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Chiesa di San Francesco a Ripa

La Chiesa di San Francesco a Ripa sta in Piazza di San Francesco d'Assisi 88, 00153 Roma, a Trastevere, ed è il posto dove Gian Lorenzo Bernini ha lasciato l'Estasi della Beata Ludovica Albertoni. Ingresso libero: sul sito ufficiale della parrocchia e santuario, ad agosto 2026, non compare nessun biglietto, nessuna tariffa intera, nessuna ridotta e nessun obbligo di prenotazione per il singolo visitatore. I telefoni sono +39 06 581 9020 e +39 06 580 3509, con centralino indicato da martedì a venerdì dalle 16.00 alle 18.00 e il sabato dalle 9.30 alle 12.00. La mail è sanfrancescoaripagrande@gmail.com. Sugli orari di apertura il sito ufficiale si contraddice da solo: la home page indica feriali 7.30-12.00 e 16.00-19.30, domeniche e festivi lo stesso orario, mentre la pagina della storia e quella dei corsi indicano 7.30-12.30 e 16.30-19.30. Sono due versioni diverse sullo stesso dominio. Regolatevi sulla forbice più stretta, cioè entrate entro mezzogiorno la mattina e dopo le 16.30 il pomeriggio, e se dovete fare un viaggio apposta telefonate prima.

Sulle messe il sito è invece univoco, e riporta l'orario del periodo estivo: domeniche e festivi alle 9.00 e alle 18.30; feriali di luglio alle 7.30 e alle 18.30; feriali di agosto solo alle 18.30. Questo orario ridotto vale per il periodo indicato dalla parrocchia come luglio e agosto, quindi ad agosto la messa feriale mattutina non c'è. Se andate alle 8.00 di un martedì di agosto sperando nella messa presto, trovate la chiesa aperta ma nessuna celebrazione.

Come si arriva alla Chiesa di San Francesco a Ripa

L'indirizzo, con il civico, è Piazza di San Francesco d'Assisi 88, 00153 Roma. È l'estremità meridionale di Trastevere, dalla parte di Porta Portese e del Tevere, non dalla parte di Santa Maria in Trastevere. Per le linee di superficie conviene controllare il percorso il giorno stesso sull'app o sul sito dell'azienda di trasporto, partendo dall'indirizzo esatto, perché un numero sbagliato vi fa scendere dalla parte opposta del rione. Vale anche per il tram che risale Viale di Trastevere.

La chiesa di San Francesco a Ripa a Trastevere
La chiesa di San Francesco a Ripa a Trastevere. Foto di Thomas Oboe Lee, licenza CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons.

Quello che si può dire con certezza è la geografia a piedi, perché è geometria e non orario. La chiesa sta sul lato del Tevere, in una piazza larga e poco monumentale, con il fianco del convento che chiude un intero isolato. Da qui si cammina in pochi minuti verso Porta Portese, verso la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere e, risalendo, verso la Basilica di Santa Maria in Trastevere. Se arrivate dall'altra sponda del fiume passate per l'Isola Tiberina e poi scendete lungo il lungotevere: è la passeggiata migliore, perché vi fa capire che questa chiesa nasce su un porto e non su una piazza da cartolina.

Quanto costa entrare alla Chiesa di San Francesco a Ripa

Zero. È una chiesa parrocchiale e un santuario, non un museo, e sul sito ufficiale non esiste alcun listino. Non c'è biglietteria, non c'è tornello, non c'è audioguida a pagamento indicata dalla parrocchia. Questa è la notizia che fa la differenza pratica: dentro c'è l'ultima grande scultura di Gian Lorenzo Bernini e non pagate un euro per vederla, mentre per vedere altre sue opere a Roma un biglietto lo tirate fuori eccome, per esempio alla Galleria Borghese. A nostro giudizio è il miglior rapporto fra quello che vedete e quello che spendete in tutta la città. Detto questo, se entrate e restate mezz'ora davanti a un capolavoro tenuto aperto da una comunità di frati, un'offerta nella cassetta è educazione, non devozione.

Che cosa era questo posto prima della chiesa: l'ospizio di San Biagio

La storia che racconta il sito ufficiale della parrocchia parte molto prima dei francescani. Fra il 936 e il 949 il conte Benedetto di Campania fonda un monastero benedettino dedicato ai santi Cosma e Damiano, quello che i romani chiamano San Cosimato. I monaci costruiscono vicino al Tevere un ospizio-ospedale intitolato a San Biagio, per assistere i pellegrini e i malati poveri. Non era una chiesa d'arte, era un pronto soccorso medievale con le stanze per dormire. Tenete a mente questa origine, perché spiega tutto quello che è venuto dopo, compreso quello che i frati fanno ancora oggi in questo isolato.

Il Tevere qui non era un panorama, era un lavoro. Il nome Ripa Grande indica l'approdo fluviale, e il sito della chiesa intitola la propria galleria fotografica Ripa dei Sette Soli, che è il toponimo storico della zona. La storia del porto e l'origine precisa di quel nome non risultano documentate per esteso: quello che vi serve sapere è che l'ospizio di San Biagio stava dove arrivavano le barche e la gente, e che una struttura di accoglienza in quel punto aveva un senso logistico prima ancora che spirituale.

San Francesco a Roma, il 1209 e la cella sopra la sagrestia

Secondo la ricostruzione della parrocchia, nel 1209 Francesco d'Assisi arriva a Roma per una visita papale e trova accoglienza proprio in quell'ospizio. La pagina dedicata al santo precisa che qui il santo visse e pregò durante le sue visite romane a papa Innocenzo III. Due persone gli spianano la strada: Jacopa de' Settesoli, la nobildonna romana che gli trova riparo, e il conte Pandolfo dell'Anguillara, che presenta Francesco all'abate. La cella dove dormiva è ancora lì, sopra la sagrestia, e oggi è il Santuario.

La sproporzione fra la stanza e la chiesa che le è cresciuta intorno è il vero contenuto di questo posto. Sotto avete marmi policromi, angeli di stucco, cappelle di famiglie che avevano cardinali in casa. Sopra avete una stanzetta con una pietra nera dentro una grata. Non è un contrasto poetico: è la pianta dell'edificio.

Il 1229, il passaggio ai francescani e gli affreschi perduti di Cavallini

Nel 1229, con decreto di papa Gregorio IX, la chiesa passa ai francescani. Il conte Pandolfo finanzia l'ampliamento. La chiesa viene riedificata in forme basilicali, adattandola alle esigenze apostoliche dei frati. E qui c'è il dettaglio più doloroso: il sito della parrocchia scrive che gli affreschi di Cavallini raffiguravano la vita e i miracoli di San Francesco, e che quegli affreschi sono scomparsi durante i lavori barocchi del Seicento. A Roma resta il Cavallini di Santa Cecilia in Trastevere, a quattro passi da qui, e restano i mosaici di Santa Maria in Trastevere. Quello di San Francesco a Ripa non c'è più. Quando entrate, sappiate che state camminando dentro un edificio che ha cancellato un ciclo pittorico per farsi bello in un'altra lingua.

Nel Quattrocento, siamo intorno al 1400, viene costruito un chiostro grande sulla destra della chiesa, poi ridotto nel Seicento. Nel Cinquecento nascono le cappelle della navata sinistra: la Cappella del Crocefisso, che la parrocchia data prima del 1490, e quella dell'Immacolata, intorno al 1560. Nel 1579 chiesa e convento passano definitivamente ai Francescani Riformati.

Il coro del 1608 e la cella che stava per sparire

Nel 1608 monsignor Lelio Biscia finanzia l'ampliamento del coro. Il progetto è dell'architetto Onorio Longhi. Il coro esiste ancora, con gli stalli in legno di noce fatti da artigiani francescani ebanisti del Seicento, e una lapide che ricorda il cardinale Biscia come finanziatore. Sopra tutto questo c'è un organo a due tastiere con 26 registri reali, della ditta Vincenzo Mascioni di Cuvio, in provincia di Varese, installato nel 1956: se sentite suonare durante una messa festiva, quello è lo strumento.

Il punto delicato è un altro. Quell'ampliamento rischiava di mangiarsi la cella di San Francesco, e su come sia stata salvata il sito ufficiale racconta due storie diverse in due pagine diverse. Nella pagina della storia si legge che monsignor Biscia ampliò il coro senza distruggere la cella grazie all'intervento del cardinale Mattei. Nella pagina dedicata a San Francesco si legge invece che il Santuario rischiò la demolizione nel Seicento, che i frati si opposero e che, secondo la tradizione, fu lo stesso San Francesco ad apparire in sogno al cardinale Alessandro Montalto Peretti per salvare il luogo. Due versioni, stesso sito, con un diverso grado di certezza. La prima è una notizia di cronaca amministrativa, la seconda la pagina stessa la introduce con la formula secondo la tradizione, quindi è una tradizione devozionale e va letta come tale. La stessa pagina aggiunge che la ristrutturazione si concluse nel 1698.

