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I caffè e le botteghe storiche di Roma: quali sono e quali valgono

I caffè e le botteghe storiche di Roma sono oggi un patrimonio in via di assottigliamento, e il modo più onesto per raccontarlo è partire dalla notizia che ha chiuso un’epoca: l’Antico Caffè Greco di via dei Condotti, aperto nel 1760 e per due secoli e mezzo il salotto internazionale della città, è chiuso dall’8 ottobre 2025, giorno in cui è stato eseguito lo sfratto dopo un contenzioso decennale con la proprietà dell’immobile. Non è un caso isolato, ma è il caso che rende leggibile tutto il resto: affitti che hanno smesso di avere rapporto con il fatturato di un bar, contenziosi lunghi anni, tutele che proteggono l’arredo ma non l’attività, e un albo comunale che riconosce le botteghe storiche senza poterle difendere dal mercato immobiliare. Qui trovate che cosa è ancora aperto e verificabile, che cosa ha chiuso, come funziona davvero l’albo dei Negozi Storici di Eccellenza di Roma Capitale, e quali fra questi luoghi valgono una sosta e quali, con altrettanta franchezza, sono ormai soltanto una tappa fotografica.

Sala dell'Antico Caffè Greco in via dei Condotti
L'Antico Caffè Greco in via dei Condotti. Foto di DIMSFIKAS, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.

Che cos’è l’albo delle botteghe storiche di Roma Capitale

Roma Capitale gestisce due elenchi distinti e non sovrapponibili: l’Albo delle Botteghe Storiche, istituito con le deliberazioni del Consiglio Comunale n. 139 del 21 luglio 1997 e n. 130 del 14 giugno 2005, e l’Albo dei Negozi Storici di Eccellenza, istituito con la deliberazione del Consiglio Comunale n. 10 del 1 febbraio 2010. Sono due riconoscimenti diversi, con requisiti diversi, e la confusione fra i due è all’origine di metà delle imprecisioni che circolano sull’argomento.

Che differenza c’è fra Bottega Storica e Negozio Storico di Eccellenza

La qualifica di Bottega Storica è il riconoscimento di base: premia le attività che esercitano da lungo tempo nello stesso luogo, conservando insegna, arredi, attrezzature o lavorazioni di valore documentario. L’elenco pubblicato dall’amministrazione e aggiornato a febbraio 2026 conta 157 attività, ripartite in quattro gruppi: Artigiani, Esercizi Commerciali, Strutture Alberghiere e Pubblici Esercizi. La qualifica di Negozio Storico di Eccellenza è il gradino superiore, riservato a un numero molto più ristretto di attività che alla continuità aggiungono un profilo di eccellenza nel proprio settore: l’elenco reso pubblico a settembre 2025 comprende tredici attività iscritte, divise nelle due sezioni Negozio Storico e Attività Storica, più due posizioni cancellate d’ufficio.

Come si entra nell’albo

L’iscrizione non è automatica e non è ereditaria: si presenta domanda al Dipartimento competente in occasione dei bandi pubblicati dall’amministrazione, e il riconoscimento viene poi attribuito con un atto amministrativo nominativo, la determinazione dirigenziale, che compare a fianco di ogni posizione nell’elenco pubblicato. Quell’atto è la cosa più utile per chi vuole verificare un locale senza fidarsi delle targhe appese in vetrina: accanto a ogni nome l’elenco riporta la data del riconoscimento originario, gli eventuali trasferimenti di sede con mantenimento della qualifica, i cambi di titolare o di gestore e, dove sono avvenute, le cancellazioni. Un bando per nuove iscrizioni è stato pubblicato dall’amministrazione capitolina nel giugno 2025.

Che cosa comporta il riconoscimento e che cosa non comporta

Questo è il punto da mettere in chiaro subito, perché è la ragione per cui insegne storiche chiudono nonostante la targa. Il riconoscimento comunale è una qualifica di merito e di visibilità: fa entrare l’attività negli elenchi ufficiali e può aprire la strada a misure di sostegno, ma non congela il contratto di locazione, non vincola il proprietario dell’immobile e non impedisce che l’attività venga sostituita. Un vincolo vero esiste solo quando l’arredo o il locale sono sottoposti a tutela dal Ministero della Cultura, ed è un vincolo che protegge i banconi, gli specchi e i quadri, non chi li usa. La vicenda del Caffè Greco è esattamente questo: beni tutelatissimi, attività sfrattata.

L’associazione privata che porta lo stesso nome

Esiste anche un’Associazione Negozi Storici di Eccellenza di Roma, nata nel 2008, che è un soggetto privato e non coincide con l’albo comunale. Per aderire chiede requisiti propri, fra cui la conduzione della stessa famiglia per almeno tre generazioni e un’attività ultrasettantennale, e raccoglie una trentina di aderenti fra abbigliamento, gioiellerie, ristoranti, bar e pasticcerie. È per questo che alcuni nomi celebri, per esempio la gelateria Giolitti, compaiono negli elenchi dell’associazione ma non nell’albo comunale: sono due cose diverse, e chi cita un locale come riconosciuto dal Comune farebbe bene a controllare in quale dei due elenchi si trova.

