Villa Farnesina – Accademia Nazionale dei Lincei

Villa Farnesina è in via della Lungara 230, a Trastevere, sul lato del fiume che guarda il Gianicolo, e la si raggiunge con gli autobus 23 e 280, fermata Via della Lungara. Il biglietto intero costa 12 euro, il ridotto 10 euro (over 65, insegnanti, possessori di tessera ICOM, FAI e Touring Club), il ridotto studente singolo fra i 10 e i 18 anni costa 7 euro, il gruppo scuola 5 euro a studente fino a un massimo di trenta studenti con insegnante accompagnatore gratuito; entrano gratis i bambini fino a dieci anni accompagnati dai genitori, i visitatori con disabilità con il loro accompagnatore, i giornalisti con tesserino e le guide turistiche abilitate con tesserino. L'applicazione mobile per la visita costa 3 euro a parte. Gli orari in vigore dal 16 febbraio 2026 sono dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 14.00 con ultimo ingresso alle 13.15, domenica chiuso, con una apertura straordinaria ogni seconda domenica del mese dalle 9.00 alle 17.00 e ultimo ingresso alle 16.15. I biglietti si comprano online sul portale ufficiale dell'Accademia Nazionale dei Lincei; per gruppi e scuole la prenotazione è sempre obbligatoria, si scrive a villafarnesina@lincei.it oppure si telefona allo 06 68027268. Chi possiede la Membership Card del Parco archeologico del Colosseo paga 10 euro invece di 12, e una riduzione è prevista anche per chi arriva con il biglietto dei Musei Vaticani entro sette giorni dalla visita.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

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In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

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Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

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Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

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Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

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Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

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Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Udienza papale✦ Mercoledì

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Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

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Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Questa guida fa parte della raccolta dedicata ai Musei di Roma, dove trovate le altre sedi cittadine e i confronti utili per costruire una giornata sensata.

Perché Villa Farnesina si visita di mattina e quasi mai di pomeriggio

Comincio dalla cosa che manda a vuoto più visite di qualunque altra: qui si entra la mattina. La villa è la sede di rappresentanza di un'accademia scientifica, non un museo statale con turni pomeridiani, e la fascia oraria riservata al pubblico è corta. Chi arriva alle 15.00 di un mercoledì trova il portone chiuso e nessuno a cui protestare. La sola eccezione regolare è la seconda domenica del mese, quando la villa resta aperta fino alle 17.00: è l'unica finestra in cui potete permettervi un pomeriggio.

La conseguenza pratica è che Villa Farnesina va messa all'inizio della giornata, non alla fine. Non è un ripiego per riempire un buco fra pranzo e cena: è la prima cosa che fate, con calma, prima che il sole alto renda difficile guardare la volta della Loggia di Amore e Psiche controluce attraverso le vetrate.

Come arrivare a Villa Farnesina a piedi

Il sito ufficiale indica gli autobus 23 e 280, con fermata su via della Lungara, ed è la via più diretta se arrivate dal lungotevere. A piedi, però, il modo migliore è un altro. Da Campo de' Fiori si attraversa Ponte Sisto, si prende via della Lungara verso nord e in una decina di minuti siete davanti al cancello. Da piazza Trilussa la camminata è ancora più breve. Chi scende in Trastevere e risale verso Porta Settimiana passa sotto l'arco e si trova la villa a sinistra e Palazzo Corsini a destra: due portoni uno di fronte all'altro, un banchiere del Cinquecento e una famiglia papale del Settecento che si guardano attraverso la strada.

Quanto tempo serve per visitare Villa Farnesina

Un'ora è la misura onesta per il piano terra e il primo piano senza fretta. Un'ora e mezza se vi fermate davvero davanti alla volta della Loggia di Amore e Psiche, se cercate i graffiti nella Sala delle Prospettive e se uscite in giardino. Due ore se prendete una visita guidata. È un museo piccolo per numero di stanze e enorme per densità: le sale sono nove nel percorso, gli affreschi da guardare bene sono almeno una dozzina, e il rischio non è annoiarsi, è passare troppo in fretta.

Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei
Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Agostino Chigi, l'uomo che si fece costruire Villa Farnesina

Per capire questa casa bisogna capire chi la volle. Agostino Chigi nacque a Siena nel 1466 e morì a Roma nel 1520, e nel mezzo fu probabilmente l'uomo più ricco d'Europa. La sua fortuna non veniva dalla terra né da un titolo: veniva dal monopolio sui diritti di sfruttamento delle miniere di allume della Tolfa, poco a nord di Roma. L'allume serviva a fissare i colori nella tintura dei tessuti, e nel Cinquecento chi controllava l'allume controllava l'industria tessile di mezzo continente. Chigi lo controllava. Era il banchiere di papa Giulio II e poi di Leone X, e a Roma lo chiamavano il Magnifico.

Un uomo così poteva comprarsi un palazzo dentro le mura, in mezzo alle famiglie baronali, e stare a litigare per il rango. Fece l'opposto: comprò un terreno oltre il Tevere, fuori dal traffico politico della città, e ci costruì una villa suburbana. Il gesto era nuovo. Fino a quel momento la villa fuori porta era un fatto agricolo o un capriccio di cardinali; qui diventa la residenza di rappresentanza di un privato che riceve papi e ambasciatori in un edificio circondato dal verde, con il fiume davanti e la collina dietro.

I banchetti di Agostino Chigi e i piatti nel Tevere

Il capitolo dei banchetti è quello che tutti raccontano, spesso male. La versione corretta è questa: il banchetto rimasto celebre per le suppellettili d'oro e d'argento gettate nel Tevere fu quello del 1518 per il battesimo del primogenito Lorenzo Leone, non il pranzo di nozze. Il banchetto nuziale, altrettanto memorabile, si tenne l'anno dopo, il 28 agosto 1519, nella Sala delle Prospettive al primo piano.

Sul gesto delle stoviglie buttate in acqua vale la pena dire come stanno le cose senza romanticismi. Era ostentazione calcolata, e per giunta reversibile: la tradizione vuole che sotto il pelo dell'acqua fossero tese delle reti e che il servizio venisse recuperato a festa finita. È un aneddoto tramandato, non un verbale notarile, e va raccontato per quello che è. Ma il messaggio politico funzionava lo stesso: davanti agli ospiti, un banchiere senza sangue nobile dichiarava che l'argenteria per lui non contava nulla. Nella Roma di Leone X, dove il credito era tutto, questo era un investimento pubblicitario, non uno sperpero.

Francesca Ordeaschi, da cortigiana a padrona di casa

La donna che presiedette quel matrimonio del 1519 si chiamava Francesca Ordeaschi, veneziana, per anni amante di Chigi e madre dei suoi figli, sposata infine con una cerimonia solenne alla presenza di Leone X. La sua storia non è un dettaglio di gossip rinascimentale: è la chiave di lettura del ciclo pittorico più famoso della villa. Le peripezie di Psiche, mortale amata da un dio, perseguitata da Venere, sottoposta a prove impossibili e infine ammessa fra gli dèi con un banchetto nuziale, sono la trasposizione mitologica di una ascesa sociale reale. Chi guarda la volta della loggia sta guardando, in codice, il matrimonio dei padroni di casa.

Baldassarre Peruzzi e l'architettura di Villa Farnesina

L'architetto era senese come il committente, e giovane. Baldassarre Peruzzi ricevette l'incarico nel maggio del 1505; la prima pietra fu posata il 22 aprile 1506. I lavori murari si conclusero attorno al 1512, ma il cantiere decorativo e gli aggiustamenti proseguirono fino al 1520, cioè fino alla morte del committente.