Il 1675 di Mattia de Rossi: la chiesa che vedete è questa

La chiesa in cui entrate oggi nasce nel 1675, quando il cardinale Lazzaro Pallavicini finanzia la riedificazione completa. L'architetto è Mattia de Rossi, e questo nome vale una sosta: la pagina sugli affreschi del chiostro lo definisce l'allievo preferito di Gian Lorenzo Bernini, e dice che diresse l'insieme dei lavori edificatori fra il 1682 e il 1701, fino alla sua morte avvenuta nel 1695. Mettete insieme i due dati e capite la coincidenza che rende questo posto unico a Roma: nello stesso cantiere, negli stessi anni, lavorano il maestro e il suo allievo prediletto. Bernini scolpisce la Beata Ludovica, de Rossi tira su le pareti che la contengono.

La facciata barocca, con lesene doriche e due ordini, è del 1682. La nuova consacrazione arriva nel 1701 per opera del cardinale Sperelli di Assisi. Il campanile a vela è del 1734 e sostituisce quello medievale. Conviene guardarlo da fuori prima di entrare, perché è la parte di chiesa che sopravvive più a lungo nella memoria: un muro che si assottiglia in alto e regge le campane, senza torre. È una soluzione povera, francescana nell'origine e nel risultato, e in una piazza così larga funziona meglio di un campanile monumentale.

L'altare maggiore, rifatto due volte in dieci anni

L'altare maggiore della Chiesa di San Francesco a Ripa è stato distrutto e ricostruito due volte nel giro di pochi anni, e questa è una di quelle cose che non trovate scritte sulle guide da aeroporto. Nel 1738 viene consacrato un altare in stucco. Nel 1746 l'architetto francescano fra Secondo da Roma lo riedifica in marmo, in stile barocco con marmi policromi, e ci aggiunge una statua di San Francesco. Nel 1751 arrivano, sempre di fra Secondo, le due statue in gesso della Fede e della Carità.

Al centro c'è però un pezzo più antico e più bello: la statua lignea di San Francesco in estasi sostenuto dagli angeli, opera dello scultore francescano fra Diego da Careri, che la parrocchia data prima del 1660. Guardatela con attenzione, perché è legno e non marmo, ed è di un frate e non di un maestro di corte. Se poi girate dietro l'altare maggiore trovate un monogramma eucaristico dorato, lo stemma francescano in marmo nero e una nicchia con un piccolo crocifisso bronzeo del 1746. Nessuno ci va. È uno degli angoli più tranquilli della chiesa.

Napoleone, i garibaldini e i piemontesi: tre volte cacciati

Questa comunità è stata sfrattata tre volte in sessantaquattro anni, e la cronologia che dà la parrocchia è precisa. Il 17 maggio 1809 Napoleone dichiara decaduto lo Stato della Chiesa e i religiosi vengono perseguitati. Nel 1849 i garibaldini cacciano i religiosi e occupano il convento. Nel 1870, con l'occupazione piemontese, comincia la procedura che porta all'intimazione di partenza del 12 novembre 1873: papa Pio IX concede al padre superiore alcune stanze in Via della Luce per sei religiosi. Sei. In una comunità che aveva riempito un isolato.

È una storia che smonta l'idea che una chiesa romana sia un oggetto immobile che sta lì da sempre. Questa qui è stata svuotata, occupata, rimpicciolita e rimessa in piedi. Il fatto che oggi ci trovi la porta aperta alle 7.30 del mattino è il risultato di un ritorno, non di una continuità.

Dal 1866 al 1931: pavimenti, restauri e la nascita della parrocchia

Nel 1866 vengono rifatti i pavimenti in marmo. Nel 1882 la Cappella della Pietà viene restaurata dall'architetto Paolo Belloni, conservando gli antichi affreschi. Nel 1906 San Francesco a Ripa diventa parrocchia. Nel 1931 arriva la nuova balaustra dell'altare maggiore in marmo, vengono rimosse le cancellate in ferro dalle cappelle, viene restaurata la cella di San Francesco, l'organo viene rinnovato e il presepe viene trasferito dalla Cappella dell'Immacolata a quella dell'Annunciazione. Sono dettagli da inventario. Ma se vi state chiedendo perché le cappelle qui si vedono bene e non attraverso una grata, la risposta è quel 1931.

Perché è diventata parrocchia solo nel 1906, e chi decise

La chiesa era lì dal Duecento, ma parrocchia lo diventa soltanto con papa Pio X. La pagina che la parrocchia gli dedica riporta il documento: la bolla Romanas aequabilius distribuire et componere paroecias, datata 6 gennaio 1906. Con quel provvedimento venivano abolite due parrocchie, il Santissimo Salvatore della Corte e San Bartolomeo all'Isola Tiberina, e ne venivano erette tre nuove: San Francesco a Ripa, Santa Teresa a Porta Salaria e San Giuseppe sulla via Nomentana. Faceva parte del riordinamento e della redistribuzione delle parrocchie romane avviato da Pio X all'inizio del pontificato.

Il dettaglio che resta impresso è la soppressione di San Bartolomeo all'Isola Tiberina come parrocchia: due punti che si guardano da riva a riva, uno perde lo stato parrocchiale e l'altro lo acquista, con un tratto di penna del 6 gennaio 1906. La topografia religiosa di Roma non è un fossile, è amministrazione.

Com'è fatta dentro la Chiesa di San Francesco a Ripa

Tre navate a croce latina, tre cappelle per lato. Le navate sono divise da pilastri che reggono il cornicione e la volta a crociera. L'ambiente, scrive la parrocchia, mantiene l'austerità francescana pur essendo arricchito da monumenti funebri e opere artistiche, e la definizione è onesta: qui non c'è l'oro a metro quadro di certe chiese del centro, c'è una grande scatola chiara con dentro poche cose molto forti.

Appena entrati, all'ingresso, c'è il monumento ai senatori Tommaso Raggi e Ortensia Spinola, del Seicento, attribuito a Gerolamo Lucenti. Sul secondo pilastro di sinistra il monumento al venerabile Innocenzo da Chiusa, di Giovan Battista Mola. Sul secondo di destra il monumento al predicatore Bartolomeo Cambi da Salutio, con il ritratto, eretto da papa Benedetto XIV. Tre monumenti che il novantanove per cento dei visitatori supera senza vederli, perché tutti puntano dritti alla cappella in fondo a sinistra. Rallentate all'ingresso.

La Cappella Paluzzi Albertoni e l'Estasi della Beata Ludovica

Eccola. La cappella si chiama Paluzzi Albertoni ed è dedicata a Sant'Anna, tanto che la parrocchia la chiama anche cappella di Sant'Anna. È stata disegnata dall'architetto Giacomo da Mola nel 1625, quindi cinquant'anni prima che Bernini ci mettesse dentro la sua statua. Questo è un dato che cambia la lettura: la scultura non è nata insieme allo spazio, è stata inserita in uno spazio già esistente e lo ha ribaltato.

La pala d'altare è di Giovan Battista Gaulli, il Baciccia, del 1675, e raffigura Sant'Anna, la Vergine e il Bambino Gesù. Sotto la pala c'è la statua giacente in marmo di Carrara, l'Estasi della Beata Ludovica Albertoni di Gian Lorenzo Bernini, che la parrocchia data 1675 e definisce l'ultima opera dello scultore. La pagina che il sito dedica espressamente alla statua aggiunge che fu la famiglia Altieri a commissionargli la realizzazione di un altare, e descrive la beata sdraiata su un letto ricamato nel marmo, illuminata da finestre verticali nascoste ai lati. Sulla balaustra della cappella, intorno al 1702, compare lo stemma di Casa Altieri. Nel pavimento c'è la lapide della Beata Ludovica.

Sulla datazione serve un cartello. Il sito ufficiale della parrocchia dice 1675, sia nella pagina della cappella sia nella pagina della storia della chiesa. Non risulta confermata da una seconda fonte indipendente. Quindi il 1675 è la data del sito ufficiale, non una data confermata da due fonti. Se leggete altrove una forbice diversa, per esempio 1671-1674, sappiate che quella forbice non risulta confermata dalle fonti citate qui.

Come si guarda davvero la statua di Bernini

Un consiglio pratico che vale più di dieci pagine di estetica. La luce che vedete cadere sul marmo non è luce d'ambiente: arriva da finestre verticali nascoste ai lati, come dice la parrocchia stessa. Significa che l'effetto cambia radicalmente con l'ora del giorno e con il tempo che fa. Se entrate in una mattina di cielo coperto, vedete una signora di marmo distesa. Se entrate quando la luce laterale lavora, vedete la stoffa muoversi. La differenza non è nella statua, è nell'ora in cui ci siete andati.

Secondo consiglio: mettetevi in ginocchio o piegatevi. La statua è giacente e l'altezza dell'altare è pensata per uno sguardo dal basso. In piedi, da adulto, vedete soprattutto il letto ricamato nel marmo. Abbassandovi di quaranta centimetri vi arriva in faccia il volto. È lo stesso trucco che Bernini usa altrove, ma qui, senza folla e senza transenne, potete permettervi di provarlo con calma.

Terzo: il marmo è di Carrara ed è bianco, la cappella è piccola, e il flash di un telefono la distrugge. Se ne riparla nel capitolo sulle foto.

