Proponi un eventoAccediIl mio viaggio

Casa dei Cavalieri di Rodi

La Casa dei Cavalieri di Rodi è uno degli edifici più singolari del centro di Roma: un palazzo quattrocentesco costruito sopra le rovine del Foro di Augusto, affacciato con una loggia dipinta sulla valle dei Fori Imperiali, sede da secoli del priorato romano dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, quello che il mondo conosce oggi come Sovrano Militare Ordine di Malta. Si trova a pochi metri dai Mercati di Traiano e dal Foro di Traiano, in piazza del Grillo, in quell’angolo del rione Monti dove la città medievale si è letteralmente arrampicata sopra quella imperiale senza mai davvero cancellarla. Ed è, insieme, uno dei luoghi meno accessibili di Roma: non ha un ingresso con biglietteria, non si visita passando di lì per caso, e la sua loggia, che regala una delle vedute più straordinarie sui Fori, resta per la maggior parte dei romani una cosa di cui si è sentito parlare e basta. Le righe che seguono raccontano che cosa c’è sotto l’edificio, come è diventato quello che è, che cosa si vede dentro e, soprattutto, come stanno davvero le cose sull’accesso, che è il punto su cui in rete circolano le informazioni più confuse.

Dove si trova la Casa dei Cavalieri di Rodi e come arrivarci

La Casa dei Cavalieri di Rodi ha il suo ingresso in piazza del Grillo, al civico 1, nel rione Monti, e il corpo dell’edificio si allunga fino ad affacciarsi direttamente sull’area archeologica del Foro di Augusto, lungo via dei Fori Imperiali. È una posizione che confonde chi la cerca per la prima volta, perché il monumento si vede benissimo dal basso, dalla passeggiata dei Fori, ma vi si entra dall’alto, da una piazzetta silenziosa che si raggiunge salendo dalla parte opposta, dal versante di largo Magnanapoli e della salita del Grillo.

L’indirizzo e il dislivello che inganna

Piazza del Grillo è una piazzetta minuscola, poco più di uno slargo, incastrata fra la salita del Grillo e via Tor de’ Conti, alle spalle dei Fori. Il dislivello fra il piano dei Fori Imperiali e il piano della piazza è di diversi metri: è esattamente la quota che nei secoli si è formata con i crolli, gli interri e le ricostruzioni sopra il livello antico. Chi arriva da via dei Fori Imperiali e cerca un portone lungo la strada non lo trova, perché quel lato dell’edificio è la facciata sui Fori, quella con la loggia, e non ha ingressi. Bisogna risalire verso via Tor de’ Conti oppure arrivare dall’alto, da largo Magnanapoli, e scendere la salita del Grillo.

A piedi dal centro

Dal Campidoglio e da piazza Venezia si arriva in dieci minuti scarsi: si prende via dei Fori Imperiali e si sale verso destra all’altezza dei Mercati di Traiano, oppure si imbocca via Tor de’ Conti dal lato del Foro di Nerva. Dal Colosseo la passeggiata è di circa un quarto d’ora lungo via dei Fori Imperiali, con la valle archeologica sulla sinistra per tutto il percorso. Chi arriva dal quartiere Monti, da via Panisperna o da via Madonna dei Monti, scende verso via Tor de’ Conti e si trova alla base della salita del Grillo in pochi minuti.

Con i mezzi pubblici

La fermata della metropolitana più comoda è Cavour, sulla linea B, da cui si cammina per circa dieci minuti attraversando il cuore di Monti; in alternativa, sempre sulla linea B, la fermata Colosseo, a un quarto d’ora a piedi lungo via dei Fori Imperiali. Molte linee di autobus che attraversano il centro fermano a piazza Venezia e in via dei Fori Imperiali, e da entrambe si raggiunge la zona a piedi senza difficoltà. Gli orari e i percorsi delle linee cambiano con una certa frequenza, quindi conviene controllare il percorso aggiornato il giorno stesso.

Che cosa si vede da fuori, senza entrare

Anche chi non riesce a entrare può vedere una parte consistente dell’edificio dall’esterno, e vale la pena saperlo. Dalla passeggiata di via dei Fori Imperiali, guardando verso l’alto in direzione del Foro di Augusto, si distingue chiaramente la loggia ad arcate che corona il lato dell’edificio rivolto verso gli scavi: è il pezzo di architettura quattrocentesca che chiude visivamente l’area archeologica verso monte. Dall’altro lato, in piazza del Grillo, si osservano il grande arco d’ingresso, la finestra crociata che lo sormonta e i muri in blocchi di peperino del recinto augusteo inglobati nella muratura medievale.

La Casa dei Cavalieri di Rodi al Foro di Augusto
La loggia della Casa dei Cavalieri di Rodi, affacciata sul Foro di Augusto. Foto di Mister No, licenza CC BY 3.0, via Wikimedia Commons.

Come si visita la Casa dei Cavalieri di Rodi: il punto decisivo

La Casa dei Cavalieri di Rodi non è un museo ad ingresso libero e non ha una biglietteria aperta al pubblico: è una sede istituzionale in uso all’Ordine di Malta, e vi si entra soltanto in visita accompagnata, su prenotazione, oppure in occasione di aperture straordinarie. Questo è il dato che conta più di ogni altro, e conviene fissarlo prima di programmare qualunque cosa, perché in rete il luogo compare spesso negli elenchi dei monumenti di Roma come se fosse un sito visitabile a piacere, cosa che non è mai stata.

