Giardino degli Aranci
Il Giardino degli Aranci si apre sul colle Aventino, nel rione Ripa, con tre ingressi: quello principale in piazza Pietro d'Illiria, un secondo in via di Santa Sabina e un terzo sul clivo di Rocca Savella. Nome ufficiale negli atti comunali: parco Savello. Superficie di circa 7.800 metri quadrati, ingresso libero e gratuito. Gli orari cambiano con le stagioni: da ottobre a febbraio dalle 7 alle 18, a marzo e a settembre dalle 7 alle 20, da aprile ad agosto dalle 7 alle 21. Non si paga biglietto, non serve prenotazione, e non c'è cassa: si entra e basta. Per arrivarci il modo piu comodo è scendere alla stazione Circo Massimo della metro B e salire a piedi lungo la salita dell'Aventino, dieci minuti buoni ma in leggera pendenza; in alternativa i bus 81, 160 e 628 e il tram 3 lasciano nella zona del Circo Massimo e della Bocca della Verita, da cui si imbocca la stessa salita. In cima si trova un belvedere che guarda il Tevere, Trastevere e la cupola di San Pietro: è per quella vista, e per il tramonto, che la maggior parte della gente sale fin qui.
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Roma si capisce camminando. La differenza la fa la guida, non l'itinerario: sono quasi tutti uguali sulla carta.
✦ Senza faticaTour in e-bike
Le sette colline con l'assistenza al pedale. L'Appia Antica e il Gianicolo diventano facili.
✦ Va a rubaColosseo, Foro e Palatino
L'ingresso a orario sparisce con giorni di anticipo in alta stagione. La versione con i sotterranei è quella che vale il s...
✦ Poco camminoTour in golf cart
Il centro storico in un paio d'ore senza distruggerti i piedi, e passi dove i pullman non entrano.
✦ Fuori portaCastelli Romani
Frascati, Castel Gandolfo, il lago di Albano. Un'ora da Roma e sembra un'altra regione.
✦ Patrimonio UNESCOTivoli: Villa d'Este e Villa Adriana
Due ville, due epoche, un solo biglietto mentale: le fontane di Villa d'Este e le rovine imperiali di Adriano.
✦ Libertà di scesaBus hop-on hop-off
Sali e scendi dove vuoi per 24 o 48 ore. Utile il primo giorno, per orientarsi.
✦ Centro storicoTrevi, Pantheon e piazze
Il cuore barocco a piedi, più il biglietto del Pantheon che ora serve davvero.
✦ Vai all'aperturaMusei Vaticani e Cappella Sistina
Il primo slot della giornata o il tardo pomeriggio. A metà mattina è un nastro trasportatore, e non lo diciamo solo noi.
✦ Vieni affamatoFood tour
Non è un pranzo: sono sei-otto tappe piccole. Il valore è nei posti in cui non saresti mai entrato da solo.
✦ Dopo le 21Bar hopping e vita notturna
Tre o quattro locali con qualcuno che sa quali sono aperti quella sera. Funziona meglio da soli che in coppia.
✦ Foto garantiteVespa e Ape Calessino
In Ape ti portano loro, in Vespa guidi tu (serve la patente). Due esperienze molto diverse sotto lo stesso nome.
✦ Il più scenograficoTour in sidecar
Il sidecar vintage con conducente: costa più della Vespa, ma è il giro che finisce in tutte le foto.
✦ Si mangia alla fineCorsi di cucina
Pasta a mano e poi ci si siede a tavola. La domanda giusta è quante persone ci sono per postazione.
✦ Anche in cittàDegustazioni di vino
In enoteca in centro o tra le vigne dei Castelli. Due cose diverse: una dura un'ora, l'altra una giornata.
✦ Prenotazione obbligatoriaGalleria Borghese
Bernini e Caravaggio in due ore contate. Senza prenotazione non si entra, punto.
✦ SottoterraCatacombe e Appia Antica
Chilometri di gallerie sotto la via Appia. Fresche d'estate, e sorprendentemente poco affollate.
✦ Accesso limitatoColosseo: sotterranei e arena
Il piano dove aspettavano gladiatori e belve, e il pavimento dell'arena. Posti contati ogni giorno.
✦ Giornata lungaPompei e Costiera Amalfitana
Da Roma si fa in giornata, ma è una giornata vera: sveglia presto e rientro a sera.
✦ Alta velocitàFirenze in giornata
Un'ora e mezza di treno e sei sotto il Duomo. Si fa, se accetti di vedere tre cose e non dieci.
✦ Terrazza panoramicaCastel Sant'Angelo
Mausoleo, fortezza, prigione e rifugio dei papi. E la terrazza con la vista migliore su San Pietro.
✦ Dopo il tramontoRoma di notte
Le stesse piazze, senza la folla e con le luci giuste. La città cambia completamente.
✦ MareCapri e Costiera Amalfitana
Da Roma è lunga, ma in due giorni si fa con calma. In giornata solo se accetti di correre.
✦ Con i bambiniScuola dei gladiatori
Due ore con la spada di legno in mano, sulla via Appia. Con i ragazzini funziona sempre.
✦ Poco sforzoSegway e monopattino
Copri il doppio del centro senza camminare. Dieci minuti di pratica e ci stai sopra.
✦ MercoledìUdienza papale
Ogni mercoledì, quando il Papa è a Roma. Il biglietto è gratuito ma va ritirato.
✦ Poco affollatoTerme di Caracalla
Muri alti trenta metri e quasi nessuno intorno. Uno dei posti più sottovalutati di Roma.
✦ A 30 minutiOstia Antica
La Pompei di Roma, raggiungibile col treno urbano. Strade, taverne e mosaici, senza folla.
✦ Alta velocitàNapoli e Pompei
Un'ora e dieci di treno. Il centro storico, il museo archeologico e la pizza vera.
✦ Prima dell'aperturaVaticano: ingresso anticipato
Dentro i Musei prima del pubblico. La Sistina quasi vuota è un'altra cosa.