Chi era davvero Ludovica Albertoni

Non era una monaca. Questo è il punto che sfugge quasi a tutti quelli che entrano. La pagina che la parrocchia le dedica racconta una vita del tutto laica: nasce a Roma nel 1473 da famiglia nobile, viene promessa in sposa suo malgrado al nobile trasteverino Giacomo della Cetera, un marito descritto come violento e instabile, e vive quella relazione con sacrificio e devozione. Ha tre figlie. Alla morte del marito vince una disputa ereditaria con il fratello Domenico, rinuncia a tutto e abbraccia la Regola del Terzo Ordine di San Francesco, spendendo il resto della vita a curare i poveri. Muore il 31 gennaio 1533.

Il resto è cronologia di culto. Viene tumulata nella Cappella di Sant'Anna, in questa chiesa, nel 1533. La sua festa cade il 31 gennaio, dal 1625, anno in cui viene riconosciuta compatrona di Roma. Nel 1675, a seguito della beatificazione, le spoglie vengono traslate nel monumentale altare realizzato da Gian Lorenzo Bernini, dove riposano tuttora. Il sito della parrocchia non specifica quale papa la beatificò: se vi serve quel nome, chiedetelo in sagrestia o cercate una fonte che lo documenti.

A nostro giudizio la statua di Bernini funziona anche senza sapere niente di lei, perché è marmo che sembra respirare. Ma quando sapete che state guardando una vedova romana del Cinquecento che ha litigato in tribunale con il fratello per l'eredità e poi ha dato via tutto, quella faccia rovesciata all'indietro cambia di significato. Non è un'estasi generica: è la fine di una vita molto concreta, sotto una pala del Baciccia dipinta più di un secolo dopo la sua morte.

La cella di San Francesco e il Santuario sopra la sagrestia

Alla cella si accede dalla sagrestia, per delle scalette che si affacciano sull'antico convento. Lo spazio che vedete oggi, spiega la parrocchia, risulta dall'unione della cella del santo con quella del suo compagno di viaggio: quindi non è la stanza originale isolata, sono due stanze diventate una. Il Santuario è costruito nel luogo dove il santo, secondo la pagina, visse e pregò durante le sue visite romane al papa Innocenzo III.

Al centro dell'altare del Santuario c'è il ritratto di San Francesco su tavola di Margaritone d'Arezzo, che il sito data 1262-1305. Se vi interessa la pittura medievale, questa tavola da sola vale la salita: siamo davanti a un tipo di ritratto francescano antico, dipinto in un'epoca in cui l'iconografia del santo si stava fissando. Il fatto che stia in cima a una scaletta, dentro una stanza minuscola, sopra la sagrestia di una chiesa barocca, e non dentro una vetrina climatizzata, è molto romano e molto poco museale.

Le tre reliquie e la pietra nera

La chiesa custodisce tre reliquie, elencate dalla parrocchia: un pezzo della benda insanguinata, un pezzo del cilicio e la roccia nera sulla quale il santo poggiava il capo per riposare. Su quest'ultima la pagina è esplicita: per problemi respiratori, negli ultimi anni il suo unico cuscino era sempre stato una grossa roccia nera, tuttora custodita dietro una grata all'interno del Santuario.

È, a nostro giudizio, l'oggetto più impressionante di tutta la chiesa, anche per chi non è devoto. Perché è una pietra. Non è oro, non è argento, non è marmo lavorato: è un sasso scuro dietro una grata, in una stanza che sta due metri sopra la sagrestia di una parrocchia di quartiere. Se venite qui per Bernini e uscite senza essere saliti a vedere quella pietra, avete visto metà del posto.

La cappella di Giorgio de Chirico

Questa è la sorpresa che spiazza tutti. Nel 1992 le spoglie di Giorgio de Chirico vengono traslate nella Chiesa di San Francesco a Ripa: prima era sepolto al cimitero del Verano. Per ospitare la tomba viene ricavata una piccola cappella da una proprietà confinante del Ministero dell'Interno, alla quale oggi si accede da due porticine in fondo alla Cappella dell'Immacolata.

La vedova, Isabella Pakszwer, in arte Isabella Far, aveva scritto il 28 novembre 1984 una lettera a padre Elia Germano Ceratogli manifestando il desiderio che le spoglie del marito fossero conservate qui. Nella vicenda compare anche padre Felice Rossetti. La vedova donò tre tele: l'Autoritratto, il Ritratto della moglie Isa, detto La dama velata, e La Caduta o Salita al Calvario, di 185 per 160 centimetri, che la parrocchia indica come l'opera sacra più importante del maestro.

Per chi arriva di corsa: dentro una chiesa francescana del Duecento ricostruita nel Seicento, in fondo a una cappella dell'Immacolata, dietro due porticine, c'è la tomba del pittore della metafisica con tre suoi quadri. Non c'è un cartello luminoso a segnalarlo. È la cosa meno prevedibile di tutto Trastevere, e questo la dice lunga su un rione che ha anche Villa Farnesina e l'Orto Botanico.

La Cappella Rospigliosi Pallavicini, il pezzo di teatro barocco

Navata destra, anno 1710. La famiglia Rospigliosi Pallavicini la fa costruire come sepolcro e chiama Nicolò Michetti come architetto. La pala d'altare, con San Pietro d'Alcantara e San Pasquale Baylon in adorazione eucaristica, è di Giuseppe Bartolomeo Chiari, che firma anche i medaglioni della volta. I monumenti sepolcrali della famiglia sono del 1713 e sono opera dei fratelli Mazzuoli di Siena.

Nel dettaglio: sulla parete sinistra il monumento di Lazzaro e Stefano Pallavicini, con l'architettura di Michetti e le statue della Fortezza e della Giustizia di Giuseppe Mazzuoli; sulla parete destra il monumento di Maria Camilla e Giovambattista Rospigliosi, con le statue della Carità e della Prudenza sempre di Mazzuoli. Sopra i sepolcri ci sono gli scheletri della Morte in bronzo di Michele Garofolino. La volta è a padiglione con stuccati dorati, gli stemmi Pallavicini Rospigliosi e quattro ovali allegorici; nel lanternino c'è la Colomba dello Spirito Santo.

A nostro giudizio questa cappella è più impressionante di quanto la sua fama lasci intendere. Gli scheletri di bronzo sopra i sepolcri sono esattamente il tipo di memento mori barocco che a Roma la gente va a cercare altrove pagando il biglietto, e qui stanno in una navata laterale, gratis, con nessuno davanti.

La Cappella dell'Annunciazione e la tavola di Francesco Salviati

Navata sinistra. La tavola dell'altare è di Cecchino Salviati, cioè Francesco Salviati, e la parrocchia la data 1535: raffigura l'Annunciazione a Maria. È pittura fiorentina di alto livello dentro una chiesa francescana romana, e va guardata sapendo che è del Cinquecento pieno, quindi più antica di tutto quello che le sta intorno.

Le pareti sono coperte dagli affreschi di Giovan Battista Ricci da Novara, detto il Navarro, inizio del Seicento, con scene della vita della Madonna, i Profeti Maggiori, i quattro Evangelisti e le Sibille. Nella volta c'è una gloria dell'Eterno Padre. Sulla parete destra: la Visitazione, la Sibilla Cumana, la lapide di Bernardina Rustica de Castellanis, i profeti Geremia e Salomone. Sulla parete sinistra: la Natività della Vergine, le Sibille Libica ed Ellespontica, una lapide commemorativa di indulgenza papale datata 1622, i profeti Davide e Isaia. Sulla parete di fondo le Sibille Lamia e Frigia. Quattro pinnacoli portano gli Evangelisti.

Se avete dieci minuti e un po' di pazienza, contate le Sibille. Sono sei nomi diversi in una cappella sola, ed è un programma iconografico da chiesa molto più famosa di questa.

L'Immacolata Concezione di Maarten de Vos

Nella cappella dell'Immacolata Concezione, quella dalla quale si passa per andare da de Chirico, c'è un dipinto del fiammingo Maarten de Vos, datato dalla parrocchia 1560. La pagina racconta che de Vos si trasferì in Italia per approfondire i propri studi, che li concluse presso il Tintoretto e che, prima di tornare ad Anversa, realizzò quest'opera in questa chiesa. Il sito la definisce una delle sue opere più belle.

Notate la sequenza: entrate in una cappella cinquecentesca con un fiammingo formatosi da Tintoretto, e uscite dal fondo della stessa cappella per andare a vedere la tomba di un pittore morto nel Novecento. Quattro secoli e mezzo in dodici metri quadri. Questa è la ragione per cui la Chiesa di San Francesco a Ripa non si visita in dieci minuti.

La Cappella di San Carlo da Sezze e la Pietà che Napoleone si è portato via

La cappella, detta anche della Pietà, è dedicata a San Carlo da Sezze, descritto dalla parrocchia come un umile e semplice frate minore, apostolo di Trastevere, scrittore di opere ascetiche, mistiche e spirituali, stigmatizzato dall'Eucaristia per aver ricevuto una ferita al cuore da un raggio partito dall'Eucaristia mentre assisteva alla Santa Messa. Le sue spoglie riposano sotto l'altare in un'urna di bronzo, successiva al 1670. Gli affreschi dei lunettoni raffigurano i miracoli per la beatificazione e sono del 1882.

Sull'altare c'era la Pietà di Annibale Carracci, dipinto donato da Lucrezia Mattei di Paganica. Trafugato da Napoleone nel 1797 e portato al Louvre. Oggi al suo posto c'è una copia del San Michele Arcangelo di Guido Reni. Nella sagrestia, sopra la porta d'ingresso, c'è una tela di fine Seicento che riproduce quella Pietà del Carracci, con attribuzione dibattuta: la parrocchia scrive che l'originale si trovava prima nella cappella di San Carlo da Sezze.