Il canale ufficiale: gruppi accompagnati su prenotazione

Le schede della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e del servizio informativo comunale indicano da anni la stessa modalità: visite riservate a gruppi accompagnati, con un numero massimo di partecipanti contenuto (le fonti comunali parlano di venticinque persone), prenotazione obbligatoria attraverso il contact center di Roma Capitale, e turni collocati nella mattina di due giorni infrasettimanali. Alcune di queste schede riportano anche una tariffa d’ingresso di pochi euro, con riduzioni e gratuità per i residenti nel territorio metropolitano. Si tratta di informazioni pubblicate da fonti istituzionali, ma sono pagine che vengono aggiornate di rado: giorni, orari e tariffe vanno considerati un punto di partenza da confermare, non un dato garantito.

Perché non basta presentarsi in piazza del Grillo

Il singolo visitatore che si presenta al portone senza prenotazione non entra. L’impostazione del luogo è quella del gruppo accompagnato: la prenotazione si fa in anticipo e la visita si svolge con un accompagnatore, lungo un percorso definito che tocca gli ambienti aperti al pubblico e non tutto l’edificio, dato che una parte è occupata dagli uffici e dalle attività dell’associazione che vi ha sede. È la ragione per cui moltissimi romani che passano davanti ai Fori ogni giorno non ci sono mai entrati.

La strada più realistica: le aperture straordinarie

Nella pratica, il modo più semplice per riuscire a entrare senza organizzare un gruppo proprio è aggregarsi a una visita organizzata da un’associazione culturale o approfittare di un’apertura straordinaria. La Casa dei Cavalieri di Rodi compare con una certa regolarità nel programma di Open House Roma, la manifestazione di primavera che apre per un fine settimana edifici normalmente chiusi, con visite su prenotazione e turni a numero chiuso; è stata inserita in giornate dedicate ai possessori della MIC Card, la tessera annuale dei musei civici; ed è proposta periodicamente da associazioni e guide abilitate che acquistano il turno e lo rivendono ai singoli, con costi che in questo caso comprendono la guida e possono arrivare a qualche decina di euro a persona. Il sito di Open House Roma descrive esplicitamente l’edificio come non normalmente aperto al pubblico.

Che cosa conviene fare, concretamente

Chi vuole entrare deve muoversi con anticipo e su due binari. Il primo è il canale istituzionale: contattare il servizio informativo di Roma Capitale, chiedere se le visite accompagnate sono attive in quel periodo, con quali giorni, orari e costi, e come si prenota. Il secondo è tenere d’occhio i calendari delle associazioni culturali romane e il programma di Open House Roma, dove le date compaiono con settimane di anticipo e si esauriscono in fretta. Programmare la visita per un giorno preciso senza aver prima confermato il turno è il modo più sicuro per restare fuori.

Una nota di onestà sulle informazioni in circolazione

Le fonti consultate non concordano su tutto. Alcune pagine istituzionali indicano visite nelle mattine di martedì e giovedì con due turni e un biglietto di pochi euro; altre pagine, altrettanto attendibili, presentano il luogo come chiuso al pubblico salvo aperture eccezionali. Le due descrizioni non sono necessariamente in contraddizione, perché il regime dei gruppi accompagnati su prenotazione non è un’apertura al pubblico nel senso comune del termine. Resta il fatto che nessuna informazione trovata online va data per certa senza una conferma diretta: la disponibilità dipende dall’Ordine, che è l’ente che usa l’edificio, e può variare in base agli impegni istituzionali, ai lavori in corso e ai periodi dell’anno.

Che cosa c’è sotto: il Foro di Augusto e la stratificazione

La Casa dei Cavalieri di Rodi poggia fisicamente sulle strutture del Foro di Augusto, il secondo dei Fori Imperiali, inaugurato nel 2 avanti Cristo insieme al tempio di Marte Ultore che ne occupava il fondo. Non si tratta di una vicinanza generica: l’edificio quattrocentesco riutilizza murature antiche, ingloba blocchi del recinto augusteo e conserva nei livelli inferiori ambienti di età romana. È questo che rende il luogo interessante ben oltre la sua architettura rinascimentale.

Il Foro di Augusto in due parole

Augusto aveva fatto voto di un tempio a Marte Ultore, Marte Vendicatore, prima della battaglia di Filippi del 42 avanti Cristo, quella in cui insieme ad Antonio sconfisse i cesaricidi. Il tempio e la piazza che lo accoglieva furono inaugurati nel 2 avanti Cristo, quando il complesso non era ancora del tutto ultimato. Il foro si estendeva su un’area di circa centoventi metri per centoventi, con una piazza rettangolare, portici laterali e due grandi esedre semicircolari che ospitavano un ciclo di statue di personaggi storici, da Enea ai re di Alba Longa fino agli uomini illustri della Repubblica: un programma figurativo che collegava la famiglia di Augusto alle origini mitiche di Roma.

Il muro in peperino che si vede ancora

L’elemento più impressionante del Foro di Augusto sopravvissuto fino a oggi è il muro perimetrale in opera quadrata di peperino e pietra gabina, alto secondo le ricostruzioni una trentina di metri, che separava il complesso monumentale dal quartiere popolare della Suburra alle spalle. Serviva da confine di proprietà e insieme da barriera antincendio, perché la Suburra era un dedalo di casamenti in cui il fuoco si propagava con facilità. Quel muro è ancora in piedi per buona parte della sua altezza, e lo si vede perfettamente dalla passeggiata dei Fori: la Casa dei Cavalieri di Rodi si appoggia proprio all’estremità di questo sistema murario.

Gli ambienti antichi nei livelli inferiori

Nei livelli inferiori dell’edificio si conservano strutture di età romana: pilastri e arcate in travertino di un ambiente porticato antico, che le descrizioni correnti riconducono a un cortile o atrio di una costruzione romana anteriore o contemporanea al foro. Su questi ambienti fu ricavata, dopo la seconda guerra mondiale, la cappella dedicata a San Giovanni Battista, patrono dell’Ordine, che oggi è una delle tappe del percorso di visita. Alcune fonti divulgative attribuiscono la casa romana sottostante a Sesto Pompeo: è una identificazione che circola nelle guide ma che non risulta sostenuta da prove epigrafiche, e va quindi presa come tradizione erudita più che come dato archeologico.

