca alto medievale, secondo una pratica comune a molte basiliche cittadine fra VIII e IX secolo.
Le pareti della cripta sono decorate con dipinti a tempera che richiamano, nello stile e nei soggetti, l’arte cimiteriale paleocristiana, in un percorso circolare che accompagna il visitatore dall’ingresso fino al nucleo con le reliquie, restituendo un’atmosfera più raccolta e silenziosa rispetto alla grande navata sovrastante.
Un modello diffuso nell’Ottocento romano
La scelta di riportare alla luce e valorizzare i resti più antichi in una cripta appositamente costruita non fu un caso isolato: nella seconda metà dell’Ottocento diverse basiliche romane, fra cui alcune delle più grandi della città, realizzarono confessioni e cripte ispirate a un gusto neopaleocristiano che guardava con nostalgia all’età delle catacombe e dei primi secoli del cristianesimo. Era un modo per la Chiesa romana di riaffermare, in un momento di profonda crisi del potere temporale dei papi culminato con la fine dello Stato Pontificio nel 1870, la propria continuità storica diretta con le origini apostoliche, mostrando ai fedeli e ai pellegrini reliquie e spazi che raccontavano un legame ininterrotto con i primi secoli della fede cristiana a Roma.
Il convento dei Frati Minori Conventuali
Dal 1474, per volontà di papa Sisto IV, la cura della basilica fu affidata ai Frati Minori Conventuali, il ramo dell’ordine francescano che da allora non ha mai lasciato il complesso. Nell’edificio adiacente alla chiesa ha sede tuttora la Curia Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, la casa madre che coordina le province dell’ordine nel mondo: un dettaglio che spiega, fra l’altro, perché il grande affresco della volta settecentesca sia dedicato proprio al Trionfo dell’Ordine Francescano.
Il complesso conventuale, ampliato nei secoli intorno al chiostro quattrocentesco, ospita anche una biblioteca storica e spazi di rappresentanza non sempre aperti al pubblico. La basilica funziona a tutti gli effetti come parrocchia del rione, con una comunità di fedeli che vi si riunisce quotidianamente per le celebrazioni: un aspetto da tenere presente per chi la visita da turista, perché resta prima di tutto un luogo di culto attivo, non un monumento museale.
Una curiosità sulla Basilica dei Santi XII Apostoli
Pochi, passando sotto il portico di Baccio Pontelli, sanno che l’aquila scolpita fra le arcate non è un semplice ornamento araldico, ma la firma di un cardinale destinato a diventare uno dei papi più potenti del Rinascimento. Giuliano della Rovere, titolare della basilica prima di salire al soglio come Giulio II, fece costruire il portico anche come biglietto da visita della propria casata: l’aquila dei Della Rovere, la stessa che compare su tanti altri suoi cantieri romani, dalla Cappella Sistina a Santa Maria del Popolo. Chi visita Santi Apostoli sta quindi guardando, senza saperlo, uno dei primi investimenti architettonici di un uomo che avrebbe poi cambiato il volto di Roma intera, chiamando Michelangelo e Raffaello a lavorare per lui.
Un’altra curiosità riguarda la doppia dedicazione della basilica: nata come chiesa dei due apostoli Filippo e Giacomo il Minore, ha finito nel tempo per essere chiamata comunemente Santi XII Apostoli, come se raccogliesse in sé l’intero collegio apostolico. Il nome esteso è un uso popolare consolidato nei secoli, non una dedicazione ufficiale originaria, ma è quello con cui ormai la basilica viene indicata anche nella cartellonistica e nei documenti ecclesiastici correnti.
Una cosa che non ti dice nessuno sulla Basilica dei Santi XII Apostoli
Quasi nessuna guida racconta che l’affresco più importante mai dipinto in questa basilica non si vede più, e che la sua scomparsa è legata a una decisione presa senza troppi scrupoli nel pieno dei lavori settecenteschi. L’Ascensione di Melozzo da Forlì, considerata un capolavoro assoluto della pittura prospettica del Quattrocento e un precursore diretto delle soluzioni michelangiolesche nella Sistina, fu staccata dall’abside nel 1711 per far posto al nuovo impianto barocco voluto da Clemente XI. I frammenti furono divisi fra diverse sedi, e alcuni degli angeli musicanti più celebri sono oggi conservati nei Musei Vaticani, lontani dal luogo per cui erano stati concepiti. Guardando l’abside attuale, priva di quell’opera, si guarda in realtà un vuoto: il posto di uno dei dipinti più influenti del Rinascimento romano, sacrificato al gusto di un’altra epoca.
