Foro di Traiano
Il Foro di Traiano è l’ultimo, il più grande e il più spettacolare dei Fori Imperiali: una piazza monumentale inaugurata nel 112 d.C. che occupava, con tutti i suoi edifici, un rettangolo di circa trecento metri per centottantacinque fra le pendici del Quirinale e quelle del Campidoglio. Per costruirlo fu necessario asportare la sella di terreno che univa i due colli, uno sbancamento di centinaia di migliaia di metri cubi di roccia e terra che ha cambiato per sempre la topografia del centro di Roma. Chi passa oggi lungo via dei Fori Imperiali, fra piazza Venezia e il Colosseo, vede dall’alto un campo di colonne mozzate, basi di granito, muri di fondazione e un pavimento di lastre: sono i resti della Basilica Ulpia e della piazza forense, e sono soltanto una porzione del complesso originario, perché il resto sta ancora sotto la strada, sotto i palazzi e sotto le chiese che gli sono cresciute attorno. In fondo, incastrata fra due chiese gemelle del Seicento, si alza l’unico pezzo arrivato quasi intatto: la Colonna Traiana. Le righe che seguono raccontano com’era fatto questo foro, chi lo progettò, perché faceva una tale impressione sugli antichi, come è stato riportato alla luce fra l’età napoleonica e gli anni Trenta del Novecento, che cosa si riesce a vedere oggi gratis dalle passerelle della strada e che cosa invece si visita pagando un biglietto.
Dove si trova il Foro di Traiano e come raggiungerlo
Il Foro di Traiano occupa l’estremità nordoccidentale dell’area dei Fori Imperiali, cioè il tratto più vicino a piazza Venezia. Chi arriva da piazza Venezia lo incontra subito sulla sinistra scendendo verso il Colosseo: prima il grande incasso rettangolare con le colonne rialzate della Basilica Ulpia, poi, più indietro e più in basso rispetto al piano stradale moderno, la Colonna Traiana stretta fra la chiesa del Santissimo Nome di Maria e quella di Santa Maria di Loreto. Sul lato opposto della piazza, addossato alle pendici del Quirinale, si alza l’emiciclo a più piani dei Mercati di Traiano, con la Torre delle Milizie medievale che spunta dietro. È una delle poche zone di Roma dove la distanza fra il piano antico e il piano moderno si misura a occhio: fra la lastricatura della piazza traianea e l’asfalto di via dei Fori Imperiali ci sono parecchi metri di dislivello.

A piedi dal centro
Da piazza Venezia bastano due minuti a piedi. Dal Pantheon si cammina una quindicina di minuti passando per via del Corso o per il Gesù; dal Colosseo si percorre tutta via dei Fori Imperiali in circa dieci minuti, in leggera salita, con i resti degli altri fori sulla destra e quelli del Foro Romano e del Palatino sulla sinistra. Dal Campidoglio, se si esce dalla piazza del Campidoglio sul lato posteriore, si scende direttamente verso il Foro di Traiano in pochi minuti, e conviene farlo perché la terrazza sopra il Foro di Cesare offre una delle viste d’insieme migliori sull’intera valle.
Che cos’è il Foro di Traiano: l’ultimo dei Fori Imperiali
I Fori Imperiali sono cinque piazze monumentali costruite fra la metà del I secolo a.C. e l’inizio del II secolo d.C. per affiancare e sostituire il vecchio Foro Romano, ormai troppo piccolo e troppo affollato per le funzioni di una capitale che governava il Mediterraneo. Nell’ordine: il Foro di Cesare, inaugurato nel 46 a.C. e completato da Augusto; il Foro di Augusto, dedicato nel 2 a.C.; il Templum Pacis voluto da Vespasiano; il Foro di Nerva, detto anche Foro Transitorio, iniziato da Domiziano e inaugurato dal successore; e infine il Foro di Traiano, l’ultimo e il più esteso di tutti.
Una piazza che è anche un’operazione urbanistica
Definire il Foro di Traiano una piazza è riduttivo. Si tratta di un complesso articolato che comprendeva un ingresso monumentale, una piazza porticata con due grandi esedre semicircolari, una statua equestre colossale al centro, una basilica civile gigantesca, due edifici che la tradizione degli studi identifica come biblioteche, una colonna istoriata e, aggiunto più tardi, un tempio dedicato all’imperatore divinizzato. Il tutto in un’area che le fonti moderne indicano intorno ai trecento metri di lunghezza per centottantacinque di larghezza, con la sola piazza aperta che misurava circa centosedici metri per novantacinque secondo le ricostruzioni italiane più diffuse, mentre altre sintesi indicano valori leggermente diversi, intorno ai centoventi per novanta. La differenza dipende da dove si fanno cadere i limiti della piazza rispetto ai portici, e non da un disaccordo sostanziale sulle proporzioni.
Perché fu costruito
Il foro nacque dal bottino della conquista della Dacia, l’attuale Romania, portata a termine da Traiano fra il 101 e il 106 d.C. con due campagne militari. L’oro dacico finanziò l’impresa edilizia, e la vittoria ne fornì il tema decorativo: prigionieri daci scolpiti a decine, armi e trofei, e naturalmente il racconto per immagini avvolto attorno alla Colonna. Non era soltanto celebrazione. Il complesso ospitava funzioni concrete, giudiziarie e amministrative, e restituiva alla città spazi pubblici coperti che al Foro Romano scarseggiavano da tempo.
