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Le due chiese del Foro Traiano

Ai piedi della Colonna Traiana due chiese a cupola si fronteggiano come una coppia costruita in una volta sola. Non lo sono. Santa Maria di Loreto e il Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano sono separate da oltre due secoli di cantiere: la prima parte nel 1507, la seconda apre il suo cantiere nel 1735. La somiglianza che si vede dalla strada è un effetto voluto, ma tardivo, ottenuto dagli architetti del Settecento copiando la sagoma di quella che c’era già. Chi impara a guardare le due lanterne le distingue in tre secondi. Le righe che seguono spiegano che cosa sono, come riconoscerle, che cosa si vede dentro, perché sembrano appollaiate sopra un fosso archeologico e perché il contesto in cui erano nate non esiste più.

Dove si trovano le due chiese del Foro Traiano e come arrivarci

Le due chiese del Foro Traiano si trovano a meno di duecento metri da piazza Venezia, sul bordo orientale dell’area archeologica del Foro di Traiano, con la Colonna Traiana davanti e il fronte dei Mercati di Traiano alle spalle, dall’altra parte dello scavo. Santa Maria di Loreto ha il suo ingresso su piazza della Madonna di Loreto, al civico 26; il Santissimo Nome di Maria è la chiesa accanto, che gli elenchi ufficiali indicano ora come Foro Traiano 89, ora sulla stessa piazza della Madonna di Loreto, ora su piazza della Colonna Traiana.

Chiesa di Santa Maria di Loreto al foro di Traiano
Santa Maria di Loreto accanto alla colonna Traiana, sul lato del foro. Foto di Nicholas Gemini, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

A piedi, dai punti di riferimento del centro

Da piazza Venezia si arriva in tre minuti scarsi: si costeggia il Palazzo delle Assicurazioni Generali, si supera l’aiuola alberata all’angolo e le due cupole compaiono sulla destra. Dal Colosseo si cammina lungo via dei Fori Imperiali per circa un chilometro, quindici minuti buoni, tenendo lo scavo sulla destra. Dal Pantheon servono dodici minuti per largo di Torre Argentina e via delle Botteghe Oscure. Dalla Fontana di Trevi il percorso più corto passa per via delle Muratte e piazza Venezia, e richiede poco più di un quarto d’ora. Dal Campidoglio si scende dalla cordonata capitolina e si attraversa: quattro minuti.

Con i mezzi pubblici

Non c’è una stazione della metropolitana nelle immediate vicinanze. La più vicina è Colosseo sulla linea B, a circa un chilometro lungo via dei Fori Imperiali; Cavour, sempre sulla B, è leggermente più lontana e arriva dal lato opposto, per via degli Annibaldi. Gli autobus che servono il nodo di piazza Venezia sono molti, ma dall’autunno del 2025 il cantiere della metro C ha spostato diverse linee su via delle Botteghe Oscure e deviato altri percorsi: prima di partire conviene controllare il tragitto aggiornato sull’app di Atac, perché in questa fase le variazioni sono frequenti e non sempre segnalate alle paline. Il tram 8 ha il capolinea a ridosso di piazza Venezia, su via dell’Ara Coeli, a cinque minuti a piedi. Chi arriva dal Quirinale può scendere a largo Magnanapoli e percorrere la salita del Grillo o via dei Fori Imperiali in discesa.

In auto, in taxi e con la ZTL

Arrivare qui in auto privata non conviene. Tutta l’area è dentro la ZTL Centro Storico e non esistono parcheggi di superficie utili nel raggio di qualche centinaio di metri; il traffico intorno a piazza Venezia è compresso dai lavori della metropolitana. Per le regole di accesso rimandiamo alla nostra pagina su ZTL e auto a Roma, e per le alternative alla scheda come muoversi a Roma.

Accessibilità

Il marciapiede davanti alle due chiese è pianeggiante e ampio, ma entrambi gli ingressi hanno gradini: Santa Maria di Loreto ha una scalinata di accesso, il Santissimo Nome di Maria un sagrato rialzato con alzate. Chi si muove in carrozzina trova una vista completa degli esterni dalla balaustra dell’area archeologica, senza barriere, mentre per l’interno conviene telefonare prima e chiedere se è disponibile un ingresso laterale. Le indicazioni generali sulla città sono nella scheda Roma accessibile.

Due secoli di distanza: perché non sono gemelle

Fra l’avvio del cantiere di Santa Maria di Loreto, nel 1507, e quello del Santissimo Nome di Maria, fissato dalle fonti fra il 1735 e il 1736, passano duecentoventotto anni. È il dato che spiega tutto il resto. La coppia che si vede oggi non nasce da un progetto unitario come accade alle chiese gemelle di piazza del Popolo, dove i due cantieri corrono paralleli nello stesso ventennio del Seicento. Qui c’è una chiesa rinascimentale, finita nel tardo Cinquecento, e accanto una chiesa tardobarocca costruita più di un secolo e mezzo dopo che la ricalca deliberatamente.

Chi ha copiato chi

La direzione dell’imitazione è documentata e non è in discussione: il Settecento guarda al Cinquecento. L’architetto del Santissimo Nome di Maria ha davanti agli occhi la sagoma di Santa Maria di Loreto, corpo compatto con tamburo ottagonale e cupola a spicchi coronata da lanterna, e la riprende cambiando proporzioni, linguaggio e dettagli. Le schede ufficiali del Comune di Roma parlano apertamente di una chiesa che riprende le forme della vicina e che ne è in qualche modo una riscrittura; la letteratura architettonica la definisce una trascrizione intenzionale in chiave tardobarocca. Il risultato è una simmetria costruita a posteriori, con i mezzi di un’epoca diversa.