Chi vuole inquadrare il Giardino degli Aranci dentro una passeggiata piu lunga sull'Aventino trova il resto del colle a portata di mano: la Basilica di Santa Sabina è addossata al parco, il celebre buco della serratura della Villa del Priorato di Malta è cento metri piu avanti, e il Roseto di Roma scende sul versante opposto verso il Circo Massimo.
Dove si trova esattamente il Giardino degli Aranci
L'indirizzo da digitare è piazza Pietro d'Illiria, sul versante nord-occidentale dell'Aventino, il colle piu meridionale della Roma antica e ancora oggi uno dei quartieri piu silenziosi del centro. Il parco occupa il ciglio del colle che precipita verso il fiume: da una parte il muraglione affaccia sul Lungotevere Aventino e sul porto fluviale di Ripa Grande, dall'altra il giardino confina con l'orto e il chiostro dei domenicani di Santa Sabina. Il rione è Ripa, uno dei piu antichi della citta, quello che prende nome proprio dalla riva del Tevere e dall'attivita portuale che per secoli si svolse ai piedi dell'Aventino.
Il colle è alto, ma la salita non è mai brutale: chi arriva dal Circo Massimo imbocca il clivo dei Publicii, la stessa antica strada romana che collegava la valle del Circo alla sommita dell'Aventino, e in pochi minuti si ritrova davanti al portale del parco. Chi invece scende da Santa Sabina passa quasi senza accorgersene dall'ombra della basilica all'aperto del belvedere. È questa continuita tra chiesa, orto e giardino a rendere il Giardino degli Aranci diverso da un parco urbano qualunque: è un pezzo di Aventino monastico diventato pubblico.
Come arrivare al Giardino degli Aranci con i mezzi
La fermata utile è Circo Massimo, sulla linea B della metropolitana. Da li si sale a piedi: la strada è segnalata e in dieci minuti si è al portale di piazza Pietro d'Illiria. In superficie fermano nella zona del Circo Massimo diverse linee di bus, tra cui la 81, la 160 e la 628, oltre al tram 3 che collega Trastevere e il Colosseo passando per il Lungotevere. Chi arriva in auto farebbe meglio a rinunciare: l'Aventino è zona residenziale, i posti sono pochi e quasi tutti riservati ai residenti, e la salita finale si fa comunque a piedi. In bicicletta la rampa è impegnativa ma breve, e in cima ci sono rastrelliere informali lungo il muro.
Una curiosità su Giardino degli Aranci
La curiosita che quasi nessuno collega al parco riguarda il suo nome ufficiale e la sua data di nascita come giardino pubblico. Il Giardino degli Aranci che si visita oggi non è affatto un antico orto medievale rimasto intatto: è un progetto di architettura del paesaggio del Novecento, disegnato nel 1932 dall'architetto Raffaele De Vico, lo stesso che a Roma firmo il parco di Villa Glori, i giardini di piazza Vittorio e altri interventi del verde cittadino. De Vico prese l'area che i frati domenicani tenevano a orto e la trasformo in un belvedere geometrico, con un impianto rigidamente simmetrico: un unico viale centrale in asse con l'affaccio sul fiume, e ai due lati due grandi slarghi speculari. La sensazione di ordine assoluto che si prova entrando, con gli aranci allineati come in un chiostro all'aperto, non è casuale: è composizione, non natura spontanea.
Il nome Savello, quello che compare negli atti del Comune, arrivo ancora piu tardi, nel 1942, quando il Governatorato di Roma decise di intitolare ufficialmente il parco alla famiglia dei Savelli, che tra il 1285 e il 1287 aveva eretto qui una fortezza. Quindi il luogo ha tre identita sovrapposte: la rocca medievale dei Savelli, l'orto dei domenicani, e il giardino di De Vico. La curiosita vera è che il pubblico lo conosce con un quarto nome, quello popolare, il Giardino degli Aranci, che non compare in nessun atto di fondazione e che nacque semplicemente dagli alberi. Un parco con quattro nomi e una sola vista.
La storia del Giardino degli Aranci, colle per colle
Sotto il prato ordinato di oggi ci sono almeno mille anni di storia stratificata. Il primo insediamento fortificato documentato in questo punto dell'Aventino risale al X secolo, quando la potente famiglia dei Crescenzi fece costruire un castello a controllo dell'ansa del Tevere e del porto sottostante. Su quella preesistenza, tra il 1285 e il 1287, i Savelli edificarono il loro fortilizio, una rocca vera e propria che inglobava strutture piu antiche e che dominava la riva del fiume. I Savelli furono una delle grandi casate baronali di Roma, diedero due papi alla Chiesa e tennero l'Aventino come feudo di famiglia per generazioni.
Quando la fortezza perse funzione militare, l'area passo di mano piu volte. Nel 1548 i domenicani cedettero parte dei terreni ai Rufini, poi la proprieta ando ai Capizucchi, e nel 1616 fu acquistata dal cardinale Domenico Ginnasi. Proprio nel giardino Ginnasi, nei primi anni del Settecento, si riuni per un periodo l'Accademia dell'Arcadia, il celebre cenacolo letterario romano, in un teatro all'aperto costruito appositamente dall'architetto Giovan Battista Contini. È un dettaglio che pochi conoscono: molto prima degli spettacoli estivi del Novecento, l'Aventino ospitava gia poeti e recitazione tra questi stessi alberi.
La svolta moderna arrivo nel 1932, con l'esproprio del terreno da parte del Governatorato di Roma e il progetto di Raffaele De Vico. L'idea, dentro il riassetto urbanistico dell'Aventino di quegli anni, fu di aprire al pubblico un nuovo belvedere sulla citta, da affiancare a quelli gia amati del Pincio e del Gianicolo. Da allora il Giardino degli Aranci è quello che vediamo: la terrazza verde piu bassa e piu intima delle tre.
La fortezza dei Savelli e il muraglione
Di quella rocca medievale resta soprattutto il perimetro: i massicci muri di cinta che ancora oggi delimitano il parco e che regalano l'impressione di camminare dentro un recinto fortificato, non dentro un giardino aperto. Il muraglione sul lato del fiume, con i suoi merli e i suoi contrafforti, è quanto sopravvive della cortina difensiva. Affacciandosi al belvedere si è letteralmente in piedi sul ciglio della fortezza Savelli, nel punto da cui i signori del colle controllavano chi risaliva il Tevere dal mare verso il porto di Roma.