Apollodoro di Damasco
Il progetto è attribuito ad Apollodoro di Damasco, l’architetto e ingegnere militare di origine siriaca che aveva seguito Traiano nelle campagne daciche e che aveva costruito per lui il ponte sul Danubio, un’opera di ingegneria che la Colonna stessa raffigura. Apollodoro è uno dei pochissimi architetti dell’antichità di cui conosciamo il nome con ragionevole certezza, e il Foro di Traiano è considerato il suo capolavoro. Su di lui circola anche un racconto di segno diverso, riferito da fonti tarde, secondo cui sarebbe stato messo a morte da Adriano dopo un contrasto in materia di architettura: è un aneddoto tramandato dalla tradizione letteraria antica, non un fatto documentato, e va preso per quello che è.
Lo sbancamento della sella fra Campidoglio e Quirinale
Prima di Traiano, il Campidoglio e il Quirinale non erano due colli separati come li vediamo oggi: erano collegati da una sella di terreno, un dosso continuo che chiudeva la valle dei fori verso il Campo Marzio. Per ricavare lo spazio necessario al nuovo complesso, quella sella fu tagliata via. Le stime correnti parlano di oltre trecentomila metri cubi di terra e roccia asportati e portati fuori città, scaricati oltre la Porta Collina, cioè verso il settore settentrionale delle mura repubblicane.
Un intervento senza precedenti
Va misurata la portata dell’operazione. Trecentomila metri cubi, con i mezzi del II secolo, significano anni di lavoro di squadre numerose, un sistema organizzato di trasporto su carri e probabilmente l’impiego di manodopera servile e di prigionieri di guerra. Non esisteva nulla di paragonabile nella storia edilizia della città: si era già intervenuti su pendii e terrazzamenti, ma mai per eliminare un intero rilievo naturale nel cuore urbano. L’effetto sul paesaggio è permanente. La discontinuità che oggi separa il Campidoglio dal Quirinale, e che rende possibile il passaggio di via dei Fori Imperiali e delle strade attorno a piazza Venezia, è il risultato di quel cantiere.
La leggenda dei cento piedi
Esiste una lettura tradizionale, ripetuta in moltissime guide, secondo cui l’altezza della Colonna Traiana, cioè cento piedi romani, indicherebbe esattamente lo spessore della collina asportata. L’iscrizione dedicatoria della Colonna contiene effettivamente un riferimento all’altezza del monte, e questa è la base di quella lettura. Gli studi moderni sono divisi: c’è chi legge il passo come una misura tecnica reale della quota rimossa, e chi lo considera un’espressione retorica destinata a celebrare l’impresa più che a documentarla. Anche la ricostruzione geologica della sella non è univoca, perché il dosso non aveva un’altezza costante. Conviene riportare entrambe le posizioni senza sposarne nessuna: l’iscrizione dice che si è tagliato un monte alto quanto la colonna, il che resta impressionante anche se lo si legge come una cifra tonda e simbolica.
La piazza, i portici e le statue dei Daci
Chi entrava nel foro veniva da sud, dal lato del Foro di Augusto, attraverso un ingresso monumentale che le fonti descrivono come un arco a più fornici, sormontato da un carro trionfale di bronzo dorato e decorato con fregi e statue di prigionieri daci. Di quell’arco non resta nulla in piedi: lo conosciamo soprattutto dalle monete, che ne riproducono la facciata, e da frammenti scultorei recuperati negli scavi.
I portici e le esedre
I lati lunghi della piazza erano chiusi da portici, rialzati di due gradini rispetto al piano della piazza e retti da colonne. Dietro i portici, su entrambi i lati, si aprivano due grandi esedre semicircolari coperte, cioè due ambienti a pianta curva che allargavano lo spazio utilizzabile e ne spezzavano la rigidità rettangolare. L’esedra orientale è quella che si addossa alle pendici del Quirinale, e il suo profilo curvo è ripreso quasi esattamente dall’emiciclo dei Mercati di Traiano retrostante: i due edifici furono progettati insieme, e la corrispondenza fra le due curve è uno degli argomenti più forti per attribuire anche i Mercati allo stesso cantiere.
I Daci sopra le colonne
Sopra il colonnato dei portici correva un attico decorato con statue di prigionieri daci in marmo, alternate a clipei, cioè a scudi circolari, ornati da teste ritratto. I Daci erano scolpiti in piedi, a grandezza superiore al naturale, con la lunga tunica, il mantello e il berretto tipici, le braccia incrociate o legate. Ne restano numerosi esemplari sparsi fra musei e collezioni: alcuni furono reimpiegati nel IV secolo sull’Arco di Costantino, dove si vedono ancora oggi allineati sull’attico, ed è uno dei casi più clamorosi di riuso di materiale traianeo nella Roma tardoantica. Altri sono conservati nei Musei Capitolini, nei Musei Vaticani e in raccolte fuori d’Italia.
La statua equestre di Traiano
Al centro della piazza si alzava una statua equestre colossale dell’imperatore, l’Equus Traiani, in bronzo dorato. Non ne resta nulla: fu fusa o dispersa in età post antica. Le indagini archeologiche condotte fra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila hanno individuato la fossa di fondazione del basamento, e hanno riservato una sorpresa, perché il monumento non stava esattamente al centro geometrico della piazza ma risultava spostato verso sud rispetto alla posizione che le ricostruzioni tradizionali gli assegnavano. È uno di quei dettagli che sembrano minimi e che invece costringono a ridisegnare l’intero schema compositivo, perché il rapporto fra la statua, l’ingresso e la facciata della basilica era il fulcro della regia visiva pensata da Apollodoro.
La Basilica Ulpia, la più grande basilica di Roma
Sul lato di fondo della piazza, in posizione trasversale rispetto all’asse d’ingresso, si stendeva la Basilica Ulpia, che prendeva il nome dalla gens Ulpia, la famiglia di Traiano. Era la più grande basilica mai costruita a Roma, e i numeri che la riguardano vanno maneggiati con attenzione perché le fonti divergono.