La pianta è a ferro di cavallo: un corpo centrale e due ali che sporgono verso il giardino, con una loggia a cinque arcate incassata fra le ali al piano terreno. Lo schema tiene insieme casa e verde in un modo che a Roma non si era ancora visto, e rimanda a modelli vitruviani e alle ricerche di Francesco di Giorgio Martini, con un precedente senese nella villa delle Volte Alte. Da qui in poi la villa suburbana romana avrà quasi sempre questa forma: Peruzzi ha inventato un tipo, non un edificio singolo.

Le facciate di Villa Farnesina, o l'arte di non strafare

Guardate i prospetti prima di entrare, perché è lì che si misura la distanza da Bramante. Niente bugnato al piano terra, niente archi rustici sulle finestre, niente colonne, niente rivestimenti di marmo. Solo due ordini di lesene tuscaniche appena rilevate sul muro intonacato, un disegno grafico più che plastico. In alto, sotto il cornicione, corre un attico di servizio con un fregio a rilievo di putti e ghirlande e una fila di finestrelle.

Questa sobrietà oggi ci sembra elegante, ma all'origine era un'altra cosa: le pareti esterne erano affrescate a chiaroscuro, e la villa doveva apparire come una scatola dipinta in mezzo al verde. Di quegli affreschi esterni restano tracce minime e illeggibili. Vi dico la mia: è la perdita più grave dell'intero complesso, più grave dei giardini, perché ci ha tolto la possibilità di capire come Peruzzi intendesse il rapporto fra architettura e pittura all'aperto.

Le scuderie progettate da Raffaello

Fuori dal muro di cinta, verso via della Lungara, sopravvive il basamento di un edificio separato con ali sporgenti e paraste binate. Erano le stalle, e il progetto è attribuito a Raffaello: tre navate, una scala sul retro, e quel che resta oggi è il podio, i piedistalli, le basi delle lesene e brani di muro. Passandoci accanto non ci fa caso nessuno. Vale la pena fermarsi trenta secondi: è l'unico brano di architettura raffaellesca che potete toccare senza pagare il biglietto.

Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei
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La visita di Villa Farnesina sala per sala

Il percorso ufficiale prevede al piano terra la Loggia di Amore e Psiche, la Sala del Fregio, la Loggia di Galatea e l'Atrio con la Sala Farnesiana; al primo piano la Sala delle Prospettive, la Sala delle Nozze, la Saletta Pompeiana e la Galleria delle Grottesche; e infine i giardini. Le descrivo nell'ordine in cui le incontrate.

L'atrio e la Sala Farnesiana

Il primo ambiente non è cinquecentesco e conviene saperlo subito. L'atrio come lo vedete oggi nasce dai lavori ottocenteschi condotti fra il 1861 e il 1863 e da ulteriori modifiche novecentesche: in origine questa zona faceva parte di un unico grande salone d'ingresso rinascimentale, poi frazionato, e negli anni Trenta del Novecento l'installazione di un ascensore ne ha ritagliato ancora un pezzo. La sala accanto, per anni usata come biglietteria, conserva affreschi di epoca farnesiana venuti fuori con i restauri: un cielo con putti in volo attorno allo stemma Farnese, altri putti su fondo blu, e un paesaggio autunnale in una lunetta.

È un ambiente che nove visitatori su dieci attraversano guardando il telefono. Fermatevi: quei putti sono l'unica traccia visibile della stagione farnesiana della casa, cioè dei due secoli in cui la villa smise di essere la festa di un banchiere e diventò la proprietà secondaria di una dinastia.

La Loggia di Amore e Psiche di Villa Farnesina

Cinque arcate, oggi chiuse da vetrate protettive che salvano gli affreschi e alterano il rapporto fra vuoti e pieni che Peruzzi aveva calcolato. Alzate la testa: la volta è la ragione per cui esistono le file davanti a questo portone.

Gli affreschi furono eseguiti nel 1518 dalla bottega di Raffaello su disegni del maestro. Le mani documentate sono quelle di Giovan Francesco Penni e Giulio Romano, con Giovanni da Udine responsabile dei festoni; la letteratura ha proposto anche il nome di Raffaellino del Colle, ma la ripartizione precisa dei brani resta materia di discussione fra studiosi, non un dato acquisito. Raffaello disegnò tutto e dipinse poco: è un fatto, e non toglie nulla alla forza dell'insieme.

Il tema viene dall'Asino d'oro di Apuleio, e la scelta non è decorativa. Raffaello trasformò la volta in una pergola: al centro due grandi finti arazzi tesi fra i festoni, il Concilio degli dèi e il Convito nuziale di Amore e Psiche. Nei peducci corrono gli episodi della favola, nelle vele sopra le lunette volano putti che portano gli attributi delle divinità, il fulmine di Giove, gli elmi di Marte, i martelli di Vulcano, la clava di Ercole, il caduceo di Mercurio, la siringa di Pan. L'effetto è quello di stare sotto un pergolato all'aperto, con il cielo che si apre sopra e le storie appese come tessuti.

I festoni di Giovanni da Udine e le piante americane

Qui c'è la cosa che rende questa loggia unica al mondo, e non riguarda la pittura di figura. Nei festoni che incorniciano le scene sono state riconosciute 170 specie botaniche diverse. Non generiche fronde: specie identificabili, dipinte da un pittore friulano che sapeva guardare le piante come un naturalista.

E fra quelle 170 compaiono il mais, la zucca e il fagiolo americano. Sono piante originarie del continente americano, arrivate in Europa pochi decenni prima. Nel 1518, mentre a Roma si discuteva ancora di che cosa fossero esattamente le terre trovate al di là dell'oceano, in una loggia di Trastevere qualcuno dipingeva già una pannocchia. Alla mostra del 2017 intitolata I colori della prosperità: frutti del Vecchio e Nuovo Mondo, curata da Antonio Sgamellotti e Giulia Caneva, quel soffitto è stato studiato con analisi in situ a fluorescenza di raggi X e riflettografia infrarossa, e la loggia è stata letta come un documento della transizione dall'osservazione visiva all'indagine scientifica dei fenomeni naturali.

Il mio consiglio operativo: entrate in loggia, individuate il festone sopra l'arcata centrale e cercate le pannocchie. Con un binocolo da teatro le trovate in due minuti. Senza, ci vuole pazienza e una buona luce mattutina.

La Sala del Fregio

A sinistra della loggia si apre una stanza che quasi tutti attraversano di corsa. Il fregio dipinto in alto sulle pareti è di Baldassarre Peruzzi, intorno al 1508: sono le sue prime prove romane, e lo stile porta ancora addosso Siena. Sul lato nord e in parte su quello est corrono le dodici fatiche di Ercole; nel resto del giro si susseguono altri episodi mitologici, il ratto di Europa, Apollo e Marsia, Orfeo ed Euridice, in una sequenza continua a monocromo che ricorda un rilievo antico srotolato.

Il senso complessivo è generalmente letto come il contrasto fra ragione e passione, fra sfera apollinea e sfera dionisiaca. La funzione della stanza, però, è ancora più interessante della sua iconografia: qui si facevano attendere gli ospiti, e qui si tennero cerimonie importanti, compresa la lettura del testamento del banchiere. Le pareti sotto il fregio erano probabilmente coperte di arazzi. Immaginate l'ambiente foderato di stoffe, con la sola fascia dipinta a correre in alto: era una anticamera pensata per far capire a chi aspettava dove si trovava.