L’Antico Caffè Greco: la storia più importante di tutte

L’Antico Caffè Greco, in via dei Condotti 85-86 a pochi passi da piazza di Spagna, è chiuso dall’8 ottobre 2025, data in cui è stato eseguito lo sfratto a favore della proprietà dell’immobile, l’Ospedale Israelitico di Roma. È il caffè più antico della città ancora esistente come luogo fisico, aperto nel 1760, ed è il primo nome che compare in qualunque elenco di caffè storici romani: ragione in più per non lasciare in circolazione l’informazione che sia aperto. Sul sito, la scheda dedicata al locale ricostruisce la vicenda nel dettaglio; qui interessa il quadro d’insieme, perché quel quadro spiega il destino di molte altre insegne.

Due secoli e mezzo di clientela

Il Greco nasce nel 1760 in una via che stava diventando l’asse degli stranieri a Roma, fra la scalinata di Trinità dei Monti e via del Corso, e nell’Ottocento diventa il ritrovo della colonia artistica e letteraria internazionale che abitava fra via del Babuino, via Margutta e piazza del Popolo. Nelle sue sale si sono stratificati centinaia di quadri, ritratti, busti e arredi ottocenteschi: non un arredamento di ispirazione storica, ma una collezione formatasi sul posto. Lo stesso mondo si legge oggi nella Casa di Goethe, nella Keats Shelley House e nell’Atelier Canova Tadolini di via del Babuino.

Il contenzioso e lo sfratto

La contesa nasce nel 2017, quando scade il contratto di locazione e la proprietà chiede la disponibilità dei locali. Le ricostruzioni giornalistiche concordano sui termini economici della vertenza: l’Ospedale Israelitico, ente collegato alla comunità ebraica romana e convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, ha chiesto un canone allineato ai valori di mercato della via, intorno a 150.000 euro al mese, a fronte di un canone precedente di circa 17.000 euro. Seguono otto anni di ricorsi, rinvii e sospensioni, fino alla pronuncia della Corte di Cassazione nel luglio 2025 che conferma la cessazione del rapporto di locazione. Lo sfratto viene eseguito la mattina dell’8 ottobre 2025, con l’intervento dei carabinieri.

Le opere, il sequestro e il processo

La parte ancora aperta della vicenda riguarda gli arredi e le opere. Nell’estate del 2025, prima dell’esecuzione dello sfratto, circa trecento beni sottoposti a tutela, fra dipinti, sculture, mobili e oggetti d’antiquariato, per un valore stimato in quasi otto milioni di euro, sono stati trasferiti in due depositi nella disponibilità dell’amministratore della società di gestione. Nel settembre 2025 il nucleo tutela patrimonio culturale ne ha eseguito il sequestro. Nel settembre 2026 l’amministratore della società è stato rinviato a giudizio per violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con udienza fissata al 21 gennaio 2027; risultano parti lese la Soprintendenza e l’Ospedale Israelitico. La difesa ha sostenuto che lo spostamento fosse motivato da ragioni di sicurezza legate al surriscaldamento dell’impianto elettrico. Fino alla sentenza si tratta di un procedimento in corso e va letto come tale.

Che cosa succede adesso

La proprietà ha avviato una procedura per affidare il locale a un nuovo gestore. Le cronache dell’aprile 2026 riferiscono di più offerte superiori al milione di euro l’anno, con una proposta intorno a 1,2 milioni, e di manifestazioni di interesse arrivate sia da operatori della ristorazione sia da soggetti legati al lusso e alla gestione culturale. I precedenti gestori hanno contestato pubblicamente il bando, sostenendo che riguardi arredi e licenza di loro proprietà. Alla data di pubblicazione di questa pagina il locale risulta chiuso e non esiste una data di riapertura confermata: chiunque scriva il contrario sta riportando un’informazione superata. Vale la pena segnalare un’ultima asimmetria, che dice molto su quanto valgono questi elenchi: l’Antico Caffè Greco compare ancora, con il suo indirizzo e la sua determinazione dirigenziale del 2003, nell’albo delle Botteghe Storiche aggiornato a febbraio 2026.

I caffè storici ancora aperti e verificabili

Diversi caffè storici romani ancora in attività compaiono nell’albo delle Botteghe Storiche di Roma Capitale aggiornato a febbraio 2026 con nome, indirizzo e atto di riconoscimento, ed è il criterio di verifica più solido a disposizione. Gli orari non sono riportati qui quando non sono confermati da una fonte diretta del locale: conviene controllarli sul posto, perché nel centro di Roma cambiano con la stagione.

Sant’Eustachio il Caffè

Sant’Eustachio il Caffè si trova in piazza Sant’Eustachio 82, fra il Pantheon e piazza Navona, accanto alla basilica di Sant’Eustachio, e dichiara sul proprio sito la fondazione nel 1938, su un fondo dove già nell’Ottocento operava un esercizio di caffè e latte. È gestito dalla famiglia Ricci dal 1999 e conserva la tostatura a legna, che è il vero motivo tecnico per cui merita la sosta: la ragione della sua reputazione è la miscela, non l’arredo, che è piccolo e sobrio. Il locale non è iscritto all’albo comunale delle Botteghe Storiche, il che non toglie nulla alla sua storia ma va detto. La calca davanti al bancone nelle ore centrali è considerevole.