Dove le fonti non concordano

Su questo cantiere la bibliografia è meno compatta di quanto sembri, e preferiamo dirlo prima di entrare nel dettaglio. Sull’avvio di Santa Maria di Loreto circolano tre attribuzioni diverse, e sulla data del completamento della cupola ne circolano almeno due. Per il Santissimo Nome di Maria le date di inizio oscillano fra 1735 e 1736 e il passaggio di consegne fra i due architetti viene collocato ora nel 1741, ora nel 1743. Sotto, capitolo per capitolo, riportiamo entrambe le versioni quando esistono, invece di sceglierne una e presentarla come certa.

Santa Maria di Loreto, la chiesa dei fornai

Santa Maria di Loreto è la più antica delle due e appartiene da oltre cinque secoli all’arte dei fornai di Roma, oggi Pio Sodalizio dei Fornai, che ha ancora la sua sede nell’edificio addossato alla chiesa. Non è una chiesa parrocchiale né una chiesa di ordine religioso: è la chiesa di una corporazione di mestiere, e questo spiega sia le sue dimensioni contenute sia la sua storia costruttiva a singhiozzo, legata alle finanze di una confraternita e non a un mecenate unico.

Dalla cappella alla chiesa: 1500, 1507, 1534

All’origine c’è una piccola cappella che la congregazione dei fornai ottiene intorno al 1500, sotto il pontificato di Alessandro VI. Nel 1507 la confraternita la abbatte e apre il cantiere di una chiesa più grande. La consacrazione arriva nel 1534, con l’edificio ancora incompleto nella parte alta. Sopra l’ingresso principale un’iscrizione ricorda il sodalizio lauretano e l’anno giubilare 1550, che è grosso modo il momento in cui viene chiusa la facciata: le fonti collocano quella fase fra il 1550 e il 1552.

Le attribuzioni discordanti del progetto

Il nome che ricorre con più frequenza è quello di Antonio da Sangallo il Giovane, indicato come autore del progetto effettivamente eseguito. Altre fonti, fra cui la voce inglese di Wikipedia e parte della letteratura ottocentesca, retrodatano l’idea a Donato Bramante e assegnano una fase esecutiva ad Andrea Sansovino; le schede cattoliche italiane citano anche Giuliano da Sangallo fra i progettisti iniziali. Sono attribuzioni che si sono stratificate nel tempo e che vanno prese per quello che sono: la paternità sangallesca del corpo basso è quella meglio sostenuta, il resto è discusso.

Giacomo del Duca e la parte alta

La parte che rende la chiesa riconoscibile da lontano non è cinquecentesca in senso pieno: è tardocinquecentesca, e la firma Giacomo del Duca, siciliano, allievo di Michelangelo. Le fonti collocano il suo intervento fra il 1573 e il 1576 per i fianchi, il campanile e l’ordine gigante interno, e datano l’avvio della doppia calotta della cupola al 1582; un cartiglio sul tamburo porta la data 1593, che segna la conclusione dei lavori. Alcune fonti anticipano invece la lanterna al 1575 circa. Fra la posa della prima pietra e la lanterna finita passano dunque fra gli ottanta e i novant’anni.

La gabbia dei grilli

La lanterna di Del Duca è l’elemento più discusso dell’intero edificio. È vuota, traforata, con colonnine e aperture che la fanno somigliare a una struttura a giorno più che a un coronamento massiccio, e nel Settecento il critico Francesco Milizia la liquidò chiamandola gabbia dei grilli. Il soprannome è rimasto, e oggi viene ripetuto con simpatia da chi quella lanterna la considera uno degli esiti più liberi del manierismo romano. Il giudizio di Milizia dice più del neoclassicismo di chi lo scrisse che dell’oggetto: a distanza di due secoli e mezzo, quella lanterna è la ragione per cui la chiesa si riconosce anche in una fotografia sgranata.

Il campanile a due celle

Sul fianco della chiesa si alza un campanile concepito con la stessa logica: due celle sovrapposte, la prima a pianta quadrata, la seconda circolare. È un dettaglio che quasi nessuno guarda e che invece è il modo più rapido per distinguere le due chiese anche da un angolo sfavorevole, perché il Santissimo Nome di Maria non ha nulla di simile.

Come è fatta dentro

L’interno è un ottagono inscritto in un quadrato, con quattro cappelle semicircolari sui lati alterni; gli altri lati ospitano i tre ingressi e il presbiterio, che è profondo e in asse con la porta principale. Lo spazio è compatto e verticale: l’occhio sale subito al tamburo e alla cupola.

Le opere da cercare

La scultura più nota è la Santa Susanna di François Duquesnoy, detto il Fiammingo, che le fonti datano ora al 1630 e 1633, ora intorno al 1640. È considerata uno dei vertici della scultura romana del Seicento e da sola giustifica l’ingresso. Nel presbiterio ci sono altre statue in marmo, fra cui una Santa Cecilia di Giuliano Finelli e una Sant’Agnese di Pompeo Ferrucci, e angeli attribuiti a Stefano Maderno. Nelle cappelle si trovano decorazioni di Niccolò Circignani, datate 1585, e mosaici di Paolo Rossetti, per i quali le fonti oscillano fra il 1554 e il 1592. All’altare maggiore c’è una tavola attribuita in modo discorde: parte della letteratura la assegna a Marco Palmezzano, di fine Quattrocento, altre schede parlano di una pala di Pietro Vannucci detto il Perugino. Sono attribuzioni che non coincidono, e non abbiamo elementi per scegliere.