La Loggia di Galatea di Villa Farnesina

L'ambiente più famoso della casa dopo la loggia di Psiche, e il più stratificato. Anche qui c'erano arcate aperte sul giardino, chiuse nel Seicento. Tre artisti diversi hanno lavorato in questa stanza in due anni, e si vede.

Il primo fu Peruzzi, che nel 1511 affrescò sulla volta l'oroscopo di Agostino Chigi. Poi, nell'inverno 1511-1512, arrivò Sebastiano del Piombo, veneziano appena sbarcato a Roma al seguito di Chigi, che dipinse le scene mitologiche delle nove lunette e la gigantesca testa di giovane. Infine Raffaello, con il Trionfo di Galatea, l'affresco che ha dato il nome alla sala.

Il Trionfo di Galatea di Raffaello

La ninfa avanza sull'acqua su un carro a forma di conchiglia tirato da delfini, circondata da tritoni, nereidi e amorini che tendono gli archi. La composizione è costruita su una spirale: tutti i corpi ruotano attorno alla figura centrale, che gira la testa verso l'alto in senso contrario al movimento del carro. È una macchina compositiva perfetta, e va guardata sapendo che Raffaello non aveva un modello dal vero. La fonte è letteraria, la spinta è l'antico, il risultato è una figura ideale.

Un'opinione da guida, e non è popolare: la Galatea è più piccola di come ve la ricordate dai libri. Chi arriva qui aspettandosi una parete intera trova un riquadro. La grandezza sta nella tenuta interna, non nelle dimensioni, ed è il motivo per cui va guardata da vicino e non fotografata da lontano.

Il Polifemo di Sebastiano del Piombo e le lunette

Accanto alla Galatea siede il Polifemo, monumentale, di spalle, con la zampogna in mano: è la prima opera romana di Sebastiano del Piombo, e si capisce subito che il pittore viene da Venezia, perché il colore è di un'altra pasta rispetto a quello di Raffaello. I due affreschi dialogano: il ciclope canta, la ninfa gli volta le spalle. Il committente ha messo uno accanto all'altra due maniere diverse di dipingere e ha lasciato che si guardassero.

Nelle lunette in alto corrono scene mitologiche tratte in gran parte dalle Metamorfosi: Tereo che insegue Filomela e Progne, Aglauro ed Erse, Dedalo e Icaro, Giunone, Scilla che taglia i capelli a Niso, la caduta di Perdice, Borea che rapisce Orizia, Zefiro e Flora. I toni sono ariosi, quasi acquerellati, tipici del colorismo veneto trapiantato a Roma.

Il testone della lunetta: Michelangelo o Sebastiano

Su una delle lunette campeggia una enorme testa monocroma di giovane, disegnata con una sicurezza che ha fatto discutere per secoli. La tradizione l'ha attribuita a Michelangelo, venuto a trovare l'amico Sebastiano del Piombo e desideroso di lasciare un saggio di anatomia sotto il naso del rivale Raffaello. È una storia bellissima e va raccontata come tradizione. L'Accademia Nazionale dei Lincei, che la casa la possiede e la studia, assegna la testa a Sebastiano del Piombo insieme alle lunette.

Come si comporta un visitatore serio davanti a una cosa così? Guarda il segno. Poi decide da solo se quel modo di girare il collo e di caricare l'ombra sotto lo zigomo somigli di più al veneziano o al fiorentino. Non è un gioco: è esattamente il lavoro che fanno gli storici dell'arte, e in questa sala potete provarci anche voi.

La volta astrologica di Peruzzi e l'oroscopo di Agostino Chigi

Adesso alzate gli occhi, perché questa volta è la cosa più singolare di tutta Villa Farnesina e nessuno la guarda abbastanza. Peruzzi vi ha dipinto, nel 1511, il cielo di una notte precisa: quella della nascita del padrone di casa, il 29 novembre 1466, alle 21.30.

L'architettura dipinta si raccorda a quella vera della parete. Al centro, in un ottagono regolare, sta lo stemma del committente. Ai lati, due scene in ottagono allungato: la Fama che annuncia la gloria terrena del banchiere accanto a Perseo che uccide Medusa, e dall'altra parte Elice, la ninfa del polo celeste, a ricordare che gli onori terreni dipendono dal favore degli astri. Seguono i pennacchi, doppi agli angoli per un totale di quattordici, con figure mitologiche e simboliche, e dieci esagoni con le divinità planetarie.

Negli esagoni si leggono, uno per uno, i dati della carta natale: il Ratto di Ganimede, Venere in Capricorno, Apollo e il Sole in Sagittario, che è il segno di Chigi, Mercurio in Scorpione, Marte in Bilancia, Diana e la Luna in Vergine, Ercole con il leone nemeo, Ercole con l'idra di Lerna, Leda e il cigno, Giove in Toro, Saturno nei Pesci. Messi insieme, questi riquadri compongono l'oroscopo personale di Agostino Chigi tradotto in mitologia.

Vi dico perché per me questa volta vale il biglietto da sola. Nel 1511 l'astrologia era una scienza rispettata, insegnata nelle università, consultata dai papi. Un uomo che si fa dipingere il proprio tema natale sul soffitto di casa non sta facendo folklore: sta esponendo agli ospiti la prova che il suo successo è scritto nel cielo, quindi legittimo, quindi non discutibile. È la più raffinata operazione di propaganda privata del Rinascimento romano.

Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei
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La Sala delle Prospettive di Baldassarre Peruzzi

Si sale al primo piano e si entra in quella che è, a mio parere, la stanza più intelligente di Roma. Peruzzi la decorò nel 1519 dipingendo le pareti come se il salone fosse una loggia aperta: due file di colonne e archi finti, e fra le colonne, invece del muro, il paesaggio.

È uno dei primi esempi compiuti di prospettiva illusionistica applicata a un intero ambiente, e funziona ancora. Chi si mette nel punto giusto della stanza vede il colonnato raddrizzarsi e le vedute aprirsi come se le pareti non ci fossero. Fra i paesi arroccati e gli scorci di campagna si riconoscono brani di Roma vera: la chiesa di Santo Spirito, una basilica romanica, porta Settimiana, cioè l'arco sotto cui siete passati venendo qui.

Sotto il soffitto a cassettoni corre un fregio con scene mitologiche di Peruzzi e della sua bottega, intervallate da finti bassorilievi con erme femminili. Sulla parete nord campeggia un grande camino con la Fucina di Vulcano. E in questa stanza, il 28 agosto 1519, Agostino Chigi tenne il banchetto per le sue nozze con Francesca Ordeaschi, alla presenza del papa.

I graffiti dei lanzichenecchi nella Sala delle Prospettive

Adesso avvicinatevi alle pareti e guardate le finte colonne all'altezza di un uomo. Sono incise. Nomi, date, frasi, tracciate con la punta di un'arma dentro l'intonaco dipinto.

Nel maggio del 1527 le truppe imperiali di Carlo V presero Roma e la saccheggiarono per mesi. I lanzichenecchi che occuparono questa villa non capivano niente di prospettiva albertiana e avevano freddo, fame e tempo da perdere: incisero i muri come si incidono i banchi di scuola. I restauri hanno riportato alla luce, fra le altre, una scritta in gotico tedesco datata 1528, che tradotta suona: i lanzichenecchi hanno fatto correre il Papa.