Quindi in questa chiesa avete una cappella che ha perso il suo quadro nel 1797 e una copia antica dello stesso quadro appesa nella stanza accanto. Non è un dettaglio da eruditi: è il modo più diretto per capire che cosa ha significato il 1797 per il patrimonio romano. Anche a Santa Maria sopra Minerva e in mezza città si raccontano storie parallele, ma qui l'originale e la copia stanno a venti metri uno dall'altra.

La Cappella di San Giovanni da Capestrano

Navata destra, disegnata dall'architetto Carlo Fontana. La pala d'altare, le tele delle pareti e gli affreschi della volta sono del bolognese Domenico Muratori, che il sito della parrocchia data come successivi al 1749. È la datazione della fonte ufficiale, non incrociata con altre: se avete in mente una cronologia diversa per quel pittore, verificatela su un catalogo specialistico.

I soggetti sono militari e predicatori insieme, il che per una cappella francescana è già una notizia. All'altare San Giovanni da Capestrano alla battaglia di Belgrado; sulla parete destra il santo all'assedio di Vienna; sulla parete sinistra la predica a Perugia con la distruzione degli strumenti del vizio; nella volta la Gloria del santo; nelle lunette la Nascita e la Morte.

La Cappella di San Giuseppe

Anno 1686, architetto Giovanni Corbelli. La pala d'altare con la Sacra Famiglia e il Padre Eterno è di Stefano Legnani, conosciuto come il Legnanino. Gli affreschi delle pareti, delle volte e dei peducci sono di Giuseppe Passeri: parete destra la Fuga in Egitto, parete sinistra il Sogno di San Giuseppe, volta un coro d'angeli.

Sotto l'altare riposa il corpo di San Leonzio martire. C'è poi la lapide di Simplicie Verecondie, cioè fra Simplicio da Sant'Elia, fratello laico della Provincia Romana Riformata, morto il 23 febbraio 1656, e a sinistra una statua in legno di Maria Santissima rifugio dei peccatori dentro una teca di vetro. La statua nella teca è uno di quegli oggetti di devozione popolare che a Roma si trovano ovunque e che quasi nessuno guarda: fatelo, perché è la parte viva della chiesa, quella che riceve fiori veri.

La sagrestia, il crocifisso dell'Algardi e l'ostello

La sagrestia non è una stanza di servizio, qui è un piccolo museo. In fondo alla sala c'è un crocifisso bronzeo con basamento e croce lignei di Alessandro Algardi, e la parrocchia sottolinea la rimarchevole sensibilità plastica dell'artista. A sinistra, oltre un cancello di ferro, c'è l'Oratorio dell'Ordine Francescano Secolare, sala allestita nel 1973, dove si trova il quadro di Santa Elisabetta che cura un infermo, del 1837, attribuito a Octave Hauser.

Dalla sagrestia si accede anche all'Ostello di San Francesco, dove sono conservate le pietre tombali della famiglia Anguillara e un crocifisso ligneo di fine Quattrocento davanti al quale, dice la parrocchia, pregava la Beata Ludovica Albertoni. Quella famiglia Anguillara è la stessa del conte Pandolfo che nel Duecento presentò Francesco all'abate: il cerchio si chiude dentro un corridoio che nessuno fotografa.

Attenzione pratica: sagrestia, cella e ostello non sono spazi aperti a piacimento come la navata. Se volete salire alla cella di San Francesco chiedete in sagrestia, con garbo, e mettete in conto che dipenda da chi c'è e da che ora è. Sul sito della parrocchia non risulta un orario di visita del Santuario distinto da quello della chiesa.

Il coro, il chiostro e gli affreschi di Emanuele da Como

Il chiostro è la parte del complesso che quasi nessun turista vede. Gli affreschi sono di Emanuele da Como, pittore francescano laico professo, e il ciclo fu completato nel 1686. Lo spazio si estende per venti metri ed è illuminato da aperture sull'area scoperta del chiostro medioevale. Il dipinto principale descritto dalla parrocchia è la grande Approvazione della Regula Bullata, con papa Onorio III e San Francesco; intorno ci sono santi e beati presi dalla contemplazione di Dio, e pontefici e cardinali dell'Ordine francescano.

Nel coro, oltre agli stalli e all'organo Mascioni del 1956, c'è una grande tela del padre Salvatore Lilli da Cappadocia, martire nel 1895, dipinta nel 1981 da Alberto de Rossi in preparazione alla beatificazione del 1982. Su quale beatificazione sia, il testo della pagina è ambiguo e cita anche papa Giovanni XXIII. Sulla parete a destra dietro l'altare maggiore c'è una Madonna in trono con Bambino benedicente sulle ginocchia, di autore ignoto, del XIX secolo. C'è anche un arazzo del Settecento con l'Apparizione di Gesù e della Madonna a San Francesco alla Porziuncola. Sull'accessibilità del coro e del chiostro al pubblico il sito non dice nulla di esplicito: chiedete, non date per scontato.

I santi e i beati di casa: dieci nomi sul muro

La parrocchia tiene un elenco proprio dei santi e beati legati a questa chiesa, e sono dieci: il venerabile Innocenzo da Chiusa, monsignor Cristoforo Arduino Terzi, il servo di Dio padre Giuseppe Spoletini, il venerabile Bartolomeo da Salutio, il servo di Dio padre Bernardino da Portogruaro, San Carlo da Sezze, la Beata Ludovica Albertoni, il venerabile padre Ginepro Cocchi, papa San Pio X e papa San Giovanni Paolo II. Gli ultimi due non sono frati di casa: sono i due papi che hanno lasciato un segno documentato in questa parrocchia, uno con una bolla e uno con una visita.

Su padre Ginepro Cocchi da Artena la pagina della storia riporta una riga che vale un capitolo: fu formato in questa comunità e morì martire in Cina nel 1939. Una chiesa che ha un martire del Novecento nel proprio elenco di famiglia non è un contenitore d'arte, è una comunità che ha una memoria di persone. Questo, in una città in cui molte chiese sono ormai bancomat di biglietti, resta una differenza sostanziale.

Quello che i frati fanno adesso, e che nessuna guida scrive

Sul calendario eventi della parrocchia, ad agosto 2026, la voce più longeva non è una festa: è la Distribuzione Aiuti Alimentari, indicata come attiva dal 21 novembre 2025 fino al 31 dicembre 2027. Non è un evento di un pomeriggio, è un servizio continuativo pluriennale pubblicato come tale. La pagina non specifica i giorni e gli orari esatti della distribuzione, i criteri di accesso o le modalità per donare: per quelli bisogna chiamare i numeri della parrocchia negli orari di segreteria.

La comunità si descrive così: sulle orme del santo, fratello dei poveri, dei malati e dei lebbrosi, la fraternità di frati minori di Ripa vive pregando e prendendosi cura di persone in disagio. Questo, tenetelo presente, è il motivo per cui l'ospizio di San Biagio del Decimo secolo e la mensa di oggi stanno sullo stesso isolato. Non è retorica: è la stessa funzione, con mille anni di distanza.

Poi ci sono i corsi, che vi interessano soltanto se abitate in zona ma che raccontano il ritmo della casa. Il battesimo si celebra sabato e domenica alle 11.00, alle 16.00 o alle 17.00, presso la prima cappella a sinistra dove sta il fonte battesimale; per i parrocchiani sono previsti tre incontri preparatori, due in parrocchia e uno a domicilio, mentre per chi viene da fuori parrocchia serve il nullaosta del parroco e l'attestato di frequenza a un corso preparatorio. La prima comunione è un percorso biennale per bambini dai 7 ai 9 anni con il metodo della ludocatechesi, la domenica dalle 10.00 alle 11.00 da ottobre a maggio. La cresima è biennale per ragazzi dagli 11 ai 14 anni, stessi orari domenicali. Ci sono anche la catechesi matrimoniale per i fidanzati e la catechesi per adulti.

La Festa del Perdono, cioè perché agosto qui non è un mese vuoto

Sul calendario della parrocchia, ad agosto 2026, c'è la Festa del Perdono, con periodo indicato dal 7 luglio ore 8.00 al 3 agosto ore 22.00. La pagina dell'evento riporta gli orari delle celebrazioni già indicati sopra: domenica e festivi alle 9.00 e alle 18.30, feriali di luglio alle 7.30 e alle 18.30, feriali di agosto solo alle 18.30. Che cosa preveda esattamente il programma della festa, quali siano le condizioni per l'indulgenza e quali le celebrazioni straordinarie, la pagina non lo dice: se venite per quello, telefonate.

Una nota: il primo weekend di agosto a Trastevere è il momento in cui il rione si svuota di residenti e si riempie di gente di passaggio. Una chiesa francescana in festa, con la messa serale alle 18.30 e nessun turista in coda, in quei giorni lì è uno dei posti più tranquilli della città.