Le misure e perché le fonti non concordano
Le sintesi italiane più diffuse indicano circa centosettanta metri sull’asse maggiore e quasi sessanta su quello minore. Altre ricostruzioni, di area anglosassone, riportano invece centodiciassette metri per cinquantacinque. La discrepanza non è un errore: dipende da che cosa si include nella misura. I centosettanta metri comprendono le due absidi che sporgevano sui lati corti, mentre la misura più contenuta si riferisce al corpo rettangolare della basilica senza le absidi. Chi legge le due cifre affiancate senza questa chiave si convince che qualcuno abbia sbagliato i conti. Vale la pena dirlo esplicitamente, perché è uno dei punti in cui le guide si contraddicono più spesso.
Come era fatta dentro
La basilica aveva cinque navate: una navata centrale molto ampia, indicata intorno ai venticinque metri di larghezza, e quattro navate laterali, due per parte, separate da file di colonne. Le ricostruzioni parlano di un totale intorno alle novantasei colonne di granito grigio per gli ordini interni, con capitelli e trabeazioni in marmo. Sui due lati corti si aprivano le absidi. La facciata verso la piazza presentava tre avancorpi sporgenti, cioè tre corpi aggettanti con altrettanti ingressi, e quello centrale era sormontato secondo le fonti antiche da un carro di bronzo dorato e da statue colossali dell’imperatore.
Il tetto di bronzo dorato
La copertura, secondo le descrizioni tramandate, era rivestita di tegole di bronzo dorato, e l’altezza della basilica viene indicata intorno ai cinquanta metri. Bisogna immaginare, in una città in cui la maggior parte degli edifici era di mattoni e intonaco, una massa di quelle dimensioni che rifletteva la luce del sole dalla copertura. Quel bronzo non è arrivato a noi per un motivo semplice: nel VII secolo il materiale metallico degli edifici antichi fu sistematicamente recuperato, e in generale ogni metallo utilizzabile è stato asportato dalla città antica nei secoli successivi alla fine dell’impero.
A che cosa serviva
Una basilica romana non era una chiesa: il termine indicava un edificio civile coperto, destinato all’amministrazione della giustizia, agli affari e alla presenza pubblica dell’imperatore. Nella Basilica Ulpia si tenevano processi, si trattavano cause, si svolgevano cerimonie ufficiali. Una delle due absidi, secondo una ricostruzione accolta da molti studiosi, ospitava la sede del culto di Libertas e l’atto giuridico della manomissione, cioè la cerimonia con cui uno schiavo veniva liberato: in quel caso il complesso avrebbe ereditato la funzione dell’Atrium Libertatis repubblicano, l’edificio demolito proprio per far posto al foro traianeo. È una ricostruzione plausibile e molto citata, ma resta una ricostruzione, non un dato certificato da un’iscrizione trovata in posto.
Quello che si vede oggi
Della basilica resta visibile il settore centrale, con i fusti di granito grigio rialzati nel Novecento a segnare l’andamento delle navate, le basi in posto, tratti di pavimento e i muri di fondazione. Il resto è sotto via dei Fori Imperiali e sotto gli edifici moderni. Dal 2021 è in corso un progetto di anastilosi, cioè di rimontaggio con gli elementi architettonici originali superstiti, finalizzato a rialzare colonne della basilica e a restituire una parte dell’elevato: il cantiere ha una dotazione di circa un milione e mezzo di euro e si è svolto per fasi successive, per cui lo stato dei lavori visibile in un dato momento può essere diverso da quello descritto nelle guide stampate. Conviene verificare sul posto o presso la Sovrintendenza Capitolina a che punto si trovi l’intervento.
Le due biblioteche e la Colonna Traiana
Dietro la Basilica Ulpia, in un cortile stretto, stavano due ambienti simmetrici affacciati l’uno di fronte all’altro, e fra loro la Colonna. È la parte del complesso che ha subito meno danni nella parte visibile e che è più discussa nell’interpretazione.
La Biblioteca Ulpia, greca e latina
I due ambienti sono tradizionalmente identificati con la Biblioteca Ulpia: uno destinato ai testi in latino, l’altro a quelli in greco, secondo lo schema bilingue consueto nelle grandi biblioteche pubbliche romane. Le pareti erano scandite da due ordini di colonne, fra le quali si aprivano nicchie raggiungibili salendo alcuni gradini: in quelle nicchie stavano gli armadi con i rotoli. La Biblioteca Ulpia non conservava soltanto letteratura. Secondo le fonti vi erano depositati archivi di Stato, fra cui gli atti degli imperatori e gli editti dei pretori, il che ne faceva un luogo di consultazione giuridica oltre che un’istituzione culturale. Fu una delle biblioteche più importanti del mondo antico e risulta ancora funzionante, almeno in parte, in età tardoantica.
La Colonna in mezzo
Fra i due ambienti si alza la Colonna Traiana, dedicata nel 113. È alta cento piedi romani, cioè 29,78 metri, che diventano circa quaranta contando il basamento e la statua sommitale. È costituita da blocchi di marmo lunense sovrapposti, e all’interno contiene una scala a chiocciola di centottantacinque gradini illuminata da una quarantina di feritoie ricavate nel rilievo. Il fregio a spirale, che si avvolge ventitré o ventiquattro volte attorno al fusto per un’estensione complessiva di circa duecento metri, racconta le due guerre daciche con migliaia di figure. Il basamento custodiva la camera dove furono deposte le ceneri dell’imperatore e, secondo la tradizione, quelle della moglie Plotina: un sepolcro dentro il pomerio, cioè dentro il limite sacro della città, che costituiva un’eccezione straordinaria alle regole romane sulla sepoltura. In cima c’era una statua di bronzo di Traiano; dal 1587, per volontà di Sisto V e per mano di Domenico Fontana, c’è una statua di San Pietro.
