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Basilica di San Crisogono

La Basilica di San Crisogono si trova in piazza Sidney Sonnino 44, all’imbocco di viale di Trastevere, nel punto in cui il rione smette di essere un labirinto di vicoli e diventa una strada larga percorsa dai tram. È uno dei tituli più antichi di Roma: il titulus Chrysogoni compare già nell’elenco delle chiese convocate al sinodo romano del 499, sotto papa Simmaco. La chiesa che si vede oggi, con le sue ventidue colonne di granito e il pavimento cosmatesco, è il risultato di due cantieri sovrapposti: la ricostruzione medievale promossa dal cardinale Giovanni da Crema intorno al 1123, e il rifacimento seicentesco di Giovanni Battista Soria, pagato dal cardinale Scipione Borghese e datato 1626 sull’iscrizione di facciata. Ma il vero motivo per fermarsi sta sei metri più in basso, sotto il pavimento: una basilica paleocristiana scoperta negli scavi del 1907, con affreschi altomedievali, sarcofagi, una vasca battesimale e un’abside intera ancora leggibile. È uno degli ambienti sotterranei più ampi e comprensibili di Roma, e si visita in pochi minuti se si arriva nell’ora giusta. Le righe che seguono spiegano cosa c’è sopra, cosa c’è sotto, che cosa è verificato e che cosa resta discusso, e soprattutto come organizzare l’accesso al sottosuolo, che è la parte in cui si sbaglia più spesso.

San Crisogono (Rome) - Exterior
Foto: Fczarnowski, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Dove si trova la Basilica di San Crisogono e come arrivare

L’indirizzo della Basilica di San Crisogono è piazza Sidney Sonnino 44, rione Trastevere, sul lato destro di viale di Trastevere per chi arriva dal fiume. La facciata guarda il viale, non la piazza storica del rione: è una scelta ottocentesca, perché il viale fu aperto dopo il 1880 tagliando in due il tessuto medievale, e la chiesa si è ritrovata affacciata su una arteria di traffico che ai tempi di Soria non esisteva. Chi cerca il classico sagrato raccolto resta spiazzato. Qui davanti passano i tram, e il rumore entra in chiesa ogni volta che qualcuno apre il portone.

Con il tram, che è il modo giusto

La fermata si chiama Sonnino ed è servita dal tram 8, che collega piazza Venezia e largo di Torre Argentina a viale di Trastevere e prosegue verso Casaletto. Il tram 8 scarica letteralmente davanti al portico. Sullo stesso asse corre anche il tram 3, che arriva dal Colosseo e da Porta Maggiore passando per piramide e Testaccio, e che rende la basilica raggiungibile da tutta la fascia sud della città senza cambi. L’autobus H, che collega Termini a Trastevere lungo viale Trastevere, ferma nello stesso punto. Chi arriva in treno dalla costa o da Fiumicino può scendere a Roma Trastevere e fare due fermate di tram verso il centro.

Con la metropolitana, che è il modo sbagliato

Non esiste una fermata della metropolitana a Trastevere. È un dato che sorprende molti visitatori, e che va detto subito: chi imposta l’itinerario sulla metro perde tempo. La stazione più vicina della linea B è Circo Massimo, da cui però bisogna comunque camminare fino a Ponte Garibaldi o prendere un tram. Il percorso più sensato a piedi parte da largo di Torre Argentina, scende verso il fiume, attraversa Ponte Garibaldi e arriva in piazza Sonnino in dodici minuti scarsi di passo normale. Sul funzionamento generale dei mezzi romani, biglietti e coincidenze, abbiamo raccolto le indicazioni pratiche nella pagina come muoversi a Roma.

A piedi dall’Isola Tiberina

Chi viene da Isola Tiberina impiega sei o sette minuti: si esce dall’isola sul ponte Cestio, si prende piazza in Piscinula e si tiene la sinistra fino a sbucare su viale di Trastevere all’altezza della basilica. È il tragitto che consigliamo a chi ha già visitato San Bartolomeo all’Isola e vuole incatenare due chiese molto diverse fra loro nello stesso mezzogiorno. Dal parapetto dell’isola si vede anche il Ponte Rotto, l’arcata isolata in mezzo al fiume che resta del ponte Emilio.

Parcheggio e zona a traffico limitato

Piazza Sonnino è dentro la zona a traffico limitato di Trastevere, con orari che cambiano fra giorni feriali e notti del fine settimana, e i posti su strada sono quasi tutti riservati ai residenti. Chi arriva in auto dovrebbe lasciarla fuori dal rione e usare il tram.

Che cosa si vede entrando nella Basilica di San Crisogono

L’interno della Basilica di San Crisogono è diviso in tre navate da ventidue colonne di granito antico di reimpiego, con capitelli ionici e fusti lisci, recuperate da edifici romani e rimontate nella chiesa medievale. Il dato delle ventidue colonne è quello riportato dalle descrizioni correnti della basilica; il conteggio si riferisce ai due colonnati della navata e non comprende le due colonne di porfido dell’arco trionfale, che sono un capitolo a parte.