Il Santissimo Nome di Maria, la chiesa nata da Vienna 1683

La chiesa del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano nasce da un fatto militare avvenuto a milleduecento chilometri da Roma: l’assedio di Vienna del luglio 1683 e la vittoria dell’esercito della Lega Santa l’11 e il 12 settembre di quell’anno. Papa Innocenzo XI, che durante l’assedio aveva indetto un giubileo straordinario e processioni penitenziali, estese in ringraziamento la festa del Santissimo Nome di Maria a tutta la Chiesa. Da quella devozione nasce la confraternita che nel 1688 ottiene l’approvazione pontificia, e dalla confraternita nasce, mezzo secolo dopo, questa chiesa.

Antoine Dérizet e il cantiere degli anni Trenta

Il progetto è dell’architetto francese Antoine Dérizet, che le fonti italiane chiamano anche Antonio Derizet. L’avvio dei lavori è collocato nel 1735 da alcune fonti e nel 1736 da altre; la direzione di Dérizet copre il primo triennio, fino al 1738 circa. Il completamento è del 1751. Nel passaggio intermedio subentra Mauro Fontana, che le schede collocano ora al 1741, ora al 1743, e che firma l’altare maggiore nel 1741. Agostino Masucci coordina buona parte dell’apparato decorativo. È un cantiere di quindici o sedici anni, quindi rapidissimo rispetto ai decenni di Santa Maria di Loreto.

La facciata: colonne, lesene e statue sulla balaustra

Il basamento è ottagonale fin da terra, spartito da colonne e lesene composite, con il portale al centro. Fra il primo e il secondo ordine corre una balaustra che porta statue di evangelisti e profeti. È il dettaglio che permette di riconoscere questa chiesa a colpo d’occhio: sul coronamento del corpo basso ci sono figure scolpite, che sulla chiesa accanto mancano del tutto. Sopra la balaustra si alza il tamburo, scandito in otto campate con finestroni centinati.

La cupola e la lanterna

La cupola è divisa da costoloni in otto spicchi, come quella della vicina, ma la decorazione è tutta settecentesca: otto medaglioni in stucco con Storie della vita di Maria, realizzati intorno al 1750, con palme e gigli dorati fra un medaglione e l’altro. Fra gli autori degli stucchi le fonti citano Carlo Tantardini, Michelangelo Slodtz, Bernardino Ludovisi, al quale si deve un medaglione con l’Assunta del 1740, e Giovanni Battista Maini, attivo qui nel 1746. La lanterna è un piccolo tempietto chiuso, con una serie di finestrelle ad arco separate da colonnine, e al vertice un triangolo che richiama la Trinità. Chiusa e ordinata, dove quella di Santa Maria di Loreto è aperta e irregolare.

L’interno ellittico e le cappelle a raggiera

La pianta è centrale ed ellittica, con misure che le schede indicano intorno ai trenta metri di lunghezza per venticinque di larghezza. Intorno all’ellisse si aprono cappelle disposte a raggiera: le fonti divergono sul numero, sei secondo la scheda della diocesi di Roma, sette secondo Wikipedia e altre schede. La differenza dipende quasi certamente da come si conta il vano del presbiterio. Il rivestimento è in marmi policromi e risale in buona parte ai restauri ottocenteschi.

L’icona dell’altare maggiore

Sull’altare maggiore disegnato da Mauro Fontana è collocata un’immagine della Vergine col Bambino dipinta su tavola, di probabile scuola romana duecentesca, proveniente dal tesoro lateranense. Fu portata in chiesa il 9 settembre 1741 con una processione solenne, in un’epoca in cui il trasferimento di un’icona antica era un atto pubblico di peso, negoziato fra capitolo e confraternita. È l’oggetto più vecchio dei due edifici: precede di circa due secoli e mezzo la prima pietra della chiesa accanto.

Come si distinguono guardandole: quattro prove in trenta secondi

Chi guarda le due chiese del Foro Traiano dalla strada vede due cupole simili, e nove volte su dieci non sa dire quale sia quale. Ci sono quattro elementi che risolvono la questione senza bisogno di leggere le targhe, e funzionano anche da lontano, anche controluce, anche in una fotografia di scarsa qualità.

Prova uno: le lanterne

È la differenza più netta e la più facile da vedere. La lanterna di Santa Maria di Loreto è traforata e vuota: colonnine sottili, grandi aperture, un profilo mosso che lascia passare la luce e il cielo. La chiamarono gabbia dei grilli proprio per questo. La lanterna del Santissimo Nome di Maria è un tempietto chiuso, con finestrelle ad arco più piccole e regolari separate da colonnine, e termina in un vertice geometrico con il triangolo trinitario. Cielo che passa attraverso la lanterna: Loreto. Lanterna compatta contro il cielo: Nome di Maria.

Prova due: le statue sulla balaustra

Il Santissimo Nome di Maria ha una balaustra fra i due ordini con statue di evangelisti e profeti che si stagliano contro il tamburo. Santa Maria di Loreto non ha niente del genere: il passaggio dal corpo basso al tamburo è netto, senza figure. Se sulla linea del tetto compaiono sagome umane, quella è la chiesa settecentesca.

Prova tre: il campanile

Solo Santa Maria di Loreto ha un campanile, ed è un campanile particolare: due celle sovrapposte, quadrata la prima e circolare la seconda, costruite con la stessa logica di sovrapposizione di volumi semplici che governa la cupola. Il Santissimo Nome di Maria non ne ha uno paragonabile. Dal lato dei Mercati di Traiano il campanile si vede benissimo e chiude la questione in un secondo.

Prova quattro: il materiale e il colore

Santa Maria di Loreto mostra la muratura in mattoni con paraste, cornici e membrature in travertino chiaro: il contrasto fra il laterizio caldo e la pietra bianca è la sua cifra, e con il sole basso diventa evidente. Il Santissimo Nome di Maria presenta un fronte più uniforme, dominato dall’ordine architettonico in pietra e intonaco chiaro, con meno laterizio a vista. Da vicino i due edifici hanno due epidermidi diverse.

