Chiesa di Sant’ Ignazio di Loyola in Campo Marzio

La Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio sta in Via del Caravita 8/A, 00186 Roma, con la facciata che guarda Piazza Sant'Ignazio, a duecento metri dal Pantheon e a poco più di cento da Piazza Colonna: l'ingresso e la visita in autonomia sono gratuiti, l'apertura è tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.30 a orario continuato, senza pausa pranzo, e questi due dati li ho letti oggi sulla pagina "Orari e contatti" del sito ufficiale della chiesa e sulla scheda dell'ente comunale del turismo, che concordano. Le messe sono tutti i giorni alle 18.30, la domenica e i festivi alle 11.30 e alle 18.30; le confessioni la mattina dalle 10.30 alle 12.30 e il pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00. Segreteria 06 6794406 e cellulare 345 6549492, entrambi attivi da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13, posta chiesasantignazio@gesuiti.it. Non serve prenotare, non c'è biglietteria, non c'è tornello. La chiesa non è visitabile liberamente durante le funzioni e i matrimoni, e questa è l'unica limitazione dichiarata dai gesuiti che la gestiscono. Se qualcuno vi vende un biglietto per entrare qui, vi sta vendendo aria: ci torno sopra fra poco, perché è il punto più importante di tutta questa pagina.

Confronta le esperienze a Roma

Ogni scheda apre una pagina di confronto qui su estateromana.com: le differenze tra le opzioni, le fasce di prezzo indicative e il link per prenotare sul sito del venditore. Puoi salvare quello che ti interessa in "Il mio viaggio".

Musei Vaticani e Cappella Sistina✦ Vai all'apertura

Musei Vaticani e Cappella Sistina

Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.

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Catacombe e Appia Antica✦ Sottoterra

Catacombe e Appia Antica

Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.

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Udienza papale✦ Mercoledì

Udienza papale

Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.

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Colosseo, Foro e Palatino✦ Va a ruba

Colosseo, Foro e Palatino

L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...

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Tour in golf cart✦ Poco cammino

Tour in golf cart

Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.

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Tour a piedi✦ Il classico

Tour a piedi

Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.

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Food tour✦ Vieni affamato

Food tour

Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.

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Bar hopping e vita notturna✦ Dopo le 21

Bar hopping e vita notturna

Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.

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Vespa e Ape Calessino✦ Foto garantite

Vespa e Ape Calessino

In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.

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Tour in sidecar✦ Il più scenografico

Tour in sidecar

Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.

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Corsi di cucina✦ Si mangia alla fine

Corsi di cucina

Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.

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Degustazioni di vino✦ Anche in città

Degustazioni di vino

In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.

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Castelli Romani✦ Fuori porta

Castelli Romani

Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.

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Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana✦ Patrimonio UNESCO

Tivoli: Villa d'Este e Villa Adriana

Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.

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Galleria Borghese✦ Prenotazione obbligatoria

Galleria Borghese

Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.

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Colosseo: sotterranei e arena✦ Accesso limitato

Colosseo: sotterranei e arena

Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.

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Pompei e Costiera Amalfitana✦ Giornata lunga

Pompei e Costiera Amalfitana

Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.

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Firenze in giornata✦ Alta velocità

Firenze in giornata

Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.

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Castel Sant'Angelo✦ Terrazza panoramica

Castel Sant'Angelo

Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.

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Roma di notte✦ Dopo il tramonto

Roma di notte

Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.

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Bus hop-on hop-off✦ Libertà di scesa

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Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.

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Capri e Costiera Amalfitana✦ Mare

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Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.

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Trevi, Pantheon e piazze✦ Centro storico

Trevi, Pantheon e piazze

Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.

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Scuola dei gladiatori✦ Con i bambini

Scuola dei gladiatori

Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.

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Segway e monopattino✦ Poco sforzo

Segway e monopattino

Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.

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Terme di Caracalla✦ Poco affollato

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Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.

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Ostia Antica✦ A 30 minuti

Ostia Antica

La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.

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Napoli e Pompei✦ Alta velocità

Napoli e Pompei

Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.

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Vaticano: ingresso anticipato✦ Prima dell'apertura

Vaticano: ingresso anticipato

Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.

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Tour in e-bike✦ Senza fatica

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Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.

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Se state costruendo un giro a piedi del centro, questa scheda si incrocia con le altre della zona che trovate nella nostra sezione attrazioni turistiche: la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio sta esattamente in mezzo al quadrilatero fra Pantheon, Santa Maria sopra Minerva, Piazza Colonna e via del Corso, e in dieci minuti di camminata lenta le tocca tutte.

Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola
Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola

Ingresso gratuito: la correzione più importante di questa pagina

La vecchia versione di questa scheda aveva nel campo dei contatti una voce "Biglietti" che rimandava a santignazio.gesuiti.it. Il dato corretto, ve lo chiarisco: alla Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio non si paga nulla. Sulla pagina ufficiale letta oggi c'è scritto testualmente che l'accesso e la visita in autonomia alla chiesa sono gratuite, e il rettore aggiunge un avviso esplicito: alcune agenzie turistiche esterne vendono pacchetti a pagamento che la chiesa non ha autorizzato. Anche il vecchio indirizzo santignazio.gesuiti.it oggi non è più il sito vero: risponde con un redirect 302 verso chiesasantignazio.it, che è il dominio buono. Chi vi propone un biglietto salta fila per la finta cupola vi sta facendo pagare una porta aperta. Questa è la cosa che mi fa più rabbia di tutto il centro storico romano, e la scrivo in grassetto perché voglio che ve la ricordiate: qui si entra gratis, dalle 9 alle 23.30, sette giorni su sette.

Diverso il discorso delle visite guidate. I volontari dell'iniziativa Pietre Vive fanno accompagnamenti gratuiti dentro la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio in date specifiche, che pubblicano loro. Sulla pagina di Pietre Vive letta oggi compaiono aperture pomeridiane dalle 16.30 alle 18.30 e serali dalle 21.00 alle 23.00, distribuite lungo l'anno: le date cambiano di stagione in stagione, quindi non ve le fisso qui, controllatele prima di partire scrivendo a pietreviverome@gmail.com. Sulla pagina "Eventi" del sito della chiesa lo stesso servizio compare con il prezzo indicato come gratuito e senza prenotazione obbligatoria. Ripeto: gratuito. Se un tour operator ve lo rivende, sta rivendendo il lavoro di volontari.

Sullo spettacolo serale a pagamento che ogni tanto si sente nominare per questa chiesa vi devo una risposta netta e onesta. Oggi ho controllato le pagine ufficiali della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio, cioè la home, "Orari e contatti", "Eventi", "Storia della chiesa", "Opere d'arte" e la versione inglese: nessuna di queste pagine annuncia uno spettacolo serale a pagamento. Quello che c'è di serale, sul canale ufficiale, sono le aperture guidate gratuite di Pietre Vive dalle 21.00 alle 23.00 in alcune date, e l'apertura ordinaria della chiesa fino alle 23.30. Se trovate in vendita un evento serale dentro questa chiesa, prima di pagare scrivete alla segreteria: è l'unico modo per sapere se è autorizzato.

Come si arriva alla Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Vi do le indicazioni che so verificare e vi dico chiaramente quelle che oggi non ho potuto verificare. La chiesa sta dentro l'area pedonale del Campo Marzio: qualunque sia il mezzo che prendete, gli ultimi cinque o dieci minuti li fate a piedi, e va bene così, perché è il modo giusto di arrivarci. Dal Pantheon si esce sul lato destro della piazza, si prende via del Seminario, si continua dritti e si sbuca in Piazza Sant'Ignazio: sono trecento metri scarsi, quattro minuti. Da Piazza Colonna, cioè da davanti a Palazzo Chigi, si imbocca via dei Bergamaschi e in due minuti siete davanti alla facciata. Da Montecitorio sono cinque minuti, dalla Fontana di Trevi una decina camminando piano.

Quello che non ho verificato oggi: i numeri esatti delle linee di autobus e la fermata più vicina. Le fonti di trasporto pubblico che avrei usato per controllarli sono fra quelle bloccate per questo progetto, e il budget di ricerca web di questa sessione era già esaurito quando ci sono arrivato. Quindi non ve li invento. Vi dico come mi comporto io: scendo alla stazione della metropolitana più comoda rispetto a dove sto, oppure prendo uno degli autobus che risalgono via del Corso e scendo all'altezza di Piazza San Silvestro o di Piazza Colonna, e poi cammino. Prima di partire controllate il percorso sull'app del trasporto pubblico romano nel giorno in cui ci andate: le linee del centro vengono deviate spesso per manifestazioni, cortei e lavori, e un numero scritto su una pagina web dodici mesi fa è esattamente il tipo di dato che vi fa perdere mezz'ora sotto il sole.

In auto lasciate perdere. La zona è ZTL del Centro Storico, i parcheggi di superficie non esistono e i garage privati della zona costano quanto un pranzo. Se arrivate da fuori Roma, il ragionamento giusto è parcheggiare fuori dalla ZTL vicino a un capolinea del trasporto pubblico ed entrare in centro senza macchina. Vi risparmiate la multa e vi godete l'ultimo pezzo a piedi, che qui vale la pena.

Perché la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio esiste: il Collegio Romano

Questa chiesa non nasce come chiesa di quartiere. Nasce come cappella universitaria, e cambia tutto. Il Collegio Romano, fondato dai gesuiti nel 1551, si sposta nel 1560 negli edifici della marchesa della Tolfa nel rione Campo Marzio, e nel 1584 il collegio nuovo viene inaugurato accanto alla chiesa dell'Annunziata: questa è la cronologia che si legge oggi sulla pagina "Storia della chiesa" del sito ufficiale. Il problema arriva con il successo. Gli studenti aumentano, l'Annunziata diventa troppo piccola, e serve un edificio nuovo capace di contenerli tutti.

Il momento decisivo è la canonizzazione di Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, il 12 marzo 1622. Papa Gregorio XV, che quella canonizzazione l'aveva celebrata, suggerisce al nipote, il cardinale Ludovico Ludovisi, di costruire una chiesa nuova dedicata al santo appena proclamato. Qui devo fare una precisazione sul vecchio testo: la versione precedente di questa pagina chiamava Ludovisi "vescovo" nel primo passaggio e "cardinale" in tutti quelli successivi. La forma corretta, e quella che usano oggi le fonti che ho letto, è cardinale Ludovico Ludovisi, nipote del papa. Non è pignoleria: il ruolo di Ludovisi in questa storia è politico e finanziario, e il titolo cardinalizio è la ragione per cui poteva permetterselo.