Una curiosità sulla Chiesa di San Francesco a Ripa

La curiosità vera non è Bernini. È che nello stesso cantiere hanno lavorato il maestro e il suo allievo prediletto, in ruoli diversi. Il sito della parrocchia, nella pagina sugli affreschi del chiostro, definisce Mattia de Rossi l'allievo preferito di Gian Lorenzo Bernini e dice che diresse i lavori edificatori dal 1682 fino alla propria morte, nel 1695. La riedificazione completa della chiesa era stata avviata nel 1675 con il finanziamento del cardinale Lazzaro Pallavicini, sempre su progetto di de Rossi. E il 1675 è la data che il sito assegna alla statua di Bernini nella Cappella Paluzzi Albertoni.

Quindi: mentre l'allievo ridisegnava l'involucro, il maestro chiudeva la propria carriera di scultore dentro una cappella laterale di quello stesso edificio. È difficile trovare un altro punto di Roma dove questa relazione sia così fisica. L'itinerario berniniano che passano tutti tocca posti enormemente più affollati di questo: la Galleria Borghese, Piazza Navona con la Fontana dei Quattro Fiumi, San Pietro. Qui, invece, siete in una chiesa di frati, sotto un tetto rifatto dall'allievo, davanti a quella che la parrocchia indica come l'ultima opera del maestro.

Seconda curiosità, più minuta: la balaustra della cappella porta lo stemma di Casa Altieri e la parrocchia la data intorno al 1702. Vuol dire che la famiglia committente ha continuato a metterci mano quasi trent'anni dopo la statua. Le cappelle romane non si finiscono mai davvero.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Chiesa di San Francesco a Ripa

Che qui dentro c'è la tomba di Giorgio de Chirico, e che ci è arrivata nel 1992 spostandola dal Verano. Le guide generaliste la saltano quasi sempre, e chi entra per Bernini esce senza sapere che a pochi metri, dietro due porticine in fondo alla Cappella dell'Immacolata, c'è il pittore della metafisica con tre suoi quadri donati dalla vedova: l'Autoritratto, il Ritratto della moglie Isa detto La dama velata e La Caduta o Salita al Calvario, 185 per 160 centimetri, che la parrocchia indica come la sua opera sacra più importante.

Il dettaglio amministrativo è ancora più strano dell'evento: la piccola cappella che ospita la tomba, scrive il sito, è stata ricavata da una proprietà confinante del Ministero dell'Interno. Cioè per far posto a un pittore del Novecento in una chiesa del Duecento è stato necessario mangiare un pezzo di immobile demaniale. La volontà era stata espressa da Isabella Pakszwer, in arte Isabella Far, con una lettera del 28 novembre 1984 a padre Elia Germano Ceratogli.

La seconda cosa che non vi dice nessuno è meno spettacolare e più utile: questa non è una chiesa museo, è una parrocchia con la catechesi la domenica mattina e una distribuzione di aiuti alimentari pubblicata sul calendario fino al 31 dicembre 2027. Se capitate qui alle 10.30 di una domenica di novembre trovate bambini nei corridoi. È un pregio, ma se cercate il silenzio assoluto dovete saperlo prima.

Il consiglio che ti do per visitare la Chiesa di San Francesco a Ripa

Uno solo, e cambia tutto: non entrate all'ultimo minuto prima della chiusura. Gli orari pubblicati sono contraddittori fra le pagine del sito ufficiale, e la finestra sicura è più stretta di quella che leggete sulla home. Arrivate alle 10.00 del mattino oppure alle 17.00 del pomeriggio e vi date un'ora piena. Se ci arrivate alle 11.50 sperando di infilare la cella di San Francesco, rischiate di trovare la sagrestia già chiusa e di non salire.

Secondo consiglio, di metodo: fatevi il giro al contrario rispetto a tutti. Tutti entrano e puntano dritti alla Cappella Paluzzi Albertoni. Voi partite dall'ingresso, guardate i tre monumenti funebri sui pilastri e all'entrata, fate la navata destra con Rospigliosi Pallavicini, San Giovanni da Capestrano e San Giuseppe, poi passate alla navata sinistra con l'Annunciazione del Salviati, l'Immacolata di Maarten de Vos e la cappella di de Chirico, e solo alla fine andate da Bernini. Arrivate alla statua con gli occhi già dentro il Seicento, e la vedete per quello che è invece che come una figurina.

Terzo, chiedete in sagrestia per la cella. Con garbo, senza fretta, e accettando un no. Non c'è un orario di visita del Santuario pubblicato separatamente da quello della chiesa, quindi dipende da chi c'è. Se vi dicono di sì, salite: la pietra nera dietro la grata è la cosa che vi ricorderete fra dieci anni.

Quarto, portate due euro di monete. Non c'è biglietto, e in questa chiesa la cassetta delle offerte è l'unico modo che avete di dire grazie a qualcuno.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la chiesa nasce da un ospedale, non da una devozione. Fra il 936 e il 949 il conte Benedetto di Campania fonda il monastero benedettino dei santi Cosma e Damiano, quello che poi diventerà San Cosimato, e i monaci costruiscono presso il Tevere un ospizio-ospedale intitolato a San Biagio per pellegrini e malati poveri. Francesco d'Assisi, nel 1209, ci arriva come ospite di quella struttura, non come fondatore di una chiesa.

Lo sanno tutti quelli che hanno letto una scheda seria, eppure non lo dice quasi nessuno all'inizio del racconto, e invece è l'inizio giusto. Da lì discende la logica di tutto: la posizione sul fiume, che era la posizione dell'approdo e quindi del traffico di persone; il fatto che la comunità si occupi ancora oggi di distribuzione alimentare; e persino il carattere dell'architettura interna, che il sito definisce di austerità francescana pur con i monumenti funebri e le opere.

C'è poi il fatto meno citato di tutti, che è una perdita e non un vanto: qui c'erano affreschi di Cavallini con la vita e i miracoli di San Francesco, e sono scomparsi durante i lavori barocchi. Di Cavallini a Roma qualcosa è sopravvissuto altrove, per esempio dalle parti di Santa Cecilia in Trastevere, ma qui no. Quando si parla del Seicento romano si racconta sempre quello che ha costruito. Vale la pena ricordare ogni tanto quello che ha cancellato.

La foto giusta da fare alla Chiesa di San Francesco a Ripa

La foto giusta è una sola e non è quella che fanno tutti. Tutti fotografano la statua di Bernini frontalmente, in piedi, con il flash. Esce un blocco bianco piatto, con le pieghe schiacciate, e vi rimane sul telefono per sempre senza che la riguardiate mai.

Fate così. Flash spento, sempre: la cappella è illuminata da finestre verticali nascoste ai lati, come dice la parrocchia stessa, e quella luce laterale è esattamente il motivo per cui il marmo sembra tessuto. Il flash la cancella in un decimo di secondo. Poi abbassatevi, mettetevi all'altezza del piano dell'altare, e inquadrate di tre quarti dal lato da cui arriva la luce, tenendo dentro il letto ricamato nel marmo e il panneggio. Il volto rovesciato all'indietro lo lasciate in alto nell'inquadratura, non al centro. Se avete la possibilità di appoggiare il telefono su una superficie ferma, fatelo: senza flash i tempi si allungano e a mano libera vi viene mossa.

La seconda foto da fare è l'esterno, e vi sembrerà strano. Il campanile a vela del 1734, quello che ha sostituito il campanile medievale, visto dalla piazza con la facciata del 1682 di sbieco. È una fotografia che non fa nessuno, perché la piazza è larga e disadorna e non sembra fotogenica. Proprio per questo racconta il posto molto meglio di un dettaglio di marmo: una chiesa grande, povera nell'attacco, con le campane su un muro.

Terza, se vi lasciano salire: la grata del Santuario con la pietra nera dietro. Niente flash anche lì, e niente persone nell'inquadratura. Regola generale e non negoziabile: se c'è qualcuno che prega, la macchina si abbassa. Vale qui come a Santa Maria in Cosmedin e ovunque a Roma.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia, tutta da fonte ufficiale.

Fra il 936 e il 949 nasce il monastero benedettino dei santi Cosma e Damiano e, presso il Tevere, l'ospizio-ospedale di San Biagio. Nel 1209 Francesco d'Assisi arriva a Roma per una visita papale e viene accolto in quell'ospizio, con l'aiuto di Jacopa de' Settesoli e del conte Pandolfo dell'Anguillara. Nel 1229 papa Gregorio IX assegna la chiesa ai francescani e il conte Pandolfo ne finanzia l'ampliamento: la chiesa viene riedificata in forme basilicali e riceve gli affreschi di Cavallini, oggi perduti.

Intorno al 1400 viene costruito il grande chiostro a destra della chiesa. Prima del 1490 nasce la Cappella del Crocefisso, intorno al 1560 quella dell'Immacolata. Nel 1533 muore Ludovica Albertoni e viene tumulata nella Cappella di Sant'Anna. Nel 1579 chiesa e convento passano definitivamente ai Francescani Riformati. Nel 1608 monsignor Biscia finanzia l'ampliamento del coro su progetto di Onorio Longhi, e la cella di San Francesco si salva. Nel 1625 Giacomo da Mola disegna la Cappella Paluzzi Albertoni, e nello stesso anno Ludovica Albertoni viene riconosciuta compatrona di Roma.