La Casa del Caffè Tazza d’Oro

La Casa del Caffè Tazza d’Oro, in via degli Orfani 84-86 all’angolo con via dei Pastini, a una cinquantina di metri dal Pantheon, è attiva dal 1944 ed è iscritta all’albo delle Botteghe Storiche con determinazione dirigenziale del 23 luglio 2003, con una variazione di titolare nel giugno 2024. È una torrefazione con bar annesso, non un salotto: l’interno è stretto, il servizio veloce e in piedi, e l’elemento di interesse è il ciclo di lavorazione del caffè in sede. Sulla stessa via, al civico 82, sopravvive una rivendita storica di articoli da scrittura anch’essa iscritta all’albo.

Canova e Rosati, le due metà di piazza del Popolo

Canova e Rosati occupano i due lati opposti di piazza del Popolo e sono entrambi iscritti all’albo delle Botteghe Storiche: Rosati, ai civici 4-5a, con riconoscimento del 7 febbraio 2003, e Canova, ai civici 16-17, con riconoscimento del 24 aprile 2003. Rosati è stato fondato nel 1922 e occupa uno dei due corpi di fabbrica simmetrici disegnati da Giuseppe Valadier nel riassetto ottocentesco della piazza; ha ospitato per decenni registi, scrittori e pittori che gravitavano intorno a via Margutta. La tradizione aneddotica romana ha attribuito ai due locali clientele politicamente opposte: è una narrazione della pubblicistica del Novecento, gradevole da raccontare ma da prendere per quello che è. Oggi entrambi lavorano soprattutto con i tavoli esterni e con il flusso della piazza, fra la Porta del Popolo e Santa Maria del Popolo: la sosta al banco è una cosa, quella al tavolo in piazza un’altra, e la differenza di spesa è rilevante.

L’Antico Caffè del Teatro Marcello

L’Antico Caffè del Teatro Marcello, in via del Teatro di Marcello 42, è iscritto all’albo delle Botteghe Storiche con determinazione dirigenziale del 23 luglio 2003 e risulta ancora intestato alla stessa titolare individuale nell’elenco aggiornato a febbraio 2026. È un locale minuscolo su una strada di grande traffico, sotto il Teatro di Marcello e a pochi minuti da San Nicola in Carcere, dal Foro Boario e da Santa Maria in Cosmedin: il suo interesse è la posizione, in un tratto di città dove i bar sono pochissimi. Gli orari vanno verificati sul posto.

I caffè storici di Trastevere

A Trastevere l’albo riconosce due esercizi: l’Antico Caffè del Moro, in via della Pelliccia 24, iscritto dal 1998 con un cambio di gestore nel giugno 2024, e il bar di piazza San Cosimato, iscritto dal 2009 e con una variazione di titolare nel gennaio 2026, affacciato sulla piazza del mercato accanto ai chiostri di San Cosimato. Il Bar San Calisto, il locale più citato del rione, non compare invece in nessuno dei due albi comunali. Marcello Forti, per tutti Marcellino, è dietro il bancone dal 1969, oggi affiancato dal figlio; il locale ha chiuso per una quarantina di giorni di lavori e ha riaperto il 26 febbraio 2026 con il bancone rifatto in marmo nuovo, conservando l’assetto degli anni Ottanta. È l’unico caffè di questa pagina che vale per la clientela e per il listino popolare più che per l’arredo.

Pasticcerie, forni e gelaterie storiche

Nell’albo aggiornato a febbraio 2026 la pasticceria e la panificazione sono fra le categorie meglio rappresentate, ed è il settore in cui la continuità produttiva è più facile da verificare, perché il laboratorio è quasi sempre nello stesso fondo dell’insegna.

Valzani, l’unica pasticceria storica riconosciuta di Trastevere

La Pasticceria Valzani, in via del Moro 37ab a Trastevere, è iscritta all’albo delle Botteghe Storiche con determinazione dirigenziale del 6 agosto 2003 ed è attiva dal 1925, come dichiara la stessa insegna. Nell’elenco aggiornato a febbraio 2026 figura una variazione di titolare registrata nel maggio 2024: la bottega prosegue, ma non è più condotta dalla famiglia fondatrice, e chi cerca la continuità familiare come criterio deve saperlo. È un laboratorio di piccole dimensioni specializzato in dolci romani di ricorrenza e in lavorazioni di cioccolato, con un fronte di negozio che è rimasto quello di un’epoca precedente al restyling generalizzato del rione. Si trova a pochi minuti dalla basilica di Santa Maria in Trastevere e dal Museo di Roma in Trastevere.

Il forno del Ghetto e la pasticceria ebraica romana

Il forno Boccione, in via del Portico d’Ottavia 1, all’imbocco del Ghetto, risulta attivo e continua a produrre il repertorio della pasticceria ebraica romana, in particolare la crostata di ricotta e visciole e la pizza ebraica, che è un dolce secco con frutta candita e non ha nulla a che vedere con la pizza. Non è iscritto all’albo comunale: è una bottega di fama consolidata senza riconoscimento formale, e va raccontata così. L’interno è spoglio, non c’è servizio al tavolo e la coda sulla strada è la norma. Nello stesso isolato si visitano il Museo Ebraico di Roma e la Sinagoga; il forno segue il calendario festivo ebraico, e nei giorni di festa e di sabato la chiusura è la regola.