Perché la Colonna ha una scheda a parte
Della Colonna, del suo racconto figurato, del modo in cui era pensata per essere guardata e della vicenda della statua sommitale si parla per esteso nella scheda dedicata alla Colonna Traiana, che tratta il monumento singolo; questa pagina si occupa invece del complesso del foro nel suo insieme, di cui la Colonna è una parte.
Il tempio del Divo Traiano: l’edificio che forse non c’era
Traiano morì nel 117 in Cilicia, di ritorno dalla campagna partica, e fu divinizzato. La Historia Augusta riferisce che Adriano aggiunse al foro un tempio dedicato al padre adottivo divinizzato e a Plotina, morta nel 124, e precisa che fu l’unica costruzione fra le molte da lui realizzate su cui Adriano volle apporre il proprio nome. La costruzione si colloca fra il 125 e il 138 d.C.
Il problema: dove stava
Qui comincia una delle questioni più discusse dell’archeologia romana. Per molto tempo si è ritenuto che il tempio sorgesse a nord della Colonna, sotto l’attuale Palazzo Valentini, chiudendo il complesso sul lato opposto all’ingresso. Gli scavi condotti in quell’area, però, hanno trovato fondazioni di insulae, cioè di case d’abitazione, e non di un tempio. Altre ipotesi hanno spostato l’edificio verso il Foro di Augusto, ma gli scavi del Giubileo del 2000 hanno restituito in quel punto un cortile porticato, non un tempio. Una terza lettura, più radicale, ha proposto che le celle templari coincidessero con le due aule laterali alla Colonna, cioè con gli ambienti che tutti chiamano biblioteche. Andrea Carandini ha proposto nel 2011 una ricostruzione che tiene insieme parte di queste letture, e le indagini condotte sotto Palazzo Valentini da Eugenio La Rocca hanno fornito elementi a favore di un recinto a ferro di cavallo con colonnato e una facciata forse a sei o otto colonne. La conclusione onesta è che la posizione, e per alcuni studiosi perfino l’esistenza come edificio autonomo, del tempio del Divo Traiano restano oggetto di dibattito aperto.
Che cosa ne resta
I materiali superstiti attribuiti al tempio sono pochi ma eloquenti. Si conserva l’iscrizione dedicatoria, oggi ai Musei Vaticani. E soprattutto restano elementi architettonici colossali: un fusto monolitico di granito grigio del Mons Claudianus, in Egitto, di circa due metri di diametro, e un capitello in marmo bianco lunense alto 2,12 metri. Da quel capitello si ricava per proporzione un’altezza delle colonne intorno ai venti metri, il che farebbe del tempio del Divo Traiano uno degli edifici sacri più alti di Roma antica. Un frammento di quel fusto di granito è visibile nell’area, e vale la pena cercarlo con gli occhi: è la misura fisica di un edificio che non sappiamo neppure dove collocare.
Perché la questione conta
Non è un cavillo da specialisti. La posizione del tempio decide la forma complessiva del foro: se il complesso si chiudeva a nord con un edificio sacro, allora l’intero percorso dall’arco d’ingresso alla piazza, alla basilica, alla Colonna, al tempio, era una sequenza progettata come racconto ascendente, dalla gloria militare all’apoteosi. Se invece il tempio stava altrove o non esisteva come edificio a sé, il complesso si legge in un altro modo. Sotto Palazzo Valentini si visitano oggi, con un percorso multimediale, le Domus Romane di Palazzo Valentini, e proprio lì si tocca con mano quanto sia stratificato il sottosuolo di questo isolato.
Una curiosità sul Foro di Traiano
Il Foro di Traiano ha ospitato per secoli una funzione che non ha nulla a che vedere con l’architettura: era il luogo in cui si bruciavano pubblicamente i registri dei debiti verso lo Stato. Adriano, all’inizio del suo regno, cancellò gli arretrati fiscali e fece dare alle fiamme nel foro di Traiano le tavolette che li registravano, in una cerimonia di condono destinata a essere vista da tutta la città. Il gesto fu ripetuto da altri imperatori, e la piazza diventò per questo una specie di teatro dell’annullamento del debito: un luogo dove il potere mostrava ai cittadini, con un falò, che il conto era chiuso.
C’è un secondo dettaglio curioso, di natura diversa. Il foro fu il luogo dove si tenevano, in età tardoantica, le letture pubbliche: gli autori recitavano le proprie opere nella Basilica Ulpia o negli spazi delle biblioteche davanti a un pubblico scelto. È uno dei rari casi in cui sappiamo che una piazza monumentale imperiale funzionava anche come sede di vita letteraria ordinaria, e non solo come scenografia del potere.
Una cosa che non ti dice nessuno sul Foro di Traiano
Quello che si vede oggi non è il foro: è una fetta del foro, tagliata da una strada moderna. Via dei Fori Imperiali passa sopra una porzione consistente del complesso traianeo, e in particolare sopra parte della Basilica Ulpia e sopra il settore meridionale della piazza. Il che significa che la sensazione di ampiezza che si prova guardando l’area archeologica è ingannevole al ribasso: l’originale era molto più grande di quanto lo spazio scoperto lasci immaginare, e i limiti che l’occhio percepisce come i confini del monumento sono in realtà i bordi dello scavo.
Le colonne rialzate non stanno tutte dove stavano
Un secondo punto che quasi nessuno dice a voce alta riguarda i fusti di granito grigio allineati nell’area della basilica. Non sono rimasti in piedi dall’antichità: furono rialzati durante gli scavi degli anni fra il 1928 e il 1931, in un’operazione di valorizzazione che rispondeva anche a esigenze di effetto scenico. Sono elementi originali, non copie, ma la loro attuale collocazione è il risultato di una scelta museografica novecentesca. Sapere questo non toglie nulla all’emozione della vista: cambia però il modo in cui la si legge, perché quello che sembra un rudere sopravvissuto è in parte un rudere ricomposto.