Le due colonne di porfido

All’imbocco del presbiterio, a reggere l’arco trionfale, ci sono due colonne di porfido rosso di dimensioni fuori scala rispetto a tutto il resto. Più di una fonte le indica come le più grandi colonne di porfido integre sopravvissute a Roma. La formulazione va presa per quello che è, un primato di catalogo difficile da verificare con un metro alla mano, ma l’impressione visiva regge il confronto: sono massicce, di un rosso scuro screziato, e il porfido proveniva da una sola cava, il Mons Porphyrites nel deserto orientale egiziano, sfruttata in età imperiale e poi abbandonata. Nessuno, nel Medioevo, sapeva più dove si trovasse quella cava. Ogni colonna di porfido romana è materiale antico riusato, perché non se ne è più prodotto.

Il pavimento cosmatesco

Il pavimento è cosmatesco, cioè costruito con la tecnica dei marmorari romani attivi fra XII e XIII secolo, che tagliavano dischi e tessere da colonne e lastre antiche per comporre tappeti geometrici. Le descrizioni concordano nel collocarlo fra i migliori esemplari romani ancora leggibili. È però un pavimento manomesso: durante il cantiere seicentesco alcune parti furono rifatte e in mezzo ai dischi di porfido comparvero gli emblemi araldici dei Borghese, l’aquila e il dragone. Camminando verso l’altare li si riconosce senza difficoltà. È una delle poche occasioni a Roma in cui si vede a occhio nudo la sovrapposizione di due committenze a cinquecento anni di distanza, incisa nello stesso pavimento.

Il baldacchino e il soffitto

Sopra l’altare maggiore c’è un baldacchino retto da quattro colonne di alabastro, opera dello stesso Giovanni Battista Soria e coerente con il resto del suo intervento. Il soffitto ligneo dorato ospita al centro una tela con la Gloria di San Crisogono. Qui serve una precisazione onesta: quella che si vede è una copia. L’originale del Guercino fu portato via durante l’occupazione francese di Roma nel 1808 e si trova oggi a Londra, in un palazzo che le fonti chiamano Lancaster House e altre Stafford House, che sono due nomi dello stesso edificio in momenti diversi della sua storia. Chi entra pensando di vedere un Guercino guarda una copia, e nessun cartello in chiesa lo spiega con chiarezza.

La basilica paleocristiana sotto la Basilica di San Crisogono

Sotto il pavimento della Basilica di San Crisogono si conserva una basilica paleocristiana a navata unica, scoperta negli scavi iniziati nel 1907 e collocata a circa sei metri sotto il livello stradale attuale. È l’ambiente che giustifica il viaggio. A Roma le chiese con un livello inferiore visitabile sono diverse, ma la maggior parte offre corridoi, frammenti di muro e vani stretti. Qui si cammina dentro un edificio di culto intero, con la sua abside, il suo nartece, il recinto presbiteriale e i muri affrescati ancora in piedi.

Come fu trovata

I lavori archeologici partirono nel 1907 sotto il ministero competente all’epoca per le belle arti, e misero in luce per prime le strutture del presbiterio: la schola cantorum, il recinto, la confessione e una cripta semianulare, cioè il corridoio curvo che girava attorno alla tomba venerata e permetteva ai pellegrini di passare senza incrociarsi. La liberazione completa dell’aula non fu mai possibile, perché le fondazioni della chiesa superiore scendono dentro quella inferiore e occupano parte dello spazio. Camminando sotto si vedono questi pilastri estranei piantati in mezzo a un edificio più antico: la chiesa del XII secolo, costruita leggermente spostata verso nord, poggia letteralmente sulla precedente.

Che cosa si vede in basso

L’aula inferiore è a navata unica, senza navatelle, quindi più stretta della chiesa attuale, e con il nartece davanti raggiunge una lunghezza di poco inferiore a quella della basilica di sopra senza il portico. Al fondo c’è l’abside, affiancata da due ambienti di dimensioni diverse. A destra un vano quadrato con pavimento marmoreo, interpretato come secretarium, cioè il locale di servizio dove si custodivano gli arredi liturgici: al suo interno è collocato un sarcofago di marmo di età romana, del II secolo, decorato con motivi marini. A sinistra un ambiente più grande, con una struttura circolare bassa di circa due metri e mezzo di diametro e gradini che scendono verso il centro, letta come vasca battesimale per immersione, poi modificata con un muro trasversale quando la pratica passò all’aspersione.

La lavanderia romana sotto il battistero

Attorno alla vasca ci sono altri bacini collegati e canali di scolo, che hanno portato gli studiosi a ipotizzare che prima della funzione cristiana quel settore ospitasse una fullonica, cioè un impianto per il trattamento dei tessuti. È un’ipotesi di lettura, non un dato certo, e come tale va presa: l’attrezzatura idraulica di una lavanderia antica e quella di un battistero paleocristiano si somigliano abbastanza da rendere difficile la distinzione quando mancano iscrizioni. La cosa interessante resta il riuso: acqua corrente, vasche, scarichi già esistenti, e una comunità cristiana che si installa dove l’impianto c’era già.

Gli affreschi

Le pitture sono la ragione principale per scendere. Il nucleo più antico risale all’VIII secolo ed è ricondotto al pontificato di Gregorio III, fra il 731 e il 741: decorazioni a finto marmo nell’abside e figure di santi legate alla titolatura della chiesa. Un secondo strato, fra X e XI secolo, occupa il nartece e la parete nord, e racconta storie per immagini: una scena di San Benedetto che guarisce un lebbroso, una di San Pantaleone che ridà la vista a un cieco, e un episodio di San Silvestro alle prese con un drago, un racconto che appartiene alla leggenda agiografica medievale e che va letto come tale, non come cronaca. Sono affreschi mangiati dall’umidità, con lacune larghe, e la luce artificiale non aiuta. Ma le figure si leggono, e averle davanti a pochi centimetri, senza vetri e senza transenne, cambia il rapporto con la materia.

