Chiesa dei Santi Luca e Martina
La Chiesa dei Santi Luca e Martina sta in Via della Curia 2, dentro il Foro Romano, addossata all'Arco di Settimio Severo e a due passi dal Carcere Mamertino: l'indirizzo lo riporta oggi, 7 agosto 2026, la scheda del portale turistico di Roma Capitale, che indica anche i recapiti dell'Accademia Nazionale di San Luca, 06 6798848 e 06 6798850, e la mail segreteria@accademiasanluca.it. Gli orari sono la cosa che dovete sapere prima di tutto il resto, perché cambiano la giornata: la stessa fonte istituzionale, e insieme a lei la pagina della rettoria pubblicata dalla parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio, dichiarano apertura il SABATO, dalle 9.00 alle 18.00 da ottobre ad aprile e dalle 9.00 alle 20.00 da maggio a settembre. Sabato. Un giorno su sette. Se ci passate davanti di martedì pomeriggio e trovate il portone chiuso non è sfortuna vostra, è il regime normale di questo edificio.
Confronta le esperienze a Roma
Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Il classicoTour a piedi
Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
Lo dico subito perché è l'errore che vedo fare più spesso, e lo vedo fare da vent'anni: la gente arriva davanti alla Chiesa dei Santi Luca e Martina, vede quella facciata di travertino che si gonfia verso l'esterno come se respirasse, prova la porta, la trova chiusa e conclude che il posto sia abbandonato. Non è abbandonato. È semplicemente aperto quando decide l'Accademia, che di quella chiesa è padrona dal 1588 per bolla di Sisto V. Se volete entrare, il sabato è il vostro giorno.
Una nota di onestà che vi devo prima di andare avanti. Sull'orario del sabato le fonti che ho letto oggi non sono perfettamente d'accordo: il portale di Roma Capitale e la pagina della rettoria dicono 9.00, mentre il wiki delle chiese di Roma (romanchurches.fandom.com) scrive che la chiesa è visitabile il sabato dalle 8.00 alle 20.00. Non scelgo io fra le due: vi segnalo la discordanza e vi dico di non presentarvi alle 8.05 dando per scontato di trovare aperto. Sulle messe la situazione è anche più incerta, perché l'unica indicazione dettagliata che ho trovato oggi (sempre romanchurches, che la attribuisce a un dato diocesano del giugno 2018) parla di messa alle 16.30 il sabato e nelle vigilie da ottobre ad aprile, e alle 18.00 da maggio in poi. È un dato vecchio di otto anni: telefonate all'Accademia prima di contarci.
Dove si trova esattamente la Chiesa dei Santi Luca e Martina e come ci si arriva
Via della Curia è una di quelle strade romane che esistono sulla carta più che nella testa della gente. È il vicolo che scende dal lato di Largo Corrado Ricci verso il Foro, in quel triangolo di terra rimasto in piedi fra Via dei Fori Imperiali e il recinto archeologico. La Chiesa dei Santi Luca e Martina ci sta sopra, isolata, con l'abside che guarda verso il Comizio e la facciata rivolta a chi arriva dall'alto. Non ha una piazza davanti. Non ha un sagrato. Ha uno spiazzo di ghiaia e qualche rocchio di colonna buttato lì da chi scavava novant'anni fa.
Il modo più semplice di arrivarci è la metropolitana. Fermata Colosseo, e da dicembre 2025 la faccenda è cambiata in meglio: il portale di Roma Capitale segnala che la stazione della linea C al Colosseo è stata inaugurata il 16 dicembre 2025, si trova su Via dei Fori Imperiali fra il Colosseo e la Basilica di Massenzio, ed è collegata direttamente con la fermata già esistente della linea B. Quattro livelli sotto terra, fino a 32 metri di profondità, e dentro un percorso espositivo curato dal Parco archeologico del Colosseo. Gli orari della stazione, sempre secondo quella scheda, sono dalle 5.30 alle 23.30 dal lunedì al giovedì e la domenica, e dalle 5.30 all'1.30 il venerdì e il sabato. Da lì si risale Via dei Fori Imperiali per un quarto d'ora scarso, con il Foro alla vostra sinistra, e si arriva a Largo Corrado Ricci.
Sugli autobus vi devo una risposta scomoda. Cercando oggi, non ho trovato una pagina istituzionale che pubblichi l'elenco delle linee che servono quel tratto di Via dei Fori Imperiali: né il portale di Roma Capitale né la scheda del Foro Romano e Palatino li elencano, e la pagina del Parco archeologico del Colosseo dedicata a come arrivare oggi non è consultabile. Quindi non vi scrivo numeri di bus: ve li inventerei, e non lo faccio. Controllate su atac.roma.it o chiamate il numero unico 06 0608, che il portale comunale indica attivo tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00. La verità operativa è comunque questa: in quella zona il mezzo che funziona sempre è la metro, e il resto lo fanno le gambe.
Si entra nella Chiesa dei Santi Luca e Martina con il biglietto del Foro Romano?
No, e questo è il punto che confonde più gente in assoluto. La Chiesa dei Santi Luca e Martina si trova fisicamente dentro l'area del Foro Romano ma ha un ingresso proprio, su Via della Curia, ed è un edificio di culto di proprietà dell'Accademia Nazionale di San Luca: non fa parte del percorso di visita a pagamento del Parco archeologico del Colosseo. Non serve biglietto e non serve prenotazione. Serve solo che sia sabato. Chi compra il biglietto del Foro sperando di trovarci dentro anche la chiesa aperta di norma resta a bocca asciutta, perché sono due mondi amministrativi diversi che condividono lo stesso pezzo di terra.
Quanto ci vuole a piedi dal Colosseo alla Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Un quarto d'ora buono di passo normale, venti minuti se è agosto e il sole picchia sull'asfalto di Via dei Fori Imperiali, che è una strada senza un albero decente per metà del percorso. Si esce dalla metro, si tiene il Foro sulla sinistra, si cammina in direzione di Piazza Venezia, e la Chiesa dei Santi Luca e Martina appare quando si è quasi arrivati a Largo Corrado Ricci: la riconoscete perché è l'unica cosa barocca in mezzo a un mare di mattoni antichi, con una cupola che spunta sopra il livello della strada. Consiglio pratico: fatelo la mattina presto, perché quel tratto di marciapiede a mezzogiorno d'estate è un forno e non c'è ombra dove ripararsi.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è accessibile a chi ha difficoltà motorie?
n/d. Non ho trovato oggi una fonte istituzionale che dichiari le condizioni di accessibilità della chiesa: il portale di Roma Capitale rimanda genericamente alla sezione dedicata a Roma accessibile senza dare dettagli specifici su questo edificio. Quello che vi posso dire per esperienza diretta è che la chiesa superiore ha una scalinata davanti e che la cripta si raggiunge con due scale che scendono dai lati del presbiterio, quindi il livello inferiore comporta comunque gradini. Per l'Accademia Nazionale di San Luca a Palazzo Carpegna, invece, il sito ufficiale dichiara servizio di montascale gratuito e servizi igienici accessibili al piano terra, con prenotazione a prenotazioni@accademiasanluca.it o al numero +39 06 6798850. Per la chiesa vi conviene telefonare e chiedere.
Quando è aperta davvero, e perché quasi sempre non lo è
Facciamo chiarezza su una cosa che il turismo di massa non sa gestire: esistono a Roma edifici straordinari che sono aperti pochissimo, e la Chiesa dei Santi Luca e Martina è il caso da manuale. Non è un museo, non ha un bigliettaio, non ha un custode a stipendio pieno. È la chiesa di un'accademia di artisti che ha la sua sede altrove, a Palazzo Carpegna vicino a Fontana di Trevi, e che apre questo edificio il sabato e in occasioni speciali.
Le occasioni speciali contano, e nel 2026 ce ne sono state di verificabili. Sul sito dell'Accademia Nazionale di San Luca, letto oggi, la pagina delle visite guidate riporta OPEN HOUSE ROMA 2026 dal 16 maggio 2026 alle ore 10.00 al 23 maggio 2026 alle ore 16.00, con visite guidate a Palazzo Carpegna e alla Chiesa dei Santi Luca e Martina. La stessa pagina segnala la NOTTE DEI MUSEI 2026 il 23 maggio, dalle 20.00 alle 23.30. Sono le due finestre in cui questa chiesa smette di essere un edificio semichiuso e diventa un luogo che si racconta a voce. Se state programmando un viaggio a Roma per la primavera prossima, segnatevele adesso, perché si esauriscono.
Perché la Chiesa dei Santi Luca e Martina è aperta solo il sabato?
Perché non è una parrocchia: è una rettoria che dipende dalla parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio, ed è di proprietà dell'Accademia Nazionale di San Luca dal 1588. Un edificio senza una comunità residente attorno, in mezzo a un'area archeologica dove non abita nessuno, non ha ragioni pastorali per stare aperto tutti i giorni e non ha le risorse per farlo. Il sabato è il compromesso: c'è la messa prefestiva, c'è un volontario o un incaricato che presidia, e chi vuole entrare può entrare. Aggiungo una cosa che nessuna scheda scrive: negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento la Chiesa dei Santi Luca e Martina era chiusa quasi sempre e in condizioni pessime, e il wiki delle chiese di Roma lo dice esplicitamente, che a metà Novecento la si trovava di rado aperta e stava andando in rovina. Rispetto a quello, un sabato garantito è un progresso enorme.
Conviene telefonare prima di andare alla Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Sì, e ve lo dico senza giri di parole: gli orari cambiano spesso, controllate prima di partire. I numeri che compaiono oggi sulle fonti che ho letto sono due gruppi diversi. Il portale di Roma Capitale e l'Accademia indicano 06 6798848 e 06 6798850, che sono i numeri della segreteria a Palazzo Carpegna. Il sito arte.it, invece, per la chiesa riporta il numero 06 6795205. Non so quale dei due risponda più velocemente e non fingo di saperlo: provate la segreteria dell'Accademia, che è la fonte più vicina al proprietario dell'edificio. Se andate in un fine settimana di festa comandata, o intorno al 30 gennaio che è la festa di santa Martina, chiedete conferma due volte.
Che differenza c'è fra la Chiesa dei Santi Luca e Martina e la sede dell'Accademia di San Luca?