Dal monastero di San Basilio ai Cavalieri di San Giovanni

Prima di essere dei Cavalieri, questo luogo fu di monaci. Le ricostruzioni storiche concordano nel collocare fra il IX e l’XI secolo la fondazione di una chiesa e di un monastero dedicati a San Basilio sul podio del tempio di Marte Ultore, in un’epoca in cui i grandi complessi imperiali erano ormai ruderi e le comunità religiose si installavano stabilmente sulle loro rovine, usandone le murature come fondazione già pronta.

I monaci basiliani sul podio del tempio

La comunità era di rito greco, legata alla regola di San Basilio, e la sua presenza in questo punto della città non è un caso isolato: nella Roma altomedievale le fondazioni di monaci orientali erano numerose, soprattutto nelle zone del centro antico ormai spopolate. La chiesa di San Basilio, poi detta anche Santa Maria in Campo Carleo o con altre denominazioni a seconda delle fonti e delle epoche, occupava una posizione dominante sul dislivello, esattamente come oggi la occupa la loggia dei Cavalieri. Della chiesa medievale restano frammenti di affreschi, recuperati durante i lavori del Novecento e ricollocati in uno degli ambienti interni dell’edificio.

L’arrivo dei Cavalieri di San Giovanni

Nel corso del XIII secolo il complesso passò all’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, nato in Terrasanta nell’XI secolo come confraternita dedita all’assistenza dei pellegrini e trasformatosi poi in ordine religioso e militare. Diverse fonti indicano il 1230 circa come momento del passaggio; il consolidamento definitivo del priorato romano in questa sede viene collocato nei primi decenni del Trecento, con l’indicazione ricorrente del 1312, l’anno in cui la soppressione dell’Ordine del Tempio trasferì agli Ospitalieri un’enorme quantità di beni in tutta Europa.

Perché si chiamano Cavalieri di Rodi

Il nome dell’edificio fotografa un momento preciso della storia dell’Ordine. Dopo la caduta di Gerusalemme e la perdita definitiva delle basi in Terrasanta, gli Ospitalieri conquistarono Rodi all’inizio del Trecento e vi stabilirono il proprio quartier generale per oltre due secoli: da lì il nome di Cavalieri di Rodi. Nel 1522, dopo un assedio lunghissimo, Solimano il Magnifico li costrinse ad abbandonare l’isola; nel 1530 Carlo V concesse loro Malta, e da quel momento il mondo li conosce come Cavalieri di Malta. Il palazzo romano ha conservato il nome della fase intermedia, quella rodiota, che è anche quella in cui fu rifatto.

Il rifacimento quattrocentesco del cardinale Marco Barbo

L’aspetto che l’edificio ha oggi nasce da un cantiere della seconda metà del Quattrocento, avviato quando papa Paolo II affidò al nipote, il cardinale Marco Barbo, l’amministrazione del priorato romano dei Cavalieri di San Giovanni. Le fonti istituzionali collocano l’incarico nel 1466 e i lavori principali negli anni immediatamente successivi, con una forbice che la maggior parte delle ricostruzioni fissa fra il 1467 e il 1470.

Chi era Marco Barbo

Marco Barbo, veneziano, era cugino o nipote di Pietro Barbo, salito al soglio pontificio nel 1464 con il nome di Paolo II: le fonti oscillano sul grado esatto di parentela, che nella pratica curiale dell’epoca contava meno del fatto di appartenere alla stessa famiglia. Uomo di cultura, patriarca di Aquileia, legato pontificio in missioni delicate, fu uno dei cardinali più influenti del suo tempo. Il papa gli affidò l’amministrazione del priorato gerosolimitano di Roma, un incarico che comportava la gestione di un patrimonio considerevole e che, secondo una prassi diffusissima, veniva assegnato a ecclesiastici estranei all’Ordine.

Le maestranze arrivate da Palazzo Venezia

Il dettaglio più illuminante del cantiere riguarda chi materialmente lo eseguì. Le ricostruzioni correnti ritengono che Barbo si sia servito delle stesse maestranze impegnate nel grande cantiere di famiglia, quello del palazzo che Pietro Barbo stava costruendo accanto alla basilica di San Marco e che sarebbe diventato Palazzo Venezia. È una parentela che si legge nelle forme: le finestre della Casa dei Cavalieri di Rodi, con i loro profili e le loro cornici, rimandano a quelle del palazzo di piazza Venezia, e l’impianto complessivo appartiene alla stessa stagione del primo Rinascimento romano.

Un punto su cui le fonti divergono

Sull’attribuzione dei lavori non tutte le ricostruzioni dicono la stessa cosa. La quasi totalità delle fonti istituzionali collega il rifacimento a Marco Barbo; alcune trattazioni divulgative collocano però l’intervento sulla loggia nel priorato di Giovanni Battista Orsini, personaggio dell’Ordine attivo nello stesso torno d’anni. È possibile che i due nomi si riferiscano a fasi diverse dello stesso cantiere o a ruoli diversi, quello del committente e quello del titolare della carica, ma la questione non è chiarita in modo univoco dalle fonti accessibili online e va segnalata come tale.

La loggia affacciata sui Fori: il pezzo forte

La loggia della Casa dei Cavalieri di Rodi è un lungo portico coperto, aperto ad arcate, che corre lungo il lato dell’edificio rivolto verso l’area archeologica del Foro di Augusto e ha le pareti interne interamente dipinte. È l’elemento che rende il palazzo un caso unico a Roma: non un belvedere ricavato in un secondo momento, ma uno spazio architettonico progettato nel Quattrocento per guardare le rovine antiche.