Il Giardino degli Aranci e l'orto dei domenicani
Prima di essere un parco pubblico, questo era l'orto dei frati domenicani della vicina Basilica di Santa Sabina, la chiesa paleocristiana del V secolo che è la casa madre dell'ordine. I domenicani coltivavano qui verdure e alberi da frutto, e tra questi gli aranci amari che hanno dato il nome popolare al luogo. Il legame tra il giardino e il convento non è mai stato reciso: il muro che separa il parco dall'orto conventuale esiste ancora, e attraverso una fessura in quel muro si vede uno degli alberi piu carichi di leggenda di tutta Roma.
Vale la pena, prima o dopo la passeggiata nel parco, entrare in Santa Sabina: l'interno a tre navate con le colonne corinzie di spoglio, la porta lignea del V secolo con una delle piu antiche Crocifissioni conosciute, e il chiostro domenicano fanno da controcanto perfetto alla vista del belvedere. Il Giardino degli Aranci senza Santa Sabina è solo mezza visita.
Una cosa che non ti dice nessuno su Giardino degli Aranci
La cosa che le guide sbrigative saltano è che gli aranci del parco non sono gli aranci della leggenda, e che l'albero davvero miracoloso non si trova affatto dentro il giardino. Gli alberi allineati nel parco sono aranci amari ornamentali, piantati per ragioni di composizione e di richiamo simbolico all'orto monastico: è severamente vietato coglierne i frutti, che tra l'altro sono amarissimi e immangiabili crudi. L'albero della tradizione è un altro, e si trova nel chiostro di Santa Sabina, oltre il muro.
La tradizione domenicana racconta che San Domenico di Guzman, fondatore dell'ordine, portasse dalla Spagna un pollone di arancio e lo piantasse nel chiostro di Santa Sabina all'inizio del Duecento, e che quella pianta sia stata tra le prime della specie trapiantate in Italia. L'albero, si dice, è sopravvissuto per secoli rigenerandosi da se stesso: seccatosi il tronco originario, sarebbe rinato da polloni cresciuti sullo stesso ceppo, tanto da essere considerato il piu antico albero vivente di Roma. Lo si intravede, protetto da un vetro, attraverso un'apertura nel muro del convento, di fronte all'antica porta lignea della basilica. Che sia botanicamente lo stesso albero di ottocento anni fa appartiene alla tradizione, non alla scienza; ma il fatto che in quel punto un arancio esista da tempo immemorabile è documentato. La cosa che quasi nessuno sa, insomma, è che il vero protagonista della storia degli aranci si trova dietro un muro, non tra le aiuole dove tutti scattano le foto.
La leggenda dell'arancia miracolosa al Giardino degli Aranci
La leggenda dell'albero di San Domenico si intreccia con una delle sante piu importanti della storia italiana. Si racconta che le cinque arance candite che Caterina da Siena dono a papa Urbano VI nel 1379 fossero state colte proprio dall'arancio del chiostro di Santa Sabina. Caterina, che a Roma trascorse gli ultimi anni della sua vita e vi mori nel 1380, avrebbe candito personalmente quei frutti amari trasformandoli in dono per il pontefice. La scena, tramandata dall'agiografia domenicana, ha reso l'albero un piccolo reliquiario vegetale: non una reliquia di ossa, ma di rami.
Qui conviene tenere la testa fredda. Che l'arancio esista e sia antichissimo è verificabile; che sia esattamente la pianta di San Domenico, e che da quella pianta Caterina abbia colto quelle cinque arance, è materia di tradizione, non di documento. La distinzione non toglie nulla al fascino della storia, anzi: la rende piu interessante, perche mostra come un albero possa diventare, nel corso dei secoli, il deposito di una memoria religiosa che nessun catasto potra mai certificare. Davanti alla fessura nel muro conviene ricordarsene: si guarda una leggenda, e le leggende non si smontano, si ascoltano.

La fontana del Giardino degli Aranci
All'ingresso di piazza Pietro d'Illiria, addossata a una nicchia del muro di cinta, c'è una fontana che merita piu di uno sguardo distratto, perche è un piccolo collage di pezzi antichi rimontati. È composta da due elementi di spoglio di epoche diverse. Il primo è una vasca termale romana in granito, adorna di grossi maniglioni a bassorilievo, collocata al centro di un bacino rettangolare leggermente incassato rispetto al livello stradale e bordato da una fascia di travertino. Il secondo è il vero protagonista: un monumentale mascherone marmoreo dalle sopracciglia aggrottate e dai folti baffi, raccolto dentro una grande conchiglia, che versa acqua nella vasca sottostante.
Quel mascherone ha avuto piu vite di un gatto. Fu scolpito nel 1593 per ornare una fontana del Campo Vaccino, cioe il Foro Romano quando era ancora pascolo per il bestiame. Dopo lo smontaggio, nel 1816, di una precedente fontana di Giacomo della Porta, il mascherone venne recuperato e, dal 1827, riutilizzato per decorare una fontana eretta sulla riva destra del Tevere, all'altezza del porto Leonino. Demolita anche quella intorno al 1890, la scultura fini per decenni nei depositi comunali, dimenticata, finche non trovo la collocazione attuale qui all'Aventino. Nello slargo di destra del parco, del resto, sorgeva un tempo un'altra fontana di Giacomo della Porta, quella originariamente pensata per la scomparsa piazza Montanara, poi trasferita nel 1973 a piazza San Simeone ai Coronari. Il Giardino degli Aranci è anche questo: un museo all'aperto di marmi migranti, pezzi di Roma smontati da un posto e rimontati in un altro.

Il belvedere del Giardino degli Aranci e la vista su San Pietro
Il belvedere è il motivo per cui il Giardino degli Aranci è finito su milioni di fotografie. Dal parapetto in fondo al viale centrale lo sguardo abbraccia in un colpo solo il Tevere che si piega sotto l'Aventino, i tetti di Trastevere, il Gianicolo sullo sfondo e, spostata sulla destra, la cupola di San Pietro che galleggia sopra la citta. Nelle sere limpide, quando il sole cala dietro il Gianicolo e la luce diventa arancione, il belvedere si riempie di gente seduta sul muretto in silenzio: è uno dei pochi punti di Roma dove il tramonto è ancora uno spettacolo gratuito e collettivo.