Il paragone onesto con gli altri sotterranei romani

Chi ha già visitato la Basilica di San Clemente troverà qui una struttura per certi versi analoga, tre livelli sovrapposti in un caso, due nell’altro, ma con differenze notevoli: San Clemente ha un allestimento museale completo, un percorso obbligato, un biglietto regolare e orari pubblicati; San Crisogono è gestito dalla parrocchia, l’accesso dipende dalla presenza del sacrestano e l’esperienza è molto più ruvida. Chi cerca il confronto con altri sottosuoli può guardare anche alle Case romane del Celio, alla Crypta Balbi, alle Domus Romane di Palazzo Valentini, allo Stadio di Domiziano sotto piazza Navona e alla basilica sotterranea di Porta Maggiore. Il quadro d’insieme del sottosuolo cristiano della città, fra cimiteri e gallerie, è nella pagina sulle catacombe di Roma.

La storia: dal titulus del 499 al cantiere di Soria

Il titulus Chrysogoni è attestato per la prima volta nell’elenco delle chiese romane rappresentate al sinodo del 499 convocato da papa Simmaco, ed è questa la data che fissa con certezza l’esistenza della comunità. Tutto ciò che viene prima è ricostruzione.

Quanto è antica davvero

La lettura tradizionale fa nascere il titulus nel IV secolo dentro una domus privata di III secolo trasformata in luogo di riunione cristiana. Una parte degli studiosi è più prudente e osserva che le evidenze archeologiche non documentano con sicurezza un uso cristiano dell’aula prima della fine del VI secolo, e che il grande ambiente rettangolare potrebbe essere nato come sala di riunione o aula di scuola con altra destinazione. Le due ipotesi convivono nella letteratura e noi le riportiamo entrambe, perché scegliere una data secca sarebbe comodo e disonesto. Quello che si può dire senza margini è che nel 499 la chiesa c’era e aveva un titolo proprio.

Chi era Crisogono

Il santo titolare è tradizionalmente identificato con un martire ucciso sotto Diocleziano, fra il 304 e il 305, e legato nei racconti agiografici alla figura di Santa Anastasia. Gli studi sulle origini dei tituli romani avanzano però un’altra possibilità, cioè che il nome derivi dal proprietario dell’immobile in cui la comunità si riuniva, un Crisogono romano del tutto distinto dal martire, e che la sovrapposizione fra i due sia successiva. È lo stesso meccanismo che si osserva in altri tituli cittadini, per esempio a Santa Pudenziana e a Santa Prassede. Anche qui, la prudenza è d’obbligo.

Il cantiere del XII secolo

Qui va corretto un equivoco che circola spesso, anche in materiale divulgativo. La chiesa medievale non è del Duecento: fu costruita intorno al 1123, quindi in pieno XII secolo, per volontà del cardinale Giovanni da Crema, titolare di San Crisogono in quegli anni. Al Duecento appartiene invece il mosaico dell’abside, databile attorno al 1290, ed è probabilmente questa data a generare la confusione. Il cantiere di Giovanni da Crema non ricalcò l’aula precedente: la nuova basilica fu impostata leggermente spostata verso nord, verso l’asse stradale principale del rione, sfruttando in parte le fondazioni antiche e in parte sacrificandole. Da quel momento la chiesa paleocristiana sparì sotto il pavimento e ci rimase per quasi ottocento anni.

Il campanile

Il campanile romanico risale allo stesso cantiere, ed è databile agli anni immediatamente successivi al 1123. È a più ordini, in laterizio, scandito da cornici a modiglioni e a denti di sega, con monofore e bifore e una cuspide piramidale in cima. Le misure che circolano parlano di una base di circa otto metri per lato e di un’altezza intorno ai quarantacinque metri: sono dati riportati dalla letteratura locale e non li abbiamo potuti riscontrare su un rilievo ufficiale, per cui li diamo come indicativi. Dopo i lavori seicenteschi il campanile ebbe problemi di stabilità e alcune aperture furono tamponate per rinforzarlo. Guardandolo dal viale si nota che la parte alta ha un aspetto diverso dalla base.

Il rifacimento barocco

Nel terzo decennio del Seicento la basilica fu ristrutturata da Giovanni Battista Soria per conto del cardinale Scipione Caffarelli Borghese, che di San Crisogono era il titolare dal 1605. La data 1626 compare nell’iscrizione sulla facciata rivolta verso viale di Trastevere, insieme al nome del committente. Soria intervenne sul portico, sulla facciata, sul soffitto e sugli arredi, lasciando in piedi l’impianto basilicale medievale e le sue colonne. È un modo di lavorare tipico del primo Seicento romano: non si demolisce, si riveste. Chi conosce la facciata di Santa Maria della Vittoria o quella di San Gregorio al Celio riconosce la stessa mano sobria, molto lontana dall’enfasi che arriverà pochi decenni dopo.