Un secondo dettaglio poco raccontato riguarda la cappella Bessarione: per quasi cinque secoli è rimasta murata e dimenticata dietro un’altra cappella, e nessuno sapeva con certezza che cosa si celasse dietro quella parete finché un intervento di restauro, nel 1959, non la riportò alla luce quasi intatta. Gli affreschi di Antoniazzo Romano che oggi si possono ammirare sono sopravvissuti proprio perché nascosti: se la cappella fosse rimasta esposta, difficilmente avrebbe attraversato indenne i rifacimenti barocchi e neoclassici che hanno trasformato il resto della chiesa.
Il consiglio che ti do per visitare la Basilica dei Santi XII Apostoli
Meglio non trattare la basilica come una tappa veloce da spuntare fra piazza Venezia e la Fontana di Trevi, perché merita almeno venti minuti con calma, meglio se in una fascia oraria mattutina lontana dal viavai turistico che invade la zona nel primo pomeriggio. Entrate dal portico quattrocentesco fermandovi un istante a guardare le arcate e la loggia superiore prima di superare la soglia: è il punto in cui si vede meglio la stratificazione fra Rinascimento e Ottocento, con il portico di Pontelli sotto la facciata di Valadier.
Una volta dentro, alzate subito lo sguardo verso la volta per l’affresco di Baciccio, poi spostatevi sul lato destro della navata per il monumento a Clemente XIV di Canova: è un’opera che va osservata da distanze diverse, perché da lontano si coglie l’impianto compositivo, da vicino il trattamento del marmo nelle due figure allegoriche. Scendete infine nella cripta, spesso più silenziosa e meno affollata della navata superiore: gli orari di apertura della cripta sono ridotti rispetto a quelli della chiesa, quindi conviene verificarli prima di partire, per non trovare la porta chiusa. Se avete tempo, uscendo, fate un giro sulla piazza e osservate la facciata di Palazzo Colonna: il legame fra la famiglia e la basilica si legge meglio da fuori, guardando insieme i due edifici affacciati sullo stesso spazio urbano.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È risaputo che Michelangelo Buonarroti morì a Roma nel 1564, ma pochi ricordano che il suo corpo, prima di essere trasferito segretamente a Firenze per volontà del nipote e sepolto in Santa Croce, fu tumulato temporaneamente proprio in questa basilica. Fu una sepoltura di passaggio, non definitiva, ma il fatto che sia avvenuta qui, a due passi da piazza Venezia, resta un dettaglio che lega ancora una volta la storia della basilica alle grandi vicende dell’arte romana del Cinquecento, secolo in cui la chiesa non subì interventi architettonici di rilievo ma continuò a essere un luogo di sepolture illustri.
Un altro fatto altrettanto noto agli storici, ma meno citato nelle guide turistiche, riguarda il cuore di Maria Clementina Sobieska, moglie di Giacomo Francesco Edoardo Stuart, il pretendente giacobita al trono d’Inghilterra: fu sepolto in questa basilica, con un monumento scolpito da Filippo della Valle, mentre il resto del corpo riposa in San Pietro. Le sepolture divise, comuni fra le grandi famiglie dell’aristocrazia europea di età moderna, fanno di Santi Apostoli un piccolo archivio di storie che si intrecciano con le corti di mezza Europa, non solo con la storia della Chiesa romana.
La foto giusta da fare alla Basilica dei Santi XII Apostoli
La foto più efficace si scatta dal centro della piazza, arretrando quel poco che basta per inquadrare insieme il portico di Pontelli e la facciata di Valadier: la luce del tardo pomeriggio, quando il sole scende dietro i palazzi di via del Corso, illumina di taglio le arcate e mette in risalto la profondità dei pilastri ottagonali, un effetto che va perso nelle ore centrali del giorno, quando la luce è piatta.