Le due chiese sono il segnale di un altro mondo
Le due chiese a cupola che stringono la Colonna, Santa Maria di Loreto e il Santissimo Nome di Maria, sono lì per un motivo preciso: quando furono costruite, fra Cinquecento e Settecento, l’area del foro era interrata e occupata dal tessuto urbano, e la Colonna era un elemento isolato che emergeva da un quartiere abitato. Le chiese non furono costruite “accanto agli scavi”, furono costruite in una zona in cui degli scavi non c’era traccia. È il rapporto inverso rispetto a quello che si percepisce oggi.
Foro, Mercati e Museo: tre cose diverse che la gente confonde
In un rigo: il Foro di Traiano è la piazza monumentale con la basilica e la Colonna, i Mercati di Traiano sono il complesso di edifici su più livelli costruito a ridosso del Quirinale e separato dal foro da una strada basolata, e il Museo dei Fori Imperiali è il museo allestito dal 2007 dentro i Mercati, che espone i frammenti architettonici e scultorei provenienti da tutti e cinque i fori.
I Mercati non erano un centro commerciale
Il nome trae in inganno. Il complesso dei Mercati non era un mercato nel senso moderno: gli studi lo interpretano come un insieme polifunzionale di ambienti destinati soprattutto a funzioni amministrative collegate ai Fori Imperiali, uffici e depositi di documenti, oltre a spazi utilizzabili per attività varie. L’idea del grande centro commerciale antico è una lettura ottocentesca che è rimasta attaccata al nome. Il complesso si sviluppa su sei livelli, è attraversato dalla via Biberatica che corre a mezza costa lungo il pendio, e comprende la Grande Aula con il suo sistema di volte a crociera e, nella parte alta, la Torre delle Milizie duecentesca.
Perché la curva dei Mercati ripete quella del foro
L’emiciclo dei Mercati riprende la forma dell’esedra orientale del foro perché i due interventi furono concepiti insieme: i Mercati servivano anche da muro di sostegno del pendio tagliato durante lo sbancamento, e la loro geometria nasce dall’esigenza di contenere la collina. È una delle ragioni per cui l’attribuzione dei Mercati ad Apollodoro di Damasco è considerata probabile, anche se alcune strutture iniziali potrebbero risalire all’età di Domiziano.
Il consiglio che ti do per visitare il Foro di Traiano
Il consiglio principale è di dividere la visita in due momenti distinti, perché il foro non si lascia capire da un solo punto di vista. Il primo momento è gratuito: si percorre il tratto di via dei Fori Imperiali e delle passerelle affacciate sull’area archeologica, si guarda la basilica dall’alto, ci si sposta lentamente lungo il parapetto per cambiare angolo, e si scende poi verso la Colonna dal lato delle due chiese. Il secondo momento è a pagamento e si fa dai Mercati di Traiano, in via Quattro Novembre 94: da lassù si domina il foro dall’alto e dall’altro lato, e si capisce la relazione fra la piazza, l’esedra e la collina.
L’ordine giusto
Conviene cominciare dal basso e finire in alto, non il contrario. Se si visitano prima i Mercati e poi si torna sulla strada, la vista dal parapetto risulta deludente. Se invece si guarda prima dalla strada, con la curiosità di chi non ha ancora capito la pianta, e poi si sale al museo dove i frammenti sono ricomposti e i pannelli spiegano la ricostruzione, tutto si rimette a posto. È lo stesso principio che vale per il Foro Romano: prima lo sguardo d’insieme, poi il dettaglio.
Quanto tempo serve
Per il giro esterno, cioè le passerelle e il cortile della Colonna, bastano trenta o quaranta minuti se ci si ferma a guardare davvero. Per i Mercati di Traiano con il Museo dei Fori Imperiali serve almeno un’ora e mezza, e chi legge tutto arriva tranquillamente a due ore. Sommando i due, mezza giornata è la misura giusta. Chi ha soltanto un’ora faccia il percorso gratuito e rinunci al museo senza rimpianti: il foro visto da fuori resta comunque uno degli spettacoli archeologici più forti della città.
L’ora e la stagione
La luce migliore per il lato della basilica è quella del tardo pomeriggio, quando il sole radente stacca le colonne dal fondo e allunga le ombre sul lastricato. La mattina presto va bene per la Colonna, che riceve luce sul fregio dal lato di via dei Fori Imperiali. L’area è completamente scoperta: d’estate, nelle ore centrali, il riverbero sul marmo e sulla pietra è pesante e non c’è ombra sulle passerelle. In inverno, invece, è una delle passeggiate più piacevoli del centro, e la strada pedonalizzata rende il percorso tranquillo.
Cosa mettere nello stesso itinerario
Il Foro di Traiano funziona benissimo come primo o ultimo anello di una catena che comprende il Colosseo, il Palatino, il Foro Romano e, salendo, il Campidoglio con i Musei Capitolini. Aggiungendo l’Altare della Patria, da cui si gode una vista dall’alto su tutta la valle dei fori, si copre in una giornata l’intero settore monumentale. Chi vuole restare sul tema della stratificazione può chiudere con le Domus Romane di Palazzo Valentini, a pochi passi dalla Colonna.