I Trinitari

La basilica è officiata dall’Ordine della Santissima Trinità, i Trinitari, la cui presenza qui è indicata a partire dalla metà dell’Ottocento, con l’anno 1847 riportato dalle fonti correnti; nel 1873, con le leggi eversive del nuovo Stato italiano, il complesso conventuale passò al demanio pur restando affidato all’ordine per l’officiatura. La croce rossa e blu dell’ordine ricorre negli arredi e nelle decorazioni, e chi la nota per la prima volta di solito la scambia per un semplice motivo ornamentale. L’ordine nacque alla fine del XII secolo per il riscatto dei prigionieri, il che spiega perché in questa chiesa il tema della liberazione torni con tanta frequenza nelle immagini.

Il mosaico dell’abside e la questione Cavallini

Nel catino absidale della Basilica di San Crisogono c’è un mosaico con la Madonna e il Bambino in trono fra i santi Giacomo e Crisogono, databile intorno al 1290 e riferito all’ambito di Pietro Cavallini. Sull’attribuzione conviene essere precisi, perché è uno dei punti in cui le guide semplificano.

Che cosa è accertato e che cosa no

Il riferimento alla bottega di Cavallini è largamente accolto: linguaggio figurativo, trattamento dei panneggi e cronologia coincidono con il gruppo di opere romane dell’artista, a partire dai mosaici di Santa Maria in Trastevere e dal ciclo affrescato di Santa Cecilia in Trastevere. L’attribuzione al maestro in persona, invece, resta discussa: parte della critica vi riconosce la mano diretta di Cavallini, parte la considera opera di collaboratori attivi nel suo cantiere. Chi scrive una scheda seria dice questo e si ferma qui. In chiesa non c’è alcun pannello che chiarisca la differenza fra le due posizioni.

Una curiosità sulla Basilica di San Crisogono

La statua della Madonna del Carmine che oggi è al centro della Festa de Noantri, la festa popolare di Trastevere di metà luglio, fino al primo Settecento era custodita qui, nella Basilica di San Crisogono, e solo in seguito passò alla vicina chiesa di Sant’Agata in Trastevere, dove si trova ancora.

Perché la cosa conta

Significa che la festa identitaria del rione, quella in cui i trasteverini si definiscono appunto de noantri, cioè di noialtri, per distinguersi dal resto della città, è nata attorno a un simulacro che stava in questa basilica. Il trasferimento a Sant’Agata, a duecento metri di distanza, ha spostato il baricentro devozionale del rione senza che quasi nessuno oggi lo ricordi. Nel programma della festa la basilica continua a comparire come tappa del percorso processionale, ma le modalità e le date cambiano di anno in anno e vanno verificate sul calendario ufficiale del momento: non riportiamo qui un programma che sarebbe superato in dodici mesi.

La leggenda della statua

Sull’origine dell’immagine circola un racconto di tradizione popolare, da etichettare come tale: si narra che nel 1535 alcuni pescatori trovassero alla foce del Tevere una statua della Vergine in legno di cedro, portata dalla corrente, e che la consegnassero ai Carmelitani. Non esiste documentazione che permetta di verificare l’episodio. È una storia di fondazione, come ne hanno molti santuari costieri e fluviali, e il suo valore è antropologico, non cronachistico. Va raccontata dicendo che è una tradizione, non un fatto accertato.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Basilica di San Crisogono

Il sottosuolo della Basilica di San Crisogono non si apre da solo: ci si accede dalla sagrestia, con una scala moderna che porta direttamente nella zona absidale dell’edificio antico, e l’apertura dipende dalla presenza di chi tiene le chiavi. Questa è l’informazione che manca in quasi tutte le pagine che descrivono la basilica, e che fa la differenza fra una visita riuscita e un viaggio a vuoto.

Come funziona in pratica

Si entra in chiesa dal portico su viale di Trastevere, si attraversa la navata destra e si chiede in sagrestia. Se c’è qualcuno, la porta viene aperta e si scende. Se non c’è, non si scende, e nessun cartello lo anticipa dall’esterno. L’orario della chiesa pubblicato dalla parrocchia prevede apertura dal lunedì al sabato dalle 7:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00, e la domenica e nei giorni festivi dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30. Sono gli orari della chiesa, non quelli del sottosuolo, che è una cosa diversa e più ristretta. La visita agli ambienti inferiori viene in genere sospesa prima della chiusura serale, e durante le funzioni non si apre.

Il contributo di accesso

L’accesso al sottosuolo è a pagamento. Sull’importo preferiamo non pubblicare una cifra: la parrocchia non espone una tariffa ufficiale online e le somme indicate da fonti non istituzionali sono modeste ma non confermate. Conviene arrivare con contanti di piccolo taglio, perché non è previsto il pagamento elettronico, e chiedere direttamente in sagrestia. Diciamolo chiaramente: questo è il tipo di visita che si perde arrivando all’ora sbagliata, e l’unico modo di non sbagliare è telefonare prima alla parrocchia, al numero 06 5818225, oppure scrivere ai recapiti pubblicati sul sito parrocchiale. Cinque minuti di telefonata evitano un’ora di spostamenti inutili.

Il rischio di trovare tutto chiuso

Ci sono giornate in cui il sottosuolo resta chiuso senza preavviso: celebrazioni straordinarie, funerali, manutenzione, assenza del personale. È la normalità di una chiesa parrocchiale che apre al pubblico un’area archeologica senza avere la struttura di un museo. Chi programma un itinerario stretto dovrebbe considerare il sottosuolo un bonus, non un punto fermo, e avere pronta un’alternativa nel raggio di cinque minuti a piedi, per esempio San Francesco a Ripa o il Museo di Roma in Trastevere.