Dentro la chiesa, il soggetto migliore è il monumento a Clemente XIV, ma va fotografato di lato, non frontalmente: da una posizione angolata si vedono meglio insieme il volto del papa benedicente e le due figure allegoriche della Temperanza e della Clemenza, mentre uno scatto frontale appiattisce la composizione voluta da Canova. Per chi ama i dettagli, vale la pena un primo piano sui capitelli ottagonali del portico esterno, un soggetto che quasi nessuno fotografa e che racconta meglio di altri la qualità dell’intervento quattrocentesco.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
La piazza antistante la basilica è stata per secoli teatro di eventi pubblici legati al potere della famiglia Colonna, proprietaria dell’omonimo palazzo affacciato sullo stesso spazio. Nel Quattrocento e per parte del Cinquecento si celebrava qui, il primo maggio, la Festa degli Apostoli: dalle finestre di Palazzo Colonna venivano lanciate monete, cibo e persino animali vivi, fra cui un porcellino calato con una corda, mentre dall’alto si rovesciavano getti d’acqua per rendere la caccia al bottino più difficile e divertente per i nobili che assistevano dall’alto. Era un rituale di distribuzione controllata della ricchezza, tipico delle grandi famiglie baronali romane, e la piazza della basilica ne era il palcoscenico naturale.
La stessa piazza fu teatro di un episodio ben più cupo nel 1354, quando il corpo di Cola di Rienzo, il tribuno che aveva tentato di restaurare un governo popolare a Roma, fu esposto appeso alle mura di Palazzo Colonna dopo la sua uccisione, a monito di chi avesse tentato di sfidare il potere delle grandi famiglie baronali. Basilica e palazzo, affacciati sulla stessa piazza, sono stati per secoli i due poli attorno a cui ruotava la vita pubblica del quartiere, luogo di feste quanto di rese dei conti.
Nel corso del Cinquecento e del Seicento la piazza continuò a ospitare cerimonie pubbliche legate tanto alla basilica quanto a Palazzo Colonna, dalle processioni religiose agli ingressi trionfali di personalità di rango, occasioni in cui le due architetture, quella sacra e quella nobiliare, tornavano a funzionare come un unico scenario urbano. Anche in epoca più recente la piazza ha mantenuto una vocazione di spazio pubblico importante per la città, sede occasionale di manifestazioni e ritrovi, segno di una continuità funzionale che attraversa i secoli senza mai spezzarsi del tutto.
Chi è passato dalla Basilica dei Santi XII Apostoli
Fra le figure che hanno lasciato un segno diretto nella basilica va ricordato innanzitutto Giuliano della Rovere, cardinale titolare prima di diventare papa Giulio II, che ne commissionò il portico e vi impresse lo stemma della propria famiglia prima ancora di intraprendere le grandi imprese architettoniche del suo pontificato. A distanza di secoli, un altro grande protagonista dell’arte italiana, Antonio Canova, vi lasciò l’opera che contribuì a lanciare la sua carriera romana, il monumento funebre a Clemente XIV, realizzato quando lo scultore era poco più che trentenne.
Fra le personalità sepolte o ricordate nella basilica spicca il cardinale Bessarione, l’umanista bizantino convertito al cattolicesimo che fu tra i protagonisti del concilio di Firenze e fra i grandi mediatori culturali fra Oriente e Occidente nel Quattrocento: la sua cappella, riscoperta solo nel Novecento, ne conserva ancora oggi la memoria diretta. Michelangelo vi transitò, per così dire, da defunto, prima del trasferimento a Firenze, mentre il cuore di Maria Clementina Sobieska lega la basilica alle vicende della corte giacobita in esilio a Roma nel Settecento. Sono presenze diverse per epoca e per ruolo, ma tutte confermano quanto questa chiesa, pur meno nota di altre grandi basiliche romane, sia stata per secoli un punto di riferimento per la Roma dei papi, dei cardinali e delle grandi famiglie aristocratiche.
Piazza dei Santi Apostoli e Palazzo Colonna
La piazza su cui si affaccia la basilica porta lo stesso nome della chiesa e ne è, in un certo senso, l’estensione urbana: un rettangolo allungato racchiuso fra il portico quattrocentesco su un lato e la mole di Palazzo Colonna sull’altro. Il palazzo, cresciuto per acquisizioni e ampliamenti successivi fra Quattrocento e Settecento fino ad assumere l’aspetto attuale intorno al 1730, ospita al proprio interno la celebre Galleria Colonna, una delle collezioni private più importanti di Roma, aperta al pubblico in giorni ed orari limitati.
Per secoli il palazzo ha funzionato quasi come un’appendice privata della basilica: la famiglia Colonna vi disponeva di una propria cappella gentilizia e finanziava buona parte delle celebrazioni pubbliche legate alla chiesa. Ancora oggi, chi percorre la piazza con un minimo di attenzione può leggere in questo rapporto fra i due edifici uno degli esempi più chiari di come, a Roma, il potere religioso e quello delle grandi famiglie nobiliari si siano intrecciati fisicamente nello spazio urbano, non solo nei documenti storici. Da qui, scendendo verso il Corso, si raggiungono in pochi minuti sia piazza Colonna con la sua colonna antonina, sia il Museo Nazionale di Palazzo Venezia, due tappe che completano bene una mattinata dedicata a questo angolo di Roma.