Una sola frase, incisa da un soldato analfabeta di arte dentro il capolavoro di un architetto, racconta il crollo di un mondo meglio di qualunque trattato. Clemente VII era davvero fuggito, per il passetto, verso Castel Sant'Angelo. Il Rinascimento romano finisce lì, e ne resta la ricevuta scritta a punta di spada su questa parete. Se cercate un motivo per portare qui un adolescente annoiato, è questo. Poi la storia gliela raccontate voi.

La Sala delle Nozze e le Nozze di Alessandro e Rossane del Sodoma

Accanto al salone c'è la camera da letto di Agostino Chigi e Francesca Ordeaschi, e la sua decorazione è del 1519, affidata a Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, che lavorò su una prima idea di Raffaello.

La parete nord è occupata dalle Nozze di Alessandro Magno e Rossane: il condottiero macedone porge la corona alla sposa seduta sul bordo di un letto a baldacchino, e intorno una folla di amorini si dà da fare con i veli, i sandali, la fiaccola accesa retta dal dio Imeneo. Il seminudo di spalle è Efestione, il compagno di Alessandro. Il soggetto non è casuale: identificando il committente con Alessandro, la stanza celebra il suo matrimonio come un fatto epico.

C'è un dettaglio archeologico che rende questa scena diversa da tutte le altre. Il Sodoma non stava inventando: stava ricostruendo. La descrizione di un dipinto perduto del pittore greco Aezione, tramandata da Luciano di Samosata, è la fonte letteraria di questa composizione. Un pittore del Cinquecento che ridipinge un quadro antico mai visto seguendo la relazione scritta di un autore del secondo secolo: è filologia applicata al pennello.

Sulle altre pareti il ciclo continua con la Famiglia di Dario davanti ad Alessandro sul lato est, la doma del cavallo Bucefalo e una scena di battaglia. La doma di Bucefalo è un'aggiunta successiva, perché in origine quel tratto di parete era occupato dal letto, e nella parte destra si riconosce la mano di un collaboratore. Del Sodoma è anche il Vulcano alla forgia con gli amorini che gli porgono i dardi.

Il soffitto è a cassettoni con grottesche e soggetti mitologici; il disegno è ricondotto a Peruzzi e i dodici riquadri con scene dalle Metamorfosi di Ovidio sono tradizionalmente assegnati a Maturino, con il possibile intervento di un giovanissimo Polidoro da Caravaggio. Il nome di Polidoro Caldara da Caravaggio torna, in via di ipotesi, anche per alcune grottesche di questa stanza.

Esiste infine una lettura ermetica del ciclo, che vi riporto per completezza e non perché la sottoscriva: secondo questa interpretazione, sotto il racconto manifesto correrebbe un significato alchemico, con le quattro fasi della Grande Opera, nigredo, rubedo, citrinitas e albedo, descritte per simboli. È una proposta di lettura moderna, non una certezza documentata, e va tenuta al suo posto. Gli affreschi furono ritoccati da Carlo Maratta e restaurati negli anni Settanta del Novecento.

La Saletta Pompeiana

Una stanza piccola con una biografia sorprendente. Nel Cinquecento era il pianerottolo da cui si scendeva alle cucine interrate. Nell'Ottocento il duca di Ripalta, Salvador Bermúdez de Castro, fece togliere la scala, costruire un muro nuovo e decorare l'ambiente fra il 1861 e il 1863 con motivi ispirati direttamente agli esempi antichi, in pieno clima di riscoperta di Ercolano e Pompei. Negli anni Trenta del Novecento questa stanza ospitava i servizi igienici riservati al presidente della Reale Accademia d'Italia, che allora era Guglielmo Marconi.

Dai fornelli di Chigi al bagno privato di Marconi, in una stanza sola. Nessun museo di Roma comprime quattro secoli di funzioni domestiche in tanto poco spazio, e vi assicuro che raccontarlo davanti alla porta funziona sempre.

La Galleria delle Grottesche

Il corridoio che collega la Sala delle Prospettive agli appartamenti di Francesca Ordeaschi è decorato con grottesche del 1517-1518. Il nome viene dalle grotte, cioè dagli ambienti interrati della Domus Aurea di Nerone, riscoperti nell'ultimo quarto del Quattrocento e visitati da Pinturicchio, Michelangelo e Raffaello, che vi si calavano con le torce per copiare le decorazioni antiche.

Dopo le prove di Raffaello in Vaticano fra il 1517 e il 1519 la grottesca diventò una moda. Qui la versione è sobria: prevalgono i motivi a candelabra, esili e simmetrici, che incorniciano il Trionfo di Galatea. La parentela più stretta è con la Loggetta del cardinale Bibbiena, decorata da Raffaello nel 1516. La galleria ha avuto un restauro maggiore fra il 1861 e il 1863, interventi alle lunette negli anni Trenta del Novecento e un cantiere didattico recente della scuola dell'Istituto centrale per il restauro, finanziato da una fondazione svizzera.

I giardini di Villa Farnesina

Il giardino cinquecentesco era un viridarium collegato all'architettura dalle due ali sporgenti e dai festoni dipinti della loggia: dentro e fuori dovevano sembrare la stessa cosa. Quello che vedete oggi è una ricostruzione affettuosa e ridotta.

La ferita è documentata e ha una data d'inizio: dal 1876 vennero demoliti tratti di mura, comprese porzioni della cinta aureliana che chiudeva il giardino a sud, per costruire il Lungotevere della Farnesina. La villa perse la fascia verso il fiume, cioè la parte che dava senso a tutto l'impianto, e insieme a quella si perse la loggia affacciata sull'acqua che una ipotesi antica assegna a Raffaello. Da allora la casa guarda un muraglione.

Nelle aiuole di oggi trovate pini, cipressi, allori, rose, nespoli, cotogni, l'Acacia farnesiana che porta il nome della villa, l'acacia di Costantinopoli, una collezione di agrumi, ciliegi, lecci e camelie antiche; e ancora mirto, corniolo, berberis, viole mammole in varietà antiche, gigli, giacinti e iris. Chi ha appena guardato i festoni della loggia trova qui, vive, alcune delle piante che ha visto dipinte quattro passi più in là. Fatelo in quest'ordine: prima la volta, poi il giardino. Funziona molto meglio del contrario.

Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei
Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

L'altra Villa Farnesina, quella romana antica sotto il giardino

C'è una seconda villa Farnesina, ed è più vecchia di millecinquecento anni. Durante i lavori per il muraglione del Tevere, verso il 1880, gli scavi intercettarono sotto una parte del giardino i resti di una casa romana di lusso di età augustea, decorata a un livello che a Roma ha pochissimi confronti.

La proprietà è stata messa in relazione con Marco Vipsanio Agrippa e Giulia maggiore, figlia di Augusto, sulla base della cronologia e della posizione: è una ipotesi ragionevole e diffusa, non un dato documentato, e chi ve la racconta come certezza sta correndo troppo. Quel che è certo è la qualità. Le pitture murali combinano il secondo e il terzo stile: quadretti mitologici su fondo bianco incorniciati da fasce rosse, architetture dipinte finissime, candelabri, fregi in miniatura. È la stessa famiglia di soluzioni che si vede negli affreschi della Villa di Livia a Prima Porta.