Regoli e le pasticcerie dell’Esquilino

La Pasticceria Regoli, all’Esquilino, in via dello Statuto, risulta attiva e rivendica l’anno 1916 come inizio dell’attività; è nota soprattutto per il maritozzo con la panna. Anche in questo caso il riconoscimento comunale non c’è: nell’albo, sulla stessa via ai civici 47-49, compare invece una drogheria non alimentare e profumeria con articoli per le belle arti, iscritta dal 2003 e oggi anche fra i Negozi Storici di Eccellenza, esempio di bottega sopravvissuta cambiando merceologia. Poco lontano, in via Carlo Botta, l’albo riconosce dal marzo 2024 un laboratorio di biscotteria: una delle iscrizioni più recenti, prova che l’elenco continua ad accogliere attività. Il Nuovo Mercato Esquilino è a pochi minuti.

Giolitti e il nodo della gelateria storica

La gelateria Giolitti, in via degli Uffici del Vicario, dichiara come anno di fondazione il 1890, quando Giuseppe e Bernardina Giolitti aprirono una latteria nel rione Monti, alla Salita del Grillo; il passaggio al gelato avviene con la generazione successiva e con il trasferimento nella sede accanto a piazza Colonna. Non compare nell’albo comunale delle Botteghe Storiche, ma è fra gli aderenti dell’associazione privata. È anche il caso in cui il giudizio deve essere più netto: la sede centrale lavora con volumi enormi e con una clientela quasi interamente di passaggio, e chi cerca l’esperienza di una gelateria storica in condizioni di calma farà bene a scegliere l’orario.

Le botteghe artigiane: quali mestieri sopravvivono e dove

Le botteghe artigiane riconosciute nell’albo di Roma Capitale aggiornato a febbraio 2026 sono raccolte nella sezione Artigiani e coprono una trentina di mestieri diversi, concentrati in modo molto netto in poche strade del centro. Qui non viene pubblicato un elenco di insegne: vengono indicati i mestieri ancora presenti nell’elenco ufficiale e le vie dove si addensano, perché in questa categoria un elenco di nomi invecchia nel giro di pochi mesi e il rischio di mandare qualcuno davanti a una saracinesca abbassata è concreto.

I mestieri del metallo

Il cesello, l’argenteria, la fonderia di metalli preziosi e il restauro dei bronzi sono i mestieri meglio rappresentati. L’albo riconosce un laboratorio di cesellatore in via dei Portoghesi, un laboratorio di argenteria e una fonderia di metalli preziosi in via di Tor di Nona, un secondo laboratorio di metalli preziosi in via del Pellegrino, un’oreficeria in via della Scrofa e un laboratorio di restauro di metalli non preziosi in via Angelo Brunetti, alle spalle di piazza del Popolo. La geografia è leggibile: il quadrilatero fra via dei Coronari, via di Tor di Nona e via della Scrofa da un lato, via del Pellegrino e la zona di Campo de’ Fiori dall’altro. Non è un caso: sono le strade degli orafi e degli argentieri fin dal Cinquecento, e la chiesa di Sant’Eligio degli Orefici, la chiesa della corporazione, è a pochi metri.

La rilegatura, la carta e la stampa

Della legatoria romana l’albo conserva due posizioni: una legatoria di libri e affini in via della Stelletta, nel quadrante fra il Pantheon e Sant’Agostino, che ha mantenuto la qualifica dopo un trasferimento di sede da via della Croce e che ha registrato un cambio di titolare nel 2023, e un laboratorio di legatoria in via Apulia, iscritto nel novembre 2023. C’è inoltre una tipografia storica in via Nola, all’angolo con via La Spezia, riconosciuta nello stesso mese. La rilegatura resta uno dei mestieri più fragili del centro storico: dipende quasi interamente da committenze istituzionali, biblioteche e collezionisti, e non ha un mercato di passaggio.

Cornici, dorature, gesso e restauro

La corniceria è il mestiere che regge meglio, perché è agganciato al mercato dell’arte e dell’antiquariato. L’albo riconosce un laboratorio di cornici d’arte in via Margutta, uno su corso Vittorio Emanuele II, uno di vetri e cornici a Monteverde e un laboratorio di intagliatura in legno e restauro mobili in via di San Bartolomeo de’ Vaccinari, a ridosso del Ghetto. Via Margutta concentra anche un laboratorio di restauro e uno per la lavorazione di metalli preziosi. Il gesso è invece il mestiere che abbiamo dovuto segnalare come perduto: il laboratorio di arte decorativa in gesso e legno di via del Cancello, iscritto dal luglio 2010, è stato cancellato d’ufficio con determinazione dirigenziale dell’8 giugno 2023. Per il mosaico il risultato è ancora più netto: nell’elenco aggiornato a febbraio 2026 non compare alcun laboratorio di mosaico, il che non significa che a Roma non se ne facciano, ma che nessuno è riconosciuto come bottega storica.

Marmo, vetro, cappelli e i mestieri superstiti

Restano riconosciuti due laboratori di lavorazione del marmo, uno in via dei Reti a San Lorenzo e uno al piazzale del Verano, legati storicamente alla committenza funeraria del Verano; un laboratorio di vetreria e decorazione su vetro in via Garibaldi; una manifattura di cappelli in via degli Scipioni; una coltelleria con laboratorio di arrotino in via Merulana, sull’asse fra Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano; una sartoria ecclesiastica con arredi sacri in via Santa Chiara, dietro la Minerva, iscritta dal 1998; e una fabbrica con riparazione di bambole in via Flaminia, il mestiere più raro dell’intero elenco.