E i due tamburi

Anche i tamburi non sono uguali, benché siano entrambi ottagonali. Quello di Santa Maria di Loreto è alto e nudo, con il cartiglio datato 1593 e un disegno che punta tutto sul passaggio dal quadrato del basamento all’ottagono; quello del Santissimo Nome di Maria è scandito da paraste che delimitano otto campate con finestroni centinati, quindi molto più finestrato e più ricco di articolazione. In pratica: tamburo sobrio e scuro sopra un corpo quadrato, Loreto; tamburo chiaro, forato e scandito sopra un corpo ottagonale, Nome di Maria.

Quale delle due è a sinistra e quale a destra

La domanda ha una risposta precisa soltanto dopo aver dichiarato da dove si guarda, e per questo circolano indicazioni contraddittorie. Il dato che non dipende dall’osservatore è geografico: Santa Maria di Loreto è la chiesa occidentale, il Santissimo Nome di Maria quella orientale. Le coordinate pubblicate dal portale turistico del Comune di Roma danno Santa Maria di Loreto a 41 gradi 53 primi 45,70 secondi nord e 12 gradi 29 primi 0,43 secondi est, e il Santissimo Nome di Maria a 41 gradi 53 primi 46,19 secondi nord e 12 gradi 29 primi 4,40 secondi est. Stessa latitudine a pochi metri, quattro secondi di longitudine di differenza: un centinaio di metri in direzione est. Il Santissimo Nome di Maria è quindi quello più vicino alla salita verso largo Magnanapoli e alla Torre delle Milizie; Santa Maria di Loreto è quello più vicino a piazza Venezia.

Il punto di osservazione che dichiariamo

Guardando da sud verso nord, cioè dalle terrazze del Vittoriano o dal tratto iniziale di via dei Fori Imperiali con le spalle a piazza Venezia e il Foro di Traiano davanti, Santa Maria di Loreto è la chiesa di sinistra e il Santissimo Nome di Maria quella di destra. Questa è la conclusione che ricaviamo dalle coordinate ufficiali, non dalla ripetizione di una guida: da un punto situato a sud, l’edificio più occidentale cade a sinistra nel campo visivo e quello più orientale a destra.

Perché da piazza Venezia la risposta non funziona

Qui va detta una cosa che nessuno scrive. Restando a livello stradale in piazza Venezia, le due chiese non si presentano affiancate: si allineano quasi sulla stessa direttrice visuale. Calcolando le direzioni dalle coordinate, dalla piazza i due edifici cadono entro pochi gradi l’uno dall’altro, cioè uno davanti e uno appena dietro, parzialmente sovrapposti. Da lì parlare di destra e sinistra è fuorviante, e chi lo fa sta riportando l’immagine che ha in mente dalle cartoline, scattate quasi sempre da una quota più alta o da un punto più arretrato. La vista realmente affiancata la si ottiene salendo sulle terrazze del Vittoriano, oppure spostandosi dalla parte opposta dello scavo, verso i Mercati di Traiano, da dove l’ordine si inverte e Santa Maria di Loreto passa a destra.

Il margine di incertezza, dichiarato

Siamo sicuri della posizione reciproca est e ovest, perché è confermata da tre fonti indipendenti che coincidono: il portale del Comune, le voci enciclopediche italiana e inglese e gli indirizzi stessi, dato che Santa Maria di Loreto affaccia su piazza della Madonna di Loreto e il Santissimo Nome di Maria è censito sul Foro Traiano. Non siamo altrettanto sicuri che chiunque, mettendosi in un punto qualsiasi di piazza Venezia, veda esattamente lo schema descritto, perché bastano venti metri di spostamento e un albero per cambiare la scena. Chi vuole la certezza si metta dove abbiamo detto: da sud, in alto, con il Foro davanti. In quella posizione la lettura non cambia.

Orari, ingresso e come funziona la visita

L’ingresso a entrambe le chiese del Foro Traiano è libero e gratuito: non esistono biglietteria, prenotazione online né audioguida a pagamento. Quello che manca è la certezza dell’apertura, perché le due chiese seguono calendari diversi e nessuna delle due è aperta con continuità turistica.

Santa Maria di Loreto

Santa Maria di Loreto dipende dal Pio Sodalizio dei Fornai, che ha sede nell’edificio accanto. Il recapito telefonico pubblicato dal portale turistico del Comune è 06 6793564. Non pubblichiamo un orario di apertura perché non ne abbiamo trovato uno ufficiale e stabile: la stessa scheda comunale rimanda a un contatto diretto per gli orari delle messe e delle visite. L’apertura è legata alle celebrazioni e agli impegni del sodalizio, e in giorni feriali qualunque può risultare chiusa a metà mattina e aperta nel tardo pomeriggio, o viceversa. Chi ci tiene alla Santa Susanna di Duquesnoy telefoni il giorno prima.

Il Santissimo Nome di Maria

Per il Santissimo Nome di Maria il portale del Comune indica una messa quotidiana alle 11, segnalando però espressamente che gli orari possono variare e invitando a contattare la chiesa. Il recapito pubblicato è 06 6798013. In pratica la finestra più affidabile per trovarla aperta è quella intorno alla celebrazione del mattino, con l’avvertenza ovvia che durante la messa non si gira per la chiesa con la macchina fotografica in mano. Segnaliamo un punto pratico: il dominio internet che fino a qualche anno fa ospitava il sito dell’arciconfraternita non è più in mano sua ed è stato riutilizzato per contenuti commerciali estranei alla chiesa, quindi non va cercato lì alcun orario.