Il consiglio che ti do per visitare la Basilica di San Crisogono

Il consiglio operativo per la Basilica di San Crisogono è uno e vale più degli altri: telefonare alla parrocchia il giorno prima e presentarsi in tarda mattinata di un giorno feriale, verso le 10:30 o le 11:00, quando la chiesa è aperta da ore, le funzioni del mattino presto sono finite e il personale è quasi sempre in sede.

Perché la fascia oraria conta

Nel primo mattino la chiesa è aperta ma dedicata alle celebrazioni, e chiedere di scendere sotto mentre c’è una messa è fuori luogo. Nel primo pomeriggio la chiesa chiude per la pausa. Nel tardo pomeriggio riapre, ma con le funzioni serali e con la possibilità che il sottosuolo sia già stato chiuso per la giornata. La finestra fra le 10:00 e le 12:00 dei giorni feriali è quella in cui abbiamo riscontrato le condizioni migliori, ed è anche quella in cui piazza Sonnino è meno congestionata.

Che cosa portare

Una torcia piccola, anche quella del telefono, aiuta in basso, dove l’illuminazione è funzionale e non museale. Scarpe con suola che tenga, perché i piani inferiori possono essere umidi. Una giacca leggera anche d’estate: sotto la temperatura scende sensibilmente rispetto alla strada, ed è uno dei pochi posti del centro dove nelle giornate di luglio si sta freschi senza aria condizionata. Il codice di abbigliamento è quello di ogni chiesa romana: spalle e ginocchia coperte, e in estate questo diventa il motivo più frequente di rifiuto all’ingresso.

Il giudizio

Diamo un parere netto, perché una pagina senza opinione non serve. La chiesa superiore, presa da sola, non giustifica una deviazione: è bella, ordinata, con un pavimento di prima qualità, ma chi ha poche ore a Roma trova a cinquecento metri cose più memorabili. Il sottosuolo invece vale la deviazione e anche l’attesa, ed è uno dei tre o quattro ambienti paleocristiani più leggibili accessibili in città. Chi non riesce a scendere ha visitato metà del monumento. Per questo insistiamo sulla telefonata: il rapporto fra sforzo e risultato cambia completamente a seconda che quella porta si apra o no.

Orari, accesso e accessibilità: il quadro operativo

L’ingresso alla chiesa superiore della Basilica di San Crisogono è libero e gratuito negli orari di apertura pubblicati dalla parrocchia, mentre la discesa alla basilica paleocristiana è a pagamento, con accesso dalla sagrestia e disponibilità limitata. Riassumiamo qui i dati verificabili e segnaliamo quelli che non lo sono.

I dati che riportiamo

Indirizzo: piazza Sidney Sonnino 44, 00153 Roma. Telefono della parrocchia: 06 5818225. Orari della chiesa secondo il sito parrocchiale: lunedì, sabato dalle 7:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00; domenica e festivi dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30. Questi orari possono variare per celebrazioni, periodi liturgici e stagione, e la loro verifica prima della visita è a carico di chi va: li abbiamo raccolti dal canale ufficiale della parrocchia e li ripetiamo con questa avvertenza.

Accessibilità

La chiesa superiore è accessibile a chi usa la carrozzina attraverso il portico, con dislivelli contenuti. Il livello inferiore non lo è, perché l’unico collegamento è una scala. Non risultano ascensori né servoscala. Per chi ha difficoltà motorie, la parte visitabile resta comunque significativa, ma occorre saperlo prima. Non ci sono servizi igienici pubblici in chiesa: i più vicini sono nei locali della piazza, con l’obbligo di consumazione che vale ovunque nel rione.

San Crisogono (Rome) - Exterior
Foto: Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

La Basilica di San Crisogono è uno dei titoli cardinalizi più antichi e prestigiosi di Roma, e fra i suoi titolari figurano tre uomini che sono poi diventati papi: Stefano IX nel 1057, Camillo Borghese, futuro Paolo V, fra il 1602 e il 1605, e Gioacchino Pecci, futuro Leone XIII, che tenne il titolo dal 1853 al 1878.

La catena Borghese

Il dettaglio che sfugge quasi sempre è la successione familiare. Camillo Borghese fu cardinale titolare di San Crisogono fino all’elezione al pontificato nel 1605. Nello stesso anno il titolo passò al nipote, Scipione Caffarelli Borghese, che lo tenne fino al 1633 e che nel 1626 pagò il rifacimento della chiesa. Il restauro barocco non fu quindi un intervento generico di mecenatismo: fu un gesto di famiglia sulla chiesa che la famiglia aveva in custodia da un ventennio, e lo stemma con l’aquila e il dragone inserito nel pavimento cosmatesco serviva esattamente a dirlo.

Stephen Langton e la Magna Carta

Fra i titolari medievali compare Stephen Langton, cardinale di San Crisogono dal 1205 e arcivescovo di Canterbury, cioè l’uomo che nel 1215 ebbe un ruolo determinante nella mediazione fra il re Giovanni d’Inghilterra e i baroni ribelli, da cui nacque la Magna Carta. Il legame è formale, perché il titolo cardinalizio non implicava residenza, e Langton a Roma passò pochi periodi. Resta il fatto che il nome di questa chiesa trasteverina è attaccato, negli elenchi ufficiali, a una delle vicende costituzionali più citate della storia europea. Nel Cinquecento il titolo fu invece di Pietro Bembo, il letterato veneziano che alle Prose della volgar lingua deve la codificazione dell’italiano letterario.