Gli affreschi e gli stucchi staccati fanno parte del Museo Nazionale Romano e sono esposti al Palazzo Massimo alle Terme. Il consiglio è di trattare le due cose come un dittico: la mattina qui, il pomeriggio a Palazzo Massimo, e vi porterete a casa la giornata più coerente che Roma possa offrire su come si decorava una casa ricca, a mille e cinquecento anni di distanza, sullo stesso pezzo di terra.

Dai Chigi ai Farnese: come Villa Farnesina ha cambiato nome

Agostino Chigi morì nel 1520, pochi giorni dopo Raffaello. Con lui finì la festa. La villa perse arredi e opere d'arte, gli eredi non ebbero né i mezzi né l'interesse per mantenerla, e il vincolo ereditario che il banchiere aveva imposto non tenne.

Alla fine degli anni Settanta del Cinquecento la proprietà passò al cardinale Alessandro Farnese il giovane: il sito ufficiale dell'Accademia Nazionale dei Lincei indica il 1579. Da quel passaggio arriva il nome con cui la conosciamo, che è un diminutivo: la Farnesina, cioè la piccola casa dei Farnese, per distinguerla dal palazzo grande di famiglia sull'altra riva. A quella stagione risale anche un progetto mai realizzato per collegare i due edifici con un passaggio coperto sopra il fiume, un ponte privato fra le due sponde. Sarebbe stato uno dei gesti urbanistici più spettacolari di Roma. Non se ne fece nulla, e per fortuna, dico io: un ponte del genere avrebbe schiacciato la villa.

Nel Settecento la casa entrò nell'orbita dei Borbone di Napoli, e il sito ufficiale colloca nel 1735 il passaggio. Poi diplomatici napoletani. Nel 1861 Francesco II di Borbone incaricò l'architetto Antonio Sarti e il pittore Tommaso Minardi di relazionare sulle condizioni dell'edificio, ed è a quel punto che entra in scena Salvador Bermúdez de Castro, duca di Ripalta, ambasciatore spagnolo, che fra il 1863 e il 1866 promosse una campagna pesante di lavori diretta dagli architetti Antonio Cipolla e Antonio Sarti. Ottocento invadente, come sempre: i pavimenti alla veneziana, la Saletta Pompeiana, l'atrio nuovo.

Nel 1927 la villa divenne sede della Reale Accademia d'Italia; dal 1944 lo Stato italiano l'ha assegnata all'Accademia Nazionale dei Lincei, la più antica accademia scientifica del mondo, che ne ha fatto la propria sede di rappresentanza. Dal 2009 è anche museo aperto al pubblico. Questo spiega tutto quello che vi sembrerà strano durante la visita: gli orari corti, l'atmosfera silenziosa, l'assenza di code chilometriche. Non è un museo che vive di turismo. È la casa di un'istituzione che ha deciso di aprirla.

Quando andare a Villa Farnesina

La regola generale è: primo ingresso alle 9.00, giorno feriale, meglio se martedì o mercoledì. La luce del mattino entra dalla loggia e illumina i festoni senza appiattirli, e la villa è quasi vuota.

La seconda domenica del mese a Villa Farnesina

La seconda domenica del mese la villa apre fino alle 17.00. È l'unica occasione per una visita pomeridiana e quindi anche il giorno più affollato del calendario: chi vuole la villa vuota scelga un altro giorno, chi lavora tutta la settimana e non ha alternative venga presto, verso le 9.30, non alle 15.00.

Le stagioni giuste

Il giardino dà il meglio in aprile e maggio, con gli agrumi e le rose, e in ottobre. In pieno agosto la villa si visita comodamente perché Roma si svuota, ma il giardino soffre. In inverno la giornata è corta e alle 14.00, quando chiude, il pomeriggio è ancora tutto da spendere: incastratela con qualcosa nella stessa zona.

Le visite guidate di Villa Farnesina

L'Accademia organizza visite guidate proprie, e sono la maniera migliore di vedere questa casa se è la prima volta. Il calendario ordinario prevede il sabato alle 10.00 in inglese e alle 12.30 in italiano; nella seconda domenica del mese le visite in italiano sono tre, alle 12.30, alle 15.00 e alle 16.00.

Fra il 12 dicembre e il 15 febbraio vige un calendario speciale: sabato e domenica alle 11.00 in italiano, alle 12.00 in inglese e alle 16.00 in italiano per la villa; e sabato e domenica alle 12.30 e alle 15.00, in italiano, per la Biblioteca Corsiniana, che è l'occasione rara di entrare in una biblioteca storica di fronte alla villa.

Per i gruppi la prenotazione è sempre obbligatoria, il numero massimo è di 25 persone e per i gruppi sopra le dieci persone l'uso degli auricolari è obbligatorio. Si consiglia di presentarsi almeno quindici minuti prima. Le tariffe delle visite guidate non sono pubblicate in modo univoco sul sito: chiedetele in fase di prenotazione scrivendo a villafarnesina@lincei.it o telefonando allo 06 68027268.

Villa Farnesina con i bambini

Funziona meglio di quanto sembri, a due condizioni. La prima: durata contenuta, quaranta minuti, non di più. La seconda: dare loro qualcosa da cercare. Le pannocchie di mais nei festoni, i graffiti dei soldati nella Sala delle Prospettive, gli animali nella volta della Galatea, i putti che portano gli attrezzi degli dèi. Trasformare la visita in una caccia funziona su tutti i bambini fra i sei e i dodici anni, e in questa casa i bersagli sono a portata di occhio.

I bambini fino a dieci anni accompagnati dai genitori entrano gratis, e fra i 10 e i 18 anni il biglietto costa 7 euro. Il giardino permette di far scaricare l'energia accumulata dentro. Il passeggino nelle sale del piano terra si gestisce; per il primo piano informatevi sulle modalità di accesso al momento della prenotazione.

Fotografie, accessibilità e regole della casa

Le fotografie senza flash sono ammesse. Le riprese video no, salvo autorizzazione formale richiesta all'Accademia per motivi di studio personale. I visitatori con disabilità entrano gratuitamente insieme al loro accompagnatore; la villa ha un ascensore installato negli anni Trenta del Novecento, ma per le condizioni puntuali di accessibilità dei singoli ambienti conviene chiedere in fase di prenotazione, perché un edificio del 1506 pone problemi che nessuna scheda generica può risolvere. Per i gruppi oltre le dieci persone gli auricolari sono obbligatori: è una regola di conservazione, non un capriccio, perché la loggia rimanda l'eco come un tamburo.

Cosa c'è intorno a Villa Farnesina

Questa è la parte in cui la villa smette di essere una visita isolata e diventa la testa di una giornata intera. Esattamente di fronte al cancello c'è Palazzo Corsini con la Galleria Nazionale d'Arte Antica, che è l'altra metà della via della Lungara: Cinquecento da una parte, Settecento dall'altra, dieci metri di asfalto in mezzo. Dietro Palazzo Corsini sale l'Orto Botanico di Roma, che occupa il vecchio giardino Corsini sul fianco del Gianicolo e chiude in modo naturale una mattina passata a guardare piante dipinte.

Scendendo dentro il rione trovate la Basilica di Santa Maria in Trastevere con i mosaici absidali, la Basilica di Santa Cecilia in Trastevere con il Giudizio Universale di Cavallini, la Chiesa di San Francesco a Ripa con la Beata Ludovica Albertoni del Bernini, il Museo di Roma in Trastevere per capire com'era il quartiere prima degli sventramenti, e l'Antica Spezieria di Santa Maria alla Scala, una farmacia storica che quasi nessun romano ha mai visto.