Dove si concentrano, e perché

Se si mettono su una mappa tutti gli indirizzi artigiani dell’albo, il risultato è un grappolo compatto nei rioni Ponte e Campo Marzio, fra piazza Navona, via dei Coronari, via di Tor di Nona e via della Scrofa, più un secondo grappolo fra via Margutta e via del Babuino e un terzo, più rado, fra via del Pellegrino e Campo de’ Fiori. Trastevere e il Ghetto conservano poche posizioni, Monti quasi nessuna fra gli artigiani. La ragione non ha nulla di romantico: sono le zone dove i fondi a piano terra erano piccoli, bui e poco appetibili per il commercio, quindi affittati a laboratori. Oggi che anche quei fondi valgono, il vantaggio è evaporato.

I negozi storici: profumerie, cartolerie, ferramenta, sartorie

La sezione Esercizi Commerciali dell’albo è la più numerosa e comprende merceologie che raccontano una città commerciale scomparsa: biancheria per la casa, guanti e calze, pellami per calzature, articoli nautici, tessuti d’arte, filati, materiale elettrico, coltelleria e chincaglieria.

Le cartolerie e gli articoli da scrittura

Le cartolerie riconosciute sono fra le categorie più folte: l’albo ne elenca in via Arenula, in piazza San Bernardo, in piazza Navona in versione cartoleria e tabaccheria, e una cartolibreria a piazzale delle Province. Distinta da queste è la bottega di articoli da scrittura di via degli Orfani, riconosciuta nel 2001. Per carta, colori e materiale da belle arti l’albo conserva tre posizioni: due botteghe di colori, vernici e articoli per le belle arti, in via del Gesù e in via Cardinale Merry del Val a Trastevere, e la drogheria e profumeria di via dello Statuto. Restano iscritte anche tre librerie storiche, in via Quattro Novembre ai piedi del Foro di Traiano, in largo Febo e in via Merulana.

Le profumerie

Delle profumerie storiche romane l’albo conserva una sola posizione classificata come tale, in via Cola di Rienzo ai civici 192-194 a Prati, con insegna che rivendica il 1913. La bottega di via dello Statuto all’Esquilino è classificata come drogheria non alimentare, profumeria, colori e vernici, ed è iscritta a entrambi gli albi. È poco, se si pensa a quante profumerie storiche la città aveva: è uno dei settori in cui la sostituzione con le catene è stata più rapida e più completa.

Ferramenta, materiale elettrico e casalinghi

Qui la verifica ha prodotto il risultato più severo. Nell’elenco aggiornato a febbraio 2026 non compare alcuna ferramenta fra gli esercizi commerciali, mentre l’elenco del 2023 ne riportava due, una a Prati e una nel quadrante Nomentano. Restano riconosciute due attività di materiale elettrico e illuminazione, su corso Vittorio Emanuele II e in via Belsiana, e una rivendita di casalinghi in via del Portico d’Ottavia nel Ghetto, iscritta dal 1998 e presente anche negli elenchi dell’associazione privata: è il negozio storico più visibile della categoria. Nell’albo restano anche una rivendita di sali e tabacchi in via Sistina, un’enoteca in via di Ripetta e una rivendita di generi alimentari in Campo de’ Fiori, l’unica bottega storica riconosciuta affacciata sulla piazza del mercato.

Sartorie, camicerie e cappellerie

La sartoria su misura romana, quella che per un secolo ha lavorato per la Curia, per le ambasciate e per il cinema, è quasi del tutto uscita dagli elenchi. Restano riconosciute una sartoria ecclesiastica con arredi sacri in via Santa Chiara, una camiceria in via del Tritone iscritta anche fra i Negozi Storici di Eccellenza, una fabbrica di guanti in via dei Due Macelli, due cappellerie, una in via della Cuccagna vicino a piazza Navona e una in via Ancona, oltre a una bottega di tessuti d’arte in via Sistina e a una pellicceria di via Vittoria che nell’elenco dei Negozi Storici di Eccellenza risulta in liquidazione. Chi si aspetta di trovare nel centro un tessuto diffuso di sartorie storiche resterà deluso: le posizioni superstiti si contano su due mani.

Le farmacie storiche e la Spezieria di Santa Maria della Scala

Le farmacie storiche riconosciute nell’albo delle Botteghe Storiche di Roma Capitale aggiornato a febbraio 2026 sono cinque, e a queste si affianca un caso a parte, che non è una farmacia in esercizio ma un ambiente storico conservato: l’Antica Spezieria di Santa Maria della Scala a Trastevere.

La Spezieria di Santa Maria della Scala

L’Antica Spezieria di Santa Maria della Scala si trova ai piani superiori del convento dei carmelitani scalzi annesso alla chiesa di Santa Maria della Scala, a Trastevere, e conserva l’arredo, la vetreria e gli strumenti della farmacia conventuale che per secoli ha rifornito anche la corte pontificia. Non è un esercizio aperto con orario continuato: l’accesso avviene su prenotazione e in occasione di visite guidate e aperture straordinarie, e chi si presenta davanti al portone sperando di entrare non entra. Conviene verificare il calendario prima di programmare la visita e considerare che gli ambienti si raggiungono tramite scale, senza ascensore. La farmacia di piazza della Scala compariva ancora nell’albo del 2023 come bottega storica ma non figura in quello aggiornato a febbraio 2026.