Che cosa significa oggi

Il titolo esiste ancora ed è attualmente assegnato a un cardinale coreano, arcivescovo emerito di Seul, nominato nel 2014. Chi entra in chiesa non trova nulla che lo spieghi: i titoli cardinalizi sono una struttura amministrativa della diocesi di Roma, invisibile al visitatore, che però lega ogni chiesa titolare a una storia di nomine lunga millecinquecento anni. È lo stesso meccanismo che vale per Santi Quattro Coronati e per decine di altre chiese romane.

La foto giusta da fare alla Basilica di San Crisogono

La fotografia che rende meglio la Basilica di San Crisogono non è la facciata, che il viale costringe a inquadrare storta, ma la navata centrale in asse, scattata dal fondo della chiesa con il pavimento cosmatesco in primo piano e le due file di colonne di granito che convergono verso il baldacchino.

Come impostarla

Ci si mette al centro, subito dopo il portone, e si abbassa il punto di ripresa: telefono all’altezza del petto, non degli occhi. Il pavimento entra in inquadratura per il primo terzo e i dischi di porfido guidano lo sguardo verso l’altare. Le colonne fanno il resto. In verticale la foto funziona meglio che in orizzontale, perché prende anche il soffitto ligneo dorato. Attenzione alla luce che entra dal portone alle spalle: se il portone è aperto, la controluce brucia i bordi.

La foto in basso

Nel sottosuolo la fotografia utile è un’altra: un dettaglio ravvicinato di una figura affrescata del nartece, con la lacuna dell’intonaco lasciata dentro l’inquadratura. È una scelta che racconta la condizione reale di quelle pitture, invece di nasconderla. Niente flash, che sugli affreschi è vietato quasi ovunque e comunque dannoso: si appoggia il telefono a un muro per stabilizzarlo e si accetta un po’ di grana. Prima di scattare, chiedere in sagrestia.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Nella storia della Basilica di San Crisogono si contano almeno cinque momenti documentati che hanno cambiato l’aspetto o il ruolo dell’edificio, dal sinodo del 499 alla visita pastorale del 1990.

499: il titulus entra negli atti

Il titulus Chrysogoni compare nell’elenco delle chiese romane rappresentate al sinodo convocato da papa Simmaco. È la prima attestazione certa e resta il punto fermo cronologico di tutta la vicenda: da lì in avanti la comunità è documentata senza interruzioni rilevanti.

VIII secolo: il cantiere di Gregorio III

Sotto il pontificato di Gregorio III, fra il 731 e il 741, la basilica inferiore fu oggetto di lavori che comprendono la decorazione dell’abside e l’inserimento delle strutture presbiteriali. Gli affreschi più antichi conservati sotto la chiesa attuale risalgono a questa fase. È un momento in cui Roma, sganciata di fatto dal controllo bizantino, investe sulle proprie basiliche urbane: la stessa stagione che si riconosce a Santa Maria in Cosmedin.

1123: la nuova basilica

La ricostruzione promossa dal cardinale Giovanni da Crema cancella l’edificio antico dalla vista, spostando l’asse verso nord e alzando il piano di calpestio di sei metri. Nasce l’impianto che si vede oggi, con il campanile romanico e la sequenza di colonne di spoglio.

1626: l’intervento Borghese

Giovanni Battista Soria completa per il cardinale Scipione Borghese il rifacimento del portico e della facciata, rifà il soffitto, inserisce il baldacchino e modifica parti del pavimento. La data è incisa in facciata. Da quel momento la basilica assume l’aspetto che ha oggi verso viale di Trastevere, anche se il viale arriverà solo due secoli e mezzo dopo.

1907: la riscoperta del sottosuolo

Gli scavi riportano alla luce la basilica paleocristiana rimasta sepolta dal XII secolo. È l’evento che ha cambiato il senso della visita a questa chiesa: prima del 1907 San Crisogono era una fra le molte basiliche trasteverine, dopo il 1907 è diventata un sito archeologico a tutti gli effetti.

1990: la visita pastorale

Il 4 marzo 1990 Giovanni Paolo II visitò la parrocchia di San Crisogono in Trastevere; il testo del discorso è pubblicato negli archivi ufficiali della Santa Sede. È una data che non lascia tracce materiali nell’edificio, ma che segna il peso della parrocchia nel tessuto del rione.

Chi è passato dalla Basilica di San Crisogono

Per la Basilica di San Crisogono sono passati, con ruoli molto diversi, il cardinale Giovanni da Crema che la ricostruì nel XII secolo, l’architetto Giovanni Battista Soria e il cardinale Scipione Borghese che la rifecero nel Seicento, e il pittore Pietro Cavallini o la sua bottega, autori del mosaico absidale.

Gli artefici materiali

Giovanni da Crema fu legato pontificio in Inghilterra e uomo di curia di primo piano negli anni di Callisto II: la basilica è la sua opera più visibile e porta ancora l’impianto che decise lui. Soria, romano, lavorò quasi sempre per committenti Borghese e Ludovisi e a Roma firmò facciate misurate e portici di grande equilibrio; qui il suo intervento si riconosce nel portico a colonne e nella facciata verso il viale. Il Guercino, Giovanni Francesco Barbieri, dipinse per questa chiesa la tela del soffitto, che dal 1808 non è più qui.