Sempre la vecchia versione scriveva, in una frase sola, che il mecenate era nipote di papa Gregorio XV, "che era deceduto nel 1623 ed aveva canonizzato Ignazio di Loyola". La frase è ambigua e va sciolta: chi muore nel 1623 è il papa, non il cardinale. Lo si capisce dal seguito dello stesso vecchio testo, che descrive Ludovisi occupato a seguire il cantiere durante i pochi anni di vita che gli rimasero e a lasciare alla Compagnia una seconda somma prima di morire: quindi il cardinale sopravvive allo zio. Non vi do una data di morte per Ludovisi perché oggi non l'ho trovata su una fonte che potessi leggere, e preferisco lasciarla in bianco piuttosto che riempirla a occhio.

Il legame con il Collegio Romano non è un dettaglio da nota a pie' di pagina: è la chiave di lettura dell'intero edificio. Il Collegio era l'ateneo dei gesuiti, la fabbrica di teologi, matematici e astronomi della Compagnia, e la chiesa nuova doveva servire agli studenti, non al pubblico culto della parrocchia. Questa è anche la ragione per cui la decorazione delle cappelle laterali non poté essere appaltata alle famiglie patrizie romane come si faceva di norma: nessuna famiglia comprava una cappella in una cappella universitaria. Se le dovettero pagare i gesuiti stessi, e si vede.

Il concorso per l'architetto e il caso Domenichino

La devozione del cardinale Ludovisi alla Compagnia risaliva agli anni di scuola. Verso' subito centomila scudi e volle che l'edificio, come recita la citazione riportata dal vecchio testo di questa pagina, "per l'ampiezza e bellezza fosse inferiore a pochi". La prima mossa però fu un buco nell'acqua. Il progetto riguardava un'area vicina al noviziato di Sant'Andrea, e il papa obiettò subito che l'altezza del nuovo edificio gli avrebbe tolto la vista del Quirinale. Il cardinale dovette spostare tutto nei pressi del Collegio Romano. E da lì in poi le difficoltà cominciarono ad arrivargli dai gesuiti stessi.

Le condizioni della Compagnia negli anni Venti del Seicento erano molto diverse da quelle di mezzo secolo prima, quando aveva dovuto accettare in silenzio le decisioni del potente cardinale Farnese. Lo stesso Ludovisi ammetteva che la sua ammirazione per i gesuiti dipendeva almeno in parte dalla "potenza et autorità c'hanno quasi con tutti i Prencepi". Adesso toccava a lui misurarsi con quel potere, e i risultati furono modesti.

Le fonti concordano su un punto: il cardinale bandì un concorso per la nomina dell'architetto, e fra chi presentò disegni c'era anche il Domenichino, suo protetto. Da qui in avanti comincia il mistero, e le versioni si separano. Il Passeri, che del pittore era amico, resta stranamente sul vago: "Domenico, tra gli altri, concorse alla ventura; ma Iddio sa qual fine sortì, e di questo è superfluo il parlarne". Il Bellori invece è molto più esplicito, e racconta che i gesuiti andarono a trovare il Domenichino e "gli dissero che non si affaticasse; perché volevano seguitare la forma della loro Chiesa del Gesù, come la prima, e la più bella, che era servita di esempio, e di modello all'altre chiese"; il pittore rispose che si accontentassero di avere due modelli e che il secondo lo avrebbe proposto lui, "ma il tutto fu vano".

Una nota settecentesca aggiunge che il Domenichino si ritirò con rabbia dall'intera faccenda quando Orazio Grassi combinò insieme i due disegni che lui aveva presentato e che i gesuiti avevano bocciato. Le fonti di parte gesuita, dal canto loro, del Domenichino non parlano proprio: dicono solo che fu Ludovisi a scegliere il progetto di Grassi fra tutti quelli che gli erano stati sottoposti. Traducendo dal linguaggio delle carte a quello della strada: le pressioni furono forti, e il cardinale che pagava non decideva. Ludovisi continuò a insistere, chiese perfino che venisse nominata una commissione di architetti con dentro il Domenichino e Carlo Maderno per esaminare da vicino i progetti di Grassi, ma i fatti dicono che il controllo reale non ce l'aveva: la sua funzione fu quella del finanziatore, e uno dei suoi ultimi atti fu lasciare alla Compagnia altri centomila ducati.

La mia opinione, da romano che di cantieri gestiti da comitati ne ha visti troppi: il Domenichino se n'è andato per la ragione per cui se ne vanno tutti, cioè perché aveva capito che chi comandava davvero non era chi firmava gli assegni. E la chiesa che vediamo oggi porta i segni di quel braccio di ferro, a partire dalla cupola che non c'è.

Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola
Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola

Orazio Grassi, il gesuita che litigò con Galileo

L'incarico andò al padre gesuita Orazio Grassi: architetto, matematico e astronomo, professore proprio al Collegio Romano. Se il nome vi dice qualcosa fuori dalla storia dell'architettura è perché Grassi fu l'avversario di Galileo Galilei nella polemica sulle comete, quella che portò Galileo a scrivere il Saggiatore. Cioè: la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è stata progettata dall'uomo con cui Galileo ha litigato per iscritto, e a me questo dettaglio diverte più di mezza guida turistica.

Non è un aneddoto e basta. Grassi era un matematico, e la chiesa che ha disegnato è un edificio dove alla fine il colpo di teatro lo tira fuori un altro uomo di geometria, Andrea Pozzo, con la prospettiva applicata a un soffitto. Questo posto è figlio di una cultura scientifica gesuitica che misurava, calcolava e proiettava, e la volta che vi si spalanca sopra la testa è un teorema dipinto, non un capriccio decorativo.

Secondo la scheda che ho letto oggi su una fonte di storia urbana romana, Grassi lavorò utilizzando anche disegni di Carlo Maderno, Paolo Martucelli e Orazio Torriani. Il vecchio testo di questa pagina raccontava una storia diversa e più confusa: diceva che l'edificio era stato "più volte attribuito a vari architetti", elencava Domenichino, Girolamo Rainaldi e Alessandro Algardi e assegnava a quest'ultimo "la maestosa facciata". Va corretto e dichiarato: il progetto della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è di Orazio Grassi, e così lo attribuisce oggi il sito ufficiale della chiesa stessa. L'attribuzione della facciata ad Algardi è una tradizione erudita antica che le fonti che ho potuto leggere oggi non confermano. Di Algardi in chiesa ci sono con certezza altre cose, e ve le dico più avanti. Grassi restò a lungo anche direttore dei lavori; gli subentrò poi un altro gesuita, il Sasso, che portò avanti l'opera modificando in qualche punto il disegno originale.

Il cantiere: 1626, 1650, 1722

Tre date, e vanno tenute distinte perché il vecchio testo ne dava una sola. La prima pietra fu posata il 2 agosto 1626, dopo quattro anni di ritardo dovuti alla necessità di smontare pezzi degli edifici del Collegio Romano. La chiesa fu aperta al culto pubblico, in via provvisoria e con l'interno in parte ancora ingombro, nel 1650, anno giubilare. La consacrazione solenne definitiva arrivò solo nel 1722, celebrata dal cardinale Antonfelice Zondadari.

La vecchia versione di questa pagina si fermava a "fu costruita nel 1626" e a "i lavori cominciarono nel 1626", e diceva che nel 1640 il tempio risultava ancora incompiuto. Il dato corretto, ve lo chiarisco, è che fra la prima pietra e la consacrazione passano novantasei anni: 1626 la posa, 1650 l'apertura provvisoria per il Giubileo, 1722 la consacrazione. Novantasei anni. Un secolo scarso per finire una chiesa, e nel frattempo la Roma barocca aveva cambiato tre volte gusto.

Quel ritardo spiega mezza chiesa. Spiega perché la decorazione interna è tutta di fine Seicento e non di inizio secolo. Spiega perché la piazza davanti è settecentesca e rococò. E spiega, soprattutto, perché sopra la crociera c'è una tela e non una cupola in muratura.

La facciata della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

La facciata è su due ordini. Nell'inferiore ci sono tre aperture che danno accesso all'edificio, sormontate da timpani curvilinei con festoni lavorati; la porta centrale è sottolineata da due grandi colonne con capitelli corinzi. Nell'ordine superiore, allineato con la porta centrale, c'è un finestrone che manda luce dentro la navata. Alle estremità dei due lati dell'ordine superiore stanno le grandi volute rovesciate, quelle che raccordano la parte alta con i fianchi bassi: sono parenti dirette di quelle che Leon Battista Alberti aveva inventato per Santa Maria Novella a Firenze, e chi ha disegnato questa facciata lo sapeva benissimo.

Un consiglio pratico sulla facciata: guardatela dal fondo di via del Caravita o dall'angolo di via di Sant'Ignazio, non da sotto. Da sotto è schiacciata. La piazza è piccola apposta, e i palazzi curvi che la chiudono servono proprio a darvi la distanza minima per vederla intera. Ci torno nel capitolo sulla piazza, perché quella è una storia a parte e secondo me è la seconda meraviglia di questo posto, dopo la volta.

Le misure e la pianta della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Il vecchio testo di questa pagina dava la chiesa lunga 81,5 metri e larga 43 metri, a croce latina, con presbiterio absidato e sei cappelle laterali, tre a sinistra e tre a destra. La pianta e la distribuzione delle cappelle le confermo, sono quelle che vedete camminandoci dentro. Le due misure in metri invece oggi non sono riuscito a riverificarle su una fonte ufficiale: il sito della chiesa non pubblica le dimensioni e la scheda dell'ente del turismo neppure. Ve le lascio come le trovate, con l'avvertenza esplicita che sono numeri ereditati dalla vecchia versione e non ricontrollati oggi. Se dovessi darvi un ordine di grandezza a occhio, dico che è una chiesa lunga: dalla porta all'altare maggiore ci si mette un minuto buono di passo normale.