Sono due edifici distanti circa un chilometro e mezzo, e confonderli fa perdere mezza giornata. La Chiesa dei Santi Luca e Martina sta nel Foro Romano, in Via della Curia 2. La sede dell'Accademia Nazionale di San Luca, con la sua galleria di dipinti, sta a Palazzo Carpegna, in piazza dell'Accademia di San Luca 77, cioè dietro l'angolo rispetto a Fontana di Trevi. Il sito ufficiale dell'Accademia, letto oggi, dichiara per la galleria l'apertura da martedì a venerdì dalle 15.00 alle 19.00 e il sabato dalle 10.00 alle 19.00, con biglietti su accademiasanluca.vivaticket.it, visite guidate a calendario a 10 euro più ingresso e visite private a 150 euro per gruppi fino a venticinque persone. Per arrivare a Palazzo Carpegna la stessa pagina indica la metro A fermata Barberini e le linee di bus 52, 53, 61, 63, 71, 80, 85, 119, 160, 492 e 630 alla fermata Tritone. Notate la differenza di regime: la galleria è aperta quattro giorni e mezzo alla settimana, la chiesa uno.
Quanto tempo serve per visitare la Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Quaranta minuti se la fate bene, un'ora e un quarto se vi mettete a leggere le lapidi della cripta. Non è una chiesa grande: la pianta è una croce greca con quattro absidi, quindi da un punto solo, in mezzo, vedete praticamente tutto quello che c'è da vedere in alto. Il tempo lo mangiano due cose: la cupola, che vi terra' con il naso all'insù molto più di quanto pensate, e il piano inferiore, che è un'altra chiesa intera e non un sottoscala. Se avete quaranta minuti secchi, dedicatene quindici sopra e venticinque sotto: il rapporto giusto è quello, e ve lo spiego più avanti.
Una curiosità su Chiesa dei Santi Luca e Martina
Pietro da Cortona voleva farsi una tomba. Punto. Non voleva costruire uno dei capolavori del barocco romano, voleva una cappella funeraria per se stesso, e per averla si era offerto di pagare di tasca propria il rifacimento della chiesa inferiore. Era il 1634, era appena stato eletto Principe dell'Accademia di San Luca, e l'accordo era di quelli che si fanno fra galantuomini: tu ci rimetti a nuovo il piano di sotto a spese tue, noi ti lasciamo un posto dove finire i tuoi giorni.
Poi, scavando, saltarono fuori delle ossa. E non delle ossa qualsiasi: vennero identificate come le reliquie di santa Martina, la martire cui la chiesa era intitolata dal VII secolo, insieme a quelle di due compagni, Concordio ed Epifanio. Da quel momento il progetto cambiò scala. La pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca, letta oggi, lo scrive con parole precise: il ritrovamento suscitò grande interesse, papa Urbano VIII ordinò l'ampliamento del progetto, e quella che doveva essere una semplice cappella funeraria divenne una chiesa complessa, con chiesa superiore a croce greca e cupola al centro del transetto e chiesa inferiore riccamente decorata. Un architetto si mise a scavare la propria tomba e ne uscì con una commissione papale.
Qui vi devo una dichiarazione di discordanza fra le fonti, perché sulla data esatta del ritrovamento non c'è accordo. La pagina dell'Accademia Nazionale di San Luca indica il 24 ottobre 1634. La voce italiana di Wikipedia dedicata alla Chiesa dei Santi Luca e Martina indica il 25 ottobre 1634. Un giorno di differenza, che a noi cambia poco e agli storici cambia parecchio: io ve la riporto così, senza decidere per conto vostro.
Chi era santa Martina e perché la Chiesa dei Santi Luca e Martina porta il suo nome?
Santa Martina fu una martire romana. Secondo la scheda di Roma Segreta letta oggi, morì a Roma intorno al 228 sotto l'imperatore Alessandro Severo. La chiesa che porta il suo nome esisteva già nel VII secolo, molto prima che ci si aggiungesse san Luca: l'evangelista arrivò solo nel 1588, quando Sisto V assegnò l'edificio all'Università dei Pittori, che di san Luca aveva fatto il proprio patrono perché la tradizione lo vuole autore di un ritratto della Vergine. Da allora il titolo è doppio e la Chiesa dei Santi Luca e Martina tiene insieme una martire del III secolo e il santo protettore dei pittori. La sua festa cade il 30 gennaio.
Perché l'Accademia di San Luca ha avuto proprio questa chiesa?
Per un risarcimento urbanistico, e la storia è molto romana. La compagnia dei pittori aveva la sua chiesa di San Luca sull'Esquilino, e la occupava dal 1477 secondo il wiki delle chiese di Roma. Sisto V, il papa che ha ridisegnato mezza Roma a colpi di piccone e di strade dritte, la fece demolire per liberare lo spazio davanti a Santa Maria Maggiore. Ai pittori serviva un'altra sede, e nel 1588 una bolla papale gli assegnò la vecchia chiesa di Santa Martina al Foro. In cambio di una chiesa demolita ne ebbero una in rovina, che però stava in un posto assurdamente prestigioso. L'Accademia, che secondo la voce inglese di Wikipedia era stata fondata nel 1577, ci mise poi quasi cinquant'anni a trovare i soldi per rifarla.
Chi ha progettato la Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Pietro Berrettini, detto Pietro da Cortona, nato nel 1596 e morto nel 1669, pittore prima ancora che architetto. Ma la storia progettuale ha due tempi. Prima di lui, secondo Roma Segreta, ci aveva messo mano Ottaviano Mascherino, che a fine Cinquecento aveva iniziato a ricostruire alzando il livello del pavimento in modo da ricavare sotto uno spazio ipogeo per le sepolture: quella scelta è la ragione tecnica per cui oggi la Chiesa dei Santi Luca e Martina ha due piani. La pagina dell'Accademia aggiunge che Cortona aveva pensato uno schema circolare già negli anni Venti del Seicento, e che il progetto effettivo partì nel 1634. Dopo la sua morte la direzione passò al suo allievo Ciro Ferri.
Che cosa c'era qui prima: il Comizio, la Curia, il Secretarium Senatus
Questo è il pezzo che mi diverte di più da raccontare, perché la Chiesa dei Santi Luca e Martina sta seduta sopra il posto più politicamente denso dell'antichità occidentale e quasi nessuno se ne accorge.
Il wiki delle chiese di Roma, che su questo è la fonte più dettagliata fra quelle che ho letto oggi, ricostruisce così la stratigrafia: qui c'era il Comizio, il centro politico di Roma almeno dal VII secolo avanti Cristo; qui sorse la Curia Hostilia, la prima aula del senato; poi la Curia Cornelia; poi Giulio Cesare costruì accanto la Curia Iulia. In tarda antichità lo spazio ospitava botteghe e il Secretarium Senatus, che la stessa fonte descrive come una corte riservata per l'esame della condotta dei senatori. Un'iscrizione ricorda la ricostruzione del Secretarium a opera di Nicomaco Flaviano il Giovane all'inizio del V secolo, con un restauro di Annio Eucario Epifanio nel 414.
Su dove esattamente stia la chiesa, le fonti non concordano e ve lo dico chiaro. Roma Segreta scrive che la Chiesa dei Santi Luca e Martina sorge dove stava la Curia Hostilia. Il portale turistico di Roma Capitale e il sito Laboratorio Roma indicano invece il Secretarium Senatus, e Laboratorio Roma è esplicito: la chiesa fu fondata da papa Onorio I nell'aula del Secretarium Senatus. Sono due identificazioni diverse dello stesso pezzo di suolo, e non ho gli strumenti per arbitrare: prendetele entrambe e sappiate che il dibattito esiste.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è la Curia Iulia?
No, e questo scambio lo sento fare di continuo. La Curia Iulia è l'altro edificio, quello di mattoni, alto e squadrato, che sta pochi metri più in là verso il Foro e che nel Medioevo divenne la chiesa di Sant'Adriano al Foro. La Chiesa dei Santi Luca e Martina è l'edificio barocco con la cupola e la facciata curva. Stanno uno accanto all'altro, condividono la storia del Comizio, ma sono due cose separate. Piccolo dettaglio che collega le due: secondo la scheda del portale di Roma Capitale sulla Curia Iulia, fu papa Onorio I a consacrarla come chiesa intorno al 630, cioè lo stesso papa cui viene attribuita la fondazione di Santa Martina. Onorio I ha convertito in chiese due edifici del senato uno accanto all'altro. Non capita spesso.
Si può visitare la Curia Iulia insieme alla Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Sì, e questo è uno dei consigli più utili che vi do in tutta la pagina, perché i calendari coincidono in modo fortunato. Il portale di Roma Capitale, letto oggi, dichiara per la Curia Iulia (chiesa di Sant'Adriano al Foro) l'apertura da sabato a lunedì, con questi orari: dal 1 al 26 marzo e dal 1 al 29 ottobre dalle 9.30 alle 16.30, ultimo ingresso alle 16.15; dal 27 marzo al 30 settembre dalle 9.30 alle 18.15, ultimo ingresso alle 18.00; dal 30 ottobre al 28 febbraio dalle 9.30 alle 15.30, ultimo ingresso alle 15.15. La Chiesa dei Santi Luca e Martina apre il sabato. Il sabato è l'unico giorno della settimana in cui potete avere aperti tutti e due, e stanno a cinquanta metri uno dall'altro. Attenzione però: la Curia Iulia sta dentro il perimetro a pagamento del Parco archeologico del Colosseo, la chiesa no.
Quanto costa il biglietto del Foro Romano nel 2026?
n/d, e preferisco dirvelo che inventarvelo. La pagina ufficiale del Parco archeologico del Colosseo dedicata ai biglietti oggi non è consultabile dai miei strumenti e non ho voluto prendere il prezzo da un rivenditore, perché i rivenditori aggiungono commissioni e i loro numeri non sono il prezzo ufficiale. Quello che vi posso dare, da fonte istituzionale letta oggi, sono gli orari 2026 del Foro Romano e del Palatino secondo il portale di Roma Capitale: dal 1 al 28 marzo 2026 dalle 9.00 alle 17.30; dal 29 marzo al 30 settembre 2026 dalle 9.00 alle 19.15; dal 1 al 24 ottobre 2026 dalle 9.00 alle 18.30; dal 25 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 dalle 9.00 alle 16.30. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura, chiuso il 25 dicembre 2026 e il 1 gennaio 2027. Gli ingressi indicati sono Via Sacra, Via della Salara Vecchia 5 e 6, Via di San Gregorio 30, e i biglietti si comprano su ticketing.colosseo.it oppure telefonando allo 06 21115843.