La Galleria Colonna e i suoi orari limitati
La Galleria Colonna, allestita negli ambienti di rappresentanza del palazzo, conserva una delle raccolte pittoriche private più significative di Roma, con opere che vanno dal Cinquecento al Settecento, e uno dei saloni più fastosi visibili in un palazzo nobiliare della città, decorato con affreschi celebrativi delle imprese militari della famiglia. A differenza della basilica, che accoglie visitatori tutti i giorni, la galleria è visitabile solo in giorni e orari ridotti nel corso della settimana, con biglietto a pagamento: un dettaglio da verificare con attenzione se si vuole abbinare le due visite nella stessa giornata, perché capita spesso che i turisti si presentino davanti al palazzo in un giorno di chiusura, senza sapere che l’accesso è regolato da un calendario molto più stretto rispetto a quello della basilica accanto.
Il quartiere intorno alla basilica: dal Corso a piazza Venezia
La basilica dei Santi XII Apostoli si trova in uno dei punti più densi di storia e di vita quotidiana del centro di Roma, dove le grandi architetture monumentali convivono con negozi, uffici e residenze private in un tessuto urbano rimasto sostanzialmente compatto nonostante i grandi sventramenti urbanistici che a fine Ottocento e inizio Novecento hanno trasformato buona parte del centro cittadino per far posto al Vittoriano e alle nuove arterie di collegamento.
Piazza Venezia e l’Altare della Patria
A pochi passi dalla basilica si apre piazza Venezia, lo snodo viario e simbolico più importante della Roma moderna, dominato dalla grande mole bianca dell’Altare della Patria, costruito a cavallo fra Otto e Novecento per celebrare l’unità d’Italia e re Vittorio Emanuele II. Il contrasto fra la sobrietà del portico quattrocentesco della basilica e la scenografica monumentalità del Vittoriano racconta in modo efficace due modi opposti di intendere l’architettura celebrativa a distanza di quattro secoli l’uno dall’altro, e camminare dall’una all’altro in pochi minuti è uno dei modi più rapidi per cogliere la stratificazione di stili che caratterizza il centro di Roma.
Verso via del Corso e la Fontana di Trevi
Dal lato opposto, la basilica introduce al reticolo di vie che portano verso via del Corso, l’antico asse commerciale della città che collega piazza Venezia a piazza del Popolo, e verso il rione Trevi, dove in pochi minuti a piedi si raggiunge la Fontana di Trevi, meta fra le più fotografate al mondo. È un itinerario che molti visitatori percorrono senza sapere di attraversare, lungo il tragitto, uno dei complessi religiosi più stratificati della città: la sosta alla basilica, per chi ha tempo, spezza in modo utile la sequenza di negozi e caffè che caratterizza questa parte del centro storico, restituendo per qualche minuto un ritmo diverso, più raccolto.
Orari e ingresso della Basilica dei Santi XII Apostoli
La basilica è generalmente aperta al pubblico ogni giorno, con orario mattutino e pomeridiano interrotto da una pausa nelle ore centrali della giornata; l’ingresso alla chiesa è gratuito, come per la maggior parte delle basiliche romane aperte al culto. Gli orari possono variare in occasione di celebrazioni liturgiche, funzioni particolari o periodi di restauro, quindi conviene sempre verificarli sul sito ufficiale della basilica o telefonando alla parrocchia prima di organizzare la visita, soprattutto se si vuole far coincidere l’ingresso con l’apertura della cripta, che ha orari più ridotti e non coincide sempre con quelli della chiesa.
Durante le celebrazioni, l’accesso ai turisti può essere temporaneamente sospeso o limitato alle zone laterali della navata, per rispetto verso i fedeli riuniti in preghiera: è una regola comune a tutte le chiese ancora attive al culto e vale la pena tenerla presente per evitare di programmare la visita proprio a ridosso di una messa. Chi organizza un soggiorno romano più ampio, con più tappe fra musei, chiese e monumenti, può trovare utile confrontare gli orari di apertura con quelli delle altre basiliche del centro storico e costruire un itinerario a piedi che parta da qui e prosegua verso il Pantheon o verso il Quirinale, entrambi a distanza pedonale.