Nel 1675 il cardinale Lazzaro Pallavicini finanzia la riedificazione completa affidata a Mattia de Rossi; sempre al 1675 il sito ufficiale assegna la statua di Bernini, la pala del Baciccia e la traslazione delle spoglie della beata. Nel 1682 viene realizzata la facciata; nel 1686 gli affreschi del chiostro di Emanuele da Como e la Cappella di San Giuseppe di Giovanni Corbelli; nel 1698 si conclude la ristrutturazione che coinvolge il Santuario; nel 1701 il cardinale Sperelli di Assisi consacra la chiesa. Nel 1710 nasce la Cappella Rospigliosi Pallavicini di Nicolò Michetti, con i monumenti sepolcrali dei fratelli Mazzuoli nel 1713. Nel 1734 arriva il campanile a vela. Nel 1738 si consacra un altare maggiore in stucco, nel 1746 fra Secondo da Roma lo rifà in marmo, nel 1751 aggiunge le statue della Fede e della Carità.

Nel 1797 Napoleone si porta via la Pietà di Annibale Carracci dalla cappella di San Carlo da Sezze, che finisce al Louvre. Il 17 maggio 1809 lo Stato della Chiesa viene dichiarato decaduto e i religiosi perseguitati. Nel 1849 i garibaldini cacciano i frati e occupano il convento. Nel 1866 si rifanno i pavimenti in marmo. Nel 1870 arriva l'occupazione piemontese e il 12 novembre 1873 l'intimazione di partenza, con papa Pio IX che concede sei stanze in Via della Luce. Nel 1882 Paolo Belloni restaura la Cappella della Pietà. Il 6 gennaio 1906 papa Pio X erige la parrocchia con la bolla Romanas aequabilius distribuire et componere paroecias. Nel 1931 nuova balaustra, rimozione delle cancellate, restauro della cella. Nel 1939 padre Ginepro Cocchi, formato in questa comunità, muore martire in Cina. Nel 1956 arriva l'organo Mascioni. Nel 1973 viene allestito l'Oratorio dell'Ordine Francescano Secolare. Il 1 dicembre 1991 papa Giovanni Paolo II visita la chiesa. Nel 1992 vi vengono traslate le spoglie di Giorgio de Chirico.

Chi è passato dalla Chiesa di San Francesco a Ripa

Francesco d'Assisi, prima di tutti e prima che ci fosse una chiesa: nel 1209, come ospite dell'ospizio di San Biagio, durante le sue visite romane a papa Innocenzo III. La stanza dove dormiva c'è ancora, sopra la sagrestia.

Jacopa de' Settesoli, la nobildonna romana che gli trovò riparo qui, e il conte Pandolfo dell'Anguillara, che lo presentò all'abate e che poi finanziò l'ampliamento dopo il 1229. Le pietre tombali della famiglia Anguillara sono conservate nell'Ostello di San Francesco, al quale si accede dalla sagrestia.

Ludovica Albertoni, che non è passata: è rimasta. Vedova romana, terziaria francescana, morta il 31 gennaio 1533, tumulata qui e traslata nel 1675 nell'altare di Bernini.

Gian Lorenzo Bernini, che secondo il sito ufficiale chiude qui il proprio percorso di scultore nel 1675, e Mattia de Rossi, il suo allievo preferito, che dirige il cantiere fino alla morte nel 1695. Con loro, in ordine sparso, Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia, Francesco Salviati, Maarten de Vos, Giovan Battista Ricci da Novara, Alessandro Algardi, Carlo Fontana, Nicolò Michetti, Giuseppe Bartolomeo Chiari, i fratelli Mazzuoli di Siena e in particolare Giuseppe Mazzuoli, Michele Garofolino, Domenico Muratori, Stefano Legnani detto il Legnanino, Giuseppe Passeri, Gerolamo Lucenti, Giovan Battista Mola, Onorio Longhi, Giacomo da Mola, Giovanni Corbelli, fra Diego da Careri, fra Secondo da Roma ed Emanuele da Como. Se vi sembra un elenco lungo, è perché lo è: questa chiesa ha più firme di molti musei con il biglietto.

San Carlo da Sezze, apostolo di Trastevere, che riposa sotto l'altare della sua cappella in un'urna di bronzo successiva al 1670. Padre Ginepro Cocchi da Artena, formato qui, martire in Cina nel 1939. Papa Benedetto XIV, che fece erigere il monumento al predicatore Bartolomeo Cambi da Salutio. Papa Pio IX, che nel 1873 salvò sei religiosi con sei stanze in Via della Luce.

Papa Pio X, che eresse la parrocchia il 6 gennaio 1906 con la bolla Romanas aequabilius distribuire et componere paroecias, abolendo le parrocchie del Santissimo Salvatore della Corte e di San Bartolomeo all'Isola Tiberina ed erigendo, oltre a questa, Santa Teresa a Porta Salaria e San Giuseppe sulla via Nomentana.

Papa Giovanni Paolo II, il 1 dicembre 1991. La parrocchia conserva la memoria di quella visita: nell'omelia salutò il cardinale vicario Camillo Ruini, il vescovo ausiliare Filippo Giannini, il parroco padre Antonio Raimondo Sbardella e i frati, parlò della presenza francescana in questo quartiere come del significato di una nuova evangelizzazione, si rivolse in particolare agli impiegati, ai lavoratori dipendenti e alle famiglie immigrate di diverse origini culturali che stavano crescendo nel rione, e ringraziò i collaboratori laici, le famiglie religiose e le comunità di suore attive in parrocchia.

E infine Giorgio de Chirico, che è passato da qui da morto, nel 1992, dopo una prima sepoltura al cimitero del Verano, per volontà della vedova. Fra tutti i nomi di questa lista, è quello che manca sempre nei racconti su questa chiesa. Rimediate voi.

Con i bambini alla Chiesa di San Francesco a Ripa

Funziona, a patto di non trattarla come una lezione. La chiesa è grande, chiara, senza gradini interni fra una cappella e l'altra nella navata, e non c'è coda né biglietteria: entrate, girate, uscite quando vi pare. Per i piccoli il gancio non è Bernini, sono le storie. Lo scheletro di bronzo sopra i sepolcri nella Cappella Rospigliosi Pallavicini funziona sempre. La statua di San Francesco in estasi sostenuto dagli angeli sull'altare maggiore, in legno, fatta da un frate, la capiscono al volo. La pietra nera usata come cuscino, se vi lasciano salire, è il tipo di dettaglio che un bambino di otto anni ricorda meglio di qualsiasi cappella.

Regole di sopravvivenza: mezz'ora e non di più, niente flash e voce bassa perché è una parrocchia in funzione con gente che prega davvero, e se ci sono le catechesi della domenica mattina, dalle 10.00 alle 11.00 da ottobre a maggio, aspettatevi ragazzini e movimento. Passeggino: dentro la navata si spinge bene, alle scalette della sagrestia no.

Se dovete costruire una mattinata a misura di bambino a Trastevere, questa chiesa sta bene in mezzo fra l'Orto Botanico e il Museo di Roma in Trastevere: venti minuti qui, poi spazio aperto o sale con oggetti da guardare.

Accessibilità: quello che si sa e quello che no

Il quadro è parziale, perché il sito ufficiale della parrocchia non pubblica una scheda di accessibilità. Quello che si può dire con onestà è questo: l'interno è a tre navate a croce latina su un unico piano, con pilastri e cappelle laterali, quindi la circolazione dentro la chiesa è tendenzialmente piana; la cella di San Francesco, cioè il Santuario, si raggiunge dalla sagrestia per delle scalette, e questo la rende di fatto non raggiungibile a chi non fa scale.

Non risulta alcun dato ufficiale su rampe all'ingresso, dislivelli dalla piazza, servizi igienici accessibili, anelli magnetici o percorsi tattili. Se vi serve la certezza, l'unica strada seria è telefonare ai numeri della parrocchia negli orari indicati, cioè da martedì a venerdì dalle 16.00 alle 18.00 e il sabato dalle 9.30 alle 12.00, e chiedere prima di partire.

Quando andare e quando evitare la Chiesa di San Francesco a Ripa

Il momento migliore, a nostro giudizio, è la mattina presto di un giorno feriale, verso le 8.00 o le 9.00, quando la chiesa è aperta ma la messa feriale è già finita o non c'è. La luce laterale nella cappella di Bernini in quelle ore lavora bene e non c'è nessuno. Il secondo momento buono è il tardo pomeriggio, dalle 17.00 alle 18.00, prima della messa delle 18.30.

Da evitare: gli orari di messa, se il vostro scopo è guardare le opere. Domeniche e festivi alle 9.00 e alle 18.30, feriali di luglio alle 7.30 e alle 18.30, feriali di agosto alle 18.30. Non è vietato entrare, ma girare fra le cappelle con la macchina fotografica mentre la comunità celebra è una mancanza di rispetto, e in una parrocchia piccola si nota subito. Da evitare anche la fascia centrale di mezzogiorno: secondo la versione più prudente degli orari la chiesa chiude alle 12.00 e riapre alle 16.30, quindi rischiate quattro ore e mezza di porta chiusa.

Stagione: Trastevere d'estate è caldo e pieno, ma questa parte del rione, verso Porta Portese, resta molto più tranquilla del quadrilatero attorno a Santa Maria in Trastevere. In inverno la chiesa è fredda, come tutte quelle grandi, quindi vestitevi.