Il belvedere è oggi dedicato a Luigi Magni, lo sceneggiatore e regista romano dei film sul potere papalino e sulla Roma ottocentesca, come Nell'anno del Signore e In nome del Papa Re. La scelta non è casuale: la Roma di Magni, beffarda e popolare, è la stessa che si respira dall'Aventino guardando in basso verso il fiume e il rione Ripa. Il viale che porta al belvedere è invece intitolato a Nino Manfredi, l'attore ciociaro di origine e romano d'adozione che di Magni fu interprete prediletto. Camminare lungo il viale Manfredi fino al belvedere Magni è, senza cartelli che lo spieghino, un piccolo omaggio al cinema italiano.
Il gioco di prospettiva della cupola di San Pietro
C'è un effetto ottico che vale la pena provare di persona. Entrando nel parco e incamminandosi lungo il viale verso la cupola di San Pietro, invece di ingrandirsi la cupola sembra allontanarsi e rimpicciolirsi man mano che ci si avvicina al belvedere. È lo stesso paradosso percettivo che a Roma si ritrova in piu punti costruiti apposta: lungo la via Piccolomini, dove il Cupolone rimpicciolisce mentre si procede verso di lui, e soprattutto cento metri piu in la, al buco della serratura del Priorato di Malta.
Il Giardino degli Aranci e il buco della serratura del Priorato di Malta
A pochi passi dal parco, in piazza dei Cavalieri di Malta, si trova uno dei trucchi ottici piu celebri di Roma. Al civico 3, dietro il portale della Villa del Priorato di Malta, c'è una porta la cui serratura, se ci si china a guardarci dentro, inquadra la cupola di San Pietro perfettamente centrata in fondo a un viale di lecci potati a galleria. La piazza e il portale furono ridisegnati nel 1765 da Giovanni Battista Piranesi, l'incisore e architetto veneziano, che sostitui i filari esistenti con una siepe di alloro proprio per creare quell'effetto cannocchiale. Il risultato è che la cupola michelangiolesca, lontanissima, appare incorniciata e stranamente vicina.
La Villa Magistrale è dal 1834 sede di rappresentanza del Gran Maestro e del governo del Sovrano Ordine di Malta, che possiede questo luogo dal 1312. Guardare dentro la serratura non costa nulla e richiede solo un po' di pazienza per la fila, che nelle giornate di sole puo essere lunga. Chi ha appena osservato dal belvedere del Giardino degli Aranci la stessa cupola giocare con la distanza trova qui la versione concentrata e perfetta dello stesso scherzo prospettico.
Il consiglio che ti do per visitare Giardino degli Aranci
Il consiglio, dopo anni passati ad accompagnare gruppi sull'Aventino, è uno solo e vale piu di ogni altro: la scelta dell'ora. Il Giardino degli Aranci ha due volti completamente diversi. La mattina presto, appena aperto alle 7, è deserto, fresco, e la luce piena illumina San Pietro senza controluce: è il momento migliore per fotografare la cupola nitida e per godersi il parco in silenzio, magari abbinandolo alla visita di Santa Sabina che apre presto. Il tardo pomeriggio, invece, è il regno del tramonto e delle folle: nell'ora prima del calare del sole il belvedere si affolla, i posti sul muretto si conquistano con anticipo, e in estate ci si ritrova spalla a spalla con centinaia di persone e con qualche chitarra.
La mia opinione netta è questa: se cercate la fotografia da cartolina con il cielo rosa, mettete in conto la calca e arrivate almeno quaranta minuti prima del tramonto per prendere posto; se invece cercate la pace e la Roma vera, venite all'apertura e lasciate il tramonto ai turisti. Evitate a ogni costo l'ora centrale delle giornate estive: il parco ha poche panchine all'ombra, gli aranci non fanno chioma sufficiente, e il sole a picco toglie qualsiasi piacere alla passeggiata. Portate acqua, perche dentro il parco non ci sono bar, e non contate su servizi igienici, che mancano. Ultima cosa: il posto è gratuito e vive di rispetto reciproco, quindi niente frutti colti dagli alberi e niente musica ad alto volume che rovina il tramonto agli altri.
Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato
Tutti sanno che l'Aventino è uno dei sette colli di Roma, ma pochi ricordano che per secoli fu il colle degli esclusi e dei ribelli, e che il Giardino degli Aranci sorge proprio dentro quella memoria. Nella Roma repubblicana l'Aventino fu il colle della plebe: qui, secondo la tradizione, i plebei si ritirarono nella celebre secessione per protestare contro i patrizi, dando origine al modo di dire aventiniano, tornato in uso ventisei secoli dopo per l'Aventino parlamentare del 1924. Il colle restava a lungo fuori dal pomerio sacro della citta, terra di templi stranieri, di divinita plebee come Cerere, e di gente che non contava.
Questa vocazione appartata attraversa tutta la storia del luogo. Nel Medioevo l'Aventino si spopolo e si coperse di orti, vigne e conventi: mentre il resto di Roma si affollava nell'ansa del fiume, il colle restava campagna dentro le mura. Furono proprio quel silenzio e quell'isolamento a farne, nei secoli, il rifugio dei monaci e poi il quartiere elegante e riservato che è oggi, con le sue ville liberty nascoste dietro i muri. Il Giardino degli Aranci eredita tutto questo: è pubblico e affollato al tramonto, eppure conserva l'aria di un luogo un po' fuori dal mondo, come se il colle non avesse mai smesso di essere la Roma di chi vuole starsene per conto proprio.
La foto giusta da fare a Giardino degli Aranci
La foto che tutti cercano è ovvia: la cupola di San Pietro incorniciata dagli aranci, con il cielo del tramonto. Ma la foto giusta, quella che non fanno in mille, richiede un po' di mestiere. Primo: non mettetevi in fondo al viale insieme a tutti gli altri. Il punto migliore per la cupola è leggermente spostato sul lato destro del belvedere, dove un ramo di arancio puo entrare in primo piano e dare profondita all'inquadratura, con San Pietro sullo sfondo e il fiume in mezzo. Secondo: l'ora conta piu della composizione. Nella cosiddetta ora blu, i venti minuti dopo il tramonto quando il cielo diventa di un azzurro profondo e le prime luci della citta si accendono, la scena vale il doppio rispetto al pieno giorno.