Accessibilità
Il percorso lungo via dei Fori Imperiali è pianeggiante e su superficie regolare, quindi praticabile anche con carrozzine e passeggini, salvo le variazioni dovute ai cantieri in corso. Per i Mercati di Traiano il museo dichiara che tutto il complesso monumentale superiore è stato adeguato alla fruizione da parte di persone con disabilità e che sono disponibili carrozzine; per i livelli inferiori e per la via Biberatica conviene informarsi prima, perché si tratta di percorsi antichi su pendio. Il numero di riferimento è il call center 060608.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
È noto che il marmo antico di Roma è stato riutilizzato per secoli, e che i monumenti hanno funzionato come cave. Quello che si cita meno spesso, parlando del Foro di Traiano, è che il saccheggio non fu un fenomeno anonimo del Medioevo buio ma un’operazione documentata, ordinata e proseguita fino in piena età moderna dalle massime autorità della città. Le colonne di marmo giallo antico della Basilica Ulpia furono prelevate per essere impiegate nella fabbrica di San Pietro: un papa del Cinquecento le fece portare via dal foro traianeo per il cantiere della basilica vaticana. Non è un dettaglio secondario, perché spiega perché dell’elevato della basilica non resti quasi nulla mentre i basamenti sono in buona parte conservati: ciò che era riutilizzabile è stato portato via, ciò che non lo era è rimasto.
Il riuso dei Daci sull’Arco di Costantino
Lo stesso principio, due secoli dopo Traiano e non mille, produsse la decorazione dell’Arco di Costantino: le statue di prigionieri daci allineate sull’attico dell’arco, accanto al Colosseo, provengono con ogni probabilità dal Foro di Traiano. Non erano rovine, erano sculture in perfetto stato staccate da un monumento funzionante per essere rimontate su un monumento nuovo.
Il quartiere Alessandrino sopra al foro
Nel Cinquecento il cardinale Michele Bonelli, detto l’Alessandrino perché originario di Alessandria, promosse la creazione di un quartiere nuovo proprio sopra l’area dei fori. Il quartiere Alessandrino visse per oltre trecentocinquant’anni, con le sue case, le sue botteghe e le sue chiesette, sopra la piazza di Traiano e sopra la Basilica Ulpia. Chi guarda oggi il vuoto rettangolare dell’area archeologica sta guardando anche il vuoto lasciato da un pezzo di Roma moderna che è stato cancellato.
La foto giusta da fare al Foro di Traiano
La fotografia più efficace non è quella della Colonna isolata, che si vede su tutte le cartoline, ma quella che tiene insieme in un solo fotogramma i due piani della città: le colonne rialzate della Basilica Ulpia in basso e, dietro, l’emiciclo di mattoni dei Mercati con la Torre delle Milizie. Si scatta dal parapetto di via dei Fori Imperiali, verso il Quirinale, e restituisce in un colpo solo la piazza imperiale, il taglio della collina e la sovrapposizione medievale. È l’immagine che spiega il luogo meglio di una didascalia.
La Colonna fra le due cupole
La seconda inquadratura da non mancare è quella che allinea la Colonna Traiana con le due cupole gemelle di Santa Maria di Loreto e del Santissimo Nome di Maria. Si ottiene dal lato di via dei Fori Imperiali, arretrando abbastanza da far entrare entrambe le chiese. Funziona perché mette in fila tre epoche in un solo scatto: il II secolo della colonna, il Cinquecento e il Settecento delle chiese, e la statua di San Pietro del 1587 in cima al monumento pagano.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo avvenimento è la costruzione stessa, fra il 106 e il 112: un cantiere durato circa sei anni che ha riorganizzato il centro di Roma. Segue l’inaugurazione del 112, registrata dai Fasti Ostienses, e la dedica della Colonna nel 113. Nel 117 Traiano muore in Oriente e le sue ceneri vengono deposte nella camera alla base della Colonna, dentro il perimetro sacro della città: un’eccezione concessa dal Senato che non ha molti paralleli. Fra il 125 e il 138 Adriano aggiunge il tempio dedicato al padre adottivo e a Plotina.
La visita di Costanzo II nel 357
L’episodio più citato è il passaggio di Ammiano Marcellino sulla visita a Roma dell’imperatore Costanzo II nel 357. Lo storico racconta che Costanzo, arrivato al Foro di Traiano, restò come inchiodato davanti a un complesso che gli parve unico sotto il cielo e ammirevole per unanime giudizio. Colpito soprattutto dalla statua equestre colossale al centro dello spazio, l’imperatore disse che di tutto quell’insieme avrebbe potuto imitare soltanto il cavallo. Al che il principe persiano Ormisda, che faceva parte del suo seguito, gli replicò che prima avrebbe dovuto far costruire una stalla altrettanto grande, se ne era capace, perché il cavallo che intendeva realizzare potesse stare a suo agio quanto quello che avevano davanti. Il senso del passo è chiaro: nemmeno un imperatore del IV secolo, padrone del mondo romano, si riteneva in grado di ripetere l’impresa di Traiano, e il complimento contiene una punta di sarcasmo sulla distanza fra le ambizioni del presente e le realizzazioni del passato.
Il lungo interramento
Dopo l’antichità il complesso subisce terremoti, spoliazioni e crolli, ma parti della Basilica Ulpia restano in piedi fino al XII secolo. Poi il livello del terreno si alza, le rovine spariscono sotto i riporti e la Colonna resta l’unico segnale visibile. Nel Cinquecento nasce sopra l’area il quartiere Alessandrino. Nel 1587 Sisto V fa collocare in cima alla Colonna la statua di San Pietro.
La strada moderna e il dibattito aperto
Il 28 ottobre 1932 viene inaugurata via dell’Impero, che taglia in due l’area dei fori e passa sopra una parte del complesso traianeo; nel 1945 cambia nome in via dei Fori Imperiali e nel 2013 viene chiusa al traffico privato. Un concorso internazionale di progettazione concluso nel 2024 ha premiato un progetto che mantiene la strada intervenendo su accessibilità e sistemazione a verde: la proposta di rimuoverla per ricomporre un parco archeologico unitario circola dagli anni Settanta e non ha mai trovato una soluzione condivisa.