La cosa che conta della pianta non è la lunghezza. È che la navata è unica e larga, senza colonnati che vi spezzino la vista verso l'alto. Grassi, o chi per lui, ha costruito una scatola prospettica: uno spazio pensato perché chi entra abbia sopra la testa una superficie continua e sgombra. Andrea Pozzo, sessant'anni dopo, si è trovato la tela già tesa. Non credo sia stata fortuna: la Compagnia sapeva benissimo cosa voleva ottenere da uno spazio del genere, e lo aveva già sperimentato al Gesù.

La volta di Andrea Pozzo: come funziona davvero la prospettiva

Andrea Pozzo era un gesuita e un pittore, e alla Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio arriva intorno al 1685 per fare quello che nessuno aveva ancora fatto in quel modo: sfondare un soffitto senza toccarlo. Il grande affresco della volta è il centro di tutta la decorazione della chiesa, e il soggetto è dichiarato: la gloria di sant'Ignazio di Loyola al centro, sostenuto dagli angeli, con il trigramma IHS, e alle estremità le allegorie dell'amore di Dio e del timore dei castighi divini. C'è anche san Francesco Saverio, l'uomo che portò la Compagnia in Asia. Il tema, detto in una riga, è l'attività apostolica dei gesuiti nel mondo.

Ecco come funziona, in pratica. Ci si mette in piedi nel punto segnato a terra, nel mezzo della navata, e si guarda in su. Da lì sopra la vostra testa non c'è più un soffitto: c'è un secondo tempio, dipinto, sovrapposto a quello vero, articolato su due ordini come una vera architettura, con colonne, archi e trabeazioni che salgono con un movimento sinuoso verso l'alto. La prospettiva è quella che i trattati chiamano "da sott'in su": Pozzo ha calcolato ogni linea a partire da un unico punto di vista, quello dove state voi. In cima, in una luce dorata, c'è la Gloria di sant'Ignazio, con Cristo che mostra lo stendardo della croce. Dal costato di Cristo parte un fascio di luce che colpisce Ignazio, e da Ignazio la luce si dirama verso quattro figure allegoriche che rappresentano i quattro continenti allora conosciuti. È una carta geografica travestita da teologia: l'Europa, l'Asia, l'Africa e l'America ricevono la luce che viene da Cristo e passa per il fondatore dell'ordine. Più chiaro di così.

Il punto tecnico che nessuno vi spiega, e che invece è tutto: quella prospettiva funziona solo da un punto. Fate tre passi avanti e le colonne dipinte cominciano a piegarsi. Fate dieci passi avanti e l'architettura si accartoccia, gli archi si deformano, il secondo tempio crolla. Pozzo lo sapeva e lo ha scritto nei suoi trattati: era il prezzo del trucco. Camminate avanti e indietro lungo la navata guardando in su, ed è l'esperienza migliore che potete fare qui dentro: vedete l'illusione nascere, funzionare e morire in venti metri di pavimento. Vale più di dieci audioguide.

Il disco nel pavimento e il secondo segno

Nel pavimento della navata c'è un disco che segna il punto di osservazione ideale della volta. Qui devo fare una correzione dichiarata: la vecchia versione di questa pagina lo chiamava "un disco dorato". Le fonti che ho potuto leggere oggi lo descrivono come un disco di marmo inserito al centro del pavimento della navata, non come un disco dorato. Non è una differenza da poco, perché un visitatore che cerca un cerchio d'oro luccicante rischia di camminarci sopra senza vederlo: è un tondo di marmo, a filo del pavimento, e va cercato con gli occhi bassi, in mezzo alla navata, più o meno all'altezza della terza campata. Se c'è folla, aspettate: è un metro quadrato, e la fila per starci sopra si smaltisce in un minuto.

Più avanti verso l'altare c'è un secondo segno nel pavimento. Quello è il punto da cui guardare la finta cupola, che è un'opera diversa dalla volta e ha un altro punto di fuga. Sono due esperienze separate e vanno fatte separate: prima il disco della navata con lo sguardo alla volta, poi il secondo segno con lo sguardo alla crociera. Chi entra, si mette in mezzo e alza gli occhi a caso vede due cose fatte male invece di due cose fatte benissimo. È il motivo per cui tanta gente esce da qui dicendo che si aspettava di più: ha guardato dal posto sbagliato.

Il mio consiglio da romano su questo punto: arrivate al mattino presto, verso le 9 quando aprono, oppure la sera tardi, dopo le 21, che qui è possibile perché la chiesa chiude alle 23.30. In quei due momenti i due segni sul pavimento sono liberi e potete restarci sopra due minuti buoni senza che nessuno vi spinga. In mezzo alla giornata, fra le undici e le sedici, ci sono i gruppi.

Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola
Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola

La finta cupola e la cupola vera che non fu mai costruita

Sopra la crociera della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio c'è una cupola. Alta, con i costoloni, con i cassettoni, con la luce che scende dal lanternino. Solo che non c'è. È una tela dipinta piatta, tesa sopra la crociera, e a guardarla dal punto giusto è una cupola perfetta. È l'opera più famosa di Andrea Pozzo insieme alla volta, ed è anche l'unica finzione architettonica di Roma che riesce ancora a ingannare, dopo tre secoli e mezzo, gente che ha in tasca un telefono con la fotocamera.

Perché la cupola vera non fu mai costruita? Le spiegazioni che circolano sono due, e vanno tenute separate per grado di certezza. La prima, che le fonti che ho letto oggi riportano come motivo principale, è la mancanza di fondi: i soldi per costruire la cupola non c'erano. Il cantiere durava da decenni, i due lasciti di Ludovisi erano stati bruciati, e una cupola in muratura su una crociera di quelle dimensioni era la voce di spesa più pesante di tutto il progetto. La seconda spiegazione, quella che raccontava anche il vecchio testo di questa pagina, è che furono gli abitanti della zona, e in particolare i padri domenicani o i vicini del Collegio, a opporsi a una cupola grande che avrebbe tolto loro il sole. Su questa seconda versione sono onesto con voi: è una tradizione, molto ripetuta, che oggi non ho trovato documentata su nessuna fonte ufficiale. La riporto come tradizione, non come fatto. La ragione economica invece regge, ed è anche la più romana delle due.

Attenzione, qui due fonti lette oggi si contraddicono sul diametro della tela. La scheda dell'ente comunale del turismo dice che la finta cupola è "una tela di 13 metri di diametro". Una fonte di storia urbana romana che ho letto lo stesso giorno dice invece "una tela di 17 metri di diametro realizzata nel 1685". Sono quattro metri di differenza, non è un arrotondamento. Non scelgo io per voi: vi dico che la fonte A dice 13 metri e la fonte B dice 17 metri, e che la misura esatta va chiesta a chi la chiesa la cura. Sulla data del 1685 invece le fonti concordano, ed è la stessa dell'affresco della volta.

C'è poi un fatto che il vecchio testo di questa pagina non diceva affatto, e che secondo me è il più interessante di tutti. La tela che vedete oggi non è quella di Andrea Pozzo. La pittura originale del 1685 fu distrutta da un incendio, e nel 1823 venne fedelmente riprodotta da Francesco Manno sulla base dei disegni e degli studi lasciati da Pozzo. Questo dato l'ho letto oggi su una fonte enciclopedica in lingua inglese e non l'ho trovato confermato sulle pagine ufficiali della chiesa, che parlano della finta cupola senza citare l'incendio: quindi ve lo do per quello che è, un'informazione da una fonte seria ma non ufficiale, che meriterebbe una conferma. Se è esatta, e ho ragione di pensarlo, allora la meraviglia che vi lascia a bocca aperta è una copia ottocentesca fatta così bene che nessuno se ne accorge. Il che, se ci pensate, è l'inganno dentro l'inganno.

Lo specchio, il collo e come si guarda la volta senza farsi male

Guardare la volta della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio significa stare con la testa rovesciata all'indietro per qualche minuto, e dopo tre minuti il collo comincia a protestare sul serio. Chi ha problemi cervicali lo sa già. La soluzione che si usa in chiese come questa è lo specchio: un grande specchio inclinato, montato su un supporto o su ruote e piazzato in mezzo alla navata, che riflette la volta e permette di guardarla stando con la testa dritta, come si guarda un quadro appoggiato su un cavalletto.

Vi devo la verità su questo punto. Oggi ho letto le pagine ufficiali della chiesa, comprese quelle dedicate alle opere d'arte e alle informazioni pratiche, e la voce enciclopedica in inglese: nessuna di queste fonti menziona lo specchio. Quindi non posso garantirvi che ci sia il giorno in cui andate, né dirvi dove sia esattamente posizionato, né se sia sempre disponibile o venga tirato fuori solo in certi momenti. Chi ci è stato di recente lo racconta spesso, ma il racconto dei visitatori non è una fonte che io possa spacciare per verificata. Se lo trovate, usatelo: mettetevi dietro, guardate dentro lo specchio, e vedrete la volta intera senza inclinare la testa di un grado.

Se non lo trovate, ecco i tre trucchi che uso io e che funzionano sempre. Primo: sedetevi. Su una panca, appoggiando la schiena e la nuca allo schienale della fila dietro, il collo non lavora più e potete stare a guardare in su per dieci minuti. Secondo: usate lo schermo del telefono come specchio, tenendolo davanti al petto leggermente inclinato, con la fotocamera frontale accesa; è brutto da dire ma funziona benissimo, perché vi restituisce la volta con il campo giusto senza che dobbiate piegarvi. Terzo, ed è il migliore: stendetevi con lo sguardo, non con il corpo, alternando trenta secondi in su e trenta secondi in giù. La volta di Pozzo non si consuma in un colpo solo, e guardarla a riprese vi fa notare cose che al primo sguardo vi sfuggono, per esempio le figure dei quattro continenti agli angoli, che al primo colpo d'occhio sembrano decorazione e invece sono il senso di tutto il dipinto.

Il presbiterio, l'abside e le colonne dritte sulla superficie concava

Il presbiterio e l'abside della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio sono opera di Andrea Pozzo e furono realizzati, secondo la pagina ufficiale che ho letto oggi, fra il 1685 e il 1701. Sono la parte che la gente guarda meno, perché arriva qui con il collo già stanco dalla volta, e sbaglia: qui c'è il virtuosismo tecnicamente più difficile di tutta la chiesa.