Il livello della strada, cioè perché le chiese sembrano affacciate su un fosso

Il piano di calpestio antico del Foro di Traiano si trova circa cinque metri sotto il livello stradale attuale, e le due chiese sono costruite sulla quota moderna, non su quella romana. È la ragione per cui la Colonna Traiana, che poggia sul piano antico, appare incassata in una depressione mentre le chiese sembrano affacciarsi dall’alto su una fossa. Nessuno ha scavato intorno alle chiese: è il terreno intorno alla colonna a essere stato riportato alla quota del secondo secolo.

Come si è alzato il terreno

Fra la tarda antichità e il Medioevo l’area del Foro di Traiano si è riempita di detriti, crolli, orti e case. Il livello è salito di metri, e sopra quel materiale si è costruito un quartiere abitato con chiese, botteghe e depositi. Quando i fornai aprono il loro cantiere nel 1507, il Foro di Traiano come spazio non esiste più da secoli: esiste un dedalo di vicoli con la Colonna Traiana che emerge dal tessuto edilizio come un campanile anomalo, circondata dalle case. Le due chiese nascono dentro quel tessuto, addossate ad altri edifici, viste di scorcio da strade strette.

Gli scavi napoleonici, 1812 e 1814

Il primo colpo al contesto medievale lo dà il governo napoleonico di Roma, che fra il 1812 e il 1814 fa demolire l’isolato a sud della Colonna Traiana con l’idea di ricavarne una grande piazza ellittica di gusto neoclassico. In quella campagna riemerge la pianta della Basilica Ulpia. Il progetto della piazza ellittica non viene realizzato nella forma prevista, e la sistemazione dell’area viene completata sotto Pio VII. Da allora la colonna è in fondo a uno scavo e le chiese lo guardano dall’alto.

Gli sventramenti del Novecento e il contesto che non c’è più

Fra il 1924 e il 1940 la zona compresa fra piazza Venezia e il Colosseo viene demolita per aprire via dell’Impero, inaugurata il 28 ottobre 1932 e oggi via dei Fori Imperiali. Sparisce l’intero quartiere Alessandrino, un tessuto cinquecentesco e seicentesco cresciuto sopra i Fori. Le due chiese del Foro Traiano restano in piedi, ma perdono tutto quello che avevano intorno: è la ragione per cui oggi appaiono isolate su una piazza slargata, come due oggetti posati su un tavolo vuoto.

Le chiese che non ci sono più

Nel bilancio delle demolizioni di quegli anni figurano sei chiese: San Basilio, San Lorenzo ai Monti, Sant’Eufemia, Sant’Urbano, Santa Maria in Macello e lo Spirito Santo alla Colonna Traiana, oltre a quattro conventi, un ospedale militare e sette palazzi. L’ultima di quelle chiese sorgeva a pochissimi metri da qui: il toponimo dice già tutto, era la chiesa addossata al monumento. Chi guarda oggi la piazza vede due chiese e pensa che siano sempre state le uniche. Erano parte di un gruppo.

Il guadagno e la perdita

Diciamo qual è la nostra opinione, perché una pagina senza giudizio non serve. Lo sventramento ha restituito la Colonna Traiana alla vista e ha reso leggibile la pianta del Foro, che nessuno avrebbe potuto studiare sotto un quartiere abitato. Ha però trasformato due chiese di quartiere, nate per essere viste di scorcio, in due fondali stradali isolati, privandole della scala urbana che le giustificava. Chi le trova oggi sproporzionate rispetto allo spazio che le circonda ha ragione: lo spazio è stato costruito dopo di loro, e contro di loro.

Una curiosità su Le due chiese del Foro Traiano

La curiosità più solida riguarda il mestiere: Santa Maria di Loreto è la chiesa dei fornai di Roma da più di cinque secoli, e il Pio Sodalizio dei Fornai ne è tuttora proprietario e ne occupa l’edificio adiacente. Non è un fatto folcloristico. Significa che una delle due cupole del Foro di Traiano è stata pagata, gestita e mantenuta da una corporazione di panificatori, con i tempi lunghi e le interruzioni tipiche di un’impresa finanziata a quote associative.

Due chiese, due committenti, nessun papa

Il secondo elemento curioso è che nessuna delle due chiese nasce da un papa costruttore. Una è di una corporazione, l’altra di una confraternita devozionale. Nel raggio di trecento metri ci sono committenze papali e cardinalizie imponenti, dal Campidoglio michelangiolesco alla chiesa del Gesù: queste due sono opera di associazioni di laici, e la cosa si vede nella loro scala contenuta.

Una cosa che non ti dice nessuno su Le due chiese del Foro Traiano

La cosa che non viene quasi mai detta è che la coppia è un falso ottico costruito a tavolino nel Settecento, e che la chiesa più antica non era mai stata pensata per avere una gemella. Santa Maria di Loreto nasce come edificio singolo dentro un isolato fitto. La sua cupola serviva a farla trovare, non a fare pendant con qualcosa. L’idea della coppia arriva duecento anni dopo, da un architetto francese che progetta consapevolmente un doppio.

Una simmetria senza asse

Il dettaglio che smonta l’idea di gemellarità è che manca l’asse. Nelle vere coppie architettoniche romane, a partire da quella di piazza del Popolo, le due chiese affiancano una strada o un ingresso e la simmetria serve a incorniciare un passaggio. Qui non c’è nessun varco da incorniciare: le due chiese sono semplicemente vicine, con orientamenti e fronti che non si specchiano. La coppia esiste solo nella visione frontale da sud, e si dissolve appena ci si sposta.