Cosa c'è intorno, a dieci minuti a piedi

Questa è la parte in cui la Chiesa di San Francesco a Ripa dimostra di essere una base e non una deviazione. Restando dentro il rione, e camminando, avete: la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere, che è l'altra grande chiesa della Trastevere bassa; la Basilica di Santa Maria in Trastevere, risalendo verso la piazza principale; la Chiesa di Sant'Agata in Trastevere, molto meno frequentata; il Museo di Roma in Trastevere, che è la cosa giusta se piove.

Verso il fiume e oltre: Porta Portese, che la domenica mattina è il mercato e il resto della settimana è una porta seicentesca che nessuno guarda; l'Isola Tiberina, risalendo il lungotevere; e passato il ponte, sull'altra riva, Santa Maria in Cosmedin con la Bocca della Verità e la salita verso la Basilica di Santa Sabina sull'Aventino.

Verso l'alto, se avete gambe e mezza giornata: Villa Farnesina e l'Orto Botanico, e poi la salita a San Pietro in Montorio e al Gianicolo per il panorama. In una giornata sola non ci sta tutto, ma il punto è che da qui parte tutto.

Come incastrare la Chiesa di San Francesco a Ripa in una giornata romana

Ecco tre schemi, tutti pensati sugli orari pubblicati dalla parrocchia e sulla forbice prudente 7.30-12.00 e 16.30-19.30.

Schema uno, mezza giornata di Trastevere basso. Alle 9.00 aprite con la Chiesa di San Francesco a Ripa, un'ora piena compresa la richiesta per la cella. Alle 10.15 andate a Santa Cecilia in Trastevere. Verso mezzogiorno risalite a Santa Maria in Trastevere e vi fermate a mangiare da quelle parti. Il pomeriggio, se vi resta voglia, Villa Farnesina.

Schema due, giornata di Bernini onesta. Mattina alla Galleria Borghese con prenotazione, che lì serve davvero, poi nel pomeriggio scendete a Trastevere e alle 17.00 entrate qui, gratis e senza fila, a vedere quella che il sito ufficiale chiama l'ultima opera dello scultore. È il modo migliore per capire quanta strada c'è fra il Bernini che tutti fotografano e questo.

Schema tre, domenica romana. Porta Portese la mattina presto, mercato fino alle 11.00 circa, poi due passi fino a qui: ricordatevi però che la domenica la messa è alle 9.00 e alle 18.30, quindi arrivate dopo le 10.00 se volete girare tranquilli. Pranzo in zona, pomeriggio all'Isola Tiberina o sull'Aventino.

Che differenza c'è fra questa e le altre chiese di Trastevere

La domanda è frequente, e la risposta è netta. Santa Maria in Trastevere è la chiesa dei mosaici e della piazza: ci si va per l'abside e per il rito sociale della piazza davanti. Santa Cecilia in Trastevere è una destinazione a sé, con un percorso proprio. Questa qui non ha né una piazza da cartolina né un ciclo musivo: ha una singola stanza laterale con dentro un pezzo di scultura che vale il viaggio, più una serie di cose che nessuno si aspetta di trovare.

Detta in modo brutale: le prime due sono destinazioni, questa è una scoperta. Chi ci entra per caso ne esce colpito molto più di chi entra a Santa Maria in Trastevere sapendo già cosa vedrà. E siccome non c'è biglietto, non c'è coda e non c'è prenotazione, il costo dello sbaglio è zero. È il motivo per cui è la chiesa giusta per chi viene a Roma per la terza o quarta volta e ha già visto tutto quello che c'è da vedere.

Un'ultima differenza, meno turistica e più concreta: qui la comunità è viva e fa cose. La distribuzione di aiuti alimentari pubblicata sul calendario parrocchiale fino al 31 dicembre 2027 non è un dettaglio di colore, è la ragione per cui l'edificio è aperto. E cambia il modo in cui ci si sta dentro.

Domande veloci sulla Chiesa di San Francesco a Ripa

Quanto costa entrare alla Chiesa di San Francesco a Ripa?

Niente. Sul sito ufficiale della parrocchia e santuario, ad agosto 2026, non compare alcun biglietto d'ingresso, né intero né ridotto, e non c'è biglietteria. È una chiesa parrocchiale aperta al culto, non un museo. Se restate a lungo davanti alla statua di Bernini, un'offerta nella cassetta è il minimo sindacale della buona educazione.

Quali sono gli orari della Chiesa di San Francesco a Ripa?

Qui c'è una contraddizione invece di un orario secco. La home page del sito ufficiale indica 7.30-12.00 e 16.00-19.30, anche la domenica e nei festivi. Le pagine della storia e dei corsi dello stesso sito indicano invece 7.30-12.30 e 16.30-19.30. Sono due versioni diverse pubblicate sullo stesso dominio. Se volete andare sul sicuro usate la finestra comune: 7.30-12.00 la mattina, 16.30-19.30 il pomeriggio. Per una visita che non potete sbagliare, telefonate.

Serve prenotare per visitare la Chiesa di San Francesco a Ripa?

No, per il visitatore singolo non risulta alcun obbligo di prenotazione sul sito ufficiale. Non risultano piattaforme di prenotazione, moduli o indicazioni di ingressi contingentati. Per i gruppi organizzati, invece, la buona pratica romana è telefonare prima: una parrocchia in attività non è un museo con le fasce orarie, e arrivare in venti senza avvisare durante una celebrazione è una scortesia.

Dove si trova esattamente la Chiesa di San Francesco a Ripa?

Piazza di San Francesco d'Assisi 88, 00153 Roma. È a Trastevere, nella parte bassa del rione, verso il Tevere e Porta Portese, non nella zona della piazza di Santa Maria in Trastevere. L'indirizzo con il civico è quello pubblicato dal sito ufficiale della parrocchia.

Qual è il numero di telefono della parrocchia?

Il sito ufficiale pubblica due numeri: +39 06 581 9020 e +39 06 580 3509. L'orario telefonico indicato è da martedì a venerdì dalle 16.00 alle 18.00 e il sabato dalle 9.30 alle 12.00. La mail è sanfrancescoaripagrande@gmail.com. Fuori da quelle fasce può rispondere qualcuno oppure no.

Come si arriva alla Chiesa di San Francesco a Ripa con i mezzi pubblici?

I numeri delle linee vanno verificati sul portale dei percorsi dell'azienda di trasporto pubblico o sul sito della mobilità capitolina prima di partire. Prendete l'indirizzo esatto, Piazza di San Francesco d'Assisi 88, e cercatelo il giorno stesso sull'app o sul sito ufficiale del trasporto pubblico: gli itinerari cambiano, soprattutto d'estate e nei fine settimana. A piedi, comunque, ci si arriva senza problemi da qualunque punto di Trastevere e dall'Isola Tiberina lungo il fiume.

Quanto dura la visita alla Chiesa di San Francesco a Ripa?

Venti minuti se entrate solo per la statua di Bernini. Un'ora se fate le cappelle una per una, che è la scelta consigliata, perché qui il valore sta nell'accumulo: Salviati, de Vos, Baciccia, Algardi, Legnanino, Passeri, Muratori, Chiari, più i monumenti funebri all'ingresso. Un'ora e mezza se riuscite a salire alla cella di San Francesco e vi fermate a guardare il coro.

Che opera di Bernini c'è nella Chiesa di San Francesco a Ripa?

L'Estasi della Beata Ludovica Albertoni, statua giacente in marmo di Carrara, nella Cappella Paluzzi Albertoni, detta anche cappella di Sant'Anna. Il sito ufficiale della parrocchia la attribuisce a Gian Lorenzo Bernini e la definisce l'ultima opera dello scultore. La beata è rappresentata distesa su un letto ricamato nel marmo, illuminata da finestre verticali nascoste ai lati.

In che anno Bernini ha realizzato l'Estasi della Beata Ludovica Albertoni?

Il sito ufficiale della parrocchia indica il 1675, sia nella pagina della cappella sia nella pagina della storia della chiesa, e alla stessa data colloca la traslazione delle spoglie della beata nell'altare. Va però detto che quella data non risulta confermata da una seconda fonte indipendente. Quindi 1675 è la data della fonte ufficiale, non una data confermata due volte.

Chi era la Beata Ludovica Albertoni?

Una nobile romana nata nel 1473 e morta il 31 gennaio 1533. Non era una religiosa di clausura: fu data in sposa suo malgrado al nobile trasteverino Giacomo della Cetera, descritto dalla parrocchia come violento e instabile, ed ebbe tre figlie. Rimasta vedova e conclusa una disputa ereditaria con il fratello Domenico, rinunciò a tutto e prese la Regola del Terzo Ordine di San Francesco, dedicando il resto della vita ai poveri. Dal 1625 è riconosciuta compatrona di Roma e la sua festa cade il 31 gennaio.

Dove si trova la Cappella Paluzzi Albertoni dentro la chiesa?

È la cappella dedicata a Sant'Anna, disegnata dall'architetto Giacomo da Mola nel 1625. Se entrate dalla porta principale, chiedete pure a chi trovate in chiesa: è quella con la statua giacente sotto la pala, con la balaustra che porta lo stemma di Casa Altieri, databile intorno al 1702, e la lapide della beata nel pavimento.

Chi ha dipinto la pala sopra la statua di Bernini?