Quante arcate: un dato su cui le fonti non concordano

Qui va detta una cosa con chiarezza, perché è il punto su cui le descrizioni in circolazione si contraddicono apertamente. Diverse fonti, fra cui pagine turistiche istituzionali e trattazioni divulgative, descrivono una loggia a cinque arcate; la scheda della Sovrintendenza Capitolina e altre descrizioni parlano invece di una loggia a otto arcate. La spiegazione più probabile è che si contino elementi diversi, per esempio le sole arcate del fronte principale in un caso e l’intero sviluppo del portico comprese le campate di ritorno nell’altro, ma nessuna delle fonti consultate lo dice esplicitamente. Chi cerca il dato esatto farà bene a verificarlo sul posto o presso la Sovrintendenza, perché la discrepanza è reale e non risolvibile da lontano.

Gli affreschi: giardini, paesaggi, imperatori

Le pareti della loggia sono decorate da un ciclo dipinto che le descrizioni concordano nel riferire a due registri tematici: da un lato paesaggi e giardini, con alberi, frutti, campagne e animali, una vegetazione dipinta che prolungava idealmente la veduta reale; dall’altro una serie di medaglioni con ritratti di imperatori, coerenti con il luogo, dato che la loggia guarda letteralmente sul foro di un imperatore. L’insieme è un esempio di quel gusto quattrocentesco per la decorazione all’antica che stava rifondando il linguaggio figurativo romano.

L’attribuzione alla cerchia di Mantegna

La scheda della Sovrintendenza Capitolina e diverse descrizioni riferiscono i medaglioni con gli imperatori alla cerchia di Andrea Mantegna. È un’attribuzione che va riportata per quello che è: una proposta di ambito, non una paternità documentata. Mantegna fu a Roma fra il 1488 e il 1490, chiamato da Innocenzo VIII per affrescare una cappella in Vaticano poi distrutta, quindi dopo la fase Barbo; l’ipotesi riguarda pittori formati nel suo ambiente padovano e mantovano più che la sua mano. Chi legge una guida che dà gli affreschi come opera di Mantegna sta leggendo una semplificazione.

Le fioriture e i danni: la fuliggine delle candele

Un dettaglio che colpisce chi entra è lo stato di alcune superfici dipinte, annerite in più punti. La spiegazione corrente è concreta e poco romantica: nei secoli in cui l’edificio fu abitato da una comunità religiosa femminile, le monache chiusero con tramezzi alcune campate della loggia per ricavarne piccoli ambienti, e l’illuminazione prolungata a candela depositò fuliggine sugli affreschi. È il tipo di danno che racconta l’uso reale di un edificio meglio di qualunque descrizione architettonica.

Perché la loggia è un belvedere eccezionale

Il punto in cui si apre la loggia è geometricamente privilegiato: si trova sul bordo alto della valle dei Fori, a una quota che domina il Foro di Augusto e permette di abbracciare con lo sguardo il Foro di Nerva, i Mercati di Traiano, la Torre delle Milizie e, in lontananza, il profilo del Colosseo. Non esiste a Roma un altro punto coperto, storico e dipinto che offra questa inquadratura: le terrazze dei Mercati di Traiano si avvicinano per ampiezza di veduta ma sono spazi archeologici, non stanze rinascimentali affacciate sull’antico.

Le sale interne: Salone d’Onore, Sala Bizantina, Sala della Loggetta

Il percorso di visita, quando è possibile farlo, attraversa un numero contenuto di ambienti di rappresentanza, ciascuno con una propria identità precisa. Le descrizioni disponibili concordano nell’indicare tre sale principali, più la loggia e la cappella nei livelli inferiori.

Il Salone d’Onore

È l’ambiente di ricevimento principale, coperto da un soffitto ligneo a travi, con le pareti decorate e con le bandiere e le insegne dell’Ordine. Vi sono esposte due grandi carte geografiche, che rappresentano i possedimenti mediterranei dell’Ordine e le isole di Rodi e di Malta: due oggetti che raccontano meglio di qualunque testo che cosa fosse l’Ordine di San Giovanni in età moderna, cioè una potenza navale con un territorio, una flotta e una politica estera. Il soffitto ligneo è uno degli elementi quattrocenteschi meglio conservati dell’edificio.

La Sala Bizantina

Il nome deriva dai frammenti di affreschi di età medievale che vi sono conservati, riferiti alla perduta chiesa di San Basilio che occupava il sito prima dell’arrivo dei Cavalieri. Sono pitture che le descrizioni collocano nel Duecento e che furono recuperate durante i lavori novecenteschi, quando la demolizione delle strutture conventuali riportò alla luce lacerti murari altrimenti destinati a sparire. È la stanza in cui la fase più antica dell’edificio, quella monastica, torna visibile.

La Sala della Loggetta

È l’ambiente che fa da cerniera fra il palazzo e l’archeologia: vi sono conservati e in parte ricomposti frammenti architettonici e scultorei provenienti dal Foro di Augusto, fra cui elementi della trabeazione e riproduzioni delle cariatidi che ornavano l’attico dei portici del foro, insieme al motivo della testa di Giove Ammone che si alternava alle figure femminili. Le fonti divergono su quali di questi elementi siano originali e quali calchi o ricostruzioni: una parte delle cariatidi esposte nel percorso è descritta come riproduzione. La sala conserva anche un camino e un affresco con una Crocifissione.

La cappella di San Giovanni Battista

Nei livelli inferiori, ricavata dentro un ambiente porticato di età romana con arcate su pilastri in travertino, si trova la cappella dedicata a San Giovanni Battista, patrono dell’Ordine. Non è un ambiente medievale: fu realizzata dopo il ritorno dell’Ordine nell’edificio, nella seconda metà degli anni Quaranta del Novecento, con altare in marmi policromi e opere di scultura del Novecento, e vi furono ricollocati affreschi staccati da edifici demoliti nella zona durante i lavori degli anni Venti e Trenta. È un caso di continuità liturgica costruita in epoca contemporanea dentro un contenitore antico.