Nella calotta dell'abside Pozzo ha dipinto un'architettura fittizia con quattro colonne dritte su una superficie concava. Provate a pensarci un attimo: dovete disegnare una colonna che sale perfettamente verticale, ma la superficie su cui dipingete si incurva verso l'interno. Se la disegnate dritta, all'occhio risulta piegata. Per farla sembrare dritta dovete disegnarla storta, e per sapere quanto storta dovete calcolare la deformazione punto per punto. L'effetto complessivo, dice la pagina ufficiale, è che la parete dell'abside sembra poligonale mentre in realtà è concava. Questa è matematica applicata alla pittura, ed è il motivo per cui i trattati di Pozzo sulla prospettiva sono stati studiati in mezza Europa e fino in Cina.

I soggetti dipinti nel presbiterio e nell'abside sono le scene dalla vita di sant'Ignazio: l'assedio di Pamplona, dove Ignazio fu ferito alla gamba e dove comincia tutta la sua storia, perché è durante la convalescenza che legge le vite dei santi e cambia vita; il servizio agli appestati; l'ingresso di Francesco Borgia nella Compagnia; l'invio di Francesco Saverio nelle Indie. Nel catino dell'abside c'è la Visione della Storta, l'episodio in cui Ignazio, in una cappella sulla via Cassia poco fuori Roma, ha la visione che gli fa capire dove deve andare. Il vecchio testo di questa pagina citava solo la Difesa di Pamplona: le altre scene ve le aggiungo perché compaiono oggi sulla pagina ufficiale delle opere d'arte, e perché insieme raccontano una biografia intera.

Le cappelle laterali della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Sei cappelle, tre per lato, più i due transetti e le due cappelle ai lati del presbiterio. Ve le racconto come si incontrano, e vi anticipo che qui la chiesa cambia registro: dopo la fantasmagoria della volta, il livello terreno è pieno di marmi, di rilievi e di sepolture, ed è molto più sobrio di quanto vi aspettereste.

La controfacciata. Appena entrati, girandovi verso la porta, ci sono due statue in stucco che raffigurano la Religione e la Magnificenza, attribuite ad Alessandro Algardi. Ve lo segnalo perché è il punto in cui Algardi in questa chiesa c'è davvero, a differenza della facciata. Nessuno le guarda perché stanno dietro le spalle di chi entra: giratevi, ci vogliono dieci secondi.

La seconda cappella a destra, la cappella Sacripante, fu disegnata da Nicola Michetti e ospita la pala solenne con il Transito di San Giuseppe di Francesco Trevisani. È un pezzo di pieno Settecento romano dentro una chiesa seicentesca, e si vede dalla luce e dai colori. Altre cappelle conservano opere di Luigi Garzi e Stefano Pozzi, secondo la fonte enciclopedica che ho consultato oggi.

Il transetto destro ospita l'altare disegnato da Andrea Pozzo con il grande rilievo in marmo dedicato a San Luigi Gonzaga, opera di Pierre Le Gros, datato secondo quella stessa fonte al 1697-1699. Il vecchio testo di questa pagina riportava l'attribuzione a Legros senza data: la data ve la do per completezza, dichiarando la fonte. La pagina ufficiale delle opere d'arte descrive questo altare come dedicato a san Luigi Gonzaga, con pala in marmo e urna in lapislazzuli. Il lapislazzuli è la pietra più cara del barocco romano, e usarla per un'urna è una dichiarazione di importanza.

Il transetto sinistro ha l'altare corrispondente, dedicato all'Annunciazione, con la pala di Filippo della Valle. Attenzione a un dettaglio del vecchio testo: la scheda precedente scriveva "Filippo Valle". Il nome corretto, come lo riporta oggi la pagina ufficiale della chiesa, è Filippo della Valle. È lo stesso scultore, ma se lo cercate scritto male non lo trovate. Qui, sempre secondo il sito ufficiale, è ospitato san Giovanni Berchmans.

La cappella di San Gioacchino conserva il corpo di san Roberto Bellarmino, il gesuita teologo che fu protagonista di mezzo Seicento romano.

Ai lati del presbiterio. A destra c'è la cappella Ludovisi con il monumento sepolcrale di papa Gregorio XV, opera di Pierre Le Gros, e quattro statue in stucco con le Virtù di Camillo Rusconi. Secondo la fonte enciclopedica letta oggi il monumento funebre che accoglie Gregorio XV e il cardinale Ludovico Ludovisi fu progettato da Le Gros intorno al 1709-1714. Nello spazio corrispondente a sinistra, quello che porta alla sacrestia, c'è la colossale statua in gesso di Sant'Ignazio, sempre di Rusconi: è il modello di quella poi eseguita in marmo per la Basilica di San Pietro. Cioè: qui vedete il prototipo, a San Pietro vedete il prodotto finito. È una di quelle cose che rendono Roma una città dove si vede il dietro le quinte gratis.

Chiudo le cappelle con la mia opinione netta: se avete quaranta minuti, dedicatene venticinque alla volta e alla finta cupola e quindici a girare le cappelle con calma. Se ne avete venti, restate sotto la volta e tornate un altro giorno. Girare tutto di corsa qui dentro non serve a niente, perché questa chiesa è costruita per farvi stare fermi in due punti, non per farvi camminare.

Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola
Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola

Le tombe dei gesuiti nella Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Questa è una chiesa cimitero, nel senso più onorevole del termine. Dentro la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio si conservano i corpi di tre santi della Compagnia di Gesù: Luigi Gonzaga, Roberto Bellarmino e Giovanni Berchmans. Lo dice il sito ufficiale della chiesa, che alle tre figure dedica tre pagine separate, e lo diceva anche il vecchio testo di questa pagina. Sono tre profili molto diversi fra loro.

Luigi Gonzaga è il giovane aristocratico che rinuncia al marchesato e muore a ventitré anni assistendo i malati di peste a Roma. È il santo dei giovani, ed è quello che qui tira la devozione: se passate il 21 giugno la chiesa è piena. Le camerette dove visse, accanto alla chiesa, sono state oggetto di un restauro di cui i gesuiti hanno dato notizia sui loro canali. Il sito ufficiale ospita anche una sezione dedicata al Giubileo Aloisiano, cioè all'anniversario aloisiano: se ci andate in un anno giubilare per lui, aspettatevi celebrazioni straordinarie e più folla del solito.

Roberto Bellarmino è l'altro estremo: cardinale, teologo, controversista, uno degli uomini più influenti della Chiesa fra Cinquecento e Seicento, e figura che compare anche nelle vicende di Galileo. Il fatto che il suo corpo stia in una chiesa progettata dall'avversario scientifico di Galileo è una coincidenza che a me fa sempre sorridere, e che nessuna guida vi racconta.

Giovanni Berchmans è il terzo, fiammingo, morto giovanissimo anche lui, e sta nel transetto sinistro.

C'è poi una quarta sepoltura, che il vecchio testo citava e che mi sta particolarmente a cuore: quella di padre Felice Maria Cappello (1879-1962), gesuita, docente alla Pontificia Università Gregoriana, canonista di fama, soprannominato "il confessore di Roma". Il vecchio testo scriveva che la sua causa di beatificazione è aperta, e questa è un'informazione che oggi non ho potuto riverificare su una fonte ufficiale, quindi ve la riporto come la trovate, dichiarando che non l'ho ricontrollata. La storia comunque è quella di un uomo che ha passato decenni in un confessionale di questa chiesa ascoltando romani di ogni condizione: se cercate il suo sepolcro, chiedete in sacrestia. È il tipo di figura che spiega perché una chiesa universitaria sia diventata un punto di riferimento del quartiere.

Nella chiesa è sepolto anche, secondo la fonte enciclopedica letta oggi, Bartol Kasic, gesuita e linguista, autore della prima grammatica della lingua croata. Una curiosità che aggiungo perché è esattamente il tipo di presenza che ti aspetti in una chiesa legata al Collegio Romano: qui passavano studiosi da tutta Europa e da mezzo mondo.

La prima decorazione: Pierre de Lattre e la chiesa fatta in economia

C'è un capitolo della storia della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio che nelle guide non entra mai, e che invece spiega tutto il resto. L'edificio nuovo doveva servire agli studenti del Collegio Romano e non al pubblico culto, quindi la decorazione delle cappelle laterali non poté essere affidata alle famiglie patrizie romane, come si faceva sempre a Roma: nessuna famiglia comprava una cappella in una cappella universitaria. Se ne assunsero il compito i gesuiti stessi. E siccome bisognava fare economia, la Compagnia fece quello che faceva sempre in queste circostanze: usò un suo membro.

Si chiamava Pierre de Lattre, veniva da Saint-Omer ed era entrato nel noviziato di Sant'Andrea nel 1626, lo stesso anno della prima pietra. Fece praticamente tutto: affrescò la volta della sacrestia, completò sei dipinti per le cappelle laterali ed eseguì in pittura, illusionisticamente, un finto altare sulla parete interna dell'abside. Tenete a mente questo dettaglio, perché è importante: il primo inganno prospettico di questa chiesa non è di Andrea Pozzo. È di un pittore modesto che sessant'anni prima, non avendo i soldi per un altare vero, ne dipinse uno. Da quel poco che è rimasto delle sue opere si capisce che era un artista del tutto insignificante, e il vecchio testo di questa pagina lo diceva senza girarci intorno.

Nel 1640 il tempio risultava ancora incompiuto. E qui c'è il momento più amaro per i gesuiti: proprio in quegli anni i loro rivali, gli Oratoriani, mettevano in cantiere due opere decisive per gli sviluppi successivi dell'arte barocca, cioè l'affresco di Pietro da Cortona sul soffitto della sacrestia della loro chiesa e l'edificio del Borromini destinato a biblioteca e a sala per le esecuzioni di musica religiosa, quelle per cui gli oratoriani erano famosi in tutta Roma. I gesuiti avevano un cantiere fermo e una chiesa senza cupola; gli oratoriani, a cinque minuti a piedi, avevano Pietro da Cortona e Borromini.