Il consiglio che ti do per visitare Le due chiese del Foro Traiano

Il consiglio operativo è uno solo: non venire qui con l’idea di entrare, vieni con l’idea di guardare, e considera l’interno un premio se lo trovi aperto. Entrambe le chiese hanno aperture irregolari e legate alle celebrazioni, e organizzare mezza giornata sull’ipotesi di visitarle dentro è il modo più sicuro per restare delusi. Gli esterni invece sono sempre visibili, gratuitamente, a qualunque ora, e contengono buona parte di quello che c’è da capire.

L’ora giusta della giornata

La luce migliore è quella del tardo pomeriggio, quando il sole basso da ovest accende il travertino delle paraste di Santa Maria di Loreto e stacca la lanterna traforata contro il cielo. Al mattino presto la zona è in ombra e i due edifici appaiono piatti. A mezzogiorno la luce verticale schiaccia i costoloni delle cupole e cancella proprio i dettagli che servono a distinguerle. Chi ha un solo passaggio in zona lo faccia nell’ultima ora e mezza prima del tramonto.

Il percorso che consigliamo

Partire dalla balaustra di via dei Fori Imperiali, guardare la Colonna Traiana dal basso e leggere la differenza di quota. Risalire verso piazza della Madonna di Loreto e mettersi davanti alle due facciate a distanza ravvicinata, per il confronto dei materiali. Fare il giro largo verso via Magnanapoli o la salita del Grillo, da dove si vede il campanile di Loreto e il gruppo si legge di tre quarti. Scendere infine al Museo dei Fori Imperiali dentro i Mercati, che spiega l’intero complesso traianeo e a cinquanta metri da qui è il complemento naturale di questa sosta.

Che cosa è sopravvalutato e che cosa no

Sopravvalutata è l’idea che queste chiese siano una tappa a sé: da sole non reggono una visita dedicata, e chi arriva in città per due giorni ha priorità più forti. Sottovalutatissima è invece la Santa Susanna di Duquesnoy dentro Santa Maria di Loreto, che è scultura del Seicento di primissimo livello e che quasi nessun itinerario cita. Se la chiesa è aperta, entrare vale più di molte code pagate altrove in centro. Chi si interessa di scultura barocca trova il contesto nella scheda su Bernini a Roma, che è il metro di paragone dell’epoca.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che il Santissimo Nome di Maria sia stato costruito sopra una chiesa preesistente è scritto in tutte le schede, e quasi nessuno lo racconta: la chiesa quattrocentesca di San Bernardo alla Colonna Traiana fu demolita per far posto a quella attuale. La confraternita vi si era insediata nel 1694, aveva provato a restaurarla e aveva concluso che non ne valeva la spesa. Il cantiere settecentesco è quindi una sostituzione, non un’aggiunta.

La foto giusta da fare a Le due chiese del Foro Traiano

La fotografia che funziona meglio si scatta dal lato dei Mercati di Traiano, con l’obiettivo puntato verso piazza Venezia: la Colonna Traiana si staglia al centro e le due cupole le fanno da quinte ai lati. È l’inquadratura che ricorre nelle stampe antiche e nelle fotografie ottocentesche, e funziona ancora perché restituisce insieme l’altezza della colonna, la differenza di quota e la stratificazione della piazza.

Lo scatto che dimostra la differenza

C’è poi una seconda fotografia, meno vista e più utile: un teleobiettivo sulle due lanterne, inquadrate insieme e riempiendo il fotogramma. Con una focale dai centocinquanta millimetri in su, dalla balaustra di via dei Fori Imperiali, si ottiene un confronto diretto fra il traforo della gabbia dei grilli e il tempietto chiuso del Nome di Maria. È l’immagine che spiega in un colpo la distanza di due secoli, e non la fa quasi nessuno.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo avvenimento che riguarda questo punto preciso della città è la dedicazione del Foro di Traiano nel 112 dopo Cristo e l’erezione della Colonna nel 113, cioè millequattrocento anni prima che i fornai aprissero il loro cantiere. Tutto quello che è venuto dopo si è appoggiato, letteralmente, su quel livello.

1683, 1688, 1741

Il 12 settembre 1683 la Lega Santa sconfigge l’esercito ottomano sotto Vienna; Innocenzo XI estende alla Chiesa universale la festa del Santissimo Nome di Maria e nel 1688 approva la confraternita romana dedicata a quella festa. Il 9 settembre 1741 l’icona mariana entra nella nuova chiesa con una processione solenne. Nel 1751 il cantiere è concluso.

1812, 1932, 1969

Fra il 1812 e il 1814 il governo napoleonico demolisce l’isolato a sud della Colonna e riporta alla luce la Basilica Ulpia. Il 28 ottobre 1932 viene inaugurata via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali, al termine della demolizione del quartiere Alessandrino. Nel 1969 Paolo VI istituisce la diaconia cardinalizia del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano. Tre date che riassumono il passaggio da quartiere abitato a scenografia archeologica.

Chi è passato da Le due chiese del Foro Traiano

Il nome più pesante legato a questi due edifici è quello di Giacomo del Duca, allievo di Michelangelo Buonarroti e autore della cupola, del campanile e della lanterna di Santa Maria di Loreto. Attraverso di lui la lezione michelangiolesca arriva qui in forma diretta, e non per via di manuale.

Architetti

Antonio da Sangallo il Giovane è indicato dalla maggioranza delle fonti come autore del progetto eseguito della chiesa cinquecentesca; parte della letteratura chiama in causa anche Donato Bramante, Giuliano da Sangallo e Andrea Sansovino, con attribuzioni discusse. Sul fronte settecentesco lavorano il francese Antoine Dérizet e Mauro Fontana. Nell’Ottocento intervengono Luca Carimini e, per la cupola della chiesa settecentesca, Luigi Gabet; il completamento tardo di Santa Maria di Loreto passa anche per Giuseppe Sacconi, che di lì a poco avrebbe progettato il Vittoriano.