C'è poi la foto meno scontata, quella orizzontale del muraglione e del parapetto con la gente affacciata in controluce: racconta il Giardino degli Aranci come luogo collettivo meglio di qualsiasi cartolina. E c'è la foto verticale del portale d'ingresso in piazza Pietro d'Illiria, con la sua cornice barocca, che pochi fotografano perche presi solo dal panorama. Un avvertimento pratico da chi ci è stato mille volte: al tramonto il belvedere è talmente pieno che una foto pulita senza teste in primo piano è quasi impossibile. Se la volete davvero, tornate all'alba. La luce del mattino su San Pietro, con il parco vuoto, regala scatti che nessun tramonto affollato potra mai dare.

Che cosa vedere intorno al Giardino degli Aranci
Il bello dell'Aventino è che tutto è raggiungibile a piedi in pochi minuti, e il Giardino degli Aranci è il punto di partenza ideale per una mezza giornata di passeggiata. Sul versante del colle che scende verso il Circo Massimo si stende il Roseto di Roma, il roseto comunale che da aprile a giugno esplode in migliaia di varieta di rose e che occupa, con memoria non casuale, un'area che fu per secoli il cimitero ebraico di Roma. Piu in basso ancora si apre la valle del Circo Massimo, l'antico circo per le corse dei carri, oggi grande prato archeologico e palcoscenico dei concerti estivi.
Verso il fiume, ai piedi dell'Aventino, si trova il Foro Boario con i suoi due templi repubblicani perfettamente conservati, e la chiesa di Santa Maria in Cosmedin con la celebre Bocca della Verita nel portico. Poco piu a sud, verso Testaccio, svettano la Piramide Cestia, tomba a forma di piramide di un magistrato romano del I secolo avanti Cristo, e il Cimitero Acattolico, dove riposano Keats e Shelley all'ombra della piramide stessa. In una sola giornata, partendo dal Giardino degli Aranci, si attraversano duemilacinquecento anni di Roma.
Il Giardino degli Aranci con i bambini
Il parco funziona bene con i bambini piccoli: gli spazi sono aperti e pianeggianti, non ci sono strade interne trafficate, e il viale centrale è perfetto per una corsa. Manca pero un'area giochi attrezzata, quindi non aspettatevi altalene o scivoli. Il divertimento, per i piu piccoli, è tutto nel gioco della cupola che si allontana lungo il viale e nel cercare l'albero misterioso dietro il muro di Santa Sabina. Passeggini e carrozzine entrano senza problemi dai tre ingressi, tutti a raso o con rampe. Un consiglio: evitate le ore centrali e portate merenda e acqua, perche dentro non si trova nulla.
Accessibilità del Giardino degli Aranci
Il Giardino degli Aranci è in gran parte pianeggiante e i vialetti sono in terra battuta compatta, percorribili anche in sedia a rotelle con un po' di attenzione dopo la pioggia. L'ingresso di piazza Pietro d'Illiria è il piu comodo per chi ha difficolta motorie, perche evita le pendenze del clivo di Rocca Savella. Il vero ostacolo non è il parco in se, ma la salita per arrivarci dal Circo Massimo, che è ripida: chi ha problemi di mobilita valuti un taxi fino a piazza Pietro d'Illiria, che vi arriva direttamente. Il belvedere è raggiungibile senza gradini.
Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia
Il primo grande avvenimento di questo luogo è la costruzione della fortezza Savelli tra il 1285 e il 1287, che fece dell'Aventino occidentale un caposaldo militare a controllo del Tevere e del porto di Roma. Da questa rocca la famiglia Savelli, che avrebbe dato alla Chiesa i papi Onorio III e Onorio IV, esercito per generazioni il proprio potere sul rione Ripa e sul traffico fluviale che risaliva dal mare. Il muraglione che ancora oggi delimita il parco è la cicatrice di quella stagione feudale.
Un secondo avvenimento, meno noto ma affascinante, appartiene ai primi anni del Settecento: nel giardino, allora di proprieta Ginnasi, si riuni per un periodo l'Accademia dell'Arcadia, la piu importante accademia letteraria della Roma barocca, in un teatro all'aperto costruito appositamente dall'architetto Giovan Battista Contini. Poeti e letterati recitavano versi tra questi stessi alberi, in un'anticipazione settecentesca di quel legame tra l'Aventino e lo spettacolo che sarebbe tornato due secoli dopo.
Il terzo avvenimento è la nascita stessa del parco pubblico nel 1932, quando il Governatorato di Roma esproprio l'orto ai domenicani e affido a Raffaele De Vico il progetto del nuovo belvedere. Fu un atto urbanistico preciso: dotare l'Aventino di una terrazza aperta a tutti, allo stesso modo del Pincio e del Gianicolo. Dieci anni dopo, nel 1942, il Comune sanci ufficialmente il nome di parco Savello, chiudendo il cerchio tra la fortezza medievale e il giardino moderno.
Il teatro estivo di Fiorenzo Fiorentini
Nella seconda meta del Novecento il Giardino degli Aranci fu per anni un palcoscenico. La piazza centrale del parco è oggi intitolata a Fiorenzo Fiorentini, l'attore, doppiatore e compositore romano che qui allesti per lungo tempo la sua stagione teatrale estiva, portando la commedia romanesca e il varieta all'aperto sotto le stelle dell'Aventino. Per una generazione di romani il nome Giardino degli Aranci era sinonimo di serate di teatro popolare, con il pubblico seduto tra gli alberi e la cupola di San Pietro come fondale naturale. L'intitolazione della piazza a Fiorentini, come quella del viale a Manfredi e del belvedere a Magni, ha reso il parco un piccolo pantheon del cinema e del teatro romano.