Le farmacie ancora in esercizio

Le cinque farmacie iscritte all’albo si trovano in via della Vite all’angolo con via del Gambero, riconosciuta con ordinanza del sindaco del febbraio 1998; in via di Ripetta ai civici 254-255, che ha mantenuto la qualifica dopo un trasferimento di sede nel 2016; in via dei Serpenti 125, nel cuore del rione Monti; in via Cola di Rienzo 124, a Prati; e in viale Gorizia, nel quartiere Trieste, quest’ultima iscritta anche fra i Negozi Storici di Eccellenza. Sono farmacie funzionanti, non musei, e in diversi casi l’arredo originale sopravvive solo in parte, perché le normative sanitarie hanno imposto modifiche ai banchi e ai retrobanchi.

Perché le farmacie hanno resistito più delle altre botteghe

La spiegazione è strutturale e illumina per contrasto il destino delle altre categorie: la farmacia è un esercizio contingentato, la cui titolarità è legata a una pianta organica territoriale, e questo ne fa un bene con un valore di scambio autonomo rispetto al locale che la ospita. Una cartoleria che chiude lascia un fondo vuoto; una farmacia che cambia proprietario resta una farmacia. È l’unica merceologia storica non sostituita in massa da altro, e spiega perché una tutela fondata solo sul riconoscimento simbolico non funziona.

I mercati coperti storici

I mercati coperti storici di Roma sono la forma di commercio tradizionale che ha retto meglio, perché sono strutture pubbliche gestite dall’amministrazione e non fondi privati esposti al mercato degli affitti. Il Nuovo Mercato di Testaccio e il Nuovo Mercato Esquilino sono i due casi più noti di trasferimento da una sede storica a una struttura nuova, mentre il mercato rionale di piazza San Cosimato a Trastevere e quello di Campo de’ Fiori restano plateatici all’aperto nella loro collocazione originaria.

Dove trovare il quadro completo

Poiché il sito dedica già una pagina intera al sistema dei mercati romani, con orari, indirizzi e differenza fra mercato coperto e plateatico, qui basta un rimando: la pagina I mercati di Roma ricostruisce i mercati rionali, quelli storici e quelli dell’usato, compresi il Trionfale e Porta Portese. Questa pagina si occupa invece delle botteghe: i banchi di un mercato rionale hanno una concessione pubblica, le botteghe storiche un contratto privato, e la differenza spiega perché i primi resistono e le seconde no. Per il rione Testaccio il mercato è il punto di partenza di una passeggiata che tocca il Monte dei Cocci, l’ex Mattatoio e il Cimitero acattolico.

Perché stanno chiudendo

La contrazione delle attività artigiane e commerciali tradizionali a Roma è documentata e misurabile, anche se il perimetro dei dati cambia da fonte a fonte e conviene leggerli con attenzione. Secondo una rilevazione ripresa dalla stampa romana nell’agosto 2026, basata su elaborazioni di CGIA Mestre e Confartigianato Roma, le imprese artigiane del territorio sarebbero passate da oltre 61.000 unità nel 2024 a circa 58.000 nel 2025, con una previsione di ulteriori mille chiusure entro la fine del 2026. Sono cifre che riguardano l’artigianato nel suo complesso, non le sole botteghe storiche, ma indicano la direzione.

Gli affitti

Il primo fattore è il canone di locazione dei fondi commerciali nel centro storico, agganciato negli ultimi quindici anni al valore turistico e al retail di lusso. Il caso del Caffè Greco è l’esempio didattico: circa 17.000 euro al mese contro una richiesta di circa 150.000, quasi nove volte tanto. Nessuna somministrazione di caffè produce un fatturato compatibile con un salto di quell’ordine, e i fondi liberati vengono occupati da chi può sostenerli.

La successione generazionale

Il secondo fattore si legge dentro l’albo stesso: negli elenchi aggiornati compaiono decine di variazioni di titolare registrate fra il 2024 e il 2026, e molte non sono passaggi interni alla famiglia. Un mestiere artigiano richiede anni di apprendistato non remunerato e un rendimento che non regge il confronto con quasi qualunque alternativa. Quando il titolare va in pensione senza un successore formato, l’attività non viene venduta come azienda ma liquidata come fondo, e la qualifica decade.

Che cosa si perde quando chiudono

Si perdono tre cose distinte, e vale la pena non confonderle. Si perde un saper fare tecnico che non è depositato in nessun manuale e si trasmette solo per affiancamento: quando chiude l’ultimo laboratorio di gesso decorativo di una città, i cantieri di restauro perdono un fornitore, non soltanto un negozio. Si perde una funzione urbana, perché una strada con botteghe ha presidio, orari lunghi e gente che conosce i residenti. E si perde un pezzo di paesaggio: insegne, vetrine, banconi, scaffalature, cioè il livello zero dell’architettura urbana. La tutela ministeriale interviene su quest’ultimo, e solo quando riconosce un interesse culturale; sugli altri due non interviene nessuno.

Quali valgono la sosta e quali sono solo una tappa fotografica

La risposta onesta è che dipende da che cosa si cerca. Un caffè storico non è un museo con il biglietto: è un esercizio commerciale che deve fare cassa, e nessuno è obbligato a garantire un’esperienza culturale in cambio del prezzo di una consumazione.