Una cosa che non ti dice nessuno su Chiesa dei Santi Luca e Martina
Questa chiesa è rimasta sola perché gliel'hanno fatto il vuoto attorno, e il vuoto è stato fatto apposta, in fretta, con le ruspe, negli anni Trenta del Novecento.
Fino ad allora la Chiesa dei Santi Luca e Martina non era un oggetto isolato in mezzo alle rovine: era incastrata in un tessuto di edifici, e uno di quegli edifici era la sede dell'Accademia di San Luca, che stava lì accanto e usava la chiesa come propria sede spirituale e come luogo di sepoltura dei suoi membri. Poi venne aperta la via dell'Impero, oggi Via dei Fori Imperiali, e tutto il quartiere fu spazzato via. La pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca, letta oggi, riporta che nel 1932 e nel 1933 le costruzioni adiacenti furono demolite per la realizzazione della via dell'Impero, isolando la chiesa, e aggiunge un dettaglio che nelle guide non trovate quasi mai: nel maggio 1932 Mussolini intervenne direttamente interrompendo i lavori di un nuovo palazzo dell'Accademia. L'Accademia si trasferì a Palazzo Carpegna nel 1934.
Il wiki delle chiese di Roma lo dice ancora più seccamente: gli edifici vicini alla chiesa, compresa la sede dell'Accademia, furono demoliti dal governo fascista nel 1932, e la chiesa restò una struttura isolata circondata da rovine antiche frammentarie. Quindi quando vi trovate davanti alla Chiesa dei Santi Luca e Martina e la trovate strana, sospesa, come se non appartenesse al posto in cui sta, avete ragione: non ci appartiene più. L'hanno resa un monumento a se stessa togliendole intorno la città che le dava senso.
Perché la Chiesa dei Santi Luca e Martina sembra fuori posto nel Foro Romano?
Perché lo è, e non per colpa sua. Il Foro Romano che visitiamo oggi è il risultato di due secoli di scavi che hanno tolto tutto quello che era stato costruito sopra l'antico: chiese medievali, palazzi, orti, case. La Chiesa dei Santi Luca e Martina è una delle pochissime cose post antiche sopravvissute dentro quel perimetro, insieme alla Curia Iulia riadattata e a poche altre. È sopravvissuta perché era un capolavoro riconosciuto e perché apparteneva a un'istituzione che aveva voce in capitolo. Tutto quello che stava intorno, e che le faceva da contesto, è stato buttato giù. Il risultato è un edificio barocco che galleggia in mezzo a un paesaggio archeologico con cui non aveva nessuna intenzione di dialogare.
Che cosa vedevano i romani del Seicento arrivando alla Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Non il Foro. Nel Seicento l'area era il Campo Vaccino, con il livello del terreno molti metri più alto di oggi, le colonne dei templi sepolte fino a mezza altezza e le mandrie che ci pascolavano davvero. La facciata convessa della Chiesa dei Santi Luca e Martina, con la sua curva che spinge in avanti, era pensata per essere vista da vicino, in uno spazio stretto, da chi arrivava lungo una strada e se la trovava addosso all'improvviso: è un effetto di sorpresa che oggi si è perso, perché la vediamo da lontano, da una strada larga trenta metri, in mezzo al vuoto. Pietro da Cortona aveva anche progettato ali laterali che avrebbero coperto i bracci trasversali della croce, e che secondo Laboratorio Roma non furono mai realizzate. Quella facciata è un pezzo di teatro urbano rimasto senza teatro.
Perché la Chiesa dei Santi Luca e Martina ha due piani?
Per una ragione pratica diventata poi una ragione grandiosa. Secondo Roma Segreta, fu Ottaviano Mascherino, a fine Cinquecento, ad alzare il piano di calpestio per ricavare sotto uno spazio destinato alle sepolture: l'Accademia aveva bisogno di un posto dove seppellire i propri accademici, e il modo per averlo era sollevare il pavimento. Quando Pietro da Cortona ci mise mano nel 1634 quello spazio esisteva già come scantinato funerario, e lui lo trasformò in una chiesa vera, con marmi policromi, un altare di bronzo dorato e una volta che imita il Pantheon. Il piano inferiore della Chiesa dei Santi Luca e Martina non è una cripta nel senso di un sotterraneo: è un secondo edificio sacro sotto il primo.
Pietro da Cortona, la chiesa che si è costruito addosso
Se dovessi spiegare a qualcuno che cos'è il barocco romano senza portarlo in San Pietro, lo porterei qui. La Chiesa dei Santi Luca e Martina è l'edificio in cui si vede meglio che il barocco non è decorazione appiccicata sopra una scatola: è la scatola stessa che si muove.
Pietro Berrettini da Cortona era prima di tutto un pittore, e uno dei più grandi del suo secolo: la volta di Palazzo Barberini è sua. Quando progetta un edificio pensa da pittore, cioè pensa a come la luce cade e a come l'occhio si muove. Nella Chiesa dei Santi Luca e Martina questo si vede in un dettaglio che sorprende sempre: l'interno della chiesa superiore è quasi tutto bianco. Nessun affresco alle pareti, nessun marmo colorato, nessuna doratura invadente. La voce inglese di Wikipedia lo nota con una punta di stupore, che un interno di stucco bianco sia sorprendentemente austero per l'accademia dei pittori. È vero, ed è una scelta deliberata: Cortona ha rinunciato al colore per lasciare tutto il lavoro alla forma, alle colonne, ai cornicioni, alle nervature della cupola.
La cronologia del cantiere, secondo il wiki delle chiese di Roma che è la fonte più analitica fra quelle lette oggi, è questa: lavori avviati nel 1635; nel 1639 completati la parte bassa della facciata e l'ingresso, con la cripta già a buon punto; fra il 1640 e il 1648 tutto fermo per la fuga del cardinale Francesco Barberini dopo le accuse di malversazione; ripresa nel 1648 sotto la responsabilità di Giovanni Battista Soria, con Cortona in ruolo di supervisione; struttura principale completata nel 1658; cupola costruita negli anni Sessanta; alla morte di Cortona nel 1669 l'edificio era sostanzialmente finito; decorazioni concluse nel 1679 sotto Ciro Ferri. Quarantaquattro anni. La pagina dell'Accademia conferma la conclusione nel 1679, dieci anni dopo la morte di Cortona, e precisa che la decorazione proseguì nel Settecento e nell'Ottocento.
Quanto è costata la Chiesa dei Santi Luca e Martina e chi ha pagato?
Il conto totale non lo so e non ve lo invento. So una cifra sola, e viene dalla voce inglese di Wikipedia letta oggi: il cardinale Francesco Barberini stanziò 6.000 scudi per la costruzione. La stessa fonte riporta che papa Urbano VIII, cioè Maffeo Barberini, zio del cardinale, visitò il cantiere nel novembre 1634, poche settimane dopo il ritrovamento delle reliquie. Aggiungo che secondo la voce italiana di Wikipedia Pietro da Cortona continuò a beneficare la chiesa anche per testamento, lasciandole dotazioni economiche significative. Quindi il finanziamento è un misto di soldi papali, soldi cardinalizi e soldi personali dell'architetto. Il resto delle cifre è n/d.
Perché ci sono le api sulla cupola della Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Perché le api sono lo stemma dei Barberini, e i Barberini hanno pagato. Il portale turistico di Roma Capitale, letto oggi, descrive la cupola come poggiante su un tamburo circolare decorato con l'emblema dell'ape barberiniana. È il modo secentesco di firmare un edificio: chi ha messo i soldi mette anche il proprio stemma, e lo mette in alto, dove tutti lo vedono e nessuno lo può togliere. A Roma c'è un vecchio motto latino sui Barberini e su quello che hanno tolto agli antichi per costruire il moderno, ma non ve lo attribuisco a nessuno perché non ho verificato oggi chi lo abbia detto per primo. Le api però ci sono davvero, e sono la prova visiva che questa chiesa è un'operazione di famiglia.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è il capolavoro di Pietro da Cortona?
Le fonti che ho letto oggi la definiscono uno dei capolavori dell'architettura barocca romana: così scrive arte.it, e in termini simili il portale di Roma Capitale, che parla di capolavoro del barocco romano. Se sia il suo capolavoro assoluto è un giudizio, non un fatto, e io un giudizio ce l'ho: come architetto sì, questa è la cosa migliore che ha fatto, perché è l'unico edificio in cui ha potuto decidere tutto, dalla pianta alla facciata alla cripta, senza dover incastrare il proprio lavoro in una fabbrica altrui. Santa Maria della Pace ha una facciata più spettacolare ma è un innesto su una chiesa preesistente. Qui invece ha avuto mano libera per trentacinque anni.
Il consiglio che ti do per visitare Chiesa dei Santi Luca e Martina
Andateci di sabato mattina presto, verso le 9.30, e scendete SUBITO nella cripta. Prima di guardare la cupola, prima di sedervi, prima di tutto. Vi spiego perché, ed è un ragionamento di luce e di gente.
La chiesa superiore è bianca. Il bianco funziona a qualunque ora, con qualunque luce, e non vi scappa. La chiesa inferiore invece è un ambiente di marmi policromi e bronzo dorato, e ha bisogno di occhi riposati: se ci scendete dopo venti minuti passati a guardare stucchi bianchi illuminati dall'alto, le pupille sono chiuse e la cripta vi sembrerà scura e confusa. Se invece ci scendete appena entrati, con l'occhio ancora abituato all'esterno, ci mettete due minuti ad adattarvi e poi vedete i colori. Fidatevi: è una differenza enorme e non costa niente.
Il secondo pezzo del consiglio riguarda le persone. La Chiesa dei Santi Luca e Martina non ha mai code, ma il sabato mattina in primavera può capitare che ci sia un gruppo di studio o una visita organizzata dell'Accademia, e nella cripta un gruppo di venti persone occupa tutto lo spazio disponibile: quei corridoi sono stretti. Alle 9.30 il rischio è basso, alle 11.30 è alto. Terzo pezzo: portatevi qualcosa per coprire le spalle se è agosto, perché è un luogo di culto e la regola vale anche qui, e in più la cripta è fresca sul serio, molto più della strada.