Chi è passato dal Foro di Traiano
La lista comincia con i protagonisti diretti. Traiano, che lo volle e che vi è sepolto. Apollodoro di Damasco, che lo progettò. Adriano, che lo completò con il tempio e che vi bruciò i registri dei debiti. Plotina, la moglie di Traiano, le cui ceneri secondo la tradizione furono deposte insieme a quelle del marito nella base della Colonna.
Papi, cardinali e architetti
Nel Cinquecento il papato tratta il foro come cava e come area edificabile: le colonne di giallo antico della basilica finiscono nel cantiere di San Pietro, e il cardinale Michele Bonelli vi impianta il quartiere Alessandrino. Nel 1587 Sisto V e il suo architetto Domenico Fontana intervengono sulla Colonna. Nei secoli successivi la Colonna diventa una tappa obbligata per gli artisti del Grand Tour, che ne disegnano il fregio, ne studiano i costumi militari e ne traggono repertori figurativi che circolano in tutta Europa.
Archeologi e restauratori
Nell’età napoleonica Pietro Bianchi conduce gli scavi che riportano alla luce il settore centrale della Basilica Ulpia e l’area attorno alla Colonna. Fra il 1928 e il 1931 Corrado Ricci dirige lo scavo sistematico e Antonio Muñoz cura il progetto architettonico complessivo dell’area, mentre Raffaele De Vico disegna le sistemazioni a verde. Negli ultimi trent’anni i nomi legati alle nuove indagini sono soprattutto quelli di Eugenio La Rocca e, sul versante interpretativo, di Andrea Carandini, oltre alle équipe della Sovrintendenza Capitolina che hanno condotto gli scavi del Giubileo e quelli successivi.
Gli scavi: da Napoleone agli anni Trenta e oltre
La storia del ritrovamento del Foro di Traiano è, in sé, una storia politica. Ogni fase di scavo corrisponde a un regime che aveva bisogno di mostrare qualcosa.
Lo scavo napoleonico
Quando Roma è annessa all’Impero francese, l’amministrazione napoleonica avvia un programma di abbellimenti che comprende la liberazione dei monumenti antichi. Fra il 1811 e il 1814 si scava l’area della Colonna e il settore centrale della Basilica Ulpia, sotto la direzione di Pietro Bianchi. È il primo scavo moderno del foro, e produce l’invaso rettangolare che ancora oggi costituisce il nucleo dell’area archeologica. Le truppe e l’amministrazione francesi lasciano Roma prima che il progetto sia completato, e i papi proseguono l’intervento nei decenni successivi.
Gli anni Trenta
La fase decisiva è quella fra il 1924 e il 1932. Il governo fascista riprende un progetto di strada già presente nei piani regolatori fra il 1873 e il 1909 e lo realizza con obiettivi insieme pratici, cioè collegare i quartieri meridionali al centro, e ideologici, cioè esibire la Roma imperiale come genealogia del regime. Il quartiere Alessandrino viene demolito, e con esso tre chiese giudicate artisticamente irrilevanti, i cui arredi vengono però conservati. Sotto la direzione archeologica di Corrado Ricci e con il progetto di Antonio Muñoz si scava, si sistema l’area e si rialzano i fusti di granito della navata centrale della Basilica Ulpia. La strada viene inaugurata il 28 ottobre 1932.
Le indagini recenti
Dagli anni Novanta in poi la Sovrintendenza Capitolina riprende a scavare nelle aree che erano state lasciate a giardino. Le campagne fra il 1998 e il 2007 hanno modificato in profondità la ricostruzione tradizionale del complesso: hanno documentato la struttura tripartita del muro meridionale, hanno individuato la fossa di fondazione della statua equestre in posizione spostata verso sud rispetto al centro geometrico della piazza, e hanno riaperto la questione del tempio del Divo Traiano trovando sotto Palazzo Valentini abitazioni e non un santuario. Dal 2021 è in corso il progetto di anastilosi per il rialzamento di colonne della Basilica Ulpia.
Cosa si vede oggi e cosa si visita a pagamento
La parte gratuita è quella affacciata su via dei Fori Imperiali. Dalla strada pedonalizzata e dalle passerelle e dai parapetti che corrono lungo l’area archeologica si vedono dall’alto: i fusti di granito grigio rialzati della Basilica Ulpia, le basi delle colonne in posto, tratti del pavimento marmoreo della piazza e della basilica, i muri di fondazione, il profilo dell’esedra orientale, e naturalmente la Colonna Traiana nel suo cortile in fondo. Sul lato opposto si alzano i Mercati di Traiano con la Torre delle Milizie. Il percorso è aperto all’aria, senza biglietto, e si fa in qualunque momento della giornata.
La visita a pagamento
L’accesso a pagamento più diretto al complesso traianeo è quello ai Mercati di Traiano, sede del Museo dei Fori Imperiali, in via Quattro Novembre 94. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura; è chiuso il primo maggio e il venticinque dicembre, e osserva orari ridotti il ventiquattro e il trentuno dicembre. Il sito ufficiale indica per il biglietto museo più mostra una tariffa intera di 19,50 euro per i non residenti e una ridotta di 14 euro, con ingresso gratuito per i possessori della MIC Card e, secondo quanto dichiarato dal museo, con gratuità per i residenti a Roma e nella Città metropolitana a partire da febbraio 2026. Videoguida a 6 euro e audioguida a 4 euro, applicazione per telefono gratuita. La prevendita online su Vivaticket comporta un diritto di prenotazione di 1 euro, mentre il biglietto acquistato in cassa per la giornata stessa non ha sovrapprezzo. Tariffe e orari cambiano nel tempo e possono variare durante le mostre temporanee: conviene verificarli sul sito ufficiale o al call center 060608 prima di partire.
Si cammina dentro il foro?