Una curiosità sulla Casa dei Cavalieri di Rodi

La curiosità più gustosa riguarda il nome stesso dell’edificio, che fotografa un indirizzo che l’Ordine non ha più da cinque secoli. I Cavalieri persero Rodi nel 1522, dopo un assedio durato mesi, e da allora hanno avuto per sede Malta, poi Messina, Catania, Ferrara e infine Roma. Eppure il palazzo romano si chiama ancora Casa dei Cavalieri di Rodi: il nome si è cristallizzato sulla fase in cui l’edificio assunse la sua forma attuale, e nessuno lo ha più cambiato. È come se una casa continuasse a portare il cognome di chi ci ha fatto i lavori, non di chi ci abita.

C’è poi un secondo livello di curiosità, che riguarda il rapporto fra l’Ordine e la città. L’Ordine di Malta è un soggetto di diritto internazionale senza territorio, che intrattiene relazioni diplomatiche con più di cento Stati e batte moneta e francobolli propri, e a Roma dispone di due sedi celebri, il Palazzo Magistrale di via dei Condotti e la Villa del Priorato di Malta sull’Aventino. La Casa dei Cavalieri di Rodi non è però una di quelle due sedi extraterritoriali: la sua condizione giuridica è diversa, ed è il punto che genera più fraintendimenti.

Una cosa che non ti dice nessuno sulla Casa dei Cavalieri di Rodi

La cosa che quasi nessuna guida chiarisce è che l’edificio non appartiene all’Ordine di Malta. La Casa dei Cavalieri di Rodi è di proprietà pubblica, del Comune di Roma, che dal 1946 la concede in uso all’associazione italiana dei cavalieri dell’Ordine. È una distinzione che sembra formale e invece spiega tutto il resto: spiega perché le visite si prenotano attraverso il servizio informativo del Comune e non attraverso l’Ordine, perché le schede descrittive compaiono sul sito della Sovrintendenza Capitolina fra i beni architettonici comunali, e perché il luogo può essere inserito in iniziative civiche come le giornate per i possessori della tessera dei musei di Roma.

Proprietà pubblica, uso privato

La formula giuridica della concessione in uso è comunissima nel patrimonio storico romano e produce sempre lo stesso effetto pratico: il bene è pubblico, ma chi lo occupa ne regola l’accesso in funzione della propria attività. Nel caso della Casa dei Cavalieri di Rodi l’attività è quella istituzionale e assistenziale dell’associazione, e le visite si incastrano negli spazi che quell’attività lascia liberi. Da qui il numero chiuso, i giorni limitati, la necessità di prenotare e la frequente indisponibilità in certi periodi dell’anno.

Perché molte guide sbagliano

La confusione nasce dall’accostamento con la Villa del Priorato di Malta sull’Aventino, che invece è proprietà dell’Ordine e gode di un regime speciale. Quella villa, con il celebre buco della serratura da cui si inquadra la cupola di San Pietro, è un bene dell’Ordine; la Casa dei Cavalieri di Rodi no. Trattare le due sedi come equivalenti è l’errore più diffuso nelle descrizioni in circolazione, e porta molti a credere che per visitare la Casa serva un contatto con l’Ordine, mentre il canale ordinario passa dal Comune.

Che cosa cambia per chi vuole entrare

Cambia il punto di partenza. Chi vuole organizzare una visita non deve cercare un recapito dell’Ordine di Malta ma rivolgersi al circuito comunale, oppure aspettare un’apertura straordinaria dentro un programma cittadino. E cambia anche l’aspettativa: la Casa dei Cavalieri di Rodi non è una sede diplomatica in cui si entra per concessione, è un bene culturale pubblico con un uso concesso, e le sue restrizioni sono di ordine pratico e organizzativo più che protocollare.

Il consiglio che ti do per visitare la Casa dei Cavalieri di Rodi

Il consiglio più utile è anche il meno romantico: non costruire una giornata romana attorno a questa visita finché non hai in mano una conferma scritta del turno. Chi arriva a Roma per pochi giorni e mette la Casa dei Cavalieri di Rodi in programma come se fosse un museo rischia semplicemente di trovare un portone chiuso e di perdere mezza mattinata. La visita va trattata come un’occasione da cogliere quando si presenta, non come una tappa pianificabile a piacere.

Prenota con settimane di anticipo

I turni disponibili sono pochi e i posti per turno sono contenuti. Le aperture straordinarie inserite nei programmi cittadini si esauriscono spesso nel giro di poche ore dall’apertura delle prenotazioni, e le visite proposte dalle associazioni culturali riempiono i posti in pochi giorni. Chi ha una data precisa in mente deve iniziare a cercare almeno un mese prima, iscrivendosi alle newsletter delle associazioni che lavorano sul patrimonio romano e tenendo d’occhio i canali della Sovrintendenza Capitolina.

Se non riesci a entrare, il piano B funziona bene

Esiste un’alternativa che dà comunque molto: guardare l’edificio dall’esterno e capirlo dalla parte archeologica. Si scende lungo via dei Fori Imperiali fino all’altezza del Foro di Augusto, si individua la loggia in alto, e si ricostruisce mentalmente il rapporto fra le strutture antiche e il palazzo. Poi si sale al Museo dei Fori Imperiali nei Mercati di Traiano, che è aperto con orario regolare e da cui la vista sull’intero sistema dei Fori è eccellente. È un percorso che si fa in poco più di due ore e che spiega il contesto meglio di quanto farebbe la sola visita agli interni.