Scultori e pittori

François Duquesnoy, detto il Fiammingo, firma la Santa Susanna; Giuliano Finelli la Santa Cecilia, Pompeo Ferrucci la Sant’Agnese, e a Stefano Maderno sono attribuiti gli angeli. Niccolò Circignani decora una cappella nel 1585 e Giuseppe Cesari, il Cavalier d’Arpino, lascia due tele. Nella chiesa settecentesca lavorano Agostino Masucci, Stefano Pozzi, Nicolò Ricciolini, e agli stucchi Bernardino Ludovisi, Giovanni Battista Maini, Michelangelo Slodtz e Carlo Tantardini. È un elenco che copre due secoli di scultura e pittura romana, dal manierismo al tardobarocco, e che si incrocia con i nomi delle schede su Caravaggio a Roma e Borromini a Roma.

Chi non ci è passato, malgrado la leggenda

Circola nelle visite improvvisate l’idea che Michelangelo abbia messo mano a queste cupole. Non ci sono documenti che lo sostengano, e va trattata per quello che è, tradizione orale nata dalla presenza del suo allievo in cantiere e dalla vicinanza della sua casa a Macel de’ Corvi. Michelangelo morì a pochi passi da qui nel 1564, ma la cupola di Santa Maria di Loreto è opera di Del Duca.

Che cosa c’è intorno, entro dieci minuti a piedi

Le due chiese del Foro Traiano si trovano dentro il raggio più denso di monumenti di Roma: in dieci minuti a piedi si raggiungono una ventina di luoghi con una scheda propria. La sosta qui ha senso soprattutto come anello di una catena.

Verso i Fori e il Campidoglio

Scendendo lungo via dei Fori Imperiali si incontrano il Foro Romano con la Curia Iulia, il tempio di Saturno, l’arco di Settimio Severo, l’arco di Tito, il tempio di Antonino e Faustina e la basilica di Massenzio. Sul fianco del Campidoglio ci sono la chiesa dei Santi Luca e Martina, il Carcere Mamertino con San Pietro in Carcere e i Musei Capitolini, oltre alla basilica di Santa Maria in Aracoeli.

Verso il Corso e il Campo Marzio

Dalla parte opposta si imbocca via del Corso e in pochi minuti si arriva a San Marcello al Corso, a piazza Colonna con la Colonna di Marco Aurelio, alla chiesa di Sant’Ignazio e alla basilica dei Santi XII Apostoli. Chi vuole leggere queste due cupole dentro il quadro generale del secolo trova il percorso nella scheda su Roma barocca, e chi ha poche ore può incastrarle nei giri di Roma in un giorno o tre giorni a Roma. Trattandosi di due chiese a ingresso libero, rientrano anche in Roma gratis. A due passi, la Casa dei Cavalieri di Rodi e Palazzo Venezia completano l’isolato.

Mangiare vicino al Foro Traiano senza farsi male

Il quadrante fra piazza Venezia, i Fori e via dei Fori Imperiali è fra i più esposti di Roma per la ristorazione: passaggio continuo, clientela che non torna, prezzi costruiti sul turista. Su questo sito non consigliamo locali per nome. Un elenco di insegne invecchia in pochi mesi e non insegna nulla; i criteri restano validi per anni.

I cinque segnali che indicano una trappola

Il primo è la signora che tira la pasta fresca in vetrina o sul marciapiede. È un richiamo pensato per chi passa, non un indizio di cucina. Nei quartieri dove si mangia bene nessuno lavora in strada per farsi vedere.

Il secondo è il menu con le fotografie dei piatti. Serve a far ordinare chi non legge l’italiano, e chi lo espone ha già deciso che il suo cliente è di passaggio.

Il terzo è l’acchiappino sulla soglia che invita a sedersi. Un locale che deve fermare la gente per strada non ha clienti abituali.

Il quarto è l’orario continuato dalla mattina alla notte senza pausa di cucina. Una cucina vera si ferma fra pranzo e cena per pulire e preparare. Chi serve a qualunque ora sta scaldando.

Il quinto, decisivo qui, è la posizione davanti al monumento. I locali affacciati sui Fori o sullo slargo di piazza Venezia lavorano su un flusso che si rinnova ogni giorno e non hanno interesse a fidelizzare nessuno. È lì che compaiono le voci non prezzate sul menu, il coperto che si scopre solo sullo scontrino, il listino diverso fra la sala interna e il tavolo fuori. Chiedere il prezzo prima di ordinare e pretendere il conto dettagliato sono due gesti che in questa zona conviene fare sempre.

Il criterio che funziona meglio di qualsiasi recensione

Guardare chi è seduto e in che lingua ordina. Se ai tavoli ci sono romani che parlano fra loro, se il cameriere prende le ordinazioni in italiano e i clienti sembrano gente che torna, il posto ha un senso. Se ai tavoli ci sono soltanto stranieri e il personale cambia lingua a ogni turno, il locale vive di passaggio. Vale più di mille recensioni online, e costa dieci secondi.

Le catene del centro

Negli ultimi anni intorno a piazza Venezia sono comparsi locali che ripetono la stessa insegna in più punti della città, con menu identico e code organizzate col numerino. Non li nominiamo. L’osservazione che conta è che i romani non ci vanno: sono format costruiti per il flusso turistico, standardizzati per funzionare ovunque, e quindi senza alcun rapporto con la cucina di questa città.