Il piano della piazza traianea non è normalmente percorribile in autonomia come accade al Foro Romano con un biglietto. L’area archeologica dei Fori Imperiali viene aperta al pubblico in occasione di visite guidate e di iniziative programmate dalla Sovrintendenza Capitolina, con calendari che cambiano di stagione in stagione. Chi tiene a scendere al livello antico faccia bene a informarsi in anticipo sulle aperture straordinarie e sulle visite accompagnate del periodo, perché non è un accesso garantito in ogni giorno dell’anno.
Il contorno
Nello stesso raggio di trecento metri si visitano le Domus Romane di Palazzo Valentini, il complesso del Vittoriano con le sue terrazze panoramiche, Palazzo Venezia e, salendo la cordonata, il Campidoglio con i Musei Capitolini e la basilica di Santa Maria in Aracoeli. Scendendo verso il Colosseo si incontrano gli altri quattro Fori Imperiali, e da lì si prosegue verso il Foro Romano, il Palatino e, più in là, il Circo Massimo.
Domande frequenti sul Foro di Traiano
Quanto costa visitare il Foro di Traiano?
Guardare il Foro di Traiano dall’alto, dalle passerelle e dai parapetti di via dei Fori Imperiali, è gratuito e non richiede biglietto. Il biglietto serve per i Mercati di Traiano con il Museo dei Fori Imperiali, che il sito ufficiale indica a 19,50 euro intero e 14 euro ridotto per i non residenti nella formula museo più mostra, con gratuità per i possessori della MIC Card: conviene verificare le tariffe aggiornate prima della visita perché cambiano con le mostre in corso.
Quali sono gli orari?
L’area vista dalla strada è accessibile sempre, perché via dei Fori Imperiali è pubblica e pedonalizzata. I Mercati di Traiano, da cui si domina il foro, sono aperti tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30 con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura, chiusi il primo maggio e il venticinque dicembre e con orario ridotto il ventiquattro e il trentuno dicembre.
Come si arriva al Foro di Traiano con i mezzi?
Il riferimento è piazza Venezia, servita da numerose linee di autobus e distante due minuti a piedi. La fermata di metropolitana più vicina è Colosseo sulla linea B, da cui si risale a piedi via dei Fori Imperiali in una decina di minuti. I cantieri della linea C modificano periodicamente percorsi e fermate nella zona, quindi vale la pena controllare la situazione del momento.
Quanto tempo serve per visitare il Foro di Traiano?
Per il percorso esterno gratuito, cioè le passerelle e il cortile della Colonna, bastano trenta o quaranta minuti. Aggiungendo i Mercati di Traiano e il Museo dei Fori Imperiali servono almeno un’ora e mezza in più, per un totale che arriva comodamente a mezza giornata.
Che differenza c’è fra il Foro di Traiano, i Mercati di Traiano e il Museo dei Fori Imperiali?
Il Foro di Traiano è la piazza monumentale antica con la Basilica Ulpia e la Colonna, i Mercati di Traiano sono il distinto complesso di edifici su sei livelli addossato al Quirinale e separato dal foro da una strada antica, e il Museo dei Fori Imperiali è il museo allestito dal 2007 dentro i Mercati che espone i materiali architettonici e scultorei provenienti da tutti e cinque i Fori Imperiali.
Si può camminare dentro il Foro di Traiano?
Il piano antico della piazza non è normalmente percorribile in autonomia con un biglietto come accade al Foro Romano: l’area viene aperta in occasione di visite guidate e aperture programmate dalla Sovrintendenza Capitolina, con calendari variabili, quindi chi ci tiene deve informarsi in anticipo sulle iniziative del periodo.
Il Foro di Traiano è adatto ai bambini?
Il percorso lungo la strada è pianeggiante, all’aperto e adatto anche ai più piccoli, ed è facile tenere insieme la vista del foro con quella del Colosseo poco più in là. I Mercati di Traiano funzionano bene con i ragazzi grazie alle ricomposizioni e agli apparati multimediali, mentre i percorsi antichi sui livelli inferiori richiedono attenzione perché si sviluppano su pendio.
Si può fotografare?
All’esterno si fotografa liberamente da via dei Fori Imperiali. All’interno dei Mercati di Traiano si applicano le regole del museo, che è bene verificare all’ingresso soprattutto quando sono in corso mostre temporanee con prestiti soggetti a restrizioni.
Chi ha costruito il Foro di Traiano e quando?
Il complesso fu voluto dall’imperatore Traiano, finanziato con il bottino della conquista della Dacia e progettato da Apollodoro di Damasco: i lavori si collocano fra il 106 e il 112 d.C., il foro fu inaugurato nel 112 e la Colonna fu dedicata nel 113.
Perché conviene inserirlo in un itinerario più ampio
Il Foro di Traiano non è una meta che riempie da sola una giornata, ma è forse il punto migliore da cui capire come funzionava la Roma imperiale al massimo della sua capacità organizzativa. Inserito fra il Campidoglio e il Colosseo, letto insieme agli altri quattro Fori Imperiali e poi confrontato con il Foro Romano, restituisce in poche centinaia di metri l’intera parabola della città antica, dalla piazza disordinata delle origini alla macchina monumentale del II secolo. È in questa logica di collegamento fra tappe vicine, e non come visita isolata, che questo luogo dà il meglio.
Chi organizza un itinerario più ampio nel centro di Roma, incrociando questa tappa con le altre soste dei Fori e del Campidoglio, può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.
Prepara la visita
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Biglietti e salta-fila
Ingressi a orario per Colosseo, Vaticani e i grandi musei: si prenotano prima e si salta la fila alla cassa.
Visite guidate
Tour con guide abilitate in città e fuori porta, anche in piccoli gruppi.
Pass musei e trasporti
Un solo pass per più ingressi e per i mezzi: fai due conti sulle visite che hai in programma prima di comprarlo.