Ecco perché l'arrivo di Andrea Pozzo nel 1685 è una rivincita, e va letta così. Quella volta è una risposta, prima ancora che un capolavoro. La Compagnia, che per sessant'anni si era arrangiata con un pittore mediocre e non aveva potuto permettersi la cupola, si prende la sua vendetta dipingendo una cupola che non c'è e un tempio che non esiste, e lo fa così bene che oggi la gente viene qui apposta. È la storia più romana che io conosca: quando non hai i soldi per la cosa vera, la dipingi meglio della cosa vera.

L'organo della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Nella chiesa c'è un organo costruito dalla Pontificia Fabbrica d'organi Tamburini di Crema nel 1935, in sostituzione di uno precedente che era stato ampliato nel 1905-1906 da Carlo Vegezzi-Bossi. Quello strumento precedente era stato costruito nel 1888 dall'organaro Pacifico Inzoli, ispirandosi al nuovo organo Morettini della Basilica di San Giovanni in Laterano, e contava 37 registri su tre tastiere e pedaliera. Lo strumento attuale è collocato sulle due pareti laterali dell'abside, sopra apposite cantorie con balaustrate barocche, è a tre tastiere con pedaliera concavo-radiale e conta 53 registri.

Questi dati vengono per intero dalla vecchia versione di questa pagina e oggi non sono riuscito a riverificarli su una fonte indipendente: il sito ufficiale della chiesa non ha una scheda sull'organo. Ve li riporto perché sono precisi e coerenti, e perché buttarli via sarebbe un peccato, ma ve li do dichiarando che non li ho ricontrollati oggi. Quello che vi dico per esperienza è un'altra cosa: se capitate qui durante una celebrazione con l'organo in funzione, restate. Una navata unica larga, alta, senza colonnati, è una cassa armonica formidabile, e la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio suona molto meglio di quanto ci si aspetti da un edificio così decorato.

La piazza rococò di Filippo Raguzzini davanti alla chiesa

Uscite dalla chiesa, mettetevi con le spalle alla facciata e guardate. Quello che avete davanti è uno dei pochissimi pezzi di rococò urbano che Roma possiede, e per me è bello quanto l'interno. La Piazza di Sant'Ignazio venne modificata nel 1726 per volontà dei gesuiti, con la demolizione delle strutture esistenti, e fra il 1727 e il 1728 l'architetto Filippo Raguzzini diresse la costruzione dei palazzetti che la chiudono, con le facciate curve e un disegno elegante di gusto rococò. Queste date le ho lette oggi su una fonte di storia urbana romana; la fonte enciclopedica in inglese conferma che la piazza rococò davanti alla chiesa fu progettata da Raguzzini, senza dare le date.

La vecchia versione di questa pagina la piazza non la nominava affatto, se non di sfuggita nella prima riga. È la mancanza più grossa del vecchio testo, e la riparo qui, perché senza la piazza questa chiesa non si capisce.

Perché è importante. Raguzzini non ha disegnato una piazza: ha disegnato una scenografia teatrale in muratura. I palazzetti sono disposti come le quinte di un palcoscenico, con le facciate concave e convesse che si rispondono, e formano una specie di ottagono irregolare da cui la facciata della chiesa emerge come un fondale. Cioè: dentro la chiesa Andrea Pozzo dipinge un'architettura che non esiste, e fuori dalla chiesa Filippo Raguzzini costruisce un'architettura vera che si comporta come una scena dipinta. Le due cose sono la stessa idea, a quarant'anni di distanza, una con il pennello e una con i mattoni. Questo è il barocco romano al suo massimo, ed è anche il motivo per cui io consiglio sempre di arrivare qui a piedi da via del Corso e non dal Pantheon: si sbuca nella piazza di colpo, e l'effetto di quinta funziona.

Un consiglio da romano: sedetevi sui gradini di uno dei palazzetti verso le otto di sera, quando la luce è bassa e la facciata prende il giallo. La piazza è pedonale, non ci passa niente, e la gente è poca perché i gruppi a quell'ora sono già altrove. Poi entrate: fino alle 23.30 la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è aperta, e la volta illuminata di sera con la chiesa quasi vuota è un'esperienza diversa da quella diurna.

Gli altri inganni prospettici di Roma e dei Castelli

Il vecchio testo di questa pagina metteva la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio dentro una piccola collezione di illusioni ottiche romane, e l'idea era buona: la riprendo e la sistemo, perché se questo tema vi piace potete costruirci sopra una giornata intera.

La galleria del Borromini a Palazzo Spada. Il vecchio testo la datava al 1653 e diceva che la galleria, lunga solo 8,82 metri, sembra molto più lunga, e che la statua di Marte sullo sfondo sembra imponente mentre è alta appena 60 centimetri. Il meccanismo è quello: colonne che rimpiccioliscono, pavimento che sale, soffitto che scende, e l'occhio che ci casca. Le due misure e la data oggi non ho potuto riverificarle su una fonte ufficiale, e ve lo dico chiaramente: le riporto come le trovate nella vecchia versione, con l'avvertenza. La galleria la trovate raccontata nella nostra scheda della Galleria Spada.

Via Piccolomini. Percorrendo via Piccolomini verso la cupola di San Pietro, la cupola sembra allontanarsi e diventare sempre più piccola man mano che ci si avvicina, invece di crescere. È l'illusione ottica più famosa di Roma dopo questa chiesa, ed è gratis, all'aperto, e funziona anche in macchina.

Il Giardino degli Aranci. Un effetto simile si osserva anche dal Giardino degli Aranci sull'Aventino, sempre prendendo come riferimento in lontananza la cupola di San Pietro.

La salita che scende, fra Ariccia e Rocca di Papa. La celebre salita discesa di Ariccia, il tratto di strada dove l'auto in folle sembra risalire da sola. Lì non c'è nessun architetto: c'è solo il paesaggio che inganna l'orizzonte.

Il filo che tiene insieme queste cinque cose è uno solo, e la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio ne è il capofila: l'occhio umano non misura, confronta. Se gli dai i riferimenti sbagliati, ti crede.

Cosa ho corretto rispetto alla vecchia versione di questa pagina

Metto tutto in fila, perché le correzioni dichiarate valgono più delle righe in più. La vecchia versione diceva che c'erano dei "Biglietti": l'ingresso è gratuito, come scrive oggi il sito ufficiale, e il sito indicato allora non risponde più se non con un redirect. La vecchia versione parlava di un "disco dorato" nel pavimento: le fonti lette oggi descrivono un disco di marmo. La vecchia versione chiamava Ludovico Ludovisi "vescovo" e poi "cardinale": si dice cardinale. La vecchia versione lasciava intendere che l'attuale finta cupola fosse la tela originale di Pozzo del 1685: secondo la fonte enciclopedica letta oggi l'originale bruciò e nel 1823 fu riprodotta da Francesco Manno. La vecchia versione attribuiva la facciata ad Alessandro Algardi: il progetto della chiesa è di Orazio Grassi secondo il sito ufficiale, mentre di Algardi in chiesa restano le due statue in stucco della controfacciata. La vecchia versione scriveva "Filippo Valle": il nome è Filippo della Valle. La vecchia versione dava una sola data di costruzione, il 1626: le date sono tre, 1626 prima pietra, 1650 apertura provvisoria, 1722 consacrazione. La vecchia versione non nominava la piazza di Filippo Raguzzini, che è metà della bellezza di questo posto. La vecchia versione citava della decorazione absidale solo la Difesa di Pamplona: le scene sono quattro, più la Visione della Storta nel catino.

Segnalo qui anche una cosa che non ho corretto, e che riguarda il titolo stesso di questa scheda: nel titolo memorizzato c'è uno spazio dopo l'apostrofo di "Sant'". Sembra un refuso, ma il titolo del listing non si tocca da dentro il testo: è un intervento che va fatto sul campo del titolo, non sul corpo, e va deciso da chi gestisce il sito.

Una curiosità su Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

La curiosità più bella di questo posto è che la sua opera più celebre è nata da una rinuncia. La cupola in muratura prevista dal progetto non venne mai costruita, e le fonti lette oggi indicano come motivo principale la mancanza di fondi. A quel punto i gesuiti avevano due scelte: lasciare un buco tappato alla meno peggio sopra la crociera, oppure dipingere quello che non potevano costruire. Scelsero la seconda, chiamarono Andrea Pozzo, e il risultato è che oggi milioni di persone entrano qui per vedere una cosa che non esiste.

C'è un secondo strato di curiosità, ed è ancora più divertente. Come vi ho detto, secondo la fonte enciclopedica che ho letto oggi la tela originale del 1685 bruciò in un incendio e nel 1823 fu riprodotta fedelmente da Francesco Manno sui disegni lasciati da Pozzo. Se il dato è esatto, e ripeto che non l'ho trovato confermato dalle pagine ufficiali della chiesa, allora la finta cupola della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è una copia di una finzione. Una riproduzione ottocentesca di una illusione seicentesca di una cupola che non è mai stata costruita. Tre livelli di "non c'è" sovrapposti, e la gente esce lo stesso con la bocca aperta.

Terza curiosità, più piccola e tutta romana: la tradizione racconta che a opporsi alla cupola vera furono i vicini di casa, che non volevano perdere il sole. Non l'ho trovata documentata da nessuna parte, quindi ve la do per quello che è, una tradizione orale. Ma se avete presente quanto siano attaccati i romani alla luce che entra in cucina, capite perché la storia sia sopravvissuta tre secoli.

Una cosa che non ti dice nessuno su Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Che chiude alle 23.30. Questa è la cosa che nessuno vi dice e che cambia completamente la visita. Roma è una città dove le chiese chiudono a mezzogiorno e riaprono alle quattro, dove trovi il portone sbarrato proprio quando hai due ore libere, dove il turista medio passa mezza vacanza a leggere cartelli con gli orari. Qui no. Qui la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è aperta tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.30 a orario continuato: nessuna pausa pranzo, nessuna chiusura pomeridiana, e la sera fino a mezz'ora prima di mezzanotte.

Il che significa che potete cenare in centro, uscire dal ristorante alle dieci e mezza, fare quattro passi e trovarvi sotto la volta di Andrea Pozzo praticamente da soli. Nessun gruppo, nessuna guida che parla in cinque lingue contemporaneamente, nessuno che vi contende il disco di marmo. Ho fatto questa cosa decine di volte e resta la mia esperienza preferita del centro storico: alle undici di sera qui dentro ci sono cinque persone, il silenzio è vero, e la volta illuminata dal basso ha una profondità che di giorno, con la luce naturale che entra dal finestrone, non ha.