I titolari

Nell’elenco dei cardinali titolari compaiono Stefano IX, Stephen Langton, Pietro Bembo, Camillo Borghese, Scipione Borghese e Gioacchino Pecci. Tre di loro salirono al soglio pontificio. Nessuno di questi nomi ha lasciato una traccia visibile in chiesa, a eccezione dei Borghese, che con lo stemma di famiglia hanno marcato pavimento, facciata e arredi in modo sistematico.

I trasteverini

Poi c’è chi da qui è passato senza lasciare il nome da nessuna parte: le generazioni del rione che in questa chiesa hanno battezzato i figli e seguito la processione della Madonna del Carmine finché la statua era custodita qui. Spiega perché a Trastevere questa basilica sia percepita come chiesa del quartiere e non come monumento. Una lettura d’insieme del rione è nella pagina Trastevere: cosa vedere.

La basilica oggi: la funzione sociale

La Basilica di San Crisogono è una parrocchia attiva, affidata ai Trinitari, che accanto all’attività liturgica porta avanti da anni un centro di ascolto e un servizio di accoglienza e distribuzione di generi alimentari rivolto alle persone senza dimora del rione, con appuntamenti settimanali. Chi entra in certi orari trova quindi un gruppo di persone in attesa nel portico o nelle sale attigue: è un uso ordinario dell’edificio, non un’anomalia, e la cortesia minima è non fotografare e non intralciare.

Cosa vedere intorno alla Basilica di San Crisogono

Nel raggio di dieci minuti a piedi dalla Basilica di San Crisogono si trovano quattro chiese di primo livello, due musei, un ponte antico e l’accesso al Gianicolo: è la densità che rende Trastevere il rione con il miglior rapporto fra passi fatti e cose viste di tutta Roma.

Il cuore del rione

Cinque minuti verso nord e si arriva a Santa Maria in Trastevere, con i mosaici absidali e la piazza antistante. Sull’altro lato di viale di Trastevere, verso il fiume, c’è Santa Cecilia in Trastevere, che ha a sua volta un livello inferiore visitabile e il Giudizio universale di Cavallini nel coro delle monache, visibile in fascia oraria ristretta. Chi vuole capire Cavallini dovrebbe mettere in fila queste tre chiese nello stesso giorno. A poche decine di metri c’è Sant’Agata, con la statua della Madonna de Noantri, e in fondo a via di San Francesco a Ripa la chiesa di San Francesco a Ripa, con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini.

Musei, ville e il Gianicolo

Il Museo di Roma in Trastevere è in piazza Sant’Egidio e ospita mostre fotografiche di buon livello. Risalendo verso ovest si incontrano Villa Farnesina con gli affreschi di Raffaello e della sua bottega, la Galleria Corsini di fronte e l’Orto Botanico alle loro spalle. Da lì si sale al Gianicolo, dove si trovano la Fontana dell’Acqua Paola, la chiesa di San Pietro in Montorio e il Tempietto del Bramante. La salita a piedi richiede venti minuti e con il caldo non è banale.

Il fiume e l’altra sponda

Verso il Tevere si raggiungono in pochi minuti Ponte Garibaldi, Ponte Sisto e Isola Tiberina. Passato il fiume ci sono il Ghetto, Teatro di Marcello e San Nicola in Carcere, altra chiesa con sotterranei aperti. Verso sud il rione sfuma in Porta Portese, il cui mercato domenicale occupa la mattina della domenica e rende il traffico locale impraticabile. Sull’altra riva a monte si sale all’Aventino, con Santa Sabina e Santa Prisca con il mitreo. In estate il lungotevere sotto l’isola ospita le manifestazioni all’aperto che raccontiamo nelle pagine su Isola del Cinema e sull’Estate Romana. Per chi cerca una base per dormire in zona, il quadro generale è nella pagina dove dormire a Roma.

Dove mangiare vicino alla Basilica di San Crisogono

Piazza Sonnino e le strade attorno alla Basilica di San Crisogono sono fra le zone più esposte di Roma al turismo di passaggio, e la densità di locali che lavorano solo su clientela occasionale è alta. Non facciamo nomi, mai: un elenco di insegne invecchia in pochi mesi. Diamo invece i criteri per scegliere, che restano validi.

I cinque segnali di trappola

Il primo è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o direttamente in strada: è un richiamo pubblicitario, non un indizio di cucina. Il secondo è il menu con le fotografie dei piatti, che serve a chi non legge l’italiano e dice tutto sul cliente atteso. Il terzo è l’acchiappino sulla porta che invita a sedersi: un locale con clientela propria non ha bisogno di fermare la gente per strada. Il quarto è l’orario continuato dalla mattina a notte fonda, senza pausa di cucina, che significa piatti tenuti in caldo o rigenerati. Il quinto sono i locali piazzati davanti ai monumenti e alle fermate principali, dove capita di trovare voci non prezzate sul menu e listini diversi fra dentro e fuori, con il conto che si adatta al turista che hanno davanti.

Le catene del centro

Nel centro di Roma si è diffuso un modello di locale a insegna ripetuta, con lo stesso menu in più punti della città e la coda organizzata col numerino. Non li nominiamo e non li consigliamo. Il dato che conta è un altro: i romani non ci vanno, e in un quartiere che ha ancora una popolazione residente questo si vede a occhio guardando chi è seduto ai tavoli.