Quelli che valgono per il mestiere

Sant’Eustachio e la Tazza d’Oro valgono perché lavorano ancora il caffè in sede, e la lavorazione è visibile: è un contenuto tecnico verificabile, non un’atmosfera. Valzani vale perché il laboratorio è dietro il banco. Il forno del Ghetto vale perché quel tipo di pasticceria non si trova altrove in città nella stessa forma. Le botteghe artigiane del rione Ponte valgono, per chi ha un interesse specifico, a patto di entrarci con una domanda vera: sono laboratori al lavoro, non vetrine.

Quelli che valgono per l’ambiente

Rosati e Canova valgono per la posizione dentro l’impianto urbanistico del Valadier e per le sale interne, a patto di scegliere l’orario: a metà mattina e nel primo pomeriggio si sta comodi, all’ora dell’aperitivo la piazza è satura. La Spezieria di Santa Maria della Scala vale senza riserve, perché è un interno storico integro e la visita è rara: è il luogo di questa pagina con il rapporto più favorevole fra sforzo richiesto e cosa si vede.

Quelli che vivono di rendita

Diciamolo senza giri di parole. Diversi locali storici del centro, in particolare quelli affacciati sulle piazze monumentali, lavorano su una clientela che non tornerà una seconda volta e non hanno più ragione di curare il servizio: il nome sull’insegna fa il lavoro da solo. Il caso più evidente è quello dei caffè con i tavoli affacciati sui monumenti, dove il conto paga la vista e non il contenuto della tazzina. Non è scandaloso, è un modello di business legittimo, ma chi cerca un caffè storico immaginando una sopravvivenza autentica della Roma del Novecento resterà deluso. Il consiglio operativo è semplice: in quei locali si consuma al banco, e ci si siede solo se il tavolo è quello che si sta comprando.

Il caso dei locali che non esistono più

Infine, la categoria di cui nessuno parla: le insegne che continuano a comparire in guide e itinerari pur essendo chiuse. L’Antico Caffè Greco è il caso più clamoroso, ed è chiuso dall’ottobre 2025, ma lo stesso vale su scala minore per diverse botteghe uscite dall’albo comunale fra il 2023 e il 2026 e ancora citate come attive. La regola pratica è una sola: prima di inserire una bottega storica in un programma, si verifica che compaia nell’ultimo elenco pubblicato dall’amministrazione, e si telefona.

Come si visitano: tre percorsi a piedi

Le botteghe e i caffè storici di Roma non si visitano come un museo diffuso, perché sono sparsi e con orari diversi, ma si possono incrociare in tre percorsi a piedi di mezza giornata ciascuno, costruiti sulle concentrazioni reali.

Il percorso del centro antico: Pantheon, Ponte, Coronari

Si parte dal Pantheon, si scende in via degli Orfani per la torrefazione storica e la bottega di articoli da scrittura, si prosegue verso piazza Sant’Eustachio e la sua basilica, poi verso San Luigi dei Francesi e piazza Navona. Da lì si imbocca il reticolo di via della Scrofa, via della Stelletta, via dei Portoghesi e via di Tor di Nona, il tratto con la maggiore densità di laboratori riconosciuti, e si chiude su via dei Coronari. Circa due ore e mezza a passo lento, con partenza la mattina presto perché quasi tutti i laboratori chiudono nel pomeriggio e il sabato.

Il percorso del Tridente: Popolo, Babuino, Condotti

Si parte da piazza del Popolo con i due caffè storici affacciati sulla piazza, si prende via del Babuino e si devia in via Margutta per i laboratori di cornici, restauro e metalli preziosi, si visita l’Atelier Canova Tadolini, si scende verso piazza di Spagna e la Barcaccia e si passa davanti alla vetrina chiusa dell’Antico Caffè Greco in via dei Condotti, che vale la pena vedere proprio in questo stato. Chi ha tempo chiude con l’Ara Pacis e il Mausoleo di Augusto. È il percorso con il contrasto più forte fra le insegne storiche e il retail di lusso che le ha sostituite.

Il percorso Trastevere e Ghetto

Si comincia dal Ghetto, con il forno di via del Portico d’Ottavia, la rivendita storica di casalinghi allo stesso isolato, il Museo Ebraico e la Sinagoga. Si attraversa il fiume e si entra a Trastevere: la pasticceria di via del Moro, il caffè storico di via della Pelliccia, Santa Maria in Trastevere, la piazza di San Cosimato con il mercato rionale e il bar storico, e infine Santa Maria della Scala con la spezieria, se si è prenotata la visita. In giornata di pioggia questo percorso funziona meglio degli altri due perché gli interni sono più vicini fra loro: la pagina Roma quando piove raccoglie le alternative al coperto.

Regole pratiche che valgono per tutti e tre

Tre indicazioni operative. I laboratori artigiani lavorano con orari di bottega, non di negozio: mattina piena e primo pomeriggio nei giorni feriali, con chiusura frequente il sabato pomeriggio e ad agosto. I caffè storici hanno le due ore di massima calca fra le undici e l’una e fra le sei e le otto di sera, e in quelle fasce l’esperienza è puramente logistica. Le fotografie all’interno dei locali vanno chieste: molti banconi e arredi sono beni tutelati e i gestori sono legittimamente restii. Per spostarsi fra i tre percorsi la pagina come muoversi a Roma spiega le linee utili, ma nel perimetro di queste passeggiate si cammina e basta.

Domande frequenti sui caffè storici di Roma

L’Antico Caffè Greco è ancora aperto?