Chi è passato da Giardino degli Aranci
Il personaggio piu antico legato con certezza a questo luogo è San Domenico di Guzman, il fondatore dell'ordine domenicano, che all'inizio del Duecento visse nel convento di Santa Sabina, addossato al parco, e che la tradizione vuole abbia piantato nel chiostro l'arancio da cui prende senso l'intero giardino. Poco piu tardi, nel Trecento, la memoria del luogo si lega a Caterina da Siena: la santa, che a Roma passo gli ultimi mesi della sua vita e vi mori nel 1380, avrebbe colto proprio da quell'arancio le cinque arance candite donate a papa Urbano VI nel 1379.
La rocca fu il feudo dei Savelli, casata che diede alla Chiesa Onorio III, il papa che approvo l'ordine domenicano, e Onorio IV. Nei primi anni del Settecento passarono di qui, tra gli alberi del giardino Ginnasi, i poeti dell'Arcadia, l'accademia che riuniva i letterati piu in vista della Roma dei papi. E nel Novecento il parco è diventato la casa di tre grandi nomi dello spettacolo romano: Nino Manfredi, a cui è dedicato il viale, Luigi Magni, a cui è dedicato il belvedere, e Fiorenzo Fiorentini, a cui è dedicata la piazza dove per anni recito.
A questi si aggiunge la folla anonima e continua di romani e di viaggiatori che dal Settecento in poi salgono all'Aventino per lo stesso motivo: la vista. I viaggiatori del Grand Tour cercavano dai colli di Roma il panorama romantico sulla citta dei papi, e il belvedere dell'Aventino, con la sua cupola incorniciata dagli alberi, è la versione piu intima di quella ricerca. Oggi come allora, chi passa dal Giardino degli Aranci ci passa per guardare Roma dall'alto e portarsene via un'immagine.
Quando andare al Giardino degli Aranci
La stagione ideale è la primavera, tra aprile e giugno, quando la luce è lunga, il caldo ancora sopportabile e il vicino Roseto è in fiore: si abbinano le due visite in un'unica passeggiata. L'autunno regala tramonti spettacolari e parco meno affollato, con gli aranci carichi di frutti che nessuno puo cogliere. L'estate è la stagione piu turistica e piu calda: bellissima al tramonto, faticosa a mezzogiorno. L'inverno ha il vantaggio del parco quasi vuoto e di cieli limpidi, ma le giornate corte anticipano molto la chiusura, alle 18 da ottobre a febbraio.
Dentro la giornata, il consiglio resta quello di sempre: apertura alle 7 per la pace e la luce pulita su San Pietro, ultima ora prima del tramonto per l'atmosfera e la fotografia da cartolina, e da evitare le ore centrali dell'estate. Il fine settimana, soprattutto la domenica al tramonto, il belvedere raggiunge la sua massima affluenza: se cercate silenzio, scegliete un giorno feriale.



Il Giardino degli Aranci e gli altri belvedere di Roma
Roma ha tre grandi terrazze pubbliche sulla citta, e vale la pena sapere che cosa distingue il Giardino degli Aranci dalle altre due. Il Pincio, sopra piazza del Popolo, offre il panorama piu ampio e monumentale, con le cupole del centro storico allineate: è il belvedere piu scenografico e piu turistico. Il Gianicolo guarda Roma da ovest, piu in alto, con il colpo d'occhio piu vasto in assoluto e il cannone che spara a mezzogiorno. Il Giardino degli Aranci è il piu basso, il piu raccolto e il piu intimo dei tre: non domina tutta la citta, ma inquadra un dettaglio, la cupola di San Pietro sopra il fiume, e lo fa da dentro un recinto di alberi che gli altri due non hanno. È il belvedere che si sceglie quando si vuole guardare Roma da vicino, non da lontano.
Le illusioni ottiche di Roma vicine al Giardino degli Aranci
Il gioco della cupola che si allontana, che si prova entrando nel Giardino degli Aranci, fa parte di una piccola famiglia di illusioni prospettiche romane che vale la pena collezionare. La piu perfetta è, come detto, il buco della serratura del Priorato di Malta a due passi da qui. Ma altre due, in centro, meritano una deviazione. Alla Galleria Spada, vicino a Campo de' Fiori, si ammira la celebre galleria prospettica realizzata da Francesco Borromini nel 1653: un colonnato lungo appena 8,82 metri che, grazie a un abilissimo restringimento, sembra lungo quattro volte tanto, con in fondo una statua alta 60 centimetri che pare imponente.
A Campo Marzio, nella Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola, si trovano invece due inganni pittorici firmati da Andrea Pozzo alla fine del Seicento: la volta della navata dipinta in modo da sembrare aperta sul cielo, e soprattutto la finta cupola, un disco piatto dipinto in prospettiva che, visto dal punto giusto del pavimento, appare come una cupola vera che in realta non fu mai costruita. Chi si appassiona al gioco prospettico del Giardino degli Aranci trova in questi tre luoghi la sua naturale prosecuzione.
Il portale d'ingresso del Giardino degli Aranci
Il portale principale, quello di piazza Pietro d'Illiria, non è nato con il giardino: fu aggiunto nel 1937, cinque anni dopo l'apertura del parco, ed è anch'esso un pezzo di spoglio, come la fontana e il mascherone. Proviene da Villa Balestra, sulla via Flaminia, e fu rimontato qui per dare all'ingresso una cornice monumentale degna del belvedere. È un dettaglio che sfugge a quasi tutti: la maggior parte dei visitatori entra guardando gia il panorama in fondo al viale e non alza lo sguardo alla cornice che sta attraversando. Eppure quel portale racconta lo stesso metodo con cui fu costruito l'intero giardino: un montaggio sapiente di frammenti antichi e ottocenteschi rimessi insieme negli anni Trenta del Novecento per fabbricare, con pezzi presi altrove, un luogo che sembra sempre esistito.
Fermatevi un attimo, prima di infilarvi verso la vista, a guardare il portale da fuori e da dentro: è il biglietto da visita del parco e la chiave per capirlo. Il Giardino degli Aranci è un'opera di regia paesaggistica, non un reperto: tutto quello che vedete, dal portale alla fontana agli aranci allineati, è stato scelto e collocato con intenzione. Saperlo non toglie magia al luogo, la aggiunge, perche mostra quanto lavoro c'è dietro un posto che sembra semplicemente naturale.