Salendo, invece, si arriva a San Pietro in Montorio con il Tempietto del Bramante, alla Fontana dell'Acqua Paola e al Gianicolo per il panorama e il cannone di mezzogiorno; e sullo stesso fianco della collina c'è il Bosco Parrasio dell'Accademia dell'Arcadia, un altro luogo che i romani conoscono per sentito dire. Verso il fiume, in dieci minuti, siete all'Isola Tiberina.

Tre giornate che funzionano davvero

Prima giornata, il Rinascimento pieno. Alle 9.00 Villa Farnesina, un'ora e mezza. Alle 11.00 Palazzo Corsini di fronte. Pranzo a Trastevere. Pomeriggio all'Orto Botanico, che chiude tardi nella bella stagione.

Seconda giornata, antico e moderno sulla stessa terra. Mattina qui, con l'attenzione ai festoni e alla volta astrologica. Pomeriggio a Palazzo Massimo alle Terme, davanti agli affreschi della villa romana trovata sotto questo giardino e a quelli della Villa di Livia. È il confronto che nessuna guida propone e che vale una giornata intera.

Terza giornata, quella lunga a piedi. Alle 9.00 Villa Farnesina, alle 10.30 salita verso San Pietro in Montorio e il Tempietto, mezzogiorno al Gianicolo per il cannone, discesa a Trastevere per il pranzo, pomeriggio fra Santa Maria in Trastevere e Santa Cecilia. Dodicimila passi e cinque secoli.

Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei
Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Una curiosità su Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

La curiosità vera di questa casa non è un affresco: è una pannocchia di mais dipinta nel 1518. Nei festoni della Loggia di Amore e Psiche gli studi hanno riconosciuto 170 specie botaniche, e fra queste ci sono il mais, la zucca e il fagiolo americano, cioè tre piante arrivate dal continente americano pochi decenni prima. Giovanni da Udine le dipinse con la precisione di chi le ha viste dal vivo, in un orto romano o in una collezione privata, non copiate da un erbario.

Il punto che rende la faccenda straordinaria è il contesto. Nel 1518 il Nuovo Mondo era ancora una notizia contesa: si discuteva di che cosa fosse, di quanto fosse grande, di che cosa vi crescesse. In una loggia privata di Trastevere, dentro un ciclo mitologico che racconta una favola greca del secondo secolo, qualcuno stava già registrando la globalizzazione botanica in corso. Nella mostra del 2017 curata da Antonio Sgamellotti e Giulia Caneva questa volta è stata analizzata con fluorescenza di raggi X e riflettografia infrarossa e letta come uno snodo fra l'osservazione visiva e l'indagine scientifica della natura.

Il festone della Farnesina è insomma un documento agronomico oltre che decorativo, e ha una data. Se dovessi indicare una sola cosa da guardare in questa casa a chi ha venti minuti e non tornerà mai più, indicherei quella, non la Galatea. La Galatea la conoscete già dai libri. La pannocchia no, e vi cambierà il modo di guardare qualunque natura morta dipinta dopo il 1500.

Una cosa che non ti dice nessuno su Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Che questa non è, tecnicamente, una casa museo aperta tutti i giorni con criteri turistici, ed è per questo che tanta gente ci sbatte il naso. La villa è la sede di rappresentanza dell'Accademia Nazionale dei Lincei, un'istituzione scientifica che qui tiene convegni, conferenze e cerimonie. Il pubblico è entrato stabilmente solo dal 2009. Le conseguenze pratiche sono tre, e nessun sito di viaggi le mette in evidenza.

La prima: la fascia di apertura è mattutina e stretta, dalle 9.00 alle 14.00, perché il pomeriggio la casa torna a fare il suo mestiere. La seconda: le sale possono essere temporaneamente chiuse quando ospitano attività dell'Accademia, quindi una telefonata prima di partire da lontano non è pignoleria, è buon senso. La terza, la più interessante: alcuni ambienti si possono aprire fuori orario per gruppi privati, con tariffe pubblicate a parte che partono da diverse centinaia di euro per trenta persone e prevedono la guida come servizio facoltativo a pagamento. È il modo in cui l'Accademia finanzia una parte della conservazione.

Detto senza giri: se avete un gruppo aziendale o una comitiva strutturata e volete la villa per voi in un orario civile, quella strada esiste ed è ufficiale. Se siete due persone in vacanza, dimenticatela e alzatevi presto. In entrambi i casi, sapere che la casa ha una doppia vita spiega tutto quello che nel comportamento di questo museo sembra scomodo.

Il consiglio che ti do per visitare Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Portatevi un binocolo da teatro. Piccolo, quello da opera, otto ingrandimenti. Non è un vezzo da specialisti: è lo strumento che trasforma questa visita.

Il motivo è geometrico. Gli affreschi che contano sono su volte alte diversi metri, e i dettagli che fanno la differenza sono minuti: le specie botaniche dei festoni, i simboli astrologici negli esagoni della volta di Peruzzi, gli attributi degli dèi in mano ai putti, le incisioni dei lanzichenecchi che a occhio nudo sembrano crepe. A collo torto, dal pavimento, vedete una macchia colorata; con il binocolo leggete l'opera. Ho accompagnato gruppi qui per anni e la differenza fra chi lo aveva e chi no era visibile in faccia alla gente.

Il secondo consiglio riguarda l'ordine. Entrate, e prima di guardare qualunque cosa fate un giro completo delle sale a passo svelto, senza fermarvi. Cinque minuti. Poi tornate indietro e cominciate a guardare davvero, partendo dalla loggia di Psiche. Questo doppio passaggio serve a togliersi di dosso la fretta e a decidere dove spendere il tempo. È un metodo che uso in tutti i musei piccoli e qui funziona particolarmente bene, perché la casa è compatta e si abbraccia in fretta.

Terza cosa, e la dico da persona che ha visto molte visite andare storte: non prenotate niente subito dopo. Villa Farnesina chiude alle 14.00 e vi ritroverete fuori con l'adrenalina e mezza giornata davanti. Lasciate spazio a Palazzo Corsini, che è di fronte, oppure a un pranzo lento a Trastevere. La peggior visita a questa villa è quella incastrata fra due appuntamenti.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che la Loggia di Amore e Psiche, la stanza per cui la gente viene qui, Raffaello praticamente non la dipinse. La disegnò tutta, cartone per cartone, e poi lasciò eseguire alla bottega: Giulio Romano, Giovan Francesco Penni, Giovanni da Udine per i festoni. È un fatto noto a chiunque studi arte e sistematicamente rimosso da chi visita, perché rovina la fantasia del genio solitario con il pennello in mano.

Aggiungete quello che racconta Vasari, che è la fonte antica di tutta questa storia: Raffaello non riusciva ad andare avanti con il lavoro per l'amore che portava a una donna, e Agostino Chigi, esasperato dai ritardi, riuscì a ottenere che la donna venisse ad abitare in casa insieme al pittore, nella parte dove Raffaello lavorava, e solo così l'opera fu portata a termine. È l'aneddoto da cui nasce tutta la leggenda della Fornarina, e va preso per quello che è, cioè una biografia scritta trent'anni dopo i fatti da un autore che amava le storie ben costruite.