Il momento della giornata che conviene

Se il turno disponibile è di mattina, la luce entra nella loggia dal lato dei Fori e illumina la veduta senza controluce: è la condizione migliore per guardare fuori. Le aperture serali o al tramonto, che alcune associazioni propongono nella stagione calda, offrono invece un’atmosfera diversa, con i Fori illuminati dal basso, ma la lettura degli affreschi interni è più difficile perché l’illuminazione artificiale degli ambienti è volutamente contenuta. Chi ha come obiettivo principale le pitture scelga la mattina, chi vuole la veduta scelga il tardo pomeriggio.

Un altro fatto risaputo, eppure poco spesso citato

Il fatto è questo: l’Ordine di Malta a Roma non ha una sede, ne ha tre, e ciascuna racconta una storia diversa. Tutti conoscono il buco della serratura dell’Aventino, molti sanno del Palazzo Magistrale di via dei Condotti, quasi nessuno collega a questi due luoghi il palazzo sopra il Foro di Augusto. Eppure la Casa dei Cavalieri di Rodi è la più antica delle tre presenze, ed è il punto da cui l’Ordine ha governato le proprie proprietà romane per oltre tre secoli, prima di spostarsi altrove.

Il trasferimento all’Aventino del 1566

Il momento della separazione è documentato: nel 1566 il priorato lasciò l’edificio sopra i Fori e si trasferì sull’Aventino, nel complesso di Santa Maria del Priorato, che da allora è la sede storica del priorato romano. Il passaggio è legato al cardinale Michele Bonelli, nipote di Pio V, e alla decisione del papa di insediare nei locali lasciati liberi una comunità religiosa femminile. La Villa del Priorato di Malta che oggi si visita sull’Aventino, con il giardino ridisegnato nel Settecento da Giovanni Battista Piranesi, è l’esito di quel trasferimento.

Le monache domenicane e i tre secoli e mezzo di convento

Dal 1566 l’edificio fu occupato da una comunità di domenicane, note come le Neofite, che vi fondarono un monastero dedicato alla Santissima Annunziata e lo ampliarono ripetutamente. Le monache restarono fino agli anni Venti del Novecento, quando furono trasferite altrove per fare posto ai lavori urbanistici; le fonti indicano il 1924 come anno del trasferimento e collocano a San Martino ai Monti la nuova destinazione della comunità. Tre secoli e mezzo di vita conventuale hanno lasciato tracce evidenti: i tramezzi nella loggia, le modifiche alle aperture, il portale su via Tor de’ Conti e le bifore riferite a quella fase.

La foto giusta da fare alla Casa dei Cavalieri di Rodi

La foto giusta, per chi riesce a entrare, non è quella degli affreschi ma quella che usa la loggia come cornice della veduta: ci si mette sotto il portico, si tiene un’arcata dentro l’inquadratura come quinta scura in primo piano, e si lascia che il Foro di Augusto e i Fori Imperiali riempiano il riquadro luminoso. È un’immagine che restituisce in un solo scatto il senso del luogo, cioè un’architettura del Quattrocento costruita per guardare un’architettura di quindici secoli prima.

L’inquadratura con l’arco come cornice

Tecnicamente il problema è il forte contrasto fra l’interno in ombra e l’esterno illuminato: senza accorgimenti si ottiene o una cornice nera e un esterno corretto, o un interno leggibile e un esterno bruciato. La soluzione più semplice è esporre per le luci alte e accettare che il portico resti scuro, ottenendo una silhouette netta, oppure scegliere un momento in cui la luce non sia diretta, per esempio una giornata coperta o le ore vicine al tramonto, quando la differenza di luminosità si riduce. Il cavalletto in questi contesti raramente è ammesso, quindi conviene lavorare appoggiando la fotocamera al parapetto.

La foto dall’esterno, che è alla portata di tutti

Chi non entra ha comunque a disposizione un’immagine efficace: il fronte dell’edificio con la loggia, ripreso dal basso, dalla passeggiata di via dei Fori Imperiali, con le rovine del Foro di Augusto in primo piano e il palazzo che le sovrasta. È la fotografia che spiega meglio di tutte il concetto di stratificazione, perché nello stesso fotogramma entrano il muro in peperino di età augustea, le murature medievali e la loggia rinascimentale. La luce migliore per questo scatto è quella del tardo pomeriggio, quando il sole illumina il fronte rivolto a occidente.

Alcuni avvenimenti importanti avvenuti qui nella storia

La cronologia della Casa dei Cavalieri di Rodi si legge come una successione di passaggi di proprietà e di cambi di funzione, ciascuno dei quali ha lasciato un segno materiale nell’edificio. Ecco i momenti che contano davvero.

Fra il IX e l’XI secolo: i monaci prendono il podio

La fondazione del monastero e della chiesa di San Basilio sulle strutture del tempio segna il primo riuso stabile. Le fonti oscillano sulla data esatta, indicando ora il IX ora l’XI secolo, e la divergenza è comprensibile: probabilmente ci fu una presenza progressiva, con un primo insediamento modesto e una organizzazione stabile solo in seguito. È la fase che ha lasciato gli affreschi duecenteschi oggi conservati nella cosiddetta Sala Bizantina.

Il XIII e il XIV secolo: l’arrivo dell’Ordine

Il passaggio agli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, collocato intorno al 1230, e il consolidamento del priorato romano nei primi decenni del Trecento, con l’indicazione ricorrente del 1312, trasformano il complesso religioso in una sede amministrativa e militare. L’anno 1312 non è casuale: è quello in cui il concilio di Vienne sancisce la soppressione dell’Ordine del Tempio e il trasferimento agli Ospitalieri di gran parte del patrimonio templare, con una espansione patrimoniale che si riflette anche sulle sedi romane.