Qual è l'orario migliore per visitare la Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Il sabato mattina, entro le dieci e mezza. È l'unico giorno in cui è aperta secondo le fonti istituzionali lette oggi, e la mattina presto avete tre vantaggi insieme: la luce entra dalla lanterna della cupola con un'inclinazione che di pomeriggio non avete più, l'area del Foro non è ancora satura di gruppi, e voi non siete ancora cotti dal caldo se è estate. Il pomeriggio ha un vantaggio solo, che la chiesa resta aperta fino alle 18.00 in inverno e fino alle 20.00 in estate secondo il portale di Roma Capitale, quindi se avete solo il tardo pomeriggio andateci lo stesso. Ma se potete scegliere, scegliete la mattina.
Cosa devo assolutamente vedere dentro la Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Tre cose, in quest'ordine. La prima è l'altare della cripta: secondo Laboratorio Roma, letto oggi, è un altare di bronzo intagliato e decorato a intarsi di pietre preziose, realizzato su disegno di Pietro da Cortona da Giovanni Artusi, e il wiki delle chiese di Roma lo descrive come un altare autoportante di bronzo dorato impreziosito da lapislazzuli e sardonica. La seconda è la statua di santa Martina di Niccolò Menghini, del 1635, che secondo Laboratorio Roma si ispira alla Santa Cecilia di Stefano Maderno: è una figura sdraiata, come addormentata. La terza è la cupola vista da sotto, con i quattro pennacchi. Se avete tempo per una sola cosa, l'altare della cripta.
Serve prenotare per entrare nella Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Per l'apertura ordinaria del sabato no: si entra dalla porta e basta, e non c'è biglietto. Serve prenotare per le aperture straordinarie, e la fonte lo dice: sul sito dell'Accademia Nazionale di San Luca la Notte dei Musei del 2024 è indicata come solo su prenotazione, e le visite guidate di Open House Roma seguono il calendario e le regole dell'iniziativa. Per le visite in gruppo o per un accesso fuori orario dovete scrivere a segreteria@accademiasanluca.it o telefonare ai numeri dell'Accademia. Le condizioni esatte per una visita di gruppo alla chiesa oggi non le ho trovate pubblicate: chiedete direttamente.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina si può fotografare all'interno?
n/d. Non ho trovato oggi un regolamento pubblicato sulle fotografie all'interno della Chiesa dei Santi Luca e Martina, quindi non vi dico né sì né no come se fosse un dato certo. Il comportamento sensato in una chiesa di proprietà di un'accademia, aperta con personale ridotto, è questo: niente flash, niente treppiede, niente riprese durante la messa, e se c'è qualcuno all'ingresso chiedetegli prima. Nella cripta il flash è comunque inutile perché appiattisce i marmi e vi rovina la foto. Ne riparliamo nel capitolo dedicato alle fotografie.
La cripta, cioè la chiesa che sta sotto la chiesa
Adesso vi porto di sotto, perché è lì che la Chiesa dei Santi Luca e Martina diventa una cosa diversa da tutte le altre chiese di Roma.
Si scende da due porte ai lati del presbiterio. Il wiki delle chiese di Roma descrive il meccanismo con precisione: dalle due porte si passa in due cappelline i cui pavimenti si prolungano a formare i pianerottoli superiori delle scale principali che scendono alla chiesa inferiore. Sotto trovate una sala centrale ottagonale, che sta esattamente sotto la cupola, e da questa partono corridoi che portano a una cappella santuario a forma di croce dedicata a santa Martina. Laboratorio Roma data la cripta al 1657 e 1659 e la descrive così: ripete lo schema a croce greca della chiesa superiore, aggiungendo due corridoi a crociera destinati alle sepolture, con pareti interamente rivestite di marmi policromi e una volta con cassettonato in scorcio e oculo centrale che richiama il Pantheon.
Quel cassettonato in scorcio è la cosa che vi consiglio di guardare per prima. È un trucco da pittore: i cassettoni sono disegnati in prospettiva forzata per fare sembrare la volta più alta di quanto sia, e l'oculo al centro chiude il gioco richiamando il Pantheon, che sta a settecento metri di distanza in linea d'aria. Un architetto che cita il monumento romano più famoso della città dentro uno spazio sotterraneo grande come un salotto.
Si può scendere nella cripta della Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Quando la chiesa è aperta sì, ed è il motivo principale per cui vale la pena aspettare il sabato. Non è una cripta chiusa dietro una grata come ne trovate tante a Roma: si scende, si cammina, si gira attorno all'altare. Una nota di attribuzione gestionale che ho trovato in una sola fonte e che vi riporto per quello che è: Eventi Culturali Magazine scrive che la chiesa superiore appartiene all'Accademia di San Luca ed è aperta al culto, mentre la cripta è gestita dal Conservatorio di Sant'Eufemia. Non ho trovato conferma di questo dato su fonti istituzionali, quindi trattatelo come un'indicazione da verificare, non come un fatto acquisito.
Che cosa c'è dentro l'altare della cripta della Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Le reliquie di santa Martina, secondo le fonti lette oggi, e insieme a lei quelle dei martiri Concordio ed Epifanio. La pagina della rettoria pubblicata da San Marco Evangelista al Campidoglio dice che la chiesa inferiore, riccamente decorata, è dedicata a santa Martina e che nell'altare maggiore si conservano le sue reliquie. Il wiki delle chiese di Roma aggiunge che si tratta delle reliquie di Martina, Concordio ed Epifanio, presumibilmente scoperte durante i lavori del 1634. Notate quel presumibilmente: è la cautela di chi sa che i ritrovamenti di reliquie nel Seicento avevano spesso una funzione anche economica. La voce inglese di Wikipedia lo dice quasi apertamente, che la scoperta sembrava mirata ad attrarre finanziamenti. Io non giudico: vi riporto che il dubbio storiografico esiste.
Chi ha fatto l'altare di bronzo della cripta?
Il disegno è di Pietro da Cortona, l'esecuzione di un argentiere. Sul nome le fonti divergono leggermente: Laboratorio Roma scrive Giovanni Artusi, il wiki delle chiese di Roma scrive Giovanni Canale Artusi. Probabilmente è la stessa persona con un nome riportato in modo diverso, ma non lo do per certo. Sui materiali le due fonti si integrano: bronzo dorato con intarsi di pietre preziose, lapislazzuli e sardonica, e secondo il wiki un rilievo a cammeo di alabastro a doppia faccia con le visioni di santa Martina. Laboratorio Roma attribuisce inoltre a Cosimo Fancelli i bassorilievi con santa Martina. È l'oggetto più prezioso di tutta la Chiesa dei Santi Luca e Martina e sta nel punto che meno gente raggiunge.
Chi è sepolto nella cripta della Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Accademici, cioè pittori, scultori e architetti. Il wiki delle chiese di Roma elenca fra i monumenti della cripta quello di Giovanni Battista Soria del 1651, con busto ritratto, e quello di Filippo Albacini del 1858, inaugurato nel 1880. La voce italiana di Wikipedia dice più genericamente che vi riposano i resti di artisti dell'Accademia. Il sito info.roma.it aggiunge fra le sepolture della chiesa il pittore Lazzaro Baldi e l'architetto Luigi Canina. La cripta della Chiesa dei Santi Luca e Martina è in sostanza il cimitero di un'istituzione artistica, e questo la rende un documento sulla storia dell'arte romana più che un luogo devozionale.
Dov'è sepolto Pietro da Cortona?
Qui, ma su dove esattamente le fonti non concordano e ve lo devo dire. La voce inglese di Wikipedia scrive che la sepoltura di Cortona è segnata da una lastra di pietra all'interno dell'ingresso principale, con un busto commemorativo nella chiesa inferiore. Il wiki delle chiese di Roma colloca il suo monumento in fondo al corridoio destro della cripta, con un busto di Bernardo Fioriti e una lunga iscrizione. Laboratorio Roma parla di un ricco monumento funebre nella cripta eseguito da Luca Berrettini su disegno di Ciro Ferri. Le tre descrizioni non si escludono del tutto, perché una lastra tombale e un monumento commemorativo possono stare in due punti diversi dello stesso edificio, ma i nomi degli esecutori divergono e io non scelgo. Quello che è certo, e su cui tutte le fonti concordano, è che Pietro da Cortona è sepolto nella Chiesa dei Santi Luca e Martina, cioè nell'edificio che aveva iniziato a rifare proprio per avere una tomba.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Il fatto è questo: la pala dell'altare maggiore non è un originale, è una copia dichiarata. E quasi nessuno lo dice ad alta voce.
Sopra l'altare della chiesa superiore c'è un dipinto che rappresenta san Luca evangelista che dipinge la Madonna: il soggetto giusto per la chiesa dei pittori, perché la tradizione fa di san Luca il primo ritrattista della Vergine e quindi il patrono di chi dipinge. Ma quel quadro, secondo la voce italiana di Wikipedia letta oggi, è una copia del dipinto attribuito a Raffaello, ed è opera di Antiveduto Gramatica. Il wiki delle chiese di Roma aggiunge il dettaglio che chiude il cerchio: l'originale è custodito dall'Accademia. Cioè il quadro vero sta a Palazzo Carpegna, dentro la galleria dell'Accademia Nazionale di San Luca vicino a Fontana di Trevi, e nella chiesa c'è la copia.
La cosa è risaputa fra gli storici dell'arte e ignorata da tutti gli altri, e secondo me è un peccato, perché racconta una scelta molto concreta: un'istituzione che ha un dipinto prezioso e una chiesa aperta un giorno alla settimana in mezzo a un'area archeologica decide di tenere il dipinto al sicuro nella propria sede e di mettere in chiesa una copia dichiarata, dipinta peraltro da un pittore che era stato lui stesso Principe dell'Accademia. Non è un inganno, è una politica di conservazione vecchia di secoli. Se volete vedere l'originale dovete andare a Palazzo Carpegna e pagare il biglietto della galleria.
Il quadro di san Luca che dipinge la Madonna è davvero di Raffaello?