No, l’Antico Caffè Greco di via dei Condotti è chiuso dall’8 ottobre 2025, giorno in cui è stato eseguito lo sfratto a favore della proprietà dell’immobile, l’Ospedale Israelitico di Roma, dopo un contenzioso iniziato nel 2017 e concluso in Cassazione nel luglio 2025. La proprietà ha avviato una procedura per individuare un nuovo gestore e nell’aprile 2026 risultavano più offerte superiori al milione di euro l’anno, ma non esiste una data di riapertura confermata.

Qual è il caffè storico più antico di Roma ancora in attività?

Con la chiusura dell’Antico Caffè Greco, fondato nel 1760, i caffè storici romani ancora in attività hanno tutti fondazione novecentesca: Rosati in piazza del Popolo risale al 1922, la Casa del Caffè Tazza d’Oro al 1944 e Sant’Eustachio il Caffè al 1938, con un esercizio di caffè e latte documentato nello stesso fondo già nell’Ottocento. La gelateria Giolitti dichiara il 1890 come inizio dell’attività di famiglia, ma nasce come latteria a Monti e non come caffè.

Che cos’è l’albo dei Negozi Storici di Eccellenza di Roma Capitale?

L’albo dei Negozi Storici di Eccellenza di Roma Capitale è un elenco comunale istituito con la deliberazione del Consiglio Comunale n. 10 del 1 febbraio 2010 e comprende, nella versione pubblicata a settembre 2025, tredici attività iscritte più due cancellate d’ufficio. È distinto e più selettivo dell’albo delle Botteghe Storiche, istituito nel 1997 e aggiornato a febbraio 2026 con 157 attività, e non va confuso con l’associazione privata omonima nata nel 2008.

Come fa un locale a diventare bottega storica a Roma?

Per diventare bottega storica a Roma si presenta domanda al dipartimento competente di Roma Capitale in occasione dei bandi pubblicati dall’amministrazione, l’ultimo dei quali risale al giugno 2025, e il riconoscimento viene attribuito con determinazione dirigenziale nominativa. I criteri riguardano la continuità dell’esercizio nello stesso luogo e la conservazione di insegne, arredi, attrezzature o lavorazioni di valore documentario. Il riconoscimento non tutela il contratto di affitto e può essere cancellato d’ufficio.

Quante botteghe storiche ci sono ancora a Roma?

L’albo delle Botteghe Storiche di Roma Capitale aggiornato a febbraio 2026 elenca 157 attività riconosciute, divise fra Artigiani, Esercizi Commerciali, Strutture Alberghiere e Pubblici Esercizi. Il numero non coincide con quello dei negozi storici realmente esistenti in città, perché molte attività antiche non hanno mai chiesto il riconoscimento, e perché posizioni presenti nell’elenco del 2023, fra cui due ferramenta e un laboratorio di gesso decorativo, non compaiono più in quello attuale.

Si può visitare la Spezieria di Santa Maria della Scala?

La Spezieria di Santa Maria della Scala, nel convento dei carmelitani scalzi a Trastevere, si visita soltanto su prenotazione, in occasione di visite guidate e aperture straordinarie, e non ha un orario di apertura continuato al pubblico. Conviene verificare il calendario prima di programmare la visita. Gli ambienti si raggiungono tramite scale e conservano arredo, vetreria e strumenti della farmacia conventuale che riforniva anche la corte pontificia.

Dove sono le botteghe artigiane storiche a Roma?

Le botteghe artigiane storiche di Roma riconosciute dall’albo comunale si concentrano in tre aree: il reticolo fra piazza Navona, via della Scrofa, via della Stelletta, via dei Portoghesi e via di Tor di Nona, dove si trovano cesellatori, argentieri, fonderie di metalli preziosi e legatorie; via Margutta e via del Babuino, con cornici, restauro e lavorazione di metalli preziosi; e il tratto fra via del Pellegrino e Campo de’ Fiori. Trastevere, il Ghetto e Monti conservano poche posizioni ciascuno.

Perché stanno chiudendo le botteghe storiche di Roma?

Le botteghe storiche di Roma chiudono soprattutto per il livello dei canoni di locazione nel centro, che si sono agganciati al valore turistico e al retail di lusso, come mostra il caso del Caffè Greco, passato da una richiesta di circa 17.000 euro mensili a circa 150.000. Pesano anche la mancanza di successione generazionale, visibile nelle numerose variazioni di titolare registrate nell’albo fra il 2024 e il 2026, e la contrazione della domanda in merceologie erose dal commercio online.

Vale la pena fermarsi nei caffè storici di Roma?

Fermarsi nei caffè storici di Roma ha senso quando il locale conserva una lavorazione visibile, come la tostatura a legna di Sant’Eustachio o la torrefazione della Tazza d’Oro, o un interno integro come le sale di Rosati in piazza del Popolo. Nei locali affacciati direttamente sui monumenti conviene consumare al banco, perché il servizio al tavolo paga la posizione e non la qualità. Gli orari di minor calca sono la prima mattina e il tardo pomeriggio dei giorni feriali.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Chi costruisce un itinerario romano che incroci i caffè storici, le botteghe artigiane e i rioni in cui sopravvivono, unendo le passeggiate del centro antico alle tappe di Trastevere e del Testaccio, trova strumenti di pianificazione e di coordinamento su Tour Leader Pro, utili soprattutto quando le visite vanno prenotate con anticipo e gli orari delle botteghe non coincidono con quelli dei musei.

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