Il 1466 e il cantiere di Marco Barbo

L’affidamento del priorato a Marco Barbo da parte di Paolo II apre la stagione che definisce l’aspetto attuale dell’edificio, con i lavori collocati per lo più fra il 1467 e il 1470. È il momento in cui nasce la loggia, vengono realizzati i soffitti lignei e dipinti i cicli pittorici, e la casa fortificata medievale diventa una residenza cardinalizia del Rinascimento.

Il 1566 e il cambio di comunità

Con il trasferimento del priorato all’Aventino e l’arrivo delle domenicane inizia la fase più lunga della storia dell’edificio, oltre tre secoli e mezzo di vita conventuale femminile. È la fase che ha modificato di più la distribuzione interna, con tramezzi, chiusure e ampliamenti, e insieme quella che, paradossalmente, ha conservato l’edificio, perché un uso continuo lo ha tenuto in piedi e manutenuto.

Gli anni Venti e Trenta del Novecento: gli sventramenti

Fra il 1924 e il 1932 la zona viene stravolta dai lavori per l’apertura della via dell’Impero, oggi via dei Fori Imperiali, e dagli scavi dei Fori Imperiali avviati sotto la direzione di Corrado Ricci. Le strutture medievali del monastero di San Basilio e il convento delle domenicane vengono demoliti; le monache sono allontanate nel 1924 e la demolizione del convento è collocata nel 1930. Il nucleo quattrocentesco viene invece conservato e liberato dalle superfetazioni, diventando l’unico edificio storico rimasto in piedi su quel lato del cantiere.

Dal 1940 al 1950: il restauro e il ritorno dell’Ordine

Il Comune di Roma conduce fra il 1940 e il 1950 un lungo intervento di restauro che riporta l’edificio alla configurazione rinascimentale, rimuovendo le aggiunte conventuali e reintegrando le parti perdute. Nel 1946, a lavori ancora in corso, il complesso viene concesso in uso all’associazione italiana dei cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta, che vi realizza la cappella dedicata a San Giovanni Battista nei livelli inferiori e vi insedia le proprie attività. Da allora la situazione non è sostanzialmente cambiata.

Chi è passato dalla Casa dei Cavalieri di Rodi

L’elenco delle persone legate a questo edificio è meno affollato di quello di un grande monumento, ma è composto quasi soltanto da figure di primo piano, perché una sede priorale nel cuore di Roma era per definizione un luogo di potere.

Paolo II e Marco Barbo

Il papa veneziano Pietro Barbo, Paolo II, e il cardinale Marco Barbo sono i due nomi senza i quali l’edificio non esisterebbe nella forma attuale. Il primo dispose l’affidamento del priorato, il secondo ne fu l’amministratore e il committente dei lavori. La stessa coppia è all’origine di Palazzo Venezia, il grande palazzo cardinalizio e poi papale che segna l’ingresso del primo Rinascimento nell’architettura civile romana, e le due fabbriche vanno lette insieme.

Giuliano da Maiano, un’attribuzione da maneggiare con cautela

La loggia viene spesso attribuita a Giuliano da Maiano, architetto e intagliatore fiorentino attivo fra Toscana, Roma e il regno di Napoli nella seconda metà del Quattrocento. L’attribuzione compare in numerose descrizioni, comprese quelle di siti turistici istituzionali, ma è una proposta della critica e non un dato documentario: nessuna delle fonti consultate cita un contratto o un pagamento che la confermi. Va riportata come tradizione attributiva consolidata, non come certezza.

Corrado Ricci, Antonio Muñoz e i cantieri del Novecento

Sulla paternità degli interventi novecenteschi conviene essere precisi, perché nelle descrizioni correnti i nomi si mescolano. Gli scavi sistematici dei Fori Imperiali, compreso il Foro di Augusto, furono avviati nel 1924 sotto la direzione di Corrado Ricci. Antonio Muñoz, storico dell’arte e direttore della ripartizione antichità e belle arti del Governatorato di Roma, diresse dal 1931 i lavori di apertura della via dell’Impero e le grandi campagne di isolamento dei monumenti che segnarono quel decennio: la sua impronta sull’area è quindi urbanistica e ambientale più che puntuale su questo edificio. Il restauro vero e proprio della Casa dei Cavalieri di Rodi è invece collocato dalle fonti fra il 1940 e il 1950, a opera del Comune di Roma, con l’architetto Guido Fiorini indicato da alcune descrizioni come responsabile dell’intervento. Attribuire a Muñoz il restauro dell’edificio è una semplificazione diffusa che le fonti consultate non confermano.

Che cosa vedere intorno alla Casa dei Cavalieri di Rodi

Il raggio di cinquecento metri attorno a piazza del Grillo è probabilmente il più denso di monumenti di tutta Roma, e questo rende la zona perfetta per una mattinata compatta anche se la visita agli interni non va in porto.

I Fori Imperiali e i Mercati di Traiano

Il Foro di Traiano con la sua colonna istoriata e i Mercati di Traiano, che ospitano il Museo dei Fori Imperiali, sono a pochi passi e hanno orari di apertura regolari. Il museo è il luogo migliore per capire come erano fatti i Fori prima di diventare rovine, grazie alle ricostruzioni e ai frammenti architettonici esposti, e dalle sue terrazze si osserva dall’alto tutta la valle.

Il rione Monti alle spalle

Salendo la salita del Grillo si entra nel rione Monti, l’erede diretto dell’antica Suburra, un reticolo di strade strette con botteghe, osterie e chiese poco frequentate dai circuiti turistici. Qui si trovano Santi Quirico e Giulitta, a due passi da via Tor de’ Conti, e poco più in alto San Pietro in Vincoli con il Mosè di Michelangelo.

Il Campidoglio e il Foro Romano

Scendendo verso piazza Venezia si arriva al Campidoglio, a Santa Maria in Aracoeli e al Carcere Mamertino; dall’altra parte della strada si apre l’accesso al Foro Romano e al Palatino, che con il Colosseo formano il circuito archeologico a biglietto unico.