L'attribuzione è discussa da molto tempo e le fonti che ho letto oggi la trattano con prudenza: la voce italiana di Wikipedia parla del celebre dipinto di Raffaello, la voce inglese e il wiki delle chiese di Roma parlano di una copia di Antiveduto Grammatica dell'originale conservato dall'Accademia senza sbilanciarsi sulla paternità assoluta. Quello che vi posso dire con sicurezza è che il quadro che vedete nella Chiesa dei Santi Luca e Martina non è l'originale, comunque lo si voglia attribuire, ma la copia secentesca. Su chi abbia dipinto l'originale non prendo posizione perché non ho letto oggi uno studio specialistico che possa reggere l'affermazione.
Chi era Antiveduto Gramatica?
Un pittore romano di primo Seicento, che le fonti citano fra gli artisti presenti nella Chiesa dei Santi Luca e Martina insieme a Filippo Della Valle e Camillo Rusconi: lo elenca info.roma.it. Il nome Antiveduto è uno di quei nomi seicenteschi che sembrano inventati e invece sono veri, e da solo vale il viaggio come aneddoto da raccontare a cena. Su di lui circolano parecchie storie, comprese quelle sul suo rapporto con Caravaggio, ma non le ho verificate oggi su fonti attendibili e quindi non ve le racconto come fatti. Il dato solido è che la pala dell'altare maggiore della Chiesa dei Santi Luca e Martina è sua.
Che cosa si guarda dentro, opera per opera
Vi faccio l'inventario ragionato, distinguendo quello che ho letto su fonti oggi da quello che non ho potuto verificare. Non è un elenco completo: è quello che sono in grado di sostenere.
Nella chiesa superiore, i pennacchi della cupola portano quattro allegorie a rilievo in stucco degli evangelisti. Il portale di Roma Capitale e la voce italiana di Wikipedia attribuiscono l'insieme a Camillo Rusconi. Il wiki delle chiese di Roma è più analitico e distingue progetto ed esecuzione: disegno di Camillo Rusconi, esecuzione di Giuseppe Rusconi per san Matteo, Filippo della Valle per san Marco, Giovanni Battista Maini per san Luca e san Giovanni, con completamento nel 1730. Il sito info.roma.it colloca invece i rilievi fra il 1727 e il 1732. Le date non coincidono perfettamente e ve lo segnalo.
Sull'altare maggiore, oltre alla pala di Antiveduto Gramatica, il wiki delle chiese di Roma descrive una coppia di colonne corinzie di alabastro che sorreggono una trabeazione con marmo verde antico, e sopra la statua in marmo bianco di santa Martina di Nicola Menghini, distesa come se dormisse. Laboratorio Roma colloca la statua di santa Martina del 1635, opera di Niccolò Menghini, nel transetto superiore, e ne indica il modello nella Santa Cecilia di Stefano Maderno. Le due fonti la collocano in punti leggermente diversi: quando ci sarete, guardate in entrambi i posti, e in ogni caso non potete sbagliarvi perché è l'unica figura sdraiata dell'edificio.
Le cappelle laterali. Il wiki delle chiese di Roma attribuisce a Lazzaro Baldi l'altare della cappella destra, del 1682, con san Lazzaro Zografo sottoposto a tortura, e a Sebastiano Conca l'altare della cappella sinistra del 1740, con san Sebastiano. La voce italiana di Wikipedia parla della Vergine Assunta e san Sebastiano di Sebastiano Conca, databile intorno al 1740, con cappella inaugurata il 18 ottobre 1733. Laboratorio Roma scrive invece che Sebastiano Conca donò nel 1720 un grande dipinto con l'Ascensione di Maria. Tre date, 1720, 1733 e 1740, per opere che potrebbero essere la stessa o due diverse: non ho gli elementi per scioglierlo e ve lo lascio come nodo aperto.
Alessandro Algardi. Laboratorio Roma parla di un rilievo in terracotta con Cristo morto, la Vergine e Dio Padre, donato nel 1698 e collocato sull'altare prospiciente il corridoio d'accesso. Il wiki delle chiese di Roma parla di un bassorilievo in terracotta con la Deposizione nella sala ottagonale e di una scultura in terracotta con i santi Concordio ed Epifanio in una cappella laterale. La voce inglese di Wikipedia colloca un rilievo di Algardi in sacrestia. Anche qui le collocazioni non coincidono. Quello su cui tutte le fonti concordano è che nella Chiesa dei Santi Luca e Martina ci sono opere in terracotta di Algardi, che era il grande rivale di Bernini e uno scultore che nella terracotta dava il meglio.
Ci sono opere di Bernini nella Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Fra le fonti che ho letto oggi nessuna attribuisce opere a Gian Lorenzo Bernini in questa chiesa, quindi la risposta onesta è no per quanto ho verificato. C'è invece Alessandro Algardi, che di Bernini fu il concorrente diretto nella Roma di metà Seicento, e c'è l'architettura di Pietro da Cortona, che con Bernini e Borromini forma il terzetto che ha inventato il barocco romano. Se cercate un itinerario sui tre, la Chiesa dei Santi Luca e Martina è la tappa cortonesca per eccellenza, e a poca distanza avete la mano di Borromini e quella di Bernini in mezza città. Ma qui dentro il padrone di casa è uno solo.
Perché l'interno della Chiesa dei Santi Luca e Martina è tutto bianco?
Perché Pietro da Cortona ha deciso così, e perché i restauri recenti hanno lavorato per riportare l'edificio alle sue tonalità originali. La voce inglese di Wikipedia descrive la chiesa superiore come un interno di stucco bianco, austero in modo sorprendente per un'accademia di pittori, e contrappone la ricchezza di colore, marmi e bronzo dorato della chiesa inferiore. Il wiki delle chiese di Roma aggiunge che i restauri recenti hanno riportato l'interno al suo schema cromatico originale color pietra calcarea, mantenendo però in parte il contrasto settecentesco fra bianco e azzurro pallido per le volte e i pennacchi. La pagina dell'Accademia parla di interventi sulla cupola e sul tamburo nel 2014 e 2015 che hanno restituito le calde cromie e tonalità originali degli stucchi cortoneschi. Quindi il bianco che vedete oggi è un bianco caldo, non un bianco da ospedale, ed è il risultato di scelte di restauro documentate.
Quando è stata restaurata la Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Più volte, e in modo abbastanza continuo dagli anni Ottanta a oggi. Metto in fila quello che ho letto. Laboratorio Roma indica interventi a partire dal 1985 sul lanternino, sul rivestimento esterno in lastre di piombo della cupola e su tutte le altre coperture, e fra il 1996 e il 1999 il restauro degli ambienti sotterranei da parte della Soprintendenza, con il recupero dell'intensità dei colori dei marmi policromi. Il wiki delle chiese di Roma parla di riparazioni alla cupola nel 1985 da parte del Comune, del restauro della cripta nei tre anni successivi al 1996 e del restauro dell'interno principale completato entro il 2008. La pagina dell'Accademia Nazionale di San Luca dice che i restauri iniziati dalla metà degli anni Ottanta interessarono cripta e corpo superiore completandosi nel 2009, e che gli ultimi interventi, del 2014 e 2015, riguardarono la cupola e il tamburo. Sul 2008 o 2009 le fonti divergono di un anno: è un dettaglio, ma ve lo segnalo perché ho promesso di segnalarli tutti.
La foto giusta da fare a Chiesa dei Santi Luca e Martina
La foto giusta non è quella che fanno tutti, cioè la facciata frontale presa da Via dei Fori Imperiali con il telefono alzato sopra la ringhiera. Quella è una fotografia piatta: il muro è lontano, il sole ci batte sopra a picco per mezza giornata, la curva della facciata non si legge e vi portate a casa una cartolina grigia.
La foto giusta è di taglio, dal basso, dal lato del Foro, con la Chiesa dei Santi Luca e Martina messa in rapporto con qualcosa di antico. Il punto migliore è quello in cui riuscite a tenere nella stessa inquadratura la cupola barocca e un pezzo di rovina romana: l'Arco di Settimio Severo se siete dentro l'area archeologica, oppure la mole di mattoni della Curia Iulia. La ragione è semplice e ve la dico da fotografo dilettante quale sono: quella chiesa non ha senso da sola, perché l'hanno isolata a forza negli anni Trenta. Se la fotografate da sola, fotografate un edificio senza contesto. Se la fotografate insieme all'antico, fotografate la storia di Roma in un fotogramma: milleseicento anni di distanza fra due muri che si toccano.
Ora della luce. La facciata guarda in modo che la mattina presto prenda una luce radente e calda sul travertino, e il travertino con la luce radente è una delle materie più belle da fotografare che esistano, perché i suoi buchi fanno ombra e la pietra sembra viva. Verso mezzogiorno la stessa facciata diventa una lastra bianca senza rilievo. Nel tardo pomeriggio d'estate torna a funzionare, ma la chiesa in inverno a quell'ora è già chiusa. Conclusione operativa: se volete la foto E volete entrare, il sabato mattina risolve entrambe le cose.
Si possono fare foto dentro la cripta della Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Un regolamento pubblicato non l'ho trovato, quindi n/d sul permesso formale, e la regola pratica ve l'ho già data: chiedete a chi presidia l'ingresso. Sulla tecnica invece ho un parere netto. Niente flash. La cripta è rivestita di marmi policromi e di bronzo dorato, superfici che riflettono, e il flash frontale vi restituisce una macchia bianca al centro dell'inquadratura e il resto nero. Appoggiate il telefono o la macchina su una superficie stabile, alzate un po' l'esposizione, e lasciate lavorare la luce artificiale che c'è. Se il vostro telefono ha una modalità notturna, è esattamente il posto dove serve.
Da dove si vede meglio la cupola della Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Da dentro, sdraiando la testa all'indietro sotto il centro della croce greca: è lì che si legge la struttura, perché la cupola è solcata da costoloni e si articola con il tamburo, come scrive Laboratorio Roma, attraverso una specie di corona sopra cui svetta la lanterna racchiusa da volute. Da fuori, il punto migliore è un po' rialzato: salendo verso il Campidoglio, o dal margine di Largo Corrado Ricci, la cupola emerge sopra il livello della strada e si stacca dal fondo. Se siete dentro l'area archeologica del Foro con il biglietto, provate a guardarla dal basso risalendo verso l'Arco di Settimio Severo: da lì la Chiesa dei Santi Luca e Martina sembra molto più alta di quanto sia, perché il terreno è sceso di parecchi metri rispetto al Seicento.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina si vede dal Campidoglio?