La seconda cosa che nessuno vi dice è che l'illusione funziona da un punto solo, e che chi non lo sa se ne va deluso. Ho visto decine di visitatori entrare, fermarsi a metà navata a caso, alzare gli occhi, fare la foto e uscire in tre minuti con la faccia di chi si aspettava di più. Avevano guardato dal posto sbagliato. Il disco di marmo nel pavimento non è una decorazione: è l'unica posizione da cui il quadro è un quadro invece che una macchia. Cercatelo, mettetecisi sopra, e solo allora alzate la testa.

Il consiglio che ti do per visitare Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Il consiglio è uno solo e ve lo do in due parole: andateci due volte. Una di mattina presto e una di sera tardi. La stessa chiesa, a dodici ore di distanza, è due edifici diversi.

La mattina, verso le 9 o le 9.30, la luce entra dal finestrone della facciata e taglia la navata in diagonale. La volta di Pozzo la vedete con la luce naturale, che è la luce per cui è stata dipinta, e i colori del cielo dipinto stanno alti e chiari. In quell'ora ci sono i primi fedeli, qualche studente, nessun gruppo. Il disco di marmo è libero.

La sera, dopo le 21, la chiesa vive di luce artificiale, e l'effetto è teatrale. La finta cupola sopra la crociera con l'illuminazione notturna guadagna profondità e perde qualche dettaglio, e a me piace di più così, perché è esattamente il modo in cui un pubblico seicentesco l'avrebbe vista durante le grandi celebrazioni serali, con le candele. Più che vederla, la subite.

Gli altri consigli pratici, in ordine di importanza. Portate un maglione anche d'estate: è una chiesa enorme, di marmo, e a mezzogiorno d'agosto dentro ci sono anche dieci gradi in meno che fuori. Rispettate il codice di abbigliamento: spalle e ginocchia coperte, è un luogo di culto attivo e i controlli qui li fanno. Non entrate durante la messa per fare le foto: alle 18.30 tutti i giorni, e alle 11.30 la domenica, il turismo si ferma e la chiesa è una chiesa. Mettete in conto quaranta minuti: venti sotto la volta e sotto la finta cupola, venti per le cappelle e le tombe. Uscite e restate in piazza altri dieci minuti, guardando i palazzetti di Raguzzini: è la parte che tutti saltano ed è metà dello spettacolo.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Che questa non è una chiesa parrocchiale ma una cappella universitaria. È un fatto risaputo fra gli addetti ai lavori, e non lo cita quasi nessuno quando racconta la volta di Pozzo, eppure è la chiave di tutto. La Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è nata per gli studenti del Collegio Romano, cioè per un pubblico di giovani in formazione, molti dei quali destinati alle missioni in America, in Asia e in Africa.

Adesso rileggete la volta con questa informazione in testa. La luce parte dal costato di Cristo, colpisce Ignazio, e da Ignazio si dirama verso quattro figure allegoriche che sono i quattro continenti allora conosciuti. Non è un ornamento teologico: è un manifesto rivolto a ragazzi che di lì a poco sarebbero saliti su una nave. Guardate lassù dove andrete a finire. Il soffitto della vostra aula è una mappa del mondo.

Da questo fatto discende anche tutto il resto della storia economica dell'edificio. Siccome era una chiesa per studenti e non per il pubblico culto, le cappelle laterali non poterono essere vendute alle famiglie patrizie romane, che erano il sistema di finanziamento standard di ogni chiesa romana dell'epoca. Niente famiglie, niente soldi. Niente soldi, decorazione fatta in casa dal mediocre Pierre de Lattre, cantiere lungo novantasei anni, e cupola mai costruita. La ragione per cui sopra la vostra testa c'è una tela invece della muratura sta scritta nell'atto di fondazione: questa chiesa è l'annesso di una scuola.

La foto giusta da fare a Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Ce ne sono tre, e sono tre foto molto diverse. Ve le do in ordine di difficoltà.

La prima: la volta dal disco di marmo. Mettetevi in piedi sul disco nel pavimento della navata, telefono orizzontale sopra la testa, obiettivo grandangolare, e inquadrate la volta intera. Questa è la foto che tutti provano a fare e che quasi tutti sbagliano, perché la fanno dal posto sbagliato e viene fuori un ammasso di colonne storte. Dal punto giusto invece il secondo tempio dipinto sta dentro l'inquadratura in modo perfettamente coerente, e le colonne sembrano verticali. Consiglio tecnico serio: appoggiate la schiena a una panca e tenete i gomiti stretti al corpo, perché con le braccia alzate a mezz'aria vi viene mossa. E non usate il flash, che qui non serve a niente e ammazza tutto.

La seconda: la finta cupola dal secondo segno. Andate avanti fino al secondo punto marcato nel pavimento, verso la crociera, e inquadrate solo la cupola, senza cercare di prendere anche la volta. La foto che funziona è quella stretta: cupola centrata, costoloni simmetrici, lanternino al centro. Poi, e qui viene il bello, spostatevi di cinque metri e rifate la stessa foto. Mettete le due immagini una accanto all'altra ed è la miglior dimostrazione dell'inganno di Pozzo che possiate portare a casa: nella prima è una cupola, nella seconda è una tela storta.

La terza, quella che nessuno fa: la piazza di Raguzzini con la facciata sullo sfondo. Uscite, andate all'imbocco di via del Burro' o all'angolo opposto della piazza, e inquadrate le facciate curve dei palazzetti con la chiesa a fare da fondale. Fatela verso le otto e mezza di sera d'estate o verso le cinque d'inverno, quando la luce radente prende gli intonaci. Questa è la foto che vi distingue dalle diecimila identiche della volta, ed è anche l'unica che spiega davvero dove siete.

Regola generale sul comportamento: le foto qui si possono fare, è una chiesa aperta e non ci sono divieti dichiarati sulle pagine ufficiali che ho letto oggi, ma il buon senso vale più del regolamento. Niente foto durante la messa delle 18.30, niente flash, niente treppiedi in mezzo alla navata, e se qualcuno sta pregando su una panca vi girate dall'altra parte. Sembra ovvio e invece va detto.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

12 marzo 1622. Ignazio di Loyola viene canonizzato. Non succede in questa chiesa, che ancora non esiste, ma è l'evento che la genera: senza quella canonizzazione papa Gregorio XV non avrebbe suggerito al nipote di costruire una chiesa nuova dedicata al santo.

1623. Muore Gregorio XV. Il progetto perde il suo protettore più alto dopo appena un anno, e da quel momento in poi il cardinale Ludovico Ludovisi si trova a trattare da solo con una Compagnia di Gesù molto più forte di quanto lui si aspettasse.

2 agosto 1626. Viene posata la prima pietra, dopo quattro anni di ritardo dovuti alla necessità di smontare parti degli edifici del Collegio Romano. È la data di nascita ufficiale del cantiere.

1640. Il tempio risulta ancora incompiuto, mentre a poca distanza gli Oratoriani inaugurano l'affresco di Pietro da Cortona nella sacrestia della loro chiesa e la fabbrica del Borromini. È il punto più basso della vicenda.

1650. Anno giubilare. La Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio viene aperta al culto pubblico in via provvisoria, con l'interno in parte ancora ingombro. Roma si riempie di pellegrini e i gesuiti non potevano permettersi di tenere il portone chiuso.

1685. Andrea Pozzo dipinge l'affresco della volta e realizza la tela della finta cupola. È l'anno che trasforma un edificio incompiuto in uno dei posti più visitati di Roma. Il presbiterio e l'abside li completerà fra il 1685 e il 1701.

1697-1699. Pierre Le Gros scolpisce il grande rilievo in marmo di San Luigi Gonzaga per l'altare del transetto destro, secondo la datazione della fonte enciclopedica letta oggi.

1709-1714 circa. Sempre Le Gros progetta il monumento funebre che accoglie papa Gregorio XV e il cardinale Ludovico Ludovisi nella cappella Ludovisi, a destra del presbiterio.

1722. Consacrazione solenne della chiesa, celebrata dal cardinale Antonfelice Zondadari. Novantasei anni dopo la prima pietra.

1726-1728. Su volontà dei gesuiti si demoliscono le strutture davanti alla chiesa e Filippo Raguzzini costruisce, fra il 1727 e il 1728, i palazzetti curvi della piazza. La scenografia urbana è completata.

1823. Francesco Manno riproduce fedelmente la tela della finta cupola, distrutta da un incendio, basandosi sui disegni e sugli studi lasciati da Andrea Pozzo. Questo dato viene dalla fonte enciclopedica in inglese letta oggi e non è confermato dalle pagine ufficiali della chiesa: lo segnalo per onestà.

1888, 1905-1906, 1935. Le tre date dell'organo: la costruzione dello strumento di Pacifico Inzoli, l'ampliamento di Carlo Vegezzi-Bossi, la sostituzione con l'attuale Tamburini di Crema. Dati ereditati dalla vecchia versione di questa pagina e non riverificati oggi.

1962. Muore padre Felice Maria Cappello, "il confessore di Roma", che in questa chiesa aveva passato decenni al confessionale.

Chi è passato da Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Comincio dai committenti. Papa Gregorio XV, che suggerì l'opera e che qui è sepolto, e suo nipote il cardinale Ludovico Ludovisi, che la finanziò con due lasciti da centomila unità ciascuno e che riposa nello stesso monumento funebre. Due uomini che hanno pagato una chiesa senza vederla finita.

Poi gli architetti, e qui c'è la parte più romanzesca. Il Domenichino, che partecipò al concorso e che, secondo una nota settecentesca, se ne andò infuriato. Carlo Maderno, chiamato in una commissione di controllo e i cui disegni, secondo una fonte di storia urbana romana letta oggi, entrarono comunque nel progetto insieme a quelli di Paolo Martucelli e Orazio Torriani. E soprattutto il padre gesuita Orazio Grassi, matematico e astronomo del Collegio Romano, l'uomo che vinse la partita e che nella storia della scienza è ricordato come l'avversario di Galileo Galilei nella polemica sulle comete. Dopo di lui, alla direzione dei lavori, un altro gesuita, il Sasso.