Il fatto interessante, però, non è il pettegolezzo. È il modello produttivo. Nella Roma del secondo decennio del Cinquecento un grande maestro funzionava come uno studio di architettura oggi: progettava, controllava, firmava, e faceva eseguire. La bottega non era un ripiego, era il sistema. E se guardate la loggia con questa consapevolezza vedete meglio: riconoscete la mano più dura di Giulio Romano nelle figure di scorcio, la grazia più uniforme di Penni nelle carnagioni, e capite che il valore di Raffaello sta nella regia. Il che, se ci pensate, è una forma di genio più difficile da spiegare, non più piccola.

La foto giusta da fare a Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Fotografie senza flash: ammesse. Video: no. Detto questo, la foto giusta qui non è quella che fanno tutti.

Quella che fanno tutti è la Galatea inquadrata frontalmente, che viene sempre male, perché è un riquadro su una parete chiara in una stanza con arcate chiuse da vetri e il risultato è un rettangolo slavato senza contesto. La foto giusta è un'altra, e sono due in realtà.

La prima: dentro la Loggia di Amore e Psiche, mettetevi sotto un'arcata laterale, appoggiate la schiena alla parete, puntate verso l'alto e inquadrate il festone insieme a un pezzo di finto arazzo. Prendete il verde e la scena in un colpo solo. Con la luce del mattino che entra dalle vetrate i colori dei frutti reggono benissimo e la volta non va in fuga prospettica sgradevole. Se avete un telefono recente, la modalità che tiene le luci basse senza schiarire tutto è quella giusta.

La seconda, la mia preferita: nella Sala delle Prospettive, cercate il punto da cui il colonnato dipinto si raddrizza e le vedute di Roma si allineano, e fotografate la parete come se fosse una finestra vera. Fatelo con il telefono all'altezza degli occhi e non alzato sopra la testa. Il risultato è una foto in cui non si capisce cosa sia dipinto e cosa no: che è esattamente quello che Peruzzi voleva ottenere nel 1519, e l'unico modo di rendergli onore con una macchina fotografica.

Fuori, per la cartolina, il punto è dal giardino verso la loggia, con le cinque arcate in fila e le due ali che chiudono la scena. In primavera, con gli agrumi in vaso in primo piano, è la foto che riassume l'intero progetto di Peruzzi in un fotogramma.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

Il primo evento è del 22 aprile 1506: la posa della prima pietra. Un banchiere senese apre un cantiere fuori le mura e senza saperlo inventa un genere architettonico che l'Europa copierà per due secoli.

Il secondo è del 1518, il banchetto per il battesimo del primogenito Lorenzo Leone, quello passato alla storia per le suppellettili d'oro e d'argento gettate nel Tevere davanti agli ospiti. Fu il momento più alto della vita mondana della casa.

Il terzo è del 28 agosto 1519, il banchetto nuziale di Agostino Chigi e Francesca Ordeaschi nella Sala delle Prospettive, con il papa presente. Una cortigiana veneziana diventava, in quella stanza, la moglie legittima dell'uomo più ricco d'Europa; e sul soffitto della loggia al piano di sotto la stessa storia era già stata raccontata in forma di mito.

Il quarto è del 1520: muore Agostino Chigi, e la villa comincia a spegnersi. Nello stesso anno muore Raffaello. Il decennio d'oro finisce in pochi mesi.

Il quinto è il maggio 1527, il Sacco di Roma. I lanzichenecchi di Carlo V occupano anche questa villa, ci bivaccano, incidono le pareti dipinte. Una scritta in gotico tedesco datata 1528, riemersa con i restauri, dice che i lanzichenecchi hanno fatto correre il Papa. Clemente VII si era rifugiato a Castel Sant'Angelo. Non esiste in tutta Roma un graffito che pesi altrettanto.

Il sesto è il 1579, l'anno che il sito ufficiale indica per il passaggio della villa al cardinale Alessandro Farnese il giovane, da cui il nome che la casa porta ancora.

Il settimo è il 1876 e gli anni successivi: le demolizioni per il Lungotevere della Farnesina, che portano via il giardino verso il fiume e la loggia affacciata sull'acqua. È il momento in cui la villa smette di essere una casa sul Tevere e diventa una casa dietro un muro.

L'ottavo è il 1927, con l'insediamento della Reale Accademia d'Italia, seguito dal 1944, quando lo Stato assegna la villa all'Accademia Nazionale dei Lincei. Il nono, per noi visitatori il più importante, è il 2009: la casa apre stabilmente al pubblico.

Chi è passato da Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Raffaello Sanzio, prima di tutti. Arrivò a Roma nel 1508 chiamato da Giulio II, e negli anni delle Stanze Vaticane trovò il tempo di lavorare per il banchiere del papa: qui dipinse il Trionfo di Galatea e progettò la decorazione della Loggia di Amore e Psiche. Vasari racconta che il cantiere si bloccò per una donna e che Chigi risolse la questione facendola trasferire in villa. Da quel racconto nasce tutta la letteratura sulla Fornarina, che è tradizione consolidata e non documento.

Agostino Chigi, ovviamente, che qui visse, ricevette, si sposò, festeggiò la nascita del figlio e fece leggere il proprio testamento nella Sala del Fregio. Con lui Francesca Ordeaschi, la veneziana che da amante diventò padrona di casa nel 1519.

Papa Leone X, Giovanni de' Medici, che di Chigi fu cliente e ospite e che assistette a quel matrimonio. Prima di lui Giulio II, il papa che di Chigi era stato il primo grande interlocutore politico e finanziario. Due pontefici in una casa privata, in dieci anni: nessun altro edificio non ecclesiastico della Roma di allora può dire altrettanto.

Baldassarre Peruzzi, che qui non fu solo l'architetto ma anche il pittore della volta astrologica della Loggia di Galatea, del fregio della sala d'aspetto e dell'intera Sala delle Prospettive: la sua firma su questa casa è più estesa di quella di chiunque altro. Sebastiano del Piombo, veneziano appena arrivato a Roma al seguito del banchiere, che nell'inverno 1511-1512 dipinse il Polifemo e le lunette. Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, che nel 1519 affrescò la camera nuziale. Giovanni da Udine, Giulio Romano, Giovan Francesco Penni. E, secondo una tradizione tenace ma non confermata dall'istituzione che la casa possiede, Michelangelo Buonarroti in visita all'amico Sebastiano, autore per un giorno di un testone a monocromo.

Poi i lanzichenecchi del 1527, che sono passati di qui anche loro, e hanno lasciato la firma. Poi il cardinale Alessandro Farnese il giovane. Poi i Borbone di Napoli. Poi Salvador Bermúdez de Castro, duca di Ripalta, ambasciatore spagnolo, che nell'Ottocento rifece mezza casa. E infine Guglielmo Marconi, presidente della Reale Accademia d'Italia negli anni Trenta, i cui uffici erano al primo piano, in quella zona dove oggi si visita la Saletta Pompeiana. Da un banchiere senese a un premio Nobel per la fisica: raramente una casa ha cambiato inquilini restando così coerente con se stessa.

Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei
Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Domande veloci su Villa Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei

Quanto costa il biglietto per Villa Farnesina

Intero 12 euro, ridotto 10 euro per over 65, insegnanti e possessori di tessera ICOM, FAI e Touring Club. Il ridotto studente singolo fra i 10 e i 18 anni costa 7 euro, il gruppo scuola 5 euro a studente fino a trenta studenti. L'applicazione mobile per la visita costa 3 euro.