Sì, ed è uno dei modi migliori per capirne la posizione. Salite al Campidoglio per la cordonata capitolina, attraversate la piazza e prendete la strada che gira sul retro, dietro il Palazzo Senatorio: da lì si apre la vista sul Foro Romano dall'alto, e la cupola della Chiesa dei Santi Luca e Martina si riconosce subito perché è l'unica cosa curva in un panorama fatto di colonne dritte e muri spezzati. È una vista gratuita e aperta a tutti, e da lì capite in due secondi il rapporto fra la chiesa, la Curia Iulia e il resto del Foro. Se poi volete entrare ai Musei Capitolini, siete già sul posto.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Non è una chiesa da grandi eventi papali: è una chiesa di categoria, di corporazione, e la sua storia è fatta di episodi che pesano più sulla storia dell'arte che su quella politica. Ve li metto in ordine cronologico, dichiarando la fonte di ciascuno.
- VII secolo. Fondazione della chiesa di Santa Martina, attribuita a papa Onorio I, che regno' dal 625 al 638. Lo dicono il portale di Roma Capitale, la voce italiana di Wikipedia e Laboratorio Roma, quest'ultimo precisando che la fondazione avvenne nell'aula del Secretarium Senatus. Attenzione: arte.it parla invece di fondazione nel VI secolo, il che è incompatibile con le date di Onorio I, e il wiki delle chiese di Roma segnala che l'attribuzione a Onorio è spesso asserita ma resta ipotetica, proponendo in alternativa una datazione al 677 sotto papa Dono sulla base di un mosaico perduto che mostrava santa Martina fra i due pontefici. Le fonti non concordano e io non scelgo.
- 1256. Restauro e nuova consacrazione a opera di papa Alessandro IV, dopo un periodo di decadenza. Lo riportano la voce italiana di Wikipedia e la voce inglese.
- 1477. La compagnia dei pittori occupa la chiesa di San Luca sull'Esquilino, secondo il wiki delle chiese di Roma.
- 1577. Fondazione dell'Accademia di San Luca, secondo la voce inglese di Wikipedia.
- 1588. Sisto V demolisce San Luca all'Esquilino per sistemare la piazza davanti a Santa Maria Maggiore e con una bolla assegna ai pittori la chiesa di Santa Martina al Foro. Da quel momento il titolo diventa doppio. Lo dicono la pagina dell'Accademia Nazionale di San Luca, il portale di Roma Capitale, Roma Segreta, Wikipedia e il wiki delle chiese di Roma: è il dato più solido di tutta la ricostruzione.
- 1634. Pietro da Cortona viene eletto Principe dell'Accademia e ottiene di rifare a proprie spese la chiesa inferiore per farne la propria cappella funeraria.
- 24 o 25 ottobre 1634. Durante gli scavi vengono alla luce i resti attribuiti a santa Martina e ai martiri Concordio ed Epifanio. La pagina dell'Accademia indica il 24, la voce italiana di Wikipedia il 25.
- Novembre 1634. Papa Urbano VIII visita il cantiere, secondo la voce inglese di Wikipedia, che riferisce anche lo stanziamento di 6.000 scudi da parte del cardinale Francesco Barberini.
- 1635. Inizio della costruzione della nuova chiesa su progetto di Pietro da Cortona.
- 1639. Completati la parte bassa della facciata e l'ingresso, cripta a buon punto, secondo il wiki delle chiese di Roma.
- 1640 e 1648. Cantiere fermo per la fuga del cardinale Barberini in Francia dopo le accuse di malversazione, stessa fonte. La voce inglese di Wikipedia colloca l'esilio parigino del cardinale fra il 1645 e il 1648 e segnala anche l'assenza di Cortona, a Firenze fra il 1639 e il 1647. Anche qui le cronologie non coincidono del tutto.
- 1657 e 1659. Realizzazione della cripta nella forma attuale, secondo Laboratorio Roma.
- 1658. Completata la struttura principale della chiesa superiore, secondo il wiki delle chiese di Roma.
- 1664. Completamento della facciata convessa, secondo la voce italiana di Wikipedia e Roma Segreta.
- 1669. Morte di Pietro da Cortona. L'edificio è sostanzialmente compiuto; la direzione passa a Ciro Ferri.
- 1679. Conclusione dei lavori decorativi, dieci anni dopo la morte dell'architetto, secondo la pagina dell'Accademia e il wiki delle chiese di Roma.
- 1698. Donazione del rilievo in terracotta di Alessandro Algardi, secondo Laboratorio Roma.
- 1730 circa. Completamento delle allegorie degli evangelisti nei pennacchi. Il wiki delle chiese di Roma dice 1730, info.roma.it indica il periodo fra il 1727 e il 1732.
- Maggio 1932. Mussolini interviene personalmente interrompendo i lavori del nuovo palazzo dell'Accademia, secondo la pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca.
- 1932 e 1933. Demolizione degli edifici adiacenti per l'apertura della via dell'Impero. La chiesa resta isolata.
- 1934. L'Accademia si trasferisce a Palazzo Carpegna.
- 1985. Primi interventi di restauro sul lanternino e sulle coperture della cupola.
- Dal 1996 al 1999. Restauro degli ambienti sotterranei da parte della Soprintendenza.
- 2008 o 2009. Conclusione del restauro dell'interno della chiesa superiore. Le fonti divergono sull'anno.
- 2014 e 2015. Restauro della cupola e del tamburo, con il recupero delle tonalità originali degli stucchi.
- 16 dicembre 2025. Inaugurazione della stazione della metro C al Colosseo, collegata alla linea B, secondo il portale di Roma Capitale. Cambia il modo di arrivare in questa zona.
- Dal 16 al 23 maggio 2026. Visite guidate a Palazzo Carpegna e alla Chiesa dei Santi Luca e Martina per Open House Roma 2026, secondo il sito dell'Accademia Nazionale di San Luca.
- 23 maggio 2026. Notte dei Musei, dalle 20.00 alle 23.30, stessa fonte.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina ha subito danni durante la guerra?
n/d. Non ho trovato oggi nessuna fonte che documenti danni bellici alla Chiesa dei Santi Luca e Martina, quindi non affermo né che ne abbia subiti né che ne sia uscita indenne. Quello che le fonti documentano per il Novecento è un danno di altro tipo, urbanistico e amministrativo: le demolizioni del 1932 e 1933 e il progressivo abbandono di metà secolo, con il wiki delle chiese di Roma che scrive esplicitamente che a metà Novecento la chiesa si trovava di rado aperta e stava andando in rovina. La rinascita comincia con i restauri degli anni Ottanta.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è mai stata chiusa per lungo tempo?
Di fatto sì, per decenni, anche se non nel senso formale di una chiusura decretata. Il quadro che emerge dalle fonti è quello di un edificio che dopo il trasferimento dell'Accademia a Palazzo Carpegna nel 1934 perde la sua funzione quotidiana, resta in mezzo a un'area archeologica senza abitanti e si degrada, fino ai restauri avviati nel 1985 e portati avanti a ondate successive per venticinque anni. Il regime attuale, apertura il sabato, è il punto di equilibrio raggiunto dopo quel lungo periodo. È anche il motivo per cui vi ripeto la stessa cosa: verificate sempre prima di partire, perché un edificio con questa storia può cambiare orario senza che nessuno lo scriva in prima pagina.
Chi è passato da Chiesa dei Santi Luca e Martina
Questa è una chiesa di artisti, e l'elenco di chi ci è passato è in buona parte l'elenco di chi ha fatto l'arte romana fra Sei e Ottocento. Vi do i nomi che ho verificato oggi, con la fonte accanto, e non aggiungo nomi famosi solo per fare volume.
Pietro Berrettini da Cortona, 1596-1669. Principe dell'Accademia nel 1634, progettista dell'edificio, e qui sepolto. È l'uomo che ha deciso ogni linea di questo posto. La pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca lo indica come autore del rinnovamento e ricorda che aveva ideato uno schema circolare già negli anni Venti del Seicento.
Papa Urbano VIII, cioè Maffeo Barberini. La voce inglese di Wikipedia riferisce che visitò il cantiere nel novembre 1634. La pagina dell'Accademia dice che fu lui a ordinare l'ampliamento del progetto dopo il ritrovamento delle reliquie. Le api sul tamburo della cupola sono il suo stemma di famiglia.
Il cardinale Francesco Barberini, nipote del papa, che secondo la voce inglese di Wikipedia stanziò 6.000 scudi per i lavori, e la cui fuga dopo le accuse di malversazione, secondo il wiki delle chiese di Roma, bloccò il cantiere per otto anni. Un mecenate la cui caduta politica si legge nei tempi di costruzione di un edificio.
Ciro Ferri, allievo di Pietro da Cortona, che ne prese la direzione dopo il 1669 e portò a termine le decorazioni entro il 1679, secondo info.roma.it e il wiki delle chiese di Roma.
Alessandro Algardi, scultore, presente con opere in terracotta di cui le fonti danno collocazioni diverse ma non contestano l'esistenza.
Antiveduto Gramatica, autore della pala dell'altare maggiore con san Luca che dipinge la Vergine.
Nicola o Niccolò Menghini, autore della statua di santa Martina distesa, del 1635.
Cosimo Fancelli, cui Laboratorio Roma attribuisce i bassorilievi con santa Martina nella cripta.
Camillo Rusconi, Giuseppe Rusconi, Filippo della Valle, Giovanni Battista Maini, autori a vario titolo delle allegorie degli evangelisti nei pennacchi.
Lazzaro Baldi, pittore, autore dell'altare della cappella destra nel 1682 e sepolto qui secondo info.roma.it.
Sebastiano Conca, pittore, autore di una pala nella cappella sinistra, con le date discordanti di cui vi ho già detto.
Giovanni Battista Soria, architetto, che secondo il wiki delle chiese di Roma diresse il cantiere dal 1648 e ha nella cripta un monumento del 1651 con busto ritratto.
Giovanna Garzoni, miniaturista e pittrice di nature morte, con un monumento del 1670 attribuito a Mattia De Rossi. È l'unico nome femminile che compare fra i monumenti citati dalle fonti che ho letto, e da solo dice parecchio su come funzionava l'Accademia.