Giovan Battista Gaulli, detto il Baciccia, nel 1675. Il soggetto è Sant'Anna con la Vergine e il Bambino Gesù. Vale la pena alzare gli occhi: quasi tutti guardano solo il marmo e ignorano la tela che gli sta sopra, che è dello stesso anno.

È vero che Giorgio de Chirico è sepolto nella Chiesa di San Francesco a Ripa?

Sì. Il sito ufficiale della parrocchia scrive che nel 1992 le spoglie del pittore furono traslate qui dal cimitero del Verano, e che per ospitare la tomba fu ricavata una piccola cappella da una proprietà confinante del Ministero dell'Interno, alla quale oggi si accede da due porticine in fondo alla Cappella dell'Immacolata. La vedova Isabella Pakszwer, in arte Isabella Far, aveva espresso quel desiderio con una lettera del 28 novembre 1984 e donò tre tele: l'Autoritratto, il Ritratto della moglie Isa detto La dama velata e La Caduta o Salita al Calvario, di 185 per 160 centimetri.

Si può visitare la cella di San Francesco?

La cella, che oggi è il Santuario, si raggiunge dalla sagrestia per delle scalette che affacciano sull'antico convento. Sul sito ufficiale non risulta un orario di visita del Santuario distinto da quello della chiesa, quindi la risposta onesta è: chiedete in sagrestia quando siete lì, con garbo, e accettate anche un no. Lo spazio che si vede oggi risulta dall'unione della cella del santo con quella del suo compagno di viaggio.

Che reliquie si trovano nella Chiesa di San Francesco a Ripa?

La parrocchia ne elenca tre: un pezzo della benda insanguinata, un pezzo del cilicio e la roccia nera sulla quale il santo poggiava il capo per riposare. Quest'ultima, spiega la stessa fonte, era il suo unico cuscino negli ultimi anni a causa di problemi respiratori, ed è custodita dietro una grata all'interno del Santuario.

Si possono fare foto dentro la Chiesa di San Francesco a Ripa?

Sul sito ufficiale non risulta un regolamento fotografico pubblicato. La regola pratica che vale in tutte le chiese romane in attività: niente flash, niente treppiede, niente foto durante le celebrazioni, niente inquadrature su persone che pregano. Nella Cappella Paluzzi Albertoni il flash è comunque controproducente, perché cancella la luce laterale che è la ragione per cui la statua funziona.

La Chiesa di San Francesco a Ripa è accessibile in sedia a rotelle?

Non c'è una risposta certa: il sito ufficiale non pubblica una scheda di accessibilità. L'interno è a tre navate su un unico piano, quindi la circolazione in chiesa è tendenzialmente piana; la cella di San Francesco, invece, si raggiunge solo per scalette e quindi non è accessibile a chi non fa scale. Su dislivelli d'ingresso, rampe e servizi igienici accessibili non risultano dati: telefonate alla parrocchia negli orari indicati e chiedete.

A che ora sono le messe alla Chiesa di San Francesco a Ripa?

Nel periodo estivo pubblicato dalla parrocchia, cioè luglio e agosto: domeniche e festivi alle 9.00 e alle 18.30; feriali di luglio alle 7.30 e alle 18.30; feriali di agosto solo alle 18.30. Fuori da questo periodo gli orari possono cambiare, e sul sito non risulta un calendario invernale: verificatelo prima di andare.

Ci sono visite guidate alla Chiesa di San Francesco a Ripa?

Sul sito ufficiale non risulta pubblicato alcun servizio di visita guidata organizzato dalla parrocchia, né un listino, né un calendario. Questo non vuol dire che non ne esistano di organizzate da terzi. Vuol dire che non ce n'è traccia in fonte ufficiale.

La chiesa è aperta a Ferragosto?

Il 15 agosto è festa di precetto e sul calendario parrocchiale il periodo luglio-agosto prevede messe domenicali e festive alle 9.00 e alle 18.30, quindi con ogni probabilità la chiesa è aperta. Ma un avviso esplicito su Ferragosto non risulta pubblicato, e una probabilità non è una certezza: se ci andate quel giorno, telefonate prima o mettete in conto l'imprevisto.

Si può visitare il chiostro con gli affreschi di Emanuele da Como?

Il ciclo, completato nel 1686, si sviluppa per venti metri e si affaccia sull'area scoperta del chiostro medioevale. Sul sito ufficiale non risultano indicazioni esplicite sull'apertura del chiostro al pubblico, quindi la risposta è la stessa della cella: si chiede sul posto e non si dà per scontato. Il chiostro fa parte del convento, e un convento non è uno spazio pubblico.

Perché si chiama Chiesa di San Francesco a Ripa?

Il nome completo che usa la parrocchia è San Francesco a Ripa Grande, e Ripa Grande è il nome storico dell'approdo sul Tevere in questa parte di Trastevere. Il sito della chiesa intitola la propria galleria fotografica Ripa dei Sette Soli, che è un altro toponimo storico della zona. L'origine precisa di quel nome, però, non risulta documentata per esteso: il collegamento con il porto fluviale è quello che la fonte ufficiale lascia intendere.

Chi ha costruito la chiesa che si vede oggi?

La riedificazione completa parte nel 1675, finanziata dal cardinale Lazzaro Pallavicini, su progetto dell'architetto Mattia de Rossi, che il sito ufficiale definisce l'allievo preferito di Gian Lorenzo Bernini e che diresse i lavori edificatori fra il 1682 e il 1701 fino alla sua morte, nel 1695. La facciata a due ordini con lesene doriche è del 1682, la nuova consacrazione è del 1701 per opera del cardinale Sperelli di Assisi, il campanile a vela è del 1734.

Perché la chiesa è diventata parrocchia solo nel 1906?

Perché fa parte del riordinamento delle parrocchie romane voluto da papa Pio X. La bolla si intitola Romanas aequabilius distribuire et componere paroecias ed è datata 6 gennaio 1906: abolì due parrocchie, il Santissimo Salvatore della Corte e San Bartolomeo all'Isola Tiberina, e ne eresse tre nuove, cioè San Francesco a Ripa, Santa Teresa a Porta Salaria e San Giuseppe sulla via Nomentana.

Si entra gratis la prima domenica del mese?

La domanda nasce dall'abitudine ai musei statali, ma qui non ha senso: alla Chiesa di San Francesco a Ripa si entra gratis tutti i giorni di apertura, prima domenica del mese compresa. Non c'è un biglietto da scontare.

C'è un guardaroba, un deposito bagagli o un bagno?

Sul sito ufficiale non risulta nessun servizio di guardaroba né di deposito bagagli, e non risultano indicazioni su servizi igienici aperti ai visitatori. Trattatela per quello che è: una chiesa parrocchiale, non una struttura museale attrezzata. Se avete valigie al seguito, questo non è il posto dove parcheggiarle.

Si fa la fila per entrare alla Chiesa di San Francesco a Ripa?

No. Non c'è biglietteria, non c'è contingentamento, non c'è coda. È uno dei pochissimi posti di Roma dove potete stare da soli davanti a un pezzo di scultura di questo livello. L'unico affollamento possibile è quello delle celebrazioni e delle catechesi domenicali dalle 10.00 alle 11.00 da ottobre a maggio.

È adatta ai bambini?

Sì, per mezz'ora. Gli agganci sono gli scheletri di bronzo della Cappella Rospigliosi Pallavicini, la statua lignea di San Francesco in estasi sostenuto dagli angeli sull'altare maggiore e, se vi lasciano salire, la pietra nera usata come cuscino. Niente flash, voce bassa, e occhio agli orari delle catechesi se cercate silenzio.

Che differenza c'è fra la Chiesa di San Francesco a Ripa e le altre chiese di Trastevere?

Le altre grandi chiese del rione sono destinazioni: uno ci va sapendo già cosa vedrà. Questa è una scoperta: si entra per una statua e si esce avendo trovato la tomba di un pittore del Novecento, una tavola medievale in cima a una scaletta, una cappella con gli scheletri di bronzo e un ciclo di Sibille. Aggiungete che è gratis, che non c'è coda e che sta a dieci minuti a piedi da mezza Trastevere, e capite perché è la chiesa giusta per chi a Roma ci è già stato tre volte.

La Chiesa di San Francesco a Ripa è il posto giusto per far ricredere chi è convinto di avere già visto Roma. Il momento migliore è il tardo pomeriggio, verso le 17.00, quando la luce laterale della Cappella Paluzzi Albertoni comincia a lavorare sul marmo di Carrara e in chiesa non c'è quasi nessuno. Dieci minuti davanti alla statua senza dire niente, poi in fondo alla Cappella dell'Immacolata, davanti alle due porticine: sapere chi c'è dietro vale più di qualsiasi museo a pagamento di questa città. Se ci andate, non correte, chiedete in sagrestia per salire alla cella, e mettete qualcosa nella cassetta. I frati che tengono aperta questa chiesa distribuiscono aiuti alimentari nello stesso isolato dove mille anni fa c'era un ospedale per i poveri. Non è un dettaglio di colore: è il motivo per cui la porta è ancora aperta.

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RiassuntoChiesa di San Francesco a Ripa Piazza di San Francesco d'Assisi, Roma Best kept secret ecclesiastico trasteverino, che custodisce niente di meno che un capolavoro del Bernini: la statua dedicata alla Beata Ludovica Albertoni.
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