Quali sono gli orari di Villa Farnesina

Dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 14.00, con ultimo ingresso alle 13.15. Domenica chiuso, con l'eccezione della seconda domenica del mese, quando l'orario si estende dalle 9.00 alle 17.00 e l'ultimo ingresso è alle 16.15. Sono gli orari in vigore dal 16 febbraio 2026.

Villa Farnesina è aperta la domenica

Di norma no. L'unica domenica aperta è la seconda del mese, con orario prolungato fino alle 17.00. Chi ha solo la domenica libera deve organizzarsi su quella data.

Serve prenotare per Villa Farnesina

Per i singoli il biglietto si compra online sul portale ufficiale ed è la strada più tranquilla, soprattutto nei fine settimana e nella seconda domenica del mese. Per i gruppi la prenotazione è sempre obbligatoria.

Come si arriva a Villa Farnesina

Via della Lungara 230, autobus 23 e 280 con fermata su via della Lungara. A piedi da Ponte Sisto sono circa dieci minuti risalendo verso Porta Settimiana.

Quanto dura la visita a Villa Farnesina

Un'ora senza fretta per le sale del piano terra e del primo piano. Un'ora e mezza guardando bene le volte e uscendo in giardino. Due ore con una visita guidata.

Si possono fare fotografie a Villa Farnesina

Sì, senza flash. Le riprese video non sono ammesse, salvo autorizzazione formale rilasciata dall'Accademia per motivi di studio personale.

Chi ha costruito Villa Farnesina

L'architetto è Baldassarre Peruzzi, incaricato nel maggio 1505; la prima pietra fu posata il 22 aprile 1506. Il committente era il banchiere senese Agostino Chigi.

Perché si chiama Villa Farnesina se l'ha costruita Chigi

Perché alla fine del Cinquecento passò ai Farnese, che possedevano già il grande palazzo sull'altra riva del Tevere. Farnesina è il diminutivo che distingueva la casa piccola dal palazzo grande. All'epoca di Chigi si chiamava semplicemente Villa Chigi.

Quali opere di Raffaello ci sono a Villa Farnesina

Il Trionfo di Galatea, dipinto da lui, e la Loggia di Amore e Psiche, disegnata da lui ed eseguita in gran parte dalla bottega. A Raffaello è attribuito anche il progetto delle scuderie, di cui resta il basamento fuori dal muro di cinta.

Chi ha dipinto le Nozze di Alessandro e Rossane

Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, nel 1519, lavorando su una prima idea di Raffaello. La scena occupa la parete nord della camera nuziale.

Che cos'è la volta astrologica di Villa Farnesina

È la volta della Loggia di Galatea, affrescata da Peruzzi nel 1511 con l'oroscopo personale di Agostino Chigi, nato il 29 novembre 1466 alle 21.30. Le divinità negli esagoni corrispondono alle posizioni planetarie di quella notte.

Dove sono i graffiti dei lanzichenecchi a Villa Farnesina

Nella Sala delle Prospettive, al primo piano, incisi sulle finte colonne all'altezza di un uomo. Fra questi una scritta in gotico tedesco datata 1528 che dice che i lanzichenecchi hanno fatto correre il Papa.

Quante specie di piante sono dipinte nella Loggia di Amore e Psiche

Centosettanta specie botaniche, secondo gli studi presentati nella mostra del 2017 curata da Antonio Sgamellotti e Giulia Caneva. Fra queste il mais, la zucca e il fagiolo americano.

Villa Farnesina è accessibile in sedia a rotelle

La villa dispone di un ascensore installato negli anni Trenta del Novecento, ma le condizioni di accesso ai singoli ambienti di un edificio del 1506 vanno verificate caso per caso: conviene chiedere in fase di prenotazione, per telefono o per email.

Villa Farnesina è adatta ai bambini

Sì, se la visita resta sotto i quaranta minuti e si trasforma in una caccia ai dettagli. I bambini fino a dieci anni accompagnati dai genitori entrano gratis; fra i 10 e i 18 anni il biglietto costa 7 euro.

Ci sono visite guidate a Villa Farnesina

Sì. Il sabato alle 10.00 in inglese e alle 12.30 in italiano; nella seconda domenica del mese in italiano alle 12.30, alle 15.00 e alle 16.00. Fra il 12 dicembre e il 15 febbraio vale un calendario speciale con visite anche in inglese alle 12.00.

Quanto costa la visita guidata a Villa Farnesina

La tariffa non è pubblicata in modo univoco sul sito ufficiale: va chiesta in fase di prenotazione scrivendo a villafarnesina@lincei.it o telefonando allo 06 68027268.

Qual è la differenza fra Villa Farnesina e Palazzo Farnese

Sono due edifici diversi su due rive opposte del Tevere. Palazzo Farnese è il grande palazzo di famiglia in centro, oggi sede dell'ambasciata di Francia; questa è la villa suburbana di Agostino Chigi passata ai Farnese nel Cinquecento. Un progetto mai realizzato prevedeva di collegarli con un passaggio coperto.

Che cos'è la Villa della Farnesina esposta a Palazzo Massimo

È una diversa villa, romana e di età augustea, scavata sotto una parte di questo giardino verso il 1880 durante i lavori per il muraglione del Tevere. I suoi affreschi e stucchi sono al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo alle Terme.

Villa Farnesina ha un giardino visitabile

Sì, il giardino fa parte del percorso di visita. È molto ridotto rispetto all'originale, perché dal 1876 le demolizioni per il Lungotevere della Farnesina hanno portato via la fascia verso il fiume.

Si può visitare Villa Farnesina fuori orario

L'Accademia prevede aperture straordinarie a pagamento per gruppi privati, con tariffe pubblicate a parte e la guida come servizio facoltativo. Vanno prenotate con largo anticipo scrivendo all'indirizzo dedicato agli eventi.

Villa Farnesina si può abbinare a Palazzo Corsini

Sì, ed è l'abbinamento più naturale: la Galleria Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Corsini è esattamente di fronte, dall'altra parte di via della Lungara, e apre anche nel pomeriggio.

C'è il guardaroba a Villa Farnesina

Non è un dato pubblicato sul sito ufficiale. Considerata la dimensione ridotta della villa e la durata breve della visita, conviene presentarsi senza zaini e bagagli ingombranti e chiedere all'ingresso.

Villa Farnesina è gratis la prima domenica del mese

No. La villa non appartiene al circuito dei musei statali che applicano quella misura: la sua apertura domenicale è la seconda del mese ed è a pagamento con le tariffe ordinarie.

Un'ultima cosa, e la dico da persona che ha portato qui centinaia di visitatori. Villa Farnesina è la casa che consiglio a chi ha già visto Roma e crede di aver capito il Rinascimento. Non ha code, non ha una biglietteria monumentale, non ha un negozio che vi aspetta all'uscita. Ha una volta con un oroscopo, una pannocchia dipinta cinque anni dopo che nessuno in Europa sapeva ancora cosa fosse, e la firma di un soldato tedesco incisa dentro un capolavoro. Arrivateci alle nove, restateci un'ora e mezza, e uscite prima di mezzogiorno con la sensazione di avere visto una cosa che quasi nessuno vede. Poi attraversate la strada.

Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.

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RiassuntoVilla Farnesina - Accademia Nazionale dei Lincei - Via della Lungara, 230, 00165 Roma RM, Italia
TagsAccademia Nazionale dei LinceiMuseoMuseo d'arteTrastevereVilla Farnesina

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IndirizzoVia della Lungara, 230, 00165 Roma RM, Italia 165
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