Domande frequenti sulla Casa dei Cavalieri di Rodi

Dove si trova la Casa dei Cavalieri di Rodi?

La Casa dei Cavalieri di Rodi si trova a Roma in piazza del Grillo 1, nel rione Monti, sopra le strutture del Foro di Augusto. L’edificio si affaccia con la sua loggia sull’area archeologica dei Fori Imperiali, ma l’ingresso non è su via dei Fori Imperiali: si raggiunge dall’alto, dalla piazzetta che si apre lungo la salita del Grillo, fra largo Magnanapoli e via Tor de’ Conti.

Si può visitare la Casa dei Cavalieri di Rodi?

La Casa dei Cavalieri di Rodi non è aperta liberamente al pubblico: si visita solo in gruppi accompagnati su prenotazione oppure in occasione di aperture straordinarie. Le fonti comunali indicano visite riservate a gruppi con prenotazione obbligatoria tramite il contact center di Roma Capitale e un numero massimo di partecipanti contenuto. Prima di programmare la visita conviene chiedere conferma diretta, perché la disponibilità cambia.

Quanto costa entrare alla Casa dei Cavalieri di Rodi?

Il biglietto della Casa dei Cavalieri di Rodi indicato dalle schede comunali è di pochi euro, con tariffa ridotta e gratuità per i residenti a Roma e nella città metropolitana. Le visite proposte da associazioni culturali hanno costi più alti, perché comprendono la guida e i sistemi di ascolto, e possono arrivare a qualche decina di euro. Le tariffe vanno verificate al momento della prenotazione.

Che cosa si vede dentro la Casa dei Cavalieri di Rodi?

Dentro la Casa dei Cavalieri di Rodi si visitano il Salone d’Onore con il soffitto ligneo e le carte geografiche dei possedimenti dell’Ordine, la Sala Bizantina con frammenti di affreschi medievali, la Sala della Loggetta con elementi architettonici del Foro di Augusto, la loggia dipinta affacciata sui Fori e, nei livelli inferiori, la cappella dedicata a San Giovanni Battista ricavata dentro strutture romane.

La Casa dei Cavalieri di Rodi appartiene all’Ordine di Malta?

No, la Casa dei Cavalieri di Rodi è di proprietà del Comune di Roma, che dal 1946 la concede in uso all’associazione italiana dei cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta. È una differenza sostanziale rispetto alla Villa del Priorato di Malta sull’Aventino, che appartiene all’Ordine: nel caso della Casa il bene è pubblico e le visite passano dal circuito comunale.

Perché si chiama Casa dei Cavalieri di Rodi?

La Casa dei Cavalieri di Rodi prende il nome dalla fase in cui l’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme aveva sede nell’isola di Rodi, fra il Trecento e il 1522, cioè proprio gli anni in cui il palazzo romano fu ricostruito nella forma attuale. Dopo il 1530 l’Ordine si trasferì a Malta e prese il nome di Cavalieri di Malta, ma il nome dell’edificio non cambiò più.

Quanto tempo serve per visitare la Casa dei Cavalieri di Rodi?

La visita accompagnata alla Casa dei Cavalieri di Rodi dura in genere poco più di un’ora e copre gli ambienti di rappresentanza, la loggia e la cappella nei livelli inferiori. Chi vuole inserirla in un giro più ampio dei Fori Imperiali deve calcolare almeno mezza giornata complessiva, aggiungendo il Museo dei Fori Imperiali ai Mercati di Traiano e la passeggiata lungo via dei Fori Imperiali.

La Casa dei Cavalieri di Rodi è accessibile a chi ha difficoltà motorie?

Il percorso della Casa dei Cavalieri di Rodi comprende scale e dislivelli, compresa la discesa ai livelli inferiori dove si trova la cappella, e non risulta pubblicata una descrizione dettagliata dell’accessibilità. Chi ha difficoltà motorie deve chiedere informazioni specifiche in fase di prenotazione, indicando le proprie esigenze, perché una parte del percorso potrebbe non essere praticabile.

Si possono fare fotografie dentro la Casa dei Cavalieri di Rodi?

Le fotografie dentro la Casa dei Cavalieri di Rodi dipendono dalle indicazioni date all’ingresso, perché si tratta di una sede istituzionale in uso e non di un museo con un regolamento pubblicato. In generale l’uso del flash è sconsigliato o vietato negli ambienti affrescati per ragioni di conservazione, e conviene chiedere all’accompagnatore prima di scattare.

Un ultimo consiglio per chi organizza l’itinerario

La Casa dei Cavalieri di Rodi funziona bene come tappa dentro una mattinata sui Fori Imperiali, non come meta isolata: il vincolo della prenotazione e la durata contenuta della visita la rendono un innesto prezioso in un percorso che comprenda i Mercati di Traiano, il Foro di Traiano e la discesa verso il Campidoglio. Chi riesce a entrare porta a casa una veduta che quasi nessuno ha visto; chi non ci riesce, se ha costruito bene il resto dell’itinerario, non ha comunque perso la giornata.

Chi organizza un itinerario più ampio nel centro di Roma, incrociando questa tappa con le altre soste della zona dei Fori e del rione Monti, può trovare utili strumenti di pianificazione su Tour Leader Pro, mentre per un quadro più ampio sui trasporti e sulle mete del Lazio è una buona risorsa Italy Planner.

Prepara la visita

Link affiliati: se prenoti da qui Estate Romana riceve una piccola commissione, a te non costa nulla in più.

Contact Information

IndirizzoPiazza del Grillo 1 Roma Roma Città 00184

Le proposte giuste, una volta a settimana

Scegli cosa ti interessa: ti scriviamo solo di quello, con date, orari e prezzi verificati. Niente spam, ti cancelli con un clic.

I tuoi temi