Gli artisti. Andrea Pozzo, gesuita e pittore, che qui ha lasciato il suo capolavoro assoluto e che dopo di questo è diventato un riferimento europeo per la prospettiva dipinta. Pierre de Lattre di Saint-Omer, il primo e dimenticato decoratore. Alessandro Algardi, di cui restano le due statue in stucco della controfacciata. Pierre Le Gros, autore del rilievo di San Luigi Gonzaga e del monumento di Gregorio XV. Camillo Rusconi, con le quattro Virtù in stucco e con la colossale statua in gesso di Sant'Ignazio che è il modello di quella marmorea di San Pietro. Francesco Trevisani, con il Transito di San Giuseppe. Nicola Michetti, che disegnò la cappella Sacripante. Filippo della Valle, con la pala dell'Annunciazione. Luigi Garzi e Stefano Pozzi, presenti nelle cappelle secondo la fonte enciclopedica letta oggi. Francesco Manno, che nel 1823 rifece la finta cupola. Filippo Raguzzini, che fuori ha costruito la piazza.

I santi e i religiosi. San Luigi Gonzaga, san Roberto Bellarmino e san Giovanni Berchmans, i tre gesuiti sepolti qui dentro. Il cardinale Antonfelice Zondadari, che nel 1722 celebrò la consacrazione. Il gesuita croato Bartol Kasic, autore della prima grammatica della sua lingua. E padre Felice Maria Cappello, il confessore di Roma, che qui ha ascoltato per decenni la città intera.

E infine, anche se nessun registro li ha annotati, le migliaia di studenti del Collegio Romano che in questa navata hanno pregato prima di partire per l'India, per il Paraguay, per la Cina. Sono loro il pubblico vero per cui Andrea Pozzo ha dipinto i quattro continenti.

Cosa vedere intorno alla Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio in dieci minuti a piedi

Questa è una delle posizioni più fortunate di Roma. Da Piazza Sant'Ignazio, in dieci minuti di passo tranquillo, si arriva praticamente ovunque nel centro antico, e vi metto in fila quello che io farei, in ordine di distanza.

Tre minuti. Il Pantheon, che sta dall'altra parte di via del Seminario. Se avete un'ora sola in centro, la coppia Pantheon più Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è il miglior rapporto qualità prezzo di Roma, perché sono due cupole a confronto: una vera, di calcestruzzo romano, con il buco al centro; l'altra dipinta su una tela piatta. Fatele nell'ordine che volete, ma fatele lo stesso giorno.

Quattro minuti. Piazza Colonna con la colonna di Marco Aurelio, e subito accanto Montecitorio con l'obelisco. È il pezzo di Roma dove il potere politico italiano sta appoggiato sopra il potere imperiale romano, letteralmente.

Cinque minuti. La Basilica di Santa Maria sopra Minerva, l'unica chiesa gotica di Roma, con l'elefantino del Bernini davanti. Il contrasto con la chiesa di cui state leggendo è istruttivo: qui il barocco che finge il cielo, lì il gotico che alza le volte per davvero.

Sette minuti. La Fontana di Trevi, che a quest'ora del giorno è un girone dantesco ma dopo le undici di sera torna a essere una fontana. E la Galleria Colonna, che i romani stessi non conoscono e che ha una delle sale più spettacolari della città.

Otto minuti. Palazzo Doria Pamphilj su via del Corso, con la galleria privata e il ritratto di Innocenzo X di Velazquez. Se dovessi scegliere un solo museo del centro, sceglierei quello.

Dieci minuti. Piazza Navona, la Chiesa di San Luigi dei Francesi con i tre Caravaggio della cappella Contarelli, Largo Argentina con l'area sacra e i quattro templi repubblicani. E, poco più in là, la Basilica Sant'Andrea della Valle, che ha la cupola dipinta da Giovanni Lanfranco e che con questa chiesa forma la coppia perfetta per capire cosa vuol dire dipingere un cielo dentro un edificio.

Il giro che consiglio io, se avete mezza giornata: Largo Argentina, San Luigi dei Francesi, Pantheon, Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio, Piazza Colonna, Fontana di Trevi. Sei tappe, tutte gratuite tranne una, tre chilometri scarsi di camminata, e una quantità di barocco che vi basta per un mese.

La Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio con i bambini

Funziona benissimo, e ve lo dico da persona che di solito sconsiglia le chiese ai bambini. Il motivo è che qui c'è un gioco vero, e i bambini lo capiscono in due secondi.

Il gioco è questo: portateli sul disco di marmo, fateli guardare in su, e poi fateli camminare avanti tenendo gli occhi al soffitto. Vedranno le colonne dipinte piegarsi, l'architettura accartocciarsi, il tempio finto crollare. Poi li riportate indietro sul disco e tutto si raddrizza. È una specie di magia meccanica, si fa con i piedi, non costa niente e dura quanto volete. Non ho mai visto un bambino annoiarsi con questa cosa. Poi fate lo stesso con la finta cupola, dal secondo segno: si mettono sotto, la vedono tonda, si spostano di cinque metri e la vedono piatta.

Consigli pratici da genitore: la chiesa è grande e c'è spazio per stare comodi, ma resta un luogo di culto e le corse in navata non vanno bene, soprattutto verso l'ora della messa. Non c'è bagno pubblico dichiarato sulle pagine ufficiali che ho letto oggi, quindi organizzatevi prima, in uno dei bar della zona. I passeggini entrano senza problemi dalla porta centrale, che è a livello. Se piove e avete bambini piccoli, questa chiesa è uno dei posti migliori del centro dove aspettare che smetta: è asciutta, calda d'inverno, fresca d'estate, gratuita, e c'è da guardare in su per mezz'ora.

Accessibilità e regole pratiche

Vi do quello che so e vi dico quello che non so. L'ingresso principale della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio si affaccia sulla piazza e la navata è un piano unico e ampio, senza scalinate interne fra l'ingresso e la crociera: in linea di massima è una chiesa attraversabile con una sedia a rotelle o con un passeggino. Quello che non ho verificato oggi su una fonte ufficiale sono i gradini esterni della facciata, la presenza di rampe e l'esistenza di un ingresso alternativo a raso: le pagine ufficiali che ho letto non contengono una sezione sull'accessibilità. Se avete un'esigenza specifica, telefonate in segreteria allo 06 6794406 da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13 e chiedete: è una segreteria che risponde.

Le regole che valgono sempre in una chiesa attiva: spalle e ginocchia coperte, cappello via, telefono in silenzioso, voce bassa. Durante la messa delle 18.30 e durante quella festiva delle 11.30 la visita libera si ferma. Lo stesso vale per i matrimoni, che qui sono frequenti perché è una chiesa molto richiesta: le pagine ufficiali segnalano espressamente che l'apertura ha limitazioni durante le funzioni e i matrimoni. Se trovate la navata occupata da una cerimonia, non insistete: tornate dopo, tanto chiude alle 23.30 e il tempo ce l'avete.

Non risultano dichiarati sui canali ufficiali che ho letto oggi: guardaroba, deposito bagagli, audioguide a noleggio, bookshop. Non contateci. Portatevi acqua e usate i bar della piazza, che sono a venti metri.

Quando andare alla Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio e quando evitarla

I momenti migliori. Dalle 9 alle 10 del mattino, appena aperto, quando ci sono solo i fedeli e la luce naturale è quella giusta. Dopo le 21, quando la città ha cenato e la chiesa è vuota. Nei giorni infrasettimanali di gennaio e febbraio, quando Roma è della gente che ci abita. Nelle giornate di pioggia, per ovvi motivi.

I momenti peggiori. Dalle 11 alle 16 in alta stagione, quando i gruppi organizzati fanno la spola fra Pantheon e Fontana di Trevi e questa chiesa è la sosta intermedia obbligata: il disco di marmo diventa una fila e sotto la volta si sta spalla a spalla. Il 21 giugno, festa di san Luigi Gonzaga, se cercate silenzio: è una giornata di devozione intensa e la chiesa è piena. I sabati pomeriggio di maggio, giugno e settembre, per via dei matrimoni. E ovviamente l'ora delle messe, se il vostro scopo è guardare il soffitto e non pregare.

Un'annotazione sugli anni giubilari e sugli anniversari aloisiani: il sito ufficiale ha una sezione dedicata al Giubileo Aloisiano, quindi in quelle occasioni aspettatevi calendari straordinari, celebrazioni aggiuntive e più gente del solito. Controllate la pagina "Eventi" della chiesa prima di partire.

Quanto costa visitare la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Zero. Ripeto: zero euro, biglietto intero zero, ridotto zero, bambini zero, gruppi zero. L'accesso e la visita in autonomia sono gratuiti, come dichiara oggi il sito ufficiale. Non esiste un biglietto intero, non esiste un ridotto, non esiste una prima domenica del mese gratis perché è gratis tutti i giorni.

Le uniche spese possibili sono tre, e sono tutte volontarie. La prima è l'offerta: c'è una cassetta e ci sono le candele, e se il posto vi è piaciuto lasciare qualcosa è una buona idea, perché il restauro di una chiesa così costa e il sito ufficiale ha una pagina apposita per le donazioni. La seconda è una guida privata che decidete voi di ingaggiare: legittima, ma sappiate che i volontari di Pietre Vive fanno lo stesso servizio gratis in date pubblicate. La terza è il caffè in piazza, che al tavolino costa quello che costa in centro a Roma e non ve lo racconto come una sorpresa.

Quello che non dovete pagare per nessun motivo è un biglietto d'ingresso, un salta fila, un accesso prioritario o un pacchetto che includa "l'ingresso alla chiesa di Sant'Ignazio". Il rettore ha messo un avviso esplicito sul sito proprio perché agenzie esterne vendono pacchetti a pagamento non autorizzati. Se lo leggete in un'offerta online, quello è il segnale che vi state facendo vendere l'aria.

Domande veloci su Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio

Quanto costa entrare nella Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio?

Niente. L'accesso e la visita in autonomia sono gratuiti, come dichiara il sito ufficiale della chiesa letto oggi. Non c'è biglietteria e non c'è biglietto, né intero né ridotto.