Luigi Canina, architetto e archeologo dell'Ottocento, indicato fra i sepolti da info.roma.it.
Filippo Albacini, scultore, con un monumento del 1858 inaugurato nel 1880 secondo il wiki delle chiese di Roma.
Carlo Pio Balestra, con un monumento del 1786 di Tommaso Righi, stessa fonte.
Benito Mussolini, e non è una provocazione: la pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca riferisce che nel maggio 1932 intervenne direttamente interrompendo i lavori del nuovo palazzo accademico. Un passaggio breve e con conseguenze enormi, perché è da lì che nasce l'isolamento attuale della Chiesa dei Santi Luca e Martina.
Raffaello è passato dalla Chiesa dei Santi Luca e Martina?
No, e la cronologia lo esclude: Raffaello morì nel 1520, la chiesa fu assegnata all'Accademia nel 1588 e ricostruita dal 1635. Il legame con Raffaello è indiretto e riguarda il dipinto di san Luca che ritrae la Vergine, attribuito a lui e conservato dall'Accademia, di cui in chiesa c'è la copia di Antiveduto Gramatica. Ve lo dico perché in giro si legge ogni tanto che nella Chiesa dei Santi Luca e Martina si trova un Raffaello: non è così, e chi lo scrive non ha letto le fonti.
Caravaggio ha lavorato nella Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Fra le fonti che ho letto oggi nessuna gli attribuisce opere qui, e la cronologia rende la cosa improbabile, visto che Caravaggio morì nel 1610 e la chiesa attuale fu costruita dal 1635. Se cercate Caravaggio a Roma dovete andare altrove: alla Chiesa di San Luigi dei Francesi per il ciclo di san Matteo, oppure a Santa Maria del Popolo. La Chiesa dei Santi Luca e Martina appartiene alla generazione dopo, quella che di Caravaggio aveva già digerito la lezione e stava andando da un'altra parte.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina compare in qualche film?
n/d. Non ho trovato oggi fonti attendibili che documentino riprese cinematografiche in questa chiesa, e non voglio riportare elenchi di titoli presi da siti che non posso verificare. Che la zona del Foro Romano e dei Fori Imperiali sia stata usata infinite volte dal cinema è ovvio, ma altro è dire che gli interni della Chiesa dei Santi Luca e Martina siano comparsi in un film specifico. Se qualcuno ve lo racconta, chiedetegli la fonte.
Come incastrare la Chiesa dei Santi Luca e Martina in una giornata romana
Adesso la parte pratica, quella per cui mi pagano da vent'anni. La Chiesa dei Santi Luca e Martina apre il sabato e sta in un punto in cui, nel raggio di quattrocento metri, avete più roba di quanta ne possiate digerire. Il problema non è trovare cosa fare: è non spappolarsi.
Itinerario di mezza giornata: il sabato dei Fori
Partenza alle 9.00 dalla metro Colosseo, linea B o linea C. Si risale Via dei Fori Imperiali guardando a sinistra il Palatino e a destra i Fori Imperiali. Alle 9.30 siete alla Chiesa dei Santi Luca e Martina, che ha appena aperto: cripta prima, chiesa superiore poi, quaranta minuti. Alle 10.20 uscite e scendete al Carcere Mamertino, che è a un centinaio di metri e che vale per la faccia che fanno i bambini quando capiscono a cosa serviva quel buco. Verso le 11.30 salite al Campidoglio e vi affacciate sul Foro dal retro del Palazzo Senatorio: da lì rivedete dall'alto la cupola che avete appena guardato da sotto, ed è un piccolo colpo di teatro che consiglio sempre. Pranzo a Monti, non ai Fori, dove i prezzi sono quelli che sono.
Itinerario di giornata intera: dal Foro all'Accademia
La mattina come sopra, fino al Campidoglio. Nel pomeriggio chiudete il cerchio andando a Palazzo Carpegna, che secondo il sito ufficiale dell'Accademia è aperto il sabato dalle 10.00 alle 19.00: è dietro Fontana di Trevi e ci arrivate a piedi in venticinque minuti dal Campidoglio, o con la metro A fermata Barberini se preferite. Lì vedete la galleria dell'Accademia e capite finalmente perché la chiesa che avete visitato la mattina è fatta così: stesso proprietario, stessa storia, stessi nomi sulle targhe. È l'unica giornata romana che vi dà il quadro completo di questa istituzione, e nessuno la propone perché richiede di collegare due punti lontani della città.
E se non è sabato?
Allora la Chiesa dei Santi Luca e Martina non la vedete dentro, e tanto vale organizzarsi diversamente invece di andare a sbattere. In quel caso vi consiglio il giro archeologico classico, con il Colosseo, il Foro e il Palatino, e la visita ai Mercati di Traiano con il Museo dei Fori Imperiali, che è uno dei musei più sottovalutati di Roma e che quasi nessun turista straniero mette in programma. Della chiesa vi resta la facciata da fuori, che comunque si guarda bene dalla ringhiera di Via dei Fori Imperiali, e la promessa di tornare di sabato.
Le mie opinioni, comprese quelle scomode
Adesso vi dico quello che penso, e su qualche punto non sarà popolare.
Primo: il Foro Romano visto dal biglietto è sopravvalutato per chi ci va una volta sola e senza guida. Lo dico dopo vent'anni di gente che esce da lì dicendo che sono sassi. Se avete due giorni a Roma e non avete nessuno che vi spieghi cosa state guardando, il biglietto congiunto vi porta a camminare tre ore sotto il sole in mezzo a ruderi che non parlano da soli, e uscite stanchi e vagamente delusi. Meglio due ore fatte bene con qualcuno che vi racconta, o in alternativa il giro gratuito dall'alto, dal Campidoglio e da Via dei Fori Imperiali, più la Chiesa dei Santi Luca e Martina che è gratis, sta lì dentro e vi dà un'emozione che i sassi non vi danno.
Secondo: la Chiesa dei Santi Luca e Martina è sottovalutata in modo quasi comico. Ci sono a Roma chiese barocche con la fila fuori che hanno la metà della qualità architettonica di questa. Qui non c'è fila mai, non si paga, e dentro avete un edificio che nei manuali di storia dell'architettura sta accanto a Sant'Ivo alla Sapienza e a San Carlino. La ragione per cui nessuno ci va è banale: apre un giorno alla settimana e nessuno lo sa. Se ci arrivate informati, avete uno dei migliori rapporti fra quello che vedete e quello che spendete di tutta la città.
Terzo, e qui rischio: la cupola non è la cosa più bella. È bellissima, ma la vera invenzione è la cripta. La chiesa superiore la potete confrontare con altre dieci chiese romane a pianta centrale; la chiesa inferiore, con quei marmi, quel bronzo, quella volta a cassettoni in prospettiva forzata, non ha molti paragoni. Se qualcuno vi dice che la cripta è facoltativa, quel qualcuno la cripta non l'ha vista.
Quarto: state alla larga dai ristoranti con il menu turistico in sei lingue lungo Via dei Fori Imperiali e attorno a Piazza Venezia. È un consiglio ovvio che però continua a servire, perché quella è una delle zone di Roma dove si mangia peggio e si paga di più. Salite a Monti, che comincia a duecento metri, oppure scendete verso il Velabro e il Foro Boario. Cinque minuti di camminata in più e cambia tutto.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina vale la pena se ho solo tre giorni a Roma?
Se uno di quei tre giorni è un sabato, sì, e ve la metto la mattina. Trenta o quaranta minuti, gratis, in un punto dove passate comunque perché state andando al Colosseo o al Campidoglio. Il costo opportunità è quasi zero. Se invece nessuno dei vostri tre giorni è un sabato, lasciate perdere e non stravolgete il programma: ci sono a Roma altre venti cose che vi daranno soddisfazione uguale con meno complicazioni. Non è una chiesa per cui riorganizzare un viaggio; è una chiesa per cui riorganizzare una mattina.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è adatta ai bambini?
A metà. La chiesa superiore per un bambino è una stanza bianca e alta, e dura poco. La cripta invece funziona bene, perché si scende sotto terra, ci sono corridoi, ci sono lapidi, e l'idea che sotto una chiesa ci sia un'altra chiesa piena di gente sepolta è esattamente il tipo di cosa che a un bambino di otto anni resta impressa. Se avete bambini, abbinatela al Carcere Mamertino che sta a due passi: il combinato di sotterraneo più sotterraneo tiene banco per un'ora buona. Un avvertimento: le scale della cripta sono scale vere, non rampe, quindi con il passeggino avete un problema.
Quali chiese vedere vicino alla Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Nel raggio di pochi minuti a piedi ci sono la Curia Iulia trasformata in Sant'Adriano al Foro, che si visita con il biglietto del Parco archeologico negli orari che vi ho riportato sopra, e la Chiesa di San Giovanni Decollato verso il Velabro, che ha una storia molto particolare legata alla confraternita che assisteva i condannati a morte. Salendo al Campidoglio trovate Santa Maria in Aracoeli in cima alla sua scalinata di centoventiquattro gradini, che sono tanti e li sentite tutti. Salendo invece verso Monti arrivate a San Pietro in Vincoli, dove c'è il Mosè di Michelangelo. Sono tutte a piedi, tutte in mezz'ora scarsa di raggio.
Che rapporto c'è fra la Chiesa dei Santi Luca e Martina e il Carcere Mamertino?
Un rapporto di vicinanza fisica, non di storia comune. La pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca, letta oggi, colloca la chiesa nel Foro Romano presso il Carcere Mamertino: sono a poche decine di metri, sullo stesso lembo di terra ai piedi del Campidoglio. Ma il Carcere Mamertino, o Tullianum, è un ambiente sotterraneo di età repubblicana legato alla tradizione della prigionia di san Pietro, mentre la Chiesa dei Santi Luca e Martina è un edificio barocco del Seicento su fondazioni tardoantiche. Li mettete nella stessa passeggiata perché sono vicini, non perché raccontino la stessa storia.