Una lista curata, per chi la vuole

Per chi preferisce comunque un riferimento, Daniele Dezi tiene una raccolta personale di indirizzi romani su Google Maps: è una lista personale di Daniele Dezi su Google Maps, curata e non sponsorizzata, senza accordi commerciali con i locali segnalati. Va presa per quello che è, una selezione soggettiva basata su frequentazione diretta. I criteri generali sono nella scheda dove mangiare a Roma.

Domande frequenti sulle due chiese del Foro Traiano

Quali sono le due chiese del Foro Traiano?

Le due chiese del Foro Traiano sono Santa Maria di Loreto e il Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano, affacciate sull’area archeologica ai piedi della Colonna Traiana, a meno di duecento metri da piazza Venezia. La prima fu avviata nel 1507 per la confraternita dei fornai, la seconda fra il 1735 e il 1736 per la confraternita nata dopo la vittoria di Vienna del 1683. Sembrano gemelle, ma le separano oltre due secoli.

Le chiese del Foro Traiano sono davvero gemelle?

Le due chiese del Foro Traiano non sono gemelle: hanno cantieri distanti più di due secoli e nessun progetto unitario. La somiglianza è un effetto voluto dal Settecento, quando l’architetto francese Antoine Dérizet progettò il Santissimo Nome di Maria riprendendo la sagoma di Santa Maria di Loreto, già in piedi da centocinquant’anni. Si distinguono dalle lanterne, dalle statue sulla balaustra e dal campanile, che ha soltanto la chiesa cinquecentesca.

Quanto costa entrare nelle chiese del Foro Traiano?

L’ingresso alle due chiese del Foro Traiano è libero e gratuito: non esistono biglietteria né prenotazione. Il problema non è il costo ma l’apertura, perché entrambe seguono calendari legati alle celebrazioni e possono risultare chiuse in orari qualunque. Gli esterni, che contengono buona parte di quello che c’è da capire, sono visibili in ogni momento dalla piazza e dalla balaustra dell’area archeologica.

Quali sono gli orari delle chiese del Foro Traiano?

Gli orari delle due chiese del Foro Traiano sono variabili e diversi fra loro, e non esiste un orario turistico stabile pubblicato. Per il Santissimo Nome di Maria il portale del Comune di Roma indica una messa quotidiana alle 11, avvertendo che può cambiare, con recapito 06 6798013. Santa Maria di Loreto dipende dal Pio Sodalizio dei Fornai, contattabile allo 06 6793564. Conviene telefonare il giorno prima.

Come si arriva alle chiese del Foro Traiano con i mezzi?

Alle chiese del Foro Traiano si arriva a piedi da piazza Venezia in tre minuti, ed è il modo più semplice. La metropolitana più vicina è Colosseo sulla linea B, a circa un chilometro lungo via dei Fori Imperiali. Molte linee di autobus servono il nodo di piazza Venezia, ma il cantiere della metro C ha modificato percorsi e fermate: conviene controllare il tragitto aggiornato sull’app di Atac prima di partire.

Quale delle due chiese è a sinistra guardandole?

Guardando le due chiese del Foro Traiano da sud, cioè dalle terrazze del Vittoriano o dal tratto di via dei Fori Imperiali con le spalle a piazza Venezia, Santa Maria di Loreto è quella di sinistra e il Santissimo Nome di Maria quella di destra. Il dato indipendente dall’osservatore è che Loreto è la chiesa più occidentale. Restando in piazza Venezia a livello stradale le due si allineano quasi, e la distinzione fra destra e sinistra perde senso.

Si possono fare foto nelle chiese del Foro Traiano?

All’esterno delle chiese del Foro Traiano si fotografa liberamente e senza autorizzazioni per uso personale, compresa la vista con la Colonna Traiana fra le due cupole. All’interno le regole le stabilisce chi apre la chiesa: si chiede prima, si evita il flash e durante le celebrazioni non si fotografa. I droni sul centro storico non sono consentiti, e per riprese professionali o commerciali serve un permesso.

Quanto tempo serve per visitare le chiese del Foro Traiano?

Per le due chiese del Foro Traiano bastano venti minuti dedicati agli esterni e al confronto fra le due lanterne. Se si trovano aperte, si aggiungano venti minuti per gli interni, dove la cosa più notevole è la Santa Susanna di François Duquesnoy in Santa Maria di Loreto. Con la Colonna Traiana vista dalla balaustra e una sosta davanti ai Mercati di Traiano si arriva a un’ora abbondante.

Chi ha scritto questa pagina

Questa pagina è curata dalla redazione di Tour Leader Pro, il project office romano che progetta e coordina visite, itinerari ed eventi culturali a Roma e nel Lazio. Orari, tariffe e condizioni di accesso riportati qui sono verificati alla data di pubblicazione sulle fonti ufficiali indicate nel testo: prima di partire conviene ricontrollarli, perché cambiano spesso. Se trovi un dato non aggiornato, segnalacelo.

Chi deve incastrare queste due chiese in una giornata sui Fori, o sta costruendo un itinerario che tiene insieme il Campidoglio, il Foro di Traiano e il Corso in un tempo stretto, trova su Tour Leader Pro la parte operativa: visite guidate, accompagnamento di gruppi, gestione dei permessi e coordinamento degli ingressi nei siti che richiedono prenotazione. È il lavoro che facciamo ogni giorno in questo quadrante della città, ed è anche il motivo per cui su queste pagine trovi stati di apertura verificati invece di orari copiati.

Se invece stai costruendo un viaggio più lungo, con Roma come tappa fra altre città italiane, il progetto di riferimento è ItalyPlanner, dove trovi itinerari, tempi di spostamento fra le regioni e consigli su come distribuire i giorni. Per restare a Roma puoi continuare con le schede sulla Colonna Traiana e sui Mercati di Traiano, che completano il quadro di questo isolato.

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IndirizzoForo Traiano Roma Roma Città 00187

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