Quali sono gli orari di apertura?

Tutti i giorni dalle 9.00 alle 23.30, a orario continuato, senza pausa pranzo. Il dato è confermato oggi sia dalla pagina "Orari e contatti" del sito della chiesa sia dalla scheda dell'ente comunale del turismo.

La chiesa chiude a pranzo come le altre chiese romane?

No, ed è una delle sue caratteristiche più utili. L'orario è continuato dalle 9 alle 23.30. Se avete due ore libere a mezzogiorno di un giorno feriale, questo è uno dei pochi posti del centro dove entrate senza controllare il calendario.

Serve prenotare per visitare la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio?

No. Non serve prenotazione per la visita libera. La pagina "Eventi" del sito ufficiale indica esplicitamente che per l'apertura ordinaria e per le messe non è richiesta prenotazione.

Quanto dura la visita?

Fra trenta e quaranta minuti se volete vedere bene la volta, la finta cupola, il presbiterio e le cappelle. Venti minuti se vi interessano solo le due illusioni di Andrea Pozzo. Un'ora abbondante se restate a guardare la volta a riprese, che è quello che consiglio.

Dove si trova esattamente il disco per guardare la volta?

Nel pavimento della navata, in mezzo, indicativamente all'altezza della terza campata. È un disco di marmo a filo del pavimento, quindi va cercato con gli occhi bassi. Il vecchio testo di questa pagina lo chiamava "dorato": le fonti lette oggi lo descrivono come marmoreo.

Quanti punti di osservazione ci sono?

Due. Il primo, in mezzo alla navata, per l'affresco della volta. Il secondo, più avanti verso l'altare, per la tela della finta cupola sopra la crociera. Sono due opere distinte con due punti di fuga diversi e vanno guardate separatamente.

La cupola della Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è vera?

No. È una tela piatta dipinta in prospettiva. La cupola in muratura prevista dal progetto non fu mai costruita, secondo le fonti lette oggi principalmente per mancanza di fondi.

Quanto è grande la tela della finta cupola?

Qui due fonti lette oggi non concordano: la scheda dell'ente comunale del turismo parla di una tela di 13 metri di diametro, una fonte di storia urbana romana parla di 17 metri. Vi dichiaro la contraddizione invece di sceglierne una. Sulla data del 1685 le fonti concordano.

La tela che si vede oggi è quella originale di Andrea Pozzo?

Secondo la fonte enciclopedica in lingua inglese letta oggi, no: l'originale del 1685 fu distrutto da un incendio e nel 1823 Francesco Manno lo riprodusse fedelmente sui disegni lasciati da Pozzo. Il dato non compare sulle pagine ufficiali della chiesa, quindi ve lo do come informazione da confermare.

C'è uno specchio per guardare la volta senza spezzarsi il collo?

Non posso confermarlo. Le pagine ufficiali della chiesa e la voce enciclopedica che ho letto oggi non menzionano nessuno specchio. Molti visitatori raccontano di averlo trovato in navata, ma non è una fonte che io possa dichiarare verificata. Se non c'è, sedetevi su una panca appoggiando la nuca, oppure usate lo schermo del telefono come specchio.

Si possono fare fotografie dentro la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio?

Sulle pagine ufficiali lette oggi non risultano divieti dichiarati di fotografia. Vale il buon senso: niente flash, niente treppiedi in mezzo alla navata, niente foto durante le celebrazioni.

La chiesa è accessibile in sedia a rotelle?

La navata è un piano unico e ampio, quindi all'interno il percorso è agevole. Sui gradini esterni e sulle eventuali rampe non ho trovato oggi una fonte ufficiale, e non voglio darvi un dato inventato: telefonate in segreteria allo 06 6794406 da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13.

È adatta ai bambini?

Molto. L'illusione prospettica si trasforma in un gioco: si sale sul disco, si guarda in su, si cammina avanti e si vede l'architettura dipinta deformarsi. Funziona a qualsiasi età e non costa niente.

A che ora sono le messe?

Tutti i giorni alle 18.30. La domenica e i festivi anche alle 11.30. Dato letto oggi sul sito ufficiale e confermato dalla scheda dell'ente del turismo.

E le confessioni?

La mattina dalle 10.30 alle 12.30 e il pomeriggio dalle 16.00 alle 18.00, secondo la pagina "Orari e contatti" letta oggi.

Esistono visite guidate gratuite?

Sì. I volontari dell'iniziativa Pietre Vive fanno accompagnamenti gratuiti in date specifiche, con fasce pomeridiane dalle 16.30 alle 18.30 e serali dalle 21.00 alle 23.00. Le date cambiano di stagione: scrivete a pietreviverome@gmail.com per sapere quelle in corso.

C'è uno spettacolo serale a pagamento dentro la chiesa?

Sulle pagine ufficiali che ho letto oggi, no: nessuno spettacolo serale a pagamento risulta annunciato dalla chiesa. Quello che c'è di serale sono le aperture guidate gratuite di Pietre Vive e l'apertura ordinaria fino alle 23.30. Il rettore avverte inoltre che agenzie esterne vendono pacchetti a pagamento non autorizzati.

Qual è l'indirizzo esatto?

Via del Caravita 8/A, 00186 Roma, che è l'indirizzo indicato dal sito ufficiale. La scheda dell'ente comunale del turismo indica invece semplicemente Piazza Sant'Ignazio, che è dove si affaccia la facciata. Sono lo stesso edificio, visto dai due lati.

Come ci si arriva con i mezzi pubblici?

La chiesa è in area pedonale e l'ultimo tratto si fa comunque a piedi: dal Pantheon quattro minuti, da Piazza Colonna due. I numeri esatti delle linee di autobus oggi non ho potuto verificarli su una fonte affidabile e non ve li invento: controllate il percorso sull'app del trasporto pubblico romano nel giorno in cui ci andate, perché in centro le linee vengono deviate spesso.

Si può arrivare in auto?

Sconsigliato. La zona è ZTL del Centro Storico e non ci sono parcheggi di superficie. Meglio lasciare l'auto fuori dalla ZTL e arrivare con il trasporto pubblico.

Chi ha dipinto la volta?

Andrea Pozzo, gesuita e pittore, intorno al 1685. La stessa mano ha realizzato la tela della finta cupola e, fra il 1685 e il 1701, il presbiterio e l'abside.

Chi ha progettato la chiesa?

Il padre gesuita Orazio Grassi, matematico e astronomo del Collegio Romano, secondo il sito ufficiale della chiesa. Una fonte di storia urbana romana aggiunge che Grassi utilizzò anche disegni di Carlo Maderno, Paolo Martucelli e Orazio Torriani. La vecchia versione di questa pagina attribuiva la facciata ad Alessandro Algardi: non l'ho trovato confermato oggi.

Quando è stata costruita?

Prima pietra il 2 agosto 1626, apertura provvisoria al culto nel 1650 per il Giubileo, consacrazione solenne nel 1722 da parte del cardinale Antonfelice Zondadari.

Chi è sepolto nella Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio?

Tre santi gesuiti, Luigi Gonzaga, Roberto Bellarmino e Giovanni Berchmans; papa Gregorio XV e il cardinale Ludovico Ludovisi nel monumento della cappella Ludovisi; padre Felice Maria Cappello, il confessore di Roma; e, secondo la fonte enciclopedica letta oggi, il gesuita e linguista croato Bartol Kasic.

Che differenza c'è fra questa chiesa e la Chiesa del Gesù?

Il Gesù è la chiesa madre della Compagnia di Gesù e il modello che i gesuiti volevano seguire anche qui, tanto che, secondo il Bellori, dissero al Domenichino di non affaticarsi perché intendevano ripetere la forma del Gesù. La Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio nasce invece come cappella del Collegio Romano, cioè come chiesa universitaria, ed è questa la differenza che spiega quasi tutte le sue particolarità.

Perché è vicina al Pantheon?

Perché il Collegio Romano si era stabilito nel 1560 negli edifici della marchesa della Tolfa nel rione Campo Marzio, e la chiesa nuova doveva sorgere accanto al collegio. Il progetto iniziale prevedeva un'altra area, vicino al noviziato di Sant'Andrea, ma il papa obiettò che l'edificio gli avrebbe tolto la vista del Quirinale.

Cosa vedo intorno in dieci minuti a piedi?

Pantheon, Piazza Colonna, Montecitorio, Santa Maria sopra Minerva, Fontana di Trevi, Palazzo Doria Pamphilj, Piazza Navona, San Luigi dei Francesi e Largo Argentina. È una delle posizioni più comode del centro storico.

Quanto si aspetta in coda?

Non c'è coda all'ingresso perché non c'è biglietteria. L'unica attesa possibile è quella di uno o due minuti per salire sul disco di marmo quando ci sono i gruppi, fra le 11 e le 16 in alta stagione.

Vale la pena tornarci di sera?

Secondo me sì, ed è il consiglio più concreto di tutta questa pagina. Fra le 21 e le 23.30 la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è quasi vuota, la volta è illuminata artificialmente e l'esperienza è completamente diversa da quella diurna. Non conosco molti posti a Roma dove si possa fare questa cosa gratis, a quell'ora, e in un edificio di questo livello.

Chiudo da romano

Chiudo da romano, in piedi sul disco di marmo: la Chiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio è il posto che spiega meglio di ogni altro come funziona questa città. Non avevano i soldi per la cupola e l'hanno dipinta. Non potevano vendere le cappelle ai nobili e se le sono decorate da soli, con un pittore mediocre, per sessant'anni. Poi è arrivato un gesuita del Trentino con un compasso e ha trasformato la mancanza nella cosa più famosa dell'edificio. Andateci alle undici di sera, quando non c'è nessuno, mettetevi sul disco, guardate in su per due minuti buoni senza fare la foto, poi uscite in piazza e guardate le facciate curve di Raguzzini. È tutto gratis, sono cinquecento metri quadri di teatro, e chiunque vi voglia vendere un biglietto per entrare qui vi sta prendendo in giro.

RiassuntoChiesa di Sant' Ignazio di Loyola in Campo Marzio - Via del Caravita, 8a, 00186 Roma RM
TagsChiesa di Sant' Ignazio di Loyolafinta cupola Chiesa di Sant' Ignazio

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