Il criterio che funziona sempre

Guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se a mezzogiorno e mezzo in settimana ai tavoli ci sono persone che parlano italiano con accento romano, il posto regge. Se sono tutti turisti con lo zaino, no. Vale ovunque, e a Trastevere vale il doppio. Aggiungiamo un consiglio di geografia: allontanarsi dal viale e dalle piazze principali di cinque o sei minuti a piedi, verso le strade interne a sud, cambia sensibilmente il rapporto fra qualità e prezzo. Il ragionamento completo si trova nella pagina dove mangiare a Roma, mentre per caffè e pasticcerie con una storia alle spalle abbiamo raccolto le indicazioni in caffè e botteghe storiche di Roma. Chi preferisce partire da una selezione già fatta può consultare la lista personale di Daniele Dezi su Google Maps: è una raccolta curata e non sponsorizzata, e va presa per quello che è, il giudizio di una persona che a Roma ci lavora.

Domande frequenti sulla Basilica di San Crisogono

Quanto costa entrare nella Basilica di San Crisogono?

L’ingresso alla Basilica di San Crisogono, in piazza Sidney Sonnino 44 a Trastevere, è libero e gratuito negli orari di apertura della chiesa. La visita alla basilica paleocristiana sotterranea è invece a pagamento, con accesso dalla sagrestia. Non pubblichiamo l’importo perché la parrocchia non lo diffonde in forma ufficiale: conviene chiedere sul posto e portare contanti di piccolo taglio, dato che non risulta previsto il pagamento con carta.

Che orari ha la Basilica di San Crisogono?

Secondo il sito della parrocchia, la Basilica di San Crisogono è aperta dal lunedì al sabato dalle 7:00 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:00, la domenica e nei giorni festivi dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:30. Sono gli orari della chiesa, non quelli del sottosuolo, che apre in fascia più ristretta e dipende dalla presenza del personale. Conviene telefonare prima al numero 06 5818225.

Come si visita la basilica sotterranea di San Crisogono?

Alla basilica paleocristiana sotto San Crisogono si accede dalla sagrestia della chiesa, tramite una scala moderna che scende direttamente nella zona absidale dell’edificio antico, a circa sei metri sotto il livello stradale. Non c’è una biglietteria: si chiede in sagrestia e si attende che qualcuno apra. Durante le celebrazioni la discesa non è consentita e in alcune giornate resta chiusa senza preavviso.

Come si arriva alla Basilica di San Crisogono con i mezzi?

La Basilica di San Crisogono si raggiunge con il tram 8, che ferma in piazza Sonnino davanti alla chiesa collegandola a piazza Venezia e a largo di Torre Argentina, oppure con il tram 3 da Colosseo, piramide e Testaccio, e con l’autobus H da Termini. Non esiste una fermata della metropolitana a Trastevere: chi arriva dalla linea B scende a Circo Massimo e prosegue a piedi o in tram.

Quanto tempo serve per visitare la Basilica di San Crisogono?

Per visitare la Basilica di San Crisogono servono circa venti minuti per la chiesa superiore e altri venti o trenta per il livello sotterraneo, quindi un’ora in tutto se si riesce a scendere. Chi vuole leggere con calma gli affreschi altomedievali del nartece può metterne in conto qualcuno in più. Un percorso trasteverino con anche Santa Maria in Trastevere e Santa Cecilia occupa circa due ore e mezza.

La Basilica di San Crisogono è accessibile alle persone con disabilità motoria?

La chiesa superiore della Basilica di San Crisogono è accessibile a chi usa la carrozzina, con dislivelli contenuti in corrispondenza del portico su viale di Trastevere. Il livello sotterraneo non lo è: l’unico collegamento è una scala moderna piuttosto ripida e non risultano ascensori o servoscala. Chi programma la visita con persone che non fanno scale deve saperlo prima, perché il sottosuolo è la parte più interessante del complesso.

Si possono fare fotografie nella Basilica di San Crisogono?

Nella Basilica di San Crisogono la fotografia per uso personale è in genere consentita nella chiesa superiore, senza flash e senza treppiede, evitando di scattare durante le celebrazioni. Per gli affreschi del livello sotterraneo le condizioni possono essere più restrittive, data la fragilità delle pitture altomedievali: conviene chiedere in sagrestia prima di scattare. Ogni uso commerciale o editoriale delle immagini richiede un permesso specifico.

Il mosaico dell’abside di San Crisogono è davvero di Pietro Cavallini?

Il mosaico absidale della Basilica di San Crisogono, con la Madonna e il Bambino fra i santi Giacomo e Crisogono, è datato attorno al 1290 e riferito all’ambito di Pietro Cavallini, ma l’attribuzione al maestro in persona resta discussa fra gli studiosi, che in parte la assegnano ai collaboratori della sua bottega. Il riferimento alla cerchia cavalliniana è accolto; la mano diretta no.

Che differenza c’è fra i sotterranei di San Crisogono e quelli di San Clemente?

I sotterranei della Basilica di San Crisogono conservano una basilica paleocristiana a navata unica scoperta nel 1907, gestita dalla parrocchia e visitabile chiedendo in sagrestia, mentre San Clemente ha tre livelli sovrapposti con allestimento museale, percorso obbligato e orari pubblicati. San Crisogono offre affreschi altomedievali molto ravvicinati e meno mediazione didattica; San Clemente offre più strati storici e un’organizzazione più prevedibile.

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