Il quadro pratico in una tabella
Metto insieme i dati che ho verificato oggi, con la fonte accanto, così li avete in un posto solo. Ripeto la solita avvertenza: gli orari cambiano spesso, controllate prima di partire.
| Dato | Valore | Fonte letta il 7 agosto 2026 |
|---|---|---|
| Indirizzo | Via della Curia 2, Roma | portale turistico di Roma Capitale, info.roma.it |
| Apertura | sabato 9.00-18.00 da ottobre ad aprile; sabato 9.00-20.00 da maggio a settembre | portale turistico di Roma Capitale, rettoria di San Marco Evangelista al Campidoglio |
| Orario alternativo dichiarato da altra fonte | sabato 8.00-20.00 | romanchurches.fandom.com |
| Ingresso | gratuito, nessun biglietto, nessuna prenotazione per l'apertura ordinaria | arte.it indica ingresso libero |
| Telefono | 06 6798848 e 06 6798850 (segreteria Accademia); 06 6795205 indicato da arte.it | portale turistico di Roma Capitale, arte.it |
| segreteria@accademiasanluca.it | portale turistico di Roma Capitale | |
| Proprietà | Accademia Nazionale di San Luca dal 1588 | Accademia Nazionale di San Luca |
| Regime canonico | rettoria nella parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio | Wikipedia in italiano, sanmarcoevangelista.it |
| Architetto | Pietro Berrettini da Cortona, 1596-1669; completamento di Ciro Ferri | Accademia Nazionale di San Luca, info.roma.it |
| Cantiere | dal 1635, facciata 1664, decorazioni concluse 1679 | Accademia Nazionale di San Luca, Wikipedia, romanchurches.fandom.com |
| Festa di santa Martina | 30 gennaio | romanchurches.fandom.com |
| Metro più vicina | Colosseo, linee B e C; stazione della linea C inaugurata il 16 dicembre 2025 | portale turistico di Roma Capitale |
| Linee di autobus | n/d, nessuna fonte istituzionale consultata oggi le elenca per questo tratto | nessuna |
| Biglietto del Foro Romano 2026 | n/d, prezzo ufficiale non verificato oggi | nessuna |
Le domande che mi fanno sempre sulla Chiesa dei Santi Luca e Martina
Queste sono le domande che mi arrivano davvero, in ordine di frequenza, con le risposte che do davvero.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è aperta oggi?
Se oggi è sabato, molto probabilmente sì, negli orari che vi ho riportato. Se oggi non è sabato, quasi certamente no. Questa è la sintesi più onesta che vi posso dare senza avere davanti il calendario delle aperture straordinarie, che l'Accademia pubblica sul proprio sito nella sezione degli eventi. Le eccezioni esistono, e nel 2026 sono state Open House Roma dal 16 al 23 maggio e la Notte dei Musei del 23 maggio. Fuori da quelle finestre, il sabato è la regola. Telefonate alla segreteria dell'Accademia se avete un solo giorno a disposizione e non potete permettervi un buco a vuoto.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è consacrata e ci si celebra messa?
Sì, è aperta al culto: lo dicono sia la pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca, che scrive che la chiesa rimane aperta al culto, sia la pagina della rettoria pubblicata dalla parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio. Sugli orari delle celebrazioni il dato che ho trovato è vecchio: romanchurches.fandom.com riporta, attribuendolo alla diocesi e datandolo al giugno 2018, messa alle 16.30 il sabato e nelle vigilie da ottobre ad aprile e alle 18.00 da maggio in poi. Otto anni sono tanti. Se andate per la messa e non per l'architettura, chiamate prima.
Ci si può sposare nella Chiesa dei Santi Luca e Martina?
n/d. Non ho trovato oggi nessuna fonte istituzionale che dichiari se e a quali condizioni la Chiesa dei Santi Luca e Martina conceda celebrazioni di matrimonio. Trattandosi di una rettoria di proprietà di un'accademia e non di una parrocchia, immagino che la procedura passi sia dalla parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio sia dall'Accademia stessa, ma questa è una deduzione mia e ve la presento come tale, non come un fatto verificato. Chi vuole saperlo davvero scriva a segreteria@accademiasanluca.it.
Qual è il posto migliore per capire la Chiesa dei Santi Luca e Martina prima di entrarci?
La galleria dell'Accademia Nazionale di San Luca a Palazzo Carpegna, e non è una risposta furba: è che lì dentro capite chi erano le persone che questa chiesa se la sono costruita. Vedete i loro ritratti, i loro quadri, i loro nomi. Poi tornate al Foro, entrate nella chiesa, scendete in cripta e leggete le stesse firme sulle lapidi, e a quel punto la Chiesa dei Santi Luca e Martina smette di essere un bell'edificio anonimo e diventa il luogo dove un gruppo preciso di persone ha deciso di farsi seppellire.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina si può vedere dall'interno del Foro Romano a pagamento?
La si vede benissimo da fuori, camminando lungo la Via Sacra verso l'Arco di Settimio Severo: da lì avete l'abside e il fianco, ed è la prospettiva migliore per capire quanto è cambiato il livello del terreno fra il Seicento e oggi. Ma il portone della chiesa dà su Via della Curia, cioè verso l'alto, verso Largo Corrado Ricci, ed è lì che dovete andare per entrare. Non contate di uscire dall'area archeologica e rientrarci con lo stesso biglietto: le regole di rientro non le ho verificate oggi e quindi non ve le racconto, ma il buon senso dice di organizzare la visita alla chiesa prima o dopo, non in mezzo.
Perché la chiesa si chiama Santi Luca e Martina e non Santa Martina?
Perché il titolo si è stratificato. Prima era Santa Martina, dal VII secolo, dedicata alla martire romana. Nel 1588 Sisto V la assegnò all'Università dei Pittori di San Luca, che aveva appena perso la propria chiesa sull'Esquilino, e il nome del patrono dei pittori si aggiunse a quello della titolare originaria. Il portale turistico di Roma Capitale lo dice così: i pittori vi aggiunsero la dedica a san Luca evangelista. Da allora si chiama Chiesa dei Santi Luca e Martina, ed è un nome che racconta esattamente la sua storia: un edificio antico consegnato a una corporazione moderna.
La Chiesa dei Santi Luca e Martina è la più antica chiesa del Foro Romano?
Non lo affermo, perché non ho verificato oggi una classifica di antichità delle chiese del Foro e le fondazioni tardoantiche e altomedievali di quell'area sono parecchie. Quello che le fonti dicono è che la fondazione di Santa Martina risale al VII secolo, e che la vicina Curia Iulia fu consacrata come chiesa da Onorio I intorno al 630. Sono due date molto vicine. Chi vi dice con sicurezza quale delle due sia venuta prima probabilmente sta semplificando: il wiki delle chiese di Roma, come vi ho detto, mette in dubbio perfino l'attribuzione a Onorio della fondazione di Santa Martina e propone il 677 sotto papa Dono.
Che cosa si vede della chiesa antica dentro la Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Poco, e disperso. Il wiki delle chiese di Roma segnala nel corridoio sinistro della cripta una lapide con iscrizione dedicata a san Gaudenzio e un frammento di pluteo proveniente dalla chiesa medievale. Un pluteo è una lastra di recinzione presbiteriale, il tipo di pezzo che nelle chiese romane sopravvive quando tutto il resto è stato demolito. La stessa fonte riferisce che nella chiesa antica esisteva un mosaico con santa Martina fra papa Onorio e papa Dono, che è l'elemento su cui si fonda l'ipotesi di datazione al 677: quel mosaico oggi non c'è più. Il resto della fabbrica del VII secolo è stato inghiottito dalla ricostruzione secentesca.
Che cosa significa il nome Via della Curia?
Ricorda la Curia, cioè l'aula del senato romano, che sorgeva esattamente lì accanto: la Curia Iulia costruita da Cesare, e prima di lei la Curia Hostilia e la Curia Cornelia nella ricostruzione che ne dà il wiki delle chiese di Roma. È una toponomastica che dice la verità, cosa non scontata a Roma. Quando date a un tassista l'indirizzo Via della Curia 2 preparatevi comunque a spiegare dove si trova, perché è una stradina interna e non tutti la conoscono a memoria: è più facile farsi portare a Largo Corrado Ricci e fare gli ultimi metri a piedi.
Vale la pena tornare più volte alla Chiesa dei Santi Luca e Martina?
Per la maggior parte dei visitatori una volta basta e avanza. Ma se venite a Roma spesso, o se ci abitate, vi do un motivo per tornarci: la luce. Questa chiesa in gennaio, con il sole basso che entra dalla lanterna verso mezzogiorno, è un edificio diverso da quello che vedete in luglio con la luce a picco. È un effetto che Pietro da Cortona ha calcolato e che oggi quasi nessuno si prende la briga di osservare. Andateci due volte in due stagioni diverse e capirete perché un pittore che progetta architettura fa un mestiere diverso da un architetto che progetta e basta.
Se dovessi ridurre tutto a una riga sola: la Chiesa dei Santi Luca e Martina è l'edificio barocco più importante che a Roma si visita gratis, senza fila, un giorno alla settimana, dentro il Foro Romano. Il prezzo da pagare è organizzarsi. Chi si organizza, entra.
Prima di andare
Tre cose da mettere in agenda e poi vi lascio. Primo: è sabato? Se la risposta è no, rimandate. Secondo: avete telefonato o controllato il sito dell'Accademia Nazionale di San Luca per le aperture straordinarie? Gli orari cambiano spesso, controllate prima di partire, e questa è la terza volta che ve lo scrivo perché è la cosa che manda a monte più visite. Terzo: quando entrate, scendete subito in cripta.
Un'ultima nota di metodo, perché credo che chi legge abbia diritto di sapere come è fatta la pagina che sta leggendo. Tutto quello che c'è scritto qui viene da fonti consultate il 7 agosto 2026: la pagina ufficiale dell'Accademia Nazionale di San Luca, il portale turistico di Roma Capitale, la pagina della rettoria pubblicata dalla parrocchia di San Marco Evangelista al Campidoglio, le voci italiana e inglese di Wikipedia, Roma Segreta, Laboratorio Roma, info.roma.it, arte.it, il wiki delle chiese di Roma e la scheda del portale comunale sulla Curia Iulia. Dove le fonti si contraddicono ve l'ho detto invece di scegliere per voi, e dove non ho trovato niente ho scritto n/d invece di riempire il vuoto con qualcosa di verosimile. Sui prezzi del biglietto del Foro Romano, sulle linee di autobus e sul regolamento fotografico interno non ho dati verificati, e quindi non ce ne sono in questa pagina. Meglio un buco dichiarato che un numero inventato.
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