Per chi organizza il viaggio nel suo complesso, con trasferimenti, alloggi e itinerari su più giorni a Roma, una pianificazione più ampia può appoggiarsi a strumenti come ItalyPlanner, utile per mettere in fila le tappe della città in un percorso coerente. Chi invece organizza gruppi, scuole o comitive e ha bisogno di una guida esperta per raccontare sul posto la stratificazione storica di un luogo come questo, può valutare il supporto di una guida professionale tramite TourLeaderPro.
Domande frequenti sulla Basilica dei Santi XII Apostoli
Si può entrare gratis nella Basilica dei Santi XII Apostoli?
La Basilica dei Santi XII Apostoli è a ingresso gratuito, come avviene per la quasi totalità delle chiese romane aperte al culto. Non è previsto alcun biglietto per accedere alla navata principale; eventuali visite guidate approfondite o l’accesso a spazi particolari del complesso conventuale possono invece essere organizzati separatamente, su richiesta.
Come ci si deve vestire per visitare la basilica?
La Basilica dei Santi XII Apostoli, essendo un luogo di culto attivo, richiede un abbigliamento sobrio: spalle e ginocchia coperte per entrambi i sessi sono la regola più diffusa nelle chiese romane. Canottiere, costumi da bagno e abiti eccessivamente scollati non sono adatti alla visita, soprattutto nei mesi estivi quando la tentazione di vestirsi più leggeri è maggiore.
Si possono fare foto dentro la basilica?
Nella Basilica dei Santi XII Apostoli è generalmente consentito fotografare senza flash, per non disturbare i fedeli in preghiera e per proteggere gli affreschi dalla luce diretta ripetuta. Durante le funzioni liturgiche è preferibile evitare qualunque scatto, per rispetto verso la comunità riunita in preghiera.
Quanto tempo serve per visitare la Basilica dei Santi XII Apostoli?
Una visita alla Basilica dei Santi XII Apostoli richiede in media dai venti ai trenta minuti, comprensivi di uno sguardo alla volta affrescata, al monumento di Canova e a una breve discesa nella cripta, quando aperta. Chi vuole soffermarsi anche sulla cappella Bessarione e sui dettagli del portico quattrocentesco può facilmente arrivare a quarantacinque minuti.
La cripta della basilica è sempre visitabile?
La cripta della Basilica dei Santi XII Apostoli ha orari di apertura più ridotti rispetto alla chiesa superiore e non è garantita in ogni fascia oraria della giornata. Conviene verificare gli orari aggiornati prima della visita, soprattutto se l’interesse principale riguarda le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo custodite in quello spazio.
La basilica è adatta a una visita con bambini?
La Basilica dei Santi XII Apostoli si presta bene a una visita con bambini, perché lo spazio è ampio, luminoso e privo di percorsi complicati o file d’attesa paragonabili a quelle dei grandi musei vaticani. La discesa nella cripta, con le sue pareti dipinte e il percorso quasi labirintico, incuriosisce spesso anche i visitatori più giovani.
Quali sono i monumenti da non perdere all’interno?
All’interno della Basilica dei Santi XII Apostoli i punti di maggiore interesse sono tre: il monumento funebre a Clemente XIV scolpito da Antonio Canova, l’affresco della volta con il Trionfo dell’Ordine Francescano di Baciccio e la cappella del cardinale Bessarione, con gli affreschi quattrocenteschi riscoperti solo nel 1959. La cripta con le reliquie degli apostoli Filippo e Giacomo completa il percorso.
Conviene visitare la basilica insieme a Palazzo Colonna?
La Basilica dei Santi XII Apostoli e Palazzo Colonna, affacciati sulla stessa piazza, si prestano bene a una visita abbinata, ma gli orari vanno controllati separatamente perché la galleria del palazzo apre solo in giorni e fasce orarie limitate della settimana, a differenza della basilica che resta aperta quasi ogni giorno. Conviene verificare in anticipo il calendario della galleria prima di programmare la giornata.
Si celebrano ancora messe nella basilica?
Sì, la Basilica dei Santi XII Apostoli è una parrocchia attiva affidata ai Frati Minori Conventuali, con messe celebrate quotidianamente e un orario più ampio la domenica. Prima di programmare la visita in una fascia oraria precisa, è preferibile controllare l’orario delle celebrazioni per non sovrapporsi a una funzione in corso.
Prepara la visita
Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.
Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