Gli aranci amari del Giardino degli Aranci
Vale la pena spendere due parole sugli alberi che danno il nome al parco, perche quasi tutti li fotografano e quasi nessuno li conosce. Non sono aranci dolci da tavola, ma aranci amari, la specie che i botanici chiamano melangolo, la stessa da cui si ricavano la marmellata inglese e gli oli essenziali per profumeria. È una pianta rustica, resistente al freddo urbano di Roma, che fiorisce in primavera con la zagara bianca dal profumo intensissimo e porta frutti che restano sull'albero per gran parte dell'inverno, arancioni e lucidi ma durissimi e amarissimi. La scelta di questa specie non fu estetica soltanto: l'arancio amaro è l'albero simbolo degli orti monastici mediterranei, e piantarlo qui, dove un tempo coltivavano i domenicani, fu un modo per legare il giardino moderno alla sua memoria conventuale.
Chi visita il Giardino degli Aranci in primavera, tra marzo e maggio, trova gli alberi in fiore e l'aria carica del profumo della zagara: è forse il momento piu bello dell'anno, piu ancora del tramonto estivo. In autunno e in inverno, invece, gli alberi sono carichi di frutti che spiccano sul verde scuro delle foglie, e che nessuno puo raccogliere. La tentazione di staccarne uno è forte, ma oltre a essere vietato sarebbe inutile: crudo, l'arancio amaro è immangiabile. È bello proprio perche resta li, decorativo e intoccabile, a fare da cornice alla cupola di San Pietro.
Il rione Ripa e il fiume ai piedi del Giardino degli Aranci
Per capire davvero il Giardino degli Aranci conviene guardare in basso, verso il fiume, e ricordare che cosa c'era ai piedi del colle. Il rione Ripa, quello in cui si trova il parco, prende nome dalla ripa, cioe dalla riva del Tevere, e per secoli fu il rione del porto di Roma. Ai piedi dell'Aventino, dove oggi corre il Lungotevere, si stendeva il porto di Ripa Grande, l'approdo fluviale dove attraccavano le barche che risalivano il fiume dal mare di Ostia cariche di grano, vino, marmi e mercanzie. L'Aventino fortificato dei Savelli sorvegliava proprio quel traffico: chi controllava il colle controllava l'ingresso delle merci in citta.
Questa vocazione portuale, oggi cancellata dai muraglioni ottocenteschi che imbrigliano il Tevere, spiega perche una fortezza sorse esattamente qui e perche il belvedere guarda in quella direzione. Il panorama che si gode dal parapetto non è un panorama qualunque scelto per la sua bellezza: è il punto di vedetta di una rocca medievale, il luogo da cui si vedeva arrivare tutto cio che entrava a Roma dal fiume. Quando ci si affaccia al tramonto sul Tevere e su Trastevere, si guarda dallo stesso spigolo di muro da cui i Savelli tenevano d'occhio il loro porto. Il romanticismo della vista è nato da una ragione militarissima.
Consigli pratici per la visita al Giardino degli Aranci
Qualche indicazione concreta, da chi ci accompagna gente da anni. Portate acqua: dentro il parco non c'è nulla, e la salita dal Circo Massimo in estate mette sete. Mettete scarpe comode, perche la salita e i vialetti in terra battuta non amano i tacchi. Se venite per il tramonto in alta stagione, arrivate con largo anticipo per conquistare un posto sul muretto del belvedere, che al calare del sole diventa il bene piu conteso del parco. Se invece potete scegliere, preferite un giorno feriale e la prima mattina: il parco vuoto all'apertura vale piu di qualsiasi tramonto affollato.
Un abbinamento che funziona sempre: Santa Sabina appena aperta al mattino, poi il Giardino degli Aranci per la vista, poi cento metri fino al buco della serratura del Priorato di Malta, e infine la discesa verso il Roseto e il Circo Massimo. È una mezza giornata sull'Aventino che tiene insieme una basilica paleocristiana, un belvedere, un'illusione ottica famosa e un roseto, senza mai prendere un mezzo. Chi vuole allungare scende fino alla Bocca della Verita e al Foro Boario, ai piedi del colle, e chiude il giro sul Tevere all'altezza dell'Isola Tiberina.
Domande veloci su Giardino degli Aranci
Quanto costa entrare al Giardino degli Aranci?
Niente. L'ingresso al Giardino degli Aranci, cioe al parco Savello, è libero e gratuito. Non c'è biglietteria, non serve prenotare e non ci sono tornelli: si entra da uno dei tre accessi negli orari di apertura.
Quali sono gli orari del Giardino degli Aranci?
Gli orari variano con la stagione: da ottobre a febbraio dalle 7 alle 18, a marzo e a settembre dalle 7 alle 20, da aprile ad agosto dalle 7 alle 21. Conviene comunque verificare gli orari aggiornati sul sito ufficiale della Sovrintendenza Capitolina prima della visita, perche possono cambiare.
Come si arriva al Giardino degli Aranci?
Il modo piu semplice è la metro B fino a Circo Massimo, poi dieci minuti a piedi in salita fino a piazza Pietro d'Illiria. In alternativa, i bus 81, 160 e 628 e il tram 3 fermano nella zona del Circo Massimo, da cui si sale a piedi.
Dove si trova il Giardino degli Aranci?
Sul colle Aventino, nel rione Ripa, con ingresso principale in piazza Pietro d'Illiria e altri due accessi in via di Santa Sabina e sul clivo di Rocca Savella.
Perche si chiama Giardino degli Aranci?
Per gli aranci amari che vi sono piantati, richiamo all'antico orto dei frati domenicani di Santa Sabina. Il nome ufficiale negli atti comunali è pero parco Savello, dalla fortezza medievale dei Savelli.
Si possono cogliere le arance del Giardino degli Aranci?
No, è vietato. Gli aranci sono ornamentali e i frutti sono amari e immangiabili crudi. L'albero della leggenda, quello di San Domenico, non è nel parco ma nel chiostro di Santa Sabina, visibile solo attraverso una fessura nel muro.
Qual è l'ora migliore per visitare il Giardino degli Aranci?
Dipende da cosa cercate: l'apertura alle 7 per pace e luce pulita su San Pietro, l'ultima ora prima del tramonto per l'atmosfera e le foto da cartolina. Le ore centrali dell'estate sono da evitare per il caldo e la scarsita di ombra.
Si vede il tramonto dal Giardino degli Aranci?
Si, ed è uno dei tramonti piu celebri di Roma. Dal belvedere il sole cala dietro il Gianicolo e illumina la cupola di San Pietro e il Tevere. Al tramonto pero il belvedere è molto affollato, soprattutto nei fine settimana.
Il Giardino degli Aranci è adatto ai bambini?
Si, gli spazi sono aperti e pianeggianti e sicuri, ma non c'è area giochi attrezzata. Portate acqua e merenda, perche dentro il parco non ci sono bar.
Il Giardino degli Aranci è accessibile in sedia a rotelle?
Il parco è in gran parte pianeggiante con vialetti in terra battuta compatta. L'accesso di piazza Pietro d'Illiria è il piu comodo. L'ostacolo maggiore è la salita per arrivarci dal Circo Massimo, superabile con un taxi fino all'ingresso.
C'è un bar o un bagno dentro il Giardino degli Aranci?
No, dentro il parco non ci sono bar ne servizi igienici. Conviene organizzarsi prima, nei locali della zona del Circo Massimo o dell'Aventino.
Quanto dura la visita al Giardino degli Aranci?
Il parco in se si gira in venti o trenta minuti. Con la sosta al belvedere per il tramonto e l'aggiunta di Santa Sabina e del buco della serratura di Malta si arriva facilmente a una mezza giornata sull'Aventino.
Serve prenotare per il Giardino degli Aranci?
No, non serve alcuna prenotazione. È un parco pubblico ad accesso libero: si entra e basta negli orari di apertura.
Si possono portare i cani al Giardino degli Aranci?
Si, i cani sono ammessi al guinzaglio, come nella maggior parte dei parchi pubblici romani. È buona norma raccogliere le deiezioni e rispettare le aiuole con gli aranci.
Ci si puo sposare o fare foto di matrimonio al Giardino degli Aranci?
Il parco è una delle location piu richieste per i servizi fotografici, grazie al panorama. Per riprese professionali e cerimonie possono servire autorizzazioni della Sovrintendenza Capitolina: conviene informarsi in anticipo presso gli uffici competenti.
Che differenza c'è tra il Giardino degli Aranci e il Roseto di Roma?
Sono due giardini vicini ma diversi: il Giardino degli Aranci è un belvedere alberato sulla sommita dell'Aventino, aperto tutto l'anno; il Roseto comunale scende sul versante verso il Circo Massimo ed è visitabile soprattutto in primavera, quando le rose sono in fiore.
Il Giardino degli Aranci è lo stesso del buco della serratura?
No, ma sono vicinissimi. Il buco della serratura è nella piazza dei Cavalieri di Malta, cento metri oltre il parco, dietro il portale della Villa del Priorato di Malta. Da li si vede la cupola di San Pietro incorniciata da una siepe di alloro.
Qual è il nome vero del Giardino degli Aranci?
Il nome ufficiale è parco Savello, assegnato dal Comune di Roma nel 1942 in ricordo della fortezza medievale dei Savelli. Giardino degli Aranci è il nome popolare, nato dagli alberi.
Chi ha progettato il Giardino degli Aranci?
Il parco come si vede oggi fu disegnato nel 1932 dall'architetto Raffaele De Vico, autore di molti interventi del verde pubblico romano. Fu lui a dargli l'impianto simmetrico con il viale centrale in asse con il belvedere sul fiume.
Perche la cupola di San Pietro sembra allontanarsi dal Giardino degli Aranci?
È un effetto ottico di prospettiva: camminando lungo il viale centrale verso il belvedere, la cupola lontana sembra rimpicciolire invece di ingrandirsi. Lo stesso paradosso, costruito ad arte, si trova al buco della serratura del Priorato di Malta a pochi passi da qui e lungo la via Piccolomini.
Il Giardino degli Aranci è aperto tutto l'anno?
Si, è aperto ogni giorno tutto l'anno, con orari che cambiano di stagione: si chiude alle 18 in inverno e fino alle 21 in piena estate. Non ci sono giorni di chiusura settimanale.
Che cosa si vede dal belvedere del Giardino degli Aranci?
Dal parapetto si abbracciano il Tevere, i tetti di Trastevere, il Gianicolo sullo sfondo e la cupola di San Pietro sulla destra. Al tramonto il sole cala dietro il Gianicolo e accende di arancione tutta la scena.
Si puo fare un picnic al Giardino degli Aranci?
Sui prati è consentito sedersi e fare una merenda leggera, con il buon senso di non lasciare rifiuti e di rispettare le aiuole con gli aranci. Non ci sono cestini abbondanti ne fontanelle dentro il parco, quindi conviene portare via cio che si porta dentro. Nelle sere d'estate il belvedere è molto affollato: il picnic riesce meglio la mattina o nel primo pomeriggio, quando c'è spazio.
Qual è la stagione migliore per il Giardino degli Aranci?
La primavera, tra aprile e giugno, quando gli aranci sono in fiore e il vicino Roseto è aperto e in piena fioritura: si visitano insieme in una sola passeggiata. L'autunno regala tramonti nitidi e meno folla, l'inverno cieli limpidi ma chiusura anticipata alle 18.
Un'ultima cosa, da chi su questo belvedere ha portato piu gruppi di quanti ne ricordi: il Giardino degli Aranci non si merita di essere ridotto a fotografia veloce al tramonto tra la folla. Salite una mattina presto, quando il cancello si apre e non c'è nessuno, e sedetevi in silenzio davanti a San Pietro con l'odore degli aranci amari intorno. È in quel momento, non tra i selfie della sera, che si capisce perche i romani chiamano questo posto il balcone piu bello dell'Aventino.
Articolo scritto dalla redazione di TourLeaderPro, contattali per Tour ed Esperienze Private/Aziendali/V.I.P.
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